TV scuola di violenza

La televisione ed i media ci avvelenano. Ogni giorno ci propinano dosi massicce di negatività che alterano la normale attività mentale, condizionano l’esistenza e le nostre scelte di vita e, a lungo andare, producono danni enormi a livello psicofisico e modificazioni anche serie perfino sulla struttura neuronale del cervello.  Lo scrivo da anni. E più passa il tempo e più ne sono convinto. Esagero? No, leggete questo articolo di pochi giorni fa: “Cervello in tilt per 900.000 giovani; tutta colpa di smartphone e web“. Ecco cosa afferma Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano: “Oggi sappiamo che emergono alterazioni a livello della struttura cerebrale, che sono sovrapponibili alle dipendenze da stupefacenti e insistono sulle stesse aree cerebrali.”. Chiaro? Io aggiungerei, senza tema di sbagliare, la televisione e tutti i mezzi di comunicazione.

Tv fiction violenza

Ecco a lato la conferma del rapporto fra TV e cronaca nera, riportato dal Corriere: “Il piano per farlo a pezzi ispirato alle fiction TV“.  Per ammazzarlo e  tentare di eliminare il cadavere “si sono ispirati alle fiction TV“. E’ abbastanza chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna fare il disegnino? E’ solo l’ultima notizia di reati e delitti ispirati dalla televisione; l’elenco sarebbe molto lungo. Ne ricordo solo uno per tutti. Il caso, avvenuto ad Olbia qualche anno fa, di uno stupro da parte di un branco di adolescenti ai danni di una coetanea di 9 anni. Ne parlavo in questo post del 2008 “Mondo cane“. Ai carabinieri che chiedevano perché lo avessero fatto, risposero sereni e tranquilli che “lo avevano visto fare in televisione“. Non credo ci sia molto da aggiungere. Se ancora si continua a negare la strettissima relazione fra atti di violenza e quello che passa in Tv, significa che la gente è completamente rincoglionita: specie gli addetti ai lavori. Ma quelli, come dico spesso, ci campano.

I primi a farne le spese sono proprio i ragazzi, ancora immaturi, indifesi, fragili, facilmente impressionabili dal continuo flusso di informazioni negative che assimilano quotidianamente. Ed ecco un’altra conferma dello sbando totale degli adolescenti, riportato ieri nella cronaca locale dal quotidiano Unione sarda (Soli in discoteca a 12 anni):  “Adolescenti, se non addirittura bambini, in giro per la città sino alle 6 del mattino dopo una notte in discoteca.“.  Per intenderci, sono gli stessi ragazzi dodicenni che, secondo la proposta della ministra Fedeli, le mamme dovrebbero andare a prendere all’uscita dalla scuola per proteggerli da eventuali pericoli. Però possono stare tutta la notte fuori casa, con il consenso dei genitori, a fare quello che gli pare, senza controllo. C’era bisogno di una ulteriore conferma del rincoglionimento generale di adolescenti, figli, genitori e ministri?  No, non abbiamo più dubbi. Ma cosa fanno queste dodicenni fuori tutta la notte in discoteca? Mah, qualche idea potete farvela leggendo questo: “Pane, sesso e violenza“. C’è un po’ di tutto; dalle “ragazze doccia” che fanno sesso tutti i giorni a scuola su prenotazione e scelta della prestazione dietro compenso o una semplice ricarica telefonica, a quelle che nei bagni delle discoteche fanno le gare di sesso orale; vince chi fa più pompini (chiamiamo le cose col loro nome, così ci capiamo meglio).  Già, poi però siccome le “bambine” sono ingenue ed indifese, e se tornano a casa da sole corrono dei rischi (magari accettano caramelle da sconosciuti; pompini sì, caramelle no), per difenderle dai pericoli, bisogna andare a prenderle a scuola per accompagnarle a casa; così siamo tranquilli.

Non basta ancora? Di recente il caso della famiglia sterminata con il tallio ha riempito la cronaca per giorni. Poi si è scoperto che ad uccidere i nonni e la zia è stato il nipote: “L’ho fatto per punire soggetti impuri“. E stampa e TV si sono scatenati con servizi speciali, facendo a gara nel raccontare nei dettagli tutti i particolari della vicenda; cos’è il tallio, a cosa serve, dove acquistarlo, quanto costa, come ordinarlo sul web, come usarlo, come non lasciare traccia sul computer. Insomma, tutte notizie utili per fornire spunto e consigli utili a qualche apprendista assassino con poca fantasia che vuole far fuori un familiare, un parente, un vicino antipatico o uno a caso. Non sai come fare? Basta leggere la stampa o vedere i servizi in TV.

Sono cose che scrivo fin da quando ho cominciato ad usare internet 20 anni fa. Risultato? Zero. Mi ricorda quella battuta del tale che fa dieta da 15 giorni per perdere peso ed all’amico che gli chiede cosa ha perso risponde “Ho perso 15 giorni“. Ecco, io ho perso 20 anni. Ma siccome “repetita iuvant”, mai disperare. Qualche tempo fa, gennaio scorso, Fiorello sollevò il problema della violenza in TV perché la mamma era impressionata dalle notizie di cronaca nera nei TG. Se ne è parlato per qualche giorno, poi silenzio generale (tengo famiglia) e tutto procede come sempre. A quella protesta ho dedicato un post in cui riportavo anche i commenti lasciati su un forum della Community RAI, dedicato proprio alla violenza in TV, nel 2002, 15 anni fa (quindici). Giusto per dire che il problema è vecchio e non lo sto scoprendo oggi. Eccolo.

