Tette, culi e libertà di stampa

Articolo del 2007 dello scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura 2010, sul quotidiano spagnolo  El Paìs, tradotto e pubblicato in Italia da La Stampa nel 2007.

C’è stato un momento, nella seconda metà del XX secolo, in cui il giornalismo delle società aperte dell’Occidente ha incominciato, pian piano, a mettere in secondo piano quelle che erano state le sue principali funzioni – informare, criticare e fornire opinioni – per privilegiarne un’altra sino ad allora secondaria: divertire. Alle spalle non c’era stato nessun progetto e nessun organo di stampa aveva immaginato che questo sottile mutamento delle priorità del giornalismo avrebbe portato con sé cambiamenti così profondi sotto il profilo culturale ed etico. Ciò che accadeva nel mondo dell’informazione era il riflesso d’un processo che abbracciava quasi tutti gli aspetti della vita sociale. Era nata la civiltà dello spettacolo che avrebbe rivoluzionato sino al midollo le istituzioni e i costumi delle società libere.

cecilia bolocco topless

(Cecilia Bolocco Menem)

Perché queste riflessioni? Perché, da cinque giorni, non riesco a evitare d’imbattermi, qualsiasi giornale apra e qualsiasi programma di notizie ascolti o veda, nel corpo nudo della signora Cecilia Bolocco Menem. Non ho nulla contro i nudi, e tanto meno contro quelli che sembrano belli e ben conservati come quello della signora Bolocco, ma ce l’ho, questo sì, contro il modo illecito con cui queste istantanee sono state scattate e diffuse dal fotografo al quale – riporta la stampa – lo scoop ha fruttato già 300 mila dollari d’onorario senza contare la cifra, ancora sconosciuta, che a quanto pare, secondo i giornali di gossip, la signora Bolocco gli ha pagato perché non diffondesse altre immagini ancora più compromettenti.

Sapete perché sono al corrente di queste sciocchezze e di questi traffici sordidi? Semplicemente perché per non sapere queste cose dovrei smettere di leggere giornali e riviste e di vedere e ascoltare programmi televisivi e radiofonici in cui, non esagero, il seno e il sedere della signora Menem hanno relegato tutto in ultimo piano: dagli sgozzamenti in Iraq e in Libano sino alla presa di Radio Caracas da parte del governo di Hugo Chávez e alla vittoria di Nicolas Sarkozy nelle elezioni francesi. Tutto ciò deriva dall’accettare l’assunto che il principale dovere dei media sia l’intrattenimento e che l’importanza dell’informazione sia in rapporto direttamente proporzionale alle dosi di spettacolarizzazione che può generare.

Se adesso sembra del tutto normale che un fotografo violi la privacy di qualsiasi persona nota per esporla nuda o mentre fa l’amore con un amante, quanto tempo occorrerà ancora perché la stampa rallegri gli annoiati lettori o gli spettatori avidi di scandali mostrando loro violenze, torture e omicidi? La cosa più straordinaria – indice del letargo morale in cui è caduto il giornalismo in particolare, e la cultura, in generale – è che il paparazzo che si è dato da fare per forzare con le sue macchine fotografiche l’intimità della signora Bolocco, è considerato quasi alla stregua d’un eroe proprio per la magnifica performance che ha compiuto e che, oltre tutto, non è la prima e non sarà l’ultima.

Cecilia Bolocco Menem

Tutto è permesso.
Protesto, ma mi rendo conto che è sciocco da parte mia perché so che si tratta d’un problema senza soluzione. L’animale che ha scattato quelle foto non è una rara avis, ma il prodotto d’uno stato di cose che induce il comunicatore e il giornalista a cercare, sopra tutto, la primizia, l’evento audace e insolito che più d’ogni altro sia capace di infrangere le convenzioni e destare scandalo.(E se non lo si trova, allora lo si fabbrica). E visto che, in società dove tutto è permesso, ormai non c’è nulla in grado di destare scandalo bisogna spingersi sempre più in là nella spericolatezza informativa, servendosi d’ogni mezzo, calpestando ogni scrupolo per ottenere lo scoop che faccia parlare.

Dicono che Sartre, nella sua prima intervista a Jean Cocteau, l’abbia supplicato: «Per cortesia, scandalizzami». Questo è quanto, oggi, il grande pubblico s’aspetta dal giornalismo. E il giornalismo, obbediente, si dà da fare per choccarlo e spaventarlo, perché, adesso, è questo il divertimento atteso con maggior avidità, lo sport più eccitante. Non mi riferisco solo alla stampa scandalistica, che non leggo. Però è questa stampa che, sfortunatamente, da tempo contamina con il suoi effluvi pestilenziali la cosiddetta stampa seria, al punto che le frontiere tra l’una e l’altra appaiono sempre più labili.

Per non perdere ascoltatori e lettori, la stampa seria è spinta a dare notizia degli scandali e del gossip propri della stampa rosa e, così, contribuisce al degrado del livello culturale ed etico dell’informazione. D’altro lato la stampa seria non ha il coraggio di condannare apertamente i sistemi ripugnanti e immorali del giornalismo da fogna perché teme – e non senza ragione – che qualsiasi iniziativa si prenda per metterle un freno vada a colpire la libertà di stampa e il diritto di critica.

Siamo arrivati a quest’assurdo: una delle più importanti conquiste della civiltà, la libertà d’espressione e il diritto di critica, diventano un alibi e garantiscono l’immunità per il pamphlet aggressivo, la violazione della privacy, la calunnia, la falsa testimonianza, l’imboscata e tutte le altre specialità del giornalismo scandalistico.

tette e culi

Meno idee, più spettacolo.
Mi si potrà replicare che nei Paesi democratici esistono giudici e tribunali e leggi che proteggono i diritti civili e a cui possono rivolgersi queste persone messe nei guai. E’ vero, in teoria. In pratica accade di rado che un privato cittadino osi mettersi contro questi giornali, alcuni dei quali sono molto potenti e possono contare su importanti risorse, avvocati e influenze difficili da scardinare: tutto ciò fa passare la voglia d’imbarcarsi in cause che in certi Paesi, inoltre, risultano assai costose e sono complesse e interminabili. D’altronde i giudici, spesso, sono restii a sanzionare questo tipo di reati perché temono di creare precedenti che vengano poi utilizzati per limitare le libertà civili e la libertà dell’informazione. In realtà si tratta d’un problema che non si può confinare in un mero ambito giuridico. E’ un problema culturale.

La cultura del nostro tempo favorisce e protegge tutto ciò che è intrattenimento e divertimento, in ogni settore della vita sociale, e per questo le campagne politiche e i comizi elettorali sono sempre meno un confronto di idee e programmi e sempre più eventi pubblicitari, spettacoli nei quali i candidati e i partiti, invece di persuadere, cercano di sedurre e di eccitare appellandosi – proprio come i giornalisti della stampa scandalistica – alle più basse passioni o agli istinti più primitivi, alle pulsioni irrazionali del cittadino, invece che alla sua intelligenza e alla sua ragione. E questo è avvenuto non solo nelle elezioni in Paesi sottosviluppati dove è norma, ma anche nelle recenti consultazioni in Francia e in Spagna nelle quali si sono sprecati gli insulti e i tentativi di squalificare l’avversario con argomenti scabrosi.

La civiltà dello spettacolo, certo, ha aspetti positivi. Non è cattiva cosa promuovere lo humour e il divertimento visto che senza humour, piacere, edonismo e gioco la vita sarebbe spaventosamente noiosa. Ma se l’esistenza si riduce solo a questo ecco che, ovunque, trionfano la frivolezza, l’edonismo e le forme crescenti di stupidità e di volgarità. Siamo a questo punto o, almeno, sono a questo punto settori molto ampli – che paradosso! – di società che, grazie alla cultura della libertà, hanno raggiunto i più alti livelli di vita, d’educazione, di sicurezza e di tempo libero del pianeta.

Qualcosa è andato storto, a un certo punto. E varrebbe la pena reagire prima che sia troppo tardi. La civiltà dello spettacolo nella quale siamo immersi porta con sé un’assoluta confusione di valori. Le icone e i modelli sociali – le figure esemplari – lo sono tali, adesso, sostanzialmente per motivi mediatici, perché l’apparenza ha preso il posto della sostanza nell’apprezzamento del pubblico. Non sono le idee, i comportamenti, le conquiste intellettuali e scientifiche, sociali o culturali a far sì che un individuo si elevi sopra gli altri e ottenga il rispetto e l’ammirazione dei suoi contemporanei e diventi un modello per i giovani, ma le persone capaci d’occupare le prime pagine dei giornali – anche, magari, per i gol che segnano – i milioni che spendono in feste faraoniche o gli scandali di cui sono protagonisti.

Una deriva perversa.
Certo, è sempre esistito, anche in passato, un giornalismo escrementizio che sfruttava la maldicenza e l’immoralità in tutti i loro aspetti, ma, di solito, stava ai margini, in una semiclandestinità cui lo costringeva, più delle leggi e dei regolamenti, la forza dei valori e della cultura. Oggi questo giornalismo ha ottenuto diritto di cittadinanza perché è stato legittimato dai valori imperanti. Frivolezza, banalità, stupidità sempre più veloce rappresentano uno dei risultati dell’essere, oggi, più liberi di quanto mai siamo stati.

Questa non è una requisitoria contro la libertà, ma contro una sua deriva perversa che può suicidarla se non le si pone termine. Perché la libertà non scompare soltanto quando la reprimono o la censurano i governi dispotici. Un altro modo perché finisca è vuotarla di sostanza, snaturarla, facendosi scudo di essa per giustificare soprusi e indegni traffici contro i diritti civili. L’esistenza di questo fenomeno è un effetto collaterale di quelle conquiste fondamentali della civiltà: la libertà e il mercato.

Entrambe hanno contribuito in modo straordinario al progresso materiale e culturale dell’umanità, alla sovranità dell’individuo e al riconoscimento dei suoi diritti, alla coesistenza, al regresso ella povertà, dell’ignoranza e dello sfruttamento. Nello stesso tempo la libertà ha consentito che questo ri-orientamento del giornalismo verso il traguardo primordiale di divertire i lettori, gli ascoltatori e i telespettatori, si sviluppasse in proporzioni cancerose, stimolato dalla concorrenza imposta dal mercato. Se c’è un pubblico avido di questo cibo, i media glielo danno, e se questo pubblico educato (o, piuttosto, maleducato) da questo prodotto giornalistico l’esige in dosi sempre maggiori, il divertimento sarà sempre più motore e combustibile dei media, al punto che in tutte le specializzazioni e le forme di giornalismo quell’inclinazione sta lasciando la propria impronta, il proprio segno deformante.

