Le parole ci ingannano

Le parole ed il cervello ci ingannano“, dicevo a chiusura del post precedente “La felpa di Boncinelli“. E’ un inganno sottile del quale non ci rendiamo conto. Attraverso le parole esprimiamo i nostri pensieri che, però, non nascono come parole. I pensieri somigliano, piuttosto, a delle immagini in movimento che la mente trasforma in parole. Ma le parole non riescono mai ad esprimere completamente il pensiero. Ci provano, tentano di trasformare un pensiero complesso in forma intelligibile attraverso quella specie di codice che chiamiamo linguaggio,  ma con tanti limiti ed inesattezze che, talvolta, ciò che esprimiamo a parole risulta molto diverso da ciò che pensiamo.
La prima alterazione del pensiero avviene proprio nel momento in cui esso si traduce in parola. Questo passaggio da pensiero a parola è fortemente condizionato, inoltre, da altri fattori determinanti al fine della chiarezza espressiva. Non tutti usiamo lo stesso linguaggio, né possediamo la stessa padronanza lessicale, né abbiamo la stessa chiarezza di esposizione. Il linguaggio è frutto di educazione, cultura, esperienze personali, e, perfino, della personalità individuale. E, come se non bastasse, varia nel tempo e da luogo a luogo; ha una sua precisa collocazione spazio-temporale. Se non si ha una buona cultura umanistica, e pratica di testi antichi,  si avrebbe difficoltà a comprendere esattamente un testo scritto in volgare del ‘300.

Ma non basta, purtroppo. Non solo abbiamo difficoltà ad esprimere esattamente il nostro pensiero, ma quando, attraverso il linguaggio, comunichiamo con altre persone avviene la seconda alterazione del pensiero. Colui che ascolta, infatti, recepisce il messaggio da noi comunicato, in maniera diversa da quello originario. Il motivo è semplice; il nostro interlocutore ha un suo preciso codice linguistico ed espressivo che è diverso dal nostro ed è la conseguenza diretta di quei fattori educativi e culturali ai quali abbiamo accennato, che sono una prerogativa specifica, esclusiva, di ciascun individuo e, quindi, del tutto personali. Se davanti alla finestra ho un pino e scrivo che vedo  un “albero“, generico senza specificare, chi legge in Val di Fassa pensa che sia un abete, in Puglia pensano che sia un ulivo. Il concetto di albero è lo stesso, ma abbiamo in mente alberi diversi. Una persona analfabeta avrà molta difficoltà a capire il linguaggio di una persona colta. Così come per un profano sarà del tutto impossibile afferrare il significato di un discorso altamente specialistico, come una conferenza sulla teoria quantistica.  Da queste differenze scaturisce la grande incertezza del linguaggio usato comunemente come mezzo di comunicazione e le frequenti incomprensioni, le ambiguità, gli equivoci, i fraintendimenti che possiamo verificare quotidianamente nei rapporti interpersonali e nel mondo dell’informazione e della comunicazione in genere.

Già Leibnitz e, successivamente, Wittgenstein, si posero il problema di trovare un linguaggio, riferito in particolare al campo filosofico e scientifico, che fosse chiaro e non si prestasse ad interpretazioni personali; un linguaggio universale. Purtroppo, sembra quasi un’impresa impossibile. Solo i matematici sembrare godere di questo privilegio: 2+2 fa 4, ovunque e sempre, ed il codice binario, basato sulla successione di due sole cifre, 0-1 (aperto/chiuso, acceso/spento, vero/falso) non lascia spazio a vie di mezzo, interpretazioni e fraintendimenti. Non così per il nostro comune linguaggio quotidiano ed ancora meno quando ci avventuriamo in discorsi su argomenti che, già di per sé, non essendo esplicabili attraverso formule matematiche, si prestano ad interpretazione personale. Pensiamo all’etica, l’estetica, la politica; tutti sono autorizzati ad avere i propri criteri di giudizio, in un trionfo di relativismo lessicale che tutto giustifica e legittima. In assenza di criteri matematici che non lascino spazio a fraintendimenti, chiunque si sente autorizzato a ritenere valida la propria opinione e ritenere sbagliate le opinioni altrui. Anzi, le nostre opinioni personali assurgono a valori universali ed acquistano quasi il crisma di assioma, mentre quelle degli altri, specie se in contrasto con le nostre, sono solo ipotesi e supposizioni del tutto insignificanti. In breve: “Le nostre opinioni sono idee, le idee degli altri sono solo opinioni.”

Urgenze e priorità

Ovvero; l’Italia, la crisi e Johnny Stecchino. Che siamo in crisi profonda l’hanno capito anche i bambini delle materne. Quindi non ci ripetiamo. Ci si aspetterebbe, però, che davanti alla drammaticità degli eventi, il governo adottasse seri provvedimenti per combattere la crisi. Ed invece di cosa discutono ?  Ecco alcune iniziative emblematiche dell’impegno del governo.

