La diversità è una ricchezza: dipende

In questi giorni sta passando in televisione uno spot ministeriale  realizzato a cura dell’Autorità per l’infanzia e l’adolescenza: riguarda il tema della diversità intesa come valore e ricchezza. E’ interpretato dai ragazzi protagonisti di “Braccialetti rossi“, una fiction improntata proprio sulla diversità e la tolleranza.

E’ un tema ricorrente sui media, uno dei capisaldi del pensiero “politicamente corretto“. In apparenza è del tutto condivisibile, ma il rischio è che si tratti di un messaggio “civetta”, dietro al quale si celi un fine più ampio e subdolo che, col pretesto della tolleranza, vuole imporre l’accettazione di tutto ciò che può essere non solo diverso, ma anche in contrasto con la nostra cultura ed il sentire comune. Si coinvolge il pubblico con fiction, racconti e rappresentazioni emotivamente coinvolgenti,  per poi far passare, dietro quel messaggio apripista, di tutto e di più. Ho parlato spesso di queste ambiguità mediatiche e del pericolo di una interpretazione distorta dei concetti maldigeriti di diversità e uguaglianza. Per dirlo chiaramente ed in maniera sintetica, con un’espressione che non è molto elegante, ma esprime benissimo il concetto: “La difesa della diversità non giustifica l’esibizione e l’ostentazione di ciò che è contro la morale corrente, la buona educazione ed il buon senso. Anche la merda esiste ed è del tutto naturale. Ciò non significa che la si debba portare a tavola.”. Chi vuol intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Ma visto che sono cose già dette e ridette, tanto vale riprendere un vecchio post di due anni fa su un altro spot del governo dedicato al tema dell’omofobia.

Natura e diversità (settembre 2013)

Circa tre mesi fa è andato in onda in TV uno spot contro l’omofobia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ne ho già parlato nel postDiversamente uguali e ugualmente diversi“. Quello spot riportava, in apertura e chiusura, lo slogan “Sì alle differenze, no all’omofobia” e, dopo aver mostrato alcune persone con caratteristiche diverse (chi è alto, chi è intonato, chi è gay, chi è rosso, chi è lesbica…), concludeva conE non c’è niente da dire“. E fin qui ci siamo; sul fatto che nella realtà ci siano “differenzenon c’è proprio niente da dire. C’è, invece, qualcosa da dire proprio sullo spot, sul messaggio in esso contenuto e sull’interpretazione distorta del significato delle diversità.

In natura la diversità è la norma. L’uguaglianza non esiste (con buona pace dei nipotini di Marianne). Anche gli animali nascono diversi. C’è chi nasce aquila e si libra elegante sulle alte vette delle montagne e chi nasce scarabeo e per tutta la vita continua a rotolare palline di sterco. C’è chi nasce leone e chi gazzella. Chi nasce ape e vola di fiore in fiore succhiando il nettare e chi nasce mosca ed ha una fortissima passione per gli escrementi. Sono tutti diversi e “Non c’è niente da dire”, così va il mondo. Ma non si può convincere un’aquila a rotolare palline di sterco, né un’ape a succhiare merda, né una gazzella a giocare serenamente con un leone. Così ognuno segue la propria strada e, pur essendo tutti diversi e parte della natura, non necessariamente le loro esistenze devono relazionarsi in maniera pacifica ed affettuosa. Anzi, è vero proprio il contrario. In natura non esiste la stasi, è una continua lotta per la sopravvivenza.

Così la gazzella sa benissimo, lo scopre ogni giorno a proprie spese,  che esistono i leoni e che sono parte della natura. Ma, incontrandone uno, sarebbe autorizzata a pensare: “Caro leone, tu sarai anche il re della foresta, sei del tutto naturale e su questo…Non c’è niente da dire. Però, stammi lontano“. Se siamo onesti dobbiamo riconoscere che anche sulle riflessioni della gazzella…Non c’è niente da dire. Certo, gli uomini non sono animali, si dirà. Sono dotati di ragione e non devono seguire gli istinti bestiali. O meglio, bisognerebbe dire che “Non dovrebbero…”. In realtà le leggi della natura valgono anche per l’uomo che della natura fa parte integrante. Il fatto che l’uomo dimentichi questo piccolo dettaglio e pensi di essere superiore a queste leggi, grazie alla sua supposta “intelligenza“, e di poterle stravolgere o piegare al proprio volere, è solo un’illusione, frutto della presunzione umana, che genera mostri ideologici che portano solo sciagure.

