Natale è andato ( e i cretini?)

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Natale con gli ultimi (2016)

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli, Papi e sagrestani. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi dei poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

 Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.
I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma
Un momento durante il pranzo di Natale per i poveri della Comuità di Sant’Egidio alla Basilica di Santa Maria in Trastevere cui ha partecipato anche la sindaca Virginia Raggi. Roma, 25 dicembre 2016. ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini, delinquenti e terroristi sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarli, portargli conforto e sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi ladri e prostitute. Gesù perdona tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore. Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“? Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche e della “vicinanza” del Papa agli ultimi. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure queste parole miracolose che guariscono le malattie e alleviano le sofferenze, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati? Mi sa che sono i terremotati a confortare Mattarella, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta, fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo. Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più si acquisisce punteggio bontà.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status symbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano; più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

beati gli ultimi

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare e consolare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli,  argenteria e tovaglie di lino ricamate a mano.

E via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su malasanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletano ed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Natale multietnico

Sembra che oggi, per essere al passo coi tempi, non si possa fare a meno di essere fautori e sostenitori di una società multietnica, multireligiosa e multiculturale. Altrimenti si è classificati in maniera non proprio positiva (evitiamo gli epiteti più ricorrenti). Insomma, tutto deve essere multiuso, come i coltellini svizzeri. L’altra parolina magica che troviamo ad ogni piè sospinto è “Integrazione”. L’integrazione è la parola d’ordine da inserire in ogni discussione o dibattito politicamente corretto sul futuro dell’umanità; Italia e isole comprese.

Infatti, non mancano ogni giorno le prove documentate (la cronaca ce le riferisce puntualmente), di come proceda l’opera di integrazione tanto auspicata. Ecco alcuni esempi riportati proprio oggi da agenzie e quotidiani.

Bambino Gesù multietnico.
La Procura di Verona doveva avere qualche problema di visibilità. Forse si sentono un po’ emarginati. Non hanno un processo in corso contro Berlusconi, non hanno un pentito che dopo 15 anni ha dei lampi di memoria e ricorda particolari che aveva sempre negato di conoscere, non hanno intercettazioni piccanti da regalare sottobanco ai quotidiani, non hanno una escort che racconti notti infuocate col premier, non hanno nemmeno trans che folleggino con governatori del nord est. Insomma, niente di niente.

Si annoiano e, soprattutto, non fanno notizia. Ed oggi se non sei in prima pagina non sei nessuno. Ecco perché vediamo magistrati molto occupati a fare gli ospiti in TV, rilasciare dichiarazioni non richieste sull’operato del Governo, andare ai comizi, ai cortei, alle manifestazioni di piazza. Hanno bisogno di visibilità mediatica, come i ragazzi del Grande fratello, i tronisti, le ragazze da calendario, le aspiranti veline e gli ospiti di professione in TV.

Oggi, se non appari non esisti, ti vengono le crisi d’identità e si finisce in analisi (è uno status symbol); che oggi fa trend e, per essere alla moda, si va dall’analista per raccontare le proprie vergognose perversioni,  e le proprie paturnie sessuali o fingere ipotetiche turbe psichiche; che ti costano un sacco di soldi.  Oppure, se sei VIP, vai  all’Isola dei famosi (dove, invece, per fingerti naufrago, ti pagano).

Siamo ormai prossimi al Natale. Come consuetudine, si provvede ai soliti addobbi, si prepara l’albero, le luminarie e il Presepe. Anche la Procura di Verona ha allestito il Presepe. Ma, ecco la “trovata” geniale per guadagnarsi la prima pagina, ha fatto il presepe con un Bambino Gesù… nero!

bambino gesù nero

E’ “uno stimolo a ragionare sul significato profondo della solidarietà e della comunanza dei popoli“, afferma il procuratore capo Mario Giulio Schinaia. Se lo dice lui non possiamo non crederci. Chi sarebbe oggi così pazzo da mettere in dubbio le parole di un procuratore? Come minimo si rischia di essere accusati di oltraggio e, ovviamente, di gravissimo attacco all’indipendenza dei magistrati, nonché alla Costituzione (questa ci sta sempre bene, fa impressione sul pubblico).

Stessa idea ha avuto il sindaco di Viareggio, Giorgio Del Ghingaro che, forse in cerca del suo quarto d’ora di celebrità mediatica e confondendo il Natale ed il presepe con il famoso Carnevale viareggino, ha imposto di allestire un presepe con Bambino Gesù nero. Ma, visto che Giuseppe e Maria sono bianchi, ci si chiede: da chi ha preso Gesù? Non sarà che in quel tempo c’erano dei migranti sub-sahariani di passaggio in Palestina? Mistero.

gesù bambino nero Viareggio

Ora, però, ci viene un dubbio. Il Bambino nero l’abbiamo capito, ma cosa diranno tutti i cinesi presenti sul suolo nazionale? Magari la prendono male, come una mancanza di rispetto nei loro confronti. Perché, si diranno, fare un Bambino nero e non fare un Bambino giallo? E perché non un Bambino pellerossa, aggiungeranno alcuni discendenti di Toro seduto?
E siccome, si sa, le proteste sono come le ciliegie, una tira l’altra, ecco che si svegliano anche le femministe che protestano perché Gesù “Bambino” è un maschietto e, come tale, simbolo del potere dominante maschilista e fallocratico. Perché, urleranno a gran voce, non rappresentare anche una femminuccia e chiamarla Gesuina? Non hanno tutti i torti. Se si ascoltano cinesi e pellerossa, perché non le femministe? Ma come accontentarle? La soluzione ci sarebbe: si allarga la mangiatoia e si fanno nascere due gemelli, uno maschietto e una femminuccia.

Ma ecco che interviene Vladimir Luxuria e tutta l’ARCI gay al seguito. Pensare ad una rappresentazione dei soli generi maschile e femminile è antiquato, anacronistico, discriminante nei confronti di gay, lesbo e generi assortiti. La vecchia distinzione è superata. Oggi si parla più genericamente di “Gender“, così si accontentano tutti, senza esclusione; il genere non è ben definito ed ognuno lo prende come, quando e dove vuole (il genere), a piacere. Perché, quindi, non fare anche un Bambino trans?

In compenso hanno realizzato un presepe gay (ci mancava, vero?). Eccolo: “Quando il presepe diventa gay“: “Cameron Esposito, comica e attivista lesbica, sulla propria pagina Facebook, ha condiviso la foto del presepe realizzato da un vicino di casa di Los Angeles in cui si vedono due san Giuseppe vestiti di rosa. “. Pensate che sia un caso isolato? No, ecco un altro esempio in casa nostra: “Piacenza, presepe gay al centro commerciale“. “Tutto qui? No, chissà cosa ci riserva ancora il futuro. Non mettiamo limiti alla fantasia dei cretini.

presepe-gay

Ragazzi, qui l’affare si complica. Ho l’impressione che per accontentare tutti sia necessario riscrivere la storia. Ok, facciamo un parto plurigemellare; quattro maschietti di vario colore (bianco, nero, giallo, rosso), una femminuccia ed un trans. E li sistemiamo tutti in una grande mangiatoia multiscomparto. Contenti? Ora resta da risolvere un altro piccolo problema, quello dei Re Magi i quali dovranno cambiare i loro doni per accontentare tutti i pargoletti. Ma questa è un’altra storia.

Festa delle luci.
In questi ultimi anni abbiamo assistito ad un crescendo di furore multietnico. Si moltiplicano le iniziative tese ad annullare tutti i simboli della nostra identità religiosa, culturale e nazionale; per non turbare la sensibilità degli immigrati di varia provenienza, religione e cultura. Dicono che sia per favorire l’integrazione. In realtà qualcosa sta avvenendo, solo che non è molto chiaro chi si stia integrando con chi. In altri paesi europei sono già in avanzato stato di decompos…pardon, di integrazione. Noi stiamo tentando di raggiungerli, a fatica, in ritardo, ma con molto impegno.

