Mister Friuli e dintorni

C’era una volta il concorso di Miss Italia. Poi, visto che aveva successo, i concorsi per eleggere le varie miss sono diventati una moda, si sono moltiplicati e sono diventati un business che interessa non solo le aspiranti miss, ma gli agenti, gli organizzatori, la TV, i media, le aziende sponsor, e tutto il circo mediatico che ci gira intorno. E già da molti anni, tanto per garantire la parità dei sessi (oggi è fondamentale), dopo i concorsi per eleggere la più bella del reame, la Miss, sono nati anche i concorsi per eleggere il “Mister”, l’uomo più bello. Così anche i maschietti possono sfilare in passerella ed esibire muscoli, tartarughe addominali, profili apollinei e glutei scolpiti da Michelangelo. Ormai i concorsi per Mister sono all’ordine del giorno. Anche i maschietti sono diventati esibizionisti, hanno scoperto l’estetica, i benefici del ritocchino, delle creme, di oli profumati e cosmetici; e concorsi di bellezza. Segno dei tempi; amen. E l’Italia fa a gara per organizzare concorsi e concorsetti regionali, comunali o di pittoreschi borghi di montagna; magari abbinati a sagre gastronomiche di specialità locali, così si fa un po’ di pubblicità al paesello ch’è tanto bello, e forse si incrementa il turismo. Pare che anche Pompu stia preparando un concorso di Miss e Mister Marmilla in concomitanza con la sagra della pecora bollita, del “casu marzu” ed il festival del ballo sardo (con particolare attenzione a “Su ballu tundu”).

Bene, anche in Friuli Venezia Giulia hanno organizzato in questi giorni il loro concorso per eleggere il friulano più bello, il Mister Friuli.  E chi ha vinto? Ovviamente sarà un friulano; e chi se no? Se si elegge il friulano più bello è ovvio che il vincitore sia un friulano. Altrimenti si aprirebbe il concorso a tutti, non si chiamerebbe più Mister Friuli, ma si chiamerebbe solo Concorso di bellezza e qualunque turista di passaggio potrebbe vincere il titolo. Infatti eccolo qui nella foto a lato il vincitore, il rappresentante della tipica bellezza friulana: Alioune Diouf, senegalese. Non è una bufala o una “Fake news”, come si usa dire oggi; è una cosa seria. Così seria che, se non ci fosse da ridere, ci sarebbe da piangere.

Ho dedicato alcuni post in passato a questa strana e curiosa moda di attribuire premi e riconoscimenti a persone che, a rigore, non avrebbero titolo per beneficiarne. Come eleggere miss Italia una ragazza di Santo Domingo, miss Israele una ragazza etiope, miss Helsinki una nigeriana, far sfilare in passerella ragazze su sedia a rotelle, eleggere miss Iowa una ragazza senza un braccio ed altre bizzarrie in linea con il messaggio culturale egemone che promuove, sostiene, diffonde ed impone le delizie di un mondo nuovo fondato su meticciato, società multietnica, black power, contrasto alla discriminazione di ogni genere, uguaglianza dei diversi, perfettamente allineati al pensiero unico dominante politicamente corretto. Ed il primo criterio da tenere a mente per essere omologati al pensiero unico è che “Black is beautiful” (nero è bello); anzi, è più bello. Lo ha capito anche la Pirelli che ha dedicato alla bellezza esotica l’ultimo calendario: “Bellezza e calendari“.

Si ha la netta sensazione che i furbi abbiano capito come funziona il trucco e, per sfruttarne i vantaggi, propongano intenzionalmente, coscientemente e cinicamente, queste autentiche provocazioni, ben sapendo che in tal modo si crea lo scoop, lo scandalo, nascono le polemiche, tutto finisce sui media e si guadagna in visibilità (ed in ritorno economico). Esempio; se Mister Friuli fosse stato un friulano, la notizia, al massimo, sarebbe finita nelle pagine interne di un quotidiano locale. Ma se vince un senegalese, la notizia diventa motivo di polemiche, insulti, contestazioni; diventa un caso nazionale di cui si interessano tutti i media, con grande soddisfazione degli organizzatori e di chi ha “pensato” la provocazione. Chiaro come funziona?

Ma non è più nemmeno una provocazione perché le nuove generazioni hanno assimilato il messaggio e si adeguano. Così i nuovi maschietti, palestrati, depilati, dalla sessualità incerta ed ambigua (oggi l’ambiguità, in tutti i sensi, è di rigore), cresciuti alla luce della cultura “gender“,  la cui massima aspirazione è fare i “tronisti” o partecipare ad un reality (il massimo delle ambizioni), stanno evolvendo in un nuovo modello maschile che si può facilmente individuare, più che nei concorsi di bellezza, nelle sfilate di moda uomo (uomo; si fa per dire). Ecco un esempio di differenza fra gli uomini di una volta ed il nuovo modello di maschio moderno, ecologico, a basso consumo di energie mentali, non  inquinante perché a ridotta emissione di onde cerebrali: “Uomini, ieri e oggi”.

E non vi venga in mente di contestare la decisione. Se non siete d’accordo con il nuovo corso mondiale vi bollano come xenofobi, razzisti, omofobi, populisti e fascisti. Così, per evitare queste terribili e gravissime accuse, la gente pian piano finge di accettare la nuova visione del mondo, e preferisce adeguarsi, per il quieto vivere, per evitare denunce, minacce, l’ira e l’indignazione delle alte cariche dello Stato, dell’Arcigay, la CEI, l’ONU, l’Unar, l’Unhcr, Boldrini, Luxuria, Kyenge, delle anime belle buoniste, e dei fanatici della società multietnica, del kebab, del cuscus e del meticciato. Ed anche perché qualcuno (anzi, in tanti), sfruttando questi temi sui media, stampa, TV, politica, editoria, cinema, spettacolo, cultura e tutto quanto può garantire un ritorno economico o di immagine, su questi argomenti ci campa (tengo famiglia).

Ecco alcuni articoli sul tema:

–     Le nuove miss (gennaio 2017)

–     Miss Italia col trucco (settembre 2015)

–     In questo mondo di rinco (giugno 2013)

–     Bellezze tipiche e polpette Ikea (marzo 2013)

Emma Bonino in chiesa

Ovvero, il diavolo e l’acqua santa. Emma Bonino, storica esponente radicale e compagna di mille battaglie del fu Marco Pannella, ora fa propaganda a favore dell’immigrazione e dell’accoglienza con la campagna “Ero straniero: l’umanità che fa bene”,  sostenuta dalla Caritas e da molte associazioni cattoliche con la benedizione del Papa. Curiosi questi radicali, hanno sempre qualche battaglia da combattere. Per loro le battaglie etiche e sociali sono una specie di droga. Hanno bisogno della dose quotidiana. Se gli manca la “buona causa” per cui combattere e scendere in piazza e lanciare appelli, vanno in crisi di astinenza.  Lottano per il sesso libero, per la droga libera, per i delinquenti liberi (L’amnistia è una delle loro storiche battaglie), per l’aborto libero. I radicali vogliono essere liberi. Ma lo sanno tutti che i radicali liberi sono molto dannosi per la salute.

