Adinolfi e il vitellino

Chi non ama gli animali, la musica, l’arte, la natura, la bellezza, non ama neppure se stesso; ed ancor meno gli altri. Sono persone dall’animo arido come un deserto, incapaci di provare sentimenti, più disposti all’odio che all’amore e capaci di rovinarvi l’esistenza scaricandovi addosso la loro negatività (esattamente quanto fa quotidianamente la televisione: ma questa è un’altra storia). Statene lontani. Amara constatazione, forse eccessiva, ma più reale di quanto si pensi. Mi è venuta in mente leggendo oggi un articolo che riporta alcune dichiarazioni di Mario Adinolfi: “Gli animali non vanno in paradiso; non hanno anima.”.

E’ curioso che si affermi che gli animali non abbiano un’anima, visto che la stessa etimologia direbbe il contrario. Ma questa è una vecchia disputa, e la Chiesa ha sempre negato che gli animali possiedano un’anima. In fondo, al di là di questioni teologiche, quello che conta non è che abbiano o  no un’anima; conta il rapporto di affetto che ci lega ai nostri fedeli compagni di viaggio. Lord Byron aveva un rapporto specialissimo con il suo cane Boatswain. E quando il suo amato cane morì a causa della rabbia, eresse un monumento funebre e gli dedicò questo epitaffio: “Qui accanto riposa chi aveva bellezza ma non vanità, forza ma non arroganza, coraggio ma non ferocia, ed ogni altra virtù, ma nessun vizio conosciuto all’uomo.”. Ecco, forse i cani non hanno un’anima come l’uomo, ma certo non hanno i vizi dell’uomo. E’ già tanto; ed è un punto a favore dei cani.

Se Adinolfi si fosse limitato a dire che gli animali non vanno in paradiso non gli avrei dedicato attenzione. Ma è andato oltre. Ecco cosa aggiunge: “Gli occhi del vitellino non mi commuovono, preferisco la scaloppina cucinata bene“. Se pensava di fare una battuta non dimostra grande senso dell’umorismo; non fa ridere. Se non è una battuta è ancora più esecrabile perché inutilmente sarcastica. Non sono vegano, non sono nemmeno animalista, e mangio la carne, anche se non ne vado pazzo. Ma non c’è bisogno di essere fanatici animalisti per notare che quella affermazione è di una crudeltà eccessiva e fuori luogo. Quelle parole denotano cinismo, mancanza di sensibilità, cattiveria d’animo ed una pericolosa predisposizione innata alla violenza. Mi ricorda quei bambini terribili e un po’ satanici che si divertono ad infilzare le lucertole o torturare i gattini. Gli animali forse non hanno un’anima, ma provano gli stessi sentimenti che proviamo noi umani; affetto, gioia, dolore. E come tali meritano rispetto.

Il fatto che, come dichiara nell’intervista, sia orgoglioso della sua militanza come servizio d’ordine in cortei e manifestazioni studentesche, e vada fiero delle sue imprese giovanili da picchiatore sessantottino, dimostra che non ha propriamente l’animo di un innocente e mansueto agnellino. Non ho mai dedicato molta attenzione a questo personaggio che sembra solo una copia di Giuliano Ferrara, di cui ha la stessa corporatura, lo stesso spirito polemico, ma non l’ingegno.  Penso che si sia guadagnato spazio mediatico per le sue battaglie in difesa delle posizioni della Chiesa sulla famiglia, l’eutanasia e le unioni civili. Prima mi era solo indifferente; ora, per usare un elegante eufemismo,  mi sta sulle palle. In un certo senso ha fatto un salto di qualità. Ho sempre pensato che per capire le persone bisogna fare attenzione a quello che dicono, ma ancor più a quello che NON dicono (ma questo meriterebbe un discorso a parte).

