Gender e ghigliottina

Piccoli grillini crescono“, si potrebbe dire. E’ quello che viene in mente leggendo questo articolo “Così la scuola fabbricherà piccoli grillini gay friendly“. Sono alcune delle linee guida della politica del M5S. A cominciare dalla scuola, perché è li che è più facile manipolare le menti dei bambini che, incapaci di opporre valutazioni critiche all’insegnamento, assorbono tutto come spugne. E’ il primo intervento di ogni regime totalitario; il controllo della scuola. E cosa insegneranno di bello per indottrinare i bambini e farli diventare dei perfetti piccoli Balill…pardon, grillini? Per cominciare, stop alle scuole private; solo scuole pubbliche. Poi educazione alimentare ed ambientale. Magari con particolare insistenza su diete vegetariane o vegane (La “sindaca” di Torino, Appendino, ha già sperimentato una settimana di dieta vegana nelle scuole piemontesi).

Ed ecco il fulcro, il perno della pedagogia grillina: “L’ambizione più grande è formare cittadini che rispettino e valorizzino le diversità, che includano le minoranze e promuovano la cultura della tolleranza. Per questo motivo i nuovi percorsi interdisciplinari di educazione all’affettività e alla parità di genere sensibilizzeranno i nostri studenti sulla necessità di accettare e rispettare tutte le differenze.”. In pratica la diffusione delle teorie gender; cosa che stanno già facendo da tempo nella scuola. Ed a seguire cambiare radicalmente usi, costumi, abitudini, stili di vita degli italiani. Basta automobili, sostituite dalla “mobilità dolce” (poi ci spigheranno cosa vuol dire; intanto è sconsigliata ai diabetici): “L’obiettivo è diminuire il numero dei veicoli privati in circolazione.”. Immagino la gioia di Marchionne.

Sembra una di quelle idee strampalate di cui ho accennato nel post “Pesci d’aprile“. In particolare quella di un certo ministro dei trasporti, Giancarlo Tesini, che riporto: “Mi ricorda un’altra pensata geniale di un ministro dei trasporti di molti anni fa. Per ridurre il traffico cittadino e l’inquinamento ebbe la geniale idea di consentire la circolazione alle auto solo con 4 persone a bordo. Non è uno scherzo. Era Giancarlo Tesini, ministro dei trasporti nel governo Amato nel biennio 1992/’93.  Avete idea di quali sarebbero state le conseguenze di una simile legge? Per uscire in auto, magari per una urgenza, avreste dovuto caricarvi la mamma, la nonna paralitica e il portinaio, oppure pagare dei passanti per accompagnarvi. A Napoli si sarebbero inventati subito una nuova professione “I passeggeri accompagnatori; anche festivi, prezzi modici“. Per fortuna l’idea non fu nemmeno presa in considerazione.“. Una “Tesinata pazzesca“.

Insomma, vogliono rifare un mondo a misura di grillini. Uno Stato etico che controlla tutto e tutti e forgia le menti fin dall’asilo per ottenere il prototipo di perfetto “cittadino” (così si chiamano fra loro: manca solo l’adozione della ghigliottina, ma ci arriveranno). Sull’esempio del vecchio motto fascista “Libro e moschetto, fascista perfetto” introdurranno il nuovo testo unico ad uso delle scuole del Regno…pardon, della Repubblica. Ovviamente, vista la loro predilezione per l’informatica, il motto sarà così modificato “Web e dischetto, grillino perfetto“.

Ma il fallimento dell’URSS, non ha insegnato nulla? Il Venezuela ed il fallimento del socialismo in stile cubano non vi dicono niente? Il tragico fallimento di ogni ideologia che ha tentato di creare uno Stato etico non basta?  Questi ragazzotti di belle speranze sognano di costruire il mondo a misura della loro fantasia adolescenziale e confondono la politica con i giochi di società. Ma un conto è governare una nazione, altro è giocare a Monopoli. E’ un tragico errore che nella storia dell’umanità hanno commesso in tanti; e tutti con esiti catastrofici. Poi, appena crescono, lasciano il Monopoli e si scontrano con la realtà, vanno in crisi e si rendono conto della loro completa inadeguatezza, impreparazione, incapacità di risolvere anche i problemi più elementari.

Ma la colpa non è dei dilettanti allo sbaraglio finiti in Parlamento; la colpa è di chi ce li manda. La colpa del degrado di Roma non è di Virginia Raggi, ma di chi l’ha votata. La colpa non è di un comico che da un giorno all’altro si inventa politico e pensa di cambiare il mondo al grido di “Vaffanc…”. La colpa è di chi ne ha consentito, anzi favorito, il successo, portando gli italiani all’esasperazione ed al totale distacco dalla politica (ci dice niente il 50% circa di astenuti ad ogni tornata elettorale?) e lo vede come ultima ratio contro il totale degrado di una nazione allo sbando. La colpa è di quella classe politica incapace e corrotta che oggi lo contesta, perché teme di perdere in tutto o in parte il proprio potere, ma che ne è la causa scatenante, la ragione della sua nascita. Come i vermi nascono dalla carne putrefatta, così il grillismo nasce dalla putrefazione della democrazia.

Ed infine il grillismo è l’ultimo germoglio di una pianta dura a morire, quella della  strampalata e nefasta ideologia figlia di “Liberté, egalité, fraternité”, del tanto sbandierato principio “una testa, un voto” (sulla carta; in pratica “Tutte le teste sono uguali, ma alcune teste sono più uguali delle altre”, come direbbero i maiali di Orwell), degli esiti non digeriti di Rousseau e della “Volontà generale”, di Proudhon, Saint-Simon, Fourier, del socialismo utopistico, delle Comuni agricole dell’800 (tutte fallite, chissà perché), dell’assemblearismo, delle decisioni a maggioranza, dell’egualitarismo contro natura grazie al quale anche gli imbecilli, i gay, i cattocomunisti e lo scemo del villaggio si sentono normali. Ancora una volta dovrete sbatterci la testa contro per capire che la realtà è dura, fa male e non la cambierete a forza di “Vaffanc…”. Ma nemmeno questa volta imparerete la lezione, perché, come disse il Signore a Mosè, riferito al suo popolo eletto che si era costruito un vitello d’oro da adorare (ma vale per tutta l’umanità): “è un popolo dalla dura cervice”.

