Giochi d’infanzia e matrimoni marziani

Sembrano notizie da un altro mondo. Invece, purtroppo, sono di questa terra. Ieri è comparsa la notizia allucinante di un nuovo programma didattico a Trieste. Non parliamo di scuole superiori, dove ormai le lezioni di sesso sono normali, dove si insegna la masturbazione e  Luxuria va ad illustrare, con cognizione di causa,  le delizie dell’amore gay trans. Ora partiamo già dagli asili, dalle scuole materne, cioè parliamo di bambini dai 3 ai 5 o 6 anni. Bisogna cominciare presto a confondere le idee ai bambini, così sarà più facile abituarli a non fare più distinzioni fra maschi, femmine e generi vari. E’ la nuova frontiera della pedagogia. Forse rientra nella riforma della scuola sbandierata da Renzi. Forse per questo la governatrice renziana del PD, Debora Serracchiani, ne consente l’adozione negli asili di Trieste e poi, c’è da aspettarselo, in tutto il Friuli Venezia Giulia. Se questa è la “nuova scuola” andiamo bene.

In pratica si tratta di stimolare la curiosità dei bambini a conoscersi e scoprire le differenze fra maschietti e femminucce e scambiarsi i ruoli, così, come cantava Iannacci, “per vedere l’effetto che fa“. Stiamo parlando, meglio ripeterlo, di bambini di 3 o 4 anni, ai quali si propongono dei giochi di “genere“, li si invita a travestirsi ed a toccarsi nelle parti intime, anche con la partecipazione degli insegnanti, per capire bene le differenze degli organi genitali. Se qualcuno “normale” si azzardasse a dire o proporre queste cose a dei bambini, verrebbe denunciato all’istante e sbattuto in galera con l’accusa di una serie di gravissimi reati di carattere sessuale. Invece se queste cose le propongono insegnanti, educatori e direttori didattici progressisti “de sinistra“, è tutto normale, è la nuova frontiera della pedagogia politicamente corretta ispirata alla cultura di genere. E’ esattamente quanto propongono a Trieste. Qui i dettagli ed i documenti che illustrano i “giochi gender“: “Bambini travestiti da bambine; il gioco gender che invita a toccarsi i genitali“.

E non finisce qui. Ecco a lato la foto di un trio di “sposini” felici. Eravate fermi alle unioni di fatto, ai matrimoni fra due gay o lesbiche? Roba superata, anticaglie del passato. Siamo già oltre. Questi tre si sono sposati di recente in Thailandia, con una cerimonia privata. Del resto, dicono “L’amore è amore, dopotutto“. Appunto, questa è la giustificazione che sentiamo più spesso, quando si parla di amori non proprio convenzionali. L’amore è amore; fra due uomini, fra due donne, fra bisex, fra trans. Certo, l’amore è amore, non si discute e tutti hanno diritto di amare chi gli pare, anche il gatto di casa, il canarino o la capretta di montagna. La cosa aberrante è che queste “relazioni” (guai a chiamarle perversioni, vizi,  depravazioni,  devianze, o altri termini che non siano approvati da Luxuria e dall’Arci gay) vengano considerate “normali”.  Ecco la notizia: “Thailandia; arriva il matrimonio a tre“.  Ora non resta che dare tempo al tempo e ne vedremo delle belle. Arriveranno i matrimoni a 4 o 5 (perché al cuore non si comanda e si possono amare contemporaneamente diverse persone), quelli di gruppo misti fra gay, lesbiche e trans, si fa una bella ammucchiata tutti insieme, chi c’è c’è,  così si rinsaldano i legami affettivi. Poi torneremo all’harem (così ci adeguiamo all’islam che avanza), con decine di donne ed eunuchi, danze sensuali, Scheherazade, le Mille e una notte, Aladino e la sua lampada. E poi non mettiamo limiti alla fantasia: tutte le combinazioni sono possibili quando c’è l’amore. Questo è il nuovo mondo. Ma non sono cose marziane, purtroppo sono cose terrestri. Del resto “L’amore è amore, dopotutto“. No?

Rimsky Korsakov: “Scheherazade“, pas de deux.

 

Scheherazade” ( Svetlana Zakharova – Farukh Ruzimatov )

 

 

 

Papa, mamme e kalashnikov

Dice il Papa che se qualcuno dice una parolaccia contro sua madre, gli arriva un pugno in faccia. “E’ normale…è normale…”, aggiunge, come a confermare che reagire anche in modo violento ad una offesa è cosa del tutto naturale, istintiva e giusta. E precisa ancora “Non si offende la religione degli altri...”, riferendosi esplicitamente alle vignette pubblicate da Charlie Hebdo e ritenute offensive dai seguaci di Maometto. Si può anche girarci intorno e cercare una spiegazione di comodo, ma sostanzialmente il Papa ha detto chiaro e tondo che quelle vignette sono offensive (quindi da censurare),  che di fronte all’offesa è più che giustificata la reazione anche violenta e che, per logica conseguenza,  i vignettisti, offendendo i musulmani, “se la sono cercata” e la strage compiuta è la “normale” reazione all’offesa.

Lo ha detto durante una conferenza stampa, mentre era in volo,  (guarda video).   Il senso è chiarissimo; se offendi qualcuno, devi aspettarti una reazione anche violenta. Non ci sarebbe niente di strano se lo avesse detto un bulletto di periferia. Ma se lo dice il Papa, in netto contrasto col messaggio evangelico, lascia perplessi per le implicazioni del principio che giustifica la violenza come reazione all’offesa; oltre, s’intende, a giustificare implicitamente  una reazione commisurata all’offesa. Così se per una parolaccia basta un pugno, a chi mi spara addosso col kalashnikov devo limitarmi a rispondere con un pugno, oppure posso usare metodi più efficaci di difesa?

Si ha l’impressione che questo Papa parli troppo e spesso a sproposito. Come se, invece che sul Soglio pontificio, pensi di trovarsi  ancora in un bar del Barrio Palermo a chiacchierare del più e del meno con amici, sorseggiare mate e  commentare l’ultima partita del San Lorenzo.  Ama parlare e viaggiare. Così viaggia e parla, parla e viaggia. Parla dalla finestra a Roma, parla sulla spiaggia a Rio de Janeiro, parla nella moschea a Istanbul, parla a Strasburgo, parla a Manila e spesso parla a…vanvera.

Quella frase ha suscitato reazioni, polemiche e commenti non proprio favorevoli. Il pugno del Papa, infatti, è un vero pugno nello stomaco  a chi fino a ieri ha sempre sentito da parte della Chiesa il messaggio evangelico del “porgi l’altra guancia…perdona settanta volete sette…ama il prossimo tuo come te stesso...” ed improvvisamente si ritrova davanti un Papa aggressivo che sembra uscito dal set di Gomorra.  Come si concilia quel messaggio con la frase  del Papa che giustifica una reazione violenta ad un’offesa? Il Papa ha finito le guance da porgere?

In quella dichiarazione si possono rilevare tre concetti diversi. Il primo è che la satira su aspetti religiosi è un’offesa. Il secondo è che si giustifica la violenza come reazione. Il terzo è che devono esserci delle limitazioni alla libertà di espressione. Con una sola frase ha sconvolto tre principi fondamentali, sia laici che religiosi. Ha preso non due, ma addirittura tre piccioni con una fava. Vediamoli uno per uno.

