Italiani, brava gente

Sì, gli italiani sono bravi, troppo bravi. Altrimenti non saremmo arrivati a questo punto. Ecco l’ennesima conferma del rincoglionimento generale. Riporta la notizia oggi il Corriere on line: “Follonica, chiudono due rom nella gabbia e poi mettono il video sul web.”.

Le due donne di etnia rom (ma guarda che strana coincidenza), già conosciute dal personale del supermercato Lidl di Follonica, che evidentemente erano clienti affezionate del supermercato (non necessariamente passando alla cassa), sono state sorprese mentre rovistavano all’interno di un gabbione dove vengono custoditi i cassonetti. Sono state bloccate per pochi minuti chiudendo l’accesso con un muletto, le hanno filmate ed hanno postato il video sul web. Poi le hanno liberate. Ora, qualcuno si chiederà cosa sia successo dopo. Si può pensare che le due donne siano state fermate dalle forze dell’ordine, interrogate, denunciate o, addirittura (cosa quasi impossibile in Italia) arrestate? Ma non sia mai detto. Le donne sono libere. I dipendenti, invece, non solo non hanno ricevuto un premio o almeno un ringraziamento da parte dell’azienda, ma sono stati denunciati per “sequestro di persona” e forse rischiano anche il posto di lavoro.

Purtroppo ricordiamo altri casi simili, che si ripetono troppo spesso ormai, di cittadini che subiscono furti, rapine, e non possono nemmeno difendersi e reagire: lo si fa a proprio rischio e pericolo. Se ci si azzarda, trovando un ladro in casa, a reagire e sparare e sfortunatamente si colpisce il ladro, si rischia di dovergli pagare i danni; siete rovinati. Quindi, se lo scoprite a rovistare in casa vostra,  non solo non dovete sparare, ma evitate anche di disturbarlo o di arrivare alle spalle ed a sorpresa fargli “Buuuu”. Potrebbe spaventarsi, riportare un grave trauma psichico, farsi dichiarare invalido e rischiate di dovergli pagare i danni per tutta la vita. E c’è poco da ridere; ci sarebbe da piangere, perché questo è ciò che avviene nella realtà. Se siamo arrivati al punto da sopportare tutto questo senza reagire, significa che gli italiani non sono più brava gente, sono coglioni.

Vedi: Legittima difesa e proporzionalità

Geni, cani e ovini estinti

Cosa succede in questo mondo di pazzi.

Ladri e cani da guardia

Tempi duri per i cani. Una volta si tenevano in casa non solo per compagnia, come si usa oggi, ma anche perché facessero la guardia. Oggi  rischiano di andare in pensione, non servono più. Anzi, tenere un cane da guardia è pericoloso. Se dovesse entrare un ladro in casa ed il vostro cane fa quello che da sempre fa un cane da guardia, ovvero spaventare il ladro e, se è il caso, anche azzannarlo, si rischia di dover risarcire il ladro: “Ladro magrebino morso dal cane chiede i danni“.  Sono le conseguenze del nuovo indirizzo giuridico della nostra magistratura progressista, di leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti (ed i malviventi, capita l’antifona, ne approfittano) e del pensiero unico dominante politicamente corretto che è sempre pronto a correre in difesa dei ladri contro i padroni di casa. Poveri padroni; e poveri anche i cani che rischiano di perdere il lavoro, essere licenziati, pensionati o, peggio, “esodati“: che vita da cani!

Nella vecchia fattoria, quante bestie ha zio Tobia…

C’era una volta. Ora non c’è più lo zio Tobia, non ci sono più le sue bestie e, fra poco, non ci sarà nemmeno la fattoria: al suo posto sorgerà un grande centro commerciale con ampio parcheggio intorno, dove la gente con poca fantasia, per distrarsi,  andrà a passare il tempo, ed i bambini penseranno che i polli crescano dentro le vaschette in polistirolo, abbiano quattro zampe, due lunghe e due corte come i canguri, e nascano già morti. Lo denuncia la Coldiretti (La vecchia fattoria è quasi vuota). Stanno scomparendo, o rischiano di scomparire 130 razze animali: 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. Una strage.

Forse non rendono abbastanza o non sono in linea con i gusti dei consumatori, o con le direttive europee di quelli che stabiliscono la circonferenza dei piselli, la lunghezza delle vongole e la curvatura delle banane. E dire che è grazie a questi animali, utilissimi per il lavoro nei campi, per le varie attività umane e fondamentali ed insostituibili per l’alimentazione, che l’umanità deve la sopravvivenza e l’evoluzione della stessa civiltà. Ma oggi, se non sono in linea con il progresso ed il trend del mercato diventano inutili. Poi, una volta scomparsi, si andrà alla ricerca dei pochi esemplari rimasti per mostrarli come reperti da museo. Come si fa con le vecchie ricette della nonna, quelle che abbiamo dimenticato per sostituirle con i prodotti già pronti, precotti, preconfezionati, predigeriti, prodotti industrialmente a base di additivi, coloranti, conservanti e chissà quali porcherie: quelle che oggi cerchiamo di ritrovare disperatamente alla riscoperta di sapori perduti e antiche tradizioni. Stiamo cominciando a capire, un po’ tardi, quanti errori abbiamo commesso e che li pagheremo molto cari. Idioti; e non aggiungo altro perché se anche glielo spieghi non lo capiscono perché sono idioti. Di quanto sia scellerata, incosciente e criminale la scelta progressista che cancella il passato a favore della tecnologia, ho già parlato in un post del 2008 “Il cappellino di Lianne“.

Evoluzione della specie

Molti anni fa dicevo che in un futuro neanche molto lontano la scienza avrebbe trovato il modo di manipolare i geni umani per modificarli e “creare” una nuova specie umana migliorandone le caratteristiche psicofisiche (quello che poi hanno fatto con gli organismi geneticamente modificati: intanto lo applichiamo al mais, poi…). La chiamavo “ingegneria genetica”, senza sapere che, dopo pochi anni, la scienza avrebbe usato proprio quel termine per definire le ricerche in quel settore. E’ passata solo qualche decina d’anni ed ora ci stiamo arrivando.

 Così come sta mutando l’ambiente naturale (e continuerà a mutare nel tempo) esisterà una nuova razza umana creata in laboratorio. Ormai le conoscenze scientifiche ci mettono in condizioni di manipolare a piacere i geni, ed il futuro, che ci piaccia o no e con tutti i pro ed i contro possibili,  è nell’ingegneria genetica. Il fine della ricerca sarà quello di creare una nuova razza umana, o umanoide (più o meno come quella ipotizzata nei film di fantascienza), con migliori potenzialità psicofisiche e caratteristiche che lo rendano più adattabile a condizioni di vita alterate e precarie (come le missioni spaziali o un ambiente terrestre devastato dall’inquinamento, dalle mutazioni climatiche o scenari da Day after) e dotato di capacità fisiche ed intellettuali predefinite e graduabili, secondo la finalità prevista. Non sembri sconvolgente. Basta pensare che solo 50 anni fa gran parte delle conquiste recenti della scienza, ma anche leggi e norme, che hanno modificato profondamente la società di oggi e che fanno parte integrante della nostra vita quotidiana, erano pura fantasia.