Ma, contrariamente alle sue vecchie abitudini, non si limita a fare i banchetti in piazza, distribuire volantini, fare comizi da un palco, o marciare in testa ad un corteo di femministe abortiste urlando slogan contro il Papa ed il Vaticano. Ora indossa il suo turbantino d’ordinanza, la faccia da vecchia militante radicale e va a lanciare i suoi appelli nella tana del lupo, la chiesa di San Defendente a San Rocco di Cossato: “La Bonino predica in chiesa; a parlare di immigrati“. E la cosa assurda, se non ridicola, è che lo fa con il sostegno e la piena approvazione di Bergoglio il quale aprirebbe la chiesa a tutti purché predichino l’accoglienza; fosse anche il diavolo. E  non è detto che non sia proprio così, vista l’assiduità con cui predica di aprire le porte a tutti, compresi i musulmani che, dice, “sono nostri fratelli“; ben sapendo che un’invasione islamica dell”Europa è un pericolo gravissimo, non solo per il cristianesimo, ma per l’intera civiltà occidentale. Non può non saperlo, visto che ormai l’hanno capito anche i bambini del coro (compresi quelli di Ratisbona) e perfino il sagrestano. Allora, perché Bergoglio continua a fingere di non capirlo?

Se continuare a predicare l’accoglienza indiscriminata significa favorire e accelerare la disgregazione dell’Occidente, della sua cultura e delle radici cristiane, non si può ipotizzare che, dietro questo disegno, ci sia proprio Satana? Se è così allora suonano tragicamente profetiche le parole di Paolo VI che, nel 1972, disse  che “Da qualche fessura è entrato il fumo di Satana nel tempio di Dio.”. E chi è il guardiano di quel Tempio? Bergoglio. Ecco perché apre le porte anche ad una anticlericale storica come Emma Bonino. Forse la vedono come la pecorella smarrita e ritrovata. Oppure come il figliuol prodigo che torna alla casa del padre. Manca solo che ammazzino il vitello più grasso. Che poi non si è mai capito perché ci vada di mezzo il vitello grasso, poverino, che non era responsabile né della partenza del figlio giramondo, né del suo ritorno. Ingiustizie della storia. Oggi Gesù avrebbe avuto contro tutti i movimenti animalisti.

 

In quanto a simpatia, questa donna segue, giusto di un soffio, Boldrini e Kyenge. Era quella che predicava l’aborto libero e lo praticava usando una pompetta da bicicletta (come lei stessa ha affermato; quella nella foto a lato è proprio lei); quella anticlericale che tuonava contro la Chiesa e i preti, che scendeva in corteo con i “No Vat”, per affermare la laicità dello Stato e denunciare le ingerenze del Vaticano.Sì, ma non è lei che ha cambiato idea, è la Chiesa che si è trasformata, tanto da diventare quasi irriconoscibile. Una volta in chiesa si pregava, si leggevano passi del Vangelo, si illustravano le parabole del Signore. Oggi in chiesa, invece che il Vangelo, si legge L’Unità, in particolare gli editoriali di Concita De Gregorio sul Bunga bunga (vero don Giorgio Morlin?), si condanna Berlusconi, la sua politica ed il suo governo (come don Aldo Antonelli, il “prete freelance), o gli si augura addirittura la morte (come il prete rosso don Giorgio De Capitani), cosa non proprio in linea con lo spirito evangelico.

Oppure si definiscono preti operai o preti di strada, contestano l’autorità della Chiesa e scendono in piazza a protestare ed innalzare barricate con gli antagonisti (come don Vitaliano Della Sala, il prete No Global). Ed infine a Natale, invece che intonare Tu scendi dalle stelle, Adeste fideles o Astro del ciel, cantano Bella ciao sventolando un drappo rosso (ricordate Don Gallo?). Ormai, tra parrocchie e centri sociali non c’è più differenza, i poster di Gesù e Che Guevara sono intercambiabili. Ecco perché Bonino in chiesa si sente al posto giusto, come a casa sua.

Vedi:

Natale con gli ultimi

Galli, puttane, machete e picconi rosso sangue

El Gallo rojo

Sardi, non ammalatevi

Fuori i sardi dagli ospedali, lasciate posto agli immigrati. Non è una battuta o uno slogan di facile propaganda anti immigrazione; purtroppo è la verità nuda e cruda. Ed è anche la dimostrazione di come l’ideologia terzomondista, il buonismo ipocrita di facciata e la cultura dell’accoglienza siano arrivati a livelli intollerabili di follia e idiozia pura.  La notizia è stata diffusa venerdì scorso da diverse testate nazionali (Il Giornale: Migranti al posto dei pazienti  Adnkronos: Stop ai ricoveri programmati per far posto ai migranti),  e regionali (Unidos: Bloccare i ricoveri, dimettere i pazienti, arrivano i migranti – Sardegna oggi: Polemica di Pili su circolare dell’ospedale – Casteddu on line: Sos migranti, degenti allontanati dagli ospedali –  Vistanet: Pericolosa e stupida bufala sui social), e da altri siti di informazione in rete.

La riportano tutti, compreso qualche  TG nazionale. Tutti, ma non L’Unione sarda on line, il maggior quotidiano locale. Curioso, vero? Forse pensano che sia meglio nascondere certe notizie per non “alimentare la xenofobia e l’odio etnico” ed esacerbare gli animi dei sardi già ampiamente esasperati dall’invasione africana. La cosa buffa è che non solo non ne parlano, ma censurano anche i commenti che chiedono perché non abbiano dato la notizia. Se questa non è censura da regime cos’è? In compenso danno sempre ampio spazio a tutte le iniziative e manifestazione che, a vario titolo, promuovono l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati. Quelle le trovate sempre, ogni giorno in prima pagina con ampio rilievo. Ma guai a mettere in dubbio l’imparzialità della stampa. Danno spazio a tutti, purché siano a favore dell’immigrazione. E se non sei d’accordo con la linea editoriale ti censurano; alla faccia dell’art. 21 e della libertà di espressione.

Ecco a lato la circolare, firmata dal direttore medico dei presidi ospedalieri di Cagliari dott. Giuseppe Orrù, che ha come oggetto: “Blocco ricoveri programmati e dimissioni pazienti dimissibili“. La lettera, che era riservata, è stata divulgata dal leader di Unidos Mauro Pili. Dice : “In previsione dello sbarco dei migranti previsto per la giornata di oggi, si invitano le SS.LL  a voler provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i pazienti dimissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza.”.  Il senso è chiarissimo e non lascia spazio ad interpretazioni di sorta. Ed è talmente folle ed incredibile che qualcuno ha scritto che si trattasse di una vecchia bufala di anni fa. Infatti, dietro segnalazione,  se ne è occupato anche Bufale.net, un sito specializzato nello scovare bufale in rete. Ma dopo aver accertato l’esistenza della circolare chiedendo conferma direttamente agli uffici della Regione, ha constatato che non è una bufala, è vera e si tratta di misure preventive adottate normalmente in occasione di potenziali emergenze sanitarie dovute agli sbarchi di immigrati. E per dimostrare che non solo scovano le bufale, ma sono anche “imparziali” (più o meno come L’Unione sarda) concludono l’indagine classificando la notizia come “Disinformazione“. La notizia è vera, la circolare è vera, il senso è chiaro, ma divulgare questa notizia è…Disinformazione. No comment; si commentano da soli. Diceva Togliatti, il “migliore” (figuratevi gli altri): “La verità è ciò che conviene al partito.”. Ragazzi, questo è parlar chiaro. Oggi potrebbe aggiungere: “La verità che NON conviene al partito è… Disinformazione.”. Punto.

