Scuse papali e ipocrisia morale

 


Scrivo spesso che “Bergoglio parla troppo, parla a vanvera e non si rende conto di quello che dice”. L’ho scritto anche due giorni fa commentando un articolo di Aloisi in cui si parla di Bergoglio che “riscopre il valore della patria”. Può sembrare una battuta, ma non lo è. Infatti, ecco la conferma. Prima chiede le prove sulle accuse di pedofilia del vescovo Barros. Poi, si rende conto dell’errore (sembrerebbe un tentativo di scagionarlo) e chiede scusa: “Il Papa chiede scusa; ho usato parole infelici“. Significa pari pari, esattamente, che “non si rende conto di quello che dice”. O meglio, se ne rende conto dopo, quando il danno è fatto. Ovvero “parla a vanvera”. Appunto, come volevasi dimostrare.

E questo è sintomo di un grave deficit della funzionalità mentale, di alterazione dello stato di coscienza e della consapevolezza, che compromette il controllo dei pensieri e delle azioni.  Cosa che chiunque ricopra incarichi pubblici ed abbia responsabilità di governo non può permettersi. Men che meno un Papa. E meno male che, parlando dei casi di pedofilia nella Chiesa, non ha risposto come fece anni fa a chi gli chiedeva un giudizio sui gay e le unioni omosessuali. Disse: “Chi sono io per giudicare?“. Che stia migliorando? No, è che ha la memoria labile e dimentica oggi quello che ha detto ieri. E’ un classico caso di pensiero in divenire che, non avendo basi certe di riferimento, si adatta al tempo, al luogo ed alle circostanze; secondo le previsioni meteo, il bollettino della neve, la percorribilità autostradale, gli ingorghi a Roncobilaccio e le stramberie terzomondiste dei cattocomunisti confusi in crisi d’identità. Ed ecco, in questo post del 2016, alcuni esempi di pensiero labile e confuso: “Papa; ci sei o ci fai?“. Vedi anche : “Il pensiero corto.

A proposito del viaggio papale in Cile. Arriva Bergoglio in Cile e scoppiano terremoti del 7° grado, disordini e attentati alle chiese, al suo passaggio tra la folla una guardia cade da cavallo, gli lanciano un giornale in testa, si bucano le gomme della Papamobile (mai accaduto prima), etc. Non sarà che Bergoglio porta anche sfiga? Del resto ha cominciato proprio male, con diversi segnali di cattivo auspicio. Ecco cosa scrivevo nel 2014. “Papa, colombe e presagi funesti”. Chi ben comincia…

Questa, invece, è una classica bergogliata, ma la fa dire al presidente della  CEI; tanto per distribuire equamente le stronzate, così sembrano meno gravi. Alludendo alle facili promesse elettorali, mons. Bassetti dice che sia “Immorale lanciare promesse che non si possono mantenere“. Giusto. più che condivisibile. Però, c’è sempre un però quando parlano politici e preti dalla morale ballerina. E talvolta, come in questo caso c’è anche una buona dose di malafede, falsità e ipocrisia. Queste dichiarazioni, mascherate da principi morali ed umanitari, sono un chiarissimo messaggio politico politicamente corretto; in pieno stile bergogliano. E’ immorale che i politici facciano promesse che non possono mantenere? Benissimo. E le promesse che fa la CEI, la Chiesa ed il Papa cosa sono? In merito all’immigrazione la CEI insiste nel voler abbattere i muri, i confini, le frontiere, ed invita a costruire ponti, aprire le porte a tutti gli immigrati, ed accogliere mezza Africa.

Ma la CEI sa bene che anche questa è una promessa che l’Italia non può mantenere perché, anche volendo, non ha i mezzi e le risorse per farlo. E allora, questa promessa non è immorale? Oppure se le “promesse che non si possono mantenere” le fa la CEI diventano di colpo morali?  Mi sa che, come dico molto spesso, questo è un altro esempio di “doppia morale“. Anche le promesse sono come i maiali di Orwell: tutte uguali, ma alcune sono più uguali di altre. Sono promesse ballerine, variabili, elastiche, da interpretare secondo le circostanze e la morale del momento; come quelle di vescovi e cardinali. Vergognatevi.

Toilet day

Ci mancava solo la “Giornata della merda“. Le hanno inventate tutte, questa è l’ultima: la “Giornata mondiale dei cessi”. Così, dopo averci chiesto soldi e donazioni per costruire ospedali, scuole, ambulatori, pozzi per l’acqua e per combattere la fame, adesso nascerà qualche nuova Onlus, associazione umanitaria o organismo ONU, che ci chiederà soldi per costruire cessi nel terzo mondo.

La notizia del giorno è questa: “Il Ghana in emergenza nazionale: i cittadini defecano all’aperto“. Ora si spiega la vera ragione del  flusso migratorio. Non è vero che i migranti africani vengono da noi perché scappano dalla fame e dalla guerra; scappano dalla puzza. Ed ecco che, immancabilmente, interviene l’ONU a lanciare l’allarme e promuovere nuove campagne di aiuti al terzo mondo al grido di “Più cessi per tutti“. Però, visto che ormai gli africani si stanno trasferendo in Europa, perché fare i cessi in Africa? Facciamoli in casa nostra; cesso più, cesso meno, non cambia. Tanto le nostre città sono invase da gente che è abituata a vivere nella savana e defecare all’aperto. La cronaca riporta quasi quotidianamente (a Roma è la normalità) notizie di africani che fanno i bisogni nei parchi, in strada, in piazza, nelle stazioni, si lavano nelle fontane pubbliche e fanno sesso dove capita, come i cani. E non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci accusano di xenofobia e razzismo. E nemmeno chiedere che questi migranti si adeguino alle nostre buone regole di convivenza sociale; sarebbe come contestare la loro cultura. Dobbiamo essere noi ad abituarci a convivere con le loro abitudini e la loro cultura (Dice la Boldrini che dovremmo prendere esempio da loro “Lo stile di vita dei migranti sia il nostro“). Allora, grazie alle tradizionali usanze africane, alle quali dovremo adeguarci velocemente, secondo l’invito e l’auspicio della più alte cariche dello Stato, anche noi cominceremo a defecare dove capita e finiremo con la merda fino al collo.  E, come diceva la battuta finale di una vecchia barzelletta “Non fate l’onda…”.

La verità scomoda

Spagna e terrorismo islamico: le radici. Nel 2004 Oriana Fallacci nel suo “La forza della ragione” parlava del pericolo dell’islamizzazione dell’Europa e ne spiegava i motivi analizzando fatti e personaggi che dimostravano che quel processo era già in corso da tempo nell’indifferenza, o la connivenza, del potere politico e religioso, con precisi riferimenti alla situazione nei diversi paesi europei. Di quel libro ieri il Giornale ha pubblicato un breve passo molto significativo e che non ha bisogno di ulteriori commenti: Fallaci si spiega benissimo da sola (almeno per chi voglia capire e non abbia la mente obnubilata da folli ideologie terzomondiste).

Da Karl Marx a Maometto: la diabolica alleanza spagnola tra sinistra e fondamentalisti.

Ma, soprattutto, il discorso vale per la Spagna. Quella Spagna dove da Barcellona a Madrid, da San Sebastian a Valladolid, da Alicante a Jerez de la Frontera, trovi i terroristi meglio addestrati del continente. (Non a caso nel luglio del 2001, cioè prima di stabilirsi a Miami, il neodottore in architettura Mohammed Atta vi si fermò per visitare un compagno detenuto nel carcere di Tarragona ed esperto in esplosivi). E dove da Malaga a Gibilterra, da Cadice a Siviglia, da Cordova a Granada, i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo hanno comprato le terre più belle della regione. Qui finanziano la propaganda e il proselitismo, premiano con seimila dollari a testa le convertite che partoriscono un maschio, regalano mille dollari alle ragazze e alle bambine che portano lo hijab. Quella Spagna dove quasi tutti gli spagnoli credono ancora al mito dell’Età d’Oro dell’Andalusia, e all’Andalusia moresca guardano come a un Paradiso Perduto. Quella Spagna dove esiste un movimento politico che si chiama «Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» e dove nello storico quartiere di Albaicin, a pochi metri dal convento nel quale vivono le monache di clausura devote a san Tommaso, l’anno scorso s’è inaugurata la Grande Moschea di Granada con annesso Centro Islamico. Evento reso possibile dall’Atto d’Intesa che nel 1992 il socialista Felipe González firmò per garantire ai mussulmani di Spagna il pieno riconoscimento giuridico. Nonché materializzato grazie ai miliardi versati dalla Libia, dalla Malesia, dall’Arabia Saudita, dal Brunei, e dallo scandalosamente ricco sultano di Sharjah il cui figlio aprì la cerimonia dicendo: «Sono qui con l’emozione di chi torna nella propria patria». Sicché i convertiti spagnoli (nella sola Granada sono duemila) risposero con le parole: «Stiamo ritrovando le nostre radici»

