Mister Friuli e dintorni

C’era una volta il concorso di Miss Italia. Poi, visto che aveva successo, i concorsi per eleggere le varie miss sono diventati una moda, si sono moltiplicati e sono diventati un business che interessa non solo le aspiranti miss, ma gli agenti, gli organizzatori, la TV, i media, le aziende sponsor, e tutto il circo mediatico che ci gira intorno. E già da molti anni, tanto per garantire la parità dei sessi (oggi è fondamentale), dopo i concorsi per eleggere la più bella del reame, la Miss, sono nati anche i concorsi per eleggere il “Mister”, l’uomo più bello. Così anche i maschietti possono sfilare in passerella ed esibire muscoli, tartarughe addominali, profili apollinei e glutei scolpiti da Michelangelo. Ormai i concorsi per Mister sono all’ordine del giorno. Anche i maschietti sono diventati esibizionisti, hanno scoperto l’estetica, i benefici del ritocchino, delle creme, di oli profumati e cosmetici; e concorsi di bellezza. Segno dei tempi; amen. E l’Italia fa a gara per organizzare concorsi e concorsetti regionali, comunali o di pittoreschi borghi di montagna; magari abbinati a sagre gastronomiche di specialità locali, così si fa un po’ di pubblicità al paesello ch’è tanto bello, e forse si incrementa il turismo. Pare che anche Pompu stia preparando un concorso di Miss e Mister Marmilla in concomitanza con la sagra della pecora bollita, del “casu marzu” ed il festival del ballo sardo (con particolare attenzione a “Su ballu tundu”).

Bene, anche in Friuli Venezia Giulia hanno organizzato in questi giorni il loro concorso per eleggere il friulano più bello, il Mister Friuli.  E chi ha vinto? Ovviamente sarà un friulano; e chi se no? Se si elegge il friulano più bello è ovvio che il vincitore sia un friulano. Altrimenti si aprirebbe il concorso a tutti, non si chiamerebbe più Mister Friuli, ma si chiamerebbe solo Concorso di bellezza e qualunque turista di passaggio potrebbe vincere il titolo. Infatti eccolo qui nella foto a lato il vincitore, il rappresentante della tipica bellezza friulana: Alioune Diouf, senegalese. Non è una bufala o una “Fake news”, come si usa dire oggi; è una cosa seria. Così seria che, se non ci fosse da ridere, ci sarebbe da piangere.

Ho dedicato alcuni post in passato a questa strana e curiosa moda di attribuire premi e riconoscimenti a persone che, a rigore, non avrebbero titolo per beneficiarne. Come eleggere miss Italia una ragazza di Santo Domingo, miss Israele una ragazza etiope, miss Helsinki una nigeriana, far sfilare in passerella ragazze su sedia a rotelle, eleggere miss Iowa una ragazza senza un braccio ed altre bizzarrie in linea con il messaggio culturale egemone che promuove, sostiene, diffonde ed impone le delizie di un mondo nuovo fondato su meticciato, società multietnica, black power, contrasto alla discriminazione di ogni genere, uguaglianza dei diversi, perfettamente allineati al pensiero unico dominante politicamente corretto. Ed il primo criterio da tenere a mente per essere omologati al pensiero unico è che “Black is beautiful” (nero è bello); anzi, è più bello. Lo ha capito anche la Pirelli che ha dedicato alla bellezza esotica l’ultimo calendario: “Bellezza e calendari“.

Si ha la netta sensazione che i furbi abbiano capito come funziona il trucco e, per sfruttarne i vantaggi, propongano intenzionalmente, coscientemente e cinicamente, queste autentiche provocazioni, ben sapendo che in tal modo si crea lo scoop, lo scandalo, nascono le polemiche, tutto finisce sui media e si guadagna in visibilità (ed in ritorno economico). Esempio; se Mister Friuli fosse stato un friulano, la notizia, al massimo, sarebbe finita nelle pagine interne di un quotidiano locale. Ma se vince un senegalese, la notizia diventa motivo di polemiche, insulti, contestazioni; diventa un caso nazionale di cui si interessano tutti i media, con grande soddisfazione degli organizzatori e di chi ha “pensato” la provocazione. Chiaro come funziona?

Ma non è più nemmeno una provocazione perché le nuove generazioni hanno assimilato il messaggio e si adeguano. Così i nuovi maschietti, palestrati, depilati, dalla sessualità incerta ed ambigua (oggi l’ambiguità, in tutti i sensi, è di rigore), cresciuti alla luce della cultura “gender“,  la cui massima aspirazione è fare i “tronisti” o partecipare ad un reality (il massimo delle ambizioni), stanno evolvendo in un nuovo modello maschile che si può facilmente individuare, più che nei concorsi di bellezza, nelle sfilate di moda uomo (uomo; si fa per dire). Ecco un esempio di differenza fra gli uomini di una volta ed il nuovo modello di maschio moderno, ecologico, a basso consumo di energie mentali, non  inquinante perché a ridotta emissione di onde cerebrali: “Uomini, ieri e oggi”.

E non vi venga in mente di contestare la decisione. Se non siete d’accordo con il nuovo corso mondiale vi bollano come xenofobi, razzisti, omofobi, populisti e fascisti. Così, per evitare queste terribili e gravissime accuse, la gente pian piano finge di accettare la nuova visione del mondo, e preferisce adeguarsi, per il quieto vivere, per evitare denunce, minacce, l’ira e l’indignazione delle alte cariche dello Stato, dell’Arcigay, la CEI, l’ONU, l’Unar, l’Unhcr, Boldrini, Luxuria, Kyenge, delle anime belle buoniste, e dei fanatici della società multietnica, del kebab, del cuscus e del meticciato. Ed anche perché qualcuno (anzi, in tanti), sfruttando questi temi sui media, stampa, TV, politica, editoria, cinema, spettacolo, cultura e tutto quanto può garantire un ritorno economico o di immagine, su questi argomenti ci campa (tengo famiglia).

Ecco alcuni articoli sul tema:

–     Le nuove miss (gennaio 2017)

–     Miss Italia col trucco (settembre 2015)

–     In questo mondo di rinco (giugno 2013)

–     Bellezze tipiche e polpette Ikea (marzo 2013)

News sparse

Notiziette dal mondo dei pazzi e dintorni. “La situazione è grave; ma non è seria” (Ennio Flaiano).

Morti lontani e morti vicini

“Veglia il marito morto da due mesi“. Nessuno ha notato l’assenza di quel vecchio? Nessuno li ha assistiti? Nessuna associazione umanitaria si è accorta del dramma di quegli anziani?  No, sono tutti occupati a raccogliere fondi per i bambini poveri del terzo mondo, o ad accogliere gli africani che si spacciano per profughi. Abbiamo un tipo di solidarietà che funziona in base alla distanza; maggiore è la lontananza degli assistiti e più siamo solidali. Ecco perché poi non ci resta nemmeno un briciolo di solidarietà per chi abita sotto casa. Mandiamo le navi della Marina a recuperare i naufraghi africani in Libia, recuperiamo i morti nei battelli affondati in acque libiche, ma i nostri anziani sono morti da due mesi e nessuno se ne accorge. Anni fa una coppia di anziani di Firenze, la moglie su sedia a rotelle, disperati andarono in riva all’Arno. L’uomo prima gettò la moglie nel fiume e poi si gettò anche lui. Spiegarono le ragione del gesto in una lettera lasciata a casa nella quale esprimevano l’incapacità a condurre una vita normale perché entrambi invalidi, e che, nonostante le varie richieste inoltrate, non ricevevano alcun tipo di aiuto ed assistenza, né dal Comune, né dallo Stato. Già, perché noi pensiamo a tutto ed a tutti; dai bambini africani ai meninos de rua brasiliani, dalla deforestazione dell’Amazzonia al buco nell’ozono, proteggiamo tutte le specie animali a rischio estinzione, dal panda all’orso polare, dalla foca monaca al lupo della steppa. E per tutti organizziamo raccolte di fondi, telethon, associazioni umanitarie, Ong, Fatebenefratelli. Sì, la nostra è una solidarietà a distanza; più sono lontani e più siamo solidali. Siamo così impegnati nella solidarietà che non abbiamo tempo per pensare a chi ci sta vicino.

Lavori usuranti e senza guanti

“Immigrati costretti a dormire nelle stalle“. Ennesima denuncia dello sfruttamento degli immigrati nel lavoro dei campi, nella Piana di Sibari. Lavorano senza guanti e visiere, e sono “costretti” a dormire nelle stalle. Da non credere, lavorano senza guanti. Pensate, se lo sapessero i nostri nonni, che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto ed i guanti non li hanno mai visti. Quando avevano una vecchia “paglietta” in testa per ripararsi dal sole era anche troppo.  Ma poi chi li ha costretti a lasciare l’Africa o il Pakistan per venire a lavorare nei campi della Calabria? Sono tornati i negrieri e non ce ne siamo accorti? Li hanno catturati in Africa, li hanno “costretti”  a salire sulle loro navi, dei vecchi velieri rimessi a nuovo per l’occasione, e poi li hanno venduti al mercato degli schiavi nella Piana di Sibari? Che tempi, signora mia, nemmeno in Via col vento si vedevano certe cose.

