Ivan e i valori

Non è “Il terribile“; per il momento è solo “orribile“, poi si vedrà. Ovvero, quando è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e fugare ogni dubbio.

Questo personaggio nella foto a lato è Ivan Scalfarotto,  notoriamente gay, attivista LBGT e   sottosegretario allo sviluppo economico; tanto per capire in che mani siamo. “Quello che mi spaventa non sono le loro idee, ma le facce che rappresentano quelle idee“. diceva Longanesi. Chissà cosa direbbe oggi, vedendo la faccia di Scalfarotto. Il suo primo atto, appena entrato in Parlamento, è stato quello si chiedere l’estensione dell’assistenza sanitaria  (prevista per i deputati) al suo compagno Federico, col quale ha dichiarato di convivere “more uxorio” (ognuno convive come meglio crede). L’anno scorso, subito dopo  l’approvazione della legge sulle unioni civili, aveva dichiarato:: “All’inizio mi vergognavo, il mio mito era Luxuria, ma ora posso sposarmi.”. Infatti, proprio di recente i due piccioncini hanno coronato con le nozze il il loro sogno d’amore. Che carini! Siamo governati da gente che ha Luxuria come modello umano, morale ed esistenziale. E voi sperate ancora in un mondo migliore? Io no.

Bene, sorvoliamo sulle caratteristiche umane del personaggio. Evitiamo facili ironie sui particolari gusti sessuali e diciamo che è un tipo oeccentrico, bizzarro  anticonformista. Così va bene? Dopo il recente attentato a Barcellona che ha causato 16 morti, poteva star zitto, come hanno fatto in molti, ed evitare dichiarazioni di circostanza. Invece no. Forse sentendosi investito di una responsabilità anche morale, ha voluto esternare il suo pensiero ed ha dichiarato: “Ogni attacco alle nostre città ci rafforza nei nostri valori di apertura e di democrazia, ce li fa amare di più“. Chiaro? E magari è anche convinto di aver detto qualcosa di serio e sensato. Il significato  e la conseguenza di quella frase è che, se è vero che rafforzano i nostri valori,  dovremmo augurarci più attentati, perché più morti provocano e più i nostri valori si rafforzano. A parte la totale idiozia del concetto, teniamo presente che, tra i “valori” da rafforzare, secondo l’etica scalfarottiana,  devono esserci in prima fila quelli rappresentati ed impersonati dal suo idolo, il modello Luxuria. Qualcuno ha detto.  “Essere stupidi è un diritto, ma qualcuno esagera.”. Agli automobilisti si fa il test del palloncino per accertare che non superino il tasso alcolico consentito; a certa gente bisognerebbe fare il test cerebrale per accertare che non superino il limite di idiozia tollerato dalla legge, dal buon senso e dalla pazienza umana.

Questa a lato, invece, è l’espressione sorpresa, stupita ed incredula di un simpatico bonobo che, dopo aver visto quella foto in alto, ancora non crede che quella sia la faccia di un sottosegretario della Repubblica italiana (invece, purtroppo, è vero). Profondamente turbato da quella visione  e, soprattutto, dalle sue dichiarazioni,  il nostro bonobo, in qualità di portavoce dei primati, ha subito convocato una conferenza stampa per contestare le teorie evoluzioniste sull’origine della specie e smentire qualunque ipotesi scientifica di somiglianza, parentela, comune discendenza o legame evolutivo con l’homo sapiens. Comprendiamo benissimo la sua presa di distanza; ha la nostra completa solidarietà.

vedi

– “Facce e facciacce

– “Priorità italiche

Miss Italia col trucco

Chi sarà la nuova Miss Italia? Questa è la domanda cruciale che da giorni  vediamo proposta su  tutti i media. Lo sapremo oggi, nel corso della  serata finale a Jesolo (con diretta TV). Non  potete non saperlo, non c’è scampo, perché da quando si è messo in moto il circo itinerante del concorso (che muove a sua volta grossi interessi economici fra sponsor, agenti dello spettacolo, addetti stampa, promoter, giornalisti e fotografi, riviste specializzate,  televisione, con annessi e connessi e migliaia di addetti ai lavori che campano su questo curioso circo della bellezza), le cronache  ci hanno tenuti aggiornati sulle vincitrici dei vari titoli in palio (da miss sorriso a miss eleganza, a miss cinema etc…), tutti naturalmente abbinati all’immancabile sponsor. Dalle prime passerelle cittadine ai concorsi regionali  e nazionali, per arrivare a selezionare le più belle fra le belle. E fra queste scegliere, con tanto di giuria e voto popolare, la regina, Miss Italia, la ragazza che dovrebbe essere il simbolo della bellezza italiana.

Beh, bellezza italiana si fa per dire, visto che ormai, in piena evoluzione verso una società multietnica, multirazziale e multiuso come i coltellini svizzeri, parlare di una specifica bellezza italiana suona quasi come un’offesa, una discriminazione per bellezze di altro tipo e provenienza.  Se qualcuno si azzardasse a dire che la tipica bellezza italiana è preferibile a quella africana, asiatica o esquimese, corre il rischio di beccarsi una denuncia per istigazione all’odio razziale, per discriminazione e xenofobia. Guai, suscitereste l’ira dell’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) , dell’ONU, della Boldrini, della Kyenge, e di tutti i terzomondisti militanti. Forse per questo, nel 1996, il concorso di Miss Italia fu vinto da una ragazza di Santo Domingo, Denny Mendez; scura quanto basta per farne una bellezza esotica,  col naso a patatina, del tutto insignificante. Eppure vinse lei. Perché? Mistero irrisolto, ancora non lo si è capito. Anche perché la seconda classificata, la sarda Ilaria Murtas era molto, ma molto più bella, tanto da non reggere neppure il paragone.

Murtas Mendez miss Italia 1996Eccole in questa foto che le ritrae entrambe in attesa del verdetto finale. Anche se la foto, piccola e sfuocata non esprime completamente la differenza fra le due ragazze.  Sulla stampa scoppiarono le polemiche per un verdetto che molti vedevano ingiusto e dettato da motivazioni che niente avevano a che fare con la bellezza. “Italiani divisi sulla perla nera“, titolava il Corriere. Ed Enzo Biagi dichiarava, senza mezzi termini: “Molti l’hanno votata per scaricare ogni sospetto di razzismo“. Ancora sul Corriere, Giuliano Zincone, nell’ottimo articolo   “Da Gramsci alla Mendez” (vale la pena di leggerlo)  era ancora più duro e sarcastico (citando personaggi famosi dall’italianità acquisita), specie con l’ipocrita antirazzismo e con  L’Unità che, con grande piacere,  aveva sparato la notizia in prima pagina, esaltandola come segnale di cambiamento: “Con un’ immensa foto in prima pagina, l’Unità (giornale fondato da Antonio Gramsci) onora e festeggia l’elezione di una miss Italia. Perché mai? Perché la ragazza, Denny Mendez, è piuttosto scura di pelle, e perché è stata incoronata dopo molte discussioni e polemiche.“.

Perché L’Unità diede tanto risalto alla vittoria della Mendez? I concorsi di bellezza non erano uno degli argomenti più importanti per l’organo ufficiale del PCI/PDS. Se avesse vinto Murtas non avrebbe avuto tanta visibilità. Al massimo ci sarebbero state dieci righe nelle pagine interne nella sezione spettacolo. Diedero tanto risalto perché aveva vinto una mulatta. E questo aiutava la causa della società multietnica che la sinistra promuoveva già da allora. Ecco perché quando oggi, parlando di immigrazione, la giustificano dicendo che è inevitabile una società multietnica e multiculturale, stanno mentendo. Fa parte di una precisa strategia che la sinistra persegue da decenni e sta realizzando a piccoli passi, giorno per giorno, con piccole vittorie che tendono a scardinare la famiglia, la cultura, l’economia e l’intera società. Ecco perché 20 anni fa gioivano tanto per la vittoria della Mendez: era una vittoria funzionale alla causa. Ma questa è un’altra storia.  Di questa strana miss, e di altri prodotti tipici e taroccati, parlavo due anni fa nel post “Bellezze tipiche e polpette Ikea“.