Forse perché otto secoli di giogo mussulmano si digeriscono male e troppi spagnoli il Corano ce l’hanno ancora nel sangue, la Spagna è il paese europeo nel quale il processo di islamizzazione avviene con maggiore spontaneità. È anche il paese nel quale quel processo dura da maggior tempo. Come spiega il geopolitico francese Alexandre Del Valle che sull’offensiva islamica e sul totalitarismo islamico ha scritto libri fondamentali (e naturalmente vituperati insultati denigrati dai Politically Correct) l’«Associazione per il Ritorno dell’Andalusia all’Islam» nacque a Cordova ben trent’anni fa. E a fondarla non furono i figli di Allah. Furono spagnoli dell’Estrema Sinistra che delusi dall’imborghesimento del proletariato e quindi smaniosi di darsi ad altre mistiche ebbrezze avevan scoperto il Dio del Corano cioè erano passati da Karl Marx a Maometto. Subito i nababbi marocchini e i reali sauditi e gli emiri del Golfo si precipitarono a benedirli coi soldi, e l’associazione fiorì. Si arricchì di apostati che venivano da Barcellona, da Guadalajara, da Valladolid, da Ciudad Real, da León, ma anche dall’Inghilterra. Anche dalla Svezia, anche dalla Danimarca. Anche dall’Italia. Anche dalla Germania. Anche dall’America. Senza che il governo intervenisse. E senza che la Chiesa cattolica si allarmasse. Nel 1979, in nome dell’ecumenismo, il vescovo di Cordova gli permise addirittura di celebrare la Festa del Sacrificio (quella durante la quale gli agnelli si sgozzano a fiumi) nell’interno della cattedrale. «Siamo-tutti-fratelli.» La concessione causò qualche problema. Crocifissi sloggiati, Madonne rovesciate, frattaglie d’agnello buttate nelle acquasantiere. Così l’anno dopo il vescovo li mandò a Siviglia. Ma qui capitarono proprio nel corso della Settimana Santa, e Gesù! Se esiste al mondo una cosa più sgomentevole della Festa del Sacrificio, questa è proprio la Settimana Santa di Siviglia. Le sue campane a morto, le sue lugubri processioni. Le sue macabre Vie Crucis, i suoi nazarenos che si flagellano. I suoi incappucciati che avanzano rullando il tamburo Gridando «Viva l’Andalusia mussulmana, abbasso Torquemada, Allah vincerà» i neofratelli in Maometto si gettarono sugli ex fratelli in Cristo, e giù botte. Risultato, dovettero sloggiare anche da Siviglia. Si trasferirono a Granada dove si installarono nello storico quartiere di Albaicin, ed eccoci al punto.

Perché, malgrado l’ingenuo anticlericalismo esploso durante il corteo della Settimana Santa, non si trattava di tipi ingenui. A Granada avrebbero creato una realtà simile a quella che in quegli anni fagocitava Beirut e che ora sta fagocitando tante città francesi, inglesi, tedesche, italiane, olandesi, svedesi, danesi. Ergo, oggi il quartiere di Albaicin è in ogni senso uno Stato dentro lo Stato. Un feudo islamico che vive con le sue leggi, le sue istituzioni. Il suo ospedale, il suo cimitero. Il suo mattatoio, il suo giornale «La Hora del Islam». Le sue case editrici, le sue biblioteche, le sue scuole. (Scuole che insegnano esclusivamente a memorizzare il Corano). I suoi negozi, i suoi mercati. Le sue botteghe artigiane, le sue banche. E perfino la sua valuta, visto che lì si compra e si vende con le monete d’oro e d’argento coniate sul modello dei dirham in uso al tempo di Boabdil signore dell’antica Granada. (Monete coniate in una zecca di calle San Gregorio che per le solite ragioni di ordine pubblico il Ministero delle Finanze spagnolo finge di ignorare). E da tutto ciò nasce l’interrogativo nel quale mi dilanio da oltre due anni: ma com’è che siamo arrivati a questo?!? (Oriana Fallaci)

 

Immigrazione: hanno la faccia come il…

Io non c’ero e, se c’ero, dormivo“. E’ una espressione di uso comune per indicare quelle persone che creano danni, ma trovano sempre delle giustificazioni per escludere responsabilità personali. La uso spesso perché, purtroppo, gli esempi di questo malcostume in Italia abbondano, specie in politica. La questione immigrazione ne è l’ultimo chiaro esempio.

Sull’immigrazione ci hanno raccontato per anni delle bugie colossali.  Cominciarono col dire che facevano le badanti ed assistevano i nostri anziani, che facevano lavori che gli italiani non vogliono fare, che arrivano in Italia, ma solo di passaggio perché sono diretti al nord Europa. Poi col tempo aggiornarono il repertorio con  altre motivazioni;  che ne abbiamo bisogno per compensare il calo demografico, che contribuiscono al Pil, che ci pagano le pensioni, che è nostro dovere accoglierli perché scappano dalla guerra e dalla fame, che dobbiamo favorire l’integrazione e la formazione di una società multietnica, che non dobbiamo costruire muri, ma ponti,  che sono flussi migratori epocali e sono inarrestabili, e che infine, non solo non creano problemi o costituiscono un pericolo, ma sono “preziose risorse“.

Da decenni ci strapazzano le palle con queste storielle alle quali non crede più nessuno; forse nemmeno loro (ma devono fingere di crederci, altrimenti si scoprono le magagne e le falsità della propaganda). Anzi ne hanno fatto motivo di orgoglio. E chi più si prodigava per favorire l’accoglienza, il meticciato,  l’integrazione e la società multietnica, più veniva elogiato, riceveva premi e riconoscimenti, medaglie, incarichi, finanziamenti, proposto per premi e riconoscimenti internazionali, e pure per il premio Nobel per la pace (vedi Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: “Nobel per la pace a Nicolini; al via raccolta firme“).

Ora, dopo la batosta tremenda alle amministrative, hanno capito che la gente sta aprendo gli occhi, comincia a capire la truffa del business mascherato da operazione umanitaria, è stanca dell’accoglienza indiscriminata e dell’invasione delle città. Quindi, con la faccia da culo che si ritrovano, fanno inversione a U; come ha fatto anche Beppe Grillo con grillini al seguito, che il giorno dopo il flop alle amministrative ha capito l’aria che tira,  ha fatto repentina inversione di rotta e tuonato contro rom e immigrati: “M5S contro rom e immigrati“). Così cambiano registro, scoprono che c’è un’emergenza migranti, scaricano le proprie responsabilità sull’Europa, e sono “preoccupati per i nuovi sbarchi”. Ovvero, quando l’ipocrisia diventa anche ridicola. Buffoni.

Ma non deve sorprenderci, questa è la loro caratteristica genetica; creare danni e poi scaricare le colpe sugli avversari. La  sinistra, prima che arrivasse al potere, per decenni ha sempre seguito questa strategia; creare ed  alimentare conflitti sociali, politici e sindacali di ogni genere, per poi accusare il governo di non essere capace di risolverli; e così raccoglievano il consenso. Molti anni fa per descriverli usavo una metafora. Li immaginavo come dei piromani che appiccano gli incendi, poi urlano al pericolo per mostrarsi come salvatori della patria e criticano i pompieri perché arrivano in ritardo. Ecco, i sinistri sono così, subdoli e pericolosi; e così si comportano, come quei piromani. E non sono mai cambiati; la strategia è sempre la stessa. Ora, dopo aver favorito, contro la volontà dei cittadini, l’invasione afro/islamica, ed esserne i responsabili, ora cambiano atteggiamento e cercano di presentarsi come i salvatori della patria. Buffoni.

