La democrazia vista da sinistra

Continuano in USA  le proteste contro la vittoria di Trump. Proprio non gli va giù, non riescono a digerirla. Non ricordo che quando ha vinto Obama, i repubblicani siano scesi in piazza a protestare contro la sua vittoria. Non ricordo proteste, cortei e scontri nemmeno quando fu eletto Bill Clinton e gli altri presidenti del partito democratico. Vuol dire che in America la volontà popolare va bene solo se vincono i democratici?

Anche da noi la sinistra è in stato di agitazione in preda a crisi, convulsioni, delirio e violente “coliche elettorali”. Ieri Crozza ha dedicato la prima  mezz’ora del suo spettacolo interamente a Trump. Lo ha trattato come  la personificazione del male, Satana in Terra. Non si è ancora nemmeno insediato, ma già gli si attribuiscono progetti di sterminio dell’umanità. Se avesse parlato di Hitler sarebbe stato più benevolo. E’ appena cominciata quella che sarà una lunga campagna di denigrazione e screditamento a livello personale che durerà l’intero mandato presidenziale. Del resto, ormai abbiamo una lunga esperienza in proposito: è la stessa strategia che hanno applicato per 20 anni nei confronti di Berlusconi. Anche oggi pomeriggio, in una breve apparizione a TV talk, Piero Chiambretti, accennando a Trump, giusto per  adeguarsi all’andazzo generale, sapete come ha commentato la vittoria? Parlando dei suoi programmi, della sua linea di politica estera, delle misure economiche, delle relazioni estere? No, ha mostrato una foto della moglie nuda, risalente a quando faceva la modella. Ecco, questa è la serietà dei nostri commentatori.

Ma a sinistra la confusione e l’ipocrisia  è tale che erano tutti schierati a favore di Hillary, pur sapendo che era sostenuta e finanziata dalle grandi lobby, da Wall Street, dall’alta finanza, dalle grandi multinazionali, dalla quasi totalità dei personaggi del cinema, dello spettacolo, dalla quasi totalità della stampa e delle TV, da circa 160 testate, guidate dal New York Times, Washington post, Wall Street journal etc. Insomma dalla parte più ricca degli USA. Al contrario, dicono oggi gli osservatori, Trump è stato votato e sostenuto dalla classe media, dagli operai, da piccoli allevatori, agricoltori, commercianti, artigiani, minatori. Ma i cattocomunisti di casa nostra tifavano per Clinton. Tifano per l’alta finanza, contro la classe operaia. Dicono che gli elettori di Clinton sono quelli istruiti, delle grandi città; Manhattan, la zona più ricca ed esclusiva di New York, ha votato per Clinton. I sostenitori di Trump sono invece ignoranti, gente delle campagne; i  minatori del Kentucky hanno votato Trump.  E quindi la sinistra sostiene l’élite, le classi istruite, ricche e potenti, contro gli operai delle fabbriche, i minatori  e gli ignoranti delle campagne. Ma vi sembra normale che la sinistra si schieri con Wall Street contro operai e minatori? Poverini, sono in totale e completa crisi d’identità. Non per niente Renzi ama circondarsi di imprenditori e finanzieri, ha il sostegno di Confindustria ed anche di recente ha organizzato a Milano una cena per raccogliere fondi, alla quale hanno partecipato esponenti della ricca borghesia.

Ecco la notizia: “30.000 euro a testa per cenare insieme a Renzi“. Ecco chi sostiene Renzi: industriali, finanzieri e alta borghesia. Chissà cosa ne pensa il vecchio proletario comunista della sezione Lenin del paesino romagnolo; quello con barba e baffoni alla Stalin, che tiene ancora in salotto il ritratto di Marx, ed ha passato una vita dietro le bandiere rosse che incitavano alla lotta di classe contro i padroni e la ricca borghesia. Chissà come si sentirà a vedersi di colpo trasformato da comunista in “progressista democratico liberal” e sapere che il segretario del suo partito va a cena con la migliore borghesia milanese ed è finanziato da Moratti. Roba da cadere in profonda crisi esistenziale, depressione, e finire al più vicino centro per l’igiene mentale. Coraggio compagno, la verità è che il PCI l’ha sempre fatto, ma non lo diceva. Prendeva i finanziamenti da Mosca, ma, al tempo stesso, aveva l’appoggio del potere economico che, per tenerseli buoni, pagava militanti e sindacalisti. Vi hanno sempre fregato come polli. E adesso vi dicono che dovete sostenere una certa Hillary Clinton, ricca esponente del partito democratico, sostenuta dall’alta finanza, dalle multinazionali  e dai banchieri di Wall Street. Che brutta fine, compagni.

Fanno quasi tenerezza questi ex/post comunisti che si vedono traditi nei loro ideali storici e devono pure assistere allo scempio di un ex democristiano che, quatto quatto, entra nel PD e si impadronisce del partito ex PCI/PDS/DS/PD , rottamando i vecchi eredi storici del Partito comunista. E che invece che andare fra gli operai nelle fabbriche, va a cena con Letizia Moratti ed è sostenuto da ricchi imprenditori. Ma riuscite a dormire la notte? Non vi capita di svegliarvi di soprassalto e pensare che sia tutto un terribile incubo? Dovrebbero decretare lo stato di “calamità culturale” e riconoscervi dei sostanziosi indennizzi. Ma torniamo alle elezioni USA. L’incapacità di accettare la vittoria degli avversari e la volontà popolare è un vecchio vizio della sinistra. Ne parlavo due giorni fa nel post “Trump ha vinto: allarmi“. Ma non è solo un vizio dei compagni di casa nostra o dei democratici americani. Evidentemente è un vizietto congenito anche nei compagnucci socialcomunisti francesi. Lo ricordavo l’anno scorso, a proposito della possibile vittoria della destra in Francia, in questo post che riporto interamente.