Ho fatto questa premessa perché ho lo strano presentimento che stia per ripetersi quanto accaduto nel 1996. Alcuni segnali confermano i miei timori. Le dichiarazioni degli organizzatori, della conduttrice, lo spazio mediatico riservato ad una concorrente di origini marocchine. Tutto lascia supporre che stiano preparando la strada all’elezione di una Miss “diversa”, una “Mendez 2, la vendetta“. Già il titolo dell’Ansa di oggi è tutto un programma “Miss Italia: sarà internazionale e open minded“. Ovvero, aperto a tutte le provenienze e dalla “mentalità aperta e dalle vedute larghe“. Lo dicono in inglese così, invece che una stronzata, sembra una cosa seria. Infatti questa edizione ha come motivo dominante la diversità e l’integrazione. Che ca…spita c’entra la diversità e l’integrazione con un concorso di bellezza ce lo devono ancora spiegare. E per avere la mentalità aperta il più possibile ed essere in tema con la  diversità, in giuria c’è Vladimir Luxuria, ormai VIP a tutti gli effetti e presenzialista televisiva a tempo pieno. Dice che prima o poi avremo anche una miss trans. Contenti?

Simona Ventura, che conduce la serata, dovrebbe astenersi dall’esprimere giudici o preferenze sulle concorrenti. Ma evidentemente è talmente convinta della necessità di mettere l’integrazione in primo piano che, ospite a La7 dalla Gruber, parlando del concorso e della presenza fra le candidate di Ahlam el Brinis, la ragazza di origini marocchine,  ha esclamato “Sarebbe bello se potesse vincere lei.”. E perché, di grazia, sarebbe bello se vincesse la marocchina e non una delle altre? Ma questa è l’aria che tira da quelle parti. Un autentico spot a favore di una concorrente. E fanno finta di non sapere che molto spesso il giudizio del pubblico è condizionato dalle dichiarazioni dei personaggi pubblici, specie quando appaiono in TV. E sentire la Ventura auspicare la vittoria di Ahlam, per molte persone, equivale a dire che bisogna votare per lei. A nessuno viene in mente che in questo modo si condiziona l’opinione del pubblico e si può falsare il giudizio finale?

E poiché vincere il titolo di Miss Italia comporta una serie di ritorni di natura economica, in denaro, in contratti, in benefici vari non solo per la vincitrice, ma per tutto l’apparato che le gira intorno, a nessuno viene in mente che favorire in qualche modo la vittoria di una concorrente sia un reato? La Commissione di vigilanza non ha niente da dire? Coloro che hanno il compito di controllare le violazioni del codice di regolamentazione della pubblicità, sempre pronti a sanzionare i casi di pubblicità occulta, non hanno niente da dire? Ultimamente i media hanno dedicato molto spazio a questa ragazza. Non perché sia più bella delle altre. Non perché sia più elegante, preparata, simpatica, colta delle altre. No, semplicemente perché è marocchina. E, come tale, è perfettamente funzionale alla causa di chi auspica una  società multietnica. E’ lo stesso motivo per cui Mario Balotelli è sempre in prima pagina, qualunque cosa faccia o dica. Lo stesso motivo per cui Cecile Kyenge  venne nominata ministra. Lo stesso motivo per cui fu eletto Obama. Lo stesso motivo per cui Luxuria è presente ovunque in TV (quasi a reti unificate, roba da far invidia a Renzi), come opinionista, come ospite o giudice in vari programmi o come concorrente in giochi, giochini e reality. Sembra che non si possa fare un programma senza la presenza di Luxuria o Malgioglio.

A proposito, Luxuria ha vinto un’edizione dell‘Isola dei famosi perché era più brava degli altri concorrenti, oppure perché è trans? Io dico che molti di questi personaggi hanno successo non per le loro capacità o meriti particolari, ma perché sono fuori dagli schemi e fanno notizia per la loro, diciamo, “estrosità“. Ed inoltre perché, cosa non trascurabile, dietro e intorno a questi personaggi qualcuno ci specula e ci campa. Quindi in molti hanno interesse a pompare mediaticamente il personaggio, perché più è noto e più ha successo, e più questi avvoltoi mangiano.

Il sospetto  che in questo variopinto circo del mondo della televisione e dello spettacolo, ci sia qualcosa di poco chiaro e pulito è più che giustificato.  Ogni tanto qualcuno scopre una magagna, una truffa, un trucco, qualcosa di illecito, o solleva dei dubbi sulla correttezza di certi giochi televisivi e soprattutto sull’uso, spesso incontrollato ed incontrollabile, del televoto. Basta pensare alle immancabili polemiche legate al televoto che seguono inevitabilmente ogni edizione del festival di Sanremo. Ma lo stesso si può dire per i talent e per tutti quei programmi TV in cui a decidere i vincitori è il voto del pubblico: dal Grande Fratello all’Isola dei famosi e, ovviamente, Miss Italia.  Fa notizia e se ne parla per qualche giorno (come succede per tutti gli scandali e scandaletti italici) e poi tutto procede come prima. Troppa gente ci mangia, troppi interessi in gioco,  meglio evitare di approfondire.

Ed ecco la conferma da parte di un personaggio che il mondo dello spettacolo lo conosce bene, perché era l’agente di molti di quei personaggi, e su quel mondo, come dicevo,  ha campato benissimo per anni. Oggi confessa candidamente di aver truccato proprio un’edizione del famoso reality (e chissà cos’altro): “L’isola dei famosi ed il mistero del televoto“.  Dice Mora: “Ho creato tante cose a tavolino. Anche le vittorie dell’Isola dei famosi. Io facevo partecipare i miei artisti, come Walter Nudo, e poi compravo i centralini per farli vincere. Magari investivo 50 mila euro ma poi se Walter vinceva, io con gli sponsor chiudevo contratti da un milione di euro. Era un investimento.”.

E c’è ancora qualcuno che crede a questa gente?  C’è ancora qualcuno che pensa di partecipare al voto e di contare qualcosa? Qualcuno ancora crede a quello che passa in televisione o che si legge sui giornali? Dobbiamo credere che il concorso di Miss Italia sia il massimo della trasparenza, chiaro limpido pulito trasparente,  e che il voto finale non sia influenzato, condizionato, “comprato”, esattamente come faceva Lele Mora? Io qualche dubbio continuo ad averlo. Anzi, più di uno.

Matrimoni moderni e preti progressisti

Anche Comunione e Liberazione favorevole alle unioni gay. Dice don Julian Carron, presidente di CL: “La diffusione delle unioni omosessuali è un dato evidente a tutti, in una società plurale.” (Niente muri alle unioni gay). Come dire che, siccome ormai i gay sono in crescita esponenziale (le cause sono ancora da individuare; forse il buco nell’ozono, gli additivi  chimici negli alimenti, il riscaldamento globale, le polveri sottili, chissà, boh) e di pari passo crescono le unioni di fatto tra persone dello stesso sesso (in attesa delle unioni plurime e poligame  fra gay, lesbiche, trans e combinazioni varie)  bisogna far buon viso a cattivo gioco, accettare il dato di fatto (“Cosa fatta capo ha.”, si diceva una volta),  adeguarsi alla tendenza generale ed omologarsi al pensiero unico dominante della sinistra progressista, dell’Arci gay, dei sostenitori del sesso libero e perfino di Papa Bergoglio che, dopo aver in passato aperto ai gay (“Chi sono io per giudicare?”),  di recente ha avuto parole di comprensione e incoraggiamento anche per le teorie gender (“Il Papa benedice i libri gender“). Et voilà, il cerchio si chiude.

