Mozart porno

L’opera “Così fan tutte” di Mozart vietata agli studenti di Ascoli: “Mozart è troppo osé“. Questa è l’opinione di alcuni professori di Ascoli che ritengono l’opera troppo esplicita sessualmente ed hanno negato la visione agli alunni. E dire che fino ad oggi nessuno se ne era accorto. Poi vieteranno la visione del Don Giovanni, troppo libertino. Poi La Traviata, storia di una mantenuta. E poi vedremo, l’elenco è lungo.

Mozart sesso

Vuoi vedere che Mozart e le sue opere saranno qualificate come opere per adulti, vietate ai minori,  e finiranno su YouPorn? In negozio i CD delle opere di Mozart li troverete nella sezione porno, vicini ai film di Rocco Siffredi e Moana Pozzi. Ma dove vivono questi professori; ad Ascoli o in un remoto eremitaggio sugli Appennini?

Eppure basta guardarsi intorno e vedere che oggi il sesso dilaga dappertutto. I media sono intrisi di messaggi e scene erotiche e i social sono vetrine di esibizioniste smutandate ansiose di mostrare al mondo la passerina (con o senza farfallina a livello pubico). Anche la stampa “seria” fa a gara a pubblicare in prima pagina selfie di nudità varie e richiami a tutto ciò che riguarda il sesso e dintorni. Richiama l’attenzione dei lettori, dicono, sono specchietti per le allodole; insomma, richiami per uccelli vari di passaggio o stanziali.

La TV è una vetrina quotidiana h24 di sesso e violenza; spettacolo, intrattenimento, satira e comicità sono un’enciclopedia di battutacce da caserma e di tutte le possibili allusioni sessuali. A scuola si fa educazione sessuale, cultura gender e… lezioni di autoerotismo e masturbazione. Luxuria va in un liceo di Modena a tenere una lezione di transessualità e parlare delle delizie della sodomia (così si chiama; cercano di mascherarsi chiamandosi gay, ma sempre sodomiti sono). In Spagna già dieci anni fa  distribuivano nelle scuole manuali di istruzione sulla masturbazione (Vedi “La Spagna si masturba“). E questi si scandalizzano per un’opera di Mozart che sarebbe “troppo esplicita“? Vi è andato in pappa il cervello; fatevi controllare perché potrebbe essere un problema serio.

Dieci anni fa nel post “La vagina di Rosalinda” (articolo fondamentale nella storia del giornalismo (per un pelo non ha vinto il premio Pulitzer) e  comparso sulla Home del Coriere.it che ci informava sulle abitudini sessuali di Rosalinda Celentano) scrivevo: “Ormai non ci si stupisce nemmeno che la gente senta il bisogno di far conoscere al mondo la propria vita sessuale. Sembra diventato un gioco di società. Su un altro quotidiano, ancora ieri, Ornella Muti sentiva l’esigenza incontrollabile di raccontare che lei ama fare sesso perché così si mantiene giovane. E così tutte le altre attrici e attricette o aspiranti tali, VIP e aspiranti VIP, tutte pronte a mostrarsi senza veli e raccontare i propri gusti sessuali, la frequenza, le performances, la prima volta, la seconda, la terza e l’ultima, dove, quando, con chi lo fanno e quante volte.”. E questi professoroni ascolani DOP, come le olive, nel 2018 si scandalizzano per “Così fan tutte”?

Non so perché, ma deve esserci una strana e morbosa relazione fra l’opera lirica ed i simboli sessuali. Frequento il teatro fin da ragazzo, in particolare proprio gli eventi musicali.  Ma non avevo mai notato questa simbologia nascosta nelle opere liriche. Finché un giorno non sono capitato per caso, su un sito di psicanalisi. Ed ho scoperto che…leggetelo qui: “Psicanalisi e peni volanti” (2006)

Magari censureranno anche il Flauto magico perché può essere un simbolo sessuale, come il clarinetto di Renzo Arbore.  Consoliamoci con l’aria della  Regina della notte…prima che la censurino perché nasconde  chissà quale simbologia sessuale.

