Immigrazione: hanno la faccia come il…

Io non c’ero e, se c’ero, dormivo“. E’ una espressione di uso comune per indicare quelle persone che creano danni, ma trovano sempre delle giustificazioni per escludere responsabilità personali. La uso spesso perché, purtroppo, gli esempi di questo malcostume in Italia abbondano, specie in politica. La questione immigrazione ne è l’ultimo chiaro esempio.

Sull’immigrazione ci hanno raccontato per anni delle bugie colossali.  Cominciarono col dire che facevano le badanti ed assistevano i nostri anziani, che facevano lavori che gli italiani non vogliono fare, che arrivano in Italia, ma solo di passaggio perché sono diretti al nord Europa. Poi col tempo aggiornarono il repertorio con  altre motivazioni;  che ne abbiamo bisogno per compensare il calo demografico, che contribuiscono al Pil, che ci pagano le pensioni, che è nostro dovere accoglierli perché scappano dalla guerra e dalla fame, che dobbiamo favorire l’integrazione e la formazione di una società multietnica, che non dobbiamo costruire muri, ma ponti,  che sono flussi migratori epocali e sono inarrestabili, e che infine, non solo non creano problemi o costituiscono un pericolo, ma sono “preziose risorse“.

Da decenni ci strapazzano le palle con queste storielle alle quali non crede più nessuno; forse nemmeno loro (ma devono fingere di crederci, altrimenti si scoprono le magagne e le falsità della propaganda). Anzi ne hanno fatto motivo di orgoglio. E chi più si prodigava per favorire l’accoglienza, il meticciato,  l’integrazione e la società multietnica, più veniva elogiato, riceveva premi e riconoscimenti, medaglie, incarichi, finanziamenti, proposto per premi e riconoscimenti internazionali, e pure per il premio Nobel per la pace (vedi Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: “Nobel per la pace a Nicolini; al via raccolta firme“).

Ora, dopo la batosta tremenda alle amministrative, hanno capito che la gente sta aprendo gli occhi, comincia a capire la truffa del business mascherato da operazione umanitaria, è stanca dell’accoglienza indiscriminata e dell’invasione delle città. Quindi, con la faccia da culo che si ritrovano, fanno inversione a U; come ha fatto anche Beppe Grillo con grillini al seguito, che il giorno dopo il flop alle amministrative ha capito l’aria che tira,  ha fatto repentina inversione di rotta e tuonato contro rom e immigrati: “M5S contro rom e immigrati“). Così cambiano registro, scoprono che c’è un’emergenza migranti, scaricano le proprie responsabilità sull’Europa, e sono “preoccupati per i nuovi sbarchi”. Ovvero, quando l’ipocrisia diventa anche ridicola. Buffoni.

Ma non deve sorprenderci, questa è la loro caratteristica genetica; creare danni e poi scaricare le colpe sugli avversari. La  sinistra, prima che arrivasse al potere, per decenni ha sempre seguito questa strategia; creare ed  alimentare conflitti sociali, politici e sindacali di ogni genere, per poi accusare il governo di non essere capace di risolverli; e così raccoglievano il consenso. Molti anni fa per descriverli usavo una metafora. Li immaginavo come dei piromani che appiccano gli incendi, poi urlano al pericolo per mostrarsi come salvatori della patria e criticano i pompieri perché arrivano in ritardo. Ecco, i sinistri sono così, subdoli e pericolosi; e così si comportano, come quei piromani. E non sono mai cambiati; la strategia è sempre la stessa. Ora, dopo aver favorito, contro la volontà dei cittadini, l’invasione afro/islamica, ed esserne i responsabili, ora cambiano atteggiamento e cercano di presentarsi come i salvatori della patria. Buffoni.

Ho detto spesso in passato che sarebbe arrivato il momento in cui l’invasione sarebbe stata ingestibile e tragica. In quel momento coloro che l’avevano favorita avrebbero trovato mille pretesti per giustificarsi ed escludere qualsiasi responsabilità personale, secondo il più classico “Io non c’ero e se c’ero dormivo”.  Ecco, oggi, ci stiamo arrivando. E vedrete che tutti quelli che fino a ieri affollavano i salotti televisivi difendendo l’accoglienza e cantando le lodi della società multietnica, pian piano cominceranno a cambiare tono ed atteggiamento, finché diventeranno quasi irriconoscibili.

Lo scrivevo anche un anno fa sul quotidiano locale L’Unione sarda, dopo l’ennesimo sbarco di algerini sulle coste della Sardegna (Migranti: ondata di sbarchi nel Sulcis): “Bene, bene, accogliamo anche questi, un posto in hotel lo troviamo. e magari gli portiamo anche il “pranzo solidale antifascista”. E poi lo ha detto anche Mattarella ieri che non dobbiamo ergere muri ma costruire ponti (esattamente quello che dice Papa Bergoglio: avranno lo stesso ghostwriter?). E poi, poverini, scappano dalla guerra, anche quando la guerra in Algeria non c’è; mistero. Quando scoppierà la bomba (in tutti i sensi), ormai ci siamo vicini, ricordatevi di tutte le anime belle che predicano l’accoglienza. Ricordate le facce, i nomi, le loro affermazioni, perché troveranno mille pretesti per negare ogni responsabilità; dal Capo dello Stato fino alle belle statuine che ogni giorno predicano in televisione la buona novella dell’accoglienza, le delizie della società multietnica e multiculturale, la fratellanza universale. “Io non c’ero, e se c’ero dormivo”, diranno.”.

Sono considerazioni che faccio da anni, sia su questo blog, sia  con dei commenti su alcuni quotidiani in rete; quando non vengono censurati, come succede molto spesso. L’ho scritto anche due giorni fa sul Giornale, a proposito del voltafaccia improvviso di Matteo Renzi sull’immigrazione (Migranti, Renzi “Serve numero chiuso, non possiamo accogliere tutti.”). Fino a ieri ripeteva la litania dell’Italia che salva vite umane e che generosamente accoglie chi scappa dalla guerra. Oggi si rimangia tutto e, contrordine compagni, “Non possiamo accogliere tutti“. Se questa non è una faccia da culo, cos’è?

Questo commento che riporto di seguito, per fare un esempio di quella censura alla quale ho appena accennato, l’ho dovuto inviare per 4 volte in due giorni (è quel 4 che compare all’inizio del commento), prima di vederlo pubblicato, dopo aver sostituito alcune parole (culo, palle e smerdarli) con Bip o espressioni passabili come “sbugiardare i birichini” (è da ridere, ma è proprio così). Su L’Unione sarda succede anche di peggio: sono più i commenti censurati di quelli pubblicati, oppure li pubblicano, ma tagliando parole e intere frasi stravolgendo, quindi, il significato del commento (roba da denunciarli). Ma questa storia della censura e del controllo dell’informazione meriterebbe tutto un discorso a parte.

Ecco cosa ho scritto: “Hanno capito di aver esagerato con l’accoglienza e che su questo tema perderanno molti consensi. Ed allora, con la più classica faccia da culo che si ritrovano, cominciano l’operazione della retromarcia. Ora cominceranno a inventarsi dei distinguo, a rimangiarsi e reinterpretare dichiarazioni e slogan, si ripresenteranno come anime candide che hanno sempre combattuto l’invasione e difeso l’identità nazionale. Del resto hanno fatto lo stesso con l’ideologia. Dopo aver combattuto per decenni l’America, la Nato, il capitalismo, hanno cominciato a cambiare nome al partito (PCI/PDS/DS/PD), segretari, bandiere, inni, slogan ed infine, sono diventati tutti “democratici”. Invece che Bandiera rossa cantano “Over the rainbow”, copiano gli slogan di Obama, e vanno a deporre corone di fiori sulla tomba di J. F. Kennedy. Geniali. Per sopravvivere, periodicamente cambiano pelle; come i serpenti. 

Per fare questa operazione di restyling ci vuole una bella faccia da culo, e loro ce l’hanno. Così dopo aver urlato per anni che è nostro dovere accogliere tutti, che sono preziose risorse, che assistono i nostri anziani, che ci pagano le pensioni, che fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, che scappano dalla guerra, che anche noi siamo stati migranti, ora vanno in crisi e folgorati sulla via di Damasco…pardon, sul lungomare di Tripoli, si rimangiano tutto e parlano di “numero chiuso”. Se a destra ci fosse qualcuno che abbia un minimo di fantasia e creatività, sapete cosa farebbe? Farebbe un collage di clip video delle loro dichiarazioni fatte nei vari salotti TV in questi anni e lo manderebbe in onda ogni giorno sulle reti Mediaset. Perché non basta smentirli genericamente, bisogna “sbugiardare i birichini” con le loro stesse dichiarazioni. Ma non lo faranno, perché non hanno né fantasia, né creatività; e nemmeno le palle.

Il grosso errore che si commette da sempre è quello di pensare che i socialcomunisti (e tutte le variazioni sul tema; compresa l’ultima che ha prodotto quell’ibrido immondo dei cattocomunisti), siano persone normali e trattarli come tali. Ma non sono normali. La loro non è ideologia, è una forma di psicopatologia che non è di competenza della politica, ma della medicina, e andrebbe trattata in strutture ospedaliere specializzate. Ecco perché ripeto da sempre che con questa gente è inutile cercare di dialogare: “Mai discutere con i matti e i comunisti: si perde tempo, si sprecano energie e si mette a rischio la salute”.   

Sulla questione immigrazione, integrazione, islam, società multietnica, annessi e connessi, ho scritto molti post. Alcuni sono segnalati nella colonna a destra in basso nella sezione “Immigrati, integrazione, islam“. Bastava avere uno sguardo attento e non essere condizionati da pregiudizi ideologici per capire i pericoli di una apertura senza controllo ai flussi migratori e la scellerata ideologia terzomondista che persegue la creazione di una società multietnica e multiculturale, con la conseguenza di una completa destabilizzazione sociale, politica, economica, morale della società occidentale. Lo scrivo fin dal 2003, da quando ho aperto questo blog. Sono passati 14 anni e sembra che ancora non vogliamo renderci conto del disastro causato da una scellerata politica di sinistra che bada più all’ideologia che alla realtà. E se non combaciano, invece di cambiare l’ideologia sbagliata cercano disperatamente di modificare la realtà per adattarla all’ideologia. Da pazzi; o da criminali.

Ma evidentemente la gente ha bisogno di tempo per capire i pericoli, deve sbatterci il muso, altrimenti non se ne rende conto. Lo capiscono solo quando la situazione è tragica ed irreparabile.  E’ esattamente quello che sta succedendo all’Italia, ed all’Europa, che solo adesso cominciano a rendersi conto che l’apertura incontrollata all’immigrazione ci sta portando ad una situazione ingestibile e che, se non fermata drasticamente, comporterà gravissime conseguenze. Siamo di fronte ad uno splendido esempio di quello che viene chiamato il “senno di poi”, quello del quale “son piene le fosse”. E tutto perché, evidentemente, siamo governati da imbecilli, oppure da traditori e criminali che perseguono un fine preciso: la criminale disgregazione della civiltà occidentale.

