Genetica e razzismo

vanessa-hesslerC’è una differenza tra il quoziente intellettivo dei neri e quello dei bianchi. E la differenza è genetica“. Chi l’ha detto? Un militante del Ku Klux Klan? Un leghista bergamasco? Borghezio parlando di Balotelli? No, lo ha detto uno scienziato, James Watson, premio Nobel 1962 per la scoperta della doppia elica del DNA. Insomma, uno che di genetica se ne intende: “I neri sono meno intelligenti dei bianchi“; e se lo dice lui!

vanessa-hessle kyengerAdesso chi glielo dice a Cècile Kyenge (che, ovviamente, non sarà d’accordo)? Sinceramente, fra Kyenge  e Watson, ho una leggerissima propensione, pur con tutti i dubbi possibili,  a ritenere più affidabile il Nobel Watson.

watson neri

Ovvio che sia stato immediatamente accusato di razzismo, come era già successo in passato (Watson razzista; revocati i titoli). Oggi il razzismo è dappertutto. Sono riusciti a scovarlo perfino nelle sorpresine degli ovetti Kinder (Ovetti Kinder razzisti).

ovetto-kinder-sorpresa-kkkTra le varie sorpresine c’è questo pupazzetto con tre ovetti in mano sui quali compare la lettera K che, ovviamente si riferisce a “Kinder”. Ma per i solerti cacciatori di razzisti, in servizio permanente, quelle tre K sono l’acronimo del Ku Klux Klan: Olè. E tanto basta per accusare quegli ovetti di essere “razzisti”. Figuriamoci cosa succede per una frase come quella di Watson. Credo che stiano già allestendo il rogo in piazza.

ovetti kinder

Mi viene in mente un aneddoto che cito spesso, tratto dall’autobiografia di Montanelli:

Indro Montanelli, nella sua autobiografia, racconta che agli inizi della carriera si recò al lebbrosario di Lambaréné, in Africa, per intervistare il dottor Albert Schweitzer, il medico che dedicò la sua vita a curare i lebbrosi africani. Ecco cosa scrive Montanelli:

Ricevendomi nella sua capanna, il cui unico lusso era un pianoforte che costituiva il suo svago serale, mi disse senza mezzi termini che la superiorità dell’uomo bianco consisteva anche nel mettersi al servizio di quello nero”. “Ma senza speranza” – aggiunse, lasciandomi di stucco- “di poterlo redimere dalla sua inferiorità“.

Visto che parla chiaramente della superiorità dell’uomo bianco e dell’inferiorità di quello nero, significa che Schweitzer, che ha dedicato la vita a curare i lebbrosi africani, era “razzista”? No, era semplicemente onesto, sincero e realista.

Ed ecco cosa diceva sulle razze Ennio Flaiano, uno che, pur non essendo un genetista, aveva le idee molto chiare: “Le razze esistono in quanto esseri umani nascono con attitudini ereditarie diverse e trasmettono ai loro eredi queste attitudini; che diventano filosofia, comportamento, modo di intendere la vita, la passione e il prossimo; e che di fronte a ogni situazione reagisce secondo la memoria ereditaria inconscia“.

Se non ci sono differenze, come mai l’Occidente ha un immenso patrimonio artistico, letterario, filosofico, scientifico e in Africa non c’è traccia di attività in questi ambiti? E’ quello che, molto sinteticamente, ma in maniera molto esplicita, si chiedeva Saul Bellow : “Chi è il Tolstoj degli Zulu? Il Proust degli abitanti di Papua? Sarei lieto di poterli leggere”. Anche Bellow è razzista?

Sì, oggi è razzista chiunque non sia perfettamente allineato al pensiero unico politicamente corretto della sinistra che ormai domina e controlla l’opinione pubblica continuando ad ingannare gli ingenui che ancora credono alla favola del socialismo, al mito del Buon selvaggio di Rousseau, al motto dei sanculotti “Liberté, egalité, fraternité” ed alle elucubrazioni cervellotiche degli utopisti marxisti che, dovunque siano riusciti ad insediarsi al potere, hanno portato conflitti, odio, lotte sociali, guerre e miseria. (Vedi: “Holodomor“)

L’unica ideologia consentita è quella che sostiene il meticciato, la società multietnica, l’invasione afroislamica dell’Europa, l’uguaglianza e la fratellanza degli uomini, delle culture e delle civiltà. Non solo, come dice e ripete Bergoglio, “Non esistono culture superiori” , ma il meticciato e l’accoglienza di africani è una grande opportunità; sono “preziose risorse” che, come hanno ripetuto per anni il Papa marxista e Boldrini; e come ha ripetuto pochi giorni fa Roberto Fico, presidente della Camera. “migliora la nostra civiltà: “L’accoglienza dei migranti significa crescita, sicurezza e benessere“.

ficoAhi, ahi, Basaglia, cos’hai fatto chiudendo i manicomi; troppi pazzi in circolazione. Un idiota ignorante ha un pregio: fa meno danni di un idiota istruito. E dice meno sciocchezze. Questo Fico d’India (maneggiare con attenzione; è spinoso), una  specie di versione maschile della Boldrini, oltre ad aver ereditato la poltrona di presidente della Camera, sembra aver ereditato anche la capacità particolare di dire cazzate ogni volta che apre bocca. E non solo non è super partes, come richiederebbe il ruolo istituzionale ricoperto, ma non cerca nemmeno di mascherare la sua militanza. Ricorda i Verdi di Pecoraro Scanio che cercavano inutilmente di mascherarsi da ambientalisti, ma erano come le angurie, verdi fuori e rossi dentro.