1) Che la satira su temi religiosi sia un’offesa, è una affermazione alquanto azzardata, considerato che esistono decine e decine di  religioni e che  ciò che può essere del tutto normale per noi, può essere offensivo per altri.  Allora bisognerebbe concordare, con i rappresentanti di tutte le religioni,  una esatta definizione di “offesa” e stilare un elenco preciso di tutto ciò che può offendere (con parole, gesti, comportamenti) i cristiani, i musulmani, gli indù, i buddisti, i taoisti, gli animisti, i seguaci di Manitù e di tutti i riti tribali, compresi i tagliatori di teste del Borneo (Guardate qui quante sono le religioni praticate nel mondo).  Dovremmo forse lasciare libere le vacche di scorrazzare in piazza San Pietro per non offendere gli indù che le considerano sacre? Si finirebbe per vietare quasi tutto.

2) Un pugno non è una carezza, è un atto violento. Ma la reazione all’offesa deve essere commisurata all’entità dell’offesa. Più grande è l’offesa, più violenta sarà la reazione. E poiché per i musulmani offendere Maometto o il Corano è molto più grave che offendere la mamma (tanto è vero che per la blasfemia è prevista la pena di morte), non basterebbe un pugno a lavare l’offesa, ma sarebbe normale ricorrere anche alle armi. Da qui a giustificare una raffica di kalashnikov contro chi offende il profeta, il passo è breve.  Questa è l’interpretazione, portata alle estreme conseguenze, del principio papale del pugno in faccia.  Ma giustificare una risposta violenta ad una offesa non solo è contro le leggi vigenti, e perseguibile come reato, ma è anche  in netto contrasto con il messaggio evangelico da sempre insegnato dalla Chiesa. Ma non è pensabile che il Papa inviti a commettere un reato e stravolgere il messaggio evangelico. Allora significa che  il Vangelo fino ad oggi è stato interpretato in maniera errata?  Significa che ci sono delle eccezioni al “porgi l’altra guancia” o “ama il prossimo tuo come te stesso“? Oppure, più semplicemente, Bergoglio ha avuto solo un momento di confusione, forse a causa dell’affaticamento del viaggio? Ma allora dovrebbe correggere quella frase e scusarsi. E, soprattutto, riflettere bene prima di esprimere concetti che possono facilmente essere travisati; se si giustifica un pugno, si fa presto a giustificare anche le raffiche di mitra.

3) Porre dei limiti  alla libertà di satira e di stampa (ma anche un semplice giudizio o una critica che possa essere vista come offensiva) sarebbe in contrasto con il principio della libertà di espressione garantita dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da tutte le Carte costituzionali dei paesi democratici. Ovvero, va contro il principio per il quale ed a difesa del quale sono scesi in strada ed hanno sfilato milioni di francesi; uno dei principi cardine delle società occidentali fondate sulla democrazia e sulla tutela dei diritti fondamentali. Si deve rinunciare a questo diritto per evitare di urtare la sensibilità di qualcuno? Anche in questo caso si finirebbe per vietare quasi tutto.

Forse il Papa si è lasciato andare ad un impulso “umano, troppo umano“. E’ comprensibile, del resto quella è la reazione istintiva di una persona normale. Ecco perché ha esclamato “E’ normale…è normale“. Già, ma allora, se questa è la natura umana, dovrebbero ricordarselo i predicatori, quando invitano a porgere l’altra guancia, a non reagire alle offese, a perdonare, ad amare anche il nostro nemico, perché stanno invitando i fedeli a fare qualcosa che non è nella natura umana. E se non è nella natura umana è contro natura. E se è contro natura è contro il Creatore che quella natura l’ha voluta così, esattamente com’è. Altrimenti l’avrebbe fatta diversa.  E se il Papa, che dovrebbe essere l’esempio vivente del messaggio evangelico dell’amore e del perdono, reagisce ad un’offesa con un pugno, perché non dovrebbe farlo l’ultimo dei cristiani? C’è una postilla poco conosciuta del Vangelo che prescrive libertà di pugno per il Papa e la vieta a tutti gli altri?

Ovviamente non si tratta solo di stare a cavillare sulla frase del Papa. Il problema si pone in generale sull’interpretazione del concetto di libertà che, spesso, diventa molto elastico e lo si adatta alle situazioni ed alla convenienza del momento. Posso essere d’accordo con il Papa sul fatto che bisogna evitare di offendere il prossimo e sul fatto che sia umano e normale rispondere con un gesto anche violento ad un’offesa. Ma allora è chiaro che non posso essere d’accordo con il Papa quando predica il messaggio evangelico che mi invita a perdonare, porgere l’altra guancia ed amare anche il nemico. Non si possono sostenere principi contrastanti: o il pugno o il perdono. Si decida, Santità, si decida.

Forse dovrebbe parlare meno. Ma non è la prima volta che fa delle affermazioni alquanto discutibili. Tempo fa, durante la sua visita pastorale a Cagliari, a chi gli chiedeva un giudizio sull’omosessualità e sui gay, disse “Chi sono io per giudicare?”. Chi è lui per giudicare? E’ il Papa, il capo spirituale della Chiesa, la guida suprema dei cattolici, il rappresentante di Cristo in terra, ecco chi è; mica il vice parroco di Pompu! Non solo ha il diritto di giudicare, ma ha il preciso dovere di fornire una guida morale ai fedeli. E non sarebbe male che si ricordasse anche di Sodoma e Gomorra. Non mi pare che Dio li avesse guardati con benevolenza, perdono e misericordia, dicendo “Chi sono io per giudicare i sodomiti…”. Ma quella frase fu subito colta al volo da gay, lesbo, trans e vari sessoconfusi per farne uno slogan da usare in tutte le circostanze e dire che anche il Papa non si permette di giudicare le loro tendenze sessuali. E bravo Bergoglio, ha fornito un ottimo argomento alla causa gay, gli ha dato anche la benedizione papale.

Quando andò a Lampedusa, dopo il naufragio del barcone che causò centinaia di morti, per stemperare la possibile reazione negativa nei confronti degli immigrati e l’atteggiamento di diffidenza nei confronti dei musulmani, disse che dobbiamo accogliere tutti ed assisterli perché “Sono nostri fratelli“. Intanto, in tutti i paesi islamici i cristiani sono perseguitati, dall’Africa al Pakistan, vengono distrutti interi villaggi, bruciate le chiese e ammazzati i fedeli, è una strage continua; lo sport più praticato dai “fratelli musulmani” è la caccia al cristiano, che è sempre aperta, con o senza porto d’armi. Poi i “fratelli musulmani” dell’Isis non si sono accontentati più di sparacchiare a qualche cristiano di passaggio, hanno cominciato a fare le cose in grande e per realizzare il loro Stato islamico, hanno deciso che bisognava liberare l’intero territorio dalla presenza dei cristiani; un repulisti totale.  Più o meno quello che fece Hitler con gli ebrei. Così inizia lo sterminio sistematico dei cristiani, distruggendo le loro abitazioni, confiscando tutti i beni, seppellendoli vivi, ammazzandoli o abbandonandoli nel deserto senza acqua, né cibo.

E cosa dice il Papa di questo genocidio attuato con ferocia criminale dai terroristi islamici che, è bene ricordarlo, sono nostri “fratelli musulmani“? Ancora una volta parla durante una conferenza stampa improvvisata sull’aereo che lo riporta dalla Corea del sud. Curioso, sembra che volare stimoli la sua loquacità. Ogni volta che si trova in aereo si lascia andare a dichiarazioni alquanto discutibili (Vedi “E’ lecito fermare l’aggressore ingiusto“).