L’istinto di sopravvivenza è innato nell’uomo. E’ una specie di campanello d’allarme che ci mette in guardia contro rischi e  pericoli. Scopriamo molto presto che la natura non è costituita solo da bei paesaggi, prati verdi, fiori profumati e teneri cucciolotti. Ci sono delle differenze da tenere bene a mente e da non sottovalutare. Impariamo così a stare alla larga da tutto ciò che può costituire un pericolo. Esistono giardini fioriti dove amiamo passeggiare ed esistono deserti infuocati letali per l’uomo. Esistono mansueti agnellini ed esistono vipere mortali. Esistono frutti dolcissimi ed erbe velenose. Esistono santi e delinquenti. Tutto fa parte della natura e della sua diversità. E su questo non c’è niente da dire.

Il fatto che tutto sia naturale non significa, però,  che tutto sia sullo stesso piano e con lo stesso valore. Impariamo fin da piccoli, grazie all’istinto di sopravvivenza, a diffidare di tutto ciò che non conosciamo e che potrebbe essere potenzialmente pericoloso. Questa diffidenza innata è essenziale per la sopravvivenza della specie. Esistono teneri cucciolotti che amiamo accarezzare ed esistono scorpioni e serpenti a sonagli. Anche serpenti e  scorpioni fanno parte della natura. Ma non credo che qualcuno ami tenerli sul cuscino ed accarezzarli prima di addormentarsi.

La natura è formata da “diversità“. In natura non esiste l’uguaglianza, non c’è niente di uguale, nemmeno due fili d’erba sono perfettamente “uguali“. E’ il trionfo della diversità. Questa estrema diversificazione della natura è “normale“. In natura la diversità è la norma. Ciò non significa, però, che le diversità debbano essere considerate allo stesso modo e con lo stesso valore. Esiste la “normalità” all’interno della diversità. E’ questo piccolo dettaglio che dimentichiamo spesso, quando cerchiamo di definire cosa sia “normale“.

Nel mondo delle aquile è “normale” volare. Nel mondo degli scarabei è “normale” rotolare palline di sterco.  Ovvio che volare non è normale per gli scarabei e per le aquile non è normale rotolare palline. Entrambe le attività sono del tutto “normali” in natura, ma ciascuna è “normale” solo all’interno di un ambito definito; quello delle aquile e quello degli scarabei. Ciò che è normale nel mondo delle aquile non lo è nel mondo degli scarabei e viceversa. Così procede il mondo ed in natura ogni essere vivente sa bene quale sia il proprio ambito e cosa sia, all’interno della propria specie, “normale“. E vi si adegua, istintivamente, naturalmente, senza forzature e senza dubbi esistenziali.

Ci sono alti, intonati e gay, dice lo spot. Ed il senso sottinteso è che non c’è niente di male in queste differenze. Certo, ma quello che non si ha l’onestà di dire è che ci sono anche persone stonate che, incoscientemente, si ostinano a cantare. E nessuno può obbligarci ad ascoltarli secondo il principio che “Non c’è niente da dire“, che tutti sono normali e che essere stonati non sia una colpa. Certo che non è una colpa, però, come direbbe la gazzella al leone…stammi lontano. Ecco l’aberrante conclusione del mito dell’uguaglianza; considerare tutte le differenze come “normali“, metterle sullo stesso piano, attribuire a tutte lo stesso valore e convincerci ad accettarle.

Pur di giustificare l’appagamento dei propri vizi c’è chi addirittura si inventa una sua filosofia personale basata sul “Pensiero debole” e chi, facendosi scudo del concetto di uguaglianza, vuole legittimare l’anomalia biologia e renderla “normale“. E’ una delle prove della stupidità umana. O, se preferite, è la sciagurata conseguenza dell’ideologia nata dal motto “Liberté, Egalitè, Fraternité“, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze.

Già, perché anche la stupidità può generare rivoluzioni. Ed è senza limiti, come dice una vecchia battuta attribuita ad Einstein: “Due sono le cose infinite; l’universo e la stupidità umana. Della prima non sono proprio sicuro“. Ed anche su questo…Non c’è niente da dire!

Vedi

Diversamente uguali e ugualmente diversi

Omofobia, xenofobia, razzismo

Razzismo o cosa?

