Razzismo, calzini e il Re di Rwenzururu

Oggi ti accusano di razzismo per un niente. Basta che guardi storto l’africano che vuole venderti calzini, salviette e accendini, e sei razzista. Qualunque atto, gesto, espressione, giudizio meno che benevolo nei confronti di un immigrato, specie se africano, è razzismo. Così alimentano il senso di colpa e favoriscono l’accettazione, volenti o nolenti, dell’invasione africana.

Sembra che la condizione per stabilire che si tratta di razzismo è che le parole o azioni siano rivolte ad un nero. Non conta tanto il contenuto di atti e parole, ma il soggetto al quale sono rivolti. Così, se tu dici che Tizio  faceva l’ambulante e vendeva calzini, non c’è niente di strano. Se però lo dici ad un nero è razzismo. Di esempi simili ormai ne abbiamo ogni giorno. Tempo fa toccò a Tavecchio, presidente Figc, che fu accusato di gravi insulti razzisti perché disse che un certi giocatori fino a poco tempo prima mangiavano banane e da un giorno all’altro arrivano in Italia e giocano in serie A. Voleva semplicemente dire che il mondo del calcio dà eccessivo spazio agli stranieri, anche sopravvalutandoli, a scapito dei giocatori di casa nostra. Ma tutti gli si scagliarono contro chiedendo le sue dimissioni. Basta che in uno stadio qualcuno faccia Booohhh nei confronti di un calciatore nero e scatta l’accusa di razzismo, si va incontro a sanzioni, multe e perfino alla squalifica del campo. In passato il tifo allo stadio non era certo più elegante. Ai giocatori avversari, e all’arbitro, si lanciavano accuse di ogni genere. Ma era solo tifo calcistico. Se, però, gli stessi insulti vengono rivolti oggi ad un calciatore nero, non è più solo tifo, ma è razzismo. Chiaro? Oggi abbiamo l’ennesimo esempio. Dopo il derby Roma – Lazio, giocata questo pomeriggio e vinto dalla Roma, il calciatore  Senad Lulic della Lazio ha fatto alcune dichiarazioni alla TV, riferendosi al calciatore della Roma Rudiger. E subito dopo scatta l’infamante accusa di “insulto razzista“: “Lulic attacca Rudiger“.

Cosa ha detto di così offensivo? Ha detto, riferendosi a Rudiger: “Già parlava prima della partita, due anni fa a Stoccarda vendeva calzini e cinture e adesso fa il fenomeno.”. Forse un’espressione poco elegante che poteva risparmiarsi. Ma è davvero così offensiva? Nel mondo del calcio si è sentito di molto peggio. E’ razzismo? Evidentemente sì, visto che sul Corriere già dopo poche ore compare in prima pagina con bella evidenza la notizia  riportata a lato in cui si definisce la frase di Lulic come “insulto razzista“. Già in passato ho evidenziato spesso questa strana interpretazione del termine “razzismo”. E faccio di solito degli esempi pratici per mostrare come la parola “razzismo” sia usata troppo spesso e quasi sempre a sproposito. Ma fa comodo perché così si blocca qualunque forma di espressione non proprio favorevole ai neri, all’immigrazione ed alla realizzazione della tanto agognata società multietnica.

Una settimana fa è stata riportata dalla stampa la notizia di violenti scontri etnici in Uganda e in Congo tra militari e milizie separatiste che sostengono il re di Rwenzururu: “ Uganda, 55 morti per indipendenza del Rwenzururu“. Non sapete dove si trova Rwenzururu? Tranquilli, non è grave.

Il re di Rwenzururu”; sembra il titolo di una favola per bambini. Mi scappa da ridere. Migliaia di anni fa in Europa si costruivano città, piramidi, torri, acquedotti, strade, teatri, regge, Troia, Atene, Roma faro di civiltà e Caput mundi, e le sette meraviglie del mondo. Grazie alle scoperte scientifiche ed al progresso tecnologico  siamo andati sulla Luna e stanno già programmando una missione su Marte. E questi, dopo 5.000 anni di storia e di evoluzione sono ancora nelle capanne di fresche frasche. Esattamente come li trovarono i primi esploratori europei che si avventurarono nell’Africa nera. Ma guai a parlare di superiorità della cultura occidentale; sarebbe razzismo. Guai a maltrattare un africano o solo non apprezzarne usi, costumi e tradizioni o non gradire l’insistenza nel volervi vendere cianfrusaglie. Guai a lamentarsi dell’arrivo continuo di migliaia di africani, e non essere disposti a sostenere con grande gioia le spese di soggiorno di questi ospiti non invitati. Guai a dire che bisogna fermare questa invasione che sarà devastante per la nostra civiltà. Basta e avanza per essere accusati di xenofobia e razzismo.

