News 2014

Cominciamo bene. Una delle prime notizie di questo nuovo anno mi ha messo di buon umore. E speriamo che sia di buon auspicio. Eccola. “Balotelli va in Turchia?”.  Sembra, che il nostro super Mario, super valutato, super pagato e super presente su tutti i media, voglia lasciare il Milan per andare a giocare nella squadra turca del Galatasaray. Magari! Così ce lo leviamo dalle pall…dai palloni una volta per tutte. Pensavo di essere io a non essere proprio un estimatore (è un eufemismo) di questo calciatore. Ma sbagliavo. Basta leggere i commenti a questa notizia, nella pagina linkata, per rendersi conto che questo giovanottone strapagato sta sulle pall…sui palloni alla maggioranza degli italiani. Così, speriamo davvero che vada in Turchia. Ma, soprattutto, che ci resti il più a lungo possibile.

Primarie e buffonarie. Come tutti sanno il Partito democratico ha fatto le sue brave primarie per eleggere il segretario nazionale. Ormai in casa PD le primarie vanno come il pane. E sono motivo di orgoglio per i militanti che le sbandierano come prova di vera democrazia interna. Bene, di recente hanno fatto le primarie anche in Sardegna per eleggere il candidato alle prossime elezioni regionali che si terranno il 16 febbraio. Ha vinto Francesca Barracciu. Ma a causa di dissensi interni pochi giorni fa ha dovuto rinunciare alla candidatura. Ma non era stata votata dalla maggioranza degli elettori del PD? Certo, ma evidentemente talvolta la tanto sbandierata “democrazia” del PD va in crisi. Così, ormai in pieno clima elettorale, mentre tutti gli altri partiti hanno già definito le candidature, il PD sardo è ancora in alto mare, senza un candidato proprio (Regionali: cinque candidati in corsa. Il PD deve ancora scegliere il nome). Buffoni. Visto che le primarie non sono servite a nulla, faranno le secondarie? Non, non c’è più tempo. E allora? Forse faranno le “Buffonarie“. Se questa è serietà!

Le sentinelle dormono. Mentre il PD sardo naviga a vista, in campo nazionale, invece, il nuovo segretario, Renzi, ha le idee molto chiare. Ha già detto che i punti prioritari che il governo Letta dovrà affrontare con urgenza sono la riforma elettorale, lo ius soli e le unioni civili. Bene, così dando la cittadinanza a tutti gli stranieri e favorendo le unioni fra omosessuali, risolviamo la crisi. rilanciamo l’economia e diamo lavoro a milioni di disoccupati. Saranno felicissimi i cassintegrati del Sulcis. No? Ma il segretario del Nuovo cento destra, Angelino Alfano, ha risposto subito che su unioni civili e ius soli non è d’accordo. Per tutta risposta i senatori PD affermano che andranno avanti anche senza il suo consenso.

Ormai, dopo la rottura con Berlusconi questi quattro gatti del Nuovo Centro destra, nel governo Letta non contano più nulla. Forse non l’hanno ancora capito o non vogliono prendere atto del loro fallimento. Ma è solo questione di tempo. La dimostrazione l’abbiamo già avuta. Disse Alfano che sarebbero stati le “Sentinelle delle tasse“. Balle! Intanto non hanno fatto nulla per bloccare il pagamento della seconda rata IMU (in tutti quei Comuni che avevano aumentato l’aliquota). E poi nulla hanno fatto per bloccare tutta la serie di nuovi aumenti che graveranno sui cittadini nel nuovo anno. Mentre Letta & Co. approvavano la Legge di stabilità, con tutti i nuovi balzelli, le sentinelle delle tasse dormivano. Ora l’unico dubbio è questo: quanto tempo impiegherà Alfano a capire che lui e le sue quattro “sentinelle” contano quanto il due di picche?

Letterine di fine anno. E’ consuetudine che a fine anno i bambini scrivano le letterine a Babbo Natale. Poi crescono, diventano adulti e smettono di credere a Babbo Natale. Ma non tutti,  quelli che anche da adulti credono ancora  nelle favole continuano a scrivere letterine non più a Babbo Natale, ma a “Babbo” Napolitano e Papa Francesco. Il Papa risponde ai suoi “amici di penna” chiamandoli direttamente al telefono. Lui chiama tutti, bambini, disoccupati, edicolanti e calzolai in Argentina. Oggi ha chiamato pure le Carmelitane scalze spagnole, rimproverandole perché non hanno risposto subito al telefono (Papa chiama convento, ma non risponde nessuno). Napolitano, invece, preferisce rispondere con messaggi video. Così, durante il suo messaggio di fine anno alla Nazione, invece che affrontare temi seri ed urgenti, ha menzionato alcune delle  lettere che riceve quotidianamente dai cittadini. Circa un terzo del suo intervento lo ha dedicato a questi messaggi. Sembrava l’angolo delle lettere al direttore o la rubrica della contessa Clara. Del tipo “Sono Samantha da Ravenna, cosa posso fare per eliminare i fastidiosi brufoli giovanili?”.

