Guardami negli occhi

Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, è indagato per reati legati all’immigrazione: “Riace e le nozze per i migranti“. E’ accusato di aver  “organizzato matrimoni di comodo tra riacesi e immigrati allo scopo di fargli ottenere un permesso di soggiorno facile.“. Se questo Lucano fosse di destra si sarebbe già scatenata l’ira dei giustizialisti chiedendone la condanna. Ma siccome è un compagno che si dà tanto da fare per l’accoglienza degli invasori, allora tutti si affrettano a difenderlo. Uno dei primi a correre a Riace per dimostrare la propria vicinanza ed il sostegno è lui, Roberto Saviano, impegnato in prima linea  nel terzomondismo, a favore della società multietnica, a favore dei migranti e di tutto ciò che può creare problemi all’Italia ed agli italiani. E che ogni giorno si scaglia contro chi si oppone a questa sua idea del mondo (specie contro Salvini) lanciando accuse e insulti assortiti;  da criminale a razzista, a schiavista, xenofobo, populista e fascista. Lui è fatto così, prendere o lasciare. Nel dubbio, lasciatelo; meglio, ci guadagnate in salute.

Saviano ride

E ride. Cos’abbia da ridere non si sa. Uno con quella faccia, altro che ridere, dovrebbe piangere a dirotto e, possibilmente, evitare di uscire di casa e mostrarsi in pubblico. Ma c’è gente che non se ne rende conto. Forse manca di senso estetico, oppure gli manca uno specchio in casa. Ci sono le facce di bronzo e le facce da culo. Poi ci sono i culi di bronzo, come quelli delle statue di Riace. Poi c’è Saviano che è a metà strada e non si capisce bene cosa sia. E’ qualcosa, ma non si sa bene cosa. Lui è convinto di essere uno scrittore,  bravo e simpatico. Se esistono gli scrittori di bronzo con la faccia come il culo, è probabile che abbia ragione.

Non parlo spesso di Saviano per motivi di salute. Solo la vista della sua faccia mi procura improvvisi ed acuti attacchi di orticaria; e devo grattarmi. Ma tempo fa gli dedicai un post “Guardami negli occhi” (novembre 2010). Eccolo.

Guardami negli occhi

Si dice che gli occhi siano lo specchio dell’anima. Può essere opinabile, ma certo è che, quando incontriamo delle persone, sentiamo subito, a prima vista, se ci sono simpatiche o meno. Basta una veloce valutazione dell’aspetto fisico, delle caratteristiche somatiche più evidenti, l’abbigliamento, il modo di parlare e di esprimersi, la postura, la gestualità, i tic nervosi, un insieme di messaggi di quella che chiamano fisiognomica; quei piccoli segnali che la nostra mente, in brevissimo tempo, analizza e ci fornisce una risposta che, sintetizzata, esprime empatia o repulsione.

E ciò che influenza maggiormente questa valutazione è il volto di quella persona. Ed in maniera ancora più determinante il suo sguardo. Ecco perché la saggezza popolare usa dire che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Perché, spesso, basta guardare una persona direttamente negli occhi per capire cosa si nasconda dietro quello sguardo. E’ una esperienza che facciamo tutti, quotidianamente.
Bene, allora guardate bene questa foto e poi rispondete onestamente: vi fidereste di questa persona?

Saviano sguardo

Se uno è stronzo non gli puoi dire che è “stupidino”; gli devi dire che è stronzo“. (Gianfranco Funari)

La coerenza è un optional

A proposito di migranti. Due giorni fa il cardinale Scola, ex arcivescovo di Milano, intervenendo al Meeting di Rimini, ha dichiarato: “Non possiamo accoglierli tutti.”. Ed ha precisato che “il Papa non lo pensa e non lo ha detto“. Ed ancora, come riportato da AgenPress: “Papa Francesco non sarebbe un sostenitore della bontà dell’accoglienza sempre e comunque.“. No? Strano, tutto il mondo ha sentito gli appelli che il Papa lancia quotidianamente in ogni occasione; hanno sentito tutti, eccetto Scola. Forse la sua radio non era perfettamente sintonizzata su Radio Vaticano e si è perso qualche dichiarazione papale.

Scola migranti 1

Ora, pensando che Papa Bergoglio  da anni, quotidianamente continua a  lanciare appelli all’accoglienza di tutti “buoni e cattivi“, perché “sono nostri fratelli”, il minimo che si possa dire è che il cardinale Scola o ha una pessima memoria, oppure è in malafede. Soprattutto perché è lo stesso cardinale che, come arcivescovo di Milano, in occasione della Pasqua del 2014, durante l’omelia della messa per la domenica delle palme in Duomo, invitando i milanesi ad accogliere a braccia aperte i migranti (come faceva spesso e volentieri), disse: “Gli stranieri rappresentano il futuro di Milano“.

Scola stranieri

Non è certo un buon esempio di coerenza. Ho l’impressione che la Chiesa, sulla questione migranti, stia seguendo la stessa tattica del PD. Si sono resi conto di aver esagerato con l’invito all’accoglienza. Cosa che per il PD si è rivelato un disastro in termini di perdita di consensi elettorali. E per la Chiesa in forti contestazioni anche da parte dei fedeli nei confronti del Papa terzomondista. Ed ora cercano di rimediare rimangiandosi, o cercando di correggere e reinterpretare, anche gli slogan che hanno ripetuto fino alla nausea in questi anni. Per fortuna, e purtroppo per Scola,  la gente ha buona memoria.

(Arcivescovo Scola; Milano, Domenica delle palme 2014)

Scola palme

Il Papa non sta bene

Papa Bergoglio dovrebbe preoccuparsi della sua salute. Ad una certa  età è normale cominciare a soffrire di acciacchi senili e ultimamente sembra proprio che non goda di ottima salute.  Magari sarebbe opportuno fare un bel check up completo, per sua tranquillità (e anche nostra). “Senectus ipsa est morbus” (La vecchiaia è essa stessa una malattia)”, diceva Cremete nella commedia Phormio di P. Terenzio Afro. E Luciano De Crescenzo, completando la frase, specificava: “La vecchiaia è una malattia: o ti prende alle gambe o ti prende alla testa“.

Bergoglio sembra essere afflitto da entrambe le patologie. Ricordiamo che spesso è inciampato ed è perfino caduto, dimostrando difficoltà deambulatorie e incertezza sulle gambe. Ma anche mentalmente mostra qualche cedimento, specie quando, invece di occuparsi dello spirito e delle anime dei credenti, parla  non da capo spirituale della Chiesa, ma da sindacalista e si occupa di lavoro, di ferie, di giusto salario, di aziende in crisi e perfino di trasferimenti di sede dei lavoratori. O quando parla da politico, suggerendo la sua particolare ricetta per affrontare l’emergenza immigrazione proponendo di costruire ponti invece che muri ed accogliere tutti i migranti perché sono tutti “nostri fratelli” e costituiscono un’opportunità di crescita. E non lo dice una volta tanto, in particolari circostanze; lo dice e lo ripete quotidianamente da anni, riscuotendo l’applauso della claque delle anime belle della sinistra e dei cattocomunisti in crisi di identità, che recitano la litania dei migranti “preziose risorse“. Allora, parlando di patologie della vecchiaia e del protagonismo papale che interviene su tutti i temi politici, economici, sociali, (roba da far invidia a Napolitano), oltre alle due massime già riportate, viene spontaneo citare un’altra perla di saggezza dal  “De senectute” di Cicerone: “Senectus est natura loquacior.” (La vecchiaia, per sua natura è piuttosto loquace, ciarliera). Curioso, sembrano tutte scritte pensando a Bergoglio. Già, perché quest’uomo racchiude in sé tutte le fattispecie contemplate: ha problemi alle gambe,  alla mente e parla troppo. Di recente, commentando un articolo su Laura Boldrini e la sua mania di intervenire su tutti gli argomenti per dettare la sua personale visione del mondo (è un vizio molto comune nei palazzi del potere),  ho scritto: “Boldrini e Bergoglio hanno lo stesso difetto: parlano troppo, parlano a vanvera e parlano di argomenti che non sono di loro competenza.”.

