Crisi, risorse e genio italico

Nessuno sapeva come risolvere la gravissima crisi che sta raggiungendo livelli tragici. Poi, finalmente, ecco il nuovo che avanza, il governo di cambiamento, il governo di servizio, insomma, il governo Letta. E col nuovo governo arriva, provvidenziale, la soluzione alla crisi, il solito tocco di genio italico. Ecco la soluzione. Ora i precari, i cassintegrati, le aziende che chiudono, quelli che si ritrovano senza lavoro e senza pensione, quelli che per la disperazione si suicidano, i pensionati al minimo, i minatori del Sulcis, finalmente possono dormire sonni tranquilli. Abbiamo risolto tutti i problemi. Come? Con questa ennesima prova del genio italico…

Perché nessuno ci aveva pensato prima? Eppure ci hanno sempre detto che gli immigrati sono una “risorsa“. Infatti stanno dando una mano a risolvere i nostri problemi. Mentre le nostre aziende chiudono, loro aprono, acquistano negozi, aziende, interi quartieri residenziali (vedi la China town milanese o la comunità cinese a Prato). Pare, secondo i dati  forniti lo scorso anno dalla fondazione Leone Moressa, riferiti all’anno precedente 2011, mentre si è registrato un crollo delle aziende italiane con la chiusura di quasi 30.000 imprese,  gli stranieri abbiano aperto 25.000 nuove attività di vario genere (soprattutto imprese individuali e nell’ambito del commercio). Sì, le aziende chiudono, gli italiani crepano, ma gli immigrati creano nuove imprese e sono in continua crescita. Gli italiani, invece, si suicidano per la crisi. Non vi pare che ci sia qualcosa che non quadra? (I cinesi comprano il Chianti)

E’ evidente che gli immigrati sanno come creare lavoro e noi no. Ecco perché la soluzione geniale è stata questa: un ministro africano. Essendo immigrata si occuperà, ovviamente di immigrati. Infatti hanno inventato un ministero ad hoc: il ministero dell’integrazione. Così ci svelerà i segreti del successo economico di marocchini e cinesi e, magari attraverso corsi specifici, insegneranno agli italiani come “integrarsi” con queste comunità esotiche ed uscire dalla crisi. Sì, perché di questo passo, saremo noi a doverci integrare con loro e non viceversa.

In verità non sono solo gli immigrati ad essere una risorsa. Pochi giorni fa ho seguito su RAI 5, un servizio su un convegno in cui si parlava di povertà e di terzo mondo. E, guarda caso, una delle affermazioni forti, più volte ripetuta, è stata proprio quella che “i poveri sono una risorsa“. Una buona notizia, visto che ormai in Italia i poveri sono milioni e, come ci raccontano i media,  crescono ogni giorno. Vuol dire che crescono anche le risorse. Ma è meglio non accontentarsi perché le risorse non bastano mai. Allora oltre ad accogliere tutti i migranti possibili, d’ora in poi, dovremo anche incentivare l’arrivo di tutti i poveri del mondo, a costo di andare a prenderli direttamente a casa loro o di incentivare l’arrivo con dei piccoli finanziamenti a fondo perduto. Sarebbe un investimento. Più poveri arriveranno e più avremo risorse a disposizione; una miniera d’oro.

Ma siccome le risorse non bastano mai, ecco che proprio ieri, a Striscia la notizia, una signora di cui non ricordo il nome, ci ricordava che le carceri italiane sono sovraffollate (più di 60.000 detenuti per circa 40.000 posti). Tanto che l’UE ha minacciato sanzioni. Stranamente nessuno si ricorda di dire che un terzo di quei detenuti sono stranieri. Gente che arriva in Italia senza arte, né parte e che, per campare, non ha altra scelta se non dedicarsi ad attività poco lecite, come spaccio di droga, tratta delle bianche, prostituzione, furti, rapine, truffe e simili passatempi. Ma continuano a ripeterci che gli immigrati sono una risorsa. E lo sono certamente, visto che, sempre secondo statistiche, ogni hanno versano sui conti esteri di familiari e parenti, miliardi di euro (7,4 miliardi nel 2011). Sì, sono una grande risorsa; per se stessi e per i loro parenti.

E dimenticano di dire che se non ci fossero più di 20.000 stranieri detenuti, a nostre spese, le carceri non sarebbero sovraffollate. Ma questo non bisogna dirlo, non è politicamente corretto. Ci manca solo che la signora Boldrini, ora presidente della Camera, si ricordi del suo incarico come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati e ci accusi, come ha fatto spesso durante il suo mandato, di razzismo, xenofobia e mancanza di rispetto dei diritti umani. No, non si può dire. Ma la signora che ha curato il servizio ci informa, invece, che qualcuno ha avuto la solita idea geniale per rendere le carceri più confortevoli.

