Padri e figli

Siamo più famosi di Gesù“, diceva John Lennon, creando scandalo. Forse non sbagliava. E’ l’effetto della cultura moderna, quella che chiamano “cultura popolare o cultura di massa“, che è un eufemismo bonario per definire l’ignoranza generale e diffusa; quella cultura a fascicoli settimanali, quella della letteratura dozzinale, quella dei Bignamini per tutti gli usi, quella maturata a base di divulgazione televisiva, fiction e giochini (con o senza pacchi), rotocalchi rosa, letture da spiaggia, gossip e chiacchiere da parrucchiera. Il risultato è che i personaggi dello spettacolo sono più famosi di autorevoli e storici esponenti della cultura, dell’arte, della scienza. Così, se una volta si citava “Padri e figli“, era ovvio che ci si riferisse al romanzo di Ivan Turgenev.  Oggi, se digitate su Google “Padri e figli“, prima ancora che si clicchi sul pulsante per avviare la ricerca, Google pensa che voi stiate cercando “Padri e figlie” e  sotto si apre automaticamente una paginata di titoli riferiti al  film di Gabriele Muccino. E’ evidente che Muccino è più famoso di Turgenev.  Ecco l’effetto pratico della “cultura popolare“. Aveva ragione John Lennon.

Ma qui mi riferisco ad altri padri ed altri figli. Non Turgenev, né Muccino, ma alla “Strana coppiaNichi Vendola e Ed Testa, che sarebbero i “padri”, e del piccolo Tobia, che sarebbe il figlio, nato con una tecnica moderna che ricorda la costruzione personalizzata di un PC:  si prendono i singoli pezzi separati, secondo le preferenze, e si assemblano.  Oggi si fanno così anche i bambini.  Non è necessario ricorrere al classico metodo scopatorio fra un uomo e una donna, quello che unisce l’utile al dilettevole e che ha funzionato per millenni. Oggi, chiunque può “farsi un bambino“. come si farebbe un PC. Si prendono gli spermatozoi di un donatore (preferibili quelli artigianali, fatti a mano), l’ovulo di una donna (si trovano facilmente, anche in offerta speciale; meglio gli ovuli freschi di giornata, della vecchia fattoria, ia, ia, o), lo si feconda e lo si “installa” nell’utero di un’altra donna (anche gli uteri in affitto oggi li trovi dappertutto, anche su e-bay) che, dietro pagamento si presta a fare da incubatrice per nove mesi.  Ed ecco che alla fine del ciclo nasce il pargoletto: un “bambino assemblato“.

Chi è il padre e chi è la madre? Non si sa. Per esempio, nel caso di Vendola e Testa, la cosa è piuttosto ingarbugliata. Nichi dice di essere il padre, e così riportano i media. Ma a rigore, dice anche che Ed è suo marito. Allora, se Ed è il marito, Nichi sarà la moglie. E se è la moglie, al massimo, sarà la madre di Tobia, non il padre. Ma non può essere la madre perché non lo ha partorito. E allora cos’è Vendola? Mah, ancora non lo si è capito; resta un mistero del millennio.

Vendola figlio

Ecco come titolava ieri il Giornale: “Vendola fa festa al figlio“. Ma la notizia vera non è che Tobia compie quattro mesi e che Testa fa festa al figlio in Puglia (sembra uno scioglilingua), ma che adesso vorrebbero anche una sorellina; anche questa assemblata, ovvio. Su questa coppia di fidanzatini alla Peynet (che teneri, che carini, che dolci) meglio tacere. E’ strano che anche il Giornale, che si fa vanto di non essere allineato al pensiero politicamente corretto, usi la stessa terminologia dell’Arcigay. Ma se ha un minimo di coerenza, il Giornale non può omologarsi al pensiero unico dominante ed attribuire un figlio ad un padre che non ha alcun titolo per essere il padre. Manipolare il linguaggio è il primo passo per manipolare le menti (se nessuno lo ha già detto, lo dico io). Il linguaggio, i temi trattati, l’atteggiamento culturale, i personaggi, se proprio non sono gli stessi, certo ricordano molto quelli che ritroviamo su stampa, televisione, internet, sull’informazione di regime omologata al pensiero unico. Allora perché pubblicare pamphlet “Fuori dal coro” allegati al quotidiano, se poi l’informazione è un coro di voci bianche che cantano all’unisono?  In pratica: perché continuare a parlare del “figlio” di Vendola, quando è risaputo che Vendola non è né il padre biologico, né la madre, né lo ha adottato? Allora, a che titolo questo bambino è “figlio” di Vendola? Questo non lo ha ancora spiegato nessuno; nemmeno l’Arcigay.

In una società civile (ma forse non lo siamo più) che conservi ancora un minimo senso del pudore e della decenza, sarebbe vietato pubblicare foto simili che urtano non solo la ragione e la morale comune, ma anche quel minimo residuo di senso estetico che tenta disperatamente di sopravvivere al trionfo del trash, del kitsch, dello splatter, dell’etica da Suburra, dilagante su tutti i media (quello che poi contribuisce a creare la cultura di massa) e di quelle pagliacciate e carnevalate fuori stagione che sono i Gay pride. Abbiamo distrutto ogni riferimento a regole, schemi, principi e codici morali che hanno costituito per secoli le fondamenta della società umana e ne hanno garantito il progresso e l’evoluzione. Come la cultura di massa è una parodia della cultura, la società moderna, che ha distrutto tutti i riferimenti culturali del passato, sta diventando una parodia di società civile, un surrogato, un sottoprodotto della civiltà; una società imbarbarita in cui trovano cittadinanza e legittimazione ideologismi e teorie da bar sport, vandalismi culturali travestiti da progressismo, idiozie intellettuali, unioni contro natura, stravaganti gusti sessuali e, su ordinazione, si possono anche acquistare bambini “assemblati”. Forse in futuro si potranno acquistare già pronti, scegliendoli da catalogo secondo le caratteristiche preferite, come si faceva con Vestro e Postal market. E questa sarebbe una società civile?

Non bastava il relativismo o il “pensiero debole” (quello del filosofo Vattimo, che è della stessa sponda di Vendola e che forse ha teorizzato il pensiero debole per negare la validità dei principi morali e dare una giustificazione filosofica e culturale alle sue bizzarrie sessuali ed ai ghiribizzi intellettualoidi di pensatori della domenica). Siamo andati oltre. Lo stesso pensiero, atterrito dalle continue e letali violenze subite da chi ha un cervello, ma non lo sa usare (forse hanno dimenticato di fornire il manuale con le istruzioni per l’uso), ha abbandonato la sua sede naturale, è sceso sempre più giù e si è trasferito, cercando rifugio, in altre zone del corpo. In alcuni è sceso giù fino a terra; infatti molti ragionano con i piedi. Ma più frequentemente, per non affaticarsi troppo, il pensiero si è fermato a metà strada, nella zona delle parti intime. Oggi, infatti, i più ragionano con quelle. E’ il nuovo pensiero del millennio: il ragionamento del cazzo.

L’odore della madre

Di mamma ce n’è una sola“, dice un vecchio adagio; intendendo per mamma la donna che partoriva ed allevava un figlio. Oggi, in ossequio al pensiero unico dominante a favore di gay, lesbiche, trans, bisessuali, plurisessuali e sessoconfusi, che tende ad annullare le differenze sessuali e confondere l’appartenenza di genere, anche la figura materna non è più quella di una volta. A sentire i nuovi profeti delle teorie gender, per un bambino  non c’è alcuna differenza tra l’essere allevato da una coppia formata da un padre ed una madre, con tutti gli attributi e accessori di serie, ed una coppia di due donne o due maschi con barba e baffi. Possiamo avere un padre con le tette ed una mamma con i baffi; tutto regolare. Non c’è differenza nemmeno tra coppie eterosessuali ed omosessuali. Dicono che l’importante è che in una coppia ci sia l’amore,  il resto non conta. Sarà vero?

Recentemente in TV, a Tagadà su LA7,  si discuteva delle unioni civili e delle coppie omosessuali. Ospite in studio Mario Capanna, ex leader del Movimento studentesco, il quale forse per fare sfoggio di cultura ha citato una celebre frase di Sant’Agostino: “Ama e fai quello che vuoi“.  Una frase molto sfruttata perché ognuno la usa come gli pare,  specie le adolescenti che la scambiano per  un pensierino da  Baci Perugina. Pensate che brava personcina questo ex sessantottino. Umberto Eco disse che, prima di dormire, leggeva Kant. Capanna, forse,  legge Sant’Agostino; dico forse (non è detto che lo legga davvero, ma soprattutto non è detto che lo capisca).  Infatti quella frase a tutto si può applicare, meno che ai rapporti di tipo sessuale (Guarda video).