(Miss Lato B Brasile 2012)

Miss lato B Brasile 2012

C’è chi, ovviamente, osserva che, invece, sta accadendo il contrario: che il gossip, lo snobismo, la frivolezza e la voglia di scandali hanno catturato il gran pubblico per colpa dei media. Ciò è anche vero perché una cosa non esclude l’altra: sono complementari. Qualsiasi tentativo di porre un freno, per legge, al giornalismo scandalistico equivarrebbe a instaurare un sistema censorio e ciò avrebbe conseguenze tragiche per il funzionamento della democrazia. L’idea che il potere giudiziario possa, sanzionando caso per caso, limitare il libertinaggio e la sistematica violazione della privacy e il diritto all’onorabilità dei cittadini è, parlando in termini realistici, solo una possibilità astratta, impossibile da attuare. Perché la radice del male viene prima di questi meccanismi: è nella cultura che ha fatto del divertimento il valore supremo dell’esistenza al quale tutti i vecchi valori – il decoro, l’attenzione alle forme, l’etica, i diritti individuali – possono essere sacrificati senza il minimo rimorso. Noi, cittadini dei Paesi liberi e privilegiati del pianeta abbiamo, allora, questa condanna: che le tette e i sederi delle persone famose e le loro lascivie continuino ad essere il nostro pane quotidiano“. (Mario Vargas Llosa)
(La Stampa 4 giugno 2007)

Gli stessi concetti sono stati ripresi, ampliati ed esposti in maniera più dettagliata nel libro “La civiltà dello spettacolo” edito in Italia da Einaudi nel 2013. Vedi qui l’ottima recensione su “Critica letteraria” .

Che cosa vuol dire civiltà dello spettacolo? La civiltà di un mondo dove il primo posto nella scala dei valori lo occupa l’intrattenimento, e dove divertirsi, fuggire dalla noia, è la passione universale” (MVL).

 

P.S.
Come andrà a finire? Non ci vuole molta fantasia per capirlo. Prendiamo, per esempio, qualche notizia di oggi. Ma non da riviste di gossip, porno o a carattere erotico. Prendiamo un quotidiano nazionale serio (si fa per dire): Il Giornale. Sono anni che  lascio commenti, criticando la linea editoriale che concede troppo spazio al gossip, ai pettegolezzi morbosi ed ai selfie delle smutandate in cerca di visibilità. Risposte; zero (oppure censurano direttamente i commenti scomodi). Vediamo cosa riporta oggi in prima pagina:

Justine Mattera senza veli sui social.

Claudia Pandolfi: so di essere un po’ lesbica dentro.

Sabrina Salerno hot: scatti bollenti

Fariba usa i peli pubici di Cecilia. Ignazio, no: troppo lunghi.

Sei senza mutande? Facci vedere. E lei si mostra in diretta TV.

Non sono titoli choc, è la norma. Ieri era anche peggio e domani sarà lo stesso. Bisogna riconoscere che al Giornale ci tengono a tenere alto il livello Cul-turale. Gli altri quotidiani e riviste sono anche peggio. Vargas Llosa (premio Nobel per la letteratura 2010) ha mille volte ragione di scrivere quello che ha scritto. E quali sono gli effetti di questa continua esposizione di messaggi erotici? Per esempio questo: “Lo stupro quotidiano“.

Vedi: Culi e guerriglia

Tragedie, News e censure

Leggete questa notizia: “Bambina di 4 anni cade dal trattore e muore“. Vi interessa? E quanto vi interessa e perché? Posto che i familiari, amici e parenti della famiglia della piccola vittima sono già al corrente della tragedia, è molto difficile che per altre persone abbia qualche interesse. Se poi pensiamo che l’incidente è avvenuto in Svizzera, è verosimile che per i lettori marchigiani, calabresi o romagnoli non abbia alcun interesse. Ancora meno per i pastori della Barbagia o i minatori del Sulcis, che hanno altri problemi seri a cui pensare. E neppure a zia Bissenticca di Guamaggiore che, con la pensione minima, stenta a campare. Figuriamoci se ha tempo e voglia di preoccuparsi per gli incidenti con i trattori in Svizzera. Eppure questa notizia appare oggi in bella evidenza  nella prima pagina del maggior quotidiano regionale L’Unione sarda.

trattore svizzera

Sono quelle notizie che non interessano nessuno, se non le categorie già citate e gli addetti ai lavori che, con queste notizie riempiono le pagine dei giornali, i siti web, e portano a casa la pagnotta; ci campano. L’Unione sarda in particolare sembra avere una passione speciale per questo tipo di notizie. Vedi “Top News“.

Ecco una pagina di qualche tempo fa in cui compaiono le Top news del giorno:

Unione sarda primo piano

Queste sono le “Top“, le notizie più importanti; figuriamoci le altre, quelle meno importanti. Più che un quotidiano d’informazione sembra un bollettino del soccorso stradale. Lo scrivo spesso sui quotidiani dove è permesso inserire commenti. Ma senza avere risposta. Anzi, il più delle volte i commenti non passano proprio; censurati. Evidentemente i giornalisti possono criticare tutto e tutti, ma nessuno può criticare i giornalisti; non si può sollevare il problema della correttezza e dell’utilità dell’informazione. E’ una particolare interpretazione della “libertà di stampa” che vale solo a favore degli addetti ai lavori. Eppure il problema esiste, ne parlo molto spesso perché è una questione seria. Anche pochi giorni fa sul Giornale veniva riportato un articolo “Troppe opzioni da scegliere? Il cervello va in tilt“.

Appunto, un sovraccarico di informazioni, molto spesso inutili (o addirittura dannose per l’equilibrio psichico, come l’eccesso di  notizie di cronaca nera), appesantisce il cervello e rallenta le normali funzioni mentali. Lo scrivo da anni. Finalmente sembra che anche i ricercatori l’abbiano capito; non tutti e con qualche ritardo, ma ci arrivano. Quando l’ho letto ho avuto una sensazione di Déjà vu, di già visto e sentito. Anzi di più, già scritto, visto che è esattamente quello che penso e dico da sempre e che scrivevo già 20 anni fa in vari forum appena ho cominciato ad usare internet, come nel post “Deframmentazione cerebrale: ovvero, come tenere in ordine il cervello” del 2004.

Ecco un’ultima notizia poco rassicurante che conferma tutti i timori e le ipotesi sul progressivo deterioramento delle facoltà mentali: “Psichiatria: il 50% dei disturbi mentali inizia a 14 anni“. E’ solo l’ultimo degli allarmi sempre più frequenti che vengono lanciati da psicologi e psichiatri. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Siamo troppo occupati a seguire gli incidenti coi trattori in svizzera, i selfie delle sciacquette in cerca di gloria, gli amori e le avventure erotico/sentimentali di presunti Vip. Abbiamo il cervello pieno di cianfrusaglie inutili, impegnato ad occuparsi di cazzate sesquipedali spacciate per informazione, non abbiamo tempo per le cose serie.

Nell’Occidente i mass media rinunciano a informare e criticare; preferiscono divertire con il gossip” (Mario Vargas Llosa)

Ma prima torniamo alla notizia in esame e, visto che è molto breve, leggiamola:

Tragedia in Svizzera.
Una bambina di quattro anni è stata travolta e uccisa da un trattore a Brütten, nel canton Zurigo. Stando a una ricostruzione la bimba, nel tardo pomeriggio di ieri, era sul macchinario agricolo guidato da un 64enne – non è chiaro se tra i due ci fosse un rapporto di parentela – che stava effettuando lavori in un campo, quando è caduta a terra ed è stata investita. La piccola è morta per le gravi ferite riportate. La dinamica è tuttora al vaglio degli inquirenti.“.

Tutto qui. Non sempre, ma spesso, commento queste notizie evidenziando qualche incongruenza, errori e lo scarso interesse pubblico delle notizie, sperando (invano) di sollevare qualche dubbio e magari indurre qualcuno degli addetti ai lavori a chiedersi, una volta nella vita, cosa fa, perché lo fa e quale sia l’utilità pratica di quello che fa. Ma senza successo; speranze perdute. L’ho fatto anche oggi. Ecco il commento che ho lasciato nell’articolo:

Quando non abbiamo tragedie in casa nostra, andiamo a cercarle “In su corr’e sa furca” (espressione dialettale che significa “In un posto molto lontano”). L’importante è fornirci ogni giorno la nostra dose quotidiana di incidenti, tragedie familiari e morti ammazzati. Siete sicuri che queste siano notizie di interesse pubblico? Chiedete a zia Peppina di Pompu se le interessa sapere che in Svizzera una bambina è morta cadendo dal trattore. E se tra la bambina ed il conducente ci fosse un rapporto di parentela, oppure avesse chiesto un passaggio.“.

Come immaginavo il commento non è stato pubblicato, censurato. Lascio giudicare a voi cosa ci sia in questo commento di volgare, scurrile, offensivo, calunnioso, offensivo o falso che giustifichi la censura. Ma ormai ci sono abituato.  Oggi, su 4 commenti inviati, ne hanno censurato 3. Niente di scandaloso, siamo nella media quotidiana. Alla faccia dell’art. 21 della Costituzione sulla libertà di espressione.

In quanto all’utilità di certe notizie che spacciano come informazione, ed a conferma del fatto che è un tema che mi sta molto a cuore, ecco un altro post di 15 anni fa in cui ne parlavo “Notizie inutili“. Lo riporto…

Ieri sera, TG4. Fede conclude il Tg con una “notizia di utilità collettiva” (sullo sciopero delle ferrovie). Sue parole testuali “notizia di utilità collettiva ” (Sic ). Ed ho subito la conferma di ciò che penso e dico da anni. E non riguarda solo Fede, purtroppo! Ora, non per voler fare i sofisti, ma… Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili sono inutili. E se sono inutili, perché le dicono? Piccolo aforisma personale: ” Ciò che non è utile è inutile. Ciò che è inutile è stupido.” Fateci caso, quella che chiamano e definiscono “informazione”, che dovrebbe essere “utile ai cittadini”, altrimenti non avrebbe senso, è composta in gran parte da notizie di cronaca, meglio ancora se cronaca nera. Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi. E’ cronaca. E la cronaca occupa gran parte dell’informazione.