Ho detto spesso in passato che sarebbe arrivato il momento in cui l’invasione sarebbe stata ingestibile e tragica. In quel momento coloro che l’avevano favorita avrebbero trovato mille pretesti per giustificarsi ed escludere qualsiasi responsabilità personale, secondo il più classico “Io non c’ero e se c’ero dormivo”.  Ecco, oggi, ci stiamo arrivando. E vedrete che tutti quelli che fino a ieri affollavano i salotti televisivi difendendo l’accoglienza e cantando le lodi della società multietnica, pian piano cominceranno a cambiare tono ed atteggiamento, finché diventeranno quasi irriconoscibili.

Lo scrivevo anche un anno fa sul quotidiano locale L’Unione sarda, dopo l’ennesimo sbarco di algerini sulle coste della Sardegna (Migranti: ondata di sbarchi nel Sulcis): “Bene, bene, accogliamo anche questi, un posto in hotel lo troviamo. e magari gli portiamo anche il “pranzo solidale antifascista”. E poi lo ha detto anche Mattarella ieri che non dobbiamo ergere muri ma costruire ponti (esattamente quello che dice Papa Bergoglio: avranno lo stesso ghostwriter?). E poi, poverini, scappano dalla guerra, anche quando la guerra in Algeria non c’è; mistero. Quando scoppierà la bomba (in tutti i sensi), ormai ci siamo vicini, ricordatevi di tutte le anime belle che predicano l’accoglienza. Ricordate le facce, i nomi, le loro affermazioni, perché troveranno mille pretesti per negare ogni responsabilità; dal Capo dello Stato fino alle belle statuine che ogni giorno predicano in televisione la buona novella dell’accoglienza, le delizie della società multietnica e multiculturale, la fratellanza universale. “Io non c’ero, e se c’ero dormivo”, diranno.”.

Sono considerazioni che faccio da anni, sia su questo blog, sia  con dei commenti su alcuni quotidiani in rete; quando non vengono censurati, come succede molto spesso. L’ho scritto anche due giorni fa sul Giornale, a proposito del voltafaccia improvviso di Matteo Renzi sull’immigrazione (Migranti, Renzi “Serve numero chiuso, non possiamo accogliere tutti.”). Fino a ieri ripeteva la litania dell’Italia che salva vite umane e che generosamente accoglie chi scappa dalla guerra. Oggi si rimangia tutto e, contrordine compagni, “Non possiamo accogliere tutti“. Se questa non è una faccia da culo, cos’è?

Questo commento che riporto di seguito, per fare un esempio di quella censura alla quale ho appena accennato, l’ho dovuto inviare per 4 volte in due giorni (è quel 4 che compare all’inizio del commento), prima di vederlo pubblicato, dopo aver sostituito alcune parole (culo, palle e smerdarli) con Bip o espressioni passabili come “sbugiardare i birichini” (è da ridere, ma è proprio così). Su L’Unione sarda succede anche di peggio: sono più i commenti censurati di quelli pubblicati, oppure li pubblicano, ma tagliando parole e intere frasi stravolgendo, quindi, il significato del commento (roba da denunciarli). Ma questa storia della censura e del controllo dell’informazione meriterebbe tutto un discorso a parte.

Ecco cosa ho scritto: “Hanno capito di aver esagerato con l’accoglienza e che su questo tema perderanno molti consensi. Ed allora, con la più classica faccia da culo che si ritrovano, cominciano l’operazione della retromarcia. Ora cominceranno a inventarsi dei distinguo, a rimangiarsi e reinterpretare dichiarazioni e slogan, si ripresenteranno come anime candide che hanno sempre combattuto l’invasione e difeso l’identità nazionale. Del resto hanno fatto lo stesso con l’ideologia. Dopo aver combattuto per decenni l’America, la Nato, il capitalismo, hanno cominciato a cambiare nome al partito (PCI/PDS/DS/PD), segretari, bandiere, inni, slogan ed infine, sono diventati tutti “democratici”. Invece che Bandiera rossa cantano “Over the rainbow”, copiano gli slogan di Obama, e vanno a deporre corone di fiori sulla tomba di J. F. Kennedy. Geniali. Per sopravvivere, periodicamente cambiano pelle; come i serpenti. 

Per fare questa operazione di restyling ci vuole una bella faccia da culo, e loro ce l’hanno. Così dopo aver urlato per anni che è nostro dovere accogliere tutti, che sono preziose risorse, che assistono i nostri anziani, che ci pagano le pensioni, che fanno lavori che gli italiani non vogliono fare, che scappano dalla guerra, che anche noi siamo stati migranti, ora vanno in crisi e folgorati sulla via di Damasco…pardon, sul lungomare di Tripoli, si rimangiano tutto e parlano di “numero chiuso”. Se a destra ci fosse qualcuno che abbia un minimo di fantasia e creatività, sapete cosa farebbe? Farebbe un collage di clip video delle loro dichiarazioni fatte nei vari salotti TV in questi anni e lo manderebbe in onda ogni giorno sulle reti Mediaset. Perché non basta smentirli genericamente, bisogna “sbugiardare i birichini” con le loro stesse dichiarazioni. Ma non lo faranno, perché non hanno né fantasia, né creatività; e nemmeno le palle.

Il grosso errore che si commette da sempre è quello di pensare che i socialcomunisti (e tutte le variazioni sul tema; compresa l’ultima che ha prodotto quell’ibrido immondo dei cattocomunisti), siano persone normali e trattarli come tali. Ma non sono normali. La loro non è ideologia, è una forma di psicopatologia che non è di competenza della politica, ma della medicina, e andrebbe trattata in strutture ospedaliere specializzate. Ecco perché ripeto da sempre che con questa gente è inutile cercare di dialogare: “Mai discutere con i matti e i comunisti: si perde tempo, si sprecano energie e si mette a rischio la salute”.   

Sulla questione immigrazione, integrazione, islam, società multietnica, annessi e connessi, ho scritto molti post. Alcuni sono segnalati nella colonna a destra in basso nella sezione “Immigrati, integrazione, islam“. Bastava avere uno sguardo attento e non essere condizionati da pregiudizi ideologici per capire i pericoli di una apertura senza controllo ai flussi migratori e la scellerata ideologia terzomondista che persegue la creazione di una società multietnica e multiculturale, con la conseguenza di una completa destabilizzazione sociale, politica, economica, morale della società occidentale. Lo scrivo fin dal 2003, da quando ho aperto questo blog. Sono passati 14 anni e sembra che ancora non vogliamo renderci conto del disastro causato da una scellerata politica di sinistra che bada più all’ideologia che alla realtà. E se non combaciano, invece di cambiare l’ideologia sbagliata cercano disperatamente di modificare la realtà per adattarla all’ideologia. Da pazzi; o da criminali.

Ma evidentemente la gente ha bisogno di tempo per capire i pericoli, deve sbatterci il muso, altrimenti non se ne rende conto. Lo capiscono solo quando la situazione è tragica ed irreparabile.  E’ esattamente quello che sta succedendo all’Italia, ed all’Europa, che solo adesso cominciano a rendersi conto che l’apertura incontrollata all’immigrazione ci sta portando ad una situazione ingestibile e che, se non fermata drasticamente, comporterà gravissime conseguenze. Siamo di fronte ad uno splendido esempio di quello che viene chiamato il “senno di poi”, quello del quale “son piene le fosse”. E tutto perché, evidentemente, siamo governati da imbecilli, oppure da traditori e criminali che perseguono un fine preciso: la criminale disgregazione della civiltà occidentale.

Oche buoniste

L’immigrazione è un business, l’accoglienza una truffa. L’hanno capito tutti, ma siccome in molti ci campano non bisogna dirlo, si toccano troppi interessi. Hanno scoperto perfino che certe Ong vanno oltre i loro compiti e, in pratica, sarebbero d’accordo con gli scafisti. Oltre all’inchiesta del procuratore Zuccaro di Catania (quella che ha fatto scalpore e suscitato polemiche) sono in corso diverse inchieste della magistratura per accertare connivenze fra chi gestisce il traffico di migranti, Ong e mafia. Sinceramente qualche dubbio lo abbiamo sempre avuto che questa operazione di taxi di mare Libia-Italia, non fosse proprio dettata solo da spirito umanitario.