Valls, la guerra civile ed il barocco (dicembre 2015)

Dice Manuel Valls, primo ministro francese, che se vince il Front National di Marine Le Pen ci sarà la guerra civile: “Ci sono due visioni per il nostro Paese. Una, quella dell’estrema destra, in fondo, predica la divisione. Questa divisione può condurre alla guerra civile.”(Valls, Front National può portare alla guerra civile). Questo Valls deve essere un acquisto recente della sinistra francese. Altrimenti dovrebbe sapere che storicamente, chi persegue la “divisione” sociale e ne fa la base della propria strategia politica è proprio la sinistra che pone come fondamento ideologico la “lotta di classe“. Forse Valls, da ragazzo, deve aver saltato qualche lezione di storia del socialismo, magari proprio le più importanti.

Ma non è il solo, ovviamente. In casa nostra abbiamo ottimi esempi di smemorati della sinistra. Walter Veltroni, quello che ha fatto un film per esaltare e glorificare  Berlinguer, disse tempo fa “Non sono mai stato comunista“. Via, siamo sinceri, come si può prendere seriamente un tale che è stato allevato, cresciuto e pasciuto a pane e Marx, che ha militato fin da ragazzo nel PCI, che ne ha scalato la gerarchia ricoprendo tutti gli incarichi possibili e poi, tomo tomo e cacchio cacchio (direbbe Totò) se ne esce a dire che lui “Non è mai stato comunista“. Allora, se hai passato una vita nel PCI e non eri comunista non c’è che una spiegazione: eri completamente scemo. Punto.

Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Valls. Se quella frase l’avesse detta un qualunque scribacchino di Libération non ci sarebbe niente di strano: si sa che a sinistra tendono a demonizzare gli avversari in ogni modo. Ma un primo ministro non può fare affermazioni simili rivolte agli avversari politici. La sua non è una semplice considerazione “politica” è una vera e propria accusa di terrorismo sociale. Come se da noi Renzi o il ministro Alfano dicessero che se vince Salvini scoppia la guerra civile. Questa non è dialettica politica, non è libertà di opinione, è negare agli avversari il diritto di esprimersi, di aggregarsi, di votare e di scegliere i propri rappresentanti. E’ la negazione del principio fondante della democrazia.

Appena cinque giorni fa nel post “Francia, vince la destra, allarmi…”, dicevo: “E adesso i media, ed i tromboni più o meno intellettuali della sinistra, cominceranno a recitare la litania del pericolo della destra populista, xenofoba e razzista…Già, perché se vince la sinistra è una grande vittoria del popolo e della democrazia, se vince la destra è in pericolo la libertà. Hanno uno strano concetto della democrazia.”. Come volevasi dimostrare; non mi sbagliavo. Quel titolo di Repubblica è solo una delle conferme. I commenti allarmistici si sono sprecati. Da chi parlava di “voto inquietante” a chi, come Gad Lerner, stigmatizzava la “fascistizzazione” della Francia. Insomma, la democrazia è bella solo se vince la sinistra. Eppure anche la Costituzione della Francia (anche se non bella come la nostra che è “La Costituzione più bella del mondo“; lo dice il comico Benigni), garantisce a tutti la libertà di pensiero, di opinione, di aggregazione, di voto, di scelta della rappresentanza e di diritto delle minoranze alla partecipazione attiva alla vita politica. Ma, a quanto pare, tutte queste belle garanzie democratiche valgono per tutti, eccetto per chi ha idee di destra. La destra non ha diritto di rappresentanza; e nemmeno di esistere, è un pericolo.

Allora bisognerebbe cominciare a considerare le solite affermazioni allarmistiche della sinistra e le previsioni catastrofiche in caso di vittoria della destra, per quello che sono:  provocazioni, minacce, intimidazioni, ricatti, che contrastano con il principio democratico della libertà di opinione e tendono ad influenzare e condizionare la libera espressione della volontà popolare cercando di negare agli avversari i diritti garantiti dalla Costituzione. Valls andrebbe inquisito per minacce, intimidazioni, ricatto, procurato allarme sociale e attentato alla Costituzione (e forse mi sfugge qualche altro reato). In realtà, chi rappresenta un pericolo e, storicamente,   fomenta l’odio e la divisione è proprio la sinistra, da sempre. E’ la sinistra che non ha mai abbandonato la sciagurata ideologia della lotta di classe, della divisione della società in ricchi e poveri, in padroni e servi, in borghesi e proletari, mettendo gli uni contro gli altri, predicando la rivolta, la rivoluzione, la guerra civile ed infine la realizzazione della dittatura del proletariato. Dov’era Valls in questi decenni? Ha la memoria corta? Oppure frequentava la stessa scuola dello smemorato Veltroni? I politici sono abituati a spararle grosse; ma c’è un limite.  O almeno, dovrebbe esserci, se non altro per pudore; ma temo che il pudore, come l’onestà intellettuale, la coerenza, siano qualità scomparse; resta solo l’ipocrisia.

Questa visione di un mondo in eterno contrasto fra ricchi e poveri è uno dei cardini dell’ideologia socialcomunista. Ed anche se non sempre è individuabile nella cultura e nella rappresentazione mediatica della realtà, sotto sotto, è sempre presente, talvolta mascherata dietro paraventi culturali, di spettacolo o intrattenimento. Proprio nei giorni scorsi mi è capitato di seguire un programma in TV (non ricordo se su Focus o su Rai5), in cui due personaggi, i soliti turisti documentaristi anglo-americani, visitando la Sicilia andavano alla scoperta delle bellezze architettoniche dello stile barocco. Secondo questi turisti per caso, il barocco, con la sua ricchezza di fregi e sculture, era l’espressione della volontà dei nobili di rappresentare la propria ricchezza e potenza. E già da queste prime affermazioni sorge qualche sospetto sulla loro visione del mondo. Per dimostrare la loro teoria vanno a Noto, cittadina considerata simbolo del barocco, il cui centro storico è stato dichiarato “Patrimonio dell’umanità“.   Osservandola dall’alto, spiegano che la città era divisa in due parti, quella in alto dov’erano i palazzi dei ricchi, ed una parte in basso dove i poveri vivevano in baracche e capanne. “Più erano ricchi e più stavano in alto“. affermano. Da quali fonti e documenti abbiano appreso che i poveri di Noto vivessero nelle capanne non lo spiegano. Forse le baracche e capanne gli sono rimaste in testa leggendo la Capanna dello zio Tom. Nemmeno nelle zone più povere la gente viveva nelle capanne come in Africa. Ma i nostri due turisti devono per forza dividere la città fra ricchi e poveri ed i poveri devono necessariamente vivere nelle capanne, come i bantù o gli indigeni dell’Amazzonia. Ed anche lo stile barocco serve allo scopo.

