Isis for dummies

Il terrorismo spiegato agli idioti. Molti anni fa, nel secolo scorso, circolava un interessante volume, “Windows for dummies“, che spiegava ai principianti tutti i trucchi e le regole per usare in maniera corretta e soddisfacente quel cervellotico, contorto ed astruso programma che era Windows. Dopo la strage di Parigi, da giorni su stampa, Tv e internet, uno stuolo di esperti e tuttologi di professione si affannano a cercare di spiegare i meccanismi dell’attentato, cosa sia l’Isis, come e perché agisce e cosa si nasconda dietro il terrorismo islamico. Sono quasi certo che qualcuno, sfruttando il tema di attualità, stia già pensando di scrivere un libro, una specie di “Isis for dummies“,  per spiegare tutto l’Isis minuto per minuto a chi non ha ancora capito bene cosa stia succedendo, compresa la casalinga di Voghera, lo scemo del villaggio, gli idioti per natura e diversi esponenti della nostra classe politica i quali non hanno ancora capito nemmeno come e perché siano finiti in Parlamento, figuriamoci se hanno capito il pericolo del terrorismo islamico. Diamo tempo al tempo, di solito le mie previsioni si avverano.

Sembra, però che la preoccupazione maggiore sia quella di spiegare il terrorismo ai bambini. Su La7 avantieri pomeriggio, nel solito talk show su temi politici e di attualità, si discuteva della strage di Parigi ed il tema era proprio quello “Come spiegarlo ai bambini”. Anche oggi, nello stesso programma,  si riprende l’argomento, la necessità di parlarne con i bambini e spiegare loro le ragioni dell’attentato e del terrorismo. Lo stesso ministro dell’istruzione ha invitato ufficialmente gli insegnanti a discutere dell’argomento a scuola con bambini e ragazzi. Non riescono a spiegarlo nemmeno ai grandi e pretendono di spiegarlo ai bambini.  I bambini hanno altro da fare, lasciateli giocare in pace, finché è possibile. Spiegatelo ai grandi, senza ipocrisia e giri di parole, se ci riuscite. Ma siamo sicuri poi che gli insegnanti che dovrebbero spiegarlo ai bambini abbiano le idee chiare? Ho qualche dubbio. Ma siccome siamo italiani, qualunque sia l’argomento, noi siamo in grado di discutere per ore. “Quanto ci piace chiacchierare“, diceva un vecchio spot della Ferilli. E infatti, specie in televisione, le chiacchiere dilagano, ad ogni ora del giorno. L’importante non è cercare di capire il problema o trovare una soluzione, ciò che conta è parlarne e far finta di occuparsene.

Fra gli ospiti in quel programma pomeridiano c’era anche un autorevole psichiatra, il prof. Luigi Cancrini il quale ha dato la sua spiegazione dell’attentato. Dice che il terrorismo nasce dal disagio dei ragazzi delle banlieue, dal sentirsi emarginati perché la società non dà risposte alle loro domande, non dà opportunità di lavoro e crescita, non li aiuta a migliorare la loro condizione lavorativa e sociale. Quindi finiscono per isolarsi e covare rancore e odio verso quel mondo e quella società che non li capisce, non li aiuta e li respinge. Chiaro, per il nostro illustre psichiatra la colpa del terrorismo islamico è della società. Ovvero, l’Isis ha scatenato l’inferno in Iraq, Siria e dintorni, creando lo stato islamico ed il califfato perché…i ragazzi delle banlieue parigine si sentono emarginati.

