Gulag e orrore siberiano

Tutti commemorano la giornata della memoria e la Shoah. Ma nessuno si ricorda di queste tragedie. Amnesia, oppure?

Vedi: https://torredibabele.blog/2015/01/28/orrore-siberiano-e-dintorni/

 

gulag

Negli anni ’30, nel paradiso dei lavoratori, più di 10.000 persone vennero deportate e internate in un campo nell’isola di Nazino, in Siberia. Erano state scelte fra “elementi declassati e socialmente nocivi” e destinate a fare da cavie ad un esperimento altamente umanitario; il “Progetto Nazino“, per verificare le possibilità di adattamento e sopravvivenza umana. Nemmeno Mengele era arrivato a tanto. In quel campo si verificavano orrori che al confronto i lager nazisti erano villaggi turistici. Orrori che furono scoperti e narrati dallo storico francese Nicolas Werth, nel libro “L’isola dei cannibali“.

Ecco un passo molto eloquente: “Sull’isola c’era una guardia di nome Kostja Venikov, era giovane. Faceva la corte a una bella ragazza, anche lei deportata. La proteggeva. Un giorno, dovendosi allontanare, disse a un compagno. ‘Sorvegliala tu’, ma quello, con tutta quella gente intorno non riuscì a fare granché… qualcuno la prese e la legò a un pioppo: le tagliarono il petto, i muscoli, tutto quello che si poteva mangiare, tutto, tutto… avevano fame. Quando Kostja tornò, la ragazza era ancora viva. Lui voleva salvarla, ma lei aveva perso molto sangue e morì. Cose così erano all’ordine del giorno“.

comunismo

Vedi: Laogai? Ssss, zitti e Mosca…(2007)

Orrore siberiano e dintorni

Ricordare la Shoah ed i crimini nazisti va bene. Ma perché nessuno si ricorda dei crimini comunisti? Eppure dai documenti storici risulta che anche in Russia gli ebrei siano stati perseguitati. Basta andare su Google e cercare “Persecuzione ebraica in Russia” e non avrete che l’imbarazzo della scelta, fra 150.000 voci. E magari scoprite con sorpresa che l’antisemitismo, i pogrom e le persecuzioni degli ebrei erano ben presenti in Russia fin dall’800, molto, ma molto prima  che in Germania si inventassero le leggi razziali, quando Hitler non era ancora nato. E non solo gli ebrei. E non solo in Russia; i laogai cinesi, campi di rieducazione attraverso il lavoro, non sono certo più confortevoli dei gulag. Che differenza c’è fra i lager tedeschi, i gulag russi ed i laogai cinesi? Eppure  i comunisti, russi o cinesi non fa molta differenza, in quanto a stragi ed orrori, non hanno niente da invidiare ai nazisti. Vedi: “Il lavoro rende liberi; anche in Cina“. E ancora “Laogai? Ssss, zitti e Mosca!” e “La Cina è vicina“, e “Bambini bolliti“.

Stranamente quando si cerca di accennare ai crimini di parte comunista, scatta un’amnesia generale. Come è successo per le foibe; per decenni è stato proibito parlarne (“Foibe e amnesie“). Era così proibito che qualche anno fa il Presidente Napolitano, in occasione della commemorazione delle vittime delle foibe, riuscì a tenere un lungo discorso senza mai pronunciare la parolina proibita “comunismo“. Un capolavoro. Ecco come ne parlavo nel 2007 “Ahi, ahi, Presidente, mi è caduto sulle foibe“. E qui “Foibe, profughi e smemorati“. E ancora qui “Ricordi e amnesie” in cui dico che “Ci sono ricordi da “ricordare” e ricordi da scordare. Sì, anche i ricordi non sono tutti uguali; ci sono quelli buoni, quelli cattivi, quelli di prima scelta e quelli di scarto. Insomma, parafrasando il famoso motto da “La fattoria degli animali”, si può affermare che “Tutti i ricordi sono uguali, ma alcuni ricordi sono più uguali di altri”.”.

