Le Buffonarie

Fallita la prima votazione per il Quirinale. Fumata nera che più nera non si può. Eppure, viste le premesse, doveva essere una votazione tranquilla con un esito quasi scontato. Il candidato, Franco Marini, proposto dal PD, accettato da PDL e Scelta civica, era destinato, in teoria, a raccogliere i voti del PD, del PDL. di SEL e della lista Monti, necessari per essere eletto al primo scrutinio. In teoria sembrava cosa fatta. Ma siccome siamo in Italia, ecco che spuntano i franchi tiratori, gli scontenti, i renziani, i vendoliani, i grillini che puntano su Rodotà, le schede bianche (quelli che in tutti i sondaggi rispondono sempre “Non so“), voti sparsi a caso (D’Alema, Prodi, Napolitano, Finocchiaro…) e le previsione della vigilia vengono stravolte.

Eppure, fino a ieri, sembrava raggiunto un accordo di ferro fra Bersani, Berlusconi e Monti. Poi, evidentemente, i mal di pancia della vigilia hanno preso corpo. Vendola si dissocia dal patto elettorale col PD e vota per il candidato del M5S.  I seguaci di Renzi contestano la candidatura di Marini e non si sa cosa abbiano votato (forse scheda bianca o nulla, o nomi diversi). Altri contestatori, all’interno del PD, si dissociano dalle scelte del segretario e preferiscono sostenere, in sintonia con i vendoliani,  il candidato dei grillini, Rodotà. PDL  e  Scelta civica di Monti hanno rispettato l’accordo col PD e, salvo qualche immancabile pecora nera,  hanno votato compatti per Franco Marini. La sinistra (PD e Sel), invece, si sono frantumati come al solito. A sinistra sono così: l’unica cosa che li tiene insieme e li unisce è combattere Berlusconi. In tutti gli altri casi si dividono, spuntano le correnti, i contrasti, le faide interne e si sparpagliano come pecore inseguite dai lupi.

E’ chiaro che a sinistra, in area PD e Sel, regna la confusione più completa e quello che sembrava un accordo di ferro, fondato su principi condivisi, si rivela per quello che era: un semplice accordo elettorale anti Berlusconi che garantisse ai vendoliani l’ingresso in Parlamento, altrimenti, grazie allo sbarramento elettorale, quasi impossibile. E’ lo stesso accordo fatto dal PD, alle precedenti elezioni, con l’Italia dei valori di Di Pietro. Anche Di Pietro, subito dopo le elezioni, assicuratosi una larga rappresentanza parlamentare, mandò all’aria la coalizione e, al fine di gestire in proprio i rimborsi elettorali ed i lauti contributi per i gruppi parlamentari,  creò un gruppo autonomo, alla faccia dell’alleanza col PD. Ma nel PD, come dico spesso, sono duri di comprendonio, hanno i riflessi lenti e passano anni prima che capiscano. E così ci sono ricascati con Vendola che, adesso, contrariamente alle indicazioni fornite dalla coalizione, invece che votare Marini, votano Rodotà, il candidato del M5S.

In queste condizioni, in un momento cruciale per la vita democratica quale è l’elezione del Presidente della Repubblica, qualunque segretario di partito che venisse smentito dalla propria base sulle decisioni assunte dalla dirigenza, sulle indicazioni di voto e sulla tenuta della coalizione con la quale si è presentato due mesi fa alle elezioni, avrebbe una sola via d’uscita: dimettersi.

 Bersani si dimette? Ma nemmeno per sogno. Ecco la soluzione, dopo il flop Marini: votare scheda bianca per le prossime due votazioni. Così si prende tempo e si arriva alla quarta votazione, quando, invece che la maggioranza dei 2/3,  sarà sufficiente la maggioranza assoluta (50% + 1). Ormai è una strategia consolidata a sinistra: quando non sanno cosa fare prendono tempo. Lo ha fatto lo stesso Bersani quando, subito dopo aver ricevuto l’incarico esplorativo dal Presidente Napolitano, invece che verificare subito la disponibilità dei gruppi politici in Parlamento, ha perso giorni e giorni a sentire tutte le “parti sociali” operanti sul territorio (Risultato?  Zero!). Anche Napolitano, visto il fallimento di Bersani e non sapendo che pesci pigliare, ha preso tempo e, come Ponzio Pilato, se ne è lavato le mani ed ha nominato un Comitato di “Saggi” per fare non si sa bene cosa (Risultato? Zero!).

Ora Bersani deve constatare il fallimento della sua proposta per il Colle e, invece che dimettersi, visto che non è in grado di controllare un partito che lo contesta e gli sfugge di mano, pilatescamente propone di votare scheda bianca per le prossime due votazioni. Poi si vedrà, sperando in un miracolo. Questi sono gli eletti dal popolo italiano, quelli che stanno in Parlamento, quelli che dovrebbero garantire la democrazia rappresentativa. Quelli che, tanto per gettare un po’ di fumo negli occhi, ogni volta che c’è da scegliere qualche candidato (per il Parlamento, per la Regione o il Comune), fanno le “Primarie“. E le spacciano come prova di grande democrazia. Poi, alla prima occasione, invece che rispettare la volontà degli elettori o le indicazioni e le direttive del partito o della coalizione, si appellano alla libertà di mandato,  si dividono su tutto e vanno in ordine sparso, come reclute in libera uscita. Sono quattro gatti e riescono a dividersi sempre e su tutto: due gatti a destra, due gatti a sinistra. E dire che, tempo fa, questa accozzaglia sconclusionata di “Tutti contro tutti“, in perenne conflitto, la chiamavano “L’Unione“.

Così, dopo aver assistito alle “Primarie” del PD, alle “Parlamentarie” dei grillini, alle “Quirinarie” ancora dei grillini, ora, sconsolati, assistiamo a questa nuova e poco seria carnevalata parlamentare: le “Buffonarie“.

Grillo e la gita fuori porta

I grillini vanno in gita, fanno la Pasquetta in ritardo, tanto per dire che sono diversi dagli altri. Eccoli che aspettano, nel piazzale Flaminio a Roma, il pullman che li accompagnerà in una località segreta per un ritiro spirituale. In mattinata, però, si è scoperto che la località “segreta” non è più segreta; è un agriturismo nella campagna romana, nei pressi del lago di Bracciano, dotato di parco, ristorante e piscina. In questa amena residenza i piccoli grilli ascolteranno in devoto silenzio le meditazioni proposte dal Grillo dominante. Poi, forse, in perfetto stile da scuola aristotelica, i neo peripatetici, passeggiando tra fiori, piante, piscine, fontanelle  e vialetti ombrosi, rifletteranno sulle sagge parole del maestro e si scambieranno opinioni e commenti. Che carini!