Che carini i nostri fidanzatini di Peynet in  versione 2000 che coronano il loro sogno d’amore, con lancio di riso, del bouquet e marcia nuziale. E’ l’evoluzione della specie. Chissà se questa variante rientra nella teoria di Darwin, oppure è un’anomalia; mistero. Dice don Carron che le unioni gay sono “un dato evidente“.  Anche la mafia, il terrorismo e la pedofilia sono “dati evidenti“. Giustifichiamo anche questo perché sono un dato di fatto? In realtà, il “dato evidente a tutti” è il progressivo degrado della società , il dilagare delle perversioni e la legittimazione culturale di ogni tipo di  depravazione sessuale e morale, con l’approvazione dei terroristi sociali mascherati da  progressisti, in nome della libertà; CL e cattocomunisti confusi in prima linea. In confronto a questa nuova società, Sodoma e Gomorra erano un esempio di morigeratezza di costumi. E’ segno evidente di decadenza morale quando diventa  motivo di orgoglio, indice di apertura mentale e titolo di merito, l’ostentazione pubblica dei vizi privati. Più si è viziosi, depravati e pervertiti e più si ha successo, apprezzamento ed esposizione mediatica. Oggi personaggi bizzarri (è un caritatevole eufemismo) come Luxuria, Platinette, Malgioglio e compagnia bella (si fa per dire), hanno più visibilità e successo di filosofi, scienziati e premi Nobel. Non mi sembra che questi siano sintomi di grande civiltà di cui si possa essere orgogliosi.

Eppure, secondo questa nuova morale da Suburra (ma almeno quella era circoscritta, oggi la suburra sta diventando globale), non possiamo nemmeno lamentarci dell’imbarbarimento sociale perché, come disse Bergoglio: “Chi sono io per giudicare?”. Lo dice anche il Papa, dobbiamo accettare amorevolmente tutte le aberrazioni umane senza giudicare. Ma non è il giudizio espresso (sempre incerto, discutibile ed a rischio di errore, chiunque sia il giudice) a determinare il valore reale ed intrinseco dell’oggetto o della persona che viene giudicata. Esistono valori, principi e leggi naturali che, con buona pace del relativismo imperante, hanno validità assiomatica, sono indiscutibili ed universali (come le leggi della fisica) e sono iscritti profondamente nell’animo umano fin dalla nascita. Il sole brilla nel cielo anche se i ciechi non lo vedono. Mozart ha scritto capolavori, anche se i sordi non le sentiranno mai. I leoni continueranno sempre a cacciare le prede, anche se le gazzelle non sono d’accordo.  Gli esseri immondi e repellenti  sono e restano tali agli occhi dell’uomo, anche in assenza di giudizio. Chi decide, ci si può chiedere (le domande dei cretini sono sempre in agguato), che cosa sia repellente ed immondo? La razionalità umana e, molto spesso, basta anche solo un pizzico di buon senso. E non tutti ce l’hanno.

Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza.”. (Immanuel Kant – Critica della ragion pratica)

Eclissi di sole

Domani potremo assistere ad una eclissi di sole. L’ultima volta che ne abbiamo vista una fu circa dieci anni fa.  Ecco che cosa scrivevo allora sulle reazioni delle diverse forze politiche. Oggi non cambierebbe di molto. Basta cambiare qualche nome; niente di nuovo sotto il sole.

Eclissi di sole (marzo 2006)

L’eclissi di sole, visibile anche in Italia, non ha mancato di suscitare reazioni contrastanti da parte delle due coalizioni politiche. La sinistra accusa il Governo di non aver fatto nulla per evitarla. Fassino attacca: “L’Italia è stata oscurata da un Governo incapace e fallimentare”.  Berlusconi ribatte assicurando di aver fatto tutto il possibile e specifica “L’Italia è nella media europea. L’eclissi è stata contenuta entro i limiti previsti dalla Commissione europea per le eclissi, si è tenuta al di sotto del 70% e comunque ha fatto meglio del Kenia, dove è stata del 100%”.  Bertinotti replica “La Groenlandia ha fatto meglio dell’Italia. Questo governo ha penalizzato le fasce più deboli ed i pensionati, togliendogli anche un po’ di sole”.

Di Pietro chiarisce che “L’Italia dei valori chiede che Berlusconi riferisca in Parlamento, che vengano accertate le responsabilità del Governo ed i colpevoli siano assicurati alla giustizia”. Pecoraro Scanio, leader del sole che ride, considera l’eclissi un gravissimo attentato alla democrazia ed un tentativo di scoraggiare l’uso dell’energia solare, e denuncia la destra che vuole sfruttare l’evento a scopi elettorali: “Hanno voluto oscurare il nostro simbolo”. Emma Bonino, rivendicando il laicismo dello Stato, stigmatizza l’eclissi come una inaccettabile interferenza clericale ed un tentativo della Chiesa di tornare all’oscurantismo. D’Alema accusa Berlusconi di non aver rispettato il contratto con gli italiani: “Aveva promesso più sole per tutti”. Rutelli è molto più esplicito e chiaro, e con la solita acutezza precisa che non ci sono più le eclissi di una volta e  Berlusconi dimentica che “Chist’è o paese do sole. E quando saremo noi al governo garantiremo eclissi controllate e finalizzate a garantire un’abbronzatura ai ceti più deboli”. E lascia i giornalisti cantando a squarciagola “O sole mio sta in front’a te…”.

Santoro, sentendo Rutelli cantare, ne approfitta per rivendicare “Voglio il mio microfono”. Giovanni Floris (quello di Ballarò), prima che Santoro gli freghi il microfono, si affretta a porre una domanda cruciale sulla eclissi: “Dove ha fallito il Governo?”. Il “Sole 24ore” esce in edizione straordinaria con un titolo a nove colonne: “Attentato alla libertà di stampa. Vogliono oscurarci”. Diliberto denuncia che l’eclissi è un complotto ordito dalla CIA e dal  Mossad israeliano per lasciare al buio gli amici palestinesi ed annuncia una manifestazione al grido di “Più sole alla Palestina”. Parisi e Castagnetti, non avendo capito bene di cosa si parla, accusano comunque il Governo e chiedono le dimissioni di un ministro, uno qualunque, a caso.

Prodi ribadisce che “Non ci saranno nuove tasse sulle eclissi”. Bertinotti insiste nel voler tassare le eclissi dei più ricchi. Mastella smentisce Bertinotti, affermando che questo non è nel programma concordato. Vladimir Luxuria smentisce Mastella affermando che anche i PACS non sono nel programma, ma si faranno comunque. Rosi Bindi fa notare che anche Vladimir Luxuria non era nel programma, eppure è in lista. Grillini smentisce Rosi Bindi facendo notare che Luxuria, come i PACS, era nel programma, ma sotto un altro nome.

Prodi invita a restare uniti e ribadisce che, se andrà al Governo, non ci saranno tasse sulle eclissi. Qualcuno tenta di smentire Prodi, altri smentiscono chi smentisce Prodi e mentre tutti si smentiscono a vicenda, il gruppo si allontana, seguito a distanza da Santoro che continua ad urlare “Voglio il mio microfono!”. E mentre Rutelli commenta con la solita profonda acutezza “Domani è un altro giorno…”, il sole lentamente si eclissa all’orizzonte.

 

Salvini e il razzismo

Quando  si assumono forzatamente atteggiamenti e comportamenti inusuali per cercare di sembrare quello che non si è, si diventa ridicoli. Dopo decenni di propaganda buonista, terzomondista e antirazzista, la nostra società è imbevuta (apparentemente) di buoni sentimenti, di fratellanza  universale, di tolleranza, di rispetto delle diversità, di elogio della società multietnica, di accoglienza di chiunque arrivi per terra o per mare e di tutto il repertorio buonista militante. E guai ad esprimere qualche opinione divergente da quella dominante; si viene subito accusati di razzismo, intolleranza e xenofobia. Il “razzismo” ormai  spunta ad ogni angolo, in ogni occasione, in tutte le discussioni ed i dibattiti. L’accusa di razzismo è diventata l’arma vincente contro chiunque si opponga al pensiero unico dominante. Basta sollevare qualche preoccupazione sui pericoli che l’immigrazione incontrollata ed inarrestabile crea per la sicurezza dei cittadini o lamentarsi per l’eccessiva insistenza di ambulanti che quasi ti obbligano ad acquistare cianfrusaglie o pagare l’obolo per un parcheggio o per fornirti aiuto non richiesto nelle stazioni ferroviarie e scatta subito l’accusa di “razzismo”.