Fiorello e violenza in TV (gennaio 2017)

Se l’ha capito anche Fiorello vuol dire che la questione è seria. Parlo dell’eccesso di violenza in TV. Ieri ha lanciato un appello a RAI e Mediaset: “Basta sangue e violenza in TV“. Chi ha la bontà di dare uno sguardo al mio blog sa che è un argomento che tratto da sempre. Basta dare uno sguardo alla sezione “Mass media, società e violenza” nella colonna a destra, dove sono riportati i link di alcuni dei tanti post dedicati all’argomento “Media e violenza“. Forse non ci facciamo più caso perché la cronaca nera è talmente diffusa su stampa e TV che sembra normale. Proprio ieri ho seguito un TG5 che ha dedicato un quarto d’ora abbondante alle notizie di nera accaduti nelle ultime ore: sono almeno 5 i fatti di sangue e violenza, tra genitori ammazzati dai figli, donne bruciate o sfregiate con l’acido o accoltellate. Praticamente metà TG era dedicato a fatti di violenza, con dovizia di dettagli, sangue, inviati davanti ai luoghi della tragedia, interviste volanti ai passanti, ricostruzioni dei delitti. Niente di straordinario, è la solita informazione quotidiana. Ormai i TG sembrano bollettini di guerra.

Ma non basta. Si comincia già al mattino a riprendere i fatti delittuosi e discuterne in TV. L’ho ricordato spesso, anche di recente. E poi si continua per tutta la giornata a parlare degli stessi fatti nei salotti pomeridiani, e poi la sera in programmi espressamente dedicati alla cronaca nera: Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, Chi l’ha visto, Il terzo indizio etc. Basta? No, perché poi ci sono tutta una serie di fiction e  film horror, thrilling, di azione, polizieschi a base di violenza, sparatorie, sangue e morti ammazzati. Non li cito perché l’elenco è lungo. Fiorello ha ragione, c’è troppa violenza in TV.

televisione violenza

Sbaglia, però, quando dice che di questi delitti se ne dovrebbe occupare solo la magistratura ed i TG. La magistratura è giusto che se ne occupi, ma perché i TG devono riversare ogni giorno una valanga di notizie violente? Possibile che siano queste le notizie che interessano i cittadini? Io credo di no, da sempre. L’ho detto e scritto ogni volta che ho avuto la possibilità di farlo. E lo sto scrivendo anche in rete fin da quando ho cominciato ad usare internet; lo sto scrivendo da 15 anni. Ma sembra di scontrarsi con un muro di gomma. E nessuno se ne preoccupa, nemmeno coloro che per professione (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, sociologi, giornalisti ed addetti ai lavori) dovrebbero farlo.

Stavo per scrivere proprio un post sulla follia umana che sembra essere ormai inarrestabile. Ma prima, visto l’intervento di Fiorello, mi fermo a parlare per la millesima volta dell’eccesso di violenza in televisione.  E’ un problema che ho accennato da subito, appena ho cominciato a frequentare la rete e diversi forum di discussione, tra i quali anche la Community RAI che aveva diverse sezioni e forum nei quali si poteva intervenire.  Parlo di 15 anni fa. Allora la connessione era a 56 kb ed il problema più frequente era che cadeva spesso la linea. Il che significava che se stavi scrivendo qualcosa perdevi tutto. Così presi l’abitudine di scrivere i messaggi, commenti ed interventi anche brevi, prima su una pagina word e poi col copia/incolla inviarli nel forum. Molti di quei messaggi si sono salvati e li tengo ancora in una cartella documenti. Così ho rintracciato dei commenti che avevo inserito proprio in un forum della Community RAI riservato proprio al problema della violenza in TV.

Il forum era moderato dal prof. Scandaletti. Pensai subito che un forum sulla violenza in TV all’interno della Community RAI fosse il posto giusto per porre il problema dell’eccesso di violenza in TV (cosa che osservavo già da tempo), e che magari il prof Scandaletti avrebbe potuto darmi una risposta o, comunque, si poteva avviare una discussione. L’illusione è durata poco, nessuna risposta, né dal moderatore, né da altri frequentatori del forum. Così cominci a pensare che, in fondo, se agli altri non interessa, magari sei tu ad essere troppo critico. Non solo nessuno rispondeva, ma qualche mese dopo addirittura chiusero il forum; così si evitano domande scomode. Pensate quanto gli interessa il parere del pubblico. Riporto quei pochi interventi fatti in quel forum nel 2002 a dimostrazione che quello che lamenta Fiorello oggi, lo denunciavo già 15 anni fa, purtroppo senza ottenere risposta. La “Carta di Treviso” alla quale accenno nei commenti è un protocollo deontologico d’intesa fra Ordine dei giornalisti e TV che risale al 1990 e che dovrebbe tutelare i minori dall’eccesso di scene violente in TV e tutelarne la privacy. La cito perché l’intestazione della sezione faceva riferimento proprio a quella “Carta”.

Su  RAI Community 24/4/2002

Altro che Carta di Treviso; bell’elenco di buone intenzioni. Fossi in voi (intendo nei panni degli addetti ai lavori), comincerei a preoccuparmi seriamente anche dell’informazione per gli adulti. Ma, a quanto vedo, in questo forum non risponde nessuno. Per essere ascoltati, oggi, bisogna parlare di Fiorello o del “Grande fratello” o delle amenità varie del mondo dello spettacolo; insomma, di stupidità e affini. Prova ne sia che, a dieci anni dalla “Carta”, il pericolo della TV violenta, come risulta dai rapporti, è addirittura aumentato. Alla faccia della “Carta”. Ma siamo seri, per favore.