Sembra proprio che quando si parla di foibe si verifichi una strana epidemia di amnesia collettiva; specie a sinistra (chissà perché). Ma da quelle parti è normale avere una visione “sinistra” della storia. Pensate che il presidente Napolitano, dopo essere riuscito a non citare il comunismo parlando delle foibe, riuscì in un’impresa ancora più disperata, quasi eroica. Riuscì a tenere un discorso in occasione della ricorrenza del ventennale della caduta del muro di Berlino, parlando non del comunismo, ma citando fascismo e nazismo. Il massimo dell’impudenza. Ovviamente, gli dedicai un post “Napolitano, il muro e le amnesie“. Già, forse sarà un segno di senescenza, ma troppe amnesie sono preoccupanti. Ecco cosa disse: “L’evento della caduta del Muro di Berlino, di cui oggi si celebra l’anniversario, è una data che al pari di quella del 9 maggio 1945 ha segnato uno spartiacque nella storia europea e mondiale del XX secolo.”. E fin qui ci siamo, niente da eccepire. Ma ecco come continua: ““…si aprì allora la strada nella Germania Est, ma il cambiamento era già iniziato in Polonia e in tutti i Paesi dell’Europa centro-orientale, in direzione dell’affermazione dei diritti di libertà, che erano già stati sanciti, subito dopo la seconda guerra mondiale, in particolare con l’adozione della Costituzione a Roma e a Bonn, nei Paesi in cui erano stati sconfitti il nazismo e il fascismo.”.

Et voilà, geniale. Anche qui riesce, invece che parlare dell’obbrobrio di un muro costruito dai comunisti, a rigirare la frittata e parlare dei paesi che hanno sconfitto fascismo e nazismo. E accomuna tutti quei paesi, compresa l’URSS, nell’affermazione dei “diritti di libertà“, dimenticando (solita ricorrente amnesia) che quel muro non era proprio una dimostrazione di grande “libertà”, come non lo era l’invasione dei carri armati russi in Ungheria (invasione che lui giustificò come intervento a difesa della democrazia) o a Praga. Un capolavoro di retorica da far invidia a Marcantonio e la sua orazione funebre sul cadavere di Cesare. Ecco perché si diventa Presidenti; mica tutti riescono a fare queste giravolte, bisogna essere molto bravi per riuscirci.

Ma per rendersi conto che Hitler non era l’unico criminale in circolazione e che Stalin non era certo un benefattore dell’umanità, basta ricordare un altro episodio non solo taciuto per molto tempo, ma addirittura falsificato storicamente dai russi fino agli anni ’90. Si tratta della “Strage di Katyn  Per tanto tempo i russi attribuirono ai tedeschi la responsabilità della strage. In realtà, come venne alla luce da documenti riservati, fu Stalin ad ordinare l’esecuzione, nella foresta di Katyn nel 1940,  di oltre 20.000 detenuti polacchi, militari e civili, di cui circa un terzo erano ufficiali, fucilati insieme a mogli e figli. E’ solo un esempio di come la storia venga scritta spesso ad uso e consumo dei vincitori.

Ma torniamo ai gulag. Negli anni ’30, nel paradiso dei lavoratori,  più di 10.000 persone vennero deportate e internate in un campo nell’isola di Nazino, in Siberia. Erano state scelte fra “elementi declassati e socialmente nocivi” e destinate a fare da cavie ad un esperimento altamente umanitario; il “Progetto Nazino“, per verificare le possibilità di adattamento e sopravvivenza umana. Nemmeno Mengele era arrivato a tanto. In quel campo si verificavano orrori che al confronto i lager nazisti erano villaggi turistici.  Orrori che furono scoperti e narrati dallo storico francese Nicolas Werth,  nel libro “L’isola dei cannibali“. Ecco un passo molto eloquente: “Sull’isola c’era una guardia di nome Kostja Venikov, era giovane. Faceva la corte a una bella ragazza, anche lei deportata. La proteggeva. Un giorno, dovendosi allontanare, disse a un compagno. ‘Sorvegliala tu’, ma quello, con tutta quella gente intorno non riuscì a fare granché… qualcuno la prese e la legò a un pioppo: le tagliarono il petto, i muscoli, tutto quello che si poteva mangiare, tutto, tutto… avevano fame. Quando Kostja tornò, la ragazza era ancora viva. Lui voleva salvarla, ma lei aveva perso molto sangue e morì. Cose così erano all’ordine del giorno“.

