Insulti e par condicio

Più si avvicina la fatidica data del 4 dicembre, quando si voterà per il referendum, e più si accende la battaglia mediatica per il Si o il NO. Gli interventi in televisione dovrebbero essere regolati da norme che garantiscano la famosa “par condicio” ai due schieramenti. Ma, come succede sempre in Italia, le norme e le leggi sono elastiche: per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano.  Così vediamo Renzi (e la sua compagnia di giro con pagliacci e scimmiette ammaestrate) che imperversa su tutti i canali, praticamente lo vediamo a reti unificate; ha il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Manca solo che presenti anche le previsioni del tempo, “Viaggiare informati” e l’oroscopo del giorno. Eppure sono proprio questi “Tipi sinistri”, come li chiamava Pansa, che quando era al governo Berlusconi si lamentavano per l’eccessivo presenza del premier in TV. Poi, andando a verificare, si scopriva che i più presenti erano proprio loro. Come successe nel 2006 quando il Corriere, proprio per far luce sulla polemica delle presenze in TV, pubblicò i dati ufficiali dai quali risultava che in testa alla classifica delle presenze c’era Bertinotti di Rifondazione comunista (42 presenze), seguito da Pecoraro Scanio dei Verdi (40 presenze) e da Piero Fassino dei DS (33 presenze); Berlusconi era solo all’ottavo posto insieme a D’Alema, entrambi con 10 presenze. Dimostrazione pratica del livello stratosferico della malafede e dell’ipocrisia che regna a sinistra. Guardate qui: “Politici in TV“.

La presidente della Camera Boldrini, in occasione della giornata mondiale per la difesa delle donne, ha pubblicato una raccolta di insulti che le vengono rivolti in rete dai cittadini, denunciandoli come gravissimi insulti sessisti e come una forma di violenza verbale contro le donne (Ecco chi mi insulta). Sono in gran parte insulti a sfondo sessuale e Boldrini li ha pubblicati proprio per denunciarne la gravità. Dice: “Ho deciso di farlo perché chi si esprime in modo così squallido e sconcio deve essere noto e deve assumersene la responsabilità.”. Giusto, un conto è la libertà di espressione, altro è l’insulto gratuito e volgare. Però, c’è un però. Non ricordo che Boldrini (o altre donnine dall’indignazione facile) si sia indignata quando Sabina Guzzanti, in occasione di un Girotondo a Piazza Navona, urlò dal palco che Mara Carfagna era diventata ministra perché “succhiava l’uccello a Berlusconi“, o quando insulti simili venivano rivolti a donne del centrodestra.

Normale. A sinistra hanno l’indignazione facile, ma a senso unico. Se Guzzanti allude a servizietti orali in stile Lewinski  è satira; se danno della “pompinara” alla Boldrini è un gravissimo insulto volgare e sessista.  Anche la par condicio la applicano in maniera elastica. A sinistra hanno una visione  double face della realtà; così cambiano visione secondo le circostanze e la convenienza. E’ una caratteristica che ho evidenziato spesso.  Mi viene in mente un post di dieci anni fa: “Gad Lerner e San Faustino“. Calza a pennello, anche perché il nostro ineffabile Lerner sta per tornare in TV, sulla RAI, con un nuovo programma “Islam, Italia” sulla cui imparzialità nutro molti e seri dubbi. Anzi, conoscendo la sfacciata faziosità del nostro ex Lotta continua, immagino che sarà un grande spot a favore dell’islam, dell’accoglienza, dell’integrazione e della società multietnica,  perfettamente omologato al pensiero unico politicamente corretto (ma pagato da tutti gli italiani). Lo riporto, a dimostrazione del fatto  che non solo questo della doppia morale è un vecchio vizio della sinistra, ma che non è cambiato niente fino ad oggi.

Gad Lerner e San Faustino (31 marzo 2006)

Ultima puntata di “L’Infedele” dedicata a Fausto Bertinotti (unico ospite “politico”; senza avversari, senza contradditorio e alla faccia della “Par condicio“). Il tema della serata è un ipotetico “Processo” a Bertinotti. Conoscendo Gad Lerner si può già immaginare, anche senza aver visto la trasmissione, quanto sarà duro questo “processo”. Ciò che continua a sorprendermi in gente come Gad Lerner e simili guru dell’informazione (ma il discorso si potrebbe estendere anche ad altri esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura) è constatare come essi siano, o mostrino di essere, del tutto convinti che i telespettatori siano tutti degli idioti o comunque…essi siano più “furbi” degli altri. Sembra incredibile, ma ne sembrano proprio convinti.

Ne sembra convinto anche Fabio Fazio quando annuncia Cornacchione che presenta Berlusconi come un matto che crede di essere Napoleone. O come quando ospita Gianni Minà che si esibisce in una vera e propria apologia di Che Guevara. Ne è convinta Serena Dandini, la conduttrice di quel programma “Parla con me“, quando con perenne sorrisino fintamente ingenuo ironizza su coloro che la accusano di invitare solo ospiti “comunisti“. Ne è convinto perfino Dario Vergassola, ancora a “Parla con me”, quando chiede ironicamente “E’ meglio un nano in giardino o un nano a palazzo Chigi?”. E ancora “E’ peggio il Mòse di Venezia o il Mosè di Arcore?”. O quando ironizza sulle liste di centro destra notando che hanno lasciato fuori qualche illustre esponente per far posto a Pippo Franco. Ovviamente accompagnando la frase con un tono di voce ed una espressione che significa che Pippo Franco è una specie di imbecillotto qualunque indegno di essere candidato. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che potrebbe fare lo stesso con la parte avversa e chiedersi come mai Bertinotti ha lasciato fuori Ferrando, che rappresenta il 40% del partito, per far posto a Vladimir Luxuria.