Ma l’altra faccia della medaglia è che sarà possibile “creare” anche una razza di umanoidi facilmente controllabili, da usare per particolari lavori e attività pericolose o che richiedano speciali attitudini psicofisiche. Sono certo che nei laboratori di ricerca gli studi su questo argomento sono già avanzati. Ma tutto avviene in gran segreto, non se ne può parlare perché potrebbe sconvolgere la società e si scatenerebbe la solita battaglia etica tra i sostenitori della massima libertà di ricerca e quelli contrari alla manipolazione genetica (ma è solo questione di tempo). E siccome non possono dirlo apertamente (o forse per ricevere finanziamenti ed autorizzazioni ufficiali devono giustificare gli studi), fingono di fare esperimenti per scopi terapeutici. Questa ricerca ne è la prova concreta (Sì alla modificazione genetica degli embrioni umani). Al confronto di quello che avverrà nei prossimi decenni, gli esperimenti di eugenetica nazisti saranno giochini da ragazzi, roba da “piccolo chimico”.

Il dramma del bambino dotato

E’ il titolo di un libro di Alice Miller del 1985. Fate una piccola ricerca in rete e scoprirete che l’autrice aveva molte e fondate  riserve sulla psicanalisi, sui metodi terapeutici e pedagogici. Mi viene in mente leggendo questa curiosa notizia: “Bill Gates: sono stato in cura da uno psicologo infantile“.

Bill Gates, il genio informatico che ha fondato Microsoft, quel sistema grazia al quale qualcuno dall’altro capo del mondo può leggere in tempo reale quello che scrivo. Il sistema che ha cambiato radicalmente la società, il lavoro, il gioco, lo studio, la comunicazione, e le relazioni sociali.  Da bambino fu portato in cura da uno psicologo perché era irrequieto ed insofferente alle regole: “Ero davvero indisciplinato. Dovevo rispettare regole severe, ma le respingevo.”. Questo è il problema dei bambini intelligenti, la difficoltà di accettare le regole imposte dagli adulti stupidi. Ma gli adulti, essendo stupidi, non lo capiscono e pensano che quei bambini siano da curare. E purtroppo comandano gli adulti. Vedi “I bambini ad alto potenziale intellettivo“.

Guarda guarda, un altro genio che viene mandato dallo psicologo per curarsi. Viviamo in uno strano mondo. I bambini difficili, quelli che per qualche motivo hanno difficoltà ad apprendere, li facciamo assistere da un insegnante di sostegno (perché, sapete, in ossequio al principio di uguaglianza e delle pari opportunità, tutti devono andare avanti, essere promossi, e diventare dottori, anche gli asini; altrimenti i genitori ci restano male, si risentono e fanno ricorso al TAR). I bambini dotati, invece, i piccoli geni che da grandi faranno invenzioni e scoperte a beneficio dell’umanità e diventeranno protagonisti della cultura, della politica, della scienza, dell’arte, quelli che avrebbero bisogno di un’attenzione particolare perché dotati di una grande sensibilità,  non solo non li facciamo seguire da un insegnante adatto, ma li consideriamo iperattivi, irrequieti, e li mandiamo dallo psicologo per curarsi. Vi sembra che questo sia un mondo normale?

No, non è normale, è un mondo stupido. Bisognerebbe curare il mondo, invece curiamo i bambini. Sarà un caso, ma è esattamente quello che dicevo proprio 15 giorni fa nel post “Psicologia, cani e pulci“.   E per oggi basta e avanza, altrimenti la cronaca di questo mondo di pazzi finisce per essere troppo deprimente. Ma non ci sono molte speranze di vedere un mondo migliore, almeno finché sarà governato da idioti; tutti dottori e sapienti, ma idioti. “Oggi anche il cretino è specializzato“, diceva Ennio Flaiano. Ed il guaio è che la democrazia insegna che tutti gli uomini sono uguali; anche i cretini.

Vedi

What a wonderful world (2003)

Come vivere felici con 5 euro (2006)

La psicoanalisi ed i peni volanti (2006)

Donne, uomini, erotismo ed altro (2009)

Ritorno al passato (2015)

P.S.

A proposito di terapia, l’ultimissima delle ore 21, da L’Unione sarda: “La neuropsicanalisi per curare l’alzheimer: camici bianchi a processo“.

Top News del giorno

Notizia di apertura di oggi “Alberto Stasi condannato a 16 anni“. Anche non volendo tutti sono informati. E’ la Top news, la notizia di apertura di quotidiani e TG.

Questo a lato è il titolone di apertura del Corriere.it. Ma anche gli altri quotidiani in rete la riportano come apertura. Lo stesso hanno fatto le edizioni del telegiornale delle 13 del TG5 e quello delle  13.30 del TG1. E’ la notizia più importante del giorno. Delle notizie d’apertura parlavo circa 15 giorni fa in “Top News“, dove riportavo alcune aperture del quotidiano regionale L’Unione sarda. Quindi eviterò di ripetere considerazioni fatte e rifatte.

Tuttavia, siccome parlo spesso dell’argomento, è l’occasione buona per fare un esempio pratico di ciò che intendo dire quando affermo che la maggior parte delle notizie e di quello che spacciano per informazione è costituita da notizie di nessuna utilità pratica per i cittadini. Questa di oggi è un esempio emblematico. E’ la notizia di apertura, la pià importante, abbiamo detto. Quindi si presume che chi opera nel mondo dell’informazione sia convinto che questa sia una notizia che interessa tutti o quasi tutti i cittadini. Ecco perché è la top news. Altrimenti sarebbe relegata all’interno del giornale, nella pagina della cronaca locale con appena “10 righe in cronaca“. Se invece è la notizia più importante significa che è di grande, anzi grandissimo interesse pubblico.

Bene, allora non resta che fare un piccolo esperimento. Basta chiederci quanto la notizia della condanna di Stasi ci interessi personalmente. Non intendo a livello di semplice curiosità per l’evento. Voglio dire quale interesse reale e quale utilità abbia per la vostra vita, per il lavoro, gli affetti, i rapporti sociali, programmi e progetti per il futuro. Se siamo onesti, scopriremo che non ha alcun valore; interesse pratico e reale uguale a zero. Non cambia di una virgola la nostra vita. E’ senz’altro importante per l’interessato, per familiari, parenti, amici e conoscenti, vicini di casa e, forse, concittadini. Ma per noi non ha alcuna utilità ed interesse; zero. Allora come mai una notizia che per la quasi totalità della popolazione italiana non ha alcun interesse reale diventa la notizia più importante della giornata, quella di apertura di quotidiani e telegiornali?