Hanno incaricato un architetto di fama e dopo qualche studio, tenuto conto delle misure standard delle celle, hanno messo a punto un progetto per la costruzione di piccoli ambienti, di circa dodici metri quadri, dotati di tutti i confort. Geniale. Il progetto ora è a disposizione di chi volesse attuarlo, “Privati o enti locali“, specifica il servizio. “Privati“? Ma in Italia ci sono dei privati che si fanno le loro carceri personali? La FIAT ha un suo carcere privato dove manda gli operai che sbagliano a montare i bulloni? Anche Striscia la notizia ha un suo carcere privato dove rinchiude le veline che sbagliano i passi del balletto? Da non credere, eppure ha detto proprio così.

Ma la notizia importante non è tanto la costruzione di questi prototipi di celle moderne, ma il fatto, detto e ripetuto nel servizio, che, udite udite, anche i detenuti sono…”una risorsa“. Incredibile, vero? Già, siamo pieni di risorse, ci escono dalle tasche. Tanto che potremmo esportarle in altri paesi, in Asia, Africa, Amazzonia. Per esempio, potremmo esportare risorse umane romene, specializzate in furti e rapine, in Romania. Potremmo esportare risorse umane romene, nigeriane, albanesi, specializzate nella prostituzione in altri paesi dell’est Europa o in Nigeria. Potremmo esportare risorse umane cinesi specializzate nella fabbricazione di tarocchi di ogni genere in Cina o in altri paesi asiatici. Già, perché tenere solo per noi tante risorse? Sarebbe egoismo. Meglio dividerle con chi ne ha più bisogno.

In verità, però, la domanda è questa: ma com’è che con tutte queste “preziosissime risorse” (immigrati, poveri, detenuti), che abbiamo a disposizione, siamo nella merda? Ovvio, perché non riusciamo ad integrarci con loro. Il segreto per sfruttare tante preziose risorse è proprio quella, l’integrazione con romeni, polacchi, marocchini, senegalesi, nigeriani, cinesi, indiani etc…E siccome per noi integrarci con loro è difficile, dobbiamo sforzarci, dobbiamo imparare a ragionare come loro, dobbiamo diventare musulmani, induisti, buddisti, adoratori di Manitù, animisti, fare la danza della pioggia intorno al Totem. Dobbiamo lasciar perdere lasagne e tagliatelle al ragù e nutrirci di cuscus e kebab.

 Dobbiamo imparare a far lavorare donne e bambini 15 ore al giorno, in condizioni disumane, per pochi euro. Dobbiamo imparare a falsificare tutto, manufatti, abbigliamento, prodotti alimentari, gadget, apparecchiature elettroniche. Dobbiamo imparare a praticare la mutilazione dei genitali delle bambine. Dobbiamo imparare ad essere inflessibili con l’educazione dei figli e, se non rispettano le leggi islamiche, dobbiamo picchiarle selvaggiamente e, se non capiscono la lezione, arrivare anche all’uccisione. Dobbiamo imparare a trattare le donne come esseri inferiori e le mogli come schiave. Dobbiamo ricoprirle da capo a piedi con grandi burka che, a malapena, lascino intravedere gli occhi dietro una retina. Dobbiamo tenerle segregate in casa, lontane da sguardi indiscreti. Dobbiamo eliminare tutti i riferimenti alle nostre tradizioni, alla cultura e, specialmente, dobbiamo far scomparire completamente ogni riferimento alla religione cattolica.  Dobbiamo eliminare il Natale, Pasqua e tutte le feste comandate. Dobbiamo distruggere tutte le icone, i quadri, le statue di carattere sacro. Dobbiamo trasformare la Basilica di San Pietro in una grande moschea e sostituire la Madonnina del Duomo con un grande Budda dorato.  Questo dobbiamo fare se vogliamo integrarci con gli immigrati.

Lo so, è difficile, ma con un po’ di impegno possiamo farcela. Ecco perché abbiamo avuto questa brillante idea per aiutarci in questo difficile cammino; creare il ministero dell’integrazione ed affidarlo ad una persona esperta di integrazione, un’immigrata, la signora Cecile Kyenge che proviene dal Congo e si batte per l’abrogazione delle leggi che regolano l’immigrazione, per i diritti dei migranti, per la libera circolazione e per la cittadinanza agli stranieri. Nient’altro? No, per il momento basta, poi si vedrà.