Ma Capanna cita una fonte autorevole come Sant’Agostino ed interpreta quella frase come   una esplicita giustificazione di qualunque  forma di accoppiamento, depravazione o perversione sessuale; basta che ci sia l’amore e tutto è lecito.  Cosa che Agostino non si è sognato  di pensare nemmeno per sbaglio. Ma Capanna forse ha letto un bignamino del pensiero di  Sant’Agostino; o forse sono vaghe reminiscenze scolastiche sessantottine, quando si facevano interrogazioni di gruppo e andava di moda il sei politico. Avrebbe fatto meglio a contestare meno e  studiare di più.

Secondo il principio che l’amore giustifica tutto, anche l’incesto e la pedofilia, nel caso il rapporto sia consenziente e ci  sia amore reciproco (può succedere), sarebbero giustificati? Un conto è che queste pratiche sessuali esistano,  altro è ritenerle “normali” e giustificarle come qualcosa di naturale perché “l’amore è un diritto“.  E soprattutto non bisogna mai dimenticare che fra l’uomo e la donna esistono delle differenze fondamentali. Qualcuno lo dimentica spesso.  Si racconta che agli inizi del secolo scorso al Parlamento francese un socialista “progressista” tenesse un accorato discorso a favore del riconoscimento dei diritti alle donne. E concluse dicendo “In fondo tra l’uomo e la donna non c’è che una piccola differenza“. Dal fondo dell’aula si sentì urlare “Viva la differenza“. Ecco, ricordiamoci quella differenza.

In quella stessa puntata si sosteneva la tesi che, in fondo, ciò che conta è allevare un figlio, indipendentemente da come lo si è avuto: sia che la mamma sia quella naturale o no, sia che venga allevato da due donne o da due uomini, l’importante è che lo si allevi con amore.  Infatti, a conferma di questa interpretazione, la conduttrice si chiede: “Ma la mamma è quella che partorisce il bambino o quella che lo alleva?”, dice, lasciando intendere che la domanda è chiaramente retorica e che la mamma reale sia quella che alleva il bambino; anche se la “mamma” è un bracciante calabrese o un idraulico della Garbatella. Chissà perché questi personaggi televisivi, e del mondo dello spettacolo in genere, sono stranamente tutti a favore dei diritti e della cultura LGBT, e sono così sicuri che questo sia il  pensiero comune e più giusto, tanto da darlo per scontato. Mistero.

Eppure la risposta è sì scontata, ma non è quella che pensa la conduttrice. La mamma è sempre e solo quella che partorisce il bambino. Chi lo alleva può essere una persona qualunque, può avere qualunque ruolo, ma non è la mamma; sarà una madre adottiva, sarà la suora che lo alleva in orfanotrofio, sarà una zia o la nonna che lo alleva in mancanza dei genitori. Tutti ruoli che esistono e che suppliscono all’assenza dei genitori, e lo fanno con amore. Ma non sono la mamma. Sono un’altra cosa. E mai e poi mai, comunque la si rigiri, può essere considerato mamma  un gay, barbuto o meno, anche se fa il cantante di successo e chiama il suo amichetto “marito”, lasciando intendere che “lui” sia la moglie. Perché un conto è sentirsi mentalmente di genere femminile, altro è esserlo, dimenticando che, come appena detto, fra l’uomo e  la donna esiste una “piccola” differenza. Quindi sentirsi donna in un corpo maschile, o uomo in un corpo femminile, comunque la si rigiri, è solo un’anomalia mentale: un incidente di percorso, uno dei tanti scherzi che ci gioca il cervello.

Liberissimi di sentirvi come vi pare e di accoppiarvi con chi vi pare, ma non pretendete che la si consideri una cosa normale, perché non lo è. C’è una differenza tra la realtà com’è e come noi la vediamo. Un’alterazione delle facoltà mentali, per anomalie congenite o traumi, può darci della realtà una visione distorta. Così siamo convinti di vedere qualcosa che in realtà è diversa da come la vediamo, ma non ce ne rendiamo conto. Anche i pazzi che girano con uno scolapasta in testa e sono convinti di essere Napoleone, non ci vedono niente di strano; altrimenti non sarebbero pazzi. E infatti è una cosa “normale”; sì, ma in manicomio. Ma non vanno in televisione ad esibire il loro scolapasta, facendo appelli ai reduci della Campagna di Russia,  pretendendo anche di essere presi sul serio.

Allora bisognerebbe dire onestamente che è giusto che ci sia qualcuno che, in assenza dei genitori, allevi i bambini con tutte le cure e  l’affetto possibile, come già avviene. Ma non per questo si fanno bambini con il preciso scopo di mandarli in orfanotrofio o farli allevare dalle zie. Come pure è del tutto comprensibile che coppie eterosessuali che hanno difficoltà ad avere un bambino ricorrano a tutte le nuove tecniche della medicina moderna per soddisfare il loro desiderio. Anche se è strano che i laicisti evoluzionisti darwinisti non ci trovino niente di strano, visto che una simile pratica va contro le leggi della selezione naturale. Ma sono casi particolari, sono eccezioni, non sono e non possono essere la regola. Ma, soprattutto,  il fatto che scientificamente si possa fare qualcosa non significa che tutti possano e debbano farlo. Tutti possono salire sulla Torre Eiffel e buttarsi di sotto, ma non tutti lo fanno; lo fanno solo i pazzi.

Il fatto che esistano questi nuovi metodi per facilitare la procreazione non significa che tutti possano sfruttarli a piacere e che qualunque mentecatto (purché con un solido conto in banca) che abbia difficoltà ad accoppiarsi con una donna e procreare, possa decidere di avere un figlio, comprando gli spermatozoi  in Svizzera (anche questo oggi è possibile), l’ovulo in Brasile, l’utero in Indonesia e poi far partorire in California (così, viste le leggi vigenti in USA, il bimbo avrà anche la cittadinanza americana, che può sempre far comodo), e poi  dichiararsi felice ed orgoglioso di essere “padre“. Padre di che, di chi, a che titolo?

A parte le aberrazioni insite nelle teorie gender con le quali oggi si tenta di giustificare qualunque ghiribizzo venga in mente alla fervida fantasia dei sessualmente diversi, è strano che si faccia finta di dimenticare alcune caratteristiche naturali,  che accompagnano l’umanità da sempre, sul  rapporto tra bambino e genitori, con particolare riferimento al rapporto ed al legame unico tra il neonato e la mamma ed i fattori che lo determinano e sono insostituibili, almeno nei primi anni di vita e finché i genitori possono occuparsene. E’ una regola naturale che vale per tutte le specie animali. Così si comportano scimmie, asini, elefanti, uccelli, cani, gatti e canarini. Non esiste in natura che una femmina faccia dei figli per conto terzi. Al massimo per istinto materno possono adottare un piccolo rimasto orfano o abbandonato, ma non fanno figli su commissione.

Un’altra caratteristica comune a tutte le specie animali è la presenza e l’uso dei sensi che si sviluppano subito fin dalla nascita e si affinano nel tempo. Uno dei primi ad attivarsi è l’olfatto, prima ancora della vista (pensate ai gattini che nascono con gli occhi chiusi), uno dei sensi più sviluppati e più importanti. E’ con l’olfatto che si gioca nel regno animale la quotidiana battaglia per la sopravvivenza. Prede e predatori sentono la presenza proprio grazie  all’olfatto, prima che con la vista. Anche la mamma ed il bambino si riconoscono a vicenda dall’odore. Il neonato sente l’odore della madre e la madre riconosce l’odore del bambino. L’odore resta fondamentale anche da adulti. Uomini e donne hanno odori diversi e mandano segnali diversi, e questi segnali chimici sono la base dell’attrazione sessuale, dell’accoppiamento e della procreazione. Sono principi ampiamente studiati e dimostrati dalla scienza: basta fare una piccola ricerca in rete sui feromoni, e “l’odore della madre” per capirne l’importanza. Guardate questo video: “Anche bendati i bambini riconoscono la propria madre!”.