Un giornalista chiede al Papa se approva l’intervento aereo americano che bombarda i terroristi dell’Isis per fermare lo sterminio dei cristiani e l’avanzata in Iraq. Beh, mi pare che lo sterminio di migliaia di cristiani sia qualcosa di appena appena più grave di una parolaccia offensiva sulla mamma. Certo fa più danni. Quindi, si presume che se alla parolaccia si risponde con un pugno, a chi usa le armi per lo sterminio di un popolo si debba rispondere con qualcosa di più energico di un pugno. No? Ed ecco, infatti, la risposta papale: “In questi casi dove c’è una aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito fermare l’aggressore ingiusto.”.  Quindi, penserete voi, giustifica l’intervento armato? No, calma, non proprio. Ecco come prosegue: “Sottolineo il verbo: fermare. Non dico bombardare o fare la guerra. Dico: fermarlo. I mezzi con i quali si possono fermare dovranno essere valutati.”. Ad una parolaccia sulla mamma risponde con un pugno, ma a chi fa strage di cristiani non risponde nemmeno; si limita a suggerire di “fermarli”, senza specificare come.

Immagino che i circa settanta giornalisti al seguito, dopo queste parole, abbiano avuto un attimo di imbarazzante silenzio e di stupore, anche se nessuno ha osato porre al Papa la domanda che tutti avevano in mente. Anche noi ci siamo posti quella domanda ed avremmo gradito una risposta. Papa Bergoglio, come si “fermano” i terroristi islamici “nostri fratelli“, senza usare le armi o i bombardamenti? Al loro avanzare si  stende un tappeto rosso cosparso di petali di rose e li si accoglie  con la banda musicale che esegue allegre marcette? Gli si offrono, in elegante pacco regalo, confezioni giganti formato famiglia di sedativi, tanto per calmare i bollenti spiriti? Gli  offriamo confetti e cioccolatini purganti ad effetto immediato che li obbligherà a ripiegare velocemente in “ritirata“? Li invitiamo a trasferirsi in Honduras e partecipare al reality “L’isola dei famosi”? Santità, può darci un aiutino? E se azzecchiamo la risposta giusta, cosa vinciamo?

La risposta è nel vento, cantava Dylan. Ma non disperate, forse la risposta ce la darà al prossimo viaggio. Lui le idee  migliori le ha in volo, lontano dalle beghe terrene che lo distraggono. Sorvolando le nuvole si sente ispirato dalla vicinanza col regno dei cieli. Visti i risultato, però, abbiamo il dubbio che lo Spirito Santo sia momentaneamente distratto o in missione speciale in un universo parallelo. Così, continua a fare dichiarazioni confuse, contrastanti e pericolose; per la gioia dei “fratelli musulmani” dell’Isis che fanno strage dei cristiani, ma non si beccano nemmeno un pugno,  dei gay che “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu...”, con tanto di  benedizione papale, e dei terroristi parigini che hanno uno strano senso dell’umorismo e per qualche vignetta si offendono a morte (quella dei vignettisti), ma si sentono giustificati perché reagire con violenza ad un’offesa è normale…è normale. Lo ha detto il Papa.

N.B.

Questo Papa è gesuita. Sarà una strana coincidenza, ma il termine “gesuitismo“, nella accezione comune, è sinonimo di ipocrisia e di “dissimulazione“, atteggiamento tipico di chi si mostra buono e remissivo ed assume atteggiamenti tesi a nascondere intenti potenzialmente pericolosi (arma che l’islam usa benissimo, fa parte della strategia usata per infiltrarsi nell’occidente senza destare sospetti o paure: sarà un caso?).  (Vedi Treccani)

Presidente ideale

Non c’è dubbio che Barack Omaba, primo presidente nero della storia degli USA,  sia stato un presidente che ha rotto con tutti gli schemi del passato. Ma sembra che sia solo l’inizio; altre rotture verranno. Lo dice, per esempio, la stessa First Lady Michelle, quella che non perde occasione per ritagliarsi spazi mediatici e per intervenire anche quando dovrebbe tacere. La First lady più presenzialista e garrula mai vista alla Casa Bianca.

Gli Stati Uniti sono pronti per una donna presidente“, ha dichiarato di recente alla stampa. Sempre più difficile. Dopo un presidente nero, una presidente donna. In verità vorremmo suggerire alla First lady una proposta per essere ancora più di “rottura“. L’ideale, per rompere davvero, contro tutti i pregiudizi di razza, genere, gusti sessuali, religione, etnia, cultura e orientamento politico, sarebbe eleggere un presidente che sia donna, ma sia anche nera (ormai essere neri è un vantaggio; si può diventare anche ministri, come la Kyenge). Meglio ancora se donna, nera e lesbica (anche essere lesbo, gay o trans costituisce titolo di merito e favorisce la carriera; vedi Vendola, Crocetta, Concia, Scalfarotto, Luxuria…). Ma ancor più di rottura sarebbe un presidente donna, nera, lesbica, musulmana (meglio se di scuola integralista) e con qualche antenato zingaro. La perfezione sarebbe, quindi, un presidente che sia donna, nera, lesbica, musulmana con ascendenze zingare e fan di Al Qaeda. Il massimo.

Natura e diversità

Circa tre mesi fa è andato in onda in TV uno spot contro l’omofobia promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Ne ho già parlato nel postDiversamente uguali e ugualmente diversi“. Quello spot riportava, in apertura e chiusura, lo slogan “Sì alle differenze, no all’omofobia” e, dopo aver mostrato alcune persone con caratteristiche diverse (chi è alto, chi è intonato, chi è gay, chi è rosso, chi è lesbica…), concludeva conE non c’è niente da dire“. E fin qui ci siamo; sul fatto che nella realtà ci siano “differenzenon c’è proprio niente da dire. C’è, invece, qualcosa da dire proprio sullo spot, sul messaggio in esso contenuto e sull’interpretazione distorta del significato delle diversità.

In natura la diversità è la norma. L’uguaglianza non esiste (con buona pace dei nipotini di Marianne). Anche gli animali nascono diversi. C’è chi nasce aquila e si libra elegante sulle alte vette delle montagne e chi nasce scarabeo e per tutta la vita continua a rotolare palline di sterco. C’è chi nasce leone e chi gazzella. Chi nasce ape e vola di fiore in fiore succhiando il nettare e chi nasce mosca ed ha una fortissima passione per gli escrementi. Sono tutti diversi e “Non c’è niente da dire”, così va il mondo. Ma non si può convincere un’aquila a rotolare palline di sterco, né un’ape a succhiare merda, né una gazzella a giocare serenamente con un leone. Così ognuno segue la propria strada e, pur essendo tutti parte della natura, non necessariamente le loro esistenze devono relazionarsi in maniera pacifica ed affettuosa. Anzi, è vero proprio il contrario. In natura non esiste la stasi, è una continua lotta per la sopravvivenza.

Così la gazzella sa benissimo, lo scopre ogni giorno a proprie spese,  che esistono i leoni e che sono parte della natura. Ma, incontrandone uno, sarebbe autorizzata a pensare: “Caro leone, tu sarai anche il re della foresta, sei del tutto naturale e su questo…Non c’è niente da dire. Però, stammi lontano“. Se siamo onesti dobbiamo riconoscere che anche sulle riflessioni della gazzella…Non c’è niente da dire. Certo, gli uomini non sono animali, si dirà. Sono dotati di ragione e non devono seguire gli istinti bestiali. O meglio, bisognerebbe dire che “Non dovrebbero…”. In realtà le leggi della natura valgono anche per l’uomo che della natura fa parte integrante. Il fatto che l’uomo dimentichi questo piccolo dettaglio e pensi di essere superiore a queste leggi, grazie alla sua supposta “intelligenza“, e di poterle stravolgere o piegare al proprio volere, è solo un’illusione, frutto della presunzione umana, che genera mostri ideologici che portano solo sciagure.