Una notizia, per essere considerata tale, deve avere utilità pubblica? Oppure qualunque notizia che riporti un fatto anche del tutto insignificante può essere considerata di interesse pubblico? Cos’è una notizia di interesse pubblico, come si valuta l’importanza di una notizia e con quale rilievo bisogna pubblicarla? Ecco, queste domande dovrebbero essere riportate a caratteri cubitali su grandi cartelli affissi nelle redazioni di quotidiani,  riviste e telegiornali. Domande cruciali che sono alla base del giornalismo e che dovrebbero porsi innanzi tutto gli addetti ai lavori, redattori, cronisti, giornalisti, inviati, corrispondenti e direttori. Ma anche i semplici cittadini. Prima o poi qualche domanda bisogna anche porsela, se vogliamo capire in che mondo viviamo. E se vogliamo cominciare ad avere una visione critica della realtà e cercare di difenderci dagli effetti nefasti di un’informazione assillante che ogni giorno ci scarica addosso una valanga di notizie del tutto inutili che occupano la nostra  mente con effetti negativi sulla funzionalità mentale, sulla memoria, la capacità di concentrazione e sulla salute in generale. Nessuno sembra preoccuparsi degli effetti negativi di un eccesso di informazione e si stimoli esterni ai quali siamo sottoposti quotidianamente e senza interruzione. Forse nessuno se ne occupa perché temono di scoprire quali effetti abbia per la salute fisica e mentale. Allora facciamo finta che tutto va ben, madama la marchesa.

A chi interessano queste notizie? In primo luogo e soprattutto a chi ci campa; a chi lavora nel mondo dell’informazione e grazie alla diffusione di notizie porta a casa uno stipendio. A loro interessa, e molto, la notizia della condanna di Alberto Stasi. Interessa perché ci fanno i titoloni d’apertura, i resoconti dei processi, riportano le sentenze, le interviste a familiari, avvocati ed esperti, imbastiscono dibattiti in televisione, ci ricavano intere puntate di programmi sulla cronaca nera con esperti di ogni genere, opinionisti e criminologi: c’è tutto un circo che si muove…e ci campa. Ma al comune cittadino quanto interessa? Zero o quasi. Ecco, quando cominceremo a capire questo sottile inganno che chiamano informazione, forse cominceremo ad essere più attenti e critici nel leggere le notizie, nell’ascoltare i servizi dei telegiornali che spesso si riducono ad essere portavoce e megafono del potere politico, economico, culturale. Cominceremo ad essere più diffidenti nei confronti di esperti tuttologi, a non lasciarci abbindolare dagli annunci di scoop, di “esclusive”, di rivelazioni epocali.

Proviamo ogni tanto, quando sentiamo certe notizie, a porci questa semplice domanda: mi interessa davvero e quanto?  E  questo flusso continuo di notizie che ci arriva in tempo reale da tutto il mondo,  ci serve davvero, ci aiuta a vivere meglio, ci arricchisce culturalmente, ci rende più sereni e felici, rende il mondo migliore? Credo proprio di no, la risposta è negativa e proprio le tragiche notizie di cronaca nera che riempiono ogni giorno le pagine sono la conferma. Non solo l’eccesso di informazione non ci migliora la vita, ma questa valanga di violenze quotidiane riportata dalla stampa ci avvelena, genera stress, ansia, angoscia, aggressività ed è causa di devastanti effetti sulla salute psicofisica che si riversano spesso in maniera tragica nei rapporti familiari e sociali. La cronaca della violenza genera violenza; che finisce in cronaca, alimentando un circolo vizioso con effetti tragici.

Ruby e le supposte

Mancano 24 ore alla sentenza in Appello per il caso Ruby nel quale Berlusconi è accusato di concussione e favoreggiamento di prostituzione minorile. Altra pesantissima spada di Damocle che pende minacciosa sulla testa del Cavaliere (ex). Un processo nato male e proseguito peggio, con accuse che non stanno né in cielo, né in terra, portato avanti con cinica determinazione solo perché l’imputato è Berlusconi e politicamente “bisogna condannarlo“. Un processo sul quale gravano accuse di assegnazione illegittima alla Boccassini da parte di Bruti Liberati. Caso esploso dopo le precise accuse di Robledo a Bruti Liberati e sul quale si è espresso di recente il CSM  (vedi “CSM: Bruti Liberati doveva motivare assegnazione del caso Ruby a Boccassini“).

Che Berlusconi non sia uno stinco di santo e che ami la compagnia femminile, specie quella di ragazze giovani e belle, che poi ricompensa generosamente con regali di vario genere, ci sta pure ed è risaputo.  Ma che la magistratura milanese lasci molti dubbi sull’imparzialità e faccia di tutto per accreditare la tesi della “persecuzione giudiziaria” è pure sacrosanto e sotto gli occhi di tutti. Ecco cosa scrivevo, in merito al processo, un anno fa.

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice ”condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi: “Toghe rosse: la genesi

Toghe rosse (la genesi)

Ovvero, perché Berlusconi è un reato vivente. Come nasce il partito dei pm e l’accanimento giudiziario nei suoi confronti.

Tutto cominciò da una paginata tragicamente profetica de Il Manifesto: una colata di piombo negli anni delle colate di fango.
«Iniziò tutto, se non mi sbaglio, da un dossier pubblicato sul quotidiano Il manifesto sulla questione giustizia (tra il maggio  e luglio ’90, o ’91): fu preso molto a cuore dagli ultimi comitati centrali Pci/Pds. Si trattava di un report che descriveva e dettava esattamente i rapporti nascenti tra i magistrati e l’ex Partito comunista, prima erano inestistenti, anzi. Dal Manifesto si evinceva un nuovo modo per scardinare il sistema, si illustrava come, attraverso le nuove leve della giustizia, si sarebbe arrivati al potere. Una strategia che il Pci-Pds cavalcò. Perché, in quel momento c’era un buco, un vuoto di potere; e c’era un’ideologia di sinistra a cui serviva un partito…».

Il “partito dei giudici”. La parole sono sdrucciole. L’accento al telefono di chi spiega, qui sopra, genesi e eziologia della forza storica che affolla le aule di tribunale è napoletano. Appartiene a un signore perbene che, sgranando i propri ricordi di magistrato in pensione da vent’anni, si rivela profondo conoscitore della Procura milanese, già pezzo grosso all’interno di Magistratura Democratica.
Ovviamente, per questioni di mera sopravvivenza, l’ex pretore e piemme preferisce mantenere l’anonimato. Eppure da deluso della sinistra («Non lo sono più. Ma non posso rinnegare certo gli anni passati in Magistratura Democratica. I miei valori di sinistra rimangono,  fu la loro interpretazione ad essere sbagliata») rievoca progetti e intenzioni del “partito dei giudici” che, col tempo, «si rivelarono lo specchio di ciò che poi è avvenuto…».

«Per dirle: esiste un un documento datato 12 marzo 1988 che riassume una riunione a Renate, nella villa di Gherardo Colombo, dove lo stato maggiore dell’Md milanese discuteva sulla riforma dell’ordinamento giudiziario (che vedrà la luce il 24 ottobre 1989) e soprattutto del nuovo ruolo del pubblico ministero…» confida il magistrato. Breve parentesi. Md (magistratura democratica) è una corrente  fondata a Bologna il 4 luglio 1964, che ha visto progressivamente crescere il proprio peso all’interno dell’Associazione Nazionale Magistrati. Nel 1969 una scissione interna ne dimezzò i risultati alle elezioni dell’Anm del 1970 rispetto alle precedenti. Gli aderenti a Md, allora, si divisero in due tronconi: il primo rimase appunto all’interno di Magistratura Democratica, il secondo, guidato da Adolfo Beria d’Argentine, confluì nel movimento “Impegno Costituzionale”, in contrapposizione con l’area che si presumeva più direttamente legata all’estrema sinistra. Chiusa parentesi.