Lo sanno tutti che è un business sul quale speculano in tanti. Lo disse chiaro Buzzi, il patron delle Coop implicato nell’inchiesta “Mafia Capitale”: “Si guadagna più con i rom e gli immigrati che con la droga“, disse. Eppure, nonostante sia chiaro a tutti, si continua a sminuire l’aspetto truffaldino dell’accoglienza mascherata da operazione umanitaria. Si continuano a raccontare balle colossali per giustificare l’invasione e, soprattutto, guai a tirare in ballo le Ong, perché il settore del volontariato, dell’associazionismo umanitario, del terzomondismo, è un tabù intoccabile, come la Croce rossa o la Caritas.

Il fatto è che, secondo il pensiero unico politicamente corretto imposto dai media, questi organismi citati sono i “Buoni”; quelli che sollevano dubbi sulla loro bontà sono “Cattivi”.  Ecco perché il solo sospetto che le Ong che fanno servizio taxi andando a recuperare i migranti nelle acque libiche, non lo facciano solo per scopi umanitari, ma anche per interesse economico, ha sollevato un polverone. Quello è un argomento che non si deve nemmeno accennare. Le Ong, e tutte le associazioni umanitarie, sono “Buone” per definizione. Anche se non è propriamente così; ed anzi, molte riserve si possono avanzare sulla attività di organizzazioni che nascono, crescono, si mantengono ed operano con bilanci di milioni di dollari.

Ho citato spesso un libro che chiarisce molti punti oscuri di questo settore, con nomi, numeri e fatti circostanziati, che riguardano migliaia di Ong, Onlus, e organismi vari: “L’industria della carità”, di Valentina Furlanetto. Bisognerebbe leggerlo, se si vuole avere un’idea di cosa si nasconde dietro la facciata buonista delle varie iniziative a favore del terzo mondo. Ecco cosa scrive l’autrice nell’introduzione: “Perché anch’io, che avevo un ben radicato pregiudizio positivo, alla fine mi sono chiesta: che cosa differenzia il Non profit dal profit, una Ong o una Onlus da un’azienda o un’attività commerciale? Ormai molto poco.”.

Eppure, sospettare che esista un qualche motivo di carattere più economico che umanitario che anima certe ong è quasi una bestemmia, un sacrilegio. Tanto che nessuno si permette di mettere in dubbio che andare ad imbarcare i migranti fin nelle acque libiche e portarli in Italia, ospitarli e pagarne le spese di soggiorno sia proprio un nostro preciso dovere. In pratica stiamo favorendo l’invasione afroasiatica  e lo facciamo anche a spese nostre. Il massimo dell’incoscienza e dell’autolesionismo. Ma il pensiero politicamente corretto è ormai così penetrato nei media che nessuno osa contraddirlo. E chi lo fa viene iscritto subito nella categoria dei “Cattivi”, xenofobi, razzisti, fascisti e populisti. Così, quelli che dovrebbero rappresentare i cittadini, difenderli, metterli in guardia contro il pericolo dell’invasione (politici, media, intellettuali) sono proprio quelli che ogni giorno, su stampa, TV e web, sbraitano e ci impongono il verbo terzomondista, l’inevitabilità del meticciato e  preparano la società multietnica e multiculturale (e su questo progetto ricavano lauti guadagni). Mi ricorda un  vecchio post del 2009.

 “Le oche buoniste” (2009)

oche buoniste

Narra la leggenda che Roma fu salvata dalle oche. Intorno al 400 A.C. le orde barbariche dei Galli, guidati da Brenno, invasero l’Italia, arrivando alle porte di Roma e cinsero d’assedio la città.  I pochi romani rimasti, insieme ad un piccolo esercito, si asserragliarono sul colle capitolino. Si dice che durante la notte i Galli tentarono di entrare in Campidoglio, ma le oche, avvertita la loro presenza, fecero grande strepito e, starnazzando, svegliarono le guardie che poterono così respingere gli invasori. Altri tempi. Ed altre oche!

Oggi assistiamo ad una vera e propria invasione. Già, perché se vogliamo capirci, bisogna cominciare a chiamare le cose col loro nome. Ora, finché si tratta di accogliere pochi esuli perseguitati per motivi politici o religiosi, passi. Che si voglia accogliere anche qualche centinaio o migliaio di persone che scappano dai loro paesi e che cercano lavoro, passi pure. Ma se si tratta di un flusso continuo, ininterrotto, senza controllo, di milioni di persone che arrivano in Italia, senza arte, né parte, e finiscono necessariamente per accrescere la delinquenza comune e la malavita organizzata, allora non si tratta più di accoglienza: questa è una vera e propria “invasione“.

Allora, memori delle antiche leggende, si potrebbe pensare che anche oggi qualcuno ci avverta del pericolo. Magari delle oche moderne che, starnazzando sui media, ci mettano in guardia e ci consentano di respingere gli invasori. Invece no. Stranamente le oche moderne fanno a gara nel rassicurarci, nel convincerci che, in fondo, sono un bene, che non c’è nessun pericolo. Anzi, sono per noi una ricchezza e dobbiamo diventare una società multietnica e multiculturale, perché…perché lo dicono loro. Insomma, le oche moderne non solo non starnazzano per avvertirci del pericolo, ma ci tengono buoni e, nottetempo, aprono le porte della città agli invasori. Sono diventate oche buoniste.

oche campidoglio

Che tempi, signora mia, non ci sono più le oche di una volta!

Migranti turisti

Vale più un’immagine di mille parole. Ormai lamentarsi dell’invasione africana non serve; fiato sprecato. Chi vuole capire ha già capito; chi ci specula, invece, fa orecchie da mercante. Allora, come dico spesso, è inutile discutere con chi fa come le tre scimmiette, si perde tempo, si sprecano energie e, a lungo andare, si mette a rischio la salute. Ma questa notizietta appena letta sul quotidiano locale L’Unione sarda on line non so come definirla, è l’ultima perla della serie “immigrati preziose risorse“: “Cabras, il Natale felice dei migranti,. Nessuno aveva mai assaggiato il panettone“. Leggetelo, sono poche righe, ma soprattutto guardate dove vengono alloggiati questi migranti.

Commovente, vero? Ci fa piacere che apprezzino il panettone. Speriamo che per Capodanno gli offrano, oltre all’immancabile cotechino (non ai musulmani; lo trovano indigesto) e lenticchie, un ricco menu a base di pesce e frutti di mare (trovandosi a Cabras sono nel posto ideale per gustare le specialità sarde  a base di pesce: i muggini li hanno già assaggiati a Natale). In verità non c’è niente di cui sorprenderci. Chiuso un centro di accoglienza di Elmas ed altre strutture pubbliche, sistemarli in hotel è quasi normale. Diversi sono gli hotel che ospitano immigrati, sia a Cagliari che in altri centri dell’isola. Vista la carenza di ospiti gli albergatori hanno trovato il mondo di riempire le stanze (e la cassa) con i nuovi turisti: quelli che arrivano già abbronzati, così non devono nemmeno usare creme particolari per difendersi dal sole. Siete curiosi di sapere qualcosa di più sull’Hotel e sulle opportunità offerte dal territorio? Guardate qui: “Hotel Summertime“.

Dice l’articolo che sono tutti giovanissimi, dai 20 ai 30 anni e, ovviamente, scappano dalla guerra e dalle torture, senza specificare quale; anche se questi baldi giovanotti a tutto fanno pensare meno che a vittime di torture. Stranamente tutti quelli che arrivano scappano dalla guerra e dalla fame. Anche quando non ci sono né guerre, né fame, né torture, come è il caso di un migliaio  di algerini arrivati in Sardegna quest’anno (arrivano su barchini di 5 metri; sono migranti fai da te) e che, come i nigeriani, non avrebbero diritto al riconoscimento dello stato di  profughi. Ma chissà perché sono ancora ospitati nei vari centri (a spese nostre, s’intende). Da tempo sia sui quotidiani, sia sul TG3 regionale si fanno quasi quotidianamente servizi sui migranti che vengono presentati sempre come un fatto positivo (sono “preziose risorse“), dando ampio spazio alle iniziative a loro favore: corsi di lingua, di informatica, si organizzano tornei di calcio per loro, si coinvolgono in esperienze teatrali, si organizzano pranzi solidali e raccolta fondi a loro favore (come se non bastasse assicurargli vitto, alloggio, assistenza sanitaria e legale, Wi-Fi, paghetta settimanale, sigarette, biancheria, abbigliamento e, nel caso la richiesta di  accoglienza non fosse riconosciuta gli paghiamo anche le spese legali del ricorso). Ma siccome, poverini, scappano dalle guerre immaginarie, raccolgono fondi per comprargli anche le biciclette (vedi “Natale solidale“). Così si tengono in forma.