L’istinto di sopravvivenza è innato nell’uomo. E’ una specie di campanello d’allarme che ci mette in guardia contro rischi e  pericoli. Scopriamo molto presto che la natura non è costituita solo da bei paesaggi, prati verdi, fiori profumati e teneri cucciolotti. Ci sono delle differenze da tenere bene a mente e da non sottovalutare. Impariamo così a stare alla larga da tutto ciò che può costituire un pericolo. Esistono giardini fioriti dove amiamo passeggiare ed esistono deserti infuocati letali per l’uomo. Esistono mansueti agnellini ed esistono vipere mortali. Esistono frutti dolcissimi ed erbe velenose. Esistono santi e delinquenti. Tutto fa parte della natura. E su questo non c’è niente da dire.

Il fatto che tutto sia naturale non significa, però,  che tutto sia sullo stesso piano e con lo stesso valore. Impariamo fin da piccoli, grazie all’istinto di sopravvivenza, a diffidare di tutto ciò che non conosciamo e che potrebbe essere potenzialmente pericoloso. Questa diffidenza innata è essenziale per la sopravvivenza della specie. Esistono teneri cucciolotti che amiamo accarezzare ed esistono scorpioni e serpenti a sonagli. Anche serpenti e  scorpioni fanno parte della natura. Ma non credo che qualcuno ami tenerli sul cuscino ed accarezzarli prima di addormentarsi.

La natura è formata da “diversità“. In natura non esiste l’uguaglianza, non c’è niente di uguale, nemmeno due fili d’erba sono perfettamente “uguali“. E’ il trionfo della diversità. Questa estrema diversificazione della natura è “normale“. In natura la norma è la diversità. Ciò non significa, però, che le diversità debbano essere considerate allo stesso modo e con lo stesso valore. Esiste la “normalità” all’interno della diversità. E’ questo piccolo dettaglio che dimentichiamo spesso, quando cerchiamo di definire cosa sia “normale“.

Nel mondo delle aquile è “normale” volare. Nel mondo degli scarabei è “normale” rotolare palline di sterco.  Ovvio che volare non è normale per gli scarabei e per le aquile non è normale rotolare palline. Entrambe le attività sono del tutto “normali” in natura, ma ciascuna è “normale” solo all’interno di un ambito definito; quello delle aquile e quello degli scarabei. Ciò che è normale nel mondo delle aquile non lo è nel mondo degli scarabei e viceversa. Così procede il mondo ed in natura ogni essere vivente sa bene quale sia il proprio ambito e cosa sia, all’interno della propria specie, “normale“. E vi si adegua, istintivamente, naturalmente, senza forzature e senza dubbi esistenziali.

Ci sono alti, intonati e gay, dice lo spot. Ed il senso sottinteso è che non c’è niente di male in queste differenze. Certo, ma quello che non si ha l’onestà di dire è che ci sono anche persone stonate che, incoscientemente, si ostinano a cantare. E nessuno può obbligarci ad ascoltarli secondo il principio che “Non c’è niente da dire“, che tutti sono normali e che essere stonati non sia una colpa. Certo che non è una colpa, però, come direbbe la gazzella al leone…stammi lontano. Ecco l’aberrante conclusione del mito dell’uguaglianza; considerare tutte le differenze come “normali“, metterle sullo stesso piano ed attribuire a tutte lo stesso valore.

Pur di giustificare l’appagamento dei propri vizi c’è chi addirittura si inventa una sua filosofia personale basata sul “Pensiero debole” e chi, facendosi scudo del concetto di uguaglianza, vuole legittimare l’anomalia biologia e renderla “normale“. E’ una delle prove della stupidità umana. O, se preferite, è la sciagurata conseguenza dell’ideologia nata dal motto “Liberté, Egalitè, Fraternité“, di cui stiamo ancora pagando le conseguenze.

Già, perché anche la stupidità può generare rivoluzioni. Ed è senza limiti, come dice una vecchia battuta attribuita ad Einstein: “Due sono le cose infinite; l’universo e la stupidità umana. Della prima non sono proprio sicuro“. Ed anche su questo…Non c’è niente da dire!

Bagni e pediluvi

Ieri, in apertura della Home del Corriere on line, campeggiava questo box dedicato a Balotelli. Tanto per cambiare, lui è sempre in primo piano, qualunque cosa faccia o dica; se fa cose buone (poche) o se fa sciocchezze (spesso). Anche il nostro calciatore fa parte ormai di quei personaggi che devono essere sempre presenti sui media, fanno parte del vasto e consolidato repertorio “politicamente corretto“: Balotelli, Boldrini,  Kyenge, Saviano, Travaglio, Vendola, Luxuria, Scalfari, Crozza…l’elenco sarebbe troppo lungo, ve lo risparmio.

E cosa ha fatto di così importante Balotelli per avere il suo box riservato in bella evidenza sul Corriere? Ha rilasciato degli autografi a dei tifosi che erano presenti all’allenamento del Milan, che si trova negli USA per un torneo di calcio. Eccolo…

Dice il breve commento al video che erano presenti una trentina di tifosi, specie italiani che vivono in America. Però, guardando il video, questa trentina di persone non si vede. Al massimo saranno una dozzina. Ma per il Corriere basta e avanza per ricavarci un video da prima pagina ed esultare per il “bagno di folla” di Balotelli. Una dozzina di persona sono “una folla“? Sì, se serve alla causa. Niente di strano che al prossimo rimpasto di governo lo facciano ministro, anche lui, da affiancare alla Kyenge. Visto che si tratta di un calciatore, che lavora con i piedi, direi che questo, più che un “bagno“, al massimo è un “pediluvio“.

Cosa non si fa per il politicamente corretto. Resta un dubbio. Tanto interesse mediatico per Balotelli è giustificato? E’ sempre in prima pagina perché è più bravo, più bello, più simpatico di altri calciatori italiani, oppure perché è nero? E’ una semplice domanda che si affianca ad altre domande simili. Cécile Kyenge è diventata ministro perché è più brava, più capace, più competente, più simpatica delle colleghe, oppure perché è nera? Laura Boldrini è diventata presidente della Camera perché è più brava, più competente, più simpatica, più preparata delle colleghe, oppure perché giova alla causa degli immigrati e dei terzomondisti? Vendola e Crocetta sono diventati governatori di Puglia e Sicilia, perché sono più bravi, preparati, competenti, belli e simpatici di altri, oppure perché sono gay? Ivan Scalfarotto è vice presidente del partito democratico per le sue qualità politiche, oppure perché è gay? Paola Concia, ex parlamentare del PD, era ospite fissa in tutti i salotti televisivi perché era più brava delle altre, oppure perché è lesbica? Cecchi Paone e Malgioglio fanno gli opinionisti di professione in TV per le loro particolari competenze, oppure perché sono gay? Luxuria è ricercatissima da tutte le reti perché è bella, simpatica, elegante, preparata, oppure perché è trans? Barack Obama è stato eletto presidente degli USA per le sue particolari capacità e competenze, oppure perché è nero?

Le domande sono legittime, visto che ormai essere fuori dagli schemi della normalità, sembra essere un vantaggio e costituisce titolo di merito. Magari finiranno per essere equiparati alle categorie protette ed avere la precedenza anche nei concorsi pubblici. Se sei nero, immigrato, gay, trans, lesbo o bisex, acquisisci punteggio.