Bullizzati londinesi

Ultimissime rivelazioni sul pazzo che a Londra ha ammazzato una donna a coltellate e ferito 5 passanti.  I TG, tanto per non prendersela col solito islamico terrorista, lo hanno inizialmente individuato come “norvegese“. Poi hanno aggiunto “norvegese di origini somale“. In realtà sarebbe più corretto dire che si tratta di un “somalo con cittadinanza norvegese“. Sembra lo stesso, ma c’è una bella differenza; quella differenza che le anime belle, terzomondisti, cattocomunisti multietnici e multiculturali, Bergoglio, Boldrini e buonisti associati, si ostinano a far finta di non capire. Ma diamogli tempo. Prima o poi quando si ritroveranno una bomba sotto il culo o qualcuno che li bucherella a coltellate, forse capiranno. Lo speriamo per loro. Ma dopo le prime indagini, ecco che si comincia a capire chi sia questo pazzo e quali siano le ragioni di quel gesto. Un amico lo descrive come un ragazzo “tranquillo e timido” (meno male; figuratevi se fosse aggressivo), dice che la sua reazione violenta è dovuta al fatto che ha subito atti di bullismo a scuola; è stato “bullizzato“: “Non è terrorista; è vittima di bullismo“. Bene, allora non dobbiamo preoccuparci. Anche la donna morta sarà felice di sapere che non è stata accoltellata da un terrorista, ma da un bravo ragazzo vittima di bullismo.

E’ l’evoluzione della specie. In origine abbiamo detto che terrorismo, attentati ed atti di violenza erano opera di fanatici islamici, affiliati ad Al Qaeda, che attuavano il jihad, la guerra santa contro l’Occidente. Poi, visto che Al Qaeda era un po’ in ribasso dopo la morte di Bin Laden, per caratterizzarli meglio e spiegare ragione del fanatismo, la rabbia e l’attitudine al martirio,  li abbiamo individuarli come seguaci dell’Isis, o Daesh, come li chiama il ministro Gentiloni per darsi arie da esperto di cose arabe, arabeschi, arrabbiate, amatriciane e carbonare. A proposito, sapete perché li chiamano Daesh e non Isis? Perché Isis, è acronimo dello Stato islamico; quindi per evitare di citare l’islam, lo chiamano Daesh. Stanno diventando ridicoli. Poi, forse proprio per non irritare gli islamici già facilmente irritabili e facili ad accendersi, in tutti i sensi,  abbiamo detto che si tratta di gesti isolati di singoli disagiati o con problemi mentali, specificando “per mancata integrazione“, così aumenta il nostro senso di colpa.  Ora, infine, per eliminare qualunque riferimento non solo all’islam, ma anche a problemi mentali diciamo che sono “bullizzati“, il che ne fa un bravo ragazzo tranquillo, solo un po’ stressato per colpa della società di brutti, sporchi e cattivi. Così, se domani qualcuno, mentre fate quattro passi in centro o al parco, senza motivo, vi fa uno o più  buchi in pancia, non pensate che sia pazzo: è solo un “bullizzato“. Bene, ora siamo più tranquilli. No?

Pazzi in libertà

Pazzi in libera uscita. Il solito bravo ragazzo che, guarda caso, soffre di problemi psichici, disagio mentale, disadattamento sociale, forse anche mancata integrazione (per colpa della società xenofoba, razzista e pure un po’ fascista), aggredisce dei passanti a Londra: una donna morta e diversi feriti (Londra: donna uccisa a coltellate, 5 feriti).

Una volta si chiamavano pazzi, oggi si dice che “soffrono di disagio mentale…hanno problemi psichici“: appunto, come i pazzi. Allora non chiamateli “disagiati mentali”, chiamateli pazzi. Ma la polizia “sospetta” che possa avere legami col terrorismo islamico. Una cosa non esclude l’altra. Anzi, hanno molte cose in comune. Difficile pensare che un terrorista sia sano di mente. Sarà un caso, ma gli ultimi attentati terroristici sono fatti da islamici con “problemi mentali”, tutti soffrono di disagio sociale e sono disadattati, dicono gli esperti, a causa della mancata integrazione. Ma secondo un’indagine sanitaria del 2011 sugli immigrati, sembra che “3 su 4 soffrano di disturbi psichici“. Secondo uno studio più recente del 2016 di Medici senza frontiere “Il 60% degli immigrati ha problemi psichici“. Cambia leggermente la percentuale, ma il problema è comunque gravissimo. Significa che noi da anni stiamo importando migliaia di persone con gravi disturbi mentali, come se non bastassero i pazzi di casa nostra. Stiamo facendo dell’Italia, e dell’Europa, un manicomio a cielo aperto.  Anche perché i manicomi veri, grazie agli illuminati socialisti come Basaglia, li abbiamo chiusi; tutti fuori, all’aria aperta.

Se la percentuale di persone con disagio mentale è così alta, bisogna pensare che questi immigrati, specie se islamici facilmente irritabili, abbiano il disagio innato, in dotazione di serie. Forse si tratta di un difetto di fabbrica, all’origine. Allora bisognerebbe fare come ha fatto la Volkswagen con le sue auto: richiamarli tutti, fargli un tagliando ed eventualmente sostituire i pezzi difettosi. Oppure riaprire i manicomi. Anzi, basterebbe aprirne solo uno, ma molto grande: in Africa. Ma oggi si ha paura perfino a parlare di pazzia, si trovano eufemismi più eleganti, più rassicuranti. Così come gli spazzini sono operatori ecologici, i pazzi non sono pazzi, sono disagiati. E siccome ormai il disagio sociale è più diffuso del tifo calcistico, anche i pazzi sono normali. Ecco perché sono tutti in libera circolazione, lo impone la nuova cultura egualitaria e la psichiatria moderna e progressista. Ho l’impressione che anche gli inglesi abbiano avuto il loro Basaglia in versione laburista; quelli convinti che i pazzi non esistono, sono solo persone disagiate (per colpa della società, ovvio), che hanno solo bisogno di particolare assistenza, cure amorevoli, comprensione, dialogo, carezze e integrazione sociale; se c’è anche un sussidio pubblico  va anche meglio.. Sono pazzi normali. Poi, quando qualcuno di questi disagiati va in escandescenze e ne ammazza qualcuno a caso, ne pagano le conseguenze, spesso tragiche, i familiari, amici, vicini di casa,  passanti, persone qualunque. Già chiamare i pazzi disagiati è compiere una truffa semantica. Ma lasciare i pazzi in libertà è da pazzi: o da socialisti.

Islam, stragi e senno-fobia

L’autore della strage nel locale gay di Orlando in Florida è Omar Mateen, un fanatico islamico di origini afghane che, prima del massacro, ha fatto una telefonata “giurando fedeltà allo stato islamico“. Il padre curava un programma TV in cui elogiava e sosteneva i talebani afghani, esclude moventi religiosi e dichiara che il movente della strage è solo l’odio verso gli omosessuali. L’Isis rivendica l’attentato, “E’ un nostro combattente“, i jihadisti lo esaltano e gioiscono per la strage, “Possa Allah accogliere l’eroe che lo ha fatto e ispirare altri a fare lo stesso“, e nei paesi musulmani si esulta, come ogni volta che c’è una strage contro gli infedeli. Ed un imam di Orlando, subito dopo la strage, dichiara in un video “La sentenza per i gay è la morte“. Molto tolleranti questi islamici.

Ma Laura  Boldrini, quella che non riesce a dire qualcosa di serio e sensato nemmeno per sbaglio, dice che l’islam non c’entra, è solo odio verso i gay: “A Orlando solo odio omofobo“.  Il fatto che odiano i gay perché sono islamici e che l’islam condanna l’omosessualità, tanto che per i gay è prevista pena di morte, sembra non avere rilevanza. Diceva Oriana Fallaci: “Non tutti gli islamici sono terroristi, ma tutti i terroristi sono islamici“. In questo caso si potrebbe dire che non tutti quelli che odiano i gay sono islamici, ma tutti gli islamici odiano i gay: lo dice la sharia e lo predicano gli imam. Ma non si può dire perché non si deve generalizzare. Che curiosa interpretazione!  Perfino l’FBI sembra avere le idee un po’ confuse, dice: “Non è ancora stato accertato se la sparatoria al club gay di Orlando sia un crimine di odio o un atto terroristico.”. Non è ancora accertato? Ma all’FBI ci sono o ci fanno? Odio e terrorismo non sono due cose distinte, sono complementari, sono due facce della stessa medaglia. Sono decenni che ci stanno mettendo le bombe sotto il culo; ma questi ancora devono interpretare, analizzare, fare i distinguo,  capire bene se lo fanno “per odio o per terrorismo“.