Del resto, però, non stiamo dicendo niente di nuovo. Più o meno, mutatis mutandis, è ciò che scriveva Platone, circa 2.400 anni fa, nella sua Repubblica:Quando un popolo divorato dalla sete di libertà si trova ad aver coppieri che gliene versano quanta ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade che i governanti pronti ad esaudire le richieste dei sempre più esigenti sudditi vengano chiamati despoti. Accade che chi si dimostra disciplinato venga dipinto come un uomo senza carattere, un servo. Accade che il padre impaurito finisca col trattare i figli come i suoi pari e non è più rispettato, che il maestro non osi rimproverare gli scolari e che questi si facciano beffe di lui, che i giovani pretendano gli stessi diritti dei vecchi e per non sembrare troppo severi i vecchi li accontentino. In tale clima di libertà, e in nome della medesima, non v’è più rispetto e riguardo per nessuno. E in mezzo a tanta licenza nasce, si sviluppa, una mala pianta: la tirannia.”. O il grillismo.

La politica è una malattia

Grillo lascia (per il momento) la guida del Movimento 5 stelle. Torna a fare il comico in teatro, come terapia per combattere la schizofrenia del personaggio a metà fra comico e politico: “La politica è una malattia“, dice. Appunto, lo ha scoperto anche Grillo. Esattamente quello che sostengo da anni.

Psicopatologia del potere (2013)

 

 Il potere è una forma di perversione mentale; in particolare il potere politico. Qualunque incarico sociale che comporti una corrispondente forma di potere implica l’accettazione di obblighi, doveri e responsabilità nei confronti della comunità. Significa dedicare tempo, impegno e fatica, usare le proprie capacità per la soluzione di problemi che spesso scontentano qualcuno, pochi o tutti. E’ inevitabile, quindi, generare inimicizie, rancori, ritorsioni e perfino minacce. Il potere implica una situazione perenne di conflitto. C’è sempre qualche avversario pronto ad insidiare chi detiene il potere e che usa tutti i mezzi, più o meno leciti e corretti, pur di attaccare il potente di turno, a qualsiasi livello, e prenderne il posto. Non si può certo dire che sia una vita di tutto riposo. Ecco perché una persona tranquilla, onesta, mite ed amante della pace e della vita serena si guarda bene dall’occuparsi di politica. Bisogna concludere che coloro che, invece, dedicano la propria vita alla politica, amino le contrapposizioni, le lotte, i conflitti, gli scontri tra fazioni opposte. E cos’è questa se non una forma di perversione mentale scatenata dall’ambizione e dalla ricerca spasmodica dell’affermazione del proprio Ego? Eppure ci sono persone che fanno della scalata al potere lo scopo della propria vita. Spesso senza avere meriti o capacità particolari che giustifichino tale ambizione. E senza porsi fini specifici e particolarmente nobili: il potere per il potere. E tutti i mezzi sono buoni per raggiungerlo.

E’ evidente che tale ambizione sfrenata ed ingiustificata dovrebbe essere catalogata, a ragione, come una forma di psicopatologia; una forma di perversione mentale. Un incarico pubblico dovrebbe essere visto per quello che è, una sorta di “dovere sociale” al quale essere chiamati per meriti e capacità specifiche, e da adempiere per un breve periodo, per poi tornare ad attività più “normali“. Mai e poi mai dovrebbe diventare una specie di incarico a vita (una sorta di dittatura prorogata democraticamente), come se occuparsi di politica sia una professione come altre; come fare il medico o l’avvocato, il commerciante o l’artigiano. Ancora meno dovrebbe essere una specie di privilegio da tramandare di padre in figlio, come invece accade spesso.

La nostra classe politica è piena di esempi simili. Sarebbe lunghissimo l’elenco di politici che sono figli di politici; una tradizione di famiglia. O di casi in cui nella stessa famiglia marito e moglie si dedicano alla politica (vedi Fassino e Mastella, tanto per citare due casi). Ma ci sono casi ancora più eclatanti. Negli USA abbiamo intere famiglie che da generazioni si occupano di politica occupando posizioni di prestigio. Basta pensare ai Kennedy o ai Bush. Due Presidenti degli Stati uniti in famiglia, Bush padre e Bush figlio, mi sembrano troppi, o no? E solo per caso, dopo il Presidente Clinton, anche la moglie Hillary, candidata alle presidenziali, non è diventata a sua volta presidente; giusto perché nelle primarie del partito democratico è stata battuta da Obama. Bel colpo. Ma pare che abbia intenzione di ricandidarsi per la prossima tornata elettorale per la Casa Bianca. Ed il prossimo Presidente USA, quindi, chi sarà? Ancora un rampollo dei Bush, l’ultimo dei Kennedy, Hillary 2 “la vendetta“, oppure Chelsea, la figlia dei Clinton?

Non vi pare che ci sia qualcosa di perverso in questo sistema in cui gli incarichi politici vengono tramandati come “Eredità di famiglia”, come succede in Corea del Nord? Cosa avranno di così speciale queste persone per avere tanta predisposizione ad occuparsi di politica. E’ una questione genetica? Hanno delle doti molto particolari che li rendono insostituibili? Ma in fondo, gli uomini politici hanno davvero, non dico qualità speciali, ma almeno un minimo di competenza specifica? A giudicare dai risultati si direbbe proprio di no. Anzi, la storia ci dimostra che spesso sono proprio i governanti, con la loro ambizione, incompetenza, incapacità, in associazione con turbe psichiche più o meno gravi,  la causa prima di guerre o disastri sociali ed economici.

Ma allora, in assenza di requisiti specifici, cosa spinge queste persone a dedicarsi alla politica? L’ambizione, ecco cosa. Solo l’ambizione del potere, che fa sì che le nostre aule consiliari, nei comuni, nelle province, nelle regioni, in Parlamento ed in tutta una sterminata serie di Enti ed Aziende pubbliche, siano piene di persone che non hanno alcun merito o capacità specifica per occuparsi della “Res pubblica”, se non quell’unica volontà di raggiungere il potere, qualunque esso sia ed a qualunque costo.