Per fortuna nel mondo non ci sono solo le categorie citate e la “gaia compagnia” degli amanti del sesso creativo. Lo dimentichiamo spesso, frastornati dalle notizie quotidiane che ci raccontano le avventure e le disavventure dei “diversamente normali“. Ormai sono loro a dominare la scena mediatica.   Ci dimentichiamo così che esiste anche l’arte, la letteratura, la musica, la nostra identità nazionale, le tradizioni, la cultura, il nostro enorme patrimonio artistico, le bellezze naturali di un’Italia che, per falso ed ipocrita spirito di accoglienza, stiamo regalando a tutti i disperati che arrivano dal terzo mondo. Per dedicare i primi piani al “bagno di folla” di Balotelli, mettiamo in secondo piano, anzi in ultima pagina, le cose davvero importanti e belle della vita. Come questa…

 

L’articolo 21 è sospeso

Si può dissentire dal pensiero unico dominante? Si può avere un’idea diversa dall’ipocrita visione buonista su immigrazione, gay, nomadi, neri e musulmani? E’ ancora vigente l’articolo 21 della Costituzione? Oppure quando si parla di gay, islam, zingari, neri ed immigrati, l’art.21 è sospeso?

Sembrerebbe proprio di sì, perché se viene approvato il ddl, già approvato dalla Commissione giustizia della Camera, proposto da Ivan Scalfarotto sull’omofobia e che vuole istituire il reato di omofobia ed equipararlo agli altri reati previsti dalla legge Mancino, l’art. 21 è momentaneamente sospeso.

Diventeremo tutti fan ed estimatori di gay, lesbiche, trans, bisex, annessi e connessi. Guai ad esprimere dubbi sul loro comportamento, sui loro gusti sessuali e su quelle carnevalate che chiamano Gay pride. Guai ad esprimere opinioni meno che lusinghiere. Se ne potrà parlare solo bene e con grande stima, entusiasmo e lodi sperticate; lo ha deciso il Parlamento.  Saremo tutti innamorati pazzi di Luxuria, Platinette e Scalfarotto: per legge.

Urgenza Italia

Non ci siamo sbagliati. Ho scritto spesso ultimamente che le priorità da affrontare con urgenza da parte del governo sembrano essere queste: tutela degli immigrati, cittadinanza agli stranieri, legge contro l’omofobia, legge sul “femminicidio”, unioni civili per gay, lesbo, trans ed assimilati, Rom e centri sociali (Vedi “Priorità“). Beh, certo, sono argomenti di fondamentale importanza per milioni di italiani che , con la crisi che diventa sempre più drammatica, fanno fatica a campare. Ma i nostri parlamentari sembrano vivere in un altro pianeta, parlano d’altro.

Ecco, per esempio, l’ultimo titolone del Corriere che annuncia con esultanza l’ultima fatica del governo: “Cittadinanza più facile per gli stranieri“. Come volevasi dimostrare.

Decreto semplificazioni. Giusto, c’è proprio bisogno di semplificare le procedure burocratiche; sembrano partorite da una mente contorta e sadica. Ma non si tratta di semplificare la burocrazia per facilitare, per esempio, la compilazione dei moduli per la dichiarazione dei redditi, così complessi (e guai a sbagliare) che per evitare errori ed incorrere in sanzioni dovete rivolgervi ad un commercialista.  Insomma, per pagare le tasse bisogna pagare un esperto che vi dica quanto, quando, dove e se dovete pagare le tasse.

Non si tratta nemmeno di semplificare le procedure per avviare un’attività lavorativa, per avere una concessione edilizia, per avere un rimborso da parte dello Stato, per farvi curare, per regolarizzare la posizione pensionistica, per risolvere un contenzioso fiscale, per altre mille incombenze che assillano i cittadini. No, il “punto più significativo” di questo decreto, come dice il titolo del Corriere, è “Facilitare la cittadinanza agli stranieri“.

A questo punto che gli volete dire? Niente, si può rispondere solo con una lunga serie di imprecazioni, le peggiori che vi vengono in mente. Oppure con il semplice Vaff… di Beppe Grillo. Ma se avete l’animo sensibile, poetico ed artistico glielo potete mandare in musica, cantato, così: Invia il tuo Vaff musicale…

 

 

Priorità

Siamo sull’orlo del baratro“, dicono in coro i commentatori; imprenditori, sindacati, politici. E’ un ritornello che, purtroppo, sentiamo da anni. Accusavano Berlusconi di essere responsabile della crisi, del calo della borsa e della crescita impazzita dello spread. Di Pietro in Parlamento lo definì “Criminale” indicandolo come responsabile unico della crisi. Fatto fuori Berlusconi è arrivato il tecnico Monti, a capo di un governo di “esperti” che avrebbero dovuto risolvere tutti i problemi. E siccome la situazione non migliorava di molto si dovette riconoscere che la crisi aveva radici complesse, riguardava tutto l’Occidente e non era in relazione con il governo Berlusconi (lo dissero diversi osservatori politici e lo stesso Monti). Tanto è vero che, dopo più di un anno, i vari commentatori continuavano a dire che “Siamo sull’orlo del baratro“.

Chiuso ingloriosamente il capitolo del tecnico  Monti (egli stesso riconobbe che le misure adottate non solo non ebbero efficacia per risolvere la crisi, ma addirittura aggravarono la recessione), le elezioni ci hanno regalato un Parlamento bloccato, in stallo. Che fine hanno fatto ed a cosa sono servite le lunghe consultazioni di Bersani che, non essendo in grado di formare un governo,  giusto per prendere tempo, ha ascoltato tutte le “parti sociali“, compresi i boy scout e le Giovani marmotte? A niente, solo fumo. A cosa è servita, subito dopo,  la nomina da parte di Napolitano, di un comitato di “saggi” che dovevano individuare i punti più importanti da affrontare con urgenza? A niente, solo fumo. Ma Napolitano disse che, comunque, il loro lavoro sarebbe stato utilissimo per chi fosse andato al governo. Vi risulta che Letta ne abbia preso visione o lo abbia preso come spunto per le urgenze da affrontare? Per niente. L’unica cosa urgente è stata una gita con ritiro spirituale in una ex abbazia “per fare spogliatoio“. Ed il lavoro dei saggi a cosa è servito? A niente, solo fumo. I nostri politici ormai comunicano come i pellerossa americani, con “segnali di fumo“.

Così ancora oggi, a tre mesi dalle elezioni,  con un nuovo governo di larghe intese e dopo un ritiro bucolico in un pensatoio a 5 stelle, forse lo spogliatoio è migliorato, ma nessuno ha la più pallida idea di come affrontare la crisi e si continua a prendere tempo, sperando in un intervento divino, trincerandosi dietro dichiarazioni generiche sulla necessità di rilanciare l’economia. Siamo sempre “sull’orlo del baratro“. Lo ha ribadito pochi giorni fa anche Squinzi all’assemblea di Confindustria. Anche il premier Letta, presente ai lavori, si è associato all’analisi pessimistica degli imprenditori, senza riuscire a formulare uno straccio di proposta reale, concreta e fattibile per affrontare la crisi. Forse dovrà convocare di nuovo l’intera compagine governativa e portarli di nuovo in ritiro spirituale nell’antica abbazia per migliorare ancora lo “spogliatoio“. Chissà che, complice l’atmosfera monastica, qualcuno non abbia le visioni mistiche e trovi una buona idea.