Non soddisfatti, si spostano a Lentini per  visitare un laboratorio caseario artigianale dove si produce formaggio e ricotta. Si limitano ad osservare la lavorazione, magari ad assaggiare il prodotto? No, anche questo serve loro come spunto per affermare che “i ricchi facevano il formaggio, mentre i poveri dovevano accontentarsi della ricotta“. Il che conferma la prima impressione e si comincia a pensare che la fissazione di dividere il mondo in ricchi e poveri sia una specie di tara mentale. Di esempi simili se ne vedono ogni giorno a tutte le ore in televisione. Ma non tutti e non sempre ci fanno caso. Bene, tutto qui? No, c’è dell’altro. Dopo aver usato palazzi e capanne (false) e formaggio e ricotta come prova della contrapposizione fra ricchi e poveri, vanno a trovare una donna che sta cuocendo il pane in un forno a legna e, udite udite la grande scoperta, affermano che quella donna sta lavorando il pane “come facevano una volta i poveri“, cuocendolo con il fuoco a legna. I poveri cuocevano il pane con il fuoco a legna? Si resta un attimo perplessi e ci si chiede “Ma perché i ricchi come cuocevano il pane nei secoli scorsi? Con il forno elettrico, a gas, nel forno a microonde?”. Non so come cuocessero il pane dalle loro parti, ma da noi, fin dall’antichità, il pane lo cuocevano tutti, ricchi e poveri, nel forno alimentato a legna. Punto. Ma allora perché i nostri turisti per caso ci raccontano che erano i poveri ad usare la legna? Semplice, perché sono due idioti socialisti che, più che allo stile barocco, sembrano interessati a dimostrare e documentare la divisione fra  ricchi e poveri usando come prove formaggio, ricotta e forno a legna. Essere socialisti non è necessario per essere idioti, però aiuta molto.

Ecco chi continua ancora oggi a dividere il mondo ed usa ogni pretesto ed occasione per rimarcare la divisione sociale alimentando la contrapposizione e l’odio;  gli imbecilli socialisti, non la destra. Mi è rimasta impressa un’altra affermazione che dimostra che certa gente ha una predisposizione naturale a travisare la realtà fin dalla nascita; e se non proprio alla nascita, subito dopo. Riguarda Giovanna Botteri,  nota corrispondente dagli Stati Uniti per RAI3. Una di quelle sinistrine radical chic che hanno l’aria di essere sempre impegnate a diffondere nel mondo la cultura, impegno sociale, vicinanza ai poveri e lotta per la giustizia e libertà (purché tutto sia visto alla luce della cultura di sinistra, altrimenti è populismo). Quelle che magari pontificano sull’uguaglianza, sulle pari opportunità, sui diritti uguali per tutti, sulla sperequazione di partenza fra ricchi e poveri, e lanciano strali contro i favoritismi, le raccomandazioni, le spinte di amici potenti che ti aiutano a far carriera a danno dei poveri che non hanno santi in paradiso. Ecco, una di quelle. Infatti lei è figlia di Guido Botteri, direttore della sede RAI di Trieste. Ma non vi venga in mente di pensare che sia stata favorita. No, i favoritismi li fanno solo gli altri, mai quelli di sinistra. Non penserete mica, per fare un esempio, che Bianca Berlinguer, direttore del TG3, sia entrata in RAI3 perché è stata favorita dall’essere figlia di Enrico Berlinguer. Ma quando mai; solo le malelingue potrebbero pensarlo.

Questa inviata speciale da anni ci racconta fatti e misfatti degli USA, sempre visti attraverso la lente dell’ideologia. Per lei  Bush era un pericolosissimo guerrafondaio, mentre gioiva fino alle lacrime per la vittoria del “pacifista” Obama. Molti anni fa, era il 2005, in occasione della tragedia dell’uragano Katrina che devastò l’intera zona di New Orleans, commentando le immagini della città completamente allagata, riferiva che la gente andava alla ricerca di acqua e cibo. E rimarcava, quasi piangendo “I poveri che combattono contro i ricchi…”. Una frase così stupida, fuori luogo e falsa (come solo quelli di sinistra sono capaci di fare) che me la ricordo ancora oggi, a distanza di dieci anni. Mi è rimasta impressa, insieme alla sua faccia afflitta, come emblema di come i militanti socialcomunisti travestiti da giornalisti non si fermino nemmeno davanti alle tragedie, ma cerchino sempre di strumentalizzarle a beneficio della propria ideologia. Un po’ come i turisti  in Sicilia che usano formaggio e ricotta per dimostrare la stessa tesi. In una città completamente allagata, dove la furia dell’uragano non ha certo fatto differenze di ceto o ricchezza, non ha devastato le abitazioni povere risparmiando quelle ricche, dove i superstiti, ricchi e poveri senza distinzione, cercano un po’ di acqua potabile e qualcosa da mangiare ovunque la si possa trovare, tu vieni a dire che “i poveri combattono contro i ricchi“? Botteri, ma che cazzo dici?

