Miss Italia col trucco

Chi sarà la nuova Miss Italia? Questa è la domanda cruciale che da giorni  vediamo proposta su  tutti i media. Lo sapremo oggi, nel corso della  serata finale a Jesolo (con diretta TV). Non  potete non saperlo, non c’è scampo, perché da quando si è messo in moto il circo itinerante del concorso (che muove a sua volta grossi interessi economici fra sponsor, agenti dello spettacolo, addetti stampa, promoter, giornalisti e fotografi, riviste specializzate,  televisione, con annessi e connessi e migliaia di addetti ai lavori che campano su questo curioso circo della bellezza), le cronache  ci hanno tenuti aggiornati sulle vincitrici dei vari titoli in palio (da miss sorriso a miss eleganza, a miss cinema etc…), tutti naturalmente abbinati all’immancabile sponsor. Dalle prime passerelle cittadine ai concorsi regionali  e nazionali, per arrivare a selezionare le più belle fra le belle. E fra queste scegliere, con tanto di giuria e voto popolare, la regina, Miss Italia, la ragazza che dovrebbe essere il simbolo della bellezza italiana.

Beh, bellezza italiana si fa per dire, visto che ormai, in piena evoluzione verso una società multietnica, multirazziale e multiuso come i coltellini svizzeri, parlare di una specifica bellezza italiana suona quasi come un’offesa, una discriminazione per bellezze di altro tipo e provenienza.  Se qualcuno si azzardasse a dire che la tipica bellezza italiana è preferibile a quella africana, asiatica o esquimese, corre il rischio di beccarsi una denuncia per istigazione all’odio razziale, per discriminazione e xenofobia. Guai, suscitereste l’ira dell’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) , dell’ONU, della Boldrini, della Kyenge, e di tutti i terzomondisti militanti. Forse per questo, nel 1996, il concorso di Miss Italia fu vinto da una ragazza di Santo Domingo, Denny Mendez; scura quanto basta per farne una bellezza esotica,  col naso a patatina, del tutto insignificante. Eppure vinse lei. Perché? Mistero irrisolto, ancora non lo si è capito. Anche perché la seconda classificata, la sarda Ilaria Murtas era molto, ma molto più bella, tanto da non reggere neppure il paragone.

Murtas Mendez miss Italia 1996Eccole in questa foto che le ritrae entrambe in attesa del verdetto finale. Anche se la foto, piccola e sfuocata non esprime completamente la differenza fra le due ragazze.  Sulla stampa scoppiarono le polemiche per un verdetto che molti vedevano ingiusto e dettato da motivazioni che niente avevano a che fare con la bellezza. “Italiani divisi sulla perla nera“, titolava il Corriere. Ed Enzo Biagi dichiarava, senza mezzi termini: “Molti l’hanno votata per scaricare ogni sospetto di razzismo“. Ancora sul Corriere, Giuliano Zincone, nell’ottimo articolo   “Da Gramsci alla Mendez” (vale la pena di leggerlo)  era ancora più duro e sarcastico (citando personaggi famosi dall’italianità acquisita), specie con l’ipocrita antirazzismo e con  L’Unità che, con grande piacere,  aveva sparato la notizia in prima pagina, esaltandola come segnale di cambiamento: “Con un’ immensa foto in prima pagina, l’Unità (giornale fondato da Antonio Gramsci) onora e festeggia l’elezione di una miss Italia. Perché mai? Perché la ragazza, Denny Mendez, è piuttosto scura di pelle, e perché è stata incoronata dopo molte discussioni e polemiche.“.

Perché L’Unità diede tanto risalto alla vittoria della Mendez? I concorsi di bellezza non erano uno degli argomenti più importanti per l’organo ufficiale del PCI/PDS. Se avesse vinto Murtas non avrebbe avuto tanta visibilità. Al massimo ci sarebbero state dieci righe nelle pagine interne nella sezione spettacolo. Diedero tanto risalto perché aveva vinto una mulatta. E questo aiutava la causa della società multietnica che la sinistra promuoveva già da allora. Ecco perché quando oggi, parlando di immigrazione, la giustificano dicendo che è inevitabile una società multietnica e multiculturale, stanno mentendo. Fa parte di una precisa strategia che la sinistra persegue da decenni e sta realizzando a piccoli passi, giorno per giorno, con piccole vittorie che tendono a scardinare la famiglia, la cultura, l’economia e l’intera società. Ecco perché 20 anni fa gioivano tanto per la vittoria della Mendez: era una vittoria funzionale alla causa. Ma questa è un’altra storia.  Di questa strana miss, e di altri prodotti tipici e taroccati, parlavo due anni fa nel post “Bellezze tipiche e polpette Ikea“.