Esiste un terrorismo che non sia alimentato dall’odio? Esiste il terrorismo animato dall’amore per il prossimo? Esistono attentati e stragi a fin di bene? Esistono terroristi che si battono per la pace universale? Si può ancora perdere tempo a distinguere fra terrorismo e odio per l’umanità? Hanno paura perfino di nominare l’islam associandolo al terrorismo, per non turbare la sensibilità degli “islamici moderati” che sono come l’Araba fenice. La strage di Orlando è semplicemente “un atto terroristico ispirato dall’odio”, pensato ed attuato da islamici fanatici e criminali. Come lo sono tutti gli atti terroristici messi in atto da jihadisti, militanti Isis, Al Qaeda. Chiamateli come vi pare, ma ciò che li unisce è solo l’odio verso l’occidente, verso gli infedeli, verso i cristiani e verso gli stessi fratelli musulmani che seguono una diversa interpretazione del Corano.  E’ l’odio che ispira la loro vita e l’odio alimenta il terrorismo. Solo dei perfetti idioti possono continuare a blaterare di accoglienza e integrazione. Non si integreranno mai; glielo vieta la loro stessa religione che è incompatibile con lo stile di vita occidentale. E questa incompatibilità genera odio; e l’odio genera terrorismo. Ma quei geni dell’FBI (ed i  buonisti ipocriti di casa nostra; boldriniani, bergogliani e pacifinti) non l’hanno ancora capito: o fingono di non capirlo (avranno il loro interesse).  Li facevo più svegli questi agenti 006,9 periodico con licenza di pesca dell’FBI.

Secondo la strana interpretazione della Boldrini, non c’è mai alcun nesso fra i vari attentati e le stragi che da decenni insanguinano il mondo ed il fanatismo islamico; si cerca sempre di sminuire la responsabilità cercando cause diverse dall’odio. Anche gli attentatori della maratona di Boston nel 2013 erano islamici, ma i buonisti dicono che non bisogna generalizzare, l’islam non c’entra; forse non gli piace l’atletica, è solo sport-fobia. Anche l’attacco e la strage di Parigi, gennaio 2015,  contro la sede della rivista satirica Charlie Hebdo era opera di musulmani; ma non bisogna generalizzare, forse non apprezzano molto la satira francese, era solo humor-fobia. Ancora a Parigi, dicembre 2015, l’attentato del Bataclan durante un concerto, con 130 morti, era compiuto da terroristi islamici: ma l’islam non c’entra, forse hanno particolari gusti musicali e non amano molto la musica moderna; era solo pop-fobia. Anche la strage al museo del Bardo di Tunisi, nel 2015,  era opera di islamici; ma l’islam non c’entra, forse era solo una questione di gusti artistici, non apprezzavano le opere esposte, era solo arte-fobia. Anche i terroristi responsabili degli attacchi alle Torri gemelle, New York 11 settembre 2001,  erano musulmani: ma non bisogna generalizzare ed accusare l’islam. Forse si trattava solo di divergenza di opinioni sull’edilizia e urbanistica; magari non apprezzano le costruzioni troppo alte come le due torri e volevano solo accorciarle un po’; era solo  torre-fobia. Anche gli ultimi attentati del marzo scorso all’aeroporto ed alla stazione di Bruxelles era opera di islamici, così pure gli attentati alla stazione ferroviaria di Madrid nel 2004 ed alla metropolitana di Londra nel 2005: ma l’islam non c’entra, forse è solo perché non amano le ferrovie ed i trasporti troppo rumorosi, preferiscono ancora viaggiare sui cammelli, più tranquilli e silenziosi, è solo treno-fobia. Anche gli attentati a Mumbai nel 2008 e quelli contro le comunità cristiane nelle Filippine, dicembre 2015, erano opera di islamici fanatici: ma forse l’islam non c’entra, era solo un caso di momentaneo raptus di cristiano-fobia.

L’elenco di attentati, compresi quelli falliti o sventati all’ultimo momento, sarebbe lungo: dall’Egitto all’India, da Londra al Pakistan, da New York alle Filippine, e dietro ci sono sempre islamici. Ma non bisogna generalizzare, dicono i buonisti. I terroristi sono islamici, compiono attentati e stragi in nome di Allah, al grido di “Allah akbar”, ma le anime belle dicono che l’islam non c’entra. E’ quello che continuano a sostenere Boldrini, il Papa, Renzi, gli imam improvvisati di quartiere, e tutta la compagnia di buonisti ipocriti che, in preda a grave carenza di lucidità e buon senso, sembrano non voler vedere quello che hanno sotto gli occhi: anzi li chiudono per non guardare in faccia la realtà e continuare a sognare il loro mondo perfetto fondato sulla fratellanza universale dove tutti vivono a lungo felici e contenti, come nelle favole.

Chi continua a negare la responsabilità dell’islam negli attentati terroristici, o il pericolo dell’invasione islamica dell’Europa grazie all’immigrazione incontrollata, è un idiota. E se non è idiota è un cattocomunista che specula e lucra sull’accoglienza dei migranti. E’ vero che non tutti i cattocomunisti sono idioti, ma (quasi) tutti gli idioti sono cattocomunisti; il “quasi” è optional. Eppure, secondo la visione della realtà diffusa negli ambienti del buonismo ipocrita, non si può accusare il cattocomunismo di essere responsabile dell’acquiescenza nei confronti dell’islam. Se le critiche all’islam vengono stigmatizzate come “islamofobia”, anche le critiche al buonismo irresponsabile potrebbe essere definito come una forma di “fobia”. E perfino l’atteggiamento buonista sembrerebbe una forma di “fobia”. Ma non sarebbe esatto. L’atteggiamento buonista dei cattocomunisti non è fobia, non è paura, è piuttosto una forma di odio, di incompatibilità, di idiosincrasia, di intolleranza, di allergia verso il ragionamento, il pensiero logico, l’osservazione razionale della realtà, l’onestà intellettuale, la saggezza, il semplice buon senso, il senno: non è cattocomunismo finto-pacifismo ipocrita, è solo senno-fobia, è una grave forma di intolleranza verso l’intelligenza. Ecco perché dicono tante stronzate.

Migranti e costi

Ancora sbarchi di algerini. Tre giorni fa, nel post “Varia umanità“, a proposito degli ultimi sbarchi di algerini sulla costa sud occidentale della Sardegna, dicevo che non avremmo aspettato molto per assistere ad un altro arrivo. Non mio sbagliavo, ecco l’ultima di due giorni fa: “Altri sbarchi di migranti nel Sulcis: 58 a Sant’Antioco, Teulada e Porto Pino”. Dall’inizio dell’anno ne sono già sbarcati 120, in maggioranza algerini. L’anno scorso, complessivamente, ne sono arrivati 5.000, da accogliere ed assistere a spese nostre, in un’isola che è fra le regioni più povere d’Italia. Due province, Medio Campidano e Iglesias-Carbonia, sono addirittura le ultime, le province più povere d’Italia. La crisi economica non accenna a migliorare, la sanità è a pezzi, disoccupazione e precariato sono piaghe endemiche, ma noi accogliamo migliaia di migranti perché, dicono le anime belle, abbiamo il dovere di accogliere chi scappa dalla guerra e dalla fame.

Ecco un articolo che ci informa del fatto che “Iglesias è una città multietnica“. Da dove provengono gli stranieri? Questi citati nel pezzo sono romeni, pakistani, cinesi, senegalesi. Ma ogni giorno si aggiungono quelli che arrivano su barchette di pochi metri, soprattutto algerini.  Ci sono guerre in questi paesi? No. Allora vuol dire che quelli che continuano a giustificare gli arrivi con la balla della guerra stanno ingannando gli italiani. E lo fanno per precisi interessi politici ed economici: il Partito democratico e la sinistra sperano di raccoglierne i voti quando riusciranno a dargli la cittadinanza ed il diritto di voto, le Cooperative e associazioni che gestiscono i centri di assistenza con gli immigrati ci fanno i milioni. Punto.

Allora facciamo un po’ di conti per i più distratti. Se ogni immigrato ci costa 35 euro al giorno (ma i minori anche di più) ed in Sardegna ne sono arrivati 5.000, basta fare una piccola operazione:  35 x 5000 = 175.000 euro al giorno = 5.250.000 al mese = 63.000.000 all’anno = circa 120 miliardi di vecchie lire all’anno. Più quelli che arriveranno quest’anno; perché arriveranno, eccome se arriveranno, algerini, tunisini, egiziani, senegalesi, marocchini. Vengono nel paese del Bengodi: sistemazione in hotel 3 stelle con tutti i confort, vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, carte telefoniche, Wi-Fi (è un diritto, dicono) paghetta settimanale, assistenza sanitaria, sindacale e legale. E sfido io che arrivano. Sì, ci costa un sacco di soldi, ma vuoi vedere la figura che facciamo davanti al mondo; l’ospitalità dell’Italia sta diventando proverbiale. Fra poco i turisti si faranno scaricare su barchette d’occasione vicino alla costa, si spacciano per profughi e si fanno un mesetto di vacanze in hotel. E naturalmente paghiamo noi, di tasca nostra. Quindi pazienza se poi non ci sono soldi per le strade, per l’assistenza sanitaria, per i trasporti, per rilanciare l’economia e per gli eterni problemi della Sardegna: prima gli immigrati, poi, se avanzano soldi, pensiamo ai sardi.