Per dare una spiegazione simile non c’era bisogno di scomodare un professorone, bastava un qualunque imbecille di borgata al bar dello sport. Ho sempre nutrito una sana e concreta diffidenza nei confronti di psicologi, psichiatri, psicoterapeuti, psicoanalisti, psicopatici, psicolabili, psicofarmaci e… psicoche? Talvolta, viste certe loro affermazioni strampalate, penso che certi psicologi dovrebbero farsi vedere da uno psicologo, ma che sia bravo. In una scena da “Io e Annie“, Woody Allen si lamentava del fatto che nonostante fosse in cura da un analista da quindici anni, non avesse avuto ancora risultati apprezzabili. E concludeva amaramente: “Gli do ancora un anno, poi vado a Lourdes“. (Vedi clip “La psicanalisi)

Ieri, invece, sul Corriere.it, mi ha incuriosito un articolo di Alessandra Coppola: “Con gli attacchi di Parigi torna l’islamofobia. Ma questa è la strategia dell’Isis“. Ho capito bene? La strategia dell’Isis sarebbe quella di istigare l’islamofobia? Sembra una sciocchezza, ma spesso i titoli sono fuorvianti. Non resta che leggere il pezzo. E infatti ho la conferma, il significato è proprio quello. Esordisce dicendo che dopo gli attentati di Parigi sono aumentato gli atti “islamofobi” e l’intolleranza nei confronti dei musulmani. Ma va, dopo che hanno fatto una strage con 130 morti, si aspettava che gli portassero fiori, dolciumi e bigliettini di congratulazioni? E per documentare la sua geniale scoperta si serve di diverse tavole e statistiche dalle quali risulta che dopo attentati terroristici aumenta la paura e l’intolleranza. Prosegue con alcuni dati dai quali risulta che la presenza musulmana “percepita”, è molto superiore ai numeri reali; come dire che la paura è ingiustificata. Ed ecco la spiegazione del terrorismo secondo Gilles Kepel, considerato come massimo esperto di radicalismo islamico. Secondo Kepel l’intento degli attacchi dell’Isis è “scatenare i gruppi xenofobi della destra europea contro i migranti e contro il mondo islamico tout court“.

Ecco la spiegazione, perché nessuno ci aveva pensato? Tutti credevano che i terroristi fossero animati da odio verso l’occidente, verso la Francia, verso gli infedeli, verso gli ebrei, verso la nostra civiltà, verso la nostra religione. Invece, niente di tutto questo. Ammazzano la gente per scatenare l’odio della destra xenofoba verso il mondo islamico, ovvero verso se stessi. Geniali questi islamici, ne sanno una più del diavolo. Ed infine l’articolo si chiude con un’altra rivelazione che tanto vale riportare per intero: “La trappola dell’Isis, allora, si rivela più complessa e alimenta da una parte la xenofobia dall’altra – di conseguenza – il radicalismo dei musulmani, in particolare dei figli degli immigrati che si sentono ingiustamente accusati, ancor più incompresi, «e cercano di difendersi mettendosi in contrapposizione, rinchiudendosi in un ghetto anche nel web». Ed è questo che dovrebbe fare più paura. “.

Ora è tutto chiaro. Secondo Coppola, il fine e l’effetto degli atti di terrorismo è alimentare la xenofobia dei francesi, e degli europei in genere, nei confronti dei musulmani (ovvero verso se stessi) che, per conseguenza, alimenta il radicalismo degli stessi musulmani nei confronti degli europei xenofobi che, per contro, ri-alimentano la propria xenofobia che, a sua volta, ri-alimenta il radicalismo islamico che…chiaro? Un micidiale circolo vizioso senza via d’uscita; un piano veramente diabolico. Ma la cosa veramente grave è che questi ragazzi, sentendosi sotto accusa, poverini, si isolano e “si rinchiudono in un ghetto, anche nel web“. Ed ecco la conclusione degna di una menzione speciale; questo rinchiudersi in un ghetto è il vero pericolo che dovrebbe farci paura. Non le bombe, non le raffiche di kalashnikov, non centinaia di morti, ma il “ghetto nel web” dei poveri ragazzi incompresi delle banlieue. Credo proprio che anche qualche giornalista dovrebbe farsi vedere da uno bravo.