Ma, se questo rapporto “speciale” tra mamma e bambino è fondamentale, perché nessuno ne parla? Perché nei dibattiti televisivi, di tutto si parla meno che di questo rapporto madre/bambino? Si parla del diritto del bambino ad essere amato, dimenticando che il suo primo diritto fondamentale è proprio quello di essere allevato dalla sua madre biologica. Ma, per assecondare il desiderio di maternità di personaggi grotteschi, per non dire patetici, si giustifica tutto dicendo che l’importante è che ci sia l’amore, e che per il bambino è indifferente essere allevato dalla madre naturale o da una coppia di boscaioli del Kentucky (vedi BJ Barone e Frank Nelson). Togliere il bambino alla madre, al momento della nascita è una forma di violenza, una barbarie che non si fa nemmeno con gli animali. I cuccioli non vanno mai levati alla madre prima di un certo tempo. Lo sanno benissimo gli allevatori, zoologi, veterinari, e chiunque abbia avuto anche solo cani o gatti. Come mai lo si fa con i bambini? Un bambino conta meno di un gatto o una scimmia? Ha meno diritti di un cucciolo di panda?

Si dice che anche due uomini possono allevare un bambino senza problemi, basta che ci sia l’amore. Ma è falso. L’istinto materno è fisiologico in una donna, non nell’uomo. E quando si altera questa condizione naturale si va incontro a situazioni anomale, con tutte le conseguenze. Siamo sicuri che per il neonato stare in braccio alla  mamma naturale che lo ha partorito, sia lo stesso che stare in braccio ad Elton John, a Eddy o a “zio Nichi” il pugliese (Figli, uteri in affitto e “zio Nichi“)? E quando il bambino cercherà di rintracciare l’odore della mamma, come rimedieranno? Con una colonia speciale al profumo di puerpera? Non vi fa venire qualche dubbio? Se non altro, non date per scontata la visione del mondo di Luxuria, perché non è detto che sia quella giusta; anzi!

Chi dice che per un bambino l’importante è essere amato, a prescindere che siano i genitori naturali o meno, che sia allevato dalla madre naturale oppure da coppie di due donne o due uomini, dice una bestialità. Se pensate che per un bambino sia lo stesso e non faccia alcuna differenza, essere in braccio alla propria madre o ad una persona estranea, succhiare il seno materno o cercare disperatamente, senza trovarlo, un capezzolo gonfio di latte sul petto villoso di un uomo barbuto che puzza di sudore e di nafta agricola, ci sono tre possibili spiegazioni: 1) siete ipocriti in perfetta e consapevole malafede 2) siete mezzo idioti 3) siete idioti del tutto. In verità c’è anche un’altra possibilità; che siate degli squallidi sciacalli che in qualche modo ricavano profitti dal mercato dei bimbi su ordinazione (un po’ come quelli che si arricchiscono con i migranti e dicono di farlo per spirito umanitario). Punto

 

Figli, uteri in affitto e zio Nichi

Come avere un figlio in tempi di globalizzazione e mercato mondiale.  Semplice: prendi degli spermatozoi lavorati a mano, un ovulo fresco di giornata (in campagna si trovano facilmente), cerca fra gli annunci in rete  un utero da affittare (possibilmente equo canone), unisci tutti gli ingredienti, agita un po’ e aspetta 9 mesi. Amazon garantisce anche la consegna del pupo, tramite drone, direttamente a casa. La notizia di oggi è questa: “E’ nato il figlio di Nichi Vendola”. Difficile commentare l’evento, un po’ perché scappa da ridere, un po’ perché è sempre più difficile restare seri in un mondo in cui ormai non ci sono più limiti alla follia umana; tutto è possibile, tutto è permesso, tutto è lecito e tutto è “normale“. Ci stiamo facendo l’abitudine: l’eccezione è diventata la regola. Dopo il voto favorevole al Senato (grazie a Verdini & C.) sulle unioni civili, ora ringalluzziti dal successo, Renzi e le sue ancelle stanno già pensando a nuove grandi riforme. Maria Elena Boschi già promette nuove concessioni alle associazioni gay “Farò la legge sulle adozioni“. La Serracchiani, per non essere da meno, rilancia un’altra riforma per garantire la cittadinanza a favore dei migranti: “Ora ci impegniamo per lo ius soli“.  In futuro non si sa cos’altro potranno partorire le fervide menti di questa sgangherata classe politica. Non resta che confidare nell’aiuto della Divina Provvidenza. Ma anche su quella, con un Papa  cattocomunista che confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, non c’è da fare troppo affidamento. Niente di strano che anche lo Spirito santo si sia iscritto all’Arcigay.

Ma torniamo ai nostri fidanzatini anticonformisti: Nichi è pugliese, mentre il suo amichetto Ed Testa è canadese.  Oggi anche le coppie sono “global“. Così, sulla strada tracciata da Elton John,  hanno deciso di avere un figlio. Avevano già espresso il desiderio anni fa (Vedi “Saldi estivi“). Ma non avendo troppa dimestichezza con il genere femminile, l’accoppiamento lo faranno a distanza; gli spermatozoi li mandano per posta aerea.  E siccome oggi il mercato globale ha abbattuto tutte le barriere e su internet si trova tutto, ecco che si danno da fare per realizzare il loro sogno, avere un bambino. A quanto pare la strada seguita è un po’ tortuosa, ma il risultato è garantito. Hanno prenotato l’ovulo di una donna americana, l’hanno fecondato con gli spermatozoi italo-canadesi di Ed,  hanno preso in affitto l’utero di una donna indonesiana che ha fatto da incubatrice e  dopo i tempi regolamentari, ha partorito in California. Poi il pupo lo registreranno  in Canada, dove riconosceranno a Nichi la paternità.  Ed il gioco è fatto, perfetto esempio di un figlio “global”, fatto un po’ qui, un po’ là. Poi non resta che aspettare fiduciosi perché , come dicevo sopra, la Boschi ha assicurato che questo sarà il prossimo impegno del governo. Chiaro il procedimento? Volete un bambino? Facile, cercate su e-bay, lì si trova tutto, anche in offerta. Magari ci sono i cataloghi dove scegliere ovuli, uteri  e spermatozoi di prima qualità. Vedi “Mi presta l’utero?“.

Resta un dubbio. Nichi non può essere o considerarsi il padre, perché  il padre biologico è il fidanzatino Ed. Ma allora se Nichi non è né padre, ed ancor meno è la madre, con  quel bambino non ha nessun rapporto o legame di sangue. Quindi quei titoli di stampa che annunciano che Vendola è diventato padre sono falsi, sotto tutti i profili. Incredibilmente, però, lo fa anche il Giornale che, nonostante sia schierato contro le unioni civili e le adozioni gay, titola “Vendola diventa papà“, e nel sottotitolo insiste “Il figlio avuto da Vendola con l’utero in affitto…”. Anche il Giornale, senza rendersene conto, ha finito per omologarsi al pensiero unico politicamente corretto. Su gay, rom, migranti, coppie omosessuali, ed argomenti correlati, già da tempo usano lo stesso linguaggio e la stessa terminologia della sinistra, di Boldrini, Kyenge, Concia, Scalfarotto, l’Arcigay e Luxuria.

Solo pochi anni fa, in un’Italia non ancora rimbambita dalla propaganda gay e dalle teorie gender, nessuno si sarebbe sognato di fare un titolo simile. Vendola non è padre e non ha avuto nessun figlio; il padre biologico è Testa. Vendola, al massimo, e solo come segno di rispetto all’amico del padre, può essere chiamato “zio Nichi”.

P.S.

Giusto per la cronaca sarà bene sapere che  soddisfare l’istinto materno dei nostri fidanzatini è costato una cifra che oscilla tra 135.000 e 170.000 euro: “Quanto ha pagato il figlio Tobia“. Anche Libero casca nell’errore di parlare di “figlio” di Vendola. A dimostrazione di quanto dicevo; ovvero che ormai tutti si adeguano al lessico dell’Arcigay. Ora finalmente il nostro “Zio Nichi” potrà dedicarsi completamente ad accudire il pargoletto del suo amico, visto che da poco tempo, come ex deputato ed ex presidente della regione Puglia, è a tutti gli effetti un Baby pensionato, a soli 57 anni e con ricco vitalizio di 5.600 euro al mese (Vedi “Nichi, il baby pensionato; alla faccia vostra“).

Piccola osservazione per quelli che credono davvero che quando questa gente si batte per le unioni omosessuali e per i diritti delle coppie gay, (compresa l’adozione o l’utero in affitto, perché tanto, prima o poi, ci si arriva) stia lottando per il diritto della gente comune. Sì, se per gente comune si intende chi può spendere 150.000 euro per affittare un utero. Ma del resto oggi chi è che non ha 150.000 euro a disposizione per togliersi qualche sfizio? Oppure, come faceva Elton John nel 2011, far arrivare dall’America ogni giorno il latte della mamma biologica per il bimbo (Elton John, il latte materno via Fedex: spedizioni quotidiane per allattare il piccolo Zachary). Ma per un figlio si fa questo ed altro. Già, basta avere i soldi per farlo.