Ed in questa situazione tragica di cui ancora non si vede la fine, cosa fa il governo? Quali sono le priorità? Eccone una proposta dall’on. Boldrini, quella che andò a portare il proprio sostegno ai parenti delle tre persone suicidatesi a Civitanova Marche per la disperazione causata da problemi economici e scoprì che non pensava che in Italia ci fossero quei livelli di povertà (!) Comprendiamo, era troppo impegnata, come portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, ad occuparsi degli immigrati. Non aveva tempo per occuparsi degli italiani. Ecco la proposta…

La gente continua a suicidarsi per la disperazione e la Boldrini pensa alle leggi contro l’omofobia. Siamo sull’orlo del baratro e questi pensano all’omofobia, alla cittadinanza agli stranieri, a dare la casa agli zingari ed alle unioni gay. I sinistri non si smentiscono mai. Anche in Francia, che non se la passa meglio dell’Italia, mentre la gente chiede interventi sul lavoro, il socialista Hollande che fa? Nonostante le proteste di piazza, fa una bella legge per garantire il matrimonio fra omosessuali.  Risultato? Pochi giorni fa lo scrittore e storico Venner, quasi ottantenne, si è suicidato a Notre Dame per protesta contro le unioni gay. Intanto continuano le proteste ed i cortei contro la legge. Ma Hollande non sente ragioni. La volontà popolare e le proteste di piazza hanno valore solo quando sono organizzate dalla sinistra. Altrimenti non contano.  Evidentemente, anche per Hollande le nozze gay sono una “priorità“.

Un altro esempio della fantasia socialista l’abbiamo avuto in Spagna con il governo del socialista Zapatero, quello che invece di preoccuparsi di problemi seri (la crisi spagnola, grazie alle scelte scellerate dei socialisti stava portando la Spagna ad una situazione simile alla Grecia), pensava a tutelare i gay, i trans (è una loro fissazione) e proponeva di estendere i “diritti umani” ai primati. (La Spagna ed il pene superfluoZapatero e le scimmie La Spagna si masturbaEl gobierno sombra)

Questa gente ha in mente una strana idea di società che stentiamo a riconoscere (Mamme, babbi e bebè). E stanno facendo di tutto per stravolgere secoli e secoli di usi, costumi, tradizioni, cultura, tutto ciò su cui è fondata la civiltà occidentale. Vagheggiano una società multietnica, multiculturale, priva di identità nazionale,  priva di valori e riferimenti precisi, una specie di grande blob in movimento che tutto assorbe, omologa, metabolizza e trasforma in maleodoranti escrementi; una specie di ammucchiata generale in cui tutti i ghiribizzi sessuali diventano “diritti umani” e l’unico riferimento sarà una morale da suburra.

Ora abbiamo capito quali sono le priorità del governo: gay, lesbiche, trans, zingari e immigrati.  Dovremo abituarci e cominciare a modificare i nostri principi etici ed i criteri estetici. Vietato criticare gay, trans, zingari, neri e assimilati. Puoi dire che Berlusconi è mafioso, criminale, serpente a sonagli, cancro della politica. Tutto è concesso; è libertà di espressione garantita dalla Costituzione. Ma con una riserva, la libertà di espressione è sospesa se si riferisce alle “categorie protette“; omosessuali, neri, trans, immigrati  e zingari. Così tu, allo stadio, puoi urlare tutti gli insulti possibili a calciatori ed arbitro. Ma se fai “Buuu…” a Balotelli è razzismo, la società paga una multa e chi fa Buuu rischia la galera. Non puoi nemmeno dire semplicemente che Balotelli non ti è simpatico, che i neri non ti piacciono perché esteticamente preferisci i caratteri somatici europei, che forse gli immigrati stanno creando qualche problema di sicurezza e che bisognerebbe limitare e regolamentare il flusso di migrazione, che preferisci le relazioni normali a quelle gay e che Luxuria non è propriamente una bellezza; sarebbe razzismo, xenofobia, omofobia, transfobia, sarebbe un reato.

Questo è ciò che stanno proponendo. Queste sono le loro “priorità“. Questo è il loro ideale di società civile.  Questo è il messaggio culturale che stanno diffondendo da molto tempo attraverso i media, l’arte, il cinema, lo spettacolo, la canzone, la letteratura, la televisione. Non è un caso che al festival del cinema di Cannes abbia vinto un film, “La vita d’Adele“,  che racconta una storia di amore lesbo. Stanno imponendo questi canoni etici ed estetici come valori normali, come esemplari modelli da imitare ed apprezzare. Guai ad esprimere giudizi poco simpatici o, peggio ancora,  dire che non vi piacciono Vendola, Aldo Busi, Malgioglio o Cecchi Paone.  Sarebbe reato di omofobia, si rischia una multa salata o, addirittura, la galera. Alla faccia dell’art. 21. La gente si suicida per la disperazione causata dalla crisi economica, dal fallimento delle aziende e dalla mancanza di lavoro e la Boldrini pensa all’omofobia. Complimenti!

Priorità italiche

Poi non si dica che il Parlamento non lavora. Appena costituite le Commissioni alla Camera, i nostri solerti deputati sono già impegnatissimi ad individuare le “priorità” e predisporre misure urgenti per affrontare la gravissima crisi. Ecco una delle “priorità” affrontate nei giorni scorsi: “Camera: OK assistenza sanitaria conviventi stesso sesso“. L’on. Ivan Scalfarotto del PD, gay dichiarato, aveva fatto richiesta alla Camera per estendere la polizza assicurativa dei parlamentari al suo compagno Federico col quale aveva dichiarato di convivere “more uxorio“.  Bene, ed una priorità l’abbiamo risolta, così anche il compagno Federico potrà godere delle prestazioni sanitarie gratuite.

Giusto due giorni fa qualcuno ha proposto di limitare l’uso eccessivo e spesso incontrollato ed ingiustificato delle intercettazioni telefoniche da parte della magistratura. Quelle intercettazioni che, come ha  dichiarato pubblicamente lo stesso pm Ingroia, spesso vengono usate per scopi politici. E ci costano una vagone di milioni di euro. Ma arriva subito l’alt del neo segretario del PD Epifani, quello con la faccia così triste ed imbronciata che se lo incontrate in strada gli fate le condoglianze. Ha detto che “Le intercettazioni non sono una priorità“.  Ha ragione. Infatti le priorità sono altre. Per esempio l’omofobia.

Visto che erano in argomento, alla Camera un terzo dei deputati ha firmato una proposta urgentissima per affrontare le “priorità“: “Proposta di legge contro l’omofobia“. Contento Epifani? Queste sì che sono priorità. Si vede che il nostro Scalfarotto ci ha preso gusto e, ottenuta l’assistenza gratuita per il compagno Federico, si impegna in altre battaglie fondamentali per superare la crisi; una legge contro l’omofobia. Ora dovrei inserire una foto di “Scalfarotto…chi era costui?“, ma per non rovinare l’estetica del blog evito. Chi non lo conoscesse può ammirarlo qui: Scalfarotto. Si sconsiglia la visione alle persone molto sensibili.

Ora, con questi provvedimenti essenziali per affrontare le “priorità” dell’Italia, siamo tutti più tranquilli; i minatori del Sulcis,  gli esodati, i cassintegrati, i pensionati al minimo, quelli che si ammazzano per la disperazione, quelli che si danno fuoco perché le banche gli vendono la casa, Epifani, Scalfarotto ed anche Federico.