Questo “errore di sistema” della democrazia non è normale, non è accettabile; è aberrante. Questa ricerca del potere che chiamiamo ambizione e che si esplica soprattutto in campo politico, ma che si può estendere ad altri campi, dall’arte allo sport, dallo spettacolo alla cultura in genere, ha un effetto devastante sulla società, poiché cerca di ottenere con mezzi non sempre chiari, leciti e corretti, quel riconoscimento di merito che dovrebbe essere invece dato spontaneamente dalla collettività a persone unanimemente riconosciute come meritevoli. L’ambizione sfrenata, al contrario, altera questo meccanismo naturale di riconoscimento del merito, sostituendolo con l’uso strumentale di mezzi economici e culturali, mascherati spesso dietro bandiere ideologiche, con l’unico scopo di raggiungere il potere, a scapito di chi, magari, ne avrebbe più titolo e merito.

Il potere, di qualunque tipo ed a qualunque livello, dovrebbe essere il naturale riconoscimento del merito e delle capacità individuali e non il frutto di una campagna elettorale con largo uso di mezzi di condizionamento di massa, di grandi capitali e di persuasori occulti. In tal modo non è mai il cittadino, ancorché ritenga di essere libero di decidere, a scegliere i rappresentanti più meritevoli e capaci, ma è un apparato propagandistico più o meno efficace che “impone” i rappresentanti designati.

L’aberrazione di questo sistema consiste proprio in questo: non è la bravura del candidato ad essere determinante, ma l’efficienza del proprio apparato elettorale e propagandistico. Tutto ciò è perfettamente funzionale allo scopo di raggiungere il potere contando non sui propri meriti, ma spesso solo sulla propria ambizione sostenuta da buone dosi di furbizia, spregiudicatezza, propensione alla corruzione ed uso di sistemi di creazione del consenso ai limiti, se non fuori, della legittimità. In tale contesto è evidente che l’eccessiva ambizione di potere non sia del tutto cosa normale. E’ una forma psicopatologica grave, una perversione mentale.

 

Democrazia e pentole

C’è qualcosa di contorto e di aberrante nell’espressione della volontà popolare, e della creazione del consenso, in democrazia. Una volta si pensava che i cittadini scegliessero il partito in base all’ideologia ed  ai programmi. Oggi, in una società dominata, plasmata e plagiata dai media e dalla forza delle immagini, forse conta più la rappresentazione della realtà della realtà stessa, più il simbolo che ciò che rappresenta, più l’immagine pubblicitaria che il prodotto stesso, più lo slogan che il programma, più la forma che l’essenza, più il contenitore del contenuto. Più che il pensiero in sé conta il modo di esprimerlo, la retorica e la capacità dialettica. Più che la testa, e quello che c’è dentro, conta la faccia.  Il guaio è che certe facce sono inguardabili e, purtroppo, spesso sono lo specchio delle loro idee. Diceva Leo Longanesi: “Non sono le idee che mi spaventano, ma le facce che rappresentano quelle idee.”. Così, quando vedi e ascolti certi personaggi della politica, guardi le loro facce e ti viene spontaneo votare per un partito diverso dal loro.

Si ha l’impressione che  talvolta si voti non per approvazione del  messaggio, ma per negazione del messaggero. Guardi la faccia di politici di professione che stanno da una vita  in Parlamento, di certi residuati bellici  sopravvissuti alla prima Repubblica,  li ascolti parlare e, per reazione,  pensi di votare Grillo. Poi guardi le smorfie di Grillo, il suo volto arcigno, i suoi occhi sbarrati in un’espressione tra lo stupito e lo sguardo del comico che ha appena sparato la sua battuta e si aspetta l’applauso del pubblico, ascolti i suoi insulti e le sue minacce e ripieghi su forze moderate, rassicuranti e meno aggressive. Guardi, quindi,  la faccia di Giovanni Toti, di Santanché, di Alfano, di Monti, Casini, li senti parlare e ti cascano le braccia, ti deprimi e preferisci uno pimpante e sicuro di sé come Renzi. Infine guardi Renzi, ascolti il suo eloquio da piazzista “Venghino siori, venghino…”, e ti aspetti che, da un momento all’altro, ti proponga l’acquisto di un set di pentole con asciugacapelli in omaggio. Se si governasse con le parole, le slides, le promesse e gli slogan, il fanfarone toscano di Palazzo Chigi sarebbe il più grande statista della storia. E per reazione, deluso, scoraggiato e rassegnato al destino avverso ed all’inevitabile catastrofe, rinunci a votare. Così la democrazia perde la sua carica vitale e giace agonizzante nel suo letto di ideali traditi. E l’espressione della volontà popolare si tramuta in un voto che non viene espresso per adesione ad una ideologia, un programma, una visione del mondo, ma per istintiva reazione e volontà punitiva “contro” qualcuno.

Ciò che resta oscuro, contorto e subdolo, del meccanismo di creazione del consenso popolare in un sistema democratico è il rapporto esistente fra popolo e governanti. In fondo, il principio base che regola la propaganda politica e la creazione del consenso è lo stesso che regola le televendite televisive di pentole o materassi, che non sono altro che l’evoluzione mediatica di quello che nelle fiere paesane era il rapporto fra piazzisti e  campagnoli ingenui. Ciò che offrono i politici, spacciandolo per soluzione di tutti i problemi del Paese, non è molto diverso dallo specifico spacciato da Dulcamara come rimedio miracoloso per tutti i mali, dalla calvizie  al mal d’amore.  Ma l’imbonitore politico è molto più pericoloso, può creare danni enormi e portare conseguenze irreparabili. Le pentole almeno hanno una loro utilità pratica e, se proprio non ti servono, non le compri.  Lo specifico di Dulcamara non guariva niente, ma era innocuo, non faceva danni. I piazzisti politici, invece, hanno trovato il modo, in nome della democrazia e grazie ai perversi e subdoli meccanismi di creazione del consenso, ed al loro uso spregiudicato, di plagiare le menti ed obbligarvi a comprare prodotti non solo inutili, ma spesso dannosi, camuffati da alti ideali umanitari o da opinabili teorie economiche, convincendovi che ciò che essi offrono è esattamente ciò di cui avete bisogno e quanto di meglio si trova sulla piazza.  Ci ingannano, ci illudono, ci raggirano, lentamente ci avvelenano e li dobbiamo anche pagare a peso d’oro. Meglio i piazzisti e le pentole, fanno meno danni. Meglio l’innocuo specifico di Dulcamara che le slides di Renzi.