Di questi orrori riferivano alcuni articoli già in occasione dell’uscita del libro. Vedi “L’umanità divorata nell’isola dei cannibali” del 2007. E d ancora un anno prima “In un libro choc le infamie del comunismo“. E tante altre testimonianze si possono trovare in rete (Come l’URSS si inventò l’isola dei cannibali). Perché di questi orrori nessuno ne parla? Perché nessuno li ricorda? Che strane amnesie! Per attuare il comunismo non si esitava a eliminare fisicamente gli oppositori, rinchiuderli in carcere o  in manicomio,  o deportare gli indesiderati nei gulag siberiani, con metodi e sistemi che nulla avevano da invidiare alla pulizia etnica nazista contro gli ebrei ed al progetto della “Soluzione finale“. Ma il comunismo fece molte più vittime dei 6 milioni di ebrei morti nei lager; secondo le stime si va da 20 a 50 milioni di morti. Del resto, non si scopre niente di nuovo. Gli orrori dei gulag erano stati già ampiamente denunciati e descritti da Aleksandr Solženicyn nel suo libro “L’arcipelago gulag“. Ma sembrerebbe che nessuno lo abbia letto, oppure l’hanno dimenticato.

Allora, perché si parla sempre dei crimini nazisti e nessuno ricorda quelli comunisti? Perché si commemorano i 6 milioni di ebrei morti e non i 50 milioni di russi morti? I russi morti valgono meno degli ebrei morti? Perché sui crimini comunisti c’è sempre questa specie di barriera protettiva, un silenzio complice, una sorta di omertà culturale che impedisce di ricordare e commemorare anche le vittime staliniste?  I morti nei gulag sono meno morti di quelli dei lager? Perché sui media, specie in televisione, ci sono sempre ospiti, esperti, intellettuali, scrittori, politici, opinionisti, che ci ricordano un giorno sì e l’altro pure i crimini nazisti e quasi mai si vede qualcuno che ci parli di Stalin e delle delizie dei suoi villaggi vacanze siberiani?

Sul canale 54 “RAI storia” ogni giorno, dico ogni santo giorno c’è un programma su fascismo o sul nazismo. Da anni, anzi decenni,  su RAI 3 vanno in onda questi stessi programmi, visti e rivisti, ma sempre riproposti. Cambia il titolo, l’argomento, i personaggi presi in considerazione, ma si parla sempre di fascismo e nazismo. Per la RAI tutta la storia si limita a quel ventennio. Perché non si vedono mai programmi sulle delizie del regime sovietico o cinese? Perché nei programmi dei paladini della libertà di stampa, del pluralismo dell’informazione, vediamo sempre le stesse facce, gli stessi “autorevoli” opinionisti di regime e raramente vediamo e sentiamo voci dissonanti? Perché i programmi di storia vengono sempre presentati o commentati da Giovanni Minoli o da Paolo Mieli? Certo, il giorno della memoria è giustamente dedicato al ricordo delle vittime del nazismo. Forse sarebbe il caso di dedicare anche una giornata al ricordo delle vittime del comunismo. Oppure non si può perché non sarebbe politicamente corretto? Oppure facciamo finta di non saperlo o di non ricordarlo? Ma non è un controsenso avere delle amnesie nel giorno della memoria? Visto che questi vuoti di memoria sono così frequenti, la cosa è preoccupante. Troppe amnesie,  forse è meglio farsi vedere da uno specialista e curarsi.

In questo mondo di rinco

Molti anni fa al concorso per Miss Italia, che dovrebbe premiare la tipica bellezza italica, vinse una ragazza mulatta di Santo Domingo, Denny Mendez. Lo abbiamo fatto giusto per non eliminarla e farci accusare di razzismo. Qualche mese fa al concorso di bellezza in Israele, ha vinto il titolo di Miss Israele una ragazza etiope (Bellezze tipiche e polpette Ikea).  Di recente al talent musicale  “The voice of Italy“, che dovrebbe premiare, appunto, una tipica ugola italiana, vince e diventa “Voce d’Italia”  una ragazza albanese. La prestigiosa rivista americana Time pubblica un elenco delle cento persone più influenti del 2012. Fra questi c’è un italiano “molto influente“, un simbolo dell’Italianità: il calciatore nero Mario Balotelli al quale dedica la copertina.

Stranezze del politicamente corretto, delle pari opportunità e della globalizzazione. Ma in USA fanno ancora di meglio. Nello Iowa, al solito concorso di bellezza, che dovrebbe premiare, appunto, la bellezza e la perfezione del corpo, vince il titolo di Miss Iowa e parteciperà alle finali di Miss America, una ragazza senza un braccio. (Video)

Sta cambiando il concetto di bellezza ?”, si chiede Claudio Arrigoni. No, Arrigoni, tranquillo, la bellezza è sempre bellezza. E’ il mondo che sta diventando sempre più rincoglionito. Di questo passo, fra breve, un nero, che più nero non si può, diventerà capo del Ku Klux Klan.