Nota: Il presidente della Camera non può fare dichiarazioni politiche palesemente di parte. Non è nei suoi compiti e competenze. Il suo ruolo è solo quello di convocare la Camera, stabilire l’odg e garantire il rispetto delle norme ed il regolare svolgimento dei lavori. Non oltre. E’ la stessa osservazione che faccio da anni sul rispetto delle proprie competenze da parte delle più alte cariche dello Stato, che appena si insediano si sentono autorizzati a pontificare su tutto e tutti interferendo anche pesantemente sulle scelte politiche del Parlamento e del Governo (Napolitano docet). Ciò che è intollerabile è l’apparente indifferenza dei parlamentari di fronte alla continua e palese prevaricazione. Perché nessuno protesta? Mistero.

La cultura dell’Africa sub sahariana, compresa l’alta tecnologia usata per costruire capanne con rami, foglie e sterco animale (splendido esempio di altissima architettura; le nostre cattedrali, il Pantheon ed il Colosseo gli fanno un baffo), è una ricchezza preziosa per l’umanità; sarà protetta dall’Unesco. E guai a chi si permette di sollevare dei dubbi sul fatto che la civiltà occidentale sia diversa o leggermente superiore a quella dei tagliatori di teste del Borneo, che il valzer viennese ed il tam tam siano sullo stesso piano, o che Vanessa Hessler sia leggermente più graziosa di Kyenge. Se non trovate differenze fra Kyenge ed Hessler non siete razzisti; siete solo scemi.

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Vedi: Razzismo cromatico  (2013)

Razzismo e antirazzismo (P.G. Battista, Corriere della sera 2010)

Follia 2 (mamme, figli e ombrelli)

Se l’inquinamento ha effetti negativi sui neuroni, come dice la scienza, forse dovremmo cominciare a riflettere seriamente sulle conseguenze di uno sviluppo industriale incontrollato e, forse, nel limite del possibile, introdurre dei cambiamenti nel nostro stile di vita. Non sono davvero notizie rassicuranti. Una delle conseguenze dell’inquinamento ambientale è che il nostro cervello, in maniera progressiva e costante, sta perdendo la sua normale funzionalità. Se non si può dire proprio che stiamo impazzendo, poco ci manca. Ma il processo è così lento che non ce ne rendiamo conto. Lo si evidenzia solo quando diviene oggetto di studi e ricerche scientifiche che dimostrano, come riportano alcuni degli articoli segnalati nel post precedente “Follia umana (1)”, una diminuzione delle capacità intellettive, della memoria, della concentrazione e dell’equilibrio psichico, fino a sfociare in vera e propria patologia. Ma non ci facciamo caso, anche perché i media, che dovrebbero informarci di argomenti e problemi seri, di questi ed altri pericoli per l’umanità, preferiscono distrarci con argomenti sciocchi e frivolezze varie.

Stiamo impazzendo e questi ciarlatani da fiera paesana in versione catodica ci intrattengono con pettegolezzi gossipari, programmi televisivi demenziali, cuochi, ballerine, beghe familiari, arene e pollai di oche starnazzanti, diete, amori dei Vip, oroscopi, giochini scemi, chiacchiericcio da cortile e fiction strappalacrime per casalinghe disperate. Poi, quando succedono fatti di sangue e qualcuno muore per “futili motivi“, i TG ne fanno notizie d’apertura, tutti i canali fanno grandi dibattiti in Tv, gli esperti, psicologi, criminologi e tuttologi si esibiscono in spiegazioni pseudo scientifiche, si condanna la violenza, al massimo si organizza una fiaccolata e poi si torna alla routine; fino al prossimo morto ammazzato.

Ma quali sono quei piccoli segnali che dovrebbero farci riflettere? Sono quegli episodi di violenza o di improvvisi raptus di follia che non hanno una spiegazione razionale, almeno secondo i vecchi criteri di giudizio. Per esempio è normale da sempre, è nella natura umana, ma anche in quella animale, che una mamma accudisca con amore il proprio figlio. Se non lo fa o, addirittura, ne provoca la morte volontariamente o per negligenza, compie un atto che è contrario all’istinto naturale più profondo, l’istinto materno e di difesa da parte dei genitori dei propri figli, quello che garantisce la perpetuazione della specie e che regola la sopravvivenza umana (ma anche di tutto il regno animale). In questi casi un atto simile si giustifica solo con improvvisi raptus, più o meno gravi disturbi psichici o vera e propria follia. Una alterazione del più importante istino naturale è un segnale molto più allarmante del riscaldamento del pianeta o del buco nell’ozono, perché significa che stiamo andando verso l’estinzione della specie. E se questi casi sono sempre più frequenti è logico sospettare che ci si trovi di fronte non a casi isolati, ma ad una specie di follia diffusa. Vediamo alcuni di questi recenti fatti di cronaca che dovrebbero farci riflettere.

Dimenticata per ore in auto al sole; muore bimba di 18 mesi.

Il pianto lo disturba mentre guarda la TV; padre uccide la figlia di 4 mesi a pugni.

Genitori dimenticano figlia di 3 anni in autogrill.

Padre vende i tre figli ai pedofili con la complicità della nonna.

Violentata in discoteca; le amiche filmano la scena.

Lascia i figli di uno e due anni in casa e va in vacanza per 9 giorni; il più piccolo muore di fame.

Partorisce e getta il figlio tra i rifiuti.

Neonata avvolta in una coperta e abbandonata in strada.

Bambino annega in piscina; la mamma guardava il cellulare e nessuno dei presenti si accorge del bambino.

Sono solo alcuni casi, ma negli ultimi anni, sono sempre più frequenti i casi di bambini gettati nei cassonetti, per strada, lasciati per ore in auto per andare in discoteca o fare shopping, o giocare alle slot machine, o al Bingo, o semplicemente abbandonati in auto o dimenticate in autogrill. E siccome non si tratta più di casi isolati, bisogna concludere che forse deve esserci una causa scatenante, una alterazione dello stato di coscienza per cui si ha una percezione alterata della realtà. Una volta le mamme non lasciavano mai soli i bambini, specie i più piccoli. Oggi li dimenticano facilmente, come fossero ombrelli o pacchi. Non è normale, significa che la gente non c’è più con la testa, è distratta, perde la cognizione della realtà. Allora non possiamo limitarci a riportare questi casi di follia umana in cronaca quotidiana, come qualcosa di “quasi” normale. Dobbiamo cercare di capire quali sono le cause scatenanti di questa follia.