E’ curioso che Bergoglio riscuota tanto consenso tra gli ex/post comunisti marxisti e mangiapreti, nipotini di quel tale che affermava che “La religione è l’oppio dei popoli“. e che hanno sempre combattuto come la peste la Chiesa, i cristiani ed il Papa. Gli stessi che solo qualche anno fa scendevano in piazza e sfilavano in corteo per rivendicare la laicità dello Stato e protestare contro le ingerenze del Vaticano. Oggi sono in prima fila ad applaudire Bergoglio e citarlo come autorevole fonte di saggezza.  Se oggi i comunisti applaudono il Papa, significa che si sono convertiti? Sono cambiati i comunisti? No, è cambiato il Papa. Ecco perché piace tanto alla sinistra; lo sentono come uno di loro, un compagno. Esempio emblematico è Emma Bonino, una di quelle che, in compagnia di Pannella, l’amico e compagno di tante battaglie, era sempre in prima fila a contestare la Chiesa e che ultimamente è in perfetta sintonia con il Papa e pochi giorni fa è andata proprio in una chiesa a presentare la campagna “Ero straniero; l’umanità che fa bene“, a favore dell’accoglienza dei migranti (Emma Bonino in chiesa).

Che anche lei abbia qualche leggerissimo problema senile lo dimostra il fatto che, proprio presentando questa ennesima campagna a favore degli immigrati, ha affermato calma e serena,  che abbiamo bisogno di accogliere gli immigrati perché “compensano il calo demografico“. Ovvero, siccome nascono pochi italiani, rimediamo importando africani. Come se, per rimediare al calo della produzione di pomodori San Marzano a causa della siccità, importassimo datteri dall’Egitto. La cosa assurda è che lei è la stessa Emma Bonino che ha contribuito in maniera determinante al calo delle nascite con le accanite campagne a favore dell’aborto libero, sia praticando lei stessa l’aborto clandestinamente usando una pompetta da bicicletta (La stessa Bonino ha affermato di averne praticati circa 11.000). Quella stessa Bonino che praticava migliaia di aborti oggi viene a dirci , “Tomo tomo e cacchio cacchio” direbbe Totò, che abbiamo il problema del calo demografico, che nascono pochi bambini e quindi, dobbiamo compensare importando africani. Capito in che mani siamo? Vi sembra che queste siano persone normali? Temo che le pompette, oltre che per aspirare feti, le abbiano usate anche per aspirare il cervello di molta gente. E’ la conseguenza della “fuga dei cervelli“. I cervelli scappano all’estero e qui restano frattaglie varie, coglioni, vecchie zitelle acide e politici rincoglioniti.

Ma torniamo al nostro Papa ciarliero che proprio non riesce a stare zitto nemmeno un giorno. Infatti anche ieri ha sparato la sua ennesima bergogliata: “Sì a ius soli e ius culturae“. Ho scritto molti post su Bergoglio. Inizialmente pensavo di essere io troppo critico nei suoi confronti. Ma col tempo mi sono reso conto che non ero il solo ad avere serie riserve su questo Papa. La conferma veniva leggendo i commenti dei lettori.  Ogni volta che c’è un articolo che riporta le dichiarazioni del Papa i lettori si scatenano e inviano centinaia di commenti. Nessun altro personaggio suscita reazioni così immediate, numerose e  negative; nemmeno i politici più invisi, nemmeno Renzi o Boldrini. Bergoglio sbaraglia tutti, in quanto ad antipatia non ha concorrenti. Trovare un commento positivo e di approvazione nei suoi confronti è come cercare un ago nel pagliaio. E mi riferisco ai lettori del Giornale che è uno dei pochi quotidiani di riferimento dei lettori che si riconoscono in quell’area politica che genericamente definiamo centrodestra; quindi, non proprio degli atei mangiapreti da sezione Lenin o da centro sociale Che Guevara. Anzi, solitamente sono cattolici e pure praticanti. Allora si ripropone la domanda: se oggi tanti cattolici sono critici nei confronti del Papa, è perché i cattolici sono cambiati? No, è cambiato il Papa.

La prova l’abbiamo anche leggendo questo articolo sopra linkato; ma soprattutto leggendo i commenti.  Già ieri sera, erano presenti 344 commenti, così numerosi da aver mandato in tilt il sistema di pubblicazione; infatti, benché siano conteggiati, non vengono visualizzati. Ma non sono nemmeno tutti, perché la pubblicazione dei commenti viene sospesa la sera. Quindi è prevedibile che ci siano ancora centinaia di commenti in attesa di pubblicazione. Per curiosità provate a dare uno sguardo anche veloce a quella sfilza di commenti e provate a individuarne uno che sia positivo; impresa quasi impossibile; sono tutti a base di insulti e considerazioni negative su Bergoglio, come Papa  e come persona. Qualcuno dovrebbe tenere conto dell’opinione dei lettori e non solo delle sparate gratuite dei soliti intellettuali di regime o degli opinionisti da salotto televisivo.

Domenica mattina accendo la Tv e, in diretta, c’è la messa celebrata al Meeting di Comunione e liberazione di Rimini. Il celebrante sta tenendo l’omelia commentando un brano del Vangelo. Lo seguo con curiosità perché anche quel brano viene interpretato in maniera strumentale e serve per lanciare il messaggio papale sulla necessità di non innalzare muri, ma aprire le frontiere, cancellare confini e barriere ed aprire all’accoglienza degli stranieri. Come mi aspettavo. In sostanza l’omelia del sacerdote ripete esattamente ciò che va dicendo da anni Bergoglio. Più che un’omelia sembra il solito comizietto terzomondista dl solito trombone di sinistra. Ma non è strano; ormai si fa più politica in chiesa che nelle vecchie sezioni del PCI. Che lo dica un prete è normale (fino a un certo punto).  Ma sono gli stessi concetti, suggerimenti e linee guida che poi esprime anche il presidente del Consiglio Gentiloni, intervenendo al Meeting.  Quasi commovente questa unità d’intenti, questa “corrispondenza di amorosi sensi” fra la Chiesa e lo Stato laico. Procedono in perfetta sintonia; Chiesa, Governo, media, opposizione, destra, sinistra e centro, recitano tuti la stessa litania.  Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa nenia buonista. Compresi i media di regime (stampa, TV, web) che fanno da megafono del potere e riportano quotidianamente le veline dell’ufficio stampa del Palazzo, innocenti ed ingenui come un coro di voci bianche che cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto.

