Croci e baci

Un’altra croce nel grande cimitero dei suicidati a causa della crisi economica. “Un imprenditore 57enne di Piove di Sacco (Padova) si è suicidato oggi pomeriggio legandosi un cavo elettrico al collo nella sede della sua azienda. Poco prima di compiere il gesto, prima della pausa pranzo, aveva riunito i dipendenti annunciando di essere costretto a chiudere a causa della mancanza di lavoro e delle troppe imposte da pagare.”. (ANSA)

Intanto che perdura la crisi, senza che nessuno abbia uno straccio di idea su come affrontarla e risolverla, i nostri politicanti per caso passano il tempo tra feste, riunioni, convegni, cerimonie, comparsate televisive e dichiarazioni quotidiane scontate quanto inutili. E per far finta di occuparsi di politica ogni tanto si inventano una battuta, uno slogan e ci campano per mesi.

 Così Bersani pensava di risolvere la crisi “smacchiando giaguari“. Renzi voleva salvare il partito democratico  “rottamando” i vecchi dirigenti del PD. Ora, tanto per dare una mano a risolvere la crisi, dice che vuole “asfaltare” il PDL. E non soddisfatto, aggiunge che votare il PD deve diventare “Cool“. Il premier Letta, con la sua flemma e l’aria da bello addormentato nel bosco,  continua a citare i cartoni animati e Carosello per infarcire le sue dichiarazioni. Dopo aver rilasciato, qualche mese fa, la sua geniale soluzione della crisi, dicendo che bisogna fare come il “Pesciolino Nemo” (Vedi “Letta e la bocca extra large“), oggi dice che “Non c’ho scritto Jo Condor“.  Parlano come i cartoon dei bambini. Si sono formati culturalmente  su Topolino, Carosello e il Manuale delle Giovani marmotte. La loro statura politica è al livello di Paperino, Topo Gigio e Heidi… ti sorridono i monti, le caprette ti fanno ciao. E, purtroppo per loro e per noi, non hanno nemmeno la fortuna di Gastone.

E intanto che questa tragica situazione di crisi senza fine continua a mietere vittime che fa il Parlamento? Di che si occupa? Di trovare soluzioni per dare una speranza a chi non riesce più a campare? No, i nostri “onorevoli” hanno altro per la testa, questioni serie, cruciali per l’Italia. Pensano a leggi sul femminicidio e discutono di omofobia, come ieri in aula, con i grillini intenti a scambiarsi baci gay e saffici per sostenere la “causa”. Che bello spettacolino, davvero edificante. Alla faccia di chi si suicida per disperazione; a loro i baci, a noi le croci.
Non gli si può nemmeno dire di vergognarsi, perché ormai hanno perso anche il senso del pudore, del ridicolo e della vergogna. Buffoni…

Stampa: cambia la musica

Quando si insedia un nuovo governo è il momento giusto per osservare un fatto curioso: il cambio di tono, di registro, di atteggiamento della stampa. Durante il dibattito parlamentare sulla manovra di risanamento l’opposizione scatenata accusò il governo di essere direttamente responsabile della crisi, dell’aumento dello spread, del crollo della borsa e della speculazione finanziaria. Il lunedì successivo la borsa scivolò a -3%. Ed i giornali titolavano: “Borsa in calo: boccia la manovra“. Rimarcando un rapporto diretto fra l’andamento della borsa e l’azione di governo. Per pura ironia il giorno dopo la borsa era in rialzo + 3%. Ma nessuno scrisse “Borsa in rialzo: approva la manovra”. Strano, vero?

La responsabilità diretta di Berlusconi è stato l’argomento forte per chiederne le dimissioni. Linea sposata in pieno e sostenuta da gran parte della stampa italiana che ogni giorno in apertura dedicava ampio spazio ai cori lamentosi delle prefiche ed alle Cassandre che annunciavano sciagure imminenti. “Siamo ad un passo dal burrone“, tuonava Montezemolo. E la Marcegaglia, ancora più tragica: “Siamo nel baratro. Il paese è in rovina“. “Siamo in piena emergenza. Berlusconi deve dimettersi“. urlavano tutti stracciandosi le vesti.

Poi Berlusconi si è dimesso e si è insediato Monti. E parte il nuovo corso della stampa. Lunedì scorso la borsa fa il tonfo a -5%. Ma nessun giornale titolava  “Crolla la borsa: boccia il governo Monti”. No, sembra che di colpo tutto ciò che era responsabilità diretta di Berlusconi non riguardi minimamente Monti. Spread, borsa, speculazione finanziaria, sono diventati fattori avulsi dal contesto politico. Si è passati dal costante e quotidiano attacco a Berlusconi al perfetto idillio con Monti. Eppure il nostro premier “tecnico” non ha fatto ancora niente se non rilasciare ogni giorno qualche dichiarazione di buone intenzioni. Niente provvedimenti urgenti, se ne parlerà in cdm solo fra una settimana, il 5 dicembre.

