La sinistra scopre la doppia morale: miracolo.

La doppia morale della sinistra esiste davvero. Dopo lunga e attenta riflessione, approfondite ricerche e prove scientifiche,  lo ha scoperto la stessa sinistra. Quindi la cosa è certa.  La prova decisiva è data da quello che sta avvenendo in questi giorni a proposito dello scandalo del crac di alcune banche. In particolare per il salvataggio di Banca Etruria che coinvolge in prima persona sia il premier Renzi che la ministra Boschi.

Sul fanfarone toscano scrivo raramente perché è talmente inconsistente e grottesco che non merita attenzione. L’unica cosa che sorprende è come sia possibile che gli italiani diano ascolto a questo bulletto che è pieno solo di sé, di slogan, battute, promesse vane, autocelebrazione e megalomania. Questo è il mistero. Perfino Prodi era più credibile di questo ciarlatano imbonitore da fiera paesana: il che è tutto dire. L’altro mistero è l’improvvisa ascesa di una coorte di miracolati che arrivano a governare l’Italia senza particolari titoli, meriti, esperienza e capacità, se non l’appartenenza al cerchio magico della banda dei leopoldini. Ieri ha detto che “Lo sport è la risposta al terrorismo“.  Bene, basta saperlo: l’Isis ci mette le bombe sotto il culo e noi rispondiamo facendo jogging.

Oggi dice che “Sono lo psicologo dell’Italia” e lancia il suo grido di battaglia: “Che la forza sia con noi.”. Domani chissà quale sarà la battuta del giorno. Già, perché questo megalomane travestito da premier sta campando a forza di battute, slogan, slides, promesse, proclami ed autocelebrazione.  Bisognerebbe raccogliere le sue battute quotidiane e ricavarne un libro; per tramandare ai posteri la credibilità di questo personaggio grottesco che sembra uscito dal Miles gloriosus. Consola, però, il fatto che qualcosa comincia a muoversi anche a sinistra. Qualcuno apre gli occhi e, in un impeto di onestà che ritenevamo quasi impossibile, comincia a riconoscere e denunciare le nefandezze del bulletto di Palazzo Chigi e della sua corte dei miracoli, anzi dei miracolati, e scoprire finalmente quella “doppia morale” della sinistra che è la chiave di lettura della politica italiana. Se anche a sinistra cominciano a vedere le magagne di casa propria, significa che quelli che credevamo ciechi hanno riacquistato la vista. I ciechi vedono: miracolo.

Ora bisognerebbe parlare dello scandalo delle banche. Ma siccome da giorni tutti ne parlano, diamo per scontato che la gente sia informata. Come ho ribadito spesso e volentieri in passato, osservando certe iniziative molto discutibili della sinistra, concludevo che se certe cose le avesse fatte Berlusconi ci sarebbero state le rivolte di piazza. Ora dovrei ripetere le stesse cose a proposito di come il governo ha affrontato questo scandalo ed avevo intenzione di raccogliere e riportare le opinioni di diversi commentatori sulla posizione del premier e della sua bella ministra Boschi. Ma questo lavoro lo ha già fatto egregiamente un giornalista del Giornale.  Quindi, una volta tanto, non faccio altro che riportare l’intero pezzo (“Se l’avesse fatto Berlusconi“) con alcune dichiarazioni di autorevoli e noti giornalisti, intellettuali, politici, in merito alla “doppia morale” sinistra applicata all’affare banche, ma non solo.

“Se a sostituire chi non si allinea al pensiero della maggioranza del partito fosse stato il Cavaliere, cosa sarebbe successo? E se l’operazione che ha portato Renzi a Palazzo Chigi l’avesse fatta Berlusconi? Ci sarebbe stata una sommossa popolare. Ecco cosa. I girotondi avrebbero invaso l’Italia, il popolo viola o arancione avrebbe manifestato contro la deriva dittatoriale, orde di intellettuali di sinistra avrebbero scritto appelli e firmato petizioni in difesa della democrazia. E contro Renzi? Nulla, tutto apposto. Quel che era inaccettabile prima, è digeribile oggi.

In mancanza del Cavaliere, negli ultimi tempi, gli ossessionati da Berlusconi sono saliti su un altro cavallo di battaglia, questa volta in chiave anti-Renzi: «Se lo avesse detto o fatto Berlusconi saremmo scesi tutti in piazza a protestare». Ecco il mantra.Lo spunto è quello regalato domenica dal deputato M5S Alessandro Di Battista nell’intervista su Skytg24. Annunciando la mozione di sfiducia contro la ministra Maria Elena Boschi, chiede: «Cosa avrebbero detto gli intellettuali di sinistra contro Berlusconi se lui avesse salvato una banca con un decreto ad hoc nella quale avevano interessi i suoi parenti?».

Stessi toni quelli del collega Roberto Fico, presidente della commissione di Vigilanza Rai, intervenendo il 20 ottobre sulla riforma della tv di Stato, rivolgendosi al Pd: «Se questa legge l’avesse fatta Berlusconi, voi sareste tutti in piedi ad urlare che è stata una vigliaccata incredibile. Ci sarebbero stati i sindacati e il Parlamento circondato. Immaginate se Forza Italia avesse previsto un amministratore delegato con pieni poteri nominato dal governo. Apriti cielo, avreste fatto la guerra».

L’ex renziano della prima ora Pippo Civati sembra pensarla come Renato Brunetta dopo la fiducia messa da Renzi all’Italicum il 30 aprile 2015: «Se una cosa così l’avesse fatta Berlusconi, io sarei in girotondo permanente». Tra i grandi intellettuali e giornalisti maître à penser della sinistra cachemire e caviale spunta anche Roberto Saviano con la sua reprimenda: «La Leopolda è una riunione di vecchi arnesi affamati, resi più accettabili dalla giovane età e dall’essere venuti dopo Berlusconi, e il Pd un’accolita che difende i malversatori a scapito dei piccoli risparmiatori».

Le voci dei contrari sono rare e deboli ma ci sono e si levano contro le mosse del premier e parte di quella sinistra, renziana, che un tempo si sarebbe scagliata contro Berlusconi, e oggi invece plaude alla deriva personalistica di Renzi. Persino il fustigatore Marco Travaglio titola il 18 settembre 2015 sul Fatto quotidiano: «Minacce, ricatti, compravendite. Ma se lo facesse Berlusconi?». Manco a farlo apposta Carlo De Benedetti, editore del Gruppo Espresso, lo stesso giorno rilascia un’intervista al Foglio dove dichiara: «Da quando Berlusconi non è più presente come lo era un tempo la sinistra è rimasta letteralmente senza ideali».

L’ex premier Enrico Letta poi, per togliersi qualche macigno dalle scarpe, il 3 maggio afferma: «Non tollero la doppia morale. Se lo avesse fatto Berlusconi saremmo scesi tutti in piazza», riferendosi all’Italicum. Parlando del caso De Luca, il 19 maggio ribadisce il concetto: «Se Berlusconi avesse candidato a governatore della Campania una persona nelle condizioni di De Luca, il Pd sarebbe sceso in piazza». Il membro del cda Rai Carlo Freccero è della stessa idea: «Le cose che ha detto sui talk show può dirle dentro Palazzo Chigi, fuori no. Se l’avesse mai dette Berlusconi sarebbe successo di tutto», si sfoga su Repubblica il 23 settembre.

