Stampa libera e il ballo di Trump

La stampa ama rivendicare la propria libertà ed indipendenza. Ne fa motivo di orgoglio, di onestà, di rispetto della deontologia professionale e garanzia di imparzialità. Sotto il titolo di varie testate nazionali campeggia la dicitura “quotidiano indipendente“. Il guaio è che non specificano mai da cosa e da chi siano indipendenti. Così possono essere indipendenti da alcuni interessi, ma non da altri. C’è sempre una dipendenza, voluta o meno, consapevole o meno; dall’editore, dal direttore responsabile, dall’area o gruppo politico di riferimento, dagli inserzionisti, dalle preferenze dei lettori.  In realtà l’unica libertà che si può riconoscere alla stampa è quella di stabilire le regole, i criteri ed i limiti (quando ci sono) della propria faziosità.

Prendiamo per esempio il più diffuso ed autorevole quotidiano nazionale, il Corriere della sera, versione on line. Sulla presunta e sbandierata indipendenza ed imparzialità del Corrierone ci si potrebbe scrivere un libro. Basterebbe ricordare la presa di posizione a favore del voto a Prodi sbattuta in prima pagina dall’allora direttore Paolo Mieli (ex sessantottino militante in Potere operaio; tanto per ricordare chi è e da dove proviene). Anche l’attuale direttore del Corriere, Luciano Fontana, cresciuto nella FGCI e per 11 anni giornalista all’Unità, viene da quella sinistra in cui sono maturati molte grandi firme del giornalismo  di casa nostra. E siccome quelle giovanili sono esperienze che, specie se allevati a pane e Marx, ti segnano per tutta la vita, quando questa gente parla di indipendenza e imparzialità, bisogna sapere che intendono qualcosa di diverso dal significato del termine per la gente comune.

In questi anni di presidenza Obama il nostro Corrierone nazionale è stato una specie di succursale dell’ufficio stampa della Casa Bianca (Obama fan club). Sulle sue pagine è stato un unico, continuo, lungo elogio di Barack Obama e della sua presidenza, una stucchevole sviolinata durata 8 anni (Obama incanta il Corriere). Non passava giorno che in Home non ci fosse qualche articolo, foto e video dedicati alla Obama family (hanno dedicato diversi articoli perfino al cane Bo, il first Dog) che esaltasse le gesta del presidente, della first lady Michelle e perfino delle figlie Malia e Sasha (Titoli e leccate).

Tutto, qualunque cosa facessero, diventava pretesto per imbastire un articolo che esaltava la grande statura politica di Barack e le stupende qualità di Michelle: la bellezza, la disponibilità, la frangetta, la vicinanza alla gente, il carisma, la  bravura nel coltivare patate e cetrioli nell’orticello della Casa Bianca, la speciale Dieta Obama, i riconoscimenti della stampa per l’eleganza (incredibile, ma vero; hanno avuto il coraggio di assegnarle un premio per l’eleganza), il suo impegno nella campagna contro l’obesità (anche se il cibo preferito di Barack era il junk food, hamburger e patatine). Insomma, poco mancava che Barack, dopo aver ricevuto un Nobel per la pace sulla fiducia, fosse nominato anche santo subito, ancora in vita, e la first lady Michelle venisse consacrata come icona di bellezza.

Poi succede che Trump vince le elezioni battendo la favorita Hillary Clinton (sostenuta dalla quasi totalità dei media americani; e nostrani) e diventa presidente degli USA, suscitando proteste, cortei, scontri, stilisti che si rifiutano di vestire Melania, cantanti che rifiutano di cantare all’insediamento, dive hollywoodiane in lacrime e scene da Day after. I democratici di casa nostra ammutoliscono, cadono in depressione e finiscono in terapia di gruppo presso un noto psicoterapeuta per superare il trauma.  Cerimonia solenne di insediamento in diretta e poi gran ballo. Si balla sì, ma  cambia la musica.

Quella dell’insediamento di Obama era una musica allegra, gioiosa, di gran festa. Questa, a sentire il tono del resoconto dell’inviata speciale RAI Giovanna Botteri, sembra triste, lugubre, premonitrice di sciagure; come se avessero eseguito la Marcia funebre di Chopin. Cambia la musica anche per il nostro Corrierone nazionale; dalle dolci e delicate sviolinate obamiane si passa al rumore di ferraglia arrugginita, peti, rutti, grugniti e pernacchie. Ecco nel box in alto come il “quotidiano libero ed indipendente” riferisce il ballo: quello di Donald e Melania è “legnoso“, quello di Barack e Michelle è un “romantico lento“. Che carini e teneri i fidanzatini Obamini, sembrano appena usciti dal Tempo delle mele. Ma, vista l’età e la passione per la coltivazione di ortaggi, questi sono da Tempo di broccoli e patate.

Qualunque commento è superfluo, parlano le immagini e la didascalia. Una faziosità da fare schifo. Ed è solo l’inizio, perché dopo 8 anni di sviolinate per Obama, prepariamoci al cambio di registro ed a leggere anni di peste e corna contro Trump. Ma c’è ancora qualcuno che crede alla favoletta della stampa libera e indipendente?