Ed a tutti il nostro Presidente ha dedicato un pensiero ed una risposta. Vi sembra questo messaggio di fine anno agli italiani, a reti unificate,  degno di un Presidente della Repubblica? E’ per sostenere un Presidente e la sua reggia dorata che ci costa quasi 300 milioni di ero all’anno che gli italiani pagano le tasse?  (Napolitano chiede sacrifici, ma vive in una reggia). Eppure i media hanno esaltato il suo discorso, gridando al miracolo degli ascolti in crescita rispetto allo scorso anno: + 2.8%. Una balla grande come un palazzo, quello del Quirinale. Come tutti i media hanno riportato a fine anno, la stragrande maggioranza degli italiani, circa il 75%, contrariamente agli anni scorsi, non è andata in vacanza, né ha festeggiato il Capodanno al ristorante. Gli italiani hanno festeggiato a casa. Il che significa, ai fini degli ascolti, che essendo aumentati i potenziali ascoltatori di alcuni milioni, la percentuale del 2.8% è molto inferiore a quella che avrebbe dovuto essere tenuto conto che gli spettatori sono stati molto più numerosi rispetto all’anno scorso.

Quindi, gli ascolti in percentuale non solo non sono aumentati, ma sono diminuiti di molto. Ed anche il numero di spettatori effettivi, quasi dieci milioni, non è niente di eccezionale: E’ esattamente lo stesso numero che faceva “L’isola dei famosi” o il “Grande fratello“.  Non c’è da essere particolarmente orgogliosi se Napolitano fa gli stessi ascolti, “a reti unificate“, di Maria De Filippi su una sola rete! Questa è la solita maniera di stravolgere anche i numeri pur di manipolare la realtà a proprio uso e consumo, specie quando si tratta di sostenere “Re Giorgio“. Vergogna. Soprattutto per giustificare un discorso presidenziale che più che un messaggio agli italiani ricordava la posta del cuore di Grand Hotel o la rubrica dei cuori solitari di Zia Sally… (Video: Enrico Montesano, Zia Sally)

Priorità

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

Identikit di un politico in crisi esistenziale

Facciamo un giochino facile facile: “Indovina chi è il politico“. Si può facilmente individuare un politico anche senza vederlo, basta sentire quello che dice, che propone. Per esempio,  se  in questi giorni senti qualcuno che promette di restituire l’IMU pagata nel 2012 sai che è Berlusconi. Se senti qualcuno dire che vuole smacchiare un giaguaro, sai che è Bersani. Facile, vero?

Ora facciamo il nostro giochino. C’è un politico che oggi, nel corso di una lunga intervista all’ANSA,   fa delle dichiarazioni grazie alle quali dovrebbe essere facile identificarlo. Ci fornisce, attraverso l’esposizione di idee, opinioni  e proposte, il suo perfetto “identikit“. Chi è questo noto uomo politico? Vediamo di capirlo da ciò che dice.

Dice che “‘Sarei felicissimo se Napolitano continuasse nel suo mandato perché è diventato in questi anni guida morale degli italiani“.

Dice che non ci sono problemi sulle possibili alleanze post elettorali, perché “Non ci devono più essere ideologie“.

Dice che “Berlusconi parla ancora dei comunisti, come se fossimo ancora nel ’48”.

Dice che “Non si può far riferimento alle ideologie di destra, centro, sinistra”.

Dice che “‘Ciò che era culturalmente o ideologicamente valido fino a ieri non necessariamente lo è oggi”.

Dice che “Nella prossima legislatura il Parlamento dovrà varare una legge per il riconoscimento dei diritti e dei doveri delle coppie di fatto per coloro che convivono stabilmente a prescindere dal fatto che siano coppie eterosessuali o omosessuali”.

Bene, capito di chi si tratta? Un aiutino? Va bene, Riassumiamo. Elogia l’operato di Napolitano, è contro le ideologie, non crede che ci siano ancora comunisti, condanna i riferimenti politici alle ideologie di destra di centro e di sinistra,  contesta la validità della cultura, propone una legge a favore delle unioni di fatto fra omosessuali. Chiaro?

Insomma, un vero e proprio progressista che rompe con il passato, con la cultura, le ideologie, gli schemi destra/sinistra della vecchia politica. Uno che apprezza moltissimo il ruolo svolto dal Presidente Napolitano. Uno che è convinto che “i comunisti non ci sono più“.

Concetti che sentiamo ripetere spesso da Bersani che è sempre pronto a riconoscere il ruolo “super partes” (!?) di Napolitano. O da Grillo che contesta tutta la vecchia politica, destra, sinistra e centro. O dai compagni del PD che, quando qualcuno li accusa di essere sempre comunisti, rispondono, buttandola sull’ironia, che “Non esistono più i comunisti“. O da Paola Concia che si batte per il riconoscimento delle coppie gay e lesbiche.