In verità, più che un raduno di parlamentari sembra un gruppo di ragazzi in attesa della partenza per la gita scolastica. Oppure una di quelle gite in pullman a 20 euro, viaggio e pranzo compreso, di solito offerte a casalinghe e pensionati, dove poi vi vendono una batteria di pentole per 500 euro. Insomma, pur con qualche giorno di ritardo, anche i grillini fanno la loro gita fuori porta. Visto, tuttavia, che sembrano confusi e spaesati nelle aule parlamentari e non hanno ancora capito bene come e perché si sono ritrovati in Parlamento e cosa ci vanno a fare, forse al rientro dalla gita faranno una sosta al Santuario del Divino Amore, sperando che la Madonna gli chiarisca un po’ le idee. Non resta che sperare nella grazia; per il loro bene ed anche per il nostro.

Grilli, giaguari, tassisti e barbieri.

Bersani. l’uomo che voleva smacchiare i giaguari e che finì per essere smacchiato, conclude le lunghe consultazioni e riferisce a Napolitano il fallimento del tentativo di trovare una maggioranza. Ma il PD precisa subito che “Bersani non rinuncia“. Mah, si vede che non ha ancora capito bene che aria tira. O forse spera di continuare ancora a consultare la gente per strada, i condomini, Paperino e Topo Gigio. Ora, però, qualcuno dovrebbe spiegare agli italiani perché Bersani ha sprecato tre giorni per consultare mezza Italia e, soprattutto, a cosa sono servite quelle consultazioni anomale, irrituali ed uniche nella storia parlamentare della Repubblica. Ed ora che Napolitano assegnerà un nuovo incarico si ricomincia con le consultazioni del Touring club, di don Ciotti, di sindacati, parti sociali e Mago Zurlì? A quanto pare, l’unico che Bersani non ha consultato è stato proprio…il giaguaro. Ecco perché gli è andata male.

A proposito, resta un dubbio. Bersani ha riferito a Napolitano che le sue consultazioni non si sono concluse positivamente. Insomma, non c’è possibilità di trovare una maggioranza che gli garantisca la fiducia. Lo dice Bersani. E Bersani è un uomo d’onore. Ma Napolitano, ora, sente il bisogno di consultare di nuovo tutte le forze presenti in Parlamento. Allora, come direbbe Lubrano, la domanda sorge spontanea: Napolitano non crede a quanto gli ha riferito lo smacchiatore di Bettola? Non si fida di Bersani? Boh, misteri presidenziali.

Ma non dobbiamo preoccuparci se non si riesce a formare un governo. Grillo dice che il Parlamento può lavorare anche senza un governo (!?). E se lo dice un comico deve essere una cosa seria. No? Ora, però, comincia ad essere chiaro a molti quello che scrivevo circa un mese fa (Grillo for dummies).  Il fatto che i grillini non vadano in TV, evitino la stampa e non rilascino interviste ha una spiegazione precisa: hanno paura di dire sciocchezze o di dover rispondere a domande imbarazzanti alle quali non sanno rispondere. Meglio tacere o uscire mascherati per sfuggire i cronisti (come fa Grillo).

E lo stanno dimostrando giorno per giorno. Ignoranza, impreparazione ed improvvisazione sembrano essere caratteristiche dominanti del M5S. Ne abbiamo visto una prova anche nelle classiche interviste un po’ a trabocchetto delle Iene. L’ultima conferma arriva dalla nomina di un camionista, “Nick il nero“, quale consulente della comunicazione (Video). Cosa che ha scatenato forti polemiche anche fra i grillini stessi. Succede questo quando in Parlamento si mandano tassisti e barbieri. Sono bravissimi , sanno tutto ed hanno sempre la risposta giusta per ogni problema. E finché si limitano a chiacchierare con i clienti, o al bar dello sport, sono anche simpatici, ma il Parlamento non è il bar dello sport o Ballarò, come ha detto la deputata Roberta Lombardi a Bersani.

Eppure in questi ultimi giorni di estrema incertezza sulla possibilità di formare un governo, abbiamo visto i media impegnatissimi nel costruire un’atmosfera favorevole ad un accordo fra PD e M5S. Giornalisti, conduttori televisivi, opinionisti, personaggi della cultura e dello spettacolo, tutti impegnati in prima persona nel sostenere l’unica possibilità per consentire a Bersani di trovare i necessari voti per garantire la fiducia al suo governo. Dario Fo, Celentano, Fiorella Mannoia, Battiato, sono solo alcuni dei personaggi che hanno invitato espressamente Grillo a dare la fiducia a Bersani. Anche l’Unità sosteneva questa proposta e cercava di convincere Grillo ed i grillini a sostenere il PD. Poi, quando hanno capito, dopo l’ultimo rifiuto, che non c’era niente da fare, hanno cambiato musica ed ora dicono peste e corna di Grillo e del suo movimento, accusandolo di aver stipulato un patto con Berlusconi per fermare Bersani (!?).

Sembra che ormai siano comici e cantanti ad occuparsi di politica. Diventano anche assessori come Franco Battiato il quale, alla sua prima uscita pubblica all’assemblea dell’UE, in qualità di assessore al turismo della Regione Sicilia, la spara grossa parlando di “troie in Parlamento“. Ed il presidente Crocetta, vista la reazione indignata e la condanna di tutte le forze politiche,  non può far altro che destituirlo dall’incarico. Già, un conto è cantare la stessa lagna da 40 anni, altro è occuparsi di politica. Un conto è fare spettacolini in piazza a metà strada fra il comizio ed il cabaret, altro è sedere in Parlamento. Ho paura che, a forza di dare spazio eccessivo a personaggi dello spettacolo, questi si siano montati la testa e credono davvero di potere occuparsi di cose di cui sono completamente digiuni. Esattamente come barbieri e tassisti.

Come si chiama?

Le news, invece che informarti, molto spesso ti creano dubbi. Ecco il primo dubbio della giornata. Cominciamo bene! Sguardo alla Home page Tiscali, per una prima lettura dei titoli. In alto alla pagina scorrono i titoli delle Flash news LaPresse. Si leggono istintivamente, sono brevi e danno subito una prima visione delle ultime notizie. Restano in mente anche mentre scorro la pagina e vedo questo titolo…

Non seguo la cronaca nera o le disgrazie quotidiane, ma volenti o nolenti, anche solo leggendo i titoli, certe notizie restano impresse. Per esempio questo nome che, però, mi ha sempre lasciato perplesso perché lo si trova scritto in modi diversi. Quindi resta il dubbio: ma come si scrive questo cognome? Ed ecco che oggi ne ho la conferma. Proprio mentre guardo questo box mi viene in mente che, appena prima ho visto scorrere fra le Flash News un titolo simile. Torno su e rileggo…

Eccolo, qui è scritto “Aldovrandi“, mentre nel box è scritto “Aldrovandi“. Chi avrà ragione? Sarà solo un errore di battuta nel titolo? Non resta che leggere il pezzo dell’agenzia LaPresse e scoprirlo. Clicco sul titolo che scorre e si apre la pagina: “Aldovrandi, sindacato di polizia protesta“. Ecco il titolo della pagina…

Conferma, anche nel titolo del pezzo  il nome è scritto così “Aldovrandi“. Sarà questa la forma giusta? Per curiosità leggo il pezzo e già nelle prime righe c’è la conferma: “Federico Aldovrandi che fu ucciso da quattro agenti …“.