In campo nazionale ormai siamo al dramma. L’hanno capito anche i sassi che aprire le porte all’immigrazione ci sta portando al disastro totale. Ma i buonisti della sinistra continuano imperterriti a sostenere la loro scellerata ideologia accoglientista e terzomondista; ciechi e sordi anche davanti all’evidenza di una situazione tragica ed insostenibile.  Li vediamo ogni giorno in televisione, sempre le stesse facce che ripetono a memoria la storiellina umanitaria e raccontano balle alle quali non crede più nessuno; ma loro insistono, convinti che gli italiani siano davvero più scemi di quanto si pensi. Anche l’Europa sembra essersi svegliata, finalmente, e cerca di rimediare, finché si è in tempo. Si innalzano muri e barriere di filo spinato, si schierano le forze do polizia e l’esercito, si chiudono le frontiere, si accrescono i controlli, si propone di sospendere l’accordo di Schengen sulla libera circolazione e si annunciano espulsioni di clandestini (Svezia e Finlandia, stop agli immigrati clandestini: pronte 100.000 espulsioni).  Tutti chiudono le porte, noi le apriamo; anzi prepariamo l’accoglienza con festoni, la banda, autorità con la fascia tricolore, spari di razzi e granate, triccheballacche, mandolini, tarallucci e vino.

L’unica vera soluzione, in considerazione di eventi straordinari e di un flusso inarrestabile di migranti che costituiscono un serio pericolo per la stabilità politica, economica e sociale dell’occidente,  sarebbe modificare il famigerato articolo 10 della Costituzione sul diritto d’asilo e gli accordi internazionali su profughi e rifugiati; ma nessuno ha il coraggio di dirlo. Ora, però,  si rendono conto che non si tratta di accogliere pochi perseguitati ma ci si trova di fronte ad una vera e propria migrazione di massa, un’invasione della quale, forse, non abbiamo la dovuta percezione perché avviene a piccoli gruppi e nel corso di anni. Ma l’effetto è devastante. E nonostante ormai sia chiaro che il mito della società multiculturale e dell’integrazione siano un fallimento completo, noi siamo gli unici che, invece che porre un freno all’accoglienza e potenziare i controlli ai confini, non solo non li fermiamo, ma facciamo di tutto per attirarli, promettendo accoglienza, assistenza, diritti civili, cittadinanza, ius soli, abolizione del reato di immigrazione clandestina e continuiamo ad andare a prenderli direttamente sulle coste libiche: pazzi e incoscienti. Manca solo che stampiamo volantini pubblicitari decantando l’accoglienza e l’ospitalità italiana, e distribuirli in Africa agli aspiranti migranti invitandoli a venire da noi. E’ una politica scellerata ed irresponsabile che ci sta portando dritti dritti alla catastrofe. Mi auguro che un giorno qualcuno abbia il coraggio di allestire un altro processo come quello di Norimberga, contro tutti coloro che, a vario titolo e responsabilità, hanno consentito l’invasione del territorio nazionale consegnando l’Italia agli invasori. Non è una questione di ideologia o di scelte politiche e non ha niente a che vedere con la solidarietà, i diritti umani, le attività umanitarie, il messaggio evangelico. Il criminale atteggiamento di chi apre le porte della città al nemico ha un solo nome: si chiama tradimento della patria.

Ora, proprio a seguito delle restrizione adottate in vari paesi, si paventa il rischio che questo flusso incontenibile modifichi il percorso d’ingresso in Europa e si riversi in Italia: “In Europa tornano le frontiere: 400.000 migranti verso l’Italia“. Un disastro, il colpo fatale per un’Italia già disastrata. Ma sono certo che qualcuno, invece, davanti ad una simile prospettiva, esulta. Una pacchia per cooperative e albergatori che guadagneranno milioni (Mafia capitale).  Ma quando capiranno gli italiani che dietro la politica di accoglienza dei buonisti ipocriti si nascondono interessi politici ed economici? Facciamo un calcolo veloce, come abbiamo fatto per la Sardegna.  Dunque, vediamo: 400.000 x 35 euro al giorno fanno 14.000.000 al giorno, che all’anno sono = 5.110.000.000, circa 10 mila miliardi delle vecchie lire. Quasi una finanziaria. Ma qual è l’azienda italiana che può vantare un fatturato simile? Aveva ragione Buzzi; compagni, con gli immigrati si guadagna più che con la droga. Chiaro?

E non sembrino valutazioni eccessive fatte su numeri fasulli. Questi costi li stiamo sostenendo già oggi. Ricordiamoci che solo negli ultimi due anni, 2014 e 2015, gli immigrati via mare sono stati più di 300.000, grazie alla sciagurata operazione “Mare nostrum“. Aggiungete quelli arrivati negli anni precedenti e siamo già ben oltre i 500.000 immigrati giunti in Italia ed assistiti a spese nostre. Ed inoltre, teniamo anche conto che gli immigrati che arrivano via mare, secondo dati ufficiali, sono solo una minima parte degli immigrati che entrano in Italia. Prepariamoci, quindi, a sopportare questa spesa che graverà sulle nostre tasche ed aggraverà ulteriormente la nostra già disastrata economia. Altro che investimenti per la crescita e per superare la crisi. Finiremo col culo per terra, tutti. Ma continuate pure a dar credito a Renzi, Boldrini, il Papa, la Caritas, le varie associazioni umanitarie. Gli italiani capiranno troppo tardi quale sia stato l’inganno. Dice un vecchio adagio “Del senno di poi son piene le fosse“. Cominciate a scavare.

Vedi

C’è un limite all’immigrazione?

Immigrati, c’è un limite?

Italiani brava gente

Bassotti romani

 

Pensieri casual

Come nasce il pensiero? E’ una domanda che mi pongo da sempre. Già 12 anni fa, appena aperto il blog, dopo un primo post di saluti alla compagnia, il secondo post era già questo “Come nasce il pensiero?”. Diamo per scontato che il pensiero nasca nel cervello: è chiaro “dove” nasce, ma non “come” nasce. Eppure, nonostante abbia una mia idea, talvolta dubito che il cervello sia il luogo in cui nasce il pensiero; almeno non sempre e non per tutti. Il dubbio viene leggendo articoli di stampa, blog, pensieri sparsi in rete, ascoltando certi interventi dei soliti esperti tuttologi in televisione. Vedi, leggi, ascolti, e una domanda sorge spontanea: ma come ragionano questi? Certe volte, davanti a ragionamenti sconclusionati, ci si chiede con quale logica e razionalità vengano formulate certe idee.

Non entriamo in dettagli, gli esempi sarebbero tanti e tali che ci si potrebbe ricavare non un post, ma un lungo saggio; e sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti. Basta un solo esempio ricavato dalla cronaca recente: le motivazioni e le argomentazioni usate dai terzomondisti, buonisti, accoglientisti, cattocomunisti, bergogliani, boldriniani, kyengiani, filo musulmani, renziani e varia umanità, per giustificare sempre e comunque l’invasione afro/arabo/asiatica (non è una razza di cavalli da corsa) e tutte le conseguenze in termini di aumento della violenza, di attriti e conflitti sociali, di delinquenza, di piccola e grande criminalità. Pur di non mettere in discussione la cultura dell’accoglienza e dell’integrazione, si ricorre a tutti i trucchi possibili per aggirare l’argomento, evitare di rispondere alle domande scomode e trovare giustificazioni astruse e ridicole.  Di tutto si parla, meno che del problema.

Lo hanno fatto anche dopo i gravissimi episodi di molestie, violenze e stupri a Colonia e altre città europee, avvenuti contemporaneamente, come se ubbidissero ad un preciso ordine per attuare un’azione programmata per punire ed umiliare le donne europee (cosa verificata e confermata anche dalla polizia). Una sorta di richiamo della foresta, un rito tribale violento, e spesso cruento, in cui scaricare l’aggressività. L’esplosione improvvisa ed incontrollata di una pulsione inconscia; l’applicazione di  una ancestrale, bestiale ed istintiva strategia che in natura è propria degli animali predatori, come lupi e iene, che amano cacciare in branco. Un fatto così grave che non ci sono e non possono esserci giustificazioni o spiegazioni di sorta. Eppure, pur di non riconoscere la gravità dell’accaduto, le responsabilità degli aggressori (ed ancora meno la loro provenienza, etnia e religione), e mettere in dubbio la scellerata politica di apertura incontrollata al flusso migratorio attuata irresponsabilmente dall’Europa, hanno inventato le giustificazioni più strampalate. Hanno perfino negato che gli aggressori fossero immigrati, hanno detto che in fondo gli stupri li commettono anche gli italiani, e che se centinaia di immigrati aggrediscono le donne è perché, poverini,  “hanno carenza d’affetto”.