Nichi, il baby pensionato (alla faccia vostra)

Quelli che dicono di combattere per il popolo, la giustizia, l’uguaglianza. Quelli che lanciano proclami  per combattere la povertà, per garantire uguali diritti a tutti. Quelli che denunciano i benefici, i compensi stratosferici e gli assurdi privilegi della casta politica. Ecco, quelli, sono i primi ad usufruire di tutti i privilegi che dicono di combattere. Anzi, siccome sono gli stessi che fanno le leggi, i privilegi se li fanno apposta, su misura.

Ecco, giusto per fare un esempio di questi giorni, cosa ha fatto Nichi Vendola, ex parlamentare ed ex presidente della Regione Puglia: “Vendola, il baby pensionato“. In pratica, mentre tutti gli italiani devono sottostare a norme sempre più rigide e restrittive  sul godimento della pensione, in Puglia si fanno le leggi ad hoc per garantire ai consiglieri privilegi assurdi; alla faccia degli italiani. Lui, il coomunista duro e puro, al contrario di tutti gli italiani, va in pensione a 57 anni con un vitalizio di 5.600 euro al mese (a cui si aggiungerà l’indennità da ex parlamentare), grazie ad una legge, approvata dal Consiglio della Regione Puglia, che sembra fatta apposta e cucita addosso a Vendola; manca solo il nome e la foto.

Eccolo, quello che disse che avrebbe abolito i vitalizi, quello che si appellava a “Un’Italia migliore“, quello che, giocando sull’ambiguità del termine, scriveva sui manifesti elettorali che lui era “Diverso…da quelli che avevano governato prima“. L’unica cosa vera è la sua diversità sessuale sulla quale, per carità cristiana, stendiamo un velo pietoso. Ma siccome questa gente ha la faccia come il culo, spesso confondono le due cose e scoreggiano mentre pensano di parlare e viceversa; per loro non c’è differenza, sono la stessa cosa. Lo si nota benissimo da questa foto in cui appare in tutta la sua faccia da…pensionato.

Vale la pena di capire come e perché il nostro Vendolino possa farla in barba agli italiani. Lo spiega chiaramente l’articolo del Corriere del 1° ottobre: “Vendola pensionato; 8 anni di servizio e 5.618 euro lordi“. Ecco un passo dell’articolo: “Come è noto, la legge pugliese ha abolito il vitalizio a partire dal primo gennaio del 2013, ma facendo salve le situazioni maturate fino al 31 dicembre 2012. Vendola, presidente (e consigliere) dal maggio del 2005 al luglio 2015, ha maturato sette anni e mezzo di contributi fino al momento dell’abolizione dei vitalizi. Ha poi aggiunto volontariamente – le norme lo consentono – la contribuzione necessaria a completare 8 anni. Ed è questo il periodo preso in considerazione per commisurare l’entità del vitalizio. Le norme consentono di percepire il vitalizio a 60 anni, ma concedono un anno di anticipo per ogni anno che superi il quinquennio minimo di contribuzione: gli otto anni di contributi, permettono dunque un anticipo di tre anni sulla data ordinaria. Compiuti 57 anni a fine agosto, dal primo settembre, l’ex governatore può legittimamente incassare l’assegno. A questo dovrà aggiungersi quello di ex deputato, sempre che Vendola non venga rieletto. In quel caso, gli assegni sarebbero interrotti.”.

Chiaro? Come dicevo, quella legge sembra modificata apposta per adattarla al presidente della Regione Puglia. Già il fatto che un Consiglio regionale (ma vale anche per il Parlamento) approvi delle leggi che si applicano a se stessi ed a proprio vantaggio, dovrebbe far sorgere qualche dubbio sule norme che regolano questa sbrindellata Repubblica, la sua “Costituzione più bella del mondo“, e qualche errore di progettazione presente nel sistema democratico e parlamentare.  Ma questa è un’altra storia. Ora, per capire la coerenza e l’onestà di questi tribuni della plebe, basterebbe ricordare quante volte per delle leggi proposte da  Berlusconi, la sinistra si strappava le vesti, urlava allo scandalo ed alle “Leggi ad personam”. Se questa non è una “Legge ad personam” cos’è? E come mai nessuno protesta? Semplice, perché quando le porcherie le fanno a sinistra è solo “rispetto della legge in vigore“, sono  “diritti acquisiti“; alla faccia degli italiani  e di chi crede ancora a questi tromboni..

Questi sono quelli che dicono di lottare per la giustizia, per i poveri, per i deboli e gli oppressi, per “gli ultimi” (come dicono Boldrini e Bergoglio). Quelli della sinistra radicale, quelli con “le mani pulite”, quelli che non fanno sconti a nessuno, quelli della superiorità morale. Questa è la quintessenza dell’ipocrisia, ancora più vergognosa e spregevole in quanto applicata a proprio vantaggio tradendo la buona fede dei propri sostenitori. Meglio ladri, mafiosi e truffatori; sono più onesti. Almeno rubano e basta e non hanno difficoltà ad ammetterlo. Non dicono di combattere la corruzione ed il malgoverno per il bene del Paese, e non dicono  di rubare per il tuo bene; come fanno, invece,  certi imbroglioni travestiti da comunisti per ingannare meglio il popolo.

Trans e precariato

Il ritorno di Marrazzo in TV, su RAI3, rievoca lo scandalo che quattro anni fa coinvolse l’allora governatore del Lazio, scoperto in un appartamentino di via Gradoli, in compagnia di trans e polverine bianche. Ecco un resoconto delle reazioni, specie nel mondo politico, suscitate in quei giorni.

Trans e precariato (28 ottobre 2009)

Dopo il caso Marrazzo, pare che anche i trans della zona di via Gradoli siano in crisi. Negli ultimi giorni hanno registrato un notevolissimo calo delle “entrate“. Insomma, anche i trans rischiano di perdere la certezza del lavoro e di diventare precari. Ne dà notizia una flash news del Corriere di ieri:”Affari crollati dopo lo scandalo“.

ROMA – “Affari crollati” per i trans di via Gradoli dopo lo scandalo del caso Marrazzo. “Neanche piu’ un cliente- dicono alcuni di loro – sono spaventati dal clima che si e’ creato”. Poi ai giornalisti e alle troupe televisive che ancora circolano nella zona chiedono di andar via: ”Se restate qui la nostra situazione si complica ulteriormente: anche noi dobbiamo guadagnarci da vivere”. (RCD)

Immediate le reazioni del mondo politico. Il ministro Tremonti, che di recente aveva sostenuto il ruolo fondamentale del “posto fisso“, dichiara che ai trans e peripatetiche in genere, data la loro nota abitudine di passeggiare avanti e indietro, su e giù per viali, è impossibile assicurare il “posto fisso“. Ha garantito, tuttavia, che a breve sarà avviata l’emissione di particolari “Trans Bond” che i clienti potranno acquistare, a condizioni molto vantaggiose, presso le banche convenzionate, al fine di sostenere il settore. E’ allo studio anche l’assegnazione, per i pensionati e le categorie meno abbienti, di una speciale “Trans social Card“.

Ma l’opposizione attacca. Franceschini, che è convinto di essere ancora segretario, accusa: “Il Governo continua a negare che esista una crisi del settore. Non ha fatto nulla per evitare il calo delle entrate e scongiurare il precariato dei trans“. Bersani, che forse si è già pentito di essere diventato segretario, ricorda che il suo primo impegno, come sostenuto all’atto dell’elezione, è il lavoro ed il precariato. Coerente con questo impegno, ha detto che presto sarà in visita nella zona di via Gradoli per portare la propria solidarietà ai “precari” ed assicurare il sostegno dell’opposizione. Se necessario, ha aggiunto, si potrà anche organizzare una manifestazione di piazza o, in alternativa, lungo il raccordo anulare. Per l’occasione ha già creato lo slogan: “Più trans per tutti“.

Di Pietro, ricordando che Berlusconi sapeva del video su Marrazzo, ma ha preferito non divulgarlo, incalza: “Berlusconi pensa solo agli affari suoi, non ha voluto rendere pubblico il video. Invece che mostrarlo agli italiani, lo ha tenuto per sé. Si è fatto il video “ad personam”. Il Manifesto, ironizzando sugli intrecci trans/politici, col solito sarcasmo mostra in prima pagina una foto dell’interno del Parlamento e titola “Montecitorio: il Trans-atlantico“.