E così non c’è spazio per parlare di argomenti che davvero interesserebbero i cittadini. Fare cronaca è fin troppo facile. Fare informazione vera è molto più difficile ed impegnativo. Ecco perché si preferisce ripiegare sulla cronaca. E farla passare per informazione. Sembra che l’informazione, quella che interessa i cittadini, la faccia un quotidiano di satira “Striscia la notizia“. E vi sembra normale che i problemi veri e reali dell’Italia li debba trattare un pupazzone rosso? Ma non è casuale. Dedicare molto spazio a fatti, avvenimenti e notizie, spesso montati ad arte, consente proprio di non affrontare i veri problemi. E non finisce qui.”.

Riempire giornali e TG, con notizie inutili e superflue o pettegolezzi gossipari è un modo per evitare di parlare di argomenti seri. Sarà una mia fissazione? Non proprio, visto che non solo è quello che dice l’articolo linkato in precedenza, ma è anche (guarda guarda) esattamente quanto dice un Nobel per la letteratura 2010, Mario Vargas Llosa, nel suo libro “La civiltà dello spettacolo” del 2012. Osservazioni e critiche all’informazione, lo spettacolo ed i mass media che anticipava già  in un articolo del 2007 pubblicato su El Pais e ripreso da La Stampa: “Troppe tette e culi“.

Chiuso, basta e avanza. Ora, se queste stesse considerazioni le faccio e le scrivo da una quindicina d’anni, e poi ho anche la conferma da parte di autorevoli ricercatori e perfino premi Nobel, posso dire e pensare che, forse, non mi sbaglio di molto? Oppure non si deve dire, altrimenti mi censurano? Allora bisogna adeguarsi; è vero, ma non lo diciamo.

A proposito di bizzarrie e vezzi linguistici del mondo dell’informazione, vedi questo post del 2014: “Lady Pesc“.

Lady pesc

 

Ben ritrovati?

Ogni volta che lo sento è come un pugno nello stomaco. E siccome ormai è molto diffuso in televisione (sembra diventato l’unico saluto ufficiale), ogni giorno i pugni da sopportare sono più di uno, a ripetizione e di diversa qualità. Se volete conferma basta andare a qualunque ora su TGcom24, canale 51. Ma ora anche altre reti si stanno adeguando ed usano lo stesso saluto, perché le idee buone e intelligenti non le segue nessuno, ma le stronzate si diffondono subito.

Allora bisogna pure che qualcuno lo dica chiaro. Chi saluta con “Ben trovati” o “Ben ritrovati”, rivolgendosi al pubblico a casa, o “Bentrovato/a” rivolgendosi ad un ospite in studio, o alla meteorina che legge le previsioni meteo  a pochi metri di distanza, è un cretino (conduttore cretino). Chi risponde ad ogni domanda con “Assolutamente…assolutamente sì…” è cretino (assolutamente cretino). Chi infarcisce le frasi con intercalari tipo “Sicuramente…come dire…allora…voglio dire…per dire…estremamente…un attimino…e quant’altro” per allungare il brodo e mascherare l’incertezza del pensiero allungando la frase è cretino (cretino confuso).

Chi ringrazia sempre gli ospiti con “Grazie”, aggiungendo sempre “Grazie davvero...” come se dire solo “Grazie” non sia abbastanza se non si aggiunge “davvero“, è cretino (cretino davvero). Chi usa “piuttosto che” in senso disgiuntivo, al posto di “e, o, oppure”, è cretino (cretino ignorante). Quelli che lanciano come “esclusiva” le notizie di gossip per nobilitare pettegolezzi da lavandaie sono cretini (cretine lavandaie). Quelli che scambiano il gossip per informazione o affermano che i reality tipo Grande fratello o Isola dei famosi sono spettacolo e intrattenimento sono cretini (cretini che  ci campano). Conclusione: ci sono in circolazione troppi cretini. Bisognerebbe tenerli a bada e dargli meno spazio mediatico. Men che meno mandarli in televisione. L’ho già scritto in passato. E siccome repetita iuvant, lo ripropongo.

Ben ritrovati (dicembre 2016)

Non ne posso più di sentire in televisione questo “Ben ritrovati” usato come saluto. Mi provoca l’orticaria. Ormai dilaga, lo usano tutti, è diventato il saluto di rito. Stamattina ho sentito pure una meteorina vestita da ufficiale dell’aeronautica, che apriva le sue previsioni del tempo con “Ben ritrovati“. Viene spontaneo rispondere mentalmente “Ma perché, ci eravamo persi?”. Lo usano le annunciatrici dei telegiornali, conduttori e conduttrici dei vari programmi, inviati più o meno speciali, titolari di rubriche e rubrichette quotidiane, cuochi e oroscopanti. Non bastava usare un Buongiorno, Buonasera, Buon pomeriggio, o un normalissimo Benvenuti, come si è fatto per secoli. No, oggi bisogna inventarsi sempre delle novità, per dimostrare di essere originali, creativi, estrosi, eccentrici, chic. Così tempo fa qualcuno cominciò a salutare non con un semplice Buongiorno, ma con “Ben ritrovati“, tanto per usare un’espressione diversa. E siccome è risaputo che le cose intelligenti sono difficili da accettare, ma le stronzate fanno subito presa e si diffondono peggio dell’influenza asiatica, ecco che, in brevissimo tempo, tutti si adeguano e non c’è programma TV che non vi saluti e vi accolga con “Ben trovati o Ben ritrovati“.

E’ lo stesso principio per il quale si è diffuso come un virus l’uso di “quant’altro, assolutamente sì, un attimino, sicuramente, etc…”, ma soprattutto quella specie di obbrobrio ed oltraggio alla lingua che è l’uso di “piuttosto che” in senso disgiuntivo, al posto di “e, o, oppure“. Dovrebbe essere considerato come reato, da  perseguire con sanzioni, multe salate e perfino la galera per i più recidivi; roba da metterli alla gogna nella pubblica piazza.

Sembrano dettagli insignificanti, ma sono segnali della stupidità dilagante, del decadimento sociale, dell’ignoranza diffusa mascherata da cultura di massa. E la cosa più assurda è che ad usare questa nuova terminologia non sono le persone ignoranti che, grazie al cielo, continuano a parlare come mangiano: i cultori di questi obbrobri linguistici sono le classi elevate, intellettuali, giornalisti, scrittori, direttori vari, conduttori televisivi, l’élite.

Sta diventando davvero insopportabile sentire ogni giorno queste aberrazioni linguistiche, proprio perché vengono da personaggi che, per il ruolo pubblico ricoperto,  dovrebbero fungere da maestri, modelli da seguire.  Si dice che la televisione abbia unificato l’Italia anche nella lingua; ed è vero. Oggi, dopo aver favorito la diffusione della lingua italiana dalle Alpi a Lampedusa,  sta diventando la “cattiva maestra televisione“, come la chiamò Karl Popper, che non solo sta facendo dimenticare l’uso corretto della lingua, della grammatica e della sintassi, ma favorisce la diffusione degli errori più elementari ed insopportabili.

Errori che non si facevano nemmeno alle scuole medie, come usare “Te” al posto del “Tu” in espressioni tipo “Come dici te…Te cosa ne pensi…). Eppure questo errore lo si sente spesso in Tv anche da parte di conduttori come Del Debbio (che, da toscano, lo usa regolarmente perché è tipico della parlata toscana) o come l’ex direttore del TG1 Gianni Riotta, o di quel grande divulgatore scientifico che pensa di essere Alessandro Cecchi Paone (l’ho sentito per puro caso proprio ieri sera, facendo zapping, mentre si rivolgeva ad un cane col Te al posto del Tu). Ma non divaghiamo, l’elenco delle scelleratezze linguistiche sarebbe lungo.

Ora, quando si sente questo nuovo modo di rivolgersi ad un ospite in studio,  al pubblico a casa, o ad un inviato in collegamento esterno, viene spontaneo porsi una domanda. Ma salutare qualcuno con  ”Ben ritrovato” significa che si era perso, smarrito, dimenticato o rinchiuso per sbaglio in qualche sgabuzzino degli studi televisivi e per fortuna è stato “ritrovato” magari dalle donne delle pulizie?  Significa che era dato per disperso nella foresta amazzonica o nell’Africa equatoriale e che dopo anni di lunghe e perigliose vicissitudini è stato finalmente “ritrovato” vivo fra gli indigeni?

Ricorda l’episodio del ritrovamento del missionario esploratore David Livingstone che era dato per disperso in Africa. Si narra che quando il giornalista Henry Morton Stanley finalmente lo trovò, dopo due anni di ricerche, lo abbia salutato con la frase diventata celebre: “Dr. Livingstone, I presume” Ecco, oggi invece che “Dr. Livinstone, suppongo“, un giornalista italiano direbbe “Ben ritrovato, Livingstone“. Ed avrebbe anche ragione se ci si rivolge a qualcuno che si sta cercando per mari e monti da anni. Ma non ha senso se ti rivolgi al pubblico a casa o ad un personaggio che staziona in permanenza negli studi televisivi che, quindi, non si è perso, non si era smarrito, non era dato per scomparso in Patagonia. In questo caso salutare con “Ben ritrovati” è da idioti.  Punto. Per essere coerenti, se quando si comincia una puntata si saluta il pubblico con “Ben ritrovati“, quando la puntata finisce si saluta con “Ben lasciati“?

I have a dream

Anche Martin Luther King, l’eroe simbolo della lotta contro il razzismo e per i diritti civili, finisce nel grande calderone mediatico che, dagli USA all’Europa, sta scoperchiando lo scandalo delle molestie sessuali nel mondo del cinema, della politica e dello spettacolo in genere. Pare che, oltre a sognare uguaglianza, emancipazione dei neri  e diritti civili, nutrisse anche altro genere di sogni, più prosaici, morbosetti ed a luci rosse. Vatti a fidare dei sogni della gente: “Le carte che sputtanano Martin Luther King“.

                              “I Have a dream” (This!)

