Il gatto di Paolo Brosio

Miracolo, il gatto di Paolo Brosio sanguina, come la Madonnina di Civitavecchia. E’ successo ieri  durante un collegamento con il programma di RAI2 “Storie italiane” di Eleonora Daniele (quella che ha sempre un’espressione da tragedia, come se le sia appena successa una disgrazia). Questa volta, invece che una disgrazia è successo un “miracolo” in diretta: il gatto di Brosio sanguina.

Brosio gatto

Era in collegamento da casa dove la madre teneva in braccio il suo gatto Sushi. Ad un certo punto è comparsa sulla camicia una piccola macchia di sangue, forse causata da una ferita del gatto. Immediata interruzione del collegamento, il gatto accompagnato con urgenza dal veterinario, preoccupazione generale  in studio, pubblico in ansia e notizia che finisce in prima pagina sulla stampa con tutti i dettagli (Vedi Messaggero – Il Giornale), E accorato appello di Brosio sui social a pregare per Sushi: “Cari amici, aiutatemi con un piccolo pensiero, se ci uniremo tutti il Cielo lo aiuterà.“.

Il mio commento sul Giornale: “Queste sarebbero notizie serie da prima pagina? Ma siete sicuri di sentirvi bene? Mah, al posto vostro una controllatina presso un centro di igiene mentale la farei, così per scrupolo.“. Per correttezza devo riconoscere che il Giornale non applica una censura eccessiva. Su altri quotidiani questo commento non sarebbe passato; censura.

Brosio Sushi

Già dobbiamo pregare per il Papa che ogni volta che si affaccia alla finestra chiede ai fedeli di pregare per lui.  Chissà quali gravi colpe deve farsi perdonare Bergoglio, se ha bisogno di tante preghiere. Forse semplicemente di essere diventato Papa.

Ora dovremo pregare anche per il gatto di Brosio. Poi per Oliver, il cane di Antonella Clerici, morto a gennaio scorso: “Sei stato il mio primo figlio“, disse. Poi per la morte di Otello, il micio di Elisa Isoardi . Poi, forse, per la morte del criceto di una delle tante smutandate in TV. Le condizioni di salute degli animali domestici dei VIP stanno diventando argomenti da prima pagina. Fra poco sui quotidiani comparirà una apposita rubrica riservata ai necrologi degli animali dei VIP. Non è detto che non nasca anche un’edizione speciale dell’Isola dei famosi, “L’isola di pelosi” riservata ai VIP accompagnati dai loro cani e gatti.

Ho sempre avuto animali in casa, ci sono cresciuto insieme ed ho sempre avuto con loro un ottimo rapporto (Rondini e ricordi); specie con cani e gatti con i quali esiste una particolare empatia reciproca (ma credo che questo rapporto speciale sia comune a moltissime persone che amano gli animali). Ho allevato canarini, pappagalli, galline, anatre. Ancora oggi, nonostante l’età ed i problemi di salute, ho due galline, un gallo e sette gatti. Più passeri, piccioni e volatili vari che ormai sono di casa in giardino e sanno che il ristorante è sempre aperto; e scendono a beccare mangime, grano  e pane che è sempre  disposizione per le galline (che non si lamentano perché tanto ce n’è per tutti). E accudisco tutti con pazienza, cercando di allevarli nel miglior modo possibile. Solo per chiarire la mia grande passione per gli animali. Ma…

Ma non mi verrebbe mai in mente di comunicare in TV “Urbi e Orbi” che un gatto è ferito e sanguina. Se, invece, questa diventa notizia da prima pagina, allora significa che la gente è completamente rincoglionita. Ed in primis chi controlla i media (stampa, Web, TV) e Brosio che chiede di pregare per il suo gatto Sushi. Ormai questi personaggi dello spettacolo, e l’intero sistema mediatico, sono così pieni di sé ed autoreferenziali che sono convinti che tutto ciò che fanno in privato e che li riguarda, dalle peripezie professionali alle avventure sentimentali, alla salute del criceto, siano notizie importantissime di interesse pubblico e debbano essere diffuse con grande rilievo sui media. Il mondo dello spettacolo rappresentato dai media (specie dalla TV) sembra essere l’unico possibile e, pian piano, il mondo reale viene sta sostituito dalla sua rappresentazione, dalla realtà virtuale a base di effetti speciali; quella realtà alterata, falsa e grottesca in cui il gatto di Brosio finisce in prima pagina; neanche fosse l’ultimo esemplare della tigre bianca del Bengala.