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Obama the One

Tutti matti per Obama

– Obama e le minoranze 

Obama e il lacrimatoio di bronzo

Come acqua fresca

 

 

Titoli e leccate

Nuovo scandalo del San Raffaele di Milano. Lo riferisce oggi l’ANSA “Truffa da 28 milioni di euro: 9 indagati“. Ecco l’elenco: “Tra i nove indagati per truffa aggravata e falso figurano Mario Valsecchi, amministratore della struttura fino al 2012 (ha già patteggiato 3 anni fa in seguito all’indagine per bancarotta, nata dopo il suicidio del vicepresidente Mario Cal), Nicola Bedin, attuale amministratore e Roberts Mazzuconi, storico direttore sanitario. Poi ancora: Ottavio Alfieri, direttore dell’unità operativa di Cardiochirurgia, Piero Zannini, primario di Chirurgia Toracica, Roberto Chiesa, primario di Chirurgia Vascolare, Patrizio Rigatti, ex primario di Urologia, Francesco Montorsi, attuale direttore dell’unità operativa di Urologia e direttore scientifico, e Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione e da un paio di decenni ‘angelo custode’ dell’ex premier.”.  Tutti i nove indagati vengono citati solo per nome ed incarico. Solo uno fra i nove, Zangrillo, riceve un’attenzione particolare e con “sottilissima ironia” viene definito come “angelo custode dell’ex premier“.  Ed ecco il titolo dell’ANSA.

Oplà. fatto, ecco come si cucina la notizia e si inventa un titolo che travisa la notizia. Gli indagati sono 9, ma nel titolo compare solo il “medico di Berlusconi“. Come se fosse l’unico indagato per la truffa e fosse l’unico responsabile delle irregolarità nei rimborsi. Ma l’importante è tirare in ballo Berlusconi ed accostarlo ad uno scandalo, anche quando non c’entra nulla; è la strategia mediatica che stanno usando da 20 anni. Ancora un esempio di come la stampa manipola le notizie e l’informazione. Ma guai a sollevare dubbi sulla serietà, l’indipendenza e l’imparzialità della stampa. Sono intoccabili. Sono come le puttane che fanno le puttane, ma se le chiami puttane si offendono e ti prendono a borsettate in testa. Ecco, così sono gli integerrimi paladini dell’informazione. Ne parlavo anche pochi giorni fa in due post, “Stampa casual” e “Renzi, il premier con le mani in tasca“. Chissà che a furia di mostrare questi chiarissimi esempi di “serietà” dell’informazione, qualcuno non cominci ad aprire gli occhi.

In compenso oggi sul Corrierone nazionale ci sono due articoloni in prima pagina dedicati alla visita di Michelle Obama a Milano. Già da alcuni giorni, per annunciare l’arrivo e preparare l’opinione pubblica al grande evento,  Michelle aveva il suo spazio in prima pagina (in verità la Obama family è sempre in prima pagina, qualunque cosa facciano o non facciano): o parlano di Barack, o parlano di Michelle, o parlano delle figlie e perfino di Bo “The first dog” della Casa Bianca.   Ed ogni volta le nostre “grandi firme” si esercitano nell’arte tutta italica del leccaculismo; in questo siamo maestri. La stampa di casa nostra ha sempre uno sguardo benevolo  nei confronti dei presidenti USA (ma solo quando sono democratici  e specie se sono neri); tutto ciò che fa è visto con una luce positiva e presentata in maniera entusiastica. Un esempio fra tanti: “Obama incanta il Corriere“. Si decanta la bellezza, l’eleganza di Michelle, il fatto che sia amatissima dagli americani, il suo impegno per la campagna salutista, la sua abilità nel coltivare il giardino della casa Bianca, le sue doti atletiche. Insomma le lodi si sprecano. E come se non bastasse tanto entusiasmo per la mamma “Michelle fa scalo a Londra“, c’è spazio anche per un box riservato alle figlie. Ecco come ancora sul Corriere, stamattina, si parla delle piccole Obama: “Tutti pazzi per quei vestitini di Malia e Sasha“.

Quei “minidress che stregano il web” ed i “look bon ton che fanno tendenza“. Immagino schiere di milioni di internauti, uomini e donne (tanto ormai è lo stesso), che alla vista delle due sorelline Obama, sono improvvisamente “tutti pazzi“, tutti “stregati“, tutte le ragazzine in fila per accaparrarsi ed indossare quei “minidress” rossi e acquamarina che “fanno tanto tendenza e bon ton“. E se pensate di non essere pazzi e stregati dovreste preoccuparvi per il fatto che siete inconsapevoli di esserlo; perché se il Corriere dice che siete pazzi vuol dire che lo siete. Mica vorrete mettere in dubbio le affermazioni dell’autorevolissimo quotidiano nazionale?  Non vale la pena di ironizzare o ripetere ciò che dico da anni. Poverini, bisogna capirli, anche questi giornalisti devono campare, portare la pagnotta a casa, tengono famiglia. E’ la stampa, bellezza.

Qui una serie di post sulla “Obama family; compreso il cane“.