 L’Italia, l’Europa, l’occidente, sono sotto attacco permanente da parte di fanatici islamici  e la sicurezza dei cittadini è sempre più a rischio. L’accoglienza  di centinaia di migliaia di immigrati sta mettendo in crisi l’occidente impreparata a fronteggiare in breve tempo un così  massiccio flusso migratorio e crea i presupposti per una destabilizzazione politica, economica, sociale, culturale e morale che può provocare gravi conflitti sociali e scontri anche violenti. Anche la sinistra, forse a seguito della batosta elettorale, si è resa conto di aver esagerato con la politica accoglientista, ha capito che va contro la volontà degli italiani, che sta perdendo consensi e, quindi, corre ai ripari; tardivamente, ma ci prova. Lo stesso Renzi fino a pochi mesi fa ribadiva che era nostro dovere accogliere i migranti e si diceva orgoglioso dell’opera delle nostre missioni in mare che “salvano vite umane”.  Dopo la batosta ha cambiato refrain e, contrordine compagni,  dice che dobbiamo salvare tuti, ma non possiamo accogliere tutti, e propone il numero chiuso. Anche il ministro Minniti ha capito l’antifona e cerca di far credere che cambia la strategia e cercheremo di fermare il flusso migratorio. Voi ci credete? Io no. Insomma, sia che ci credano davvero o che fingano, tutti sembrano aver capito che non possiamo permetterci di accogliere mezza Africa, sarebbe un peso insopportabile, sia sul piano sociale che economico. Meglio tardi che mai, dicono gli ottimisti. Io direi che  è meglio capirlo prima che dopo. Chiudere la stalla quando i buoi sono scappati è inutile. Ed ancora, chi è responsabile di aver favorito questa situazione intollerabile dovrebbe assumersi le responsabilità e, per onestà e coerenza, dimettersi. Ma l’Italia, come dico spesso, è quel paese da farsa in cui tutti rompono, ma nessuno paga.

Papa ius soli

Bene, in questa situazione non proprio tranquilla sul fronte dell’immigrazione, il Parlamento rilancia l’idea dell’approvazione di una legge sullo ius soli (Pare con l’impegno a discuterla ed approvarla alla ripresa dei lavori, a settembre). Bisogna  essere proprio  incoscienti per proporre la cittadinanza agli stranieri in un momento come questo. E’ quasi una provocazione, un insulto agli italiani. Ma questi Pidioti sono fuori da ogni logica; politicamente sono sempre un po’ borderline. E cosa fa Bergoglio? Insiste nel suo protagonismo e nella mania di dispensare  consigli non richiesti, e  “scende in campo”  a favore dell’approvazione dello ius soli. Ovvero, non esprime saltuariamente  un generico auspicio di apertura verso gli immigrati. No, esprime un giudizio chiaro e netto su una proposta di legge proprio nel preciso momento in cui il Parlamento sta per discuterla. Come un qualunque politico attivo  o  militante di partito. E nessuno gli fa notare che questa è una inaccettabile ingerenza di un capo di Stato straniero in una questione di competenza del Parlamento italiano? Dove sono finiti i NO Vat che sfilavano rivendicando la laicità dello Stato contro le ingerenze del Vaticano?  Scomparsi, in ferie, trasferiti, convertiti?

Allora, che bisogna darsi un mossa e cambiare politica sull’immigrazione l’hanno capito tutti. Tutti eccetto uno: il Papa. Bergoglio, è risaputo,  vive in un altro Stato, il Vaticano. Ma sarebbe meglio dire che vive in un altro mondo. E continua a dire, suggerire, quasi imporre l’accoglienza dei migranti come obbligo morale da trasformare in legge dello Stato. Sì, perché un conto è esprimere la speranza che nel mondo regni la pace e l’amore per il prossimo, altro è cercare di imporre il messaggio evangelico  come principio politico: tutti buoni per legge. Questo è ciò che fa l’islam, assumere come legge dello Stato la legge coranica, la sharia. Si chiama teocrazia e non mi pare che questa possibilità sia contemplata nella nostra Costituzione. Ma se Bergoglio insiste nella sua posizione significa che è fuori dalla realtà. E chi è fuori dalla realtà, di solito, è anche fuori di testa. E quando si è fuori di testa la cosa più urgente è curarsi. Ecco perché Bergoglio dovrebbe rendersi conto che non sta proprio bene, dovrebbe preoccuparsi della sua salute e, almeno per scrupolo, sottoporsi ad accurata visita medica, per il suo bene; ed anche per il nostro.

Migranti in mare

Domanda per i più preparati. La foto sotto accompagna l’articolo “Ennesimo naufragio al largo della Libia“, sul quotidiano L’Unione sarda di oggi, versione on line. Il titolo riferisce del naufragio avvenuto al largo della costa libica nel quale sembra che ci siano più di 200 morti. La didascalia della foto, però, che mostra degli africani su un gommone, dice “Migranti nel Canale di Sicilia“.

Posto che, cosa che ripeto da diversi anni, il Canale di Sicilia si trova ad almeno 300 miglia a nord della costa libica, ed è quel tratto di mare che separa l’estrema punta occidentale della Sicilia dalla Tunisia, perché ogni volta che parlano di barconi con migranti, naufragi, o salvataggi, li collocano sempre nel “Canale di Sicilia”, anche quando lo stesso articolo spesso dice chiaramente che sono al largo della Libia e spesso, addirittura “dentro le acque territoriali libiche“? E’ una domanda che pongo spesso nei siti dei quotidiani che permettono ai lettori di inserire commenti. Lo faccio da anni, ma ancora non ho ricevuto risposta. Chissà perché.

Ed ecco la domanda. Vedendo la foto sopra, da cosa si capisce che quel gommone con degli africani a bordo si riferisce a “Migranti nel Canale di Sicilia“? Più che un agitato mar Mediterraneo sembra un tranquillo laghetto. Ma nemmeno il lago Maggiore o un tranquillo laghetto alpino hanno acque così piatte. Per quel che si vede potrebbe essere una comitiva di africani in gita domenicale sul lago Vittoria. Ma allora perché insistono a citare il Canale di Sicilia? Perché citare la Sicilia fa sentire queste tragedie più vicine a noi, quasi in casa nostra, come se il naufragio sia avvenuto sotto il faro di Calamosca o nella spiaggia del Poetto.  E questa vicinanza quindi, stimola la pietà umana per le vittime, sottintende una nostra ipotetica responsabilità sulle tragedie,  ed alimenta il nostro senso di colpa. Così siamo più disposti ad accoglierli e mantenerli a nostre spese: per la gioia delle coop, delle associazioni umanitarie, di albergatori in crisi e di privati che hanno fiutato l’affare accoglienza.

Giusto per la cronaca anche ieri ed avantieri, sulla costa sud occidentale sarda, sono sbarcati una cinquantina di algerini: “Altri sbarchi di migranti nel Sulcis“. I dati ufficiali dicono che fino ad oggi sono almeno 500 gli algerini sbarcati in Sardegna a bordo di piccoli barchini di 5 metri (come quello nella foto a lato con 16 algerini, su uno sbarco di qualche mese fa)  con a bordo da 15 a 20 persone. Un barchino simile con 20 persone non solo non arriverebbe mai dall’Algeria, ma non  attraverserebbe nemmeno il lago Omodeo senza ribaltarsi. La spiegazione più plausibile è che vengano caricati dalle navi in Algeria e poi calati in mare su quei barchini e lasciati in prossimità della costa sarda.  Si dice che dobbiamo accogliere i migranti perché scappano dalla guerra. Vi risulta che in Algeria sia scoppiata una guerra?

Vedi

Migranti e costi

Varia umanità

Scusi, dov’è la guerra?

Tramonti moderni con barcone

Il tramonto è uno dei soggetti più ricorrenti nella storia dell’arte; ed anche uno dei più suggestivi. Quasi tutti i pittori lo hanno trattato con diversi stili e diverse inquadrature, ma sempre con grande partecipazione emotiva. Dal celebre tramonto di Giorgione al Tramonto al Montmajour di Van Gogh, scoperto recentemente. Dall’atmosfera quieta, raccolta e quasi mistica del tramonto in cui si inquadra l’Angelus (o Preghiera della sera) di Jean Francois Millet  a quello inquietante che fa da sfondo al celebre Urlo di Edvard Munch. Scene che rappresentano momenti di vita visti sullo sfondo di uno degli spettacoli più affascinanti della natura, il tramonto del sole. Poi il tempo passa, i tramonti più o meno sono sempre gli stessi, belli e coinvolgenti, ma cambiano gli scenari. Questa sotto, per esempio, è una buona rilettura moderna del tramonto sul mare. Non più paesaggi naturali o contadini in preghiera, ma un barcone di migranti in mare verso la terra promessa, l’Europa. Potremmo intitolare l’opera “Tramonto con migranti“.