L’antirazzismo, assunto come principio cardine della cultura del meticciato universale,  e la conseguente necessità di adeguarsi alla nuova ideologia terzomondista, è diventato, quindi,  la formula magica che, giorno dopo giorno, ha preparato il terreno all’invasione di africani, asiatici, arabi, zingari e disperati di mezzo mondo. Dobbiamo accogliere tutti, a costo di andare a prenderli direttamente sulla costa africana, costi quel che costi, aumentarci le tasse, toglierci il pane dalla bocca, ospitarli in hotel o accoglierli in casa (vedi l’ultima proposta oscena del sindaco di Roma, Marino, che offre 900 euro a chi ospita un immigrato).

Col risultato che, per evitare di sentirsi lanciare l’ignominiosa accusa di razzismo, si finisce per assumere atteggiamenti e comportamenti contrari alle proprie idee e perfino al buon senso.  Ecco perché su stampa e televisione, è una continua passerella di personaggi della politica, della cultura, dello sport, dello spettacolo, che ogni volta che si parla di immigrati e di problemi legati all’invasione africana, si sentono in dovere di chiarire in premessa che “Non sono razzista…”. E per dimostrare che non siamo razzisti, nominiamo una congolese ministro e poi la mandiamo anche a Bruxelles a rappresentare gli italiani. Poi nominiamo Fiona May all’interno della Federazione calcio (cosa c’entra la May con il calcio? Boh!), per occuparsi di discriminazione razziale. Sempre per dimostrare che non siamo razzisti e che combattiamo qualunque tipo di discriminazione razziale, religiosa o di genere, al concorso per Miss Italia negli anni ’90, abbiamo fatto vincere una ragazza di Santo Domingo (che non era nemmeno tanto bella).

Ancora per lo stesso motivo, un personaggio ambiguo come il trans Luxuria (diventata nota molti anni fa grazie alla sua partecipazione al Maurizio Costanzo show) è stata eletta in Parlamento, poi è diventata personaggio mediatico conteso da tutti i canali TV, ed infine ha partecipato al reality L’isola dei famosi ed ha vinto. Ormai è diventata personaggio pubblico, contesa da tutti i salotti televisivi come opinionista del momento. Di recente il festival della canzone europea è stato vinto da un altro personaggio ambiguo con la barba e vestito da donna, tale Conchita, non perché fosse più bravo di altri concorrenti, ma per dimostrare che non c’è discriminazione. E per rafforzare il concetto della non discriminazione, è stata invitata a cantare al Parlamento europeo ed infine è stata ospite  d’eccezione a Sanremo.  Di questo passo, per dimostrare che non siamo razzisti e omofobi, i gay, neri, lesbo, trans, musulmani e rom, avranno un trattamento preferenziale nei rapporti sociali ed in caso di concorsi o graduatorie, gli verrà riconosciuto un punteggio maggiorato, come alle categorie protette; così, tanto per dimostrare che siamo contrari alle discriminazioni (Pare che in qualche caso questo criterio sia già in vigore).  Così ci sentiamo più sereni, abbiamo la coscienza a posto; non siamo razzisti. Razzisti no, ma un po’ ridicoli di sicuro.

Ed ecco che anche Salvini cade nella trappola e nomina, come responsabile dell’immigrazione,  il suo bel rappresentante nigeriano, così nessuno potrà più accusarlo di razzismo. Nominare un nigeriano responsabile dell’immigrazione per dimostrare che non si è razzisti è come farsi sodomizzare per dimostrare che non si è omofobi. Ma ormai in una società che ha perso tutti i riferimenti ed è in preda a delirio di comunicazione mediatica, non c’è più limite alle balzane e strampalate invenzioni dei “creativi” della politica che, abbandonate tutte le ideologie ed i principi, vive di immagine, di slogan, di apparenza. Ciò che conta non è il contenuto, ma la forma, il contenitore. Conta l’immagine mediatica. Del resto, anche quando facciamo la spesa al supermercato ci lasciamo abbindolare e suggestionare non dalla bontà dei prodotti, ma dalla bellezza della confezione e dal messaggio pubblicitario. L’apparenza è tutto. Ecco perché il boy scout fanfarone toscano in camicia bianca da gelataio ha gioco facile a spacciare per attività politica e rinnovamento  i suoi sproloqui da imbonitore da fiera paesana. E’ il trionfo dei piazzisti della politica, l’apoteosi dei moderni Dulcamara.

Oggi in televisione si vende di tutto: pentole, raccolta fondi per il terzo mondo, materassi, buonismo Doc col marchio CE, croste orribili spacciate per opere d’arte, auto blu poco usate, vasche da bagno, balle spaziali spacciate per programmi politici, attrezzi da ginnastica per gli addominali, riforme costituzionali in confezione famiglia, bastoncini di pesce, rottamatori d’occasione, pannolini,  politici usato sicuro (compresi alcuni reperti storici della prima Repubblica). Insomma, si trova di tutto. basta fare zapping e puoi trovare l’occasione del giorno “Prendi 3 paghi 2”. Attenti, però, alle contraffazioni ed alle patacche. Quando si tratta di politici, le offerte speciali sono truffaldine; sembrano di prima qualità, col marchio famoso, ma, sotto sotto, sono falsi, taroccati, di provenienza cinese, costano un sacco di soldi e sono pure tossici.

Cose di Sardegna

Notizie dalle scuole sarde (e non solo).

I genitori lasciano i bambini a casa per protestare contro la presenza, in una classe di quinta elementare,  di un bambino particolarmente irrequieto che minaccia i compagni, scaglia sedie per aria e va a scuola con un coltello in tasca. Così, due giorni fa il piccolo turbolento si è ritrovato solo in classe. “Finché ci sarà lui, i nostri figli non faranno lezione“, affermano i genitori degli altri alunni i quali sono entrati a scuola solo dopo che la madre del bambino troppo vivace lo ha ritirato ed accompagnato a casa. La soluzione prospettata da dirigente scolastico è trasferire il piccolo in altro istituto. Ma gli assistenti sociali che seguono la famiglia (evidentemente si tratta di una situazione familiare già sotto osservazione) sono contrari. Dicono che “sarebbe un trauma” per il piccolo. Quindi, per non creare traumi al piccolo, preferiscono traumatizzare l’intera classe. Fantastici questi assistenti sociali. (Vedi L’Unione sarda)

Anche a Cagliari (Vedi L’Unione sarda), per dimostrare che si è al passo coi tempi, nelle scuole organizzano “corsi gender“. Dovrebbero essere dei corsi che, secondo i “docenti” ed i sostenitori di questa nuova pedagogia,  educano alle “Pari opportunità, abbattimento degli stereotipi di genere e rispetto della diversità“, specie di genere sessuale. In realtà il dubbio è che siano delle vere e proprie lezioni che tendono ad inculcare la cultura omosessuale e trans.  Sembra che questo genere di lezioni siano presenti e si stiano diffondendo in molte scuole nazionali. Di recente ha fatto notizia, con tanto di proteste da parte dei genitori,  la lezione tenuta da Luxuria in un liceo di Modena (Lezioni di sesso al liceo) in cui la nota trans forse ha illustrato agli studenti le delizie dell’amore omosessuale. Stesso genere di lezioni si tengono in diverse scuole di Roma e di altre città. Ormai, a quanto pare, la cultura omosessuale, è entrata a far parte dei programmi ministeriali. Forse bisognerà portarla agli esami insieme alle altre materie; italiano, greco, matematica, fisica e…cultura gay. E nessuno si sogni di protestare; vi accuserebbero subito di omofobia. Poi non lamentiamoci se il mondo è in declino.