Infatti, lo stesso assessore alla sanità Luigi Arru, già ieri, dopo la divulgazione della circolare  e la polemica scaturita dalla denuncia di Pili (vedi qui la sua la sua denuncia), rilasciava una dichiarazione riportata dal sito Vistanet.it che titolava “Pericolosa e stupida bufala sui social.”.  Chiaro? Sarebbe una bufala, ovvero una notizia falsa, e pure pericolosa. Ma sarà così? Vediamo cosa dice la dichiarazione di Arru riportata nel sito della Regione Sardegna:

“Cagliari, 16 dicembre 2016 – “Circola in queste ore sui social media la notizia che il direttore sanitario di un presidio ospedaliero di Cagliari avrebbe dato ordine di dimettere i pazienti ricoverati per liberare i posti letto e accogliere i migranti sbarcati martedì”. Così interviene l’assessore della Sanità, Luigi Arru, in riferimento ad una circolare del responsabile di un presidio cagliaritano, emessa in occasione dell’ultimo sbarco di migranti.

“Forse qualcuno non sa che è una regola generale – prosegue Arru – che, quando avvengono dei fatti eccezionali per numero di persone coinvolte o per la gravità delle condizioni cliniche (che potenzialmente potrebbero portare ad un aumentato numero di ricoveri), si attiva un piano che prevede che siano prontamente dimessi i pazienti per i quali il medico che li ha in cura – e solo lui – ha già stabilito la dimissibilità. Nessuna dimissione, quindi, per pazienti che richiedono altre cure, come qualcuno in malafede afferma. Fortunatamente il numero di persone che sono finora sbarcate e che hanno ricevuto cure in ospedale o sono state ricoverate, è inferiore all’1%. Anche durante questo ultimo sbarco nel porto di Cagliari, pur essendoci numerose donne vittime di violenza, numerosi bambini, pochi sono stati coloro che hanno avuto bisogno di cure ospedaliere. Dispiace che si diffondano notizie con il solo scopo di suscitare la paura, odio contro persone che hanno solo bisogno di aiuto e conforto, dopo aver effettuato viaggi lunghi e pericolosi. L’assistenza a queste persone è dovuta e, certamente, non avviene a scapito della risposta sanitaria che ricevono i cittadini sardi.”.

Questa è la spiegazione dell’assessore Arru che vediamo a lato in un primo piano molto espressivo. Ed è anche convinto che sia una spiegazione accettabile. Lo si capisce anche dallo sguardo che denota acutezza d’ingegno e dal sorriso soddisfatto. E bravo assessore. Risposta in perfetto stile buonista che non solo non smentisce la notizia, ma la conferma in tutta la sua allucinante realtà. Quella circolare non è una bufala, come alcuni hanno insinuato. E non è nemmeno stata male interpretata allo scopo di diffondere “paura e odio contro persone che hanno bisogno di aiuto“. Dice esattamente e chiaramente che devono essere bloccati ricoveri già programmati e dimessi i pazienti dimissibili, evidentemente  anche in anticipo rispetto al previsto, altrimenti non avrebbe senso. Sarebbe come dire che “siano dimessi i pazienti che devono essere dimessi“; che sarebbe pleonastico e pure un po’ stupido. E ricorderebbe la famosa domanda che Totò rivolgeva al vigile milanese per sapere “dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare”. Ecco, qualcosa del genere, ma riveduta e corretta in stile sardo/ospedaliero.

Insomma, chi è ricoverato deve essere mandato a casa in anticipo, mentre quelli che hanno già fissato il ricovero dovranno aspettare qualche giorno. Abbiate pazienza, stringete i denti; prima dobbiamo assistere i migranti. Quindi evitate di ammalarvi e, soprattutto, di aver necessità di un ricovero. Aspettate che tutti i nuovi arrivati siano stati accuratamente visitati, siano dichiarati in buona salute, di sana e robusta costituzione, e siano ospitati in qualche delizioso hotel con piscina e vista sul mare (a spese nostre, è bene ricordarlo). Solo allora potrete concedervi il lusso di ammalarvi e di ricoverarvi; sperando che non arrivi un altro carico di “turisti” travestiti da migranti; altrimenti saltate di nuovo il ricovero. Chiaro? Come giustificazione ufficiale di un assessore alla Sanità ci aspettavamo qualcosa di meglio. Non sembra molto convincente.

Anzi, scopriamo che le disposizioni impartite con questa circolare non sono un fatto eccezionale, che sarebbe sempre grave, ma almeno si tratterebbe di un episodio unico e straordinario. No, si scopre che questa è la norma, la prassi adottata ogni volta che arriva una nave con immigrati. Quindi, cari sardi, prima di ammalarvi informatevi bene sul traffico di gommoni e barconi in partenza dalla Libia e sulla possibilità che vengano “salvati”, imbarcati sulle navi che fanno servizio taxi gratuito per l’Italia, e sbarcati a Cagliari. Regolatevi con i tempi di arrivo, magari contattate la Capitaneria di porto per avere informazioni precise, ed eventualmente rimandate la malattia a data da stabilire, in bassa stagione migranti. Oppure, se proprio è urgente, presentatevi all’ospedale come “migranti” appena sbarcati e senza documenti. Allora avrete il posto sicuro ed uno stuolo di specialisti che vi prestano tutte le cure del caso; e pure gratis, non pagate  nemmeno il ticket.  E questa sarebbe la spiegazione dell’assessore. Come dicono al nord “La toppa è peggio del buco“.

Ieri, è intervenuta anche la “prefetta” di Cagliari Giuliana Perrotta (nella foto sotto), che ha dichiarato: “Sui migranti bugie pericolose, uniamo le forze.”.  Anche per lei sono “bufale”. Recentemente la popolazione di Monastir, un paese ad una decina di chilometri da Cagliari, è scesa in piazza per protestare, con in testa il sindaco, contro l’arrivo di immigrati in una struttura prevista come scuola di polizia penitenziaria, ma ancora inutilizzata: “Accoglienza migranti, Monastir dice no.”. Ma anche gli altri sindaci della zona riuniti in assemblea hanno manifestato preoccupazione per l’arrivo di centinaia di immigrati che creerebbero non pochi problemi alla popolazione: “Assemblea popolare contro il centro di accoglienza“. In quella occasione la Perrotta ebbe parole poco simpatiche, anzi decisamente arroganti, affermando che comunque il loro dovere era quello di accogliere i migranti e lo avrebbero fatto con o senza il consenso della gente. Dichiarazione ineccepibile sotto l’aspetto del dovere istituzionale, ma alquanto azzardato e pericoloso in un momento di esasperazione dei cittadini per i continui sbarchi di immigrati.