In realtà,  il flusso inarrestabile di migranti africani, arabi, asiatici, in gran parte musulmani, avrà sull’Europa effetti e conseguenze devastanti per la nostra cultura, l’economia, la sicurezza, la stabilità politica e sociale, usi e costumi, tradizioni e morale; il nostro vecchio mondo sarà completamente stravolto dall’arrivo di migranti con cultura, religione, tradizioni, abitudini, completamente diverse che mai riusciranno ad integrarsi col nostro mondo. L’integrazione è fallita dappertutto, come hanno dovuto constatare, in ritardo ed a loro spese,  paesi europei che prima di noi hanno accolto grandi flussi migratori provenienti soprattutto da territori coloniali. Ecco perché ora stanno cercando di rimediare, tardi e male, chiudendo le frontiere, innalzando muri, schierando l’esercito, bloccando i confini con lunghe recinzioni di filo spinato, o adottando misure restrittive sugli ingressi.

Gli unici che non l’hanno ancora capito, o fingono di non capire per qualche strano motivo, sono le anime belle d’Italia: non solo non chiudiamo le frontiere, ma facciamo di tutto per favorire e incentivare l’arrivo di migliaia di immigrati, considerandoli preziose risorse,  schierando le navi della Marina per andare a prenderli direttamente alla partenza dalla costa libica, e stendendo il tappeto rosso all’arrivo, con benedizione papale. I primi segnali di questo lento, ma progressivo degrado sono evidentissimi; basta leggere la cronaca quotidiana. Ed i nostri governanti, in preda a una ideologia terzomondista ipocrita e cieca e ad un malinteso senso di fratellanza universale a metà strada fra Vangelo e marxismo, che non vede le possibili conseguenze in prospettiva,  non riescono a fermare l’invasione per incapacità, o meglio, forse non vogliono fermarla per precisa volontà di perseguire un fine il cui senso sfugge ai cittadini, impossibilitati a reagire, protestare o opporsi a questa scellerata imposizione forzata dell’accoglienza. Ecco perché questa immagine va letta non per quello che appare, ma per quello che rappresenta in prospettiva futura. Più che tramonto con migranti, o tramonto sul mare, più verosimilmente, potremmo chiamarla,  “Tramonto della civiltà occidentale“. Amen.

Ronde moderne

Una volta si cantava “A mezzanotte va la ronda del piacere…”. Altri tempi e altre ronde. Oggi le ronde non le fanno  “laggiù nell’Arizona, terra di sogni e di chimere…“. Oggi le fanno a Prato, dove non c’è il bandolero stanco sul suo cavallo bianco, ma i cinesi incazzati.

Ecco la notizia di oggi (Ronde cinesi contro i migranti africani): ” Organizzavano ronde, vere e proprie spedizioni punitive contro cittadini extracomunitari, in prevalenza nordafricani, ritenuti responsabili di aggressioni, furti e rapine nei confronti di propri connazionali cinesi”. Ci mancavano solo i cinesi. Gli inquirenti hanno denunciato l’alta pericolosità di queste ronde cinesi; pare che non siano ronde originali, ma ronde  taroccate “Made in China” e contengano sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene.

Tempo fa alcuni cittadini, stanchi di subire furti, rapine, minacce, aggressioni e violenze da parte di bande di stranieri, che ormai controllano intere zone e quartieri metropolitani, decisero di fare delle ronde notturne per sorvegliare la città. Le anime belle della sinistra, i cattocomunisti ed i buonisti ipocriti terzomondisti li accusarono di xenofobia, razzismo e squadrismo fascista; e dovettero rinunciare. Adesso però si muovono i cinesi che, stanchi di subire le stesse angherie da parte di bande di immigrati, organizzano ronde contro gli africani. Poi forse gli africani, per reazione, faranno le ronde contro i cinesi. Poi, cinesi e africani, stanchi di farsi la guerra a vicenda, organizzeranno delle ronde afro/cinesi contro gli arabi. Poi, tutti insieme, stanchi di essere sempre sotto osservazione e sotto accusa, faranno le ronde afro-arabo-cinesi contro gli italiani xenofobi e razzisti che si rifiutano di comprare le loro cianfrusaglie taroccate.

Poi anche gli italiani, stanchi di subire le malefatte delle bande di delinquenti stranieri, si decideranno a mandare al diavolo i buonisti ipocriti, e faranno le ronde contro gli afro-arabo-asiatici. Ma sarà troppo tardi, perché l’Italia sarà ormai invasa e gli italiani,  ormai in minoranza, saranno emarginati e discriminati. Ma nessuno li tutelerà, perché le leggi anti discriminazione saranno state abrogate dalla sharia ormai diventata legge di Stato.  L’unica possibilità di scampo sarà emigrare, magari in Arizona dove “se una chitarra suona, cantano mille capinere“.

Se però, dopo un po’ di tempo e qualche avventura con capinere esotiche,  avrete una forte nostalgia della “Patria sì bella e perduta…” e, invece di cantare il Tango delle capinere, vi scappa di cantare “Va, pensiero, sull’ali dorate; va, ti posa sui clivi, sui colli…”, c’è ancora un’altra possibilità: tornare in Italia clandestinamente, magari su un gommone o una barchetta sgangherata, chiamare la guardia costiera che correrà a salvarvi, dichiarare che scappate dalla guerra, e  farvi  ospitare gratis in albergo come migranti e richiedenti asilo.  Provare non costa niente; magari funziona.

Papa e migranti

Ecco la bergogliata del giorno sui migranti: “Vi abbiamo trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono.”. Un dono un po’ “costoso“, verrebbe da aggiungere. Ma tanto, che gli frega; mica paga lui, pagano gli italiani.

Siamo di fronte ad una vera invasione di afroislamici che sta creando seri problemi all’Europa e sta mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini e la stabilità politica ed economica dell’Unione europea. Tanto che si comincia ad erigere muri, reticolati, schierare l’esercito, chiudere le frontiere, rivedere gli accordi sulla libera circolazione, stabilire quote di accoglienza,  e prendere tutte le iniziative possibili per cercare di arginare il flusso migratorio. Perfino la Svizzera, il che è tutto dire, minaccia di schierare i carri armati alla frontiera per evitare l’ingresso di migranti (Svizzera: carri armati al confine con l’Italia). Tutti hanno capito, finalmente ed anche se in ritardo, che l’immigrazione incontrollata è una bomba che esploderà con effetti devastanti per l’occidente. E già ne stiamo pagando il conto salato con aumento della criminalità, disordini causati dalle continue proteste degli immigrati, pericolo di attentati terroristici ed elevatissimi costi economici.