Vedi

Povero Mozart, conti meno di DJ Francesco. (2005)

NudoEdera

Morire cantando


La musica nuoce gravemente alla salute? Sembrerebbe di sì, visto quanti cantanti muoiono giovani. Ma sarebbe un errore. Anzi è risaputo che la musica ha un effetto psicofisico positivo e perfino terapeutico. Anche le mucche, se ascoltano musica, producono più latte (sembra che abbiano una particolare predilezione per Mozart). Qualcuno ha provato a diffondere musica perfino nei vigneti e pare con ottimi risultati sulla produzione (“I vigneti che ascoltano Mozart”). La musica ormai viene riconosciuta ed usata come terapia complementare per diverse patologie. E allora perché tanti musicisti muoiono giovani? E non solo oggi e non solo cantanti pop. Anche gloriosi musicisti del passato se ne sono andati giovanissimi. Pensiamo a Mozart, morto nel 1756 a 35 anni, a Chopin, morto nel 1849 a 39 anni, a Felix Mendelssohn, morto nel 1847 a 38 anni. Basta e avanza per far sorgere il dubbio che la musica, almeno un po’ porti sfiga e danneggi la salute.  Ma anche questa è una sensazione sbagliata.

Mi viene in mente questo curioso dubbio ogni volta che qualche artista famoso scompare in giovane età.  Allora tornano alla mente nomi e volti di cantanti morti giovanissimi per cause diverse; lo stress di una vita sempre vissuta ai limiti, l’uso eccessivo di farmaci, alcol e droghe, o micidiali mix di queste sostanze,  incidenti stradali, suicidi o malattie “incurabili” (come si usa chiamarle oggi). L’elenco sarebbe lungo. Vediamo di ricordarne qualcuno, citando l’età,  la data di morte e inserendo il link a video di pezzi celebri degli artisti scomparsi. Può essere l’occasione per chi li ha dimenticati di riascoltarli. Sono volti e voci che hanno accompagnato la nostra gioventù. Forse per questo tendiamo ad immaginarli sempre come erano da giovani, come se non dovessero mai invecchiare e, ancora meno, morire. E’ un trucco mentale che usiamo per ingannare noi stessi. In tal modo, anche noi continuiamo a sentirci più giovani nello spirito e nella mente. Quello che vediamo invecchiare giorno dopo giorno, anno dopo anno, è solo il nostro volto riflesso nello specchio; la nostra personale versione del “Ritratto di Dorian Gray“.

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Forse il caso che fece più scalpore fu la morte di Elvis Presley, il re del rock and roll, morto nel 1977 a 42 anni (Da “Jailhouse rock” a “My way“) . Così incredibile che i fan non ci credevano, non volevano accettare la notizia e ancora oggi qualcuno sostiene che “Elvis non è morto“. Anzi, alcuni amanti del complottismo dicono di  averlo visto, vivo e vegeto e con una lunga barba bianca, festeggiare i suoi 82 anni a Graceland. Allora, con i miei risparmi e molto impegno, avevo creato la mia bella “Radio S” (era l’epoca d’oro in cui nascevano le radio libere) e stavo giusto conducendo un programma quando Radio Montecarlo diede la notizia (fu la prima a darla) della morte di Elvis. Così rilanciai la notizia e cominciai una lunga diretta facendo ricorso a ricordi personali, note biografiche e la quasi completa discografia che avevo a disposizione. Un po’ come le “Maratone” di Mentana ogni volta che ne ha l’occasione ed il pretesto.