Ma si sa, i comici sono fuori dalla par condicio, anche se, stranamente, continuano a fare satira solo ed escusivamente contro una certa parte. Ma non sono solo i comici a fare eccezione. Anche il programma di Lucia Annunziata fa eccezione. O almeno questa è l’opinione di Pierluigi Battista (autorevole vice direttore del Corriere) il quale, di recente a proposito delle polemiche successive all’intervista di Annunziata a Berlusconi, ha affermato che ci sono trasmissioni elettorali, dove i candidati possono illustrare i loro programmi di partito, ma quella di Lucia Annunziata non è una trasmissione elettorale, è una “rubrica giornalistica“. Ah, beh, allora. Abbiamo capito, anche lei è esente da par condicio. Come era esente “Rockpolitick” di Celentano che per quattro puntate, costate circa 20 miliardi a carico dei cittadini, è stato un enorme spot elettorale anti Berlusconi; ma quello è spettacolo, non è mica una trasmissione politica. Quindi è esente da par condicio e da censure perché guai a porre limiti alla satira.

E’ esente dalla par condicio anche la stampa. E così un quotidiano che si vanta di essere “indipendente” e che è il più importante d’Italia, il Corriere della sera, può tranquillamente schierarsi invitando i lettori a votare per il centro sinistra. E meno male che è “indipendente”! E’ fuori dalla par condico, ovviamente, anche il cinema. E così Nanni Moretti può permettersi di far uscire il suo “Caimano” contro Berlusconi ad appena 20 giorni dalle elezioni. Lo stesso possono fare Cremonini/Deaglio con un altro film su Berlusconi, ancora in piena campagna elettorale. Ma mica vorremo imporre limiti al cinema, quando mai. E poi, il fatto che escano in piena campagna elettorale è solo un caso, è, per restare in ambito cinematografico, come i riferimenti a persone e fatti della vita reale “puramente casuale“.

E’ curioso constatare come tutto ciò che gioca a favore della sinistra, per qualche strano motivo, sia sempre al di fuori delle regole. Davvero curioso e degno di una attenta analisi socio/culturale/antropologica. A patto, ovviamente, che tale analisi risulti utile e favorevole alla sinistra. Altrimenti non è il caso, zitti e Mosca! A quanto pare l’unico che in Italia deve stare attento a tutto ciò che dice e fa è Emilio Fede ed il suo TG4. Riceve critiche, contestazioni, denunce e multe per non osservanza della par condicio. Gli contestano i servizi, gli contano i secondi dedicati a questo o quel politico,il modo di porgere le notizie, perfino le fotografie che mostra e infine anche le espressioni facciali. E’ l’unico in Italia al quale controllano anche le pause. Neanche fosse Celentano! Tutti gli altri sono esclusi; per qualche strano motivo hanno sempre una giustificazione per eludere la par condicio.

Per esempio, Gad Lerner. Nel giro di una ventina di giorni è riuscito a fare due trasmissioni che sono due capolavori di propaganda. La prima dedicata a Rossana Rossanda, una specie di glorificazione della Rossanda, della sua militanza comunista e del “Manifesto“. La seconda, giusto avantieri, una puntata che, dietro il titolo paraculistico di “processo” si è dimostrata quello che era e che voleva essere: una glorificazione di Fausto Bertinotti, della sua militanza comunista (pura combinazione) e del suo impegno politico. Mancavano solo l’altarino, i ceri, gli ex voto e l’aureola. Il resto c’era tutto, compreso il gran sacerdote officiante: Lerner. Alla faccia della par condicio. E degli italiani che ci credono.

Vedi:

– “La semantica sinistra di Gad Lerner“.

– “I coglioni sono due“.

– “La morale è un optional

– “Sessantotto, ma non li dimostra

– “Politici in TV

– “Doppia morale e meticciato

Il candidato ideale

Sembra proprio che Napolitano abbia intenzione di lasciare il Quirinale. E si scatena subito il “totopresidente“, gioco preferito dei nostri giornalisti, osservatori ed opinionisti;  quelli che si spacciano per esperti tuttologi e ogni giorno imperversano  su stampa, radio e TV, facendo sfoggio di  cultura enciclopedica, informazioni segretissime e doti di preveggenza che esprimono in inutili chiacchiere come quelle che voi fate al bar dello sport. Solo che voi le fate gratis, loro sono pagati per farlo. Chi sarà il prossimo inquilino del Colle? Già si accennano i primi nomi e la Boldrini, giocando d’anticipo, dice che sarebbe la volta di eleggere una donna (che ci stia facendo un pensierino?)..

Non so chi sarà il prescelto (non ho doti da paracul…pardon, da paragnosta, come i nostri autorevoli esperti), ma posso elencare alcune caratteristiche del candidato ideale. Sono in corso mutazioni epocali, stiamo vivendo tempi di grandi cambiamenti, di rottura col passato, di grandi fermenti sociali, di nuove tendenze e di valorizzazione della diversità culturali, etniche, religiose, di tendenze sessuali poco ortodosse. Oggi i “diversi”, in tutti i campi, fanno scuola, fanno tendenza, fanno notizia, fanno carriera e fanno quello che gli pare, senza pregiudizi, senza scrupoli, senza remore, senza pudore, senza timore e senza vergogna.

Se sei una persona normale non ti nota nessuno. Ma se sei “diverso” entri automaticamente, di diritto, nel novero delle “categorie protette“, assistito, coccolato e tutelato da varie associazioni, come le specie in via di estinzione, come il panda o la foca monaca.  E come soggetto tutelato, hai molte probabilità di finire in prima pagina e di avere successo nel mondo dello spettacolo, della politica (puoi entrare in Parlamento o diventare vicepresidente di un grande partito), dell’arte, della cultura, del cinema, della televisione (puoi vincere un talent show, un reality o un festival europeo della canzone), della stampa (puoi diventare anche direttore di famosi settimanali di gossip).  Quindi, italiani, auguri e… figli diversi.