Tutto questo mentre le fabbriche chiudono, aumenta la disoccupazione e la povertà assoluta, aumenta il numero delle persone che vanno a mangiare alla Caritas ed abbiamo il primato di avere le due province più povere d’Italia (Carbonia- Iglesias e Medio campidano). Però ospitiamo a spese nostre gli africani in hotel 3 stelle in amene località turistiche. Questa non è accoglienza, non è opera umanitaria, non è messaggio evangelico, come dice Bergoglio, non è nemmeno dovere di accogliere profughi e rifugiati perché, come ha certificato l’Unione europea, l’80% di questi migranti non viene da paesi in guerra e non ha diritto di asilo. Questa è idiozia pura. Perché se questa non è idiozia ditemi voi cos’è.

Raramente si parla degli aspetti negativi o di episodi di criminalità che avvengono quotidianamente.  Finiscono in cronaca solo in casi particolarmente eclatanti, come l’arresto, avvenuto di recente, di 13 algerini accusati di vari reati: scippi, furti, rapine, violenze sessuali. La cosa ridicola è che questi algerini, come tutti gli altri connazionali presenti in Sardegna, non avendo diritto all’accoglienza ricevono un decreto di espulsione, ma restano in città. Chiedetevi come mai sono ancora in libera circolazione a Cagliari. Mai che facciano un servizio serio chiedendo l’opinione della gente comune sull’accoglienza e l’immigrazione. Al massimo intervistano il vescovo, il responsabile della Caritas o i rappresentanti della comunità musulmana i quali, ovviamente, sono a favore dell’accoglienza e ogni volta che arriva un nuovo carico di migranti festeggiano. Questa è l’informazione che chiamano indipendente: silenzio assoluto sulla protesta dei sardi.  Inutile anche lasciare commenti, se non sono in linea col pensiero unico politicamente corretto non passano, li censurano. Alla faccia dei quotidiani liberi e indipendenti e della libertà di espressione. Tanto per chiarire, oggi su sette commenti inviati su diverse notizie ne hanno pubblicato uno, il più innocuo. Bella media, vero? Perfetta applicazione della peggiore censura di regime. Al loro confronto i fascisti erano dilettanti.

Tramonti moderni con barcone

Il tramonto è uno dei soggetti più ricorrenti nella storia dell’arte; ed anche uno dei più suggestivi. Quasi tutti i pittori lo hanno trattato con diversi stili e diverse inquadrature, ma sempre con grande partecipazione emotiva. Dal celebre tramonto di Giorgione al Tramonto al Montmajour di Van Gogh, scoperto recentemente. Dall’atmosfera quieta, raccolta e quasi mistica del tramonto in cui si inquadra l’Angelus (o Preghiera della sera) di Jean Francois Millet  a quello inquietante che fa da sfondo al celebre Urlo di Edvard Munch. Scene che rappresentano momenti di vita visti sullo sfondo di uno degli spettacoli più affascinanti della natura, il tramonto del sole. Poi il tempo passa, i tramonti più o meno sono sempre gli stessi, belli e coinvolgenti, ma cambiano gli scenari. Questa sotto, per esempio, è una buona rilettura moderna del tramonto sul mare. Non più paesaggi naturali o contadini in preghiera, ma un barcone di migranti in mare verso la terra promessa, l’Europa. Potremmo intitolare l’opera “Tramonto con migranti“.

In realtà,  il flusso inarrestabile di migranti africani, arabi, asiatici, in gran parte musulmani, avrà sull’Europa effetti e conseguenze devastanti per la nostra cultura, l’economia, la sicurezza, la stabilità politica e sociale, usi e costumi, tradizioni e morale; il nostro vecchio mondo sarà completamente stravolto dall’arrivo di migranti con cultura, religione, tradizioni, abitudini, completamente diverse che mai riusciranno ad integrarsi col nostro mondo. L’integrazione è fallita dappertutto, come hanno dovuto constatare, in ritardo ed a loro spese,  paesi europei che prima di noi hanno accolto grandi flussi migratori provenienti soprattutto da territori coloniali. Ecco perché ora stanno cercando di rimediare, tardi e male, chiudendo le frontiere, innalzando muri, schierando l’esercito, bloccando i confini con lunghe recinzioni di filo spinato, o adottando misure restrittive sugli ingressi.

Gli unici che non l’hanno ancora capito, o fingono di non capire per qualche strano motivo, sono le anime belle d’Italia: non solo non chiudiamo le frontiere, ma facciamo di tutto per favorire e incentivare l’arrivo di migliaia di immigrati, considerandoli preziose risorse,  schierando le navi della Marina per andare a prenderli direttamente alla partenza dalla costa libica, e stendendo il tappeto rosso all’arrivo, con benedizione papale. I primi segnali di questo lento, ma progressivo degrado sono evidentissimi; basta leggere la cronaca quotidiana. Ed i nostri governanti, in preda a una ideologia terzomondista ipocrita e cieca e ad un malinteso senso di fratellanza universale a metà strada fra Vangelo e marxismo, che non vede le possibili conseguenze in prospettiva,  non riescono a fermare l’invasione per incapacità, o meglio, forse non vogliono fermarla per precisa volontà di perseguire un fine il cui senso sfugge ai cittadini, impossibilitati a reagire, protestare o opporsi a questa scellerata imposizione forzata dell’accoglienza. Ecco perché questa immagine va letta non per quello che appare, ma per quello che rappresenta in prospettiva futura. Più che tramonto con migranti, o tramonto sul mare, più verosimilmente, potremmo chiamarla,  “Tramonto della civiltà occidentale“. Amen.

Migranti, foto e tarocchi

Le bufale in rete si sprecano. Sono così tante che quasi non fanno più notizia. Pochi giorni fa abbiamo appreso che il premio Pulitzer 2016 per la fotografia è stato vinto dall’agenzia Reuters e dal New York Times per  un servizio fotografico sui migranti che tentano di attraversare l’Europa.  Una  delle foto mostra un uomo ed una donna con un bambino tra le braccia, a terra sui binari di una stazione di confine in Ungheria, e dei poliziotti a lato che sembrano minacciarli con dei manganelli. Questo si lasciava intendere; che l’uomo cercasse di proteggere la donna a terra dalla violenza dei poliziotti. Ottima foto che serve a provocare sdegno e denuncia nei confronti di chi, con la violenza, cerca di impedire ai profughi “che scappano dalla guerra e dalla fame” di giungere in Europa. Poi, pochi giorni fa ecco la sorpresa.

La foto è vera, ma il messaggio che si lascia intendere è falso (La foto taroccata che vince il Pulitzer). Infatti non sono i poliziotti ad aver buttato a terra la donna, ma è stato lo stesso uomo a farlo. Lo si scopre grazie ad un video pubblicato da Euronews (Guarda qui il video) nel quale si vede l’uomo che scaraventa a terra la donna, gettandosi poi addosso e rischiando di far male a lei ed al bambino; i poliziotti intervengono per fermarlo. Non è la prima volta che si usano immagini tagliate, modificate o false per sostenere tesi di comodo. Oggi questa è l’informazione; un unico, grande, globale taroccamento.

Passano due giorni ed ecco un’altra scoperta. Questa volta ad opera del COISP, sindacato di polizia, che su Twitter pubblica un’altra foto che da tempo circola in rete e che fa discutere.  Anche in questo caso la foto è vera, ma il messaggio che se ne ricava lascia molti dubbi sull’attendibilità di questi servizi e sulla buona fede di chi li usa strumentalmente (Sui migranti ci prendono in giro).

 

La foto sembrerebbe, a prima vista, riprendere una scena già vista spesso; dei naufraghi che indossano i giubbini salvagente, in attesa di essere imbarcati sulle navi che li hanno soccorsi. Sarà così?. Ma allora quell’uomo in alto a destra nella foto perché sta in piedi sull’acqua e sembra toccare il fondo? Più che legittima la risposta prospettata: o quell’uomo è alto 7 metri e, quindi, tocca il fondo, oppure galleggia naturalmente sull’acqua per qualche miracoloso evento, oppure…oppure quella foto è stata scattata praticamente quasi a riva e quelli che usano queste foto per intenerire il cuore delle anime belle nostrane a favore dell’accoglienza degli immigrati ci prendono per il culo. Secondo me è buona la terza.