Ecco, questi sono solo due esempi di come gli “esperti” cercano di spiegare il terrorismo. Ma non credo che scriveranno un manuale per spiegare le ragioni del terrorismo agli idioti. Il manuale “Isis for dummies” lo scriveranno altri per loro, sperando che capiscano. E poi vorrebbero spiegarlo anche ai bambini.

Eppure, nonostante ormai sia molto chiaro chi siano e cosa vogliano questi criminali, c’è ancora gente che continua a cercare disperatamente di trovare giustificazioni, scusanti e colpe sociali, facendo passare i terroristi come “vittime” anziché carnefici. C’è ancora chi si scaglia contro chi denuncia il pericolo islamico, perché dicono che parlarne alimenta l’odio contro l’islam. E allora non bisognerebbe parlarne. C’è ancora chi continua a dire che non tutti gli islamici sono terroristi, che la maggioranza dei musulmani sono moderati. Continuano a ripetere queste belle favolette sperando che la gente ci creda. La dobbiamo smettere con questa sciocchezza che “Non tutti i musulmani sono terroristi“. Nessuno, dico nessuno, ha mai affermato che lo siano. Ma si continua ad usare questo slogan che, in qualche modo, sminuisce il pericolo islamico, lasciando intendere che i fondamentalisti islamici siano una minoranza e che il terrorismo islamico sia un’aberrazione di un piccolo gruppo di fanatici, che non è una guerra di religione, non è uno scontro di civiltà, non è la “guerra santa“. Non è così, e la cronaca lo dimostra ogni giorno.

Se il terrorismo non c’entra niente con la religione, perché quando fanno le stragi urlano “Allah è grande”? Perché nei servizi in televisione che mostrano interviste fatte in strada o nei pressi di moschee, i musulmani evitano di rispondere per non dover esprimere il loro pensiero, e non solo non condannano chiaramente la violenza ed il fanatismo islamico, ma spesso giustificano le stragi? Perché nei paesi musulmani, ad ogni nuova strage, esultano?  Perché alla notizia della strage del Bataclan i musulmani in carcere esultano? (Vedi: jihadisti in carcere esultano). Perché pochi giorni fa, in occasione della partita Turchia – Grecia,  nello stadio di Istanbul durante il minuto di silenzio in memoria delle vittime di Parigi, si è sentito l’intero stadio esplodere in Buuhhh, fischi, urla e perfino cori che gridavano “Allah è grande”? (Vedi qui il video) E’ questo l’islam moderato?

L’islam moderato non esiste. Possono esistere musulmani non praticanti, così come esistono cattolici non praticanti, che possono essere moderati e che non giustificano la violenza, ma l’islam in quanto tale non è moderato. Quella che può essere scambiata per moderazione è semplice dissimulazione, arte in cui eccellono. Non sentite mai un musulmano, di quelli che sono ospiti fissi nei vari salotti televisivi, condannare apertamente, esplicitamente e senza mezzi termini, il fondamentalismo musulmano, l’uso delle moschee come centri di indottrinamento, finanziamento e reclutamento dei terroristi, la violenza ed il terrorismo dell’Isis, di  Al Qaeda e compagnia bella. Rispondono sempre con circonlocuzioni, perifrasi, giri di parole, dichiarazioni astratte e generiche, ribaltando l’argomento, ribadendo alle accuse con altre accuse, non rispondono mai alle domande dirette e precise, perché non vogliono mostrare il loro vero volto. La dissimulazione gli si legge in faccia.

A conferma di quanto dico, in una recente puntata dell’Arena di Giletti su RAI 1, era presente un tale Reas Sayed, presentato come rappresentante legale di alcune comunità musulmane della Lombardia. E’ riuscito a non rispondere mai alle varie domande precise e contestazioni che gli venivano rivolte in studio. A Giletti che gli chiedeva come mai i musulmani in Italia non prendessero posizione condannando il terrorismo islamico e non facessero niente per contrastare la diffusione della propaganda jihadista nelle moschee, ha risposto dicendo che non è vero che i musulmani non fanno niente per  fermare la violenza, anzi sono impegnati per chiedere l’apertura di nuove moschee. Ecco la sua soluzione; non condannare apertamente la violenza islamica, ma “aprire nuove moschee”.  Questa è l’unica cosa chiara che ha continuato a dire durante la puntata. Vi pare che si possa instaurare un dialogo con questa gente?