Torniamo alle riunioni in casa Colombo. C’erano tutti. Dai magistrati che in un paio d’anni daranno vita al pool di Mani pulite, giudici e pretori a  – guarda caso –   Nicoletta Gandus, che da presidente della prima sezione penale del tribunale di Milano giudicò (nonostante una richiesta di ricusazione) il premier Silvio Berlusconi sul cosiddetto caso Mills. «La Gandus era una mia amica, conoscevo anche Oscar Magi e benissimo la Boccassini, dura ma molto brava. Ma da quando sono uscito dalla loro corporazione nessuno di loro -scusi- mi ha cagato più…», continua il nostro uomo.

Tutti gli interventi di quel giorno sono contenuti in un fascicolo intitolato “I mestieri del giudice”(Etm). L’articolo più interessante fu soprattutto quello di Riccardo Targetti, allora sostituto alla Procura di Milano. «Targetti, alla luce del nuovo codice di procedura penale teorizzava la nascita del “pm dinamico”, diverso dal magistrato  “statico”, che sta lì ad aspettare dietro la scrivania  la notitia criminis  dai carabinieri e che si occupa di micro-criminalità da strada, malavita urbana e violazioni di legge. Il pm dinamico doveva dedicarsi anima e corpo alla “contrapposizione con altri poteri, palesi e occulti, dello Stato e della società”, alle “manifestazioni di devianza dei colletti bianchi”. E lo faceva sulla base di qualsiasi suggestione poteva avere pure da canali non ufficiali».

Il concetto è: se, teoricamente, il pm sogna soltanto che qualcuno commette un crimine, può indagarlo. «Teoricamente sì. Il suo potere è enorme. E preoccupa, pensando che all’interno di Md sono quasi tutti schierati a sinistra e che alla Procura di Milano quasi tutti sono di Md. Tra l’altro, anche chi non lo è si guarda bene dallo scontrarsi con la sua stessa casta». Cane non mangia cane. «Esatto ormai il pm è un poliziotto: per questo la soluzione migliore sarebbe la separazione della carriere…».
Il giudice pentito ha la voce stanca, rotta dall’emozione. E, sulla strategia difensiva del premier è pessimista: «Denunciare i magistrati allo Stato? Inutile. Qualunque cosa faccia sbatterà contro un muro. D’altronde la strategia è chiara: stralciare la posizione di Berlusconi e andare a giudizio anche in un mese, comunque prima delle amministrative». Il racconto s’interrompe in un sospiro: dà l’idea d’una giustizia e d’una politica dalla tristezza infinite. (Francesco Specchia)
Ilda Boccassini e Gherardo Colombo
Vedi

Ruby ed il reato supposto

Ilda la rossa ha concluso la sua lunga requisitoria chiedendo per Silvio Berlusconi, accusato di concussione e favoreggiamento  della prostituzione minorile, 6 anni di carcere, l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale per 7 anni. Il minimo della pena: “Com’è buona lei…” avrebbe detto Fantozzi. In realtà, forse avrebbe voluto chiedere direttamente che Berlusconi fosse mandato al rogo nella pubblica piazza. Ha rinunciato solo perché allestire un rogo in un luogo pubblico avrebbe creato qualche intralcio alla circolazione.

Non ho seguito molto la vicenda Ruby, non è il mio genere letterario preferito. Ma poiché per lungo tempo i media nostrani hanno dedicato ampio spazio al “Bunga bunga“, con grandi servizi sulla stampa, in rete, ed inchieste, servizi speciali e processi mediatici in televisione,  alcune informazioni e notizie si vengono a sapere. Ieri, inoltre,  i resoconti della requisitoria della Boccassini ci hanno ancora una volta illustrato i reati ipotizzati e le motivazioni dell’accusa. Leggendo questi articoli, o ascoltando qualche brano della requisitoria, è subito evidente che, al di là della retorica forense, non c’è uno straccio di prova concreta che dimostri le accuse. La Boccassini fa la cronistoria della vicenda, cita le tantissime telefonate fra Ruby e altre ragazze, fra lei e la Minetti, parla delle celle telefoniche, sa tutto delle chiamate, dimostrando una competenza da far invidia ai tecnici della Telecom. Per male che vada può sempre trovare lavoro nelle telecomunicazioni.

Parla della vita privata di Ruby, degli acquisti nel “quadrilatero” milanese del commercio chic, di borse e capi firmati, del come è arrivata a Milano, delle sue aspirazioni nel campo dello spettacolo. Con grande sforzo di fantasia ipotizza che nelle cene di Arcore si svolgano scene conviviali da far invidia al Trimalcione del Satyricon  e scene hard da far arrossire Tinto Brass. Si dilunga, dando prova anche di grandi doti di psicologa, nella descrizione della personalità della ragazza, accennando alla sua   “furbizia orientale“. Per lei il Marocco è in oriente, ci si arriva a bordo dell’Orient Express. E’ fortissima sui collegamenti telefonici e sulla psicologia criminale, ma la geografia non è il suo forte. Di tutto parla, ma di prove concrete che supportino le accuse nemmeno l’ombra.  Solo supposizioni.

La cosa curiosa di questo processo, infatti, è che il reato di concussione è una invenzione dei pm, in quanto i “concussi“, come riferito da tutti i media in questi anni, non esistono. Tutte le persone che avrebbero subito pressioni da parte di Berlusconi per favorire Ruby, hanno sempre negato di aver ricevuto imposizioni di alcun genere. Ma allora, se non esistono i “concussi“, dov’è la concussione e nei confronti di chi? E’ come accusare qualcuno di furto senza che ci sia stato alcun furto. Come accusare qualcuno di omicidio senza che ci sia il morto. Come accusare qualcuno di un reato che non esiste. Ma i pm milanesi, nonostante la ripetuta negazione del fatto da parte degli interessati, suppongono che la concussione ci sia stata. Suppongono.

Dice anche la Boccassini che Berlusconi “sapeva” che Ruby fosse minorenne. Anche in questo caso Berlusconi ha negato di saperlo perché la ragazza, piuttosto sviluppata, dimostrava di avere più di vent’anni. E non risulta che le ragazze che andavano ad Arcore come ospiti a cena venissero fermate all’ingresso e sottoposte a perquisizione corporale per requisire cellulari con i quali avrebbero potuto documentare chissà quali scene da orge sataniche. Né che venisse chiesto loro un documento d’identità personale, patente, libretto di circolazione, tagliando dell’assicurazione, controllo gomme, lampeggianti laterali ed alcol test. Anche Ruby ha diverse volte affermato che lasciava credere di essere maggiorenne. La sua identità è stata resa nota solo in occasione dell’accertamento effettuato in Questura la notte in cui fu fermata.

Ancora una volta ci si basa su un concetto molto caro alla procura milanese fin dai tempi di “Mani pulite“; quello che l’imputato “Non poteva non sapere…”. Berlusconi non poteva non sapere che Ruby fosse minorenne.  Ruby nega, Berlusconi nega, ma i pm, nonostante le smentite dei due interessati, suppongono che tutti sapessero che Ruby fosse minorenne. Lo suppongono.