Anche quella tragedia, per i nostri corrispondenti con tessera rossa in tasca, è l’occasione per rimarcare la divisione sociale e la contrapposizione fra ricchi e poveri. Non c’è scampo, ce l’hanno proprio nel sangue. Questi anche il Kamasutra lo leggono in chiave marxista, di lotta di classe fra ricchi e poveri. Ci sono le posizioni per i ricchi, quelle per il ceto medio, e quelle per i poveri. Botteri, da cosa intuisci che quelle persone che appaiono nei video in lontananza, sfuocati, malridotti, con gli abiti strappati o seminudi, irriconoscibili,  che cercano di trovare qualcosa  mangiare vagando fra case allagate sono poveri? Dalla targa? Dall’acconciatura? Dall’abbigliamento a brandelli? Dalle canzoncine che cantano per farsi coraggio? Dal colore della pelle?

Ecco, forse ci siamo, perché per certi giornalisti  gli americani si dividono sostanzialmente in due grandi categorie: i neri poveri ed i bianchi ricchi che sfruttano i neri. Ecco perché hanno gioito tanto per l’elezione di Obama; non perché fosse più bravo di altri (cosa che era ancora tutta da dimostrare), ma perché era nero, ovvero rappresentava la rivalsa, il riscatto, la rivincita (e sotto sotto la vendetta) dei neri poveri contro i bianchi. E’ la loro visione del mondo, in bianco e nero. Il bianco è ricco e caldo, il nero è povero e freddo. Identificano le persone non per il colore, ma per il calore; come i serpenti. Punto, e non vado oltre.

E’ così preoccupato Valls della possibile vittoria della destra che, per scongiurarla, i socialisti hanno rinunciato a candidarsi in alcune regioni, lasciando ai propri elettori la libertà di votare per i loro eterni rivali, i candidati del partito repubblicano, i gollisti di Sarkozy (quello che ha bombardato la Libia con tutte le conseguenze nefaste che ne sono derivate e di cui proprio noi stiamo pagando le gravi conseguenze). Anzi, invitando esplicitamente i francesi a votarli. Come se da noi i dissidenti del Partito democratico, giusto per fare un dispetto a Renzi, invitassero a votare per Salvini.  L’importante per i socialisti non è, quindi, lottare per l’affermazione della propria linea politica, ma contrastare quella degli avversari. Non conta tanto che i socialisti vincano o perdano, ma che perda il Front National.  Mah, deve essere una nuova strategia uscita da chissà quale scuola di scienze politiche. Ora che ci penso, però, dopo essere stato “rottamato” da Renzi e sfrattato da Palazzo Chigi, Enrico Letta si è traferito a Parigi dove insegna politica.  Letta è quello che ha nominato ministro Cécile Kyenge, che ha inventato l’operazione Mare nostrum, quella specie di servizio taxi gratuito Libia/Italia, e che per combattere la crisi economica diceva che bisognava fare “come il pesciolino Nemo“. Ecco, questa era la sua ricetta vincente contro la crisi: il pesciolino Nemo. Vuoi vedere che questa bizzarra strategia elettorale di Valls è stata partorita alla scuola politica di Letta?

Ma una domandina al nostro caro Valls vorrei farla. Dice che se vince la destra si rischia la guerra civile. Bene, ma non sarà certo la destra, se vince, a volere la guerra civile; rischierebbe di perdere subito il potere appena conquistato. E allora chi avrebbe interesse a scatenare questa guerra civile? Ovvio, i suoi avversari politici; ovvero i socialisti. Ma allora sta dicendo che se vince Le Pen, lei Valls ed i suoi seguaci socialisti, scatenerete la guerra civile? Sta dicendo questo?  Ma allora è lei il guerrafondaio, il pericolo per la Francia. Non c’è altra spiegazione, questa è pura e semplice logica. Quindi chi è che predica la divisione? Chi è che rappresenta una minaccia ed un pericolo per la Francia, la destra o la sinistra, il Fronte National o i socialisti? Ci pensi, con calma; lo so che dalle parti dei socialcomunisti si hanno i riflessi lenti ed hanno bisogno di tempo per arrivare a capire. I nipotini di Lenin e Stalin, hanno impiegato 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Quanto impiegheranno Valls ed i socialconfusi di mezzo mondo,  compresi i cattocomunisti di casa nostra, a capire che da sempre dicono stronzate e che la loro ideologia è storicamente fallimentare? Mah, speriamo meno di 70 anni. Lo speriamo per Valls, per i socialisti, per la Francia; ma, soprattutto, per noi.

Migranti, foto e tarocchi

Le bufale in rete si sprecano. Sono così tante che quasi non fanno più notizia. Pochi giorni fa abbiamo appreso che il premio Pulitzer 2016 per la fotografia è stato vinto dall’agenzia Reuters e dal New York Times per  un servizio fotografico sui migranti che tentano di attraversare l’Europa.  Una  delle foto mostra un uomo ed una donna con un bambino tra le braccia, a terra sui binari di una stazione di confine in Ungheria, e dei poliziotti a lato che sembrano minacciarli con dei manganelli. Questo si lasciava intendere; che l’uomo cercasse di proteggere la donna a terra dalla violenza dei poliziotti. Ottima foto che serve a provocare sdegno e denuncia nei confronti di chi, con la violenza, cerca di impedire ai profughi “che scappano dalla guerra e dalla fame” di giungere in Europa. Poi, pochi giorni fa ecco la sorpresa.

La foto è vera, ma il messaggio che si lascia intendere è falso (La foto taroccata che vince il Pulitzer). Infatti non sono i poliziotti ad aver buttato a terra la donna, ma è stato lo stesso uomo a farlo. Lo si scopre grazie ad un video pubblicato da Euronews (Guarda qui il video) nel quale si vede l’uomo che scaraventa a terra la donna, gettandosi poi addosso e rischiando di far male a lei ed al bambino; i poliziotti intervengono per fermarlo. Non è la prima volta che si usano immagini tagliate, modificate o false per sostenere tesi di comodo. Oggi questa è l’informazione; un unico, grande, globale taroccamento.