In USA hanno eletto Obama, il primo  presidente nero. In Italia una congolese nera è diventata ministro.  In Parlamento  sono entrate porno star come Cicciolina e trans come Luxuria. Le donne, grazie alle pari opportunità ed alle quote rosa, vivono un momento di riscatto e sono a capo di aziende, sindacati ed Enti pubblici. E’ una donna la presidente della RAI Tarantola, la segretaria generale della CGIL Camusso, la ex segretaria della Confindustria Marcegaglia, la presidentessa della Camera Boldrini, la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, l’ex direttore dell’Unità Concita De Gregorio.

Sono donne alcune delle calamità televisive nazionali di grande successo, come Antonella Clerici, Mara Venier, Maria De Filippi, Barbara D’Urso, Lucia Annunziata, Lilly Gruber e  molte conduttrici di rubriche e programmi televisivi o a capo di importanti testate giornalistiche; evito i nomi, l’elenco sarebbe troppo lungo.  Essere donna, carina e “renzina” è anche una condizione per scalare il PD; vedi Boschi, Moretti, Madia, Serracchiani, Bonafè, Picierno. Insomma, è un momento d’oro per le donne. Ecco perché la Boldrini auspica una donna al Colle; sarebbe il coronamento ideale del lungo percorso di riscatto femminile.

Renzi è oggi il simbolo di questo cambiamento, della rottura. E’ diventato segretario del PD perché predicava la rottura col passato, il cambiamento radicale e la “rottamazione” dei vecchi dirigenti.  Oggi questi sono i requisiti richiesti per avere successo. Parola d’ordine “cambiamento“; bisogna rompere con il passato, rompere gli schemi, rompere i pregiudizi, rompere gli stereotipi, rompere gli equilibri, rompere gli indugi…insomma, bisogna rompere qualcosa. Ed infatti è da tempo che la nostra classe dirigente e politica rompe; oh se rompe! Il guaio è che tutti rompono, ma nessuno paga.

Quindi, tenuto conto di ciò, ritengo che oggi il Presidente ideale, per essere al passo coi tempi e rappresentare al meglio l’aspirazione al cambiamento sociale, culturale, politico, etnico, religioso e sessuale,  debba avere le seguenti caratteristiche: essere donna, nera, lesbica, atea o, meglio ancora, musulmana o buddista. Se fosse anche trans e con ascendenze zingare sarebbe il massimo.

Renzi e schiene rotte

Renzi, il gelataio di Palazzo Chigi, non è andato al convegno di Cernobbio, appuntamento immancabile per il mondo dell’economia e della finanza. Dice che preferisce andare dove la gente si spacca la schiena.

Ma sarà vero?  Davvero Renzi vuole farci credere che lui snobba questi incontri ad alto livello per stare vicino a chi lavora, suda e “si spacca la schiena“? Quest’uomo ormai vive in un mondo tutto suo, se la suona e se la canta. Ed è pure convinto che le baggianate quotidiane che spara a ripetizione siano frutto della sua intelligenza superiore. Tutto per tenere viva ed alimentare l’immagine dell’uomo nuovo della politica che vuole rottamare il passato per creare un’Italia nuova governata da giovani rampanti. E’ così convinto della bontà della nuova concezione della politica, basata su slogan, promesse vaghe, battute, ironia sugli avversari, culto della propria immagine, che non si degna nemmeno di ascoltare quelli che gli rimproverano un eccesso di “annuncite” (come l’ha chiamata lui) alla quale non seguono i fatti.

Eppure le critiche più accese non vengono dalla parte avversaria, ma dal suo stesso schieramento e da quella stampa che è sempre stata schierata a favore del PD. Eugenio Scalfari lo attacca duramente e lo definisce “Pifferaio“. Lucia Annunziata, in un recente articolo su  Huffington post dal titolo emblematico “Ma Renzi è adatto a governare?”, lo demolisce completamente e conclude definendolo “ragazzino” inadatto a governare. In perfetta sintonia con la copertina dell’Economist che, proprio di recente,  lo ha raffigurato, sulla barca dell’Europa,  dietro Merkel e Holland, come un ragazzino col gelato. In risposta a questa vignetta, per dimostrare quanto il nostro premier per caso sia ironico e capace di ribattere alla satira inglese, ha fatto la sceneggiata del gelataio nel cortile di Palazzo Chigi. Se una cosa simile l’avesse fatta Berlusconi lo avrebbero sbeffeggiato per mesi su tutta la stampa internazionale. Ma se lo fa Renzi diventa una trovata simpatica, divertente e ironica. Punti di vista.

Anche all’interno del suo stesso partito le critiche al suo operato si sprecano. Appena ieri Rosy Bindi ha detto chiaro e tondo che  Renzi ha scelto alcune ministre  non per le loro capacità e competenze, ma “perché sono giovani e belle“.  Ancora pochi giorni fa, D’Alema, intervenendo alla festa dell’Unità, ha criticato duramente l’operato del governo, accusando Renzi di aver fatto delle promesse che poi non ha mantenuto: “Renzi: risultati insoddisfacenti“.

Ma il nostro sbruffoncello toscano fa finta di non sentire le critiche, né degli avversari, né degli amici di partito, tira dritto e, forte di una autostima che è talmente fuori misura da essere incalcolabile, va avanti a furia di battute. Il suo motto sembra essere “Una battuta al giorno toglie i problemi di torno“. Così, per evitare di andare a Cernobbio, si traveste da proletario, disdegna l’alta finanza e sta con chi si spacca la schiena. Dice lui. In realtà non è andato a Cernobbio perché avrebbe dovuto parlare di economia e fare proposte concrete (e non avrebbe saputo cosa dire) e per evitare domande spiacevoli ed imbarazzanti sui temi economici (e non avrebbe saputo cosa rispondere). Questa è la verità, altro che schiene spaccate (che lui non ha mai visto e non sa nemmeno cosa sia spaccarsi la schiena di lavoro).

