Hawking e Dio

Non mi interessa discutere sull’esistenza o meno di Dio. Mi incuriosisce, invece, vedere come ne parlano gli uomini e come cercano, su diversi fronti, di spiegarne o negarne l’esistenza e con quali metodi e sistemi; specie la scienza. Un problema che riguarda l’epistemologia e la gnoseologia. Ma non divaghiamo.  Esempio…

Hawking

Non sempre le belle frasi sono anche vere. Spesso sono solo belle. I grandi scienziati ci sorprendono con le loro intuizioni geniali. E talvolta parlano anche di Dio. Per esempio, il famoso astrofisico inglese Stephen Hawking qualche tempo fa (The grand design 2010) ha detto che “Non c’è bisogno di Dio per spiegare la nascita dell’universo, bastano le leggi della fisica.”. Geniale (facile, è un genio!): “bastano le leggi della fisica”, dice da ateo o agnostico. Con la stessa logica un credente potrebbe dire: “Non c’è bisogno delle leggi della fisica per spiegare l’Universo; basta Dio”. Questa affermazione, scientificamente, ha lo stesso valore di quella di Hawking. Adesso basta che un altro scienziato (che sia ugualmente geniale; altrimenti la prova non è valida) spieghi come, quando e perché sono nate le leggi della fisica.  E sarà svelato il mistero dell’universo (e pure di Dio). Facile, no?

Date uno sguardo a questi vecchi post. Niente di scientifico, solo piccoli esercizi di logica, tanto per fare due chiacchiere sul tema.

Piccoli esercizi mattutini di riscaldamento (2005)

L’universo e il caso (2006)

– “In origine era Dio…forse“.  (2006)

Il pensiero e la materia (2008)

Pensieri e caramelle (2008)

In quanto all’attendibilità di certe teorie scientifiche ecco un esempio:

L’universo è nato…dall’universo! (2007)

 

 

Pensieri casual

Come nasce il pensiero? E’ una domanda che mi pongo da sempre. Già 12 anni fa, appena aperto il blog, dopo un primo post di saluti alla compagnia, il secondo post era già questo “Come nasce il pensiero?”. Diamo per scontato che il pensiero nasca nel cervello: è chiaro “dove” nasce, ma non “come” nasce. Eppure, nonostante abbia una mia idea, talvolta dubito che il cervello sia il luogo in cui nasce il pensiero; almeno non sempre e non per tutti. Il dubbio viene leggendo articoli di stampa, blog, pensieri sparsi in rete, ascoltando certi interventi dei soliti esperti tuttologi in televisione. Vedi, leggi, ascolti, e una domanda sorge spontanea: ma come ragionano questi? Certe volte, davanti a ragionamenti sconclusionati, ci si chiede con quale logica e razionalità vengano formulate certe idee.

Non entriamo in dettagli, gli esempi sarebbero tanti e tali che ci si potrebbe ricavare non un post, ma un lungo saggio; e sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Basta un solo esempio ricavato dalla cronaca recente: le motivazioni e le argomentazioni usate dai terzomondisti, buonisti, accoglientisti, cattocomunisti, bergogliani, boldriniani, kyengiani, filo musulmani, renziani e varia umanità, per giustificare sempre e comunque l’invasione afro/arabo/asiatica (non è una razza di cavalli da corsa) e tutte le conseguenze in termini di aumento della violenza, di attriti e conflitti sociali, di delinquenza, di piccola e grande criminalità. Pur di non mettere in discussione la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, si ricorre a tutti i trucchi possibili per aggirare l’argomento, evitare di rispondere alle domande scomode e trovare giustificazioni astruse e ridicole.  Di tutto si parla, meno che del problema.