Poi vedi che in Africa sono sempre in atto gravissimi scontri etnici e tribali e si arriva ad autentici genocidi, come è stato in Ruanda e Sudan. Oggi gli scontri sono in  Uganda e Congo, ma sono molti i conflitti etnici e le guerre che insanguinano l’Africa dalla fine del colonialismo e sono in atto ancora oggi. Neri che ammazzano neri e sterminano  intere tribù e fanno pulizia etnica. Se però in Italia guardi storto un africano è razzismo. Se Tavecchio dice che certi giocatori mangiavano banane è razzismo. Se fai degli apprezzamenti non proprio entusiasti sull’estetica della Kyenge è razzismo. Se Lulic dice che Rudiger vendeva calzini è razzismo. In Africa non solo si guardano storto o si accusano di vendere calzini e di mangiare banane, ma si stanno sterminando a vicenda da decenni. E stranamente nessuno accusa gli africani di essere razzisti. Curioso, vero? Allora è inevitabile chiedersi se, forse, queste continue accuse di razzismo per sciocchezzuole insignificanti che con il razzismo non hanno niente a che fare, siano esagerate e fuori luogo e siano usate in maniera strumentale per mettere a tacere qualunque forma di critica nei confronti dell’invasione africana.

Follie di giornata

Come le uova della vecchia fattoria, Ia, Ia, oh! La prima riguarda quel pazzo coreano che ha messo in allarme il mondo dichiarando che a breve darà il via ad un attacco nucleare contro Corea del sud, Giappone e Sati Uniti; per il momento. Poi si vedrà, magari bombarderà anche la Patagonia, San Marino e le Isole Vergini che, essendo vergini, sono illibate, quindi senza macchia e peccato e, dunque, che colpa ne hanno, poverine? Boh.

Ma la pazzia di questo figuro è talmente grande che è difficile vederne i confini.  Ecco una foto che lo ritrae mentre scruta l’orizzonte. Cosa guarda? Forse sta cercando di vedere fin dove arriva la sua pazzia che si estende a perdita d’occhio. Ecco perché, per vederla tutta deve usare i binocoli. In realtà Kim Jong Un è un’abbreviazione. Il nome completo è Kim Jong Un Po’ Stronz.

Altra notizia, altra foto, ma sempre di follia si tratta. Il Giappone, per predisporre una difesa  contro il pazzo coreano, non si sa mai, ha schierato batterie di missili Patriot. Ed ecco come, stamattina, l’ANSA riporta la notizia.

Oddio, la nazionale di calcio giapponese, invece che limitarsi ai normali moduli difensivi, schiera una batteria di Patriot contro gli attaccanti avversari? Per quanto oggi succeda di tutto ed il calcio sia spesso terreno di scontri fisici anche violenti, non siamo ancora arrivati a tanto. Ma oggi siamo così calcio-dipendenti che se si parla di “Difesa” pensiamo subito al modulo difensivo di una squadra di calcio; a due, tre o quattro difensori in linea, più il portiere.  Ecco perché, forse, per la nostra agenzia di stampa il fatto che il Giappone prepari la “difesa“, è un argomento che riguarda il “Calcio“.

In realtà, però, non hanno tutti i torti, perché ormai gli stadi di calcio stanno diventando il luogo in cui si scatenano i peggiori istinti e si dà libero sfogo alla violenza. Ecco un titolo che si riferisce al derby giocato ieri fra Roma e Lazio…

Per il momento ci si limita alle coltellate, ma non è detto che in futuro non si passi ai lanciafiamme, bazooka, bombe a mano e, perché no, una batteria di Patriot schierata contro la tifoseria nemica. Da questo mondo di pazzi è tutto, termina il collegamento satellitare,  vi saluta il vostro Min Caz Un Po’, inviato speciale in Asia Argento (sembra argento, ma è taroccato Made in China),  linea alla regia, restate con noi, pubblicità…

Sanremo porta sfiga

Sì, il festival di Sanremo non porta bene. Anzi, porta decisamente sfiga. Tanto per cominciare, quasi in contemporanea con l’inizio del festival, si verifica un caso quasi unico nella storia millenaria della Chiesa: si è dimesso il Papa, cosa che non succedeva da secoli, dal tempo di Celestino V. Nello stesso giorno un fulmine colpisce la cupola di San Pietro.  A seguire una serie di strane coincidenze.