Domanda: ma perché devono essere gli immigrati a dire agli italiani come devono comportarsi con gli immigrati? Boh, misteri migratori. Così, facilitando e favorendo l’arrivo e la cittadinanza, se oggi arrivano su barconi e gommoni, domani arriveranno su grandi navi da crociera.  Apriamo le porte a tutti, senza limiti, regole e controlli. Tutti in Italia, avanti c’è posto. Così, finalmente, avremo milioni di nuove “risorse“. Ma naturalmente da soli non avremmo mai raggiunto questi fantastici traguardi. Ci voleva l’aiuto prezioso di esperti stranieri. Ecco perché hanno nominato un ministro africano.  Il massimo.

Reazioni a distanza

Dopo aver minacciato di farlo mesi fa, lo ha fatto davvero. Il pastore di una Chiesa protestante in Florida, Wayne Sapp, ha bruciato pubblicamente una copia del Corano. E, incredibile, a migliaia di chilometri di distanza, in Afghanistan, scoppia la protesta. Già ieri è stata assaltata una sede ONU causando 15 morti, di cui due decapitati, e decine di feriti. Oggi la protesta prosegue in altre località e si contano una decina di morti e circa 70 feriti. Cavolo, nervosetti questi islamici. E molto suscettibili. Per un niente si accalorano e prendono fuoco. E non si limitano a rispondere occhio per occhio e dente per dente. No, loro non bruciano i testi sacri cristiani. Loro sono più pragmatici, bruciano direttamente le chiese con dentro i cristiani. Così hanno fatto in India, Pakistan, Egitto.

Ma possono stare tranquilli, perché nessuno risponderà bruciando moschee o dando la caccia al musulmano. Noi siamo pacifici, tolleranti, perdoniamo settanta volte sette, porgiamo l’altra guancia e, se necessario, anche il resto. Siamo buoni, noi. Ma così buoni, ma così buoni che la famigliola del Mulino bianco, al nostro confronto, è una setta demoniaca. Ora bisognerebbe fare un discorsetto. Ma siccome l’ho già fatto circa tre mesi fa, tanto vale ripeterlo.

Aspiranti cadaveri.

Siamo tutti buonisti e pacifisti. Lo sono i cristiani, perché lo dice il Vangelo. Lo sono i militanti di sinistra, perché sono ipocriti (il loro paci-buonismo è a senso unico). E’ pacibuonista la gente comune, plagiata da una campagna mediatica, anch’essa a senso unico, il cui scopo è quello di preparare le menti all’accettazione acritica dell’invasione islamica dell’Europa. Lentamente, giorno dopo giorno, stiamo assimilando passivamente una nuova morale da schiavi. (Vedi “Le oche buoniste“)

Dopo l’ultima strage di cristiani ad Alessandria d’Egitto, ci si aspetterebbe almeno un gesto di condanna dell’atto terroristico da parte del mondo musulmano. Invece arriva la risposta di un autorevolissimo imam del Cairo, Ahmed al-Tayyeb, il grande Imam di Al-Azhar, il quale accusa il Papa di “ingerenza inaccettabile” negli affari interni dell’Egitto. Ora è chiaro, noi pensavamo, sbagliando, che far saltare in aria i cristiani fosse una strage, un atto terroristico. Invece è “un affare interno“.

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, dice un vecchio adagio. Ed i nostri pacibuonisti ne sono l’esempio vivente, fanno come le tre scimmiette. Niente e nessuno li smuove dalle loro granitiche convinzioni a base di multiculturalismo, accoglienza, tolleranza, integrazione e, soprattutto, garantire ai musulmani la libertà religiosa e l’apertura di moschee ovunque. Poco importa se poi, come è stato ampiamente provato, certe moschee diventano centri di propaganda della jihad, della guerra santa conto gli infedeli, di addestramento di terroristi e di raccolti di fondi per finanziare il terrorismo islamico. Ma le scimmiette pacibuoniste non se ne curano. Anzi, non se ne deve parlare. E se qualcuno fa sommessamente osservare che forse, dico forse, l’accoglienza indiscriminata di centinaia di migliaia di immigrati senza arte, né parte, seguaci di una religione che li pone già “contro“ gli infedeli occidentali e la loro cultura,  e di conseguenza, precludendo ogni possibilità di integrazione, creano qualche problema e potrebbero costituire un pericolo, passa inevitabilmente per “razzista”. E se passi per  razzista hai chiuso, non hai più diritto di parola, vieni bollato col marchio d’infamia, sei uno spregevole rifiuto sociale.