Ma, del resto, come si può pensare di essere ascoltati, quando addirittura si sentono certi psicologi (?) affermare candidamente che, in fondo, la violenza non è poi così pericolosa, anzi, contribuisce ad esorcizzare la paura. Ma dove hanno studiato certi personaggi? Nei corsi serali tenuti nella capanne del Burundi? Ma non sarebbe meglio, nell’interesse di tutti, che cambiassero mestiere? O devo credere che, veramente, nelle nostre università si insegna che essere sottoposti quotidianamente a visioni di violenza di ogni genere, e in tutte le salse, contribuisca ad esorcizzare la paura e che, quindi, abbia, addirittura degli effetti positivi? Ma davvero si insegna questo? Chiudete quelle università e ricavateci alloggi per i senzatetto, almeno servirà a qualcosa e non faranno danni.

Su RAI Community (1 maggio 2002)

Adesso capisco perché la “Carta di Treviso” resta carta straccia. E’ la solita trovata all’italiana. In Italia si svolgono ogni anno centinaia, o forse migliaia, di convegni, congressi, seminari, meeting etc. A parte il fatto che il più delle volte, direttamente o indirettamente, vengono organizzati col sostegno di Enti pubblici, quindi, con denaro pubblico, mi chiedo a cosa servano. Il più delle volte il loro scopo (non ufficiale) è il seguente:

– Dare la possibilità ai partecipanti di trascorrere qualche giorno di vacanza in località amene.

– Offrire l’opportunità di instaurare nuovi rapporti personali o professionali (tornano sempre utili).

– Consentire di degustare le varie specialità gastronomiche locali. In alcuni casi è possibile anche acquistare direttamente i vari prodotti locali, che sono sempre graditi, sia per consumo personale, sia come regalini per amici e parenti.

– Stilare un documento finale (ma, spesso, neanche questo) che giustifichi, con pretese scientifiche, quanto detto nei punti precedenti.

 Detto questo, quando sono entrato in questo forum, mi sono sorpreso di scoprire che, finalmente, qualcuno si occupa di un argomento così serio qual è l’informazione, con particolare riferimento all’informazione per i bambini. Ma, a distanza di dieci giorni, mi rendo conto che anche questo forum è “all’italiana”. Nessun commento, nessuna risposta ai vari messaggi. Ma nessuno potrà dire che nulla viene fatto. Vero? La RAI ha perfino aperto un forum ad hoc, dove discutere di informazione. Ed è un forum moderato dall’illustre prof. Scandaletti. Mica scherzi! Classica domanda all’italiana: “Il prof. Scandaletti viene anche pagato, per questo gravoso incarico di moderatore?”.

Ho la vaga impressione che, nonostante le buone intenzioni, non si sia ancora capito se e quanto la televisione possa influire sul comportamento sociale. Anzi, credo proprio che, nonostante lo si sia capito molto bene, non si faccia nulla, perché occorrerebbe adottare dei provvedimenti che, come sempre, sarebbero scomodi per molti. E allora, all’italiana, facciamo finta di occuparci del problema e che tutto resti come prima. Una cosa è certa; tutti gli italiani hanno letto “Il gattopardo”. Concludo, all’italiana, citando un noto ritornello di Sordi: ” Ti ci hanno mai mandato a quel paese?” Statemi bene! E se un domani i vostri figli o nipoti si ammazzano fra loro, o puntano un fucile o una pistola sulla vostra canuta testolina e fanno boom, non preoccupatevi, niente di grave; lo hanno semplicemente visto fare in televisione.

Su RAI Community 26/5/02 

Perché in questo forum non risponde nessuno? “In tutt’altre faccende affaccendati?”. Eh sì. E’ di ieri la notizia che un ragazzo ha ammazzato il padre e la madre. La sorella l’ha scampata per miracolo. Beh, normale no? Ormai questi delitti in ambito familiare si susseguono con un ritmo così frequente che è tutto normale. Pensiamo piuttosto ad altro; ai mondiali di calcio, e chissà se Carlo sposerà Camilla, e chi vincerà a “Saranno famosi”? In attesa del prossimo delitto. Sperando che non sia il nostro. Così, giusto perché da morti non potremmo vedere che anche noi abbiamo avuto i 5 minuti di celebrità in TV. Sì, vero, da morti, ma comunque siamo apparsi in TV.

Ma, visto che ormai vanno di moda, a nessuno viene in mente di fare un bel “Girotondo” contro la violenza in TV? No vero? I girotondi si fanno per rivendicare la libertà d’informazione. O meglio, quella che si ritiene sia libertà di informazione. Ovvero la libertà di riversare quotidianamente sui cittadini montagne di residui digestivi e violenza, in tutte le salse. Questa è libertà di informazione. Meglio che i bambini imparino presto che ammazzare il padre o la madre è una cosa del tutto naturale, visto che succede così spesso. O no? Così, se ne avranno voglia, magari perché non gli comprano il motorino, potranno farlo senza eccessivi scrupoli, tanto è normale. Ma perché preoccuparci di queste cose? Pensiamo ai mondiali di calcio ed al giro d’Italia. A proposito, visto come procede…l’ultima tappa si correrà a S. Vittore? Ma l’atroce dubbio che tiene il mondo in ansia è: Carlo sposerà Camilla? Albertone…com’era quella canzoncina? Ah, sì: “Ti ci hanno mai mandato a quel paese?”.

Questi furono i soli commenti inviati, perché visto che regnava il silenzio totale, rinunciai a perdere tempo. Stesso esito su altri forum tra i quali quello del programma TV “Il Grande talk” divenuto poi “TV talk” (programma che, con l’intervento di analisti ed ospiti in studio analizza i programmi televisivi della settimana) che prima andava in onda il sabato mattina ed ora il sabato pomeriggio alle ore 15. Risposte zero, anzi qualche frequentatore  si lamentava delle mie segnalazioni con la  solita idiota giustificazione che se un programma non ti piace sei libero di non guardarlo, c’è il telecomando; classica risposta da imbecille della comitiva. Anche quel forum è stato chiuso già da alcuni anni. Sembra che gli addetti ai lavori non gradiscano parlare di ciò che li riguarda. Possono parlarne solo gli interessati e, naturalmente, bene.