Per esempio, è l’ultima della giornata, in una scuola elementare di Cremona tanto per non perdere tempo ad abolire il presepe ed i canti natalizi, hanno abolito direttamente il Natale che è diventato “Festa delle luci”. Niente Natale, né canti, né presepe, né albero; solo un lumicino in mano e via. Beh, si stanno adeguando. In Inghilterra già da alcuni anni il Natale è stato abolito, sostituito da una più generica “Festa d’inverno“. Proprio in questi giorni anche in Olanda (una delle nazioni più avanzate in quanto ad “integrazione”) una scuola ha deciso non solo di abolire presepe, canti e Natale, ma addirittura anche il classico alberello (Albero di Natale vietato – Adnkronos). Sempre, naturalmente, per non urtare la sensibilità degli stranieri che possono avere usanze e tradizioni diverse.

Si dice che la mamma dei cretini sia sempre incinta. Ma ultimamente pare che si stia verificando una strana mutazione genetica a causa della quale non solo la mamma dei cretini è sempre incinta, ma si moltiplicano i casi di parti plurigemellari. Con il risultato che i cretini stanno crescendo in maniera esponenziale.

Capisco le preoccupazioni dei maestri cremonesi. Lodevole il loro intento di non turbare gli animi dei bambini con simboli ormai superati come quelli natalizi. Ora, però, sorge un dubbio. Sostituire il Natale con una festa delle luci mi sembra davvero poco intonato con il desiderio quasi maniacale di non turbare l’altrui sensibilità. Una “Festa delle luci” è un’iniziativa quasi offensiva, un insulto nei confronti di chi quelle luci non può ammirarle: i ciechi, o, come si usa dire oggi, “non vedenti”. Già, per tutti coloro che non possono partecipare ad una festa così luminosa, perché non hanno mai visto la luce e non sanno nemmeno cosa sia, una “festa delle luci” è un insulto. Come mai non ci hanno pensato? Distratti? Oppure hanno la sensibilità a senso unico?

Non ci sono più dubbi che ormai questa società sia omologata al pensiero unico dominante politicamente corretto. Non c’è spazio per chi dissente. Volete una prova? Andate su Google e digitate “Natale multietnico“. Vi appariranno pagine e pagine, 372.000 per l’esattezza,  di siti che inneggiano al multiculturalismo, la società multietnica, pranzi e cene multietniche, tutto rigorosamente multietnico, ma a senso unico, quello buonista e terzzomondista. Sembra che l’ONU e l’UNHCR, si siano accaparrati l’esclusiva dei siti: un trionfo di buoni sentimenti, di accoglienza, integrazione e fratellanza universale alla Bergoglio, quel buonismo di facciata falso, stucchevole e tanto sdolcinato da far venire il diabete. Temo che questo blog, se non è proprio l’unico dissidente, sia uno dei pochi che non sono allineati al pensiero unico di regime. E la cosa non mi dispiace; anzi.

A proposito, ma a non turbare la sensibilità degli italiani, quelli normali, non ci pensa nessuno? No? Allora, tanto per farvi sapere che c’è anche chi non la pensa come voi, sappiate che: con questa storia del multiculturalismo, della società multietnica e del rispetto delle culture e religioni diverse, dell’uguaglianza, del rispetto e accettazione dei diversi, di bislacche teorie gender, ci avete abbondantemente rotto le palle. Quindi vedete di andarvene affanculo voi, il multiculturalismo, la società multietnica, l’uguaglianza, il gender, le feste d’inverno, le feste delle luci, le feste degli alberi, i bambinelli neri, l’integrazione, il razzismo, l’antirazzismo, la xenofobia e quella specie di tumore che vi sta consumando il cervello. Ma non è un tumore, è un accumulo di idiozia. Per il tumore ci sono delle cure, e si può sopravvivere; per l’idiozia non c’è rimedio. Amen.

Bene, visto che siamo in tema di rispetto della sensibilità altrui, voglio anch’io dare un piccolo contributo e qualche suggerimento. Comincerei con l’abolire, oltre al presepe ed i canti natalizi, anche tutti i dolci di Natale, per non creare pericolose tentazioni ai diabetici. Aboliamo pure gli alberi, specie pini ed abeti, per rispetto del verde e degli ambientalisti. Aboliamo pure la strage annuale di agnelli sacrificati al pranzo di Natale, per rispetto agli animalisti ed ai vegetariani. Ma soprattutto, vi prego, aboliamo tutta la frutta secca ed in particolare il torrone, per rispetto a nonna Geltrude (ed a tutte le persone nelle sue condizioni) che ha la dentiera traballante (e non può cambiarla perché con la pensione minima non può permetterselo) e quindi non può gustare quelle prelibatezze. Bando a noci, nocciole, torrone e tutto ciò che crea difficoltà di masticazione. Beh, mi sembra il minimo. No?

                                         Evoluzione del presepe multietnico.

Ieri: Bambino Gesù bianco

Bambino_Gesù_160-c58

Oggi: Bambino Gesù nero

bambino gesù nero

Domani: Gesù bambino E.T.

gesù bambino ET

Auguri ai posteri.

Vedi:

Natale global (2014)

– “Buon natale”? Licenziata. (2008)

Natale; strage degli abeti (2008)

 

Natale è Natale

Natale double face (2005)

Bello il Natale; così bello che non sembra vero. E tutti sono felici. Canti e cori di Natale, luminarie e addobbi di Natale, messa di Natale, mamme e nonne commosse ascoltano i bambini che cantano e recitano poesie di Natale, concerti di Natale, regali di Natale, pranzo di Natale, cenone di Natale, panettone di Natale, pandoro di Natale (par condicio), l’albero di Natale addobbato con le palle (palle di Natale, ovvio, il quale ormai, a forza di vedere le sue palle appese all’albero, si è rotto le palle).
Insomma, a Natale siamo tutti in festa e partecipiamo a questo rito collettivo a base di stucchevole melassa di buoni sentimenti.

Stampa e TV, abbandonando per qualche giorno i resoconti di incidenti, tragedie e morti ammazzati, propongono solo immagini di gente felice e sorridente, strade e negozi vestiti a festa, corse all’ultimo regalo, bambini canterini, adulti commossi, inviati speciali che vanno a scovare pittoreschi presepi nei borghi di montagna, leccornie e ricette tradizionali; un trionfo di “cose buone dal mondo“; roba da far invidia alla Famigliola del Mulino bianco.

Poi, fra qualche giorno, ricominciamo a farci la guerra per un sorpasso, un parcheggio, liti condominiali, uno sguardo non gradito, una parola di troppo male interpretata; insomma ci ammazziamo per “futili motivi”. Ma a Natale no, siamo tutti buoni; o almeno facciamo finta di esserlo. Anche “Spelacchio” l’albero sistemato in piazza Venezia a Roma, nonostante sia stato dichiarato già morto (l’unico albero di Natale che non è arrivato vivo a Natale), non sembra triste. Anche morire per Natale sembra un evento gioioso, si è meno morti.

Ma c’è anche un altro volto del Natale. Accade quando si vedono strade e piazze illuminate da migliaia di luci colorate e si pensa che sia solo uno spreco di energia. Accade quando si vede una folla di persone che corrono ad accaparrarsi i regali e regalini, per farne dono a qualcuno, e non c’è motivo di unirsi alla folla perché non c’è nessuno a cui fare un regalo. Accade quando tutti si scambiano auguri e strette di mano e non si ha una mano da stringere. Accade quando gli unici volti conosciuti ed amati sono quelli di persone scomparse che si vedono nelle foto ingiallite dell’album di famiglia. Accade quando al pranzo di Natale la tavola è apparecchiata per uno. Accade quando si regala qualche moneta ad un barbone, giusto per riceverne in cambio un sorriso. Può accadere così che Natale sia solo un nome diverso di un giorno qualunque. (Quel giorno chiamato Natale 2005)

panchina sola

Natale double face

Bello il Natale; così bello che non sembra vero. E tutti sono felici. Canti e cori di Natale, luminarie e addobbi di Natale, messa di Natale, mamme e nonne commosse ascoltano i bambini che cantano e recitano poesie di Natale, concerti di Natale, regali di Natale, pranzo di Natale, cenone di Natale, panettone di Natale, pandoro di Natale (par condicio), l’albero di Natale addobbato con le palle (palle di Natale, ovvio, il quale  ormai, a forza di vedere le sue palle appese all’albero,  si è rotto le palle).