Niente di nuovo e sconvolgente. Che le foto che circolano sui media molto spesso siano taroccate lo sappiamo da tempo. Fin da quando si scoprì, dieci anni fa, che l’agenzia Reuters taroccava con Photoshop le foto del conflitto israelo-libanese per ingigantire gli effetti dei bombardamenti che non rispettavano nemmeno le scuole e gli asili, e dimostrare quanto fossero “cattivoni” gli israeliani che sparavano ai poveri Hezbollah che erano buoni, pacifici, disarmati e indifesi. Poi si scoprì che i polveroni e le nuvole di fumo che uscivano da quelle scuole non erano effetto delle bombe israeliane, ma erano causati dagli stessi hezbollah che si rifugiavano proprio nelle scuole che usavano come deposito di armi e da dove sparavano missili. Ma questo Reuters non lo mostrava. E, guarda caso, anche questa foto che ha vinto il Pulitzer 2016 è della Reuters. Sarà un caso? Eccheccasoooo…direbbe Greggio. Non è la prima volta che riporto notizie di taroccamenti mediatici, di bufale e di manipolazione delle notizie. Ma c’è ancora qualcuno che crede a quello che si vede e si legge sui  giornali, in rete, sui social network, in televisione, nei telegiornali di regime  omologati al pensiero unico?

Vedi

Bufale di giornata (2014)

E questa la chiamano informazione (2006)

Osservatori ONU e il guardiano della mucca. (2006)

Cosa osservano gli osservatori? (2006)

L’informazione “fai da te” (2006)

La pace impossibile (2006)

Vertice UE (e anche questa è fatta) (2006)

Tutto secondo copione (2006)

RAI: di tutto, di più…di peggio (2006)

Quiz libanese e “Leoton mission show” (2006)

Prodi ha una missione storica: andare a quel paese… (2006)

Stampa e amnesie (2006)

Dall’orgoglio alla vergogna il passo è breve (2006)

Passeggiate libanesi (2008)

L’equivicinanza secondo D’Alemhamas (2006)

D’Alema è preoccupato: gli altri, invece, sono incazzati (2006)

Amenità libanesi (2008)

Orgoglio e vergogna (2008)

Gaza vista dall’Ansa (2009)

Taroc News from Gaza (2011)

Il trucco c’è, e si vede (2013)

Papa e migranti

Ecco la bergogliata del giorno sui migranti: “Vi abbiamo trattati come un peso, un problema, un costo, siete invece un dono.”. Un dono un po’ “costoso“, verrebbe da aggiungere. Ma tanto, che gli frega; mica paga lui, pagano gli italiani.

Siamo di fronte ad una vera invasione di afroislamici che sta creando seri problemi all’Europa e sta mettendo a rischio la sicurezza dei cittadini e la stabilità politica ed economica dell’Unione europea. Tanto che si comincia ad erigere muri, reticolati, schierare l’esercito, chiudere le frontiere, rivedere gli accordi sulla libera circolazione, stabilire quote di accoglienza,  e prendere tutte le iniziative possibili per cercare di arginare il flusso migratorio. Perfino la Svizzera, il che è tutto dire, minaccia di schierare i carri armati alla frontiera per evitare l’ingresso di migranti (Svizzera: carri armati al confine con l’Italia). Tutti hanno capito, finalmente ed anche se in ritardo, che l’immigrazione incontrollata è una bomba che esploderà con effetti devastanti per l’occidente. E già ne stiamo pagando il conto salato con aumento della criminalità, disordini causati dalle continue proteste degli immigrati, pericolo di attentati terroristici ed elevatissimi costi economici.

Gli unici che sembrano non averlo capito e vivere fuori dal mondo sono i cattocomunisti di casa nostra: Renzi, Mattarella, Boldrini, Kyenge, gli sciacalli che sull’accoglienza dei migranti speculano incassando milioni di euro e dicono che “Sono preziose risorse“, i buonisti militanti per i quali accogliere mezza Africa è un’operazione umanitaria, ed il Papa per il quale gli immigrati “Sono un dono“, ed ogni giorno lancia appelli per l’accoglienza (a spese nostre, s’intende). Cattocomunisti e Papa sono in sintonia, pensano allo stesso modo, usano le stesse parole. O i comunisti sono stati folgorati sulla via di Damasco, come Paolo, e si sono convertiti (Bertinotti loda Comunione e Liberazione), oppure il Papa è diventato comunista (cosa che sospettiamo da tempo). Oppure sono entrambi solo molto confusi e farebbero bene a fare un periodo di ritiro spirituale, tanto per rinfrescarsi le idee.

Gli immigrati sono un dono? Ma sa quanto ci costa questo dono? Ci costa miliardi di euro che l’Italia potrebbe usare per alleviare le difficoltà degli italiani, dei pensionati al minimo, dei disoccupati, dei giovani, dei precari, per migliorare la scuola, la sanità, la sicurezza sociale, i trasporti, invece che per pagare il soggiorno dei disperati africani in hotel 3 stelle con piscina, Wi-Fi, vitto, alloggio, abbigliamento, biancheria, ricariche telefoniche, TV con antenna satellitare, assistenza sanitaria e sindacale, corsi di lingua e corsi professionali per formazione lavoro (quello che non c’è nemmeno per gli italiani). Questo significa essere completamente fuori di testa; Papa compreso. Oppure significa far parte di quella schiera di sciacalli che hanno capito, come disse Buzzi, che con gli immigrati ed i rom, si fanno più soldi che con la droga. 

Proprio tre giorni fa (Droghe papali) Bergoglio ha ricevuto la visita ufficiale di Evo Morales, presidente della Bolivia, il quale ha portato in dono tre libri sui benefici dell’uso della coca, consigliando al Papa di farne uso per difendersi dallo stress. Non sarà che Bergoglio ha seguito il consiglio e sta esagerando con l’uso “terapeutico” della coca? In ogni caso, viste le continue sciocchezze che continua a sparare a ritmo quotidiano (specie sull’accoglienza dei migranti) ho la sensazione che soffra di qualche “leggerissimo disturbo“, direbbe Fantozzi. Dovrebbe preoccuparsi per la salute e farsi vedere da uno bravo; per la sua tranquillità, ed anche per la nostra.

Terrorismo e immigrazione

Quando accadono tragedie come quella di oggi (attentati, scontri violenti, ribellioni nelle periferie, aggressioni e violenze sulle donne come quelle avvenute a Colonia), oltre ai primi resoconti fatti da stampa e TV e le prime dichiarazioni di circostanza delle autorità, le prime riflessioni a scattare sono quelle di chi teme che queste violenze possano incrementare l’odio verso gli immigrati e alimentare xenofobia e razzismo. La cronaca è cronaca, nuda e cruda, e ci racconta di 34 morti ed un centinaio di feriti: “Bombe in aeroporto e metro. Isis attacca Bruxelles“.  Le dichiarazioni delle autorità sono talmente scontate e inutili che sarebbe  meglio tacere e sorvolare. Ma non possiamo evitarle perché riempiono stampa e televisione.

Oggi l’ex lupetto boy scout Renzi, dopo una riunione urgente del Cdm, ha riferito in diretta TV, che non è il caso di dividersi o di fare sciacallaggio, è il momento di essere tutti uniti (ogni volta che si sente sotto attacco, si appella all’unità nazionale, così pensa di evitare le critiche dell’opposizione) per combattere il terrorismo e che l’Europa deve avere una strategia comune. Poi ha detto di voler parlare ai nonni che hanno lottato contro il nazismo (quello ci sta sempre bene), poi ha detto di voler parlare ai padri che hanno superato gli anni di piombo e le Brigate rosse (per evitare di chiamarle per nome, invece che Brigate rosse, ha parlato genericamente di “brigatismo”), ed infine parla a quelli della sua generazione. E cosa propone? Impegno, interventi nelle periferie dove portare non solo strutture per accogliere i migranti, ma anche maestri e progetti culturali.  Solo così, dice, si può creare una nuova generazione di immigrati che siano perfettamente integrati e così si combatte la formazione del terrorismo.  Chiude con Viva il Belgio, Viva l’Europa e Viva l’Italia. E via, il discorsetto l’abbiamo fatto, ora siamo tutti tranquilli. Questo ragazzo non è scemo, come sembra. E’ molto peggio, è convinto che siano scemi gli italiani e si bevano tutte le sue cazzate. Infatti non dice mai niente di concreto, pratico, attuabile, mai una soluzione al problema, solo parole e concetti generici e vaghi. Non dice niente, ma lo dice bene e convinto.