Voltaire e l’Islam

Ama il prossimo tuo

Banane e razzismo

Carnevale romano

Elogio della diversità

L’odore dell’uomo

Ieri, in uno dei soliti documentari naturalistici che passano in TV,  si mostrava la caccia al cervo. Fra le varie tecniche adottate per avvicinarsi all’animale senza farsi notare si ricordava che bisogna evitare di porsi in condizioni di vento favorevole che porterebbe l’odore dell’uomo verso il cervo, facendolo scappare. E’ un vecchio accorgimento che tutti conoscono, non solo i cacciatori. Gli animali hanno paura dell’uomo e se ne sentono la presenza scappano.

Niente di nuovo,  è risaputo che gli animali hanno un olfatto sviluppatissimo in grado di percepire gli odori anche a grande distanza e, addirittura, riconoscere i diversi odori. Basta pensare al fiuto finissimo dei cani che riescono a seguire le tracce di una persona per chilometri, scovare tartufi sotto terra, individuare la presenza di persone sotto le macerie o riconoscere la presenza di droga anche se occultata perfettamente alla vista. Questo olfatto sensibilissimo permette agli animali di sentire anche a grande distanza la presenza di altri animali e di riconoscerne la specie. E’ questo olfatto che permette ai predatori di scovare le prede ed alle prede di sfuggire ai predatori. E’ un istinto innato fondamentale per garantire la sopravvivenza. E tutto grazie agli odori ed all’olfatto.

Ora viene spontaneo porsi una domanda:  perché l’odore dell’uomo mette in allarme gli animali e li spaventa tanto da farli scappare? Cosa c’è in quell’odore di così pericoloso, malvagio, terrificante che induce gli animali a sentire la presenza dell’uomo, anche se nascosto alla vista,  e li induce a fuggire? Deve essere qualcosa di particolare che caratterizza l’uomo e lo fa distinguere dalle altre specie viventi. E se facciamo tanta paura agli animali, non deve essere qualcosa di piacevole; c’è poco di cui essere fieri.

Tuttavia l’olfatto e gli odori diversi hanno un ruolo essenziale nel regolare i rapporti fra le specie viventi. E’ anche grazie ad essi che si inviano messaggi e si stabiliscono i rapporti più o meno empatici fra le varie specie, compreso l’uomo. Ecco perché sarebbe interessante che i ricercatori si sforzassero di capire meglio cos’è quel “quid” dell’odore umano che spaventa tanto gli animali.

Potremmo scoprire, con sorpresa, che alla base c’è qualche caratteristica genetica che stimola la formazione di un odore particolare che ci identifica come potenzialmente pericolosi. Potremmo scoprire perché spaventiamo gli animali e perché costituiamo un pericolo costante per la salvaguardia della natura e del pianeta. E se fosse tutta una questione di odori? Sì, sarebbe una grande conquista scoprire cosa c’è di così pericoloso nell’odore dell’uomo.

Beh, non esageriamo, forse non è proprio così. O almeno, non del tutto. Ci sono casi di perfetta e pacifica convivenza fra uomini e altre specie viventi. Basta pensare a tutti gli animali che l’uomo è riuscito ad addomesticare e  che ormai condividono la sorte umana da millenni.  Ma si può anche andare oltre. Prendiamo, per esempio, San Francesco. Non solo gli animali non scappavano sentendo la sua presenza, ma addirittura, secondo la leggenda, i lupi lo avvicinavano mansueti come agnellini e gli uccelli si riunivano attorno a lui per ascoltare le sue parole. Ma sono casi rari. E’ evidente che San Francesco doveva avere un odore particolare che rassicurava gli animali. Era il famoso “odore di santità“.

Natura e diversità

Circa tre mesi fa è andato in onda in TV uno spot contro l’omofobia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ne ho già parlato nel postDiversamente uguali e ugualmente diversi“. Quello spot riportava, in apertura e chiusura, lo slogan “Sì alle differenze, no all’omofobia” e, dopo aver mostrato alcune persone con caratteristiche diverse (chi è alto, chi è intonato, chi è gay, chi è rosso, chi è lesbica…), concludeva conE non c’è niente da dire“. E fin qui ci siamo; sul fatto che nella realtà ci siano “differenzenon c’è proprio niente da dire. C’è, invece, qualcosa da dire proprio sullo spot, sul messaggio in esso contenuto e sull’interpretazione distorta del significato delle diversità.