1) Pochi giorni fa  la Commissione giustizia della Camera ha dato il via libera al testo del ddl sull’omofobia (vedi News ANSA). Non c’è bisogno di sottolineare l’importanza di questo ddl che sarà un vero toccasana per l’economia nazionale.

2) Oggi leggiamo di un altro fondamentale passo avanti: “Basta ai figli di serie B“. D’ora in poi non ci saranno più distinzioni fra figli legittimi e naturali. “E’ un grandissimo fatto di civiltà“, proclama con grande orgoglio il premier Letta. I minatori del Sulcis ora saranno rassicurati e guarderanno al futuro con rinnovata fiducia, grazie a questo provvedimento.

3) Ancora oggi la ministra di origine congolese Kyenge ha ribadito l’impegno per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina ed il riconoscimento della cittadinanza agli stranieri, ma secondo uno “ius soli temperato” (?). Nell’occasione ha anche specificato che in merito all’immigrazione bisogna valutare “i costi ed i benefici“. E’ sempre convinta, come ha detto in passato, che gli immigrati siano “preziose risorse“. Se sono gli stessi immigrati a dire che gli immigrati sono una risorsa bisogna crederci. No? E’ come credere all’oste che decanta la bontà del proprio vino.

4) Anche i grillini del M5S sono impegnatissimi a portare in Parlamento proposte serie e fondamentali per superare la crisi. Ecco l’ultima: “Mediaset non ha la concessione per trasmettere”. Sono le grandi scoperte dei grillini. E promettono verifiche e controlli per accertare se sia vero. Prima sparano le cazzate, poi si accertano se ci sia un qualche fondamento di verità o no. Ragazzi, questa è serietà! E annunciano che, se fosse vero, chiederanno alla Guardia di finanza di chiudere le reti Mediaset. Così manderebbero a casa alcune decine di migliaia di lavoratori. Mi sembra un’ottima idea per combattere la crisi e la disoccupazione. No?

5) Tre parlamentari del PD (Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola), hanno presentato un ddl su “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana“. In pratica si prevede l’obbligo per mense, ristoranti e bar di avere nel menu ricette vegetariane e vegane. Per i trasgressori multe salate, da 3.000 a 18.000 euro, sospensione dell’esercizio e revoca della licenza. E non basta offrire una comune insalatina. No, i cibi devono “assicurare un apporto bilanciato così come indicato dalla scienza ufficiale in materia di nutrizione e considerando i progressi scientifici“. E ancora, “le uova presenti nelle preparazioni vegetariane devono provenire da galline allevate con metodo biologico o allevate all’aperto“. Basta così? No, la cucina vegetariana deve essere anche insegnata nelle scuole ed istituiti alberghieri.

E per chiudere in bellezza, ecco la conclusione: gli studenti delle scuole alberghiere “nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza a seguire le lezioni didattiche pratiche riguardanti alimenti di origine animale“. Per promuovere l’insalata si scomoda addirittura la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo! Sembrano battute da Zelig, ma purtroppo sono vere. E per avere queste geniali pensate questa gente sta in Parlamento a 15.000 euro al mese, più annessi e connessi. Alla faccia dei cittadini disperati che non sanno più come sopravvivere.

Bene, questa è tutta gente seria che siede in Parlamento (lautamente retribuita per risolvere i problemi del Paese) , che fanno parte di importanti Commissioni, sono presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari che si presentano come rivoluzionari e vogliono portare onestà, correttezza, serietà, capacità, merito e competenze in Parlamento. Ed in tempi di crisi drammatica fanno queste proposte. Non ce n’è uno, nemmeno per sbaglio, che abbia uno straccio di idea, anche usata, di seconda mano o presa ai saldi estivi, al mercatino rionale o alla sagra delle idee vintage. Niente, nemmeno un’idea taroccata di provenienza cinese. Buio totale. L’Italia è nella merda, le aziende chiudono, crescono i disoccupati, ci sono milioni di poveri,  la gente si suicida e questi parlano di omofobia, figli naturali, ius soli, vogliono chiudere Mediaset e si occupano di diete vegetariane.

La nostra classe politica ricorda tanto quella famosa scena da Johnny Stecchino in cui l’avvocato del boss accompagna Benigni in macchina e si lamenta per il fatto che la Sicilia, e Palermo in particolare, abbiano una cattiva fama nel mondo a causa di problemi gravissimi, il più importante dei quali è…la mafia? No, il traffico. 

Menti e…mentine

Spesso mi torna in mente questo aforisma: "Grandi menti discutono di idee, menti mediocri discutono di eventi, piccole menti discutono di persone e di quel che fanno." ( E. Roosevelt ) La nostra comunicazione è costituita essenzialmente da "gossip", sport, comici che fanno i politici, politici che fanno i comici e da questioni di pari dignità. Non lo dico io, lo dicono i soliti sondaggi secondo i quali la stragrande maggioranza, circa il 70/80%, dei lettori di carta stampata (ma vale anche per i programmi TV)segue regolarmente il gossip e lo considera l’argomento più interessante (!?).

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