Ma cosa avete al posto del cervello; la segatura? Se poi qualcuno vi risponde per le rime e vi manda a quel paese lo accusate di essere un Hater (odiatore), o un “napalm 51″ (leone da tastiera), come il personaggio di Maurizio Crozza? NO, siete voi che siete fuori di testa, avete perso il senso della realtà, del limite, della decenza, della misura, ed il semplice buon senso; ma non ve ne rendete conto.

Frizzi di giornata

La telenovela necrologica su Frizzi continua da 15 giorni. Se poi qualcuno fa notare a Rita Dalla Chiesa che parla troppo di Frizzi, lei si risente e li accusa di essere “haters – odiatori” (lo ha fatto ieri rispondendo a dei commenti  su Facebook). E se, invece, fossero i VIP, o presunti tali, che sfruttano la morte di Frizzi per dire banalità e finire sui media? Si può dire che avete stancato? Oppure anche invitarvi al silenzio è un insulto, un’offesa da “haters – odiatori”? Il giorno del funerale scrivevo, in un commento sul Giornale, che ormai anche i funerali vengono spettacolarizzati ad uso e consumo dei media. Eventi per passerelle di Vip che rilasciano dichiarazioni di circostanza banali, scontate, inutili e spesso anche ipocrite; pensionati che vanno ai funerali per passatempo e ragazzi che fanno i selfie da diffondere in rete, per avere la conferma, per sé e per il mondo, che esistono. Sono certo che domani ci diranno quante persone hanno seguito in TV la cerimonia e riferiranno i dati Auditel e lo Share, perché alla fine, quello è ciò che conta. E magari sabato a TV talk faranno il confronto con altri programmi per vedere chi ha vinto la gara ed ha fatto più ascolti in settimana: il funerale di Frizzi, la partita dell’Italia. L’isola dei famosi, Don Matteo, Montalbano? Vergognatevi. Ma dovreste vergognarvi davvero, avete superato da tempo la soglia della decenza; anche se non ve ne rendete conto (o non volete rendervene conto) perché ci campate.

Sono io troppo cinico? Due giorni dopo ecco una dichiarazione di Gianfranco D’Angelo, al quale è stato impedito di entrare in chiesa,  che, parlando proprio della spettacolarizzazione del funerale, conferma la mia idea: “Quando un funerale diventa spettacolo e non ti viene permesso di entrare in Chiesa per salutare un Collega che ci lascia, allora consideri che si può essere vicini alle persone anche senza essere ripresi dalla TV: Mi hanno respinto dicendo che era una cerimonia “per pochi intimi“.

Alla morte e al dolore c’è una sola risposta; il silenzio. Tutto il di più è solo un pretesto per maniaci del protagonismo (malattia assai comune nel mondo dello spettacolo) che sfruttano anche i funerali per ritagliarsi uno spazio di esibizionismo (a favore di telecamere), ostentando un dolore che, non sempre, ma talvolta, è solo di facciata, per dimostrare che il mio dolore è più grande del tuo: “Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più addolorato del reame?”.

Invece non passava giorno che non ci fosse in prima pagina l’articolo su Frizzi con la testimonianza del dolore ed il ricordo di colleghi e amici; Dalla Chiesa, Gerry Scotti, Carlo Conti, Marco Columbro, etc. Alcuni talmente ridicoli come pretesto da lasciare senza parole. Per esempio un articolo riporta il ricordo di Marco Columbro che riferisce che tempo prima aveva incontrato Frizzi al ristorante “allegro e sereno“, come sempre. E su questa grande rivelazione ci hanno imbastito un articolo. Cosa dobbiamo aspettarci ancora? Magari la dichiarazione “in esclusiva” di  un usciere della RAI che racconterà che un giorno lo ha salutato e gli ha offerto un caffè? E poi? Forse la donna delle pulizie che ricorderà che una volta le ha augurato “Buon Natale”? E poi? Vedremo. Intanto c’è stata la notizia (smentita, la solita fake news) che qualcuno avesse proposto la beatificazione. Forse non si arriva a tanto, ma la proposta di intitolare a Frizzi una strada di Roma è vera e confermata dal Campidoglio.

Ed ecco che in pieno delirio frizziano, qualcuno accusa Rita Dalla Chiesa di parlare troppo di Frizzi, di eccesso di protagonismo e di mettere in ombra la seconda moglie di Frizzi. Lei non gradisce e minaccia di abbandonare Facebook (sai che sciagura): “I cafoni e quelli in malafede basta bloccarli per non sporcare una pagina di persone perbene…”., dice. Già, i cafoni o “Haters – odiatori”, o “Webeti“, come li chiama Mentana, o “Imbecilli” come li definiva Umberto Eco,  o “leoni da tastiera“, come li chiama Maurizio Crozza che, nel suo programma di satira, ne fa un personaggio che chiama “Napalm 51“, il prototipo dei critici di rete.  Ovvero quelli che, sui social, esprimono critiche o giudizi poco lusinghieri su personaggi dello spettacolo, della politica, della cultura, dello sport; insomma i VIP (gli intoccabili).  Tempo fa, a proposito degli Webeti, scrissi questo pezzo.