Insomma, a Natale siamo tutti in festa e partecipiamo a questo rito collettivo a base di stucchevole melassa di buoni sentimenti.

Stampa e TV, abbandonando per qualche giorno i resoconti di incidenti, tragedie e morti ammazzati,  propongono solo immagini di gente felice e sorridente, strade e negozi vestiti a festa, corse all’ultimo regalo, bambini canterini, adulti commossi, inviati speciali che vanno a scovare pittoreschi presepi nei borghi di montagna, leccornie e ricette tradizionali; un trionfo di “cose buone dal mondo“; roba da far invidia alla Famigliola del Mulino bianco.

Poi, fra qualche giorno, ricominciamo a farci la guerra per un sorpasso, un parcheggio, liti condominiali, uno sguardo non gradito, una parola di troppo male interpretata; insomma ci ammazziamo per “futili motivi”. Ma a Natale no, siamo tutti buoni; o almeno facciamo finta di esserlo. Anche “Spelacchio” l’albero sistemato in piazza Venezia  a Roma, nonostante sia stato dichiarato già morto (l’unico albero di Natale che non è arrivato vivo a Natale), non sembra triste. Anche morire per Natale sembra un evento gioioso, si è meno morti.

Ma c’è anche un altro volto del Natale. Accade quando si vedono strade e piazze illuminate da migliaia di luci colorate e si pensa che sia solo uno spreco di energia. Accade quando si vede una folla di persone che corrono ad accaparrarsi i regali e regalini, per farne dono a qualcuno, e non c’è motivo di unirsi alla folla perché non c’è nessuno a cui fare un regalo. Accade quando tutti si scambiano auguri e strette di mano e non si ha una mano da stringere. Accade quando gli unici volti conosciuti ed amati sono quelli di persone scomparse che si vedono nelle foto ingiallite dell’album di famiglia. Accade quando al pranzo di Natale la tavola è apparecchiata per uno. Accade quando si regala qualche moneta ad un barbone, giusto per riceverne in cambio un sorriso. Può accadere così che Natale sia solo un nome diverso di un giorno qualunque. (Quel giorno chiamato Natale 2005)

panchina sola

Emma Bonino in chiesa

Ovvero, il diavolo e l’acqua santa. Emma Bonino, storica esponente radicale e compagna di mille battaglie del fu Marco Pannella, ora fa propaganda a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza con la campagna “Ero straniero: l’umanità che fa bene”,  sostenuta dalla Caritas e da molte associazioni cattoliche con la benedizione del Papa. Curiosi questi radicali, hanno sempre qualche battaglia da combattere. Per loro le battaglie etiche e sociali sono una specie di droga. Hanno bisogno della dose quotidiana. Se gli manca la “buona causa” per cui combattere e scendere in piazza e lanciare appelli, vanno in crisi di astinenza.  Lottano per il sesso libero, per la droga libera, per i delinquenti liberi (L’amnistia è una delle loro storiche battaglie), per l’aborto libero. I radicali vogliono essere liberi. Ma lo sanno tutti che i radicali liberi sono molto dannosi per la salute.

Ma, contrariamente alle sue vecchie abitudini, non si limita a fare i banchetti in piazza, distribuire volantini, fare comizi da un palco, o marciare in testa ad un corteo di femministe abortiste urlando slogan contro il Papa ed il Vaticano. Ora indossa il suo turbantino d’ordinanza, la faccia da vecchia militante radicale e va a lanciare i suoi appelli nella tana del lupo, la chiesa di San Defendente a San Rocco di Cossato: “La Bonino predica in chiesa; a parlare di immigrati“. E la cosa assurda, se non ridicola, è che lo fa con il sostegno e la piena approvazione di Bergoglio il quale aprirebbe la chiesa a tutti purché predichino l’accoglienza; fosse anche il diavolo. E  non è detto che non sia proprio così, vista l’assiduità con cui predica di aprire le porte a tutti, compresi i musulmani che, dice, “sono nostri fratelli“; ben sapendo che un’invasione islamica dell”Europa è un pericolo gravissimo, non solo per il cristianesimo, ma per l’intera civiltà occidentale. Non può non saperlo, visto che ormai l’hanno capito anche i bambini del coro (compresi quelli di Ratisbona) e perfino il sagrestano. Allora, perché Bergoglio continua a fingere di non capirlo?

Se continuare a predicare l’accoglienza indiscriminata significa favorire e accelerare la disgregazione dell’Occidente, della sua cultura e delle radici cristiane, non si può ipotizzare che, dietro questo disegno, ci sia proprio Satana? Se è così allora suonano tragicamente profetiche le parole di Paolo VI che, nel 1972, disse  che “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.”. E chi è il guardiano di quel Tempio? Bergoglio. Ecco perché apre le porte anche ad una anticlericale storica come Emma Bonino. Forse la vedono come la pecorella smarrita e ritrovata. Oppure come il figliuol prodigo che torna alla casa del padre. Manca solo che ammazzino il vitello più grasso. Che poi non si è mai capito perché ci vada di mezzo il vitello grasso, poverino, che non era responsabile né della partenza del figlio giramondo, né del suo ritorno. Ingiustizie della storia. Oggi Gesù avrebbe avuto contro tutti i movimenti animalisti.

 

In quanto a simpatia, questa donna segue, giusto di un soffio, Boldrini e Kyenge. Era quella che predicava l’aborto libero e lo praticava usando una pompetta da bicicletta (come lei stessa ha affermato; quella nella foto a lato è proprio lei); quella anticlericale che tuonava contro la Chiesa e i preti, che scendeva in corteo con i “No Vat”, per affermare la laicità dello Stato e denunciare le ingerenze del Vaticano.Sì, ma non è lei che ha cambiato idea, è la Chiesa che si è trasformata, tanto da diventare quasi irriconoscibile. Una volta in chiesa si pregava, si leggevano passi del Vangelo, si illustravano le parabole del Signore. Oggi in chiesa, invece che il Vangelo, si legge L’Unità, in particolare gli editoriali di Concita De Gregorio sul Bunga bunga (vero don Giorgio Morlin?), si condanna Berlusconi, la sua politica ed il suo governo (come don Aldo Antonelli, il “prete freelance), o gli si augura addirittura la morte (come il prete rosso don Giorgio De Capitani), cosa non proprio in linea con lo spirito evangelico.

Oppure si definiscono preti operai o preti di strada, contestano l’autorità della Chiesa e scendono in piazza a protestare ed innalzare barricate con gli antagonisti (come don Vitaliano Della Sala, il prete No Global). Ed infine a Natale, invece che intonare Tu scendi dalle stelle, Adeste fideles o Astro del ciel, cantano Bella ciao sventolando un drappo rosso (ricordate Don Gallo?). Ormai, tra parrocchie e centri sociali non c’è più differenza, i poster di Gesù e Che Guevara sono intercambiabili. Ecco perché Bonino in chiesa si sente al posto giusto, come a casa sua.

Vedi:

Natale con gli ultimi

Galli, puttane, machete e picconi rosso sangue

El Gallo rojo

Migranti turisti

Vale più un’immagine di mille parole. Ormai lamentarsi dell’invasione africana non serve; fiato sprecato. Chi vuole capire ha già capito; chi ci specula, invece, fa orecchie da mercante. Allora, come dico spesso, è inutile discutere con chi fa come le tre scimmiette, si perde tempo, si sprecano energie e, a lungo andare, si mette a rischio la salute. Ma questa notizietta appena letta sul quotidiano locale L’Unione sarda on line non so come definirla, è l’ultima perla della serie “immigrati preziose risorse“: “Cabras, il Natale felice dei migranti,. Nessuno aveva mai assaggiato il panettone“. Leggetelo, sono poche righe, ma soprattutto guardate dove vengono alloggiati questi migranti.