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La frangetta di Michelle e altre amenità

La patata di Michelle

Il cetriolo di Michelle

Corriere e la gaffe di Romney

Un cane alla Casa Bianca

Dieta Obama, cozze e caviale

Obama fan club

Presidente ideale

Non c’è dubbio che Barack Omaba, primo presidente nero della storia degli USA,  sia stato un presidente che ha rotto con tutti gli schemi del passato. Ma sembra che sia solo l’inizio; altre rotture verranno. Lo dice, per esempio, la stessa First Lady Michelle, quella che non perde occasione per ritagliarsi spazi mediatici e per intervenire anche quando dovrebbe tacere. La First lady più presenzialista e garrula mai vista alla Casa Bianca.

Gli Stati Uniti sono pronti per una donna presidente“, ha dichiarato di recente alla stampa. Sempre più difficile. Dopo un presidente nero, una presidente donna. In verità vorremmo suggerire alla First lady una proposta per essere ancora più di “rottura“. L’ideale, per rompere davvero, contro tutti i pregiudizi di razza, genere, gusti sessuali, religione, etnia, cultura e orientamento politico, sarebbe eleggere un presidente che sia donna, ma sia anche nera (ormai essere neri è un vantaggio; si può diventare anche ministri, come la Kyenge). Meglio ancora se donna, nera e lesbica (anche essere lesbo, gay o trans costituisce titolo di merito e favorisce la carriera; vedi Vendola, Crocetta, Concia, Scalfarotto, Luxuria…). Ma ancor più di rottura sarebbe un presidente donna, nera, lesbica, musulmana (meglio se di scuola integralista) e con qualche antenato zingaro. La perfezione sarebbe, quindi, un presidente che sia donna, nera, lesbica, musulmana con ascendenze zingare e fan di Al Qaeda. Il massimo.

Stampa fai da te

Ovvero, perfetto esempio di autoreferenzialità mediatica: come si monta una notizia e si riempiono le pagine dei giornali. Si potrebbe fare un lungo discorso sulla serietà della stampa. Ma siccome sono cose che ripeto da anni, facciamo prima a fare un esempio pratico. Stamattina sul Corriere, sia nella versione cartacea che su quella in rete,  compariva una lunga  intervista di Aldo Cazzullo a Matteo Renzi: “Patto con il PDL, oppure alle urne“.

Le dichiarazioni di Renzi, riprese da molti quotidiani, hanno suscitato le solite polemiche. Dice fra l’altro: ” E la politica perde tempo. La tempistica prevista dalla Costituzione va rispettata. Ma qui si sta facendo melina“. Parole pesanti, accuse, nemmeno tanto velate, sia a Bersani che al Presidente Napolitano. Nel PD c’è già fermento e si fa fatica a tenere nascosto uno scontro interno fra renziani e bersaniani, alimentato ulteriormente da queste ultime dichiarazioni del sindaco di Firenze. Ma la risposta più attesa è quella di Napolitano. Ed ecco, in mattinata, l’occasione propizia per sentire il suo parere.

Il Presidente va all’Università La Sapienza di Roma. Ad aspettarlo, appena sceso dall’auto, il solito nugolo di cronisti con microfono incorporato, pronti a cogliere anche il più piccolo starnuto presidenziale per farne notizia da sbattere in prima pagina. Gli riferiscono, ovviamente, che Renzi ha detto che si sta perdendo tempo. E Napolitano, mentre si avvia all’ingresso, risponde : “Io personalmente non credo“. Tutto qui.

Per le persone normali questa frase non lascerebbe traccia, né seguito; discorso chiuso. Ma non per i cronisti d’assalto. Quella semplice frase fa subito il giro di tutte le agenzie di stampa ed a fine mattinata diventa, miracolo, titolo d’apertura dei quotidiani in rete, con riepilogo degli antefatti renziani e commenti di circostanza: “Napolitano, replica a distanza a Renzi. Non stiamo perdendo tempo“. Ecco il titolo d’apertura…

Poteva l’ANSA lasciarsi sfuggire la notizia? Ma quando mai! Ecco, infatti, che anche la nostra prestigiosa agenzia ne fa subito la notizia d’apertura con questo titolo…

Ecco come si gioca a fare informazione, si riempiono le pagine. ci si dà arie da giornalisti e da grandi inviati speciali, si fanno passare gli starnuti per “notizie” e ci si guadagna la pagnotta. Facile no?  E non finisce qui. No, perché poi qualcuno riferirà a Renzi la dichiarazione di Napolitano sulle dichiarazioni di Renzi e, subito dopo,  rilancerà alle agenzie la risposta di Renzi a Napolitano che aveva risposto a Renzi.  Sembra il gioco dei quattro cantoni. E forse lo è davvero. Boh!?