Non sono uno studioso del settore, quindi le mie sono solo ipotesi e non dimostrazioni di carattere scientifico. Ma anche  solo a titolo indicativo e per sommi capi, credo che l’origine della follia sia dovuta sostanzialmente a queste cause. 1) Cause biologiche individuali: naturale predisposizione genetica a sviluppare forme di patologia mentale o una personalità violenta ed aggressiva: può restare a livello potenziale o concretizzarsi secondo le condizioni più o meno favorevoli del contesto ambientale e socio/culturale. 2) Cause da agenti esterni: alterazioni della funzionalità mentale dovute a patologie, traumi, effetti esterni che producono raptus improvvisi e momentanei o mutazioni permanenti: inquinamento ambientale (smog, pesticidi, polveri sottili, additivi tossici alimentari), assunzione di alcol, fumo, droghe, farmaci. 3) Cause culturali: ambiente sociale e familiare degradato e dominato da criminalità e delinquenza, notizie, immagini e messaggi di natura violenta trasmessi attraverso letture, educazione, mezzi di informazione e spettacolo, che assunti in maniera continuativa generano stress, ansia, aggressività latente e costante, e forme di alterazione mentale permanente.

E’ una classificazione molto generale, senza entrare in dettagli specifici. Ma dà un’idea della complessità dei fattori che  possono esserci alla base di episodi di follia che spesso hanno conseguenze tragiche. E soprattutto solleva l’ipotesi che l’aggressività, improvvisa o come normale tratto caratteriale, può essere stimolata, favorita e scatenata da fattori esterni. Ovvero, da cause che nulla hanno a che vedere con la volontà dell’individuo. E’ ormai acquisito che in particolari situazioni si verifica un aumento dell’aggressività. Lo si può facilmente constatare in occasione di manifestazioni e spettacoli in cui si verificano assembramenti di massa: stadi di calcio e manifestazioni sportive, comizi politici, concerti pop, scioperi e cortei, etc. Anni fa dei ricercatori accertarono che durante un incontro di pugilato si verificava negli spettatori un forte aumento dell’aggressività che spesso, appena finito lo spettacolo sfociava fuori dallo stadio in risse anche cruente. Ma lo stesso succede anche nel corso di partite di calcio. La cronaca ci racconta spesso, purtroppo, di episodi di violenza sia all’interno degli stadi, sia fuori, prima e dopo la gara e l’elenco delle vittime di questi scontri è molto lungo. Eppure coinvolge delle persone che abitualmente non danno segno di particolare aggressività: fino al momento in cui esplode la violenza. Non ci fa sorgere almeno qualche piccolo dubbio? (continua)

Fisica e sandali

Carlo Rovelli è un fisico, autore di un libro di successo “Sette brevi lezioni di fisica” (Ed. Adelphi). Un libretto che  mantiene la promessa del titolo. Infatti conta solo 88 pagine, scritte in forma semplice e comprensibile a tutti, limitandosi ad esporre il concetto che è alla base di alcune teorie (dalla relatività di Einstein alla meccanica quantistica, dall’ordine del cosmo alla nozione di tempo), senza la pretesa di approfondire o di spiegare formule complesse. Si direbbe un classico libro poco impegnativo da leggere sotto l’ombrellone. Forse per questo ha riscosso molto successo. L’ho letto due anni fa, appena pubblicato, e devo riconoscere che ha una scrittura piacevole, nonostante gli argomenti non siano proprio facilissimi da trattare e spiegare. Ma la semplicità è dovuta perché si rivolge non agli specialisti, ma ad un pubblico di profani,  come dice nella premessa: “Queste lezioni sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco“.

La bellezza, e l’utilità, di questi libri di divulgazione scientifica è che non hanno la pretesa di spiegare alla casalinga di Voghera la teoria della relatività, con formule allegate. Il loro pregio è quello di stimolare la curiosità ed invogliare allo studio e l’approfondimento di temi scientifici. E non tutti sono capaci di farlo in maniera semplice. Rovelli sa farlo, senza annoiare. Un altro studioso che ha questo dono della semplicità è il biologo genetista Edoardo Boncinelli. Il suo “Noi siamo cultura” edito da Rizzoli nel 2015, è un invito allo studio, alla conoscenza: “Possiamo rinunciare a tutto tranne che alla conoscenza. Perché è la nostra ricchezza più grande, l’unica eredità che conta e non perde mai valore.”.

Ma è al tempo stesso, ecco l’aggancio alla semplicità, un’accusa nei confronti di certo accademismo che, più che invogliare alla conoscenza, scoraggia gli studenti: “E poi ci si lamenta che i giovani non si incamminano verso le carriere scientifiche. Mi è capitato spesso di partecipare a iniziative promosse per invogliare i giovani a indirizzarsi in quella direzione e di uscirne indignato per aver ascoltato niente più che una gragnola di critiche alla scienza stessa. Se fossi stato un giovane, dopo aver assistito a tali fiere della vanità e della banalità, mi sarei certo allontanato per sempre dal pensiero di imboccare questa strada.”. La semplicità è una dote dei grandi. Si attribuisce ad Einstein questa riflessione: “Non puoi dire di aver capito veramente qualcosa finché non riesci a spiegarla con parole semplici a tua nonna“.