Webeti

Spiegatemi perché gli “webeti” sono sempre quelli che parlano male dei Vip e mai i VIP che debordano da tutti i media con la loro presenza quotidiana su stampa, TV, internet; quelli che devono ostentare la loro bellezza, la loro ricchezza, la loro fortuna; quelli che sono convinti che tutte le loro scoregge private siano una questione di interesse nazionale; quelli che dall’alto della loro ineguagliabile ignoranza, dispensano al mondo le loro inutili e strampalate “perle di saggezza” da ombrellone; quelli che con il loro presenzialismo asfissiante  provocano un senso di vera repulsione nei loro confronti. Spiegatemi perché i Napalm51 sono solo quelli che insultano i VIP e non coloro che tutti i giorni riempiono web, stampa e TV con inutili notizie gossipare di cui non importa niente a nessuno, spacciando per informazione seria e cultura popolare i pettegolezzi da comari al mercato.

Spiegatemi perché i cittadini che ogni giorno subiscono la visione di autentiche discariche di spazzatura mascherate da informazione, non possono nemmeno reagire o lamentarsi; pena essere censurati o definiti “imbecilli” da Eco o “webeti” da Mentana. Perché è il pubblico ad essere “webete” e non i media (e tutto quello che ci gira intorno e ci campa) che impongono al pubblico dettagli non richiesti sulle peripezie e le vicissitudini familiari, affettive, economiche, professionali, dei VIP e dei personaggi dello spettacolo, nonostante alla gente non interessino affatto. Spiegatemi perché ogni giorno in Home deve esserci un articolo su Belen Rodriguez o l’ultimo selfie di Naike Rivelli; perché da decenni in TV, qualunque sia l’argomento trattato c’è l’immancabile presenza di Alba Parietti, e   perché l’opinione di Luxuria, ormai immancabile presenza nei salotti TV, conta più di quello della casalinga di Voghera.

Spiegateci perché Al Bano e Romina continuano a scassarci gli zebedei con “Felicità, è un panino e un bicchiere di vino, la felicità…” e se poi, dopo 40 anni di questa lagna, si perde la pazienza e li si manda elegantemente a quel paese si è definiti “webeti”. A lui ha fatto venire l’infarto, dice. A noi la telenovela infinita della Al Bano family fa venire improvvisi attacchi di orchite acuta. I veri “webeti” non sono gli italiani, sono quei personaggi invadenti, assillanti, ossessivi, vanitosi, megalomani, egocentrici, esibizionisti, narcisisti, convinti di essere al centro dell’universo. I veri webeti sono gli addetti ai lavori dei media che sulle insulse notizie gossipare ci campano e portano a casa la pagnotta. Spiegatemi perché dei Vip se ne può parlare solo bene. Se ne parli bene sei un critico, se ne parli male sei imbecille. Avete mai sentito Vincenzo Mollica parlare male di un artista? No, per lui sono tutti straordinari, fantastici, eccezionali, geniali; e tutte le canzoni sono capolavori. Possibile che fra migliaia di personaggi non ce ne sia nemmeno uno che sia appena appena meno che straordinario? O non ci sia una canzone che non sia un capolavoro, ma sia appena appena passabile?  Non vi viene il sospetto che si esageri con le iperboli, i superlativi e lodi sperticate?

Perché la stampa può abusare di superlativi e iperboli fantasiose per parlare dei presunti VIP, dalla sciacquetta da reality al rapper di turno (meglio se nero; va di moda), ed esaltare la magnificenza degli inesistenti vestiti nuovi dell’imperatore. E perché se poi arriva il bambino che grida “Il Re è nudo” lo definite “webete” o imbecille?  Ho la sensazione (come ripeto spesso e inutilmente) che la stampa sia un po’ in ritardo sui tempi. Sono ancora convinti di dettare le regole ed influenzare il pubblico a loro piacimento. Cosa che in parte è anche vero, ma in misura molto minore rispetto a decenni fa. Oggi la gente non si beve più qualunque sciocchezza giusto perché “lo ha detto la radio” o “C’è sul giornale”. Ma non volete capirlo. Così ci si i sorprende se sui social, invece che lodi e complimenti, si ricevono critiche e insulti. Anche esprimere la propria opinione è democrazia. Oppure la democrazia va bene solo se si è d’accordo col capo o con la linea editoriale del proprio giornale?