I sardi sono poveri

Secondo i dati pubblicati dall’ultimo dossier 2014 della Caritas, in Sardegna 1 sardo su 4 è povero, il doppio della media nazionale che è del 12,6%. Se poi si aggiungono anche le persone “a rischio povertà“. la percentuale sale ancora fino al 31,7%, circa 520.000 persone, un terzo dell’intera popolazione dell’isola.

Un bel primato, no? Una volta tanto siamo in testa alla classifica. Non che le altre regioni stiano molto meglio. Ormai la crisi economica di cui non si vede la fine è aggravata anche  dai costi dell’invasione di disperati africani e asiatici (per la gioia dei buonisti d’Italia e delle Coop che li assistono  spese nostre) e sta mettendo in ginocchio l’intera economia italiana, creando gravi rischi di conflitti sociali e disordini, nonché un aumento esponenziale della criminalità. Ma queste cose non si dovrebbero dire; scatta subito l’accusa di razzismo e xenofobia. Ma noi le diciamo lo stesso, anche se le anime belle ed i media nazionali fanno di tutto per nascondere il problema, negare che l’immigrazione sia un problema e facendo appello al dovere di accogliere i migranti ed assisterli amorevolmente a nostre spese.

In verità la Sardegna non ha solo questo triste primato della più alta percentuale di poveri. Da anni, anzi bisognerebbe dire da decenni, vanta anche il primato della disoccupazione e dell’area più povera d’Italia, quella del Sulcis-Iglesiente. Ma la gente ormai ci ha fatto l’abitudine, convive con la precarietà del lavoro e la povertà come una volta si conviveva con pulci, pidocchi e malaria. Ma i sardi sono gente forte, austera, orgogliosa; ogni tanto, è vero, protestano, ma di solito preferiscono sopportare in silenzio, “pan’e casu e binu arrasu” e si tira a campare. Anzi, quando giunge nell’isola qualche grosso esponente del potere dal “Continente“, lo ricevono con tutti gli onori e, per dare prova della leggendaria ospitalità sarda, sono tutti lì, intorno, ad ossequiarlo, omaggiarlo, ringraziarlo per la visita, ricoprendo il percorso di fiori ed erbe aromatiche, “sa romadura“, come si usa fare per la processione di S. Efisio. Così Presidenti, esponenti politici, segretari sindacali, Papi, sembrano tanti santi scesi dal cielo per aiutare i sardi.

Li riempiono di doni, li sorprendono con effetti speciali: l’esplosione di colori e ricchezza dei costumi tradizionali adornati con preziosi monili d’oro, argento  e corallo, si esibiscono in balli popolari, da “su ballu tundu” a “su passu torrau“, cori e canti a tenore, culurgionis, malloreddus, porceddu, casu marzu, cannonau, vernaccia e pistoccus, sperando così di toccare il cuore degli illustri ospiti che ringraziano commossi, elogiano la bellezza della Sardegna, baciano qualche bambino, accarezzano un disabile in carrozzina, stringono mani di minatori disperati, assicurano la vicinanza, il sostegno e promettono di tutto e di più. Poi i “grandi” tornano nei loro palazzi (siano Presidenti, Papi o sindacalisti), si riposano, ritemprano le forze e ripartono per altre regioni e città dove riceveranno altre festose accoglienze e dove faranno le stesse promesse.

Il fatto è che, dicono, non ci sono le risorse per affrontare seriamente la situazione lavorativa. Sarà vero? Forse, ma solo in parte. In realtà i soldi ci sono, anzi c’è un mare di denaro pubblico che viene elargito regolarmente a soggetti pubblici e privati, sotto diverse voci e con diverse destinazioni d’uso. Un flusso enorme di denaro che la Regione versa annualmente a questi soggetti. Soldi che, spesso, si aggiungono ad altri contributi da parte dello Stato e dei Comuni per le più svariate attività; sport, editoria, associazioni culturali, sagre e feste paesane, gruppi teatrali e musicali, danza, mostre…insomma ce n’è per tutti. Mamma Regione finanzia tutti, dalla filodrammatica di Trescagheras alla sagra delle lumache della Marmilla.  Chi ha un po’ di pazienza, e di curiosità, potrebbe dare uno sguardo a questo sito (Regione Sardegna: finanziamenti) dove scoprirà tutti i finanziamenti, agevolazioni e contributi concessi.

Ecco un esempio concreto. Riguarda i finanziamenti del progetto “Beni benius” (benvenuti) per favorire l’integrazione culturale e  lavorativa dei migranti (vedi qui documento completo in formato pdf).

Se ne sentiva il bisogno, vero? Bisognerebbe chiederlo ai minatori del Sulcis.  Ma noi, è risaputo, siamo ospitali. Quindi non solo accogliamo tutti con un abbraccio fraterno, offriamo doni, orniamo il percorso con “sa romadura“, perché “sono nostri fratelli” (dice il Papa), sono “preziose risorse” (come dicono Boldrini e Kyenge), ma siamo disposti anche a rinunciare a dei soldini della Regione in loro favore. Così, non solo i migranti vengono ospitati (sempre a spese nostre, ovvio), ci costano un sacco di soldi e fanno la fortuna delle associazioni e Coop che li assistono (Mafia Capitale docet), ma ci aggiungiamo anche del nostro, soldini che potrebbero essere usati per alleviare i problemi di quel quarto della popolazione sarda che secondo la Caritas è in povertà. Siamo disperati, non riusciamo ad arrivare a fine mese, abbiamo sempre qualche balzello da pagare, facciamo i salti mortali per sopravvivere, ma poi abbiamo soldini da destinare ai migranti; ce li togliamo praticamente di tasca, ci tassiamo, rinunciamo anche al companatico e mangiamo solo pane, per tenere alto l’onore e la fama di sardi ospitali.  Ed ecco quanto mamma Regione ha stanziato per questo progetto umanitario: 372.562.08 euro.

Contenti? Già, i sardi sono buoni, accoglienti, ospitali. Forse un po’ rudi, burberi, taciturni e di poche parole, ma sono gente tutto cuore, si tolgono il pane dalla bocca per aiutare gli africani che poi, riconoscenti, troviamo in tutte le spiagge dell’isola, ad offrirci cianfrusaglie di ogni genere, e nei parcheggi della città e dintorni, ospedali, cimiteri, centri commerciali. Ci indicano il parcheggio vuoto, che noi abbiamo già visto da lontano, ma loro sentono il dovere di indicarcelo con precisione. E’ il loro modo di ringraziarci per l’accoglienza (dietro versamento dell’obolo, ovvio, altrimenti vi rigano l’auto).

Per fortuna, di recente i sardi hanno eletto un loro rappresentante al Parlamento europeo, Renato Soru, che era già stato presidente della regione per 5 anni e che, dunque, conosce molto bene i problemi dell’isola. Siamo certi che, forte della sua esperienza da governatore, opererà bene nell’interesse dei sardi. Infatti, appena insediato, ha fatto subito una proposta, favorevolmente accolta da Bruxelles. Ovviamente si tratterà di una proposta che interessi la Sardegna, penserete voi. Peccato, vi sbagliate. Ecco la notizia riportata dal quotidiano locale L’Unione sarda circa un mese fa: “L’Unione europea dice sì a Renato Soru: a Lampedusa il premio per la Cittadinanza europea“.

Eccolo che posa, per la classica foto ricordo, con il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il deputato del PD Khalid Chaouki, originario marocchino, uno dei tanti che ultimamente hanno trovato l’America in Italia. Dice Soru, felicissimo di questa sua prima vittoria: “E’ con grande soddisfazione che ricevo la notizia che il Premio per la Cittadinanza Europea è stato assegnato agli abitanti di Lampedusa. E’ per me motivo di grande gioia sapere che la proposta da me inoltrata l’11 settembre ha trovato l’unanime riconoscimento del Parlamento Europeo che così rende merito all’enorme sforzo di solidarietà compiuto dai lampedusani in questi anni terribili di tragedie sulle loro coste“. Ci comunica la sua vittoria  “con viva e vibrante soddisfazione…”; sembra di sentire Crozza quando imita Napolitano. Sardo, eletto dai sardi, va a Bruxelles ed invece che pensare ai sardi pensa ai migranti africani e a  Lampedusa. No comment; si commenta da solo. Punto.

Bene, bene, la Sardegna può aspettare, prima viene Lampedusa ed i migranti. Poi, se abbiamo tempo, soldi ed energie residue proveremo anche a pensare alla Sardegna ed ai sardi. Ma con calma, non c’è fretta. I sardi sono pazienti, hanno sopportato tante invasioni nel corso della loro storia, fenici, cartaginesi, romani, vandali (sì, ci sono passati anche quelli), pisani, genovesi, spagnoli, piemontesi; sopporteremo e sopravvivremo anche a questa nuova invasione (speriamo). Intanto pensiamo a spendere bene quei 372.000 euro per aiutare i poveri immigrati ad integrarsi e trovare un lavoro. Sì, è vero che il lavoro non c’è nemmeno per i sardi, ma prima pensiamo agli africani; altrimenti dove va a finire la nostra proverbiale ospitalità? I sardi poveri e senza lavoro,  invece,  se non hanno di che sfamarsi, possono sempre andare a mangiare alla Caritas. No?

A proposito di Sardegna, vedi anche…

Cose di Sardegna

Tutto va ben, madama la marchesa (#sardistatesereni)

Sardi e cataclismi

Gigi Riva e Van Persie

Parassiti e culi

Festa di popolo e riti collettivi

Morti , Presidenti e Papi

Bollettino dei migranti

I migranti sono nostri, vivi o morti; Dio ce li ha dati, guai a chi li tocca. Anzi, per evitare che ce li freghino, che so, Malta, la Spagna o la Tunisia, non aspettiamo nemmeno che arrivino a Lampedusa; andiamo a prenderli direttamente appena partono, in acque libiche, come è successo pochi giorni fa e come succede spesso (“Immigrazione, indagini su presunto naufragio: 60 morti“): “Un nuovo naufragio, con un possibile bilancio di circa 60 morti, sarebbe avvenuto in acque libiche a una trentina di miglia dalla costa.” (ANSA).  Chiaro? In futuro, però, pensiamo di poter fare anche meglio. Andremo a prenderli addirittura prima che partano: direttamente dalla spiaggia.

La media degli arrivi è sempre intorno ai mille sbarchi quotidiani. Giorni fa al TG hanno riferito che nelle ultime 24 ore erano sbarcati in 2.500. Ma di questa notizietta sui siti in rete non c’era traccia, almeno nei principali quotidiani. Forse ormai è talmente normale che ogni giorno arrivino migliaia di migranti che non fa più notizia. A meno che non ci siano dei morti. Allora bisogna mettere la notizia bene in evidenza, specie se ci sono donne e bambini, per suscitare la pietà dei cittadini e predisporci mentalmente all’accoglienza di tutti i disperati del mondo.