Napolitano e la cresta

Dopo le recenti rivelazioni di Alan Friedman che sollevano molti dubbi sulla correttezza istituzionale del Presidente Napolitano (Hillgate , i misteri del Colle), e confermano con le prove ciò che già si sospettava, ecco un’altra notizietta che riguarda Re Giorgio; quando da europarlamentare faceva la cresta sul rimborso spese. Lo riferiva già un articolo di tre anni fa “Toh, Napolitano…”. citando un video del 2004, di un canale televisivo tedesco, che circolava da tempo su internet. Stranamente quel video oggi non è più disponibile; è stato eliminato da YouTube di recente. Guarda che combinazione! E’ stato, però, ripreso e riproposto l’anno scorso in una puntata di La Gabbia su LA7. Sarà bene rivederlo, tanto per ricordarsi chi sono questi personaggi che si ergono a integerrimi custodi della morale, quelli che hanno la verità in tasca, quelli che sono sempre dalla parte giusta, i “migliori”, quelli che si autodefiniscono “Persone perbene“. Gli stessi che anni fa, ai tempi di Tangentopoli, graziati dalla magistratura amica, proclamavano “Noi abbiamo le mani pulite…”. Ecco, quelli, i compagni di Napolitano…

Stranamente quel video non è mai passato nelle reti televisive italiane. Distratti? Non si sapeva? Non era una notizia importante? Curioso che con tanti giornalisti d’assalto, sempre pronti a denunciare le magagne dei politici, nessuno abbia sentito il dovere di parlarne. Non lo ha fatto Santoro, il tribuno della plebe che da 20 anni usa la televisione per condurre la sua battaglia personale contro Berlusconi. Non ne ha parlato la Gabanelli nelle sue inchieste a Report, dove si denuncia la cattiva amministrazione, la corruzione e gli sprechi della politica. Né lo abbiamo visto a Ballarò di Floris. Nemmeno Fazio ne ha parlato nel suo salottino TV “Che markette che fa…” dove pubblicizza tutto, libri, CD, film in uscita, specie se sono opera di “compagni“.  Non ne hanno parlato i telegiornali, sempre attenti a illuminarci su tutta la spazzatura nazionale ed estera, che chiamano informazione, e sempre pronti a riservare al nostro Presidente Napolitano il suo spazio quotidiano e dove tutti gli starnuti presidenziali diventano notizie di primo piano. “Tutto Napolitano minuto per minuto“; tutto, eccetto questa piccola magagna; non si deve sapere. Eppure tutti sono pronti a scendere in campo per difendere il diritto di cronaca, la libertà d’informazione. Ogni tanto, però, hanno delle amnesie, degli attimi di distrazione; io non c’ero, e se c’ero dormivo.

Non ne sapevano nulla nemmeno i tanti buffoni e giullari di regime sempre pronti a sbeffeggiare i politici (meglio se sono di destra) con qualunque pretesto. Quelli che da anni sono militanti politici mascherati da comici e fanno propaganda mascherandola da satira. Sono un esercito agguerrito, hanno i loro spazi  in televisione, sui giornali, alla radio. Ma nessuno ha mai visto quel video che da anni era su internet, visto da centinaia di migliaia di persone. Lo hanno visto tutti eccetto i nostri comici ed i nostri giornalisti d’assalto. Curioso, vero? Già, è uno dei tanti misteri d’Italia…

Ultimissime

Box in primo piano sul Corriere.it mostra Prodi appisolato mentre parla Letta (Guarda il video). Dice la didascalia “Letta fra Expo e governo. Ma Prodi si appisola“. Ma il Corriere sbaglia. Quando Prodi dorme, o sembra che dorma, in realtà…sta pensando! Lo aveva rivelato anni fa l’allora ministro Santagata in risposta a Beppe Grillo il quale dichiarò che quando andò a trovare il premier, mentre parlava, Prodi chiuse gli occhi e dormiva: “Prodi-valium che quando sono andato a trovarlo per suggerirgli delle nostre proposte, dopo un po’ dormiva“.  Ne parlavo in questo post del 2007: “Chi è il comico?”.  E c’è ancora chi lo tira in ballo e lo propone come nuovo Presidente della Repubblica. Uno che pensa quando dorme e dorme quando dovrebbe pensare, ma che sarebbe meglio per tutti che continuasse a dormire…farebbe meno danni. Boh…

Tempi moderni

Anche questo è un segno dei tempi. Una volta i registi erano Rossellini, De Sica, Visconti, Fellini. Oggi si chiamano Rocco Papaleo, che sembra il nome di fantasia di un bracciante calabrese e Pif, che sembra l’acronimo dell’ultima tassa inventata dal governo Letta. Poi non lamentatevi se il mondo va a rotoli, come la carta igienica.

C’è un altro segno dei tempi, altrettanto preoccupante: i comici.  Una volta erano Petrolini, Totò, Macario, Rascel, Walter Chiari, Bramieri. Il loro compito era quello di divertire il pubblico. Oggi si chiamano Crozza, Littizzetto, Guzzanti, Luttazzi. E fanno militanza politica facendo finta di fare satira. Hanno una caratteristica in comune:  le due “Z” del nome. Le due Zeta sono un marchio di fabbrica, una garanzia, Infatti il loro umorismo fa venire in mente un’altra parola con due Zeta: è un umorismo del ca…

Ho appena seguito, su LA7, il pistolotto politico con pretese culturali di Dario Fo al V-Day di Grillo a Genova. Grillo, altro ex/post comico che non riuscendo più ad avere il successo di una volta come uomo di spettacolo, si traveste da tribuno della plebe. Dario Fo, quasi novantenne, vecchio giullare della sinistra, che specie in queste giornate gelide dovrebbe starsene a casa, al calduccio, con la coperta sulle ginocchia a godersi la meritata pensione e ripensare con nostalgia ai successi, veri o presunti, della giovinezza. Invece è sempre pronto a salire su un palco per rimasticare per l’ennesima volta i suoi monologhi triti e ritriti da militante di sinistra. Povero guitto, non riesce ad avere un ruolo politico come Grillo e non riesce più a far ridere. Né politico, né comico; è solo un vecchio patetico.

Quirinale: ultime scoperte

“Canta ogni mattina il galletto del Colle. E’ convinto che  se lui non canta non sorge il sole.”. Così scrivevo anni fa in uno dei tanti post dedicati al nostro Presidente Napolitano. Fin dal suo insediamento era evidente quella che sarebbe stata l’impronta ed il filo conduttore del suo mandato. Disse, subito dopo l’insediamento: “Non mi limiterò a fare l’osservatore”. In queste poche parole c’era tutto il suo programma. Ha mantenuto fede alle promesse. Non passava giorno che  non intervenisse su tutti gli argomenti possibili e che i media non riservassero ampio spazio a tutte le sue “esternazioni presidenziali“.