Carlo Rovelli Di martedìLa settimana scorsa Rovelli è stato ospite di Floris a “Di martedì“. Già nella precedente stagione del programma Floris ebbe in studio sia Rovelli che Boncinelli.  Ai loro interventi ho dedicato a gennaio scorso il post “La felpa di Boncinelli“. Floris mi stava leggermente sulle scatole a causa della sua faziosità. Ma devo riconoscere che da quando ha lasciato Ballarò e la RAI, ed è passato a La7 col nuovo programma “Di martedì”, che non è solo la pallosissima passerella di politici che si accusano a vicenda dei mali del mondo, è più guardabile. Se non altro perché dà spazio, appunto, a personalità della scienza e della cultura e ad argomenti diversi dalla politica. E questo è già un grande progresso in un panorama televisivo in cui dominano cuochi, delitti e ochette starnazzanti.

Floris continua a starmi un po’ sulle palle e continuo a non guardarlo, se non a brevi tratti secondo l’ospite e l’argomento, però un punto a favore glielo concedo. Ciò che mi ha incuriosito della presenza di Rovelli è, però, un dettaglio che notai già alla precedente partecipazione: i sandali. Sia questa volta che in quella precedente porta ai piedi i classici sandali aperti. Roba che forse non li  usano più nemmeno i frati francescani o i carmelitani scalzi. Glieli fanno apposta su misura? Oppure sono sandali esclusivi per scienziati (forniti dal CNR) che oltre ad avere sempre la mente fresca devono avere freschi ed arieggiati anche i piedi?

Ora, è vero che gli scienziati notoriamente hanno la testa fra le nuvole e, quindi, non badano a ciò che portano ai piedi. Però mi sembra che Rovelli esageri. Sarà pure un grande fisico, ma ho l’impressione che qualche rotellina fuori posto ce l’abbia. Magari, fra quark, bosoni, fotoni, gluoni, mesoni, muoni, leptoni, minchioni e buffoni (particelle poco note perché scoperte da poco in zona Montecitorio – Palazzo Chigi), dovrebbe trovare il tempo di farsi una controllatina alle sinapsi intasate; un tagliando, come si fa con le vecchie auto. Non vorrei che di questo passo, alla prossima ospitata da Floris, si presenti in pigiama, pantofole, con uno scolapasta in testa e  cantando “Le tagliatelle di nonna Pina…”.

Vedi

La felpa di Boncinelli

Diffidate degli intellettuali

Il pensiero corto

La banca del seme

Creare piccoli geni è possibile? Fra poco “produrre bambini” sarà una normale attività imprenditoriale a livello industriale. E sarà anche possibile scegliere, su appositi cataloghi, come si desidera il bambino. Li faranno su ordinazione e con le caratteristiche richieste; soddisfatti o rimborsati. Oltre all’utero in affitto, che ormai è normale come noleggiare un’auto (Uteri in affitto: boom di offerte), sono già attive le Banche dello sperma (Banca inglese cerca donatori di sperma) ed in Cina stanno già selezionando gli spermatozoi (Creati in Cina i primi spermatozoi in laboratorio, con DNA certificato).  Tutti, ma proprio tutti, potranno farsi un bambino; basta pagare.

Almeno fino a quando i governi del mondo, adducendo qualche pretesto, non decideranno di controllare le nascite (un pretesto lo troveranno: garantire la sicurezza, migliorare la razza umana, creare ominidi immuni da patologie, o destinati ad attività pericolose, oppure migliorare la resistenza agli attacchi di virus, batteri e parassiti, come si fa con gli Ogm). E sarà l’inizio della fine dell’umanità come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi. Non ci saranno più limiti alla possibilità di manipolazione genetica che consentirà di creare una nuova razza di umanoidi con caratteristiche predeterminate e particolari che li rendano adatti per attività specifiche nei diversi campi di attività; dalla scienza, allo sport, dalle attitudini artistiche a quelle letterarie. E tutto sarà deciso da un “Ministero della programmazione sociale” che impartirà precise disposizioni in merito alla procreazione e ne controllerà la pianificazione. Così sarà possibile creare una razza di sub-umani da utilizzare come operai o soldati,  oppure umanoidi opportunamente modificati per affrontare lunghi viaggi spaziali. Saranno programmati secondo le esigenze dei piani stabiliti dai governi mondiali. Proprio come abbiamo già visto in certi film di fantascienza (Metropolis di Fritz Lang del 1927). Mengele era un povero dilettante.

Date queste premesse, sarà possibile anche selezionare gli spermatozoi e programmare così la nascita di bambini dotati di un altissimo coefficiente di intelligenza? Non è fantascienza, qualcuno ci ha già provato molti anni fa. Ripropongo due vecchi articoli pubblicati dieci anni fa su Discovery Italia.

La “Banca del seme” di Robert Graham ( giugno 2005)

Sarebbe possibile creare società fatta esclusivamente di geni? Robert Graham, un miliardario americano ci ha provato istituendo una fondazione dedicata al determinismo biologico: in altre parole, una “banca del seme“, in cui i semi provengono esclusivamente da cervelloni della scienza. Nel 1980, un miliardario californiano decise di istituire un’esclusiva fondazione dedicata al determinismo biologico. Sebbene la vicenda sembri essere tratta da un romanzo di fantascienza, il Repository for Germinal Choice (Deposito per la Scelta Germinale) di Robert Graham fu realmente creato allo scopo preciso di produrre una “razza superiore” costituita da individui eccezionali. Come si addice a tutti i progetti di supremazia plutocratica, la sede della fondazione era situata in un bunker sotterraneo di cemento. Ma a rendere speciale questo piano sullo “stile di Blofeld” fu il fatto che solo i cervelloni della scienza potessero essere donatori: la crème de la crème, cioè coloro in grado di donare un seme di genio, che poi venga congelato in azoto liquido.