Commovente, vero? Ci fa piacere che apprezzino il panettone. Speriamo che per Capodanno gli offrano, oltre all’immancabile cotechino (non ai musulmani; lo trovano indigesto) e lenticchie, un ricco menu a base di pesce e frutti di mare (trovandosi a Cabras sono nel posto ideale per gustare le specialità sarde  a base di pesce: i muggini li hanno già assaggiati a Natale). In verità non c’è niente di cui sorprenderci. Chiuso un centro di accoglienza di Elmas ed altre strutture pubbliche, sistemarli in hotel è quasi normale. Diversi sono gli hotel che ospitano immigrati, sia a Cagliari che in altri centri dell’isola. Vista la carenza di ospiti gli albergatori hanno trovato il mondo di riempire le stanze (e la cassa) con i nuovi turisti: quelli che arrivano già abbronzati, così non devono nemmeno usare creme particolari per difendersi dal sole. Siete curiosi di sapere qualcosa di più sull’Hotel e sulle opportunità offerte dal territorio? Guardate qui: “Hotel Summertime“.

Dice l’articolo che sono tutti giovanissimi, dai 20 ai 30 anni e, ovviamente, scappano dalla guerra e dalle torture, senza specificare quale; anche se questi baldi giovanotti a tutto fanno pensare meno che a vittime di torture. Stranamente tutti quelli che arrivano scappano dalla guerra e dalla fame. Anche quando non ci sono né guerre, né fame, né torture, come è il caso di un migliaio  di algerini arrivati in Sardegna quest’anno (arrivano su barchini di 5 metri; sono migranti fai da te) e che, come i nigeriani, non avrebbero diritto al riconoscimento dello stato di  profughi. Ma chissà perché sono ancora ospitati nei vari centri (a spese nostre, s’intende). Da tempo sia sui quotidiani, sia sul TG3 regionale si fanno quasi quotidianamente servizi sui migranti che vengono presentati sempre come un fatto positivo (sono “preziose risorse“), dando ampio spazio alle iniziative a loro favore: corsi di lingua, di informatica, si organizzano tornei di calcio per loro, si coinvolgono in esperienze teatrali, si organizzano pranzi solidali e raccolta fondi a loro favore (come se non bastasse assicurargli vitto, alloggio, assistenza sanitaria e legale, Wi-Fi, paghetta settimanale, sigarette, biancheria, abbigliamento e, nel caso la richiesta di  accoglienza non fosse riconosciuta gli paghiamo anche le spese legali del ricorso). Ma siccome, poverini, scappano dalle guerre immaginarie, raccolgono fondi per comprargli anche le biciclette (vedi “Natale solidale“). Così si tengono in forma.

Tutto questo mentre le fabbriche chiudono, aumenta la disoccupazione e la povertà assoluta, aumenta il numero delle persone che vanno a mangiare alla Caritas ed abbiamo il primato di avere le due province più povere d’Italia (Carbonia- Iglesias e Medio campidano). Però ospitiamo a spese nostre gli africani in hotel 3 stelle in amene località turistiche. Questa non è accoglienza, non è opera umanitaria, non è messaggio evangelico, come dice Bergoglio, non è nemmeno dovere di accogliere profughi e rifugiati perché, come ha certificato l’Unione europea, l’80% di questi migranti non viene da paesi in guerra e non ha diritto di asilo. Questa è idiozia pura. Perché se questa non è idiozia ditemi voi cos’è.

Raramente si parla degli aspetti negativi o di episodi di criminalità che avvengono quotidianamente.  Finiscono in cronaca solo in casi particolarmente eclatanti, come l’arresto, avvenuto di recente, di 13 algerini accusati di vari reati: scippi, furti, rapine, violenze sessuali. La cosa ridicola è che questi algerini, come tutti gli altri connazionali presenti in Sardegna, non avendo diritto all’accoglienza ricevono un decreto di espulsione, ma restano in città. Chiedetevi come mai sono ancora in libera circolazione a Cagliari. Mai che facciano un servizio serio chiedendo l’opinione della gente comune sull’accoglienza e l’immigrazione. Al massimo intervistano il vescovo, il responsabile della Caritas o i rappresentanti della comunità musulmana i quali, ovviamente, sono a favore dell’accoglienza e ogni volta che arriva un nuovo carico di migranti festeggiano. Questa è l’informazione che chiamano indipendente: silenzio assoluto sulla protesta dei sardi.  Inutile anche lasciare commenti, se non sono in linea col pensiero unico politicamente corretto non passano, li censurano. Alla faccia dei quotidiani liberi e indipendenti e della libertà di espressione. Tanto per chiarire, oggi su sette commenti inviati su diverse notizie ne hanno pubblicato uno, il più innocuo. Bella media, vero? Perfetta applicazione della peggiore censura di regime. Al loro confronto i fascisti erano dilettanti.

Natale con gli ultimi

Meno male che anche questo Natale è passato. Aveva ragione Brecht: “Grazie a Dio, tutto passa presto, anche l’amore e persino l’affanno. Dove sono le lacrime di ieri sera? Dov’è la neve dello scorso anno?”. (Da “La canzone di Nanna“). Già, tutto passa, anche il Natale.

Non ne potevo più di questa bontà che esonda, tracima, deborda, straripa da tutti i media, un gigantesco e micidiale blob di melassa retorica buonista così mielosa e sdolcinata che si rischia il diabete. E’ vero, a Natale siamo tutti più buoni; o quasi. Siamo così buoni che trasudiamo bontà da tuti i pori. La bontà è così prorompente che ci esce dagli occhi, dalle orecchie, dal naso, ma soprattutto dalla bocca; perché è a parole che siamo particolarmente buoni. Con i fatti forse lasciamo un po’ a desiderare, ma a parole siamo tutti santi, o quasi; diciamo apprendisti beati.

E questa bontà la si vede dappertutto, negli addobbi delle strade, degli alberelli, i presepi, i bambini che cantano canzoncine di Natale e ricevono regali, imbecilli vestiti da Babbo Natale che spuntano ad ogni angolo di strada ed in tutti i mercati, mercatini e centri commerciali. E la televisione ci mostra un mondo che di colpo sembra uscito dalle favole, con casette di marzapane, elfi, fatine e animali parlanti, dove tutti sono buoni e vivono a lungo felici e contenti. Il mondo diventa un grande parco divertimenti in stile Disneyland, con sottofondo permanente di musichette natalizie ed un personaggio di bianco vestito che fa da gran cerimoniere del mondo delle favole: il Papa.

Lo vediamo a reti unificate mentre ripete il suo ritornello preferito: la vicinanza ai poveri, ai diseredati, agli emarginati; in una parola, agli ultimi. Ecco la parola magica; gli ultimi. Glielo sentiamo ripetere ogni giorno, in qualunque occasione, ma specialmente per Natale diventa una parola d’ordine. Così tutti si adeguano, preti e fedeli. Si visitano ospizi e ospedali, si portano doni ai barboni di strada e allestiscono mense speciali per il pranzo di Natale con i poveri. Tutta questa improvvisa attenzione nei riguardi degli poveri, degli ultimi è anche encomiabile, finché non diventa eccessiva e rischia di sembrare falsa. Non voglio dire che si debba prestare attenzione anche ai primi, ai ricchi, ai fortunati, alle persone di successo; non ne hanno bisogno. Ma a quelli che non sono primi, né ricchi, ma neppure ultimi e poveri, quelli che stanno a metà classifica e che a malapena vivacchiano, almeno uno sguardo ed un pensiero ogni tanto glielo vogliamo dare? Invece niente, nessuno li pensa. Sembra che il mondo sia composto esclusivamente di poveri buoni e ricchi cattivissimi. In mezzo non c’è niente. Tanto che sentendosi ignorati, anche quelli di metà classifica finiranno per sentirsi emarginati. E così, finalmente, qualcuno se ne occuperà.

