Quote nere, rosa e varie

Anche gli Oscar del cinema sono razzisti. Lo sostiene il regista Spike Lee, annunciando che non parteciperà alla cerimonia della consegna dei premi in segno di protesta per la mancanza, fra i designati all’Oscar, di attori neri. La protesta si allarga e sono già molti ad aver espresso la propria adesione; non solo artisti neri, ma anche  bianchi, come Michael Moore (dove c’è da protestare lui c’è sempre, a prescindere dal motivo: l’importante è protestare). Protestano tutti, bianchi e neri. Quelli bianconeri, invece, protestano solo quando perde la Juventus.  

Oplà, e anche questa è fatta. In realtà non è che i neri sono completamente assenti fra quelli selezionati per la designazione, sono in minoranza. E questo basta e avanza a far gridare al razzismo (Accademy razzista). Bisogna dire, però,  che esiste un premio “Black Entertainment Television“, che ogni anno viene assegnato ad artisti neri. Ma in quel caso nessun bianco protesta o si sente discriminato. La cosa non è reciproca. Se premiano i neri è perché sono bravi, se premiano i bianchi è perché sono razzisti. In perfetto stile politicamente corretto. Ormai in qualunque settore di attività umana deve regnare l’uguaglianza, le pari opportunità e, per evitare discriminazioni, deve essere garantita la partecipazione a tutte le categorie a rischio, o meglio protette, quelle che sono “un po’ diverse” dalla norma. Così, dopo l’invenzione delle “quote rosa“, a garanzia della riserva di posti per le donne, arriveranno anche le “Quote nere“, per garantire ai neri la presenza in tutte le possibili graduatorie, classifiche, e premiazioni. A prescindere, ovviamente da valutazioni di merito che sarebbero discriminanti.

Sembra di vivere in una commedia dell’assurdo, ma è quello che sta succedendo nel mondo, da quando ha preso piede la cultura del politicamente corretto. La cosa strana è che, come è facile verificare ogni giorno, non c’è film, fiction, telefilm, serie televisiva di produzione americana, in cui non compaiano interpreti neri. Anzi ci sono stati, e ci sono ancora , film, fiction e serie televisive interpretate quasi esclusivamente da interpreti neri.

Due esempi, ma l’elenco è lungo, di serie televisive di grande successo anche da noi negli anni ’80: I Jeffersons, ed I Robinson (nella foto). E non perché i neri siano particolarmente bravi, ma per una semplice questione di cassetta, di ritorno economico. Gli americani non fanno niente a caso; tutto per loro è condizionato dal mercato, dalla ricerca del successo commerciale, dal profitto, unico parametro comune a qualunque prodotto venga proposto. Cinema e televisione non fanno eccezione. Anzi, per venire incontro ai gusti ed alle aspettative di un pubblico più vasto possibile, non mancano di inserire personaggi di colore, latinos, asiatici, spesso anche in ruoli di primo piano, e di raccontare storie in cui sono protagonisti.  

Questo gratifica il pubblico delle minoranze etniche (che, nel complesso, sono  una presenza massiccia negli USA) per il quale l’identificazione in quei personaggi costituisce una specie di rivalsa, di nemesi. Ecco perché si vedono tanti neri nelle fiction americane. Si può quasi pensare che debbano essere presenti per accordi contrattuali: e non è detto che non esista davvero una simile norma.  Stessa motivazione è alla base di tutta la produzione cine-televisiva degli ultimi anni che tocca argomenti, storie e personaggi del mondo gay. Pensate che lo facciano perché hanno a cuore il tema dell’uguaglianza, dei diritti umani e balle varie? No, forse in parte c’è anche quella motivazione, ma lo scopo principale è quello di sfruttare un tema che è di moda, stimola la curiosità, attira il pubblico e produce profitti. Per lo stesso motivo anche da noi, in cinema e TV, nel prossimo futuro saranno sempre più frequenti le presenze di personaggi gay, neri, migranti, musulmani, e storie relative.