Anzi, sembra davvero che questo mondo multiculturale e multireligioso sia l’unico possibile. Anche se ormai è chiaro che in Europa il multiculturalismo è fallito, come ha dichiarato il cancelliere tedesco Angela Merkel e come è evidente in paesi europei che per primi hanno accolto milioni di immigrati ed hanno puntato sull’integrazione, anch’essa fallita. Questa grande bufala del multiculturalismo è un fallimento totale. E solo adesso paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia, l’Inghilterra, la Francia, si rendono conto del gravissimo errore di valutazione e cercano disperatamente di rimediare.

Solo noi continuiamo a crederci. In primis proprio i cristiani, proprio coloro che saranno le vittime designate dell’invasione islamica. Così è normale sentire preti, vescovi, cardinali che continuano a battersi per l’apertura di moschee e per i diritti religiosi, e civili, degli immigrati, meglio ancora se islamici. E nessuno sembra porsi l’inevitabile problemino della reciprocità. Noi garantiamo a tutti il diritto di manifestare la propria fede religiosa, loro no; ne ammettono solo una, l’islam. Allora perché noi dobbiamo garantire loro l’apertura di moschee se a casa loro non permettono la costruzione di chiese cristiane? Perché da noi possono occupare l’intera piazza del Duomo per pregare rivolti a La Mecca e in Arabia saudita, dove l’islam è l’unica religione riconosciuta e permessa, se solo ti scoprono a pregare in privato nella tua casa, ti arrestano? Perché devo riconoscere dei diritti a chi quei diritti in casa propria non li riconosce? Perché devo rispettare chi non mi rispetta? Perché?

Ma i cristiani sono buoni, tolleranti, accoglienti, amano il prossimo come se stessi, porgono l’altra guancia ed anche qualcos’altro (Porgi l’altra guancia). Ecco perché sono sempre in testa quando si organizzano fiaccolate di solidarietà, cortei per i diritti umani e marce della pace. A ruota seguono i sinistri ipocriti, sempre pronti a manifestare per i diritti umani, la pace, l’integrazione, la libertà religiosa. I cristiani organizzano marce per la pace e per garantire la libertà religiosa agli islamici. Gli islamici, in mezzo mondo, organizzano attentati, bruciano chiese, ammazzano preti e suore e praticano il loro sport preferito; la caccia ai cristiani. Non vi pare che ci sia qualcosa di strano in questa mancanza di reciprocità? Sì, c’è il fatto che, come dice l’imam del Cairo, fare strage di cristiani è un “affare interno“. Quindi non possiamo nemmeno lamentarci o protestare. E’ un loro affare interno, la cosa non ci riguarda!

Ma, dicono i pacibuonisti, non dobbiamo reagire alla violenza con la violenza. E come si reagisce, di grazia, alla violenza? Si invia un mazzo di fiori con biglietto di auguri? Non bisogna pensare, dicono sempre le nostre ancelle della misericordia e i figli dell’amore universale, che esista una contrapposizione fra islam ed occidente, né che sia in atto una guerra nei confronti della Chiesa. Esiste anche un islam pacifico. E quale sarebbe questo pacifismo islamico? Quello dell’imam Ahmed al-Tayyeb che, invece che condannare la strage, accusa il Papa di ingerenza? Quello di chi ha pubblicato di recente in rete un elenco di una cinquantina di luoghi di culto in Egitto, Francia, Germania, Inghilterra, come obiettivi da colpire? Il pacifismo di Al Qaeda e bande affiliate che, ancora attraverso messaggi sul web,  incitano i musulmani a “far esplodere questi luoghi di culto nel momento in cui saranno riempiti di fedeli per le cerimonie religiose”?  E’ questo il pacifismo islamico?

Beh, non vorrei destarvi dal letargo, ma se aprite gli occhi e guardate al di là della punta del naso, vi accorgerete che è in atto, già da molto tempo, una guerra santa contro la Chiesa e gli infedeli ed uno scontro di civiltà fra islam e Occidente. Solo le scimmiette fanno finta di non saperlo. Sarà molto utile, al fine di rinfrescarci le idee, rileggere quanto scriveva Oriana Fallaci dieci anni fa nel suo “La rabbia e l’orgoglio“. Leggetene uno stralcio qui: “Sveglia, gente…”.