Insulti e offese gratuite sono certo da condannare, ma bisogna anche chiedersi la ragione di questa insofferenza del pubblico nei confronti dei VIP in genere; quelli dello spettacolo, della politica, della finanza, dello sport, della cultura, dell’informazione. Sono presenti dappertutto, occupano tutti gli spazi possibili; sembra che esistano solo loro e che tutto ciò che dicono e fanno sia oro colato. La verità è che hanno stancato, la gente non li sopporta più.  E lo dice, perché oggi, grazie alla rete, tuti hanno la possibilità di esprimersi; cosa impossibile in passato. Qualcuno esagera, certo, ma ciò che dà fastidio agli addetti ai lavori non sono le critiche, gli insulti, i casi isolati di troll e maniaci che sfogano le loro frustrazioni sul web. Ciò che percepiscono come un pericolo  è che la gente comincia a dire quello che pensa e che spesso le opinioni del pubblico sono in contrasto con l’opinione che i media cercano di far passare come opinione pubblica, ma non lo è. La rappresentazione della realtà che ogni giorno ci viene propinata dai media non è la vera realtà, è solo una sua rappresentazione, spesso faziosa, manipolata ed alterata ad uso e consumo di interessi nascosti.  Questa libertà di espressione viene percepita come un pericolo dalla stampa e dal potere che continua a credere che quella libertà sia un loro esclusivo diritto e temono di vedere sminuito il loro potere, la loro autorevolezza, e pure il loro conto in banca. Hanno paura del bambino che grida “Il re è nudo”.

Volete capire come funziona l’informazione, i trucchi nascosti e la manipolazione scientifica delle notizie? Leggete “Gli stregoni della notizia” (Ed. Guerini, € 21.50), di Marcello Foa, appena pubblicato.

Nota

Tiscali blog chiude la piattaforma. Tutte le istruzioni per il salvataggio dei dati ed il trasferimento  del blog su Word Press o altra piattaforma sono a disposizione  qui:

http://blogduezero.blog.tiscali.it/2018/03/07/chiusura-blog-tiscali/

Del Debbio flop ed estetica in TV

Del Debbio, con Quinta colonna su Rete 4,  fa meno ascolti di Formigli su La7. Lo riportava avantieri  Libero.it (Del Debbio perde la gara di ascolti). Nemmeno un punto di share di differenza (Del Debbio 4,5%, Formigli 5,3%), ma basta e avanza per stilare classifiche di merito e decretare il successo o il flop di un programma. Ormai non conta più la qualità, ma lo share. Se il Grande fratello fa il 30% di share e milioni di telespettatori che lo seguono, significa che è un ottimo programma (così sostengono gli analisti e tutti quelli che su quel programma ci campano). Ovviamente nessuno si pone il problema della qualità e del fatto che quei milioni di spettatori possono essere (anzi, per me lo sono senza possibilità di errore) degli autentici imbecilli. Ma non si può dire, altrimenti vi accusano di essere degli “hater” o odiatori. Gli “odiatori” o Haters (termini inventati di recente, da usare come infamanti accuse per mettere a tacere tutti gli oppositori non allineati al pensiero politicamente corretto e critici nei confronti della demenzialità mediatica e gossipara), per i detentori della superiorità morale, sono tutti coloro che criticano la scellerata ideologia sinistra e non sono omologati al pensiero unico buonista, terzomondista, multietnico boldrinian-bergoglian-kyengista; quelli, altrimenti detti, populisti, xenofobi, omofobi e fascisti. Ma questa è un’altra storia.

Ma non tutti quelli che esprimono giudizi negativi sono Haters o Odiatori. C’è una differenza sostanziale, che è bene tener presente per evitare complicazioni e querele, che si spiega solo con la doppia morale che la sinistra ha in dotazione di serie. Te la consegnano al momento dell’iscrizione: tessera del partito, patentino di superiorità morale, distintivo di “tuttologo” detentore della verità assoluta e licenza di doppia morale, da usare a piacere. A cosa serve? Facciamo un esempio pratico. Se Calderoli dice che quando vede Cécile Kyenge pensa ad un orango (oltre ad essere subito catalogato come Haters e Odiatore)   è un gravissimo insulto razzista per il quale viene querelato e deve pure pagare i danni. Se invece Nichi Vendola dice che Berlusconi è un cancro della politica, Travaglio dice che è un suo diritto odiarlo e augurarne la morte e Di Pietro dice in Parlamento che è un serpente a sonagli, quella è semplice “dialettica politica“. Chiaro?