Subito dopo, per tutta risposta, la struttura fu danneggiata da un incendio doloso ed al prefetto arrivò una lettera minacciosa accompagnata da alcuni proiettili.  Seguì una lettera di rimprovero del prefetto che strigliava il sindaco per le proteste e per l’attentato incendiario, nonché una circolare indirizzata ai sindaci, contestando l’adozione di provvedimenti sulla sicurezza, che suscitò la reazione polemica degli stessi sindaci. Come gettare benzina sul fuoco.  Infine sembrò trovare un aggiustamento assicurando che gli immigrati sarebbero arrivati a Monastir solo in mancanza di altre soluzioni: “Il centro di Monastir sarà aperto solo se necessario“. Il che sembra aver risolto il problema, ma non lo risolve affatto. Significa solo che, siccome tutte le strutture disponibili in Sardegna sono ormai piene da tempo, l’invio di immigrati a Monastir è solo rimandata, questione di tempo. Ora, dopo le minacce ricevute,  il prefetto cerca di minimizzare la propria responsabilità e se la prende con chi le ha addossato la colpa dell’accoglienza dei migranti. “Qualcuno ha pensato che il rappresentante dello Stato avesse il potere di decidere numeri e tempi degli arrivi. Un clamoroso errore.”, dice. E giusto per escludere possibilità che rinunci al proprio ruolo o si trasferisca in altra sede,  strizza l’occhio ai sardi in un ultimo tentativo di conciliazione ed afferma: “Voglio restare, ho tante cose da fare qui.”.

Siamo felici che la signora si trovi bene in Sardegna ed abbia intenzione di restarci a lungo. Dice che non dipende da lei stabilire il numero dei migranti e la data di arrivo. Certo, però ha il potere di decidere dove sistemarli. E, come già messo in atto da altri prefetti, per esempio a Ficarolo ed a Gorino, potrebbe decidere di requisire immobili privati per alloggiare gli immigrati. Per lei accoglierli è un dovere istituzionale, certo, ma è pur sempre un dovere espletato “Contro la volontà popolare“. E questo si chiama autoritarismo, totalitarismo e dittatura. E quando un tiranno impone delle scelte contro il popolo, prima o poi ne paga le conseguenze.

Cara “prefetta”, anche i sardi hanno “tante cose da fare qui“. Fra le tante cose da fare la più importante è una: vogliono vivere. E vorrebbero farlo qui, in pace e tranquillità, perché la Sardegna è la loro casa, la loro  terra. E vorrebbero vivere sereni, senza aver paura di uscire di casa o di intrattenersi in una piazza o un parco pubblico col rischio di essere importunati, minacciati, aggrediti e borseggiati. Vorrebbero vivere qui senza subire quotidianamente ricatti ed estorsioni in tutti i parcheggi pubblici, senza dover fare lo slalom nei marciapiedi occupati permanentemente da venditori abusivi di cianfrusaglie, senza doversi guardare le spalle e difendersi da insulti, aggressioni, scippi, furti, rapine e stupri, senza essere invasi da clandestini travestiti da profughi; e dover anche pagare le spese del loro soggiorno. Vorrebbero vivere qui, in casa loro,  e passeggiare per la città senza  sentire linguaggi incomprensibili invece che la lingua familiare,  senza avere l’impressione di essere finiti, per qualche strano incantesimo o magia, in una casbah, in un mercato popolare di Nairobi o un caravanserraglio di beduini e carovanieri (mancano solo i cammelli, ma con la siccità e la desertificazione che incombe presto arriveranno anche quelli). Vorrebbero vivere qui e sentirsi a casa, sardi fra sardi, e non sentirsi stranieri in patria.

Le bufale, cara “prefetta”, e caro assessore Arru,  sono quelle che raccontano le anime belle, i buonisti per caso, quelli che vogliono imporre la beneficenza di Stato, che fanno i filantropi con i soldi degli altri, gli sciacalli che incassano milioni di euro speculando sull’accoglienza. Bufala è quel governo bocciato dal 72% di sardi che hanno detto NO alle riforme fasulle perché sono stufi di questa marmaglia di sinistra che favorisce l’invasione, pensa a tutelare gli immigrati prima che gli italiani, e sta portando l’Italia alla rovina. Bufale sono quelle di chi continua a raccontarci che gli invasori sono “preziose risorse”, mentre invece ci costano miliardi di euro per pagare vitto, alloggio, assistenza, annessi e connessi. Bufale sono quelle di chi ci dice che dobbiamo accogliere amorevolmente tutti i disperati del mondo perché sono nostri fratelli, ma poi ne paghiamo le conseguenze e subiamo i disagi, la paura, i vandalismi, la violenza spesso bestiale di chi non si fa scrupoli ad aggredire e ammazzare delle persone anziane per rubare pochi euro, come dimostrazione di “riconoscenza”. Bufale sono le giustificazioni fasulle di chi ci obbliga ad una convivenza forzata con gente con cui, per insanabili diversità culturali e religiose, è impossibile qualunque integrazione e convivenza che non generi conflitti, attriti, tensioni sociali che porteranno inevitabilmente a scontri anche violenti. Bufala delle più tragiche è la scellerata  visione del mondo secondo un’ideologia sinistra criminale e storicamente fallimentare mascherata da falso umanitarismo che porterà all’autodistruzione della civiltà occidentale.

Ponti, muri e fasce tricolori

Il Presidente Mattarella, intervenendo al Meeting di Rimini di CL, a proposito di immigrazione, dice che non sarà un cartello “Vietato l’ingresso” che li fermerà.  Dice che “Non faremo barriere, ma ponti“. Insomma, bisogna accogliere tutti a braccia aperte, tanto mica se li porta a casa sua. Sembra di sentire esattamente le parole di Papa Bergoglio; un altro che fa accoglienza e beneficenza con i soldi degli altri. Forse hanno lo stesso ghostwriter che gli scrive i discorsi. O forse, visti i tempi di crisi, per risparmiare lo hanno preso in comproprietà, al mattino scrive in Vaticano, la sera al Qurinale, o viceversa. O magari, visto che i concetti sono sempre quelli, lo stesso discorso se lo  passano in fotocopia al Vaticano, al Quirinale, a Montecitorio, alle redazioni di stampa e telegiornali (e per competenza, alle coop, la Caritas, la Kyenge, l’Unhcr, l’ONU, Al Jazeera e gli scafisti libici).

Certi personaggi, apparentemente del tutto normali, perfino banali e mediocri, quando si ritrovano ad occupare posti di potere subiscono una trasformazione improvvisa e sono convinti che avere addosso una fascia tricolore li autorizzi a pensare di avere la verità in tasca, di poter decidere in nome e per conto del popolo e, soprattutto, di interpretare il pensiero comune. E più sono in alto, più ne sono convinti. Caro Presidente, visto che sono gli italiani a subire le conseguenze e pagare le spese dell’accoglienza, lasci che siano gli italiani a decidere se costruire muri o ponti, o se accogliere o meno gli invasori sotto forma di migranti, profughi, rifugiati, richiedenti asilo o ad altro titolo; e non il Presidente della Repubblica, quello della Camera, l’abusivo di Palazzo Chigi o il sindaco di Lampedusa. L’Italia non è di Mattarella, di Renzi, della Boldrini, della Kyenge, o delle belle statuine al governo. L’Italia è degli italiani, anche se lo si dimentica troppo facilmente. E se è vero che siamo una Repubblica ed il potere appartiene al popolo, si chieda al popolo come intende regolarsi. Si dovrebbe prendere esempio dalla Svizzera: quando si devono assumere decisioni importanti di particolare interesse nazionale si tiene un referendum. La nostra Costituzione non lo prevede? Si cambia la Costituzione. E se non lo si può fare con un referendum, almeno si tenga conto del sentire comune, della volontà popolare. Se il Presidente della Repubblica rappresenta la nazione deve tener conto dell’opinione dei cittadini, e non impartire lezioncine moraleggianti non richieste e, soprattutto, imporre con arroganza una politica di accoglienza incontrollata “contro” la volontà degli italiani.