Ma non dobbiamo preoccuparci per i ragazzi. Sono sempre in ottime mani, seguiti da ottimi insegnanti, assistenti sociali e, quando non bastasse ed avessero problemi caratteriali, di personalità e crisi esistenziali,  possono sempre contare sul supporto anche di affidabilissimi psicoterapeuti. Eccone uno a caso…

Notizia di oggi (Vedi Corriere.it) che riguarda ancora il mondo della scuola, a Roma. Il nostro specialista, quello che dovrebbe essere un riferimento certo per i bambini e ragazzi, aveva il vizietto dell’esibizionismo. Si appostava nella sua auto nelle vicinanze delle scuole e si mostrava mentre compiva atti osceni. Ora bisognerà trovare un bravo psicoterapeuta che curi lo psicoterapeuta col vizietto, sperando che anche quello non abbia altri strani vizietti che ne consiglino la cura con altro psicoterapeuta.  Che brava personcina! Quello che dovrebbe curare i ragazzi problematici, è il primo a doversi curare. Ma potrà continuare la sua attività esibizionista in altri luoghi. Infatti ha solo l’obbligo di firma negli orari di entrata ed uscita dalle scuole. Per il resto del giorno può “esibirsi” tranquillamente. Ma siamo sicuri che questo mondo sia normale? Ho qualche dubbio.

Chiudiamo ancora con una notizietta dalla Sardegna, che non è solo Costa Smeralda, è anche una regione eternamente in crisi.

Proprio due giorni fa c’è stato l’ennesimo sciopero dei metalmeccanici che hanno sfilato in corteo a Cagliari, con in testa il segretario generale della Fiom, Landini. Ma è l’intera economia dell’isola ad essere in crisi: Alcoa, Portovesme, Meridiana, miniere del Sulcis, Eurallumina, Keller. Siamo la dimostrazione lampante di cosa siano le “cattedrali nel deserto“. Nei primi anni ’60 sono arrivati  in pompa magna imprenditori e grandi aziende, attirati dai fondi della Cassa per il Mezzogiorno e dai lauti contributi regionali finalizzati all’industrializzazione della Sardegna. Hanno aperto le fabbriche, hanno incassato i contributi pubblici, hanno lavorato un po’ per ripagarsi delle spese e poi hanno chiuso, lasciando a casa migliaia di lavoratori che,  con l’illusione del posto fisso in fabbrica, abbandonavano la terra, la pastorizia,  il lavoro artigianale o piccole attività commerciali, per ritrovarsi, dopo pochi anni, in cassa integrazione, senza niente o, i più fortunati, utilizzati nei cosiddetti “Lavori socialmente utili“.  Chi si ricorda più di Ottana, della Snia Viscosa, della Rumianca?

Evoluzione dei sardi

– dalle caverne ai nuraghi.

– dal nomadismo alla pastorizia.

– dalla pastorizia all’agricoltura.

– dall’agricoltura all’industria.

– dall’industria alla…cassa integrazione !

Né va meglio l’agricoltura o la pastorizia, settori fondamentali dell’intera economia sarda. Fra quote latte decise a Bruxelles, lingua blu, peste suina, alluvioni, incendi e calamità varie, siamo sempre a rischio fallimento. Forse per consolarci, da decenni continuano a venire in visita di cortesia segretari sindacali, leader politici, Presidenti, Papi, tutti a portare sostegno ai sardi. Abbracciano la gente, esprimono la loro vicinanza e solidarietà, fanno promesse, lanciano appelli e dichiarazioni di circostanza a beneficio dei media, fanno scorta di dolci, pecorino, vernaccia e cannonau, salutano tutti e ringraziano per l’accoglienza e la proverbiale “calda ospitalità” dei sardi.

Poi ripartono, tornano nei loro palazzi  e tutto resta come prima. Il Presidente torna al Quirinale, il Papa continua a fare il Papa in Vaticano, Landini tornerà nei salotti TV o a fare altri cortei, Vendola torna in Puglia dal suo caro Eddy…e i sardi continuano a fare i sardi, fessi e contenti, fino alla prossima visita di Stato. Bene, e cosa si scopre in questo panorama di crisi endemica? Niente di particolarmente eclatante, abbiamo visto e sentito di peggio. Ma anche questa notizietta dà un’idea di come si spreca il denaro pubblico, invece di utilizzarlo per progetti seri. Ecco la notizia: “La Regione spende 350 mila euro in foto mai utilizzate e nascoste da cinque anni“.

Avete capito bene? Qui in Sardegna c’è il più alto tasso di disoccupazione d’Italia, i poveri crescono ogni giorno, perfino la Caritas tempo fa ha lanciato un appello perché, visto che il numero dei poveri è in costante aumento, non riescono più a garantire i pasti, c’è gente che non ha nemmeno il pane, che soffre la fame e questi spendono 700 milioni di vecchie lire in…fotografie!

Si tratta di un progetto che risale al 2007 per conto dell’ISRE, Istituto superiore regionale etnografico. Le foto sono state scattate, dicono, da professionisti di “chiara fama” e, fino ad oggi, sono rimaste custodite negli archivi dell’Istituto.   L’ex direttore generale si giustifica così: “Non ci hanno dato soldi per fare mostre o un catalogo: visti i risultati, un investimento forse sbagliato.“. Non mettiamo in dubbio che i fotografi fossero di “chiara fama”, né che si sia trattato di un “investimento sbagliato“, non sarebbe il primo e, purtroppo, non sarà l’ultimo.

Sembra strano, tuttavia, che si spendano tanti soldi senza prevedere un utilizzo del materiale. Anzi, ad essere sinceri, sarebbe strano in un paese normale. Da noi, dove la serietà, la capacità e la competenza degli amministratori sono un optional, non è per niente strano; anzi è la regola. Ma, soprattutto, ci chiediamo, e se lo chiedono migliaia di disoccupati e cassintegrati sardi, che bisogno c’è di sprecare 350 mila euro (700 milioni di vecchie lire) per fotografare pecore al pascolo, vecchiette intente a cucire, angoli pittoreschi di paesetti dell’interno e feste paesane, quando ci sono centinaia di migliaia di sardi che sono in povertà totale e devono mangiare alla Caritas? A quanto pare, per i nostri geniali amministratori, più che aiutare i poveri e dargli da mangiare, conta fotografarli. Magari creperanno di fame, però, prima o poi, finiranno in una mostra etnografica. Anche queste sono soddisfazioni.  Questione di punti di vista.

Il candidato ideale

Sembra proprio che Napolitano abbia intenzione di lasciare il Quirinale. E si scatena subito il “totopresidente“, gioco preferito dei nostri giornalisti, osservatori ed opinionisti;  quelli che si spacciano per esperti tuttologi e ogni giorno imperversano  su stampa, radio e TV, facendo sfoggio di  cultura enciclopedica, informazioni segretissime e doti di preveggenza che esprimono in inutili chiacchiere come quelle che voi fate al bar dello sport. Solo che voi le fate gratis, loro sono pagati per farlo. Chi sarà il prossimo inquilino del Colle? Già si accennano i primi nomi e la Boldrini, giocando d’anticipo, dice che sarebbe la volta di eleggere una donna (che ci stia facendo un pensierino?)..

Non so chi sarà il prescelto (non ho doti da paracul…pardon, da paragnosta, come i nostri autorevoli esperti), ma posso elencare alcune caratteristiche del candidato ideale. Sono in corso mutazioni epocali, stiamo vivendo tempi di grandi cambiamenti, di rottura col passato, di grandi fermenti sociali, di nuove tendenze e di valorizzazione della diversità culturali, etniche, religiose, di tendenze sessuali poco ortodosse. Oggi i “diversi”, in tutti i campi, fanno scuola, fanno tendenza, fanno notizia, fanno carriera e fanno quello che gli pare, senza pregiudizi, senza scrupoli, senza remore, senza pudore, senza timore e senza vergogna.