Ma non è il solo. La Boldrini lo segue a ruota ed in quanto a dichiarazioni fuori di testa non è seconda a nessuno. Appena pochi giorni fa ha detto che in Italia abbiamo pochi immigrati e che dovremmo accoglierne almeno altri 400.000. E vai, qualcuno offre di più? Ora cosa vai a dire ad una così. Niente, semplicemente che “dice cazzate“. Esattamente quello che ha detto Daniela Santanché pochi giorni fa intervistata a Radio 24, dove ha criticato la Boldrini per i suoi interventi e dichiarazioni non sempre in linea con il suo ruolo istituzionale. “Secondo te parla troppo la Boldrini?”, le chiede l’intervistatore. “Non è che parla troppo, dice cazzate, parla a sproposito.”, risponde Santanchè.  Ma guai a dirlo, in rete già c’era un box, con l’audio dell’intervista,  che titolava “Santanché insulta la Boldrini“. Già, perché non è la Boldrini che insulta gli italiani con le sue cazzate; l’insulto è farle notare che dice cazzate.  E’ la strana logica sinistra. Se hai la tessera PD la capisci, altrimenti no.

Oggi in Romania, davanti all’assemblea plenaria dei deputati, ha rilanciato la proposta di far entrare la Romania nell’area Schengen. Ora un’osservazione bisogna farla. La Boldrini è Presidente della Camera e, come tale, il suo compito istituzionale è quello di convocare e presiedere l’Assemblea, stabilire l’ordine dei lavori e garantire che si svolgano nel pieno rispetto delle norme. Punto. Pochi giorni fa è stata prima a Scampia, poi allo Zen di Palermo, per verificare la presenza in quei quartieri di strutture sociali. Oggi è in Romania per proporre il suo ingresso in area Schengen. I piani urbanistici delle periferie di Napoli e Palermo rientrano fra le competenze del presidente della Camera? No. E l’ingresso o meno della Romania in area Schengen è competenza della Boldrini? No. Allora cosa c’entrano col suo mandato e le sue competenze queste visite ufficiali? Nulla; ma questa gente, appena ha qualche incarico lo sfrutta al massimo, anche andando spesso e volentieri oltre le proprie competenze, per avere visibilità, coltivare la propria immagine, aggiungere nomi illustri alle sue relazioni, ed intrattenere rapporti internazionali che fanno sempre comodo. Ecco perché è sempre in giro per il mondo (ricordate i suoi viaggi in America?) e non manca di intervenire ogni giorno su tutti i temi possibili (in questo degna allieva di Napolitano), specie sull’immigrazione. Ma guai a ricordarle di non andare oltre i limiti delle competenze; sarebbe un insulto.

Ora, bisognerebbe ricordare alla nostra Boldrini in trasferta che i romeni, Schengen o non Schengen, già da parecchio scorrazzano per l’Europa.  In Italia sono già più di un milione perché, contrariamente ad altri paesi europei che al momento dell’ingresso della Romania nell’Unione europea (ma non nell’area Schengen), hanno mantenuto delle clausole di riserva sul libero transito, frenando gli ingressi, noi, grazie al lungimirante Prodi, non abbiamo attuato nessuna riserva, col risultato che, già nel giro di un anno, un milione di romeni si sono riversati come cavallette sul nostro territorio. E non erano proprio il fior fiore della cultura, dell’arte e della scienza romena; anzi. Sarà un caso, ma la maggior parte dei furti in case, appartamenti e villette, come riportano le cronache degli ultimi anni, sono opera di bande di ladri romeni specializzati proprio in furti in appartamenti. E nei casi di omicidio stradale (non azzardiamo numeri, ma la percentuale è molto alta), si tratta molto spesso di stranieri (quasi sempre romeni o rom) ubriachi o drogati, spesso entrambe le cose in combinazione risparmio. Un caso? E lei va in Romania a sostenere la libera circolazione? Bene, vada per la Romania in area Schengen. Ma poi chiediamo la Boldini in area Romania (e che ci resti), Bergoglio in Argentina, e Renzi a Rignano; insomma, a quel paese.

Invece la Mogherini, alto Commissario europeo per gli affari esteri, era in visita ufficiale ad Amman e, appena ha saputo della tragedia di Bruxelles, in lacrime ha detto “E’ un giorno molto triste per l’Europa“. Questo è tutto, basta il pensiero, andiamo oltre, linea alla regia, pubblicità. Anche il giorno che la Mogherini è stata nominata responsabile della politica estera europea è stato “un giorno molto triste“. Non abbiamo pianto, ma ci siamo toccati le palle. Invece monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, è più loquace e azzarda anche una soluzione: “Questa guerra si argina soltanto con l’integrazione“. Ecco, basta integrarsi. Peccato che i terroristi di Bruxelles, e prima ancora quelli di Parigi, e quelli che ancora verranno (perché siamo appena all’inizio), non abbiano capito questo particolare, o forse non hanno una particolare predisposizione ad integrarsi.  Pochi giorni fa il cardinale Bagnasco ha accusato i media di alimentare ansie e paure, a proposito dell’immigrazione, e di fare un’informazione ideologica, mentre si tratta di un fenomeno che “porta con sé un contributo di ricchezza per tutto il Paese e, quindi, un reciproco vantaggio.”. Già, la solita litania che i migranti sono “preziose risorse“. Lo dice anche la Kyenge. Del resto l’esempio viene dall’alto, dal Papa, che un giorno sì e l’altro pure non manca di ricordare che non bisogna erigere muri, ma ponti, che bisogna accogliere tutti, buoni e cattivi, che sono tutti fratelli, e che “E’ in atto un’invasione araba dell’Europa, ma non è per forza un male.”. Chiaro? Ci invadono, ci massacrano, ci terrorizzano, ci mettono le bombe sotto il culo, ma il Papa dice che non è un male; anzi fa molto bene alla salute.

Ora bisognerebbe chiedere alla Santanchè, come hanno fatto a proposito della Boldrini: “Il Papa parla troppo?”. E non ci sarebbe niente di strano nel  sentirsi rispondere “Non è che parla troppo, dice cazzate.”. Ma anche questo, ovvio, sarebbe considerato un grave insulto. Già perché il Papa può dire cazzate, ma se glielo fai notare è un insulto, anzi vilipendio.

Bene, dicevo all’inizio che i primi a farsi sentire sono quelli che temono che questi attentati possano incrinare l’atteggiamento di favore nei confronti degli immigrati. E corrono subito ai ripari, rilasciando dichiarazioni che invitano a non generalizzare, e soprattutto non identificare il terrorismo con gli immigrati. Tanto per cominciare precisano subito che i terroristi non sono stranieri, ma sono cittadini francesi o belgi, già di seconda o terza generazione. E già questo, a loro giudizio, chiuderebbe il discorso dell’equiparazione immigrati-terrorismo, perché non sono “immigrati”, ma sono cittadini europei. Ovviamente fanno i finti tonti, fingono di non sapere, oppure pensano che i tonti siano gli altri. Già, perché saranno anche di seconda o terza generazione, ma sempre figli di immigrati sono. E se i padri erano immigrati è da lì che bisogna partire, perché quello è il problema, quella è la radice della questione immigrazione e del fallimento dell’integrazione. Se i figli di immigrati si sentono esclusi, discriminati, emarginati, non integrati nella società, e per reazione covano odio verso l’occidente e diventano terroristi o scatenano guerriglie urbane nelle banlieue, l’origine del problema è sempre nell’immigrazione dei padri. Quindi dire che sono cittadini europei è una scusa che non regge, ma loro ci provano sempre. Come quando, parlando degli stranieri che delinquono, si accenna ai rom che rubano, scippano e praticano l’accattonaggio anche usando i bambini. C’è sempre il solito difensore d’ufficio che pensa di fare chissà quale rivelazione dicendo che molti rom non sono stranieri, sono italiani. Saranno pure italiani, ma sempre zingari sono, anzi rom, e  molti di loro delinquono. E per chi viene derubato, che il rom sia italiano o straniero non fa alcuna differenza. Chiaro?