Insomma, un vero progressista, laico, di sinistra e di rottura con tutto ciò che appartiene al passato. Sarà Vendola, il comunista orecchinato che sogna di sposare in chiesa il suo amato Eddy? No. Ingroia, il magistrato che vuol fare la rivoluzione? No. D’Alema? No, lui pensa a veleggiare. Veltroni, quello che “Non sono mai stato comunista“? No, nemmeno lui. Oddio, non sarà mica Pecoraro Scanio riesumato per l’occasione? No, no. Ferrero, Diliberto, Marco Rizzo, Ferrante dei comunisti lavoratori? No. Non sarà l’ex parlamentare rifondarolo Francesco Caruso, il No Global latifondista nullatenente, ma col vizio dell’esproprio proletario? No, no, acqua.

Ebbene, questo nuovo tribuno del popolo, progressista e di rottura (come ha rotto lui non ha rotto nessuno) è, come direbbe Mario Riva, Nientepopodimenoche…l’emblema del politico conservatore, cresciuto e pasciuto nel MSI di Almirante, evoluto in Destra nazionale, Alleanza nazionale, PDL, vero baluardo della cultura e delle tradizioni nazionali, dell’amor di patria, della destra italiana, dei vecchi ed irrinunciabili  valori del passato, della lotta senza quartiere al comunismo,  lui…Gianfranco Fini.

 

Lo so, dalle dichiarazioni rilasciate è quasi impossibile riconoscerlo. Anche lui, come si usa fare a sinistra per non farsi riconoscere e sembrare diversi da quello che si è, ha messo in atto una metamorfosi orribile e totale, peggio del kafkiano Gregor Samsa. Ebbene sì, anche il nostro Gianfri ha avuto la sua crisi di coscienza e, per rinnovarsi (politicamente), ha cambiato pelle; come i serpenti.

Si usa dire che solo gli imbecilli non cambiano mai idea. Può essere vero. Ma ciò non significa che chi cambia idea facilmente non possa essere imbecille.  O che  rinnegare completamente il proprio passato sia segno di intelligenza. Anche questo può essere segno di imbecillità. O anche peggio…

 

L’uomo forte ed il leader

Ieri mattina era il titolo di apertura dell’agenzia Ansa, del Corriere e di altri quotidiani. Ovvero, la notizia più importante della giornata. Eccola: “Vendola a Roma ha paura di uscire la sera da solo“. Oh, poverino, allora si faccia accompagnare, così è tranquillo. Dice Nichi: ”Questo clima mi impone di limitare gli spazi della mia vita privata. Sono costretto a gestire ogni mossa con molta prudenza. Se a Roma di sera mi viene voglia di fare due passi da solo, rinuncio”.

Beh, Vendola dovrebbe consolarsi, non è il solo, è in buona compagnia. Ci sono milioni di italiani che hanno paura di uscire di casa la sera. Ed in molti casi hanno paura anche di giorno. Lo chieda alle donne stuprate in strada, ai cittadini che ogni giorno subiscono scippi, furti, rapine. Lo chieda a chi quotidianamente, sotto casa, deve fare lo slalom fra spacciatori, drogati e prostitute. Lo chieda a quelle persone anziane che non solo hanno paura di uscire a passeggio la sera, ma non sono sicure nemmeno in casa propria e vengono aggredite e, spesso, anche uccise per rubare quattro soldi. Sì, Vendola, è in buona compagnia, grazie alla politica scellerata di una sinistra che ha aperto le porte dell’Italia a milioni di disperati che arrivano qui da mezzo mondo e, visto che non hanno né arte, né parte, finiscono per delinquere e riempire le patrie galere (a spese nostre). E questa invasione la chiamano accoglienza e predicano tolleranza, integrazione e rispetto dei diritti umani. E guai a protestare perché si viene subito accusati di xenofobia e razzismo e l’ONU ci bacchetta. Questa è l’Italia che state costruendo voi, lei Vendola ed i suoi amici di sinistra. Quindi, se ha paura di uscire la sera da solo a Roma, faccia una bella cosa; stia a casa e zitto. E si faccia un bell’esame di coscienza.

Ora, a parte il fatto che se ha paura ad uscire da solo può sempre farsi accompagnare, cosa ci fa Vendola a Roma? Ma non è governatore della Puglia? Non è pagato dai cittadini per fare il governatore? Perché, invece che passeggiare a Roma, non passeggia a Bari?  Perché è sempre in giro per l’Italia, sempre presente in tutti i salotti televisivi ed in tutte le piazze dove ci sia una manifestazione o una protesta, e ovunque ci siano elezioni amministrative per sostenere i propri candidati? Ma quando lavora?

L’altra considerazione riguarda queste sue esternazioni, in piena campagna elettorale. Invece che parlare di programmi, continua a parlarci della sua vita privata, a ricordarci che lui è gay, è innamorato del suo Eddy, vuole sposarsi in chiesa ed ha paura ad uscire da solo a Roma. E chi se ne frega non ce lo mettiamo? Non sarà che sfrutta a scopi elettorali questa sua sessualità estrosa per guadagnare qualche voto in più da gay, lesbo, trans e sessoconfusi vari?