Strani questi cristiani buonisti e pacifisti, non hanno ancora capito che destino li aspetta e, soprattutto, non hanno capito con chi hanno a che fare quando si parla di fanatismo islamico. Mi viene in mente una battuta di un celebre film western di Sergio Leone. Adattandola alla circostanza si potrebbe dire: “Quando un cristiano buonista pacifista incontra un terrorista islamico, il cristiano è un uomo morto”. Spiace dirlo, ma ho la sensazione che finirà proprio così; forse non lo avete ancora capito, ma siete solo aspiranti cadaveri. E, incredibilmente, lo siete da volontari. Auguri…

Preti, vangelo e Concita

Da che pulpito viene la predica…”, si usa dire riferendosi a qualcuno che esprime giudizi o pareri chiaramente contrari al suo modo di essere, ai suoi principi ed alla sua pratica di vita. In questo caso il pulpito è proprio quello di una chiesa e colui che “predica” è davvero un prete. Ma non è il classico don Camillo, non è il vecchio curato di campagna che dal pulpito si rivolge ai fedeli leggendo ed illustrando un brano del Vangelo. E nemmeno il Vangelo è quello che conosciamo. Pare sia stato scoperto un nuovo Vangelo, apocrifo, ma autorevole e, di conseguenza, un nuovo evangelista: la direttora dell’Unità Concita De Gregorio.

Succede che in un paesino del Veneto il parroco, don Giorgio Morlin, durante l’omelia domenicale, invece che attenersi alla consuetudine e leggere le sacre scritture, abbia letto e commentato un recente articolo dell’Unità, quotidiano fondato da Gramsci e vangelo quotidiano di generazioni di comunisti mangiapreti. Insomma, il Vangelo secondo Concita. (Il prete fa la predica con l’Unità)

Non bastava il Travaglio nazionale che ogni giovedì, in prima serata TV, si alza, apre il suo breviario e recita il passo del giorno dal “Vangelo secondo Marco“, sotto lo sguardo attento ed amorevole del santo protettore San Toro. Ora anche la Concita può, a ragione, entrare a far parte della schiera dei nuovi evangelisti laici. Apocrifi, certo, ma accettati dalla Chiesa che li assume come testi di riferimento. Che tempi, signora mia, non esistono più i preti di una volta. Non c’è più religione. Aridatece don Camillo…

Ora, sembra che la direttora Concita, per ricambiare la cortesia, offrirà come gadget in omaggio ai lettori dell’Unità “I fioretti di San Francesco” e pubblicherà, a puntate, le lezioni di catechismo. Di questo passo, altri potrebbero seguire la stessa strada e in questo clima di totale confusione di idee, di ruoli e di radici storiche, aspettiamoci di tutto. Nelle sinagoghe i rabbini leggerano passi dal “Mein Kampf“. Gli imam nelle moschee doneranno ai fedeli una raccolta completa delle “Vignette sataniche” danesi stampate in elegante veste grafica.

Nell’Apocalisse di Giovanni è detto che la fine dei tempi sarà preceduta da una serie di prodigi. E di questi prodigi oggi abbiamo la prova quotidiana. Che abbiano davvero ragione le profezie Maya e che la fine del mondo si avvicini? Mah, visto che sarà la fine di tutto, questo è l’unico caso in cui non si può dire “Chi vivrà vedrà…”. Intanto, però, in questo clima di confusione totale, la serie dei sorprendendi prodigi si allarga contagiando la società ed i politici, sempre pronti a confrontarsi per vedere chi spara il prodigio più grosso.

Vedremo Rutelli apparire in televisione e dire qualcosa di intelligente. Di Pietro organizzerà una festa a piazza Navona e leggerà con voce commossa un “Elogio di Berlusconi“. Bersani, mentre è raccolto devotamente a recitare le preghiere della sera, avrà una visione mistica in cui gli appare lo spirito di Marx che gli consiglia di chiudere il PD ed aprire una pizzeria al taglio; almeno si guadagna qualcosa. Emma Bonino e Marco Pannella, in crisi mistica dopo un pellegrinaggio alla Madonna del Divino Amore, distribuiranno sul Lungotevere rosari benedetti  e copie dell’Osservatore romano. Berlusconi trasformerà la sua taverna “Bunga bunga” di Arcore in una raccolta cappella, adornata di candidi gigli, dedicata a Santa Maria Goretti.