Non possono certo dire che non abbiano spazio nel mondo dello spettacolo. Anzi, la loro presenza è costante e massiccia. Ma se non ci sono neri candidati all’Oscar si grida alla discriminazione: è razzismo. Bene, allora prepariamoci alle “Quote nere“, così gli artisti neri saranno premiati per forza, non per la bravura, ma per legge. Così come succede con le “Quote rosa“, grazie alle quali, in certi organismi pubblici e nei consigli di amministrazione di aziende quotate in Borsa, deve essere presente, per legge, una certa percentuale di donne. Non perché siano particolarmente brave e capaci, ma semplicemente perché sono donne. Ancora devono spiegarci la ratio di questo principio, ma così è. Non sarebbe male prevedere che in questi organismi, oltre a quelli nominati per “diritto di quota“, ci siano anche persone capaci, oneste e competenti (Speranze perdute). Comunque, il mondo fa sempre schifo, però almeno lo fa in rosa. E’ un bel progresso; no?

Ma perché tutelare solo i neri? E gli altri sono figli di nessuno? Se dobbiamo combattere la discriminazione facciamolo per tutti. Quindi prevediamo anche “Quote etniche” riservate per asiatici, arabi, esquimesi, pellerossa, zingari e meticci di ogni provenienza. Subito dopo, però, insorgeranno le associazioni gay (in continua crescita come numero e potere) per denunciare la discriminazione nei loro confronti. E si dovrà procedere anche all’istituzione di “Quote gay“. E volete che le lesbiche stiano a guardare? No, vorranno le “Quote lesbiche“, così come i transessuali vorranno le “Quote trans“. Ma anche i bisessuali vorranno le loro belle “Quote bisex“. Forse anche i vegetariani chiederanno le loro “Quote verdi“.

E sarà tutto un proliferare di categorie che sentendosi discriminate, chiederanno per loro una riserva di posti. Saranno le nuove categorie protette; avranno un punteggio particolare in relazione alla loro categoria di appartenenza, ed avranno una percentuale di posti riservata in tutti i concorsi pubblici, nelle selezioni, casting, premiazioni, a teatro, negli stadi, nei trasporti, nei ristoranti, in spiaggia e perfino nei parcheggi. Insomma il mondo sarà suddiviso in zone ed aree riservate.  Tutti avranno le loro belle “Quote” riservate. Tutti, eccetto i cretini. Già, perché essendo cretini non gli verrà nemmeno in testa di chiedere le “Quote cretini“; altrimenti non sarebbero cretini. A pensarci bene, però, non le chiederanno per una ragione semplice; perché in realtà i cretini non solo le loro quote le hanno già, ma sono essi stessi gli artefici dell’invenzione delle quote; una stronzata simile, infatti, possono pensarla solo degli emeriti cretini. Sì, deve essere questa la spiegazione. Del resto, basta guardarsi intorno, vedere come si sta riducendo questo vecchio e caro mondo, per avere il forte e fondato sospetto che sia governato da cretini.

Colori misteriosi

La prima notizia curiosa del mattino è questa riportata nel box sotto.

Chi vuole approfondire la notizia clicca sul titolo,  legge l’articolo, guarda il video e magari scopre l’arcano. Ma se uno  non ha molto tempo a disposizione, si limita a dare uno sguardo veloce alla pagina, legge un po’ distratto  e si ferma al titolo, resta un forte dubbio. La cosa certa che si ricava dal titolo è che  a St. Louis la polizia ha ucciso un ragazzo di colore e che, per la delizia degli appassionati del genere,  c’è anche un video in cui si mostra la dinamica del fatto. Ma poiché non ci sono ulteriori precisazioni, si potrebbe pensare che a St. Louis i ragazzi abbiano l’abitudine di circolare dipinti di verde pisello, rosso pompeiano, ocra, blu di Prussia etc. Insomma, a St.Louis se ne vedono di tutti i colori. Ecco perché sorge il dubbio e viene spontaneo chiedersi “Ma di che colore è un ragazzo di colore?”. Boh, misteri cromatici!

Presidente ideale

Non c’è dubbio che Barack Omaba, primo presidente nero della storia degli USA,  sia stato un presidente che ha rotto con tutti gli schemi del passato. Ma sembra che sia solo l’inizio; altre rotture verranno. Lo dice, per esempio, la stessa First Lady Michelle, quella che non perde occasione per ritagliarsi spazi mediatici e per intervenire anche quando dovrebbe tacere. La First lady più presenzialista e garrula mai vista alla Casa Bianca.