I suoi ultimi “capolavori” sono la nomina di Monti a senatore a vita e, subito dopo, l’affidamento dell’incarico per formare quel fallimentare Governo tecnico, definito anche come “Governo presidenziale“,  di cui l’unica cosa che si ricordi è l’aumento delle tasse. A seguire l’altro “Governo delle larghe intese” che in realtà è un “Governo presidenziale bis“. A seguire la nomina di quattro senatori a vita di cui in tempi di crisi non si sentiva assolutamente la necessità, ma che, in previsione di una possibile crisi della maggioranza di governo,  avrebbe garantito al Senato  quattro voti che, data l’incertezza dei numeri, potevano essere determinanti.

Il suo protagonismo, il suo presenzialismo, la sua eccessiva ed ossessiva presenza mediatica sono la conferma di quanto dico da anni. Ora sembra che anche altri abbiano finalmente notato questa anomalia presidenziale. Oggi, per esempio, come riferisce una nota ANSA,  lo ha scoperto il coordinatore PDL Sandro Bondi il quale afferma: “Le riflessioni e le raccomandazioni del Capo dello Stato sono il metronomo della politica italiana. Francamente comincio ad avere seri dubbi sull’utilità di questo ruolo esercitato da Napolitano nella convinzione di guidare dall’alto l’Italia verso l’uscita dalla crisi.”. Ben svegliato Bondi. Ora, dopo questo enorme sforzo mentale per capire finalmente, dopo sette anni,  il ruolo di Napolitano, si rilassi e si riposi. Fino alla prossima scoperta.

Ma non è il solo. Appena qualche giorno fa, sul blog di Grillo in un lungo articolo, nel quale si contestava il ruolo di Napolitano e si chiedeva l’impeachment del Presidente, Paolo Becchi scriveva: “Napolitano si è servito del potere di esternazione come strumento di direzione politica, di intervento negli equilibri politici…”. Guarda, guarda, un altro che improvvisamente si è risvegliato dal letargo. Aggiunge Becchi: “Il Capo dello Stato – potere “neutro”, garante super parte della Costituzione – non può servirsi delle proprie prerogative per determinare la politica del Paese, incidere sulla formazione del Governo…”. E ancora: ” …egli ha esercitato le sue prerogative al di là dei limiti previsti dalla Costituzione, ha snaturato il senso politico e morale della figura del Capo dello Stato.”. Chiarissimo.

Ma sarà vero che il nostro Presidente eccede nel suo protagonismo e va oltre i limiti delle prerogative presidenziali? Sarà vero che c’è una eccessiva presenza mediatica e che le sue “esternazioni” quotidiane su tutto e tutti finiscono per condizionare lo scenario politico? Sarà vero quello che ripeto da anni, fin dal suo insediamento? Vediamo subito, basta dare uno sguardo alle ultime notizie ANSA.

Senza andare troppo indietro e limitandoci alle news delle ultime ore, vediamo che sono presenti le seguenti note:

h. 12,11 Avanti con riforma porcellum (E già a questa prima notizia siamo fuori dalle competenze. Fare o non fare una riforma elettorale è compito del Parlamento, non del Presidente, Quindi Napolitano non dovrebbe interferire, né consigliare o suggerire; non è compito suo).

– h. 12.06 Napolitano: legato mio impegno a riforme (Anche le riforme sono compito del parlamento, non del Presidente, Quindi dovrebbe evitare di parlarne. Il fatto che leghi il suo mandato presidenziale alla realizzazione delle riforme è una emerita “sciocchezza“, per essere gentili. Non è scritto da nessuna parte nella Costituzione che si possa nominare un Presidente della Repubblica per “Fare le riforme“.)

– h. 12.05 Napolitano: mantenere i nervi saldi (Solita dichiarazione di circostanza che lascia il tempo che trova, del tutto inutile, buona solo per riempire quattro righe in cronaca)

– h. 12.02 Carceri: Napolitano, affrontare emergenza (Idem, affrontare il problema carceri è compito del Parlamento, non del Presidente)

Queste sono solo le ultimissime, ma siamo certi che, nel corso della giornata, dal Quirinale arriveranno altre importantissime dichiarazioni, suggerimenti, consigli, valutazioni, considerazioni su tutti i temi possibili e che finiranno subito con grande rilevanza sui media nazionali. Già, come dicevo in apertura, sembra proprio che non sorga il sole se non canta il galletto del Colle e se l’ultimo starnuto presidenziale non finisce in prima pagina. Tanto è vero che quando non ci sono altre dichiarazioni presidenziali, pur di mettere sempre Napolitano in prima pagina,  si arriva al ridicolo: si scrive un pezzo per dire che non ci sono notizie. E non sto scherzando. Lo facevo notare in questo post del 2010 “Chisenefrega day“, in cui si riferiva che Napolitano non commentava la fiducia al governo. Ecco il titolo…

napolitano no comment

Insomma…una volta tanto, eccezionalmente, Napolitano non ha niente da dire. E per comunicarci che il Presidente non ha niente da dire scrivono un pezzo in cui dicono che non ha niente da dire. Incredibile, ma vero. Ridicoli.

Beh, credo proprio di non aver esagerato nelle mie considerazioni. Anzi, ogni giorno se ne ha conferma. Certo dispiace che certe personalità della politica debbano aspettare anni per capire certe cose. Magari se invece di pensare che il mondo sia tutto nel Transatlantico di Montecitorio e che la realtà sia quella dei talk show televisivi, anche distrattamente, avessero dato uno sguardo a ciò che pensa la gente comune ed a ciò che si scrive nei blog, certe scoperte le avrebbero fatte molti anni prima, con grande beneficio di tutti.

News sotto il sole

Fa caldo, quindi meglio andarci leggeri e gustare notizie “fresche” di giornata. Eccone alcune.