Walter Veltroni, per non essere da meno, dopo aver dichiarato di non essere mai stato comunista, in un messaggio video affermerà “Non sono mai stato democratico“.  Anche Carla Bruni che di recente ha dichiarato di non essere più di sinistra, rilascerà una nuova sorprendente dichiarazione in cui, parafrasando il celebre spot della Deneuve,  confesserà “No, non sono Carla Bruni“. Alfonso Signorini diventerà leghista ed affermerà con orgoglio “Ce l’ho duro...”. Infine, Nichi Vendola, ansioso di diventare leader del PD, regalerà il suo prezioso orecchino a Platinette e, abbandonato il suo compagno canadese, si fidanzerà con Rosi Bindi.

Che tempi, signora mia, niente e nessuno è più ciò che dovrebbe essere. Che sia davvero la fine del mondo? Arrangiatevi, si salvi chi può…

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Vauro e gli imam pedofili

Guarda guarda, si scopre che anche gli imam islamici hanno il vizietto e applicano il celebre motto “Lasciate che i pargoli vengano a me…”. ma non sel senso strettamente evangelico. Numerosi imam sono stati scoperti e denunciati per abusi sessuali, in moschee e scuole coraniche, nei confronti di minori. Ecco i dettagli: “Anche gli islamici lo fanno“. A quanto pare il problema, di cui solitamente non si parla (mai criticare l’islam, sono molto suscettibili), è talmente diffuso e preoccupante che il re del Marocco ha deciso, come misura per salvaguardare i minori dalle attenzioni degli imam, di modificare le regole sulla scuola e di chiudere alcune moschee a rischio. Questi sono quelli che predicano la guerra santa contro gli infedeli ed accusano l’Occidente di essere corrotto. Loro, invece…

Già, perché finora solo la Chiesa è stata, ed è tuttora, sotto accusa per casi di pedofilia. Fuori dalla Chiesa sono tutti innocenti puttini con le ali, caste verginelle e beati con l’aureola. Così i media ci sguazzano, i comici ne fanno oggetto di battute feroci, i moralisti col timer si scandalizzano e la Chiesa viene dipinta come un’associazione di sodomiti. E tutto si può dire, senza censura, perché la satira deve essere libera, come dicono quelli che sulla satira ci campano. Libera sì, ma con qualche riserva. Si può dire tutto e di più, purché sia… contro la Chiesa e contro Berlusconi. Mai fare satira contro la sinistra, perché non la capiscono. Né contro i magistrati, perché ti querelano (Satira e magistrati). E meno che mai contro l’islam, perché hanno uno strano senso dell’umorismo e si scaldano facilmente.

Infatti, tanto per tenersi in esercizio, la settimana scorsa, il vignettista Vauro ad Annozero, tra le varie vignette ha inserito anche l’ennesima battutaccia sulla Chiesa e la pedofilia, col pretesto di ironizzare sul caso Berlusconi/minorenni. Proprio quella vignetta che ha indignato la Santanchè che ha abbandonato lo studio. Nella vignetta veniva raffigurato il Papa che, alludendo a Berlusconi,  diceva “Se gli piacciono i minorenni può sempre farsi prete“. Sempre molto fine Vauro! Bene, ora ci si aspetterebbe che Vauro ci delizi, con la sua solita arguzia, con un’altra vignetta in cui dica “Se vi piacciono i minorenni potete sempre fare gli imam in una scuola coranica“. Sarebbe simpatica, no?

Temo, però, che aspetteremo invano. Perché è vero che la satira deve essere libera, ma tenendo presente che solo se è contro la Chiesa, contro Berlusconi e contro la destra in genere, è gradita, ha successo e non si corrono rischi. Anzi, assicura a chi la fa onori, gloria, fama e ricchi compensi. Guai ad andare oltre e fuori tema. Lo dicevo anni fa in questo post: “Si può ridere dei musulmani?“.  La risposta è no, oggi come allora. Abbiamo la satira a senso unico, perché anche i comici tengono famiglia e soffrono di quella patologia italica molto diffusa: l’ipocrisia.