Se sei una persona normale non ti nota nessuno. Ma se sei “diverso” entri automaticamente, di diritto, nel novero delle “categorie protette“, assistito, coccolato e tutelato da varie associazioni, come le specie in via di estinzione, come il panda o la foca monaca.  E come soggetto tutelato, hai molte probabilità di finire in prima pagina e di avere successo nel mondo dello spettacolo, della politica (puoi entrare in Parlamento o diventare vicepresidente di un grande partito), dell’arte, della cultura, del cinema, della televisione (puoi vincere un talent show, un reality o un festival europeo della canzone), della stampa (puoi diventare anche direttore di famosi settimanali di gossip).  Quindi, italiani, auguri e… figli diversi.

In USA hanno eletto Obama, il primo  presidente nero. In Italia una congolese nera è diventata ministro.  In Parlamento  sono entrate porno star come Cicciolina e trans come Luxuria. Le donne, grazie alle pari opportunità ed alle quote rosa, vivono un momento di riscatto e sono a capo di aziende, sindacati ed Enti pubblici. E’ una donna la presidente della RAI Tarantola, la segretaria generale della CGIL Camusso, la ex segretaria della Confindustria Marcegaglia, la presidentessa della Camera Boldrini, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, l’ex direttore dell’Unità Concita De Gregorio.

Sono donne alcune delle calamità televisive nazionali di grande successo, come Antonella Clerici, Mara Venier, Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Lucia Annunziata, Lilly Gruber e  molte conduttrici di rubriche e programmi televisivi o a capo di importanti testate giornalistiche; evito i nomi, l’elenco sarebbe troppo lungo.  Essere donna, carina e “renzina” è anche una condizione per scalare il PD; vedi Boschi, Moretti, Madia, Serracchiani, Bonafè, Picierno. Insomma, è un momento d’oro per le donne. Ecco perché la Boldrini auspica una donna al Colle; sarebbe il coronamento ideale del lungo percorso di riscatto femminile.

Renzi è oggi il simbolo di questo cambiamento, della rottura. E’ diventato segretario del PD perché predicava la rottura col passato, il cambiamento radicale e la “rottamazione” dei vecchi dirigenti.  Oggi questi sono i requisiti richiesti per avere successo. Parola d’ordine “cambiamento“; bisogna rompere con il passato, rompere gli schemi, rompere i pregiudizi, rompere gli stereotipi, rompere gli equilibri, rompere gli indugi…insomma, bisogna rompere qualcosa. Ed infatti è da tempo che la nostra classe dirigente e politica rompe; oh se rompe! Il guaio è che tutti rompono, ma nessuno paga.

Quindi, tenuto conto di ciò, ritengo che oggi il Presidente ideale, per essere al passo coi tempi e rappresentare al meglio l’aspirazione al cambiamento sociale, culturale, politico, etnico, religioso e sessuale,  debba avere le seguenti caratteristiche: essere donna, nera, lesbica, atea o, meglio ancora, musulmana o buddista. Se fosse anche trans e con ascendenze zingare sarebbe il massimo.

Vescovi, gay e ladri in chiesa

Gay e trans a scuola sì, vescovi no. Le recenti notizie circa lezioni sulle delizie della “diversità di genere” tenute dalla nostra trans nazionale ed onnipresente (Vedi “Luxuria in un liceo di Modena“), la distribuzione di opuscoli sull’amore omosessuale e lezioncine tenute dall’Arcigay sul sesso anale (Vedi: “Lezioni di sesso anale“), confermano la grande apertura  della scuola italiana verso la nuova didattica politicamente corretta che integra le normali materie scolastiche con altre iniziative più o meno attinenti alla formazione dei ragazzi. Spesso si tratta di iniziative molto discutibili, ma oggi, in tempi di “rottamazione“, tutto ciò che ricorda il passato sembra destinato a scomparire, sostituito da nuovi metodi, nuove ideologie, nuovi modelli educativi, nuova morale ed anche nuovi docenti. Ultimamente nelle aule scolastiche tengono  lezione fior fiore di…Fiorello, Jovanotti, Valentino Rossi, Checco Zalone, Vasco Rossi, e Luxuria!

In Veneto, però, succede che il vescovo abbia inviato una lettera alle scuole per annunciare la visita pastorale e chiedere conferma per concordare il calendario delle visite. E succede che la dirigente scolastica di un istituto di Brugnera abbia declinato l’invito, di fatto negando la disponibilità alla visita del vescovo (Vedi “La preside non vuole il vescovo a scuola“). Gay sì, preti no.

Questa è la nuova scuola italiana; Luxuria sì, il vescovo no. Dobbiamo rassegnarci, è il nuovo corso della società multietnica, multiculturale e multiconfusa. Già da qualche anno stiamo assistendo ad episodi di stravolgimento delle tradizioni e della cultura e delle consuetudini popolari, in nome di una generica necessità di integrazione con immigrati di ogni provenienza. Per non urtare la sensibilità dei “nuovi italiani” e per rispetto alla loro cultura, religione e tradizione, stiamo rinunciando alla nostra cultura ed alle nostre tradizioni. Stiamo abolendo  il Natale, i canti natalizi, il presepe ed anche l’alberello; per non urtare la sensibilità dei bambini musulmani. In Europa hanno abolito direttamente la festa; non si chiama più Natale, ma “Festa d’inverno“, per non offendere i musulmani (vedi “Auguri di stagione“)..

In omaggio alle “nuove famiglie“,  composte non più da un uomo e una donna, marito e moglie, ma da due uomini o due donne (oggi si usa così, ma non mettiamo limiti alla provvidenza, potrebbe arrivare anche la poligamia),  in alcune scuole, quest’anno, hanno abolito perfino la festa del papà, per rispetto a quei bambini che invece che avere un papà ed una mamma (ormai la coppia normale è anacronistica, fuori moda) hanno due mamme (Abolita la festa del papà per non turbare l’alunno con due mamme”).  Non hanno risolto, però, un problema: se un bambino ha “due papà” o “due mamme” cosa deve fare? Deve festeggiare per due giorni di seguito, uno per ciascun papà o ciascuna mamma? Oppure due papà o due mamme, essendo dello stesso “segno”, algebricamente si annullano e, quindi, è come non averli, non si fa nessuna festa e addio torta? Oppure eliminiamo direttamente il 19 marzo, festa di San Giuseppe, dal calendario? Ma San Giuseppe era il genitore 1 o il genitore 2 di Gesù?  Mistero evangelico.

Infatti, per compiacere le coppie gay e lesbo, hanno abolito perfino i termini “padre e madre“, sostituiti con “genitore uno e genitore due” (La scuola abolisce padre e madre). Così si evitano imbarazzanti riconoscimenti di mamme con la barba e papà con le tette.  Fra poco, per adeguarci alle nuove disposizioni politicamente corrette, anche i “Dieci comandamenti” saranno modificati. Non si dirà più “Onora il padre e la madre“, ma “Onora il genitore uno e il genitore due“. Visto che ci siamo sostituiamo anche le feste comandate con un  Gay pride settimanale (come il sabato fascista) ed il VI° comandamento, che vieta gli atti impuri ed è difficile da rispettare, lo aboliamo direttamente: cassato. Il problema si pone con il “Padre nostro che sei nei cieli…”. Come dovremo chiamarlo; genitore uno o genitore due? Misteri teologici. Gli italiani devono farsene una ragione. Questo è il futuro che ci aspetta. Ed il cambiamento lo stanno già attuando proprio nelle scuole, dove le menti dei ragazzi sono più facilmente plasmabili. Ormai a scuola possono andare tutti a tenere la loro lezioncina, purché siano politicamente corretti: Luxuria e l’Arcigay sì, il vescovo no. (Vedi “Mamme, babbi e bebè“)