Dice ancora la Boccassini: “Non vi è dubbio che Karima El Marough abbia fatto sesso con Berlusconi e ne  abbia ricevuto dei benefici“. Ora ci si potrebbe chiedere come si possa sapere con certezza che due persone abbiano fatto sesso insieme. La cosa, com’è facilmente intuibile, non è facile da dimostrare. Anche nel caso che una delle due persone lo affermasse, l’altra potrebbe sempre smentire. Se poi entrambe smentiscono di aver fatto sesso insieme, come si può dimostrare il contrario? E siccome sia Berlusconi che Ruby hanno sempre smentito di aver avuto rapporti sessuali fra loro, come si può dimostrare il contrario? E’ del tutto impossibile. La Boccassini è in possesso di prove certe? Ha un servizio fotografico delle performances sessuali dei due amanti di Arcore? Ha un video che li riprenda in posizioni da Kamasutra padano? Ha una dichiarazione scritta di un testimone oculare? Ha una registrazione sonora in cui si riconoscono, senza possibilità di errore, sospiri, gemiti, urla e godimenti orgasmici che provano inequivocabilmente l’avvenuto amplesso dei due imputati, impegnati in una dimostrazione pratica di perfetta integrazione multietnica, che tanto piacere farebbe alla ministra Kyenge ed alla Boldrini? Niente di tutto questo, ma i solerti ed acutissimi pm milanesi suppongono che Silvio e Ruby abbiano fatto sesso. Non possono dimostralo con prove concrete ed inequivocabili, ma lo suppongono.

Sembra proprio che questo processo sia basato, più che su fatti concreti ed accertati,  sulle supposizioni dei magistrati milanesi. E’ un processo alle ipotesi, alle illazioni, alle fantasiose ricostruzioni  erotiche di magistrati dotati di grande immaginazione e creatività. Avrebbero una carriera assicurata fra i creativi pubblicitari. Ma i processi si fanno su fatti concreti e documentati, non sulle supposizioni. Non esiste un “reato supposto“. O c’è il reato o non c’è. Se c’è bisogna dimostrarlo con prove concrete, tangibili ed incontrovertibili e non con cervellotiche deduzioni fondate su ipotetiche e fantasiose ricostruzioni. Se non si hanno prove concrete non si può accusare nessuno di alcun reato. Non si può imbastire un processo perché l’accusa “suppone” che ci sia un reato, lo deve dimostrare.

Le supposizioni esistono solo nei romanzi gialli, nelle intuizioni di Sherlock Holmes. Ma non fanno testo nelle aule giudiziarie. Il “supposto reato” non esiste. O forse lo hanno inventato di sana pianta i solerti magistrati milanesi perché Berlusconi “deve” essere colpevole e “deve” essere condannato. Lo dimostra il classico lapsus freudiano della Boccassini che, concludendo la sua requisitoria, che per lei evidentemente ha validità di sentenza, dice “condanniamo“, correggendosi subito dopo (ma ormai la gaffe era fatta) in un più corretto “chiediamo la condanna“. Ma è evidente a tutti che quella correzione è giusto di facciata. Per lei non c’è dubbio, Berlusconi deve essere condannato. La sentenza è già scritta.

Bisognerebbe prestare attenzione alla realtà, alla verità dei fatti, piuttosto che alle ipotesi ed alle supposizioni, perché  le cose “supposte” si sa dove vanno a finire…

Vedi

Il Corriere fra sentenze e compleanni

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Ma soprattutto ricordate questo: Berlusconi è…reato!

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Oggi il Corriere della sera compie 137 anni. E’ nato il 5/6 marzo 1876, come riporta un box in prima pagina per ricordare l’avvenimento. E’ ancora il quotidiano più diffuso e autorevole. Ecco perché lo prendo come esempio molto spesso per evidenziare la poca attendibilità della stampa. Se il Corriere pecca spesso, troppo spesso, di faziosità e di più o meno evidenti trucchi giornalistici per alterare il significato delle notizie, figuriamoci cosa fanno altri quotidiani apertamente schierati e di parte.

Facciamo due esempi recentissimi; uno addirittura di oggi. Il primo riguarda una notizia di qualche giorno fa: “Gaza, misteriosa moria di razze”. Ed ecco la foto allegata che mostra decine di razze distese sulla spiaggia.

Tutte disposte in perfetta fila. Certo che queste razze hanno un particolare senso dell’ordine se vanno a morire su una spiaggia allineandosi perfettamente. Come se qualcuno le abbia sistemate così apposta. Vederle così può far pensare che si siano “spiaggiate” e questo può giustificare il fatto che si parli di “morte misteriosa“. Certo che anche un cronista sprovveduto non mancherebbe di notare che si tratta di uno spiaggiamento alquanto inusuale, visto il perfetto allineamento. La verità è che nella morte delle razze non c’è niente di misterioso, come annuncia il Corriere. Si tratta di razze pescate dai pescatori di Gaza, adagiate sulla sabbia in attesa di essere trasportate al mercato per la vendita. Lo riferisce un quotidiano israeliano “The Times of Israel“. Insomma, la misteriosa ecatombe di razze è una bufala.

Secondo esempio. Oggi in prima pagina, in bella evidenza, c’è questo box…

Ecco uno splendido esempio di “sentenza mediatica“. Chiunque legga questo titolo non può che giungere ad una sola conclusione: “Berlusconi aveva avviato ad Arcore un traffico di prostituzione”. Non c’è dubbio e non c’è possibilità di sbagliare interpretazione o di avere dubbi; questa è la verità. Evidentemente, si può pensare, si tratta della sentenza definitiva del processo per l’affare Ruby. Sarà vero? No, non è vero, è falso.

E’ solamente un’affermazione della requisitoria del pm  Antonio Sangermano. Ovvero, questa è solo l’opinione dell’accusa, visto che, come noto, il processo è ancora in corso.  Ma estrapolare quella frase e sparare questo titolo in prima pagina è come riportare una sentenza definitiva già emessa. E quel titolo resta nella memoria dei lettori e diventa verità. E’ uno di quei trucchi mediatici che denuncio spesso. La stampa nostrana ci fornisce ogni giorno esempi concreti di questa manipolazione dell’informazione.

Ora, nell’articolo che ricorda l’anniversario della nascita del Corriere, viene riportata questa frase che compariva nell’editoriale del primo numero del quotidiano: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione.”.

Belle parole, non c’è che dire, e lodevoli intendimenti. Dice l’articolista, Greta Sclaunich, che “a distanza di poco meno di un secolo e mezzo valgono ancora i principi del primo editoriale...”. Ne è proprio sicura? Basterebbero i due esempi riportati sopra (due fra centinaia di casi che ho segnalato in questi anni), per lasciare molti dubbi sull’attualità delle parole di quell’editoriale. Ho la sensazione, visto che seguo ogni giorno la versione on line, che il Corriere, strada facendo, abbia tradito i buoni propositi iniziali e si sia adeguato all’andazzo generale, quello di usare l’informazione come arma mediatica di condizionamento delle masse. In perfetto stile propagandistico in uso nelle dittature.