Il 17 febbraio Maurizio Landini della Fiom sottoscrive che «Renzi è peggio di Berlusconi. Almeno Berlusconi di fronte a manifestazioni e scioperi si confrontò e discusse coi sindacati...». E il senatore Corradino Mineo, minoranza Pd, il 29 settembre 2014 dice che «già Berlusconi aveva cercato di modificare l’articolo 18, ma con più garbo di Renzi». Persino un maestrino come Andrea Scanzi si domanda su Facebook «se Berlusconi avesse fatto certe castronerie come avrebbe reagito gran parte di quella informazione che invece adesso giustifica Renzi?».Forse le piazze sarebbero piene. Invece sono vuote. Perché non le ha fatte Berlusconi.”.  (Fabrizio Boschi – Il Giornale.it 15 dicembre 2015)

I ladri d’Italia

Si sono impadroniti dell’Italia, ne hanno fatto “cosa nostra”, l’hanno ridotta in pezzi e la stanno svendendo in offerta speciale ad affaristi arabi e cinesi, la stanno dando in comodato gratuito, la stanno regalando al miglior offerente. Hanno fatto dell’Italia terra di conquista per orde di nuovi barbari che stanno invadendo città e campagne, grazie all’ignavia dei governanti ed alla complicità interessata degli sciacalli che sfruttano la disperazione e le tragedie di guerre e persecuzioni; grazie al finto buonismo umanitario di chi campa sull’accoglienza di profughi veri o presunti e disperati di ogni provenienza, realizzando profitti milionari; grazie all’indifferenza di chi governa e con il sostegno morale di una sinistra sempre fedele al vecchio motto “Tanto peggio, tanto meglio”; grazie alla benevolenza di una magistratura che chiude non uno, ma due occhi su reati e malefatte quotidiane di centinaia di migliaia di immigrati che, senza casa e senza lavoro, non avendo fonti di sostentamento, hanno come unica risorsa la malavita e scorrazzano tranquillamente per la penisola dediti a furti, rapine, spaccio di droga, prostituzione, e costituiscono un pericolo sempre più crescente ed insostenibile per la sicurezza dei cittadini e finiranno per scatenare conflitti e disordini sociali.  Hanno rubato l’Italia agli italiani.

Questo stanno facendo. Ma l’Italia non è roba loro, non l’hanno ricevuta in eredità da chi ha combattuto le guerre d’indipendenza, da Mazzini, da Garibaldi, da chi ha dato la vita per l’unità d’Italia e per dare agli italiani un’unica patria, dagli eroi di Vittorio Veneto, per regalarla a cinesi, arabi e africani. L’Italia non è di Matteo Renzi, un ciarlatano che non è nemmeno stato eletto dai cittadini, ma è passato direttamente dall’ufficio di sindaco di Firenze a Palazzo Chigi a governare l’Italia e rappresentarla nei convegni e negli incontri internazionali. L’Italia non è nemmeno di Laura Boldrini, presidente della Camera, arrivata in Parlamento grazie all’accordo elettorale del suo partito SEL con il PD. Un partito che ha raccolto il 3% dei votanti, quindi nemmeno il 3% degli elettori e tanto meno degli italiani. Ed una persona che, ad essere buoni, rappresenta neanche il 2% degli italiani diventa di colpo presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Con quale legittimazione popolare? Chi rappresenta? Eppure, in virtù del ruolo istituzionale ricoperto,  gode di ampio spazio mediatico, presenzia a cerimonie pubbliche, compie viaggi di rappresentanza all’estero, difende a spada tratta e propugna quotidianamente la sua idea di terzomondismo, immigrazione senza controllo, accoglienza ed assistenza dei migranti e, forte di quel 2% (circa 1.200.000 italiani), si sente legittimata a parlare a nome di 60 milioni di italiani. Eppure questo obbrobrio è ciò che chiamano “democrazia rappresentativa“.

L’Italia non è nemmeno di Cécile Kyenge, arrivata in Italia dal Congo e, grazie alla copertura dei preti, è riuscita a studiare e laurearsi, per diventare poi ministro per l’integrazione e parla e sparla a sostegno dell’immigrazione e dice che gli immigrati sono una preziosa risorsa e che  “La terra è di tutti”; mentre nella sua terra natale, non solo la terra non è di tutti, ma si scannano in lotte tribali per il possesso di un pozzo o di quattro mucche. Ma poi arriva in Italia si sente autorizzata a darci buoni consigli, imporre la sua visione del mondo, decidere come dobbiamo comportarci con gli invasori e dare lezioni di etica, pacifismo, tolleranza, accoglienza, solidarietà e diritti umani. Siamo davvero all’assurdo, al surrealismo puro: una congolese, appena arrivata dall’Africa, dove ancora milioni di persone vivono nelle capanne di fango,  che  pretende di dare lezioni di morale e diritti umani agli eredi di Roma che fu la patria del diritto e di tante altre cose che ne fecero la Caput mundi,  il faro di civiltà del mondo antico; una civiltà che  realizzò strade, acquedotti, teatri, basiliche, opere letterarie, capolavori d’arte, codici di diritto ed opere di ogni genere, cose che nel suo paese, dopo 2.000 anni, ancora se le  sognano.

L’Italia non è della Caritas e nemmeno delle associazioni umanitarie o cooperative rosse che guadagnano milioni di euro sull’accoglienza degli immigrati e l’assistenza agli zingari. L’Italia non è di quei buonisti e terzomondisti ad oltranza che amano predicare accoglienza per tutti, perché tanto non pagano di tasca propria, anzi ci guadagnano. L’Italia non è di questa gentaglia, cialtroni, tribuni improvvisati, volontari sovvenzionati con soldi pubblici, pseudo politici finto progressisti e finto buonisti col cuore a sinistra ed il portafoglio a destra, professionisti della carità che incassano milioni di euro o dollari da contributi pubblici, dall’ONU, dall’Unione europea o da donazioni private e vivono tra alberghi 5 stelle, palazzoni e lussuosi uffici in ogni area del globo ed usano gran parte degli introiti non per sfamare i poveri del mondo, ma per sostenere, finanziare e tenere in piedi le loro stesse associazioni. Chi volesse saperne di più sul business delle associazioni umanitarie legga “L’industria della carità” di Valentina Furlanetto. L’Italia non è roba loro, non è dei ciarlatani interessati a vendere la loro mercanzia ideologica avariata, taroccata, contraffatta  come i prodotti cinesi. L’Italia non è dei terzomondisti di facciata o dei buonisti ipocriti della domenica che ciarlano di accoglienza e tolleranza sorseggiando champagne nelle terrazze romane, ben distanti dal degrado dei campi rom, da Lampedusa, dai centri di accoglienza o dalle periferie urbane degradate, che sono  in completa balia di bande di delinquenti stranieri, dove gli italiani hanno paura ad uscire di casa e si sentono stranieri in casa loro.