Graham aveva fatto fortuna sviluppando delle lenti per occhiali, infrangibili e fatti di plastica. Nel 1978 però, egli vendette la sua società, chiamata Armorlite, e si concentrò su quello che era il suo vero sogno: la preservazione della grandiosità americana attraverso la riproduzione selettiva. Afflitto dalla sua discutibile teoria secondo la quale il pool genetico americano sarebbe stato gradualmente diluito da poveri “esseri umani retrogradi“, Graham decise di passare all’azione per cambiare la situazione. “Già da giovane mi ero reso conto che i cittadini intelligenti e desiderabili non stavano procreando“, disse Graham in una rara intervista del 1983. “Il medico locale aveva solo un figlio, così come il banchiere, mentre l’uomo più benestante e più noto della città di figli non ne aveva affatto.” In realtà, Graham deve l’ispirazione di questa “banca del super-seme” a Hermann Muller, genetista americano vincitore del premio Nobel nel 1946. Muller aveva sostenuto a lungo l’idea della creazione di “banche di semi”, nelle quali le donazioni di uomini geniali potessero essere conservate fin dopo la loro morte. Quando rese pubblico il suo progetto, Graham fu attaccato sia dai media che dalla comunità scientifica, accusato di cercare di creare una “razza superiore“. Sparì quindi dall’attenzione pubblica fino al 1982, anno che vide la nascita del suo primo bambino super intelligente. Si ritiene che già dal 1983, la “banca del super-seme” di Graham avesse 19 donatori di geni, tre dei quali ex premi Nobel per la scienza.

Ad eccezione di uno, i donatori erano tutti anonimi. Il Dott. William B. Schockley della Stanford University vinse il Premio Nobel per la fisica nel 1956. Schockley, che al tempo aveva già superato i settant’anni, commentò: “Accetto con piacere l’opportunità di essere coinvolto in questa importante causa. Desidero tuttavia mettere in chiaro che non mi ritengo affatto un essere umano perfetto né il candidato ideale. Non è mia intenzione creare superuomini.” Graham era frustrato dal fatto che così pochi colleghi vincitori di premi Nobel avessero partecipato alla donazione. Inoltre, anche coloro i quali avevano partecipato dovettero essere eliminati in quanto troppo anziani per produrre un seme valido. Graham iniziò allora a coprire un’area più ampia di ricerca, rivolgendosi ai giovani scienziati emergenti delle Università della California. Iniziò inoltre a contattare vincitori di medaglie d’oro olimpioniche e giovani imprenditori di successo nel tentativo di ampliare il suo campo di ricerca. Sebbene l’identità dei donatori fosse tenuta segreta, altre informazioni erano disponibili, tra cui: – peso, altezza ed età – colore degli occhi, pelle e capelli – varie caratteristiche ereditarie comprendenti informazioni relative a figli esistenti – requisito più importante: un QI di circa 180 (dell’intera popolazione britannica approssimativamente 20 persone hanno questo QI) Graham scrisse inoltre i propri commenti su ogni campione, del tipo: “Scienziato molto famoso. Persona fattiva. Praticamente un superuomo.” I donatori venivano identificati tramite appellativi codificati per colore: per esempio, Sig. Fucsia, Sig. Bianco e Sig. Arancione. Al rigore dei criteri di selezione corrispondeva una selezione delle donne altrettanto rigida. Le donne dovevano infatti essere sposate con un uomo sterile. I potenziali genitori dovevano anche essere persone affettuose molto benestanti al fine di poter fornire un ambiente ideale nel quale i super bambini di Graham potessero prosperare. Graham cercò potenziali madri mettendo un annuncio su una rivista della Mensa. Solo donne accuratamente selezionate che desideravano incrementare la possibilità di produrre figli eccezionali potevano essere sottoposte ad inseminazione. Le donne che ricevevano lo sperma dovevano inoltre impegnarsi a tenere Graham informato sul corso della gravidanza e sul successivo sviluppo del bambino. Già dall’inizio degli Anni ’90, venivano al mondo ben 20 “bambini geni” ogni anno. Fonte: Discovery-Italia

La “Banca” vent’anni dopo (giugno 2005)

Robert Graham morì nel 1997, all’età di 90 anni, durante un incontro della American Association for the Advancement of Science (Associazione Americana per il Progresso Scientifico). Negli anni successivi alla sua morte, la fondazione cessò l’attività e tutte le donazioni e la documentazione vennero eliminate. Inoltre, la maggior parte dei segreti nascosti dietro a questo sogno di perfezione umana scomparve con il suo creatore. Si ritiene che l’esperimento di Graham abbia portato alla nascita di 230 bambini. Essendo l’identità di questi “piccoli geni” sconosciuta, l’entità del successo rimane per lo più un mistero. Ciononostante, alcuni di questi piccoli geni si sono resi noti; tra questi, Doron Blake è stato il caso più celebre. Blake sembra essere stato il secondo nato del progetto: egli dimostrò abilità eccezionali fin dalla nascita, fatto noto in quanto la madre, Afton Blake, lo esibì in pubblico innumerevoli volte fin dal giorno in cui il bimbo venne alla luce. Già dall’età di 18 anni, Doron dice di avere concesso ben 100 interviste. L’interesse generato non è sorprendente se si considera lo sviluppo del bambino: – appena nato muoveva le mani a tempo di musica classica – all’età di due anni usava il computer – all’asilo leggeva Shakespeare e imparava l’algebra – all’età di 6 anni aveva un QI di 180 – da adulto, si distinse quale musicista di talento e genio matematico Nonostante ciò, Blake non ritenne che la partecipazione di sua madre all’esperimento di Graham avesse aumentato in maniera esponenziale le sue capacità: “Non penso che sia il livello di intelligenza a rendere un individuo una persona di successo, ma piuttosto l’essere cresciuto in una famiglia unita, con genitori affettuosi che non esercitano pressione. Quello che più amo di me stesso non è tanto l’essere intelligente quanto il fatto che mi piace occuparmi delle persone e che cerco di rendere migliore la loro vita. A mio parere, la bontà è una qualità che non può essere riprodotta artificialmente.“.