Ho fatto questa premessa perché ho lo strano presentimento che stia per ripetersi quanto accaduto nel 1996. Alcuni segnali confermano i miei timori. Le dichiarazioni degli organizzatori, della conduttrice, lo spazio mediatico riservato ad una concorrente di origini marocchine. Tutto lascia supporre che stiano preparando la strada all’elezione di una Miss “diversa”, una “Mendez 2, la vendetta“. Già il titolo dell’Ansa di oggi è tutto un programma “Miss Italia: sarà internazionale e open minded“. Ovvero, aperto a tutte le provenienze e dalla “mentalità aperta e dalle vedute larghe“. Lo dicono in inglese così, invece che una stronzata, sembra una cosa seria. Infatti questa edizione ha come motivo dominante la diversità e l’integrazione. Che ca…spita c’entra la diversità e l’integrazione con un concorso di bellezza ce lo devono ancora spiegare. E per avere la mentalità aperta il più possibile ed essere in tema con la  diversità, in giuria c’è Vladimir Luxuria, ormai VIP a tutti gli effetti e presenzialista televisiva a tempo pieno. Dice che prima o poi avremo anche una miss trans. Contenti?

Simona Ventura, che conduce la serata, dovrebbe astenersi dall’esprimere giudici o preferenze sulle concorrenti. Ma evidentemente è talmente convinta della necessità di mettere l’integrazione in primo piano che, ospite a La7 dalla Gruber, parlando del concorso e della presenza fra le candidate di Ahlam el Brinis, la ragazza di origini marocchine,  ha esclamato “Sarebbe bello se potesse vincere lei.”. E perché, di grazia, sarebbe bello se vincesse la marocchina e non una delle altre? Ma questa è l’aria che tira da quelle parti. Un autentico spot a favore di una concorrente. E fanno finta di non sapere che molto spesso il giudizio del pubblico è condizionato dalle dichiarazioni dei personaggi pubblici, specie quando appaiono in TV. E sentire la Ventura auspicare la vittoria di Ahlam, per molte persone, equivale a dire che bisogna votare per lei. A nessuno viene in mente che in questo modo si condiziona l’opinione del pubblico e si può falsare il giudizio finale?

E poiché vincere il titolo di Miss Italia comporta una serie di ritorni di natura economica, in denaro, in contratti, in benefici vari non solo per la vincitrice, ma per tutto l’apparato che le gira intorno, a nessuno viene in mente che favorire in qualche modo la vittoria di una concorrente sia un reato? La Commissione di vigilanza non ha niente da dire? Coloro che hanno il compito di controllare le violazioni del codice di regolamentazione della pubblicità, sempre pronti a sanzionare i casi di pubblicità occulta, non hanno niente da dire? Ultimamente i media hanno dedicato molto spazio a questa ragazza. Non perché sia più bella delle altre. Non perché sia più elegante, preparata, simpatica, colta delle altre. No, semplicemente perché è marocchina. E, come tale, è perfettamente funzionale alla causa di chi auspica una  società multietnica. E’ lo stesso motivo per cui Mario Balotelli è sempre in prima pagina, qualunque cosa faccia o dica. Lo stesso motivo per cui Cecile Kyenge  venne nominata ministra. Lo stesso motivo per cui fu eletto Obama. Lo stesso motivo per cui Luxuria è presente ovunque in TV (quasi a reti unificate, roba da far invidia a Renzi), come opinionista, come ospite o giudice in vari programmi o come concorrente in giochi, giochini e reality. Sembra che non si possa fare un programma senza la presenza di Luxuria o Malgioglio.

A proposito, Luxuria ha vinto un’edizione dell‘Isola dei famosi perché era più brava degli altri concorrenti, oppure perché è trans? Io dico che molti di questi personaggi hanno successo non per le loro capacità o meriti particolari, ma perché sono fuori dagli schemi e fanno notizia per la loro, diciamo, “estrosità“. Ed inoltre perché, cosa non trascurabile, dietro e intorno a questi personaggi qualcuno ci specula e ci campa. Quindi in molti hanno interesse a pompare mediaticamente il personaggio, perché più è noto e più ha successo, e più questi avvoltoi mangiano.

Il sospetto  che in questo variopinto circo del mondo della televisione e dello spettacolo, ci sia qualcosa di poco chiaro e pulito è più che giustificato.  Ogni tanto qualcuno scopre una magagna, una truffa, un trucco, qualcosa di illecito, o solleva dei dubbi sulla correttezza di certi giochi televisivi e soprattutto sull’uso, spesso incontrollato ed incontrollabile, del televoto. Basta pensare alle immancabili polemiche legate al televoto che seguono inevitabilmente ogni edizione del festival di Sanremo. Ma lo stesso si può dire per i talent e per tutti quei programmi TV in cui a decidere i vincitori è il voto del pubblico: dal Grande Fratello all’Isola dei famosi e, ovviamente, Miss Italia.  Fa notizia e se ne parla per qualche giorno (come succede per tutti gli scandali e scandaletti italici) e poi tutto procede come prima. Troppa gente ci mangia, troppi interessi in gioco,  meglio evitare di approfondire.