Stranamente, però, fra i diseredati, gli emarginati, gli ultimi dimenticano qualcuno. Anche gli ultimi non sono tutti uguali. Per esempio, quasi in tutte le città per Natale si allestiscono mense per i poveri. Ma avete mai sentito che si allestisca una mensa per i cretini? No, vero? Eppure, a pensarci bene, la categoria più emarginata è proprio quella dei cretini. Non li pensa e non li vuole nessuno.

I poveri invece sono ricercati perché stare con i poveri è di moda, è politicamente corretto. Fanno a gara le autorità religiose e politiche per fare il pranzo con i poveri; si acquisisce punteggio per il premio “Bontà”. Lo fa il Papa, lo fa Boldrini, lo fa Virginia Raggi, sindaco di Roma, che va al pranzo dei poveri a Santa Maria in Trastevere.

Natale: S. Egidio, 800 persone a pranzo poveri a Roma

Stare con i poveri è motivo di onore ed orgoglio. Ma i cretini non li vuole nessuno. Eppure sono in tanti, molti, troppi. “La mamma dei cretini è sempre incinta”, si usa dire, con il massimo disprezzo e con l’invito a starne alla larga; come e peggio degli appestati. La categoria più maltrattata, emarginata e vessata è proprio quella dei cretini.

Eppure nemmeno i Radicali, sempre pronti a tutelare i criminali, li difendono. Neppure i sindacati e le associazioni umanitarie  li aiutano. Nemmeno qualche organismo dell’ONU. Gli assassini sì, i cretini no. Avete mai sentito qualcuno che si fa vanto di stare con i cretini, di andare a mangiare con loro, di assisterli, difenderli, tutelarmi, portargli conforto sostegno umano? Esiste un pranzo di Natale dei cretini? No, Esiste una mensa dei poveri, ma una mensa dei cretini non esiste. Strano, vero? I poveri mangiano alla Caritas, i panda li tutela il WWF, gli ultimi hanno l’attenzione particolare del Signore, ma ai cretini niente, né una parola buona, neanche una fetta di panettone, e nemmeno un panino con salame.

E nemmeno il Papa, che pure ha parole di conforto per tutti, ha mai detto una sola parola per i cretini. Non vengono citati nemmeno nel Vangelo, dove tutti trovano una parola buona ed il perdono, compresi  ladri e prostitute. Tutti, ma non i cretini. Non c’è una parabola che li riguardi. Dimenticati anche dal Signore.  Evidentemente non sono abbastanza “ultimi“. Oppure non sono figli di Dio? C’è qualche passo del Vangelo in cui si dice “Ama il prossimo tuo come te stesso; eccetto i cretini“? No. Allora è chiaro che anche il Papa fa figli e figliastri e tutti gli uomini sono figli di Dio eccetto i cretini. Più ultimi di così non si può; sono fuori classifica.

Così anche il vescovo di Ales, in Sardegna alla periferia dell’impero, per non essere da meno si adegua al coro ed alla moda “ultimista” e per Natale va a fare un giro pastorale fra gli “ultimi”: “Vescovo di Ales, Natale fra gli ultimi“. Visita un centro sanitario per l’assistenza ai disabili ad Ales, un ospedale a San Gavino per incontrare i malati, e la colonia penale di Is Arenas ad Arbus. Ma qualcuno ha avvisato questi malati e carcerati che sono “ultimi“?  Ed hanno qualche speranza di risalire la classifica? Cambieranno allenatore? Ma poi, cosa succede quando ricevono il conforto della parola del Signore? Gli scontano la pena? Scompaiono i dolori? Gli cambiano il pappagallo o il catetere? Cosa succede? E poi, siamo sicuri che questa gente trovi davvero conforto da queste visite pastorali? Mi ricorda quelli che si vestono da pagliacci e vanno negli ospedali a portare conforto, dicono, e far ridere i malati per tenerli su di morale. Ho sempre pensato che se fossi in un letto d’ospedale ed arrivasse un imbecille con una palla rossa sul naso, il volto dipinto e vestito da clown, per farmi ridere, gli lancerei addosso il pappagallo con tutto il contenuto.

Sarebbe interessante sapere se, dopo queste visite, ci siano state delle guarigioni miracolose nell’ospedale o se i detenuti della colonia penale si siano convertiti ed abbiano promesso che, appena usciti dalla colonia penale, si rinchiuderanno in un convento di carmelitani scalzi per espiare i peccati. Qualcuno dovrebbe spiegarci, prima o poi, quale sia l’effetto reale di queste visite e discorsi di circostanza delle autorità religiose e politiche. Cosa significa portare una parola di conforto? Ci sono parole speciali che confortano ed alleviano le pene, e si possono usare all’occorrenza come una compressa o una supposta? Si trovano sul vocabolario, oppure solo in testi segreti? Se esistono queste parole miracolose che guariscono le malattie, si vendono in farmacia o in libreria? E’ una domanda che mi pongo da sempre e temo che resterà senza risposta. L’importante, però, è stare vicini agli ultimi, anche se e quando gli ultimi preferirebbero restare da soli.

Penso, per esempio, alla visita di Mattarella ai terremotati per portare la “vicinanza” dello Stato e, ovviamente, una parola di conforto (Mattarella visita Amatrice). Ma voi avete presente la faccia di Mattarella?

mattarella jpg

Ha un’espressione così abbacchiata, triste, da funerale, che viene spontaneo fargli le condoglianze perché pensate che gli sia successa una disgrazia recente. Ed uno con quella faccia va a sollevare il morale dei terremotati?  Mi sa che sono i terremotati a confortarlo, dargli una pacca sulla spalla e sussurrargli “Coraggio Presidente, non si abbatta, riuscirà a superare questo momento difficile.”.

Ma così va il mondo. Ed oggi per chi ricopra più o meno alte cariche pubbliche o religiose l’imperativo categorico è stare con gli ultimi, portare conforto e vicinanza ai poveri ed alle vittime di cataclismi e disgrazie varie. Quindi, se anche voi volete adeguarvi e sentirvi in linea col pensiero corrente, trovatevi un “ultimo” da tenere vicino e coccolare. Se non avete qualche “ultimo” a portata di mano, nelle vicinanze, chiedete all’ufficio “Natale con gli ultimi, Onlus” che, su richiesta,  fornisce poveri, diseredati, emarginati e ultimi (tutti garantiti con bollino, certificato e marchio C€) , per cerimonie, pranzi, cene e foto di gruppo.  Se fossero momentaneamente sprovvisti, a causa della grande richiesta, non vi resta che una soluzione. Andate in un ufficio o sportello pubblico dove la gente è in fila, o in una sala d’attesa affollata, chiedete “Chi è l’ultimo?”. Appena lo  individuate, accostatevi e stategli vicino il più possibile. Meglio ancora seguite il vostro “ultimo” fino a casa. Più è lunga la “vicinanza agli ultimi” e più è meritoria.

Ecco perché oggi è quasi un obbligo stare vicino ai poveri ed agli ultimi; è diventato un segno distintivo, uno status simbol. Così si fa a gara ad assistere barboni, zingari, immigrati e derelitti vari, purché siano “ultimi” Doc e certificati (meglio se puzzano. Più puzzano e più la vicinanza è meritoria). Ma il massimo è ospitarne uno a pranzo, al posto d’onore. Poi si fanno le foto e si appendono alle pareti del salotto in ricordo dell’evento, o si mettono insieme alle foto del matrimonio, dei battesimi e cresime dei bambini e dei compleanni della nonna. Fanno parte integrante dell’album di famiglia, sono cari ricordi, documenti e testimonianze da tramandare a figli e nipoti, tesori di famiglia di cui andare fieri e mostrare orgogliosamente ad amici e parenti. Gli ultimi e i poveri, specie in occasione di importanti festività, sono così ricercati che, a quanto pare, in certe località in cui scarseggiano, i pochi poveri che hanno se li giocano, fanno una specie di tombolata e vengono estratti a sorte i fortunati che potranno ospitarli a pranzo. Del resto è giusto che godano di tanta attenzione, perché, come dice il Signore “Gli ultimi saranno i primi”.