Lo hanno fatto anche dopo i gravissimi episodi di molestie, violenze e stupri a Colonia e altre città europee, avvenuti contemporaneamente, come se ubbidissero ad un preciso ordine per attuare un’azione programmata per punire ed umiliare le donne europee (cosa verificata e confermata anche dalla polizia). Una sorta di richiamo della foresta, un rito tribale violento, e spesso cruento, in cui scaricare l’aggressività. L’esplosione improvvisa ed incontrollata di una pulsione inconscia; l’applicazione di  una ancestrale, bestiale ed istintiva strategia che in natura è propria degli animali predatori, come lupi e iene, che amano cacciare in branco. Un fatto così grave che non ci sono e non possono esserci giustificazioni o spiegazioni di sorta. Eppure, pur di non riconoscere la gravità dell’accaduto, le responsabilità degli aggressori (ed ancora meno la loro provenienza, etnia e religione), e mettere in dubbio la scellerata politica di apertura incontrollata al flusso migratorio attuata irresponsabilmente dall’Europa, hanno inventato le giustificazioni più strampalate. Hanno perfino negato che gli aggressori fossero immigrati, hanno detto che in fondo gli stupri li commettono anche gli italiani, e che se centinaia di immigrati aggrediscono le donne è perché, poverini,  “hanno carenza d’affetto”.

Chiaro? Care donne europee, tenete bene a mente quello che dicono le illuminate menti delle anime belle buoniste: se domani qualcuno vi aggredisce e vi stupra, non allarmatevi, ricordatevi che forse lo fa perché “soffre di una carenza di affetto”. Allora, visto che è difficile immaginare ed accettare il fatto che certi ragionamenti possano essere partoriti dal cervello, o almeno da un cervello sano, normale, dotato dei neuroni regolamentari e di sinapsi funzionanti non intasate da ingorghi come a Roncobilaccio, ci si chiede con quale altro organo ragionino certi individui.

Ragionano con i piedi? O con le orecchie, il naso, la milza, il fegato, la cistifellea, il colon retto? Oppure con  l’alluce valgo, l’occhio di pernice, il labbro leporino, il ginocchio della lavandaia o il gomito del tennista? Boh, mistero. Però, a  ben vedere, quando si sente un ragionamento senza capo, né coda, comunemente  si usa dire, in senso spregiativo, che è un ragionamento del cazzo. Vuoi vedere che questa espressione popolare, pur se volgare, ha una sua base scientifica? Non c’è altra spiegazione, certa gente non ragiona col cervello, ma con quello: col cazzo. Ma allora si pone un altro problema: come nascono le ìdee del cazzo? Ovvio, con le seghe mentali. Adesso è tutto chiaro.

False equivalenze

Quando qualcuno riscuote grande successo e raggiunge fama, ricchezza e potere, si è tentati di spiegarne l’ascesa riconoscendogli il possesso di grandi qualità e capacità personali. Spesso è così, ma non sempre. Talvolta il successo arriva non solo per meriti personali, ma per demerito degli altri concorrenti, oltreché per una serie di fortunate coincidenze.  Il fatto che Renzi, per grazia ricevuta, senza  consenso popolare e senza legittimazione elettorale, sia diventato capo del Governo non significa, necessariamente, che sia migliore o più bravo  degli altri. Potrebbe significare semplicemente che gli altri siano peggiori, o meno bravi, di Renzi. I due concetti sembrano apparentemente uguali o equivalenti. Ma non lo sono; purtroppo per Renzi, per gli altri ed anche per noi.

Si diceva una volta (con un’espressione che sembra un complimento, ma lo è solo in apparenza)  che Massimo D’Alema fosse “il più intelligente dei suoi“. Il che significherebbe, per conseguenza, che i “compagni” fossero meno intelligenti di D’Alema. Ma c’è un inganno di fondo: non è detto, come si dà per scontato,  che  D’Alema ed i “suoi” siano necessariamente “intelligenti“. Anche in questo caso i due concetti sembrano avere lo stesso significato, ma non sono equivalenti. Anche il capo storico dei compagni del PCI, Palmiro Togliatti, veniva chiamato “Il migliore“, definizione che lasciava poco spazio ai dubbi ed alle interpretazioni. I compagni hanno facile propensione all’autoesaltazione, all’autocompiacimento ed al riconoscersi e attribuirsi dei meriti non sempre dimostrati e dimostrabili.