Molto più dura la reazione della sinistra radicale. Citando gli alti costi delle prestazioni dei trans (fra i 3000 ed i 5000 euro, secondo la stampa) si fa notare che sono passatempi consentiti solo ai ricchi e che un lavoratore a mille euro al mese non potrebbe mai permettersi simili intrattenimenti. Si tratta di una gravissima sperequazione sociale alla quale bisognerebbe porre fine garantendo anche ai meno abbienti la possibilità di accedere a questi servizi. Basterebbe inserirli nelle prestazioni gratuite del servizio sanitario, o come forma di “ammortizzatori sociali” a carico dell’INPS.

Dice il governatore pugliese, notoriamente gay, Nichi Vendola (In arte Prendolo o Dandolo, secondo le circostanze): “E’ incomprensibile che si paghi per avere rapporti sessuali di quel tipo, mentre ci sono tante persone disponibili a farlo anche gratis“. Rincara la dose il comunista Ferrero: “Si tratta di compensi del tutto ingiustificati. Anche perché da sempre il popolo lo prende nel didietro e pure gratis“.

Ieri, intanto, da un servizio andato in onda su Porta a porta, si è appreso che i trans guadagnano, in media, fra i 30.000 ed i 40.000 euro al meseesentasse. Mica male come attività; la crisi gli fa un baffo. Il che dimostra, ancora una volta, che per avere successo e guadagnare tanti soldi, non c’è bisogno di avere particolari capacità professionali, né  essere in possesso di una laurea alla Bocconi o alla Normale di Pisa, né di frequentare decine di Master esclusivi. No, per fare soldi  bisogna avere culo. Ma, soprattutto, saperlo usare…

P.S.

Sembra, da voci d’agenzia, che tutta la faccenda Marrazzo sia dovuta ad un equivoco. In verità il governatore del Lazio stava portando avanti una missione segreta per conto del PD e del candidato segretario Franceschini il quale, come riportato dalla stampa, aveva annunciato di volere, come suoi vice, un nero ed una donna. Il nero l’aveva trovato, ma la donna era da individuare. Ma non volendo fare una scelta avventata, magari nominando una donna qualunque, senza particolari meriti, aveva affidato a Marrazzo il compito di trovare una donna speciale, una che avesse capacità, grinta, determinazione. Insomma…una donna con le palle. E Marrazzo l’aveva trovata…

Saldi estivi (2)

Dopo i primi “Saldi estivi” ecco altre notizie in offerta speciale.

1) Coppie moderne. Da Paolo e Francesca a Giulietta e Romeo, per finire a Dolce e Gabbana e Nichi ed Eddy. Un bel progresso, no? Nichi Vendola ed Eddy Testa, che coppia, che carini, che teneri. Dovrei inserire una loro foto, ma il mio senso estetico me lo vieta. Chi davvero vuole “ammirarli” può cliccare sul link e leggere l’articolo in cui esprimono il loro ultimo desiderio: “Vendola e compagno: vogliamo un bambino“. I dettagli sulle modalità della procreazione ci vengono risparmiati, per fortuna. Dice Eddy del suo Nichi: “A casa per me è sempre lo stesso Nichi. Spesso intona delle canzoncine che inventa lì per lì, facendomi credere che si tratti di vecchie canzoni d’amore. E io ci casco”E lui ci casca! Che ingenuo. E che bravo Nichi ad improvvisare motivetti per il suo Eddy. Teneri ed innamorati, sembrano i fidanzatini di Peynet.

Mi ricordano un’altra celebre coppia di  noti stilisti di cui scrissi già tre anni fa nel post “Mi presta l’utero?”.  Dicevo che fino ad oggi i figli si erano sempre fatti col classico metodo “scopatorio“, con grande soddisfazione dell’umanità perché univa l’utile al dilettevole. “Poi – continuavo – arrivarono Dolce e Gabbana e uno dei due (non importa quale, tanto è lo stesso) affermò pubblicamente che avrebbe desiderato “fare un figlio, ma non con una donna…” ( questa non è una battuta, è una dichiarazione vera riportata dalla stampa qualche anno fa). Ci fu un attimo di sgomento generale e poiché la legge Basaglia (quella che ha chiuso i manicomi) ormai era in vigore e non si poteva tornare indietro, si cercarono altri sistemi per poter garantire a Dolce e Gabbana il diritto sacrosanto di poter allevare un pargoletto biondo.”.  Ricordano una vecchia band di Renzo Arbore, i “Senza vergogna“.

2) Viva gli sposi (tanto per restare in tema di coppie).

 Pare che Pippa Middleton, quella che diventò famosa per il suo lato B immortalato dai media, durante il matrimonio della sorella Kate, abbia deciso di sposarsi con un ricco banchiere, Nico Jackson, di 35 anni. La notizia viene riferita dalla stampa inglese e data per certa. In ambiente finanziario, però non tutti sono entusiasti. Dicono i più maliziosi che Nico, pieno com’è di soldi, potrebbe avere tutte le donne che vuole. Perché accontentarsi di farsi una Pippa?

3) Venezia e le dive per caso.

Alba Rohrwacher è l’interprete del film “Via Castellana Bandiera“, della regista Emma Dante, presente alla Mostra del cinema di Venezia. I media hanno lo strano vizio di riuscire a trovare elementi interessanti, belli e sexy anche in una cozza. E’ il loro mestiere. Ecco, quindi, che dovendo parlare di questa attrice la definiscono con  aggettivi che sembrano messi lì tanto per riempire la pagina, una combinazione casuale: “Esile, evanescente, emaciata, algida, incerta, problematica…”. Ma non sarebbe stato più semplice (ed onesto) dire che è del tutto insignificante?

4) Sesso bucolico. A Genova Nervi, in un prato adiacente ad un parco giochi per bambini, due donne, completamente nude, facevano sesso, incuranti della presenza di bambini e genitori. Ora, immagino che i soliti perbenisti e moralisti siano scandalizzati da questa notizia. In effetti, però, il sesso libero è ormai una conquista dei nostri tempi. Tutto è concesso, tutto è lecito, compresi amori gay, lesbo, trans, bisex e varie, secondo la fantasia. Non c’è niente da scandalizzarsi, dicono i fautori del sesso libero, anche in natura esiste l’accoppiamento fra animali dello stesso sesso (Vedi le “Coppie moderne” citate in apertura). Quindi è tutto naturale. Ecco perché non dobbiamo criticare queste bucoliche performances sessuali sulla fresca erbetta del prato. Accoppiarsi sessualmente nudi in un parco pubblico è del tutto naturale: anche i cani lo fanno.

Arrivano le risorse

Coraggio, italiani, la crisi sta per finire. Grazie alla buona stagione cominciano ad arrivare barconi carichi di “preziose risorse” che daranno un contributo fondamentale per risolvere i nostri problemi economici. Solo nelle ultime 24 ore ne sono arrivati un migliaio. Ed altre centinaia sono sbarcati nei giorni precedenti. Ma vediamo in dettaglio, a partire dai primi di maggio,  questo “Bollettino dei naviganti“, giusto per avere un’idea di quanto siamo fortunati ad accogliere sul suolo italico questo continuo flusso di “risorse“.

–   6 maggio: Sbarcati 60 immigrati egiziani a Cariati, nel cosentino.

10 maggio: A Lampedusa 98 nigranti soccorsi di notte.

11 maggio: Salvati 83 somali al largo di Malta.

16 maggio: Sbarco di 71 immigrati a Palizzi, costa ionica, in provincia di Reggio Calabria.

23 maggio: 17 migranti di origine pachistana salvati da un traghetto.

29 maggio: 21 immigrati pachistani sbarcano sulla costa salentina.

–   5  giugno: Sbarcati a Bianco, in Calabria, 121 immigrati afghani e siriani.

15 giugno: Lampedusa, salvati dalla Guardia costiera 280 immigrati. Si aggiungono, specifica la nota ANSA,  agli altri sbarchi dei giorni precedenti.

16 giugno: Lampedusa. Si perde il conto degli sbarchi e dei salvataggi. Secondo l’ANSA (259 migranti su tre barconi soccorsi nella notte) la sequenza dovrebbe essere questa: il 15 giugno sono arrivati 800 migranti; il 16 giugno 259 su tre barconi; nella notte del 16 giugno altri 20 migranti, sbarcati sul litorale di Siracusa.