A questo punto c’è quasi la certezza, è scritto nello stesso modo nel titolo flash, nel titolo della pagina, nel corso del pezzo, quindi…è chiaro, si scrive “Aldovrandi“. Ma ormai, visto che ci siamo, tanto vale finire di leggere il breve articolo. E guarda guarda, poche righe più sotto leggo “vicinanza e solidarietà alla madre di Federico Aldrovandi …”. No, non è possibile. Ancora qualche riga sotto ecco “quattro poliziotti responsabili della morte di Federico Aldrovandi…”.  (!?!?)

Non basta che il nome è scritto in due maniere diverse nella stessa Home, ma addirittura viene scritto in due modi diversi all’interno dello stesso articolo. Sinceramente è troppo. Sono inesattezze che si notano spesso leggendo le notizie in rete. Il più delle volte si sorride e si tira avanti. Ma qualche volta bisogna pur rilevare queste imprecisioni per mostrare con quanta negligenza, improvvisazione e poca serietà vengono scritti certi pezzi e titoli. Eppure basterebbe un minimo di attenzione e di accuratezza nello scrivere e si eviterebbero queste ridicole figure. Come dico spesso, gli addetti all’informazione hanno una responsabilità precisa nei confronti dei lettori. Forse lo dimenticano, si preoccupano solo di riempire le pagine e svolgono con troppa superficialità un lavoro che, invece, richiede competenza e serietà. Non solo si ha l’impressione che i redattori scrivano con i piedi, ma che non si prendano nemmeno la briga di rileggere quello che scrivono ed, eventualmente, correggere gli errori. E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Interessante anche segnalare quest’altra doppia grafia appena vista fra le Flash News ANSA del Corriere.it.  Nel titolo che scorre in prima pagina vediamo “elegibilità” scritto con una sola G. Anche in questo caso si viene assaliti dal dubbio: sarà un semplice errore di battitura? Possiamo scoprirlo Cliccando e vedendo il pezzo  e scopriamo che anche qui il termine viene scritto in due modi diversi: con una sola G nel titolo e con due G nel pezzo…

In pieno trionfo della comunicazione mediatica non solo è poco attendibile l’informazione, ma anche la grammatica è “casual“.

Piazze d’Italia

Anche le piazze ormai sono diventate elastiche, come la morale. Si allargano e si restringono a piacimento. E secondo le circostanze possono essere piene o vuote. Dipende dal punto di vista. Quando è la sinistra a fare delle manifestazioni i media ci mostrano sempre le piazze piene in un tripudio di bandiere rosse. Quando è il PDL ad organizzare una manifestazione, invece, ce le mostrano come le “Piazze d’Italia” di De Chirico: deserte.

Oggi si è svolta la manifestazione del PDL a Piazza del Popolo a Roma. Si poteva seguire la diretta video su diversi siti in rete o su canali TV:  RAI News24,  TgCom,  Rete 4 e sul sito del Corriere on line. Tutti hanno potuto vedere che, al di là dei soliti numeri sparati a caso, la partecipazione è stata massiccia e la piazza era piena. Poi, per curiosità, si va a vedere cosa riporta la stampa in rete, giusto per avere un’idea delle varie reazioni. I diversi articoli nelle varie testate sono corredate, com’è ormai consuetudine in rete, da ampi servizi fotografici e video. Si dà uno sguardo alle foto e ci si aspetta di vedere qualche bella immagine ripresa dall’alto che mostri la piazza piena, come si è appena visto nelle dirette TV. Invece, sorpresa, solo poche foto e quasi tutte riprendono singoli partecipanti ripresi in primo piano, scegliendo quelli più pittoreschi.

Addirittura la foto più usata per accompagnare il titolo d’apertura è una foto che mostra la zona sotto il palco con ampi spazi vuoti, quasi deserta. Forse è una foto scattata ore prima dell’inizio del comizio, quando cominciavano ad arrivare i primi partecipanti. Questa…

Questa foto riportata dall’ANSA è quella che, insieme alle altre foto, viene ripresa da altre testate. Le foto sono quasi sempre le stesse, poche e nessuna che mostri l’intera piazza. Sarà un caso? Eccheccasoooo, direbbe Greggio a Striscia!

Per semplice curiosità, guardate i vari servizi fotografici: Foto ANSA – Foto Corriere – Foto Libero – Foto  Giornale Foto Messaggero (Roma)- Foto Stampa (Torino) – Foto RepubblicaFoto L’Unità

Salvo poche eccezioni tutti usano le stesse foto riportate  dall’ANSA. Foto di singoli, di piccoli gruppi, di cartelli e striscioni. Non c’è una foto dell’intera piazza neanche a pagarla a peso d’oro. Strano, i paparazzi erano tutti in vacanza? Sono foto scattate da passanti per caso? Eppure ricordo che in altre occasioni, tipo raduni politici e sindacali a piazza San Giovanni o al Circo Massimo, sempre a Roma, non mancavano le riprese dall’alto e dell’intera folla dei partecipanti.

Non si tratta di essere pignoli e cercare il pelo nell’uovo. Si tratta, purtroppo, di constatare che ancora una volta, anche riguardo alle manifestazioni,  si usa il doppiopesismo ormai connaturato a certa stampa ed un atteggiamento mediatico di sberleffo e di irrisione. Quando manifesta il PD, o i sindacati, si fanno ampi servizi fotografici con scene di massa per dimostrare la grande partecipazione popolare, la festa, la grande prova di democrazia, il tripudio di bandiere rosse. Quando manifesta il centrodestra si mostrano personaggi pittoreschi, banchetti di gadget, striscioni e cartelli singoli, e piccoli gruppetti. Più che una manifestazione politica la fanno sembrare la sagra della porchetta. Non è la prima volta che lo fanno, è la prassi che si ripete ogni volta che scendono in piazza gli avversari politici.

Tentano in ogni modo, anche con servizi fotografici mirati, di sminuire la partecipazione, di ridicolizzare i partecipanti, di delegittimare gli avversari. E’ semplicemente vergognoso. Ma ciò che è incomprensibile è che anche il Giornale e Libero usino le stesse foto. Se anche i quotidiani di destra si sono rincoglioniti, allora non c’è proprio speranza. Tanto vale mandare al governo Bersani, Grillo, Rosi Bindi e pure Topo Gigio.

Non c’è niente da fare, il taroccamento ce l’hanno nel sangue. Alterare e travisare la realtà per loro è un istinto naturale, congenito, primordiale.