(Foto da Libero.it)

Chiesa e censura

Mi censurano? Ed io lo scrivo qui. Ho accennato spesso alla censura sui social e sui siti di informazione, compresi quotidiani in rete. Ormai sono rassegnato, ma certe volte dà veramente fastidio, ci si sente truffati, privati anche del diritto di esprimere le proprie idee. E questo succede spesso quando si esprimono giudizi poco lusinghieri sui politici, il Papa, la Chiesa e quando si critica il contenuto di certi articoli, il pensiero del giornalista,  la linea editoriale  di un quotidiano o i fanno notare banali errori grammaticali e strafalcioni lessicali (cosa he succede più spesso di quanto si pensi). Per esempio, due degli errori più frequenti (e nemmeno tra i più gravi) sono l’uso del termine bagnasciuga (errato) al posto del corretto “battigia” e l’espressione cacofonica “scontro tra treni” invece che “fra treni” (regoletta che una volta si imparava già alle scuole medie). E non parlo del Giornalino delle Giovani marmotte, questi errori li trovate molto spesso anche su prestigiosi quotidiani nazionali come il Corriere. Ma se lo fate notare quasi mai il commento viene pubblicato (non vogliono riconoscere di aver sbagliato). Ma la cosa ancora più incredibile è che, nonostante gli si faccia notare l’errore, non si prendono nemmeno la briga di correggere. Il che dimostra quanta considerazione e rispetto abbiano dei lettori; quasi pari a zero. I media possono riversarci addosso montagne di schifezze, di gossip e pettegolezzi da lavandaie, imporci il pensiero (si fa per dire) di intellettuali di regime, le corbellerie quotidiane delle autorità e dei personaggi di primo piano della cultura e dello spettacolo; ma se vi permettete di lamentarvi, vi censurano; alla faccia dell’art. 21. E’ consentita la libertà di espressione purché sia omologata al pensiero unico di regime. Era anche il pensiero di Stalin. “Siete liberi di esprimervi liberamente, purché siate d’accordo con me.”, diceva ai suoi stretti collaboratori.

O addirittura si rischiano denunce, come ha minacciato di recente Laura Boldrini. Lei può dire tutte le sciocchezze possibili (e infatti le dice speso e volentieri; può permetterselo, è al terza carica dello Stato), ma se vi permettete di risponderle a tono, usando qualche termine non proprio elegante, le critiche diventano insulti e Boldini minaccia di querelarvi (Boldrini contro gli haters: ora basta, vi denuncio). Bene, la censura quotidiana è arrivata anche oggi e, guarda caso, ancora con un commento che riguarda il Papa e la Chiesa. Già, ancora il Papa. Qualcuno dirà che, visto che ne parlo spesso,  ce l’ho con Bergoglio. Io? No, è lui che ce l’ha con me e con milioni di italiani; ed ogni giorno  rilascia dichiarazioni Urbi et Orbi  e consigli non richiesti che riempiono giornali e Tg e  che suonano come un insulto, una provocazione. Ma il vero problema non è Bergoglio (se nessuno gli dà ascolto è innocuo). il problema sono i media che danno tanto spazio  alle sue esternazioni quotidiane e riportano con grande risalto ogni santo giorno tutti gli starnuti del Vaticano e le flatulenze papali.

Anche avantieri, la sua presa di posizione a favore dello ius soli era l’articolo di apertura del Giornale (Sì a ius soli e ius culturae), e di altri quotidiani (ne parlo qui: Il Papa non sta bene), Mi è venuto spontaneo lasciare un commento (questo stranamente l’hanno pubblicato). “Perché ogni giorno c’è Bergoglio in primo piano? Vi siete convertiti tutti al pensiero cattomarxista? E’ una provocazione? Oppure siete così sadici da farlo apposta per rovinare la giornata ai lettori? Ieri, commentando un articolo di Borrelli, dicevo che il suo pezzo era perfetto per l’Avvenire; e gli consigliavo di farsi assumere al quotidiano della CEI dove avrebbe avuto un “avvenire” assicurato. Ma non c’è bisogno, qui si trova benissimo; anzi, Bergoglio ha più spazio qui che su Avvenire. Ogni giorno c’è in home un articolone con i suoi consigli non richiesti. Ormai non c’è differenza; stessa identica noiosa litania buonista. I media di regime (stampa, TV, web) sono un coro di voci bianche che da decenni cantano all’unisono (anche se non se ne rendono conto), ed a reti unificate (Mediaset compresa), l’Inno terzomondista, multietnico e politicamente corretto. “Che noia, che barba, che barba che noia…”, diceva Mondaini.

Ieri, invece, tanto per non privarci della sua faccia in prima pagina,  c’era anche un articolo a firma di Stefano Zurlo “Metodo Bergoglio; il Pontefice che parla da politico“. Basta? No, perché anche il direttore Sallusti si sente in dovere di dedicargli il suo editoriale: “Il golpe del Papa re“.

A questo articolo ho lasciato ieri un primo commento (pubblicato). “Il Papa “ne ha facoltà, fa il suo mestiere.”, dice Sallusti. No, va ben oltre il suo mestiere. Così come, per tutta la durata dei suoi due incarichi presidenziali, è andato “oltre il suo mestiere” Napolitano che ogni giorno interveniva su tutto e tutti, senza che nessuno si azzardasse a farglielo notare. Così come va oltre il suo mestiere Laura Boldrini. Stranamente Gentiloni incontra in segreto Bergoglio, così come ha incontrato in segreto Soros (si è mai saputo di cosa hanno parlato?). E chissà quanti altri incontri segreti avvengono nelle “segrete stanze”, di cui non sappiamo niente proprio perché sono segreti. Le risulta che, solitamente, Bergoglio intervenga su leggi e questioni di politica interna dell’Austria, l’Arabia saudita, il Liechtenstein, o altri paesi? Non mi risulta. Allora perché si permette di farlo con pesanti ingerenze sulla politica interna dell’Italia? E perché nessuno glielo fa notare?”. Del resto, non mi pare che l’Italia dia consigli al Papa su come governare il Vaticano (il cui sistema di governo, a rigore può essere definito totalitario), sui criteri di nomina dei cardinali ed altre sue specifiche competenze. Allora, se noi non diamo consigli a Bergoglio, perché Bergoglio si sente in diritto e dovere di darne a noi?

Ma poiché Sallusti, dicendo che il Papa “fa il suo mestiere”  sembra giustificare Bergoglio, ho voluto chiarire un aspetto che è fondamentale in quello che nei discorsi del Papa sembra essere dettato dal messaggio evangelico e sul quale ho molti dubbi da sempre. Il Papa fa il Papa ed è giusto che lo faccia, ma è il messaggio che è sbagliato. Come dire che se l’oste dice che il suo vino è buono è comprensibile; l’oste fa l’oste. Sì, ma ciò che dobbiamo valutare non è il fatto che l’oste sia libero di esprimere la sua opinione ed il suo giudizio sul vino che vende, ma verificare se la sua opinione corrisponde al vero ed accertare se il vino è buono o è adulterato.  Anche Dulcamara ingannava gli ingenui paesani illudendoli che il suo “specifico” fosse  una  pozione miracolosa,  un rimedio che curava tutti i mali; dal mal di pancia al mal d’amore. E così, per sollevare qualche dubbio sulla qualità del  vino di Bergoglio ho inviato questo breve commento (il limite dei mille caratteri non consente un discorso articolato; bisogna essere sintetici):

La Chiesa ha molte colpe ed errori da farsi perdonare. La prima è che si fonda su una morale da schiavi, sull’esaltazione dei poveri e la beatificazione degli ultimi che saranno i primi, sull’amore per il prossimo, sul perdono delle offese, sul porgere l’altra guancia ed amare il nemico come se stessi, anche se minaccia la tua vita. Con un morale simile un popolo può solo soccombere a chiunque lo attacchi e lo minacci. Ecco perché ci stiamo calando le braghe davanti a quattro sfigati africani che ci stanno invadendo grazie alle nostre stesse leggi ed alla nostra “morale da schiavi”. La nostra tragedia è che siamo in mano ai cattocomunisti. Quindi, alla morale da schiavi cattolica si abbina il progetto mai accantonato dei comunisti che sognano ancora il totale sconvolgimento della società occidentale, con o senza rivoluzione armata. E per realizzarla fomentano e sostengono qualunque situazione favorisca disordini e conflitti sociali. Un mix tragico e letale.”.

L’ho inviato 3 volte, dal pomeriggio alla sera, a distanza di ore,  e non passa. Evidentemente in questo commento c’è qualcosa che non si può dire. Forse non si può dire che: Non è diventando poveri che si aiutano i poveri. non è facendo gli eremiti, i flagellanti o i penitenti di professione che si aiuta il prossimo. Non è amando il prossimo come se stessi e porgendo l’altra guancia che si ferma la violenza. Non è vestendosi di stracci e predicando agli uccelli che si porta la pace nel mondo. Non è con la bontà che si ferma la cattiveria umana. Non è con l’amore che si ferma l’odio. Per aiutare davvero i poveri, i bisognosi, gli ultimi, bisogna  disporre di risorse economiche.  Solo la ricchezza può aiutare i poveri, non la povertà.  Scegliere volutamente di vivere in povertà per sentirsi più buoni, umili e vicini ai poveri, non è da santi, è da idioti. Fare gli eremiti non serve a nessuno, è una scelta inutile, rinunciataria, vigliacca e stupida, da falliti. Non si può generalizzare il messaggio evangelico che va interpretato ed applicato  secondo le circostanze storiche e sociali. Le opere di misericordia vanno benissimo in condizioni normali, ma sono inapplicabili e diventano insostenibili o devastanti per l’individuo e la comunità se portate all’eccesso ed applicate senza tener conto della realtà. “Dar da mangiare agli affamati. Dar da bere agli assetati. Vestire gli ignudi. Alloggiare i pellegrini” sono belle parole e vanno benissimo se gli affamati, gli assetati ed i pellegrini sono pochi e non abbiamo difficoltà a fornire cibo e alloggio.

Ma se già abbiamo difficoltà economiche a far quadrare il pranzo con la cena, e   in un tempo molto ristretto ci arrivano in casa centinaia di migliaia di pellegrini africani, è un’invasione che fa saltare tutti gli equilibri sociali, politici, economici, e diventano un gravissimo pericolo per la stessa sopravvivenza di una nazione.  Non si può togliere il pane ed il tetto  ai propri figli per aprire la porta di casa ed offrire vitto e alloggio a tutti i poveri ed i pellegrini di passaggio; questo non è essere buoni, non è messaggio evangelico; sarebbe da idioti.  Chi continua a predicare queste sciocchezze o è uno sciacallo che specula su questa accoglienza  realizzando facilmente grandi guadagni, o è un fanatico rivoluzionario che spera in tal modo di creare conflitti e disordini che favoriscano il totale sconvolgimento della civiltà  occidentale, o è malato di buonismo cronico, la malattia del secolo. Il buonismo è come la droga; altera lo stato di coscienza e fa vedere un mondo diverso dalla realtà. Oppure è semplicemente gente che a causa di qualche grave  psicopatologia che altera le normali funzioni mentali, ha una visione distorta del mondo ed è fuori dalla realtà e pure fuori di testa; che sia Papa o sagrestano. E’ questo che non si può dire?