 Il fatto che Del Debbio non faccia grandissimi ascolti non è una novità. Dopo aver salutato il suo arrivo con il programma Quinta colonna, e Dalla vostra parte condotto poi da Belpietro, come voci “fuori dal coro” diverse dal pensiero unico dominante in televisione, ho presto cambiato parere vedendo la conduzione apparentemente di denuncia e contrasto al buonismo, al terzomondismo, alla scellerata politica che favorisce l’immigrazione incontrollata della sinistra, ma in pratica quasi assecondando quella visione della realtà, complice la presenza in studio di ospiti più di sinistra che di destra, compresi imam fai da te, mediatori culturali africani ed esponenti islamici ai quali si dava più spazio che alla gente comune.  L’ho anche scritto spesso e volentieri anche sul Giornale.

Ecco cosa commentavo l’anno scorso un articolo su “Renzi sfida l’UE, lamentando l’eccessiva presenza mediatica del ciarlatano di Rignano anche sulle reti Mediaset: “Lo vediamo a reti unificate. Non bastano i servizi dei TG e le reti di regime, che sembrano fatti dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi; non bastano le sue presenze su tutte le reti, intervistato da giornalisti e conduttori compiacenti come la Gruber. Lo dobbiamo vedere anche sulle reti Mediaset, a canale 5 dall’amica Barbara D’Urso che gli dà del tu e, forse è già la terza o quarta volta, da Del Debbio su Rete4, a Quinta colonna, dove fa il suo lungo monologo per cantare le lodi del suo governo dei miracoli. Né va meglio a “Dalla vostra parte”, dove Belpietro dà voce alle proteste di piazza contro l’immigrazione, ma poi in studio ci sono personaggi inguardabili come Karaboue, Librandi, Castaldini, Fiano, Chaouki, Morani, mediatori culturali africani e imam fai da te di quartiere, ai quali viene concesso più spazio e tempo che agli italiani. Infatti non vedo più né Del Debbio, né Belpietro; almeno non mi rovino la digestione.”. Infatti non li guardo più.

Bene, ora qualcuno comincia a rendersi conto di quanto dicevo fin dall’inizio. E se andate a leggere i commenti all’articolo sopra citato di Libero.it, vedrete che i motivi per cui i lettori criticano Del Debbio, sono gli stessi che usavo io criticando la presenza degli ospiti in studio. Vale la pena, per capire qual è l’opinione dei lettori, riportare qualcuno dei commenti:

Poliponero: io sono tra quelli che non seguono piu’ questo programma(e non mi perdevo nessuna puntata)! il perche’ e’ semplice: troppi buonisti e saputelli delle religioni con tendenze anticristiane> (cecchi pavone, carabue, imam, zingari ecc.)

Milibe: bel programma diventato inguardabile con invitati come i perdenti castaldini, liprandi , karabue e simili…

Mingardi: mi sembrava d’aver visto la Castaldini…per questo non lo guardo più.

Tega: I personaggi di Del Debbio sono sempre i soliti, Librandi Castaldini ecc. e la gente è stufa!

VitoLibrandi,Carabue,Castaldini,Romano etc, stimolano il rigurgito !

Sanfilippo:  telespettatori si sono stufati di vedere Librandi e tutta la feccia PD che sbrodola cavolate a gogò.

Marcellini: Troppi personaggi inascoltabili! Ti fa venire la voglia di spaccare il televisore!!!

Ecco, questo è il tenore dei commenti. Allora è strano che nessuno si accorga che i telespettatori non gradiscono la presenza di ospiti che ritengono inguardabili, inascoltabili e intollerabili per la loro faziosità. Non mi sorprende; c’è gente che ha bisogno di tempo, spesso di anni, per capire le cose. Per spiegare il concetto, cito spesso il caso della rivoluzione d’ottobre del 1917, quando i bolscevichi presero il potere in Russia e cominciarono a trasformarla in base all’ideologia marxista-leninista, provocando la morte di decine di milioni di persone pur di raggiungere lo scopo. Impiegarono 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Allora abbatterono un muro a Berlino, smisero di combattere l’Occidente capitalista, rivalutarono la proprietà privata e scoprirono i benefici e le delizie del capitalismo che avevano sempre combattuto. Tanto che oggi alcune delle persone più ricche del mondo sono russe; o cinesi. Lo stesso gravissimo errore stanno commettendo oggi, sempre per aberranti motivazioni ideologiche che non tengono in alcun conto la realtà, in merito al terzomondismo, la società multietnica e l’accoglienza senza limiti degli immigrati. Spero solo che non debbano aspettare 70 anni per capirlo perché è già tardi oggi per rimediare.