Vieni via con me…

Concludono, Cric e Croc, con un lungo elenco di “Vado via perché…”. Tranquilli, non c’è bisogno di giustificarvi o di farla tanto lunga elencando motivazioni fasulle. L’importante è che andiate via. Qualunque ragione è valida. Ma una ragione, cari Fazio e Saviano, le sintetizza tutte: siete così faziosi, ipocriti, falsi e retorici che fate schifo! E lo fate in prima serata TV, a spese degli italiani. Vergognatevi…

Parlo della prima puntata di “Vieni via con me”. Il bello è che ci saranno altre tre puntate. E sono anche certo che avrà avuto un alto numero di spettatori. Domani i giornali metteranno in prima pagina titoloni annunciando il grande successo. Per completare degnamente la serata segue una puntata di “Correva l’anno” in cui, tanto per cambiare, si parla del ventennio fascista. Ma guarda tu che sorpresa e che novità. E si parla dell’organizzazione del tempo libero, una creazione del fascismo. Lo stesso Paolo Mieli, uomo di sinistra ed antifascista, in conclusione della puntata, afferma che la creazione dei Dopolavoro e tutte le attività collegate, contribuì a migliorare le condizioni dei lavoratori, mettendoli in condizione di godere di svaghi, passatempi e attività sportive e culturali che prima erano sconosciuti, specie nelle località di provincia, nelle campagne e nei piccoli centri. Una vera rivoluzione, così la chiama, come è stata poi la televisione. Ma in apertura della puntata si ribadisce che questa innovazione è voluta dal fascismo…per tenere occupata la gente ed evitare che si occupi di politica. In pratica, per “controllare” il popolo. Fate ancora più schifo di Fazio…

Ma due considerazioni su questa prima puntata di “Vieni via con me” bisogna pure farle. Tutto come previsto. Non bisognava essere dei maghi per prevedere che sarebbe stata l’ennesimo programma che, spacciandosi per intrattenimento e informazione, sarebbe stato un pretesto per attaccare Berlusconi ed il Governo in carica, ricorrendo a tutti i mezzi ormai collaudati da conduttori, comici ed ospiti “prestigiosi” scelti in funzione della tesi precostituita.

Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitic in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi. Si comincia con una suora che elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino. Ecco, cominciamo bene. Poverina la nostra “sorella”, chissà se è informata di come trattano i cristiani, comprese suore e preti, nei paesi islamici. Dovrebbe informarsi, prima di impegnarsi tanto a favore delle moschee. Ma, si sa, i cristiani sono buoni, amano anche i loro carnefici ed hanno una fortissima predisposizione al martirio. Come gli islamici. Solo che gli islamici, quando scelgono di diventare martiri, sperano almeno di trovare nel loro paradiso 72 vergini che li aspettano. I cristiani nemmeno quello, perché sono casti e puri.

Ed ecco apparire il messia, il clou della serata, lui, Saviano. Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, che… se lo incontri la notte in un vicolo al buio ti viene un infarto. Ed inizia il suo monologo, lento, ripetitivo, scontato, farcito di luoghi comuni e retorica in offerta speciale. E attacca il Giornale, la macchina del fango. Già, perché se il Giornale fa un’inchiesta per dimostrare le responsabilità di Fini nell’affare Montecarlo quello è fango. Se invece Repubblica, L’Unità e stampa collegata, spargono fango per mesi e mesi contro Berlusconi, rovistando nella sua vita privata, quelle sono “inchieste giornalistiche”. Mah, valli a capire questi intellettuali, hanno una logica tutta speciale. Ovviamente Saviano  può andare in TV, in prima serata, ed accusare il Giornale senza che nessuno possa ribattere alle accuse. Ma questa, per loro, si chiama informazione e libertà di espressione. Se qualcuno facesse lo stesso, parlando di Repubblica, lo accuserebbero di diffamazione, di abuso del mezzo pubblico, di mancanza di contradditorio, invocherebbero la par condicio ed il pluralismo.  E forse organizzerebbero una manifestazione in piazza del Popolo per condannare il tentativo di mettere il bavaglio all’informazione. Ma se lo fanno loro…è libertà di espressione!