Ed ecco la conferma da parte di un personaggio che il mondo dello spettacolo lo conosce bene, perché era l’agente di molti di quei personaggi, e su quel mondo, come dicevo,  ha campato benissimo per anni. Oggi confessa candidamente di aver truccato proprio un’edizione del famoso reality (e chissà cos’altro): “L’isola dei famosi ed il mistero del televoto“.  Dice Mora: “Ho creato tante cose a tavolino. Anche le vittorie dell’Isola dei famosi. Io facevo partecipare i miei artisti, come Walter Nudo, e poi compravo i centralini per farli vincere. Magari investivo 50 mila euro ma poi se Walter vinceva, io con gli sponsor chiudevo contratti da un milione di euro. Era un investimento.”.

E c’è ancora qualcuno che crede a questa gente?  C’è ancora qualcuno che pensa di partecipare al voto e di contare qualcosa? Qualcuno ancora crede a quello che passa in televisione o che si legge sui giornali? Dobbiamo credere che il concorso di Miss Italia sia il massimo della trasparenza, chiaro limpido pulito trasparente,  e che il voto finale non sia influenzato, condizionato, “comprato”, esattamente come faceva Lele Mora? Io qualche dubbio continuo ad averlo. Anzi, più di uno.

Matrimoni moderni e preti progressisti

Anche Comunione e Liberazione favorevole alle unioni gay. Dice don Julian Carron, presidente di CL: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale.” (Niente muri alle unioni gay). Come dire che, siccome ormai i gay sono in crescita esponenziale (le cause sono ancora da individuare; forse il buco nell’ozono, gli additivi  chimici negli alimenti, il riscaldamento globale, le polveri sottili, chissà, boh) e di pari passo crescono le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso (in attesa delle unioni plurime e poligame  fra gay, lesbiche, trans e combinazioni varie)  bisogna far buon viso a cattivo gioco, accettare il dato di fatto (“Cosa fatta capo ha.”, si diceva una volta),  adeguarsi alla tendenza generale ed omologarsi al pensiero unico dominante della sinistra progressista, dell’Arci gay, dei sostenitori del sesso libero e perfino di Papa Bergoglio che, dopo aver in passato aperto ai gay (“Chi sono io per giudicare?”),  di recente ha avuto parole di comprensione e incoraggiamento anche per le teorie gender (“Il Papa benedice i libri gender“). Et voilà, il cerchio si chiude.

Che carini i nostri fidanzatini di Peynet in  versione 2000 che coronano il loro sogno d’amore, con lancio di riso, del bouquet e marcia nuziale. E’ l’evoluzione della specie. Chissà se questa variante rientra nella teoria di Darwin, oppure è un’anomalia; mistero. Dice don Carron che le unioni gay sono “un dato evidente“.  Anche la mafia, il terrorismo e la pedofilia sono “dati evidenti“. Giustifichiamo anche questo perché sono un dato di fatto? In realtà, il “dato evidente a tutti” è il progressivo degrado della società , il dilagare delle perversioni e la legittimazione culturale di ogni tipo di  depravazione sessuale e morale, con l’approvazione dei terroristi sociali mascherati da  progressisti, in nome della libertà; CL e cattocomunisti confusi in prima linea. In confronto a questa nuova società, Sodoma e Gomorra erano un esempio di morigeratezza di costumi. E’ segno evidente di decadenza morale quando diventa  motivo di orgoglio, indice di apertura mentale e titolo di merito, l’ostentazione pubblica dei vizi privati. Più si è viziosi, depravati e pervertiti e più si ha successo, apprezzamento ed esposizione mediatica. Oggi personaggi bizzarri (è un caritatevole eufemismo) come Luxuria, Platinette, Malgioglio e compagnia bella (si fa per dire), hanno più visibilità e successo di filosofi, scienziati e premi Nobel. Non mi sembra che questi siano sintomi di grande civiltà di cui si possa essere orgogliosi.

Eppure, secondo questa nuova morale da Suburra (ma almeno quella era circoscritta, oggi la suburra sta diventando globale), non possiamo nemmeno lamentarci dell’imbarbarimento sociale perché, come disse Bergoglio: “Chi sono io per giudicare?”. Lo dice anche il Papa, dobbiamo accettare amorevolmente tutte le aberrazioni umane senza giudicare. Ma non è il giudizio espresso (sempre incerto, discutibile ed a rischio di errore, chiunque sia il giudice) a determinare il valore reale ed intrinseco dell’oggetto o della persona che viene giudicata. Esistono valori, principi e leggi naturali che, con buona pace del relativismo imperante, hanno validità assiomatica, sono indiscutibili ed universali (come le leggi della fisica) e sono iscritti profondamente nell’animo umano fin dalla nascita. Il sole brilla nel cielo anche se i ciechi non lo vedono. Mozart ha scritto capolavori, anche se i sordi non le sentiranno mai. I leoni continueranno sempre a cacciare le prede, anche se le gazzelle non sono d’accordo.  Gli esseri immondi e repellenti  sono e restano tali agli occhi dell’uomo, anche in assenza di giudizio. Chi decide, ci si può chiedere (le domande dei cretini sono sempre in agguato), che cosa sia repellente ed immondo? La razionalità umana e, molto spesso, basta anche solo un pizzico di buon senso. E non tutti ce l’hanno.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.”. (Immanuel Kant – Critica della ragion pratica)