E’ proprio vero che siamo in crisi. Lo si capisce anche da piccoli segnali. Oggi, nella mia casella di posta, trovo le solite notizie importantissime e non richieste. Una è un pezzo di Oliviero Beha, quello che è già molto pesante quando fa fresco, figuriamoci quando fa caldo. Ma a Tiscali devono essere convinti che i pensieri di Beha siano di fondamentale importanza per l’umanità. Quindi, affinché non ti sfuggano, te li fanno trovare direttamente a casa. Forse per compensare la pesantezza di Beha, alleggeriscono con una serie di foto delle sorelle Rodríguez, Belen e Cecilia, quelle che hanno trovato l’America in Italia. Visti i colori sbiaditi, sembrano foto di parecchi anni fa. Ma le spacciano come nuove. Tanto oggi la gente si beve tutto.

E qui si ha la conferma che siamo veramente in crisi. Lo si capisce dalle misure degli slip. A mala pena si vede che c’è qualcosa. Più che uno slip sembra un ciuffetto di alghe marine impigliate nella peluria pubica. Anzi, visto che non c’è nemmeno la peluria, direttamente sulla passerina. Le sorelle Rodríguez sono così povere che risparmiano anche sul tessuto dei costumi? Mistero balneare.

Politici e ritiri spirituali. Aveva cominciato Prodi a portare i componenti del suo governo in ritiro spirituale nella reggia di Caserta (Prodi e gli esercizi spirituali del governo). Poi  è stata la volta di  Grillo (Grillo e la gita fuori porta). Ha caricato i suoi parlamentari su un pullman, come se andassero in gita scolastica, e li ha portati in un agriturismo a riflettere sui grandi temi dell’umanità: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, ma soprattutto, che cavolo fanno i grillini in Parlamento. Ultimamente anche il premier Letta ha optato per il ritiro spirituale ed ha portato i suoi ministri in una vecchia abbazia: “Per fare spogliatoio“, ha detto.  Come se invece che ministri fossero ragazzini della squadretta di calcio dell’oratorio.

Oggi è la volta del neo sindaco ciclista di Roma, Ignazio Marino. Quello che, dopo aver consultato fior fiore di consulenti e specialisti della comunicazione, aveva scelto per la sua campagna elettorale, un motto che condensava tutto il suo vasto e complesso programma: “Daje” (!?). Quello che va in Campidoglio in bicicletta (ed obbliga ad andare in bici anche i vigili della scorta) e con lo zainetto a tracolla, come un boy scout o un escursionista in montagna in cerca di funghi. In bicicletta e zainetto è andato pure in Vaticano a trovare il Papa. Pare che dentro lo zainetto si porti la merenda preparata dalla mamma; pane e marmellata, una merendina al cioccolato ed una mela. Forse ha diviso la merenda con Papa Francesco. Bene, Marino porta la sua Giunta al completo a meditare in un hotel di Tivoli.: “Per fare squadra“, dice.

Visto che Marino, prima di dedicarsi alla politica, faceva il chirurgo, viene un dubbio. Marino è un chirurgo ciclista che fa il sindaco per sbaglio? Oppure è un sindaco ciclista che faceva il chirurgo per caso? Oppure è un ciclista che faceva il chirurgo per caso e fa il sindaco per sbaglio?  Misteri capitolini.

Crisi e investimenti. Le ultime stime sulla povertà in Italia dicono che ci sono circa dieci milioni di poveri, di cui la metà in condizioni di povertà assoluta. Gente disperata che non riesce più a campare e non ha soldi nemmeno per acquistare i beni di prima necessità. Ma non dobbiamo preoccuparci perché oggi, su Libero, c’è la soluzione per superare la crisi. Eccola: investire in oro e diamanti. Contenti?

Ma come, la gente non ha i soldi per il pane e voi consigliate di investire in oro e diamanti? Libero, ma prendete per il culo? Oppure i redattori hanno preso un gravissimo colpo di sole? State all’ombra, rinfrescatevi le idee, troppo sole fa male!

La piaga degli incendi estivi. E’ una delle tragedie che in estate affliggono la penisola. Ecco l’ultimo rogo che manda in fumo un’intera cittadina, causato, forse, dalla disattenzione del noto cantante pop Zucchero, a Tarvisio per un concerto, che intendeva “scaldare la piazza” con un lanciafiamme.

Per spegnere il pauroso incendio sono intervenute  decine di squadre di vigili del fuoco ed un canadair. La procura di Udine ha aperto un’inchiesta, a carico di Zucchero, per incendio doloso. Visto che c’erano, hanno aperto anche un’altra inchiesta su Berlusconi. Non si sa ancora per quale reato, ma qualcosa troveranno.

Balle spaziali. Il premier Enrico Letta, in collegamento con l’astronauta italiano Luca Parmitano, ha dichiarato: “Se ci sarà spazio nella prossima missione, verrò con lei“. Magari, Letta, magari! Volesse il cielo. Anzi, si porti tutta la compagnia governativa. Ma non credeteci, sono promesse da marinaio…pardon, da politici. Anche Veltroni disse che sarebbe andato in Africa per dedicarsi ad opere umanitarie. Invece è sempre lì, al suo posto.

Vanno in ritiro, vanno in gita, vanno in abbazia, vanno nello spazio. Mai, però, che vadano dove ce li mandano i cittadini, a quel paese. Sbagliano sempre destinazione. Ma il guaio non è che vadano in ritiro. Il guaio è che poi tornano! Letta, Letta. Quando lo vedo non posso fare a meno di chiedermi “Ma quanto è grande la bocca di letta“? Eccolo qui durante un’intervista con Floris a Ballarò.

Una bocca così spropositata ha solo una spiegazione. Sembra che alla nascita, prevedendo (grazie ad una ostetrica che aveva doti di preveggenza) che il piccolo Enrico da grande avrebbe fatto il politico e, quindi, avrebbe detto un sacco di fregnacce, invece che fare il taglio cesareo alla madre, lo hanno fatto alla bocca del figlio; con una bocca extra large le cazzate escono meglio.

Ho la sensazione che se tutti i nostri politici si ritrovassero nello spazio su una astronave, finirebbe come in “Balle spaziali”.

Urgenze e priorità

Ovvero; l’Italia, la crisi e Johnny Stecchino. Che siamo in crisi profonda l’hanno capito anche i bambini delle materne. Quindi non ci ripetiamo. Ci si aspetterebbe, però, che davanti alla drammaticità degli eventi, il governo adottasse seri provvedimenti per combattere la crisi. Ed invece di cosa discutono ?  Ecco alcune iniziative emblematiche dell’impegno del governo.