Allora ci si chiede perché nessuno si occupi di un problema così importante com’è la programmazione televisiva e degli effetti che può avere sul pubblico. La risposta può essere quella di Popper, riportata a lato, che cito spesso. E’ triste doverlo riconoscere, ma la spiegazione è proprio quella. La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti della maggioranza della popolazione.  Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di programmi basati su cronaca nera e violenza.

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello  culturale del pubblico, lo usiamo per aumentare il livello di aggressività della gente e per fare pubblicità a detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali.  E non si può nemmeno lamentarsi, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono Teleidioti, tecnologicamente avanzati. Già, perché, come diceva Ennio Flaiano “Oggi anche il cretino è specializzato“.

Vedi

Cuochi e delitti

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco.

Donne da macello

Gli italiani sono scemi

Pane, sesso e violenza

Follie di giornata e futili motivi (2004)

Ipocriti (2004)

Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

Lo stupro quotidiano (2006)

AdolesceMenza (2006)

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

Il mondo visto dalle mutande (2007)

Manicomio Italia (2009)

Mamma, sono incinta (2009)

Cani e bestie (209)

Il Papa ha ragione (2009)

Luna nel Pozzo (2010)

Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole di me in una intervista TV:

– “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Musica in prosa.

La musica pop è morta. E se non è proprio morta, non se la passa molto bene. Ormai da decenni i discografici (con tutto il mondo che ruota intorno), continuano a vivacchiare riscaldando la solita minestra insipida e stantia; ma siccome ancora ci campano fingono di non saperlo.

L’ennesima dimostrazione di quanto ripeto da tempo è questa recente intervista di Biagio Antonacci: “Vi racconto il mio nuovo disco.”. Antonacci ci “racconta” l’ultimo disco. Infatti nell’intervista non dice che in questi anni ha ricercato nuove melodie o nuove armonie; dice che ha cercato “argomenti diversi”. Una volta le canzoni si suonavano e si cantavano. Adesso si “raccontano”; evidentemente la cosa più importante non è la musica; conta il testo, il significato, il “messaggio” (meglio se impegnato nel sociale e politicamente corretto). Infatti, quando presentano una nuova canzone, non vi fanno sentire la musica, la melodia o un passaggio armonico. No, dicono: “E’ una canzone che parla di…”. Ma allora, se dovete “parlare di…”, non dite che siete musicisti e scrivete canzoni; dite che siete scrittori e scrivete articoli, romanzi, racconti, saggi, poesie, trattati filosofici. Tutto, ma non dite che è musica, perché la musica non si parla e non si racconta; si suona. Ma siccome non si sentono all’altezza di presentarsi come scrittori o “pensatori” giocano sull’equivoco e fanno i cantanti pop; è più facile. Basta strimpellare quattro accordi, salire su un palco immersi in fumi, luci, ed effetti speciali e fare il “cantautore impegnato”. Così, visto che hanno perso la fantasia musicale, e come musicisti sono finiti, si riciclano come narratori, poeti, pensatori, e profeti impegnati (meglio se militanti di sinistra; è più redditizio).

Si può raccontare la musica? Sembrerebbe di sì; dovrebbe essere una specie di musica in prosa.  Una volta di quei personaggi autoreferenziali che si attribuiscono presunti meriti e capacità immaginarie, o che raccontano balle convinti di essere creduti, si diceva che “Se la suonano e se la cantano”. Visto che questi non sanno più suonare, né cantare, provano a raccontarvela in prosa. Magari faranno le sonate di Mozart a fumetti, i Notturni di Chopin in figurine, un puzzle della Traviata e le sinfonie di Beethoven con i mattoncini Lego. Basta un po’ di fantasia; e pure di stupidità (aiuta).

 

Nella vita si possono fare molte cose. Si possono scrivere poesie o romanzi (o fare i cantanti pop), oppure piantare ulivi e coltivare patate. La differenza è che ulivi e patate hanno una loro intrinseca utilità pratica. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Anche Bob Dylan copia

Copiare è facile e si risparmia tempo e fatica. E internet è diventato il regno del copia/incolla. Lo fanno tutti, bambini e autorevoli accademici. Ho appena letto un articolo di Antonio Socci su Libero del 14 giugno in merito alla vittoria di Macron in Francia: “Macron ed il pericolo per la democrazia“. Mi ha sorpreso constatare che c’è un lungo periodo che sembra preso pari pari dal mio post di 3 giorni fa (Macron e la democrazia); non solo i dati ufficiali sui votanti, gli astenuti e la percentuale di voti di Macron (i dati sono quelli), ma le stesse riflessioni sulla legittimità dell’esito elettorale grazie al quale Macron, con una percentuale di voti minima, si prende la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale. Per fortuna il mio post è del 12 giugno, ovvero due giorni prima di quello di Socci, altrimenti qualcuno potrebbe pensare che io lo abbia copiato. Casomai è il contrario. Ma, naturalmente è solo una coincidenza.