Intanto, però, di questa ultima sparata vendoliana non si sa niente di più. Non chiarisce quale sia questo “Clima” che lo intimidisce, né se ci siano stati episodi reali in cui ha dovuto affrontare situazioni pericolose o spiacevoli. Non lo dice, lo lascia intendere, ma non riporta fatti reali. E se la prende con Roma, tanto per lanciare un’accusa generica ad Alemanno. Vuol dire che le altre città sono più sicure? Vuol dire che Bari è un’isola felice, un nuovo Eden? Vuol dire che nei viali periferici e semibui di Bari si può tranquillamente andare a passeggio la notte, come se si trovasse nei giardini vaticani? Significa che quando è andato a Milano per sostenere Pisapia, poteva tranquillamente uscire a passeggio alle due di notte in periferia, da solo, senza correre alcun rischio? Vendola, Vendola, ma che Nicchiate dice?

A Roma negli anni di Alemanno ho visto lo sdoganamento dei piccoli gruppi dediti all’igiene del mondo”, dice ancora, alludendo a Casa Pound. Dimentica di dire che negli ultimi 60 anni l’Italia ha assistito allo “sdoganamento” di estremisti di sinistra di ogni genere. Quelli sì dediti alla propaganda della rivoluzione con tutti i mezzi  per realizzare l’igiene del mondo. Perché lo sdoganamento di Casa Pound è male e lo sdoganamento del comunismo rivoluzionario è bene? Perché Casa Pound no e quei covi di estremisti che sono i centri sociali sì? Perché Marx sì e Pound no?

E ancora: “”il fatto che io sia insultato da fascisti e nazisti di vari network non e’ neanche oggetto di rammarico”. Ha ragione Nichi, non sta bene insultare le persone. A proposito, ma allora perché, giusto due giorni fa, ha definito Berlusconi “Vanna Marchi e mago Otelma“? O forse questi titoli sono dei complimenti? “Com’è umano lei…”, direbbe Fantozzi. Oppure, secondo la più affermata logica sinistra, anche gli insulti sono da interpretare? Oppure solo la sinistra ha l’insulto libero?  Certo, da quelle parti sono così sensibili, umani, rispettosi, non si sognerebbero mai di offendere o insultare qualcuno. Al massimo lanciano in testa un cavalletto fotografico o un modellino del Duomo, ma mai offendere. Giusto? Beh, ma se questi gesti di “simpatia” sono attuati contro Berlusconi vanno benissimo. Ma guai ad usare qualche appellativo poco simpatico nei confronti del caro Nichi, sono insulti fascisti. Basta saperlo.

A proposito di rispetto per la persona e di buoni sentimenti, visto che queste dichiarazioni le ha rilasciate al quotidiano Il Fatto, tanto per restare in casa, chieda al caro Travaglio cosa scrisse quando quel pazzo, a Milano, lanciò il famoso modellino del Duomo in faccia a Berlusconi. Lo ricorda? Rispondendo a chi stigmatizzava la campagna di odio di certa stampa che poteva portare ad episodi di vera e propria violenza, scrisse, chiaro e tondo, che lui rivendicava il suo diritto ad odiare Berlusconi e perfino ad augurarne la morte. Che bravo, che sensibile, che rispetto per le persone. Anche per il nostro Marco si potrebbe dire “Com’è umano lei…”. Che curiosi principi morali hanno da quelle parti; odiare qualcuno ed augurarne la morte è lecito, ma anche solo chiamare “frocio” un gay è un inaccettabile insulto fascista. Il calciatore Cassano per aver usato quel termine durante una conferenza stampa, ha dovuto pagare una multa, inflitta dalla Federazione, di diecimila euro. Dire frocio è un insulto, incitare all’odio verso Berlusconi è libertà di parola e di pensiero. A sinistra la “licenza di odio” contro gli avversari  te la consegnano insieme alla tessera del partito.

Forse ricorda anche una puntata del programma di Gad Lerner che in quella occasione chiese all’ospite in studio, il solito esperto intellettuale di regime, cosa pensasse dell’aggressione a Berlusconi. E cosa disse il nostro illuminato ospite? Disse che i personaggi che hanno grande notorietà e carisma provocano grandi entusiasmi, ma anche  reazioni forti. Quindi, lanciare un modellino del Duomo in faccia è una normale reazione che può succedere e che bisogna aspettarsi. Insomma, tradotto in parole povere: Berlusconi se l’è cercata! Chiaro?