1) Pochi giorni fa  la Commissione giustizia della Camera ha dato il via libera al testo del ddl sull’omofobia (vedi News ANSA). Non c’è bisogno di sottolineare l’importanza di questo ddl che sarà un vero toccasana per l’economia nazionale.

2) Oggi leggiamo di un altro fondamentale passo avanti: “Basta ai figli di serie B“. D’ora in poi non ci saranno più distinzioni fra figli legittimi e naturali. “E’ un grandissimo fatto di civiltà“, proclama con grande orgoglio il premier Letta. I minatori del Sulcis ora saranno rassicurati e guarderanno al futuro con rinnovata fiducia, grazie a questo provvedimento.

3) Ancora oggi la ministra di origine congolese Kyenge ha ribadito l’impegno per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina ed il riconoscimento della cittadinanza agli stranieri, ma secondo uno “ius soli temperato” (?). Nell’occasione ha anche specificato che in merito all’immigrazione bisogna valutare “i costi ed i benefici“. E’ sempre convinta, come ha detto in passato, che gli immigrati siano “preziose risorse“. Se sono gli stessi immigrati a dire che gli immigrati sono una risorsa bisogna crederci. No? E’ come credere all’oste che decanta la bontà del proprio vino.

4) Anche i grillini del M5S sono impegnatissimi a portare in Parlamento proposte serie e fondamentali per superare la crisi. Ecco l’ultima: “Mediaset non ha la concessione per trasmettere”. Sono le grandi scoperte dei grillini. E promettono verifiche e controlli per accertare se sia vero. Prima sparano le cazzate, poi si accertano se ci sia un qualche fondamento di verità o no. Ragazzi, questa è serietà! E annunciano che, se fosse vero, chiederanno alla Guardia di finanza di chiudere le reti Mediaset. Così manderebbero a casa alcune decine di migliaia di lavoratori. Mi sembra un’ottima idea per combattere la crisi e la disoccupazione. No?

5) Tre parlamentari del PD (Monica Cirinnà, Silvana Amati e Manuela Granaiola), hanno presentato un ddl su “Norme per la tutela delle scelte alimentari vegetariana e vegana“. In pratica si prevede l’obbligo per mense, ristoranti e bar di avere nel menu ricette vegetariane e vegane. Per i trasgressori multe salate, da 3.000 a 18.000 euro, sospensione dell’esercizio e revoca della licenza. E non basta offrire una comune insalatina. No, i cibi devono “assicurare un apporto bilanciato così come indicato dalla scienza ufficiale in materia di nutrizione e considerando i progressi scientifici“. E ancora, “le uova presenti nelle preparazioni vegetariane devono provenire da galline allevate con metodo biologico o allevate all’aperto“. Basta così? No, la cucina vegetariana deve essere anche insegnata nelle scuole ed istituiti alberghieri.

E per chiudere in bellezza, ecco la conclusione: gli studenti delle scuole alberghiere “nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti umani, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza a seguire le lezioni didattiche pratiche riguardanti alimenti di origine animale“. Per promuovere l’insalata si scomoda addirittura la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo! Sembrano battute da Zelig, ma purtroppo sono vere. E per avere queste geniali pensate questa gente sta in Parlamento a 15.000 euro al mese, più annessi e connessi. Alla faccia dei cittadini disperati che non sanno più come sopravvivere.

Bene, questa è tutta gente seria che siede in Parlamento (lautamente retribuita per risolvere i problemi del Paese) , che fanno parte di importanti Commissioni, sono presidenti del Consiglio, ministri, parlamentari che si presentano come rivoluzionari e vogliono portare onestà, correttezza, serietà, capacità, merito e competenze in Parlamento. Ed in tempi di crisi drammatica fanno queste proposte. Non ce n’è uno, nemmeno per sbaglio, che abbia uno straccio di idea, anche usata, di seconda mano o presa ai saldi estivi, al mercatino rionale o alla sagra delle idee vintage. Niente, nemmeno un’idea taroccata di provenienza cinese. Buio totale. L’Italia è nella merda, le aziende chiudono, crescono i disoccupati, ci sono milioni di poveri,  la gente si suicida e questi parlano di omofobia, figli naturali, ius soli, vogliono chiudere Mediaset e si occupano di diete vegetariane.

La nostra classe politica ricorda tanto quella famosa scena da Johnny Stecchino in cui l’avvocato del boss accompagna Benigni in macchina e si lamenta per il fatto che la Sicilia, e Palermo in particolare, abbiano una cattiva fama nel mondo a causa di problemi gravissimi, il più importante dei quali è…la mafia? No, il traffico. 

Urgenza Italia

Non ci siamo sbagliati. Ho scritto spesso ultimamente che le priorità da affrontare con urgenza da parte del governo sembrano essere queste: tutela degli immigrati, cittadinanza agli stranieri, legge contro l’omofobia, legge sul “femminicidio”, unioni civili per gay, lesbo, trans ed assimilati, Rom e centri sociali (Vedi “Priorità“). Beh, certo, sono argomenti di fondamentale importanza per milioni di italiani che , con la crisi che diventa sempre più drammatica, fanno fatica a campare. Ma i nostri parlamentari sembrano vivere in un altro pianeta, parlano d’altro.

Ecco, per esempio, l’ultimo titolone del Corriere che annuncia con esultanza l’ultima fatica del governo: “Cittadinanza più facile per gli stranieri“. Come volevasi dimostrare.

Decreto semplificazioni. Giusto, c’è proprio bisogno di semplificare le procedure burocratiche; sembrano partorite da una mente contorta e sadica. Ma non si tratta di semplificare la burocrazia per facilitare, per esempio, la compilazione dei moduli per la dichiarazione dei redditi, così complessi (e guai a sbagliare) che per evitare errori ed incorrere in sanzioni dovete rivolgervi ad un commercialista.  Insomma, per pagare le tasse bisogna pagare un esperto che vi dica quanto, quando, dove e se dovete pagare le tasse.

Non si tratta nemmeno di semplificare le procedure per avviare un’attività lavorativa, per avere una concessione edilizia, per avere un rimborso da parte dello Stato, per farvi curare, per regolarizzare la posizione pensionistica, per risolvere un contenzioso fiscale, per altre mille incombenze che assillano i cittadini. No, il “punto più significativo” di questo decreto, come dice il titolo del Corriere, è “Facilitare la cittadinanza agli stranieri“.