Strano, perché fino ad oggi, più che vicino a chi si spacca la schiena  (non lo abbiamo visto nelle miniere del Sulcis, né nelle fabbriche del nord che chiudevano, né ai cancelli dell’Alcoa di Portovesme) lo abbiamo visto visitare scuole elementari e medie, dove gli alunni gli cantano canzoncine di elogio. Lo abbiamo visto presente ai convegni di Comunione e Liberazione, Lo abbiamo visto partecipare entusiasta al convegno dei Boy scout. Perché ai convegni di Boy scout sì ed a Cernobbio no? Da quando in qua i Boy scout rientrano fra le categorie di lavoratori che “si spaccano la schiena“?  Ma se anche fosse sincero, come mai, allora, invece che stare con chi lavora davvero tutti i santi giorni, se ne sta in Parlamento fra cialtroni incalliti, nullafacenti e sanguisughe che campano alle spalle degli italiani? O forse vuole farci credere che il Parlamento è un luogo di lavoro dove la gente “si spacca la schiena“? Renzi, Renzi, ma la smetta di dire sciocchezze, battute e slogan. E non faccia il “proletario” della domenica. Almeno per rispetto agli italiani che lavorano davvero. Mica come i buffoni della politica.

Satira monotematica

Tempo fa mi è capitato di vedere, facendo zapping, una “comica” (si fa per dire) che, il pomeriggio domenicale, a “Quelli che…”, faceva l’imitazione di Nicole Minetti. L’ho capito perché lo diceva la conduttrice, Victoria Cabello, altrimenti non avrei capito chi stesse imitando. Era talmente brutta, non so se naturalmente o a causa del trucco, che pensai: ma è così brutta la Minetti? Poi mi è capitato di vedere la stessa “comica”, ancora con la Cabello,  che imitava Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi. E di nuovo ho pensato: ma è così brutta la Pascale? Ieri, a Striscia la notizia, nella rubrica “Che satira tira“, ho visto l’ultima performance della nostra “comica”; l’imitazione della deputata del PdL Michaela Biancofiore. Ed ancora ho pensato: ma è così brutta la Biancofiore?  Intanto proprio ieri, leggendo un articolo su Libero, ho scoperto che la nostra “comica” si chiama Virginia Raffaele. Buono a sapersi. Poi, pensandoci bene, e ricordando qualche immagine delle ragazze imitate penso che non sono affatto così brutte come le presenta la nostra “comica”, anzi. Allora l’unica conclusione è questa: non sono Minetti, Pascale e Biancofiore ad essere brutte, è la Raffaele ad essere orribile. Spiegato il mistero.

Ciò che mi ha sorpreso, invece, è che Libero le dedichi un articolone, con tanto di fotografia, e definisca la sua imitazione della Biancofiore “Strepitosa“. Se anche quelli di Libero si sono rincoglioniti significa che davvero per la nostra povera Italia non c’è speranza di salvezza. Ma davvero non si rendono conto di quanto anche questa ennesima “comica” sia perfettamente in linea con la strategia mediatica della sinistra e che sia solo l’ultimo acquisto di quella  banda di comici militanti che hanno capito che per avere successo bisogna stare a sinistra e sparare a zero contro Berlusconi, il PDL e la destra? Davvero non l’hanno capito?

Ora, sorvoliamo sulla qualità artistica delle sue imitazioni che definire “penose” è già un complimento. Facciamo finta di non vedere che i personaggi imitati vengono esasperati in atteggiamenti, tic e discorsi che non hanno alcun riferimento reale, ma sono solo frutto della fantasia della Raffaele e della sua voglia di sbeffeggiare e ridicolizzare i personaggi imitati. Facciamo il caso di Francesca Pascale. Dove l’ha sentita parlare in quel modo sguaiato, come lei la presenta? E’ talmente fuori dal giro del gossip che le sue foto in rete sono pochissime e non è certo un’assidua frequentatrice di salotti televisivi. Anzi, non la si vede mai. E allora come fa la nostra “comica” a dipingerla come una “vaiassa” da quartieri spagnoli?

C’è un’altra considerazione da fare. Nessuno si chiede come mai la Raffaele, imita Minetti (ex consigliere PDL in Lombardia), Francesca Pascale (fidanzata di Berlusconi) e Michaela Biancofiore (deputata PDL), ovvero solo personaggi dell’area PDL e non personaggi della sinistra che pure in fatto di “soggetti” offre un vasto campionario? Sarà un caso? Ecccheccaso…direbbero a Striscia! E quelli di Libero non lo notano? Ed è proprio indispensabile dedicarle un articolone in prima pagina, definendola addirittura “strepitosa“?

Questa promozione mediatica di comici di regime lasciamola fare al Corriere, a Repubblica, a coloro che li usano come strumenti di propaganda. Il Corriere, per esempio, ha un’attenzione particolare per Maurizio Crozza. Tutte le sue imitazioni, gag, battute e siparietti a Ballarò, finiscono in prima pagina, con tanto di video. Lo fa per due buoni motivi. Il primo è che così facendo fanno pubblicità al suo programma “Crozza nel paese delle meraviglie” che va in onda su LA7, rete della Telecom che è anche fra gli azionisti che controllano lo stesso Corriere. Quindi è pubblicità gratuita per la stessa azienda. Il secondo motivo è che anche Crozza fa parte di quella schiera di personaggi dello spettacolo che sono funzionali alla sinistra ed alla strategia politica che usa l’arte, la cultura, il cinema, la canzone, la satira, come arma di propaganda.

Sarà un caso che poi il Corriere venda i DVD di Crozza allegati al quotidiano? Sarà un caso che sempre il Corriere pubblichi articoli (veri e propri spot pubblicitari per il comico e per i suoi DVD) che ne esaltano la bravura “Ci fa ridere fino alle lacrime” (!?) evitando accuratamente di dire che dietro Crozza c’è uno stuolo di autori che scrive battute e monologhi per lui? (Leggete questo illuminante articolo: Il mondo di Crozza, mille facce da ridere). E’ solo un caso? Eccheccaso!