Anche Del Debbio cade nell’errore di non tener conto di alcuni dettagli. L’ho scritto spesso, anche in alcuni post. Per esempio qui “Rivalità, xenofobia e diversità“, in cui cercavo di chiarire le differenza fra le parole e l’uso strumentale che ne viene fatto. Ma soprattutto qui “Guelfi e xenofobia” del 2015, in cui riprendevo proprio un’affermazione di Del Debbio, molto discutibile: Ecco l’incipit del post: “Avantieri su Rete4 il conduttore Del Debbio, parlando ancora di problemi legati all’immigrazione, ha detto che gli fanno schifo gli xenofobi. E perché non si pensasse che l’affermazione gli era sfuggita per sbaglio, lo ha ripetuto “Gli xenofobi mi fanno proprio schifo“.  Bene, abbiamo capito. Certo che una simile perentoria affermazione, fatta da un toscano di Lucca, lascia un po’ perplessi. Ricordiamo tutti le rivalità fra i Comuni toscani, tra Firenze e Siena, tra Pisa e Livorno, tra guelfi e ghibellini; un odio che sfociava spesso in contrasti cruenti, come la battaglia di Montaperti tra i guelfi guidati da Firenze contro i ghibellini guidati da Siena. E Lucca, patria di Del Debbio, stava con Firenze.”.

Viene spontaneo ricordare la storica rivalità tra le città toscane. E non solo fra città, ma addirittura tra concittadini divisi dall’eterna rivalità fra rioni, come succede tra le contrade di Siena. E vogliamo dimenticare le rivalità che spesso finiscono tragicamente, tra tifosi di squadre avversarie (Roma – Lazio, Milan – Inter, etc…) che ad ogni occasione scatenano risse, aggressioni e se le danno di santa ragione? O la tradizionale contrapposizione fra polentoni padani e terroni meridionali? Ma se è così difficile accettare  pacificamente la convivenza ed abbracciare i nostri concittadini solo perché vivono in una contrada rivale, tifano per una squadra diversa dalla nostra, vivono in zone diverse d’Italia, perché mai dovremmo accogliere a braccia aperte, con baci e abbracci, gli africani che arrivano da pesi lontani, che non conosciamo, non sappiamo chi siano, cosa vogliono, perché entrano a casa nostra come ospiti non invitati e pure a nostre spese? Ancora nessuno ci ha spiegato questo mistero. Allora sorge qualche dubbio sul fatto che ad un toscano fazioso per natura, facciano schifo gli xenofobi. Verrebbe da chiedersi, con una vecchia battuta: “Del Debbio, ma lei è amico mio o del giaguaro?“. O, ancora meglio: “Ma ci fa o ci è?”.

Ed a conferma del fatto che c’è molta gente che ha difficoltà a capire certe verità, ed ha idee molto vaghe sull’estetica e la sua applicazione nei rapporti sociali (specie mediatici), arriviamo ad un altro mistero esistenziale: Emanuele Fiano. Anche a lui ho dedicato spesso dei commenti, sia sul blog che sulla stampa. Ecco cosa scrivevo un anno fa su Ben ritrovati“: “Credo che i personaggi pubblici, quelli che appaiono quotidianamente in televisione, dovrebbero possedere dei requisiti minimi anche di carattere estetico. Non capisco come uno con la faccia di Fiano possa presentarsi in pubblico. Mistero. Non si può cominciare la giornata con queste visioni inquietanti. Dopo l’orticaria della meteorina che saluta con “Ben ritrovati”, vedendo Fiano ti viene anche il mal di pancia e, sentendolo anche parlare con quella boccuccia a culo di gallina e quella vocina nasale gne gne (e dire le sciocchezze che dice) ti viene anche un improvviso raffreddamento in zona pubica causato dal forte movimento rotatorio delle palle. “. Ed ancora in questo “Facce e facciacce“, dove appare insieme ad un’altra faccia da “censura” come Ivan Scalfarotto. E’ un caso di particolare antipatia personale?  No, è uno dei tanti casi di ingiustificabile e totale assenza di criteri estetici riscontrabili sui media.