In natura la diversità è la norma. L’uguaglianza non esiste (con buona pace dei nipotini di Marianne). Anche gli animali nascono diversi. C’è chi nasce aquila e si libra elegante sulle alte vette delle montagne e chi nasce scarabeo e per tutta la vita continua a rotolare palline di sterco. C’è chi nasce leone e chi gazzella. Chi nasce ape e vola di fiore in fiore succhiando il nettare e chi nasce mosca ed ha una fortissima passione per gli escrementi. Sono tutti diversi e “Non c’è niente da dire”, così va il mondo. Ma non si può convincere un’aquila a rotolare palline di sterco, né un’ape a succhiare merda, né una gazzella a giocare serenamente con un leone. Così ognuno segue la propria strada e, pur essendo tutti parte della natura, non necessariamente le loro esistenze devono relazionarsi in maniera pacifica ed affettuosa. Anzi, è vero proprio il contrario. In natura non esiste la stasi, è una continua lotta per la sopravvivenza.

Così la gazzella sa benissimo, lo scopre ogni giorno a proprie spese,  che esistono i leoni e che sono parte della natura. Ma, incontrandone uno, sarebbe autorizzata a pensare: “Caro leone, tu sarai anche il re della foresta, sei del tutto naturale e su questo…Non c’è niente da dire. Però, stammi lontano“. Se siamo onesti dobbiamo riconoscere che anche sulle riflessioni della gazzella…Non c’è niente da dire. Certo, gli uomini non sono animali, si dirà. Sono dotati di ragione e non devono seguire gli istinti bestiali. O meglio, bisognerebbe dire che “Non dovrebbero…”. In realtà le leggi della natura valgono anche per l’uomo che della natura fa parte integrante. Il fatto che l’uomo dimentichi questo piccolo dettaglio e pensi di essere superiore a queste leggi, grazie alla sua supposta “intelligenza“, e di poterle stravolgere o piegare al proprio volere, è solo un’illusione, frutto della presunzione umana, che genera mostri ideologici che portano solo sciagure.

L’istinto di sopravvivenza è innato nell’uomo. E’ una specie di campanello d’allarme che ci mette in guardia contro rischi e  pericoli. Scopriamo molto presto che la natura non è costituita solo da bei paesaggi, prati verdi, fiori profumati e teneri cucciolotti. Ci sono delle differenze da tenere bene a mente e da non sottovalutare. Impariamo così a stare alla larga da tutto ciò che può costituire un pericolo. Esistono giardini fioriti dove amiamo passeggiare ed esistono deserti infuocati letali per l’uomo. Esistono mansueti agnellini ed esistono vipere mortali. Esistono frutti dolcissimi ed erbe velenose. Esistono santi e delinquenti. Tutto fa parte della natura. E su questo non c’è niente da dire.

Il fatto che tutto sia naturale non significa, però,  che tutto sia sullo stesso piano e con lo stesso valore. Impariamo fin da piccoli, grazie all’istinto di sopravvivenza, a diffidare di tutto ciò che non conosciamo e che potrebbe essere potenzialmente pericoloso. Questa diffidenza innata è essenziale per la sopravvivenza della specie. Esistono teneri cucciolotti che amiamo accarezzare ed esistono scorpioni e serpenti a sonagli. Anche serpenti e  scorpioni fanno parte della natura. Ma non credo che qualcuno ami tenerli sul cuscino ed accarezzarli prima di addormentarsi.

La natura è formata da “diversità“. In natura non esiste l’uguaglianza, non c’è niente di uguale, nemmeno due fili d’erba sono perfettamente “uguali“. E’ il trionfo della diversità. Questa estrema diversificazione della natura è “normale“. In natura la norma è la diversità. Ciò non significa, però, che le diversità debbano essere considerate allo stesso modo e con lo stesso valore. Esiste la “normalità” all’interno della diversità. E’ questo piccolo dettaglio che dimentichiamo spesso, quando cerchiamo di definire cosa sia “normale“.

Nel mondo delle aquile è “normale” volare. Nel mondo degli scarabei è “normale” rotolare palline di sterco.  Ovvio che volare non è normale per gli scarabei e per le aquile non è normale rotolare palline. Entrambe le attività sono del tutto “normali” in natura, ma ciascuna è “normale” solo all’interno di un ambito definito; quello delle aquile e quello degli scarabei. Ciò che è normale nel mondo delle aquile non lo è nel mondo degli scarabei e viceversa. Così procede il mondo ed in natura ogni essere vivente sa bene quale sia il proprio ambito e cosa sia, all’interno della propria specie, “normale“. E vi si adegua, istintivamente, naturalmente, senza forzature e senza dubbi esistenziali.