Si dice (citando Churchill) che la democrazia sia il “meno peggio” fra i sistemi politici. Il che lascia intendere, per logica deduzione,  che sia “il migliore possibile” e che gli altri sistemi siano peggiori o “meno buoni” della democrazia. Anche in questo caso le due considerazioni sembrano equivalersi, ma, ancora una volta, non è così. Un sistema che si definisca “migliore” può esserlo solo se riferito e confrontato ad altri sistemi che siano riconosciuti come “buoni”. Il sistema “meno peggio” è, invece, necessariamente riferito ad un insieme di sistemi definibili come “non buoni” o, meglio ancora,  “peggiori“. La differenza concettuale può sembrare irrilevante, ma è, invece, fondamentale. L’ultimo nella scala di sistemi “buoni” è comunque migliore del primo della scala dei sistemi “non buoni“; c’è una bella differenza. Ecco perché affermare che la democrazia sia il sistema “meno peggio” non significa che sia, automaticamente, il “migliore“; è una specie di falso ideologico. La si potrebbe definire con una popolare espressione idiomatica “una pietosa bugia“.

E’ un concetto così elementare che lo si potrebbe esprimere con una formuletta di logica classica. Se A è maggiore di B (A>B), B è minore di A (B<A). Ancora una volta l’equivalenza concettuale sembra così logica e scontata da avere valenza universale, ma non lo è. E’ valida solo per grandezze ponderabili ed  esprimibili matematicamente. Non è valida e non è applicabile nei confronti di valori astratti di tipo non quantitativo, ma qualitativo  (come l’etica o l’estetica), non esprimibili con una formula matematica. In questi campi del sapere “astratto” il concetto di maggiore o minore non è applicabile, non ha senso.

Quando si tenta di fare delle comparazioni fra due o più termini in un campo come la politica, la cultura, l’arte, la morale o in qualunque argomento che non sia esprimibile matematicamente, si incorre in errori di valutazione. Si danno per scontate delle equivalenze concettuali che non sono vere, né logiche, né dimostrabili. Sono  false equivalenze. Ecco perché esaltare le capacità di un leader rispetto ai seguaci e riconoscergli il titolo di “migliore” fra i suoi implica una sola certezza; lo scarso valore dei compagni rispetto al leader. Definire qualcuno come il “migliore” può sembrare un complimento o un attestato di riconosciute e provate doti e capacità superiori,  ma non lo è; non necessariamente.

Quiz cinese

Il nostro premier tutto nei e chiacchiere è andato a quel paese…in oriente. E’ stato in Vietnam, poi ha fatto un salto in Kazakistan e visto che si trovava in zona,  oggi è in Cina. Così si distrae. Ed ovunque, a quanto pare, va a spiegare le sue grandi riforme; quelle che per il momento ha solo in testa. Ma siccome il nostro boy scout è molto sicuro di sé, per lui è come se le riforme siano già fatte, attuate ed in vigore; scambia la realtà con le buone intenzioni o i deliri notturni. Devono pensarlo anche tutti i suoi interlocutori, forse un po’ confusi dalla sua loquacità. Già appena insediato, parte subito per spiegare le riforme in Europa, ad Hollande, alla Merkel, a Cameron. E tutti si dichiarano entusiasti. La Merkel disse che era “affascinata” dal programma del nostro premier. Ma se non si era ancora nemmeno seduto sulla poltrona a Palazzo Chigi, come fa ad andare in giro per il mondo a sbandierare riforme che sono solo nella sua testolina? Ma, soprattutto, come fanno capi di Stato seri ed autorevoli a prendere per buone le visioni renziane? Mistero. Ecco come oggi titola l’ANSA a proposito del viaggio del riformatore Renzi

 

Anche Xi Jinping (da non confondere con il Jumping, meno pericoloso dei cinesi), a quanto pare è stato profondamente colpito da queste misteriose riforme che, afferma, “Hanno avuto una grande risonanza internazionale” (!?). Fra capi di Stato si usa così, se la suonano e se la cantano. Chissà se al presidente cinese è riuscito a parlare di “diritti umani” o a proporre, per restare in tema, una bella “riforma” dei Laogai. No, forse è meglio sorvolare su certi argomenti; vero Renzi? (Vedi “Ombre cinesi“)