Insomma, come ho già detto e ridetto in passato, è una informazione creata sulle battute prese al volo. Si registra una frase di Tizio. Poi si va da Caio e gli si riferisce cosa ha detto Tizio. Si registra la risposta di Caio e la si riporta a Tizio. Poi si riprende la risposta di Tizio e si continua il giro. Meglio ancora se si riporta il tutto a Sempronio il quale, ovviamente, risponderà a tono, sia a Tizio che a Caio. Il gioco si fa più complicato e fra battute, risposte, smentite, conferme e chiarimenti ci si campa per diversi giorni, si riempiono le pagine, i dibattiti televisivi, si fa finta di fare informazione e, come già detto, si fa finta di guadagnarsi il pane. Sempre meglio che lavorare. No?

Ma non esageriamo, la stampa ci fornisce anche altre notizie importantissime. Per esempio, ancora oggi, sempre sul Corriere.it ci illumina sui mal di pancia di Antonella Clerici. Ecco lo scoop che il mondo attendeva.

Contenti? Non vi basta? Allora beccatevi quest’altra notiziona del giorno…

Ora la domanda è questa: se Luxuria è stata salvata dal buddismo, chi salverà noi da Luxuria? Ancora una fresca fresca di giornata. La prestigiosa rivista americana Time pubblica in copertina il profilo di Mario Balotelli ed include il calciatore fra le cento persone più influenti del 2012. E se lo dice Time deve essere vero. No? Se Balotelli è una delle persone più autorevoli al mondo, allora è chiaro il perché il mondo va a rotoli ed il futuro è nero.

Ho detto spesso che la stampa ogni giorno dedica qualche spazio alla First family della Casa Bianca. Sembra un dovere irrinunciabile. Qualche giorno fa era in rete la foto del first dog Bo conciato per le feste…di Paqua, con due grosse orecchie da coniglio sulla testa. Il giorno dopo c’era un servizio con tanto di foto del presidente Obama che gioca a basket. Ed oggi non c’è niente? Certo che c’è, oggi tocca a Michelle ed alle sue preferenze per le nudità presidenziali. Anche questa è una notizia fondamentale per risolvere la crisi. E’ la stampa, bellezza!

La frangetta di Michelle e altre amenità

Proprio ieri dicevo che la famiglia Obama è troppo presenzialista ed occupa tutti gli spazi possibili nei media, grazie anche alla grande disponibilità e compiacenza dei cronisti e redattori gossipari che  non perdono occasione per ritagliare uno spazietto in prima pagina, con foto allegata, alla coppia presidenziale USA. A qualcuno potrebbe sembrare che io esageri. E invece ecco che oggi, neanche a farlo apposta, spicca nella Home del Corriere, un articolo di Candida Morvillo dedicato alla first lady: “Michelle, frangetta antidemocratica“.

Appunto, come volevasi dimostrare. Solito articolo che sembra scritto dall’ufficio pubbliche relazioni della Casa Bianca. Basta leggere già nelle prime righe del pezzo questa affermazione della Morvillo: “Anche se agli Oscar la first lady americana era bellissima (lo testimonia la foto AFP in alto)…”. La foto AFP citata è quella riportata sopra. Michelle è bellissima? Ma Candida è sicura di vederci bene? Non sarà il caso di farsi vedere da un oculista?

Il pezzo, scritto con chissà quale sforzo mentale dalla nostra firma eccellente del Corriere, è una lunga disquisizione sulla frangetta di Michelle. Non è la prima volta che la Morvillo dedica spazio alla first family. Già a novembre scorso, in un post dedicato alla linea editoriale del Corriere durante la campagna elettorale USA (nettamente schierato a favore di Obama), citavo anche un pezzo di Morvillo che riusciva ad inventarsi un articolo per esaltare Malia, la figlia maggiore di Obama: “Corriere e la gaffe di Romney“.

In quelle poche righe la nostra Candida titolava “Malia (Obama) ora ammalia”. E riusciva a scrivere, con apparente convinzione,  cose di questo genere: “la first figlia della Casa Bianca sta sbocciando e promette di diventare la più  bella tra le first daughter della Casa Bianca.”. Sì, i casi sono due. O è pagata direttamente dalla Casa Bianca, oppure decisamente ci vede male.

Ma il Corriere riserva altre sorprese. Da diversi giorni appare in prima pagina un box che riporta qualcosa di Diego Abatantuono. Sarà quella specie di armadio che prestava la voce, in uno spot pubblicitario, all’orso Bruno ed è convinto di essere un grande attore? E che ci fa sul Corriere? E’ diventato anche lui firma di punta del quotidiano? Finora non avevo letto il pezzo, ma oggi ho ceduto alla curiosità ed ho cliccato sul box. Non è un articolo, è un messaggio video in cui il nostro Diego parla del matrimonio della Lollobrigida: “Lollobrigida ed  il matrimonio a sua insaputa”.

Noto adesso che, vista l’intestazione del box, probabilmente si tratta di una nuova rubrica del Corriere “Ufficio facce“, curata da Abatantuono. Se ne sentiva proprio la mancanza. Immagino che darà un contributo fondamentale al superamento della crisi economica ed al progresso dell’umanità. Va bene che siamo in tempi di crisi, va bene che bisogna risparmiare, va bene la spending review, ma non esageriamo. Di questo passo il Corriere, pur di riempire le pagine,  assumerà i redattori ai saldi estivi per aspiranti cronisti in prova precari. A proposito del videomessaggio, come dice bene l’unico commento riportato, non si capisce un tubo. Non si capisce il senso del messaggio. Forse è satira! Boh!