Ma non basta. Ecco altre due notizie fresche fresche che ci solleveranno lo spirito e renderanno ancora più tranquilli i disperati d’Italia. Le apprendiamo dal quotidiano regionale L’Unione sarda e ci confermano che non solo alla Camera lavorano sodo per risolvere la tragica crisi economica, ma anche nella periferia dell’impero gli amministratori locali sono impegnatissimi a dare il meglio di sé. Uno in prima fila è il sindaco di Cagliari, Zedda, anche lui seguace di SEL di Vendola. Prima notizia: “Gay Pride; quaranta giorni di festa col patrocinio del Comune“. Così anche Cagliari potrà divertirsi a seguire quella specie di carnevalata che chiamano Gay pride. Alla faccia dei minatori del Sulcis e di quei sardi che circa un mese fa si sono suicidati per la crisi. Per loro non c’era nessun sostegno e nessun patrocinio.

Seconda notizia: “Stanziati 20.000 euro per libri e lezioni ai Rom“. Sì, il nostro sindaco Zedda deve avere una sensibilità particolare per gay e Rom. Queste sono le sue priorità, istruire i Rom e far divertire gay, lesbiche, trans e diversamente sessuati. Gli altri, quelli che non sanno più come sopravvivere possono aspettare. Da quelle parti, a sinistra, devono avere uno strano concetto di cosa siano in questo momento le priorità.

Del resto proprio oggi non mancano sui media le dichiarazioni del Presidente Napolitano e di Laura Boldrini. Potevano tacere? Certo che potevano, ma ogni giorno devono trovare il pretesto per rilasciare dichiarazioni e finire in prima pagina sulla stampa, in rete e nei TG. Anche per Napolitano e Boldrini la lotta all’omofobia è una “priorità nazionale“: “Unioni gay anche in Italia”.

 Ma dove vivono questi? Hanno trasferito il Quirinale in Patagonia? La Boldrini è in missione speciale in Guatemala, al posto di Ingroia? Boh, le gente si suicida per la disperazione, le aziende chiudono, milioni di italiani non sanno più come campare e questi pensano ai gay, pensano ad organizzare le sfilate dei gay pride, pensano a spiegare la Divina Commedia agli zingari, pensano a garantire il matrimonio in chiesa ad Ivan e Federico, Nichi ed Eddy, oggi felicemente sposi. Sembra che queste siano davvero le priorità dell’Italia.

Stiamo costruendo una società a misura di gay, trans, lesbiche, zingari, immigrati di ogni colore e provenienza, neri, gialli, indiani, africani, cinesi, romeni, albanesi. Quelli che mettono in crisi le nostre aziende ed il commercio inondandoci di merci e beni di ogni genere taroccati, pericolosi e prodotti  a basso costo, perché i lavoratori, spesso anche bambini, vengono sfruttati al massimo senza alcuna garanzia (Cina, morto per stress da lavoro; lavorava 13 ore al giorno per sette giorni su sette  – Cina: tre suicidi in 20 giorni nella fabbrica iPhone)

Quelli che vivono di furti, rapine, scippi, spaccio di droga. Quelli che controllano la tratta delle donne, dall’Africa, dalla Cina o dall’est Europa, destinate al lucroso mercato dello  sfruttamento della prostituzione.  Quelli che stuprano le donne in strada, nei parchi pubblici, in pieno giorno, o prendono a picconate i passanti. E sembra che il nostro impegno “prioritario”  sia quello di garantire a questa gente tutti i diritti possibili. Abbiamo perfino nominato un “ministro per l’integrazione” proveniente dal Congo per difendere e tutelare gli immigrati. Questi sono la nostra “priorità“.  E gli italiani? Beh, loro possono aspettare. Gli italiani non costituiscono una priorità.

Avviso per i naviganti

Fa piacere vedere che qualcuno apprezza quello che scrivo e lo riporta su blog, forum, facebook. Chiedo solo una cortesia; citare la fonte ed inserire un link al blog. Mi sembra il minimo di correttezza. Grazie.

Priorità e misura

Il governo si appresta ad affrontare i temi più urgenti. Come abbiamo appreso dalla stampa, le proposte prioritarie sembrano essere quelle suggerite dalla ministra Kyenge sulla cittadinanza agli stranieri, l’abrogazione del reato di immigrazione clandestina, la chiusura dei centri di prima accoglienza. Altra proposta fatta dall’altra ministra Josefa Idem prevede la costituzione di una task force per combattere il “femminicidio” (Ergastolo in proposta di legge). Com’è evidente si tratta di provvedimenti urgentissimi che daranno un deciso contributo a risolvere i gravissimi problemi dell’Italia.

Anche il ministro Alfano, per non restare indietro sulle “priorità“, in una intervista rilasciata ieri al TG1, afferma che “Troveremo tutti i soldi che servono...”. Ed ancora “Non esiste limite di spesa…”. Qualcuno distratto potrebbe pensare che stia parlando di interventi urgenti per rilanciare l’economia e creare posti di lavoro. Errore. Ecco la frase completa: “Troveremo tutti i soldi che servono per difendere le donne; non esiste un limite di spesa che possa fermare un Governo che voglia difendere le donne dalle aggressioni violente“. Anche lui arruolato fra i sostenitori della crociata contro il femminicidio; l’omicidio di una donna in quanto donna (!?).  Ecco, per risolvere la gravissima crisi economica non si sa cosa fare e non ci sono risorse. Per il “femminicidio“, invece, ci saranno tutti i fondi necessari, senza limiti. Lo assicura il ministro. Eh sì, quando si tratta di questioni serie ed urgenti non si bada a spese. Prima sistemiamo gli stranieri ed affrontiamo il femminicidio, poi penseremo agli italiani, alle aziende che chiudono, ai disoccupati ed a quei disperati che si suicidano  perché non sanno come sopravvivere. E’ una questione di “priorità“.

Michaela Biancofiore, sottosegretaria alle pari opportunità, appena nominata è stata già ammonita e sanzionata. In passato si era detta contraria ai matrimoni omosessuali ed aveva dichiarato che “Chi va con i trans ha seri problemi di posizionamento sessuale“. Mai l’avesse detto, contro la sua nomina si è scatenata la furia di tutti i gay, lesbo, trans d’Italia e l’Arcigay ha minacciato di avviare presso il Ministero delle pari opportunità una “procedura di infrazione nei suoi confronti per transfobia con la richiesta della revoca della nomina“. A seguito di queste proteste la Biancofiore è stata spostata dalle Pari opportunità alla Pubblica amministrazione.

Con i gay non si scherza, ormai sono una forza. Guai a parlarne male o solo insinuare che i trans ed i loro clienti non siano proprio normali. Luxuria e Marrazzo potrebbero risentirsi e l’Arcigay vi accuserebbe di “transfobia“(!?) che deve essere qualcosa di simile alla claustrofobia o all’aracnofobia, ma più grave. Non è detto che alla prima riunione utile del governo non si presenti anche una proposta urgente per  stabilire, con apposita legge, che andare con i trans è cosa del tutto normale, naturale ed auspicabile. Luxuria sarà equiparato ad  un’opera d’arte, per legge. I trans saranno dichiarati patrimonio dell’umanità e saranno protetti dall’Unesco e dall’ONU. Beh, anche questo è un provvedimento urgente. No? E visto che ormai i trans hanno tanto successo, il classico augurio agli sposi in futuro diventerà “Auguri e figli trans“. “Chi l’ha visto?” dedicherà una puntata speciale alla ricerca del “senso del ridicolo” scomparso definitivamente.