Ma l’elenco dei cantanti pop morti giovani è lungo. Solo per restare in USA, basta fare i nomi di Jimi Hendrix (morto nel 1970, a 27 anni) e di Janis Joplin che lo seguì poco dopo, ottobre 1970, anche lei a 27 anni. E ancora Nat King Cole, artista di grande successo negli anni ’50/’60, passato da pianista  jazz degli esordi a cantante con un repertorio confidenziale grazie ad una voce calda e vellutata, morto nel 1965 a 46 anni (Las mananitasNoche de ronda Adelita)Tony Williams, voce solista dei Platters (Only YouSmoke Gets In Your EyesThe Great PretenderMy prayer), gruppo che ebbe uno straordinario successo mondiale negli anni ’50, morto nel 1992 a  64 anni, John Denver, idolo della musica country (1997, 54 anni), Nicolette Larson, morta anche lei nel 1997 a 45 anni. A lei ho dedicato 9 anni fa uno dei miei video su YouTube con una delle sue canzoni più belle, un brano country dal suo primo album “Nicolette“: “Come early morning‘”. E come dimenticare altre glorie del pop come Freddie Mercury, voce e leader dei mitici Queen (1991, 45 anni), Michael Jackson (2009, 51 anni), John Belushi, indimenticato interprete di “Blues Brothers“, morto nel 1982 a soli 33 anni (Due  perle:  “Think” con Aretha Franklin e “Can you see the light” di James Brown), Jim Morrison dei Doors, morto nel 1971 a 28 anni, Bob Marley, il mito giamaicano della musica reggae, morto nel 1981 a 36 anni, Frank Zappa, uno dei più grandi chitarristi della storia del rock, morto nel 1993 a 53 anni, ed il re della country music, Jonny Cash, morto nel 2003 a 71 anni,  Woody Guthrie, morto nel 1967 a 55 anni, il più popolare cantante folk al quale si sono ispirati tutti i successivi folk singer (compreso Bob Dylan ad inizio carriera), o John Lennon morto nel 1980 a 40 anni ad opera di un pazzo che gli ha sparato. Una menzione speciale merita la grande Judy Garland, cantante e attrice di grande talento, madre di Liza Minelli, interprete di un film cult “Il mago di Oz“, in cui canta “Over the Rainbow“. A causa della dipendenza da farmaci, che ne minarono gravemente la salute, morì nel 1969 a 47 anni. Chiudo con uno dei più grandi, dalla voce ruvida, graffiante, potente ed inconfondibile, Joe Cocker, morto nel 2014 a 70 anni. La sua esibizione a Woodstock nel 1969 resta uno degli eventi storici ed indimenticabili della storia del rock: (With A Little Help from My FriendsCry me a river).

Ma per restare in casa nostra, sono tanti i nomi di chi ci ha lasciati per varie cause; dall’incidente stradale, come Fred Buscaglione morto nel lontano 1960 a 39 anni, e Rino Gaetano morto nel 1981 a 30 anni, a malattie varie. Anche a Gaetano dedicai un video con la sua celebre “Nuntereggae più“. O che si sono tolti la vita, come Luigi Tenco a Sanremo nel 1968 a 29 anni, o Gabriella Ferri nel 2004 a 62 anni. Altri sono morti per malattia, giovani o non proprio giovanissimi, come Franco Califano (2013, 75 anni), Sergio Endrigo (2005, 72 anni), Enzo Iannacci (2013, 78 anni), Umberto Bindi (2002, 70 anni), Little Tony (2013, 72 anni), Remo Germani (2010, 72 anni), Lucio Dalla (2012, 69 anni). Vediamo di ricordarne qualcuno: Claudio Villa (1987, 61 anni), Carlo Buti, morto nel 1963 a 61 anni, una delle più  belle  voci ed  interprete di grandi successi e  delle più celebri canzoni della storia della musica leggera italiana (Il primo amoreMammaSignora fortunaFirenze sognaReginella campagnolaChitarra romanaViolino tzigano),  Domenico Modugno (1994, 66 anni), Mino Reitano (2009, 65 anni), (2010, Giorgio Gaber (2003, 64 anni), Mia Martini ( 1995, 48 anni), Fabrizio De Andrè (1999, 59 anni), Lucio Battisti (1998, 55 anni), Giuni Russo (2004, 53 anni), Toni Del Monaco (1993, 58 anni), Herbert Pagani (1988, 44 anni), Bruno Lauzi (2006, 69 anni), Augusto Daolio, voce e leader dei Nomadi (1992, 45 anni), Stefano Rosso (2008, 60 anni), Pierangelo Bertoli (2002, 60 anni), Pino Daniele (2015, 60 anni).