Naturalmente, il problema principale sta nel determinare se le abilità dei mini geni derivino dalla natura o dall’ambiente in cui sono cresciuti. Questo è un processo particolarmente difficile da decifrare nei bambini geni di Robert Graham: sono essi il risultato dell’ambiente in cui crescono o della genetica? Parte del contratto di Graham per l’inseminazione prevedeva che le famiglie provvedessero affetto, cura, attenzione e sicurezza finanziaria. Di conseguenza, risulta impossibile determinare quanto l’intelligenza dei bambini sia stata influenzata dal background sociale. Fonte: Discovery_Italia

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Mi presta l’utero?

Figli, utero in affitto e zio Nichi

L’odore della madre

 

La felpa di Boncinelli

Ieri notte, mentre la Befana post moderna, gettata via la vecchia ed usurata scopa, a bordo del suo nuovissimo aspirapolvere turbo supertecnologico ultimo modello con navigatore satellitare di serie, volava per città e borghi di campagna impegnata a distribuire regali a bambini e adulti, su La7 andava in onda, intorno alla mezzanotte, una replica del programma di Floris “Di martedì”.

Ospiti d’eccezione in studio: il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti scopritore dei neuroni specchio, il fisico Carlo Rovelli ed il genetista Edoardo Boncinelli.  Se in televisione si desse più spazio a questi studiosi e meno ai salotti di oche starnazzanti, forse il mondo sarebbe migliore. Il prof.  Boncinelli, fra tante osservazioni interessanti sul funzionamento del cervello e sulle cause del comportamento umano, per dimostrare  che il cervello non sempre ragiona in maniera corretta, ma spesso ci fa compiere errori di valutazione, ha posto questo quesito: “Un tifoso va in un negozio e compra una felpa ed un distintivo con i colori della sua squadra, e spende in tutto 110 euro. Posto che la felpa costa 100 euro più del distintivo, quanto costa il distintivo? Quasi tutti diranno 10, invece la risposta è cinque.”.

Floris resta perplesso, “Non ci ho capito niente…”, afferma ridendo, e a Boncinelli  che ripete l’esempio e ripone la domanda, Floris risponde convinto “Dieci euro“.  “Appunto…”, dice Boncinelli, dimostrando come la risposta di Floris confermi il fatto che il cervello  ci suggerisce la risposta sbagliata. Floris appare in difficoltà, non capisce dove sia l’errore e chiede al pubblico: “Qualcuno l’ha capita”? Risponde un coro di “No“. Non so se in studio al momento l’abbiano capita. Credo, però,  che ripensandoci dopo con calma, sia Floris, sia gli ospiti in studio o i telespettatori, abbiano capito quale fosse l’inganno ed abbiano trovato la spiegazione giusta. Aveva ragione Boncinelli, ovviamente, ma istintivamente, se non si riflette, si è portati a rispondere proprio come ha fatto Floris.

Mi ricorda un altro vecchio indovinello simile che circolava molti anni fa, quando eravamo ragazzi: l’indovinello del mattone. Credo che sia tuttora in voga; l’ho visto citato, fra gli indovinelli più facili, in siti che propongono indovinelli e quiz. L’indovinello è semplice e facilmente risolvibile, se ci si riflette un attimo. Ma se si risponde d’impeto, istintivamente, il più delle volte si sbaglia. Eccolo: “Un mattone pesa un chilo più mezzo mattone. Quanto pesa il mattone?”. Di solito la prima risposta è “Un chilo e mezzo”. Ovviamente la risposta è sbagliata, perché in realtà il mattone pesa 2 chili. Facile rispondere se mentalmente si immagina una bilancia che abbia su un piatto un mattone intero e sull’altro piatto mezzo mattone più un peso di un chilo. Appare subito chiaro che, per equilibrare il peso del mattone intero su un piatto, sull’altro piatto occorrono due mezzi mattoni. E se ad un mezzo mattone sostituiamo il peso di 1 chilo, quello è esattamente il peso di un mezzo mattone. Quindi due mezzi mattoni da un chilo fanno un mattone intero da 2 chili: 1 chilo (peso) + 1 chilo (mezzo mattone) = 2 chili (mattone intero).

Spiegare un indovinello è un po’ come spiegare le barzellette o le battute di spirito, ma bisogna farlo per capire il meccanismo mentale che può condurci in errore. L’indovinello di Boncinelli è molto simile a quello del mattone: è solo una versione più recente, ma il meccanismo mentale che induce in errore è lo stesso, e la risposta istintiva, quella che darebbero in molti, è quella di Floris. Ma basta riflettere un po’ per rendersi conto che la risposta giusta è un’altra, esattamente quella data da Boncinelli. Infatti si dice che la felpa costa 100 euro “più” del distintivo. Quindi, se il distintivo costasse 10 euro, la felpa dovrebbe costare 10 euro + 100, ovvero 110 euro, che sommati ai dieci euro del distintivo, farebbe 120 euro, e non 110. L’inganno è dare per scontato che  i 100 euro siano il costo della felpa, e considerare il costo del distintivo come differenza fra 110 e 100, ovvero 10 euro. Questa è l’operazione mentale che viene spontanea, e che ci inganna; mentre la prima cosa da tenere ben chiara è che il costo della felpa è dato dal “costo del distintivo più 100”. E’ quel “più” che ci sfugge e ci inganna. Quindi se il distintivo costasse 1 euro, la felpa costerebbe 1 + 100 = 101; così il costo totale, felpa più distintivo, sarebbe 101 + 1 = 102.  Se il distintivo costasse 9 euro la felpa costerebbe 9 + 100 = 109: ed il costo totale sarebbe 109 + 9 = 118. E non 110 euro. La risposta giusta, quindi, non può che essere 5 + 105 = 110. Quindi il distintivo costa 5 euro; ha ragione Boncinelli.