L’apparente indipendenza della linea editoriale e la sbandierata imparzialità di gran parte della stampa è solo un paravento per celare l’uso spregiudicato dell’informazione. E non ci si lasci ingannare dal fatto che viviamo in un sistema cosiddetto “democratico“. A ben guardare, la democrazia non è altro che un sistema “diversamente dittatoriale“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!

Silenzio elettorale

Dalle ore 24 di venerdì è scattato il periodo di “Silenzio elettorale“. “E’ iniziato dalle ore 24 di venerdì il cosiddetto ‘silenzio elettorale’ ovvero il divieto di effettuare i comizi, le riunioni di propaganda elettorale in luoghi pubblici o aperti al pubblico, nuova affissione di stampati, giornali murali o altri manifesti di propaganda elettorale e diffusione di trasmissioni radiotelevisive di propaganda elettorale”. (ANSA) Questo il sunto delle disposizioni sul silenzio elettorale, regolato dall’art. 9 della  legge 4 aprile 1956 n. 212 e successive modifiche. Ecco il testo…

Articolo   9

  1. Nel giorno precedente ed  in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di  propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al  pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti  di propaganda.

2. Nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata  ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso  delle sezioni elettorali.

3. È consentita la nuova affissione di giornali quotidiani o  periodici nelle bacheche previste all’art. 1 della presente legge.

4. Chiunque   contravviene alle norme di cui al presente articolo è punito con la reclusione   fino ad un anno e con la multa da lire 100.000 a lire 1.000.000  (Articolo così modificato da   ultimo dall’art. 113, legge 24 novembre 1981, n. 689. Successivamente l’art.   15, legge 10 dicembre 1993, n. 515, ha disposto che in caso di violazione delle   disposizioni contenute nel presente articolo si applichi, in luogo delle sanzioni   penali, la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 103 a euro 1032)

L’articolo 9 è stato successivamente integrato (legge 4 febbraio 1985, n.10, e successive modificazioni) con la seguente disposizione: “Nel giorno precedente ed in quello stabilito per le elezioni è fatto divieto anche alle emittenti radiotelevisive private di diffondere propaganda elettorale”.

Chiarito cosa sia il “silenzio elettorale” e quali siano le norme che lo regolano, oggi vediamo questo titolo  d’apertura del Corriere on line (ma la notizia la troviamo su tutte le prime pagine dei quotidiani) che pubblica anche il video dell’intervista.

Scrive il Corriere “In visita a Milanello il Cavaliere viola il silenzio elettorale “. Succede che Berlusconi in visita a Milanello, dove si allena il Milan (praticamente in casa sua), dopo aver parlato della squadra, andando via ha risposto alla domanda di un cronista di una TV greca, esprimendo giudizi sulla magistratura e sulla stampa.

Da noi la magistratura è una mafia più pericolosa della mafia siciliana, e lo dico sapendo di dire una cosa grossa“, ha detto. La “violazione” ha scatenato, ovviamente, la reazione generale degli indignati permanenti, pronti a scatenare la denuncia pubblica contro tutto ciò che fa o dice Berlusconi.

Ora, però, dobbiamo chiederci se davvero queste parole di Berlusconi, sono una violazione delle norme sul silenzio elettorale, oppure sono l’ennesima sparata giornalistica su un fatto inesistente. L’art. 1, sopra riportato, dice chiaramente cosa è vietato: comizi, riunioni di propaganda in luoghi pubblici, affissione di manifesti e stampati. A questo si aggiunge il divieto per le emittenti radio TV di diffondere propaganda elettorale.

Bene, allora cosa ha violato Berlusconi? Ha tenuto un comizio? NO. Ha tenuto una riunione di propaganda in luogo pubblico? NO. Ha affisso manifesti elettorali? NO. Ha diffuso via radio e TV messaggi di propaganda? NO. Niente di tutto ciò che le disposizioni sul silenzio elettorale vietano. E allora dov’è lo scandalo?

Due osservazioni. La prima riguarda il contenuto delle dichiarazioni rilasciate al volo all’emittente greca. Parlare della magistratura è  propaganda politica? Se lo è significa che la magistratura è un soggetto politico. Ma la magistratura non lo è. Anzi, come ci ricordano spesso e volentieri, è al di sopra delle parti, è un organo indipendente dalla politica. Allora parlare della magistratura non è propaganda politica. Ai fini delle norme citate, ha la stessa valenza di dichiarazioni sul tempo, sulla percorribilità delle strade o sul menu del pranzo a Milanello. Né più, né meno. Semplicemente non è politica. Ma se lo fosse, allora smentirebbe tutte le dichiarazioni sull’indipendenza della magistratura. Questo sì che sarebbe grave.

La seconda osservazione riguarda la stampa che, alla luce delle norme riportate, può essere equiparata, in quanto mezzo di comunicazione, alle emittenti radio e TV. La norma non vieta di fare dichiarazioni politiche, vieta espressamente la loro diffusione. E non c’è possibilità di fraintendimento. Il divieto riguarda la “diffusione di propaganda elettorale“.  In questo caso, TV e stampa. Allora, ammesso e non concesso che le dichiarazioni di Berlusconi siano propaganda elettorale, chi ha violato le norme, chi fa le dichiarazioni o chi le diffonde? Non c’è dubbio, la legge parla chiaro: chi le diffonde!

Quindi, cari cronisti d’assalto, dovreste leggere e rileggere con attenzione il testo della legge, prima di sbattere in prima pagina sdegnate accuse di violazione del silenzio elettorale. Siete stati voi a violare le norme, non Berlusconi. Cari indignati permanenti, cari giudici per caso e moralisti da bar dello sport, se c’è qualcuno che è colpevole e che ha violato le regole del silenzio elettorale è quella TV greca e tutti i quotidiani che oggi pubblicano il video e le dichiarazioni di Berlusconi. So che vi sembrerà strano e paradossale, ma questa  è la verità. Già, ma parlare di verità è tempo sprecato, perché la verità non ha diritto di cittadinanza sulla stampa. Anzi, oggi la stampa è la fonte prima della mistificazione della realtà, ad uso e consumo di interessi che non sono certo quelli dei lettori.

In fondo, sbattere in prima pagina, come articolo d’apertura, la notizia di questa presunta violazione delle norme è un messaggio che può prefigurarsi come critica ed attacco all’operato di Berlusconi ed avere effetto e conseguenze negative sulla sua immagine. Quindi, pubblicare questa notizia è un messaggio, questo sì, di propaganda elettorale a danno di un candidato. Ma l’accanimento contro il “nemico” è tale che non si rendono conto nemmeno di diventare ridicoli. E, soprattutto, di essere essi stessi i primi a violare le norme. Il classico bue che dice cornuto all’asino. E’ la stampa, bellezza!

N.B.

Sempre oggi, ancora sul Corriere.it è in bella evidenza un box con un articolo di Gian Antonio Stella: “IMU e giaguari, l’ABC delle promesse“. Come anticipa il titolo, Stella fa un lungo elenco delle promesse e delle dichiarazioni fatte dai leader nel corso di questa campagna elettorale appena terminata. Sembra un semplice elenco che tocca tutti nello stesso modo, senza partigianeria. Sembra, ma non lo è. Ai nostri instancabili fustigatori dei costumi non gli riesce proprio di essere imparziali; anche quando sembra che lo siano o che si sforzino di esserlo, non ce la fanno, è più forte di loro, ce l’hanno nel sangue, nel DNA.