C’è, però, anche un’altra notizia purtroppo tragica, la morte di un “fotografo dei VIP” (così viene definito): “Ucciso il fotografo dei VIP“. Con tutto il rispetto e la pietà per la tragica fine del fotografo, leggendo le prime righe del pezzo, viene spontaneo fare delle riflessioni amare e che potrebbero sembrare irrispettose. Ma sono semplicemente delle considerazioni che faccio da molto tempo in relazione all’eccesivo spazio riservato dai media al gossip ed a tutte quelle notizie che vogliono far passare per scoop giornalistici e che, invece, sono degli  inutili pettegolezzi da cortile condominiale o da comari al mercato. Parlo, ovviamente, del gossip e di tutte quelle foto di personaggi più o meno famosi che riempiono le pagine di decine e decine di riviste gossipare. Non ne ho mai capito il senso e l’utilità. Eppure c’è gente che si apposta in luoghi impensabili, con teleobiettivi da far invidia ai telescopi astronomici, pur di rubare una foto di VIP o aspiranti tali, magari in atteggiamenti intimi ed affettuosi o, meglio ancora, nudi o quasi. C’è gente che fa questo di mestiere. E lo considera un lavoro serio.

E’ il caso di questo fotografo. Ecco cosa scrive Frignani, l’autore del pezzo, per illustrare la sua carriera professionale: “A Malta, nell’estate di due anni fa, era riuscito a immortalare Brad Pitt con un’altra donna prima dell’arrivo di Angelina Jolie. E quelle foto avevano fatto il giro del mondo. A luglio dell’anno scorso aveva bissato lo scoop: Rihanna, la pop star delle Barbados, in vacanza a Capri, E, prima ancora, aveva ripreso Sara Tommasi in pose hot davanti a un bancomat. Infine l’ultimo shot : Scarlett Johansson in Sicilia alla festa esclusiva di Dolce&Gabbana“.

Per rispetto alla morte del fotografo evito commenti. Immagino, però, una scena che mi ricorda il Giudizio universale di Benigni nel film Il Pap’occhio di Renzo Arbore. Immagino che davanti al supremo Giudice che gli chiede conto di cosa abbia fatto nella vita, questo fotografo possa rispondere con le note di Frignani: “Ho immortalato Brad Pitt con una donna, ho fotografato Rihanna in vacanza a Capri, ho ripreso Sara Tommasi in pose hot, ho fotografato Scarlett Johansson durante una festa in Sicilia…”.

 Vi sembra che si possa giustificare una vita umana con questo tipo di attività? Vi sembra normale che l’uomo abbia impiegato centinaia di migliaia di anni di evoluzione per arrivare a …fotografare Sara Tommasi in pose hot? Molto più meritorio sarebbe semplicemente aver impiegato una vita per piantare un ulivo.

Sono cinico? No, è questa società che vive un dramma ed una tragedia. Il dramma è che la gente è ormai completamente rincoglionita. La tragedia è che non l’ha ancora capito.

Il giudizio universale

Oscar, estasi e polpette

Sono stati assegnati gli Oscar per il cinema. La novità di quest’anno, imprevista ed imprevedibile è stata la proclamazione dei vincitori. Per la prima volta nella storia del prestigioso premio, l’annuncio del vincitore è stato dato, in collegamento diretto con la Casa Bianca, dalla first lady Michelle Obama in persona.

Non perdono occasione per occupare tutti gli spazi possibili e mettersi in mostra. Questa dell’annuncio del premio Oscar mancava alla collezione. L’ho già detto e ripetuto in passato, gli Obama peccano di eccessivo presenzialismo. Non passa giorno che sui media non ci sia qualche notizia che li riguarda, con relative foto.  Cosa si inventeranno ancora, che non abbiano già fatto, per ritagliarsi uno spazio in prima pagina? Mah, forse Michelle potrebbe leggere le previsioni del tempo o l’ordine d’arrivo delle gare di trotto.  In realtà, però, noi italiani non dovremmo criticarla perché in quanto a presenzialismo il nostro presidente Napolitano non ha niente da invidiare agli Obama, non è secondo a nessuno.

Ecco l’ex “direttora” de L’Unità, Concita De Gregorio, in una bella immagine che la mostra nel suo solito e consueto atteggiamento da visione mistica. Le manca solo un mantello bianco e l’aureola e potremmo scambiarla per la Madonna di Fatima. Non si capisce bene se stia apparendo ai suoi fedeli e devoti ex lettori, oppure sia in estasi davanti all’apparizione del suo direttore Ezio Mauro. Oppure, tutte le ipotesi sono valide, si stia guardando allo specchio per studiare quelle sue tipiche espressioni da santarellina pura ed innocente che sfoggia ovunque ci sia una telecamera che la riprende. Un’altra possibilità è che, in attesa di beatificazione, stia facendo le prove di “apparizione” ai pastorelli. Insomma, la Concita “si appare” da sola.