L’Italia  è degli italiani, di quelli veri, quelli che ogni mattina si alzano e lavorano nelle fabbriche, negli uffici, nelle strade, nei laboratori artigianali, nei negozi, negli ospedali; quelli che poi, terminato il lavoro, assillati da mille adempimenti fiscali e burocratici, devono anche pensare ai problemi della casa, dei figli, delle interminabili file in banca o alle poste, negli uffici pubblici, negli inestricabili labirinti della burocrazia a combattere contro uno Stato persecutorio nei confronti del cittadino; quelli che hanno sempre bollette, affitti, mutui, tasse e balzelli da pagare; quelli che lavorano e producono, che a fatica riescono ancora a mettere insieme il pranzo con la cena; quelli che non hanno tempo per fare fiaccolate, marce della pace o partecipare a cortei, convegni terzomondisti e manifestazioni umanitarie per la fame nel mondo, perché la fame ce l’hanno in casa; quelli che il volontariato lo fanno tutti i giorni a casa loro, assistendo familiari anziani o malati; quelle che non hanno tempo di scendere in piazza Duomo a farsi fotografare sorridenti con bandiere islamiche e non vanno in paesi stranieri dove ci sono guerre in corso a proporre progetti umanitari per ribelli e guerriglieri, per poi farsi rapire e rientrare in pompa magna in Italia con volo di Stato, ministro degli esteri ad accoglierle e, forse, dietro riscatto milionario pagato dagli italiani; quelli che non ne possono più di pagare tasse esorbitanti ed inique per sostenere politicanti incapaci, inutili, corrotti, traditori della patria.

L’Italia è di quegli italiani che sono al limite della sopravvivenza, che a malapena arrivano a fine mese, che mangiano alla Caritas, che  rovistano nei cassonetti per recuperare scarti dei mercati,  e che devono pagare tasse salatissime per sostenere le spese di accoglienza di immigrati che arrivano da noi sapendo di trovare il Paese di Bengodi dove, senza far nulla, avranno tutto gratis: vitto, alloggio, biancheria, abbigliamento, sigarette, ricariche telefoniche, assistenza sanitaria, assistenza legale e sindacale e paghetta settimanale; e che ci costano mediamente 1.000 euro al mese, mentre milioni di pensionati italiani campano con meno di 500 euro. Se tutto questo vi sembra normale dovreste cominciare a preoccuparvi per la salute mentale. L’Italia non è dei Renzi, Boldrini, Kyenge o delle cooperative rosse che “guadagnano più con gli immigrati che con la droga“. L’Italia è di quegli italiani che prima o poi perderanno la pazienza, imbracceranno i forconi e cacceranno questa gentaglia infame a calci nel sedere e li spediranno via mare su barconi scassati, verso quei lontani paesi che fanno finta di amare. Una volta i traditori della patria venivano condannati con ignominia e messi al muro. Oggi governano l’Italia.

Crimini e bugie

Appena ieri ho riportato nel post “Sardegna Felix” un lungo elenco di reati commessi negli ultimi 45 giorni dello scorso anno. C’è voluta una buona dose di pazienza per farlo, ma così resta agli atti la documentazione di una situazione allarmante che è l’immagine del completo degrado sociale al quale siamo avviati. Ed è anche la dimostrazione che, forse, certe dichiarazioni rassicuranti da parte di questori e dirigenti che tendono a rassicurare i sardi e non creare allarmismi, sono poco credibili e per niente convincenti. Ed ecco, a distanza di appena un giorno, la conferma dei miei dubbi, ovvero la smentita delle bugie ufficiali sulla diminuzione della criminalità e  sicurezza dei cittadini.

Non lo dice un pericoloso sobillatore, lo dice la polizia di Stato: “Crimini sono in aumento, governo latitante“. La situazione è grave specie nelle grandi città. Ecco alcuni dati. A Milano le denunce per scippi sono cresciute del 16,7%, quelle per estorsione del 9,1%. A Bologna le rapine sono aumentate del 10%. Perfino a Trento. città in testa alla classifica della qualità della vita, i furti sono aumentati del 10%. Non va meglio nemmeno nei piccoli centri. A Cuneo le rapine sono aumentate del 42%. Ad Arezzo si registra una rapina ogni 4 giorni. Non è la prima volta che il sindacato di Polizia interviene denunciando l’inadeguatezza delle forze dell’ordine per combattere la criminalità in costante crescita. Mancano uomini, mezzi e fondi. Spesso manca anche la benzina per le auto e piccole riparazioni vengono fatte a spese dei poliziotti. Ad aggravare la situazione si aggiunge la prossima chiusura di 251 presidi della polizia, con la conseguenza che intere zone resteranno del tutto scoperte dalla sorveglianza. Ma manca soprattutto la volontà politica di intervenire in un settore fondamentale della vita sociale. Quando in una nazione non è garantita la sicurezza, tutto è in balia del più forte, del più furbo e dei criminali, e qualunque progetto per superare la crisi e rilanciare l’economia ed il  lavoro è destinato a fallire.  Nessuno si sente sicuro e rischia impegno, capitali e risorse umane in una specie di Far West dove regna la banda dei pistoleri. Ecco l’ennesima protesta della Polizia, del giugno scorso, riportata nel sito della Regione Sardegna: “La polizia protesta, basta tagli”.

Ora, ci si potrebbe chiedere come mai la sicurezza dei cittadini conta così poco, se invece che potenziare le strutture si vuole ridurre il numero di uomini e presidi. Mancanza di fondi? Ma come mai, allora i fondi ci sono per continuare a finanziare enti e strutture pubbliche notoriamente inutili e che costano miliardi di euro alle casse dello Stato? Come mai il CNEL, giusto per citarne uno, da tutti ritenuto inutile e mangiasoldi, nonostante l’assicurazione che sarebbe stato chiuso già l’anno scorso, è ancora in piedi? Come mai, nonostante le promesse di eliminazione, le province sono sempre lì al loro posto?  Ed il dimezzamento del numero di parlamentari e del loro stipendio che fine ha fatto?

L’elenco delle promesse non mantenute e degli sprechi di Stato sarebbe troppo lungo, ben oltre l’elenco dei reati riportati nel post precedente. Ed infine, come mai non abbiamo soldi per potenziare la Polizia e garantire la sicurezza dei cittadini, ma abbiamo miliardi di euro per perlustrare il Mediterraneo con una scellerata operazione “Mare nostrum” ed andare a prendere chiunque si avventuri in mare, per portarli in Italia, alloggiarli in hotel e garantirgli vitto, alloggio, biancheria, sigarette, ricariche telefoniche, prodotti per l’igiene personale e pure la paghetta mensile? Ed il tutto a beneficio di Cooperative ed associazioni che sull’accoglienza dei migranti incassano milioni di euro, come ha dimostrato lo scandalo di Mafia capitale e delle Coop di Buzzi? Strano paese l’Italia, dove ogni giorno c’è una statistica sulla crescente povertà degli italiani (l’ultima parlava di 17 milioni di italiani in condizioni di disagio), ma abbiamo soldi da scialacquare per accogliere tutti i disperati del terzo mondo.