Il “Made in Italy“, si sa, è apprezzato in tutto il mondo. Ne andiamo fieri, è il nostro orgoglio nazionale ed è un marchio di garanzia di qualità e bellezza che premia la creatività ed il genio italico. Ed ecco la notizia del giorno: “Il Made in Italy nel gulag cinese“. Si, nei tremendi campi di lavoro in Cina (loro li chiamano campi di rieducazione), dove si lavora anche 15 ore al giorno, con poco cibo e nessuna assistenza, producono oggetti, che poi vengono esportasti in tutto il mondo, anche per conto di grosse aziende straniere. Ed ecco che da quei campi escono dei piumini “Garantiti dal marchio Made in Italy“.  Sulle delizie del “Paradiso” cinese, leggi “Ombre cinesi“. Ma, soprattutto, questo “Laogai? Ssss, zitti e Mosca…”.

L’autista di un bus, infastidito dall’eccessivo chiasso che facevano dei ragazzi, ha picchiato uno di loro. Titolo del Corriere: “Autista del bus picchia un 12enne. Motivi razziali, il ragazzo è romeno”. Come si fa a stabilire che si tratta di razzismo? Semplice. Se picchiate un ragazzo italiano è solo violenza. Se picchiate un ragazzo straniero è razzismo. Se però un nero del Ghana, Kabobo,  impazzito ammazza tre italiani con un piccone a Milano è solo violenza. Basta intendersi.

Ieri a Milano, il ministro per l’integrazione, Cécile Kyenge, è arrivata ad un convegno con le auto di scorta, precedute da un’auto delle GdF, a sirene spiegate ed in senso vietato.  A quanto pare il nostro ministro per l’integrazione si sta “integrando” molto velocemente, dimostrando di avere già una buona dimestichezza con le buone abitudini della Casta.  Il giorno che un vigile dovesse fermarla, magari perché procede contromano, per contestarle l’infrazione, e lei rispondesse “Lei non sa chi sono io…” avremmo la certezza che si è completamente “integrata“.

Dice il Papa che all’interno del Vaticano c’è una lobby gay. Come se all’interno del Ku Klux Klan ci fosse un comitato segreto per la tutela dei diritti dei neri. Forse la presenza di gay fra i religiosi è causata da una interpretazione troppo letterale del motto “Ama il tuo prossimo come te stesso“. Bisognerebbe spiegarsi meglio. Altrimenti un pretino non troppo preparato potrebbe pensare che, essendo “se stesso”  un uomo debba amare un uomo. Ed una suora, essendo  “se stesso” una donna debba amare una donna. Santità, forse, per evitare equivoci, sarebbe opportuno organizzare dei corsi di ermeneutica biblica.

Il nostro premier delle larghe intese, sta cercando di imitare e di superare Bersani e le sue metafore. Ieri, giusto per dare prova delle sue alte competenze in campo economico e per dimostrare che ha le idee molto chiare sul come superare la grave crisi,  intervenendo al congresso della CISL, ha svelato la sua ricetta segreta, il suo asso nella manica, la trovata geniale: fare come il pesciolino Nemo (Video). Oh, bravo Letta, finalmente una proposta seria e concreta per salvare l’Italia: il pesciolino Nemo! Manca solo il Pulcino Pio, le tartarughe Ninja, gli Aristogatti e  l’orso Yoghi. Se gli va male come premier, vista l’esperienza in fatto di cartoons, può sempre farsi assumere dalla Disney.

Beh, se questo non è un mondo di rincoglioniti, cos’è? Stiamo diventando peggio della Repubblica delle banane. Il guaio è che tutti recitano la propria parte, secondo copione,  e fanno finta di essere persone serie. Il dramma è che siamo rincoglioniti. La tragedia è che non ce ne rendiamo conto.

Ombre cinesi.