Anche i Radicali, come loro consuetudine, per Natale, Pasqua e feste comandate, invece che passarle in famiglia, vanno in carcere a portare conforto, solidarietà e sostegno morale ai detenuti. Curiosi questi Radicali. Il loro pensiero fisso è quello di tutelare i delinquenti: non è un’offesa, se non fossero delinquenti non sarebbero in carcere. Mai una volta che vadano a portare conforto anche alle vittime dei delinquenti, truffatori, criminali, assassini, alle persone che subiscono furti, rapine, violenza sessuale, anziani massacrati e spesso ammazzati barbaramente dentro casa per rubare pochi euro. Non succede mai: si vede che le vittime dei criminali non sono abbastanza “ultimi”.

Certo che è uno strano Paese quello in cui, più che dare sostegno alle vittime, ci si preoccupa di aiutare i carnefici. Così succede che esiste un’associazione come “Nessuno tocchi Caino” che tutela e difende criminali e terroristi, ma non esiste un’associazione “Nessuno tocchi Abele”; come sarebbe logico, visto che ad essere “toccato a morte” è stato Abele e non Caino. Anzi, per come vanno le cose e ragionano certi intellettualoidi sinistri di casa nostra, poco ci manca che accusino Abele di aver provocato Caino e, quindi, di essere la causa, il responsabile morale del fratricidio. Non è una battuta; certi ragionamenti che si sentono fare oggi (e certe sentenze) seguono proprio questa strana logica tutta sinistra.

Eppure tutto questo eccessivo ed ostentato sfoggio di buoni sentimenti diventa quasi fastidioso, irritante. E appare falso, ipocrita, una forzatura, come una nota stonata, qualcosa fuori posto, avulso dalla realtà, artefatto, una bontà taroccata, costruita per l’occasione, da consumare nello spazio di una festività. Poi, come dice il vecchio adagio “Passata la festa, gabbato lo santo”, si smontano alberelli e presepi e si torna alla normalità.

Da domani cambia già lo scenario. Basta con la vicinanza agli ultimi, basta pranzi con i poveri, si sparecchiano le modeste tavolate con piatti di plastica e tovaglioli di carta e si imbandiscono ricche tavolate con porcellane, cristalli e argenteria; e via con i preparativi del gran botto di fine anno, con feste in piazza, concerti, spumante, luci, fumi, musica ed effetti speciali, spettacoli pirotecnici, cenoni pantagruelici, abbuffate proletarie in squallide trattorie di borgata, Capodanni aziendali fantozziani, e raffinati banchetti in palazzi aristocratici.

E la cronaca, abbandonati gli “ultimi” tornerà ad occuparsi dei primi e di quelli di mezza classifica con servizi quotidiani su mala sanità, corruzione, beghe politiche, tangenti, immigrati, terrorismo, Sanremo, sesso droga e rock’n roll, violenza assortita a tutte le ore, morti ammazzati, TG come bollettini di guerra, immagini splatter, mostri in prima pagina, scoop gossipari su chi scopa con chi, fiction e reality, commissari cani, squadre speciali e “Signor giudice, Montalbano sono“.

E la bontà col timer la lasciamo al Papa, ai preti di periferia ed a quelle sempre più rare vecchiette che continuano ad andare in chiesa per inerzia, perché lo hanno sempre fatto, e per assicurarsi il paradiso. Ma resta il dubbio che questa sceneggiata buonista sia solo un paravento per nascondere le brutture della realtà e mettere a tacere la coscienza sporca. Ed evitiamo di entrare nel merito della morale, dei riti e della liturgia che non sempre hanno giustificazione nel Vangelo.

Non entriamo nemmeno nel merito delle magagne della Chiesa, perché si aprirebbe un baratro di abominio, tra cardinali che vivono da nababbi, speculazioni finanziarie di banche Vaticane, preti che cantano Bella ciao alla messa di Natale (vedi “El gallo rojo“) ed altri che sul pulpito leggono L’Unità invece che il Vangelo. Dovremmo parlare di preti che a Potenza fanno un Presepe islamico con un San Giuseppe vestito come Totò in Un turco napoletanoed una Madonna in burqa sotto una tenda beduina con una bandiera arcobaleno al posto della Stella cometa ed il motto papale che invita all’accoglienza degli immigrati; oppure di preti di strada che fanno le barricate coi No global, preti che hanno la stanza del sesso nella canonica dove fanno prostituire l’amante, ed altri che abitualmente si sollazzano sessualmente con donne e ragazzini.

Costoro non sono certo “ultimi”. Anzi sono già ben piazzati in classifica. Forse, mentre il Papa è distratto perché intento ad occuparsi degli ultimi, i primi, non sentendosi osservati, ne combinano di cotte e di crude. Ecco perché dicevo che, forse, ogni tanto bisognerebbe dare uno sguardo non solo agli ultimi, ma anche a quelli di metà classifica. Così, tanto per evitare sorprese.

Vedi

El gallo rojo

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Santi in paradiso

Aboliamo la ricchezza

Come eliminare la povertà

Ricchezza e oscenità

I cristiani sono buoni

Ultimi e penultimi

Gli ultimi saranno i primi

Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’…

Ama il prossimo tuo

Servire i servi

Papa: acqua e fogne per tutti

Natale global

I ricordi del Natale di una volta sembrano racconti fiabeschi. Non c’è traccia, nella versione moderna e “laica” del Natale (sembra un ossimoro e forse lo è) dell’atmosfera natalizia di quando si era bambini. I nuovi riti collettivi natalizi, più che alla nascita di Gesù, sono improntati al consumismo sfrenato, anche in tempo di crisi, alla ricerca e lo scambio di regali e a tavolate imbandite per abbuffate pantagrueliche. La novena quasi dimenticata, i canti tradizionali, da Tu scendi dalle stelle ad Astro del ciel, Adeste fideles, sostituiti da White Christmas e Jingle Bells, i regali ai bambini portati non più da Gesù bambino, ma da un vecchio Babbo Natale che viaggia su una slitta trascinata dalle renne; cosa anche verosimile se si vive in Lapponia, ma molto meno credibile per chi, in altre latitudini,  non ha mai visto una slitta, le renne e neppure la neve. Presepi e canti tradizionali aboliti dalle scuole e asili per non urtare la sensibilità dei bambini musulmani e dei non credenti. Lo stesso Natale abolito e sostituito da una generica “Festa d’inverno” (Vedi “Auguri di stagione”  e “Natale, festa degli alberi“).

Anche il Natale si è globalizzato, omologato, uniformato a simboli validi universalmente, dalla Siberia alla Patagonia. Tutti cantano Jingle Bells, aspettano Babbo Natale ed augurano Merry Christmas. Così il ricordo del Natale di quando eravamo bambini svanisce, sovrastato e confuso da nuovi canti in lingue allora sconosciute, nuovi riti edonistici e nuovi simboli imposti dalla TV. Perfino la pubblicità si è adeguata al nuovo corso. In questo periodo in TV passa la pubblicità di un noto panettone di Milano festosamente presentato non da un meneghino doc, come sarebbe logico, ma da un negro che canta e balla vestito da Babbo Natale.

E’ come vedere un esquimese vestito da tuareg che pubblicizza le banane e i datteri della Tripolitania.  La Apple, invece, ci fa gli auguri con le immagini di una anziana donna nera americana che tiene fra le mani le foto di lei giovane e del suo uomo in divisa militare anni ’40 e riascolta un messaggio augurale registrato in gioventù, ovviamente in inglese. Un’immagine tenera e quasi poetica che va benissimo per gli americani. Ma cosa c’entra con le nostre tradizioni? Ma sono certo che questo spot della Apple viene diffuso così in tutto il mondo. Ormai siamo tutti americani o americanizzati, come il Sordi di Un americano a Roma.