Esempio; anche Cristina e Benedetta Parodi, stanno registrando un flop gigantesco con il loro programma domenicale. Si cerca di giustificarle in vari modi, ma nessuno nota una verità evidentissima: Benedetta Parodi, con quel volto spigoloso ed il nasino alla Boldrini, è antipatica. E non sto a spiegare i motivi; non merita tanta attenzione. Così come antipatico ed inguardabile è un altro personaggio TV: Diego Bianchi, in arte Zoro, conduttore di Gazebo (programma che sembra fatto da e per sfigati di periferia da centri sociali Che Guevara), ora passato a La7. Uno con quella faccia, che tutto ricorda meno che un volto umano, non dovrebbe uscire di casa e, ancora meno, presentarsi in televisione. Pensate che l’estetica e la fisiognomica non abbiano importanza e che Lombroso esagerasse? Allora guardate questa faccia: “Trota al Carroccio“. Vi sembra normale? No, non lo è. Ci sono dei primati che hanno un aspetto più umano; e anche più intelligente. Ma non si può dire, altrimenti diventiamo haters o “odiatori“.

Un altro caso emblematico di mancanza di senso estetico, fra i tanti che si possono riscontrare in Tv, è quello che riguarda Eleonora Daniele, conduttrice di un programma del mattino su RAI1, Storie vere o Storie italiane o qualcosa del genere (il tema fisso sono le tragedie familiari, possibilmente col morto ammazzato, l’inviato speciale sotto la casa della tragedia e tutti i dettagli macabri), alla quale già lo scorso anno ho dedicato un post “Cuochi e delitti” per sottolineare l’eccesso di cuochi e di cronaca nera in TV. Ecco, a lato, un’immagine a caso del programma in cui la domanda cruciale del giorno era chiedersi “Come è morto Roberto?”: il tema è sempre quello, la cronaca nera. Ed il programma si basa sempre sul collaudato metodo della chiacchierata in salotto: si invitano in studio i soliti esperti (quelli non ci mancano) che in diretta svolgono le indagini, confrontano gli indizi ed ipotesi, suggeriscono metodi e tattiche investigative, ed esprimono giudizi sul mostro del giorno, dividendosi equamente fra colpevolisti ed innocentisti, sull’ultimo caso di cronaca nera. Che bello cominciare la giornata con queste notizie allegre ed il viso “sorridente” di una conduttrice che, solo a vederla, mette allegria e buon umore! No?

Eppure l’estetica è fondamentale. Quando incontriamo una persona, la prima impressione è determinante e dipende da alcuni fattori: il volto, lo sguardo, l’espressione, il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento. Sono segnali che percepiamo subito e questo determina la nostra risposta positiva o negativa. Basta pochissimo per sentire se quella persona ci è simpatica o antipatica. E’ una reazione spontanea, involontaria e del tutto naturale. E questo condiziona in maniera decisiva le nostre relazioni sociali. Se possibile cerchiamo di frequentare ed avere come amici e compagni di lavoro o di strada, delle persone simpatiche con le quali condividiamo gusti, stile di vita e “affinità elettive”.  Come mai allora pensiamo che questo non sia, non possa e non debba essere importante, se non determinante, nel rapporto con i personaggi pubblici e famosi del mondo della politica, dello spettacolo, quelli che invadono i media ogni giorno?

E se qualcuno si permette di esprimere giudizi poco lusinghieri nei confronti di questi personaggi, viene accusato di essere un “odiatore”, di fare discriminazioni in base al genere, ai gusti sessuali, al colore della pelle, all’etnia, alla fede religiosa, allo stile di vita; tutte cose che, in base alla legge Mancino, sono reato. Alla faccia della libertà di espressione ed al diritto di esprimere un giudizio estetico. Perché devono piacermi per forza i neri, i gay, i fancazzisti dei centri sociali, le femministe, la Kyenge o la Boldrini, il Papa, Fiano, Zoro e altri insulti viventi all’estetica, l’etica o il semplice buongusto? Perché deve piacermi Luxuria se trovo il personaggio, e la sua vista, rivoltante? Deve piacermi per legge, perché così vuole il pensiero politicamente corretto? Perché? Chi ha stabilito questi criteri estetici? Per fare un esempio pratico di cosa fa scattare l’accusa di razzismo in un post del 2013 ho messo a confronto Cécile Kyenge con Vanessa Hessler, così anche i ciechi possono vedere la differenza. Guardatelo:  “Razzismo cromatico“. Notate qualche leggerissima differenza estetica? Oppure il solo affermare che c’è una differenza e che preferiamo una (non dico quale) all’altra è razzismo?