Non lasciatevi incantare dal gioco delle ombre. Mao è ancora qui. La Cina resta un sistema imperiale. Eterno. Una dinastia ne rimpiazza un’altra. Quando le persone soffrono di fame basta dire alla gente: capovolgiamo la dinastia al potere e avremo il cibo e la terra. E quella salta, subito sostituita da un’altra. Lo strumento ideologico indispensabile di questo sistema sono nazionalismo e patriottismo. Se vuoi lavorare con l’Impero devi ubbidire, sotto l’Impero non riesci a distinguere il governo, il Paese, la popolazione e il regime. Basta essere patriottico e nazionalista, allora vuol dire che sei fedele all’Impero e per questo degno di servirlo. Si tratta di un’antica e fortissima tradizione cinese. Nel 1911 Sun Yat-sen ha fatto una repubblica cancellando l’Imperatore. Ma era solo una nuova dinastia. Dopo una serie di guerre in Cina, nel 1949 Mao Zedong istituisce una nuova repubblica e finché non muore è lui il nuovo Imperatore. Mao era potentissimo, aveva il controllo assoluto sulle terre, sulla vita di tutti i cittadini, sull’apparato militare, su ogni cosa. Ha istituito il sistema dei laogai, i campi di rieducazione attraverso il lavoro, i gulag cinesi. Negli anni 80 la Cina, sopravvissuta a Mao, inizia a stabilire una nuova repubblica. Una nuova società. Ancora una volta una nuova dinastia. Deng Xiaoping, in fondo, lo aveva capito: non mi interessa se il gatto sia bianco o nero, basta che cacci il topo. Non mi interessa il sistema basta raggiungere il fine.
Mao aveva scelto due successori: Jiang Zemin e Hu Jintao. Jiang dopo è diventato potente, ma ha dovuto dimettersi e lasciare il potere ad Hu. Ora Hu è il leader e ha diviso il Paese: la Cina economica e la Cina politica. Due scatole cinesi. La Cina politica resta fedele a Mao. La Cina economica, invece, lo ha rinnegato. Sono tornati gli investimenti stranieri. È nato un ceto imprenditoriale locale. Ma chi controlla mercato e industria? Il partito. Sempre lui, sempre gli stessi uomini. Forse un giorno la gente si stancherà e cambierà di nuovo partito, dinastia, ma questo non significa che la Cina si trasformerà in un Paese libero e democratico. Anche se il sistema comunista crollasse la Cina non diventerà una società democratica, non conosce nemmeno la strada.
Ancora una volta sarà il nazionalismo a giocare un ruolo importante. Ecco perché il regime ha regalato alla gente questo spettacolo che inorgoglisce il popolo cinese davanti al mondo. Oggi la maggior parte dei giovani appoggiano il comunismo, il governo, perché fa intravvedere un futuro di prosperità e progresso. Il problema è che questi ragazzi non sanno cosa sia veramente il comunismo. Se provi a chiedere cosa sono i laogai non sanno cosa rispondere, non ne hanno mai sentito parlare. Non sanno neppure di Tiananmen.
L’ultima dinastia ha aperto le porte, un varco nella Grande Muraglia: viaggi, mondo, informazione. Ha messo in scena il suo spettacolo pirotecnico, lasciando venir fuori dal buio i volti antichi della tradizione e un futuro meraviglioso. Ma l’Occidente non deve farsi incantare da queste magie. Il regime ha chiuso Mao nella sua scatola politica. E ha illuminato la scatola economica. Lì l’antico dittatore è solo un’ombra, ma nel Paese reale, all’interno dell’altra scatola, il maoismo è ancora vivo.
(Harry Wu – Laogai foundation)

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Laogai? Ssss, zitti e Mosca!

Una decina di giorni fa Filippo Facci ha intervistato Harry Wu, autore di un libro che denuncia gli orrori dei campi di concentramento cinesi (ma li chiamano campi di lavoro). L’anno scorso era a Roma, a presentare il suo libro, ma la presentazione fu annullata perché i partecipanti, fra i quali lo stesso Harry Wu, furono aggrediti da una cinquantina di delinquenti che non gradivano che si parlasse degli orrori cinesi. Scrissi un post, allora (settembre 2006), che riporterò sotto.

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” Il lavoro rende liberi” (anche in Cina)

In Cina ci sono oltre mille campi di concentramento nei quali sono detenuti milioni di persone costrette ai lavori forzati. Si chiamano "Laogai" che significa "riforma, o rieducazione, con il lavoro". Strana assonanza con quel "Il lavoro rende liberi" che campeggiava all’ingresso di Auschwitz, vero? Eppure questi campi non sono un ricordo di vecchi regimi totalitari, sono in funzione ancora oggi in quella Cina che il nostro premier Prodi è andato a visitare in cerca di allacciare lucrosi affari per le aziende italiane.

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