Ma naturalmente non c’è solo Bergoglio in prima pagina. I nostri quotidiani, per distrarci e alleggerire la tensione, non mancano di fornirci anche notizie leggere che non hanno alcun interesse reale, ma servono benissimo a riempire le pagine.  Così non mancano mai i selfie di Naike Rivelli quasi sempre nuda;le foto di Naike vestita sono più rare delle figurine del feroce Saladino(viene da chiedersi. ma siete proprio così scemi, o fate finta?) e di altre sciacquette in cerca di visibilità, le notizie sulle peripezie sentimentali di Belen Rodríguez  ed i pettegolezzi su tutte le vere o presunte divette, oltre alle immancabili foto sexy che non sfigurerebbero su Playboy (servono come specchietto per le allodole, il richiamo erotico funziona sempre). Ormai questa è la linea editoriale della stampa italiana. Continuo da anni a lasciare commenti critici sull’eccesso di gossip e di foto erotiche su un quotidiano che dovrebbe avere un linea editoriale più seria e non rincorrere Novella 2000 o le riviste porno, ma inutilmente; 4 volte su 5 vengono censurati. Ho dedicato molti post a questo argomento, ne segnalo due per tutti: “Guardi siti porno’” del 2008, e più recentemente, nel 2014 “Pane, sesso e violenza“.

Ecco un esempio di commento che sto inviando da anni, con qualche variazione riferita allo specifico articolo al quale è riferito. Questo l’ho inviato circa una settimana fa per commentare un articolone che in prima pagina sparava questa notizia “Laura Freddi sarà di nuovo mamma“.  Vi interessa la notizia? Ne dubito; credo che la prima risposta  a quel titolo sia “e chi se ne frega?”. Infatti quello è il commento che più spesso lasciano i lettori. Ma i nostri solerti giornalisti gossipari sono convinti che queste siano notizie importantissime per la nazione (o meglio fingono di crederlo, perché su queste gossipate ci campano e portano a casa la pagnotta). Ed ecco il commento: “Ogni quotidiano o periodico ha un suo target di riferimento ed a quel target bisogna attenersi per stabilire la linea editoriale. Non tenerne conto è da…incoscienti. Se si propone ad un pubblico di anziani il gossip sulle peripezie amorose degli idoli di adolescenti e casalinghe disperate o, al contrario, in un settimanale indirizzato agli adolescenti si parla di politica, economia e finanza, si sbaglia target e si rischia la chiusura per fallimento. Questo almeno ve lo hanno spiegato? Oppure avete saltato proprio quella lezione? Peccato. Il lettore medio del Giornale è maschio adulto ed ha già superato da molto la mezza età. Allora, voi pensate che al signor ZXY40, pensionato settantenne della Ciociaria interessi sapere che Laura Freddi è in dolce attesa? Lo pensate davvero? Sì? Allora, cambiate mestiere.”. Questo è passato, ma più spesso questi commenti vengono censurati.

E’ cambiato qualcosa in questi anni? Direi di no, qualunque pretesto è buono per inserire immagini erotiche, sia che vendano auto, frigoriferi o detersivi, l’immagine fissa è sempre quella; una donna più o meno nuda. Ed ecco l’ennesima conferma, anche oggi, sempre in prima pagina.

Bella foto, vero? Sembra proprio presa da una rivista porno. Invece era tutto il giorno nella Home del Giornale (ora è stata tolta). Ma la cosa divertente è che era a corredo di un articolo sui pericoli delle creme per il corpo: “Essere belli costa. perché la crema a buon mercato ci fa venire allergie ed eczemi“.  Potevano usare una foto di mani, braccia, gambe, viso. Invece no, usano la foto di un bel culo in primo piano. Quindi, leggendo il titolo e guardando la foto, si è portati a pensare che si parli di creme specifiche per quella parte del corpo umano. E mi è venuto spontaneo lasciare questo commento (che stranamente è stato pubblicato): “Parlate di creme e mostrate in primo piano la gigantografia di un cul… pardon, di un Lato B (dimenticavo che lo si può mettere in primo piano e mostrarlo in tutti i modi e le diverse angolazioni, ma non lo si può nominare; abbiamo uno strano senso del pudore). Si tratta di speciali creme per uso anale?”. La domanda finale mi sembra più che naturale; “Sorge spontanea“, direbbe Lubrano. No? Ma sì, meglio riderci sopra e prenderla con  ironia. “E’ la stampa, bellezza”.

Futili motivi per morire

Si può morire per una mancata precedenza? Evidentemente sì. E, purtroppo, non è nemmeno il primo caso. E’ solo l’ultima pazzia in ordine di tempo: “Mamma uccisa perché non ha dato la precedenza“. E’ successo domenica scorsa a Independence nel Missouri. Una donna, ad un incrocio non ha rispettato la precedenza rischiando di provocare un incidente. Non c’è nemmeno stato l’incidente, ha solo rischiato di provocarlo. Per questo il conducente dell’altra auto è sceso ed ha sparato un colpo di pistola che ha colpito mortalmente la donna.

Oggi si muore così, senza una ragione valida. Ci si ammazza per una precedenza, un parcheggio, uno sguardo non gradito, una parola di troppo; per “futili motivi”, dicono le cronache. Ma non è niente di grave, quasi non fa più notizia, sta diventando normale. Si può morire per malattia, per un incidente stradale o sul lavoro, per le bombe e le cannonate, per un naufragio, per un terremoto o un uragano, oppure si può  morire “per futili motivi”. Esci a fare una passeggiata in auto con i bambini, ti distrai un attimo, sfiori l’incidente e qualcuno ti spara addosso. Fine della passeggiata. Perché? Perché ci sono troppi pazzi in circolazione. Stiamo diventando una società di aspiranti assassini che hanno accumulato tanta aggressività repressa che, se non sono proprio pazzi, sono sulla buona strada per diventarlo. E’ solo questione di tempo e di trovare l’occasione giusta; basta un niente, bastano “futili motivi” per scatenare la follia. Lo ripeto da anni. Forse a causa dell’inquinamento, dei veleni che assorbiamo con gli alimenti, o della nefasta influenza dei media che ogni giorno ci scaricano addosso tonnellate di violenza, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Nessuno ci fa caso perché siamo distratti, impegnati a seguire un maleodorante e nefasto Blob televisivo, o seguire le avventure amorose dei Vip, l’ultimo reality, le passerelle di politici, opinionisti e intellettuali della domenica,  o l’ultimo caso di morti ammazzati con servizio esclusivo dell’inviato sul luogo del delitto, con intervista ai passanti e dolore dei familiari in primo piano. Stiamo scivolando verso il baratro morale, il precoce degrado mentale e l’atrofia cerebrale per mancato uso dell’organo. Ma non lo sappiamo. Anzi, siamo convinti che quello che facciamo ogni giorno sia normale, anzi sia l’unico modo possibile di vivere perché “Così fan tutte“. Basta leggere ciò che passa in rete per capire che la gente pensa ad altro, a divertirsi, a scambiarsi pettegolezzi da cortile, ad inventarsi maschere ed avatar da proporre sui social, a immedesimarsi nella realtà virtuale, ad imitare idoli e modelli proposti dal mondo dello spettacolo, a  scoprire chi scopa con chi, a cantare e ballare mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Eppure abbiamo stuoli di psicologi, sociologi, psichiatri, scienziati, che studiano la psiche umana e dovrebbero non solo spiegarci le ragioni della follia dilagante, ma anche trovare i rimedi. Invece, al massimo, si occupano di problemi affettivi e sentimentali, di crisi adolescenziali, di problemi della coppia, di amori e tradimenti, di narcisismo, di depressione, di come superare lo stress della vita quotidiana e il dramma esistenziale. Curano i sintomi della malattia, invece che la causa.  Ma nessuno si chiede cosa sta succedendo all’uomo. Ci preoccupiamo di salvare il panda, di tutelare orsi e foche, leoni ed elefanti, e nessuno si rende conto che la specie più a rischio è quella umana che finirà per autodistruggersi. Ma forse è meglio così; sfiorire piano piano, giorno dopo giorno, senza rendercene conto, appassire lentamente e poi, di colpo all’improvviso, cadere a terra, morti: “Come d’autunno sugli alberi le foglie”. Del resto gli idioti non hanno problemi. La persona più felice di questa terra sembra proprio lo scemo del villaggio: sereno, tranquillo, ride ed è felice come un bambino col suo giocattolo nuovo; perché è idiota, ma non sa di esserlo.

Vedi: “Ballando mentre la nave affonda” (2007)

Sono tutti matti

Il mondo sta impazzendo, o almeno così sembrerebbe a leggere certe notizie. Ne abbiamo conferma ogni giorno anche sui media dove non mancano annunci preoccupanti sulla salute mentale della gente. Ecco, per esempio, questi due box che compaiono oggi sulla prima pagina del Giornale.

Non c’è dubbio, parla proprio di pazzi. Sono impazziti i fan di Syria e sono impazziti pure gli utenti di Instagram per una certa Milena Gorum. Non si capisce bene quali siano le cause dell’improvvisa epidemia di pazzia collettiva, ma succede sempre più di frequente. Oggi sono Syria e Milena a provocare crisi di follia, ieri erano altre divette e domani saranno altre ragazze seminude in cerca di visibilità. Sono immancabili su qualunque pagina web. E non si tratta mai di semplici foto; no, sono sempre “Hot“, sono “mozzafiato” o, come in questo caso “fanno impazzire“. La pazzia dilaga, specie sui social network.

Già, la normalità sulla stampa non esiste. Deve essere tutto esagerato, ingigantito, iperbolico. Il guaio è che quando l’iperbole diventa normale e tutti i giorni ci troviamo di fronte a qualche foto che “fa impazzire“, non solo non impazziamo, ma ci viene da scompisciarci dalle risate. Anche perché il più delle volte queste bellezze tanto esaltate non hanno niente di meglio e di più di tante ragazze che incontriamo quotidianamente e che, forse, sono anche meglio di queste donnine spesso rifatte e ritoccate con photoshop. Ma i media sono pieni di questo genere di foto; sono convinti che attirino visite e che questo sia ciò che vogliono i lettori (cosa che resta ancora da dimostrare).  E continuano a riempire pagine e pagine di foto e notizie del tutto inutili, facendole passare per informazione.