Sembra incredibile che tutto il mondo sia a conoscenza delle sparate (perché finora siamo ancora a questo livello) del Bomba di Rignano. E’ un mistero, sembra un quiz: “Posto che Renzi si è appena insediato, come fanno in Cina a conoscere le riforme che devono ancora essere attuate?”. Ci spiano? Hanno particolari doti di preveggenza? Sono attentissimi alle innovazioni italiche perché poi ci copiano e ci rivendono delle riforme taroccate? Boh, mistero. Però deve esserci qualcosa di vero nella possibilità che riforme e tarocchi abbiano un nesso. Infatti, finora, questa storia delle grandi riforme renziane sembra proprio solo fuffa,  fumo. Vuoi vedere che si tratta proprio dei soliti tarocchi cinesi? Siamo sicuri che lo stesso Renzi sia originale e non sia invece un cinese travestito da toscano che spaccia riforme taroccate made in China?

La cosa curiosa è che mentre sembra che tutto il mondo sia a conoscenza di queste misteriose riforme, solo gli italiani non le hanno ancora viste e capite. Per il momento si sentono solo ipotesi, promesse e buone intenzioni sbandierate quotidianamente sui media di regime, ma di concreto zero. Dove andrà adesso il nostro premier riformista ad illustrare il suo programma? Forse andrà a spiegare le riforme ai tagliatori di teste del Borneo, alle tribù cannibali della Nuova Guinea, oppure agli esquimesi ed agli orsi polari? Bene, sono certo che anche le foche ed i pinguini saranno affascinati da questo “grande statista” e pifferaio mediatico. Speriamo solo che, al ritorno in patria, spieghi queste sue miracolose riforme anche agli italiani, che non le hanno ancora capite.

A proposito di quiz…

Pochi giorni fa sul Corriere è comparso questo articolo “Cina,  alle elementari test-rompicapo di matematica: riuscite a risolverlo?“. Il quiz è quello riportato a lato e la domanda è questa: “…in quale posto è parcheggiata la macchina? Hai 20 secondi per rispondere.”. Non viene specificato, anche se sarebbe opportuno, ma si intente “in quale numero di posto“. E’ un classico problemino di logica. Facilissimo ed intuitivo risolverlo se avete una mentalità logica ed una buona capacità di osservazione. Un po’ più impegnativo se voi con la logica fate a pugni ed avete qualche difficoltà di concentrazione. Ma la cosa strana è che, secondo l’articolo, questo test non è rivolto a persone adulte, ma viene sottoposto ai bambini per l’accesso alle scuole elementari. Ma se questi bambini devono ancora frequentare la scuola primaria e, si presume, non sappiano ancora leggere, scrivere, riconoscere i numeri , come fanno a capire il test? Ammettiamo pure che, grazie al progresso e ad un livello culturale medio della popolazione molto superiore a quello del passato, oggi i bambini sappiano già leggere prima dell’accesso alla scuola elementare, resta qualche dubbio su questo test.  Oppure i cinesini sono tutti genietti che già a 5 anni leggono, scrivono, sanno far di conto e risolvono tranquillamente i problemini di logica?

Ho la sensazione che anche questa notizia sia il solito tarocco made in China. Ma non sarà che i cinesi, per predisposizione genetica, nascono già taroccati? Ma i cinesi esistono davvero, oppure sono una bufala raccontata da Marco Polo? Ma Marco Polo è esistito davvero, oppure era un cinese travestito da veneziano che  raccontava balle sulla Cina, tanto per darsi arie e guadagnare alle spalle dei creduloni?  Boh, misteri cinesi…

 

 

Cuperlo e il complesso di superiorità

La gente “normale” al massimo ha il complesso d’inferiorità. Al contrario, gli ex/post comunisti (quasi) pentiti hanno sempre avuto e continuano ad avere, chissà perché,  il complesso di superiorità. Ergo, se sono “superiori” non sono normali. E’ un concetto che ho ripetuto spesso in passato, anche con esempi pratici. Ma ancor meglio lo ha spiegato qualche anno fa Luca Ricolfi in un volumetto dal titolo eloquente “Perché siamo antipatici? La sinistra e il complesso dei migliori“.