Ciò che sembra strano, però,  è che tutti i media riportano i dati ed i risultati elettorali, sottolineano l’alta percentuale di astenuti (il 50%), esaltano la vittoria di Macron, analizzano le ragioni del suo successo e gli effetti sui futuri rapporti con l’Europa; ma nessuno si sofferma a guardare l’altra faccia della medaglia. Nessuno coglie lo spunto dei risultati elettorali per notare l’incongruenza di un sistema democratico che consente a chi vince le elezioni con una ridotta percentuale di voti (nemmeno sul totale degli elettori, ma sulla metà del corpo elettorale), di governare sentendosi legittimato da una presunta maggioranza e volontà popolare che, invece, rappresenta il consenso di una minoranza degli elettori. Ovvero, è un caso eclatante di “governo della minoranza“. Evidentemente in Italia lo abbiamo notato solo in due:  io e Antonio Socci. Strano, vero?

Però, non è la prima volta che mi capita di leggere in rete pezzi che mi ricordano ciò che scrivo nel mio blog. Ricordo un altro articolo di Socci nel quale diceva che  Papa Bergoglio parla a vanvera, senza rendersi conto delle conseguenze di quello che dice. Esattamente, parola per parola, una frase che ripeto spesso da anni su Bergoglio. Mi è capitato di sentire comici in Tv fare battute prese di sana pianta dai miei post. Così pure riprendere concetti, anche con le stesse parole, su politica, società, arte ed argomenti vari. Mi capita di lasciare dei commenti su un quotidiano in rete (non lo cito per discrezione)  e dopo pochi giorni vedere degli articoli che riprendono proprio concetti ed argomenti espressi nei miei commenti.  Ricordo una pagina Facebook “La decima crociata” che faceva regolarmente copia/incolla dei miei post, li pubblicava sulla sua pagina, senza citare la fonte, e li spacciava come suoi. Quando glielo feci notare, lasciando un messaggio per lui su un mio post del 2013 “Meglio tacere“, invece che rimediare, scusarsi e citare la fonte dei suoi scritti, bloccò l’accesso alla sua pagina, che prima era libero, riservandolo agli iscritti.

Ma non era il solo. Mi è capitato spesso di rintracciare miei post riportati per intero in siti e forum, senza citare la fonte. E’ la grande opportunità fornita da internet. Quando non hai abbastanza fantasia per scrivere qualcosa di tuo, basta cercare in rete, fare copia/incolla, pubblicarlo e lasciar credere che sia roba tua. Del resto, ormai va di moda. Illustri personaggi (scrittori, giornalisti, politici, accademici) vengono accusati di copiare da altri autori; chi copia le tesine, chi copia  risultati di ricerche altrui  e chi copia i discorsi ufficiali. La schiera dei copia/incolla è lunga: da Roberto Saviano (Saviano, accusa di plagio: avrebbe copiato da Wikipedia) a Umberto Galimberti (Galimberti in cattedra con due libri copiati), da Marine Le Pen (Marine Le Pen copia discorso di Fillon) a Corrado Augias ed altri (Augias e i copioni di Repubblica). Oggi si scopre che perfino Bob Dylan avrebbe copiato dalla rete (Dylan accusato di aver copiato il discorso da un “bigino” on line). Parte del suo discorso di accettazione del premio Nobel per la letteratura sarebbe preso da un sito inglese che  crea “bigini” di letteratura. Deve essere qualcosa di simile ai riassunti di romanzi che comparivano una volta su “Selezione dal  Reader’s Digest“. E se copia anche Bob Dylan, un premio Nobel per la letteratura, vuol dire che è tutto normale; oggi il copia/incolla è la nuova forma di creatività letteraria. Bella la rete.

Il web ci inganna

Il contatore delle visite del blog dà i numeri; nel senso che è impazzito. Non vorrei disilludere coloro che vanno fieri ed orgogliosi di contare migliaia di visite quotidiane, e festeggiano pure il raggiungimento di traguardi importanti, ma credo che sia onesto riconoscere un dato di fatto: i contatori delle visite non sono attendibili, segnano numeri che non corrispondono alle reali visite, sono taroccati; magari non intenzionalmente, ma sono falsi. Lo penso da sempre, ma lo tenevo per me. Da qualche giorno, però, la piattaforma blog dà segnali di errore, crea difficoltà di visione e di scrittura anche nell’area personale. Non so se si tratti di inconvenienti tecnici, oppure siano in atto lavori di manutenzione. In ogni caso, a parte i disguidi che spero si risolvano presto, un segnale che qualcosa non quadra è dato proprio dal contatore. Quindi questa è l’occasione buona per dire quello che penso del contatore visite.

Di colpo sembra bloccato, oppure tutti i presunti visitatori si sono di colpo traferiti in Papuasia. Il mio contatore solitamente segna un numero poco sopra le 2000 visite giornaliere. Non ci ho mai creduto. Sarei già soddisfatto se lo leggessero una decina di persone. Qualche volta penso addirittura che i nostri blog noi li scriviamo e noi ce li leggiamo. Altro che migliaia di visite! Però il blog, a prescindere dal numero di visitatori,  han una sua funzione; serve a tenere agile la mente con l’esercizio quotidiano di scrittura. Poi ognuno ne fa l’uso che crede più opportuno. Ma non voglio essere troppo pessimista. Solo 3 giorni fa il mio per due giorni di seguito ha segnato più di 3000 visite giornaliere (cosa che non succede molto spesso, ma succede), lasciandomi sempre con la curiosità di sapere chi siano questi visitatori, visto che non lasciano commenti. Possibile che quando facevo 200 visite c’erano una decina di commenti, e con 3000 visite niente? Mistero. Ieri e oggi siamo a meno della metà. Possibile? Sì, è possibile; ma ciò che è possibile non è solo che le visite siano dimezzate, ma che il contatore sia fasullo. Il numero delle visite non ha un valore reale ed assoluto, ma va letto semplicemente come indice relativo dell’andamento; ha un valore puramente indicativo. Per capire cosa è successo bisogna tornare indietro a qualche anno fa nel luglio 2007, quando la piattaforma venne trasferita, armi e bagagli, sul sistema WordPress (Vedi “Fuga da Tiscali” e “Grazie Tiscali“).