Arriva l’altro ospite illustre, Nichi Vendola, il quale ci illumina su un argomento di fondamentale importanza per gli italiani; fa l’elenco di tutti gli appellativi usati, nelle varie regioni, per definire i gay. Beh, ora lo sappiamo. Non so se Vendola goda di particolari permessi o ferie, ma è strano che, essendo Governatore della Puglia, sia sempre in TV, intervistato, ospite nei vari salotti o sia presente a manifestazioni, cortei e scioperi. Lui c’è sempre. Ma non è pagato per fare il Governatore? E allora, quando è fuori sede è in ferie? E’ in permesso sindacale? Mistero. Si potrebbe pensare che è giusto, visto che è un Governatore. Ma allora bisognerebbe dedicare lo stesso spazio a tutti gli altri Governatori regionali. Li avete mai vistiin televisione, ospiti da Santoro, da Floris, nei TG, i governatori della Basilicata, della Sardegna, dell’Umbria, etc…? No, si vede solo lui, Vendola. Si dirà che, però, Vendola è leader di un partito. Ma allora bisognerebbe invitare ed intervistare anche tutti gli altri leader di partito; sono almeno una ventina, tutti piccoli, ma comunque sono dei partiti. Perchè non si vedono mai? Ancora mistero. Si dirà che, però, è vero che non tutti i governatori e leader di partito sono presenti, ma Vendola è gay e gli altri no!. Ah, ecco, ora ci siamo. Infatti è vero, i gay sono di casa in TV, insieme a trans ed escort: onnipresenti ovunque ci sia un salotto TV ed una sedia libera; Grillini, Malgioglio, Cecchi Paone, Alfonso Signorini, Busi, Luxuria, Platinette, D’Addario e, fra poco alla prima occasione, Ruby. Sono ospiti contesi da tutti i conduttori. Sì, deve essere questo il motivo. Oggi essere gay costituisce titolo preferenziale. Ma non tutti hanno successo, Per emergere ci vuole culo…pardon, fortuna!

Ma l’ospite più atteso è Roberto Benigni. E di cosa parlerà Benigni? Ovvio, di Berlusconi, per una mezzoretta buona. Come fece da Celentano. Cita tutto il repertorio possibile, da Ruby alle ville ad Antigua. Potrebbe andare avanti per due ore, purché parli di Berlusconi. Caro Benigni, alla fine cominci a stancare anche tu. Sarà anche bravo, ma qualche volta potrebbe anche cambiare repertorio. Sapete, anche l’aragosta è buona. Ma se vi offrono aragosta a pranzo, aragosta a cena, per un mese di seguito, alla fine vi viene voglia di un panino con mortadella.

Si continua con un ospite prestigioso, il direttore d’orchestra Claudio Abbado. Anche lui fa il suo elenco di motivi per cui è bene sostenere la cultura e la musica. Nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma diventa un pretesto per attaccare i ministri Bondi e Tremonti i quali non essendo presenti non possono ribattere, chiarire e contestare. Ma a Fazio tutto è concesso; è libertà di espressione. Tanto per non perdere l’abitudine. Saviano lo definisce “il più grande direttore del mondo“. Beh, non so a che titolo Saviano esprima questo giudizio e quali siano le sue competenze in campo musicale, ma sono certo che ci sono moltissimi direttori che non condividono il parere di Saviano. Ma Saviano è Saviano, quindi…ha sempre ragione. Forse ieri, mi è capitato di vedere l’inizio di un programma “E se domani” condotto da Alex Zanardi. Non so chi sia, ma se non sbaglio è stato un pilota automobilistico di formula 1. Bene, all’inizio della puntata introduce l’ospite, Massimo Cacciari, presentandolo come “il più grande filosofo italiano“.  Anche in questo caso resto perplesso per questa affermazione. Chissà cosa ne penserebbe Severino! Ma può succedere, quando cronisti di camorra parlano di direttori d’orchestra e piloti di formula 1 parlano di filosofia.

Conclude la puntata, finalmente, ancora Saviano con un lungo comizietto sull’unità d’Italia, che gli serve come spunto per attaccare la Lega e le sue posizioni federaliste che tendono a spaccare la nazione. Senza che nessuno possa, naturalmente, ribattere. Ma ormai siamo abituati, è lo stesso sistema usato da Fazio nell’altro suo progranmma, da Santoro, da Travaglio, dalla Gabanelli. Bisogna prendere per buono ciò che dicono. Ma i monologhi alla Saviano, attaccando certa stampa e certi partiti, ed esponendo la loro personale visione del mondo, non sono intrattenimento, né spettacolo, né informazione; sono veri e propri comizi e si chiama propaganda politica. Cosa che è del tutto lecita e consentita, ma nei luoghi, nei tempi e secondo le modalità previste dalla legge sulla propaganda politica. Non in televisione, in prima serata, a spese dei telespettatori e senza contradditorio. E’ questo piccolo dettaglio che vi sfugge.

La prima cosa che mi è passata per la mente, però, è che questi programmi sono una specie di evoluzione mediatica delle vecchie feste dell’Unità. Si organizza una serata mettendo insieme qualche tematica sociale, la musica, i comici, il comizio del compagno segretario, birra e salsiccia, bandiere, slogan e via…il popolo gode. Ecco, questa è una specie di festa dell’Unità fatta in televisione. E’ vero, non c’era la birra e mancava anche la salsiccia. In compenso c’era il culatello…