Era prevista la partecipazione di Daniel Baremboim e dei Ricchi e poveri come ospiti d’onore e di Carlo Verdone come componente della giuria. Hanno dovuto rinunciare tutti. Baremboim e Verdone per sopraggiunti problemi di salute, ed i Ricchi e poveri per l’improvvisa scomparsa di Alessio, figlio di Franco Gatti, componente del gruppo. Come se non bastasse, arriva un inaspettato meteorite che cade sugli Urali esplodendo e provocando 1.200 feriti ed ingentissimi danni. Nello stesso giorno l’asteroide 2012 DA 14 passa a circa 27.000 Km dalla Terra, sfiorandola pericolosamente. Basta? No, ecco l’ultimissima sciagura targata Sanremo 2013: terremoto di magnitudo 4,8 colpisce il Lazio.

Tutto questo nei pochi giorni di svolgimento del festival. Solo semplici coincidenze? No, decisamente l’abbinata Sanremo-Fazio/Littizzetto porta sfiga. Ragazzi, toccatevi le…qualcosa. E meno male che il festival è finito ieri sera.

E non è tutto. Proprio in questo momento apprendo dal Corriere un’altra tragedia: al festival ha vinto Marco Mengoni.  Ho sentito nei giorni scorsi la sua canzone. Se questa è la canzone più bella del festival, figuriamoci le altre. E se il “ragazzo col ciuffo“, stile Little Toni, ha vinto…beh, allora tutto è possibile. Vuol dire che, Maya o non Maya,  siamo proprio arrivati alla fine del mondo.

Eppure, a sentire i media, è tutto un coro di voci entusiaste, di elogi sperticati per i conduttori, di esaltazione di canzoni e cantanti, di proclami di vittoria per i grandi ascolti (il festival è stato seguito da 13 milioni di spettatori). Come se il numero degli spettatori sia direttamente proporzionale alla qualità del programma; più un programma è seguito, più è di qualità. Bene, ammesso e non concesso che i grandi ascolti siano garanzia di qualità, bisogna ricordare un piccolo dettaglio, che ho rimarcato anche in passato a proposito dei grandi ascolti di Santoro: l’altra faccia della medaglia.

Dire che il festival è stato un grande successo perché seguito da 13 milioni di spettatori, significa dire che (la matematica non sbaglia), siccome gli italiani sono 60 milioni, ben 47 milioni di italiani non hanno guardato il festival. Ovvero, la stragrande maggioranza. E questo è un dato matematico, indiscutibile e che non si presta ad interpretazioni di sorta. Perché si conteggia solo e sempre il numero di coloro che seguono un programma e non il numero di coloro che non lo guardano? Misteri auditel!

Ora, la nostra società si basa su quel curioso principio (mai dimostrato, ma accettato come un assioma) che la maggioranza, in quanto tale, abbia diritto di prendere decisioni e amministrare la Res pubblica in nome della collettività (la verità è ciò che la maggioranza pensa sia vero). Il diritto della maggioranza a governare è un cardine del sistema democratico. Allora, nel nostro caso,  significa che per la maggioranza degli italiani, che non ha guardato Sanremo,  il festival è uno spettacolo inguardabile. E la maggioranza ha sempre ragione! Beh, questa è matematica e logica, mica è lo starnazzare degli opinionisti nei pollai televisivi pomeridiani. Anzi, questa  è la democrazia, bellezza!

Lazio: sesso ed elezioni.

Sembrano definite le candidature per le prossime regionali nel Lazio. Il centro sinistra appoggia Emma Bonino, il centro destra propone la sindacalista Renata Polverini che, però, non sembra riscuotere le simpatie di molti elettori del PdL. Tanto che molti criticano apertamente la scelta della Polverini e minacciano di non votarla. E il sesso? Mi spiego: sembra esserci fra il passato ed il futuro del Lazio una continuità in tema di "peripatetiche". La volta precedente il centro sinistra aveva candidato un governatore, Marrazzo, che andava a trans. Ora, con la candidatura della Polverini, è il centro destra che rischia seriamente di finire a puttane! Insomma, da via Gradoli alla tangenziale…

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