La sera lo stesso Sayed era ospite in una puntata speciale di  Virus di Nicola Porro su RAI 2. Stessa identica sceneggiata, niente condanna per i fratelli musulmani, ma evita risposte imbarazzanti, cambiando argomento ed accusando Sgarbi e  Magdi Allam di non conoscere il Corano. E nega l’avversione dell’islam verso la civiltà occidentale, affermando “Io sono occidentale”. Ma quando Porro chi chiede se sia nato in Italia, risponde che è nato in Pakistan (ecco, appunto), ma che ormai è in Italia da 30 anni e si sente occidentale. Chi ha seguito la puntata sa che non ha risposto a nessuna delle domande precise che gli venivano fatte da Porro e da Allam. Invece che condannare il terrorismo islamico, continuava a rigirare la frittata, lanciando accuse a chiunque pur di non riconoscere responsabilità ai musulmani; come tutti gli altri musulmani che affollano gli studi TV.

Ed ecco un altro esempio che conferma quanto dico sulla dissimulazione. Questo signore raffigurato a lato è Saif Abouabid, spesso ospite nei salotti televisivi in qualità di rappresentante dei Giovani musulmani. Pare che ormai non si possa fare un programma televisivo se non c’è l’ospite musulmano. Si vedono più musulmani nella televisione italiana che non su Al Jazeera. In una recente puntata di Quinta colonna di Del Debbio su Rete 4, Saif, continuava ad interrompere gli interventi degli altri ospiti in studio, impedendo di parlare, finché il conduttore lo ha zittito, invitandolo, altrimenti, a lasciare lo studio. Cosa che il nostro musulmano moderato ha fatto. Durante tiutta la puntata, finché è stato presente, non ha mai risposto chiaramente alle domande, evitando accuratamente, come gli veniva richiesto ripetutamente da Zaia, di condannare apertamente la violenza islamica e gli attentati.  Fiano cerca di metterlo alle strette ponendogli la domanda precisa: “Lei condanna compiutamente, completamente, il fatto che in nome del Corano si ammazzino altre persone?”. Domanda chiara che esigerebbe una risposta altrettanto chiara “Sì o No”. Ed ecco la risposta di Saif: “Io posso dirle che mi sento offeso a ricevere una domanda così stupida.”. (Vedi qui il video). Vale la pena di rivedere questo breve video, è più esplicito ed illuminante di un lungo discorso, ma conferma per l’ennesima volta quello che scrivo da anni.

Sono questi i musulmani moderati? No, questi sono esempi lampanti del fatto che loro applicano in maniera perfetta la dissimulazione per mascherare il loro vero volto, il loro pensiero, il loro fine. E si mostrano calmi, e pacifici. Ma già nelle città e nei grandi centri urbani dove ormai sono di casa, occupando spazi sempre più grandi, intere palazzine e quartieri, creando non pochi problemi per la sicurezza, si sentono padroni e cominciano a mostrarsi sempre più prepotenti, arroganti e spavaldi nei confronti  dei cittadini italiani che si sentono sempre più emarginati ed in pericolo. I casi di aggressioni, furti, scippi, rapine, spaccio di droga, prostituzione, violenza sessuale, intimidazione, sono all’ordine del giorno, anche se non sempre finiscono sulla stampa. Un esempio per tutti, ecco cosa è successo a Cagliari giusto ieri: “Extracomunitario strappa crocifisso dal collo di una donna“.