Nello stesso TG in cui si annunciavano i 2.500 arrivi di “preziose risorse“, come li chiamano Boldrini, Kyenge, la Caritas, i buonisti italici e tutte le cooperative, onlus, associazioni varie che sull’accoglienza dei migranti ci campano, si dava anche un’altra curiosa notizietta: la polizia di Pistoia ha inviato delle lettere a Comune, provincia ed Enti vari, per comunicare che non potevano assicurare il servizio in quanto non avevano soldi per la benzina delle auto. (Vedi video TGManca carburante per le volanti“).  Anche di questa notizia non c’è traccia su agenzie stampa e quotidiani in rete. Meglio non ricordare che gli italiani sono alla fame, che ci sono dieci milioni di poveri, che la polizia non può garantire il servizio perché non ha i soldi per la benzina. Altrimenti la gente potrebbe chiedersi come mai la polizia è senza benzina,  ma abbiamo soldi da spendere e spandere per finanziare quella specie di servizio “Taxi di mare” al servizio  dei migranti che è l’operazione Mare nostrum, che ci costa solo di spese vive 300.000 euro al giorno; alle quali vanno aggiunte poi, è bene ricordarlo, le spese di accoglienza, vitto, alloggio, assistenza sanitaria, annessi e connessi.

Ecco, a lato, una rassicurante notizia di circa 20 giorni fa; 5.000 immigrati sbarcati nell’arco di due giorni. E non siamo certo alla fine, anzi, vista la buona stagione, il numero degli sbarchi è destinato a crescere.  Una situazione insostenibile, sia sotto l’aspetto economico che su quello sociale, in quanto l’accoglienza incontrollata di decine di migliaia di persone senza arte né parte, che si aggiungono ad altre centinaia di migliaia di immigrati arrivati negli anni scorsi, ai quali non siamo in condizioni di assicurare una sistemazione decente, né lavoro, né casa, né assistenza, a lungo andare generano pericolosi conflitti sociali, rischi per la sicurezza e incrementano la criminalità, con tutte le conseguenze del caso e possono sfociare in gravi tumulti, proteste o rivolte. Per non citare il pericolo di rischi di carattere sanitario (vedi l’esplosione dell’epidemia di Ebola in Africa, che ha già causato centinaia di morti e che si fa fatica ad isolare e tenere sotto controllo) che sono quasi una naturale conseguenza dell’arrivo di migliaia di persone, senza alcun controllo preventivo sulle loro condizioni sanitarie. (Vedi “Ebola, epidemia fuori controllo“)

Ma i buonisti ipocriti di casa nostra dicono che non c’è pericolo. Anzi, sollecitano maggiori interventi e fondi per garantire una migliore accoglienza a tutti i disperati del mondo. Lo ripete spesso anche il Papa; “gli immigrati non sono un’emergenza“, dice. Certo, infatti in Vaticano  non si vedono immigrati e Piazza San Pietro non è invasa, come il resto d’Italia, da ambulanti marocchini o senegalesi che vendono cianfrusaglie. Non se ne vedono proprio in circolazione. Ecco perché per il Papa non sono un problema. Anzi, lamenta poca attenzione verso i migranti e, tanto per non smentirsi, ci accusa di xenofobia e razzismo (normale, questa è la classica litania dei buonisti). Evidentemente quello che già facciamo, a spese nostre, non è abbastanza. Dovremmo fare di più, dice il Papa, e garantire più diritti; a costo di farci aumentare le tasse e toglierci il pane di bocca. Quelli che ce l’hanno, visto che milioni di italiani fanno fatica anche a comprarsi il pane. Ma il Papa dice che facciamo poco. E se lo dice il Papa…( Vedi “Caro Papa ti scrivo, così mi distraggo un po’“)

Lo dice anche Laura Boldrini che, forte del prestigio e delle opportunità comunicative della carica ricoperta,  non perde occasione per cantare le litanie quotidiane del buonismo internazionale e terzomondista. Dice che l’immigrazione non è un problema, anzi, come ha ripetuto spesso in passato, è una risorsa:  (Boldrini nega anche l’evidenza: Nessuna invasione“). Non è strano che Il Papa e la sinistra militante, in prima fila i “comunisti” mangiapreti vendoliani ex Rifondaroli (quelli che hanno portato Boldrini in Parlamento) ed i Radicali (ricordate PannellaBonino in piazza dietro i cartelli “No Vat“?), abbiano la stessa posizione in merito agli immigrati? Come è possibile che il Papa ed i mangiapreti vadano a braccetto? Non sono quelli che, quando la Chiesa esprimeva condanna verso l’eutanasia (ricordate il caso Englaro?), scendevano in piazza rivendicando la laicità dello Stato e  condannando a gran voce qualsiasi tipo di interferenza del Vaticano? Certo che sono loro. Ma allora, perché adesso che il Papa si occupa dell’accoglienza dei migranti, che è una precisa competenza dello Stato italiano, non protestano e chiedono al Papa di non interferire?  Hanno la “laicità” col timer che funziona a tempo, secondo le circostanze? Sì, è l’ennesima dimostrazione pratica dell’ipocrisia connaturata della sinistra.

La Boldrini, dall’aria costantemente afflitta, specie quando parla di migranti, è difficilmente classificabile all’interno delle normali categorie umane. Appartiene a quella specie di umani che hanno il dono speciale di risultare antipatici subito, a prima vista. Quando li senti parlare poi saresti tentato di convertirti alla Jihad e immolarti per la guerra santa contro gli infedeli. Ma non c’è bisogno di insultarla o di dedicarle epiteti poco lusinghieri. Basta lasciarla parlare e si insulta da sola. E’ un insulto vivente alla razionalità, alla logica e perfino al semplice buon senso. E’ la dimostrazione pratica di come la deleteria ideologia sinistra possa obnubilare la mente umana.

Secondo lei, più di 60.000 immigrati arrivati in Italia, nei primi sei mesi dell’anno, non sono un’invasione. Forse sono un gruppetto di amici col gusto dell’avventura che scelgono di venire in Italia per un periodo di riposo e svago gratuito (offriamo noi). Anzi, sono pochi, dovremmo augurarci che ne arrivino molti di più.  In Africa, dice, ne accolgono 14.000.000. Sì, Boldrini, ma nell’intero continente africano; capisce la differenza? Quindi, secondo lei, anche noi dovremmo accoglierne molti di più. Anzi, più ne arrivano, meglio è, perché sono “preziose risorse” e, soprattutto dovremmo prendere esempio da come trattano gli africani in casa loro,  dovremmo “imparare dall’Africa“.

Dice Boldrini: “L’Africa ne ospita circa 14 milioni. In uno Stato fragile con una popolazione di dodici milioni di persone,  come il Ciad, hanno trovato rifugio quasi mezzo milione di persone. E, dunque, è dall’Africa che dobbiamo imparare, è all’Africa che dobbiamo guardare quando parliamo di ospitalità, di generosità, di responsabilità.”. Ospitalità, generosità, responsabilità? Ma di che parla? Qualunque commento a queste parole sarebbe al limite dell’insulto. Quindi, per carità cristiana, sorvoliamo.

Di quale Africa parla Boldrini, di quale ospitalità e generosità? Dei genocidi che da decenni hanno provocato milioni di morti? Di questo massacro in Sudan proprio di due masi fa? (Pulizia etnica in Sud Sudan). Oppure bisogna ricordarle cosa è successo in Ruanda? La nostra Boldrini deve avere la memoria corta, oppure soffre di improvvise e momentanee   amnesie. Dimentica di dire che il Ciad ha un territorio che è almeno il doppio dell’Italia e che i rifugiati sono scappati a causa delle guerre tribali degli stati confinanti; quelli dove gli “africani buoni” (come li vede la Boldrini, affascinata dal mito del buon selvaggio di Rousseau), da decenni si scannano fra loro, sterminano villaggi e intere comunità, arrivano al genocidio, come in Ruanda o, di recente,  in Sudan, dove hanno provocato centinaia di migliaia di morti e circa 2 milioni di sfollati (mai sentito parlare dei “diavoli a cavallo” del Darfur?). Questo succede nell’Africa tanto amata dalla Boldrini, dove gli integralisti islamici stanno attuando la più spietata Jihad, dove si bruciano le chiese cristiane, possibilmente con i cristiani dentro o, come succede in Nigeria ad opera dei terroristi islamici di Boko Haram, si sequestrano 200 ragazze per obbligarle a convertirsi all’islam, per  rivenderle o renderle schiave.  E’ questa l’ospitalità e la generosità africana? E’ questa l’Africa dalla quale dovremmo imparare?. Boldrini, ma ci faccia il piacere…direbbe Totò.

A proposito di migranti, immigrati e buonisti vari, vedi una serie di post: “Preziose risorse“.

Sardi e cataclismi

I sardi sono impazienti. Sì, hanno tante buone virtù, ma la pazienza non è il loro forte. Prendiamo, per esempio, l’alluvione che a novembre scorso ha devastato Olbia e vari centri dell’isola, provocando distruzione e vittime. Arrivarono subito le alte autorità dello Stato a fare la passerella rilasciando dichiarazioni di circostanza con l’espressione contrita e la faccia da funerale d’obbligo in simili tristi occasioni. Il premier Enrico Letta atterrò, fece un giro in piazza e ripartì subito garantendo l’impegno dello Stato e finanziamenti per la ricostruzione. Finanziamenti mai arrivati. I sardi sono tosti e la parola data ed una stretta di mano sono un vincolo più forte di qualunque rogito o giuramento. La parola data si rispetta, costi quel che costi. Beh, diciamo che una volta era così! Ecco perché, dopo otto mesi dalle promesse di Letta, visto che non è stata mantenuta la parola, protestano sotto gli uffici della Regione, come riferisce il quotidiano locale L’Unione sarda: “Fondi per la regione mai arrivati“. Via, non siate così impazienti, date tempo al tempo.

Primo risultato della protesta; verranno messi a disposizione i fondi raccolti da C.R.I. Caritas ed altri Enti (12 milioni di euro). In pratica, i soldi donati dai cittadini attraverso le varie associazioni. Per il resto, i fondi promessi dallo Stato,  si vedrà, con calma. Ma non sono solo  i sardi danneggiati dall’alluvione a protestare. In Sardegna la protesta è ormai endemica, fa parte dell’identità degli isolani. Sai sardo? C’è sempre qualche buon motivo per protestare. Protestano i minatori del Sulcis, emblema di un territorio che è il più povero d’Italia, protestano i pastori sempre in lotta con  periodiche epidemie di peste suina o “Lingua blu” che  fanno strage di ovini e suini. Protestano i cassintegrati, orfani delle cattedrali nel deserto, protestano gli agricoltori illusi  dai contributi facili ed ora sempre più ostaggio delle banche, protestano coloro che hanno perso il lavoro a causa della chiusura delle aziende falcidiate dalla crisi economica.