Passano due giorni ed ecco un’altra scoperta. Questa volta ad opera del COISP, sindacato di polizia, che su Twitter pubblica un’altra foto che da tempo circola in rete e che fa discutere.  Anche in questo caso la foto è vera, ma il messaggio che se ne ricava lascia molti dubbi sull’attendibilità di questi servizi e sulla buona fede di chi li usa strumentalmente (Sui migranti ci prendono in giro).

 

La foto sembrerebbe, a prima vista, riprendere una scena già vista spesso; dei naufraghi che indossano i giubbini salvagente, in attesa di essere imbarcati sulle navi che li hanno soccorsi. Sarà così?. Ma allora quell’uomo in alto a destra nella foto perché sta in piedi sull’acqua e sembra toccare il fondo? Più che legittima la risposta prospettata: o quell’uomo è alto 7 metri e, quindi, tocca il fondo, oppure galleggia naturalmente sull’acqua per qualche miracoloso evento, oppure…oppure quella foto è stata scattata praticamente quasi a riva e quelli che usano queste foto per intenerire il cuore delle anime belle nostrane a favore dell’accoglienza degli immigrati ci prendono per il culo. Secondo me è buona la terza.

Niente di nuovo e sconvolgente. Che le foto che circolano sui media molto spesso siano taroccate lo sappiamo da tempo. Fin da quando si scoprì, dieci anni fa, che l’agenzia Reuters taroccava con Photoshop le foto del conflitto israelo-libanese per ingigantire gli effetti dei bombardamenti che non rispettavano nemmeno le scuole e gli asili, e dimostrare quanto fossero “cattivoni” gli israeliani che sparavano ai poveri Hezbollah che erano buoni, pacifici, disarmati e indifesi. Poi si scoprì che i polveroni e le nuvole di fumo che uscivano da quelle scuole non erano effetto delle bombe israeliane, ma erano causati dagli stessi hezbollah che si rifugiavano proprio nelle scuole che usavano come deposito di armi e da dove sparavano missili. Ma questo Reuters non lo mostrava. E, guarda caso, anche questa foto che ha vinto il Pulitzer 2016 è della Reuters. Sarà un caso? Eccheccasoooo…direbbe Greggio. Non è la prima volta che riporto notizie di taroccamenti mediatici, di bufale e di manipolazione delle notizie. Ma c’è ancora qualcuno che crede a quello che si vede e si legge sui  giornali, in rete, sui social network, in televisione, nei telegiornali di regime  omologati al pensiero unico?

Vedi

Bufale di giornata (2014)

E questa la chiamano informazione (2006)

Osservatori ONU e il guardiano della mucca. (2006)

Cosa osservano gli osservatori? (2006)

L’informazione “fai da te” (2006)

La pace impossibile (2006)

Vertice UE (e anche questa è fatta) (2006)

Tutto secondo copione (2006)

RAI: di tutto, di più…di peggio (2006)

Quiz libanese e “Leoton mission show” (2006)

Prodi ha una missione storica: andare a quel paese… (2006)

Stampa e amnesie (2006)

Dall’orgoglio alla vergogna il passo è breve (2006)

Passeggiate libanesi (2008)

L’equivicinanza secondo D’Alemhamas (2006)

D’Alema è preoccupato: gli altri, invece, sono incazzati (2006)

Amenità libanesi (2008)

Orgoglio e vergogna (2008)

Gaza vista dall’Ansa (2009)

Taroc News from Gaza (2011)

Il trucco c’è, e si vede (2013)

Italiani brava gente

Diceva Prezzolini che gli italiani si dividono in due grandi categorie: i furbi ed i fessi. Forse aveva ragione, ma oggi bisognerebbe aggiornare quella definizione, anche alla luce degli ultimi scandali e della reputazione nazionale nel mondo.

Ecco, per esempio, cosa ne pensa il New York Times “Non c’è angolo d’Italia immune dal crimine“. L’articolo, poco lusinghiero nei nostri confronti, è stato pubblicato nell’edizione internazionale del NYT. Ovviamente per noi che tocchiamo con mano ogni giorno la situazione di totale degrado è la scoperta dell’acqua calda. Ormai il malaffare, la corruzione, la criminalità piccola o grande, isolata o organizzata, mafia o camorra, è talmente diffusa e pervasiva che nessuno si salva. Siamo immersi in un fetido mare di merda in cui bisogna sforzarsi di stare a galla per sopravvivere.  E l’esempio, purtroppo, viene dall’alto, da quella classe dirigente politica, economica, culturale,  che ormai è talmente corrotta e marcia che appare come un’unica, sola, grande  società d’affari (sporchi), o meglio, una associazione a delinquere, una sorta di Banda Bassotti che controlla il Paese.

Ma il premier Renzi, quello che vive in un suo mondo parallelo dove, circondato da belle statuine e da compiacenti servitori, regna incontrastato, fa finta di essere del tutto  estraneo a questo tsunami di escrementi maleodoranti. Lui guarda tutti dall’alto, con sdegno, lui sta mocciosamentetre metri sopra il cielo“, guarda dall’alto il popolo dei mortali e grida “Che schifo…”, poi si volta e, per mostrarsi attivo e propositivo, continua a ripetere tre volte al giorno che lui “cambierà l’Italia”. Ancora stiamo aspettando di vederla cambiata (in meglio, si spera), ma  lui pensa di cavarsela con le solite dichiarazioni quotidiane da libro dei sogni. Promette, annuncia, fra una slide e l’altra annuncia e promette e così tira avanti prendendo per i fondelli (a Firenze dicono così, dalle nostre parti si dice…prendere per il culo) gli ingenui, i giullari di corte, i miracolati di regime e quelli che accorrono festanti alle sue riunioni conviviali organizzate per finanziare il PD,  felici di pagare mille euro per un piatto di pennette (nemmeno tanto buone, a quanto dicono), sperando di entrare nelle grazie del ducetto di Rignano e di  intrecciare relazioni proficue con gli altri commensali.