Gli Stati Uniti sono pronti per una donna presidente“, ha dichiarato di recente alla stampa. Sempre più difficile. Dopo un presidente nero, una presidente donna. In verità vorremmo suggerire alla First lady una proposta per essere ancora più di “rottura“. L’ideale, per rompere davvero, contro tutti i pregiudizi di razza, genere, gusti sessuali, religione, etnia, cultura e orientamento politico, sarebbe eleggere un presidente che sia donna, ma sia anche nera (ormai essere neri è un vantaggio; si può diventare anche ministri, come la Kyenge). Meglio ancora se donna, nera e lesbica (anche essere lesbo, gay o trans costituisce titolo di merito e favorisce la carriera; vedi Vendola, Crocetta, Concia, Scalfarotto, Luxuria…). Ma ancor più di rottura sarebbe un presidente donna, nera, lesbica, musulmana (meglio se di scuola integralista) e con qualche antenato zingaro. La perfezione sarebbe, quindi, un presidente che sia donna, nera, lesbica, musulmana con ascendenze zingare e fan di Al Qaeda. Il massimo.

Priorità

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

Berlusconi e gay.

Essere gay non conviene. I gay sono pochi, un’esigua minoranza, si accoppiano fra loro e, quindi, c’è poca scelta e troppa concorrenza. Ed i più prestigiosi sono tutti già occupatissimi: lavorano in televisione,  dirigono giornali, fanno i governatori, organizzano sfilate di moda. Le donne, invece e per fortuna, sono tantissime, più della metà della popolazione. Ne consegue che, se ti piaccono le donne, per male che vada una la becchi. Quindi, essere eterosessuali conviene; c’è più scelta. E’ una verità evidente, avvalorata dalla statistica e, pertanto, possiamo considerarla quasi come una verità scientifica. Ma stranamente non si può dire.

Ora, al di là delle battute, bisogna ricordare che a livello europeo è stata già approvata una norma (prima o poi sarà recepita anche dall’Italia) che punisce qualunque forma di discriminazione di tipo religioso, etnico e sessuale e individua diverse fattispecie di reato. Così è punibile non solo la discriminazione, ma anche qualunque forma anche verbale di giudizio critico nei confronti di quelle categorie “protette“. E’ facile immaginare che, visti i tempi, anche dire semplicemente che “Non mi piacciono i gay“, rientra nelle fattispecie previste. Quindi se vi azzardate ad esprimere una simile opinione potete passare guai seri e, magari, finire in galera. Insomma, i gay devono piacere per forza, anzi, “per legge“.

Così, se Berlusconi si azzarda a dire che “Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay…”, scoppia il finimondo. Insorge l’opposizione, l’Arcigay e tutti i moralisti della domenica che, curiosamente, sono in servizio anche nei giorni feriali. Perché tanto scandalo? Ovvio, perché, come dicevo di recente, ormai esistono delle categorie di “Intoccabili“: neri, musulmani e gay. Intoccabili perché se ne può parlare solo bene. Guai a sollevare, anche sommessamente e velatamente, qualche dubbio, perplessità o riserva. Non si può  nemmeno fare dell’umorismo, satira o fare delle battute. Niente di niente. O ne parli bene o devi tacere. Altrimenti sei subito bollato come omofobo, xenofobo, razzista. Esiste su queste categorie un divieto assoluto di critica..

E quelli che, un giorno sì e l’altro pure, si strappano le vesti per rivendicare il diritto di libertà di pensiero sancita dall’articolo 21 della Costituzione? Tutti in ferie, o non ci sono e se ci sono dormono. Si svegliano solo quando devono difendere la libertà di pensiero di Santoro, Travaglio, la satira a senso unico della Dandini & C. e di quelli che attaccano, sbeffeggiano, ridicolizzano e insultano Berlusconi. Già, perché insultare quotidianamente il premier è libertà di parola. Dire, invece, che si preferiscono le belle ragazze all’essere gay è un gravissimo insulto. Certo che in Italia abbiamo uno strano modo di interpretare la Costituzione. E’ elastica, malleabile, duttile, si presta ad essere usata in modi diversi, secondo le circostanze e le persone a cui si applica. In Italia anche la Costituzione è “Ad personam…”.

I sardi sono razzisti?