Ma, naturalmente, guai a rivolgersi a Vendola con termini meno che gentili e di apprezzamento. Potrebbe risentirsi, poverino, è un’anima sensibile. Come i musulmani che per due vignette su Maometto attaccano ambasciate, bruciano chiese ed ammazzano i cristiani. Anche loro sono molto sensibili. Strano che la sensibilità stia sempre da una parte, mentre agli altri si può dire di tutto e di più. Di Pietro, in Parlamento, definì Berlusconi “Serpente a sonagli“. Anche questo è un complimento? Si potrebbe scrivere un libro sugli insulti ed offese rivolte a Berlusconi ed agli altri esponenti del centrodestra. Ma quelli sono normali, sono consentiti, sono dialettica politica, sono espressioni della libertà di stampa. O, per male che vada, sono “Satira“.  E se si fa satira, è risaputo, tutto è concesso, perché la satira deve essere libera e contro il potere. Non sempre (Vedi “Satira libera; dipende…” e ancora “Si può ridere dei musulmani?“)

Ma c’è ancora qualcosa, in merito a questa importantissima notizia, che è degna di nota. Riguarda le reazioni riportate dai vari organi e siti d’informazione. Ecco cosa scriveva, ieri,  uno dei tanti commentatori, riferito al nostro Nichi orecchinato: ” La sua è una vita condizionata dal fatto di essere un politico di grande livello...”. E poco dopo: “L’uomo forte della coalizione di Centrosinistra …”. Uomo forte? Politico di “Alto livello”? Breve pausa per consentire qualche risata ad hoc.

Bene, il direttore del Fatto, Padellaro, ha lanciato, a sostegno del nostro Nichi, offeso da ipotetici pericoli nelle sue passeggiate romane, un appello “… oggi ha chiesto a tutti i leader politici di esprimere, con un coming out comune, la solidarietà a Nichi Vendola“. E chi ha risposto fra i “leader politici”? Bersani, Monti, Casini, Berlusconi, Fini? No, ha risposto l’inviato speciale di Santoro, ora candidato con Ingroia, quello col baffone stile Airbag: Sandro Ruotolo. “Anch’io sono gay“, ha dichiarato provocatoriamente. E’ evidente che Ruotolo è convinto di essere un leader politico (!?). Altra breve pausa di ilarità.

Da queste ultime osservazioni dobbiamo dedurre che: 1) Nichi Vendola è un “Uomo forte“. 2) Sandro Ruotolo è un leader politico. Ora breve pausa, non di buon umore, ma di riflessione. Sì, perché dopo queste definizioni si resta molto perplessi e spiazzati. Ruotolo, di punto in bianco, è diventato un leader politico? Vendola è un “Uomo forte”? Non può essere. Questa non è informazione; è satira!

N.B.

Non inserisco le foto di Vendola e Ruotolo per non rovinare l’estetica della pagina.

Poveri ricchi!

“I ricchi vadano all’inferno“, ha sentenziato di recente l’orecchinato pugliese col rosario sempre in tasca. Quello che ha dichiarato di avere un sogno; sposare in chiesa il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete. Eddy e Nichi oggi sposi:  scambio delle fedi, giuramento di amore eterno, marcia nuziale di Mendelssohn, lancio di riso e del bouquet, confetti, “Viva gli sposi” e “Auguri e figli maschi“…no, pardon, meglio non specificare il genere.  Oggi  che va di moda la sessualità incerta, vaga, indeterminata o “sessualità fluttuante” come l’ha definita Paola  Concia, augurare  “figli maschi” è quasi un insulto, una bestemmia; ti accusano subito di omofobia. Allora meglio tenersi sul generico e fate un po’ i figli che vi pare;  diciamo né maschi, né femmine, una via di mezzo, così…come viene viene. Tempi moderni.

Nella puntata di Servizio pubblico, con ospite Berlusconi, uno dei figuranti della giostra santoriana, del quale non ricordo il nome (ma non è una lacuna grave, si può sopravvivere), ha letto il suo bravo compitino su Berlusconi. Da Santoro tutti hanno il loro bravo compitino da svolgere sotto l’attenta direzione del capo banda. O forse, visto che si tratta di una sceneggiata in cui si recita apparentemente a soggetto, ma in realtà secondo un preciso canovaccio, bisognerebbe dire “capocomico“, come quelli di una volta, ai tempi delle riviste e dell’avanspettacolo. Ma almeno quelli facevano ridere. Bene, il nostro figurante, invece che fare all’ospite precise domande di carattere politico, come sarebbe stato naturale e logico, visto che siamo in campagna elettorale, ha fatto un lungo e noioso excursus sull’attività delle aziende berlusconiane, evidenziandone la crescita economica e, addirittura, quantificandone il valore di mercato, il profitto e l’introito giornaliero. Più che un giornalista che interloquisce con un candidato in periodo elettorale, sembrava un consulente finanziario che analizza i dati della Borsa. Ma al nostro tribuno per eccellenza “Michele chi?” tutto è concesso.  Anzi, passa per grande esempio di giornalismo.

Insomma, anche questo figurante, in pratica, ha attaccato Berlusconi perché è ricco. Questa è la litania che sentiamo ripetere quotidianamente dai vari esponenti della sinistra. E’ una specie di ritornello che ripetono ad libitum. Ognuno, secondo le circostanze, recita la propria strofa sui vari argomenti; la politica, la cronaca, la società, la giustizia, le tasse, la sanità, etc.  Ma poi, come lupi che rispondono all’irresistibile “Richiamo della foresta“, una specie di  istinto ancestrale, ecco che intonano il ritornello: i ricchi sono malvagi, sono ladri, devono pagare più tasse, sono gli odiati padroni, sfruttatori del popolo, sono brutti, sporchi e cattivi. Dagli ai ricchi!