E’ l’evoluzione del sistema. Una volta i compagni si finanziavano con le feste dell’Unità e la vendita delle salamelle ai proletari, alla classe operaia.  Ora si sono evoluti, all’americana, organizzano “Leopolde“, dove si discute di tutto e di niente, ma la gente si illude di partecipare alla vita politica,  e ci si finanzia con cene d’affari per banchieri, capitani d’industria, manager e ricchi borghesi radical chic ansiosi di mostrare quanto sono “de sinistra” e progressisti. I vecchi proletari non possono partecipare, perché non possono permettersi di pagare una cena mille euro e perché non hanno l’abito adatto. E meno male che sono “democratici“!

Ma non è il solo a sentirsi innocente e fuori dalla melma. Ieri anche il Presidente Napolitano, quello che fa politica da 60 anni, che è entrato in Parlamento a 30 anni e non ne è più uscito, quello che ha partecipato attivamente come esponente di primo piano del PCI/PDS/DS/PD a tutte le vicende nazionali del dopo guerra, quello che si sforza di mostrarsi super partes, quello che sembra nato ieri, puro ed innocente come un neonato, quello che non passa giorno che non dispensi perle di saggezza senile, anche lui “tre metri sopra il cielo“, quello… ieri, tomo tomo e cacchio cacchio (come direbbe Totò) se la prende con chi contesta il totale degrado della politica nazionale e afferma indignato “Antipolitica patologia eversiva, ma la politica deve recuperare moralità“.

Oh, bella, ma guardi Presidente che la vera e gravissima patologia dell’Italia è proprio la politica, di cui Lei è la rappresentazione più alta, non chi la contesta. Gli eversivi sono i politici corrotti, non chi ne denuncia le malefatte. E se proprio si voleva recuperare la moralità, Lei e tutta la “Casta” dei casti e puri di cuore avete avuto decenni di tempo per farlo. Ma stranamente, quando scoppia l’ennesimo scandalo, cadono tutti dal pero.  Dopo decenni di vita politica attiva, non si sono mai accorti di nulla, non c’erano e, se c’erano, dormivano. Per fortuna, sempre ieri, gli ha risposto a stretto giro di posta, anzi di agenzia, una nota dei vescovi: “Un corrotto è più eversivo di un anti-politico onesto“. Tieh, piglia, pesa, incarta e porta a casa!

Ma naturalmente, purtroppo, non sono solo i politici a partecipare al lauto banchetto della corruzione istituzionalizzata. Spiace dirlo, ma sembra che gli italiani la corruzione ce l’abbiano nel sangue. Praticamente non c’è settore che ne sia fuori. O si fa già parte della allegra comitiva di corrotti e corruttori, oppure ci si ingegna in tutti i modi, leciti e meno leciti, per entrare in quel mondo  e banchettare insieme all’allegra Banda Bassotti in versione italica.  Non è questione di sapere chi ruba, ma solo di sapere quanto ruba, perché l’entità del furto è direttamente proporzionale alla posizione sociale, agli incarichi ricoperti, alle occasioni favorevoli ed alle opportunità offerte.

L’occasione fa l’uomo ladro“, recita un vecchio proverbio. Ma oggi, grazie al progresso, i ladri sono talmente organizzati che quando l’occasione non c’è se la creano, la inventano. Arrivano migliaia di migranti? Ecco l’occasione buona per inventarsi l’affare. Tutti pensano che si tratti solo di accogliere dei disperati offrendo un letto ed un pasto caldo. Insomma, un’operazione umanitaria svolta da volontari. Ma i fantasisti della truffa ci vedono l’affare e ne fanno un’occasione per aggiudicarsi i contratti di gestione delle strutture di accoglienza per Rom e immigrati, portando a casa milioni di euro.

Tutto può essere sfruttato per creare il giro d’affari. Il denominatore comune, la chiave che apre tutte le porte è una: la bustarella, la tangente, la mazzetta. La bustarella è irresistibile, ci cascano tutti, è “una proposta che non si può rifiutare“, come diceva il Padrino. E non c’è settore che ne sia immune. Perfino sulla salute si riesce a speculare. Ecco l’ultimissima di ieri: “Sardegna; tangenti per le protesi acustiche, due arresti“. Bisognerebbe cambiare la Costituzione: “L’Italia è una Repubblica fondata sulle tangenti“. Voi penserete che, per fortuna, ci sono le forze dell’ordine (polizia, carabinieri e guardie di finanza) che vigilano e combattono la corruzione e le tangenti. Illusi, allora guardate questo video: “Tangenti; arrestati due ufficiali della Guardia di Finanza“. E ci fermiamo qui perché l’elenco sarebbe lunghissimo. Se, però, siete curiosi e volete accertarvi del reale livello di corruzione, basta fare una piccola ricerca su Google, digitare “tangenti” e compariranno circa 700.000 voci. Buona lettura.

Così, basta sfruttare le occasioni giuste e chiunque può cominciare a rubare. Il piccolo bottegaio ruba sul peso, piccoli artigiani rubano sul prezzo dei lavoretti domestici, borseggiatori e ladri di galline rubano qualcosa al mercato o ti sfilano il portafoglio, gli operai rubano utensili e materiali nelle fabbriche, dipendenti pubblici incassano bustarelle per accelerare le pratiche, funzionari e dirigenti pubblici incassano cospicue tangenti proporzionali all’entità degli appalti e concessioni e i grandi finanzieri che controllano l’economia mondiale rubano miliardi di dollari con affari sporchi e speculazioni finanziarie. E talvolta (Vedi l’ultimo scandalo di Mafia Capitale e delle Coop di Buzzi), fanno affari d’oro e incassano milioni di euro spacciandosi per operatori del sociale impegnati in attività umanitarie (Bassotti romani).

Non bisogna nemmeno cadere nel solito stereotipato concetto dei ricchi cattivi e disonesti e dei poveri buoni ed onesti. I poveri sono solo quelli che aspettano e sperano di diventare ricchi e cattivi, ma  non hanno ancora avuto l’occasione buona.  Ecco perché, forse, bisognerebbe modificare leggermente quella famosa, e tristemente vera, frase di Prezzolini. La verità è che gli italiani si dividono in onesti e disonesti. Gli onesti sono coloro che ancora non hanno avuto l’occasione e l’opportunità di diventare disonesti.