Bagni e pediluvi

Ieri, in apertura della Home del Corriere on line, campeggiava questo box dedicato a Balotelli. Tanto per cambiare, lui è sempre in primo piano, qualunque cosa faccia o dica; se fa cose buone (poche) o se fa sciocchezze (spesso). Anche il nostro calciatore fa parte ormai di quei personaggi che devono essere sempre presenti sui media, fanno parte del vasto e consolidato repertorio “politicamente corretto“: Balotelli, Boldrini,  Kyenge, Saviano, Travaglio, Vendola, Luxuria, Scalfari, Crozza…l’elenco sarebbe troppo lungo, ve lo risparmio.

E cosa ha fatto di così importante Balotelli per avere il suo box riservato in bella evidenza sul Corriere? Ha rilasciato degli autografi a dei tifosi che erano presenti all’allenamento del Milan, che si trova negli USA per un torneo di calcio. Eccolo…

Dice il breve commento al video che erano presenti una trentina di tifosi, specie italiani che vivono in America. Però, guardando il video, questa trentina di persone non si vede. Al massimo saranno una dozzina. Ma per il Corriere basta e avanza per ricavarci un video da prima pagina ed esultare per il “bagno di folla” di Balotelli. Una dozzina di persona sono “una folla“? Sì, se serve alla causa. Niente di strano che al prossimo rimpasto di governo lo facciano ministro, anche lui, da affiancare alla Kyenge. Visto che si tratta di un calciatore, che lavora con i piedi, direi che questo, più che un “bagno“, al massimo è un “pediluvio“.

Cosa non si fa per il politicamente corretto. Resta un dubbio. Tanto interesse mediatico per Balotelli è giustificato? E’ sempre in prima pagina perché è più bravo, più bello, più simpatico di altri calciatori italiani, oppure perché è nero? E’ una semplice domanda che si affianca ad altre domande simili. Cécile Kyenge è diventata ministro perché è più brava, più capace, più competente, più simpatica delle colleghe, oppure perché è nera? Laura Boldrini è diventata presidente della Camera perché è più brava, più competente, più simpatica, più preparata delle colleghe, oppure perché giova alla causa degli immigrati e dei terzomondisti? Vendola e Crocetta sono diventati governatori di Puglia e Sicilia, perché sono più bravi, preparati, competenti, belli e simpatici di altri, oppure perché sono gay? Ivan Scalfarotto è vice presidente del partito democratico per le sue qualità politiche, oppure perché è gay? Paola Concia, ex parlamentare del PD, era ospite fissa in tutti i salotti televisivi perché era più brava delle altre, oppure perché è lesbica? Cecchi Paone e Malgioglio fanno gli opinionisti di professione in TV per le loro particolari competenze, oppure perché sono gay? Luxuria è ricercatissima da tutte le reti perché è bella, simpatica, elegante, preparata, oppure perché è trans? Barack Obama è stato eletto presidente degli USA per le sue particolari capacità e competenze, oppure perché è nero?

Le domande sono legittime, visto che ormai essere fuori dagli schemi della normalità, sembra essere un vantaggio e costituisce titolo di merito. Magari finiranno per essere equiparati alle categorie protette ed avere la precedenza anche nei concorsi pubblici. Se sei nero, immigrato, gay, trans, lesbo o bisex, acquisisci punteggio.

Per fortuna nel mondo non ci sono solo le categorie citate e la “gaia compagnia” degli amanti del sesso creativo. Lo dimentichiamo spesso, frastornati dalle notizie quotidiane che ci raccontano le avventure e le disavventure dei “diversamente normali“. Ormai sono loro a dominare la scena mediatica.   Ci dimentichiamo così che esiste anche l’arte, la letteratura, la musica, la nostra identità nazionale, le tradizioni, la cultura, il nostro enorme patrimonio artistico, le bellezze naturali di un’Italia che, per falso ed ipocrita spirito di accoglienza, stiamo regalando a tutti i disperati che arrivano dal terzo mondo. Per dedicare i primi piani al “bagno di folla” di Balotelli, mettiamo in secondo piano, anzi in ultima pagina, le cose davvero importanti e belle della vita. Come questa…

 

Dispetti e sodomia

La ministra Kyenge si è risentita per i recenti attacchi da parte dei leghisti (Brutta negra). Chi la paragona ad un orango, chi le lancia banane sul palco, chi la invita a tornare in Congo e chi esce dall’aula consiliare a Cantù quando entra lei.  Insomma, ha tutte le ragioni per lamentarsi. Quindi ha lanciato un ultimatum al segretario della lega Maroni: basta con gli insulti, altrimenti lei non partecipa alla festa della Lega.