Facciamo un esempio pratico. Ecco il programma di una delle tante manifestazioni del periodo natalizio. La Here I Stay  propone il “Christmas Stay“, un Party con   live set, dj set, drink e “INVADERS PART Ø – THE COLLECTIVE“,  live set PUSSY STOMP, HANGEE V, REVEREND BEAT-MAN” con DJ SET rock’n’roll finale.

Un bel programmino, non c’è dubbio. Non ci sarebbe niente di strano, visto che è anche scritto in inglese, se questo fosse il classico programma natalizio di una tranquilla cittadina del Midwest o del profondo sud degli States. Ma la cosa buffa è che questa manifestazione è organizzata da una associazione culturale sarda e si svolge ad Ussana, un paese del Campidano a circa 20 chilometri da Cagliari (Campidarte, il Natale Here I stay). Come volevasi dimostrare. Eh, signora mia, non c’è più il Natale di una volta.

Ultimi e penultimi

Ai funerali delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche, la presidente della Camera, Laura Boldrini, è stata contestata dai presenti. Non è ovviamente una protesta personale nei suoi confronti, ma rivolta a lei in quanto rappresentante di quello Stato che la gente sente sempre più lontano. Giusto due giorni prima altre due persone si sono suicidate, sempre per motivi di difficoltà economica; un imprenditore ed un disoccupato. Dall’inizio del 2012 sembra che i suicidi dovuti alla crisi economica siano più di cento.

La cronaca ci dice che ogni giorno chiudono migliaia di aziende e crescono i disoccupati. E non si vede la fine del tunnel. Una situazione che definire drammatica sembra quasi riduttivo. Intanto vediamo in TV le solite facce dei soliti politici che continuano, come se niente fosse, a ripetere la solita tiritera di sempre, a scontrarsi, accusarsi a vicenda, inventarsi qualche motivo per giustificare le loro posizioni. Una nenia monotona ed insopportabile. E sembrano tutti seri e convinti di avere la verità in tasca. Oggi per offendere qualcuno basta dirgli che ha una “faccia da politico“; racchiude in due parole tutti i peggiori insulti possibili.

Forse aveva una faccia da politico anche la Boldrini a Civitanova Marche. Ecco perché l’hanno contestata. Eppure la signora, appena eletta alla presidenza della Camera, disse che si sarebbe occupata degli “ultimi“. Ma bisogna intendersi, perché la signora, fino a poco tempo fa portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, si è sempre battuta per tutelare i migranti, assicurarsi che l’Italia accogliesse tutti e gli garantisse tutti i possibili diritti nazionali ed internazionali. E’ sempre lei che, appena si cercava di porre un freno all’immigrazione libera ed incontrollata, o non si interveniva tempestivamente per salvare tutti i migranti diretti a Lampedusa, o non si era in grado, per troppa affluenza, di garantire a tutti gli ospiti nei centri di accoglienza tutti i servizi possibili, lanciava strali nei confronti delle autorità ed accusava l’Italia di xenofobia, razzismo e mancanza di riconoscimento dei diritti umani.

E’ sempre lei, come portavoce ONU, sostenuta nella sua campagna da tutto il sinistrume italico in formato buonista, a predicare la massima accoglienza di tutti, senza limiti, regole e controlli. E’ sempre lei, rappresentante non solo dell’ONU, ma di tutta quella schiera di sinistrati che non perde occasione per propagandare la bellezza del multiculturalismo, l’integrazione, i diritti umani e la cittadinanza agli stranieri.  Ecco chi sono per lei gli ultimi: gli immigrati.

E’ una visione del mondo che la sinistra continua a mettere in primo piano, per pura ideologia, chiudendo gli occhi davanti ai problemi che l’immigrazione crea. Una ideologia che ha come scopo finale la disgregazione sociale ed il completo stravolgimento dello Stato, attraverso attacchi mirati alle tradizioni, alla famiglia, alla Chiesa ed a tutto ciò che costituisce intralcio alla realizzazione del loro “paradiso dei lavoratori” socialista. La storia li ha condannati inesorabilmente, ma non l’hanno ancora capito o non vogliono capirlo. E’ la stessa ideologia che animava Ferrero, segretario di Rifondazione comunista ed ex ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, il quale affermava che lui era il “ministro degli immigrati“.

Ecco cosa è per loro la solidarietà sociale: occuparsi degli immigrati. Ecco chi sono per la Boldrini gli “ultimi” di cui vuole occuparsi: gli immigrati. L’Italia sta crollando sotto il peso di una crisi insostenibile, le aziende chiudono, i disoccupati crescono a migliaia ogni giorno, la gente si ammazza perché non riesce a campare o per la vergogna e questa gentaglia pensa agli immigrati, al multiculturalismo, all’integrazione, elimina i presepi nelle scuole e le feste di Natale ed i canti natalizi per non urtare la suscettibilità dei non credenti. Ma quanto ci costa assistere milioni di immigrati? Siamo in condizioni di sostenere questi enormi costi? Perché nessuno ci dice chiaramente qual è il costo dell’accoglienza per gli italiani? E perché si trovano miliardi di euro per garantire la vita agli immigrati e non si trovano i soldi per  aiutare gli italiani che poi, per la vergogna, si suicidano? Perché nessuno ci dà queste risposte, invece di blaterare a vuoto con la solita “faccia da politici“?

Sembra che questa gente, che vediamo ogni giorno  accapigliarsi in TV per difendere la propria barca, scaricando sempre sugli altri le responsabilità,  viva in un altro mondo. Pensano ad altro. Pensano alla cittadinanza agli stranieri, alle unioni gay, alle leggi sull’omofobia e sul femminicidio. Queste sono le loro priorità (lo ha detto Bersani). E intanto gli italiani si ammazzano per la vergogna di non poter sopravvivere. E loro pensano ai gay ed agli stranieri! Di recente il neo deputato PD Ivan Scalfarotto, gay dichiarato, appena entrato alla Camera, si è lamentato perché nella polizza sanitaria, obbligatoria per tutti i parlamentari,  non poteva includere il suo compagno Federico col quale ha dichiarato di convivere “more uxorio“.   Ecco le priorità dell’Italia; la polizza per il compagno di Scalfarotto. No comment!

La dimostrazione che siano fuori dal mondo  ce la fornisce ancora lei, la signora Boldrini, la quale ha dichiarato che “…io non immaginavo che in Italia oggi ci fosse tanta povertà, tanto bisogno delle cose essenziali”. (“Omicidio di Stato”. Boldrini contestata). Incredibile, la Boldrini, “tomo tomo e cacchio cacchio” come direbbe Totò, davanti a tre suicidi  per difficoltà economiche, ultimi di una lunga serie, se ne esce a dire, senza nemmeno vergognarsi, che lei non sapeva che in Italia ci fosse tanta povertà. Questa signora è la presidente della Camera, la terza carica dello Stato e non sapeva che in Italia ci sono i poveri. Andiamo bene! Ma dove vive? Dov’era fino ad oggi? In Guatemala anche lei a far da guida a Ingroia? In Australia a battersi per la tutela dei canguri?

Veramente sapeva che ci sono i poveri. Lo sapeva così bene che circa una settimana fa è andata a consumare il pranzo pasquale alla mensa dei poveri di Ancona (Boldrini pranza alla mensa del povero). Ed in quella occasione ha dichiarato che “La povertà è una emergenza nazionale“. Ma come, una settimana fa dice che la povertà è una emergenza ed oggi afferma che non sapeva che ci fosse tanta povertà? Mah, forse il mistero è spiegabile. Vuol dire che la Boldrini una volta parla a Roma, una volta parla ad Ancona, una volta parla a Civitanova Marche ed una volta parla a vanvera!