Così, anche nella scelta dell’immagine da accostare al pezzo, si sceglie una simpatica istantanea di Bersani che sorride mentre Vespa gli regala un giaguaro di pelouche. Già, perché Berlusconi non ne azzecca una, le sue sono sempre dichiarazioni sconvenienti e promesse da marinaio e se promette che restituirà l’IMU lo accusano di “Voto di scambio” e la procura di Roma apre la milionesima inchiesta. Bersani, invece, è sempre presentato come un pacioccone, bonario e le sue sparate sono sempre battute simpatiche tipo “Smacchieremo il giaguaro“, oppure, rivolto a Grillo “Io sono figlio di un meccanico, lui è miliardario“.

Eccolo il nostro “proletario“, così viene sempre mostrato dalla stampa. La sua immagine è quella di un simpatico figlio del popolo con l’accento piacentino che si mostrava in maniche di camicia sui manifesti (“Rimbocchiamoci le maniche“, diceva, ma nessuno ha fatto battutine sarcastiche o ironizzato) o si mette in posa davanti al distributore del padre, circondato dall’affetto generale di parenti, amici e sostenitori. Che brava persona, gli manca solo l’aureola. Sarà un caso? Ecchecaso, direbbero a Striscia.

Se si legge con attenzione si vede che la maggior parte degli interventi riguardano Berlusconi e che, subito dopo alcuni di questi interventi,  il nostro giornalista “indipendente, imparziale e super partes“, inserisce il commento sarcastico di Bersani. Forse è convinto che i lettori siano davvero deficienti e non notino questi dettagli. E’ un vizietto che affligge molti cronisti, opinionisti, editorialisti e illustri penne della nostra stampa libera e indipendente. Sono convinti di essere più furbi dei comuni mortali. Del resto, anche Bersani è convinto di passare per “proletario“, dimenticando che attorno a lui ed al PD, se guarda bene, scoprirà parecchi “proletari-miliardari“. Forse per questo non si fa fotografare davanti alla sede di MPS. E’ convinto che la gente creda che il PD non c’entri nulla. Già, anche lui è convinto. Ma in fondo anche Fazio è convinto che il suo non sia stato un festival politicizzato. Anche Crozza è convinto che la sua non sia propaganda, ma satira. Anche Vendola è convinto di essere un “uomo politico“. Anche Rosi Bindi è convinta di contare qualcosa nel PD. Che strane convinzioni ha la gente!

Ma la cosa strana non è questa lunga tiritera sulle dichiarazioni più o meno credibili dei vari leader politici. E’ il fatto che Stella riferisce, nel suo elenco, temi, impegni, commenti  e promesse che hanno costituito l’asse portante su cui si è basata la propaganda elettorale.  Sono le stesse dichiarazioni che, ogni giorno, venivano riprese ed amplificate dai media, stampa e TV e costituivano argomento di dibattito in tutti i talk show politici in televisione. Sono l’ossatura della propaganda. Queste sì, sono “propaganda elettorale“. Riportarle oggi in prima pagina significa, quindi, pari pari, violare smaccatamente le norme sul silenzio elettorale.

La violazione è vostra, cari editorialisti del Corriere. E’ sua, caro Stella. Possibile che vi sfugga questo particolare? Altro che sparare in prima pagina la violazione di Berlusconi. Dovreste vergognarvi. Ma non si può pretendere tanto, perché oltre a non sapere cosa sia la verità, la nostra stampa libera, imparziale ed indipendente, non conosce nemmeno la vergogna.

Tempo di manette

C’è un tempo per ogni cosa…”, recita l’Ecclesiaste. A leggere le notizie degli ultimi tempi si direbbe che questo sia il tempo …delle manette. Non passa giorno che non ci sia qualche arresto eccellente. Nell’arco di una decina di giorni sono finiti in manette, o “fermati“,  Giuseppe Orsi, amministratore delegato di Finmeccanica, Gianluca Baldassarri, manager del Monte dei Paschi di Siena,  Fabio Riva, vicepresidente  dell’Ilva di Taranto. Recentemente è finito in carcere anche Fabrizio Corona che non so definire perché non ho mai capito bene cosa facesse.  Sto citando a memoria, ma certamente ne dimentico qualcuno. Ormai sono tanti che si perde il conto.

A questi arresti eccellenti si aggiungono altri  personaggi di primo piano condannati o inquisiti per reati vari. Ma in questo caso l’elenco sarebbe davvero troppo lungo. Non passa giorno, dicevo, che in prima pagina non ci sia notizia di un nuovo scandalo, di tangenti, di corruzione, di concussione, peculato ed altre amenità giudiziarie. Una anomala e sospetta concentrazione di arresti, denunce, inchieste, condanne (se ne registrano più nell’ultimo mese che in tutto l’anno precedente), proprio in periodo elettorale. Sarà un caso? Ecchecaso…direbbero a Striscia!.

Così anche oggi, tanto per non smentirci, ecco altri due nuovi arresti eccellenti, freschi freschi di giornata: l’imprenditore Angelo Rizzoli ed il presidente del Cagliari calcio, Massimo Cellino. Come apprendiamo dalla stampa, il presidente del Cagliari è stato arrestato per “tentato peculato e falso ideologico“. Nell’irdinanza di custodia cautelare è scritto che Cellino ha “spiccate capacità delinquenziali“, ed è  “capace di qualsiasi genere di sotterfugi pur di raggiungere i propri scopi” (!?). Al confronto di Cellino Hitler era un boy scout. No comment! Per oggi è tutto, ma la giornata è ancora lunga, non si può mai dire.

Una vera epidemia, uno tsunami giudiziario che sta sconvolgendo l’assetto economico, finanziario e politico e che rischia di dare il colpo di grazia alla già disastrata economia italiana. Basta pensare alle possibili conseguenze dei guai giudiziari di colossi come MPS, ILVA (la più grande acciaieria d’Europa) o una delle nostre più prestigiose aziende a livello internazionale come Finmeccanica. Sembrerebbe che qualcuno abbia un preciso piano per destabilizzare l’Italia. Sarà un caso? Ecchecaso!

Mi viene un terribile sospetto. Non sarà che, vista l’ondata di arresti ad alto livello, il Papa si è dimesso prima che qualche solerte pm d’assalto, in cerca di gloria o in attesa di qualche incarico ONU,  si inventasse qualche reato di falso ideologico, millantato credito o abuso della credulità popolare e lo arrest…No, no, non può essere. Ma non è detto: vedi “Prete cattolico accusato di abuso di credulità popolare”. Si scherza, ma mica tanto.

Altro che festival di Sanremo. La musica più diffusa oggi è costituita dal tintinnio di manette. E’ una evoluzione melodica all’italiana. Marinetti, oggi, la definirebbe “musica futurista“. Un nuovo genere che conta molti estimatori, specie fra i magistrati. Sembra che siano in vendita dei CD con la registrazione di diversi suoni di manette (non tutte sono uguali). Così, mentre i comuni mortali sotto la doccia canticchiano ritornelli popolari, giudici e pm, pare che preferiscano ascoltare le ultimissime incisioni manettare.