Nei giorni scorsi hanno protestato perfino i poliziotti contro i tagli previsti dal governo che rendono sempre più difficile assicurare il servizio: “La polizia protesta: basta tagli“. Devono anticipare le spese di viaggio e soggiorno per le trasferte di servizio e, spesso, devono provvedere personalmente alle pulizie di caserme e stazioni.  Mancano le auto di servizio e perfino la benzina. Mancano anche i mezzi idonei per interventi speciali in caso di calamità naturali e, giusto per migliorare il servizio, si prevede la chiusura di una ventina di presidi sul territorio regionale. Le spese per le piccole manutenzioni ai mezzi ormai obsoleti in dotazione, spesso sono a carico degli agenti. Insomma, ogni giorno c’è qualche protesta in corso.  Ma se cominciano a protestare anche i poliziotti che sono quelli che devono assicurare l’ordine pubblico, anche durante le manifestazioni di protesta, vuol dire che siamo proprio al limite.

I sardi sono protestanti per natura, per destino. Poi, però, quando arriva il Papa in visita ufficiale, riscoprono la famosa ospitalità sarda, dimenticano i problemi, la crisi, le miniere, la peste suina, i debiti, riempiono piazze e strade, si accalcano festanti lungo il tragitto papale, vestono i ricchi e variopinti costumi tradizionali, si agghindano con monili d’oro e d’argento, ballano in piazza Su ballu tundu e, per rispetto all’ospite, smettono di essere protestanti e diventano tutti cattolici, apostolici, romani. Poi il Papa riparte, i sardi si rendono conto che non è cambiato niente, si ricordano dei problemi e ricominciano a protestare.

Ora, però, cari sardi, devo fare un piccolo appunto. Forse avete anche ragione di protestare, però dovete anche tener conto della situazione generale. Capisco che sono passati quasi otto mesi dall’alluvione e che i tanto sbandierati fondi per la ricostruzione sono ancora al di là del Tirreno e forse  ci resteranno ancora per molto tempo. Però ricordatevi che c’è la crisi, la spending rewiew, la necessità di risparmiare sulla spesa pubblica. Sì, è vero che le spese non solo non diminuiscono, ma anzi aumentano. E’ vero che quasi tutte le Regioni sono sotto inchiesta per l’uso personale ed ingiustificato di una montagna di denaro pubblico. E’ vero che tutti rubano, che il denaro pubblico viene vergognosamente sperperato, che, nonostante le promesse di ridurre deputati e senatori, e loro stipendi, il numero dei parlamentari è sempre lo stesso ed i loro stipendi anche. E’ vero che, nonostante aumentino le tasse per ridurre il debito pubblico, stranamente, questo debito continua ad aumentare. E’ vero che proprio in Sardegna si continuano a pagare lauti vitalizi (mediamente 4.000 euro al mese) a 371 ex consiglieri regionali e che c’è chi, come Claudia Lombardo, ex presidente del Consiglio regionale. a 41 anni, va in pensione con oltre 5.000 euro al mese, alla faccia  di quelli che andranno in pensione a 70 anni ( se ci arriveranno). Vedi “Parassiti e culi“.

Potremmo continuare questo lungo elenco di vergognose sconcezze italiche, di assurdi privilegi e ruberie di regime, ma sarebbe troppo lungo e potrebbe rovinarci il fegato. Ma  basta dare uno sguardo alle notizie di cronaca per rendersi conto che i problemi sono tanti, le spese aumentano e le risorse disponibili sono sempre meno.

Per esempio, solo nell’ultimo fine settimana, nel giro di due giorni sono stati “salvati” dai mezzi della marina, 5.000 migranti. E’ l’operazione “Mare nostrum“, voluta dal premier  Letta dopo la tragedia di Lampedusa con centinaia di morti. Anche allora fu una mesta passerella di ministri e personalità dello Stato che, sempre con la faccia di circostanza, si mostrarono addolorati e promisero interventi importanti per scongiurare il ripetersi di tragedie simili. Andò anche il Papa, il quale lanciò in mare una corona di fiori (non serve a niente, ma fa scena) e gridò “Vergogna…”. Tutti si guardarono a vicenda e non sapendo esattamente a chi si riferisse il Papa e chi si dovesse vergognare, fecero orecchie da mercante e tornarono alle solite occupazioni politiche istituzionali (quelle di cui dovrebbero davvero vergognarsi).

Ma la prima trovata mediatica più che politica, giusto per trovare un colpevole,  fu scaricare la responsabilità sull’Europa, accusata di non intervenire e di non finanziare adeguatamente le operazioni di soccorso. Nessuno si azzardò a dire che l’unica cosa seria da fare era quella di cercare di fermare o scoraggiare questo traffico di disperati. No, non gli passa nemmeno per la testa. Dissero, invece, che bisognava intervenire in modo da assicurare una migliore accoglienza e rendere più sicuri i viaggi di barche incollate con lo sputo  e gommoni bucati. E si inventarono l’operazione “Mare nostrum“, che coinvolge mezzi navali ed aerei della Marina e della Guardia costiera. Il loro compito è quello di perlustrare il Mediterraneo ed intervenire in soccorso dei natanti avvistati. Un perfetto servizio “Taxi” per migranti. Appena partono dalla Libia, vengono avvistati, o viene segnalata via cellulare la posizione e la situazione di pericolo, ed i nostri mezzi arrivano fin sotto la costa africana, in acque libiche, per soccorrerli e portarli in Italia. Un servizio che, anziché scoraggiare gli arrivi, li incoraggia, visto che garantiamo questo servizio di intervento rapido alla prima segnalazione di pericolo.

Bene, questa operazione umanitaria ci costa la bellezza di 300.000 euro al giorno, solo di spese vive per tenere in mare uomini e mezzi. Ma è solo l’inizio, perché, una volta sbarcati, vengono accolti nei porti di arrivo o smistati in centri di prima accoglienza sparsi nelle varie Regioni, o sistemati in hotel o centri gestiti da associazioni e cooperative (ben felici di assicurarsi la ben remunerata  assistenza degli ospiti). Insomma, un vero e proprio mercato dei migranti sul quale molti ci campano. Secondo quanto riferito dalla stampa ogni migrante ci costa circa 40 euro al giorno, perché bisogna garantirgli vitto e  alloggio, pulizia, abbigliamento, assistenza sanitaria e piccole spesucce personali. Ovvero, più di quanto prende al mese un lavoratore normale o la maggior parte dei pensionati italiani.

E non basta ancora, perché poi bisogna pensare anche a garantire l’integrazione, il lavoro, la casa, la scuola e tutti quei diritti che nemmeno gli italiani sanno di godere. Ma ancora non basta per i nostri buonisti militanti. La presidentessa della camera Boldrini non è soddisfatta del trattamento riservato agli immigrati. Vorrebbe alloggiarli tutti all’Hilton 5 stelle lusso e mandare i turisti a dormire nei centri di accoglienza o nei dormitori pubblici; tanto per incrementare il turismo (“Boldrini, turismo di lusso, ma coi migranti…”). Poi si meraviglia che gli italiani non la sopportino e deve ritirarsi in campagna con il suo staff  per riflettere e studiare i trucchi per cercare di migliorare la sua immagine pubblica: “La Boldrini si affida a Gad Lerner per rifarsi il look“. La soluzione migliore per guadagnarsi la stima e l’eterna riconoscenza degli italiani è solo una: ritirarsi a vita privata, scompartire dalla circolazione e non mostrarsi più in pubblico.

Un giovane italiano è fortunato se riesce a lavorare in un call center e prendere 800 euro al mese. Un africano, senza arte, né parte, che sbarca in Italia senza essere invitato e viene sistemato in   hotel a grattarsi le pa…palpebre dalla mattina alla sera, ci costa 1.200 euro al mese. Ecco alcune notiziette edificanti: 1) Chioggia; immigrati in hotel, italiani in auto. 2) Pavia; proteste contro immigrati in hotel. 3) Napoli; immigrati, 17 mesi in albergo, 50 milioni di euro. 4) Imola; immigrati in hotel protestano per cibo, poco e inadeguato. 5) Sassari; immigrati in hotel sul mare, a Castelsardo, sardi  per strada. 6) Frosinone: Immigrati ospitati in albergo protestano, vogliono la “paghetta” di 6 euro al giorno. 7) Toscana; immigrati ospitati per 8 mesi in albergo a spese della collettività.  Basta e avanza, ma si potrebbe continuare ancora per molto, purtroppo.  Vi sembra normale? Vi sembra giusto? Se vi sembra normale continuate a sostenere i buonisti ipocriti, il Papa, Laura Boldrini, Cécile Kyenge e la sinistra terzomondista e multietnica. E naturalmente, continuate a pagare le tasse per sostenere queste spese. Altrimenti riflettete, prima che sia troppo tardi.

Per fare un piccolo esempio, andando a vedere le graduatorie dell’assegnazione degli alloggi popolari a Milano, si scopre che più della metà degli assegnatari sono stranieri( Case popolari; una su due va agli stranieri). Ma, per restare in Sardegna, ecco un recente progetto approvato dalla Regione Sardegna: “Beni benius; progetti formativi destinati agli immigrati in Sardegna“. Il progetto è finanziato con 372.562,08 euro. Da notare il capolavoro contabile di quegli “08” centesimi, che non si sa a chi andranno e cosa ci compreranno. E non è la sola iniziativa a favore degli stranieri. Ormai l’impegno principale degli amministratori pubblici sembra essere quello di inventarsi nuovi modi di favorire e finanziare chiunque arrivi in Italia, africani, cinesi, zingari. Ecco un’altra recente bella pensata del  Comune di Cagliari: “Stanziati 20.000 euro per libri e lezioni per i Rom”. I poveri di Stampace, San Michele, Marina, e Sant’Elia?  Possono aspettare, dobbiamo istruire gli zingari.

Cari sardi, ecco perché non ci sono soldi per gli alluvionati; servono per finanziare progetti per gli immigrati. E questa è solo una delle tante iniziative destinate agli stranieri. Facciamo di tutto per attirarli; pattugliamo il Mediterraneo giorno e notte, pronti a soccorrere tutte le barchette sgangherate, appena lasciano la costa libica, abbiamo abolito il reato di immigrazione clandestina, li sistemiamo in centri di accoglienza e, quando non bastano i centri, ormai al collasso, vanno in hotel e residence, stiamo tentando da anni di concedere a tutti la cittadinanza per i nuovi arrivati e lo ius soli per i nati in Italia. Abbiamo istituito enti specifici che si occupano dei migranti, Ci sono centinaia di associazioni che si occupano dell’accoglienza e dell’assistenza. Stiamo facendo dell’Italia il Paese di Bengodi per tutti i disperati del mondo.