Niente di straordinario, cronaca quotidiana. Ormai non fanno più notizia, anzi non passano più nemmeno in cronaca perché pare che ci siano disposizioni precise a stampa e questure per evitare di dare spazio a notizie di reati commessi da stranieri; sempre per evitare di alimentare l’odio. Così, l’Italia viene violentata ogni giorno, ma non si deve sapere e non si deve dire. Non possiamo nemmeno lamentarci, altrimenti ci dicono che alimentiamo l’odio e ci accusano di xenofobia, islamofobia e razzismo.  Lo dicono le anime belle buoniste, i veri “dummies” di questa storia. Ma per questi Dummies non c’è speranza che imparino.  Sono così irrimediabilmente e totalmente idioti che, altro che manuale delle istruzioni, ci vorrebbe un miracolo. Ma anche i santi ultimamente devono essere molto distratti. Arrangiatevi.

Vedi

Fratelli coltelli

Cristiani da bruciare

Il Papa e la pace

Capodanno col botto

I cristiani sono buoni

Siamo tutti pacifisti (agosto 2006)

Arene e vecchie crocette

Facciamoci una Crocetta sopra, è meglio. Sono giorni di fervente attività politica. Non si sa come uscire dallo stallo che blocca la formazione di un governo. L’unica possibilità praticabile sembra essere un governo di minoranza PD (così lo chiamano), con Bersani premier,  sostenuto dal Mov. 5 stelle di Grillo. E’ l’unica soluzione per evitare a Bersani di dimettersi, dopo aver riconosciuto che “non ha vinto” le elezioni e per garantire un governo che duri almeno oltre il semestre bianco (durante il quale non si possono sciogliere le Camere), per poi andare a nuove elezioni con una nuova legge elettorale.

Tutti i commentatori, specie di sinistra e loro sostenitori, sulla stampa ed in TV sembrano sposare questa tesi e si fanno in quattro per dimostrare la fattibilità dell’accordo PD-M5S. Così, dopo aver snobbato per anni Grillo ed il suo movimento, improvvisamente lo esaltano come il rinnovatore della politica ed il salvatore della patria. Scoprono il suo blog e ne fanno il punto di riferimento della dialettica politica. Anche Napolitano, che solo di recente, dopo il successo dei grillini in Sicilia, disse che non sentiva nessun “Boom” e che l’unico Boom che ricorda è quello degli anni ’60, ora sembra essersi svegliato improvvisamente e deve riconoscerlo come soggetto politico di primo piano. Magari la prima cosa che fa al mattino è andare sul blog di Grillo e leggere le sue ultime dichiarazioni, tanto per regolarsi. Il blog di Grillo, di colpo, è diventato il più autorevole riferimento per Bersani, per i suoi eletti del PD e per tutti i commentatori politici. Più seguito dell’ANSA, del Corriere  e de L’Unità. In futuro, forse, il blog grillesco sostituirà anche la Gazzetta Ufficiale.

Anche autorevoli commentatori, politologi ed editorialisti di fama, si sforzano di trovare buone ragioni per favorire l’accordo PD-M5S. Questa è la posizione più diffusa (è quello che sentiamo in tutti i dibattiti televisivi), specie fra gli esponenti e sostenitori del PD, atterriti dall’ipotesi di non riuscire a formare un governo e, dopo aver perso le elezioni (lo dice Bersani) perdere anche la faccia. A sostegno di questa proposta riportano i numerosi messaggi lasciati sul blog di Grillo invitandolo a trovare un accordo col PD. Si dà per scontato, ovviamente, che questi messaggi siano di sostenitori di Grillo che siano favorevoli ad un governo PD-M5S. Ma ne siamo certi? Chi ha verificato l’autenticità di quei messaggi? E chi ci assicura che siano davvero grillini e non sostenitori del PD che si spacciano per grillini? Lo sanno questi acutissimi osservatori che perfino Bersani potrebbe inventarsi un nick (che so…Lo smacchiatore padano), lasciare un messaggio su quel blog e spacciarsi per grillino? Chi ci assicura che non sia una strategia precisa messa in atto dai furbissimi guru dello staff bersaniano, invitando migliaia di attivisti a lasciare messaggi di quel tipo sul blog? Non ci sarebbe niente di strano da parte di gente che riesce a truccare perfino le primarie, come successe a Napoli, facendo votare immigrati cinesi e pagandoli 10 euro. (Guarda il video).