Oggi nessuno è al sicuro. Vai a letto tranquillo, al mattino ti svegli, senti suonare al campanello di casa, vai ad aprire e ci trovi i carabinieri che ti arrestano. Tu non sai perché, ma loro sì. E prima che tu capisca bene la situazione ti ritrovi in carcere, anche innocente. E prima che tu possa dimostrare la tua innocenza possono passare anni ed intanto la tua vita, la tua reputazione, la tua professione, la tua azienda, la tua famiglia, sono distrutte. Il caso Tortora, il più eclatante, dovrebbe averci insegnato qualcosa. Identico fu il caso di Lelio Luttazzi, alla fine riconosciuto innocente, ma la sua carriera fu inesorabilmente cancellata.

In pratica la giustizia è amministrata da chi ha potere di vita e di morte sui cittadini. E non è un’esagerazione. Quando ti sbattono in galera e ci resti per anni, prima di avere giustizia, significa che la tua vita è distrutta, sei morto. Il moderno strumento di tortura si chiama “carcerazione preventiva” e viene applicata ad insindacabile giudizio dei magistrati inquirenti. Prima ti sbatto in galera, poi, se sopravvivi, vediamo se sei colpevole o innocente. Un potere insindacabile che viene confermato non per meriti speciali, ma per semplice anzianità di servizio. Un potere nei confronti del quale i cittadini sono completamente indifesi. Un potere che, incredibilmente, viene gestito senza alcuna assunzione di responsabilità in caso di errori. In questa società tutti, ma proprio tutti, coloro che svolgono un’attività professionale o artigianale, nel caso la loro prestazione d’opera non corrisponda a quanto concordato o arrechi un danno, pagano per i propri errori: tutti, eccetto i magistrati. Sembra un diritto acquisito per investitura divina. Invece si diventa magistrati e si acquisisce questo potere enorme tramite un  semplice concorso pubblico; come entrare alle poste o all’INPS.

Ora, se tu ritieni di subire un torto da parte di qualcuno a chi ti rivolgi? Ovvio, alla magistratura. Aspetti e speri di ricevere giustizia. Bene, ma se tu ritieni che oggi, in Italia, sia la magistratura ad abusare del suo potere e che, quindi, i cittadini subiscano un torto da parte della magistratura, a chi ti rivolgi? Ovvio, ancora e sempre alla magistratura, intesa come organo e non come singoli magistrati. Ovvero, chi ti danneggia dovrebbe giudicare se stessa. Cortocircuito. E’ come se un condannato a morte, per ricevere la grazia si rivolgesse al boia. Né più, né meno. Strano, ma questa aberrante anomalia sembra quasi normale, fa parte del sistema democratico. E’ quello che potremmo definire come “Vulnus” della democrazia o, per usare un termine informatico un grave “Bug” di sistema. Sì, c’è qualcosa di purulento nel corpo sociale, un gravissimo errore all’interno del sistema democratico. La dimostrazione è questa, quando ti svegli al mattino e senti suonare alla porta non sai mai cosa ti aspetta.

Enzo Tortora, l’arresto…

P.S.

Non immaginavo di avere anche doti di preveggenza. Scrivevo, intorno alle ore 15, accennando agli arresti del giorno: “Per oggi è tutto, ma la giornata è ancora lunga, non si può mai dire”. Ed infatti, ecco la conferma dell’ultima ora: “Arrestato il finanziere Alessandro Proto”.

Sarà l’ultimo della giornata, oppure c’è ancora tempo per altri arresti? Mah, certo che se continuano con questo ritmo, bisognerà pubblicare un bollettino quotidiano “Tutti gli arresti, minuto per minuto“. Roba che nemmeno ai tempi di mani pulite. Stiamo facendo progressi. Si vede che i magistrati, in tutti questi anni, non hanno perso tempo in chiacchiere, ma si sono aggiornati, hanno potenziato i sistemi investigativi e ottimizzato l’uso delle manette. Complimenti. Se continuano così un incarico di fiducia dell’ONU non glielo toglie nessuno; garantito. Auguri.

Misteri semantici

Sono anni che continuo a pormi questa domanda: perché tutto quello che fa la sinistra è bene, lecito, sacrosanto, legittimo e normale e se le stesse cose sono fatte dalla destra diventano fatti gravissimi? Il costante uso del doppiopesismo, in tutte le sue applicazioni, è talmente usuale a sinistra che ormai quasi quasi non ci si fa più caso. E’ in atto da quasi 20 anni, da parte della stampa  (a parole indipendente, ma in pratica, come possiamo verificare ogni giorno, quasi tutta schierata a sinistra) una campagna denigratoria e delegittimante nei confronti di Berlusconi. Perfino le battute hanno un diverso rilievo ed una diversa lettura. Le battute della sinistra sono sempre fini, argute e simpatiche, le battute di destra sono sempre offensive e deplorevoli. Misteri semantici.

A proposito, non dite che la stampa è di sinistra. Non si può dire. Anzi, bisogna credere a quello che dicono da anni, che è Berlusconi a controllare l’informazione. Poi scopri che Massimo Mucchetti, vice direttore del Corriere della sera e Beppe Severgnini, sempre del Corriere, si candidano nel PD. Ed il Corriere è un quotidiano serio che si dichiara indipendente. Quello, per intenderci, che in passato, direttore Paolo Mieli, si schierò apertamente a favore di Prodi. Ma al Corriere dicono di essere liberi ed indipendenti. E se lo dicono loro bisogna crederci, perché un   giornalista del Corriere è intoccabile, è  come Bruto; è un uomo d’onore.

Anche il direttore di RAI News24, quella specie di dependance di RAI3, una sorta di TG3 in versione 24 ore, Corradino Mineo, si candida nel PD. Ma non vi venga in mente di dire che RAI News24 sia una rete di sinistra. E’ vero, ma non si può dire, perché  anche Mineo è  un uomo d’onore. Perfino il baffo inviato speciale di Santoro, Sandro Ruotolo, si è candidato con Ingroia, insieme ai compagni di Rifondazione comunista di Ferrero e Comunisti italiani di Diliberto. Ma non azzardatevi a dire che Ruotolo fosse fazioso o che il programma di Santoro fosse di sinistra, perché si offendono. Loro ci tengono a mostrarsi come giornalisti che fanno informazione libera ed imparziale. E se lo dice Ruotolo bisogna credergli, perché anche Ruotolo è  un uomo d’onore.

Anche Ingroia, il magistrato “senza macchia e senza paura“, ha deciso di scendere in campo con un suo movimento sostenuto, come già detto, dai comunisti duri e puri, ma non vi venga in mente di parlare di “Toghe rosse“. Lo stesso Ingroia, di recente, ha confessato l’uso politico delle intercettazioni. Ma guai a parlare di magistratura politicizzata. E’ vero, ma non si può dire, perché Ingroia nega, si dichiara obiettivo e se si parla di toghe rosse lui si offende, perché anche Ingroia è come Bruto; è un uomo d’onore. Abbiamo stampa e giustizia dominati dalla sinistra, ma non si può dire. Anzi, bisogna far credere il contrario. E qualcuno ci crede davvero.