Ho certo dimenticato qualcuno; ma anche così questo breve elenco, tenuto conto che i cantanti di successo non sono poi tantissimi (se provate ad elencare i nomi, forse non riuscite a metterne insieme un centinaio),  è un’ecatombe, una strage.

 E chiudo questo strano post musical-necrologico citando 4 artisti sardi morti tutti per malattia.  Maria Carta, una delle voci più belle e famose della Sardegna, morta nel 1994 a 60 anni. Anche a lei ho dedicato due video su YouTube con due tradizionali canzoni sarde “Trallalera” e “Muttos de amore” e lo sfondo di splendide immagini della Sardegna. Andrea Parodi, inconfondibile voce dei Tazenda, morto nel 2006 a 51 anni. In questo video Maria e Andrea cantano insieme una delle più belle canzoni sarde “No potho reposare“. Marisa Sannia, che ebbe un buon successo anche a livello nazionale (nel 1968 si classificò seconda a Sanremo con “Casa bianca” di Don Backy), morta nel 2008 a 61 anni. In questo video una canzone “It’è sa poesia“, dal suo ultimo album “Sa oghe de su entu e de su mare” (La voce del vento e del mare), musicata dalla stessa Sannia su testo del poeta sardo Antioco Casula “Montanaru“.

Ma c’è anche un’altra artista che merita di essere citata, anche se non è una cantante pop. Si tratta di Giusy Devinu (Aria “Regina della notte” dal Flauto magico), soprano dalla splendida voce, che si è esibita nei più prestigiosi teatri mondiali, riscuotendo ovunque successo di pubblico e critica. Purtroppo anche lei ci ha lasciati nel 2007 a 47 anni a causa della solita maledetta malattia incurabile.

Ricordando Giusy Devinu non possiamo fare a meno di ricordare che anche nel mondo della lirica non sono mancati, purtroppo, artisti che sono morti in età relativamente giovane. A cominciare dal grande Enrico Caruso, morto nel 1921 a 48 anni, Beniamino Gigli morto nel 1957 a 67 anni e  due voci stupende e tra le più amate ed acclamate dell’opera lirica: Mario del Monaco, morto nel 1982 a 67 anni, e Maria Callas, morta a Parigi nel 1977 a 54 anni. Di Del Monaco basterebbe questa registrazione per dimostrare la sua incredibile potenza vocale, pulita, squillante, affilata  e tagliente come una spada di Toledo (“Di quella pira“, dal Trovatore) e scene da una versione cinematografica di Cavalleria rusticana. Di lui ho un particolare ricordo, visto che ho avuto il piacere di vederlo e sentirlo in Otello al teatro Massimo di Cagliari tanto tempo fa che non ricordo più nemmeno in quale anno. Ma il ricordo resta impresso nella memoria.

Alla Callas, invece, dedico questo video realizzato durante uno dei suoi ultimi recital, nel quale interpreta uno delle arie più celebri ed amate, “Casta Diva” dalla Norma di Bellini. Quando si cresce avendo nelle orecchie, nella testa e nel cuore, questi interpreti e queste voci, è inevitabile fare il paragone con le voci di oggi che diventano, salvo rare eccezioni, inascoltabili. Come si fa a prendere in seria considerazione “Il Volo”, o altri cantantucoli di terza categoria che si spacciano per tenori e di cui tacciamo i nomi per carità cristiana.  Quando non si ha caviale, anche le uova di lompo vanno bene. C’è chi si accontenta; e non nota neppure la differenza.