Come se essere ricchi sia una colpa grave della quale vergognarsi o addirittura un reato. Del resto, questi odierni comunisti, rivisti e corretti, adattati ai tempi, revisionati e ripuliti in maniera da renderli più presentabili, secondo le modernissime tecniche di marketing, si presentano come riformisti, democratici, progressisti, liberal; ma sempre comunisti sono. Tutti eredi di quel periodo, metà ottocento, crogiuolo di idee anarchiche, socialiste e comuniste, in tutte le loro sfumature. Una ideologia che ha segnato più sconfitte che vittorie (basta pensare al fallimento di tutti i tentativi di creazione di Comuni agricole in quel periodo, specie in Svizzera).

Ma, soprattutto, teniamo a mente la tragica esperienza della rivoluzione d’ottobre russa del 1917 che, per realizzare il perfetto stato comunista, ha eliminato circa 50 milioni di persone.  Salvo poi, dopo 70 anni, accorgersi che è stato un fallimento totale e ricominciare da capo, come se nulla fosse accaduto, e diventare capitalisti, riconoscere la proprietà privata ed il libero mercato. Tanto che oggi alcuni degli uomini più ricchi del mondo sono russi. Sulla stessa strada, lentamente, ma inesorabilmente, si sta muovendo anche la Cina. Eppure questa ideologia conta ancora moltissimi seguaci. Per loro è sempre valido il famoso motto di Proudhon: “La proprietà è un furto“.

Ma se la ricchezza è così sconveniente, perché tutti cercano di arricchirsi? E perché anche i capipopolo comunisti non disdegnano gli agi ed il confort di un alto tenore di vita, da ricchi borghesi? Che strani questi comunisti nostrani. Predicano l’uguaglianza, la lotta ai ricchi sfruttatori, ma, sotto sotto, veleggiano su barche a vela da 18 metri, vestono firmato, hanno ville e villette di prestigio, sono ospiti immancabili nei salotti romani o  milanesi della ricca borghesia, possiedono immobili di lusso, aziende agricole ed altro ancora. Insomma, da rivoluzionari d’ottobre in ritardo, sono diventati ricchi borghesi e si fanno chiamare democratici e liberal. Sulla curiosa ed incredibile metamorfosi dei comunisti italici vedi “Marxismo liberale“.  Ed ancora “Lavavetri e comunisti bucolici“.  Che bello fare i comunisti in Italia!

Mi viene in mente una mia vecchia battuta. Quasi lapalissiana, del tipo delle vecchie massime che recitava, alla fine della storia, l’assistente cinese di Nick Carter, in una vecchia serie televisiva “Fumetti in TV

Dice il saggio: “Meglio un ricco che fa politica di chi fa politica per diventare ricco“.

Sessualità fluttuante

Non si finisce mai d’imparare. Ogni giorno c’è qualche nuova informazione che colma le varie lacune culturali e spesso rimette in discussione tutte le vecchie conoscenze. E ti mette in crisi. Prendiamo, per esempio, il sesso. Siete ancora fermi al vecchio concetto di maschio/femmina, uomo/donna? Roba da medioevo. Oggi siamo molto più avanzati. Ci sono vari generi: gli eterosessuali, gli omosessuali, le lesbiche, i gay, i trans, i bisex, i plurisex, i casualsex e quelli che come viene viene. Non c’è che l’imbarazzo della scelta e puoi anche cambiare preferenze, come l’abbigliamento, da un giorno all’altro.

Del resto ormai in televisione abbiamo ogni giorno un vasto campionario delle varie specie sessuali, presenti ovunque, in tutti i salotti TV, a tutte le ore. Anzi, sembra che non si possa fare un programma TV se non c’è una rappresentanza dei vari generi sessuali in qualità di ospiti, concorrenti, opinionisti o componenti di una giuria. Bene, oggi il sesso incerto va di moda, tira come il pane, specie se a forma di baguette o di filoncino. Così, in certi programmi TV, vedi quella specie di osteria pomeridiana di Mara Venier,  se non c’è presente Cristiano Malgioglio, c’è Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, e talvolta ci sono entrambi. In altri salotti ci trovate Platinette, Alfonso Signorini, Aldo Busi, Cecchi Paone ed altri casualsex più o meno noti, ma ugualmente presenti. E nei programmi impegnati politicamente, ma anche in tutti gli altri, è immancabile la presenza di Paola Concia che, da quando ha dichiarato di essere lesbica, è ricercatissima e staziona in permanenza negli studi televisivi, sempre pronta ad intervenire su tutti gli argomenti. La domanda sorge spontanea, direbbe Lubrano. Ma la Concia è presente in tutti i salotti TV,  perché è parlamentare o perché è lesbica? Beh, certo che il dubbio rimane.