Sembra che a destra non abbiano capito, a parte qualche timida protesta quando certi comici eccedono, che esista una precisa strategia di propaganda camuffata da satira o da eventi culturali, che la sinistra applica scientificamente da decenni. Anche Crozza, per esempio, basa i suoi spettacoli in gran parte sull’imitazione e la parodia di personaggi dell’area di centro destra: da Berlusconi a Bossi, a Formigoni, a Briatore, a Maroni, a Renato Brunetta. Sono i personaggi fissi dei suoi monologhi ai quali aggiunge, di volta in volta, personaggi di secondo piano, ma quasi sempre di area PDL, come Razzi o Nitto Palma. E quando cita personaggi della sinistra, come Bersani, o il Presidente Napolitano, tanto per dire che la sua satira è “super partes” (ma non lo è affatto), lo fa sempre con un atteggiamento benevolo, amichevole, da vecchi compagni. Atteggiamento ben diverso da quello che usa nei confronti di Berlusconi. Anche la satira non è tutta uguale; dipende da chi si vuole prendere di mira e da come lo si fa.

Ma forse non tutti hanno capito quale sia l’importanza dei media e dello spettacolo ai fini della propaganda e della creazione del consenso. Ho paura che molti ne sottovalutino la portata. Prendiamo il caso del “Salone del libro” di Torino. Un importante evento culturale che si potrebbe chiamare più propriamente “Salone del…libretto rosso“, vista la larga partecipazione di autori illustri, tutti rigorosamente di area sinistra. E’ un’occasione non solo per far conoscere le ultime novità editoriali, ma anche per organizzare convegni, incontri e dibattiti pubblici. Ma, per gli stessi motivi ai quali ho già accennato, diventa l’occasione per far sfilare la solita compagnia di giro dell’intellighenzia di sinistra.

Sono quei personaggi che monopolizzano la cultura ed i media, quelli che saltano da un salotto televisivo all’altro, e devono farsi in quattro per essere presenti a tutti i convegni, seminari, incontri, premi letterari, manifestazioni culturali di ogni genere. Sono ancora quelli che tengono conferenze, lezioni pubbliche, rilasciano interviste, scrivono su vari quotidiani e ogni tanto si beccano anche una laurea honoris causa. Ormai l’hanno data a Zoff, a Valentino Rossi, ad Andrea Camilleri; una laurea honoris causa non si nega a nessuno. Sono sempre loro, sempre gli stessi. Li trovi dappertutto ci sia un palco, un premio da ritirare, una telecamera che li riprende, dai più prestigiosi premi letterari alla sagra della porchetta.

Così sul palco di questo “Salone del libretto rosso“, vediamo Roberto Saviano, Matteo Renzi, Daria Bignardi, Serena Dandini, che vanno a presentare la loro ultima fatica letteraria. Il caro sindaco di Firenze lo stesso giorno era ospite in TV a “In mezz’ora” da Lucia Annunziata.  Ormai lo si vede ovunque, ai convegni, ai congressi, alle assemblee, in televisione a reti unificate, deve avere il dono dell’ubiquità, come Padre Pio. Fra poco lo faranno santo. Ed ancora Umberto Eco, Eugenio Scalfari che approfitta del palco e del pubblico per dire che chi vota PDL è un idiota. E ancora Massimo Gramellini il quale, non soddisfatto di essere vice direttore de La Stampa, ha il suo spazio televisivo da Fabio Fazio dove gioca a fare il Travaglio di RAI3, leggendo il suo “Vangelo“, a metà strada fra giornalismo e cabaret (come si usa oggi) naturalmente senza contradditorio (Santoro, Travaglio, Saviano hanno fatto scuola), ma con una spalla preziosa, Fazio,  che lo asseconda. Poteva mancare alla rassegna del libro di Torino? Certo che no, visto che gioca in casa.

E ancora Gianni Riotta, Asor Rosa, Flores d’Arcais, Vito Mancuso e tanti altri più o meno noti o in cerca di gloria, sempre pronti ad occupare una poltrona, a maneggiare un microfono, a firmare autografi, a regalare consigli non richiesti, a dispensare massime e minime al popolo che li ascolta in estasi, come i pastorelli a Fatima. Ecco una buona rappresentanza di questa strana specie di “animali da palcoscenico“…

Grillo e le urinarie

Ma Grillo ce l’ha il porto d’armi? E’ probabile, visto che continua a sparare cazzate. Se ne inventa una al giorno. Quando appare in pubblico bisognerebbe gridargli “A Beppe, facce ride…”, come dicevano gli spettatori del vecchio avanspettacolo al temerario comico che si avventurava sul palco, ben sapendo di andare incontro a reazioni non sempre benevole. Ecco perché Grillo e Di Pietro una volta erano in sintonia, avevano lo stesso hobby; inventare epiteti ed insulti.  Anche l’ex pm aveva un solo pensiero fisso. Ogni giorno si alzava dal letto e cominciava a pensare ad inventarsi un nuovo insulto per Berlusconi. E poi lo spiattellava davanti a qualunque telecamera lo riprendesse. Creatività sprecata.

Grillo usa la stessa strategia. Va avanti a forza di epiteti ed insulti con i quali ama riferirsi agli esponenti politici. Ecco l’insulto di giornata riportato dall’’ANSA “‘Berlusconi è una salma riportata in vita e Roma è il cimitero della democrazia’‘. Ma allora, visto che Roma è un cimitero, che ci fanno 170 grillini in Parlamento? Fanno i becchini? Portano i fiori sulle tombe? Si stanno scavando la fossa? Questi politicanti della domenica non hanno ancora capito che ora fanno parte integrante, con tutti gli annessi e connessi, di quella casta che sbeffeggiano, insultano ed offendono quotidianamente. Prima lo capiranno e meglio sarà per tutti; anche per loro.

