Tali e quali

C’era una volta un tale che era tale e quale il padre. Vedendoli insieme la gente esclamava: “Tale il padre, tale il figlio”. Tali e quali. Il padre era tale e quale il figlio, ed il figlio era tale e quale il padre. Tanto che era difficile stabilire chi fosse tale e chi fosse quale; e spesso si scambiava tale per quale e quale per tale. Questo tale, però, era tale e quale un altro tale di un vicino villaggio.
Ed anche questo secondo tale era tale e quale il padre. Il padre di questo secondo tale, essendo tale e quale il figlio, che era tale e quale al primo tale, il quale, a sua volta, era tale e quale il padre, era, quindi, tale e quale il padre del primo tale.
Ma anche il primo tale, essendo tale e quale il padre, che era tale e quale il padre del secondo tale, il quale era tale e quale il figlio, era, quindi, tale e quale il secondo tale. Erano tutti tali e quali.
Ora avvenne che il primo tale ebbe un figlio che era tale e quale il padre e poiché il padre era tale e quale suo padre anche il figlio di tale era tale e quale il padre e tale e quale il nonno.
Avvenne poi che anche il secondo tale ebbe un figlio che era tale e quale il padre.
E così…ma è una lunga storia che andò avanti per anni e anni e per generazioni; e vissero tutti a lungo, felici e tali e quali. Questa storia è tale e quale un’altra storia che cominciava così: “C’era una volta un tale che era tale e quale il padre…”. Tale e quale.

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Sangue e arena.

Il cinema è una delle mie passioni, la musica pure. Così succede che le cose che ricordo più facilmente del cinema sono le scene musicali. Ovvio, no? Oggi mi è venuto in mente “Sangue e arena“, vecchio film del 1941, con un cast eccezionale: Tyrone Power, Rita Hayworth, Linda Darnell, Antony Quinn. Il film è tratto dal romanzo omonimo di Vicente Blasco Ibáñez del 1908. Già nel 1922 se ne era fatta una prima edizione cnematografica con Rodolfo Valentino. Ma quello che riscosse un grandissimo successo fu il remake del ’41 del regista Rouben Mamoulian. E’ la storia di un torero, Juan Gallardo, che raggiunge il successo, torna al suo paese, sposa la sua amata Carmencita (la splendida Linda Darnell, uno dei più bei volti del cinema), ma poi sedotto da una avvenente Dona Sol (l’altrettanto bella Rita Hayworth) inizia il declino fino alla tragica fine nell’arena.

 Di questo film ricordo almeno due perle musicali.

La prima è una serenata cantata sotto la finestra di Carmen, la seconda è “Verde luna“, cantata da Dona Sol, nel suo giardino incantato. In verità, non è Rita Hayworth a cantare, ma un’altra interprete, Graciella Parraga). La serenata, invece, è quella che tutti conoscono come “Giochi proibiti“, un classico del repertorio per chitarra classica.

Su quest’ultimo brano, conosciutissimo e che tutti i chitarristi suonano appena sono in grado di fare un arpeggio decente, devo fare una precisazione. Quasi tutti lo considerano una composizione del chitarrista Narciso Yepes. Il fatto è che questo motivo era la colonna sonora (eseguita alla chitarra da Yepes) di un vecchio film francese del 1951 “Yeux interdits” del regista René Clément. Il film vinse poi il Leone d’oro a Venezia nel ’52.

Così quel motivetto semplice, bello, orecchiabile e facile da suonare, divenne un successo ed è conosciuto, appunto, con lo stesso titolo del film. Tanto che per molti “Giochi proibiti” non è un film, ma è un popolare motivo per chitarra classica. Detto per inciso, è stato anche il pezzo “classico” che ho imparato anch’io per primo, subito dopo i primi studi, esercizi e pezzi facili di Carulli. La cosa buffa è che perfino Wikipedia, nella scheda del film, riporta una nota inesatta, affermando che quel motivo sia stato composto da Yepes. Ecco cosa dice: “Lo spartito venne ritrovato non firmato; si pensa che il compositore ritenesse il brano (da lui composto) una “stupida canzonetta” e che per questo motivo non si fosse firmato.”.

In verità, Yepes non l’ha mai firmato, tanto che ancora gli spartiti in vendita riportano, giustamente, la dicitura “di autore Anonimo“, per il semplice fatto che non è una sua composizione, ma è un vecchio motivo popolare spagnolo di autore anonimo come El Vito e tanti altri motivi popolari (El Vito per violino). Lui si è limitato a farne una trascrizione per chitarra, nella tonalità di Mi minore che si adatta benissimo allo strumento perché consente di suonare, in gran parte, con le corde libere. Del resto, anche se non si è grandi conoscitori della storia del cinema e della musica popolare, non c’è bisogno di andare a ritrovare “per caso” uno spartito non firmato; basta ricordarsi che quel motivo compare già in un altro film di dieci anni prima, appunto “Sangue e arena” e che, insieme al coretto che canta la serenata, il chitarrista Vicente Gomez esegue il motivo alla chitarra. Insomma, anche Wikipedia ogni tanto spara le sue baggianate.

Avevo già cercato su You Tube questi brani, molti mesi fa, ma non c’erano. Oggi, finalmente, li ho trovati. Anche You Tube, nonostante ci si trovi di tutto, ha però il vizio che ogni tanto certi brani scompaiono, pare a causa di violazione del regolamento di utilizzo; in pratica violano le leggi sui diritti d’autore. Pazienza, bisogna approfittarne finché ci sono. Ed è con piacere che  li propongo, perché sono veramente delle perle. E molti, magari, o non li ricordano o, specie i più giovani, non li hanno mai sentiti.

Verde luna.

La serenata

Il video originale non è più disponibile; scherzi di YouTube. Con un po’ di pazienza sono riuscito a recuperare questo da una play list realizzato con dei fermo immagine della scena. Ma l’audio è quello originale; meglio che niente)

Dite la verità, non è uno splendore Linda Darnell? Certo, anche Rita Hayworth non scherza, anzi… Eh, le cose buone di una volta…!