Quando si incontra una persona sconosciuta, osserviamo l’aspetto fisico, il volto, i gesti, l’atteggiamento, lo sguardo, perfino il tono di voce, la proprietà di linguaggio. In brevissimo tempo, istintivamente, ci facciamo un’idea, positiva o negativa, di quella persona; bastano anche poche parole, una battuta più o meno felice.  Così succede con Adinolfi: “Gli animali non hanno l’anima”, dice.  E su questo si potrebbe discutere a lungo. Dice ancora che “gli occhi del vitellino non lo commuovono“. E su questo, invece, non c’è niente da discutere; provoca un’immediata reazione allergica, come strofinarsi sulle palle una medusa urticante. Forse è meglio essere animali senza anima, piuttosto che umani senza cuore. In ogni caso è meglio non essere Adinolfi.

Più conosco gli uomini, più amo i cani” (Heinrich Heine 1797-1856)

Vedi: “Cane e padrone” (2008)

Sessantotto, ma non li dimostra

Tre giorni fa, nel post “Studenti d’Italia“, parlavo degli effetti dei movimenti di protesta degli anni ’60/’70, degli ideali rivoluzionari, della rabbia giovanile e dell’utopia di cambiare il mondo. Il mondo è rimasto più o meno com’era (anzi, forse, è addirittura peggiorato; basta pensare alle centinaia di vittime degli anni di piombo), i rivoluzionari si sono imborghesiti, hanno pian piano scordato gli slogan e gli ideali, i sogni sono “morti all’alba” e le tante domande sono ancora sospese nell’aria; la risposta a quelle domande, ancora oggi, “soffia nel vento“, come cantava Dylan nel 1963.  Intanto Dylan è diventato miliardario, i poveri continuano ad essere poveri, centinaia di migliaia di giovani sono morti in Vietnam ed in tutti i conflitti che da allora continuano a portare morte e distruzione nel mondo, chi aveva il potere continua a tenerselo stretto, i media continuano a plagiare le menti, i giovani continuano a commettere errori di cui si renderanno conto solo invecchiando, le mille domande  restano inascoltate e le risposte continuano a volare nel vento, inafferrabili. Si dovrebbe imparare dall’esperienza passata, ma, per un destino atroce e beffardo, ogni nuova generazione deve ripetere gli stessi errori e compierne di nuovi,  deve imparare a proprie spese, sulla propria pelle, spesso tragicamente.

 E come è andata a finire tanta rabbia giovanile, tanta voglia di cambiare il mondo? E’ andata a finire che è stato il mondo a cambiare loro. Così, giorno dopo giorno, anno dopo anno, molti di quei ragazzi del ’68, che urlavano contro il potere, la ricchezza, i padroni, l’America, gli agi, la borghesia, la scuola, si sono adeguati, adattati, hanno rinunciato alle utopie rivoluzionarie. I più hanno trovato un modesto lavoro in fabbrica o in ufficio. I più fortunati (o più furbi)  si sono sistemati benissimo nei vari campi lavorativi, dalla politica al giornalismo, dal commercio all’insegnamento o nel mondo dello spettacolo. Già, quelli che contestavano gli insegnanti, li minacciavano e distruggevano le aule scolastiche, oggi, incredibilmente, siedono in cattedra, dirigono giornali, siedono in Parlamento, fanno i tribuni in televisione pagati a suon di milioni. Hanno fatto carriera; tutti sistemati.

Sono nomi ormai famosi di politici, giornalisti, scrittori, conduttori televisivi, direttori di prestigiosi quotidiani: Gad Lerner, Michele Santoro, Paolo Mieli, Paolo Liguori, Giuliano Ferrara, Massimo Cacciari, Renato Mannheimer, Giampiero Mughini, Ritanna Armeni, Toni Capuozzo,  Erri De Luca, Carlo Panella, Vincenzo Gallo (Vincino), Ferruccio De Bortoli, Sergio Cofferati, Gino Strada, ed altri più o meno noti.