Ma siamo sicuri che i lettori siano curiosi di avere notizie di queste vere o presunte star? Quanti saranno i lettori che sanno chi sia questa Milena Gorum? Forse lo sanno i genitori, parenti e qualche amico. Ma noi lo scopriamo leggendo  il pezzo (Instagram impazzito). E’ figlia di Jana Rajilich.  Chi è questa Jana Rajilich?  Non sapete nemmeno questo? Beh, ma allora siete proprio ignoranti. E’ una ragazza che uscì con Mick Jagger negli anno ’80 (non è chiaro se si trattò di un’uscita unica, se le uscite furono più di una, e se dopo essere uscita sia anche rientrata). Beh, lo sanno tutti chi erano le ragazze che 30 anni fa uscivano con Mick Jagger. No? Ma per i più curiosi, o per chi lo ha dimenticato, ecco una precisazione. Forse (la cosa non è proprio sicura, gli storici stanno ancora indagando)  le sue uscite con Jagger furono la causa della separazione da Jerry Hall. Chi è Jerry Hall? No, ragazzi, ma allora site proprio irrecuperabili. Ci rinuncio. Mica vi si può fare tutta la storia dell’umanità. Potevate applicarvi di più, negli anni ’80 erano materia di studio: letteratura, storia, filosofia, fisica, matematica e…ragazze che uscivano con Mick Jagger.

Ora, al di là dell’ironia, una cosa è chiara. Come ripeto da anni, queste notiziette servono solo a riempire le pagine, non hanno alcuna utilità pratica e sono anche ridicole, perché presentano sempre  con grandi strombazzamenti delle foto normali come qualcosa di straordinario. Ma fingono di non saperlo perché ci campano. Allora viene da pensare: visto che ormai abbiamo anche chiuso i manicomi, non sarà pericoloso avere tanti maniaci in circolazione che impazziscono per una foto?  No, in realtà non impazzisce nessuno. Gli unici pazzi sono quelli che continuano a propinarci queste cazzate quotidiane. E mi viene in mente una sigla televisiva che si addice benissimo a questi signori della stampa: “Sono tutti matti“; i giornalisti, non i lettori.

Parliamo di frivolezze; così evitiamo i discorsi seri

L’informazione è costituita in gran parte da notizie inutili. Si usa riempire le pagine con l’abbondanza del superfluo perché non si può e non si vuole parlare di ciò che è essenziale e veramente importante.  Si evita di parlarne per due buoni motivi: il primo è che non sempre si hanno sufficienti conoscenze e specifiche competenze per parlarne con cognizione di causa; il secondo è che affrontare il tema e dare rilevanza a ciò che è importante ed essenziale rischia di mettere in crisi l’intero sistema economico e sociale basato sul mito del superfluo.

Basta dare uno sguardo alle notizie del giorno per  rendersi conto che il mondo sta attraversando una crisi profonda che prelude a grandi cambiamenti economici, politici e sociali. Capisco la necessità editoriale di riempire le pagine, ma non possiamo concederci il lusso di dedicare tempo, attenzione ed energie preziose a pettegolezzi da comari al mercato, a falsi scoop, ad esercizi di scrittura per opinionisti della domenica ed ai  tipici argomenti di conversazioni  che la casalinga di Voghera, sua cugina e sua cognata, tengono con grande passione e coinvolgimento, mentre sfogliano riviste gossipare sotto l’ombrellone. Eppure questo è lo scenario dell’informazione. Questi sono i temi frivoli trattati non solo da riviste specializzate in gossip, ma anche da illustri ed autorevoli firme della stampa nazionale che, spesso, cadono nella tentazione di esprimere il loro profondo pensiero su argomenti che sono di casa nelle sale di attesa delle parrucchiere per signore. Capisco che anche le persone serie, talvolta, possano lasciarsi andare a cinque minuti di leggerezza; è naturale e comprensibile. Ma lo si fa in privato fra amici, al bar dello sport, dal barbiere o al circolo del tennis, non in prima pagina su quotidiani seri o che si ritengono tali.

Il fanatismo islamico ha scatenato la jihad con una crudeltà inaudita, una guerra che nessuno sembra in grado di fermare. Le minacce di attentati terroristici sono all’ordine del giorno e si tratta di minacce molto serie, concrete e tragiche. L’economia è sempre in crisi profonda, la povertà aumenta, le aziende chiudono o vengono acquistate da imprenditori stranieri. Il debito pubblico, nonostante le promesse dei governanti, è in costante crescita e costituisce una bomba che non sappiamo quando esploderà; la Grecia dovrebbe insegnarci qualcosa. La migrazione di centinaia di migliaia di disperati del terzo mondo continua senza sosta e senza possibilità, e volontà,  di essere fermata o controllata. L’invasione afro/arabo/asiatica dell’Italia, e dell’Europa, è un fatto concreto e drammatico, un impegno ed una mobilitazione di uomini e mezzi insostenibile, che ci sta costando miliardi di euro e causerà tensioni e conflitti sociali gravissimi (oltreché pericoli di attentati terroristici, di possibili epidemie e di crescenti rischi per  la sicurezza) che non saremo più in grado di contrastare.

Circa un anno la stampa ha riportato la notizia che il Comune di Forni Avoltri, un paesino friulano della Carnia con 600 abitanti rischia il fallimento a causa dei costi per l’assistenza di quattro immigrati minorenni (il costo dell’accoglienza dei minori è  a carico dei Comuni che li ospitano). La fattura inviata dalla cooperativa che li assiste è di 10.000 euro per due mesi (Il paesino rischia fallimento: colpa dei profughi). Il che significa 1.250 euro a testa al mese. Alla faccia dei pensionati al minimo, di cassintegrati, disoccupati, alla faccia della maggior parte dei pensionati che non arrivano a mille euro al mese (molti sarebbero felici di avere 10.000 euro all’anno), alla faccia dei precari e perfino dei lavoratori che percepiscono stipendi e salari spesso inferiori a quello che ci costa mantenere un ragazzo africano. Gli italiani sono tartassati da controlli fiscali che scoraggiano le attività produttive e puniscono anche le minime infrazioni con multe anche di migliaia di euro (Vedi: “Pensionato vendeva 35 pesche; multa di 5.000 euro“, e “Olbia, vendeva le palmette di Pasqua; multa di 5.000 euro).

In compenso i nostri solerti vigili sono di manica larga quando si tratta di individuare irregolarità da parte degli ambulanti abusivi stranieri; chiudono un occhio, anzi due, tanto poi si rifanno con gli italiani. Solo a Roma, secondo la denuncia di Confcommercio operano tranquillamente 18.000 venditori abusivi, senza controlli e senza multe. E non solo Roma. Le strade, spiagge, parcheggi e piazze d’Italia sono invase da decine di migliaia di ambulanti, in prevalenza marocchini e senegalesi, che vendono, abusivamente,  cianfrusaglie e prodotti taroccati, senza che nessuno intervenga. Le anime belle ci ripetono ogni giorno che questa è gente che scappa dalle guerre e dalla fame. Ma non ci risulta che in Marocco o in Senegal ci siano guerre, né che la gente muoia di fame. Proprio ieri il TG3 regionale della Sardegna riportava la notizia dello sbarco di 22 algerini sulla costa di Sant’Antioco, che si aggiungono ad altre decine di migranti, sempre algerini, arrivati su piccole imbarcazioni nei giorni precedenti sulla costa sud occidentale sarda di Capo Teulada. Nemmeno in Algeria ci sono guerre.  Il nostro ministro Alfano ha scoperto solo di recente che l’Italia è invasa da “vu’ cumprà“, cosa che gli italiani sanno e vedono ogni giorno da almeno 20 anni. Ma non vi venga in mente di lamentarvi o guardarli con fastidio: sarebbe razzismo e xenofobia.

Le aziende italiane già da anni sono in vendita all’asta, in saldi e offerte speciali, al migliore offerente. Arrivano da tutto il mondo per fare acquisti vantaggiosi in Italia. Gli ultimi ad arrivare e concludere ottimi affari sono gli indiani di Mahindra: hanno acquisito Pininfarina, un simbolo dell’imprenditoria italiana, un marchio storico e prestigioso del design e del made in Italy.  Già, quegli indiani che, chissà perché nell’opinione comune sono ancora poveri da terzo mondo, quelli per i quali ancora qualche anno fa si facevano (e forse si fanno ancora) raccolta fondi e donazioni per aiutare i poveri. Poi quei “poveri” arrivano in Italia e si comprano la Pininfarina.  I poveri siamo noi, anche se non vogliamo ammetterlo. Siamo in piena recessione, non si vedono spiragli per il futuro, siamo letteralmente nella merda, ma paghiamo costi altissimi per finanziare quel servizio taxi diretto e gratuito via mare “Libia-Italy”, inventato da Enrico Letta e caldamente sostenuto dalla sinistra buonista e terzomondista, che hanno chiamato missione Mare nostrum, diventato poi Frontex e “Mare sicuro” (300.000 euro al giorno) e per garantire vitto, alloggio, assistenza, paghetta e tutti i diritti possibili ai disperati del terzo mondo; anche agli indiani e pakistani.

E la politica minimizza il pericolo dell’invasione, campa di improvvisazione e slogan, parla di riforme vaghe, di “sblocca Italia”, di diritti gay, di ius soli, di integrazione, di accoglienza, di legge elettorale, di unioni civili, di omicidio stradale, di cose che alla maggioranza degli italiani, ormai disperati e senza speranza, importa poco o nulla. In Iraq, Siria, Libia, Egitto, Nigeria, Pakistan, i jihadisti islamici bruciano le chiese, scacciano i cristiani o li massacrano (500 sepolti vivi in Iraq e 300 donne ridotte in schiavitù ad opera dei “nostri fratelli” dell’Isis). E noi niente, non ci scomponiamo, siamo troppo occupati ad accogliere i migranti, assisterli, vestirli, nutrirli, curarli, pulirgli il culetto, assicurargli wi-fi (dicono che sia un diritto), sigarette, schede telefoniche, la TV satellitare per seguire il calcio africano e adeguare la cucina ai loro gusti alimentari, altrimenti protestano. Sì, perché noi siamo buoni, ma quanto siamo buoni, troppo buoni, non applichiamo il biblico “dente per dente”, non rispondiamo all’odio e la violenza. No, noi sopportiamo pazientemente, porgiamo l’altra guancia, e quando finiamo le guance porgeremo altro, perché siamo buoni e perché  il Papa dice che i musulmani sono nostri fratelli.