Già da ieri la notizia campeggiava in tutti i siti di informazione, e c’è ancora oggi: “Cori razzisti a Cagliari“. La partita Cagliari – Inter è stata sospesa dall’arbitro, per tre minuti, perché i tifosi facevano “Buuh…” ogni volta che il camerunense Eto’o toccava palla. L’allenatore Bisoli ed il presidente Cellino dichiarano di non essersi accorti di nulla. Evidentemente non dovevano essere cori poi così violenti. Ma basta qualche fischio ad Eto’o e diventa “razzismo“. Oggi, In Italia, basta che tu guardi storto il marocchino che, per la decima volta in una mattinata, cerca di venderti l’accendino al parcheggio e sei “razzista”. Non c’è scampo.

Si dimentica di precisare, in questo caso specifico, che i fischi dei tifosi cagliaritani all’indirizzo del calciatore dell’Inter, forse, hanno una ragione diversa. Il camerunense, infatti, ha avuto una figlia, Annie, che non ha mai voluto riconoscere, né incontrare, da una ragazza sarda di Iglesias. La paternità è stata accertata solo dopo l’esame del DNA. E pare che, ancora oggi, in pratica il calciatore non se ne occupi affatto. Una questione, inosomma, di “orgoglio sardo”. Ma forse l’arbitro non lo sapeva, oppure ha preferito ignorarlo. Molto più comodo, (e fa più notizia) gridare ancora una volta al “razzismo” e sbatterlo in prima pagina. Già, perché si sa che il tifo calcistico non risparmia contestazioni, specie agli avversari. Quindi è normale (si fa per dire) che, durante la partita, si lancino imprecazioni, insulti e cori, nei confronti dei calciatori o che si innalzino striscioni provocatori e, spesso, anche offensivi. Sì, rientra nella norma del tifo calcistico. Ma solo se rivolto a calciatori bianchi. Se è rivolto a calciatori neri, allora è un fatto gravissimo: è razzismo!

Ma, al di là dell’episodio di Cagliari, viene spontaneo notare come ormai la parola razzismo compaia sui media quotidianamente e per le occasioni più diverse. Sta diventando la parolina magica che sta bene su tutto, è un leit motiv che accompagna l’informazione e che spunta ogni volta che c’è di mezzo un nero, un immigrato, un musulmano. Così le normali liti fra italiani sono semplici liti. Ma se c’è di mezzo un nero diventa, automaticamente, razzismo. Se mandi a quel paese un italiano è solo, al massimo, un insulto. Se lo fai con un marocchino è razzismo. Se qualcuno ti offende e gli dai un cazzotto in faccia è violenza. Se lo fai con un nero è razzismo. Ecco, questo è il concetto di base. Il resto viene da sé. Titoloni sui giornali ed accuse generiche e collettive; gli italiani sono razzisti.

Lo stesso dicasi per i musulmani, di cui bisogna solo parlar bene e garantire tutti i diritti possibili. Se appena appena ti permetti di sollevare qualche dubbio sui problemi creati dall’invasione di immigrati di varia provenienza, sei razzista e xenofobo. Si scatenano le Commissioni europee, l’ONU, il Papa e, ovviamente, la Boldrini con tutta la sinistra al seguito. Stesso atteggiamento riguardo ai gay. O non ne parli, oppure ne devi parlar bene, ammirarli, coccolarli, esaltarne l’intelligenza (!?), ospitarli ovunque in tutti i salotti TV e ribadire la loro “normalità“.

Ma se sono così “normali” perché se ne parla tanto? Mica si ospitano in TV i ragionieri, i geometri, i cuochi, le cassiere, i macellai, per dimostrare che sono persone “normali”. Proprio perché sono normali non fanno notizia e, quindi, nessuno dedica loro spazi sui media. I gay no; dicono di essere “normali”, ma devono andare a ribadirlo in TV. E se devono ribadirlo continuamente significa che, forse, hanno qualche dubbio sulla loro normalità. E se il dubbio ce l’hanno loro, figuriamoci gli altri. Misteri moderni.

Sì, è vero che esiste la libertà di espressione garantita dalla Costituzione, quel famoso art. 21 che tirano in ballo, a proposito ed a sproposito, in ogni occasione, ma solo quando gli fa comodo. Ma quella libertà vale solo per chi è politicamente corretto ( pensiero unico della sinistra). Per gli altri, come dicevo nel post precedente “Gaber vs Santoro” è solo una “Libertà vigilata“. Ci sono, quindi, delle categorie delle quali bisogna sempre e solo parlar bene. Altrimenti sei razzista, xenofobo, omofobo e…fascista (questo ci sta sempre bene). Sono gli “Intoccabili“: neri, musulmani, gay e…Santoro!