Gli unici che sembrano non averlo capito e vivere fuori dal mondo sono i cattocomunisti di casa nostra: Renzi, Mattarella, Boldrini, Kyenge, gli sciacalli che sull’accoglienza dei migranti speculano incassando milioni di euro e dicono che “Sono preziose risorse“, i buonisti militanti per i quali accogliere mezza Africa è un’operazione umanitaria, ed il Papa per il quale gli immigrati “Sono un dono“, ed ogni giorno lancia appelli per l’accoglienza (a spese nostre, s’intende). Cattocomunisti e Papa sono in sintonia, pensano allo stesso modo, usano le stesse parole. O i comunisti sono stati folgorati sulla via di Damasco, come Paolo, e si sono convertiti (Bertinotti loda Comunione e Liberazione), oppure il Papa è diventato comunista (cosa che sospettiamo da tempo). Oppure sono entrambi solo molto confusi e farebbero bene a fare un periodo di ritiro spirituale, tanto per rinfrescarsi le idee.

Gli immigrati sono un dono? Ma sa quanto ci costa questo dono? Ci costa miliardi di euro che l’Italia potrebbe usare per alleviare le difficoltà degli italiani, dei pensionati al minimo, dei disoccupati, dei giovani, dei precari, per migliorare la scuola, la sanità, la sicurezza sociale, i trasporti, invece che per pagare il soggiorno dei disperati africani in hotel 3 stelle con piscina, Wi-Fi, vitto, alloggio, abbigliamento, biancheria, ricariche telefoniche, TV con antenna satellitare, assistenza sanitaria e sindacale, corsi di lingua e corsi professionali per formazione lavoro (quello che non c’è nemmeno per gli italiani). Questo significa essere completamente fuori di testa; Papa compreso. Oppure significa far parte di quella schiera di sciacalli che hanno capito, come disse Buzzi, che con gli immigrati ed i rom, si fanno più soldi che con la droga. 

Proprio tre giorni fa (Droghe papali) Bergoglio ha ricevuto la visita ufficiale di Evo Morales, presidente della Bolivia, il quale ha portato in dono tre libri sui benefici dell’uso della coca, consigliando al Papa di farne uso per difendersi dallo stress. Non sarà che Bergoglio ha seguito il consiglio e sta esagerando con l’uso “terapeutico” della coca? In ogni caso, viste le continue sciocchezze che continua a sparare a ritmo quotidiano (specie sull’accoglienza dei migranti) ho la sensazione che soffra di qualche “leggerissimo disturbo“, direbbe Fantozzi. Dovrebbe preoccuparsi per la salute e farsi vedere da uno bravo; per la sua tranquillità, ed anche per la nostra.

Profughi pianisti del TG1 e ragazzi modello

TG1 delle ore 13.30. Il primo servizio parla dei profughi che, dopo la chiusura della rotta balcanica di ingresso in Europa, sono fermi in un campo tra Grecia e Macedonia. Sono 12.000  e non sanno dove andare. Molto probabilmente arriveranno in Italia. Già, perché mentre Austria, Ungheria, Macedonia ed altri paesi europei, hanno capito quale sia il rischio dell’invasione incontrollata e chiudono le porte, noi le apriamo. Anzi, invece che muri innalziamo cartelli di benvenuto e, per evitare i disagi ed i pericoli del viaggio, Emiliano, governatore della Puglia, propone di andare a prenderli direttamente alla partenza con i traghetti (Dobbiamo mandare i traghetti a prendere i migranti). Tutti chiudono le porte, noi andiamo a prenderli. Cosa si può dire a chi ragiona in questo modo? O sono scemi i governanti europei o sono scemi i nostri governanti: non so voi, ma io ho la mia idea.  

Come si può pensare di arginare il flusso di migranti quando facciamo di tutto per favorire e incentivare la migrazione. Ogni giorno sentiamo dichiarazioni di esponenti della sinistra che continuano a parlare degli immigrati come “preziose risorse“, e dire che è nostro dovere accoglierli. Abbiamo già in calendario proposte di legge per migliorare l’accoglienza, introdurre lo Ius soli e garantire la cittadinanza a tutti. Li ospitiamo in ridenti località marine o montane, in deliziosi alberghetti 3 stelle o agriturismo, e garantiamo vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, assistenza medica, legale, sindacale, paghetta settimanale, wi-fi e Tv satellitare (dicono che è un loro diritto). E se la paghetta arriva in ritardo, oppure il menu non è di loro gradimento, scioperano e distruggono le strutture di accoglienza. Come si può pensare di fermare l’invasione quando le più alte cariche civili e religiose, dal Papa al Presidente della Repubblica, dai cardinali e vescovi alla Caritas, ai Centri sociali, alle associazioni umanitarie, Coop, e tutto il sinistrume buonista, è tutto un coro di messaggi favorevoli all’accoglienza.  E’ un invito preciso a venire in Italia, nemmeno le agenzie turistiche o le aziende di soggiorno saprebbero essere più convincenti. Manca solo che andiamo direttamente a prelevarli dai villaggi e caricarli su navi da crociera (ma è quello che propone Emiliano); a spese nostre, ovvio. In verità lo stiamo già facendo, ma per il momento arriviamo solo fino alle acque libiche. Con queste premesse è strano che in Africa ci sia ancora qualcuno che non è partito verso Lampedusa.

 Anche ieri la nostra presidente della Camera, Laura Boldrini (la signora che vediamo a lato e che resta un mistero; non si capisce perché sia così antipatica), ha tuonato contro chi innalza muri (Miope chi innalza muri per fermare i migranti); sembra di sentire Bergoglio. Ma tanto ormai sentire il Papa o i cattocomunisti confusi non fa differenza; dicono le stesse sciocchezze. E siccome è convinta che l’Italia abbia accolto pochi immigrati (cosa che fa sorgere qualche dubbio sulle sue fonti di informazione, visto che solo negli ultimi due anni ne sono arrivati più di 300.000),  ha chiesto che l’Italia ne accolga molti di più; auspica che ne arrivino ancora almeno 400.000 (sai che pacchia per le Coop, associazioni umanitarie e albergatori con calo di presenze). Dice che così si compensa il calo demografico (Ora più immigrati in Italia).  Roba che fa sorgere il dubbio che  Boldrini abbia qualche problema di salute e che, forse, sarebbe il caso di sottoporla a qualche controllo, giusto per sicurezza sua; e anche nostra. Sembrerebbe la battuta di un buontempone leggermente alticcio in vena di provocazioni. Invece questa donna, che una sciocchezza dice e cento ne pensa, è la terza carica dello Stato. E non passa giorno che non rilasci qualche dichiarazione  non richiesta che, stranamente, è sempre contraria al senso comune degli italiani.

Ma torniamo al nostro TG1, quello che ogni giorno ci informa sulle tragedie che affliggono gli italiani:  disastri naturali, valanghe, alluvioni, morti ammazzati, calamità naturali, bambini acquistati su internet, falsi naufraghi su isole “quasi” deserte, falsi profughi, falsi invalidi (oggi circolano più falsi che originali), e  dichiarazioni dei politici. Il primo servizio, come dicevo, riguarda quelli che cercano di arrivare in Europa, quelli che prima chiamavamo “immigrati clandestini“, poi abbiamo eliminato il termine “clandestini” e li abbiamo chiamati non più immigrati, ma più genericamente “migranti“; poi, visto che anche questo termine appariva  non troppo politicamente corretto, sempre la Boldrini ha suggerito di chiamarli profughi o richiedenti asilo. Noi siamo specialisti in queste operazioni di restauro linguistico; gli spazzini li chiamiamo operatori ecologici, i bidelli diventano collaboratori scolastici e gli handicappati sono “diversamente abili“: invenzioni così ridicole che gli stessi interessati ci ridono su. E’ il politicamente corretto, bellezza. Ecco perché quei disperati nella tendopoli, magari non hanno ancora raggiunto la meta agognata e la sicurezza del futuro, però qualche miglioramento  lo hanno già fatto: fino a ieri venivano chiamati “migranti”, oggi sono già diventati “profughi“. Non è molto, ma è già un piccolo passo avanti. Così facciamo contenta Boldrini, il Papa, l’ONU, l’Arcigay (quelli ormai c’entrano sempre), Kyenge, Iacona, Formigli, il TG3 , la Carta di Roma e tutta la coorte dei buonisti terzomondisti di casa nostra. Partono, dunque, le immagini di una tendopoli e la foto  di un bambino appena nato sotto una tenda, lavato alla meno peggio con l’acqua di una bottiglia. Per restare in tema, visto che è nato in mezzo al fango, più che lavato possiamo chiamarlo “diversamente sporco“. Oggi questa è “l’immagine simbolo“. Domani vedremo.