Dubito, visti i risultati, che i militanti di sinistra lo abbiano letto. E se lo hanno letto forse non l’hanno capito. Oppure, tanto per evitare problemi di coscienza, lo ignorano. Vale la pena di riportare, perché chiarissime, le poche righe di presentazione del libro nel sito sopra linkato:

Un malato d’eccezione: la sinistra italiana. Una malattia subdola: l’antipatia. Una cura possibile: prenderne coscienza e correre ai ripari. In questo libro si evidenzia come la sinistra sia antipatica non solo alla destra, ma anche ai non schierati, al vasto arcipelago degli elettori che non si sentono né di destra né di sinistra. Quattro sono le sue malattie: il linguaggio codificato (io sì che la so lunga), il politicamente corretto (tu non devi parlare come vuoi), gli schemi secondari (tu non puoi capire) e la supponenza morale (noi parliamo alla parte migliore del paese). Luca Ricolfi insegna Metodologia della ricerca psicosociale all’Università di Torino, dirige l’Osservatorio del Nord Ovest e una rivista di analisi elettorale.”

Se pensiamo che l’autore è uno degli intellettuali (come quasi tutti) che gravitano nell’area della sinistra, i “compagni” dovrebbero  prendere in seria considerazione le sue affermazioni. Ma a quanto pare, purtroppo, non si riscontrano segni di presa di coscienza. Questa “supponenza morale“, la vediamo e la constatiamo ogni giorno, sulla stampa, in TV, radio, internet, ovunque queste menti “superiori” abbiano un microfono, una telecamera o uno spazietto a disposizione per illuminare l’umanità con la luce della verità rivelata. Sembra che la superiorità ce l’abbiano connaturata, innata, genetica, come dotazione di serie.  La “sindrome dei migliori” gli viene assegnata di diritto unitamente alla tessera.

Così li riconosci subito, appena accennano anche poche frasi. Riconosci subito quello sguardo di sfida, altezzoso, arrogante, presuntuoso, quel tono da sapientoni “So tutto io“, quell’atteggiamento spocchioso, borioso, supponente, saccente, di chi ti guarda dall’alto in basso perché loro sanno, conoscono, sono illuminati, loro “hanno le mani pulite“, loro sono “persone perbene“, loro sono depositari della “superiorità morale“, loro…sono migliori. E ne sono davvero convinti.

Ne sono talmente convinti che anche quando, in rari momenti di lucidità, sembrano riconoscere onestamente questo loro insopportabile difetto, subito dopo ci ripensano, si pentono e negano quando avevano appena riconosciuto. Affermano qualcosa che subito dopo negano. Negano qualcosa che subito dopo riaffermano. Sembra un giochino paradossale e forse lo è davvero. Facciamo un esempio pratico. Ecco la dichiarazione, parole testuali,  di un esponente di primo piano di quella classe di eletti: Gianni Cuperlo, candidato alla segreteria del PD, ospite a Porta a porta, puntata del 27 novembre 2013 (Qui il video. Vedi h. 01.39.29)

Noi non possiamo più, se mai l’abbiamo fatto abbiamo sbagliato,  presentarci davanti al Paese  e dire: votate per noi, venite da questa parte perché siamo i migliori. No, è un argomento che non regge perché abbiamo delle cose da farci perdonare da parte degli italiani. Però io penso che altra cosa, alla luce delle cose che stiamo discutendo questa sera, è dire al Paese e agli italiani: credeteci, abbiate fiducia perché questa è la parte giusta in termini di principi, di valori, di ricostruzione di un’etica pubblica per questo Paese che è venuta clamorosamente a mancare.”