Molti di questi rivoluzionari della domenica hanno abbandonato l’eskimo per il loden, ed oggi stanno in pantofole a godersi la meritata pensione. Oppure sono ancora in piena attività politica o professionale:  sono scrittori e intellettuali di successo, autorevoli firme giornalistiche o, addirittura, direttori di storiche testate, di organi di stampa della borghesia, come Mieli e De Bortoli, o celebri e celebrati conduttori televisivi, come Gad Lerner e Santoro.  Uno per tutti,  Mario Capanna,   il leader più noto e arrabbiato del Movimento studentesco sessantottino,  che ha fatto carriera politica ed è entrato in Parlamento (mentre i sessantottini che lo seguivano,  se gli è andata bene, si sono sistemati in banca, in uffici pubblici, a scuola, o sono finiti in fabbrica; perché questa è la fine di tutte le rivoluzioni, qualcuno sale al potere e gli altri crepano). Oggi, grazie ai benefici da ex parlamentare,  gode di una pensione di 5.000 euro al mese (alla faccia dei sessantottini di allora e degli italiani che, dopo una vita di duro lavoro, prendono pensioni minime da fame). E siccome qualcuno gli contestava questi benefici (a lui, come a molti altri) che contrastano con la sua storia di lotte contro i privilegi, tempo fa è andato in televisione, all’Arena di Giletti,  a difendere appassionatamente la legittimità della sua “rendita” (“Il curioso caso di Mario Capanna; da leader studentesco a difensore dei vitalizi“) .

Ecco perché, vedendo le immagini di questi cortei studenteschi, sentire i soliti slogan, vedere i soliti striscioni, viene tristezza. Sono convinti di essere migliori del resto della società e di lottare per ideali giusti e sacrosanti, per una giusta causa. Devono dare sfogo alla carica contestatrice che è fisiologica nei giovani. E si aggrappano al primo vessillo che qualcuno gli mette in mano, che molto spesso è una bandiera rossa. Si illudono di cambiare il mondo e non sanno che sarà il mondo a cambiare loro. Non immaginano che finiranno tutti come i loro padri, ex sessantottini che oggi sono in pensione, che si indispettiscono (come Capanna) se qualcuno gli fa notare l’incoerenza con le loro lotte giovanili. Non sanno, però, che non avranno la fortuna dei padri, non avranno le stesse possibilità, né le stesse opportunità di lavoro,  e nemmeno la stessa pensione.

No, questi sono già fregati in partenza. Ma non lo sanno e impiegheranno molti anni a capirlo. Ecco perché fanno tristezza; perché hanno la possibilità di capire il mondo guardando il passato, e di evitare di commettere gli stessi errori, ma non lo fanno. La storia si ripete continuamente, ma l’uomo non impara mai dal passato, non fa tesoro dell’esperienza, deve sbagliare di nuovo, sempre, sulla propria pelle. Certo, sventolare una bandiera rossa fa sempre il suo bell’effetto cromatico, ma quante fregature e tragedie ci sono dietro quelle bandiere color sangue. Ma quei ragazzi non lo sanno ancora. E’ il tragico destino dell’umanità; bisogna invecchiare per capire gli errori giovanili. E quando ormai pensi di averlo capito non ti serve a niente, perché stai per crepare.

Album di famiglia di alcuni dei sessantottini di successo.

Servire il popolo: Angelo Arvati, Marco Bellocchio, Pierangelo Bertoli, Renato Mannheimer, Antonio Pennacchi, Fulvio Abbate, Antonio Polito, Barbara Pollastrini, Michele Santoro, Linda Lanzillotta, Nicola Latorre.

Potere operaio: Massimo Cacciari, Paolo Mieli, Toni Negri, Oreste Scalzone, Valerio Morucci, Adriana Faranda, Ritanna Armeni, Francesco “Pancho” Pardi, Lanfranco Pace, Gaetano Pecorella.

Lotta continua: Adriano Sofri, Luigi Manconi, Gad Lerner, Paolo Liguori, Giampiero Mughini, Toni Capuozzo, Paolo Cento, Enrico Deaglio, Erri De Luca, Gianfranco Micciché, Vincenzo Gallo (Vincino), Carlo Panella, Francesco Pigliaru, Marco Rizzo, Giorgio Pietrostefani,  Mauro Rostagno, Marco Boato, Guido Viale.

Movimento studentesco: Mario Capanna, Sergio Cofferati, Alfonso Gianni, Gino Strada, Giuseppe Liverani.