Vedi:

– “Re Luigi e la carrozza“.

– “La COOP sei tu? No, grazie; Coop sarà lei

Non si può fare a meno di ricordare “Tutti dentro“, un film del 1984, allora stranamente profetico ed oggi attualissimo; sembra la cronaca degli ultimi avvenimenti.

Blog, frati e misticanza

Che relazione c’è fra il New York Times, i frati di Assisi e l’insalata mista? Vediamo. L’informazione è uno dei miei argomenti preferiti e, data la sua influenza spesso determinante nella creazione dell’opinione pubblica,  dovrebbe essere oggetto di particolare attenzione da parte di chi ha la responsabilità di governo. Ma forse  a chi detiene il potere va bene così com’è perché sa benissimo come usare i media per i propri fini. I cittadini, invece, non conoscendo i metodi ed i trucchi usati dai persuasori occulti che gestiscono i media, sono del tutto indifesi.

Ne parlo spesso in maniera critica per evidenziare certi  meccanismi perversi e subdoli che si nascondono dietro la facciata del “diritto di cronaca” e la libertà di stampa. L’informazione è usata ed abusata non sempre in maniera chiara e trasparente. Spesso, dietro la facciata dell’informazione, della cronaca, del servizio pubblico, della libertà di stampa, si celano scopi alquanto discutibili: manipolazione dell’opinione pubblica, propaganda politica, pubblicità occulta, creazione di miti, idoli, modelli e stili di vita (vera e propria operazione commerciale che è funzionale al lancio ed alla diffusione di alcuni prodotti) o pura e semplice operazione editoriale al solo scopo di creare profitti, indipendentemente dalla qualità dell’informazione. In quest’ultimo caso, poco conta l’utilità delle notizie. Conta riempire le pagine e, usando richiami forti per incuriosire i lettori, vendere più copie possibile. Come dicevo anche di recente, il 90% delle notizie sono del tutto inutili. Solo un 10% può essere di qualche utilità.

Ecco il punto; l’utilità dell’informazione. E’ davvero un segno di progresso e miglioramento della conoscenza il fatto che ogni giorno siamo inondati da migliaia di news provenienti da ogni angolo del mondo, su argomenti e fatti che non cambiano una virgola della nostra esistenza e non accrescono di una virgola la nostra cultura o le nostre conoscenze specifiche, né hanno una qualche utilità per la nostra attività professionale? Esempio pratico. Vi interessa sapere che ieri, al bar dello sport di Trascagheras, Cicittu concheddu ha perso una partita a scopa con Balloi susuncu ed ha dovuto pagare da bere? Immagino che l’interesse sia zero. Ecco, la maggior parte delle notizie che leggiamo ogni giorno su giornali, riviste, internet, sono di questo tipo. Al massimo possono interessare gli amici di Cicittu e Balloi.

Bene, fatta questa premessa, passiamo alle notiziette del giorno.

Il New York Times chiude i blog (Vedi Tiscali news). Si tratta di blog tenuti da giornalisti dello stesso quotidiano, all’interno del sito. Un’appendice delle pagine ufficiali, un luogo dove i giornalisti possono scrivere più liberamente  e senza troppi vincoli. Ormai anche i quotidiani nostrani hanno questi spazi riservati ai blog tenuti dagli stessi giornalisti. Ma che senso ha che un giornalista che già scrive su un quotidiano abbia anche un suo blog personale, all’interno dello stesso giornale? Mistero. Ma la questione è se questi blog siano o non siano utili. Ecco perché il NYT si è posto il problema ed ha deciso di chiudere la maggior parte dei propri blog. Succede, infatti, che un blog deve essere seguito e per farlo, si finisce per inserire notizie inutili o quasi, giusto per aggiornare il blog e riempire le pagine. Ma niente di drammatico, anzi, secondo i dirigenti del quotidiano, migliorerà la qualità dell’informazione, perché “i lettori saranno contenti e la qualità del Times migliorerà perché i giornalisti non saranno costretti a riempire artificialmente il blog con contenuti artificiali o di scarsa rilevanza“. Appunto, ed io cosa dico da anni?

La questione dell’utilità o meno dell’informazione è così rilevante che, dopo il New York Times,  lo hanno notato perfino i frati francescani di Assisi. Ecco, infatti, una breve news LaPress di stamattina: “Appello frati Assisi a Facebook: rafforzare “Mi piace” con “Mi è utile“. I nostri fraticelli, poveri e snelli, devono essere assidui frequentatori dei social network. Così hanno deciso di scrivere direttamente al patron di Facebook, Mark Zuckerberg, per fare una proposta: “Perché non rafforzare il ‘Mi piace’ con ‘Mi è utile’ per segnalare e far propri certi contenuti della rete – articoli, video, foto – sottolineandone l’importanza agli amici con i quali si è in contatto?”. Ottima idea. Ma, soprattutto, evidenzia il vero problema dell’informazione ai tempi di internet: l’utilità o meno di tutto ciò che passa in rete. Non seguo facebook, ma so che diventa una specie di gara ad avere più amici e che il successo (?) si valuta anche in base a quanti “Mi piace” vengono registrati.

Ma la differenza fra “Mi piace” e “Mi è utile” è fondamentale. E’ la stessa differenza fra ciò che è necessario e ciò che è superfluo, fra le inutili gossipate del giorno e le notizie davvero importanti per i cittadini. Ma noi oggi stiamo creando una società che è fondata sull’immagine, sull’apparenza, sul vuoto culturale, sulla forma più che sul contenuto, sull’apparenza più che sulla realtà. Abbiamo sostituito il necessario e l’essenziale con il superfluo, la persona reale col suo avatar, la vita reale con la realtà virtuale. Basta guardarsi intorno per rendersi conto che la stragrande maggioranza di tutto ciò che quotidianamente ci passa sotto gli occhi è del tutto inutile ed ininfluente. Mi sa che hanno ragione i fraticelli di Assisi.