Queste sono le priorità del nostro governo “di servizio“: stranieri, femminicidio, gay, trans e assimilati. E per chiarire meglio il concetto su queste priorità, il capo “servizio” Letta, raduna tutti i ministri in una vecchia abbazia in Toscana Per fare spogliatoio“. Significa che si spogliano e fanno tutti la doccia insieme? Meno male che non c’è Rosi Bindi, così evitano traumi. Il nostro premier in versione “mister” porta la sua squadra in ritiro spirituale, ma chiarisce che “Ognuno paga per sé” e che “Così ci riposeremo anche un po’ e ci rafforzerà lo spirito”. Ci riposeremo? Non hanno ancora nemmeno iniziato a lavorare e già sono stanchi e devono ritirarsi in una abbazia “per riposarsi“. Hanno il riposo preventivo, come il Nobel per la pace ad Obama. Prima si riposano, poi, forse, cominceranno a lavorare. Ma non illudiamoci che l’atmosfera monastica dell’abbazia possa indurli a crisi mistiche e decidano di restare in loco vivendo in preghiera e penitenza. No, dopo due giorni torneranno più arzilli di prima e ricominceranno a dilagare su tutte le reti televisive, in tutti i talk show, a riempire pagine di stampa con dichiarazioni quotidiane sulla necessità di affrontare le “priorità” dell’Italia. Peccato che abbiano uno strano concetto delle priorità. E peccato che abbiano perso anche il senso del ridicolo.

Il senso della misura.

Una volta esisteva quello che si chiamava riserbo, pudore, riservatezza, discrezione, pudicizia, buon senso. Esisteva anche il senso della misura, quello che impediva di esagerare in un verso o nell’altro. Si poteva essere buoni, gentili, accoglienti, disponibili, ma senza esagerare. Si poteva fare sfoggio di benessere e ricchezza, ma senza esagerare. Si poteva andare contro corrente ed essere anticonformisti, ma senza esagerare. C’era una sorta di barriera mentale che impediva di travalicare quel limite.  Tutte cose scomparse, come le mezze stagioni (e il senso del ridicolo). Ormai la parola d’ordine è diventata proprio l’opposto; bisogna esagerare, in ogni senso, andare oltre i limiti, oltre la normale accettazione del nuovo, del diverso, dell’insolito, infrangere le regole, abolire tutti i canoni etici ed estetici. Più è stravagante e fuori misura e meglio è. Se poi suscita proteste e polemiche meglio ancora. Questa è una regoletta aurea di tutti coloro che aspirano al successo: bisogna provocare, far notizia, scandalizzare, finire in prima pagina. Sono le basi della civiltà mediatica.

Così succede che anni fa si sia eletta Miss Italia, ovvero la tipica rappresentante della bellezza italiana,  una ragazza mulatta di Santo Domingo, giusto per dimostrare che non siamo razzisti e siamo per l’accoglienza, la società multietnica e l’integrazione. Sempre per lo stesso motivo abbiamo appena nominato ministro una donna proveniente dal Congo. Sembra ormai un obbligo quello di dare spazio agli immigrati e mettere in primo piano personaggi esotici, meglio se neri, anche quando sono del tutto fuori dal contesto. Inserire queste note di “colore“, anche quando non ci sarebbe nessun motivo valido, è del tutto ingiustificato e fuori luogo. E’ solo un modo per adeguarsi al culturame politicamente corretto. E’ come andare “fuori misura“. Ecco un esempio. Conclusa la tradizionale festa di S. Efisio, che si svolge il 1° maggio a Cagliari. Sul quotidiano regionale L’Unione sarda compare un breve servizio fotografico della manifestazione con una didascalia molto chiara, questa…

Non c’è dubbio, sono foto della tradizionale processione che accompagna il cocchio del santo. Partecipano gruppi provenienti da ogni parte dell’isola, con carri addobbati a festa e fedeli che indossano i caratteristici costumi dei vari paesi della Sardegna (vedi immagini della festa). Ed ecco la prima foto della serie…

Va bene che la Sardegna è terra assolata e che i sardi sono, quindi, di carnagione scura, ma qui si esagera. Questa sarebbe un’immagine emblematica della festa di Sant’Efisio e della tradizione sarda? Questo dovrebbe essere il tipico bambino sardo nel costume tradizionale? Anche la sagra di S. Efisio sta diventando multietnica e multiculturale? Anche i santi sono globalizzati? In futuro i suonatori di launeddas, tanto per essere multietnici e multiculturali,  suoneranno il tam tam o le vuvuzelas? Invece che l’Alter Nos a cavallo, sfilerà uno sciamano del Botswana?

Est modus in rebus“, diceva Orazio.

Belen Rodríguez, felicemente mamma, non ha perso tempo e, tanto per dimostrare che nonostante la gravidanza è sempre in forma smagliante, si è presentata nello studio televisivo di Verissimo con una gonnellina corta, ma così corta che più corta non si può. Tanto vale andare in perizoma e seno nudo, oppure in baby doll!

Non è la sola ad usare questo tipo di abbigliamento. Ormai è una regola in TV; bisogna mostrare tutto, compresa la mutandina. Perfino quella specie di rospo in gonnella che è la Littizzetto continua a scosciarsi sul tavolo davanti a Fazio, ansiosa di mostrarci il colore delle mutandine. Ma invece che far finta di essere vestite non farebbero meglio a presentarsi direttamente in slip? O anche senza?

Ma bisogna stare attenti a criticare questo eccesso di nudità, perché si potrebbe incorrere nell’accusa di falso moralismo, perbenismo ipocrita o anacronismo, tutti “ismi” poco simpatici. Oppure si possono rilasciare dichiarazioni avventate che suscitano polemiche e reazioni indignate, come ha fatto di recente Oliviero Toscani. Dice Toscani, a proposito della violenza sulle donne:Le donne smettano di mettere il rossetto e di portare i tacchi e saranno al sicuro da violenti e maniaci“. E ancora: “La smettano di voler sempre sedurre, altrimenti finiranno per sedurre soltanto i maniaci e i violenti“.

Affermazioni forti che hanno suscitato reazioni non proprio favorevoli nei confronti di Toscani. Certo, le sue parole sembrano una provocazione. Del resto la provocazione è sempre stata la base del suo lavoro di fotografo. Ma in questo caso non lo sono. Sembrano, invece, dettate da una convinzione sul fatto che le donne dovrebbero essere più sobrie e che l’esibizione del corpo possa essere una causa della violenza. Può esserci un briciolo di verità in queste parole, ma solo in casi e circostanze particolari. Ovvero quando l’esibizione di nudità è voluta espressamente come provocazione erotica. Ma nemmeno in questo caso si giustifica la violenza. In ogni caso certe dichiarazioni fatte da lui, che ha sempre sfruttato l’immagine femminile per le sue campagne pubblicitarie,  sembra un po’ ipocrita. Basta ricordare questa famosa immagine…

Molto eloquente. Beh, forse eliminare il rossetto ed i tacchi alti non elimina la violenza. La violenza viene scatenata dall’aggressività innata in certi individui, non dalla vista di corpi femminili più o meno svestiti e provocanti. Le radici della violenza sono altre. Forse una maggiore sobrietà sarebbe utile, come pure un minimo di pudore.  Ma non solo per le donne. Tutta la nostra società dovrebbe essere più sobria. Forse le nostre donnine in TV potrebbero coprirsi un po’ di più ed una maggiore “sobrietà” culturale e di costumi non guasterebbe.  Ma bisogna stare attenti a fare dichiarazione come quelle di Toscani, perché rischiano di risultare eccessive, di andare oltre il limite del ragionevole, di avere un effetto controproducente. In fondo, anche in questo caso, forse, è una semplice questione di misura. Appunto.