E poi, quando ci rendiamo conto che i costi sono eccessivi ed insopportabili, scarichiamo la responsabilità sull’Europa che, giustamente ci manda a quel paese e ci ricorda che la responsabilità è solo nostra. Ecco cosa scrivevo, a proposito di questo scaricabarile, a ottobre scorso: “Ma il Consiglio d’Europa, giusto due giorni fa ha bocciato l’Italia, ritenendo che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati” non solo le misure adottate per regolare i flussi migratori sono “sbagliate e controproducenti“, ma addirittura incoraggiano e favoriscono gli arrivi, così che “l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione” (!). Chiaro o bisogna farvi il disegnino?”. Vedi: “Ipocrisia di Stato”.

Cari sardi, ecco perché si dimenticano delle nostre alluvioni e delle calamità naturali. Sono “in tutt’altre faccende affaccendati...”. Stanno pensando a sistemare gli immigrati. Solo da gennaio ne sono già arrivati 60.000, che si aggiungono ai 43.000 arrivati lo scorso anno, a quelli arrivati negli anni precedenti, ed a quelli che, visto che li trattiamo bene, arriveranno in futuro sempre più numerosi. E’ una migrazione biblica, una vera invasione di massa, che ci costa oneri insostenibili e toglie risorse, uomini e mezzi da dedicare a risolvere i gravissimi problemi degli italiani. E non possiamo rifiutarci perché tutti i buonisti di casa nostra si appellano alla Costituzione, all’ONU, ai diritti umani, al dovere di accogliere i rifugiati di ogni genere e provenienza e garantire il diritto d’asilo. Abbiamo fatto noi queste leggi e sottoscritto gli accordi internazionali. Ora ne paghiamo le conseguenze.

Le calamità naturali bene o male si superano, con pazienza, lavoro e tenacia, si ricostruisce, si riparano i danni, si ricomincia a vivere. Ma la calamità più grave che affligge l’Italia da decenni è una classe politica inetta, incapace, corrotta, che persegue cinicamente solo il proprio interesse o quello del proprio “branco” di lupi. E contro questa calamità non c’è argine, non c’è soluzione o rimedio. E’ peggio delle piaghe bibliche; quelle passavano, questa non passa mai, si rinnova continuamente ed è sempre peggio della precedente. Cari sardi, non siate impazienti, dunque, sopportate con rassegnazione anche questa calamità, e prima o poi, quando avranno finito di occuparsi degli immigrati, forse dedicheranno un po’ di attenzione anche a voi. Ma prima dobbiamo pensare agli immigrati, agli asiatici, agli africani, ai disperati di mezzo mondo. Poi, se avanza tempo e denaro, penseremo anche agli italiani ed ai sardi. E ricordate che alle alluvioni si sopravvive, alla politica no.

– Vedi “Il tariffario dei trafficanti di uomini“.

La Libia è vicina

Lampedusa si è spostata a sud, verso la costa libica, trascinandosi dietro l’intera Sicilia. L’immane cataclisma, che ricorda la scomparsa di Atlantide, si è verificato all’improvviso, nell’arco di una notte, a causa del naufragio di un barcone carico di migranti, appena partiti dalla Libia. Il nesso fra i due tragici eventi non è molto chiaro. Vediamo di chiarirlo.

Ecco come viene riportata la notizia sui media: a Lampedusa è affondato un barcone carico di migranti.  Il titolo è chiarissimo, non si può fraintendere. C’è un barcone affondato. Dove è affondato? Ovvio, a Lampedusa. Su questo non ci sono dubbi. Preso atto di questa notizia, vediamo ora perché Lampedusa si sarebbe spostata verso la costa libica. Sveliamo l’arcano. Leggendo, nei giorni scorsi,  i resoconti della tragedia (nuova strage fra Libia e Lampedusa), scopriamo che il naufragio è avvenuto 100 miglia a sud di Lampedusa, a circa 40 miglia dalla costa libica. Quindi molto più vicini alla Libia che a Lampedusa. E allora che senso ha quel titolo che vediamo a lato?

Posto che, secondo le norme internazionali,  il limite delle acque territoriali è di 12 miglia, a cui si aggiunge un’area “contigua” di altre 12 miglia, ne consegue che il tratto di mare fino a circa 25 miglia dalla costa lo si può considerare come zona di “acque libiche“. Qualche anno fa la Libia e gli altri stati africani che si affacciano sul Mediterraneo, rivendicavano come acque territoriali addirittura il limite di 72 miglia dalla costa. E minacciavano di sequestrare i pescherecci che avessero oltrepassato quel confine. Ovvero, i pescherecci non possono andare oltre 72 miglia dalla costa libica, pena il sequestro. Le nostre navi della marina, per soccorrere i migranti, possono tranquillamente arrivare fino a 40 miglia dalla costa. Cercate di spiegare quest’altro arcano (Vedi “Libia: linea dura contro i pescherecci italiani“).

Ma allora, per tornare al nostro strano naufragio,  perché titolano “Lampedusa: affonda barcone“, se quel barcone è naufragato praticamente in acque libiche? Si tratta di un errore? No, si tratta, piuttosto, di un sottile e subdolo trucco semantico che ha una sua precisa ragione: alimentare il senso di colpa degli italiani, accostando il naufragio all’immagine di Lampedusa e della Sicilia e ipotizzando, per conseguenza, una qualche nostra responsabilità nella tragedia.

Ecco un altro eloquente titolo che, per chiarire ulteriormente,  colloca la strage di migranti in Sicilia. Ora, siccome il barcone è naufragato in acque libiche, e la stampa riferisce che la strage è avvenuta in Sicilia, non c’è che una spiegazione: la Sicilia si è spostata in Libia. Chiarito il mistero.

Se ci fossero ancora dei dubbi, ecco un altro titolo, proprio di ieri, che conferma che la strage è avvenuta a Lampedusa. A proposito, poi, degli “scafisti fermati“, leggete qui come se la ridono: “L’Italia? Qui non ci arrestano“. Non per essere pignoli, ma quando la notizia viene data e ripetuta nello stesso modo, non si tratta di una svista di chi ha impaginato un titolo. E’ la norma. Si vuole per forza associare qualunque tragedia avvenga nel Mediterraneo a Lampedusa, alla Sicilia e, quindi, all’Italia, come mete di arrivo del viaggio, allo scopo di farci sentire colpevoli di ogni tragedia. Siccome sono diretti in Italia, se succede un incidente, dobbiamo sentirci responsabili. Insomma, se un migrante, alla partenza mentre sale sul barcone ancora sulla spiaggia in Libia, inciampa, cade, sbatte la testa sull’ancora e crepa, i nostri solerti cronisti titoleranno “Lampedusa, migrante muore su barcone“. Vi sembra normale? Vi sembra serio? Vi sembra credibile questo tipo di informazione? E se riescono a manipolare spudoratamente queste notizie di cronaca quotidiana, che tipo di mistificazione metteranno in atto per argomenti molto più importanti e decisivi per la politica, la finanza, l’economia, sia a livello nazionale che internazionale? Perché nessuno ci dice cosa e chi c’è dietro questa campagna mediatica tesa all’accoglienza di tutti i disperati del mondo? Quali interessi ci sono dietro l’invasione di massa dell’Europa?

Ecco, questa è quella che chiamano “informazione”. Non si tratta solo di una pedanteria lessicale. E’ una vera e propria alterazione e falsificazione del significato di una notizia. E’ lo stesso tipo di mistificazione e di ipocrisia che caratterizza tutta l’informazione (stampa, internet e TV) che riguarda l’intera drammatica questione dell’immigrazione.  E questi sono gli effetti dell’operazione “Mare nostrum” voluta da quel genio di Letta. Lo scorso anno sono sbarcati in più di 40.000; il doppio rispetto all’anno precedente. Quest’anno, grazie al servizio “taxi” voluto da Letta (che ci costa 300.000 euro al giorno), si prevede che il numero degli arrivi sarà almeno raddoppiato. Ma viste le premesse di questi mesi, potrebbe tranquillamente triplicare. Contenti? Magari per far fronte ai costi enormi dell’accoglienza inventeranno una nuova tassa (una più, una meno, non fa differenza…). Qualche decennio fa, per  aiutare le popolazioni colpite dal maltempo, da frane e alluvioni, inventarono la tassa del “Soccorso invernale” (magari è ancora in vigore). Niente di strano, quindi, che fra poco gli italiani debbano pagare anche una nuova tassa “Soccorso migranti“.

Ora qualcuno potrebbe chiedersi come mai, se un barcone naufraga in acque libiche, invece che intervenire la guardia costiera libica, interveniamo noi con aerei da ricognizione e mezzi della Marina e, invece che accompagnare i naufraghi al porto più vicino (in Libia), li portiamo in Italia. Non è la prima volta che i nostri mezzi di soccorso intervengono in acque libiche. Già in passato, i soccorritori sono andati a prendere i migranti in difficoltà a 130 miglia a sud di Lampedusa; in acque territoriali libiche. (Vedi “Salvati 800 migranti al largo della Libia“)

Regal Princess

Tanto vale andare a prendere i migranti  direttamente alla partenza, imbarcarli su comode navi e trasportarli in Italia in tutta sicurezza. E grazie a tariffe agevolate e sconti comitiva, fare  anche risparmiare sul costo del viaggio. Questa a lato è la “Regal Princess“. l’ultima nave da crociera varata proprio pochi giorni fa dalla Fincantieri di Monfalcone. La più grande costruita finora dai cantieri navali, un autentico gioiello che può ospitare fino a 5.600 persone, compreso l’equipaggio. Potrebbe essere la soluzione per evitare nuove tragedie. Usiamo la Regal Princess per imbarcare i migranti. Andiamo a prenderli direttamente al Corno d’Africa con una nave da crociera, poi si risale la costa, si passa a Suez e via verso il Bel Paese. Con poca spesa si può garantire un viaggio piacevole, sicuro, allietati a bordo da passatempi, balli, spettacolini. Del resto, secondo testimonianze dirette, per questi viaggi pericolosissimi in gommoni e vecchi barconi, pagano cifre di migliaia di euro, molto superiori a quelle di una normale crociera. Tanto vale, visto che pagano, farli viaggiare comodi  e sicuri. E’ un’idea, no?

Vedi

Immigrazione, siamo al collasso

Immigrazione e Al Qaeda

Arrivano i migranti

Oh, che bello, solo stanotte ne sono arrivati altri 2000. E altri  sono attesi per domani. Gli altri arriveranno con calma nel corso della stagione estiva.  Finalmente, abbiamo proprio bisogno di queste “preziose risorse” che ci aiutano a risolvere la gravissima crisi. Ma sono solo l’avanguardia. L’anno scorso ne sono sbarcati 43.000, ma quest’anno si prevede che saranno almeno il doppio. Ma già l’anno scorso c’era stato un incremento enorme rispetto agli anni precedenti (Sbarchi, nel 2013 migranti aumentati del 325%); una goduria per tutti quelli che sull’immigrazione ci campano.