Prima di quel passaggio a WordPress, l’impostazione dei blog era diversa. Chi era già presente prima del 2007 lo ricorderà (il mio blog l’ho aperto nel 2003, appena attivata la piattaforma, quando i blog presenti erano meno di 400). Ma, a parte gli aspetti tecnici  (è migliorata la funzionalità e le opzioni per la gestione del blog), a proposito del contatore ricordo che la media delle visite era di poche centinaia; oscillava intorno alle 200/300, ed era già soddisfacente rispetto alla media; quando arrivava a 500 era festa grande. Eppure allora i blog erano migliaia, in pieno boom e crescita costante, c’era maggiore scambio di visite e commenti e, quindi, più visite. Poi col tempo, come è naturale, l’interesse dei primi anni è andato scemando, molti blog hanno chiuso, altri sono fermi e abbandonati o aggiornati saltuariamente. Quindi si sarebbe portati a pensare che anche le visite siano calate. Invece, miracolo, succede proprio il contrario. Con il passaggio a WordPress, di colpo, da un giorno all’altro, le visite sono decuplicate. Si è passati dalle poche centinaia alle migliaia. Possibile? No, evidentemente c’è il trucco e forse chi gestisce questo ed altri siti web ha interesse a maggiorare i numeri; avranno le loro buone ragioni.

Non so quale sia la spiegazione, non sono un tecnico e poco mi intendo di diavolerie e trucchi  informatici.  Ma la mia idea è che il contatore non segni le visite reali, ovvero di quanti entrano nel blog e leggono i post, ma sia un meccanismo (forse grazie ad un particolare algoritmo o quello che chiamano “bot”) che conteggia come visite tutte le pagine in cui, a qualche titolo, compare il link del blog. Faccio un esempio. Se avete appena pubblicato un post ed il vostro blog è nella pagina “Tiscali: blog“, ogni volta che qualcuno entra in quella pagina il vostro contatore lo segna come visita al vostro blog ed a tutti i blog presenti sulla pagina. Se il blog viene riportato automaticamente fra i tanti aggregatori di blog e siti d’informazione, idem, anche se nessuno lo legge, viene conteggiato come visita. Non so se funzioni proprio così, ma più o meno il sistema deve essere quello. In questo modo il contatore segna delle visite che in realtà non avvengono, illudendo l’inconsapevole blogger che si illude di essere un divo della rete. Del resto non è credibile che di colpo si passi da poche centinaia di visite (e decine di commenti quotidiani)  a migliaia (con commenti rarissimi, quasi zero).  Insomma, una mezza fregatura, così come non è attendibile gran parte di ciò che vediamo in rete (dove le bufale pascolano in gran numero), con numeri che vengono gonfiati ad arte giusto per stimolare la partecipazione, gratificare i blogger ed illudere e ammaliare i naviganti; come le sirene di Ulisse. Questo ho sempre pensato e questo continuo a pensare. A quello che segna il contatore non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Bene, lo pensavo da anni, ora l’ho detto.

Social killer

Una volta registrare video hard era un’attività riservata a chi produceva film porno. Oggi è diventata attività (quasi) normale anche per la casalinga di Voghera, perché da tempo i media e i social network diffondono il messaggio che mostrarsi nude o quasi sia del tutto normale, anzi è segno di emancipazione, progressismo, apertura mentale e libertà sessuale. L’invasione di selfie e foto sexy presenti dappertutto in rete, anche su siti di quotidiani seri, sono solo il primo passo e favoriscono l’emulazione, specie da parte delle adolescenti per le quali l’esibizionismo è un istinto naturale; desiderose di mostrarsi, farsi ammirare, verificare la propria carica erotica e la capacità di seduzione. Solo che una volta queste prove di seduzione si facevano a scuola, nelle piazze del paese, nelle festicciole fra amici. Ora si fanno nella grande piazza virtuale a beneficio di milioni di utenti. E’ risaputo che, grazie ai social network in rete,  già a 12/13 anni le ragazzine cominciano a scambiare foto sexy e messaggini erotici: lo dicono le indagini, le inchieste e le statistiche. Passare poi dalla semplice foto sexy a foto più spinte o video più o meno hard, il passo è breve. Così a 14/15 anni si passa da contatti ed  esercitazioni virtuali ad incontri reali e prove pratiche. E se a 16 anni si è ancora vergini si passa proprio per sfigate. Del resto  i media (stampa, TV, cinema, internet)  ci dicono che fare sesso è “normale”, e prima si comincia meglio è. Con queste premesse non dobbiamo stupirci se poi in questo tripudio di erotismo succede qualche incidente di percorso.

Incidenti come questo che non è il primo e non sarà l’ultimo. Una ragazza, Tiziana Cantone, una ragazza campana di 31 anni si è suicidata. Aveva registrato un  video hard, lo aveva inviato a degli amici i quali poi, senza il suo consenso,  lo hanno pubblicato in rete a disposizione di tutti (Tiziana; perché si è suicidata). Come dicevo, non è il primo caso di tragedie nate da brutte esperienze legate alla rete. Casi di diffusione di foto e video  erotici, bullismo, attacchi e insulti, ricatti, sono all’ordine del giorno. La rete è una giungla e chi la frequenta, specie adolescenti ancora impreparati a difendersi dalle cattiverie del mondo, rischia di farsi molto male. Ma ormai l’esibizione di foto sexy o di video più o meno hard, è normale. I giovani vivono una specie di delirio sessuale perenne in cui tutto è lecito, tutto è consentito, non ci sono più limiti. La cronaca ci racconta ormai da anni, che le abitudini sessuali dei giovani sono così disinibite e precoci che in Inghilterra  le gravidanze delle minorenni sono diventate un problema sociale. Fare sesso è come prendere un aperitivo. E infatti spesso le ragazzine fanno sesso proprio in cambio di un aperitivo, una pizza, una ricarica telefonica, un regalino o pochi spiccioli.