Ministra Kyenge, non faccia così.  Via, capisco che sia un po’ risentita, ma non vorrà privare Calderoli, Borghezio e tutto il popolo della Padania del grande piacere di averla alla loro festa? Ci ripensi, vada alla festa, vedrà che si diverte. Sia buona, non faccia i dispetti.

 

Gianluca Buonanno, deputato leghista, ha dichiarato alla Camera che SEL (Sinistra, ecologia e libertà) è una lobby di sodomiti. E che dovrebbero chiamarsi “Sodomia e libertà“. Immediata la reazione sdegnata dei parlamentari chiamati in causa che, in segno di protesta per il gravissimo insulto, abbandonano l’aula (ma poi tornano).

Forse Buonanno allude al fatto che il leader di SEL, Nichi Vendola, è gay dichiarato e sogna di sposare in chiesa Eddy, il suo amichetto canadese, con tanto di benedizione del prete, lancio di riso, fiori d’arancio, marcia nuziale e valletti al seguito? Forse allude al fatto che un altro gay dichiarato, Rosario Crocetta, è diventato governatore della Sicilia? Forse allude al fatto che ormai spopolano sui media personaggi di primo piano della politica, dello spettacolo, dell’informazione e della cultura, notoriamente gay, trans o bisex che fanno quotidianamente opera di promozione per la causa sodomita? Forse allude al fatto che fra Vendola, Crocetta, Scalfarotto, Paola Concia, Grillini, Luxuria, Platinette, Cristiano Malgioglio, Tiziano Ferro, Cecchi Paone, Aldo Busi, Alfonso Signorini (tanto per citarne alcuni far i più noti e presenti sui media) ed altri meno noti, possa esistere un accordo per promuovere e tutelare l’attività degli amanti del “sesso creativo“?

Ma via, Buonanno, non è possibile, non è vero. Ma anche se fosse vero, non lo è. Non è vero anche se fosse vero. Insomma, se anche fosse vero ( ma non lo è), non si potrebbe dire per una ragione semplicissima. Tutti gli insulti e le accuse mosse dalla sinistra agli avversari di destra sono solo dialettica politica. O, al massimo, sono satira. Viceversa, la dialettica politica, o la satira, rivolta verso la sinistra è sempre un gravissimo insulto. Quindi, accennare ad una lobby sodomita di SEL, a parte che non è vero, ma anche se fosse vero (ma, ovviamente, non lo è perché Vendola non ha niente a che vedere con la sodomia!?) è un insulto molto grave. Anche perché Vendola è dichiaratamente gay, ma non ha mai affermato di essere un sodomita. Forse non ha mai letto la Bibbia. O forse l’ha dimenticata. Oppure ha dimenticato di ricordarlo. Oppure ricorda di aver dimenticato di leggerla.  Oppure non sa cosa sia la sodomia. Oppure, oltre a fare il governatore ed il gay, con sua grande soddisfazione ed orgoglio, sa fare anche lo gnorri (una nota specialità della cucina pugliese che ha il potere di cancellare i ricordi scomodi).

Insomma, caro Buonanno, quando anche fosse vero (ma non lo è) non si può dire. Anche perché ormai comandano loro. Quindi bisogna andarci molto cauti. Anzi, le è andata ancora molto bene. Se passa il ddl proposto da Scalfarotto sull’omofobia, solo azzardare delle insinuazioni sulla sodomia di Vendola, sarebbe un reato molto grave (secondo la legge Mancino, integrata col reato di omofobia) e si potrebbe incorrere in sanzioni pecuniarie molto salate. O addirittura  rischiare la galera. Si informi, Buonanno, e la prossima volta eviti di lanciare accuse di sodomia. Con i tempi che corrono è meglio…pararsi il culo.

Vedi: Scimmie, serpenti e presidenti

Priorità

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

L’uomo Ikea, in kit componibile

Ci siamo arrivati, finalmente. Ora le ragazze potranno scegliere in rete l’uomo ideale. Con lo stesso sistema con cui si sceglie una borsa, una scarpiera o un completino intimo; tipo E-bay. Ne dà notizia questo curioso articolo: “Con un click metti l’uomo nel carrello“. E’ l’evoluzione dei soliti siti per incontri. Magari lo scegli da un lungo catalogo in cui vengono riportati tutti i dati necessari a fare una scelta oculata dell’anima gemella. Niente di particolarmente originale. Una volta, in certe riviste,  c’erano  gli spazi riservati agli annunci per cuori solitari. Oggi c’è internet e tutto diventa più tecnologico. Abbiamo solo informatizzato anche i cuori solitari.