Vedi:

Tarocchi e congiuntivi

CGIL flop flop…

Crozza di giornata

E’ talmente scontato che puoi scommetterci, vai sul sicuro. Quando apri la pagina del Corriere, il mercoledì o il sabato mattina,  sai già che in alto a destra ci troverai il box riservato a Crozza. Immancabilmente il giorno dopo le sue apparizioni televisive, sia a Ballarò, sia nel suo show su La7, il nostro comico di regime ha il suo spazio riservato sulle prime pagine dei quotidiani on line. Sempre in apertura di pagina, con tanto di link per riascoltare le sue battute ormai scontate e prevedibili. Quando fa il suo siparietto a Ballarò sai già dove andrà a parare. La cosa più interessante del suo monologo, quindi, non sono le sue battute, ma vedere Floris che si diverte da matti. E’ Floris lo spettacolo del siparietto. E’ l’unico a ridere sguaiatamente e senza ritegno, come un ragazzino. Beate anime semplici!

Ed ecco, infatti, il box di oggi, in bella evidenza in alto nella pagina, allo stesso livello delle notizie di primo piano che riguardano la politica ed i fatti più importanti della giornata. Ormai Crozza è sullo stesso piano del Governo, del Papa e dei terremoti. Tanto che non è chiaro se la politica sia una cosa da ridere, oppure se Crozza sia candidato al Quirinale. Del resto ormai pare che la politica, vedi il caso Grillo, sia roba da comici. Il guaio è che non fanno nemmeno ridere.

Sono così presi dal sacro fuoco dell’arte (comica!?) che riescono a fare del sarcasmo anche sulle malattie. Sì, purché il malato sia Berlusconi, altrimenti non è corretto ironizzare sulla salute. Ma per Silvio fanno un’eccezione, sempre. Così ironizzarono quando un tale gli lanciò in testa un cavalletto fotografico. Quando quell’altro pazzo gli lanciò in faccia un modellino del Duomo. Fu motivo di ironia quando ebbe un malore durante un convegno e fu accompagnato fuori a braccia dagli assistenti. Santoro, mandando in onda le immagini di quella scena commentò “Quando c’è la salute…”. Ed è oggetto di scherno l’affezione che lo ha colpito giorni fa.

Tutto ciò che riguarda Berlusconi è oggetto di facile sarcasmo. E’ il loro pane quotidiano. Se Berlusconi lasciasse la politica per loro sarebbe un dramma. Ci campano, è questione di vita o di morte.  Ma ora che Grillo ha deciso di occuparsi di politica, cosa succede? Vedremo i comici che fanno ironia su un altro comico? E poi vedremo Grillo che fa battute su Crozza? E Crozza si candiderà per fare il sindaco di Genova? Visto come vanno le cose non ci sarebbe da stupirci.

Dice Crozza che Ghedini non sa più cosa inventarsi. Non credo che sia stato l’avvocato Ghedini ad inventarsi una diagnosi di “uveite“. Non mi pare che l’oculistica rientri fra le materie di Giurisprudenza. Ma Crozza fa il finto tonto e ci ricava il suo monologo, si inventa un pretesto inesistente. Costruisce un pezzo su una realtà falsa. frutto solo della sua fantasia. E’ quello che fa di solito quando fa le parodie di Formigoni, Marchionne, Maroni. Costruisce dei monologhi facendo dire ai suoi personaggi frasi ed affermazioni mai fatte. Troppo facile fare i comici in questo modo. Se pensiamo poi che dietro i suoi monologhi ci sono diversi autori che scrivono battute per lui ci rendiamo conto che questi nuovi comici che inondano i palinsesti televisivi, al massimo sono quelli che una volta erano i battutari della compagnia. Quelli che divertivano gli amici al bar o i compagni di scuola con qualche battuta spiritosa e tutto finiva lì. Oggi li abbiamo presi e sbattuti sui palcoscenici teatrali, in televisione, al cinema. In mancanza di meglio li spacciano come comici. Bisogna accontentarsi. In mancanza del caviale anche le uova di lompo vanno bene. Siamo diventati una società che campa di surrogati.

Ma soprattutto sono bravi a sfruttare l’onda della satira che oggi rende bene. Tenendo presente un particolare fondamentale: la satira deve essere quasi sempre contro Berlusconi e la destra. E se proprio si deve farla sulla sinistra, che sia benevola, simpatica, senza infierire troppo. Già, perché il popolo di sinistra la satira in casa propria non la capisce e non l’apprezza. Invece si spancia dalle risate quando, anche facendo biasimevole sarcasmo da avvoltoi sulla sua salute, si ridicolizza Berlusconi. E’ bene ricordare che fare satira sulla sinistra è difficile e pericoloso, meglio non farla. Non lo dico io, lo disse un mito della satira italica, il premio Nobel Dario Fo, intervistato nel 2006 da Serena Dandini a “Parla con me” (Si può ridere dei musulmani?). 

Meglio andare sul sicuro e fare del sarcasmo sull’uveite di Berlusconi. Così Giovanni Floris si diverte, gongola per gli ascolti e si fa quattro risate. Gli altri un po’ meno, ma per compiacere il padrone di casa, sorridono e sembrano gradire. Sì,  c’è qualcuno che non sa più cosa inventarsi, ma non è Ghedini. E’ Crozza che si è inventato il fatto che Ghedini abbia inventato l’uveite, tanto per dire le solite quattro banalità fra amici (gioca in casa) che divertono tanto Floris e la sua claque. Si fa bella figura, si guadagna bene ed è sempre meglio che andare a lavorare, magari nelle miniere del Sulcis. Quando i veri comici sono scomparsi e l’umorismo vero è un pallido ricordo, anche Crozza può “inventarsi” comico.  Che squallore.

Satira libera: dipende…

Vauro e gli imam pedofili

Satira e magistrati

Si può ridere dei musulmani?

Colorado, che risate!

Bavagli e querele

Scimmie e presidenti

Ballarò; istruzioni per l’uso

– Esercizio di libertà

C’è poco da ridere

I “pizzini” del Corriere

Ieri mattina i neo eletti del PDL si sono ritrovati presso il tribunale di Milano, in segno di protesta contro l’operato dei pm milanesi. Niente di particolarmente eclatante, una delle migliaia di manifestazioni spontanee che si svolgono in Italia. Ma questa merita un’attenzione particolare perché si tratta delle personalità di spicco del PDL. Ovvio che la notizia trovi spazio sulla stampa. Ma dipende da come la si propone.

Il Corriere la vede in forma ambigua. Da un lato pubblica la foto dei parlamentari PDL sotto il titolo ironico “La foto di famiglia“, nel tentativo di ridicolizzare la protesta (come usa fare quasi sempre sulle manifestazioni del PDL).  Ma la foto riporta, su piccoli riquadri, i nomi di tutti i presenti alla manifestazione. Una novità assoluta. Non si era mai visto che pubblicando foto di cortei, manifestazioni e comizi, si indicassero con tanta precisione i nomi delle persone partecipanti. E’ la prima volta che succede. Più che una foto di famiglia ha tutta l’aria di una foto segnaletica. Sembra un messaggio chiarissimo agli inquirenti milanesi: “Guardate chi c’era a protestare contro di voi. Prendete nota, nome e cognome…”.