Ecco, quindi, l’immancabile articolo di Giovanni Maria Bellu sulla Home Tiscali. Sembra che dorma, assente, ma il nostro attento osservatore si sveglia ogni volta che un fatto tragico, un atto di violenza, un attentato, compiuto da immigrati, può gettare una luce poco simpatica sul fenomeno dell’immigrazione. E trova sempre qualche spunto per rimescolare le carte, guardare il fatto sotto una luce diversa e, soprattutto, fare di tutto per evitare che la gente accomuni l’immigrazione con il pericolo di terrorismo o l’aumento della violenza e della criminalità. La sua visione del problema è sempre dalla parte dei migranti. Chissà perché. E lo sa fare bene. Qualche tempo fa, giocando con i numeri ed usandoli in maniera fantasiosa, annunciò come uno scoop che gli immigrati delinquono meno degli italiani; cosa che anche un bambino darebbe per scontato, visto che gli italiani sono 60 milioni e gli stranieri sono circa 6 milioni. Ma se consideriamo la percentuale di delinquenti fra italiani e stranieri, i numeri dicono un’altra verità; i delinquenti sono una minima parte degli italiani, ma un’alta percentuale fra gli stranieri. Del resto, se un terzo dei detenuti in carcere sono stranieri, ci sarà una ragione, o no?  Leggete questo articolo del 30 ottobre 2014 per capire di cosa sto parlando e quale sia l’affidabilità e l’onestà deontologica di Bellu e come riesca a manipolare i dati a suo uso e consumo (ma non è il solo, è una pratica molto diffusa da quelle parti): “Gli immigrati commettono meno reati degli italiani, un dossier demolisce i luoghi comuni xenofobi.”.  

E sembrava pure convinto. Del resto, è quasi un suo preciso dovere,  non per niente è presidente dell’associazione Carta di Roma, nata nel 2011 “per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti (CNOG) e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) nel giugno del 2008“.  Avete capito bene? Ordine dei giornalisti e sindacato della stampa, hanno fondato l’associazione per attuare i principi deontologici che stabiliscono come trattare il problema dell’immigrazione. Tutto quello che leggiamo sulla stampa nazionale in relazione all’immigrazione ed ai problemi collegati, viene scritto e pubblicato attenendosi a questo protocollo, stabilito dalla Carta di Roma di cui è presidente Bellu. Chiaro? Per avere un’idea dell’aria che tira nell’associazione basta vedere che, oltre ai fondatori (Ordine giornalisti e sindacato stampa) ne fanno parte le seguenti associazioni: “Arci, Acli, Amnesty Internazional Italia, Cospe, Lunaria, Cestim, A buon diritto, Asgi, Federazione chiese evangeliche italiana, Centro Astalli, Redattore Sociale, Associazione 21 luglio, Articolo 21, Il Pettirosso. Sono invitati permanenti: l’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati (UNHCR), l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (UNAR), l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)”. Praticamente sembra un’associazione a tutela dei migranti. Non c’è una sola associazione che rappresenti e tuteli i diritti dei cittadini italiani. Nessuno che si occupi e si preoccupi  dei gravi problemi causati dal flusso migratorio incontrollato e che possono generare attriti e conflitti sociali, squilibri economici, oneri insostenibili a carico dello Stato o problemi di sicurezza pubblica. Tutti si preoccupano degli immigrati, nessuno degli italiani. Buffo, vero?

E non è detto che questo “protocollo” non condizioni pesantemente l’intera informazione in Italia. E se anche lo facesse noi dovremmo apprenderlo dai media. Ma non lo sapremmo mai perché la stampa, ovviamente, non rivelerebbe mai le proprie colpe e magagne. Noi sappiamo solo ciò che vogliono che si sappia. E non è una battuta. Forse per questo la stampa nazionale appare omologata ad un pensiero unico dominante, quello che solitamente uso definire di sinistra. Ma forse adesso alla luce del “protocollo” di Roma appare chiaro che questa omologazione non è casuale e non è molto diversa dal pensiero unico della sinistra. Lo stesso Bellu viene dall’Unità dove è stato anche condirettore; sarà un caso?  Ma per fare un esempio pratico basta ricordare che Giorgia Meloni lo scorso anno ricevette una specie di censura in merito ad un’affermazione proprio sulla necessità di regolare il flusso migratorio. Ricevette una lettera con la quale le si intimava di moderare i toni sull’immigrazione. E chi era il mittente di quella lettera quasi minacciosa? Era l’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali. Guarda che combinazione, proprio una di quelle associazioni che fanno parte della Carta di Roma. Curioso, vero? Qui la notizia: “Censura di Stato sugli immigrati.”.

Non c’è bisogno di essere grandi conoscitori dell’universo delle associazioni per capire che ci troviamo di fronte ad un organismo che, in tutto e per tutto, opera chiaramente a favore dei migranti, intervenendo sulla stampa per evitare che il problema dell’immigrazione possa essere trattato in maniera non rispettosa del protocollo approvato;  suggerendo perfino il tipo di linguaggio e la terminologia da usare (pensate quanto sono sensibili), secondo quanto “suggerito” anche dalla presidente Boldrini. Ecco perché non li chiamiamo più immigrati clandestini, ma solo genericamente migranti. Anche se Boldrini suggerisce che sarebbe ancora più corretto chiamarli rifugiati o richiedenti asilo. Sembra lo stesso, ma non lo è; e loro sanno bene che anche queste differenze linguistiche hanno il loro peso. Si comincia col chiamare le cose con un altro nome e piano piano quella cosa cambia completamente di significato. E’ un trucco semantico subdolo che gli addetti ai lavori conoscono molto bene. Come se non bastasse, lo scorso anno una “direttiva politica” suggeriva alle Questure  di evitare di passare alla stampa notizie su piccoli reati commessi da stranieri, per evitare di alimentare sentimenti di xenofobia e reazioni negative nei loro confronti (Vedi qui: “I crimini dei richiedenti asilo? Censurati per la pace sociale“). Ecco, così funziona l’informazione in Italia. E’ chiaro, oppure, come dice qualcuno, bisogna farvi il disegnino? A questo punto voi vi fidate di quello che scrive la stampa sull’immigrazione? Vi fidate sui dati sulla criminalità forniti da Alfano? Vi fidate sugli studi sull’impatto dell’immigrazione sulla società e sulla sicurezza dei cittadini? Io no.

Ed ecco che, per commentare i fatti di Bruxelles,  Bellu intervista un personaggio che conosce benissimo le problematiche dei migranti e che darà una visione onesta, corretta ed obiettiva dei fatti (?). Si tratta di Christopher Hein, portavoce del Consiglio italiano per i rifugiati. Ora, volete che il portavoce del Consiglio per i rifugiati parli male dei rifugiati e degli immigrati e dei possibili pericoli che comporta l’immigrazione? O che possa avere una visione del fenomeno non dico distaccata, ma appena appena passabile di un minimo di obiettività? Ma nemmeno per sogno, non esiste. Sarebbe come sentire l’oste che parla male del proprio vino. Ovvio che difenda i rifugiati e tutto ciò che li riguarda. Ma allora come si fa a pensare che Bellu faccia del giornalismo obiettivo e affidabile? Non lo fa, non vuole farlo e non può farlo. Ecco perché oggi, per mettere le mani avanti e parare il colpo dell’attentato a Bruxelles, spara quel box in Home col titolo “E’ una sciocchezza associare il terrorismo islamico all’immigrazione“.

E così fa ogni volta che, come dicevo, fatti di cronaca possono mettere in cattiva luce gli immigrati.  Ed il fine è quello di negare che l’immigrazione sia un problema, che possa creare conflitti sociali, che possa essere causa di aumento della criminalità, che possa essere un pericolo per i cittadini, che l’accoglienza indiscriminata di migliaia di migranti possa favorire l’arrivo e la nascita di cellule terroristiche, che le moschee possano essere centri di indottrinamento. Negare tutto questo, negare ogni legame tra immigrati, terrorismo e violenza. Ecco il loro compito. Con grande gioia di Coop, associazioni, Caritas, imprenditori privati, albergatori, che con gli immigrati incassano milioni di euro, come Buzzi e Mafia Capitale ci hanno spiegato molto bene. Forse associare il terrorismo all’immigrazione è esagerato ed è una sciocchezza, perché non tutti gli immigrati sono delinquenti o terroristi e nessuno ha mai affermato questo. Ma negare che esista una relazione fra l’immigrazione e l’aumento delle violenze e della criminalità nelle città è da idioti. Oppure da sciacalli che speculano sui disperati e intascano profitti con l’accoglienza.