E’ curioso come certe persone, prima quasi sconosciute, quando assumono importanti incarichi pubblici, con o senza fascia (specie se si tratta di Colli romani; uno a caso), come per miracolo, da un giorno all’altro diventino depositari di tutta la saggezza del mondo: un’enciclopedia vivente di tutto lo scibile umano. Ed in virtù di tale saggezza, comincino a pontificare ex cattedra in ogni occasione possibile. Succede a chi di colpo si ritrova a ricoprire alte cariche politiche, civili o religiose. D’improvviso li vediamo ovunque ci sia una cerimonia, una commemorazione, una corona da posare su un monumento, un nastro da tagliare. Ed in ogni occasione devono tenere il loro discorsetto di circostanza (sempre scritto dal ghostwriter di fiducia) in cui dispensano perle di saggezza.

Scopriamo così che personaggi come Mattarella, Renzi, Boldrini, Grasso, presidenti di Regioni, segretari ed esponenti di partito, e giù fino all’ultimo sindaco della penisola (ai quali si aggiungono saltuariamente esponenti vari della politica, del sindacato, dell’imprenditoria, della cultura e perfino comici e cantanti, anche senza fascia d’ordinanza), hanno sempre la risposta pronta per tutte le domande, la soluzione per tutti i problemi, la sentenza giusta per ogni controversia, il consiglio giusto per ogni difficoltà, la scelta migliore per ogni momento storico. Ma allora, se c’è tanta gente che ha la soluzione per tutti i problemi d’Italia, com’è che siamo sempre più nella merda? Dov’erano questi sapientoni fino a ieri? Per decenni abbiamo avuto fra noi questi geni, tuttologi, queste fonti perenni di sapienza, da far invidia a Budda, Confucio, Zaratustra ed ai sette saggi dell’antichità, e nessuno lo sapeva, finché non gli hanno messo addosso una fascia tricolore. Meno male che li abbiamo scoperti in tempo. Pensate che fortuna. Comincio a pensare che quelle fasce abbiano un potere speciale, miracoloso, come le bacchetta magica di Merlino; ma solo a chiacchiere.

News sparse

Notiziette dal mondo dei pazzi e dintorni. “La situazione è grave; ma non è seria” (Ennio Flaiano).

Morti lontani e morti vicini

“Veglia il marito morto da due mesi“. Nessuno ha notato l’assenza di quel vecchio? Nessuno li ha assistiti? Nessuna associazione umanitaria si è accorta del dramma di quegli anziani?  No, sono tutti occupati a raccogliere fondi per i bambini poveri del terzo mondo, o ad accogliere gli africani che si spacciano per profughi. Abbiamo un tipo di solidarietà che funziona in base alla distanza; maggiore è la lontananza degli assistiti e più siamo solidali. Ecco perché poi non ci resta nemmeno un briciolo di solidarietà per chi abita sotto casa. Mandiamo le navi della Marina a recuperare i naufraghi africani in Libia, recuperiamo i morti nei battelli affondati in acque libiche, ma i nostri anziani sono morti da due mesi e nessuno se ne accorge. Anni fa una coppia di anziani di Firenze, la moglie su sedia a rotelle, disperati andarono in riva all’Arno. L’uomo prima gettò la moglie nel fiume e poi si gettò anche lui. Spiegarono le ragione del gesto in una lettera lasciata a casa nella quale esprimevano l’incapacità a condurre una vita normale perché entrambi invalidi, e che, nonostante le varie richieste inoltrate, non ricevevano alcun tipo di aiuto ed assistenza, né dal Comune, né dallo Stato. Già, perché noi pensiamo a tutto ed a tutti; dai bambini africani ai meninos de rua brasiliani, dalla deforestazione dell’Amazzonia al buco nell’ozono, proteggiamo tutte le specie animali a rischio estinzione, dal panda all’orso polare, dalla foca monaca al lupo della steppa. E per tutti organizziamo raccolte di fondi, telethon, associazioni umanitarie, Ong, Fatebenefratelli. Sì, la nostra è una solidarietà a distanza; più sono lontani e più siamo solidali. Siamo così impegnati nella solidarietà che non abbiamo tempo per pensare a chi ci sta vicino.

Lavori usuranti e senza guanti

“Immigrati costretti a dormire nelle stalle“. Ennesima denuncia dello sfruttamento degli immigrati nel lavoro dei campi, nella Piana di Sibari. Lavorano senza guanti e visiere, e sono “costretti” a dormire nelle stalle. Da non credere, lavorano senza guanti. Pensate, se lo sapessero i nostri nonni, che lavoravano nei campi dall’alba al tramonto ed i guanti non li hanno mai visti. Quando avevano una vecchia “paglietta” in testa per ripararsi dal sole era anche troppo.  Ma poi chi li ha costretti a lasciare l’Africa o il Pakistan per venire a lavorare nei campi della Calabria? Sono tornati i negrieri e non ce ne siamo accorti? Li hanno catturati in Africa, li hanno “costretti”  a salire sulle loro navi, dei vecchi velieri rimessi a nuovo per l’occasione, e poi li hanno venduti al mercato degli schiavi nella Piana di Sibari? Che tempi, signora mia, nemmeno in Via col vento si vedevano certe cose.

Bullizzati londinesi

Ultimissime rivelazioni sul pazzo che a Londra ha ammazzato una donna a coltellate e ferito 5 passanti.  I TG, tanto per non prendersela col solito islamico terrorista, lo hanno inizialmente individuato come “norvegese“. Poi hanno aggiunto “norvegese di origini somale“. In realtà sarebbe più corretto dire che si tratta di un “somalo con cittadinanza norvegese“. Sembra lo stesso, ma c’è una bella differenza; quella differenza che le anime belle, terzomondisti, cattocomunisti multietnici e multiculturali, Bergoglio, Boldrini e buonisti associati, si ostinano a far finta di non capire. Ma diamogli tempo. Prima o poi quando si ritroveranno una bomba sotto il culo o qualcuno che li bucherella a coltellate, forse capiranno. Lo speriamo per loro. Ma dopo le prime indagini, ecco che si comincia a capire chi sia questo pazzo e quali siano le ragioni di quel gesto. Un amico lo descrive come un ragazzo “tranquillo e timido” (meno male; figuratevi se fosse aggressivo), dice che la sua reazione violenta è dovuta al fatto che ha subito atti di bullismo a scuola; è stato “bullizzato“: “Non è terrorista; è vittima di bullismo“. Bene, allora non dobbiamo preoccuparci. Anche la donna morta sarà felice di sapere che non è stata accoltellata da un terrorista, ma da un bravo ragazzo vittima di bullismo.