Prima, per scegliere i candidati al Parlamento, hanno fatto le “Parlamentarie“. Ora, per designare il candidato al Quirinale,  hanno fatto le “Quirinarie”.  Grillo dice che hanno votato, via web, i 50.000 iscritti al movimento. E poche decine di migliaia di italiani, su decine di milioni di aventi diritto al voto,  hanno la presunzione di voler decidere chi debba andare al Colle. Ma siccome i voti sono stati attribuiti e suddivisi fra una decina di candidati, da Gabanelli a Rodotà, da Prodi a Dario Fo e Gino Strada, ogni candidato ha preso al massimo qualche migliaio di voti. E questo li autorizza a sentirsi designati dal popolo? Ho paura che abbiano uno strano concetto della democrazia. Forse hanno studiato per corrispondenza ed il fascicolo sulla democrazia non è mai pervenuto, si è perso per strada.

Pare che la più votata sia stata Milena Gabanelli che, dopo aver superato la prima selezione  delle “Primarie delle Quirinarie” (una sorta di “Nomination” tipo Grande fratello o L’isola dei famosi),  ha vinto anche le “Secondarie”, ovvero le “Finali delle Quirinarie”.  Lo dice Grillo e dobbiamo fidarci. La cosa che lascia perplessi è che questi candidati hanno preso questa farsa delle Quirinarie molto seriamente, invece che farsi una risata; ci credono. La Gabanelli, dopo essersi dichiarata sorpresa per la scelta, si è schernita dicendo di non avere la necessaria preparazione (bontà sua). Ma, subito dopo, ha detto che ci avrebbe pensato la notte. Vuoi vedere che pensa davvero di poter fare il Presidente della Repubblica? Il secondo classificato, Gino Strada, persona apparentemente seria,  non declina l’invito. Anzi, dice che, se la Gabanelli dovesse rinunciare, sarà il Movimento a decidere: “Strada: dopo la Gabanelli? Decide il M5S“.  Un altro che, di colpo, ha perso il senso della realtà e della misura.

E cosa faranno i grillini se rinuncia la prima classificata Gabanelli? Faranno un’altra selezione per designare il sostituto? Dopo le Primarie e le Secondarie faranno le “Terziarie Quirinarie“? E se rinunciasse anche Strada? Faranno  le “Terziarie” francescane, ritirandosi in convento e meditare in silenzio sulla caducità delle umane cose? Se poi, come è molto probabile, la loro permanenza in Parlamento si rivelasse precaria e si tornasse a votare, come designeranno i nuovi candidati per un posto che si è rivelato poco sicuro ed a termine?  Ovvio, voteranno e faranno le “Precarie“. Ma per il momento ci sono ancora e, siccome  votano su tutto, quando dovessero di nuovo occupare Camera e Senato (come hanno già fatto, avendo qualche problema a rientrare in aula dopo essere usciti per andare in bagno), per decidere, a maggioranza, quando, dove e chi possa andare a fare la pipì, faranno anche le “Urinarie“.

 Questa specie di votazione da reality show la chiamano democrazia. E’ una nuova forma di democrazia “virtuale” on line, riservata a chi naviga in rete ed è pratico di informatica. Gli altri sono esclusi. Per loro scegliere i candidati ed i programmi per governare l’Italia è un po’ come fare acquisti su E-Bay, fare trading on line o giocare con i videogames, sparando agli omini verdi. Chi ne ammazza di più vince e va in Parlamento.  La politica sta diventando un mix fra reality show, videogames, follower alla Facebook e Zelig Circus. Ma Grillo dice che questa è la vera democrazia. E Grillo è un uomo d’onore.

La prescelta dai grillini per il Quirinale è, quindi,  Milena Gabanelli, la giornalista di Report. Già, una giornalista, quella categoria tanto odiata dai grillini che si ostinano a non voler concedere interviste, né presentarsi in TV, perché odiano i giornalisti. Li odiano tanto che ora propongono una giornalista come Presidente della Repubblica. Questa è coerenza, ragazzi! In verità denota uno stato confusionale diffuso e preoccupante. Fra poco, per stabilire il grado di confusione del Movimento, faranno le “Confusionarie“.

Se qualche anno fa qualcuno avesse detto che proponeva la Gabanelli come Presidente della Repubblica, avrebbe suscitato l’ilarità generale. Sarebbe come proporre Lucia Annunziata, Fabio Fazio, Littizzetto, Crozza, Guzzanti, Santoro, Floris di Ballarò, la Clerici della Prova del cuoco o, perché no, il mago “Otelma for President“. In effetti sarebbe stata nient’altro che una battuta, roba da Zelig. Oggi, invece è una cosa seria. Significa che ormai è del tutto scomparso anche quel sottile confine fra  la politica e la satira, fra il serio ed il faceto, fra il Parlamento ed il cabaret. Politici e comici sono interscambiabili. Si fa politica scambiandola per satira e si sparano battute comiche pensando di fare dichiarazioni politiche. Ecco perché, più che eleggere il Presidente della Repubblica, sembra che stiano eleggendo il capo condominio del residence virtuale “Il Grillo parlante”.

 Succede questo quando per anni si dà eccessivo spazio e credito a comici, vignettisti e satirici in cerca di gloria e giornalisti e conduttori televisivi d’assalto, in servizio permanente effettivo sul fronte della più sfacciata propaganda. Fanno comodo alla sinistra perché, essendo tutti sinistrorsi, da anni montano una campagna denigratoria, offensiva e delegittimante nei confronti del nemico storico, Berlusconi. E’ un tipo di propaganda vigliacca e subdola, perché è mascherata da satira o da “Informazione“. Ma a forza di essere protetti, corteggiati ed osannati, questi battutari da bar dello sport ed illustri “Penne all’arrabbiata” dell’informazione nostrana si montano la testa e pensano davvero di essere intelligenti, simpatici, divertenti, acuti osservatori dei vizi umani, fustigatori dei costumi travestiti da Catone o Savonarola, dei puri di cuore legittimati a porsi come depositari della morale: la “parte migliore del Paese“, come amano ripetere a sinistra. Il bello è che ci credono!