Ci sono alti, intonati e gay, dice lo spot. Ed il senso sottinteso è che non c’è niente di male in queste differenze. Certo, ma quello che non si ha l’onestà di dire è che ci sono anche persone stonate che, incoscientemente, si ostinano a cantare. E nessuno può obbligarci ad ascoltarli secondo il principio che “Non c’è niente da dire“, che tutti sono normali e che essere stonati non sia una colpa. Certo che non è una colpa, però, come direbbe la gazzella al leone…stammi lontano. Ecco l’aberrante conclusione del mito dell’uguaglianza; considerare tutte le differenze come “normali“, metterle sullo stesso piano ed attribuire a tutte lo stesso valore.

Pur di giustificare l’appagamento dei propri vizi c’è chi addirittura si inventa una sua filosofia personale basata sul “Pensiero debole” e chi, facendosi scudo del concetto di uguaglianza, vuole legittimare l’anomalia biologia e renderla “normale“. E’ una delle prove della stupidità umana. O, se preferite, è la sciagurata conseguenza dell’ideologia nata dal motto “Liberté, Egalitè, Fraternité“, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze.

Già, perché anche la stupidità può generare rivoluzioni. Ed è senza limiti, come dice una vecchia battuta attribuita ad Einstein: “Due sono le cose infinite; l’universo e la stupidità umana. Della prima non sono proprio sicuro“. Ed anche su questo…Non c’è niente da dire!

Il gattopo

Una volta, molto tempo fa, osservando la natura, l’uomo si rese conto dell’ingiustizia del mondo. Vedeva i leoni inseguire le povere gazzelle, ammazzarle e cibarsene. Ascoltava i lamenti dei poveri topi eternamente costretti a scappare inseguiti dai gatti. Così l’uomo, che era un "animale intelligente", cercò di trovare un rimedio. E volendo eliminare le disparità e l’ingiustizia fra gli animali, decise di intervenire ponendo fine all’eterna lotta fra prede e predatori e pensò che l’unica soluzione fosse quella di creare l’uguaglianza fra le specie.

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Anche i granchi lo fanno.

E’ in testa al sito ANSA. Quindi, è una notizia importantissima da mettere in primo piano. Una di quelle che possono incidere notevolmente sulla vostra vita quotidiana. Di che si tratta? Dell’ennesima grande scoperta, frutto di anni ed anni di ricerche sul campo. Di solito sono gli americani a fare queste lunghe e costosissime ricerche a cura di illustri ed autorevolissimi scienziati. Questa volta, invece, è un’australiana. Sì, ma cosa ha scoperto? Udite, udite…ha scoperto che i granchi fanno sesso.

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Il Gattopo

Una volta, molto tempo fa, osservando la natura, l’uomo si rese conto dell’ingiustizia del mondo. Vedeva i leoni inseguire le povere gazzelle, ammazzarle e cibarsene. Ascoltava i lamenti dei poveri topi eternamente costretti a scappare inseguiti dai gatti. Così l’uomo, che era un "animale intelligente", cercò di trovare un rimedio. E volendo eliminare le disparità e l’ingiustizia fra gli animali, decise di intervenire ponendo fine all’eterna lotta fra prede e predatori e pensò che l’unica soluzione fosse quella di creare l’uguaglianza fra le specie.

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Il mio gatto è agnostico…

Non ho mai sentito il mio gatto pregare, né invocare l’aiuto divino, né porsi il problema dell’esistenza di Dio, né discutere di morale. Eppure i gatti vivono benissimo da migliaia di anni. Significa che si può vivere bene anche senza morale? Oppure esiste una morale, a noi sconosciuta, che regola l’esistenza dei gatti? Ma se i gatti hanno una loro morale, ne hanno una anche i topi? Come si concilia la morale dei topi con quella dei gatti? Nemmeno i fiori del giardino e i ragni che continuano a tessere le loro tele per catturare la mosca quotidiana hanno una morale. E nemmeno le mosche hanno una morale. E se l’avessero non sarebbe certo la stessa morale dei ragni. E nemmeno le stelle in cielo discutono di morale. La natura non discute di morale. Significa che la morale in natura non esiste? Ma allora da dove nasce il concetto umano di morale? Posto che la morale in natura non esiste e che l’uomo è l’unica creatura vivente che postula il concetto di morale, significa che la morale è contro natura?  L’uomo è un’anomalia dell’universo? “Se Dio non c’è, tutto è permesso.” ( F. Dostoevskij)

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