Questa la situazione fino ad oggi. Ma non disperiamo, l’estate è lunga e, viste le buone premesse, si annuncia una stagione di grandi arrivi. Meno male, abbiamo tanto bisogno di queste “preziose risorse“. Già, perché ricordiamoci che questi disperati che arrivano sulle nostre coste non ci creano nessun problema. Anzi, come ripetono da anni l’attuale presidente della Camera, Laura Boldrini, già portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, come ha ribadito di recente la ministra per l’integrazione Cécile Kyenge, e come ripetono quotidianamente le anime belle buoniste d’Italia, questi immigrati sono una “preziosa risorsa“.

E’ vero che accoglierli ed assisterli ci costa circa un miliardo e seicento milioni all’anno (Quanto ci costano i clandestini), però, in cambio, sono una “preziosa risorsa“. A proposito, non bisognerebbe chiamarli “clandestini“. Suona male. Lo dice Laura Boldrini, sempre lei, che tempo fa si batté per convincere la stampa ad evitare di chiamarli “immigrati clandestini“. Propose di chiamarli semplicemente “Migranti“. E tutti si adeguarono alla sua richiesta. Ma, evidentemente non soddisfatta, di recente ha proposto che gli immigrati vadano nei Talk show televisivi (!?) ed ha di nuovo rivolto un appello alla stampa, affinché non li chiamino più nemmeno migranti, ma “Rifugiati“, o, ancora meglio, “richiedenti asilo”. E la nota agenzia Adnkronos si è subito adeguata (No alla parola clandestino).

Mica si può dire di no alla on. Boldrini. E’ una esponente di SEL, dell’ex rifondarolo comunista orecchinato Nichi Vendola. Alle ultime elezioni hanno preso un fantastico 3%. Non degli italiani e nemmeno degli aventi diritto al voto, ma dei votanti. Quindi quel misero 3% se considerato sull’intera popolazione, è dimezzato.  Allora ci si potrebbe chiedere a quale titolo, con quale autorevolezza ed ai sensi di quale rappresentatività parla la Boldrini. Chi rappresenta? L’uno per cento degli italiani? Ed allora a che titolo si permette di dettare regole comportamentali alla stampa ed agli italiani? E’ chiaro che la volontà popolare per questi sinistri conta solo quando fa comodo a loro. E tutti si adeguano, vedi Adnkronos, al volere ed ai ghiribizzi ideologici delle anime belle buoniste ed ipocrite.

E’ un regime culturale e mediatico delle minoranze. Alla faccia della volontà popolare e della democrazia. Hanno messo in atto da anni, col prezioso supporto dei media e dell’intellighenzia di sinistra, una strategia dell’accoglienza che persegue l’invasione dell’Italia da parte dei disperati di mezzo mondo. E non possiamo nemmeno lamentarci o protestare perché ci accusano di xenofobia e razzismo. E tanto per incoraggiare i nuovi arrivi, la ministra Kyenge , si batte per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina (Tana, liberi tutti…) e per la cittadinanza agli stranieri (Ius soli). Fessi e contenti, cornuti e mazziati. Coraggio, italiani, ringraziamo queste anime belle se con l’estate arriveranno ancora barconi carichi di “preziose risorse“.

Ma dove vogliono arrivare? C’è un limite? E’ quello che mi chiedevo già 5 anni fa: “Immigrati: c’è un limite?”

P.S. Ultimi arrivi

– 17 giugno: 48 migranti sbarcati a Pozzallo (Ragura)

– 19 giugno: 97 migranti sbarcati a Lampedusa, dopo essere stati soccorsi da un mercantile a 105 miglia a sud dell’isola, in acque libiche.

Diversamente uguali e ugualmente diversi

Sta andando in onda in questi giorni uno spot contro l’omofobia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Uno dei soliti spot del governo per la serie “Pubblicità progresso“. Una decina di giorni fa il neo deputato Ivan Scalfarotto (chi era costui?) aveva protestato perché, a suo dire, la RAI intendeva bloccare lo spot. Immediata smentita della RAI che ha assicurato che lo spot sarebbe andato in onda dal 13 al 26 aprile, come in realtà sta avvenendo.

Così abbiamo rassicurato Scalfarotto. Ma non solo lui. Immagino che questo spot del Ministero del lavoro (!?) abbia rassicurato anche i milioni di precari, disoccupati, esodati e tutti coloro che il “lavoro” non ce l’hanno e che non sanno più come campare. Anche i minatori del Sulcis, in Sardegna, vedendo lo spot del Ministero del lavoro (!?) contro l’omofobia, si sentiranno tranquillizzati e guarderanno il mondo con rinnovata speranza e “buone prospettive per il futuro”. Ora, però, i minatori sono un po’ preoccupati. Vedendo questo spot a favore di gay e lesbiche, fatto dal Ministero del lavoro, si chiedono perplessi se, per garantirsi il lavoro, devono diventare gay. Boh, misteri minerari.

Peccato che stia andando in onda solo da pochi giorni. Sono certo che se la RAI lo avesse trasmesso prima, anche quelle tre persone che si sono suicidate a Civitanova Marche per problemi economici, avrebbero rinunciato “all’insano gesto“. E così pure gli altri due suicidati due giorni prima. Ed anche i tre suicidati in Sardegna nel giro di due giorni (morti, asini e saggi), vedendo lo spot, avrebbero riacquistato fiducia nel futuro, grazie al Ministero del lavoro e delle pari opportunità. Già, perché il Ministero è sempre attento ai veri problemi del Paese, specie quelli del lavoro. E l’omofobia, a quanto pare,  è uno dei problemi più gravi per quanto riguarda il lavoro, l’economia, la finanza, lo spread, il debito pubblico, la bilancia dei pagamenti ed il rilancio dell’occupazione. O no? Niente di strano che, per accontentare i “diversamente normali“, il prossimo governo crei un nuovo ministero ad hoc: il “Ministero delle estrosità sessuali“. Chi sarà il ministro? Ovvio, Nichi Vendola.

Anche i segni zodiacali sono tuti diversi. Ognuno ha il proprio segno e, come dice lo spot, “Non c’è niente da dire“.  Per chi ci crede, anche il segno zodiacale può condizionare  vita, le scelte, la personalità, il carattere e, perfino, la fortuna. Chi non crede all’astrologia, vive benissimo lo stesso. Anzi, evita di perdere tempo a leggere o ascoltare ogni giorno l’oroscopo e può occupare quel tempo in maniera più proficua. Ma ognuno è libero di credere quel che vuole ed a chi vuole. Perfino il mago Otelma vanta seguaci. Si dice che ci siano segni più fortunati di altri e che, grazie alle caratteristiche proprie di quel segno, siano più avvantaggiati in amore, lavoro, affari, rispetto ad altri. Ma ognuno ha il proprio segno e, piaccia o no, se lo tiene. Così va il mondo, da sempre: c’è chi nasce con la camicia e chi non ha nemmeno le mutande. E solitamente quelli con la camicia sono più fortunati degli smutandati. Ed anche su questo “Non c’è niente da dire“.

Sì alle differenze“, conclude lo spot. Sì, però, bisogna ricordarsi che ci sono delle differenze da tenere bene a mente e da non sottovalutare. Esistono giardini fioriti dove amiamo passeggiare ed esistono deserti infuocati letali per l’uomo. Esistono animali docili come agnellini ed esistono vipere mortali. Esistono frutti dolcissimi ed erbe velenose. Esistono santi e delinquenti, Madre Teresa di Calcutta e Adolf Hitler. Tutto fa parte della natura. Il fatto che tutto sia naturale non significa, però,  che tutto sia sullo stesso piano e con lo stesso valore. Impariamo fin da piccoli, grazie anche all’istinto di sopravvivenza, a diffidare di tutto ciò che può essere pericoloso. Esistono teneri cucciolotti che amiamo accarezzare ed esistono scorpioni e serpenti a sonagli. Anche serpenti e  scorpioni fanno parte della natura. Ma non credo che qualcuno ami tenerli sul cuscino ed accarezzarli prima di addormentarsi.

E’ strano, tuttavia, che questa campagna ormai continua, assillante che occupa sempre più ampi spazi nei media, si basi sostanzialmente su due concetti opposti che vengono usati ed abusati seconde le circostanze. Il primo è il concetto di “Uguaglianza” che viene spiattellato continuamente come il vero toccasana della società e che, servito in salse diverse secondo le necessità,  tende ad eliminare le discriminazioni nei confronti della diversità di qualunque genere. Ottimi propositi, encomiabili. Peccato che le stesse persone che si battono tanto per l’uguaglianza, subito dopo (vedi il “Sì alle differenze” dello spot),  comincino a rivendicare il diritto ad essere “diversi” e si strappino le vesti per affermare il valore della “Diversità“. Ma allora siamo per l’uguaglianza o per la diversità? Oppure, secondo i giorni, le paturnie, l’oroscopo e le previsioni del tempo, un giorno siamo “Ugualmente diversi” ed il giorno dopo “Diversamente uguali“? Decidiamoci, ragazzi, decidiamoci!