Infatti, mentre nel mondo i musulmani fanno strage di cristiani, noi li aspettiamo a braccia aperte, anzi li andiamo a prendere direttamente alla partenza con le navi della Marina (poco ci manca che li accogliamo con la banda musicale, spari di razzi, granate e mortaretti, tarallucci e vino e ricco buffet),  creiamo le “Consulte” islamiche, gli garantiamo subito tutti i diritti umani possibili ed apriamo moschee in pieno centro storico. Poi si scopre che usano le moschee per fare opera di proselitismo per la guerra santa ed incitano all’odio. Alfano si sveglia di colpo e, giusto per mostrare al popolo che il ministro fa qualcosa per guadagnarsi la pagnotta, espelle il predicatore dell’odio: uno fra mille. E gli altri predicatori che operano indisturbati da anni nelle nostre città, in madrasse jihadiste mascherate da moschee ricavate in garage, scantinati, appartamenti privati o centri culturali, dove si predica il Jihad e l’odio verso l’occidente e gli infedeli? Niente, silenzio, anzi, meglio non protestare, altrimenti dicono che alimentiamo l’odio e la xenofobia, il Papa si addolora e la Boldrini, poverina, ne soffre.

Ma noi facciamo finta di non vedere; sono nostri fratelli, dobbiamo accogliere tutti, buoni e cattivi, anche chi ci odia (lo dice ancora il Papa). Per dimostrare quanto siamo buoni e democratici, ospitiamo in televisione pittoreschi imam di borgata che fanno esercizio di dissimulazione davanti a gente che finge di credere a quello che dicono. Nessuno ha ancora capito come e perché si diventi imam e con quali titoli e credenziali; basta che un musulmano qualunque affitti un garage, ci sistemi alcune copie del Corano e quattro tappetini per terra rivolti a La Mecca e può proclamarsi imam e guida spirituale, viene intervistato, ascoltato come autorevole rappresentate del mondo musulmano e spesso finisce in televisione. Non c’è talk show che non abbia come ospite un imam, un mediatore culturale, un musulmano adulto o un rappresentante dei “giovani musulmani” (strano che non invitino anche i rappresentanti delle “Giovani marmotte”), o giovani virgulti maghrebini che hanno
la cittadinanza italiana per grazia ricevuta, fanno carriera politica e pretendono di insegnare agli italiani i diritti umani e la Costituzione.

E’ la conferma del villaggio globale; una donna viene dal Congo, trova l’America in Italia, lavora a Bruxelles, dopo essere stata anche ministra, e  pretende di dare lezioni di cultura, diritti e morale ai discendenti di chi quei concetti li praticava e li diffondeva 2.000 anni fa. Per un residuo di carità cristiana, evitiamo di dire cosa facevano e come vivevano 2.000 anni fa nelle savane o nei deserti africani (e forse qualcuno vive ancora così), gli antenati di coloro che oggi pretendono di darci lezioni. Intanto i media lanciano la “caccia al razzista“, come nuova crociata e guai a parlare di banane (Tavecchio ne sa qualcosa) o di vu’ cumprà; sono allusioni offensive, è razzismo! Ormai al mercato le banane si vendono sotto banco, di nascosto, per paura di essere accusati di razzismo. E nessuno reagisce, nessuno protesta, nessuno promuove un minimo di opposizione a questa truffa culturale, ipocrita e subdola, che ci condurrà in breve al totale disfacimento sociale. I nostri politicanti fanno le tre scimmiette, non vedono, non sentono e non parlano, e continuano indifferenti a godere i loro privilegi, alla faccia nostra e lontani dal fastidio dei campi rom, dei centri di prima accoglienza e dalle piazze, strade, interi quartieri o piccoli paesi occupati da immigrati che fanno sembrare i borghi d’Italia simili alle periferie di Nairobi. “Occhio non vede, cuore non duole”, si dice. Rom ed africani non bivaccano sotto Montecitorio.

 Ma i nostri mezzi d’informazione (giornali, TG, internet, salotti TV), invece che parlare di questi aspetti drammatici, sono pieni di dettagli sulla vita privata di calciatori, veline, VIP, personaggi dello spettacolo e della TV, dell’ultimo tweet di Renzi, del fascino della Boschi o dell’abito verde pisello della Santanchè, di resoconti e commenti di programmi TV, della farfallina di Belen, isole dei famosi, reality, fiction, dati auditel e share, chi scende e chi sale, cuochi, ballerine, comici, calcio, Luxuria e tagliatelle di nonna Pina. Questa specie di Blob mediatico è totale mancanza di rispetto nei confronti dei cittadini che ogni giorno leggono i quotidiani o seguono la TV, sperando di trovare risposte serie ai mille problemi quotidiani o sentire finalmente un motto di orgoglio, di rivolta, di  difesa di quello che resta dell’Italia, della sua storia, la cultura, le tradizioni, i valori; prima che sia troppo tardi e ammesso che resti ancora qualcosa da salvare. Ma niente, ormai non c’è speranza di fermare i barbari. Anche le oche del Capidoglio hanno tradito la patria, sono diventate buoniste. Invece che starnazzare per avvertirci del pericolo vanno incontro festosamente ai barbari, aprono le porte della città e si vendono per una manciata di granaglie geneticamente modificate (e pure di provenienza cinese).  Non ci sono più le oche di una volta.

 (Anche perché nella foga del magna magna generale, pare che abbiano “magnato” pure quelle)

Top News del giorno

Notizia di apertura di oggi “Alberto Stasi condannato a 16 anni“. Anche non volendo tutti sono informati. E’ la Top news, la notizia di apertura di quotidiani e TG.

Questo a lato è il titolone di apertura del Corriere.it. Ma anche gli altri quotidiani in rete la riportano come apertura. Lo stesso hanno fatto le edizioni del telegiornale delle 13 del TG5 e quello delle  13.30 del TG1. E’ la notizia più importante del giorno. Delle notizie d’apertura parlavo circa 15 giorni fa in “Top News“, dove riportavo alcune aperture del quotidiano regionale L’Unione sarda. Quindi eviterò di ripetere considerazioni fatte e rifatte.

Tuttavia, siccome parlo spesso dell’argomento, è l’occasione buona per fare un esempio pratico di ciò che intendo dire quando affermo che la maggior parte delle notizie e di quello che spacciano per informazione è costituita da notizie di nessuna utilità pratica per i cittadini. Questa di oggi è un esempio emblematico. E’ la notizia di apertura, la pià importante, abbiamo detto. Quindi si presume che chi opera nel mondo dell’informazione sia convinto che questa sia una notizia che interessa tutti o quasi tutti i cittadini. Ecco perché è la top news. Altrimenti sarebbe relegata all’interno del giornale, nella pagina della cronaca locale con appena “10 righe in cronaca“. Se invece è la notizia più importante significa che è di grande, anzi grandissimo interesse pubblico.

Bene, allora non resta che fare un piccolo esperimento. Basta chiederci quanto la notizia della condanna di Stasi ci interessi personalmente. Non intendo a livello di semplice curiosità per l’evento. Voglio dire quale interesse reale e quale utilità abbia per la vostra vita, per il lavoro, gli affetti, i rapporti sociali, programmi e progetti per il futuro. Se siamo onesti, scopriremo che non ha alcun valore; interesse pratico e reale uguale a zero. Non cambia di una virgola la nostra vita. E’ senz’altro importante per l’interessato, per familiari, parenti, amici e conoscenti, vicini di casa e, forse, concittadini. Ma per noi non ha alcuna utilità ed interesse; zero. Allora come mai una notizia che per la quasi totalità della popolazione italiana non ha alcun interesse reale diventa la notizia più importante della giornata, quella di apertura di quotidiani e telegiornali?

Una notizia, per essere considerata tale, deve avere utilità pubblica? Oppure qualunque notizia che riporti un fatto anche del tutto insignificante può essere considerata di interesse pubblico? Cos’è una notizia di interesse pubblico, come si valuta l’importanza di una notizia e con quale rilievo bisogna pubblicarla? Ecco, queste domande dovrebbero essere riportate a caratteri cubitali su grandi cartelli affissi nelle redazioni di quotidiani,  riviste e telegiornali. Domande cruciali che sono alla base del giornalismo e che dovrebbero porsi innanzi tutto gli addetti ai lavori, redattori, cronisti, giornalisti, inviati, corrispondenti e direttori. Ma anche i semplici cittadini. Prima o poi qualche domanda bisogna anche porsela, se vogliamo capire in che mondo viviamo. E se vogliamo cominciare ad avere una visione critica della realtà e cercare di difenderci dagli effetti nefasti di un’informazione assillante che ogni giorno ci scarica addosso una valanga di notizie del tutto inutili che occupano la nostra  mente con effetti negativi sulla funzionalità mentale, sulla memoria, la capacità di concentrazione e sulla salute in generale. Nessuno sembra preoccuparsi degli effetti negativi di un eccesso di informazione e si stimoli esterni ai quali siamo sottoposti quotidianamente e senza interruzione. Forse nessuno se ne occupa perché temono di scoprire quali effetti abbia per la salute fisica e mentale. Allora facciamo finta che tutto va ben, madama la marchesa.

A chi interessano queste notizie? In primo luogo e soprattutto a chi ci campa; a chi lavora nel mondo dell’informazione e grazie alla diffusione di notizie porta a casa uno stipendio. A loro interessa, e molto, la notizia della condanna di Alberto Stasi. Interessa perché ci fanno i titoloni d’apertura, i resoconti dei processi, riportano le sentenze, le interviste a familiari, avvocati ed esperti, imbastiscono dibattiti in televisione, ci ricavano intere puntate di programmi sulla cronaca nera con esperti di ogni genere, opinionisti e criminologi: c’è tutto un circo che si muove…e ci campa. Ma al comune cittadino quanto interessa? Zero o quasi. Ecco, quando cominceremo a capire questo sottile inganno che chiamano informazione, forse cominceremo ad essere più attenti e critici nel leggere le notizie, nell’ascoltare i servizi dei telegiornali che spesso si riducono ad essere portavoce e megafono del potere politico, economico, culturale. Cominceremo ad essere più diffidenti nei confronti di esperti tuttologi, a non lasciarci abbindolare dagli annunci di scoop, di “esclusive”, di rivelazioni epocali.

Proviamo ogni tanto, quando sentiamo certe notizie, a porci questa semplice domanda: mi interessa davvero e quanto?  E  questo flusso continuo di notizie che ci arriva in tempo reale da tutto il mondo,  ci serve davvero, ci aiuta a vivere meglio, ci arricchisce culturalmente, ci rende più sereni e felici, rende il mondo migliore? Credo proprio di no, la risposta è negativa e proprio le tragiche notizie di cronaca nera che riempiono ogni giorno le pagine sono la conferma. Non solo l’eccesso di informazione non ci migliora la vita, ma questa valanga di violenze quotidiane riportata dalla stampa ci avvelena, genera stress, ansia, angoscia, aggressività ed è causa di devastanti effetti sulla salute psicofisica che si riversano spesso in maniera tragica nei rapporti familiari e sociali. La cronaca della violenza genera violenza; che finisce in cronaca, alimentando un circolo vizioso con effetti tragici.