Movimento lavoratori per il socialismo: Gianni Barbacetto, Stefano Boeri, Tito Boeri, Michele Cucuzza, Sergio Cusani, Nando Dalla Chiesa, Ferruccio De Bortoli, Paolo Gentiloni, Claudio Pagliara, Salvatore Toscano, Luca Cafiero.

 

Tiscali e la par condicio

Anche oggi nella mia casella di posta c’è una sorpresa. Non è la solita donnina mezzo nuda. C’è anche quella, immancabile (Sesso: dose quotidiana), la bellona del giorno, della quale non ricordo il nome, che annuncia con grande soddisfazione ed orgoglio che lei a letto “ama fare scintille“. Bene, ora che lo sappiamo, ne siamo felici per il suo partner, ma non ce ne può fregar di meno! Ma la sorpresa è un’altra. C’è un banner che rimanda al blog di Oliviero Beha e che riporta un articolo che esalta Ingroia e la sua salita/discesa in politica. “E’ l’uomo giusto per la nuova resistenza“, dice Beha che definisce il pm di Palermo come magistrato senza macchia e senza paura…”. Come gli antichi cavalieri delle favole. Gli manca solo la spada,  l’elmo dorato con le piume di struzzo, lo scudo, il cavallo bianco e la Tavola rotonda. Ma col tempo il nostro novello Ivanhoe, versione 2000, si farà.

Due notazioni. La prima riguarda Beha il quale, qualche tempo fa, nella sua rubrichetta sul portale Tiscali,  si lamentava del fatto che la televisione non gli desse abbastanza spazio. Non è chiaro a che titolo Beha rivendicasse il suo spazio in TV e perché lui debba avere dello spazio ed altri mille giornalisti, invece, non debbano averlo. Mi ricorda Santoro il quale, ospite da Celentano a Rockpolitik, rivendicava a gran voce “Voglio il mio microfono“. Al che viene spontaneo chiedersi perché Santoro debba avere, quasi per diritto divino, il suo microfono e tantissimi suoi colleghi no. Ma, come ho ripetuto spesso, a proposito di questo curioso doppiopesismo della sinistra, si potrebbe dire, parafrasando Pascal, che la sinistra ha una strana logica che la logica non conosce.

Sarà vero che Beha non ha lo spazio e la visibilità che gli competono? Se non ricordo male, ha o aveva una sua rubrica in radio. Ha o aveva uno spazio in televisione su RAI3. Di recente quello spazietto si è allargato ed è diventato un programma tutto suo, al mattino, sempre su RAI3. Scrive sui quotidiani, ha un suo blog, ha una rubrica fissa sul portale Tiscali e chissà cos’altro ancora che mi sfugge. Ma si sa, quando si ha tanto da dire lo spazio non basta mai. L’importante, però, è lamentarsi ed assumere sempre l’atteggiamento della vittima (Santoro docet). E siccome Beha ha tantissimo da dire e si tratta di pensieri cruciali per il futuro dell’umanità, ecco che, nel caso ti fosse sfuggito il suo blog, ti fanno arrivare i suoi messaggi direttamente nella tua casella di posta. Olè.

La seconda riflessione riguarda il patron Tiscali, Renato Soru, nonché editore de L’Unità. Uomo di punta della sinistra isolana, già Governatore della Sardegna e quasi candidato PD alle prossime elezioni. Dico “quasi“, perché dopo un primo annuncio che lo dava per candidato sicuro, a seguito delle recenti vicissitudini, le dure proteste e la ribellione del PD sardo nei confronti della direzione nazionale in merito alle candidature al Parlamento (cosa di cui non c’è il minimo accenno nella stampa nazionale), non si hanno più notizie certe. Bene, immagino che Soru, in qualità di esponente del PD, sia un sostenitore della par condicio, uno di quelli che magari sbraitano contro l’eccessiva presenza in TV di Berlusconi, uno di quelli che, appena Silvio appare in TV,  si appellano alla Commissione di vigilanza per controllare, cronometro alla mano, quanto tempo occupi il Cavaliere.