E’ l’evoluzione della specie. In origine abbiamo detto che terrorismo, attentati ed atti di violenza erano opera di fanatici islamici, affiliati ad Al Qaeda, che attuavano il jihad, la guerra santa contro l’Occidente. Poi, visto che Al Qaeda era un po’ in ribasso dopo la morte di Bin Laden, per caratterizzarli meglio e spiegare ragione del fanatismo, la rabbia e l’attitudine al martirio,  li abbiamo individuarli come seguaci dell’Isis, o Daesh, come li chiama il ministro Gentiloni per darsi arie da esperto di cose arabe, arabeschi, arrabbiate, amatriciane e carbonare. A proposito, sapete perché li chiamano Daesh e non Isis? Perché Isis, è acronimo dello Stato islamico; quindi per evitare di citare l’islam, lo chiamano Daesh. Stanno diventando ridicoli. Poi, forse proprio per non irritare gli islamici già facilmente irritabili e facili ad accendersi, in tutti i sensi,  abbiamo detto che si tratta di gesti isolati di singoli disagiati o con problemi mentali, specificando “per mancata integrazione“, così aumenta il nostro senso di colpa.  Ora, infine, per eliminare qualunque riferimento non solo all’islam, ma anche a problemi mentali diciamo che sono “bullizzati“, il che ne fa un bravo ragazzo tranquillo, solo un po’ stressato per colpa della società di brutti, sporchi e cattivi. Così, se domani qualcuno, mentre fate quattro passi in centro o al parco, senza motivo, vi fa uno o più  buchi in pancia, non pensate che sia pazzo: è solo un “bullizzato“. Bene, ora siamo più tranquilli. No?

Pazzi in libertà

Pazzi in libera uscita. Il solito bravo ragazzo che, guarda caso, soffre di problemi psichici, disagio mentale, disadattamento sociale, forse anche mancata integrazione (per colpa della società xenofoba, razzista e pure un po’ fascista), aggredisce dei passanti a Londra: una donna morta e diversi feriti (Londra: donna uccisa a coltellate, 5 feriti).

Una volta si chiamavano pazzi, oggi si dice che “soffrono di disagio mentale…hanno problemi psichici“: appunto, come i pazzi. Allora non chiamateli “disagiati mentali”, chiamateli pazzi. Ma la polizia “sospetta” che possa avere legami col terrorismo islamico. Una cosa non esclude l’altra. Anzi, hanno molte cose in comune. Difficile pensare che un terrorista sia sano di mente. Sarà un caso, ma gli ultimi attentati terroristici sono fatti da islamici con “problemi mentali”, tutti soffrono di disagio sociale e sono disadattati, dicono gli esperti, a causa della mancata integrazione. Ma secondo un’indagine sanitaria del 2011 sugli immigrati, sembra che “3 su 4 soffrano di disturbi psichici“. Secondo uno studio più recente del 2016 di Medici senza frontiere “Il 60% degli immigrati ha problemi psichici“. Cambia leggermente la percentuale, ma il problema è comunque gravissimo. Significa che noi da anni stiamo importando migliaia di persone con gravi disturbi mentali, come se non bastassero i pazzi di casa nostra. Stiamo facendo dell’Italia, e dell’Europa, un manicomio a cielo aperto.  Anche perché i manicomi veri, grazie agli illuminati socialisti come Basaglia, li abbiamo chiusi; tutti fuori, all’aria aperta.

Se la percentuale di persone con disagio mentale è così alta, bisogna pensare che questi immigrati, specie se islamici facilmente irritabili, abbiano il disagio innato, in dotazione di serie. Forse si tratta di un difetto di fabbrica, all’origine. Allora bisognerebbe fare come ha fatto la Volkswagen con le sue auto: richiamarli tutti, fargli un tagliando ed eventualmente sostituire i pezzi difettosi. Oppure riaprire i manicomi. Anzi, basterebbe aprirne solo uno, ma molto grande: in Africa. Ma oggi si ha paura perfino a parlare di pazzia, si trovano eufemismi più eleganti, più rassicuranti. Così come gli spazzini sono operatori ecologici, i pazzi non sono pazzi, sono disagiati. E siccome ormai il disagio sociale è più diffuso del tifo calcistico, anche i pazzi sono normali. Ecco perché sono tutti in libera circolazione, lo impone la nuova cultura egualitaria e la psichiatria moderna e progressista. Ho l’impressione che anche gli inglesi abbiano avuto il loro Basaglia in versione laburista; quelli convinti che i pazzi non esistono, sono solo persone disagiate (per colpa della società, ovvio), che hanno solo bisogno di particolare assistenza, cure amorevoli, comprensione, dialogo, carezze e integrazione sociale; se c’è anche un sussidio pubblico  va anche meglio.. Sono pazzi normali. Poi, quando qualcuno di questi disagiati va in escandescenze e ne ammazza qualcuno a caso, ne pagano le conseguenze, spesso tragiche, i familiari, amici, vicini di casa,  passanti, persone qualunque. Già chiamare i pazzi disagiati è compiere una truffa semantica. Ma lasciare i pazzi in libertà è da pazzi: o da socialisti.

Papa: ci sei o ci fai?

La “Fiera delle castronerie” è un libro del 1962 di un autore francese, Jean Charles, che in anni di paziente lavoro ha raccolto centinaia di battute esilaranti (che siano vere o inventate non è importante) dette da studenti, ma anche da serissimi professori, giornalisti, magistrati, politici.   Qualcosa di simile lo fece da noi  Marcello D’Orta, un maestro elementare che nel 1990 raccolse decine di temi di alunni di una scuola elementare della Campania in un libro che divenne un successo editoriale, “Io speriamo che me la cavo“, dal quale venne tratto anche un film con Paolo Villaggio. Li ho entrambi nella sezione “umorismo” della mia libreria. Chi non li ha può trovare ampi stralci e citazioni in rete: vale la pena leggerli, ogni tanto bisogna anche rilassarsi. Ormai in rete c’è tutto;  se cercate bene scoprite anche chi vi ha fregato il motorino o il cellulare, se il/la vostro/a partner vi tradisce e trovate pure un arsenale completo di armi ed esplosivo in offerta speciale per “islamici moderati aspiranti terroristi con problemi psichici disadattati per mancata integrazione”. Mi viene in mente quel libro quando sento o leggo le “castronerie” quotidiane che ci propinano illustri ed autorevoli esponenti della politica, della cultura, dell’arte, dello sport, giornalisti, conduttori televisivi ed opinionisti dalle opinioni opinabili. Ma, soprattutto, alcuni personaggi di primo piano che tutti i santi giorni sono in prima pagina e ci deliziano con le loro dichiarazioni e sono convinti di rappresentare la nazione e parlare a nome del popolo, degli italiani: Mattarella, Renzi, Boldrini, cardinali, preti di campagna  e, soprattutto, Papa Bergoglio.