Top news

Le Top news sono le notizie d’apertura, le più importanti della giornata. Il titolo d’apertura può cambiare, secondo la linea editoriale della testata o le indicazioni del direttore, ma di solito riguarda la politica, l’economia, eventi di rilevanza nazionale ed internazionale o fatti di cronaca particolarmente gravi. Anche l’ambito di diffusione della stampa periodica può influire sulle scelte di un giornale, compresi gli articoli di prima pagina ed i titoli di apertura. Un grande quotidiano nazionale darà più spazio ai temi di interesse generale, un quotidiano regionale sarà impostato in gran parte su notizie di carattere locale. Ma l’apertura, e la prima pagina, generalmente è riservata a notizie di rilevanza nazionale o internazionale, mentre la cronaca regionale è collocata nelle pagine interne.

Bene, fra i siti che seguo regolarmente, c’è quello del quotidiano regionale L’Unione sarda. Contrariamente a quanto fanno altri quotidiani nazionali, L’Unione sarda non riporta gli articoli per intero, ma fa una specie di riassunto in poche righe dell’articolo e rimanda chi volesse leggerlo per intero all’edizione cartacea. E’ una scelta editoriale, avranno le loro buone ragioni. Ma quello che mi incuriosisce è che le notizie di apertura quasi sempre riguardano fatti di cronaca come incidenti stradali, incidenti sul lavoro, morti ammazzati per faide di paese, violenze di vario genere, sesso, droga (e rock’n roll).  Insomma, sembra un bollettino di guerra. Questa, salvo casi particolari, è l’impostazione del quotidiano. Tanto che circa un mese fa mi son preso la briga di prendere nota per qualche giorno di quale fosse la notizia d’apertura che compariva in testa alla pagina, accompagnata sempre da una grande foto, per ricavarne un curioso post in cui mostrare con ironia la linea editoriale del nostro maggior quotidiano regionale. Poi si lascia perdere, un po’ perché non vale la pena di dedicare tempo e pazienza a scrivere delle considerazioni che sono del tutto personali , un po’ perché alla gente, molto probabilmente, poco importa di notare queste curiosità. Eppure bisognerebbe farci caso, perché anche da queste piccolezze si può capire quale sia l’atteggiamento della stampa nei confronti della realtà quotidiana e quale sia il loro indice di priorità nel diffondere le notizie.

Oggi, però, l’eccesso di notizie di incidenti era tale che non si poteva non notarlo. Sembrava davvero un bollettino degli incidenti stradali a cura dell’Anas. Ed allora ho ripreso quel vecchio post, che avevo salvato giusto con i link ai titoli di apertura di una settimana. Li riporto così com’erano.

19 ottobre 2015: Nonnina nel dirupo al rientro dalla festa

20 ottobre 2015: Omicidio a Benetutti, allevatore di 51 anni freddato nelle campagne del paese.

– 21 ottobre 2015: Nuoro, sesso a pagamento nel centro massaggi. Blitz della polizia, 8 indagati.

– 22 ottobre 2015: Scontro frontale fra due auto; donna muore dopo salto di corsia.

– 23 ottobre 2015: Cagliari, violenza sessuale su un trans: due pregiudicati in manette.

– 24 ottobre 2015: Cagliari, scippo davanti all’ospedale; ragazza in cella insieme ai due fratelli.

25 ottobre 2015: Incidente mortale nella notte a Olbia: muore scooterista di 29 anni.

Ecco, queste erano le Top news dell’Unione sarda nella settimana dal 19 ottobre al 24 ottobre. Viene da sorridere notando che la Top news del 19 ottobre, la notizia più importante della giornata, sia quella che riporta la caduta di una vecchietta che rientrava a casa dopo la festa del paesello, a San Vito. Una volta queste erano notizie da riportare con dieci righe in cronaca nelle pagine interne. Oggi diventano “Top news“, la notizia più importante della giornata, titolone d’apertura “La nonnina nel fossato“. All’Unione devono avere una strana idea della rilevanza dei fatti di cronaca. Deve essersi verificato qualche strano incidente di percorso  nell’evoluzione della stampa.

Sarà un caso particolare, una curiosa coincidenza? Sarà che proprio in quei giorni i cronisti erano tutti in ferie e le notizie di prima pagina le scriveva un apprendista aspirante praticante giornalista in prova che aveva seguito un corso accelerato per corrispondenza tenuto da Topo Gigio? No, evidentemente è proprio la linea editoriale del nostro quotidiano. Ecco, infatti, la “Top news” di oggi: “Sestu, auto fuori strada, muore una ragazza“. Fatta salva la pietà ed il rispetto per i morti, sinceramente vi sembra che questa possa essere la notizia più importante della giornata per i sardi e la Sardegna? Posto che familiari, parenti ed amici saranno già informati del tragico incidente, che interesse può avere per un sardo di Alghero, di Olbia, di Tresnuraghes o Noragugume? E’ una notizia di interesse generale? No, non lo è. Punto. Quindi usarla come “Top news” e notizia di apertura è quantomeno anomalo e poco corretto. Ma andiamo oltre, vediamo quali sono le altre notizie di prima pagina di oggi.

Eccole qui, esattamente sotto la Top news di apertura questo è l’elenco delle notizie di “Primo piano“. Stiamo parlando sempre di notizie che dovrebbero essere quelle più importanti della giornata: 1) Pedone travolto alla Caletta. 2) Scontro frontale a Muravera. 3) Coniugi morti in auto a Ussana. 4) Moto fuori strada a Lanusei. 5) Villacidro, incidente all’ippodromo. A noi sardi il terrorismo dell’Isis, gli attentati di Parigi, l’invasione degli immigrati, la disoccupazione e la povertà in crescita ci fanno un baffo. Quello che ci interessa sono gli incidenti stradali. O almeno, da quello che si vede, questo è ciò che pensano all’Unione sarda. Che interesse possono avere queste notizie per il 99,9% dei sardi? Qualcuno all’Unione se lo chiede? Non è un quotidiano d’informazione, è un bollettino stilato dalla Polizia stradale. A chi può interessare? Direi soprattutto alle Agenzie di pompe funebri, alle ditte di soccorso stradale e, se le auto non sono troppo malridotte, ai carrozzieri. Non sono cinico, sto giusto facendo una considerazione logica e razionale. Eppure questa è quella che spacciano per informazione, per servizio pubblico. E guai a criticarli, vi accusano subito di attentare alla libertà di stampa ed alla libera informazione.

Continuo ad avere molte perplessità su ciò che intendono oggi per informazione e servizio pubblico. Ed ogni giorno ho la conferma che ciò che penso da sempre sulla stampa e sui media non è una mia fissazione, ma è la pura e semplice verità riscontrabile quotidianamente. Riempiono le pagine di notizie inutili per evitare di parlare di cose serie che interessano davvero i cittadini. Mi viene in mente un vecchio post di 12 anni fa (ottobre 2003). Avevo aperto da poco questo blog e, a dimostrazione che questo argomento lo sento particolarmente, dedicai un post “Notizie inutili” ad una frase di Emilio Fede, direttore del TG4. Dopo una serie di notizie varie, disse chiaramente “Ed ora una notizia di utilità collettiva“. La notizia riguardava uno sciopero del personale delle Ferrovie che, quindi, interessava tutti gli italiani. E concludevo amaramente: “Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente…non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili…sono inutili. E se sono inutili…perché le dicono?“.  Già, perché?

Dicevo anche che bisognerebbe chiedersi quale sia il vero interesse pubblico delle notizie che ci propinano ogni giorno e spacciano per informazione. Scrivevo: “Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi.”. E allora che senso ha questo gigantesco apparato mediatico che sulla stampa, radio e televisione, internet,  ci inonda di milioni di notizie da tutto il mondo in tempo reale? A chi giova veramente? Certo giova molto a chi ci lavora e ci campa; molto meno ai cittadini.

Ecco, bisognerebbe fare questo piccolo esperimento, ogni volta che leggiamo un quotidiano, una rivista o seguiamo in televisione un telegiornale o un talk show. Forse la gente non si rende conto di quanto sia importante un’informazione seria, corretta e di vera utilità per i cittadini. I media formano l’opinione pubblica che è quella che poi opera le scelte politiche, etiche, sociali, culturali e condiziona perfino i consumi. Chi ne conosce il potere lo usa a proprio beneficio; i cittadini che non ne conoscono i meccanismi non hanno difese nei confronti dell’informazione (e della pubblicità) e sono alla mercé di operatori senza scrupoli che manipolano l’informazione a proprio vantaggio. I cittadini dovrebbero essere informati di questo pericolo. Ma chi dovrebbe informarli? Ovvio, i mezzi d’informazione che, però, non lo faranno mai perché sarebbe contro il loro interesse. Cari cittadini, mi sa che siete fregati, comunque, senza scampo.

Decine di post dedicati a questo argomento sono riportati nella colonna a lato sotto la voce “Mass media, società e violenza“, “E’ la stampa, bellezza”, e “Stampa, TV, Web“.

 Vedi

Pane, sesso e violenza

Mondiali e delitti

Il Papa ha ragione

Quei farabutti della stampa

Libertà di stampa, per chi?

La stampa (e la rincorsa verso il basso)

Guardi siti porno?

Stampa copia/incolla

Stampa di regime

Cronisti copia/incolla

Ma soprattutto, a conferma del fatto che non sono io ad avere la fissazione di prendermela con la stampa,  vale la pena di leggere questo articolo che ho citato spesso in passato e che spiega molto meglio di quanto possa fare io la deriva della stampa di oggi:” Troppe tette e culi.  Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip“. E’ un articolo pubblicato anni fa sul quotidiano spagnolo El Pais, poi tradotto e pubblicato su La Stampa nel 2007. L’autore è il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa. Prende spunto per l’articolo dal dilagare del gossip su tutti i mezzi d’informazione. Ecco cosa scrive: “…da cinque giorni, non riesco a evitare d’imbattermi, qualsiasi giornale apra e qualsiasi programma di notizie ascolti o veda, nel corpo nudo della signora Cecilia Bolocco Menem.”.

La signora alla quale si riferisce è questa a lato, Cecilia Bolocco, Miss Cile 1987 e poi, nello stesso anno, anche Miss universo. Sposata poi dal 2001 al 2007 con l’ex presidente argentino Carlos Menem. E questa foto è una di quelle che riempivano tutte le riviste spagnole in quel periodo. La nostra stampa non è certo da meno di quella spagnola.  In quanto a gossipate non ci batte nessuno.