A proposito, qualcuno ha controllato, subito dopo l’uscita di Fini dal PDL, quanto tempo passava un tale “Bocchino” in TV? Lo si vedeva ovunque, a reti unificate, a qualunque ora del giorno, dal mattino, al pomeriggio, alla sera; Tutto Bocchino, minuto per minuto. Sembrava possedere il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Magari, per non perdere tempo, dormiva in uno stanzino della RAI. Qualcuno, allora, ha protestato? E’ intervenuta la Commissione di vigilanza? No, perché siccome sparava a zero su Berlusconi, era funzionale alla causa, la “buona causa” della sinistra, s’intende. Di recente, in occasione delle Primarie del PD, abbiamo assistito ad una presenza continua di Bersani, Renzi & C. in tutte le reti ed ovunque ci fosse un microfono ed una poltrona. Qualcuno ha protestato? La Commissione di vigilanza è intervenuta? No. Anche questo dilagare televisivo, col pretesto delle primarie, era funzionale alla causa ed ha fatto guadagnare qualche punto nei sondaggi al PD. Quindi…tutto va ben, madama la marchesa. Compagni, zitti e Mosca!

Eppure, ancora oggi, il ritornello della sinistra è che Berlusconi sia troppo presente in TV. A pensarci bene, nell’ultimo anno, Berlusconi, a parte i servizi dei telegiornali,  non ha partecipato a nessuno dei talk show politici. Non lo abbiamo visto a Ballarò di Floris, né ad Annozero di Santoro, né a L’Infedele di Gad Lerner (Oh,Lerner. Vedi “La semantica sinistra di Gad Lerner”), né ad Omnibus, né ad Otto e mezzo della Gruber, né in alcuna di quelle passerelle per politici momentaneamente sfaccendati. Passano più tempo in televisione che in Parlamento.  Abbiamo visto, invece, sempre e solo le solite facce di rappresentanza mediatica (strano che, come per i calciatori, non abbiano ancora fatto le “Figurine Panini” dei politici); quelle facce che preferiscono la telecamera alla Camera e si sentono più a loro agio davanti ai microfoni televisivi, piuttosto che a quelli del Parlamento.

Ma appena Berlusconi decide di mostrarsi in TV, apriti cielo, scatta l’allarme generale e perfino la Commissione di vigilanza, che dormiva beatamente, improvvisamente si sveglia e comincia a cronometrare gli interventi in TV. Miracolo, quella Commissione non interviene mai; forse dormono o sono in ferie, o magari sono in missione speciale  all’estero, per studiare come funziona la Vigilanza nel Burkina Faso. Hanno mai verificato, per esempio, la par condicio e la presenza dei politici in quella specie di TG3 allungato che è RAI News24, appendice informativa di RAI3 (da sempre controllata dal PCI-PDS-DS-PD) e diretto fino a pochi giorni fa da Corradino Mineo che, guarda caso, si è candidato con il PD? Ne dubito. Insomma, sono assenti. Ma se riappare Berlusconi, allora sono di punto in bianco svegli come grilli in una notte d’estate.

A proposito di presenze mediatiche, anni fa ci fu la solita levata di scudi, proteste ed accuse contro Berlusconi per la sua presenza in TV. I quotidiani erano scatenati, l’ineffabile Gad Lerner dedicò addirittura una puntata speciale alla eccessiva presenza mediatica di Berlusconi. Anche allora tutta la sinistra compatta, come sono al solito in occasione di battaglie decisive, si scagliò contro l’odiato Cavaliere. Bene, successe allora che il Corriere della sera fece un’indagine e pubblicò i dati delle presenze dei vari politici in TV. E quale fu il risultato? La risposta, sorprendente,  è in questo post del 2006: “Politici in TV“.

Ma torniamo al messaggio di Beha. Mi viene da ridere a pensare cosa sarebbe successo se, invece di un pezzo di Beha, nella casella di posta, fosse stato inviato un pezzo di Sallusti o Feltri, o un articolo di Ferrara, di Facci, di Porro. O un articolo di Mario Sechi che promuove l’Agenda  Monti. Apriti cielo, si sarebbe scatenata ancora una volta la santa crociata contro la destra che occupa tutti gli spazi e controlla l’informazione. Avrebbero richiesto a gran voce l’intervento degli organi di vigilanza e proposto chissà quali sanzioni pecuniarie o, forse, anche corporali, a base di frustate nella pubblica piazza.