La verità è che era tanto occupata a difendere gli immigrati e garantirgli tutti i diritti possibili, che gli italiani passano in secondo piano. Lei si occupa degli ultimi, ovvero di migranti. E gli italiani? Ovvio, se non sono migranti non sono ultimi e se non sono ultimi lei non se ne occupa. Gli italiani sono solo penultimi. Quindi non degni di attenzione. Oggi siamo tutti così impegnati ad occuparci degli “ultimi” che non ci accorgiamo che ci sono anche i “Penultimi“, gli italiani poveri,  e che questi penultimi, forse, stanno peggio degli ultimi, se non altro perché l’ONU non se ne occupa. Prima pensiamo ai migranti, all’accoglienza, all’integrazione, ai diritti umani, all’assistenza degli ultimi. I penultimi, gli italiani, si arrangino. Al massimo gli dedichiamo un po’ di attenzione giusto se si suicidano. E magari in quella occasione scopriamo che in Italia ci sono dei poveri. Incredibile, vero?

Intanto, però, il Presidente Napolitano, quello che si inventa i “Dieci saggi” tanto per prendere tempo, ha inviato ai familiari della famiglia Dionisi  il solito messaggio di cordoglio e, come riporta la stampa, è “Molto provato“. Ah, bene, se il Presidente è “Molto provato” allora siamo a posto, tutto in ordine, sereno e tranquillo. No?

Gli ultimi saranno i primi

La crisi non c’è più

Fini, la nonna ed il panda

Pesca miracolosa, senza licenza

Migranti e clandestini

Un buon affare

Razzismo e danza della pioggia

Talvolta leggere le notizie può essere anche rilassante. Anzi, quasi divertente. Oggi, per esempio, ci sono alcune perle che meritano di essere segnalate.

Balotelli al Milan; che colpo!”  Super Mario (così lo chiamano) è stato acquistato dal Milan. Così il calciatore che una ne fa e cento ne pensa (ma nessuna decente), torna in Italia. Insomma, esportiamo cervelli ed importiamo piedi… dei pallonari. Sfido io che, come le palle, anche l’Italia vada a rotoli! Sempre in prima pagina per le sue trovate e intemperanze giovanili che destano scalpore, nonché critiche anche dure, dopo le avventure inglesi, ora verrà ad inventarsene di nuove direttamente in patria. I tifosi milanisti esultano. Io non sarei così entusiasta. Aspettate e vedrete. Non vorrei che qualcuno  (uno a caso, Berlusconi) debba presto pentirsi amaramente del nuovo acquisto. Ma tutti i quotidiani titolano “Colpo del Milan“. Sì, colpo di sole. Ancora più grave perché preso in pieno inverno.

Nuovo flop per Facchinetti“. Pare che DJ Francesco abbia fatto l’ennesimo flop televisivo. Il suo nuovo programma “RaiBoh”, in prima serata su RAI2, è stato già sospeso dopo la prima puntata. Ha registrato il 3% di share.  Le previsioni del tempo fanno più ascolti. Mi sa che torna a fare il DJ. Molto risentito per l’annullamento del programma, il nostro conduttore per caso, presagendo un futuro non proprio roseo dal punto di vista professionale, si è così espresso: “Oggi, dopo 32 anni, non so più cosa fare“.

Mi ricorda tanto il Pippo Baudo nazionale il quale, in un periodo in cui era assente dai teleschermi, si lamentava di essere stato dimenticato e messo da parte. Quasi implorando un nuovo programma, diceva che l’unica cosa che sapeva fare era stare in televisione. Lo stesso sfogo ebbe Michele Santoro, ospite a Rockpolitik di Celentano, invocando a gran voce il suo posto in TV: “Voglio il mio microfono“, urlò in diretta.

Pochi giorni fa, sul quotidiano L’Unione sarda, compariva un articolo “Da Zelig alla roulotte in Ogliastra“, in cui si riferiva di un comico sardo che, dopo essere stato protagonista sul palco di Zelig (ma dai commenti al pezzo sembra che nessuno lo abbia mai visto o lo ricordi), dato lo scarso successo è “tornato al paesello ch’è tanto bello“, in Ogliastra e vive in una roulotte. Anche questo comico mancato si lamenta della fine ingloriosa e, tanto per cambiare, rivendica il suo microfono e vorrebbe lavorare ancora in TV.

Ora, sembra che questa gente non possa vivere senza stare davanti ad una telecamera, come se quella sia l’unica vita possibile. E’ una specie di epidemia, una patologia che si diffonde sempre più, specie fra le nuove generazioni. Ecco perché spopolano i talent televisivi. Sono tutti in fila e fanno carte false per andare in TV. Abbiamo uno stuolo di giovanissimi il cui unico scopo nella vita è fare i cantanti, gli attori, i ballerini, i comici. Ricordo di aver letto in rete una battuta di un film recente: “Oggi nessuno vuole lavorare: Sono tutti artisti“.  Mi è rimasta impressa perché esprime e sintetizza benissimo l’attuale atteggiamento mentale dei giovani che sembra siano in crisi se non stanno davanti ad una telecamera o se gli manca il microfono. Che dire, cari ragazzi, io un’idea ce l’avrei: avete provato ad andare a lavorare?

Volkswagen; spot razzista“. Sotto accusa uno spot pubblicitario della casa automobilistica tedesca in cui “un impiegato bianco parla con un chiaro accento caraibico, secondo alcuni giamaicano. L’uomo invita tutti i suoi colleghi d’ufficio, a sorridere di più. E lo slogan finale e’ ”get in, get happy”. Ora, siccome l’uomo è bianco, ma parla con accento caraibico, sembrerebbe che lo faccia per irridere ai giamaicani. Quindi, è uno spot razzista. Siamo al ridicolo.

Significa che tutti quegli stranieri che, negli spot nostrani, parlano con accento francese o inglese (specie le pubblicità di profumi e cosmetici) lo fanno per sbeffeggiare inglesi e francesi? Se George Clooney, dopo chissà quali studi e prove, sussurra “Immagina…puoi“, con accento americano, sta prendendo per i fondelli gli USA? Gli sportivi che praticano le arti marziali, se durante la lotta urlano in coreano è razzismo verso gli asiatici? E se uno riuscisse a “piangere in greco” (come si diceva una volta), sarebbe razzismo verso i greci? Se un siciliano canta “O mia bella Madunina...” sta prendendo per il culo i milanesi? Se un piemontese canta “O sole mio” è razzismo nei confronti dei napoletani? E se un ragazzo suona i bonghetti è per sfottere i suonatori di tam tam africani e, quindi, suonare i bonchetti è razzismo? Sì, con questa fissazione di vedere razzismo dappertutto, stiamo davvero toccando livelli assurdi di ridicolaggine.

Natale; a spasso con l’auto della provincia“. Non solo le province non sono state abolite, ma  i presidenti vanno a spasso, per i fatti propri con l’auto di servizio. Solo grazie ad una multa per eccesso di velocità in un tratto di strada controllato dall’autovelox, nei pressi di Monastir, si è scoperto che, udite udite…il giorno di Natale, di primo pomeriggio, quando tutti i comuni mortali sono ancora a tavola, banchettando allegramente, il presidente della provincia del Medio Campidano, Fulvio Tocco, se ne va a spasso con l’auto della provincia. Ed in assenza dell’autista, ancora alle prese con dolcetti, vernaccia e mirto digestivo (erano circa le ore 15 del giorno di Natale…), l’auto di servizio la guida da sé. Olè.

Baggio, Guzzanti ed il buddismo“. Che il codino Baggio fosse buddista si sapeva. La novità è che sia buddista anche Sabina Guzzanti, quella che è sempre convinta di essere un’attrice comica. Contenta lei! La notizia, però, è un’altra. Lo scorso 11 dicembre il Parlamento ha approvato le intese con UBI (buddisti italiani) e UII (induisti italiani). Così, dopo i musulmani che aprono moschee, anche i buddisti e gli induisti potranno aprire pagode, scuole e luoghi di culto.

Pare che, a questo punto,  anche i leghisti, che rivendicano orgogliosamente ascendenze nordiche, ora chiederanno di poter erigere templi in onore delle divinità celtiche. Anche gli adoratori di Odino, prima o poi, chiederanno di poter innalzare templi in suo onore.  Prossimamente anche i pellerossa avranno il loro riconoscimento, innalzeranno un grande Totem colorato in piazza del Popolo e, invocando Manitù, faranno la danza della pioggia.  Boh!