Ecco la notizia riportata dall’agenzia Adnkronos, appena la settimana scorsa: “Quasi il 30% degli italiani a rischio povertà“. Secondo i dati Eurostat sulla situazione nell’area europea a fine 2013 (ma nel corso del 2014 è ancora peggiorata), sono 17,3 milioni gli italiani in condizioni di disagio economico e a rischio di esclusione sociale. Una situazione allarmante che può sfociare da un momento all’altro in una bancarotta generale dello Stato (vedi Grecia) e in violente sommosse popolari. Ma il nostro fanfarone di Palazzo Chigi vola felice sul suo “Aereo blu” di Stato per andare  a sciare a Courmayeur, ogni giorno fa una nuova promessa, sorride, salta da uno studio televisivo all’altro, annuncia grandi riforme, lancia tweet di prima mattina, fa finta di indignarsi per i vigili romani assenteisti, ha tempo di dedicare un tweet anche alla morte di Pino Daniele…tutto fa, meno che risolvere la crisi. Ancor meno occuparsi dell’invasione dei migranti. Lo avete mai sentito parlare del problema dell’immigrazione?  Non ne parla mai, non rientra fra le sue preoccupazioni. Lui vive in un mondo tutto suo, dove è circondato da belle ministre che gli sorridono e lo adulano e dove vede tutto rosa, un paese delle meraviglie dove lui, ex boy scout, fa  il lupetto capo branco, il maschio Alfa.

L’Italia è governata da incapaci, incompetenti, furbi e corrotti. E le nostre città sono in preda a criminali di ogni genere, la gente non esce più di casa, non si è più sicuri nemmeno in strada, a casa, di giorno ed in pieno centro.  E siccome non ci bastano i delinquenti di casa nostra ne accogliamo a migliaia anche dall’estero. E per rassicurare i cittadini, invece che potenziare la Polizia, riduciamo i fondi, gli organici e le strutture. Così i delinquenti possono agire in tutta tranquillità, godono e ringraziano il cielo di vivere in un’Italia così permissiva.  Ringraziano i cattocomunisti che confondono il Vangelo col Capitale e giustificano sempre la delinquenza col pretesto della povertà, del disagio sociale e gli influssi negativi dell’ambiente. Ringraziano sociologi, intellettuali ed opinionisti di regime sempre pronti a trovare giustificazioni nelle colpe della società borghese. Ringraziano i terzomondisti che sognano una società multietnica e multiculturale e, possibilmente, islamizzata e che fanno di tutto per incentivare l’invasione dei nuovi barbari. Ringraziano anche il Papa ed i buonisti militanti che predicano l’accoglienza di tutti i disperati della Terra, purché stiano lontano dalla propria casa e dal Vaticano. Ed infine ringraziano anche gli italiani coglioni che consentono tutto questo senza reagire.

Renzi tuttofare

Il nostro fanfarone nazionale, dopo aver sparato balle, annunci, promesse e grandi riforme a raffica l’anno scorso, si prepara ad una nuova stagione di smargiassate doc. Lo fa col solito tweet fresco fresco di giornata (Facciamo sul serio). Eccolo che promette per il 2015 una serie di interventi per risolvere tutti i problemi d’Italia.

Manca solo il cartello “Rivoluzione in corso” e “Non disturbare il manovratore“, che sarebbe sempre lui, il signor “Faccio tutto io, so tutto io, ci penso io, esisto solo io…perché io so’ io e voi non siete un cazzo!” (il marchese Del Grillo gli fa un baffo). E se lo dice lui potete stare tranquilli, perché è un uomo di parola. Ricordate il famoso tweet “#Enricostaisereno“? Sì? Dopo una settimana lo sfiducia in direzione PD, gli toglie la poltrona da sotto le chiappe e, senza essere eletto dal popolo, ma con la benedizione di Re Giorgio, si insedia a Palazzo Chigi dove comincia a twittare alle 6 del mattino, offre gelati nel cortile interno, e promette una riforma al mese (le stiamo ancora aspettando; rivolgersi a “Chi l’ha visto?”). Ecco, quello è il tipo.

Così l’anno nuovo vedrà una frenetica attività del governo impegnato a cambiare l’Italia, fare tutte le riforme possibili (anche quelle che non sa ancora, ma le inventerà strada facendo), e, giusto per cominciare,  cambiare la Costituzione, la legge elettorale, il fisco, la giustizia civile, la pubblica amministrazione, la cultura, la scuola, la RAI, il lavoro e la GreenAct (“Che vor dì?”, direbbe Montesano). Peccato che il limite dei caratteri non gli consenta di andare oltre ed illustrare il programma completo. Altrimenti avrebbe scritto che risolverà anche gli ingorghi stradali, la nebbia in Val Padana, i problemi di brufoli e cellulite e chissà cos’altro. E dire che c’è gente che gli crede. Misteri italici.

Umorismo di Stato

La battuta del giorno l’ha detta il ministro Alfano. Quello che è convinto di essere al Governo, di essere ministro dell’Interno  e di contare qualcosa. Quello che fa di tutto per sembrare serio, grintoso ed autorevole. Quello che ride sempre mostrando i dentoni, come Bunny. Quello che, mentre l’Italia continua ad essere invasa da migliaia di disperati che ogni giorno andiamo a prendere direttamente in acque libiche (grazie all’operazione Mare nostrum inventata da quel geniaccio di Enrico Letta), dice che per risolvere il problema del flusso di immigrati, affonderà i barconi (vuoti). Solo nel week end di ferragosto in 48 ore ne sono arrivati 4.000. Dall’inizio dell’anno ne sono già arrivati più di 110.000 (tutti da accogliere ed assistere a spese nostre). Quello che sistema i migranti in hotel 3 stelle con piscina e garantisce vitto, alloggio, abbigliamento, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria, sigarette, carta telefonica, paghetta e lezioni di lingua italiana (perché noi italiani siamo buoni, accoglienti e terzomondisti); alla faccia degli italiani che pagano le tasse e sono senza lavoro, senza casa, senza aiuti e, per sopravvivere, vanno a recuperare gli scarti di frutta e verdura ai mercati. E mentre la maggioranza dei pensionati hanno pensioni che sono sotto i 1.000 euro al mese (ma moltissimi hanno pensioni minime da 500 euro), questi signori immigrati ci costano fra i 1.000 ed i 1.250 euro al mese.

Quello che sembra talmente preoccupato del salvataggio in mare, dell’accoglienza, dell’assistenza e della migliore sistemazione possibile degli immigranti, che  invece di pensare all’ordine pubblico ed alla sicurezza degli italiani, sembra diventato il ministro degli immigrati; ha sostituito la Kyenge.  Quello che fa finta di non sapere che quando parla di lotta ai mercanti di morte, gli scafisti se la ridono, perché anche se vengono fermati, vengono rilasciati e ricominciano a trasportare migranti (Immigrazione, lo scafista arrestato e rilasciato 7 volte in sette anni). Quello che fa finta di non sapere che l’operazione Mare nostrum ha favorito ed incentivato l’arrivo di migranti i quali hanno capito che basta partire dalla Libia, fare una chiamata di soccorso, e le nostre navi arrivano a prelevarli direttamente in acque libiche.

Quello che fa finta di non sapere che dall’inizio dell’operazione Mare nostrum (voluta da Letta e dalla sinistra buonista delle anime belle con i soldi degli altri per evitare nuove tragedie in mare, come quella di Lampedusa che costò 360 morti), dall’inizio dell’anno ci sono stati 2.000 morti in mare, di cui 1.600 solo da giugno, e che la responsabilità morale di queste morti è esattamente di chi ha voluto quella operazione e promette accoglienza ai disperati del terzo mondo; da Letta, alla Kyenge, alla Boldrini, a Renzi, allo stesso Alfano ed a tutta la sinistra ipocrita che favorisce l’arrivo di migliaia di migranti perché poi, attraverso associazioni, privati  e cooperative che garantiscono l’assistenza, su questi migranti ci campa. Quello che quando parla bisognerebbe mettere in sottofondo le risate registrate, come nelle sit com. Ecco, quello, oggi ha assicurato “Lotta dura ai mercanti di morte“. Gli scafisti tremano…brrr, che paura! Poi si ricordano che gli italiani sono fessi e si fanno una grassa risata, alla faccia di Alfano e degli italiani fessi.