Ha tutta l’aria di una segnalazione, una spiata, di un avvertimento, un autentico “Pizzino” mediatico. Oggi non si usa più la lupara, se non in casi particolari. Oggi, in tempi di trionfo della comunicazione in tempo reale,  può bastare anche una semplice macchina fotografica, una foto pubblicata su un quotidiano, una rivista o su internet ed una appropriata didascalia per lanciare un messaggio preciso dai toni che potrebbero anche apparire come una intimidazione nei confronti delle persone segnalate, una minaccia in perfetto stile mafioso. Dico “potrebbe“. Ma non è il caso del Corriere. Quando mai.

A proposito. era lo stesso metodo usato ai tempi delle BR, quando Lotta continua pubblicava i nomi dei nemici del popolo; praticamente invitando all’odio nei loro confronti o, ancora peggio, auspicando la loro morte, cosa che poi, spesso, trovava tragicamente riscontro. Un caso per tutti: il commissario Calabresi.

Tanto per essere ancora più chiari e mostrare la proverbiale “imparzialità ed indipendenza” del nostro Corrierone nazionale, ecco i titoli di apertura delle ore 14.

Chiarissimo, piena solidarietà ai pm (ma lo lasciamo dire a Grillo, così noi del Corriere sembriamo super partes) e indipendenza dei magistrati, ribadita dal Presidente Napolitano, il che non lascia adito ad interpretazioni di sorta. A proposito, Presidente, ma com’è che quando i magistrati tirano in ballo le registrazioni telefoniche delle conversazioni fra Lei e Mancino, l’indipendenza non vale più e Lei solleva il conflitto di competenza, evitando che quelle registrazioni restino agli atti e che, anzi, vengano distrutte? Già, anche l’indipendenza dei magistrati in Italia è elastica, si applica o no secondo le circostanze. Del resto anche lo stesso concetto di “Indipendenza” si presta a diverse interpretazioni. Ed a sinistra sono maestri nell’arte di “interpretare” le leggi secondo il proprio tornaconto.

Infine, tanto per dare un tocco di folklore, il Corriere pubblica anche le foto di quelli che definisce “Fan di Boccassini“. Voi vi aspettate una marea di manifestanti che inneggiano alla pm d’assalto. Invece ecco la folla di fan: tre persone tre

Non ci sono altri fan, sono solo loro, come confermano altre foto. Forse non avevano altro da fare, forse volevano finire sulla stampa per poi raccontarlo ad amici e parenti. Forse, come diceva Andy  Warhol, vogliono solo “essere famosi” per un quarto d’ora. Ma d’improvviso diventano “Fan della Boccassini“, testimoniano la solidarietà e la stima popolare per “Ilda la rossa“, in qualche modo bilanciano la manifestazione del PDL e confermano e rafforzano il parere di Napolitano e di Grillo. Anche questo è pluralismo. Ed il Corriere è uno splendido esempio di pluralismo, di indipendenza e di imparzialità. No?

Grillo for dummies

Spiegare il fenomeno Grillo è facile. Bisogna, però, fare un piccolo sforzo di fantasia ed  immedesimarsi in coloro che lo seguono, che lo osannano, che riempiono le piazze e lo applaudono. Non è difficile. In fondo sono persone normali, comuni mortali che campano alla meno peggio, sfogando rabbia e frustrazioni allo stadio di calcio o accalorandosi in accese discussioni con amici e colleghi di lavoro su tutti gli argomenti possibili, convinti di avere sempre la risposta giusta per tutto e la soluzione per ogni problema.  Gente così, un po’ Fantozzi, un po’ Filini. Gente comune, specialmente giovani, che una volta si limitava a scambiarsi commenti e  lamentele assortite al bar dello sport, dove tutti sono esperti di tutto, dal calcio allo spettacolo, dall’economia agli UFO, dall’alta finanza alla politica.

Qualcuno, non ricordo chi, ha detto: “Peccato che tutti coloro che sanno benissimo come governare il Paese siano impegnati a tagliare capelli o guidare taxi“. Già, barbieri e tassisti possono discutere di tutto lo scibile umano con l’apparente sicurezza di chi non ammette repliche. Ma una volta queste “autorevolissime” chiacchiere restavano confinate fra le quattro mura del bar, ma non restava traccia perché, come dice il vecchio adagio latino, “Verba volant“. Scenette da piccoli pseudorivoluzionari di periferia, da sfigati in attesa di posto fisso, roba da “Eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo…”, come dicevo nel post “Tutti giù per terra“.

Poi, grazie al progresso ed alla tecnologia, è successo qualcosa di imprevedibile e dalle conseguenze non ancora del tutto comprese nel loro potenziale rivoluzionario. E’ successo che questi commentatori ed opinionisti da bar dello sport si sono adeguati ai tempi, si sono informatizzati, si sono trasferiti nella rete internet, dove chiunque può aprire una sua pagina web ed esprimersi liberamente, hanno creato legami di affinità ideologica e si sono ritrovati uniti ed aggregati attorno al blog di un comico in crisi esistenziale che si è riciclato come guru spirituale e tribuno della plebe. Di colpo, il blog di Grillo è diventato come un faro nella notte, punto di riferimento per contestatori, rivoluzionari della domenica, individui dalla personalità debole in cerca di una figura paterna che funga da guida, cuccioli smarriti nella foresta della vita, felici di aggregarsi ad altri cuccioli smarriti per costituire un branco che li rassicura e li protegge.  Questo è successo.

Ora si trattava solo di dare una finalità a questa aggregazione. E Grillo, da uomo di spettacolo, sapeva benissimo come sfruttare la situazione. Il suo istrionismo si è espresso al meglio nelle piazze, davanti ad un pubblico che lo applaudiva perché diceva esattamente le cose che quel pubblico voleva sentire. E’ la regola d’oro di tutti i comizianti del mondo. Mischiando sapientemente battute ad effetto, ironia, insulti, sarcasmo, denuncia sociale e critica feroce alla politica, ha creato un mix dialettico che è un capolavoro dell’arte retorica. Cicerone non avrebbe saputo fare di meglio. Marcantonio, e la sua orazione funebre sul cadavere di Cesare, al confronto è nulla; un dilettante. Il trionfo della sofistica in versione moderna.

C’è un solo accorgimento da rispettare: evitare, finché è possibile,  di  fornire proposte precise e concrete, o stilare programmi dettagliati che potrebbero dividere il pubblico in favorevoli e contrari. Limitarsi, piuttosto, a poche cose essenziali sulle quali più o meno tutti sono d’accordo: lotta alla corruzione, al malaffare, al malgoverno, agli sprechi del denaro pubblico, ai privilegi assurdi ed ingiustificabili, denunciare gli imbrogli, i sotterfugi, gli inciuci, le truffe della finanza, lo strozzinaggio bancario, stigmatizzare  tutto ciò che è come uno schiaffo in faccia al popolo, tutto ciò che suscita rabbia e sdegno. Ma tenendosi sul vago, senza entrare troppo nei dettagli, perché prima o poi qualcuno dei duri e puri, quelli che predicano bene e razzolano male,  potrebbe essere scoperto con le mani nella marmellata.  Poi basta alimentare questa indignazione trasformandola in desiderio di rivolta. Ed il gioco è fatto. Si organizza una giornata di protesta in piazza, la si chiama “Vaffa Day” e così comincia l’avventura.