L’esito di questa strana commistione fra politica e satira è che troppo spesso la satira diventa propaganda ed i comici diventano idoli, modelli da imitare e giudici di parte. Per tanto tempo sulle prime pagine dei quotidiani, come ho notato spesso, compaiono in testa alla pagina, con grande evidenza, le notizie sui fatti più importanti della giornata, i commenti politici di noti editorialisti,  le “Edicole” di Fiorello ed i siparietti di Crozza. Ormai sono sullo stesso piano, hanno la stessa visibilità e la stessa autorevolezza. Ecco perché un tale Grillo, giorno dopo giorno, forse inconsciamente, o forse volutamente, ha modificato i contenuti dei suoi spettacolini in piazza, passando quasi inavvertitamente dalle battute comiche alla contestazione politica.

E siccome il mondo, come suol dirsi,  è bello perché è vario ed è pieno di creduloni pronti a prestar fede al Dulcamara di turno che offre il suo miracoloso specifico agli ingenui, ecco che, da un giorno all’altro, Grillo da comico in crisi d’identità, è diventato un leader politico. Ma, non essendo un politico, continua ad infarcire i suoi discorsi e le sue dichiarazioni quotidiane, di frasi e concetti che sono a metà strada fra la politica e le battute comiche. E così facendo, fra il serio ed il faceto, si arriva a designare come Presidente della Repubblica una giornalista come Milena Gabanelli. Roba che solo qualche anno fa sarebbe stata una battuta da Zelig. Ma questa non è politica, è cabaret. E se questa parodia della politica è, invece, cabaret, allora a Grillo,  grillini e grilletti bisognerebbe rispondere come gli spettatori dell’avanspettacolo: “Grillo, lascia perdere la politica, facce ride…”.

Ingroia e Santoro (q.b.)

Ingroia era ospite a Servizio pubblico di Santoro. Disteso, tranquillo, sorridente; si vedeva chiaramente che aveva la sicurezza di chi sa di giocare in casa. Così era, infatti. Da quando il baffone inviato speciale, Sandro Ruotolo, si è candidato “per spirito di servizio” (così ha dichiarato) con il pm palermitano, per Ingroia è stato come andare a visitare i parenti del fido  seguace. Già, perché Ingroia è stato definito da Oliviero Beha “magistrato senza macchia e senza paura” (Tiscali e la par condicio). Una specie di Ivanhoe moderno. E Ruotolo, ovvio, è uno dei suoi fedeli scudieri; insieme al comunista Ferrero e l’altro comunista Diliberto. Ora partiranno per la missione speciale “Salvare l’Italia“; come Brancaleone alle crociate.

C’è un sacco di gente, ultimamente, che ha deciso di salvare l’Italia. La cosa è preoccupante, vista anche la composizione di questo drappello di temerari che, come il mitico  7°Cavalleggeri “, combattono contro gli indiani per difendere i pacifici (!?) colonizzatori del West. Evviva, Arrivano i nostri…”. Ora bisognerebbe trovare un altro salvatore  che ci salvi dai salvatori. Mah, per restare in tema, potremmo ingaggiare i Magnifici sette!.

Ecco perché si sentiva a proprio agio. Del resto il padrone di casa ha fatto di tutto per accoglierlo in maniera degna, con grande senso dell’ospitalità. Per esempio, ha evitato di fargli trovare davanti  un interlocutore che avrebbe potuto metterlo in difficoltà; come è successo alla prima puntata di “Leader” di Lucia Annunziata, dove era presente Sallusti che ha dato vita ad una accesa polemica sulla legittimità del magistrato a candidarsi a Palermo. No, Santoro è andato sul sicuro e, fra tanti personaggi di rilievo che poteva invitare, ha chiamato Mara Carfagna. Una garanzia di “non belligeranza” e la par condico è salva.

Infatti la Carfagna, tentando di rispondere alle solite accuse contro Berlusconi, pone una domanda precisa: “Se milioni di italiani lo votano (Berlusconi) sono tutti deficienti?”. “Sìììììììì….”, risposta immediata ed all’unisono della claque santoriana. Ora, chiunque non sia molto ingenuo sa bene che il pubblico (scelto accuratamente) di Santoro è una specie di spalla del conduttore, sempre pronto a sottolineare con grandi applausi le battute, le allusioni, le insinuazioni, gli sberleffi del capocomico; specie se contro Berlusconi.  Ecco perché, dando per scontato che la risposta del pubblico sarebbe stata quella che è stata, era assolutamente da evitare di porre quella domanda retorica. Ma la nostra Carfagna non lo sa. Benedetta figliola, ma dove vive, in Burundi? E’ chiaro il perché Berlusconi ha deciso di prendere in mano la situazione e di impegnarsi personalmente nella campagna elettorale. Se avesse lasciato il partito in mano a questi esponenti, avrebbe finito per prendere meno voti di Giannino.

Anche la “saccente” (così l’ha definita Aldo Grasso sul Corriere) Giulia Innocenzi è conforme all’atmosfera amichevole da “visita parenti” che si respira nello studio. Con quell’aria da saputella (dice bene Grasso), il tono monotono, almeno 3 o 4 toni sopra il normale, cantilenante, assente qualunque variazione espressiva, con un’aria da puzzetta sotto il naso, risulta antipatica e particolarmente irritante. Bene, piccolo passo indietro. Ogni volta che Berlusconi è ospite in TV piovono critiche sui conduttori colpevoli di non fare al Cavaliere domande precise e circostanziate per metterlo in difficoltà. Lo stesso Santoro, subito dopo aver ospitato Berlusconi,  ha subito critiche feroci  da parte di tutti i commentatori, specie di sinistra.

Bene, allora vediamo se questa volta la Innocenzi riesce a superare l’esame e fare domande impegnative. Dopo aver ricordato l’incarico ONU   in Guatemala, chiede ad Ingroia se  ritenga che accettare quell’incarico sia stato opportuno. Bella domanda, vero? Chissà quanto ci ha pensato per arrivare a pensare una domanda simile; cattiva, insinuante, pericolosa, imbarazzante. Più o meno come se avesse chiesto “Come ha passato le feste di Natale e Capodanno?“.Beh, ma non è da tutti fare le interviste. Per arrivare a queste altezze giornalistiche bisogna essere del mestiere ed avere una lunga carriera alle spalle. La Innocenzi non ha niente di tutto questo, ma fa finta di non saperlo.