Si allarga lo scandalo della carne di cavallo nelle confezioni di ravioli e tortellini. Ora è la volta delle polpette. E la ditta incriminata è, incredibile, la grande casa svedese Ikea che, oltre a mobili in kit, produce anche alimentari, comprese le polpette nelle quali sono state trovate tracce di carne equina. Come si riconoscono le polpette dell’Ikea? Semplice, le forniscono in vaschette con gli ingredienti separati e le istruzioni per montarle.

Obama e il lacrimatoio di bronzo

Ha vinto di nuovo, il nostro Barack. La volta precedente, a pochi mesi dall’elezione, forse per effetto di un improvviso ed inaspettato innamoramento collettivo obamiano (una specie di virus diffuso in maniera inarrestabile dagli USA all’Europa)  fu insignito del Nobel per la pace, assegnato in via preventiva sulla fiducia. Questa volta, visto che sembra ripetersi la pandemia affettiva,  quale premio inventeranno? Certo un premio di prestigio, come si addice ad un presidente tanto amato ed osannato. Ho la sensazione che, tanto per cominciare,  gli verrà assegnato l’Oscar, sempre in via preventiva e sempre sulla fiducia.

Sembra che, visto il precedente di Ronald Reagan, il quale cominciò come attore e finì da presidente, Obama, in ossequio al suo motto “Change“, voglia invertire il percorso e, una volta finito il mandato come presidente, visto che non potrà ricandidarsi,  diventerà attore. Il suo primo film sarà il remake di “Indovina chi viene a cena“, celebre film con Spencer Tracy e Sidney Poiter. Il titolo sarà “Indovina chi viene alla Casa bianca“. Narrerà la storia del piccolo Barackino che, partendo dalla Capanna dello zio Tom, crescerà temprato da mille ostacoli e, finalmente adulto, diventato Barackone, approderà alla White House.  Si prevede uno straordinario successo di pubblico e critica.

In verità gli Oscar saranno due: uno come “miglior attore esordiente ex presidente” e l’altro, grazie alla sua appassionata e convincente recitazione nell’nterpretare il ruolo di candidato progressista nella campagna elettorale, come “miglior presidente ex attore“. Una menzione speciale, inoltre, gli verrà attribuita come riconoscimento per la sua caratteristica camminata che lo fa somigliare, stranamente, ad un Gianni Morandi molto abbronzato.

Ma non è tutto. Fonti bene informate assicurano che ad Obama verranno assegnati altri numerosi premi. Fra i tanti anche il prestigioso premio Pulitzer per il giornalismo; grazie ad un tema che scrisse da ragazzo, una specie di reportage  sui localini di Chicago in cui si mangiavano i migliori hamburger, di cui Obama è notoriamente ghiotto.

La notizia non è confermata, ma pare che sia in arrivo anche un altro prestigioso riconoscimento: il Grammy Award, quale miglior interprete di “I’m singing in the rain“, che Obama usa cantare sotto la doccia.

Intanto, anche in Italia, tanto per celebrare degnamente il presidente USA e le sue straordinarie doti, pare che gli verrà assegnato l’ambito premio televisivo “Telegatto“, grazie alla faraonica messinscena della sua campagna elettorale che, secondo gli esperti del settore, è stata giudicata come “il miglior show dell’anno“.

E non finisce qui. Sembra che altri prestigiosi riconoscimenti verranno attribuiti alla premiata ditta Obama and family. Quasi certa l’assegnazione di un premio “La melanzana d’oro” alla moglie Michelle, grazie al suo grande impegno nel curare l’orto biologico presidenziale. La rivista Vogue, dopo aver assegnato per ben due volte un premio all’eleganza di Michelle, inventerà qualche nuovo riconoscimento per l’acconciatura, le scarpe, lo smalto delle unghie, le spalle da scaricatore di Harlem o per il suo incedere da amazzone appiedata. Insomma qualcosa si inventeranno per omaggiare la First Lady.

Un altro premio speciale verrà creato ex novo apposta per Bo, il cane della Casa bianca, il quale verrà insignito della medaglia “Cucciolo d’argento“, quale miglior “First Dog” degli ultimi 150 anni. L’elenco dei vari premi verrà aggiornato periodicamente, con anticipazioni e curiosità quotidiane, in modo che la Baracka family sia sempre in prima pagina.

E non finisce qui. Una delle prime frasi ad effetto pronunciate da Obama, subito dopo l’elezione, è stata: “Il meglio deve ancora venire“. E questa inquietante affermazione (“Il senso lor m’è duro“, direbbe Dante) è subito finita in prima pagina su tuttti i giornali come titolo d’apertura. Grazie a questa arcana ed indecifrabile previsione per il futuro, roba da far impallidire la Pizia del tempio di Apollo, l’associazione Maghi democratici ha conferito a Barack il premio “Nostradamus” per la miglior previsione presidenziale degli ultimi 300 anni!