Sembra un gioco, un’allegra goliardata, una specie di gita fuori porta, un picnic fra amici, un semplice happening  o un flash mob, come dicono oggi, senza conseguenze. Ma è qualcosa di più serio e non se ne era colta appieno l’importanza. Tutte le rivoluzioni cominciano così, con semplici adunate di piccoli gruppi. Ed una volta partita la rivolta non si sa mai come va a finire, quali saranno gli effetti ed è sempre difficile, se non impossibile, fermarla, perché una piccola palla di neve che rotola giù dalla montagna diventa subito valanga.

E così i nostri opinionisti da bar dello sport si ritrovano, di punto in bianco, in condizioni di partecipare alle elezioni sotto l’ala protettrice di Grillo e dell’eminenza grigia Casaleggio. Tutto quello che devono fare è proporre la propria candidatura nella sede virtuale del movimento, il blog di Grillo. Fanno una parodia di “primarie“, si autocandidano, si autovotano, nessuno controlla l’autenticità di quelle poche migliaia di persone che votano in rete e, senza sapere chi sono e cosa vogliono, si ritrovano in lista per le elezioni.

E siccome la gente ormai ha perso ogni speranza di vedere segni di cambiamento della politica, è talmente schifata della casta che vota per questi grillini che si propongono come anti politica. E’ l’unica cosa che si capisce di questo movimento, essere contro la politica e proporre un cambiamento radicale. Ma è l’idea che, come dicevo prima, accomuna gran parte degli italiani. Basta questo per dargli il voto.  E così, abbiamo svuotato bar, taxi e barberie, abbiamo preso gli opinionisti della domenica ed abbiamo mandato tassisti e barbieri in Parlamento. Poi non lamentiamoci se ci faranno barba e capelli.

Eppure, il buon senso dovrebbe farci riflettere. Va bene il cambiamento, va bene la protesta, va bene dare fiducia a chi si propone come rinnovamento, va bene cambiare le regole della politica, ma bisogna stare attenti ai cambiamenti improvvisi e drastici. Prima di gettar via le vecchie sedie, accertatevi che abbiate quelle nuove. Altrimenti si corre il rischio di restare in piedi.

E poi, soprattutto, ricordiamoci che basta poco per passare da una semplice protesta ad innalzare il patibolo in piazza. Il passo è breve. Il paragone non sembri azzardato, visto che la stampa riportava, nei giorni scorsi,  un’altra delle proposte grillesche; gli eletti non dovranno chiamarsi “onorevoli“, ma “Cittadini“. Vi ricorda niente? Sì, evoca scenari di un lontano 14 luglio 1789, da presa della Bastiglia. E sembra di sentire il sinistro e lugubre sferragliare della lama della ghigliottina. Attento Grillo, perché Robespierre, col pretesto della giustizia ed in nome del popolo,  creò un terrificante tribunale degno della peggiore Inquisizione e grazie a quella stessa sua creatura, che gli si rivoltò contro, perse la testa; letteralmente. Tempo al tempo, scommettiamo che…

Comici e comiche

L’informazione è una cosa seria. Ne riportavo un esempio di recente nel post “Misteri elettorali e ravioli equini”. Ma ogni giorno c’è qualche notizia in prima pagina che ci lascia perplessi sull’attendibilità e la serietà dell’informazione, specie in rete. Ecco l’ultima della giornata, riguarda un comico, Beppe Grillo, che chissà per quale crisi mistica o per chiamata celeste o per improvvisa vocazione, ha cominciato a scambiare i suoi monologhi per discorsi politici. Il bello è che, visto che trovava ascoltatori che lo applaudivano, ha finito per credere davvero di essere un politico, ha fondato un movimento e, da un giorno all’altro, si ritrova ad essere il primo partito italiano ed avere una forte rappresentanza in Parlamento.

Roba che sembrerebbe la trama di una fiction all’americana che racconta l’improvvisa ascesa di un uomo qualunque. Invece è una cosa seria. E’ così seria che è lui a condizionare la formazione del nuovo governo. Tutti pendono dalle sue labbra e sono in attesa di sapere cosa faranno i “grillini” parlamentari.

Ed ecco l’ultima rivelazione, riportata oggi dalla stampa che sembra rispondere alle attese di tutto il mondo politico e della nazione.

Titolo del Corriere.

Non c’è dubbio, Grillo è favorevole ad un governo fra PD e PDL. Questo è quanto avrebbe dichiarato al settimanale tedesco “Focus“. Lo riporta il Corriere oggi: “Pronti a sostenere governo PD-PDL con legge elettorale e tagli alla politica“.  Ecco la dichiarazione chiarissima rilasciata a Focus: “Se Bersani e Berlusconi proponessero l’immediata modifica della legge elettorale, la cancellazione dei rimborsi elettorali e la durata massima di due legislature per ogni parlamentare, sosterremmo ovviamente subito un governo del genere“.

E se lo dice lo dice Grillo e lo riporta il Corriere dobbiamo crederci. No? Peccato che lo stesso Corriere, nel sottotitolo aggiunga, riferendo quanto scrive Grillo nel suo blog: “Non daremo fiducia ad alcun governo“. Incredibile, riescono a smentirsi già nel titolo. Quale sarà la versione giusta?

Vediamo, per avere conferma, quanto scrive l’agenzia ANSA: “Per quanto mi riguarda, lo ripeto per l’ultima volta, il M5S non darà la fiducia a nessun governo (tanto meno a un governo Pd-Pdl), ma voterà legge per legge in accordo con il suo programma”.

Ora ne sappiamo quanto prima. Le autorevolissime testate riportano sia la dichiarazione rilasciata a Focus, sia la dichiarazione riportata nel blog. Sono ovviamente in contraddizione, ma vengono riportate entrambe. Ora, un’informazione seria non dovrebbe limitarsi a riportare le diverse dichiarazioni, mettendole sullo stesso piano, ma dovrebbe accertare quale sia quella seria ed attendibile. Altrimenti è come fare informazione “casual“, viene come viene.

Ma questa non è informazione, sembra più materiale per un monologo satirico sui media, alla Crozza. Lo stesso Grillo dovrebbe cercare di avere le idee più chiare. Non può dichiarare a Focus la sua disponibilità all’inciucio PD-PDL e poi, nel suo blog, smentire tutto nel giro di poche ore. O forse il nostro politicomic deve ancora schiarirsi le idee in fatto di politica? Certo, trattandosi del comico  Grillo, più che dichiarazioni politiche, queste sono comiche finali.