Abbastanza facile risolverlo, anche istintivamente, se si ragiona per immagini, come nell’indovinello del mattone. Un po’ più difficile è dare subito la risposta giusta se si ragiona con le parole, perché restiamo ingannati da quel “100” che identifichiamo come costo della felpa. C’è una differenza sostanziale nei due modi di procedere; ragionare per immagini (ma non è da tutti) è un procedimento molto più veloce e, quasi sempre (diciamo “quasi”, giusto per scrupolo e per lasciare un minimo spazio al dubbio), anche più corretto. Giusto per fare un nome, uno a caso, Einstein ragionava per immagini: lo ricorda proprio Boncinelli, citandolo nel suo ultimo libro, che Floris presenta all’inizio dell’intervista, “Noi siamo cultura” (Ed. Rizzoli, 18 euro). Questo è il vero mistero della mente e la bellezza di indovinelli e quiz; ci permette di scoprire i meccanismi del pensiero umano ed i tranelli insiti nella elaborazione delle informazioni sensoriali che arrivano al cervello; un esempio classico sono le illusioni ottiche. Che poi è lo stesso meccanismo che può trarre in inganno anche in merito a problemi ben più seri e complessi. Basta saperlo e regolarsi. E ricordare che le parole, ed il cervello, spesso ci ingannano.

A proposito di inganni mentali, vedi:

Come nasce il pensiero? (giugno 2003)

Scherzi della mente ( ottobre 2004)

E la volontà? (marzo 2005)

Pensiero e volontà (settembre 2006)

P.S. Oggi, su Youtube ho trovato il video dell’intervista. Eccolo

 

 

Vedi anche i video:

Intervista al fisico Carlo Rovelli

Intervista al neuroscienziato Giacomo Rizzolatti

Una mucca al bar

Meraviglie della scienza. Hanno clonato una mucca introducendo dei geni umani, così la bestiola produrrà latte simile a quello materno degli umani: “Mucca horror, produce latte umano“. Non c’è limite alla fantasia creativa della scienza moderna. Niente di strano che in futuro dai bar spariscano le vecchie macchine per il caffè. Perché? Semplice, perché introdurranno dei geni della pianta del caffè nelle mucche che, così, produrranno sia il latte che il caffè o direttamente il cappuccino…anche con la schiuma.

Poi riusciranno ad introdurre nelle mucche i geni dell’orzo, della vite, del luppolo, così avremo mucche che producono vino e birra. Ma non finisce qui, perché negli anni prossimi si prospetta una crisi gravissima, la fine delle scorte del petrolio. Quindi riusciranno a trattare le mucche opportunamente con idrocarburi, in modo che producano direttamente petrolio. Le mucche più ecologiche, quelle che pascolano beate nelle verdi valli di montagna, invece che petrolio, produrranno direttamente la benzina verde. Bella la scienza…

Ecco una rarissima immagine di un segretissimo esperimento: l’incrocio fra una mucca ed il gruviera, il formaggio coi buchi…

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Le donne e i geni.

Non parlo del rapporto fra il gentil sesso ed i cervelloni della scienza. No, parlo del rapporto fra il patrimonio genetico e l’influsso che ha sul comportamento umano. Le donne, si sa, sono un mistero. E’ quasi un luogo comune affermare, da parte degli uomini, che è impossibile capire le donne ed il loro modo di pensare. Ma forse le donne dicono altrettanto degli uomini. E così si perpetua l’eterno dilemma di cosa sia che rende così diversi uomini e donne. Bene, ecco la risposta, l’ultima scoperta della genetica:

Continua a leggere “Le donne e i geni.”

La “Banca…” vent’anni dopo…

Robert Graham morì nel 1997, all’età di 90 anni, durante un incontro della American Association for the Advancement of Science (Associazione Americana per il Progresso Scientifico). Negli anni successivi alla sua morte, la fondazione cessò l’attività e tutte le donazioni e la documentazione vennero eliminate. Inoltre, la maggior parte dei segreti nascosti dietro a questo sogno di perfezione umana scomparve con il suo creatore. Si ritiene che l’esperimento di Graham abbia portato alla nascita di 230 bambini. Essendo l’identità di questi "piccoli geni" sconosciuta, l’entità del successo rimane per lo più un mistero. Ciononostante, alcuni di questi piccoli geni si sono resi noti; tra questi, Doron Blake è stato il caso più celebre. Blake sembra essere stato il secondo nato del progetto: egli dimostrò abilità eccezionali fin dalla nascita, fatto noto in quanto la madre, Afton Blake, lo esibì in pubblico innumerevoli volte fin dal giorno in cui il bimbo venne alla luce. Già dall’età di 18 anni, Doron dice di avere concesso ben 100 interviste. L’interesse generato non è sorprendente se si considera lo sviluppo del bambino: – appena nato muoveva le mani a tempo di musica classica – all’età di due anni usava il computer – all’asilo leggeva Shakespeare e imparava l’algebra – all’età di 6 anni aveva un QI di 180 – da adulto, si distinse quale musicista di talento e genio matematico Nonostante ciò, Blake non ritenne che la partecipazione di sua madre all’esperimento di Graham avesse aumentato in maniera esponenziale le sue capacità: "Non penso che sia il livello di intelligenza a rendere un individuo una persona di successo, ma piuttosto l’essere cresciuto in una famiglia unita, con genitori affettuosi che non esercitano pressione. Quello che più amo di me stesso non è tanto l’essere intelligente quanto il fatto che mi piace occuparmi delle persone e che cerco di rendere migliore la loro vita. A mio parere, la bontà è una qualità che non può essere riprodotta artificialmente." Naturalmente, il problema principale sta nel determinare se le abilità dei mini geni derivino dalla natura o dall’ambiente in cui sono cresciuti. Questo è un processo particolarmente difficile da decifrare nei bambini geni di Robert Graham: sono essi il risultato dell’ambiente in cui crescono o della genetica? Parte del contratto di Graham per l’inseminazione prevedeva che le famiglie provvedessero affetto, cura, attenzione e sicurezza finanziaria. Di conseguenza, risulta impossibile determinare quanto l’intelligenza dei bambini sia stata influenzata dal background sociale. Fonte: Discovery_Italia
Riferimenti: La Banca del seme