Chiaro? Care donne europee, tenete bene a mente quello che dicono le illuminate menti delle anime belle buoniste: se domani qualcuno vi aggredisce e vi stupra, non allarmatevi, ricordatevi che forse lo fa perché “soffre di una carenza di affetto”. Allora, visto che è difficile immaginare ed accettare il fatto che certi ragionamenti possano essere partoriti dal cervello, o almeno da un cervello sano, normale, dotato dei neuroni regolamentari e di sinapsi funzionanti non intasate da ingorghi come a Roncobilaccio, ci si chiede con quale altro organo ragionino certi individui.

Ragionano con i piedi? O con le orecchie, il naso, la milza, il fegato, la cistifellea, il colon retto? Oppure con  l’alluce valgo, l’occhio di pernice, il labbro leporino, il ginocchio della lavandaia o il gomito del tennista? Boh, mistero. Però, a  ben vedere, quando si sente un ragionamento senza capo, né coda, comunemente  si usa dire, in senso spregiativo, che è un ragionamento del cazzo. Vuoi vedere che questa espressione popolare, pur se volgare, ha una sua base scientifica? Non c’è altra spiegazione, certa gente non ragiona col cervello, ma con quello: col cazzo. Ma allora si pone un altro problema: come nascono le ìdee del cazzo? Ovvio, con le seghe mentali. Adesso è tutto chiaro.

Croci e test

Ogni pretesto è buono per alimentare polemiche e contrapposizioni. E c’è chi ci gode e chi ci marcia. La polemica sul crocifisso nelle scuole è solo l’ultima della serie. Ma dovrebbe farci riflettere, onestamente e senza pregiudizi, sulle tesi ormai dilaganti che vogliono un’Italia multietnica e multirazziale e pronta ad accogliere tutto e tutti e rimettere in discussione la nostra storia e la nostra cultura; così, giusto per dimostrare che siamo aperti a tutte le innovazioni, a tutte le culture, disposti a tutto pur di dimostrare quanto siamo buoni. Siamo così buoni che, qualche anno fa, giusto per evitare che qualcuno ci accusasse di razzismo, siamo riusciti ad eleggere miss Italia, che dovrebbe rappresentare la classica bellezza italiana ( o no?) una ragazza mulatta di Santo Domingo. Questo non è essere anti razzisti, è essere stupidi.

E così siamo disposti anche a rimettere in gioco i simboli della nostra cultura pur di mostrarci tolleranti. Già, perchè oggi l’imperativo categorico è la tolleranza, sempre, dovunque e comunque. E allora ben venga anche l’islamismo, anzi, diamogli delle belle moschee, in modo che possano pregare a loro piacimento, ne hanno il diritto. Se poi le moschee diventano luoghi di aggregazione di terroristi e di incitamento alla guerra santa, pazienza, dobbiamo essere tolleranti, no? Ma se dobbiamo accettare l’islamismo e rispettare  le altre culture e tradizioni,  perchè poi lanciamo campagne mediatiche per salvare Amina dalla lapidazione? Anche quello è islamismo e quella è la legge islamica. Perché in quel caso non siamo tolleranti?

Ora, sembra che l’esposizione del crocifisso nelle scuole e nei locali pubblici turbi la sensibilità degli islamici.  Allora, se dovessimo eliminare tutto ciò che turba la sensibilità “islamica” dovremmo eliminare tutti i simboli che in qualche modo si rifanno alla cultura cristiana. Il crocifisso è solo uno dei simboli. Tempo fa venne sollevato lo stesso problema a proposito del presepe. Aboliamo anche il presepe? E poi cos’altro? Allora, perché non eliminare anche tutte le chiese e le basiliche, S.Pietro compreso? Perché non eliminare anche tutte le opere artistiche di ispirazione religiosa? Riduciamo in frantumi la “Pietà” di Michelangelo, perché la sua vista potrebbe urtare la suscettibilità di un islamico. Bruciamo tutti i testi sacri e distruggiamo le raffigurazioni, i quadri, gli affreschi di carattere religioso.

Ma di questo passo, se siamo coerenti,  bisognerebbe eliminare tutto ciò che in qualche modo può turbare la sensibilità di qualcuno. Bene. Allora, siccome al mondo esistono milioni di persone che non amano la cultura, distruggiamo anche tutte le opere dell’ingegno umano, dalla letteratura alla filosofia, alla musica, all’arte; così, giusto per non urtare la suscettibilità degli ignoranti.  Visto che ci siamo, eliminiamo anche gli esami a scuola, per non mettere in difficoltà i somari. Ed infine, aboliamo anche tutti i test attitudinali e le prove concorsuali, per non creare imbarazzo ai meno preparati.  Ma, soprattutto, aboliamo tutti i test di valutazione del quoziente di intelligenza (il famoso Q.I.), giusto per non irritare gli idioti e lo scemo del villaggio.  Eppure deve esserci un limite. A guardarsi intorno sembrerebbe di no, ma deve esserci un limite alla stupidità umana. Almeno, speriamo che ci sia.

P.S.

E’ un vecchio post del 2003, ma potrei averlo scritto oggi; dopo 12 anni è sempre valido. Considerato che nell’ultimo decennio, il flusso migratorio è cresciuto in maniera esponenziale, creando gravi problemi per la sicurezza e la convivenza sociale, bisogna concludere che non solo il problema non è stato risolto e non si è trovato un modo di conciliare le diverse culture e tradizioni (l’integrazione si è dimostrata impossibile e diversi paesi europei ne hanno riconosciuto il fallimento totale), ma che, al contrario, lo scontro fra la cultura occidentale e l’islam è esplosa in maniera drammatica con conseguenze gravissime e che l’auspicata “integrazione” non solo non si è realizzata, ma l’abbiamo fatta al contrario; siamo noi che ci stiamo adeguando alle altre culture. Prova ne sia il fatto che allora chiedevo “Aboliremo anche il presepe?”. Oggi sappiamo, purtroppo, che quella previsione si è avverata. Molte scuole e asili d’Italia già da tempo hanno abolito il presepe, l’alberello ed i canti di Natale. Ed il futuro ci riserverà altre sorprese impensabili.

Ma croci, presepi e alberelli sono sciocchezzuole in confronto a quello che ci aspetta. L’Isis, le minacce terroristiche, gli attentati messi a segno di recente, e la guerra dichiarata per instaurare lo stato islamico sono la dimostrazione più evidente che è in corso uno scontro di religione e di civiltà. Significa che la tanto esaltata società multietnica è una utopia fallimentare che ci sta procurando solo danni, conflitti sociali e tragedie. Eppure, c’è una vasta area di sinistra che, con una faccia tosta che solo loro possiedono (forse perché con le cooperative ed associazioni, campano sull’accoglienza, realizzando profitti milionari), continua a sostenere la necessità di accogliere tutti i disperati del mondo e di garantirgli, a spese nostre, vitto, alloggio, assistenza, casa, lavoro e soggiorno in hotel. E, giusto per non turbare la loro sensibilità, eliminare possibilmente tutti i simboli religiosi e cancellare la nostra cultura e le nostre tradizioni.

Il che dimostra che oltre alla malafede, all’ipocrisia ed allo sciacallaggio di chi specula sull’accoglienza  e sulle disgrazie del terzo mondo (il caso di Roma capitale e delle cooperative di Buzzi che intascavano milioni di euro assistendo immigrati e rom è la prova inequivocabile del fatto che l’opera umanitaria è solo un pretesto che  nasconde grossi interessi economici; vedi “Bassotti romani“), esiste ancora una larga parte di italiani  che credono ancora alla retorica buonista degli sciacalli della sinistra.  Quando si sveglieranno dal sonno e scopriranno l’inganno sarà troppo tardi.

Vedi: Eurabia news

Immigrazione, democrazia e volontà popolare

Il problema dell’immigrazione è uno dei più sentiti, sia per la gravità del fenomeno, sia per i costi insostenibili, sia per le conseguenze in termini di impatto sociale e di rischio per la sicurezza. In tutti i talk show se ne discute con posizioni contrapposte. Semplifichiamo. La destra è contraria all’immigrazione incontrollata e denuncia i pericoli derivanti da un flusso migratorio incontrollato e crescente.  La sinistra difende gli immigrati, sollecita interventi per  migliorare l’accoglienza, giustifica la missione Mare nostrum e non pone limiti all’immigrazione giustificando l’accoglienza con le norme vigenti, la Costituzione, gli accordi internazionali e la solidarietà. Se si dovesse scegliere politicamente con chi stare, la scelta sarebbe semplicissima. Se siate favorevoli all’arrivo degli immigrati sostenete la sinistra, altrimenti sostenete la destra. Ma una cosa è scontata in democrazia: chiunque vada al governo dovrebbe rispettare la volontà popolare.