Oggi, però, la nostra prezzemolina televisiva ci sorprende ancora una volta e ci svela un’altra curiosità della sua sessualità “diversamente normale“: “Concia: ho una sessualità fluttuante“. Ecco, questa ci mancava; la sessualità fluttuante! Da aggiungere all’elenco di cui sopra. Come sarà questa sessualità fluttuante? Certo è molto cangiante, aleatoria, confusa, incerta, vaga, indefinita, inqualificabile, impalpabile. Come una nuvoletta di fumo che fluttua nell’aria e pian piano scompare. Come un riflesso che danza sull’acqua. Mi viene in mente quella particella di sodio, in un famoso spot pubblicitario, che si sente sola. Ecco, mi viene da pensare che queste varianti sessuali siano lo strano effetto di poveri neuroni solitari che cercano disperatamente compagnia e fluttuano nel vuoto cerebrale. Fluttuano leggeri, senza meta, senza un fine preciso, senza riferimenti, senza un “centro di gravità permanente“, smarriti nel nulla cosmico.

Questa sembra essere la nuova morale del terzo millennio. Una morale sempre più diffusa e che ogni giorno trova nuovi adepti che propagandano, attraverso i media, la loro morale fluttuante. Così si origina una visione del mondo in cui tutto è vago, sfumato, indefinito e, pertanto, tutto è possibile, tutto è lecito, tutto è “normale“,  tutto è consentito. Un mondo in cui non ci sono limiti, regole, norme e divieti.  Un mondo in cui tutto è vero e, al tempo stesso, è tutto falso; dipende dal punto di vista. Un mondo in cui, alla fine, la maggioranza sarà costituita da una nuova specie umana Ogm di esseri fluttuanti. E quelli che oggi sono normali diventeranno un’esigua minoranza protetta e tutelata dal WWF, come i panda.

Così si buttano a mare duemila anni di storia del pensiero umano e si genera un mondo fondato sul pensiero fluttuante (che, guarda caso,  si accoppia benissimo col “pensiero debole” di Vattimo, altro confusex), sulla cultura fluttuante, la sessualità fluttuante, la vita fluttuante.  Dimenticando, o facendo finta di non sapere, che la Terra non è un corpo celeste  “fluttuante” nello spazio, libero di muoversi e girovagare nell’universo quando e come gli pare. E’, al contrario, un pianeta regolato da precise leggi fisiche e dalla gravitazione universale che ne stabiliscono e determinano la composizione, l’evoluzione e l’orbita attorno al sole. Ma queste leggi fisiche, nella loro validità universale, contrastano nettamente col relativismo etico del pensiero debole e, ovvio, del pensiero fluttuante. Ed allora è meglio, e più comodo, far finta di non sapere, fare gli gnorri, fare i nuovi  umanoidi OGM, felicemente inconsapevoli, contenti e fluttuanti nello spazio. Fluttuate, fluttuate e auguri…

Il pancione in passerella

Una volta c’era qualcosa che si chiamava pudore, dignità, buonsenso, buongusto, decenza, riservatezza. Poi tutto questo, per qualche strana ragione, è scomparso. Oggi si fa a gara a mostrare tutto ciò che prima faceva parte delle “intimità” e che si teneva riservato. Così succede che in occasione della settimana della moda a Milano, si veda sfilare in passerella tale Raffaella Fico la quale, indossando un due pezzi, esibisce con un grande sorriso il suo pancione.

La cosa curiosa di questa notizia, riportata su tutti i quotidiani, è che la trovate nella sezione “Cultura“. Ormai è questa la cultura; le tette e le chiappe regali di Kate, l’uccello del cognatino Harry che si fa fotografare nudo e tutti i culi in primo piano che ogni giorno imperversano sui media.  E’ il trionfo della Cul-tura.

E’ chiaro che se il pancione nudo della Fico è cultura significa che stiamo facendo un po’ di confusione. Un po’ confuso è, per esempio, il governatore pugliese Nichi Vendola il quale, nei giorni scorsi era in prima pagina (lui è sempre in prima pagina, insieme a Napolitano, Grillo e Balotelli), per una sua dichiarazione. Ha trovato la ricetta per superare la crisi economica? Ha risolto il problema dell’ILVA di Taranto? No, no, molto meno. Ha detto che vorrebbe sposarsi in chiesa con la benedizione del prete. Con chi? Ovvio, col suo amichetto canadese Eddy. Magari con fiori d’arancio e confetti agli invitati. Ed infine ha dichiarato: “Vorrei fare un figlio“. E con chi pensa di farlo, con Eddy? Confuso e ridicolo.

Ma non si può contestarlo perché vi accuserebbero subito di omofobia. Eppure, ancora nei giorni scorsi un’altra notizia ha creato forti polemiche nell’ambiente gay, lesbo, trans e assimilati. L’attore Rupert Everett, a quanto pare un’icona gay, ha dichiarato: “Non c’è niente di peggio che essere cresciuto da due papà“. E adesso come la mettiamo? Accuseranno il gay Everett di omofobia?