Sembra una dichiarazione onesta, saggia e del tutto accettabile.  Sembra, ma non lo è. Anzi, è un paradosso. Afferma, infatti, che non possono più presentarsi come “i migliori“, riconoscendo apparentemente che Ricolfi ha ragione. Ma subito dopo afferma che la sua è “la parte giusta“. Ora, se la sua, e quella dei compagni di sinistra, è la “parte giusta” significa che quella degli avversari è la “parte sbagliata“. Significa inoltre che la parte giusta sia, implicitamente,  anche la parte migliore. Altrimenti la sua affermazione non avrebbe alcun senso.

Per un principio di logica elementare quelli che militano nella parte migliore, sono “migliori” di quelli che militano nella parte sbagliata che, pertanto, sono peggiori. Non si rende conto che “i migliori” e “la parte giusta“, concettualmente si identificano, sono la stessa cosa. E non avendo le idee chiare sul significato dei due termini non si rende conto che negando la validità di uno dei termini, nega automaticamente anche l’altro. Oppure li afferma entrambi, cosa che genera un paradosso.

Dice in sintesi: “Non siamo i migliori, siamo la parte giusta“. Se non sono migliori non sono nemmeno la parte giusta. Ma se ritengono di essere la parte giusta sono anche migliori. Le due affermazioni, tuttavia, così come vengono formulate, si escludono a vicenda. Il principio di non contraddizione (caposaldo del pensiero filosofico), evidentemente, non è il suo forte. Magari a quella lezione sulla logica aristotelica era assente, oppure era impegnato nell’ennesimo corteo contro la NATO e l’imperialismo americano.

Bisogna concludere che il buon Cuperlo, ha avuto un attimo di lucidità,  ma subito dopo ha prevalso la fortissima, dominante e ineludibile “sindrome dei migliori“, quella che gli fa credere sempre e comunque di essere migliori degli altri. Non c’è niente da fare, ce l’hanno nel sangue. Così, mentre afferma un principio subito dopo lo nega affermando un altro principio che contraddice il primo. Questa è la strana logica dei “migliori“. Ecco perché applicano costantemente il doppiopesismo e vivono in uno stato di perenne contraddizione, crisi d’identità e di confusione mentale. Difettano di raziocinio e logica. Forse hanno studiato filosofia per corrispondenza e qualche dispensa è andata smarrita per un disguido postale. Oppure, tutto è possibile,  si sono laureati a Tirana, come il Trota.

 

Carnevale romano

Grande successo dell’Europride. Un lungo e festoso  corteo ha attraversato Roma a suon di musica, slogan, cartelli, striscioni. Una parata in cui hanno sfilato personaggi pittoreschi, maschere e perfino 40 carri allegorici, come a Viareggio. Insomma, una carnevalata romana fuori stagione. Presenti anche numerosi esponenti della politica. Immancabile, ovviamente, Nichi Vendola che appare ovunque ci sia una manifestazione, una protesta, un corteo o un palco da cui arringare i suoi fedeli. Subito attorniato da cronisti d’assalto, ansiosi di ricevere la dichiarazione quotidiana del nuovo guru della sinistra, il nostro Nichi ha rilanciato il vecchio e caro slogan in difesa dei diversi o, se volete, dei diversamente normali: “La diversità è una ricchezza“.

Questo slogan, però, bisognerebbe trattarlo come i prodotti tossici, con estrema cautela e tenere lontano dalla portata dei bambini, perché si presta a diverse interpretazioni. Facciamo degli esempi pratici. Al mondo esistono persone oneste e delinquenti i quali, chiaramente, sono diversi dagli onesti. Ne consegue che, essendo una diversità, i delinquenti sono una ricchezza. Esistono persone moderate, miti e pacifiche ed esistono prepotenti e violenti i quali, sono, evidentemente diversi. Quindi anche i violenti, essendo diversi, sono una ricchezza. Anche i mafiosi sono diversi o, se preferite, “diversamente onesti“; quindi anche i mafiosi sono una ricchezza. Ed anche i mafiosi sono orgogliosi di essere dei boss. In futuro, quindi, potrebbe svolgersi una manifestazione per rivendicare l’orgoglio della diversità mafiosa: il “Mafiapride”.