E’ incredibile come la gente si faccia ancora abbindolare dalle parole, specie quando non hanno significato e senso pratico. Anzi, più sono vaghe e senza significato e più fanno presa, specie se a pronunciarle è Obama (Come acqua fresca). Ed è ancora più incredibile come la stampa dia tanto spazio a queste emerite sciocchezze e le esalti come grandi affermazioni programmatiche. Già, ma loro ci campano. Questa “perla” presidenziale ha lo stesso valore di “Domani è un altro giorno“, di Rossella O’Hara nella scena  finale di Via col vento!

Ma il momento più toccante della sfida elettorale è stato il discorso del presidente subito dopo l’annuncio dei risultati. Davanti ad un pubblico in delirio (così riportava la stampa), ha esordito, rivolto alla moglie Michelle, affermando che non l’ha mai amata come in quel momento. E che se lui poteva festeggiare la vittoria era perché Michelle, 20 anni prima, aveva accettato di sposarlo. E concludeva dicendo che era felice che l’intera America la amasse. Più che il discorso di un presidente eletto, sembra una scena da una telenovela brasiliana degli anni ’80. Una bella e commovente storia d’amore. Mancava solo il sottofondo con una adeguata colonna sonora, tipo “Love Is A Many-Splendored Thing”!

Oggi, invece, leggiamo che Barack, rivolgendosi ai suoi collaboratori di Chicago per ringraziarli dell’impegno e del lavoro fatto, è scoppiato in lacrime. Davvero toccante, un presidente dalla lacrima facile, si commuove facilmente. Magari, grazie a questa predisposizione alla lacrimuccia, gli assegneranno un ulteriore premio: il “lacrimatoio di bronzo” (tanto per essere in tinta…).

Corriere e la gaffe di Romney

Seguo ogni giorno le notizie sulle imminenti elezioni in USA. E’ un buon esercizio per capire come i media trattano l’argomento e come cercano maldestramente di nascondere le loro preferenze per i candidati, spacciandosi per informazione indipendente. In questa sottile arte della mistificazione il Corriere è maestro. Tutto ciò che riguarda Obama è sempre presentato come positivo. Romney non ne fa una giusta, neanche a pagarlo a peso d’oro. Obama è sempre rappresentato sorridente e circondato dai fan in delirio. E, se non bastasse, si riportano le comparse in pubblico anche della moglie Michelle, impegnatissima a sostenere il maritino Barack, tralasciando per un po’ la cura del suo orto della Casa bianca in cui produce ortaggi “democratici” di ogni genere. (Vedi “La patata di Michelle” e “Il cetriolo di Michelle“)

Sono arrivati perfino ad inventarsi una notizia sfruttando il nome della figlia Malia. Era troppo invitante per i cronisti con poca fantasia. Così il 10 ottobre scorso, sempre sul Corriere.it, sezione Io donna, compariva un breve articolo di Candida Morvillo con questo titolo: “Malia (Obama) ora ammalia“. Tutto per dedicare lo spazietto quotidiano alla famigliola del Mulino bianco in versione Casa bianca e dire che la ragazza è talmente brava (e bella!) che “incanta sui campi da tennis della scuola“!

Ancora di recente, in occasione delle Olimpiadi di Londra, la rivista Vogue eleggeva Michelle Obama come la più elegante fra le presenti alla manifestazione. Parlare dell’eleganza di Michelle è come parlare dell’intelligenza del Trota! Eppure è già la seconda volta che Vogue premia Michelle per la sua eleganza. Di Romney, al contrario, si evidenziano errori e “Gaffe“! Ed Obama ha commesso qualche gaffe? No, non se ne ha notizia. E se anche l’avesse commessa non lo sapremmo perché la stampa non lo riporterebbe. E’ la strategia tipica dei democratici, sia di quelli americani, sia di quelli di casa nostra: esaltare i propri candidati e leaders e ridicolizzare gli avversari in tutti i modi, in ogni occasione, anche a costo di stravolgere la realtà.

Ecco l’ultimo esempio. Da ieri sul sito del Corriere compariva questa notizia come titolo di apertura a tutta pagina. Ancora stamattina era in apertura.

Come dicevo, ecco l’ultima (presunta) “gaffe” di Romney che diventa notizia di apertura. Qual è la gaffe? E’ la frase “Vittoria di Obama possibile ma non probabile“. Questa frase è corretta, sia come forma, sia come contenuto. Ma per il nostro solerte cronista trattasi di una gaffe. E ne è talmente convinto che commenta “E il pubblico fischia“. Letta così, a prima vista sembrerebbe che il pubblico abbia fischiato Romney per la gaffe commessa. In effetti, è proprio ciò che vuole ottenere quel titolo. In realtà, invece, la frase non è assolutamente una gaffe ed il pubblico non ha fischiato Romney, ma ha fischiato la possibilità che Obama vinca. E’ una differenza sostanziale. Su queste sottigliezze di significato la stampa, non solo il Corriere, gioca spesso e volentieri, ben sapendo che è anche così che si esalta o si distrugge l’immagine di un leader e si crea l’opinione pubblica, specie di quei lettori distratti che leggono solo i titoli, e si può contribuire al successo  o meno di un candidato.