L’ultimo assist a questa campagna pro Grillo viene dal prode Giletti, quello che conduce L’Arena su RAI1. Quello che tiene continuamente le braccia sollevate e allungate in alto, come uno spaventapasseri, e le agita come un vigile anni ’50, quando ancora non c’erano i semafori ed i vigili stavano in piedi su una pedana al centro dell’incrocio e, muovendo le braccia, davano segnali precisi agli automobilisti e regolavano il traffico. Quello che fa lo sdegnato quando la discussione si fa accesa ed invita tutti a lasciar parlare gli interlocutori senza interromperli. Quello che, invece, è il primo ad interrompere continuamente tutti, come se stare zitto per 30 secondi gli procuri chissà quale forma di insofferenza e di tormento psicofisico.

Quello che, però, interrompe chi vuole e quando vuole. Mentre, infatti, Crocetta e Puppato del PD possono tranquillamente esporre il loro pensiero senza essere interrotti, appena Giletti dà la parola alla Biancofiore del PDL o a Salvatore Tramontano, vice direttore del Giornale, dopo 5 secondi già interviene con battute, domandine, chiarimenti o perché deve mandare la pubblicità o un servizio   Insomma, il risultato è che Biancofiore non riesce mai a finire un discorso e Tramontano non riesce nemmeno ad iniziarlo. Ma il “pluralismo” è salvo. O almeno, quello che a sinistra si intende per pluralismo: tutti hanno diritto di parola, purché siano dei nostri. E se non sono dei nostri, per far finta di garantire il pluralismo, li invitiamo in studio, gli concediamo la parola, ma subito dopo li interrompiamo con qualche pretesto o con la pubblicità, così   li facciamo fessi e contenti.

Ecco, questo è Giletti. Quello che basta guardarlo, ascoltarlo e ti si materializza davanti agli occhi il concetto di ipocrisia, in carne ed ossa. Ecco, quello. Qualcuno potrebbe pensare che Giletti sia tendenzialmente di destra, vista la sua vicinanza alla Chiesa e la sua presenza in programmi di carattere religioso. Errore, al “Massimo” Giletti è cattocomunista. Del resto, se così non fosse, non avrebbe  assunto come “inviato speciale ai citofoni” quel residuato televisivo di RAI3, Andrea Rivera, che era uno dei punti di forza di “Parla con me“. di Serena Dandini.

Anche Giletti, per dare il proprio contributo a chi spinge per un accordo PD-M5S, ha avuto una bella “pensata“: invitare in studio Crocetta, presidente della regione Sicilia, quello che governa grazie proprio al sostegno del M5S. Così si dimostra chiaramente che sinistra e grillini possono tranquillamente governare insieme. Non poteva inventarsi una trovata migliore; geniale. Ipocrita, ma geniale. Beh, anche Giletti tiene famiglia.

Crocetta è quello di cui l’unica cosa originale che si possa dire è che è dichiaratamente gay, come Vendola. Oggi pare che essere gay costituisca titolo preferenziale, di merito, come una medaglia da appendere al petto. E specie in politica costituisce un valore aggiunto; fai carriera e puoi diventare anche governatore di una regione. Come ormai è quasi d’obbligo nei corridoi della politica, tutti condannano la vecchia politica, si battono per il rinnovamento e si presentano come “Il nuovo che avanza“. Il guaio è che a presentarsi come “Nuovi” sono i vecchi, sempre gli stessi.  Anche Crocetta si presenta come il “nuovo” (o poco usato), come l’antipolitica, quello puro e verginello (si fa per dire) che vuole rinnovare la politica. Lo guardi, lo ascolti e ti ricorda stranamente vecchie facce da prima Repubblica; alla Colombo, Forlani, De Mita, Spadolini, La Malfa, Rumor, Cossutta, Occhetto, Craxi. Da come gesticola e parla sembra una specie di incrocio fra Renato Zero e Cristiano Malgioglio. Ragazzi, se questo è il nuovo,  ridateci Andreotti!