 

L’orchestra

L’orchestra è un film breve, dura meno di un’ora, del 1990 del regista polacco Zbigniew Rybczynski. Ricordo di averlo visto in televisione molti anni fa, forse uno di quei film che andavano in onda in orari notturni. Mi colpì l’originalità, la fantasia e la bravura del regista, tanto che mi è rimasto in mente come uno dei film davvero geniali che ricordo con piacere (e non sono molti). Mi è venuto in mente ascoltando la Ballata in sol minore di Chopin (scena dal film “Il pianista“) del post precedente “Giorno della memoria, fra crimini e talenti“, che mi ha richiamato alla mente un brano celebre di Chopin, la Sonata n° 2, nota come Marcia funebre. Era uno dei brani che facevano parte della colonna sonora di quel film. Rientra nel genere  che si può definire “sperimentale”, ed è denso di simbolismi, allegorie, di visioni quasi oniriche, di trucchi tecnici ed effetti speciali e di personaggi che si muovono in silenzio in suggestive ambientazioni, accompagnati da una colonna sonora con musiche di Mozart (Concerto per piano e orch. n° 21, 2° mov.), Chopin (Sonata n° 2, op 35), Albinoni (Adagio in sol minore), Rossini (Gazza ladra: Ouverture), Schubert (Ave Maria) e Ravel (Bolero). Con un po’ di pazienza, superando le indicazioni fuorvianti di Google che con quel titolo mi forniva altri risultati su orchestre varie, film come Concerto ed altre notizie, l’ho rintracciato su Youtube. Vale la pena di vederlo.

 

Ancora di Rybczynski, una delle prime opere sperimentali, il corto “Tango” del 1980 che gli fece vincere nel 1983 l’Oscar come miglior cortometraggio di animazione

Povero Mozart…conti meno di DJ Francesco !

Ero già a letto e mentre attendevo di prender sonno…mi sono ricordato di una notizia ANSA letta ieri che preannunciava un concerto con musiche di Mozart su RAI 3 alle ore 01.00! Mi sono rialzato, giusto in tempo per seguire il concerto n° 20 in Re minore per pianoforte e orchestra. E’ finito alle 02. Ottima esecuzione.

Non è la prima volta che bisogna fare le ore piccole per seguire un po’ di musica vera. E ogni volta non posso fare a meno di chiedermi il perché in tutta la programmazione TV giornaliera ci sia spazio per tutte le sciocchezze possibili e non si trovi mai lo spazio per la ” Musica “. Viene spontaneo fare il paragone col festival appena concluso. Si possono dedicare 5 intere serate alle insignificanti musichette di DJ Francesco & C, ma Mozart viene relegato all’una di notte. Perché? DJ Francesco è più importante di Mozart? A questo punto sembrerebbe proprio di sì. Ricordo una affermazione in diretta di Bartoletti, critico musicale (!?), il quale riferendosi alle canzoni di Sanremo, esclama, quasi con le lacrime agli occhi per l’emozione: “Sono annichilito dalla bellezza di queste canzoni“.

Lo confesso, anch’io sono annichilito, sono sempre più annichilito…dalla stupidità di questo mondo! Perché siamo sempre più inondati di gossip e spazzature varie e la Musica, e la cultura in genere, viene relegata in orari notturni? Semplice, perché la spazzatura fa ascolti e Mozart no! Il fatto è che ormai tutto è finalizzato all’inseguimento, costi quel che costi, dei gusti del pubblico. Se poi sono gusti barbari, pazienza. L’importante è che vedano la TV, seguano gli spot pubblicitari e consumino. Il resto non conta. E’ il trionfo della mediocrità elevata a sistema. Si può avere fiducia in una simile società? Si può sperare in un futuro migliore quando si persegue non l’elevazione culturale, ma l’appiattimento totale nella mediocrità? No, non c’è speranza. La mediocrità genera mediocrità e l’appiattimento culturale tende ad omologare la società a livelli sempre più bassi. Questo dovrebbe farci annichilire, caro Bartoletti, e non le scempiaggini musicali di DJ Francesco & C. Sì, sono annichilito, disgustato e stanco, molto stanco di sopportare un mondo come questo, Bartoletti compreso.