Fini, la nonna ed il panda

Lunedì sera, facendo zapping sul tardi, capito su Porta a porta, mentre va in onda un servizio su un’anziana signora che, fra le lacrime, dice di non riuscire a fare la spesa per mancanza di soldi. Pian piano ha dovuto vendere tutti gli oggettini d’oro che aveva, braccialetti, collane, orecchini. Ha venduto perfino la fede nuziale per compare pane e latte. Una delle tante storie, purtroppo ormai diffuse, che possiamo sentire ogni giorno in televisione, o leggere sulla stampa o su internet. Storie di “normale disperazione“. Già, ormai anche la povertà, l’estrema indigenza, la disperazione, stanno diventando normali.

Una situazione drammatica che bisognerebbe affrontare con idee, proposte e progetti ben precisi, chiari, pratici, concreti ed attuabili a breve scadenza. Ardua impresa che è di competenza della classe politica, quella che è lautamente ricompensata per governare l’Italia. Ma nessuno sembra avere idea di come operare. Nessuno dei politici che quotidianamente pontificano a reti unificate in TV, ha mai fatto una proposta seria e concreta. Continuano a blaterare di soluzioni vaghe e generiche, ad accusarsi reciprocamente, a preoccuparsi più di garantirsi la poltrona in Parlamento che risolvere i problemi reali della gente.

Finito il servizio sulla “nonna” che vende la fede per comprare il pane, Vespa si rivolge a Fini chiedendo cosa intenda fare la politica per affrontare queste emergenze drammatiche. E cosa risponde Fini? Ha una sua proposta concreta? Ma quando mai, nessuno ha uno straccio di proposta, nemmeno Fini. Infatti, dopo un attimo di pausa riflessiva, in evidente imbarazzo, comincia a farfugliare qualcosa sulla precarietà del lavoro, sulla disoccupazione giovanile, sulla necessità di garantire il futuro ai giovani, di rilanciare dell’economia e bla bla bla. Solita solfa generica buona per tutte le stagioni e tutti i talk show; quella che, in mancanza di idee concrete, propinano ovunque ci sia un microfono. Ma in pratica niente di niente. Fini, guardi che qui si parlava di anziani che non sanno come campare e vendono le fedi per comprare il pane, non di giovani in cerca di prima occupazione.  In compenso, però, un’idea precisa ce l’ha. Non per risolvere la crisi economica, ma per dare la cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia. Oh, ecco, questa sì è una buona soluzione. Ditelo alla “nonna“, così si tranquillizza.

Del resto, Fini non è il solo a metterla sul vago quando si parla di crisi. Avete mai sentito qualcuno fare una proposta concreta? No, nessuno sa cosa fare. Ho sentito di recente D’Alema, ospite su La7, rispondere alla stessa domanda sul come risolvere la crisi, dicendo che “Occorre una forte azione sociale…”. Geniale, vero? Ma con la forte azione sociale riaprono le fabbriche? Si riassumono gli operai, Ci si compra il pane e il latte? D’Alema, ma che…baffo dice? Non sanno cosa fare e non sanno cosa dire. Ci prendono per i fondelli, facendo finta di essere seri, ma non glielo puoi nemmeno far notare. Se lo fai ti accusano di populismo. L’unica cosa certa di questa genia di politici è che tutti lottano per rientrare in Parlamento. Per il resto l’Italia non può fare altro che sperare in un miracolo. Ora, sarà anche vero che non riusciamo a risolvere i problemi di casa nostra e garantire un’esistenza decorosa agli anziani e pensionati, perché non ci sono i fondi necessari, però dedichiamo notevoli risorse per accogliere ed assistere immigrati, Rom e chiunque decida di venire in Italia.

Così, invece che pensare ai nostri problemi, siamo occupatissimi a garantire finanziamenti ed aiuti a mezzo mondo. Abbiamo promesso, come UE,  5 miliardi di euro all’Egitto, dove abbiamo sostenuto la “primavera araba“, consegnando di fatto l’Egitto ai Fratelli musulmani che predicano e  perseguono la guerra santa contro l’occidente, cioè noi. Ma noi siamo buoni e li finanziamo.

Ora l’Unione europea ha deciso di assegnare altri 20 milioni di euro di aiuti al Mali. Il Mali? Roba che se chiedete a cento persone cosa sia il Mali e dove sia, forse, al massimo, ne trovate dieci che sanno rispondere. Ma noi siamo buoni, siamo altruisti, siamo caritatevoli e, mentre i nostri pensionati sono al limite della sopravvivenza, abbiamo denaro da regalare per aiutare mezzo mondo.

Così spendiamo 30 milioni di euro in Afghanistan per insegnare come si organizza e si amministra la giustizia. Noi che abbiamo una giustizia tutta da ridere, con cause civili che durano dieci anni e spesso passano in eredità a figli e nipoti. Noi che abbiamo una giustizia in mano a magistrati che la usano come arma politica contro gli avversari. Noi andiamo ad insegnare la Giustizia agli afghani. Noi, cittadini di un paese in cui un magistrato, in tempi di crisi economica profonda ed ancora senza via d’uscita, ha il potere di chiudere la più grande acciaieria d’Europa e mettere a rischio il lavoro di decine di migliaia di lavoratori, fra azienda e indotto.

Abbiamo la Giustizia più disastrata del globo, ma andiamo all’estero a tenere lezione. Abbiamo scuole che cadono a pezzi, ma andiamo a costruire scuole in Afghanistan. Abbiamo una vecchissima rete idrica colabrodo che perde il 50% dell’acqua, ma andiamo a costruire pozzi in Africa. Stiamo inquinando il territorio nazionale, fiumi, laghi, falde acquifere, con veleni, discariche e rifiuti tossici di ogni genere, ma vogliamo salvare le foreste dell’Amazzonia. Abbiamo milioni di pensionati che per sopravvivere devono andare a mangiare alle mense della Caritas o recuperare qualcosa fra gli scarti dei mercati, ma raccogliamo fondi per combattere la fame nel mondo. Pazzesco, da non credere.

E se non bastassero gli aiuti sparsi nel mondo, dobbiamo anche garantire l’accoglienza e l’assistenza a tutti coloro che, in barba a tutte le norme che regolano l’immigrazione, decidono di venire in Italia. E non possiamo far niente per arginare l’invasione, altrimenti l’ONU e l’Alto commissario per i rifugiati, Boldrini, ci accusano di xenofobia e razzismo. Dobbiamo accoglierli, dargli assistenza, possibilmente una casa ed un lavoro. E sono milioni. E siccome arrivano in Italia senza arte, né parte, finiscono regolarmente per delinquere. Così nelle nostre carceri su 60 mila detenuti, un terzo, più di 20 mila, sono stranieri. Ed anche questi sono a carico nostro. Ma non è un problema, perché noi siamo buoni e ci sono soldi per tutti; tutti, eccetto per gli italiani, specie se anziani e pensionati. Per gli italiani ci sono sempre e solo nuove tasse da pagare. Così possiamo regalare qualcosa all’Egitto, al Mali, all’Afghanistan, alla Palestina, salviamo le foreste amazzoniche ed il panda.