Che bella la TV…

Che bella la televisione! Ti tiene compagnia, ti distrae, ti aiuta a dimenticare i problemi quotidiani, insomma, ti rilassa.
Infatti, la domenica pomeriggio, subito dopo i TG, te ne stai a casa, magari hai appena finito di mangiare, sorseggi il tuo caffè e ti godi un po’ di televisione distensiva.
RAI1 – Parte l’Arena di Giletti. E di cosa parlano oggi? Dell’assassinio di Sara Scazzi, tanto per cambiare. Ma annnucia che dopo questo argomento, tanto per rilassarsi e trattare un argomento più leggero, si parlerà della spazzatura e degli scontri di Terzigno.
Allora, per curiosità, vai a vedere cosa si dice su Canale 5. Magari c’è qualcosa di divertente. Infatti, La D’Urso sta parlando di…di…della morte della ragazza romena colpita da Alessio alla stazione Anagnina di Roma. In studio la madre e l’avvocato di Alessio. Però anche lei preannuncia che subito dopo, tanto per alleggerire, si parlerà di…di…del taxista ancora in coma, dopo essere stato aggredito a Torino per aver investito un cane.
Che dire, proprio un pomeriggio rilassante. Ovvio che chiudo tutto e li mando velocemente a vaffanTV.
Ora, è probabile che questi programmi, sulle reti ammiraglie di RAI e Mediaset, in orario di massimo ascolto, facciano ottimi risultati, magari raggiungano share intorno al 30%. Quindi, secondo i criteri di giudizio ormai consolidati (vedi Santoro che del suo share al 20% ne fa un titolo di merito)…sono ottimi programmi di intrattenimento. O no? Resta solo da stabilire il momento in cui raggiungono il picco di ascolti. Oh, il picco! C’è gente che tutta la settimana esamina dati, grafici e fa comparazioni, giusto per rivelarvi il momento del “Picco” di ascolti. E sapere se li guardano più al nord oppure al sud, il livello culturale, il titolo di studio, la fascia sociale di appartenenza, l’abbigliamento pomeridiano (stanno in pigiama, in vestaglia, in mutande?) e se, durante l’ascolto, bevono il caffè, la sambuchina, il limonello, la grappa o un marsala. Beh, sono dati essenziali per lo spettatore medio. Ci sono programmi TV che parlano proprio di questo e vanno in estasi quando comunicano questi dati importantissimi.

Questo passa la televisione. E lo fa perché, a quanto dicono gli esperti, segue il gusto del pubblico. E siccome la maggioranza gradisce questo tipo di programmi, questo fanno. Assecondano i gusti del telespettatore medio. Se poi io non sono un telespettatore medio, evidentemente sono cavoli miei.  Già, devo rassegnarmi, sono un telespettatore atipico. Mi mancava solo questo; sentirmi atipico…

E che scazzi!

Credo che davanti alle tragedie umane, al dolore, alla morte, ci sia una sola risposta: il rispetto ed il silenzio. Ma oggi sembra che tutto sia diventato spettacolo. E così ai funerali si applaude, come fossero a Zelig. L’ultima tragedia, la morte di Sara Scazzi, è diventata una telenovela che riempie ogni giorno le prime pagine dei giornali, i TG, gli approfondimenti, i servizi speciali, gli scoop in diretta. Un esercizio mediatico in cui si cimentano giornalisti, inviati speciali, opinionisti, esperti, criminologi, psichiatri, avvocati di parte, testimoni, parenti, amici e conoscenti. E tutto finisce in prima pagina.