Qualcuno dei buonisti e terzomondisti militanti magari lo spera; più ne arrivano e meglio è. Tanto mica pagano loro, la Kyenge o la Boldrini. Anzi ci sono un sacco di associazioni che sull’assistenza degli immigrati ci campano. Stime per difetto, perché se è vero che già negli ultimi 4 mesi (da dicembre a marzo, in piena stagione invernale) ne sono arrivati più di 20.000, significa che a fine anno il saldo sarà ben oltre il doppio dell’anno scorso. Ma il ministro Alfano, di recente ha dichiarato che secondo stime attendibili gli arrivi previsti per l’anno in corso sarebbero fra 300 e 600.000. Ma anche Alfano forse sbaglia per difetto. Altri parlano addirittura di un milione di immigrati (Siamo al collasso). E chi li assiste? Chi gli darà lavoro, casa, assistenza? Ma noi naturalmente, a costo di aumentarci le tasse o vendere i gioielli di famiglia, pur di accogliere tutti. Non c’è problema, in Italia stiamo così bene che c’è spazio, lavoro e benessere per tutti. Poi, magari, andiamo a chiedere il pacco alimenti alla parrocchia, mangiamo alla Caritas o andiamo a fine mattinata nei mercati per raccogliere frutta e verdura di scarto dai cassonetti. Ma la sinistra dice che dobbiamo accogliere tutti. Lo dice anche il Papa (Caro Papa ti scrivo…).

I TG delle ore 13 hanno detto che nella notte ne sono arrivati 1.800. L’ANSA (Una nave attesa oggi a Pozzallo, due in arrivo domani) parla genericamente di 2.000 arrivi (con o senza quelli di domani?). Ma ormai gli arrivi saranno quotidiani e saltano tutte le previsioni, i centri di accoglienza sono al collasso e nessuno sembra avere intenzione di fare qualcosa per fermare l’invasione. Non si muove la sinistra perché loro, per ideologia, devono (devono) accogliere tutti. Non si muove la destra perché sono rimasti come gli alberi di Natale smontati dopo le feste; senza palle. Non si muovono i media, o la gente comune, perché se ci si azzarda a lamentarsi si viene subito accusati di xenofobia e razzismo ed è già molto che non si sia messi alla gogna nella pubblica piazza. A Pozzallo erano già in stato di allerta da diversi giorni, quando nel giro di 48 ore ne sono arrivati 4.000. Ed ora questi dove li sistemeranno? E quelli che arriveranno nei prossimi giorni e mesi? Ma guai a parlare di invasione, si scatena subito la reazione delle anime belle dell’accoglienza. Per invogliarli a venire da noi, ultimamente abbiamo perfino abolito il reato di immigrazione clandestina. Come siamo buoni!

In America, al confine con il Messico c’è una rete lunghissima che vieta l’ingresso e se ti beccano mentre cerchi di superarla, ti sparano addosso. In Spagna, nella enclave di Ceuta e Melilla, fanno altrettanto; sparano addosso a quelli che tentano di superare la recinzione (Spagna, clandestini assaltano frontiera Ceuta, 14 morti). In Australia non aspettano nemmeno che arrivino a terra, li respingono già in mare (Australia, respingimenti clandestini). In Germania (è notizia di pochi giorni fa) gli stranieri (anche dell’Unione europea) senza lavoro hanno tre mesi di tempo per trovarne uno; altrimenti vengono espulsi (Germania, espulsione per i cittadini europei che non trovano lavoro). Solo noi accogliamo tutti a braccia aperte, avanti c’è posto, e garantiamo a tutti vitto, alloggio, assistenza e diritti umani. Possiamo permettercelo, navighiamo nell’oro e, quindi, abbiamo soldi da destinare per dare casa e lavoro a tutti i disperati del mondo.

Non solo li accogliamo con tutti gli onori, ma non aspettiamo nemmeno che sbarchino; andiamo direttamente noi ad accoglierli in alto mare, addirittura arriviamo perfino davanti alla costa libica per farli salire sulle nostre navi (non si sa mai che  ce li freghino i tunisini, gli egiziani o navi di passaggio; sono “preziose risorse” e sono nostre, guai a chi ce li tocca). E dire che alla Libia abbiamo perfino regalato delle motovedette per intercettare i barconi e bloccarli. Ma nessuno se ne ricorda. Leggiamo, per esempio, questa notizietta ANSA di gennaio: “3,6 milioni di euro per motovedette GdF a Libia“.

“(ANSA) – ROMA, 11 GENTra il 2009 ed il 2010 l’Italia ha ceduto alla Libia sei motovedette della Guardia di finanza per contrastare le partenze di migranti. A distanza di alcuni anni, due sono state affondate durante la guerra mentre le altre 4, pesantemente danneggiate, sono ora in Italia per riparazioni. E Roma continua a pagare il conto del regalo: 3,6 milioni di euro stanziati dal dl missioni approvato ieri, 2,9 milioni dal precedente decreto, dell’ottobre scorso.“.

Contenti? Ma sì, che importa che le aziende chiudano, che i disoccupati ed i poveri siano in continuo aumento, che il debito pubblico sia in continua crescita (siamo al 132% del PIL), che anche la classe media sia ormai oltre la soglia di povertà e che molti, per sopravvivere, debbano andare a mangiare alla Caritas. Ma sì, siamo buoni e, magari ci togliamo il pane di bocca, ma dobbiamo accogliere tutti. Finché dura…

Caro Papa ti scrivo (così mi distraggo un po’…)

Anche per Pasqua il Papa non ha mancato di distribuire benedizioni e saggi consigli. Tempo fa, a Lampedusa, davanti ai morti a causa del naufragio dei barconi che trasportavano i migranti, gridò “vergogna“. Ma non avendo specificato chi dovesse vergognarsi (era una vergogna globale “Urbi et Orbi) la gente non si è preoccupata più di tanto. Forse hanno pensato che a vergognarsi dovesse essere chi, invece di fermare gli sbarchi e la migrazione di massa su carrette del mare, li invoglia a venire in Italia promettendo accoglienza, assistenza, casa, lavoro, scuola, cittadinanza e cocktail di benvenuto (tanto pagano gli italiani, mica pagano di tasca propria i buonisti militanti).

Ed ecco il primo messaggio pasquale che viene ripetuto da anni come un mantra: combattere la fame nel mondo, causata dai nostri sprechi. La povertà del terzo mondo è causata dal nostro benessere (!).   Chiaro?  Che la povertà sia causata dal benessere dell’occidente è tutto da dimostrare, ma il concetto suona bene, piace ai buonisti e serve alla causa (lo ripete spesso anche don Ciotti). Così, a forza di sentirselo ripetere, la gente magari ci crede, se ne convince, prova un senso di colpa ed è più predisposto a donare aiuti vari al terzo mondo che, in gran parte, al terzo mondo non ci arrivano mai o solo in minima parte,  perché servono a  coprire le spese generali, di organizzazione e rappresentanza delle migliaia di associazioni che raccolgono fondi con la scusa di aiutare i poveri. In alcuni casi ben l’85% delle somme raccolte servono a coprire le spese di gestione e di lancio della campagne pubblicitarie per la raccolta stessa. Solo in Italia sono attive circa 300.000 (!?) associazioni di questo tipo.  (leggete qui: “No profit sotto accusa“). E ancora:  “Ecco dove finiscono gli aiuti per la lotta alla fame nel mondo”. Meglio sapere certe cose, perché essere buoni è un conto, ma essere fessi è un’altra storia.

Ieri, invece, dopo l’accoglienza degli immigrati e l’aiuto ai poveri del terzo mondo, ecco il nuovo messaggio: aiutare i disoccupati. Ora, capisco che il Papa deve fare il Papa ed il buonismo è il pane quotidiano, ma non bisogna esagerare. Eh, sì, Santità, perché vede, ormai gli italiani non sono, come suol dirsi, alla frutta: No, ormai sono già oltre, hanno preso anche caffè, sambuchina e amaro offerto dalla casa ed è arrivato il momento cruciale del conto. Ed il dramma è che gli italiani non sono più in grado di pagare quel conto sempre più salato. E’ vero, la disoccupazione è in aumento, così come la povertà, così come le aziende che continuano a chiudere, così come i pensionati che devono saltare i pasti non per fare dieta, ma perché devono campare con poche centinaia di euro e non riescono più nemmeno a comprarsi il pane o il latte.

Ha ragione, Santità, bisognerebbe rilanciare l’economia, primo per evitare che altre aziende chiudano e garantire, quindi, i posti di lavoro esistenti e poi per creare nuove opportunità di lavoro per i disoccupati di oggi e per i giovani che non vedono alcuna speranza nel futuro. Purtroppo la nostra classe politica campa di chiacchiere e promesse, ma nessuno ha uno straccio di idea per contrastare in maniera efficace la crisi.  Nessuno, dico nessuno, ha finora avanzato una sola idea pratica e realizzabile per combattere la crisi. Vivono alla giornata, si occupano di parità di genere, di legge elettorale, di vendite su E-Bay di auto usate, di rottamazione, di omofobia, di femminicidio, di creare nuovi gruppi e gruppetti politici, giusto per garantirsi poltrone e potere, di promuovere la propria immagine mediatica, di saltare da un salotto televisivo all’altro. Tutto fanno, meno che affrontare la crisi. L’ultima grande pensata è quella di dare 80 euro in più ai lavoratori e sembra che stiano rivoluzionando il Paese. Vede, Santità, aumentano lo stipendio a chi già lavora, invece che pensare ai disoccupati. Eppure, a sentir loro, sono convinti che sia un’idea geniale. Lo scemo del villaggio avrebbe fatto di meglio.

E poi, Santità. vede, c’è un altro piccolo problema. Lei dice che bisogna aiutare i disoccupati, ma chi li deve aiutare, con quali iniziative (che non ci sono) e con quali soldi (che, pure, non ci sono)? Purtroppo il debito pubblico aumenta (“debito pubblico record“, siamo al 132% del PIL). Ma non doveva diminuire grazie a tagli alla spesa pubblica promessi da Monti, da Letta e da Renzi?  Le casse dello Stato sono sempre più vuote. Anche perché, seguendo le Sue accorate esortazioni, nonostante siamo col culo per terra, siamo molto altruisti e continuiamo a finanziare missioni all’estero, diamo aiuti al terzo mondo, finanziamo progetti di ogni genere in Africa, Asia, America del sud (Vedi qui gli  incredibili progetti che finanziamo nel mondo: “Sprechi d’Italia“). Ed infine, sempre ascoltando i Suoi appelli all’accoglienza, stiamo dando asilo a tutti i disperati del mondo che arrivano in Italia come fosse il Paese di Bengodi. Lo ha detto Lei che dobbiamo accogliere i migranti e noi, da buoni cristiani, accogliamo tutti. E, naturalmente, ne paghiamo le spese.