Esistono i ricchi ed esistono i poveri la cui diversità dai ricchi è evidente a tutti. Anche i poveri, dunque, essendo diversi sono una ricchezza. Può sembrare un’interpretazione distorta del motto vendoliano, ma non lo è. Anzi, è del tutto logica. Così logica che potremmo esprimere il concetto con un classico sillogismo:

a) La diversità è ricchezza.

b) La povertà è diversità.

c) La povertà è ricchezza.

Beh, signori, questa è logica, mica un editoriale di Repubblica. Come se non bastasse, a complicare le cose ci si mette anche Lady Gaga, giunta a Roma come madrina della manifestazione ed ormai icona di gay, lesbiche, trans, monosessuali, bisessuali, plurisessuali etc…Anche lei, intervenendo prima dell’esibizione canora, ha voluto lanciare il suo slogan, urlandolo alla folla plaudente: “Uguaglianza subito“. Ora, come è risaputo, uguaglianza e diversità non sono solo difficilmente compatibili, ma sono opposti e contrari. Ma allora ha ragione Vendola o Lady Gaga? Ragazzi, mettetevi d’accordo. E’ chiaro che in zona europride hanno le idee un po’ confuse e non solo in materia sessuale.

Come conciliare questa contraddizione? Sembra che in un primo momento avessero pensato di basarsi sul calendario. Nei giorni pari si esalta la diversità e nei giorni dispari si chiede l’uguaglianza. Ma non è molto funzionale, perché i due concetti sono ugualmente importanti e possono essere usati secondo le circostanze e la convenienza. Potrebbe capitare, quindi, che nei giorni pari sia più utile alla causa parlare di uguaglianza ed in quelli dispari appellarsi alla diversità come ricchezza. Per non precludersi alcuna possibilità, sembra che abbiano optato per uno slogan double face, utilizzabile sempre. In verità gli slogan sono due: “Uguaglianza delle diversità“, oppure “Diversità delle uguaglianze“. Da usare a piacere. Ricorda un po’ le convergenze parallele di Moro, ma è facile da usare e va sempre bene.

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Insomma, è una nuova corrente di pensiero. Quella di chi dice che il vento è cambiato,  che esiste un’Italia migliore, che si propone come il nuovo che avanza. Ecco due esemplari del nuovo che avanza, due modelli sociali da seguire e imitare, due icone del nuovo mondo migliore: Vendola e Luxuria. Con questi modelli sociali si prospetta per l’Italia un futuro roseo. Anzi, rosa shocking. Ma non lasciatevi ingannare, oggi niente è quello che sembra. Chi indossa abiti maschili non sempre è un maschio.  E chi indossa  abiti femminili non necessariamente è una donna. Apparentemente sembrano uomini e donne, sono quasi uguali, ma sono diversi. Diciamo che sono diversamente uguali o ugualmente diversi. In ogni caso, è bene leggere attentamente le istruzioni, maneggiare con cura, tenere lontano dalla portata dei bambini e, per evitare spiacevoli sorprese, accertarsi bene prima dell’uso.

Vendola, Luxuria, Paola Concia

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La verità (esercizio di logica)

Esiste la verità? Secondo il relativismo, ideologia oggi molto diffusa e che trova larghi consensi, non esiste una verità che abbia valore assoluto ed universale, ma esistono solo delle verità parziali che hanno validità solo in un ristretto ambito spazio/temporale. Tale visione della realtà la si può sintetizzare nella seguente frase: "La verità assoluta non esiste". Affermazione semplice, chiara, categorica, assiomatica, che non lascia spazio ad alternative. Ora, per puro diletto, vediamo di esaminarla sotto l’aspetto della logica.

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La logica del potere

C’è una cosa che trovo insopportabile nella politica: la mancanza di logica. Potrebbe sembrare un fatto secondario, ma non lo è. Chiunque sia abituato ad osservare il mondo secondo i parametri della logica sa che, a lungo andare, la carenza logica dei comportamenti umani può determinare gravi effetti collaterali. Uno di questi effetti è la difficoltà a capire e spiegare, in termini logici e razionali, la realtà.

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