Quattro anni fa, in un post dedicato alle “Anime gemelle” (San Valentino e le anime gemelle) ed alle ragazzine che sognano ancora l’uomo ideale, l’uomo vero, il principe azzurro, l’altra metà della mela, l’anima gemella,  suggerivo un sistema pratico per trovare questo “uomo ideale“. Prendevo spunto da un articolo in cui alcune prezzemoline della TV  si lamentavano per non riuscire a trovare “Un uomo vero“. In un certo senso hanno ragione. Oggi sui media, più che uomini veri, vengono proposti modelli alternativi: gente come Busi, Signorini, Vendola, Platinette, Luxuria, Cecchi Paone, Cristiano Malgioglio et similia. Gli uomini veri, fra non molto, saranno tutelati dal WWF come specie in via di estinzione. Gli ultimi modelli rimasti saranno visibili solo in appositi musei.

Eppure, ancora per qualche tempo, è possibile trovarli. Ecco il segreto che suggerivo allora: “Oggi in commercio si trova tutto. Basta andare all’Ikea, prendere un catalogo degli “uomini veri” disponibili in kit componibile, scegliere quello che è di vostro gradimento, portarvelo a casa, controllare che ci siano tutti i pezzi (non si sa mai), montarlo pazientemente seguendo le istruzioni e sistemarlo in bella evidenza nel salotto, pronto per essere mostrato con orgoglio alle amiche invidiose che, anche loro, correranno all’Ikea a scegliersi il loro uomo vero in kit”.

L’utilità di questo sistema in Kit componibile è che se c’è qualche pezzo malfunzionante o non proprio rispondente alle proprie esigenze (può succedere, no?), invece di cambiare tutto il modello, basta cambiare il pezzo difettoso. Semplice e pratico, no? Mi sa che mi hanno copiato l’idea.

L'uccello di Berlusconi

Un centinaio di colibrì, dono del Perù all’Italia, felicemente ospiti del parco di Miramare a Trieste, rischiavano di essere “sfrattati“. Già, la burocrazia non perdona, si sfrattano anche gli uccelli. Per fortuna sono stati salvati dall’intervento personale di Berlusconi, come riferisce oggi Vittorio Sgarbi sul Giornale: “Gli uccelli di Berlusconi“. Pare che del caso si siano occupate personalmente anche i ministri Prestigiacomo e Brambilla; non è charo se per competenza ministeriale, oppure perché esperte di uccelli.

Il caso, come prevedibile, ha suscitato scalpore e polemiche. L’opposizione, tanto per cambiare, attacca. Bersani accusa il premier di “Trasformismo” per nascondere le difficoltà del Governo, spostando l’attenzione: “Dalle passere ai colibrì“. La Finoccchiaro, tanto per fare qualcosa, ha chiesto che Berlusconi riferisca in Parlamento. Un gruppo di deputati ha presentato una mozione di sfiducia chiedendo le dimissioni di un ministro: uno a caso. Di Pietro accusa il premier di interessi personali, sollevando il dubbio che sia una manovra per spostare i preziosi colibrì ad Arcore. Ma Berlusconi smentisce: “A casa mia basta un uccello: il mio.”.

Nichi Vendola, governatore della Puglia, accusa Berlusconi di abuso di potere e di ingerenza negli affari di competenza regionale. E minaccia: “Giù le mani dagli uccelli pugliesi.  Ci penso io.“. L’associazione “Uccelli d’Italia” accusa il premier di usare due pesi e due misure. Salva i colibrì, ma non ha fatto niente per le tortore di Faenza. Intanto esplode l’interesse per gli uccelli, di ogni genere e specie e, fiutando l’affare, fioriscono le iniziative. A Milano viene in tutta fretta allestita una mostra su Paolo Uccello e la Scala inserisce in cartellone “L’uccello di fuoco” di Stravinskij. A Roma Veltroni, forte della sua competenza come cineoperatore, organizza una rassegna di celebri uccelli del cinema: dal capolavoro di Hitchcock “Gli uccelli“, a “Uccellacci e uccellini” di P.P.Pasolini e “L’uccello dalle piume di cristallo” di Dario Argento. Seguirà dibattito moderato dal noto critico cinematografico Enrico Ghezzi, quello che “Mi spezzo, ma non mi spiego“.

Anche la stampa cavalca la notizia. Il Manifesto riporta in prima pagina una grande foto di Berlusconi con un lungo becco e titola “L’uccello del malaugurio“. Repubblica, in un lungo editoriale, avanza sospetti sugli interessi privati del premier e prepara un elenco di dieci domande sulla sua vita privata e sul rapporto con gli uccelli. L’Unità tenta lo scoop e lancia l’ipotesi che si tratti di una sorta di outing del premier e titola “Berlusconi cambia gusti: dalla gnocca all’uccello“. Anche Bruno Vespa, sempre pronto a cavalcare la notizia, ha annunciato una puntata speciale di “Porta a porta”, con immancabile plastico delle voliere, dal titolo “Tutti gli uccelli del Presidente“.