E’ la scuola moderna. Pian piano hanno cambiato i programmi, hanno eliminato materie, hanno inserito nuove discipline. Hanno eliminato il latino, perché ormai inutile. Hanno eliminato lo studio delle poesie a memoria perché sforza inutilmente la debole mente dei ragazzi. Hanno eliminato lo studio di nomi, date, eventi, formule, perché considerato “inutile nozionismo“. Vogliono abolire la geografia, la filosofia (Abolire la filosofia?) e, sembra, anche la storia dell’arte. Nel Paese che, secondo le stime ufficiali, detiene circa il 60% del patrimonio artistico mondiale, vogliono abolire lo studio della storia dell’arte. Roba da ricoverarli in manicomio, se non li avessero chiusi. Poi i risultati della nuova didattica possiamo constatarli ogni giorno, leggendo i giornali, guardando la televisione, leggendo i commenti dei lettori sui siti in rete. Si fa scempio della lingua italiana. E’ ignoranza pura e semplice, ma si giustifica qualunque arbitrio con la necessità di adeguare la lingua alla comunicazione moderna, più popolare, veloce e condizionata dalla tecnologia e dall’assimilazione di termini, specie inglesi, entrati ormai nel linguaggio comune. Il gergo ed il dialetto diventano così linguaggio letterario usato ed abusato anche da esimi professori, giornalisti, scrittori ed opinionisti televisivi da mercato rionale. Ma questi sono i tempi e bisogna adeguarsi.

Furto sacrilego.

Ecco un piccolo esempio delle conseguenze di una scuola “fai da te” ormai allo sbando. Notizia vista stamattina nella prima pagina della più importante agenzia di stampa italiana, l’ANSA. Nell’occhiello leggiamo “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano, durante la celebrazione della Passione in San Pietro, presieduta da Bergoglio.”. Ad una lettura veloce sembra tutto regolare. Ma non lo è. La proposizione principale, escludendo l’inciso in rosso, sarebbe questa: “Padre Cantalamessa sferza gli amministratori che rubano…presieduta da Bergoglio“!  Che vuol dire? Non ha alcun senso logico. Una vera perla, una castroneria da finire a pieno titolo in una antologia umoristica. E non basta, perché l’inciso, evidenziato in rosso, se la sintassi ha ancora un valore, va riferito e collegato al termine che lo precede immediatamente; ovvero, agli “amministratori che rubano“. In conclusione il senso di quella frase è che, mentre padre Cantalamessa tiene la sua predica, gli amministratori rubano durante la cerimonia. Un vero furto sacrilego.

Si potrebbe pensare, tanto per trovare una giustificazione, che l’errore sia dovuto alla necessità di concisione del titolo. Allora entriamo nella pagina (Predicatore Papa…) e vediamo cosa dice il testo dell’articolo. Comincia così: “Il predicatore pontificio, padre Cantalamessa, sferza gli amministratori che rubano durante la celebrazione della Passione…”. Cambiata la costruzione della frase ed eliminata anche la virgola dopo “rubano”, che potrebbe lasciare qualche dubbio interpretativo, non ci sono più dubbi, il significato è quello: “gli amministratori rubano durante la celebrazione...”.  No, non si tratta di errore casuale, è proprio una evidente questione di incompatibilità genetica fra il redattore e la sintassi. Niente di straordinario, si legge anche di peggio.

Ho la sensazione che il cronista che ha scritto questa notizia sia lo stesso che inciampa spesso e volentieri sulla sintassi. Ecco due esempi presi sempre dall’ANSA: “Vivisezione umana” e “Pubblicità progresso: les liaisons dangereuses“. Che siano tutti opera dello stesso autore? Sembrerebbe proprio di sì. E’ una specie di marchio di fabbrica.

Ma l’ANSA non è il solo sito ad avere redattori che usano un linguaggio casual. Strafalcioni anche peggiori di questi si leggono ogni giorno sui vari quotidiani. Sarà colpa dello stress, dei tempi sempre più ristretti per garantire l’informazione in tempo reale, delle news sparate senza accertare la fondatezza, della necessità di riempire gli spazi della pagina. Sarà, ma forse è anche colpa di una scuola che  offre una preparazione superficiale e, per garantire a tutti la prosecuzione degli studi, chiude un occhio, e spesso anche due, sulla preparazione degli alunni e promuove tutti. E le conseguenze le vediamo, purtroppo.

 Vedi anche…

Di chi è l’ombrello?

Dubbi sintattici

Cacofonia mediatica

Mani, cervelli e cronisti

Ma non ci sono solo gli svarioni sintattici e la superficialità di cronisti che scrivono con i piedi. C’è anche di peggio. Ci sono pezzi da prima pagina scritti da autorevolissimi professori che lasciano  senza parole per la loro banalità ed inconsistenza. Ecco uno splendido esempio di questo tipo di editoriali: “Donne, uomini, erotismo ed altro“.

Buona Pasqua a tutti, finché c’è ancora. Sì, perché, prima o poi, sempre per non turbare i non cristiani, dopo aver abolito il Natale, aboliranno anche la Pasqua. Che bella la società multietnica…

Strano, ma vero

Quando la realtà è in bilico fra il trash, il kitsch, l’assurdo, il grottesco, il surreale; talvolta leggere le news ricorda quelle rubriche “Incredibile, ma vero“. Ecco alcuni esempi presi dalla cronaca.

Il governo del Bomba si prepara a nominare alti dirigenti di Enti, Aziende pubbliche, Società quotate in Borsa. Insomma, è il momento cruciale della sistemazione di uomini fidati nei centri di potere; è l’applicazione pratica della strategia gramsciana della conquista delle “Casematte”  che a sinistra applicano benissimo da decenni. La novità è che anche queste nomine saranno fatte, come dice la didascalia, tenendo conto della parità di genere. Ormai tutto viene visto sulla base della parità. Non conta più la preparazione, le  capacità, l’esperienza, il curriculum. No, conta il genere. Quindi, procederanno nominando alternativamente un uomo, una donna, un uomo, una donna. Però, visto che esiste anche il terzo genere, i trans, e che ormai hanno conquistato il diritto alla visibilità ed all’attenzione del pubblico, bisognerebbe tenerne conto. Allora bisognerebbe fare le nomine così: un uomo, una donna, un trans, un uomo una donna, un trans. Mi sembra la soluzione giusta. No?

La bellezza è un’opinione

A proposito di…ecco la trans più famosa d’Italia. Ormai è sempre in prima pagina, spopola su riviste, internet e televisione. Ospite ricercatissima da tutti i salotti  ciarlieri e gossipari. Perché è particolarmente brava, simpatica, intelligente, preparata, colta, bella, esperta di qualcosa? No, solo perché è trans! Ma oggi il trans va come il pane. L’altra domenica era ospite al pomeriggio su RAI 1 all’Arena di Giletti. L’hanno invitata per darle modo di spiegare perché a Modena le hanno negato di tenere una lezione al liceo sulla diversità e sulle delizie dell’essere trans. Una volta a scuola si studiava latino, greco, storia, letteratura, matematica. E per insegnare bisognava essere dotati di regolare titolo di studio che abilitasse all’insegnamento di una materia specifica. Oggi basta essere trans e vai a tener lezione in un liceo. Il giorno dopo era ospite, in prima serata, nel programma “Quinta colonna” di Del Debbio su Rete4. Poi, pare che sia diventata opinionista fissa del “Grande fratello“. Sabato scorso era ospite a “TV talk” di Bernardini su RAI 3. Basta e avanza, anche se, visto che guardo pochissimo la TV e molto raramente al mattino,  temo che sia stata presente anche in altri salotti TV.