Ne consegue che il governo, sia di destra o sia di sinistra,  dovrebbe rispettare la volontà della maggioranza dei cittadini. Così, se la maggioranza degli italiani è favorevole all’accoglienza, il governo dovrebbe adottare tutti i provvedimenti necessari per attuare questa scelta popolare. In caso contrario dovrebbe  adottare misure opportune a bloccare o regolamentare il flusso migratorio.

Ma non è così semplice. Anzi, scegliere con chi stare è del tutto ininfluente. Il pensiero comune dominante, sposato dal PD e dalla sinistra, è quello di accogliere chiunque arrivi in Italia, giustificando l’accoglienza con il richiamo agli accordi sul diritto d’asilo e sull’aspetto umanitario della solidarietà nei confronti di gente che scappa da guerre e povertà. Questa visione del fenomeno è talmente diffusa e scontata che se non si è d’accordo con la visione della sinistra si viene automaticamente accusati di xenofobia, razzismo, intolleranza, discriminazione, islamofobia e pure di fascismo (che ci sta sempre bene e fa sempre effetto). In ogni dibattito televisivo c’è sempre il difensore d’ufficio degli immigrati e dei rom. Guai a sollevare qualche problema connesso alla loro presenza, scatta subito l’accusa di strumentalizzazione, di ricerca di consenso popolare, di voti e, immancabile, di populismo e demagogia. Insomma, sembra che non si possa dissentire dal pensiero unico imposto dalla sinistra. E se lo si fa si corrono grossi rischi.

Ora bisognerebbe chiedersi se questa posizione è condivisa o no dalla gente., se rispetta o no la volontà popolare, se rispetta il principio fondante della democrazia, il diritto della maggioranza a decidere la linea politica. Perché in democrazia il Parlamento ed il governo, in quanto rappresentativi dei cittadini, dovrebbero rispettare la volontà popolare e non imporre la propria volontà, anche contro quella dei cittadini. Fanno questo? No, in merito al problema dell’immigrazione, stanno operando “contro” la volontà del popolo. Ho scritto spesso di questa strana anomalia italiana che tutti sembrano ignorare. Ne parlavo già sei anni fa in un lungo post, riportando dei sondaggi che dimostravano, già allora, che la maggioranza (circa i 2/3) degli italiani è contro l’accoglienza incontrollata degli immigrati. Magari servirà a poco, ma forse è bene ricordare quei sondaggi, almeno per confrontarli con l’atteggiamento del governo e per chiedersi se la nostra sia ancora una democrazia o sia diventata qualcosa di diverso.  Ecco il post…

Democrazia e volontà popolare (13 maggio 2009)

In democrazia, si dice, il popolo è sovrano ed esercita il potere attraverso la libera elezione dei propri rappresentanti. I quali rappresentanti, è il caso di ricordarlo, in quanto eletti dal popolo dovrebbero rappresentarne le istanze ed attuarle nei modi previsti dalle norme vigenti. In parole povere, i rappresentanti eletti dal popolo devono, una volta in Parlamento ed al Governo, attuare la volontà popolare. La realtà ci dimostra che, invece, questo sacrosanto principio viene tranquillamente disatteso per le motivazioni più diverse. Non mi dilungherò sulle aberrazioni del sistema democratico. Voglio solo notare come ogni giorno, attraverso quel  classico “Gioco delle parti” pirandelliano che chiamano dialettica politica, abbiamo delle dimostrazioni di come questo principio sia continuamente rimesso in discussione a favore di più o meno chiare finalità che rispondono più alla logica dell’ideologia e della propaganda di partito che al rispetto del volere popolare.

Un esempio evidente è l’ormai quotidiana polemica sul problema dell’immigrazione, e sulle conseguenze per la sicurezza dei cittadini, sulla necessità di accogliere chiunque voglia arrivare in Italia, di garantire lavoro, casa, assistenza e diritti. Ogni giorno assistiamo sulla stampa, radio e TV, alla contrapposizione fra opposte fazioni. Normale dialettica? Libertà di espressione? Certo, ma…e la volontà popolare? Già, perché, come ho detto spesso in passato, tutti sembrano dimenticarsi, in questa questione fondamentale per il futuro dell’Italia, di chiedere il parere del popolo e, soprattutto, di tenerne conto. Eppure è quello che si dovrebbe fare in una democrazia reale. E se ciò non avviene significa che questa tanto decantata democrazia ha un qualche difetto, un bug, una falla, c’è qualcosa che non quadra.

Detto questo, vediamo di capire cosa vuole la gente in merito al problema immigrazione. Lo facciamo prendendo in esame alcuni sondaggi, fatti da grandi quotidiani nazionali e da istituti specializzati. Già tempo fa, in merito alle norme di sicurezza proposte dal Governo, si alzarono le barricate contro l’istituzione del reato di immigrazione clandestina. Ed ecco un primo sondaggio.

La risposta non lascia adito a dubbi o interpretazioni. Su quasi 16 mila votanti la schiacciante maggioranza, 85.7% è favorevole a considerare l’immigrazione clandestina un reato. Vediamone un altro sulla costruzione di moschee…

Anche in questo caso c’è ben poco da giocare sulle cifre. La volontà è chiarissima. Due terzi degli italiani non vogliono che si costruiscano liberamente le moschee. Eppure su questi argomenti le discussioni, le polemiche e le contrapposizioni continuano. Ed ancora la sinistra, le associazioni varie e la Chiesa vogliono convincerci che costruire moschee nelle nostre città è cosa buona e giusta. Ed il rispetto della volontà popolare? Mah, forse è un optional non necessariamente da rispettare. E veniamo a fatti recenti, le norme del decreto sicurezza proposte dal Governo. Ecco il risultato di un altro  sondaggio lanciato di recente dal Corriere.

No, per quasi il 70% dei lettori quelle norme non sono troppo dure. Che siano tutti fanatici sostenitori della Lega? Molto improbabile, visto che il Corriere non è propriamente il quotidiano di riferimento leghista. E sui “Respingimenti” dei barconi carichi di migranti, cosa che ha ancora provocato l’indignazione della sinistra e le solite accuse da parte dell’ONU? Strano, ma né il Corriere, né Repubblica, né L’Unità hanno lanciato dei sondaggi. Almeno fino a ieri notte. Il Corriere ne lancia uno sul futuro della Ferrari e Repubblica lancia un sondaggio su chi sostituirà Ranieri alla Juve. Beh, certo, questi sono argomenti molto più seri. Forse hanno paura di leggere i risultati. Vediamo, quindi, quelli disponibili. Questo è de La Stampa, aggiornato a ieri sera.

Favorevoli ai respingimenti 64%, contrari 35%. Ancora un dato inequivocabile. Vediamo il sondaggio del Messaggero…

Favorevoli 66.2%, contrari 33.3%. Chiarissimo. Vediamo anche un sondaggio lanciato due giorni fa nel forum della piattaforma Tiscali, quella di Soru, per intenderci, che non è propriamente un fanatico di Bossi e Maroni.

Beh, 3 su 4 sono favorevoli al respingimento. E allora? Mi pare che non ci siano dubbi sulla volontà popolare. Non vi basta ancora? Ok, allora vediamo un altro sondaggio presentato da Pagnoncelli, ieri sera, alla puntata di Ballarò. A meno che anche Floris, Pagnoncelli, Ballarò  e tutta RAI3 siano improvvisamente diventati leghisti o berlusconiani, almeno questi li prenderemo per buoni.  Ecco il primo cartello che riguarda la proposta di denuncia degli immigrati clandestini. Argomento caldissimo che ha fatto alzare la solite barricate sinistre e  della Chiesa, con la solita accusa di xenofobia e razzismo nei confronti di Berlusconi, del Governo e di chiunque sostenga la proposta. Ma la gente cosa ne pensa? Ecco il risultato…

Ma guarda guarda, quasi il 60% degli italiani è favorevole. E dire che, a seguire la  stampa di regime ed i “bravi conduttori” della TV, sembrerebbe che la maggioranza degli italiani siano indignati da questa proposta e pronti, nel caso fosse approvata, a non applicarla. Questione di coscienza, dicono. Ma allora questi dati sono fasulli? Oppure il 60% degli italiani sono xenofobi e razzisti? Oppure Floris ha truccato i risultati? Mah, vediamo l’altro sondaggio sui “Respingimenti”. Beh, almeno su questo avranno ragione i sinistri detentori della “superiorità morale” ed i buonisti? Vediamo…

Ahi, ahi, di male in peggio, qui addirittura cresce la percentuale, il 65% è favorevole ai provvedimenti di Maroni e del Governo. Beh, mi pare che questi sondaggi siano più che attendibili e rappresentativi dell’opinione della maggioranza degli italiani.