Un vecchio aneddoto racconta dell’accalorato discorso, nell’assemblea parlamentare ai primi del secolo scorso, di un deputato francese  che si batteva per il riconoscimento dell’uguaglianza e di pari diritti per le donne. Concluse il suo appassionato intervento con questa considerazione: “In fondo, fra l’uomo e la donna non c’è che una piccola differenza”. Dal fondo della sala un altro deputato si alzò e gridò: “Viva la differenza“. Seguì un lungo applauso di tutta l’assemblea in omaggio alla “differenza“, fonte primaria dell’origine del mondo (come immortalata da Courbet)  e della sopravvivenza della specie umana.

Una vecchia barzelletta, quelle basate sulle “differenze“, diceva: “Sai che  differenza passa fra un piatto ed un vaso da notte?”. E di fronte al silenzio dell’interlocutore che attendeva la battuta finale, il primo concludeva: “No? Allora non andrò mai a cena a casa tua”. Ecco, non vorrei che con questa mania di considerare tutto normale, tutto naturale, tutto “uguale“, tutto legittimato e mettere vizi e virtù sullo stesso piano, facendo di ogni vizio una virtù e di ogni ghiribizzo sessuale un diritto naturale, si finisse per tenere sul cuscino uno scorpione o servire la cena in un vaso da notte. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

 

Canzoni e gay

Oggi è la giornata di Sanremo, bisogna rassegnarsi. Ecco un’altra notizia fresca fresca che vedo in rete: “Fazio: doveroso portare sul palco la coppia gay“. Cosa non si stanno inventando ogni giorno per creare quel clima di attesa che poi fa crescere l’audience. Ogni giorno sparano qualche provocazione o lasciano intendere che succederà chissà cosa, che ci sarà Crozza e chissà cosa dirà, che si parlerà di politica e chissà cosa diranno, che La Littizzetto è libera di fare quel che vuole e chissà cosa farà. E molti ci cascheranno, si lasceranno contagiare da questo clima e dalla suspense, si piazzeranno davanti alla TV con frittatona di cipolle, birra ghiacciata e rutto libero alla Fantozzi, in attesa di scoprire…chissà cosa faranno!

Bene, così già da tempo hanno confermato che fra le canzoni in gara c’è un testo che parla di amore omosessuale. E ti pareva che si lasciassero sfuggire l’occasione. Oggi il gay va come il pane, te lo ritrovi dappertutto. I media ci campano: pane e gay. Non c’è programma televisivo che non abbia in studio il proprio gay in dotazione; come ospite, come opinionista, come esperto, come partecipante ai giochini scemi in TV, come membro di giuria. Alcuni programmi, più all’avanguardia, possono permettersi anche l’abbinata gay/trans nella stessa puntata; il massimo.

Ma è roba per pochi privilegiati come quella “signora” (!?)  della televisione che è Mara Venier, quella che, per paura di sbagliare la dizione, pronuncia tutte le vocali molto chiuse, anche quando dovrebbero essere aperte; parla come Berlusconi. Quella che contende a Raffaella Carrà il primato della risata più sguaiata e volgare. Quella che conduce un programma pomeridiano di chiacchiere che è a metà strada fra un pollaio ed un’osteria.

A proposito, pensate ad una donna bella, giovane, fine, elegante, colta, raffinata, dotata di stile e di classe.  L’avete pensata? Bene, ora pensate ad una donna che sia esattamente il contrario. Ecco, il contrario è Mara Venier.

Ma torniamo al nostro Fazio, quello con l’eterna risatina scema stampata sul viso, ed alla sua coppia gay sul palco. Sfido io che ride sempre. Sembra che sia il più pagato in RAI, circa due milioni di euro a stagione. Solo? No, bisogna aggiungere ancora circa 600.000 euro per la conduzione del festival. Grazie al piffero, così riderei anch’io, alla faccia di chi paga il canone.

Dice il nostro “bravo conduttore” che portare i gay sul palco è doveroso perché, lo specifica, il “matrimonio omosessuale è un tema internazionale“. Bene, allora, siccome la logica è logica, se sul palco di un festival della canzone bisogna portare i temi internazionali, bisogna prima stabilire quali siano questi temi. Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta, i tempi di interesse internazionale sono tantissimi; dalla salvaguardia delle foreste amazzoniche alla tutela del panda, dal surriscaldamento della Terra alla fame nel mondo, dallo smaltimento dei rifiuti del pianeta alla  tutela delle tradizioni e della cultura delle minoranze etniche.

Allora, visto che in questa manifestazione, che è, ricordiamolo, un festival della canzone italiana, è più importante trattare temi sociali ed internazionali, lasciamo perdere la musica e mandiamo a casa cantanti, canzoni e direttori d’orchestra. Fazio, stando così le cose, perché insieme ai gay non porta sul palco anche un panda, un esemplare di flora amazzonica, due bambini africani denutriti, un campionario di rifiuti tossici, quattro palestinesi di Gaza, una rappresentanza dei ribelli siriani e un gruppo tribale di tagliatori di teste del Borneo? Eh, Fazio, perché non porta sul palco questi esempi di temi internazionali? Magari non sanno cantare, però diventa un evento, un festival nuovo, d’avanguardia, impegnato, di denuncia, di rottura. Ecco, più rottura che altro.

Ma non sarebbe più onesto dire che la lobby gay/lesbo/trans, ormai potentissima nel campo dello spettacolo, ha fatto qualche pressione per sfruttare un evento di grande interesse mediatico come il festival,  per portare ancora in primo piano i gay e le loro battaglie? L’occasione sarà lo spunto per polemiche, dibattiti e discussioni sulle coppie di fatto, il matrimonio e le adozioni gay. E più se ne parla, più la questione viene “normalizzata“, digerita, assimilata, fino a farla diventare “normale“. Così la Concia sarà liberissima di gestire al meglio e senza problemi di sorta la sua “sessualità fluttuante” ed  il caro Nichi potrà coronare il suo sogno d’amore e sposare il suo adorato Eddy. No? Oppure non si può dire? In compenso, però, visto che i gay vanno a Sanremo, per ricambiare il favore, alla prossima assemblea dell’Arcigay inviteranno un coro di voci bianche, della vicina parrocchia, che interpreterà canti liturgici.

Già, meglio e più facile inventarsi pretesti come il “tema internazionale” che non stanno né in cielo, né in terra. Ci vuole una buona dose di ipocrisia per giustificare certe scelte con pretesti così ridicoli. E da quelle parti l’ipocrisia abbonda. Ma, per favore, nessuno pensi che questo, come lo ha definito Berlusconi (a ragione), sarà un festival de L’Unità. Lo è e lo sarà, ma non si può dire. E se non sarà il festival de L’Unità, sarà il festival dell’ipocrisia. Più o meno è lo stesso, cambia poco; manca solo la salamella.

A proposito di festival e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle! (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Giaguari e caimani

Bersani, durante questa campagna elettorale, non riscuote molti apprezzamenti, nemmeno fra i sostenitori o simpatizzanti di sinistra. Gli si rimprovera di non essere abbastanza incisivo e determinato e di non fare proposte reali e concrete. Così lo rappresenta Crozza nelle sue imitazioni, debole, remissivo, quasi impaurito. Anche Travaglio, nell’ultima puntata di servizio pubblico, lo ha dipinto come insicuro, incapace di tenere un discorso serio, poco convincente, uno che parla per battute, metafore, frasi interrotte, incapace di finire un periodo. Beh, forse per questo, due giorni fa, il nostro Bersani ha finalmente deciso di parlar chiaro e lanciare una proposta seria, concreta, pratica, di quelle che  lasciano il segno. Eccola, riportata in apertura di pagina da L’Unità

Oh, finalmente, bravo Bersani, questa sì che è una proposta seria per superare la crisi, rilanciare l’economia ed assicurare il futuro ai giovani: smacchiare il giaguaro Berlusconi. Questo è parlar chiaro! Così mettiamo a tacere Crozza, Travaglio e tutti quelli che criticano lo smacchiatore di Bettola. Bersani è meglio di Mastro Lindo! A proposito, visto che ormai  è esperto in pulizia di capi speciali ed eliminazione di macchie ostinate, se anche le andasse male in politica potrà sempre aprire una bella lavanderia a Bettola. No?