Ma ormai non c’è fretta, si può procedere con tutta calma. Berlusconi si è dimesso, il più è fatto. Non c’è più emergenza, sono scomparsi baratri e burroni e dove c’era una paese in rovina ora scorrono fiumi di latte e miele e la popolazione in festa gode una primavera perenne. Tanto che anche la pastorella Heidi, un po’ invidiosa, sembra decisa ad abbandonare i monti che sorridono e le caprette che fanno ciao e trasferirsi a Sesto san Giovanni per godersi in pieno le delizie del nuovo Eden italico.

Qualche tempo fa, Pierluigi Battista, in un video commento su Corriere.it, parlando della manipolazione dell’informazione e dell’uso strumentale che i giornali fanno delle notizie, avvertiva: “Non credete a quello che scrivono i giornali“. E se lo dice un autorevole editorialista del Corriere c’è da credergli. No, certa stampa non è seria, né onesta, nè corretta, né attendibile. E’ molto più serio il giornalino delle Giovani marmotte.

Heidi e i muezzin…

C’era una volta, molto tempo fa, Heidi, una piccola pastorella svizzera, che viveva beata con il nonno in una splendida valle dove “ti sorridono i monti e le caprette ti fanno ciao...”. Era uno dei primi cartoons giapponesi arrivati in Italia, circa 30 anni fa, ed ebbe un enorme successo tra i bambini. Quella sigla si sentiva risuonare ogni giorno in TV, nei negozi, alla radio. Tanto che ti entrava in testa, anche non volendo. La storia si svolgeva in una località di fantasia che ricalcava la classica iconografia elvetica a base di verdi vallate, caprette, cioccolato, formaggio coi buchi e puntualissimi orologi a cucù.

Heidi

Ma il tempo passa, il mondo si evolve. E così in quelle verdi vallate sono cominciati a spuntare come funghi delle alte torri, chiamate “minareti“, dalle quali degli strani personaggi detti “muezzin“, in una lingua sconosciuta, più volte al giorno e con una puntualità tutta svizzera, cantilenavano qualcosa che dicono sia una preghiera. I minareti sono quelle costruzioni, che somigliano a degli alti missili, che una volta si vedevano nelle illustrazioni di libri come “Le mille e una notte“. Erano qualcosa di esotico che immaginavamo esistere solo in quelle illustrazioni o in lontanissimi paesi da favola.

Finché, com’è e come non è, un bel giorno li abbiamo visti spuntare anche nelle nostre città. E perfino in Svizzera. Ora, immaginare un minareto in una valle svizzera è come veder aprire un porno shop all’interno del Vaticano. Mai dire mai, però c’è un limite. E la povera Heidi, vedendo spuntare questi strani campanili, deve essersi un po’ risentita; le rovinano la visuale, il paesaggio, i monti non sorridono più come una volta, anzi sghignazzano,  e le caprette, disturbate dalle nenie incomprensibili, invece di fare ciao cominciano a fare gestacci sconvenienti che non si addicono a delle brave caprette svizzere educate e gentili.

La protesta si è allargata e gli svizzeri si sono trovati di fronte ad un problema: consentire o no la costruzione di questi minareti? Tanto per non sbagliare, hanno risolto il problema alla loro maniera, democraticamente, chiedendo direttamente il parere ai cittadini. Hanno indetto un referendum. Già, loro usano così, quando devono adottare decisioni particolarmente importanti, prima chiedono il parere del popolo. Noi facciamo il contrario; prima decidono i politici, poi, se al popolo non va bene, si indice un referendum per abrogare le leggi. Sempre democrazia è, ma con una differenza. Loro hanno la democrazia preventiva, noi abbiamo la democrazia postuma. Loro fanno prevenzione, noi prima facciamo di tutto per ammalarci, poi, forse, penseremo a curarci, quando sarà troppo tardi.

Il risultato del referendum, contro le previsioni, è stata la vittoria con il 57%, di coloro che si oppongono alla costruzione di nuovi minareti: “La Svizzera dice no ai minareti“.

NoMinaret

Decisione democratica; quindi, da rispettare. Adesso, però,  è già cominciato il teatrino delle reazioni politiche e delle proteste. Accuseranno gli svizzeri di essere xenofobi, razzisti e di non ripettare i diritti umani e la libertà di culto. Si appelleranno all’Unione Europea, all’ONU, ai tribunali internazionali. Insomma, solita cantilena. Sorge, quindi, una domanda: se la gente non può decidere democraticamente cosa fare a casa propria, che senso ha la democrazia? Povera Heidi, non c’è più la Svizzera di una volta…