 

Purtroppo, però, questo macabro umorismo di Stato non fa ridere. Anzi…

Crisi, vacanze e preziose risorse

Osservando gli avvenimenti e le notizie del giorno viene il forte sospetto che gli italiani stiano attraversando un periodo di smarrimento. Non è chiaro se si tratti di effetti dell’assunzione di droghe più o meno leggere, se ci sia nell’aria un qualche virus sconosciuto, oppure se la causa sia più profonda.

Ecco la buona notizia tanto per cominciare bene la giornata. Nove milioni di italiani hanno difficoltà economiche; un aumento del 57% rispetto al 2007, prima che scoppiasse la crisi mondiale. Niente di nuovo, ormai le  notizie dal fronte del lavoro, della precarietà e dell’economia sono un bollettino di guerra. L’immagine dell’Italia è quella di una nazione in cui la povertà cresce ogni giorno, aumentano i disoccupati, le aziende nazionali sono in vendita al migliore offerente e non si vedono spiragli di soluzione a breve termine.

Ma, nonostante questo disastro economico e sociale, ultimamente sembra esserci stato un cambiamento di rotta nel mondo dell’informazione e dei media in generale. In televisione sentiamo personaggi della politica che fino a ieri erano catastrofisti ed ogni giorno, come prefiche mediatiche,  cantavano lamenti atroci sul destino dell’italica stirpe. Improvvisamente, da quando è cambiato il direttore d’orchestra (Renzi) è cambiata anche la musica. Non più marce funebri e messe da requiem, ma allegre marcette, valzer, mazurche e feste campagnole. Anche la stampa si è adeguata al nuovo clima. Cambia il tono generale, si scelgono con cura le notizie da prima pagina e quelle a cui dare più spazio ed evidenza,  e si presentano con una punta di ottimismo, di benevolenza e di approvazione nei confronti dell’azione del governo e del nuovo inquilino di palazzo Chigi. Pensate che ci sia stata un’inversione di atteggiamento da parte dei media, molto più benevolo ed accondiscendente nei confronti del governo, da quando Renzi è andato a palazzo Chigi? Pensate che, per dare una mano a Renzi, si cerchi di dare segnali positivi e rassicuranti? Pensate questo? Pensate bene.

Ecco, per esempio, come oggi l’ANSA titola “Italiani in vacanza“. Sei milioni sono il 10% degli italiani. Ma il messaggio di questa notizia nella sezione “Primo piano” è l’idea che gli italiani vadano in vacanza. Non importa quanti, è secondario, ma deve prevalere l’immagine della vacanza. Siccome  quelli che restano a casa sono il restante 90%, in altri tempi e con altri governi, avrebbero titolato “Crisi: il 90% degli italiani resta a casa“.  Ma siccome al governo c’è il sindaco rampante, allora bisogna essere ottimisti e vedere il lato positivo. E così non contano i 54 milioni che restano a casa, ma i 6 milioni che vanno in vacanza. Sono le due facce della medaglia; dipende dal punto di vista e da come la si guarda.

Del resto si può essere davvero ottimisti, vista quest’altra notizia d’apertura, ancora dell’ANSA. Sembra che questi 80 euro siano la soluzione della crisi, abbiano un forte impatto sui consumi ed un effetto positivo su tutta l’economia. Sarà così? Proprio nell’articolo sull’Italia vacanziera (sopra citato), il presidente della Federalberghi, Bocca, dice che il tanto sbandierato bonus di 80 euro non fa ripartire i consumi: ” La speranza quindi che il bonus in busta paga di 80 euro, producesse un’immediata ripartenza dei consumi, non trova per il momento conferma nei fatti.“. Piccola differenza: la dichiarazione di Bocca viene inserita all’interno dell’articolo, l’idea, invece, che l’effetto degli 80 euro sia molto positivo e produca un giro di 3 miliardi di euro di spesa, incrementando i consumi, diventa titolo d’apertura in prima pagina.

Ed ecco un’altra notiziona, ancora dalla home dell’ANSA: il Pil cresce. Ma non subito, calma, cresce a partire da giugno. In effetti non è nemmeno sicuro che cresca, è una stima, una previsione fatta dall’ISTAT. Potrebbe anche non crescere e la previsione risultare sbagliata. Ma ammettiamo pure che cresca. Di quanto cresce? Dello 0.1%! Mentre le economie del mondo crescono dal 3% degli USA all’8% della Cina, noi “cresciamo” (?) dello 0,1%. E non è nemmeno sicuro: cresciamo…forse! Speriamo di crescere. Ma fra vacanzieri felici, boom dei consumi grazie agli 80 euro e Pil in crescita, queste sono le notizie d’apertura dei siti d’informazione, lasciando intendere che la crisi sia superata, che l’economia sia in ripresa e gli italiani siano tanto tranquilli e fiduciosi nel futuro che vanno in vacanza. Ecco un bell’esempio di come viene manipolata l’informazione, secondo l’effetto che si vuole ottenere. Basta presentare le notizie in modo funzionale alla causa. Bisogna tenerlo presente quando si leggono quotidiani, riviste, siti internet di informazione o si assiste a manifestazioni e battaglie a difesa della libertà di stampa.  Spesso la tanto sbandierata libertà di stampa è solo libertà di manipolare l’informazione ad uso e consumo dei potenti di turno, del gruppo editoriale o della parte politica di riferimento.

E non basta. Ci stanno raccontando da anni che gli immigrati sono una risorsa. Bene, se è vero allora dobbiamo essere più che soddisfatti perché la stagione si annuncia molto favorevole: “Alfano: 40.000 sbarchi in 5 mesi“. Bene, bene, significa che, con questo ritmo e se si rispettano le previsioni, in un anno ne arriveranno più di 100.000. Fantastico, un carico di risorse che darà un contributo sostanziale a migliorare l’economia nazionale. E’ vero che intanto ci costano 300.000 euro al giorno solo per mantenere i mezzi della marina impegnati nelle operazioni di soccorso. E’ vero che, una volta sbarcati, dobbiamo garantirgli vitto, alloggio, abbigliamento, paghetta per le piccole spese, ricariche telefoniche, sigarette, assistenza legale e sindacale, assistenza sanitaria etc… però poi sono tutte preziose risorse che ci daranno una mano.

Ultimissima del bollettino dei naviganti: “Soccorsi 3.000 migranti“. Ma adesso, con la buona stagione, gli arrivi saranno giornalieri, a migliaia per volta. Andiamo a prenderli direttamente alla partenza, in acque libiche. Loro partono, poi chiamano il numero della Capitaneria di porto di Palermo (che hanno già alla partenza), e, prima che ce li freghino gli egiziani, i tunisini o Malta,  arrivano subito le nostre navi della Marina e della Guardia costiera a “salvarli” e portarli a Lampedusa.  Sì, perché, come si diceva, sono tutte preziose risorse.