Già, oggi abbiamo un bisogno disperato di “immagini simbolo” da sbattere in prima pagina e per arricchire i servizi televisivi;  solitamente sono foto di donne o bambini. E più sono tragiche, più diventano “simbolo”. Come quella del bambino morto sulla spiaggia della Turchia. Sono immagini toccanti che accrescono il senso di colpa di noi occidentali e predispongono ad essere più tolleranti e ben disposti all’accoglienza. I media lo sanno molto bene e le sfruttano. Chissà perché  l’immagine simbolo non è mai quella di barconi pieni di maschi africani, giovani, in buona salute, e magari alle prese con l’ultimo modello di smartphone. Oppure quella dei parchi cittadini invasi da gente dalla pelle scura, dove i bambini non vanno più a giocare per paura dell’uomo nero. Oppure degli anziani che hanno paura ad uscire di casa perché le città ormai sembrano periferie di Nairobi. O ancora la foto di pensionati aggrediti in casa propria, torturati o ammazzati da bande di delinquenti dell’est che li massacrano per rubare qualche centinaio di euro. Ma evidentemente non tutte le foto simbolo sono uguali. Chissà perché poi si ha bisogno di “simboli” per capire le cose; o perché gli operatori mediatici sono convinti che la gente ne abbia bisogno. Come se in assenza della “foto simbolo” le gente non capisca bene di cosa si stia parlando. Ma oggi è così, vallo a capire il perché. Purtroppo anche il semiologo Umberto Eco, esperto di simboli e del loro significato, uno che avrebbe potuto spiegarci bene l’arcano significato della foto simbolo, è morto. Arrangiatevi.

La successiva immagine è quella di alcune persone che trasportano un pianoforte bianco Yamaha attraverso le tende, in mezzo al fango. E’ il dono di un artista cinese che ha donato il piano perché, dice il cronista, convinto che “l’arte sia più forte della guerra“. Geniale, ecco come fermare la guerra, con la musica. Questi cinesi sono talmente abituati a taroccare tutto e produrre falsi di ogni genere che forse anche il cervello non deve essere più quello originale; in testa hanno dei cervelli taroccati. Ecco perché funzionano male. Allora basterebbe mandare in Siria vagonate di flauti, violini, arpe, trombe: fine delle ostilità. Tutti a suonare, cantare e ballare, come alla sagra della pecora bollita di Pompu. Ecco perché abbiamo perso l’ultima  guerra; siamo andati al fronte con fucili e cannoni, invece che portare chitarre e mandolini. Ah, averlo saputo prima. E passano le immagini di una ragazza seduta al piano che suona poche note, a caso, con difficoltà ed usando un solo dito, l’indice, come i bambini. Ma il cronista dice, udite udite, che si tratta di una “profuga pianista siriana” che non toccava il piano da tre anni. Si può vedere il brevissimo servizio in questo video: “Migranti, l’Austria all’Italia, chiudere le frontiere“. E’ solo un esempio di come oggi l’informazione sia talmente abituata a taroccare tutto per adattare la realtà a proprio uso e consumo, che non si rendono nemmeno conto che, modificando il significato di fatti e immagini, travisano la realtà e si rendono ridicoli.  Quella ragazza, come anche un bambino capisce facilmente vedendo come suona, non solo non è una pianista, ma forse è la prima volta che vede un pianoforte. Ma l’importante è dare al servizio  un tocco di colore, tanto ormai la gente si beve tutto.

Che l’informazione stia diventando quasi surreale e non ci sia più limite alla vergogna, lo dimostra, poco dopo nello stesso TG, un servizio sul delitto di Roma di pochi giorni fa. Mostrano una breve clip dell’intervento a Porta a porta del padre di Manuel Foffo, uno dei due ragazzi della “Roma bene“, che hanno brutalmente torturato ed ammazzato il giovane Luca Varani, durante un festino a base di alcol, cocaina e droghe assortite (oggi i ragazzi perbene si divertono così; si drogano e poi ammazzano qualcuno per “vedere l’effetto che fa“). Dice il padre: “Mio figlio è un ragazzo modello“. Chiaro? Il figlio modello che tutti i padri e le madri vorrebbero avere. O no? E’ un ragazzo modello così come quella ragazza siriana è una pianista. Questa è oggi l’informazione che passa in TV. Non serve nemmeno cambiare canale, perché cambia solo la visione della discarica, ma sempre spazzatura è. Anzi, “diversamente monnezza“.

Migranti e costi

Ancora sbarchi di algerini. Tre giorni fa, nel post “Varia umanità“, a proposito degli ultimi sbarchi di algerini sulla costa sud occidentale della Sardegna, dicevo che non avremmo aspettato molto per assistere ad un altro arrivo. Non mio sbagliavo, ecco l’ultima di due giorni fa: “Altri sbarchi di migranti nel Sulcis: 58 a Sant’Antioco, Teulada e Porto Pino”. Dall’inizio dell’anno ne sono già sbarcati 120, in maggioranza algerini. L’anno scorso, complessivamente, ne sono arrivati 5.000, da accogliere ed assistere a spese nostre, in un’isola che è fra le regioni più povere d’Italia. Due province, Medio Campidano e Iglesias-Carbonia, sono addirittura le ultime, le province più povere d’Italia. La crisi economica non accenna a migliorare, la sanità è a pezzi, disoccupazione e precariato sono piaghe endemiche, ma noi accogliamo migliaia di migranti perché, dicono le anime belle, abbiamo il dovere di accogliere chi scappa dalla guerra e dalla fame.

Ecco un articolo che ci informa del fatto che “Iglesias è una città multietnica“. Da dove provengono gli stranieri? Questi citati nel pezzo sono romeni, pakistani, cinesi, senegalesi. Ma ogni giorno si aggiungono quelli che arrivano su barchette di pochi metri, soprattutto algerini.  Ci sono guerre in questi paesi? No. Allora vuol dire che quelli che continuano a giustificare gli arrivi con la balla della guerra stanno ingannando gli italiani. E lo fanno per precisi interessi politici ed economici: il Partito democratico e la sinistra sperano di raccoglierne i voti quando riusciranno a dargli la cittadinanza ed il diritto di voto, le Cooperative e associazioni che gestiscono i centri di assistenza con gli immigrati ci fanno i milioni. Punto.