A questo punto che gli volete dire? Niente, si può rispondere solo con una lunga serie di imprecazioni, le peggiori che vi vengono in mente. Oppure con il semplice Vaff… di Beppe Grillo. Ma se avete l’animo sensibile, poetico ed artistico glielo potete mandare in musica, cantato, così: Invia il tuo Vaff musicale…

 

 

Sonnellini e pose curiose

La giornata dei politici, specie di quelli di primo piano, è stressante. Non c’è un attimo di tregua fra riunioni, convegni, seminari, direzioni di partito, cerimonie ufficiali, lavori in Parlamento, interviste e partecipazioni a talk show televisivi.. Ovvio che ci siano dei momenti di débâcle e che, magari assistendo a noiosi discorsi di circostanza, ci si lasci andare e per un attimo si chiudano gli occhi. E siccome ci sono sempre nugoli di fotografi appostati ovunque, questi piccoli cedimenti vengono subito ripresi e finiscono sulla stampa. Ma non tutti e non sempre nello stesso modo.

Se il personaggio ripreso mentre chiude gli occhi è Berlusconi, inevitabilmente, la foto finisce in prima pagina con la didascalia “Berlusconi dorme“. Titoli simili con foto allegata ne abbiamo visti a migliaia su tutti i quotidiani. Ecco qualche piccolo esempio recente…

Titolo de L’Unità

Titolo de La Stampa

Titolo del Messaggero.

Nella foto si vede chiaramente che anche Maroni, che sta dietro Berlusconi, ha la testa bassa e potrebbe sembrare che dorma. Anche Mario Monti e signora hanno la testa china , gli occhi chiusi e potrebbero essersi concessi un attimo di distrazione. Ma per il Messaggero l’unico che “dorme” è Berlusconi. Tutti gli altri svegli come grilli. In realtà, se si guarda il video di quella manifestazione, si vede benissimo che Berlusconi non dorme, ma chiude semplicemente gli occhi per qualche attimo. Ma tanto basta per sbattere l’immagine in prima pagina e dire che dorme.

Ecco un’altra immagine di un “dormiente” celebre che ha furoreggiato in rete per diversi giorni: la foto del senatore Crimi del M5S che sembra dormire in aula. Ma siccome non è Berlusconi, invece che dire che “dorme”, il Corriere, da cui è tratta questa immagine, dice che “si appisola“. Appisolarsi è già meno grave che dormire. Ovvio che, però, se la foto fosse di Berlusconi non ci sarebbero dubbi: Berlusconi dorme in aula.

Ed ecco che stamattina, sul Corriere.it,  l’articolo d’apertura riguarda il premier Enrico Letta. La grande foto lo mostra in un attimo di stanchezza durante i passaggi a Camera e Senato per la fiducia.

Anche Letta dorme? No, di chiunque altro, specie di Berlusconi, ripreso in quell’atteggiamento, si sarebbe detto che “dorme“. Ma Letta no. Per il Corriere Letta non dorme. Come dice la didascalia,  assume semplicemente una “curiosa posa“.

Chissà se qualche volta, almeno per sbaglio, si rendano conto di quanto siano ridicoli. Forse no, tanto sono abituati a vedere la realtà con lenti diverse, secondo le circostanze e la convenienza, e ad usare due pesi e due misure, che non ci fanno più caso. Tutto normale. E’ la stampa, bellezza.

Ultimissime

La signora Kyenge, ministro per l’integrazione, dice che gli immigrati sono una risorsa. Ed ecco una flash news ANSA che ci dà la buona notizia di oggi: “In 60 su un barcone soccorsi nello Ionio”. Oh, meno male, che fortuna, è arrivato un nuovo carico di “risorse“. Ne avevamo proprio bisogno. Così i minatori del Sulcis saranno più tranquilli ed i pensionati al minimo che non arrivano a fine mese saranno sempre disperati, ma con più “risorse“.

Un’altra preziosa risorsa arrestata a Chieti. Aveva aggredito e sfigurato una donna con l’acido: “Chieti, preso il secondo aggressore“. La preziosa risorsa si chiama Rubin Talaban e proviene dall’Albania dove forse non venivano sufficientemente apprezzate le sue “risorse“. Ecco perché ha deciso di venire in Italia dove le sue risorse verranno valorizzate e potrà contare sul sostegno morale   dalla presidente della Camera Boldrini, ex portavoce dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati, e del  ministro Kyenge, La vittima, appena ha saputo che l’aggressore era un albanese, si è mostrata subito rassicurata ed ha espresso parole di elogio per queste “risorse” nazionali, esclamando “Più albanesi per tutti“.

A Vicenza due preziose “risorse” provenienti dal Ghana sono stati fermati ed accusati di violenza sessuale nei confronti di una turista austriaca. La vittima non ha gradito le attenzioni dei due giovanotti, forse perché nessuno le ha spiegato che si tratta di preziose “risorse”. Il presidente del Veneto, Luca Zaia, il quale ha invitato il ministro per l’integrazione Kyenge ad andare a Vicenza per rendere omaggio alla vittima, viene accusato di “razzismo“. Non è una battuta, è vero.

Cretini e rockettari

Adriano Celentano ormai è diventato “editorialista” di successo del Corriere. Ogni tanto sente l’irrefrenabile bisogno di comunicare al mondo il suo “rockpensiero” sulla politica, la cronaca e l’attualità. Lo ha fatto anche oggi. C’è in prima pagina un suo articolo ( La velocità degli sciacalli) nel quale esprime le sue profonde riflessioni (si fa per dire) sulla sparatoria davanti a palazzo Chigi. E lo fa per difendere Grillo dall’accusa di fomentare la violenza con i suoi discorsi molto spesso dai toni eccessivamente accesi. Dice Celentano che “bisogna essere cretini” per non capire che i toni di Grillo non possono generare violenza, perché fanno parte integrante della sua “sfera comica“. Adesso abbiamo capito. Gridare al colpo di Stato, come ha fatto di recente, ed invitare milioni di persone ad andare a Roma per protestare davanti al Parlamento, per Celentano, “fa parte della sfera comica” (!?). Un vecchio adagio popolare dice “Chi semina vento raccoglie tempesta”. Per non capire il significato di questa massima “bisogna essere cretini”. Oppure basta essere Celentano.