Tutte risorse che, in un periodo di crisi profonda e drammatica,  si aggiungono ai 9 milioni di italiani in difficoltà, ai disoccupati, ai precari, ai giovani senza speranza di trovare occupazione. Mentre le  aziende chiudono, aumentano i licenziamenti, interi settori dell’economia e marchi storici del made in Italy sono in vendita ed acquistati da investitori stranieri (una per tutte, la nostra prestigiosa compagnia di bandiera, l’Alitalia),  mentre i pensionati non sanno come campare e per recuperare qualcosa di commestibile, vanno nei mercati all’ora di chiusura, a rovistare fra gli scarti di frutta e verdura, mentre assistiamo al completo sfacelo economico e sociale, ci dicono che dobbiamo accogliere tutti i disperati del terzo mondo e garantirgli tutti i diritti possibili; casa, lavoro, scuola, assistenza sanitaria, ricongiungimento familiare, cittadinanza. (Immigrazione, siamo al collasso). E noi, che siamo buoni che più buoni non si può, a costo di farci aumentare le tasse per sopperire alle spese, accogliamo tutti amorevolmente.

E intanto cosa fa il governo? Il ministro Alfano, come ha riferito proprio avantieri, si limita a tenere il conto degli sbarchi; fa il ragioniere dei migranti e dei barconi. Il Parlamento, invece di cercare di fermare l’invasione, per assecondare l’ONU e la Boldrini, discute sulla necessità di migliorare l’accoglienza e non sapendo trovare dei rimedi, per nascondere la propria incapacità, scarica la responsabilità del flusso migratorio inarrestabile sull’Europa.  Ma è solo un modo per non affrontare il problema. In realtà il nostro Parlamento è indaffaratissimo a discutere altre priorità. E’  occupato a parlare di legge elettorale, di “femminicidio” (approvato il decreto legge), di lotta all’omofobia, di Genny ‘a carogna e magliette da stadio, di “divorzio breve” (approvato ieri alla Camera), di “quote rosa e parità di genere” (approvata di recente), di diminuzione della pena per gli spacciatori di droga (niente carcere per il piccolo spaccio), di abolizione del reato di immigrazione clandestina (Abolito il reato di clandestinità), così, visto che non è più reato, tutti i disperati del mondo si sentono autorizzati a venire da noi.   Poi, siccome non riusciamo a sostenere l’enorme costo e garantire l’accoglienza,  accusiamo l’Europa di non aiutarci.  Ed Alfano tiene il libro mastro dei barconi.

Siamo ridicoli. Insomma, com’è evidente, i nostri parlamentari sono impegnatissimi a discutere ed occuparsi di cose importantissime e fondamentali per gli italiani, specie per quei 9 milioni di disoccupati, precari, cassintegrati, esodati e pensionati al minimo. E intanto il nostro Bel Paese viene invaso da africani, asiatici e disperati  che arrivano in massa, occupano case e palazzi abusivamente, si impadroniscono abusivamente dei parcheggi pubblici e vi chiedono il pizzo per parcheggiare, sempre abusivamente occupano piazze, strade, spiagge e centri storici per vendere cianfrusaglie inutili, vivono di espedienti, di lavoro nero o di attività criminali e sono sostenuti, aiutati e coccolati dalla sinistra e da tutti coloro che su questa invasione di massa ci campano. Già, perché bisogna ricordare che su questo flusso di migranti disperati, nascondendosi ipocritamente dietro la bandiera del buonismo e del rispetto dei diritti umani,  c’è chi ci campa. (Immigrazione e ipocrisia)

E guai a lamentarsi perché si solleva subito l’indignazione e la protesta dei buonisti di professione, interviene l’ONU, la Boldrini, la Kyenge, il Papa, l’UNAR (vedi “A caccia di razzisti“)si viene subito accusati di xenofobia e razzismo. Siamo invasi, dobbiamo pagare le spese, che  per un Paese in crisi stanno diventando insostenibili, e non possiamo nemmeno lamentarci. Paga e taci. Vista la situazione ci si chiede come sia possibile che l’Italia si stia riducendo in queste condizioni e non abbia la forza di reagire. La spiegazione è semplice. Ci sono solo due possibilità. O gli italiani si sono mezzo rincoglioniti, oppure si sono rincoglioniti del tutto. Forse è buona la seconda.

#matteostaicalmo

Diffidate dei mattinieri fanatici e degli iperattivi cronici, possono rovinarvi la vita. Sono quelli che si alzano quando è ancora buio pesto; più che alle prime luci dell’alba, all’ultimo buio della notte. Come un novello Demiurgo, il mattiniero iperattivo si sente pervaso dallo spirito divino, investito di una missione speciale; mettere ordine nel caos dell’universo, cambiare il mondo e farlo a sua immagine e somiglianza. Nella sua fervida mente creativa sogna di riscrivere la Bibbia e sostituire Yahweh con il proprio nome. Se avete un dirigente di quel tipo correte il rischio di fare la fine di Fantozzi e colleghi, obbligati dal capo mattiniero, iperattivo e fanatico dello sport, a sottoporvi a estenuanti gare di atletica, ciclismo e canottaggio.

Matteo Renzi è un tipico rappresentante di questa specie umana. Il giorno dopo la sua elezione a segretario del PD, convoca la usa prima riunione di segreteria a Roma; alle 7.30 del mattino. Quasi un insulto alle proverbiale pigrizia, pacatezza e indolenza dei romani,  al cui confronto i flemmatici inglesi sembrano in preda al ballo di San Vito. I piccioni ed i passeri, appena svegliati, si stropicciavano gli occhi con le alucce, osservando questi personaggi che al buio, come antichi carbonari, percorrevano a passo svelto le vie ed i vicoli di Roma, e si chiedevano increduli: “M chi sono questi matti che vanno in giro a quest’ora?”. Erano i congiurati…pardon, i fedelissimi renziani che si affrettavano verso la sede del PD.

Ancora ieri il nostro Matteo “sempre in piedi” come Ercolino, in attesa di affrontare la Camera, dopo aver incassato la fiducia al Senato, non resisteva alla tentazione di comunicare al mondo che era già sveglio, in piedi e pronto ad affrontare la nuova fatica. E lancia il suo primo Tweet della giornataOk il Senato, adesso la Camera. Poi si inizia a lavorare sul serio“: alle 7 del mattino. Ha fretta di mostrare al mondo tutta la sua carica innovatrice.  Vuole cambiare il mondo ed è convinto di riuscire a farlo in brevissimo tempo (una riforma al mese, dice). Ecco perché, sia al senato che alla Camera, ha dimostrato tanta sicurezza che sfiora la spavalderia, la sfrontatezza. quasi un atteggiamento provocatorio, con le mani in tasca, da smargiasso, da bulletto di periferia.

 Sarà dura per i componenti del suo governo stargli appresso con questi orari e questi ritmi. I primi segnali non sono proprio rassicuranti, Ieri alla Camera si è presentato tenendo bene in mostra sul tavolo un libro dello scrittore giapponese MurakamiL’arte di correre“:  tutto un programma. Temo che i suoi collaboratori, siano della segreteria o del governo,  faranno la fine di Fantozzi. Immagino già i suoi ministri, compreso l’anziano Padoan e la Madia col pancione, in tuta tricolore (con tanto di griffe “Presidenza del Consiglio“), alle 7 del mattino fare jogging a Villa Borghese.