Allora facciamo un po’ di conti per i più distratti. Se ogni immigrato ci costa 35 euro al giorno (ma i minori anche di più) ed in Sardegna ne sono arrivati 5.000, basta fare una piccola operazione:  35 x 5000 = 175.000 euro al giorno = 5.250.000 al mese = 63.000.000 all’anno = circa 120 miliardi di vecchie lire all’anno. Più quelli che arriveranno quest’anno; perché arriveranno, eccome se arriveranno, algerini, tunisini, egiziani, senegalesi, marocchini. Vengono nel paese del Bengodi: sistemazione in hotel 3 stelle con tutti i confort, vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, carte telefoniche, Wi-Fi (è un diritto, dicono) paghetta settimanale, assistenza sanitaria, sindacale e legale. E sfido io che arrivano. Sì, ci costa un sacco di soldi, ma vuoi vedere la figura che facciamo davanti al mondo; l’ospitalità dell’Italia sta diventando proverbiale. Fra poco i turisti si faranno scaricare su barchette d’occasione vicino alla costa, si spacciano per profughi e si fanno un mesetto di vacanze in hotel. E naturalmente paghiamo noi, di tasca nostra. Quindi pazienza se poi non ci sono soldi per le strade, per l’assistenza sanitaria, per i trasporti, per rilanciare l’economia e per gli eterni problemi della Sardegna: prima gli immigrati, poi, se avanzano soldi, pensiamo ai sardi.

In campo nazionale ormai siamo al dramma. L’hanno capito anche i sassi che aprire le porte all’immigrazione ci sta portando al disastro totale. Ma i buonisti della sinistra continuano imperterriti a sostenere la loro scellerata ideologia accoglientista e terzomondista; ciechi e sordi anche davanti all’evidenza di una situazione tragica ed insostenibile.  Li vediamo ogni giorno in televisione, sempre le stesse facce che ripetono a memoria la storiellina umanitaria e raccontano balle alle quali non crede più nessuno; ma loro insistono, convinti che gli italiani siano davvero più scemi di quanto si pensi. Anche l’Europa sembra essersi svegliata, finalmente, e cerca di rimediare, finché si è in tempo. Si innalzano muri e barriere di filo spinato, si schierano le forze do polizia e l’esercito, si chiudono le frontiere, si accrescono i controlli, si propone di sospendere l’accordo di Schengen sulla libera circolazione e si annunciano espulsioni di clandestini (Svezia e Finlandia, stop agli immigrati clandestini: pronte 100.000 espulsioni).  Tutti chiudono le porte, noi le apriamo; anzi prepariamo l’accoglienza con festoni, la banda, autorità con la fascia tricolore, spari di razzi e granate, triccheballacche, mandolini, tarallucci e vino.

L’unica vera soluzione, in considerazione di eventi straordinari e di un flusso inarrestabile di migranti che costituiscono un serio pericolo per la stabilità politica, economica e sociale dell’occidente,  sarebbe modificare il famigerato articolo 10 della Costituzione sul diritto d’asilo e gli accordi internazionali su profughi e rifugiati; ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Ora, però,  si rendono conto che non si tratta di accogliere pochi perseguitati ma ci si trova di fronte ad una vera e propria migrazione di massa, un’invasione della quale, forse, non abbiamo la dovuta percezione perché avviene a piccoli gruppi e nel corso di anni. Ma l’effetto è devastante. E nonostante ormai sia chiaro che il mito della società multiculturale e dell’integrazione siano un fallimento completo, noi siamo gli unici che, invece che porre un freno all’accoglienza e potenziare i controlli ai confini, non solo non li fermiamo, ma facciamo di tutto per attirarli, promettendo accoglienza, assistenza, diritti civili, cittadinanza, ius soli, abolizione del reato di immigrazione clandestina e continuiamo ad andare a prenderli direttamente sulle coste libiche: pazzi e incoscienti. Manca solo che stampiamo volantini pubblicitari decantando l’accoglienza e l’ospitalità italiana, e distribuirli in Africa agli aspiranti migranti invitandoli a venire da noi. E’ una politica scellerata ed irresponsabile che ci sta portando dritti dritti alla catastrofe. Mi auguro che un giorno qualcuno abbia il coraggio di allestire un altro processo come quello di Norimberga, contro tutti coloro che, a vario titolo e responsabilità, hanno consentito l’invasione del territorio nazionale consegnando l’Italia agli invasori. Non è una questione di ideologia o di scelte politiche e non ha niente a che vedere con la solidarietà, i diritti umani, le attività umanitarie, il messaggio evangelico. Il criminale atteggiamento di chi apre le porte della città al nemico ha un solo nome: si chiama tradimento della patria.

Ora, proprio a seguito delle restrizione adottate in vari paesi, si paventa il rischio che questo flusso incontenibile modifichi il percorso d’ingresso in Europa e si riversi in Italia: “In Europa tornano le frontiere: 400.000 migranti verso l’Italia“. Un disastro, il colpo fatale per un’Italia già disastrata. Ma sono certo che qualcuno, invece, davanti ad una simile prospettiva, esulta. Una pacchia per cooperative e albergatori che guadagneranno milioni (Mafia capitale).  Ma quando capiranno gli italiani che dietro la politica di accoglienza dei buonisti ipocriti si nascondono interessi politici ed economici? Facciamo un calcolo veloce, come abbiamo fatto per la Sardegna.  Dunque, vediamo: 400.000 x 35 euro al giorno fanno 14.000.000 al giorno, che all’anno sono = 5.110.000.000, circa 10 mila miliardi delle vecchie lire. Quasi una finanziaria. Ma qual è l’azienda italiana che può vantare un fatturato simile? Aveva ragione Buzzi; compagni, con gli immigrati si guadagna più che con la droga. Chiaro?

E non sembrino valutazioni eccessive fatte su numeri fasulli. Questi costi li stiamo sostenendo già oggi. Ricordiamoci che solo negli ultimi due anni, 2014 e 2015, gli immigrati via mare sono stati più di 300.000, grazie alla sciagurata operazione “Mare nostrum“. Aggiungete quelli arrivati negli anni precedenti e siamo già ben oltre i 500.000 immigrati giunti in Italia ed assistiti a spese nostre. Ed inoltre, teniamo anche conto che gli immigrati che arrivano via mare, secondo dati ufficiali, sono solo una minima parte degli immigrati che entrano in Italia. Prepariamoci, quindi, a sopportare questa spesa che graverà sulle nostre tasche ed aggraverà ulteriormente la nostra già disastrata economia. Altro che investimenti per la crescita e per superare la crisi. Finiremo col culo per terra, tutti. Ma continuate pure a dar credito a Renzi, Boldrini, il Papa, la Caritas, le varie associazioni umanitarie. Gli italiani capiranno troppo tardi quale sia stato l’inganno. Dice un vecchio adagio “Del senno di poi son piene le fosse“. Cominciate a scavare.

Vedi

C’è un limite all’immigrazione?

Immigrati, c’è un limite?

Italiani brava gente

Bassotti romani

 

Varia umanità

Crisi idrica.

In Sardegna, a causa delle scarse piogge autunnali, la crisi idrica si aggrava; già da tempo, specie nel nord dell’isola, si ricorre al razionamento ed alla chiusura notturna della distribuzione. Si verifica così una curiosa e bizzarra situazione:  i sardi sono “con l’acqua alla gola” per mancanza d’acqua. Stranezze acquatiche.

Eppure, incredibile, ma vero, “l’acqua finisce in mare“. Possibile? Certo che è possibile, quando siamo amministrati da incoscienti, incompetenti, incapaci. Succede perché, nonostante i 40 bacini presenti nell’isola arrivino ad essere quasi pieni e potrebbero garantire l’approvvigionamento per l’intera isola senza problemi, gran parte delle riserve accumulate vengono scaricate in mare. La ragione è che molti degli invasi non sono mai stati collaudati, quindi, per ragioni di sicurezza, non possono essere riempiti fino al loro livello massimo di capienza. Così, quando si raggiunge il livello di guardia, l’eccesso viene scaricato in mare. Geniali, vero?