La “Banca del seme” di Robert Graham…

Sarebbe possibile creare società fatta esclusivamente di geni? Robert Graham, un miliardario americano ci ha provato istituendo una fondazione dedicata al determinismo biologico: in altre parole, una "banca del seme", in cui i semi provengono esclusivamente da cervelloni della scienza. Nel 1980, un miliardario californiano decise di istituire un’esclusiva fondazione dedicata al determinismo biologico. In altre parole, una "banca del seme". Sebbene la vicenda sembri essere tratta da un romanzo di fantascienza, il Repository for Germinal Choice (Deposito per la Scelta Germinale) di Robert Graham fu realmente creato allo scopo preciso di produrre una "razza superiore" costituita da individui eccezionali. Come si addice a tutti i progetti di supremazia plutocratica, la sede della fondazione era situata in un bunker sotterraneo di cemento. Ma a rendere speciale questo piano sullo "stile di Blofeld" fu il fatto che solo i cervelloni della scienza potessero essere donatori: la crème de la crème, cioè coloro in grado di donare un seme di genio, che poi venga congelato in azoto liquido. Graham aveva fatto fortuna sviluppando delle lenti per occhiali, infrangibili e fatti di plastica. Nel 1978 però, egli vendette la sua società, chiamata Armorlite, e si concentrò su quello che era il suo vero sogno: la preservazione della grandiosità americana attraverso la riproduzione selettiva. Afflitto dalla sua discutibile teoria secondo la quale il pool genetico americano sarebbe stato gradualmente diluito da poveri "esseri umani retrogradi", Graham decise di passare all’azione per cambiare la situazione. "Già da giovane mi ero reso conto che i cittadini intelligenti e desiderabili non stavano procreando", disse Graham in una rara intervista del 1983. "Il medico locale aveva solo un figlio, così come il banchiere, mentre l’uomo più benestante e più noto della città di figli non ne aveva affatto." In realtà, Graham deve l’ispirazione di questa "banca del super-seme" a Hermann Muller, genetista americano vincitore del premio Nobel nel 1946. Muller aveva sostenuto a lungo l’idea della creazione di "banche di semi", nelle quali le donazioni di uomini geniali potessero essere conservate fin dopo la loro morte. Quando rese pubblico il suo progetto, Graham fu attaccato sia dai media che dalla comunità scientifica, accusato di cercare di creare una "razza superiore". Sparì quindi dall’attenzione pubblica fino al 1982, anno che vide la nascita del suo primo bambino super intelligente… Si ritiene che già dal 1983, la "banca del super-seme" di Graham avesse 19 donatori di geni, tre dei quali ex premi Nobel per la scienza. Ad eccezione di uno, i donatori erano tutti anonimi. Il Dott. William B. Schockley della Stanford University vinse il Premio Nobel per la fisica nel 1956. Schockley, che al tempo aveva già superato i settant’anni, commentò: "Accetto con piacere l’opportunità di essere coinvolto in questa importante causa. Desidero tuttavia mettere in chiaro che non mi ritengo affatto un essere umano perfetto né il candidato ideale. Non è mia intenzione creare superuomini." Graham era frustrato dal fatto che così pochi colleghi vincitori di premi Nobel avessero partecipato alla donazione. Inoltre, anche coloro i quali avevano partecipato dovettero essere eliminati in quanto troppo anziani per produrre un seme valido. Graham iniziò allora a coprire un’area più ampia di ricerca, rivolgendosi ai giovani scienziati emergenti delle Università della California. Iniziò inoltre a contattare vincitori di medaglie d’oro olimpioniche e giovani imprenditori di successo nel tentativo di ampliare il suo campo di ricerca. Sebbene l’identità dei donatori fosse tenuta segreta, altre informazioni erano disponibili, tra cui: – peso, altezza ed età – colore degli occhi, pelle e capelli – varie caratteristiche ereditarie comprendenti informazioni relative a figli esistenti – requisito più importante: un QI di circa 180 (dell’intera popolazione britannica approssimativamente 20 persone hanno questo QI) Graham scrisse inoltre i propri commenti su ogni campione, del tipo: "Scienziato molto famoso. Persona fattiva. Praticamente un superuomo." I donatori venivano identificati tramite appellativi codificati per colore: per esempio, Sig. Fucsia, Sig. Bianco e Sig. Arancione. Al rigore dei criteri di selezione corrispondeva una selezione delle donne altrettanto rigida. Le donne dovevano infatti essere sposate con un uomo sterile. I potenziali genitori dovevano anche essere persone affettuose molto benestanti al fine di poter fornire un ambiente ideale nel quale i super bambini di Graham potessero prosperare. Graham cercò potenziali madri mettendo un annuncio su una rivista della Mensa. Solo donne accuratamente selezionate che desideravano incrementare la possibilità di produrre figli eccezionali potevano essere sottoposte ad inseminazione. Le donne che ricevevano lo sperma dovevano inoltre impegnarsi a tenere Graham informato sul corso della gravidanza e sul successivo sviluppo del bambino. Già dall’inizio degli Anni ’90, venivano al mondo ben 20 "bambini geni" ogni anno. Fonte: Discovery-Italia …continua…
Riferimenti: ( Torre di Babele)