Siamo passati dal premier Letta, impassibile, “Faccia da zen“, lento, compassato e con l’aria quasi assente da asceta ad un premier così mattiniero che quando si alza lui il gallo ancora dorme e che alle 7 del mattino già cinguetta a tutto spiano svegliando i passeri che sonnecchiano sui platani del Lungotevere. Bisognerebbe suggerire al nostro iperattivo Matteo di darsi una calmata. Anche le ultime ricerche scientifiche dicono che oggi si dorme sempre meno e che sarebbe più salutare dormire almeno un’ora in più: specie i ragazzi che, a causa del poco sonno, soffrono di stanchezza e difficoltà di concentrazione a scapito del rendimento scolastico. Altro che svegliarsi col gallo, forse dormire un’ora in più e stare più calmi sarebbe meglio per tutti. A lui che ama tweettare (Il suo “#enrico stai sereno” passerà alla storia come simbolo dei voltagabbana,  dell’inaffidabilità e del  tradimento; come il bacio di Giuda), bisognerebbe lanciare un nuovo hashtag: “#matteostaicalmo“, nell’interesse suo e nostro.

A proposito di quelli che vogliono cambiare il mondo, vedi “Ma ci conviene cambiare il mondo?“.

Hanno giurato (ma non a Pontida)

Nuovo branco di lupi all’assalto del gregge Italia.

 

Han giurato, li ho visti sul Colle,

convenuti dal monte e dal piano.

C’era Renzi, Re Giorgio ed Alfano,

tutti in posa per foto e Tivù.

 

Come Lupi fra i Boschi celati,

pregustando il cruento banchetto,

con Matteo che fa il capo Lupetto,

sono pronti all’agguato mortal.

 

Caleranno feroci, affamati,

contro poveri agnelli indifesi,

con gli artigli fatali protesi

all’italica preda ghermir.

 

Si salvi chi può. Amen…

 

 

Poltrone d’Italia

Momenti di suspense. Il “Bomba” Renzi è salito al Quirinale. E tutti i media sono in trepida attesa di conoscere la lista dei “nuovi ministri” del “nuovo governo” del “nuovo premier” Renzi. Come se cambiasse qualcosa. Non abbiamo ancora capito perché sia nato un “governo delle larghe intese” voluto da Napolitano. Non abbiamo capito nemmeno perché quello stesso governo, dopo programmi, buone intenzioni e tanti proclami rassicuranti, sia caduto per un capriccio della direzione del PD. Nessuno lo ha spiegato. Non abbiamo avuto il tempo nemmeno di capire il vecchio e già ci troviamo con un nuovo governo. Ma quando si tratta di problemi della sinistra è meglio evitare approfondimenti; meno se ne parla e meglio è. Compagni, zitti e Mosca!

E per evitare imbarazzanti riconoscimenti di fallimento di Letta, del suo governo, del PD, della sinistra e dello stesso Presidente Napolitano, si puntano gli occhi sulla nuova promessa della politica italiana, il fenomeno Renzi. Così si distrae l’attenzione della gente e del fallimento della politica di sinistra non se ne parla più. Ora tutti aspettano di sapere chi farà parte del nuovo governo e siederà sulle poltrone dei ministeri. Cambiano i ministri, i governi, i proclami, i programmi, gli slogan, ma l’Italia va sempre peggio. Viene quasi il sospetto che il problema dell’Italia non sia la politica ed i suoi esponenti, ma siano le poltrone: le poltrone d’Italia.

Eh sì, perché in quasi 70 anni di Repubblica abbiamo avuto governi di destra, di sinistra, di centro, di ogni colore, ma la situazione è sempre più tragica. Ad ogni tornata elettorale assistiamo al solito teatrino dei comizi, delle promesse, delle accuse reciproche tra fazioni avverse, della necessità di cambiamento, di moralizzazione della vita pubblica, di lotta all’evasione, di rilancio dell’economia, di potenziamento dei servizi pubblici, di riduzione degli sprechi…solita tiritera elettorale. E tutti si presentano come il “nuovo che avanza“, assicurano di rompere con il passato e tutti hanno in tasca la ricetta magica per risolvere i problemi, tutti sono capaci, onesti, preparati e chiedono la fiducia del popolo.

Poi, quando arrivano in Parlamento, sono colti da una strana ed improvvisa amnesia; la sindrome della poltrona. Dimenticano tutto ciò che hanno detto e promesso e si comportano  esattamente come tutti i predecessori: a cominciare dalla spartizione delle poltrone di governo, sottogoverno e giù a scendere fino alla sistemazione di assistenti, consulenti, portaborse, funzionari di partito, amici, parenti e conoscenti. Appena poggiano il culo sulle poltrone di governo cominciano a sproloquiare, a vaneggiare, ad inventarsi nuove tasse, nuovi balzelli e norme cervellotiche per complicare la vita dei cittadini. Vuoi vedere che in quelle poltrone c’è un pericolosissimo virus che contagia chi vi si siede sopra alterandone le facoltà mentali? Non c’è altra spiegazione, perché le uniche ad essere sempre al loro posto dopo decenni e superare indenni tutte le crisi di governo sono  sempre loro, le poltrone di governo. Eh, sì, le poltrone sono sempre le stesse; cambiano i culi!

Stampa di regime

Forse neppure durante il fascismo la stampa era così asservita al potere. Ed i mezzi d’informazione, nonostante quel che si racconta, erano molto meno influenti di quanto lo siano oggi. Se non altro perché non esisteva ancora la televisione, il più potente (e pericoloso) mezzo d’informazione che l’umanità abbia mai avuto, né internet, la rete globale che entra in tutte le case e fornisce informazione in tempo reale. La stampa era meno diffusa e, a causa di un alto tasso di analfabetismo, i lettori erano pochi. Il che significa che la gran massa del popolo non era informata abbastanza, ma significa anche, come rovescio della medaglia, che era più difficile condizionare ed influenzare l’opinione pubblica. Non era sottoposta alla martellante propaganda quotidiana come lo è oggi. Ecco perché la grande diffusione dei mezzi d’informazione di massa oggi è molto più invasiva e pericolosa di quanto lo fosse ieri. Soprattutto perché la stragrande maggioranza del pubblico, non essendo a conoscenza dei subdoli meccanismi mediatici e delle insidie della comunicazione, non ha alcuna possibilità di difendersi.

Quando si parla di “poteri forti”  si pensa sempre ai banchieri, l’alta finanza, il potere politico, la massoneria, le multinazionali, ma bisognerebbe comprendere fra questi anche i mezzi d’informazione, il “Quinto potere“; stampa, televisione, radio, internet. Poteri forti, ma ancora più subdoli di quelli nascosti, perché sono in grado di creare l’opinione pubblica e di guidarla, gestirla, manipolarla, condizionarla a beneficio di precisi interessi ben celati dietro il paravento dell’informazione, del diritto di cronaca e della libertà di stampa. Ancora più pericolosi perché si presentano come i paladini della libera informazione ed in tal modo possono più facilmente abbindolare un pubblico poco attento e critico. Ma la stampa tutto può essere, meno che libera. E quand’anche sembri che, in taluni casi, si schieri contro il potere, potete scommetterci che, in quello stesso momento, sta servendo un altro potere. I media, oggi, hanno un potere enorme. Possono, attraverso ben orchestrate campagne mediatiche,  creare idoli e miti dal nulla o distruggere personaggi scomodi, possono determinare il successo o meno di un prodotto, i gusti, le abitudini, lo stile di vita, l’alimentazione, l’abbigliamento, il tempo libero, le scelte politiche. Possono scatenare proteste di piazza e rivoluzioni: l’esempio della cosiddetta “Primavera araba” è ancora sotto gli occhi di tutti. L’imput della rivoluzione in Egitto, per citare un esempio recente, è partito su internet. I principi che regolano i mass media sono gli stessi che vengono usati scientificamente dalla pubblicità. Chi li conosce e sa sfruttarli al meglio ha il controllo dell’opinione pubblica.