Ma è una vecchia storia d’amore fra il Corriere ed Obama. Leggete questo post di due anni fa: “Obama incanta il Corriere“. Ed ancora: “Obama fan club” e  “Tutti matti per Obama“.  A proposito, quella presunta gaffe contiene un errore, ma non di Romney. Un errore di trascrizione della frase. Prima di “…ma non probabile” va inserita la virgola; sempre la virgola prima di “Ma”. E’ una regoletta elementare che una volta si imparava già alle scuole medie. Ma evidentemente i preparatissimi cronisti del Corriere saltano direttamente dalle scuole materne all’università. E subito dopo cominciano a scrivere articoli da prima pagina.

24 luglio 2008:Obama the One“.

25 luglio 2008:Come acqua fresca

Obama "incanta" il Corriere.

Mentre è in pieno svolgimento la campagna elettorale USA per le elezioni di medio termine, democratici e repubblicani, per sostenere la loro campagna, cercano finanziamenti. E’ risaputo che da loro i finanziamenti ai partiti sono pubblici, tutti possono devolvere soldi per la causa. Anzi, si organizzano manifestazioni specifiche e finalizzate col preciso scopo di recuperare soldi. Bene, niente di strano. Lo fanno i repubblicani e lo fanno i democratici. Ma come ne parlano i nostri media? Si limitano a riferire le notizie? Magari!

Bisogna ricordare che da noi, come ormai hanno capito anche i sassi, esiste uno strano  tipo di bilancia, per cui quando si valutano le azioni dei nostri partiti e schieramenti politici, secondo le circostanze e la convenienza, questa bilancia adopera pesi diversi. Il risultato è che tutto quello che fa, dice, pensa la sinistra è sempre ottimo, buono e giusto, democratico ed auspicabile. Tutto ciò che fa la destra, fossero anche le stesse cose della sinistra, è sempre sbagliato, anticostituzionale, demagogico, populista, antidemocratico e fascista. Così è, basta saperlo. Già, questo succede in Italia, ma cosa succede quando parlano dei fatti politici di altri paesi? Ecco cosa succede.

Qualche giorno fa, sul Corriere.it c’era un articolo di Alessandra Farkas che parlava proprio di questa campagna di finanziamenti. E riferiva che Michelle Obama, in un solo giorno, è riuscita a raccogliere un milione di dollari. Un miracolo, tanto che la Farkas ne parla in termini entusiastici, con tutte le lodi possibili nei confronti della first lady. Arriva perfino a definire Michelle “sexy ed elegante“. Sarebbe come definire Giuliano Ferrara “aitante e slanciato“. Ma, si sa, è questione di gusti ed i criteri estetici sono sempre soggettivi. Tempo fa una grande rivista americana di moda pubblicò una classifica delle donne più eleganti. E indovinate chi c’era al primo posto. Ma lei, ovviamente, Michelle Obama.

Del resto, è tutto comprensibile nel contesto di quell’innamoramento collettivo verso Obama che  pare aver colpito il mondo come un’epidemia; ne parlavo tempo fa in “Tutti matti per Obama“. Così innamorati che hanno assegnato a Barack il Nobel per la pace…preventivo, in attesa di conferma; una specie di acconto sui futuri miglioramenti. Porta avanti le stesse guerre di Bush, ma Bush era un guerrafondaio sanguinario, Obama è Nobel per la pace. Stranezze della politica. Insomma, per il nostro Corriere anche Michelle ha compiuto un miracolo. Infatti titolava: “Michelle incanta il galà delle stelle“. Ecco, adesso è chiaro, se Michelle cerca fondi per il partito democratico “Incanta il galà…”.

Beh, ma anche i repubblicani cercano fondi. E cosa ci dice il Corriere della raccolta finanziamenti dei repubblicani? Ne parla proprio oggi in un articolo della corrispondente dagli USA. Ed Ecco cosa dice oggi ancora la Farkas: “Elezioni USA, si vince con gli sponsor“. Già dal titolo si capisce che questa volta cambia l’aria, l’atmosfera e non c’è nessuno che “Incanta il galà”. Anzi, c’è aria di cospirazioni, di intrighi, di accordi sospetti, di finanziamenti poco leciti e anonimi. Insomma questi repubblicani non incantano nessuno, ancora meno la nostra corrispondente Farkas, per la quale la campagna finanziamenti dei repubblicani è un “Blitz” organizzato per “Comprare le elezioni“. Infatti, ecco come inizia il suo articolo: “Le elezioni si possono comperare. E’ questo il calcolo dei gruppi conservatori statunitensi che hanno montato un blitz elettorale senza precedenti per assicurare la vittoria ai loro candidati alle elezioni del prossimo 2 novembre.“.

Chiaro? Questa è quella che chiamano libertà di stampa. Ovvero la libertà di manipolare le notizie ed i fatti e presentarli in modo funzionale al pensiero dominante politicamente corretto da “Obama fan club”. Il risultato è questo: se i democratici cercano fondi, Michelle “Incanta“, se li cercano i repubblicani è un “Blitz” per comprare le elezioni. Si vede che anche negli USA cominciano ad usare quella strana bilancia “Made in Italy“. E’ la stampa bellezza…