Il nostro ospite, cercando di spiegare il suo nuovo impegno in politica, ha fatto un lungo e confuso discorsetto accennando vagamente a forze e partiti che sono presenti nella società, ma non in Parlamento. Anche un bambino capisce che si riferisce ai comunisti. Ma Ingroia non pronuncia mai quella parolina “comunismo“. Questi comunisti hanno uno strano senso del pudore; sono comunisti, ma preferiscono non parlare di comunismo. Come Napolitano che, in occasione della giornata di commemorazione dei caduti nelle foibe iugoslave, riuscì a tenere un lungo discorso senza mai citare la parola “Comunismo”. Non è da tutti, bisogna avere doti particolari per avere queste grandi capacità dialettiche; oppure basta essere comunisti.  (Foibe ed amnesie).

Ora, i comuni mortali,  davanti ad un Ingroia che di punto in bianco abbandona un prestigioso incarico ONU, lascia il Guatemala, torna in Italia e si butta in politica, creando un suo movimento “Rivoluzione civile” che viene sostenuto da Rifondazione comunista di Ferrero e dai Comunisti italiani di Diliberto, sarebbero caduti nella trappola ed avrebbero fatto una domanda facile facile, scontata e banale: “Ingroia, lei è comunista?”. Così, tanto per “Vedere l’effetto che fa…”, cantava Iannacci.

Sì, ma voi non siete giornalisti, non fate i conduttori televisivi, non siete abilitati. Insomma, non finirete mai in televisione a fare domande scomode agli ospiti. Bene, questo è tutto,  cosa sia successo dopo non lo so. Appena Santoro ha annunciato che dopo la pubblicità, sarebbe arrivato Travaglio, ho spento. Il medico mi ha proibito espressamente di seguirlo, pena gravi complicazioni al fegato, al cuore ed alla zona scrotale. Sì, questi tribuni mediatici sono pericolosi: Santoro, Travaglio, Lerner, Annunziata, Iacona…dovrebbero avere una targhetta, un avviso, come le sigarette: “Nuoce gravemente alla salute.

Bisognerebbe evitarli accuratamente, come lo zucchero per i diabetici o il glutine per i celiaci. E se proprio non riuscite a farne a meno, assumeteli a piccole dosi, moderatamente, come il sale e le spezie nelle ricette di cucina: Q.B. (quanto basta).

Hanno rotto

Estate, tempo di rotture. Sarà il cambio di stagione, sarà il caldo, saranno le radiazioni solari, ma in questo periodo c’è un sacco di gente che rompe. Hanno rotto George Clooney e la Canalis. Pare che lei abbia avuto un ritorno di fiamma per Vieri, quello con cui aveva già rotto. Certo che questi VIP sono una rottura, cambiano partner come cambiano gli abiti secondo le stagioni. Hanno il partner stagionale, col timer, a rottura programmata.

Anche Charlene e Alberto di Monaco erano sul punto di rompere, a pochi giorni dalle nozze. A quanto riferiscono le cronache, lei era già con la valigia all’aeroporto, pronta a tornarsene a casa. L’hanno bloccata “al volo“, è proprio il caso di dirlo. Rottura evitata in extremis.

Ma la rottura che ha fatto più clamore, e che ieri campeggiava su tutte le prime pagine, è questa: “Santoro ha rotto con La7“. Beh, non è mica una novità, è da una vita che Santoro rompe a destra e a manca. Così, dopo aver rotto con la RAI, si diceva che sarebbe andato a rompere a La7. Ma il nostro “Michele chi?”, dopo essersi esercitato per anni a rompere, è diventato così bravo ed ha acquisito una tale perfezione che ora riesce a rompere ancora prima di cominciare. Un capolavoro.

Anche Simona Ventura, dopo Quelli che il calcio e Quelli che aspettano, ha fatto Quelli che rompono. Così rompe con la RAI e passa a Sky. Anche le rotture si evolvono e si adeguano alla nuova tecnologia. Così la nostra Simo dalle braccia rotanti come le pale di Mazinka, dopo avere rotto in analogico ed in digitale terrestre, ora proverà a rompere via satellite. E’ il progresso…

Rompe anche Lucia Annunziata che, dopo una litigata col suo direttore di rete Ruffini, lascia la RAI e non farà più “In mezz’ora“. Anzi, forse, andrà a farla da un’altra parte. Non è certo che la farà in mezz’ora, o se riuscirà a farla in dieci minuti, oppure abbia bisogno di più tempo. E’ risaputo che un brusco cambiamento di località, di orari e abitudini può compromettere la regolarità e creare qualche problema.

E infine, rompono anche Fazio e Saviano che tanto ci tenevano a rifare la loro “Vieni via con me“. Ma visto che la RAI non gliela lascia fare, Cip e Ciop hanno rotto con la RAI ed andranno a farla altrove. La faranno a La7, che sembra stia diventando il rifugio di tutte le rotture. Così Fazio ha preso per mano Roberto e, invitandolo a seguirlo, gli ha sussurrato: “Vieni via con me, Roberto…andiamo a farla a La7. Ci sono dei bagni favolosi!”.

Ora una domanda attraversa l’Italia intera: adesso, Santoro e Annunziata, dove andranno a farla…la trasmissione? Mah, mistero. Lo saprete alla prossima rottura. Non cambiate canale, restate con noi, linea alla regia, pubblicità…

Scalfari e la mosca

Ho appena seguito, su La7, la puntata di Otto e mezzo dedicata ad un tema sempre attuale “Religione e politica“. Unico ospite in studio l’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari. L’argomento trattato prende spunto proprio da un editoriale nel quale Scalfari  chiede espressamente alla senatrice Binetti di rivelare se abbia avuto delle comunicazioni telefoniche con un alto prelato che avrebbe condizionato il suo voto negativo al Senato.

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