Ora, se è vero quanto dicevo in apertura sul rispetto della volontà popolare, a questo punto la domanda sarà anche impertinente, ma è del tutto logica e legittima: se questa è la volontà degli italiani, perché semplicemente non se ne prende atto e la si rispetta?  Ma allora perché, invece, la sinistra continua a lanciare anatemi e accuse di razzismo e xenofobia, di regime, di fascismo, di violazione delle norme internazionali? E la volontà popolare? Eppure anche Fassino ha detto che è del tutto legittimo il respingimento. D’Alema, addirittura, rivendica il merito di aver attuato per primo quelle norme al tempo degli sbarchi degli albanesi. Ma allora Franceschini, che è attualmente impegnato in una gita turistica in treno, perché continua ad accusare Maroni, Berlusconi ed il Governo di aver attuato dei provvedimenti ignobili, di mancanza di rispetto delle norme internazionali, di spregio dei diritti umani e bla bla bla? Beh, non c’è da meravigliarsi, è la solita doppia logica sinistra. Quello che fanno loro è sempre buono, giusto e sacrosanto. Se le stesse cose le fa Berlusconi è razzismo.

Eppure sono quelli che, dopo una lunga crisi esistenziale, da comunisti sono diventati PDS, poi DS, ora Democratici. Già, sono diventati gli strenui difensori della democrazia. Sì, proprio quella in cui il popolo è sovrano e la volontà popolare è sacra. E loro, da buoni democratici, la rispettano, quando vincono loro, perché allora si tratta di una grande vittoria della democrazia. Quando, però, vincono gli avversari, allora contrordine compagni, non è più democrazia, è regime. La volontà popolare non è più vangelo, anzi se il popolo sbaglia bisogna rieducarlo. E non gli scappa nemmeno da ridere. Ci sarebbe da stracciarsi le vesti, cambiare mestiere, politici e giornalisti al seguito, e vagare in pellegrinaggio col capo cosparso di cenere verso antichi santuari, in segno di penitenza. Ma non succede niente. Anzi, come se questi sondaggi fossero acqua fresca, Floris fa finta di niente, gli altri pure, e la puntata prosegue  chiacchierando di tutto, meno che della volontà popolare. Come volevasi dimostrare. Sì, ho la quasi certezza che quando si dice che in democrazia il popolo è sovrano e la volontà popolare è sacra, poi, dietro le quinte, si facciano delle grasse e sonore risate; risate sinistre.

Adotta un immigrato

Un immigrato in ogni casa; e risolviamo il problema dei migranti. Ormai tutte le strutture destinate alla loro accoglienza sono sature, al collasso. Centri di prima accoglienza, strutture gestite da associazioni e cooperative (quelle che incassano milioni di euro per assisterli), locali pubblici, hotel 3 stelle con piscina. Tutto al completo, non trovi un posto nemmeno a pagarlo a peso d’oro, da noi è sempre alta stagione. Peccato che questo sia un turismo strano: invece che pagare i turisti per il soggiorno, siamo noi che paghiamo per ospitarli. Ed allora, siccome gli immigrati continuano ad arrivare senza sosta (ormai hanno capito che il Bengodi è in Italia) e le autorità si guardano bene dall’interrompere l’invasione, la situazione è molto seria. Dove li sistemiamo?

Ed ecco l’ideona: farli ospitare direttamente nelle case degli italiani. La proposta è stata fatta pochi mesi fa da quel genio di Ignazio Marino, sindaco di Roma: “Marino finanzia gli immigrati“.  Sembrava una battuta, invece molti l’hanno presa seriamente, perché da noi le proposte serie non trovano ascolto, ma le cazzate vanno come il pane. Del resto se le cooperative rosse di Buzzi incassavano milioni di euro per assistere immigrati e campi nomadi, perché non possono farlo i semplici cittadini? Hai una stanza libera? Prenditi in casa un africano, un arabo, meglio se musulmano, gli garantisci vitto, alloggio, lavaggio e stiratura,  e intaschi 30 euro al giorno. Una specie di Bed & Breakfast per migranti (a spese nostre). Un affare. Una soluzione geniale per  rilanciare l’economia in crisi e per dare una mano a tutti quegli italiani che stentano a mettere insieme pranzo con la cena. Pensiamo ai disoccupati, ai precari, a quelli che anche lavorando arrivano a guadagnare  1.000 e spesso anche meno. Pensiamo ai pensionati al minimo che campano con circa 500 euro. Insomma, per tutta questa gente è una manna, è la soluzione del problema; prendono in casa un immigrato fresco di giornata, appena sbarcato a Lampedusa,  e si garantiscono uno stipendio mensile. Perché non ci hanno pensato prima?

L’idea è piaciuta, tanto che l’appello è stato rilanciato ieri dal vescovo di Mondovì: “Ospitate i profughi nelle vostre case“. Il fatto è che gli immigrati vengono smistati su tutto il territorio nazionale e sono i prefetti ad occuparsi della loro sistemazione nei comuni e nelle strutture che fanno richiesta per accoglierli. Ma a Mondovì il Comune non aveva possibilità di ospitarli e, quindi, ha girato l’appello alla Diocesi di Mondovì che, però, non avendo le risorse necessarie (tutte le strutture parrocchiali sono al completo: anche a Mondovì è sempre alta stagione) ha pensato bene di rivolgere l’appello direttamente ai cittadini: ospitare in casa i migranti, in cambio di 30 euro al giorno.

Che i vescovi si occupino dell’accoglienza dei migranti è normale, fa parte del messaggio evangelico. Lo ribadisce il Papa in ogni occasione. E non solo si adoperano per l’accoglienza, ma sembra che gioiscano nel vedere l’Italia invasa da stranieri disperati perché, come dicono Kyenge, Boldrini ed i buonisti e terzomondisti militanti “Gli immigrati sono una risorsa“.  Lo ha detto di recente anche l’arcivescovo di Cagliari. La Sardegna, secondo i dati Istat, è una delle regioni più povere d’Italia, le province di Carbonia Iglesias e Medio Campidano sono le più povere d’Italia e quelle con la  più bassa qualità della vita, ma diamo il benvenuto ai migranti (che assistiamo a nostre spese) perché “sono una risorsa“, dice il vescovo. Forse la gente non aveva ancora capito perché siano una risorsa. Ora cominciano a capirlo. Sono una preziosa risorsa per tutte le associazioni, cooperative e privati che si occupano dell’accoglienza. Ed ora a questa schiera di “accoglientisti” di Stato (sempre a spese nostre), si aggiungono anche i semplici cittadini.

Sembra proprio che dopo l’invito del Papa l’accoglienza dei migranti sia diventato un ordine di scuderia per la Chiesa. I vescovi sono schierati in prima fila nel sostenere questa campagna terzomondista. Lo scorso anno, durante la cerimonia pasquale della domenica delle palme, l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, disse che “Gli stranieri rappresentano il futuro di Milano“. E’ curioso notare che tutti coloro che scendevano in piazza per contestare le ingerenze del Vaticano,  rivendicando la laicità dello Stato, siano misteriosamente scomparsi. Anche l’accoglienza o meno dei migranti, che è a carico degli italiani, riguarda l’Italia ed il Vaticano e la Chiesa non dovrebbero interferire, né suggerire soluzioni (specie se paghiamo noi). E allora, come mai in questo caso nessuno protesta? Misteri del laicismo italico che funziona a piacere, secondo la convenienza (come quasi tutto in Italia).

Eppure proprio i vescovi che, attraverso la caritas, si occupano dell’assistenza dei poveri, sanno benissimo che la situazione è drammatica, al limite del collasso. A causa anche della crisi economica, i poveri sono in costante aumento e la stessa Caritas, nonostante aiuti pubblici e privati, fa sempre più fatica ad assicurare l’assistenza ai poveri.  Ma allora come è possibile che non si capisca che accogliere centinaia di migliaia di immigrati rischia di far saltare l’equilibrio della solidarietà e dell’assistenza, semplicemente perché non abbiamo le risorse necessarie per farlo?  Chi dovrebbe pagare le spese di questa accoglienza? Ovvio, gli italiani. Quelli che fanno fatica a campare, che non arrivano a fine mese, che sono al limite della sopravvivenza e vanno a mangiare alla Caritas o raccolgono scarti nei cassonetti dei mercati. Ma  se già gli italiani sono alla fame, come è possibile che possano sfamare altri affamati?

Ora vorrebbero convincere gli italiani ad ospitare in casa questi disperati. Ovviamente dietro compenso. E chi paga le spese? Lo Stato, ovvio. E con quali soldi? Ovvio, i soldi che i cittadini versano con le tasse e che servono a pagare i costi ingenti dell’accoglienza; dal  pattugliamento della Marina nel Mediterraneo (solo le spese quotidiane dell’operazione Mare nostrum ammontavano a 300.000 euro al giorno), l’accoglienza in strutture pubbliche e private con un costo medio di circa 40 euro al giorno a persona per vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, sigarette, ricariche telefoniche, paghetta per le piccole spese, l’assistenza sanitaria, sindacale e legale e tutti gli oneri connessi alla gestione burocratica dell’immigrazione.