Non c’è che dire, ha più spazio e visibilità Luxuria di quanta ne avesse Rita Levi Montalcini. E non dico altro, per carità cristiana e per evitare accuse di transfobia. Il bello è che ormai viene considerata “normale” ed imposta dai media come testimonial del nuovo corso culturale, quello della confusione sessuale e di genere. Vogliono convincere la gente che essere trans sia del tutto naturale, accettabile, anzi bello. Ecco perché vanno a spiegarlo anche nelle scuole. Infatti, il nostro Vladimiro Guadagno, in arte Luxuria, si sente “bella”. Ma, come ho già detto di recente, queste imposizioni culturali e l’atteggiamento compiacente dei media si scontrano con il pensiero ed il sentire comune della gente. Questo box era presente qualche giorno fa nella Home di Tiscali. Volete sapere cosa pensano i lettori di Luxuria e della sua “bellezza“? Leggete i commenti alla fine dell’articolo: “Vladi Luxuria, vuoi sapere come faccio ad essere così bella?”.

Il testimonial nero

Se Luxuria è il testimonial preferito dei sessualmente confusi, Balotelli lo è dei buonisti sostenitori della società multietnica, multiculturale, dell’accoglienza, dell’integrazione e delle porte aperte all’immigrazione di tutti i disperati del mondo.  Tanto è vero che il nostro “Super Mario” (che per molti è, invece, solo una montatura) è sempre in prima pagina, qualunque cosa faccia o non faccia. Deve esserci perché aiuta la causa. E infatti non passa giorno che, sui quotidiani in rete,  non abbia qualche box riservato, con le ultime imprese della giornata. Lui è sempre in primo piano, anche quando non c’entra niente. Esempio pratico.

Ieri si giocava la partita fra Milan e Catania. Su alcuni quotidiani si poteva seguire la cronaca della partita in diretta. Ad un certo punto, segna il Milan con Montolivo. Ed ecco, nell’immagine sopra,  come L’Unione sarda, riporta la notizia. Segna Montolivo, ma mettono la foto di Balotelli. Provate a chiedervi il perché. E non è il solo. Anche il quotidiano Libero usa lo stesso metodo, come vediamo nell’immagine a lato: “Il Milan vince ancora…”, ma nella foto non si vede Montolivo, ma Balotelli. Sì, proprio bravo Super Mario, anche quando segnano gli altri, sembra che il merito sia suo. E’ una sovraesposizione mediatica ed una supervalutazione che dovrebbe almeno farci sorgere qualche dubbio sulla correttezza dell’informazione e sull’uso strumentale di questo calciatore. Ma naturalmente per i puri di cuore e per le anime belle terzomondiste non c’è niente di strano; tutto nella norma.

A proposito di immigrazione

La Chiesa è apertamente schierata con i terzomondisti ed i militanti della società multietnica e multi religiosa. Sono favorevoli all’immigrazione, sostengono l’accoglienza, sono favorevoli alla costruzione delle moschee, auspicano la pace e Papa Bergoglio dice che i musulmani “sono nostri fratelli“. Chissà se è informato sulle quotidiane stragi di cristiani che avvengono in Africa ogni giorno. E’ una autentica caccia ai cristiani da parte di bande di musulmani. Ma il Papa dice che sono nostri fratelli. Anche Caino e Abele erano fratelli. Ed il cardinale Scola dice che il futuro di Milano è degli stranieri. Cari milanesi, se così è, per voi non c’è più posto, non c’è futuro. E visto che il terzo mondo si sta trasferendo da noi, fra poco non ci sarà posto nemmeno per gli italiani. Il Bel Paese sarà riservato agli stranieri. E se, come italiani,   non volete finire per essere una minoranza tutelata dal WWF, non vi resta che emigrare, magari in Libia.

Poi, se fra i datteri e i cammelli della Tripolitania vi annoiate e proprio avete nostalgia della Madonnina, potete sempre travestirvi da beduini, imbarcarvi sul primo barcone in partenza per Lampedusa, dove avrete vitto e alloggio gratis assicurato, più fondo per piccole spese, sigarette e ricariche telefoniche, tutto offerto dagli italiani accoglienti. Poi trasferitevi a Milano dove, finalmente, il cardinale Scola, il sindaco Pisapia ed uno stuolo di associazioni umanitarie faranno di tutto per assegnarvi una casa, darvi un lavoro, l’assistenza e tutti i diritti possibili. Così, finalmente avrete tutti i titoli per vivere tranquillamente a Milano da stranieri.  Ed il futuro sarà vostro. Auguri.

I valori della vita

Recentemente Dario Franceschini è stato colpito da un infarto. Fortunatamente si è risolto bene e dopo qualche giorno di riposo è tornato alle dure incombenze da ministro per i Beni Culturali. Franceschini è  quello che quando crollò un muro a Pompei chiese subito le dimissioni dell’allora ministro Bondi, accusandolo di essere direttamente responsabile del crollo. Ultimamente ci sono stati una serie di crolli a Pompei, ad Ercolano e pure a Roma. Ma nessuno ha chiesto le dimissioni dei ministri in carica, prima Bray ed ora Franceschini. Nemmeno il nostro Dario dalla memoria corta ha pensato mai di dimettersi. Evidentemente c’è muro e muro e c’è ministro e ministro. Se cadono i muri quando i ministri sono del PD non succede niente; normale amministrazione. Potrebbe sprofondare tutta Pompei, ma nessuno sarebbe responsabile; meno che meno i ministri, specie se sono del PD. E’ un’applicazione del relativismo democratico: “Tutti i ministri sono uguali, ma alcuni ministri sono più uguali degli altri“. Eppure Franceschini ha tratto un utile insegnamento dal coccolone che lo ha colpito. Dice che grazie all’infarto ha capito quali siano i veri valori della vita. Cari italiani, rendiamoci conto che se siamo governati da gente che, per scoprire i valori della vita, ha bisogno che gli venga un infarto, siamo messi molto male; noi, ma lui anche peggio.

Senti chi parla

Titolone d’apertura stamattina sul Corriere.it

Ha ragione Alfano. Troppi idioti intorno a Berlusconi. Ovviamente i più idioti e più inutili (o “utili”, ma sempre idioti) sono quelli che gli stavano più vicini. E chi era quello più vicino? Ovvio, il segretario del PDL,  l’erede designato, il vice Berlusconi, il delfino del capo, il primo della lista degli inutili idioti, lui: Angelino Alfano. La conferma? Vista la sua vicinanza a Silvio, solo un idiota potrebbe fare una dichiarazione simile. Ma, da idiota, (anche gli idioti ogni tanto, per sbaglio, ne dicono una giusta) ha detto una grande verità. Complimenti.  Povero Angelino, ha solo una cosa che si nota subito e per la quale  verrà ricordato dai posteri:  i dentoni da Bunny.

Ultimissime. Altra notiziona da prima pagina appena pubblicata sul Corriere: “Sventolava una bandiera arcobaleno”

Ma il signor Vladimiro Guadagno, in arte (!?) Luxuria, sapeva che in Russia è vietato fare propaganda gay? Certo che lo sapeva, lo sanno tutti. Anzi, lo sa così bene che già in passato fu protagonista di un’altra manifestazione di protesta, a Mosca,  a favore dei gay. In quella occasione fu fermata e rispedita in Italia. Ma non ha imparato la lezione. E’ tosta, è decisa, determinata, è quel che si dice “una donna…con le palle“. Così coglie l’occasione delle Olimpiadi, va a Sochi a sventolare  una bandiera arcobaleno con la scritta “Essere gay è OK” (in cirillico), si fotografa e manda un messaggio su Twitter “Alla faccia di Putin”. E’ una provocazione? Benissimo,  ma poi non si lamenti se ne paga le conseguenze. Intanto, data la sconvolgente notizia, si è già mosso tutto l’ambaradan gay, lesbo, bisex, transex, plurisex etc…protestano contro l’arresto del trans nazionale in trasferta olimpica e chiedono l’intervento immediato della Farnesina. Emma Bonino (vedi nota ANSA) ha già assicurato il suo interessamento e “L’Unità di crisi” è già attivata. Se il risultato della Bonino è quello ottenuto con i marò in India, Luxuria sta fresca, letteralmente. Magari finisce in Siberia, al freddo e al gelo (oh, povera stella!). Beh, poco male, almeno è l’occasione buona per rinfrescarsi le idee…