Cito spesso le dichiarazioni del Papa perché sono l’esempio concreto del fatto che i mezzi di informazione (TV, stampa, internet) sono ormai completamente privi di senso critico, sono diventati ufficio stampa e megafono del potere. Non solo, ma certe dichiarazioni vengono ritenute valide, senza nemmeno esaminarle e capirne il significato, non per la loro intrinseca verità, ma perché vengono pronunciate da personaggi illustri. Non è vero perché è vero, o perché è stato dimostrato che lo sia, ma perché lo dice il Papa. Così può dire qualunque sciocchezza che nessuno si permetterà di farglielo notare; anzi, stampa e televisione si limitano a riportare le sue parole “Il Papa ha detto…”. Così come ogni giorno sentiamo e leggiamo “Il premier Renzi ha detto…il Presidente Mattarella ha detto…la presidente della Camera Boldrini ha detto…”. E tanto basta. Mai una volta che, alla dichiarazione dell’autorevole potente di turno segua una spiegazione, un’interpretazione, un giudizio critico.   No, a loro basta riportare le “veline” così come vengono passate dall’ufficio stampa del Quirinale, di Palazzo Chigi, della Camera.  E questi pettegolezzi di redazione li fanno passare per informazione e servizio pubblico. E’ una truffa mediatica, quasi a livello di falso ideologico. Ma siccome tutti ci campano, va bene così.

Ed ecco l’ultima della giornata: “Violenze anche ad opera dei cattolici“. Lo ha dichiarato il Papa durante il volo di ritorno da Cracovia. Si vede che l’aereo lo ispira. Ogni volta che è in volo, tiene la sua conferenza stampa a beneficio dei giornalisti accreditati e non manca mai di fare affermazioni che lasciano perplessi. Ne dice tante che, per non perdere il conto e lasciare traccia anche per i posteri, bisognerebbe raccogliere le affermazioni quotidiane di Bergoglio e pubblicarle in una “Fiera delle castronerie…papali“. Il dramma, però, è che c’è poco da ridere; anzi, la questione è molto seria. Seria e preoccupante. Se un Papa, per giustificare le stragi dei terroristi islamici e non urtare la suscettibilità dei “fratelli musulmani“, dice che in fondo, anche i cattolici commettono violenze, dopo i primi momenti di perplessità, si comincia ad essere seriamente preoccupati per la salute mentale di chi fa un’affermazione simile; che sia il Papa, l’imam della Magliana o un viceparroco della Marmilla. Lo abbiamo visto oggi su tutti i TG chiarire questo concetto facendo riferimento proprio ai fatti di violenza che avvengono in Italia; “Chi uccide la fidanzata, chi uccide la moglie…Anche questa è violenza, e sono cattolici…”, dice. Chiaro? Sta dicendo che le stragi dei terroristi islamici non c’entrano niente con la religione e che sono normale violenza come un qualunque caso di femminicidio. Ma avete mai sentito che qualcuno ammazzi la moglie recitando i Dieci Comandamenti? Ma siamo sicuri che questo Papa, oltre a bere il Mate, non sorseggi anche qualcos’altro?

Papa Bergoglio sta diventando insopportabile. Da un po’ di tempo, nonostante gli attacchi continui e le stragi del terrorismo islamico, evita come la peste di citare l’islam e, men che mai, parlare di “guerra di religione“. Non gli scappa proprio, nemmeno ora che due fanatici hanno sgozzato Padre Jacques in chiesa con un rituale preciso, leggendo versetti del Corano e gridando “Allah Akbar“. Non accenna mai alla radice religiosa del terrorismo, ne dà sempre una lettura diversa. Dice che il terrorismo nasce da motivazioni politiche, interessi economici o di controllo globale, dall’interesse dei produttori di armi, del dio denaro. Tutto ci mette, meno che l’islam, meno che la religione. Anzi nega con forza che sia in atto una guerra di religione, così come lo negano i cattocomunisti, i terzomondisti, gli stessi musulmani che praticano la dissimulazione e autorevoli figure istituzionali come il Presidente Mattarella, quello con la faccia da cordoglio che, in quanto ad espressione molto sveglia, se la gioca a pari merito col ministro Gentiloni, quello che dorme in piedi come i cavalli.

Per giustificare ulteriormente il fanatismo islamico dice che, in fondo, anche i cattolici commettono atti di violenza: “Se io parlo di violenza islamica devo parlare anche di violenza cattolica.”. Il senso logico di questa frase non è subito evidente; forse bisogna riflettere un po’, o molto a lungo; e non è detto nemmeno che si riesca a capirlo. Ma tentar non nuoce; provateci. Stesse argomentazioni senza capo né coda di chi, per giustificare i reati commessi da immigrati e rom, afferma che “anche gli italiani delinquono, rubano, commettono violenze sessuali…”. Sì, ma sono una percentuale minima, e non ne fanno un’abitudine e stile di vita, non violentano le donne o sono dediti a furti, scippi, rapine e accattonaggio per tradizione familiare o culturale, non è una caratteristica nazionale, non è un marchio “Made in Italy“. Forse non siamo proprio esattamente un popolo di “Santi, poeti e navigatori“, o meglio non solo, ma non siamo nemmeno un popolo di accattoni e rubagalline. Noi non campiamo di furti e delinquenza abituale, la Costituzione dice che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro“; sul lavoro, non su furti, scippi, rapine e accattonaggio. Chiara la differenza? E se non vi è chiara andate affanculo lo stesso; ci va un sacco di gente, uno più, uno meno.

Allora, caro Bergoglio, o ci sei o ci fai. Non si può mettere sullo stesso piano il terrorismo di chi uccide in nome di Allah recitando il Corano,  e la presunta violenza (?) dei cattolici che, se pure commettono atti di violenza, non lo fanno certo in nome di Dio e non ammazzano le persone recitando passi del Vangelo. Nessuna persona sensata farebbe questo accostamento, nemmeno lo scemo del villaggio. Men che meno può farlo il capo spirituale della Chiesa e dei cattolici. Oppure a Papa Bergoglio risulta che qualche carmelitano scalzo, un sacrestano o una Perpetua, improvvisamente impazziti abbiano fatto una strage urlando “Dio è grande” e citando le Beatitudini dal Discorso della Montagna? Come si fa a mettere sullo stesso piano le stragi di Nizza, di Parigi, di Dacca, di Tunisi, e  tutte le altre compiute da fanatici islamici al grido di “Allah Akbar”,  e la violenza comune, quella che possono commettere tutti, musulmani, cattolici, buddisti, ebrei, animisti e seguaci di Manitù e che nulla ha a che fare con motivazioni religiose?  Nemmeno Boicu Scrapuddu di Trescagheras in preda ad una sbronza a base di vernaccia arriverebbe a dire simili cazzate prive di qualunque nesso logico e razionale.

Ho già detto che comincio ad avere forti perplessità sulle capacità intellettuali e culturali, ma anche teologiche, di questo Papa (Cose da pazzi), che si fa notare non per il suo acume, la sua intelligenza, per le sue riflessioni spirituali o la profondità della sua ermeneutica biblica, ma per il suo pauperismo, le rivendicazioni sociali e la condanna del capitalismo, più adatte ad un sindacalista o ad un socialista utopista dell’ottocento che ad un Papa, e le sue idee marxiste spacciate per messaggio evangelico. E se non ha gravi lacune culturali, allora è in malafede; lo dimostra ogni giorno con le sue affermazioni strampalate, come in questo caso. Sembrano affermazioni fatte da qualche sfigato dei centri sociali, o dalla Boldrini, o da uno di quegli imam fai da te di periferia che si vedono spesso in TV o, in alternativa, bisognerebbe pensare agli effetti di alcol o droghe più o meno leggere. Ed ancora, invece che rispondere a chi gli chiede perché parlando del terrorismo non cita mai l’islam, risponde non rispondendo; ovvero addebitando la causa del terrorismo a generici interessi economici globali: “E’ terrorismo di base contro l’umanità”. Ma cosa vuol dire?