Intanto nascono manifestazioni spontanee in tutta Italia. A Roma un lungo corteo attraversa via del Corso e si dirige verso palazzo Chigi. In testa al corteo spiccano alcuni noti appassionati di uccelli: Vendola, Aldo Busi, Alessandro Cecchi Paone, Cristiano Malgioglio, Platinette e Luxuria. Dietro un migliaio di donne, bruttine stagionate e casalinghe disperate, che sostengono un lungo striscione “Più uccelli per tutti“.

Vieni via con me…

Concludono, Cric e Croc, con un lungo elenco di “Vado via perché…”. Tranquilli, non c’è bisogno di giustificarvi o di farla tanto lunga elencando motivazioni fasulle. L’importante è che andiate via. Qualunque ragione è valida. Ma una ragione, cari Fazio e Saviano, le sintetizza tutte: siete così faziosi, ipocriti, falsi e retorici che fate schifo! E lo fate in prima serata TV, a spese degli italiani. Vergognatevi…

Parlo della prima puntata di “Vieni via con me”. Il bello è che ci saranno altre tre puntate. E sono anche certo che avrà avuto un alto numero di spettatori. Domani i giornali metteranno in prima pagina titoloni annunciando il grande successo. Per completare degnamente la serata segue una puntata di “Correva l’anno” in cui, tanto per cambiare, si parla del ventennio fascista. Ma guarda tu che sorpresa e che novità. E si parla dell’organizzazione del tempo libero, una creazione del fascismo. Lo stesso Paolo Mieli, uomo di sinistra ed antifascista, in conclusione della puntata, afferma che la creazione dei Dopolavoro e tutte le attività collegate, contribuì a migliorare le condizioni dei lavoratori, mettendoli in condizione di godere di svaghi, passatempi e attività sportive e culturali che prima erano sconosciuti, specie nelle località di provincia, nelle campagne e nei piccoli centri. Una vera rivoluzione, così la chiama, come è stata poi la televisione. Ma in apertura della puntata si ribadisce che questa innovazione è voluta dal fascismo…per tenere occupata la gente ed evitare che si occupi di politica. In pratica, per “controllare” il popolo. Fate ancora più schifo di Fazio…

Ma due considerazioni su questa prima puntata di “Vieni via con me” bisogna pure farle. Tutto come previsto. Non bisognava essere dei maghi per prevedere che sarebbe stata l’ennesimo programma che, spacciandosi per intrattenimento e informazione, sarebbe stato un pretesto per attaccare Berlusconi ed il Governo in carica, ricorrendo a tutti i mezzi ormai collaudati da conduttori, comici ed ospiti “prestigiosi” scelti in funzione della tesi precostituita.

Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitic in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi. Si comincia con una suora che elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino. Ecco, cominciamo bene. Poverina la nostra “sorella”, chissà se è informata di come trattano i cristiani, comprese suore e preti, nei paesi islamici. Dovrebbe informarsi, prima di impegnarsi tanto a favore delle moschee. Ma, si sa, i cristiani sono buoni, amano anche i loro carnefici ed hanno una fortissima predisposizione al martirio. Come gli islamici. Solo che gli islamici, quando scelgono di diventare martiri, sperano almeno di trovare nel loro paradiso 72 vergini che li aspettano. I cristiani nemmeno quello, perché sono casti e puri.

Ed ecco apparire il messia, il clou della serata, lui, Saviano. Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, che… se lo incontri la notte in un vicolo al buio ti viene un infarto. Ed inizia il suo monologo, lento, ripetitivo, scontato, farcito di luoghi comuni e retorica in offerta speciale. E attacca il Giornale, la macchina del fango. Già, perché se il Giornale fa un’inchiesta per dimostrare le responsabilità di Fini nell’affare Montecarlo quello è fango. Se invece Repubblica, L’Unità e stampa collegata, spargono fango per mesi e mesi contro Berlusconi, rovistando nella sua vita privata, quelle sono “inchieste giornalistiche”. Mah, valli a capire questi intellettuali, hanno una logica tutta speciale. Ovviamente Saviano  può andare in TV, in prima serata, ed accusare il Giornale senza che nessuno possa ribattere alle accuse. Ma questa, per loro, si chiama informazione e libertà di espressione. Se qualcuno facesse lo stesso, parlando di Repubblica, lo accuserebbero di diffamazione, di abuso del mezzo pubblico, di mancanza di contradditorio, invocherebbero la par condicio ed il pluralismo.  E forse organizzerebbero una manifestazione in piazza del Popolo per condannare il tentativo di mettere il bavaglio all’informazione. Ma se lo fanno loro…è libertà di espressione!