Ma si fa tanto anche per gli italiani. I nostri politicanti sono impegnatissimi nell’inventarsi soluzioni geniali per problemi serissimi. Per esempio, l’assegnazione di alloggi popolari ai ROM, invece che ad italiani che aspettano da anni. O l’istituzione dei registri delle unioni di fatto (altro provvedimento essenziale per superare la crisi). O importantissime proposte parlamentari come la legge sul “Femminicidio“, ovvero “l’omicidio di una donna in quanto donna“. Scusate, ma ci siete o ci fate? E siccome i nostri parlamentari sono instancabili, lavoratori indefessi, una ne fanno e cento ne pensano. Come la proposta di aggiungere l’omofobia nel testo della legge Mancino del ’93. Gli effetti di quella legge? Ecco, se in uno stadio urli “Cornuto” all’arbitro non succede niente; è una semplice espressione di tifo sportivo. Se tu urli qualunque epiteto offensivo nei confronti di un calciatore bianco, è ancora tifo sportivo; tutto normale. Ma se tu fai “Buuu…” ad un calciatore nero fermano la partita, multano la società e tu passi guai e puoi finire in carcere.  Così, se quella proposta dovesse passare e ti azzardi a dire che preferisci le donne ai gay, ti accusano di omofobia, paghi una multa salata e puoi anche finire in galera. Beh, almeno risolvi il problema della spesa; vitto e alloggio gratis.

Bella la legge Mancino. Condanna l’odio e la discriminazione razziale, etnica e religiosa. Così se tu dici di odiare i neri, gli ebrei o i musulmani, puoi finire in carcere. Se invece dici di odiare Berlusconi, non succede niente. Anzi, se lo scrive Travaglio sul suo giornale, è una libera espressione del pensiero e vende più copie. In Italia abbiamo l’odio fluttuante, come la sessualità della Concia. Berlusconi si può odiare, Balotelli no. Chiaro? Peccato che, inoltre, questa legge sia vigente solo da noi. Per esempio i fanatici islamici, quelli che predicano la Jihad, non conoscono la legge e nemmeno Mancino. Così non solo odiano liberamente i cristiani, ma, ovunque li trovino, li ammazzano e bruciano le chiese. Altro che fargli “Buhhhh…” allo stadio. Ma noi siamo buoni e accogliamo anche questi fanatici, li ospitiamo e gli concediamo spazi per le moschee. E intanto che i cristiani vengono bruciati o devono scappare dai paesi islamici, il Papa auspica la pace. Più auspica la pace e più conflitti scoppiano nel mondo. Mi sa che porta sfiga.

Ci preoccupiamo di tutto e di tutti, anche degli angoli più sperduti del pianeta. Per tutti abbiamo attenzione, associazioni umanitarie che se ne occupano e raccolte fondi quotidiane. Ogni giorno nasce una nuova organizzazione che, mettendo sempre in primo piano i volti di bambini denutriti, ti chiedono 2 euro. con un sms. Di tutto ci occupiamo, eccetto dei bisognosi che abbiamo sotto casa. Quelli non li vediamo. Ne veniamo a conoscenza solo quando fanno notizia, meglio se in cronaca nera. I poveri li abbiamo nello stesso palazzo, sullo stesso pianerottolo, ma non li vediamo; pensiamo a salvare il panda. Abbiamo lavoratori disperati che hanno perso il lavoro per la chiusura delle fabbriche. Abbiamo imprenditori disperati che si suicidano perché non reggono davanti al fallimento delle loro aziende. Abbiamo pensionati che con pensioni minime dopo una vita di lavoro, sopravvivono per miracolo, mangiando alla Caritas, come barboni o vendendo i ricordi di una vita per comprare il pane. Ma noi pensiamo a sostenere la “Primavera araba“, ad aiutare il Mali, ad esportare la “Giustizia made in Italy“, finanziare progetti per le discariche di rifiuti a Nairobi (non è una battuta, è vero; era uno dei geniali progetti umanitari del governo Prodi). E, ovviamente, salvare il panda.

E coloro che dovrebbero occuparsene, i politici, blaterano, chiacchierano, farfugliano programmi vaghi e generici, fanno fumo. E sono sempre in TV a fare la passerella, inconsistenti, vuoti, inutili personaggi di un circo mediatico autoreferenziale ed autocelebrativo. Personaggi che si arricchiscono sfruttando la credulità dei poveri o presentandosi in TV come novelli tribuni della plebe,  che sono “onorevoli” anche se cretini, ma cretini di successo. Perché questo insegna la democrazia; tutti sono uguali, tutti hanno diritto di voto, tutti possono essere eletti; anche i cretini. E da cretini hanno spazio mediatico e diritto di dire cretinate in pubblico.

Già, perché anche i cretini hanno libertà di parola. E’ un diritto garantito dalla Costituzione. Quella Costituzione che un ricco giullare di corte, per la modica cifra di qualche centinaio di migliaia di euro,  ha definito di recente in televisione “La più bella del mondo“. Sì, perché ormai sono loro a spiegarci la Costituzione e la politica, i comici: Benigni, Grillo, Guzzanti, Luttazzi, Littizzetto, Crozza e compagnia comicante.  Ecco perché, per rivalsa, i politici si danno all’arte comica e drammatica e, secondo le circostanze, ci fanno ridere o piangere.

Tutti rincorrono il successo, il denaro, il potere, ma fanno finta di farlo per passione, per dedizione, per spirito di servizio, per il bene del Paese. Ma il successo costa, richiede tempo, impegno continuo. Ecco perché tutta questa bella gente, impegnatissima per il bene del Paese,  non ha tempo di accorgersi della nonna che vende la fede nuziale per comprare il pane. Bisogna capirli, non hanno tempo da dedicare agli anziani. Quegli anziani che hanno allevato figli e nipoti a costo di sacrifici e privazioni e, lavorando sodo, hanno garantito  condizioni di vita migliori ai discendenti. Ma oggi quei nipotini sono preoccupati più di garantire il cibo ai panda di lontani e sconosciuti paesi, o tutelare la cultura dei tagliatori di teste del Borneo, piuttosto che assicurare il pane ai nonni.

Stiamo creando una società confusa, frastornata, in piena decadenza, imperniata su falsi valori, relativismo, pensiero debole e vecchi ideologismi anacronistici che hanno generato una nuova forma di barbarie culturale e morale; una società destinata inevitabilmente all’autodistruzione. Purtroppo la presunta profezia Maya sull’apocalisse del 20 dicembre 2012 si è rivelata la solita bufala mediatica. Peccato che non ci sia stata la fine del mondo. Peccato davvero.