Vediamo ora una dimostrazione pratica di questo genere di notizie che sembrano non avere altro scopo se non quello di riempire le pagine e di far guadagnare la pagnotta a giornalisti che, invece, potrebbero impiegare meglio il loro tempo e le loro energie e, soprattutto, in maniera più utile per la società. E’ solo una delle tante che riempiono ogni giorno i TG, i siti in rete, giornali, forum, blog e agenzie di stampa.

La cosa più semplice da preparare in cucina, dopo il panino con salame, è l’insalata. O almeno questo è ciò che può pensare la gente comune. Finché qualcuno che non ha di meglio da fare (e per portare a casa la solita pagnotta), non decide di complicarci anche questa elementare e semplicissima insalatina mista, che ognuno fa a piacere secondo i propri gusti, con le verdure ed il condimento che preferisce. Ci pensa il solito Corriere con una rubrica dedicata alla cucina e che due giorni fa lanciava un titolo allarmistico: “I 7 errori più comuni che rovinano l’insalata”. Oddio, e quali saranno i gravissimi errori nel preparare l’insalata? Il primo, gravissimo, è quello di prepararla sempre con le solite cose, quelle che conosciamo e che ci piacciono. Fate la solita insalatina di lattuga? Magari aggiungete qualche pomodorino? Condite con sale, olio e aceto? Errore. Bisogna variare i componenti, fare la “Misticanza” (o mesticanza) che significa miscuglio, miscela, mescolanza. Se siete romani o laziali o siete in zona, forse sapete cos’è (pare che si tratti di un’usanza romana). Altrimenti, se vi trovate nelle valli tirolesi o nelle assolate campagne della  Marmilla, forse avete qualche dubbio. Ma il Corriere dice che è assolutamente necessario conoscerla e prepararla e non accontentarsi della solita insalatina: “Vietato accontentarsi invece, e accanto alle lattughe e alle indivie più comuni, meglio cercare erbette di stagione, la misticanza, non lesinare nel cercare produttori (o commercianti) che amino differenziare.”.  Chiaro?  Già, ma cos’è questa benedetta Misticanza? Nessun problema, oggi in rete si trova tutto. Basta una breve ricerca ed ecco svelato l’arcano “La misticanza romana; cos’è e come si prepara“. Semplicissima, pochi ingredienti (devono esserci tutti per una perfetta misticanza) che non mancano di sicuro in ogni casa italiana. Eccoli: Indivia, rucola chiamata rughetta, crescione, pimpinella, cicoria selvatica, finocchio selvatico, erbanoce, caccialepre, cresta di gallo, porcellana, tarassaco (pisciacane in dialetto), erba stella, porcacchia, raperonzoli, crespigni, la minutina, la papala (papavero), la barba di frate, il cerfoglio, l’orecchio d’asino. Volendo, aggiungete anche dei fiorellini di campo. E guai se manca anche solo una di queste erbette, vi rovinerebbe la misticanza.

Facile, no? Chi è che non ha in casa, a portata di mano,  tutte queste erbette? E se non le avete poco male, ve le procurate. Signora Gavina, lei si trova ad Aggius, vuole preparare una insalatina veloce per pranzo, ma non ha tutte le erbette per fare la “Misticanza“? Non c’è problema, va ad Olbia, prende il primo volo del mattino per Roma (solo lì può trovare quella originale),  così, forse,  è di ritorno per il pranzo.  Una volta nella capitale, cerchi di introdursi nell’ambiente della mala, perché solo lì potrà reperire le erbette giuste, e si rivolga al puscher della Misticanza. E’ roba che si vende di nascosto, come la droga. Più facile trovare l’eroina che la “Misticanza”. Una volta recuperata la giusta miscela  di erbette (stia attenta che ci siano tutte, altrimenti la Misticanza non viene bene, e che la barba di frate sia proprio di frate e non di un jihadista islamico di passaggio), ora prenda un taxi per Fiumicino, salti sul primo volo per Olbia, torni ad Aggius e prepari finalmente la sua bella Misticanza. Facile, no?  Magari le costa un po’, ma vuole mettere la soddisfazione di fare un’insalata a regola d’arte, secondo i consigli del Corriere?

Fondamentale, quindi, la “Misticanza” nella preparazione di pasti semplici e veloci. Veloci, si fa per dire, a parte la disperata ricerca su e giù per i  colli romani per trovare la barba di frate, la cresta di gallo  o la porcacchia. A parte il fatto che a casa vi aspettavano per pranzo, con l’insalatina fresca, e dopo  tre giorni di assenza,  dandovi per dispersi,  chiedono l’intervento di pompieri e protezione civile per rintracciarvi, con o senza misticanza. A parte questo, ci sono altri preziosi consigli per le vostre insalate. Per esempio, come usare l’insalata “Iceberg” nella preparazione della “widge salad“, classica ricetta di Canicattì e della Val Camonica. O ricordarvi che la verdura bisogna lavarla. Ma va? E ancora che bisogna dare una spruzzata di sale e poi condire a piacere con olio e aceto. Chi l’avrebbe mai immaginato! E non vi venga in mente di usare le posate da insalata per mescolare le verdure durante il condimento; errore gravissimo, bisogna usare le mani!

Ecco un perfetto esempio di articoli scritti per riempire le pagine, con notizie che non sono notizie o consigli strampalati con ricette improponibili ed irrealizzabili. Ma chi è che conosce tutte quelle erbe elencate per la “Misticanza” e chi è che le ha in casa o riesce a procurarsele  senza ricorrere ai servizi segreti, alla mafia o alla CIA ?  La dimostrazione dell’inconsistenza di questo tipo di “informazione” (?) è che questo pezzo non è nemmeno firmato; forse si vergognano.