Un costo enorme che l’Italia, già in disastrose condizioni economiche, difficilmente potrà sopportare a lungo. Un costo che i media evitano accuratamente di riportare, preferendo ad ogni nuovo sbarco, evidenziare l’aspetto umanitario del salvataggio in mare. Così ci sentiamo orgogliosi di tanta bontà, generosità e solidarietà con i più sfortunati e dimentichiamo che se poi continuano ad aumentare le tasse dirette e indirette, imposte e balzelli di ogni genere, è perché oltre a pagare le spese dei parassiti di Stato e lo spreco istituzionalizzato del denaro pubblico, dobbiamo pagare “anche” le spese di accoglienza degli immigrati. E non fatevi ingannatre quando sentite Alfano o Renzi scaricare le responsabilità sull’Europa e invocare maggiori aiuti dall’Europa, perché i soldi che eventualmente ci dà l’Europa, sono sempre soldi nostri, soldi che l’Italia versa annualmente all’Unione europea, e che ci vengono restituiti solo in parte. Quando sentiamo che l’Europa versa all’Italia dei soldi, a vario titolo, ricordiamoci che non ce li stanno regalando, sono sempre soldi nostri.

Quindi il circolo vizioso è questo: i cittadini pagano le tasse allo Stato per  garantire l’accoglienza, ma poi lo Stato paga i cittadini per accogliere i migranti. Non sarebbe meglio che i migranti restassero a casa loro ed i cittadini pagassero meno tasse? Semplicistico? No, realistico. Quando dicono che il flusso migratorio non si può fermare dicono il falso. Quando dicono che i migranti sono una risorsa dicono il falso, perché sono una risorsa solo per quelle associazioni e cooperative che ci campano o per quegli albergatori che, invece che tenere l’hotel chiuso in bassa stagione o per calo delle presenze, ospitano gli immigrati e, miracolo, fanno così il tutto esaurito in tutte le stagioni. Questa non è accoglienza, non è opera umanitaria, non è solidarietà, non è messaggio evangelico, non è  nemmeno rispetto degli accordi internazionali sull’accoglienza di migranti, profughi e rifugiati politici. Non è niente di tutto questo, è follia pura. E purtroppo anche i manicomi sono chiusi. Arrangiatevi, oppure prendetevi un immigrato in casa, almeno vi fate uno stipendio.

Vedi:

Eurabia News

I sardi sono poveri

Bollettino dei migranti

Caro Papa ti scrivo (così mi distraggo un po’)

Bollettino di guerra: preziose risorse (le edificanti imprese quotidiane delle preziose risorse)

Salvini e il razzismo

Quando  si assumono forzatamente atteggiamenti e comportamenti inusuali per cercare di sembrare quello che non si è, si diventa ridicoli. Dopo decenni di propaganda buonista, terzomondista e antirazzista, la nostra società è imbevuta (apparentemente) di buoni sentimenti, di fratellanza  universale, di tolleranza, di rispetto delle diversità, di elogio della società multietnica, di accoglienza di chiunque arrivi per terra o per mare e di tutto il repertorio buonista militante. E guai ad esprimere qualche opinione divergente da quella dominante; si viene subito accusati di razzismo, intolleranza e xenofobia. Il “razzismo” ormai  spunta ad ogni angolo, in ogni occasione, in tutte le discussioni ed i dibattiti. L’accusa di razzismo è diventata l’arma vincente contro chiunque si opponga al pensiero unico dominante. Basta sollevare qualche preoccupazione sui pericoli che l’immigrazione incontrollata ed inarrestabile crea per la sicurezza dei cittadini o lamentarsi per l’eccessiva insistenza di ambulanti che quasi ti obbligano ad acquistare cianfrusaglie o pagare l’obolo per un parcheggio o per fornirti aiuto non richiesto nelle stazioni ferroviarie e scatta subito l’accusa di “razzismo”.

L’antirazzismo, assunto come principio cardine della cultura del meticciato universale,  e la conseguente necessità di adeguarsi alla nuova ideologia terzomondista, è diventato, quindi,  la formula magica che, giorno dopo giorno, ha preparato il terreno all’invasione di africani, asiatici, arabi, zingari e disperati di mezzo mondo. Dobbiamo accogliere tutti, a costo di andare a prenderli direttamente sulla costa africana, costi quel che costi, aumentarci le tasse, toglierci il pane dalla bocca, ospitarli in hotel o accoglierli in casa (vedi l’ultima proposta oscena del sindaco di Roma, Marino, che offre 900 euro a chi ospita un immigrato).

Col risultato che, per evitare di sentirsi lanciare l’ignominiosa accusa di razzismo, si finisce per assumere atteggiamenti e comportamenti contrari alle proprie idee e perfino al buon senso.  Ecco perché su stampa e televisione, è una continua passerella di personaggi della politica, della cultura, dello sport, dello spettacolo, che ogni volta che si parla di immigrati e di problemi legati all’invasione africana, si sentono in dovere di chiarire in premessa che “Non sono razzista…”. E per dimostrare che non siamo razzisti, nominiamo una congolese ministro e poi la mandiamo anche a Bruxelles a rappresentare gli italiani. Poi nominiamo Fiona May all’interno della Federazione calcio (cosa c’entra la May con il calcio? Boh!), per occuparsi di discriminazione razziale. Sempre per dimostrare che non siamo razzisti e che combattiamo qualunque tipo di discriminazione razziale, religiosa o di genere, al concorso per Miss Italia negli anni ’90, abbiamo fatto vincere una ragazza di Santo Domingo (che non era nemmeno tanto bella).

Ancora per lo stesso motivo, un personaggio ambiguo come il trans Luxuria (diventata nota molti anni fa grazie alla sua partecipazione al Maurizio Costanzo show) è stata eletta in Parlamento, poi è diventata personaggio mediatico conteso da tutti i canali TV, ed infine ha partecipato al reality L’isola dei famosi ed ha vinto. Ormai è diventata personaggio pubblico, contesa da tutti i salotti televisivi come opinionista del momento. Di recente il festival della canzone europea è stato vinto da un altro personaggio ambiguo con la barba e vestito da donna, tale Conchita, non perché fosse più bravo di altri concorrenti, ma per dimostrare che non c’è discriminazione. E per rafforzare il concetto della non discriminazione, è stata invitata a cantare al Parlamento europeo ed infine è stata ospite  d’eccezione a Sanremo.  Di questo passo, per dimostrare che non siamo razzisti e omofobi, i gay, neri, lesbo, trans, musulmani e rom, avranno un trattamento preferenziale nei rapporti sociali ed in caso di concorsi o graduatorie, gli verrà riconosciuto un punteggio maggiorato, come alle categorie protette; così, tanto per dimostrare che siamo contrari alle discriminazioni (Pare che in qualche caso questo criterio sia già in vigore).  Così ci sentiamo più sereni, abbiamo la coscienza a posto; non siamo razzisti. Razzisti no, ma un po’ ridicoli di sicuro.

Ed ecco che anche Salvini cade nella trappola e nomina, come responsabile dell’immigrazione,  il suo bel rappresentante nigeriano, così nessuno potrà più accusarlo di razzismo. Nominare un nigeriano responsabile dell’immigrazione per dimostrare che non si è razzisti è come farsi sodomizzare per dimostrare che non si è omofobi. Ma ormai in una società che ha perso tutti i riferimenti ed è in preda a delirio di comunicazione mediatica, non c’è più limite alle balzane e strampalate invenzioni dei “creativi” della politica che, abbandonate tutte le ideologie ed i principi, vive di immagine, di slogan, di apparenza. Ciò che conta non è il contenuto, ma la forma, il contenitore. Conta l’immagine mediatica. Del resto, anche quando facciamo la spesa al supermercato ci lasciamo abbindolare e suggestionare non dalla bontà dei prodotti, ma dalla bellezza della confezione e dal messaggio pubblicitario. L’apparenza è tutto. Ecco perché il boy scout fanfarone toscano in camicia bianca da gelataio ha gioco facile a spacciare per attività politica e rinnovamento  i suoi sproloqui da imbonitore da fiera paesana. E’ il trionfo dei piazzisti della politica, l’apoteosi dei moderni Dulcamara.

Oggi in televisione si vende di tutto: pentole, raccolta fondi per il terzo mondo, materassi, buonismo Doc col marchio CE, croste orribili spacciate per opere d’arte, auto blu poco usate, vasche da bagno, balle spaziali spacciate per programmi politici, attrezzi da ginnastica per gli addominali, riforme costituzionali in confezione famiglia, bastoncini di pesce, rottamatori d’occasione, pannolini,  politici usato sicuro (compresi alcuni reperti storici della prima Repubblica). Insomma, si trova di tutto. basta fare zapping e puoi trovare l’occasione del giorno “Prendi 3 paghi 2”. Attenti, però, alle contraffazioni ed alle patacche. Quando si tratta di politici, le offerte speciali sono truffaldine; sembrano di prima qualità, col marchio famoso, ma, sotto sotto, sono falsi, taroccati, di provenienza cinese, costano un sacco di soldi e sono pure tossici.