Dai giaguari ai caimani. Sembra che questa campagna elettorale la facciano allo zoo. Due giorni fa la stampa riportava una dichiarazione di Nichi Vendola. Il nostro orecchinato col rosario sempre in tasca accusava Alemanno per il fatto che lui non si sentiva sicuro ad uscire a passeggio a Roma la sera. Ieri (ANSA: Berlusconi si appellerà a mafia) ha attaccato Berlusconi: “…possiamo aspettarci un appello al voto per Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra”. E ancora: “e’ stata una colpa grave aver sottovalutato il ritorno del Caimano”. Praticamente chiama Berlusconi mafioso e “caimano“. Appellativi , come si vede, eleganti e di massimo rispetto.

Ora, come riportavo nel post “L’uomo forte ed il leader“, il nostro Nichi si lamentava per il fatto che sui social network gli vengono rivolti insulti nazisti. E lui è così sensibile che ne soffre. Non è abituato ad usare un linguaggio offensivo. Lui è fine e delicato  come una mammoletta. Povero ragazzo. Ogni tanto gli scappa un “mafioso” ed un “Caimano“, ma si fa per dire, “Si scherza…”, come usa dire Benigni quando lancia le sue frecciatine al veleno su Berlusconi, sono complimenti, attestati di stima. E poi, si dirà, queste considerazioni fanno parte della normale dialettica politica. No? Certo, però resta un dubbio. Perché chiamare Berlusconi “Caimano“, “Psiconano“, “Mafioso“, “Giaguaro“, o “Serpente a sonagli” (come lo chiamò Di Pietro), “Ladro“, “Pedofilo” etc…  è normale dialettica politica e chiamare Vendola “frocio” è un gravissimo insulto nazista? Qualcuno dovrebbe spiegarlo, prima o poi.

A Berlusconi si è detto di tutto e di più, hanno usato tutti gli appellativi, gli epiteti e gli insulti possibili (l’unico limite è la fantasia), ogni sua dichiarazione viene stravolta ed usata per sbeffeggiarlo, denigrarlo ed attaccarlo a livello personale. E fanno passare questa campagna diffamatoria come informazione, libertà di stampa o satira. Se però un quotidiano come Il Giornale, si permette di usare gli stessi metodi di Repubblica o L’Unità, apriti cielo, si scatena tutta la stampa, si solleva l’opinione pubblica, il fior fiore del sinistrume intellettual/mediatico si indigna, scaglia anatemi e quello che a sinistra è giornalismo, inchiesta, libertà di stampa, diventa improvvisamente “Macchina del fango“.

Si organizzano proteste e manifestazioni di piazza (ricordiamo la grande manifestazione organizzata dalla Federazione della stampa a piazza del Popolo a Roma, contro Berlusconi, reo di aver querelato L’Unità per degli articoli offensivi), interviene l’Ordine dei giornalisti, la Federazione della stampa, la magistratura ed i direttori vengono indagati, condannati (Sallusti docet) multati (vedi il risarcimento di 50.000 euro del Giornale a favore di Fassino, per aver pubblicato la famosa telefonata “Abbiamo una banca?”) o sospesi dall’Ordine (vedi il caso Feltri).

Vi risulta che altri quotidiani e direttori siano stati indagati e condannati per aver pubblicato telefonate coperte dal segreto istruttorio? No, eppure negli ultimi anni tutte le telefonate private di Berlusconi, inerenti o no a indagini giudiziarie, coperte o meno dal segreto istruttorio, finivano regolarmente pubblicate con grande visibilità e clamore su tutti i giornali e giornalini d’Italia, perfino sulla Gazzetta delle giovani marmotte. Sembra che i magistrati inquirenti, per tenersi aggiornati sugli sviluppi delle indagini, invece che leggere gli atti processuali, leggessero direttamente le intercettazioni sui quotidiani del mattino. Facevano prima.

Nessuno ha mai protestato. Il Presidente Napolitano non si appellava al riserbo della stampa, come ha fatto nel caso Monte dei Paschi (un “aiutino” ai compagni in difficoltà è quasi un “atto dovuto“), non c’erano conflitti di competenza (come nel caso delle intercettazioni delle telefonate fra Napolitano e Mancino), e non c’era alcun rispetto della privacy. “La gente vuole sapere” diceva Concita De Gregorio (allora direttore de L’Unità), rivendicando il diritto di pubblicare tutto, ma proprio tutto il gossipume che riguardava Berlusconi, anche se si trattava di telefonate private o di dettagli delle cene e feste ad Arcore, villa Certosa o palazzo Grazioli. Perché bisogna tener presente che il rispetto della privacy è garantito dalla Costituzione e deve essere garantito per tutti. Tutti, eccetto Berlusconi. Criticare Fini e l’allegra vendita della casa di Montecarlo al cognatino Tulliani  è “macchina del fango“, sputtanare quotidianamente Berlusconi è diritto di cronaca. Curiosa interpretazione della deontologia giornalistica, vero?

Ecco, a conferma di quanto appena detto, un’altra prova sotto gli occhi. Restiamo ancora sul sito de L’Unità. Leggo un pezzo di M. Novella Oppo: “Il trattamento Boffo“. Guarda caso, si riferisce proprio all’intervista a Sallusti e Oscar Giannino nel programma “Otto e mezzo“, di cui ho parlato nel precedente post “Punti di vista”. L’ira funesta della Oppo scatta perché Sallusti, sul Giornale, ha scritto un articolo non proprio benevolo nei confronti di quel curioso personaggio “La barba con gli occhiali“, Oscar Giannino, che si veste come un clown e poi pretende di essere preso sul serio.  Quello che pochi giorni fa, ospite a Ballarò, ha dichiarato di partecipare alla competizione elettorale con uno scopo preciso: far perdere Berlusconi. Un altro che staziona in permanenza in tutti i salotti televisivi, in qualità di esperto di economia, ed ha le idee molto chiare, da esperto,  sul come e perché fare politica. E poi ci si meraviglia che non riusciamo ad uscire dalla crisi.

Ecco, scrivere un articolo critico nei confronti di un avversario politico per la Oppo, per Saviano (ricordate il suo sproloquio in forma di monologo a “Vieni via con me“?), per Repubblica, per L’Unità e per tutto il sinistrume mediatico/intellettuale/comico/satirico  è “Macchina del fango“. Se la logica è logica, allora L’Unità e Repubblica che da anni riportano articoli critici, spesso offensivi, pieni di insulti assortiti, nei confronti di Berlusconi o, come in questo caso, un articolo critico nei confronti di Sallusti sono “Macchina del fango”? Certo che lo sono. Anzi, sono un’intera batteria di macchine del fango che, come cannoni sparaneve, ogni santo giorno inondano i media non di fango, ma di letame puzzolente. I più acuti (sono sempre quelli di sinistra, ovviamente) diranno che dal letame nascono i fiori, come cantava De Andrè. Sì, ma alla fine della canzone i fiori restano fiori, ma il letame resta letame; e puzza.

Criticare Berlusconi è diritto di cronaca e criticare Giannino è macchina del fango? Dov’è la sottile linea rossa di demarcazione? Perché questi moralisti da mercatino rionale non rispondono una buona volta? Ah, già, i fan di Mastro Lindo sono tutti impegnati a smacchiare giaguari! A proposito, caro Bersani, ho una bella proposta per lei. Un’idea che le porterà riconoscimenti, onori e gloria, non solo in Italia, ma in tutta Europa, perché travalica gli stretti confini nazionali. Beh, visto che è dotato di così fervida fantasia, perché limitarsi a sprecarla a Bettola o dintorni? Pensi in grande, metta a frutto la sua grande esperienza acquisita in smacchiature speciali. Ecco la proposta. Una volta che ha finito di smacchiare i giaguari, vada a pulire le cagatine dei gabbiani sulle bianche scogliere di Dover. Vedrà che successo. Magari le assegnano un Nobel per la tutela dell’ambiente.

A proposito di insulti, in fondo allo stesso articolo della Oppo ci sono i commenti dei lettori. Ecco alcune simpatiche e gentili definizioni:

– Roberta: “sallusti è talmente uomo fogna che nemmeno i ratti non avrebbero il coraggio di  andargli vicino

– Carlo: “…cesso puzzolente e mafioso come sallusti“.

Che diceva Vendola? Ah, sì, che sui network lo insultano. Mah, forse hanno imparato l’arte dell’insulto leggendo Repubblica o L’Unità.