Non cita l’islam nemmeno se gli chiedono perché non cita l’islam. Sembra un gioco di parole, ma è il classico modo di rispondere di chi non vuole rispondere alle domande scomode. E perché i giornalisti presenti accettano una simile spiegazione sconclusionata senza ribattere? Hanno paura che li buttino giù dall’aereo senza paracadute, oppure che non li invitino più ai viaggi papali? Questo tipo di giornalismo, che poi è quello che ogni giorno fa i titoli di apertura di quotidiani e Tg e funge da ufficio stampa del potere,  lo saprebbe fare anche Topo Gigio. Ora, cosa si può dire di un Papa che giustifica il terrorismo islamico con motivazioni economiche, escludendo del tutto una radice religiosa, e che pone sullo stesso piano la violenza e le stragi commesse dai terroristi che ammazzano in nome di Allah, con le violenze comuni commesse dai cattolici? Niente: o ci è o ci fa.

Terrorismo di giornata

Dopo la strage di Nizza si susseguono gli atti di terrorismo. E non è che l’inizio. Ecco le ultime notizie di oggi.

18 luglio  Rifugiato afghano aggredisce con ascia passeggeri su un treno in Germania.

19 luglio  Francia, arrestato jihadista, aveva armi ed esplosivo in casa.

19 luglio  Francia, Avignone; uomo armato di coltello si barrica in hotel

19 luglio  Francia, marocchino ferisce a coltellate donna e tre figlie

E domani a chi tocca? Chi sarà la prossima vittima di questi pazzi fanatici islamici? Il prossimo può essere ognuno di noi.

E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te.” (John Donne)

 

Ronde moderne

Una volta si cantava “A mezzanotte va la ronda del piacere…”. Altri tempi e altre ronde. Oggi le ronde non le fanno  “laggiù nell’Arizona, terra di sogni e di chimere…“. Oggi le fanno a Prato, dove non c’è il bandolero stanco sul suo cavallo bianco, ma i cinesi incazzati.

Ecco la notizia di oggi (Ronde cinesi contro i migranti africani): ” Organizzavano ronde, vere e proprie spedizioni punitive contro cittadini extracomunitari, in prevalenza nordafricani, ritenuti responsabili di aggressioni, furti e rapine nei confronti di propri connazionali cinesi”. Ci mancavano solo i cinesi. Gli inquirenti hanno denunciato l’alta pericolosità di queste ronde cinesi; pare che non siano ronde originali, ma ronde  taroccate “Made in China” e contengano sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene.

Tempo fa alcuni cittadini, stanchi di subire furti, rapine, minacce, aggressioni e violenze da parte di bande di stranieri, che ormai controllano intere zone e quartieri metropolitani, decisero di fare delle ronde notturne per sorvegliare la città. Le anime belle della sinistra, i cattocomunisti ed i buonisti ipocriti terzomondisti li accusarono di xenofobia, razzismo e squadrismo fascista; e dovettero rinunciare. Adesso però si muovono i cinesi che, stanchi di subire le stesse angherie da parte di bande di immigrati, organizzano ronde contro gli africani. Poi forse gli africani, per reazione, faranno le ronde contro i cinesi. Poi, cinesi e africani, stanchi di farsi la guerra a vicenda, organizzeranno delle ronde afro/cinesi contro gli arabi. Poi, tutti insieme, stanchi di essere sempre sotto osservazione e sotto accusa, faranno le ronde afro-arabo-cinesi contro gli italiani xenofobi e razzisti che si rifiutano di comprare le loro cianfrusaglie taroccate.

Poi anche gli italiani, stanchi di subire le malefatte delle bande di delinquenti stranieri, si decideranno a mandare al diavolo i buonisti ipocriti, e faranno le ronde contro gli afro-arabo-asiatici. Ma sarà troppo tardi, perché l’Italia sarà ormai invasa e gli italiani,  ormai in minoranza, saranno emarginati e discriminati. Ma nessuno li tutelerà, perché le leggi anti discriminazione saranno state abrogate dalla sharia ormai diventata legge di Stato.  L’unica possibilità di scampo sarà emigrare, magari in Arizona dove “se una chitarra suona, cantano mille capinere“.

Se però, dopo un po’ di tempo e qualche avventura con capinere esotiche,  avrete una forte nostalgia della “Patria sì bella e perduta…” e, invece di cantare il Tango delle capinere, vi scappa di cantare “Va, pensiero, sull’ali dorate; va, ti posa sui clivi, sui colli…”, c’è ancora un’altra possibilità: tornare in Italia clandestinamente, magari su un gommone o una barchetta sgangherata, chiamare la guardia costiera che correrà a salvarvi, dichiarare che scappate dalla guerra, e  farvi  ospitare gratis in albergo come migranti e richiedenti asilo.  Provare non costa niente; magari funziona.

Papa, cani e vicini di casa

Questo Papa parla troppo e quasi sempre a sproposito (il “quasi” è optional).

L’ultimissima, fresca fresca di giornata, riguarda cani e gatti. Dice: “Quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti ai cani, e poi lasciano senza aiuto la fame del vicino e della vicina.“. Tenendo presente il suo pensiero fisso e ricorrente sull’accoglienza di profughi, rifugiati e disperati di mezzo mondo, quella frase si scrive “vicino e vicina“, ma si legge “immigrati“. E’ incredibile, riesce a dire sciocchezze anche parlando di cani e gatti.  Dimentica di dire che spesso, l’unica compagnia che hanno gli anziani sono proprio cani e gatti, gli unici a dare loro un po’ di affetto e di stimolo a vivere. Dimentica anche di dire che spesso sono proprio i vicini di casa a crearci problemi di convivenza e rovinarci la vita. Dimentica pure che l’affetto per gli animali è il primo segnale dell’empatia verso il prossimo, e che coloro che non amano gli animali, spesso non amano neppure le persone. E dimentica anche di dire che c’è anche gente (uno a caso: tale Bergoglio, il Papa che viene da lontano e non si capisce perché non sia rimasto dov’era) che, più che occuparsi dei vicini di casa (magari proprio della nonnina sola) si preoccupa di aiutare, accogliere ed assistere gli africani. Diceva Heinrich Heine (1797 – 1856): “Più conosco gli uomini, più amo i cani”. Tra il pensiero di Heine e quello di Bergoglio scelgo Heine; senza il minimo dubbio.

Una volta dall’Argentina arrivava roba buona: l’Angus, il tango. Ultimamente arrivano solo fregature: divette in cerca di gloria, con la farfallina tatuata sull’inguine (e trovano l’America in Italia), bond spazzatura, e Papi marxisti. Che tempi!