E così siamo già alla crisi idrica; a gennaio, in pieno inverno.  Avete idea di cosa succederà in piena estate, quando, oltre ai sardi, saranno presenti milioni di turisti che affolleranno spiagge ed alberghi, ai quali bisogna assicurare l’approvvigionamento idrico per lavarsi e togliersi dalla pelle quella fastidiosa salsedine marina? Come si spiega una simile idiozia?  Semplice, con l’idiozia. Non c’è altra spiegazione. Le cause, come riportava ieri il quotidiano regionale L’Unione sarda (ma non scopriamo niente, è noto da decenni), sono da ricercare nel conflitto di competenze fra le varie amministrazioni, enti locali Enti ed aziende interessate, e grazie alle lungaggini burocratiche che bloccano i collaudi e tengono l’isola in una situazione di crisi perenne ormai da sempre.

Ora, davanti alla gravissima crisi idrica che si annuncia (ed in futuro può solo peggiorare) bisognerebbe chiedersi chi è il responsabile di tutti questi intoppi burocratici che, mentre i campi sono asciutti, le coltivazioni sono in pericolo, uomini e animali soffrono per la mancanza d’acqua, stanno ancora discutendo di chi sia la competenza e chi debba intervenire, come e quando. Di chi è la colpa? La colpa è di chi ha inventato questa burocrazia soffocante che blocca tutte le attività.   Ed il responsabile non può che essere un idiota; un deleterio, devastante, mortale, perfetto idiota. Si annunciano tempi duri per i sardi e l’abbondanza di acqua sarà un ricordo amaro. A proposito, sapete come si chiama l’amministratore unico di Abbanoa, l’azienda che gestisce l’acqua in Sardegna? Si chiama Alessandro Ramazzotti; già, proprio come l’amaro.

Arrivano le preziose risorse (così le chiamano).

Visto che ci siamo, restiamo in Sardegna, terra notoriamente celebre per la sua proverbiale ospitalità. Durante tutta la bella stagione si sono succeduti gli sbarchi di immigrati africani (soprattutto algerini, tunisini, marocchini ed egiziani), oltre a quelli raccolti dalle navi al largo delle coste libiche ed accompagnati a Cagliari. Arrivano a piccoli gruppi, in genere una decina o poco più, su piccole imbarcazioni ed approdano nella costa sud occidentale dell’isola. Tempo fa, quando stabilirono le quote migranti da distribuire nelle varie regioni, dissero che la Sardegna avrebbe dovuto ospitarne circa 2.500. Bene, ne sono arrivati più di 5.000, ma noi accogliamo tutti perché “siamo ospitali“.

Ieri, dunque, nella località “Coequaddus” (Coda di cavallo) a Sant’Antioco, ne sono sbarcati 14 (ma oggi il numero è stato aggiornato a 19), tutti algerini; e sono stati subito accompagnati in un albergo, il 4 Mori di Cagliari, dove potranno trattenersi come ospiti, con vitto e alloggio a spese nostre.  Per i più curiosi, l’hotel Tre stelle (vedi qui foto interni Hotel 4 Mori) si trova al centro di Cagliari, a due passi dal porto e dalla stazione, ha una quarantina di camere con aria condizionata, TV, Wi-Fi, bagno privato e minibar. Ragazzi, questa è la proverbiale ospitalità sarda. Resta un dubbio su come abbiano fatto ad arrivare dall’Algeria su una barchetta di sei metri; roba che al massimo ci si può andare in 3 o 4 persone e non allontanarsi molto dalla costa. Non vi viene qualche sospetto? A me sì. Ma non approfondiamo, altrimenti ci accusano di xenofobia, e pure di razzismo.

Ci conviene non allontanarci troppo dal luogo dello sbarco di ieri. Da Sant’Antioco ci spostiamo di poco, a Sant’Anna Arresi, località “Is pillonis” (gli uccelli) dove oggi ne sono arrivati altri 10, sempre algerini, su un barchino  andato alla deriva e non rintracciato. Anche questi li ospiteremo all’hotel 4 Mori? Ma se vogliamo restare informati sugli sbarchi ci conviene restare in zona. Tanto domani o dopo, ci potete scommettere, ci sarà un altro sbarco. E siamo in pieno inverno; aspettiamo la bella stagione e vedremo che gli sbarchi si moltiplicheranno. Così, se vogliamo seguire tutti gli sbarchi minuto per minuto, come si faceva con il calcio di una volta, troviamo alloggio in un alberghetto 3 stelle sulla costa e aspettiamo fiduciosi il prossimo barchino con le “preziose risorse“. Tenete presente, però, che noi il soggiorno lo dobbiamo pagare, e pure il ristorante. Gratis è solo per gli algerini. Beh, siamo ospitali; no?

Vedi: “Scusi dov’è la guerra?”, I sardi sono ospitali“, “I sardi sono poveri“, “Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia“.

Cose da pazzi

C’è chi ama la vita tranquilla e chi ama l’avventura. Questione di predisposizione. E c’è chi non solo ama l’avventura, ma predilige le situazioni estreme, a rischio. Se non mettono in pericolo la loro vita non si sentono realizzati. Qualcuno dice che in queste esperienze al limite dell’umano cerca le emozioni forti, la scarica di adrenalina. Se per questo, basta darsi una martellata sulle dita; vedrai che scarica di adrenalina. Ecco perché c’è gente che pratica attività pericolose, sport estremi, imprese al limite delle capacità umane. Hanno bisogno di mettersi continuamente alla prova, di dimostrare qualità particolari, di sentirsi eroi, di sfidare il destino. Contenti loro! Ecco uno di questi eroi in cerca di gloria. E’  Henry Worsley, esploratore britannico, che ha deciso di attraversare da solo l’Antartide. Dopo 71 giorno e 900 chilometri percorsi, però, non ha dato più segnali di vita. I soccorritori lo hanno trovato, dicono le cronache, “morto di stenti“.

Su questa impresa si possono esprimere molti commenti, secondo le proprie tendenze, simpatie, visione della vita e più o meno spiccata predisposizione all’avventura ed al rischio. A parte le personali valutazioni, però, non provo mai né ammirazione, né particolare rispetto per questo tipo di imprese. E non solo perché non amo particolarmente le avventure pericolose, ma perché trovo inutile e stupido rischiare la vita per qualcosa che non porta alcun beneficio né a se stessi, né all’umanità. L’istinto naturale dell’uomo, ma anche degli animali, non è quello di cercare il pericolo, ma di evitarlo. Quindi qualsiasi giustificazione di attività pericolose è del tutto infondata. Se si ama il pericolo c’è qualcosa che non funziona perfettamente nel cervelletto. Punto.

E’ di pochi giorni fa la notizia (Turisti rapiti dai cannibali) di una coppia di turisti, anche questi in cerca di avventure, che si sono inoltrati nella foresta della Papua Nuova Guinea, sono stati catturati dagli indigeni (nella foto a lato alcuni esemplari della specie) ed hanno rischiato seriamente di essere cucinati in un pentolone, come nelle classiche vignette sui cannibali, ed essere mangiati. L’hanno scampata per miracolo. Sai che scarica di adrenalina! Ma per la ricerca dell’avventura si fa questo ed altro. Così avranno da raccontare per anni a figli, nipoti e pronipoti, la loro incredibile avventura nella foresta.

In quanto al nostro esploratore solitario, se fosse rimasto a casa sarebbe ancora vivo (come direbbe monsieur de Lapalisse). Se uno cerca di attraversare da solo l’Antartide, proprio normale non è. Anzi, direi che deve essere un po’ matto; ma non si può dire. Allora, invece che dire che è morto perché un po’ matto, e forse  anche un po’ stronzo, diciamo che è morto “per gli stenti“. Basta trovare le parole giuste ed anche le pazzie umane diventano imprese eroiche.