L’ennesima conferma di quanto affermo l’abbiamo avuta nella creazione del “fenomeno Renzi“. Nel giro di poco tempo ne hanno fatto il nuovo riferimento politico, lo hanno accreditato di capacità che ancora deve dimostrare e lo hanno sostenuto attraverso la sua ascesa al potere. Una campagna mediatica che viene da lontano. Basterebbe ricordare l’esposizione mediatica delle ultime primarie del PD. Ma prima ricordiamo che alle precedenti primarie del 2012 Renzi si fermò a meno del 40% di voti, mentre Bersani superò di poco il 60%. Bisognerebbe chiedersi come sia possibile che, a distanza di un anno, quella stessa maggioranza schiacciante che aveva votato Bersani, improvvisamente, cambi opinione e si schieri tutta con Renzi che stravince con il 67,55% di voti. Un miracolo, oppure gli elettori del PD saranno stati contagiati da uno sconosciuto “Virus renziano“? Direi un miracolo voluto, creato, gestito e attuato con una campagna mediatica assillante che è andata avanti per mesi ed ha coinvolto stampa, TV e web.

Il nostro “fenomeno” era costantemente sotto i riflettori, sempre in prima pagina, sempre in televisione, saltando da una rete all’altra, quasi a reti unificate. Gli altri candidati alle primari quasi erano inesistenti; che fossero candidati lo sapevano loro, parenti, amici e conoscenti. Sembrava che Renzi fosse il candidato unico. Facciamo un esempio. Qualcuno si ricorda chi sia Gianni Pittella? Forse lo sanno i dirigenti del PD e pochi funzionari del partito. Ma sono certo che se si chiedesse agli italiani chi sia Pittella, ben pochi saprebbero rispondere. Bene, era uno dei quattro candidati alle primarie, insieme a Renzi, Cuperlo e Civati ed è stato subito eliminato, dopo le prime consultazioni dei circoli. Ma in televisione non si è mai visto, Sulla stampa nessuno ne parlava, su internet tutta l’attenzione era per Renzi. Anche Cuperlo e Civati si sono visti pochissimo. Tutti i riflettori erano puntati su Renzi che spopolava in tutti i TG, nei salotti televisivi e nei talk show. Praticamente a reti unificate. Se avessero fatto un conteggio del tempo riservato a Renzi ed agli altri candidati il rapporto sarebbe stato, più o meno di circa il 60% di tempo a Renzi, di circa il 25% a Cuperlo e di circa il 15% a Civati; Pittella…non pervenuto. Questo è ciò che pensavo in quei giorni di pre-primarie. E guarda caso, più o meno, corrisponde alla percentuale di voti riportati dai candidati. Significa che una maggiore visibilità mediatica genera un maggior successo di voti? Non è detto e non è dimostrabile matematicamente, ma non è detto nemmeno il contrario. Anche se io ne sono convinto.

La prova di questa eccessiva sperequazione di visibilità fra i tre candidati  la diede lo stesso Civati il quale, contestando il fatto di avere avuto poco spazio in TV e di non essere stato invitato nel programma di Fabio Fazio (il quale, invece, ospitò Renzi intervistandolo in maniera molto compiacente e servile) , durante un convegno dei suoi sostenitori, con un montaggio video ricavato con le vere domande poste da Fazio a Renzi,  si “auto-intervistò“. Stranamente la Commissione di vigilanza, sempre attentissima a misurare i secondi dedicati ai politici, in quei giorni forse dormiva. Si svegliano solo quando va in TV Berlusconi. Ma se le reti RAI sono praticamente a disposizione di Renzi, nessuno ci fa caso, è tutto regolare.

Bene, ora passiamo alla stampa in rete. Già subito dopo l’elezione di Renzi a segretario, è stato tutto un peana cantato in coro da tutti i media. Se tornasse Gesù sulla terra non riceverebbe più attenzione del “Bomba”. E’ il nuovo Messia. Ampio spazio quotidiano in prima pagina e commenti sempre entusiastici.

Ieri, per esempio, era dedicato a lui il titolone di apertura del Corriere. Ma nella Home page i box riservati a Renzi erano addirittura sette. Ora, non per voler per forza criticare il nuovo Messia. Ma uno che promette che farà una riforma al mese, fino al 2018 (fanno oltre  50 riforme!), e che a marzo risolverà il problema del lavoro, ad aprile quello della Pubblica amministrazione ed a maggio il fisco, o è davvero il Messia e farà miracoli che al confronto quelli di Gesù sono trucchetti da mago Casanova, oppure è, come lo chiamavano al liceo, “Il Bomba“…quello che le spara grosse (Il Bomba a palazzo). Ho una leggerissima propensione per la seconda ipotesi! Ma al Corriere, evidentemente, ci credono e infatti gli dedicano tanto spazio che la home del Corriere sembra la pagina personale del “Bomba” o il blog del “Renzi fan club“. Faccio spesso riferimento al Corriere perché è il più importante quotidiano italiano e quello che, insieme a tanti altri, si fa vanto di essere “libero e indipendente“. Figuriamoci gli altri, quelli schierati apertamente (Repubblica, tanto per citarne uno)  o organi di partito.

Ben sette box che parlano di tutto, dai possibili nuovi ministri ai “mezzi di Renzi” (come si muove, bici, auto, treno, a piedi, in triciclo…), alla moglie che decide di restare a Firenze. Dedicano perfino uno spazio alle dichiarazioni del “barbiere Tony” che ci racconta di quando gli ha tagliato il ciuffo. E siccome devono essere dichiarazioni importantissime per l’avvenire dell’Italia, non contenti di avergli riservato un articolo, gli dedicano anche il video in alto alla pagina. Oggi contano più i barbieri, con tutto rispetto, che i parlamentari. Specie se si tratta del barbiere di Renzi. Stesso servizio si è visto in televisione, insieme ai commenti di amici personali del “Bomba” e dei cuochi del ristorante dove il nostro usa mangiare. E così si innalzano gli altarini mediatici, si celebra il santo patrono, gli si lucida l’aureola e si crea il mito del nuovo Messia.

Tutto qui? No, perché a fine mattinata, forse non soddisfatti dello spazio dedicatogli, inseriscono un altro box, questo a lato, in cui riepilogano tutti i tweet del “fenomeno“. Materiale essenziale per coloro che dovranno scrivere l’agiografia del nostro santo protettore, nonché salvatore della patria. Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria, molto seria. E se non si avesse l’impressione di aver consegnato l’Italia ad un avventuriero, arrivista e “Bomba“. Si può anche far finta di non notare l’evidenza, ma se questo non è spudorato servilismo nei confronti del potere, cos’è?

Da “Quinto potere“.