E’ talmente normale che una ragazza viene violentata nei bagni di una discoteca e le amiche, invece di difenderla, filmano lo stupro, lo diffondono in rete e si fanno grandi risate: “Rimini, violentata in discoteca: le amiche filmano e ridono“. Ecco, anche lo stupro diventa normale, così normale che ci si diverte un sacco. E per consentire anche ad altri di farsi due risate, il video viene subito messo in rete, perché questo è l’altra regoletta della generazione digitale: filmare tutto e condividere tutto. “Così fan tutte“, e così ha fatto anche Tiziana. Se al sesso facile aggiungiamo anche l’uso di droghe varie ed alcol a litri, il risultato non può che essere devastante.

Ma non dobbiamo preoccuparci perché i nostri solerti governanti si stanno già occupando del problema dei pericoli insiti nell’uso della rete. Cosa faranno? Semplice, faranno una legge, e il problema è risolto.  Così come hanno fatto con il femminicidio e l’omicidio stradale. Infatti non si registrano più casi di violenza sulle donne, né incidenti mortali. No? Quei quattro idioti travestiti da politicanti, giusto per far finta di fare qualcosa, pensano di risolvere tutti i problemi con una legge ad hoc. Infatti nei dibattiti televisivi uno stuolo di esperti, sociologi, psicologi, si preoccupano di garantire la privacy, tutelare i dati personali, spiegare i meccanismi degli inganni e delle truffe in rete, dei pericoli di incontri con sconosciuti, di spiegare il pericolo dell’uso di droga e alcol. Sono gli esperti del giorno dopo, quelli che ti spiegano per filo e per segno perché certi comportamenti sono sbagliati. Ma nessuno spiega come fare per evitare che certi comportamenti e stili di vita si diffondano fra i giovani.

Se oggi è normale scambiare foto e video hot in rete, così come abusare di alcol, fumo, droga e fare sesso senza limiti già da adolescenti, ci sarà un motivo. Il motivo è che il nostro stile di vita è esattamente quello che assimiliamo attraverso i media, ogni giorno, fin dalla nascita. E’ un continuo assillante invito all’edonismo più sfrenato , all’esibizionismo, alla ricerca maniacale del piacere sessuale sempre, dovunque e con chiunque. E se alcol e droga aiutano a raggiungere lo stato di estasi, ben vengano ed è lecito abusarne; con grande gioia dei produttori di alcol e trafficanti di droga. Questa società genera mostri perché devono tenere in piedi un sistema che produce veleni, ma su quei veleni si regge un immenso sistema economico che, se si smettesse di colpo di consumare quel veleno, crollerebbe. Sono concetti che ripeto da anni. C’è un fattore determinante nell’educazione dei giovani: l’emulazione. I giovani crescono adeguandosi allo stile di vita che vedono rappresentato ogni giorno attraverso i media. E quello che vedono è esattamente quello che poi fanno.

Allora, scontata la responsabilità personale di chi pubblica foto e video in rete e lo fa a proprio rischio e pericolo, siamo sicuri che i mass media non abbiano alcuna responsabilità nella diffusione di queste pratiche e delle conseguenze spesso tragiche? In altre parole, siamo sicuri che riempire i mass media con foto sexy di divette dello spettacolo (ma vale anche per le scene di violenza e la cronaca nera), non possa favorire l’emulazione da parte di chi queste immagini le ha sempre sotto gli occhi ovunque volga lo sguardo? Siamo sicuri che se non ci fosse questa diffusione assillante e pervasiva di immagini erotiche (e di violenza) quella ragazza avrebbe girato un video hard o ci sarebbe l’ennesimo caso di femminicidio o ci si ammazzerebbe per una mancata precedenza? Ma bisognerebbe essere sicuri al 100%, perché se c’è anche solo una possibilità che i media influenzino negativamente il comportamento delle persone (che è scontato al 100%) allora bisogna riconoscere che i media sono responsabili di favorire l’emulazione di atti di violenza, di diffusione di materiale porno e delle tragiche conseguenze. Sono dei killer mediatici.  Socrate fu accusato di corruzione dei giovani e mandato a morte per molto meno.

Selfie taroccati, bufale e vacanze

Ormai è tutto falso, virtuale, niente è quello che sembra. La realtà è finzione e la rappresentazione della realtà sembra più vera del reale. E’ una realtà taroccata perché, a forza di media, internet, social network, fake, selfie, avatar, bufale e photoshop, hanno taroccato il cervello della gente. Tanto che, grazie anche alla tecnologia, trasformare la realtà è diventato normale, una specie di gioco di società. Una volta ci si limitava a raccontare bugie su imprese fantastiche, conquiste amorose, vacanze strabilianti e avventure di viaggi. Oggi la parola non basta più, i ballisti 2.0 si sono evoluti e non si accontentano più di raccontare balle, ti propongono anche le prove fotografiche e le diffondono in tempo reale sui social.