Solo l’anno scorso ne sono sbarcati sulle nostre coste 43.000, ma quest’anno, visto che nei primi tre mesi ne sono sbarcati già 12.000 (4.000 sbarchi in 48 ore), la stagione sembra favorevole e si prevede che, come minimo, gli arrivi saranno raddoppiati rispetto all’anno scorso. E quelli che arrivano via mare sono solo una minima parte del totale degli immigrati. Ora, Santità, Lei sa quanto ci costa accogliere tutti questi immigrati? Pensi che, per evitare nuove disgrazie in mare, abbiamo avviato un’opera di monitoraggio continuo del Mediterraneo, in maniera da individuare subito alla partenza nuove imbarcazioni di migranti. L’abbiamo chiamata operazione “Mare nostrum” ed impegna mezzi aerei e navali della Marina militare e della guardia costiera che, 24 ore su 24, controllano il traffico nel Mediterraneo. Sa quanto ci costa? Lo ha rivelato di recente il ministro Alfano; ci costa 300.000 euro al giorno.

Questi disperati partono dalle coste libiche, sapendo già che, comunque, arriveranno subito le navi della Marina a caricarli e accompagnarli a Lampedusa o sulle coste siciliane. Funziona così; si imbarcano su gommoni a barche scassate e subito telefonano alla Capitaneria di porto di Palermo, segnalando che sono in pericolo (Loro hanno il numero diretto. Non lo sanno nemmeno i palermitani, ma questi partono dalla Libia ed hanno già memorizzato nei cellulari quel numero. Curioso, vero?). Così, in men che non si dica, “arrivano i nostri” e li accompagnano in Italia. Si spingono fino a 130 miglia a sud di Lampedusa per salvarli; praticamente in acque libiche. Tanto vale andare a prenderli direttamente dalla spiaggia.

E non basta, perché poi bisogna ospitarli, garantirgli vitto e alloggio, abbigliamento, biancheria, sigarette, ricariche telefoniche, controlli sanitari ed assistenza medica, trasporto con mezzi aerei o navali in altre località di permanenza. E poi donare un fondo di 500 euro a quelli che lasciano l’Italia per altri Paesi europei. Anche se poi, vedi la Germania, ce li rimandano indietro. Abbiamo addirittura costituito qualche anno fa, grazie al governo Prodi ed alla ministra della salute Livia Turco, un apposito ente pubblico, l’INMP, un curioso acronimo dietro il quale si cela, nientepopodimenoche… “Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà” (!). Ci costa 10 milioni di euro all’anno (Vedi “Cos’è l’INMP e quanto ci costa). Ma siccome ci preoccupiamo anche di evitare eventuali atteggiamenti di xenofobia e razzismo nei confronti degli immigrati, abbiamo costituito un altro ente ad hoc, l’UNAR (Ufficio nazionale anti discriminazioni razziali). Anche questo importantissimo ed indispensabile organismo ci costa 2 milioni di euro all’anno. Come vede, Santità, siamo così impegnati ad occuparci dei migranti che non abbiamo tempo, e fondi, da dedicare ai disoccupati italiani.

E siccome questi immigrati, il più delle volte, non hanno né arte, né parte, in qualche modo devono campare; si arrangiano. Si occupano di tranquille attività come scippi, furti, rapine, truffe, spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione. Insomma, in qualche modo devono pur campare. E quando li beccano finiscono in galera…a spese nostre. Ce ne sono nelle patrie galere circa 20.000, un terzo di tutti i detenuti. Ecco da dove nasce il sovraffollamento carcerario. E sa quanto costa ogni detenuto? Costa 3.500 euro al mese (tutto compreso, vitto, alloggio e spese generali carcerarie). Lo riferisce il sito dei Radicali italiani (Giustizia; quanto costa un detenuto in carcere?). Sono più di 40.000 euro all’anno. Moltiplichi per 20.000  e veda un po’ quanto ci costano i detenuti stranieri. (Vedi “Bollettino di guerra; preziose risorse“)

Santità, come vede, accogliere tutti questi migranti ci costa un sacco di soldi (Vedi “Immigrati e business“). Ma dobbiamo accoglierli perché altrimenti ci accusano di razzismo, di xenofobia e di non rispettare i diritti umani. Guai a tentare di opporci all’invasione di africani, asiatici e cinesi; ci ritroviamo addosso le accuse dell’ONU, dell’EU, della Boldrini, della Kyenge di tutte le anime belle della sinistra ipocrita, del  buonismo e del terzomondismo militante. Così noi accogliamo tutti e va a finire che per aiutare gli immigrati poi non ci avanzano soldi per aiutare i poveri, i disoccupati, i giovani, i disperati di casa nostra. Prima gli immigrati africani, poi, se avanza tempo e soldi, gli italiani. Quindi, Santità, visto che non abbiamo più soldi per aiutare tutti, si decida; dobbiamo aiutare i poveri del terzo mondo, gli immigrati o i disoccupati italiani? E non chiedeteci altri soldi; abbiamo già dato.

Vedi

I cristiani sono buoni

Immigrati; siamo al collasso

Immigrazione e Al Qaeda (il legame fra il traffico di migranti ed il terrorismo islamico)

Migrazione e ipocrisia

Ipocrisia di Stato

Immigrati e risorse

Crisi, risorse e genio italico

Integrazione flop

Sprechi umanitari (dove finiscono gli aiuti internazionali per la lotta alla fame)

Immigrati e business (quanto ci costa l’immigrazione e chi ci guadagna)

Arrivano le risorse

Sbarcati 4000 migranti in 48 ore. Oh gaudio, oh tripudio, gioite italici, sono tutte “preziose risorse”, come dicono l’ex ministra Kyenge, l’ex portavoce ONU per i rifugiati, Laura Boldrini, e come affermano ogni giorno i pifferai magici della sinistra, sostenuti dai media opportunamente omologati al pensiero unico.

Ieri lo ha riferito il ministro Alfano ( Grave emergenza). Dall’inizio dell’anno ne sono arrivati già 15.000. Ma è solo l’inizio, l’antipasto, il bello deve ancora arrivare. Dicono alcune fonti attendibili, citate dallo stesso Alfano che dalla Libia  sono pronti a partire per l’Italia da 300 a 600.000 persone. L’anno scorso ne sono sbarcati più di 43.000. Ma quest’anno, viste le premesse di questi primi mesi,  la cifra sembra destinata a raddoppiare. Ma potrebbe anche andare molto peggio. Se pensiamo che nel 2012 gli sbarchi erano stati poco più di 20.000 ci rendiamo conto che stiamo andando verso una situazione molto critica e dalle conseguenze imprevedibili. Ma le nostre autorità e, soprattutto, gli addetti ai lavori (quelli che sull’accoglienza degli immigrati, in qualche modo, ci campano) ed i militanti del terzomondismo sono impegnatissimi nella loro quotidiana battaglia non per tentare di fermare la migrazione, ma per garantire una migliore accoglienza.

Il loro sogno segreto è quello di accogliere tutti con grandi festeggiamenti, sventolio di bandiere, canti di gioia, la banda comunale che esegue briose marcette, lancio di fiori, pacco dono con rinomati prodotti locali DOC, brindisi di benvenuto, sfilata delle autorità con fascia tricolore e stendardo comunale, una settimana di festa del migrante in onore delle “preziose risorse” con canti, balli, rinfreschi, riunioni conviviali all’ombra di freschi pergolati con vista sul mare, lancio di razzi, granate, mortaretti, tarallucci e vino e triccheballacche. E subito dopo questi momenti di prima accoglienza, garantire a tutti un soggiorno piacevole in deliziose villette sul mare (che so, Costa Smeralda, Portofino, Capri, Amalfi…), poi dare subito a tutti i “nuovi italiani”  la cittadinanza, il diritto di voto, un lavoro, la casa, la scuola, l’assistenza sanitaria,  il ricongiungimento familiare (così si portano dietro anche i vecchi genitori ai quali, data l’età, daremo anche subito la pensione), le ferie, la tutela sindacale e legale, l’assistenza gratuita di un patronato a scelta, un congruo aiuto economico ( a fondo perduto) per avviare una qualche attività commerciale, ingresso gratuito a musei e teatri (per favorire l’integrazione e la crescita culturale), la possibilità di diventare consiglieri comunali, provinciali o regionali, parlamentari e, perché no, anche ministri. E la domenica cornetti caldi alla crema.  Tanto non pagano di tasca loro.

E’ stato l’effetto rassicurante della politica, dell’ideologia  e della cultura sinistra di chi, incurante delle conseguenze, vuole distruggere l’identità del popolo italiano per diventare una società multietnica, multirazziale, multi religiosa, multiculturale e multi qualcosa, purché sia multi! Loro godono come mandrilli ad immaginare l’Italia come una specie di grande Bronx o China town, da Trento ad Agrigento. Così, attirati dal buonismo italico, arrivano come mosche al miele (per non dire altro…) sicuri di giungere infine alla desiderata “terra promessa“. Tutto merito delle sparate della ministra Kyenge che prometteva a tutti accoglienza e cittadinanza, dell’abolizione del reato di immigrazione clandestina, della visita del Papa a Lampedusa e dei suoi appelli all’accoglienza, della campagna buonista di una sinistra che antepone l’ideologia alla realtà, di una miriade di associazioni il cui scopo sembra essere quello di incentivare l’arrivo di tutti i disperati del pianeta; forse perché hanno il loro bravo interesse a farlo. Merito della genialata di Enrico Letta che con l’operazione “Mare nostrum“, che ci costa 300.000 euro al giorno (lo ha confermato ieri Alfano), ha mobilitato navi ed aerei pronti ad intercettare, grazie anche alle rilevazioni satellitari,  qualunque imbarcazione veleggi nel Mediterraneo. Magari sono velisti in vacanza sul litorale libico, ma arriva subito la Guardia costiera, li carica a bordo, li camuffa alla meno peggio da migranti siriani o beduini arabi e li scarica a Lampedusa. Missione compiuta. Insomma, stiamo facendo di tutto per invogliare questo flusso migratorio che, dati i numeri,  con il diritto d’asilo di profughi e rifugiati ha ben poco a che fare; è una vera e propria invasione di massa. Pochi giorni fa hanno annunciato che i finanziamenti per questa operazione di salvataggio  sono finiti. E adesso che succede, visto che trovare nuovi fondi è una specie di impresa impossibile? Vuoi vedere che, per finanziare le nostre missioni di salvataggio migranti, ci scappa l’ennesimo ritocco a benzina e sigarette o un’addizionale IMU, Tarsi, Tasi, o come accidenti si chiama? Niente di strano se domani il governo Renzi annunciasse una nuova “Mare nostrum tax“.