Carnevale romano

Grande successo dell’Europride. Un lungo e festoso  corteo ha attraversato Roma a suon di musica, slogan, cartelli, striscioni. Una parata in cui hanno sfilato personaggi pittoreschi, maschere e perfino 40 carri allegorici, come a Viareggio. Insomma, una carnevalata romana fuori stagione. Presenti anche numerosi esponenti della politica. Immancabile, ovviamente, Nichi Vendola che appare ovunque ci sia una manifestazione, una protesta, un corteo o un palco da cui arringare i suoi fedeli. Subito attorniato da cronisti d’assalto, ansiosi di ricevere la dichiarazione quotidiana del nuovo guru della sinistra, il nostro Nichi ha rilanciato il vecchio e caro slogan in difesa dei diversi o, se volete, dei diversamente normali: “La diversità è una ricchezza“.

Questo slogan, però, bisognerebbe trattarlo come i prodotti tossici, con estrema cautela e tenere lontano dalla portata dei bambini, perché si presta a diverse interpretazioni. Facciamo degli esempi pratici. Al mondo esistono persone oneste e delinquenti i quali, chiaramente, sono diversi dagli onesti. Ne consegue che, essendo una diversità, i delinquenti sono una ricchezza. Esistono persone moderate, miti e pacifiche ed esistono prepotenti e violenti i quali, sono, evidentemente diversi. Quindi anche i violenti, essendo diversi, sono una ricchezza. Anche i mafiosi sono diversi o, se preferite, “diversamente onesti“; quindi anche i mafiosi sono una ricchezza. Ed anche i mafiosi sono orgogliosi di essere dei boss. In futuro, quindi, potrebbe svolgersi una manifestazione per rivendicare l’orgoglio della diversità mafiosa: il “Mafiapride”.

Esistono i ricchi ed esistono i poveri la cui diversità dai ricchi è evidente a tutti. Anche i poveri, dunque, essendo diversi sono una ricchezza. Può sembrare un’interpretazione distorta del motto vendoliano, ma non lo è. Anzi, è del tutto logica. Così logica che potremmo esprimere il concetto con un classico sillogismo:

a) La diversità è ricchezza.

b) La povertà è diversità.

c) La povertà è ricchezza.

Beh, signori, questa è logica, mica un editoriale di Repubblica. Come se non bastasse, a complicare le cose ci si mette anche Lady Gaga, giunta a Roma come madrina della manifestazione ed ormai icona di gay, lesbiche, trans, monosessuali, bisessuali, plurisessuali etc…Anche lei, intervenendo prima dell’esibizione canora, ha voluto lanciare il suo slogan, urlandolo alla folla plaudente: “Uguaglianza subito“. Ora, come è risaputo, uguaglianza e diversità non sono solo difficilmente compatibili, ma sono opposti e contrari. Ma allora ha ragione Vendola o Lady Gaga? Ragazzi, mettetevi d’accordo. E’ chiaro che in zona europride hanno le idee un po’ confuse e non solo in materia sessuale.

Come conciliare questa contraddizione? Sembra che in un primo momento avessero pensato di basarsi sul calendario. Nei giorni pari si esalta la diversità e nei giorni dispari si chiede l’uguaglianza. Ma non è molto funzionale, perché i due concetti sono ugualmente importanti e possono essere usati secondo le circostanze e la convenienza. Potrebbe capitare, quindi, che nei giorni pari sia più utile alla causa parlare di uguaglianza ed in quelli dispari appellarsi alla diversità come ricchezza. Per non precludersi alcuna possibilità, sembra che abbiano optato per uno slogan double face, utilizzabile sempre. In verità gli slogan sono due: “Uguaglianza delle diversità“, oppure “Diversità delle uguaglianze“. Da usare a piacere. Ricorda un po’ le convergenze parallele di Moro, ma è facile da usare e va sempre bene.

uguaglianza acli

Insomma, è una nuova corrente di pensiero. Quella di chi dice che il vento è cambiato,  che esiste un’Italia migliore, che si propone come il nuovo che avanza. Ecco due esemplari del nuovo che avanza, due modelli sociali da seguire e imitare, due icone del nuovo mondo migliore: Vendola e Luxuria. Con questi modelli sociali si prospetta per l’Italia un futuro roseo. Anzi, rosa shocking. Ma non lasciatevi ingannare, oggi niente è quello che sembra. Chi indossa abiti maschili non sempre è un maschio.  E chi indossa  abiti femminili non necessariamente è una donna. Apparentemente sembrano uomini e donne, sono quasi uguali, ma sono diversi. Diciamo che sono diversamente uguali o ugualmente diversi. In ogni caso, è bene leggere attentamente le istruzioni, maneggiare con cura, tenere lontano dalla portata dei bambini e, per evitare spiacevoli sorprese, accertarsi bene prima dell’uso.

Vendola, Luxuria, Paola Concia

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