Per fortuna questo non succede, e non può succedere, perché Tiscali è del patron Soru il quale è in prima linea, come esponente della sinistra, nel rispettare tutte le opinioni e garantire a tutti pari opportunità, par condicio e spazio al pluralismo. Ecco perché sono convinto che, nei prossimi giorni, per garantire questo pluralismo, dopo l’articolo di Beha a favore di Ingroia, troveremo nella casella di posta, altri articoli a favore di Bersani, Casini, Berlusconi, Vendola e perfino, per le pari opportunità uomo/donna, messaggi propagandistici a favore delle liste e dei movimenti di Cicciolina e Flavia Vento. Ne sono certo.

Nota

Ecco un buon esempio di cosa intende la sinistra per pluralismo e par condicio: “Gad Lerner e San Faustino”.

Ed ecco un altro esempio del classico doppiopesismo sinistro in questo vecchio post del 2006: “I coglioni sono due“.

Che culo, ragazze!

Sì, hanno proprio un bel cu…pardon, una bella fortuna! Ormai quello che chiamano  “lato B” spopola ovunque, te lo ritrovi anche dove non te lo aspetti. Non mi stupirei, pertanto, se fra i tanti messaggini che il Papa lascerà sul suo account Twitter, aperto recentemente e che sarà attivo dal 12 dicembre, prima o poi compaia anche il “Lato B”…di qualche vecchio cardinale. Mai dire mai!

Ma dove ho trovato questa rassegna di “fortune” in bella esposizione? Su un sito porno? Una rivista di modelle, divette, calendari e belle ragazze in cerca di notorietà e di qualche foto in prima pagina? No, è una foto che compare oggi nella Home page di quel serissimo, composto, intellettuale e professorale quotidiano d’informazione on line che è Il Foglio di Giuliano Ferrara. Olè. E’ una foto di gruppo delle finaliste che hanno partecipato al concorso di “Miss Lato B“, tenutosi di recente in Brasile.

Miss lato B Brasile 2012

Beh, se anche Il Foglio comincia a pubblicare foto di culi in bella mostra siamo proprio alla fine del mondo. Certo che, in verità, è sempre meglio che la foto di Monti, di Vendola o di Rosi Bindi. No? Ma c’è anche un’altra spiegazione.

L’informazione, sia a mezzo stampa che in TV o internet, è talmente faziosa e inattendibile, che non ci si meraviglia più che i media siano in mano a pseudo giornalisti, intellettuali, opinionisti, editorialisti, esperti di ogni genere che, come suol dirsi, hanno la faccia come il culo. Ergo, uno più, uno meno, non fa differenza. Anzi, almeno questi sono semplicemente quello che appaiono; non scrivono, non emettono sentenze, non giudicano, non lanciano proclami, non si fanno passare per quello che non sono, non si fanno pagare cifre stratosferiche e non hanno un vitalizio, vita natural durante, come i nostri parlamentari. Sono solo culi, semplicemente culi. Grazie al cielo!

Catastrofi

Oggi arriva la conferma degli effetti catastrofici del riscaldamento globale. Dopo lo scioglimento dei ghiacci polari e lo scioglimento del sangue di San Gennaro, ieri, dopo 30 anni, si sono sciolti anche i R.E.M. Si teme in futuro per lo scioglimento di Giuliano Ferrara che causerebbe un improvviso innalzamento del livello di colesterolo sul territorio nazionale. Intanto un gruppo di scienziati dell’università di Pompu lancia una nuova proposta per raffreddare il pianeta: tenere aperti i frigoriferi.

Obama "incanta" il Corriere.

Mentre è in pieno svolgimento la campagna elettorale USA per le elezioni di medio termine, democratici e repubblicani, per sostenere la loro campagna, cercano finanziamenti. E’ risaputo che da loro i finanziamenti ai partiti sono pubblici, tutti possono devolvere soldi per la causa. Anzi, si organizzano manifestazioni specifiche e finalizzate col preciso scopo di recuperare soldi. Bene, niente di strano. Lo fanno i repubblicani e lo fanno i democratici. Ma come ne parlano i nostri media? Si limitano a riferire le notizie? Magari!