Torniamo al nostro Fiano e vediamo cosa riportava di recente ancora Libero.it: “Fiano basta con la Tv; al suo posto Richetti che piace alle donne“. Il guaio di questo personaggio è che te lo trovi sempre sotto gli occhi in TV dalla mattina alla sera. Se non è ad Agorà su RAI3 al mattino (se non c’è lui c’è Gennaro Migliore; esteticamente non cambia molto), è ad Omnibus o L’Aria che tira su La7, lo ritrovi al pomeriggio a Tagadà. lo vedi su tutti i TG, lo ritrovi da Gruber o in uno dei soliti talk show passerella per politici che passano più tempo in TV che in Parlamento. E, se ci fate caso, le facce di politici, giornalisti ed opinionisti di professione, che vediamo ogni giorno in Tv, sono sempre le stesse. Ne cito alcune a caso, le prime che mi vengono in mente: Travaglio, Padellaro Scanzi, Peter Gomez, tutti del Fatto quotidiano (quasi di casa su La7, insieme a Marco Damilano direttore de L’Espresso), Claudia Fusani ex L’Unità (su qualche rete la trovate ogni giorno), i filosofi Massimo Cacciari e Diego Fusaro (uno post-comunista, l’altro neo marxista; sarà un caso?) ed altri in ordine sparso, presentati come intellettuali o con i titoli accademici (vedi il sociologo De Masi che salta da un canale all’altro e discetta su qualunque argomento), per nascondere la loro appartenenza all’area della sinistra. Un altro caso simile di “trucco” mediatico riguardava lo scomparso Stefano Rodotà (altro guru della sinistra onnipresente nei salotti Tv) che, nonostante la sua militanza politica, in TV veniva presentato come “Università La Sapienza” (sic), per nascondere la fede politica con l’autorevolezza del titolo accademico (un trucco molto usato ed abusato dai conduttori organici alla sinistra; quasi tutti). Ma non dobbiamo pensar male, deve essere solo un caso, una coincidenza, magari lo fanno in buona fede. No?

E come se non bastasse la presenza invasiva ed assillante della compagnia di giro degli opinionisti di professione sulle varie reti, su La7 si verifica una curiosa particolarità; i vari personaggi e volti della rete si ospitano a vicenda. Così vedete Formigli che ospita Mentana, Mentana che ospita Floris il quale poi ospita Damilano (quasi ospite fisso da Gruber e Zoro), poi li trovi all‘Aria che tira di Mirta Merlino, dove passano tutti prima o poi, dove trovi insieme come opinionisti il solito onnipresente Damilano e un’altra conduttrice della rete, Alessandra Sardoni (dalla bruttezza imbarazzante ed insopportabile; c’è un limite a tutto, non basta il trucco, l’estetista o il ritocchino; l’unica soluzione è  Lourdes, un miracolo) che, a sua volta, ospita a turno tutti i volti de La7, o altri personaggi che evidentemente bivaccano negli studi TV. E’ una TV autarchica, fanno tutto in casa.

Ieri, a conferma di quanto dico, nel nuovo programma di Giletti “Non è l’Arena” c’erano quattro ospiti in studio: Matteo Salvini, un imprenditore e…Enrico Mentana e Gennaro Migliore. Che caso, che combinazione, che coincidenza. “Eccheccasoooo”, direbbe Greggio! Tranquilli, alla prima occasione, magari l’ennesima “Maratona” elettorale, Mentana ricambierà il favore ed ospiterà Massimo Giletti. Ora chiedetevi perché in Tv vediamo sempre le stesse facce (che sono quelle dei personaggi della cultura e della politica che sembrano essere gli unici autorizzati ad esprimere la personale opinione su tutto lo scibile umano e che, a lungo andare, condizionano l’opinione pubblica) e provate a darvi una risposta.

Ma torniamo al nostro Fiano. Cosa riferisce Libero? Sembra che in seno al PD non tutti apprezzino questa eccessiva presenza mediatica di Fiano e che non solo dia fastidio, ma ci sia proprio una petizione sottoscritta da diversi esponenti dem che chiedono proprio una sua minore presenza in TV a favore di Richetti “più simpatico“. Anche questi hanno impiegato un po’ di tempo a capire che questo Fiano non è proprio il massimo della simpatia e che, forse, bisognerebbe dargli meno spazio. Forse, dico forse, non mi sbagliavo. Ma questa non è discriminazione per motivi estetici? No, perché ricordate che se questo lo facesse la destra sarebbe un gravissimo atto di discriminazione, ma se lo fanno i compagni del PD è semplice dialettica interna. Bene, anche oggi mi sono sfogato; ogni tanto ci vuole, anche se lo leggeranno in pochissimi. I dati del contatore visite sono talmente sballati che, come ho già detto in passato, non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Ma c’è chi è convinto che migliaia di utenti leggano ogni giorno quello che scrivono. L’importante è crederci. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.