Lo conferma questo articolo: “Milioni di selfie taroccati per simulare le vacanze“. Basta un selfie, un ritocco con Photoshop con cui inserisci uno sfondo a piacere e fai credere di aver trascorso le vacanze in splendide ed esclusive località. Ecco perché la realtà non è quella che vediamo intorno a noi nella vita quotidiana, ma è quella che vediamo rappresentata (e taroccata) in televisione o su internet. E così, in questo generale taroccamento, anche l’Italia è popolata da strana gente, bizzarri e pittoreschi personaggi che spopolano sui media ed in TV, hanno successo e riescono ad infinocchiare (è il termine appropriato) i creduloni: imbonitori da fiera paesana travestiti da guru, travestiti di successo con nomi da vizi capitali, fighetti snob travestiti da intellettuali isterici che “aborrono” il lavoro perché sudare non è chic, ornitologi sessualmente confusi che scambiano l’uccello con la passera ed usano gli orifizi corporali per scopi diversi da quelli naturali. E’ tutto un taroccamento generale. Anche i cinesi, quelli che fabbricano prodotti taroccati per tutti i gusti e le esigenze, sembra che non siano cinesi originali; sono cinesi taroccati da napoletani che si spacciano per cinesi originali Made in China, ma sono napoletani di Forcella taroccati da cinesi con Photoshop (vedi “Prosciutto e vermi cinesi“). Vatti a fidare.

Vedi

Il trucco c’è, ma non si vede (2007)

Fra realtà e fiction (2008)

Trucchi del mestiere (2008)

Non è vero, ma ci credo (2008)

Realtà e finzione (2009)

E’ tutta una fiction (2010)

Libia e mozzarella (2011)

La TV ci avvelena (2011)

Realtà e Photoshop (2011)

Sogni e bisogni  (2013)

Tarocchi e congiuntivi (2013)

Il trucco c’è (e si vede) (2013)

Bufale di giornata (2014)

Satira e cortei, fra ipocrisia e inganni fotografici (2015)

Sono tutti matti

Il mondo sta impazzendo, o almeno così sembrerebbe a leggere certe notizie. Ne abbiamo conferma ogni giorno anche sui media dove non mancano annunci preoccupanti sulla salute mentale della gente. Ecco, per esempio, questi due box che compaiono oggi sulla prima pagina del Giornale.

Non c’è dubbio, parla proprio di pazzi. Sono impazziti i fan di Syria e sono impazziti pure gli utenti di Instagram per una certa Milena Gorum. Non si capisce bene quali siano le cause dell’improvvisa epidemia di pazzia collettiva, ma succede sempre più di frequente. Oggi sono Syria e Milena a provocare crisi di follia, ieri erano altre divette e domani saranno altre ragazze seminude in cerca di visibilità. Sono immancabili su qualunque pagina web. E non si tratta mai di semplici foto; no, sono sempre “Hot“, sono “mozzafiato” o, come in questo caso “fanno impazzire“. La pazzia dilaga, specie sui social network.

Già, la normalità sulla stampa non esiste. Deve essere tutto esagerato, ingigantito, iperbolico. Il guaio è che quando l’iperbole diventa normale e tutti i giorni ci troviamo di fronte a qualche foto che “fa impazzire“, non solo non impazziamo, ma ci viene da scompisciarci dalle risate. Anche perché il più delle volte queste bellezze tanto esaltate non hanno niente di meglio e di più di tante ragazze che incontriamo quotidianamente e che, forse, sono anche meglio di queste donnine spesso rifatte e ritoccate con photoshop. Ma i media sono pieni di questo genere di foto; sono convinti che attirino visite e che questo sia ciò che vogliono i lettori (cosa che resta ancora da dimostrare).  E continuano a riempire pagine e pagine di foto e notizie del tutto inutili, facendole passare per informazione.

Ma siamo sicuri che i lettori siano curiosi di avere notizie di queste vere o presunte star? Quanti saranno i lettori che sanno chi sia questa Milena Gorum? Forse lo sanno i genitori, parenti e qualche amico. Ma noi lo scopriamo leggendo  il pezzo (Instagram impazzito). E’ figlia di Jana Rajilich.  Chi è questa Jana Rajilich?  Non sapete nemmeno questo? Beh, ma allora siete proprio ignoranti. E’ una ragazza che uscì con Mick Jagger negli anno ’80 (non è chiaro se si trattò di un’uscita unica, se le uscite furono più di una, e se dopo essere uscita sia anche rientrata). Beh, lo sanno tutti chi erano le ragazze che 30 anni fa uscivano con Mick Jagger. No? Ma per i più curiosi, o per chi lo ha dimenticato, ecco una precisazione. Forse (la cosa non è proprio sicura, gli storici stanno ancora indagando)  le sue uscite con Jagger furono la causa della separazione da Jerry Hall. Chi è Jerry Hall? No, ragazzi, ma allora site proprio irrecuperabili. Ci rinuncio. Mica vi si può fare tutta la storia dell’umanità. Potevate applicarvi di più, negli anni ’80 erano materia di studio: letteratura, storia, filosofia, fisica, matematica e…ragazze che uscivano con Mick Jagger.

Ora, al di là dell’ironia, una cosa è chiara. Come ripeto da anni, queste notiziette servono solo a riempire le pagine, non hanno alcuna utilità pratica e sono anche ridicole, perché presentano sempre  con grandi strombazzamenti delle foto normali come qualcosa di straordinario. Ma fingono di non saperlo perché ci campano. Allora viene da pensare: visto che ormai abbiamo anche chiuso i manicomi, non sarà pericoloso avere tanti maniaci in circolazione che impazziscono per una foto?  No, in realtà non impazzisce nessuno. Gli unici pazzi sono quelli che continuano a propinarci queste cazzate quotidiane. E mi viene in mente una sigla televisiva che si addice benissimo a questi signori della stampa: “Sono tutti matti“; i giornalisti, non i lettori.