Bisogna ricordare che da noi, come ormai hanno capito anche i sassi, esiste uno strano  tipo di bilancia, per cui quando si valutano le azioni dei nostri partiti e schieramenti politici, secondo le circostanze e la convenienza, questa bilancia adopera pesi diversi. Il risultato è che tutto quello che fa, dice, pensa la sinistra è sempre ottimo, buono e giusto, democratico ed auspicabile. Tutto ciò che fa la destra, fossero anche le stesse cose della sinistra, è sempre sbagliato, anticostituzionale, demagogico, populista, antidemocratico e fascista. Così è, basta saperlo. Già, questo succede in Italia, ma cosa succede quando parlano dei fatti politici di altri paesi? Ecco cosa succede.

Qualche giorno fa, sul Corriere.it c’era un articolo di Alessandra Farkas che parlava proprio di questa campagna di finanziamenti. E riferiva che Michelle Obama, in un solo giorno, è riuscita a raccogliere un milione di dollari. Un miracolo, tanto che la Farkas ne parla in termini entusiastici, con tutte le lodi possibili nei confronti della first lady. Arriva perfino a definire Michelle “sexy ed elegante“. Sarebbe come definire Giuliano Ferrara “aitante e slanciato“. Ma, si sa, è questione di gusti ed i criteri estetici sono sempre soggettivi. Tempo fa una grande rivista americana di moda pubblicò una classifica delle donne più eleganti. E indovinate chi c’era al primo posto. Ma lei, ovviamente, Michelle Obama.

Del resto, è tutto comprensibile nel contesto di quell’innamoramento collettivo verso Obama che  pare aver colpito il mondo come un’epidemia; ne parlavo tempo fa in “Tutti matti per Obama“. Così innamorati che hanno assegnato a Barack il Nobel per la pace…preventivo, in attesa di conferma; una specie di acconto sui futuri miglioramenti. Porta avanti le stesse guerre di Bush, ma Bush era un guerrafondaio sanguinario, Obama è Nobel per la pace. Stranezze della politica. Insomma, per il nostro Corriere anche Michelle ha compiuto un miracolo. Infatti titolava: “Michelle incanta il galà delle stelle“. Ecco, adesso è chiaro, se Michelle cerca fondi per il partito democratico “Incanta il galà…”.

Beh, ma anche i repubblicani cercano fondi. E cosa ci dice il Corriere della raccolta finanziamenti dei repubblicani? Ne parla proprio oggi in un articolo della corrispondente dagli USA. Ed Ecco cosa dice oggi ancora la Farkas: “Elezioni USA, si vince con gli sponsor“. Già dal titolo si capisce che questa volta cambia l’aria, l’atmosfera e non c’è nessuno che “Incanta il galà”. Anzi, c’è aria di cospirazioni, di intrighi, di accordi sospetti, di finanziamenti poco leciti e anonimi. Insomma questi repubblicani non incantano nessuno, ancora meno la nostra corrispondente Farkas, per la quale la campagna finanziamenti dei repubblicani è un “Blitz” organizzato per “Comprare le elezioni“. Infatti, ecco come inizia il suo articolo: “Le elezioni si possono comperare. E’ questo il calcolo dei gruppi conservatori statunitensi che hanno montato un blitz elettorale senza precedenti per assicurare la vittoria ai loro candidati alle elezioni del prossimo 2 novembre.“.

Chiaro? Questa è quella che chiamano libertà di stampa. Ovvero la libertà di manipolare le notizie ed i fatti e presentarli in modo funzionale al pensiero dominante politicamente corretto da “Obama fan club”. Il risultato è questo: se i democratici cercano fondi, Michelle “Incanta“, se li cercano i repubblicani è un “Blitz” per comprare le elezioni. Si vede che anche negli USA cominciano ad usare quella strana bilancia “Made in Italy“. E’ la stampa bellezza…