Ma il presidente della “Commissione straordinaria per i diritti umani” (vedi “Emergenza immigrazione“) dice che non dobbiamo fare allarmismi, nega che sia in atto una invasione e chiede “nervi saldi, lucidità e calma…“.  Chi è il presidente di questa Commissione? Guarda caso è un vecchio militante comunista, Luigi Manconi, sessantottino militante di Lotta continua (chi ben comincia…), passato negli anni ’90 ai Verdi e poi senatore DS ed infine senatore PD. Ecco questi sono quelli che vogliono darci lezione di etica e decidere, in barba alla volontà popolare, come regolarci con gli immigrati. Comunisti erano e comunisti restano, anche se travestiti da democratici. E la loro ideologia mira, consciamente o meno,  al sovvertimento dell’ordine costituito, della politica, dell’organizzazione sociale, allo stravolgimento delle tradizioni, della morale, dell’identità nazionale. Già, perché loro al mito della rivoluzione proletaria non hanno mai rinunciato. Cercano solo di attuarla con altri metodi.

Vogliono il caos totale, perché la creazione di attriti e conflitti sociali (logica conseguenza dell’invasione di massa) è la premessa per giustificare la presa del potere in maniera anche violenta, se non ci riescono democraticamente. Ecco perché favoriscono l’immigrazione; più disperati arrivano e più si favorisce la creazione delle condizioni favorevoli a movimenti popolari di ribellione e rivolta che sfociano nell’istituzione di un governo autoritario. O, come minimo, quando riconosceranno a tutti anche la cittadinanza ed il diritto di voto (prima o poi ci arrivano…) saranno tutti voti guadagnati per la sinistra. E’ una  strategia cinica e subdola, soprattutto perché si maschera da buonismo e da difensori dei “diritti umani“. Oh, i diritti umani, che grande conquista! Peccato che parlino sempre e solo di diritti, dimenticando di fare qualche accenno anche ai doveri. Peccato che  quando parlano di diritti umani pensino solo a quelli degli immigrati di ogni provenienza e mai ai diritti degli italiani.

Si sente mai Manconi, Boldrini, Kyenge, l’ONU, l’Unione europea, l’Alto Commissariato per i rifugiati, la Caritas, l’ARCI, le varie Ong e umanitarie o altri pifferai buonisti, parlare dei diritti degli italiani? No, non succede mai.  Dimenticano troppo spesso che anche gli italiani sono “umani” e, quindi, potrebbero rivendicare dei diritti. Uno per tutti: il diritto di non essere invasi da africani, cinesi, romeni, zingari e avanti c’è posto, non spingete, ci stiamo tutti! E poi bisognerebbe anche prendere atto di una verità che i media si guardano bene da divulgare; il fatto che gli italiani sono stanchi di questa politica accoglientista, buonista e terzomondista e che, nonostante siano allo stremo a causa della crisi economica,  debbano sobbarcarsi le spese enormi che comporta l’opera di salvataggio in mare e successivamente le spese di mantenimento. Esiste una “Commissione dei diritti degli italiani”? No, non esiste. Questa è la fregatura. (Vedi “Immigrazione e business“)

Ma alcune stime di fonti attendibili dicono che le previsioni sono ancora più preoccupanti di quelle prospettate da Alfano; si parla di almeno 900.000 migranti che sono in attesa di partire dalle sponde africane. Lo riferiva di recente la Stampa (Immigrazione, siamo al collasso). Contenti? E guai a lamentarsi, al primo accenno di protesta si finisce subito al rogo mediatico, accusati di xenofobia e razzismo. Insorgono tutti, l’ONU, i tromboni della sinistra, i terzomondisti, le associazioni umanitarie, quelli che poi li sfruttano, quelli che ci mangiano perché sono pagati dallo Stato per assisterli. Insomma, c’è tutta una congrega di gente che sull’immigrazione ci campa. Alla faccia degli italiani ai quali nessuno chiede mai se approvino o meno questa linea di accoglienza indiscriminata con spese a nostro carico. E’ una scelta imposta dall’alto, da quella minoranza (perché, anche se nessuno lo dice, sono una minoranza) che, succube delle disposizioni dell’ONU, dell’EU, del Commissariato per i rifugiati, degli ideologi della sinistra mondiale, della Caritas, delle associazioni umanitarie, delle ong, di tutti quelli che sull’immigrazione ci campano o che ne ricavano un qualche beneficio, stanno perseguendo una strategia scientifica il cui fine è il completo sfacelo economico, sociale, culturale, politico, umano del mondo occidentale.

Eppure, se davvero si vuole rispettare la volontà popolare, come in democrazia sarebbe giusto ed auspicabile,  basterebbe leggere i commenti dei lettori agli articoli che parlano di sbarchi, immigrazione e società multietnica. Ormai molti quotidiani on line consentono ai lettori i inserire commenti. Volete sapere cosa pensano davvero gli italiani? Leggete quei commenti. Oppure bisogna far finta di niente? Già, meglio evitare, si potrebbe scoprire che la maggioranza degli italiani ne ha le tasche piene del buonismo ipocrita della sinistra.

Tanto per fare un esempio di cosa pensano gli italiani, si possono leggere i commenti a questo ennesimo articolo, apparso oggi nella Home Tiscali: “Mare nostrum. Boldrini: chi pagherà per i morti?“.  Legga, Boldrini, legga  e si renda conto di cosa pensa la gente.

Slogan e magliette

Anche il calcio fa la sua parte di buonismo quotidiano. Durante gli ultimi allenamenti i calciatori della Roma hanno indossato questa maglietta con un “profondissimo” pensiero dedicato alla tragedia di Lampedusa: “La vita è un diritto di tutti“. Bene, ora siamo informati. E allora?

E dopo questa “acutissima” riflessione, degna di entrare a pieno titolo fra le più alte vette del pensiero umano, tutto resterà come prima. Fino al prossimo sbarco, al prossimo naufragio, alle prossime vittime, al prossimo cordoglio generale ed al prossimo slogan. Al prossimo allenamento, invece, forse cambieranno slogan: “Non esistono più le mezze stagioni“. Ed infine, con grande sforzo creativo, faranno stampare il celebre motto di Catalano: “Meglio ricchi e sani che poveri e malati“.

E’ curioso come la gente si inventi le cose più banali e inutili quando non ha niente da dire, ma vuole “partecipare” al rito collettivo della commozione generale per sembrare tutti più buoni.

A proposito di immigrati. Poco fa ho visto in TV uno spot pubblicitario dell’UNICEF nel quale si invita a fare una donazione o fare testamento (!?) a loro favore per costruire delle scuole per bambini in Eritrea. Ora qualcuno dovrebbe avvertire l’UNICEF (forse ultimamente sono distratti e gli è sfuggito qualcosa sul traffico nel Mediterraneo, specie verso Lampedusa) che sarebbe meglio che quelle scuole le costruissero qui da noi, visto che eritrei, somali e africani di varia provenienza si stanno trasferendo tutti in Italia.

Nel caso, però, qualcuno, in preda ad irrefrenabile impeto buonista,  volesse fare testamento e lasciare tutti i propri beni ad una delle mille associazioni umanitarie operanti nel mondo, legga prima questo breve articolo sul business degli aiuti umanitari e sulle strutture che ci campano: “Immigrati e business“.

 

Ipocrisia di Stato

Fatta salva la pietà ed il rispetto per i morti, la giornata di ieri dovrebbe essere inserita in calendario e celebrata come la “Giornata dell’ipocrisia“. E’ stato un festival delle più scontate dichiarazioni ufficiali di circostanza. Una gara a chi si mostrava più toccato, commosso e addolorato. Il trionfo della retorica buonista.  L’apoteosi dei buoni sentimenti e del buonismo di facciata politicamente corretto. Un concentrato di ipocrisia istituzionale. Stampa e TV si sono esercitati, come sempre in occasione di simili tragedie, nell’arte dello sciacallaggio mediatico, fornendo immagini, commenti ed ampio resoconto del “Dolore di Stato“.

Dalla “Vergogna” del Papa al “Dolore” di Napolitano. Dalla “Tragedia immane” di Enrico Letta al “Faremo sentire la nostra voce” di Alfano. Dalla “Globalizzazione dell’indifferenza” di Laura Boldrini al “Dolore e sconcerto” di Emma Bonino. Tutti, politici e non, noti e meno noti,  alla ricerca disperata di un microfono e di una telecamera per esternare al mondo il proprio dolore in diretta TV su tutti i canali, compreso, ovviamente, il Canale di Sicilia; linea alla regia, non cambiate canale, restate con noi, pubblicità…

Dal minuto di silenzio alla Camera, con la Boldrini eternamente afflitta con l’aria da Maria addolorata,  che ne approfitta per fare il suo ennesimo pistolotto buonista, al coro generale di accuse all’Europa, giusto per nascondere l’incapacità e l’inettitudine di una classe politica che usa l’immigrazione in funzione del riscontro elettorale e, soprattutto, per nascondere la responsabilità morale dei terzomondisti di professione e di tutti coloro che, a vario titolo, favoriscono ed incoraggiano l’esodo dei disperati verso l’Italia.

Ma il Consiglio d’Europa, giusto due giorni fa ha bocciato l’Italia, ritenendo che “a causa di sistemi di intercettazione e di dissuasione inadeguati” non solo le misure adottate per regolare i flussi migratori sono “sbagliate e controproducenti“, ma addirittura incoraggiano e favoriscono gli arrivi, così che “l’Italia si è di fatto trasformata in una calamita per l’immigrazione” (!). Chiaro o bisogna farvi il disegnino?

Hanno fatto di tutto per favorire l’arrivo degli immigrati; leggi e norme permissive e promesse di accoglienza, assistenza, tolleranza, integrazione. Hanno perfino nominato ministra per l’integrazione una signora che viene dal Congo e promette a tutti gli stranieri lo ius soli, la cittadinanza, la libera circolazione degli immigrati, l’abolizione del reato di immigrazione clandestina: “La terra è di tutti“, dice. Ma a casa sua, per il possesso del territorio o per dieci vacche si scannano ancora fra tribù rivali. Poi viene in Italia e dice che “La terra è di tutti” (!?).  Hanno fatto di tutto per illudere i disperati del mondo e convincerli a venire in Italia, la terra promessa, dove spesso sono addirittura privilegiati rispetto agli italiani. Un esempio per tutti, l’assegnazione degli alloggi popolari a Milano. Nella graduatoria degli aventi diritto più della metà sono stranieri (!).  Sfido io che affrontano qualunque rischio pur di arrivare nel paese di Bengodi.

Poi, quando succedono le tragedie, piangono e si stracciano le vesti. E’ un pianto generale, dalle alte cariche dello Stato agli opinionisti di professione, dalle illustri firme della stampa agli ospiti fissi in TV (sempre gli stessi, quelli che vanno bene per tutte le circostanze e commentano tutto con enciclopedica competenza; dal matrimonio di Belen Rodríguez alle tagliatelle di nonna Pina, dai tronisti della De Filippi ai morti di Lampedusa). E’ tutta una valle di lacrime, piangono tutti; anche i coccodrilli…

P.S.

Dice la ministra Kyenge che gli immigrati sono una “preziosa risorsa” per l’Italia. Vedi questo breve riepilogo delle buone azioni quotidiane di queste “preziose risorse“: “Bollettino di guerra (preziose risorse)