Non c’è scampo. I quotidiani fanno i titoloni di prima pagina con Scazzi, I TG  danno come notizia di apertura Scazzi. I programmi Tv pomeridiani parlano di Scazzi. Porta a porta fa puntate speciali su Scazzi. Matrix risponde parlando di Scazzi. Domenica su RAI1  Giletti comincia l’arena parlando di Scazzi. Su canale 5 la D’Urso parla di Scazzi. Scazzi su, scazzi giù, scazzi sopra e scazzi sotto. Ecchescazzi!

Diventerà una specie di Cogne bis. Vespa mostrerà orgogliosamente il plastico della casa e tutti gli ospiti giocheranno a fare gli investigatori, gli avvocati ed i giudici. Ad Avetrana, intanto è già scoppiata l’epidemia del turismo idiota delle comitive che vanno a vedere la casa degli orrori, fanno le foto, si soffermano davanti alla casa del mostro (o dei mostri, tutto da verificare) e poi torneranno a casa felici e contenti e racconteranno la loro splendida giornata trascorsa sul luogo del delitto. Forse anche quelli che organizzano gite a prezzi stracciati, per poi vendervi le pentoe, organizzeranno gite turistiche ad Avetrana; visita al garage, passeggiata per le vie del centro, pranzo al sacco e pentolino antiaderente in omaggio.

C’è tanto traffico che i carabinieri hanno dovuto, come abbiamo visto in TV, transennare la casa per evitare affollamenti di curiosi. Sembra di essere in piena fiera paesana. Turisti, curiosi e branchi (mi sembra il termine adatto) di inviati speciali di giornali e TV, tutti microfonati di serie, con relativa telecamera al seguito, che ficcano il microfono in bocca a chiunque passi per strada, compresi cani e gatti, per registrare una dichiarazione, un sospetto, una battuta, un’espressione di dolore, meglio se con lacrima in primo piano.

E tutti fanno la foto ricordo. Ora bisognerebbe che qualcuno fotografasse quelli che fotografano, così, per avere una visione di gruppo ed una catalogazione dei vari tipi umani dediti al turismo macabro. Possiamo chiederci cosa scatti nella mente di un uomo per portarlo ad ammazzare una ragazzina. Ma dovremmo chiederci anche cosa scatti nella mente umana per portare tanta gente sul luogo del delitto, in un delirio collettivo di curiosità morbosa. Dovremmo chiederci cosa passa per la mente dei giornalisti che frugano ovunque, senza alcun rispetto per il dolore di familiari e parenti, alla ricerca dello scoop più intrigante e morboso. Il tutto per vendere qualche copia in più, o per far crescere l’audience del programma TV. Dovremmo chiederci anche perché le persone coinvolte in qualche modo con la vicenda sembrano fare a gara per apparire in televisione, rilasciare dichiarazioni, mostrarsi più o meno addolorate.

Ecco, oltre a chiederci chi è l’assassino, dovremmo porci anche queste domande. E possibilmente fornire una risposta. Perché non c’è dubbio che questa società stia andando fuori dalle righe, anzi, fuori di testa. Non c’è dubbio che si stia perdendo il senso della misura, della decenza, del rispetto, del pudore, di quel minimo di buon senso che una volta regolava i rapporti umani. Bisognerebbe che Vespa facesse una puntata speciale, con tanto di plastico del cervello, per tentare di capire perché la gente sta impazzendo. E perché, in questa tragica corsa verso la follia, i giornalisti siano sempre in prima fila. Ma temo che questa puntata non la faranno mai. Meglio e più facile pensare agli scazzi altrui…

Il tronista e lo scemo…

Finito il TG1 delle ore 13.30, parte subito L’Arena, condotta da Giletti, quello che si sforza di apparire come il "bravo ragazzo" di una volta, ammicca, sorride e si sbraccia come un vigile sulla pedana all’incrocio di un quadrivio molto trafficato e pericoloso. Può competere, in quest’arte di sbracciarsi, con Simona Ventura. Una volta agitare tanto le mani e le braccia era considerato sconveniente e poco educato. Ma i tempi cambiano. Oggi più ti sbracci, ti agiti e urli e più sei bravo.

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