Arriva l’altro ospite illustre, Nichi Vendola, il quale ci illumina su un argomento di fondamentale importanza per gli italiani; fa l’elenco di tutti gli appellativi usati, nelle varie regioni, per definire i gay. Beh, ora lo sappiamo. Non so se Vendola goda di particolari permessi o ferie, ma è strano che, essendo Governatore della Puglia, sia sempre in TV, intervistato, ospite nei vari salotti o sia presente a manifestazioni, cortei e scioperi. Lui c’è sempre. Ma non è pagato per fare il Governatore? E allora, quando è fuori sede è in ferie? E’ in permesso sindacale? Mistero. Si potrebbe pensare che è giusto, visto che è un Governatore. Ma allora bisognerebbe dedicare lo stesso spazio a tutti gli altri Governatori regionali. Li avete mai vistiin televisione, ospiti da Santoro, da Floris, nei TG, i governatori della Basilicata, della Sardegna, dell’Umbria, etc…? No, si vede solo lui, Vendola. Si dirà che, però, Vendola è leader di un partito. Ma allora bisognerebbe invitare ed intervistare anche tutti gli altri leader di partito; sono almeno una ventina, tutti piccoli, ma comunque sono dei partiti. Perchè non si vedono mai? Ancora mistero. Si dirà che, però, è vero che non tutti i governatori e leader di partito sono presenti, ma Vendola è gay e gli altri no!. Ah, ecco, ora ci siamo. Infatti è vero, i gay sono di casa in TV, insieme a trans ed escort: onnipresenti ovunque ci sia un salotto TV ed una sedia libera; Grillini, Malgioglio, Cecchi Paone, Alfonso Signorini, Busi, Luxuria, Platinette, D’Addario e, fra poco alla prima occasione, Ruby. Sono ospiti contesi da tutti i conduttori. Sì, deve essere questo il motivo. Oggi essere gay costituisce titolo preferenziale. Ma non tutti hanno successo, Per emergere ci vuole culo…pardon, fortuna!

Ma l’ospite più atteso è Roberto Benigni. E di cosa parlerà Benigni? Ovvio, di Berlusconi, per una mezzoretta buona. Come fece da Celentano. Cita tutto il repertorio possibile, da Ruby alle ville ad Antigua. Potrebbe andare avanti per due ore, purché parli di Berlusconi. Caro Benigni, alla fine cominci a stancare anche tu. Sarà anche bravo, ma qualche volta potrebbe anche cambiare repertorio. Sapete, anche l’aragosta è buona. Ma se vi offrono aragosta a pranzo, aragosta a cena, per un mese di seguito, alla fine vi viene voglia di un panino con mortadella.

Si continua con un ospite prestigioso, il direttore d’orchestra Claudio Abbado. Anche lui fa il suo elenco di motivi per cui è bene sostenere la cultura e la musica. Nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma diventa un pretesto per attaccare i ministri Bondi e Tremonti i quali non essendo presenti non possono ribattere, chiarire e contestare. Ma a Fazio tutto è concesso; è libertà di espressione. Tanto per non perdere l’abitudine. Saviano lo definisce “il più grande direttore del mondo“. Beh, non so a che titolo Saviano esprima questo giudizio e quali siano le sue competenze in campo musicale, ma sono certo che ci sono moltissimi direttori che non condividono il parere di Saviano. Ma Saviano è Saviano, quindi…ha sempre ragione. Forse ieri, mi è capitato di vedere l’inizio di un programma “E se domani” condotto da Alex Zanardi. Non so chi sia, ma se non sbaglio è stato un pilota automobilistico di formula 1. Bene, all’inizio della puntata introduce l’ospite, Massimo Cacciari, presentandolo come “il più grande filosofo italiano“.  Anche in questo caso resto perplesso per questa affermazione. Chissà cosa ne penserebbe Severino! Ma può succedere, quando cronisti di camorra parlano di direttori d’orchestra e piloti di formula 1 parlano di filosofia.

Conclude la puntata, finalmente, ancora Saviano con un lungo comizietto sull’unità d’Italia, che gli serve come spunto per attaccare la Lega e le sue posizioni federaliste che tendono a spaccare la nazione. Senza che nessuno possa, naturalmente, ribattere. Ma ormai siamo abituati, è lo stesso sistema usato da Fazio nell’altro suo progranmma, da Santoro, da Travaglio, dalla Gabanelli. Bisogna prendere per buono ciò che dicono. Ma i monologhi alla Saviano, attaccando certa stampa e certi partiti, ed esponendo la loro personale visione del mondo, non sono intrattenimento, né spettacolo, né informazione; sono veri e propri comizi e si chiama propaganda politica. Cosa che è del tutto lecita e consentita, ma nei luoghi, nei tempi e secondo le modalità previste dalla legge sulla propaganda politica. Non in televisione, in prima serata, a spese dei telespettatori e senza contradditorio. E’ questo piccolo dettaglio che vi sfugge.

La prima cosa che mi è passata per la mente, però, è che questi programmi sono una specie di evoluzione mediatica delle vecchie feste dell’Unità. Si organizza una serata mettendo insieme qualche tematica sociale, la musica, i comici, il comizio del compagno segretario, birra e salsiccia, bandiere, slogan e via…il popolo gode. Ecco, questa è una specie di festa dell’Unità fatta in televisione. E’ vero, non c’era la birra e mancava anche la salsiccia. In compenso c’era il culatello…