Shoah e buoni ideali

Domani si celebra la Giornata della memoria, in ricordo della shoah e delle vittime del nazismo. Sarà il  trionfo, come avviene da anni, di dichiarazioni di circostanza piene di buoni propositi, di condanna del nazismo e di appelli alla ragione, alla solidarietà, ai principi della tolleranza, al rispetto reciproco, alla democrazia, alla libertà, alla pace; tutto il repertorio della migliore retorica di circostanza. Siamo bravissimi, in queste occasioni, a condannare i soprusi, la guerra, le ideologie totalitarie, lo sterminio di innocenti. Ma spesso ci lasciamo trasportare da reazioni emotive, confidiamo nella ipotetica, e mai dimostrata, fondamentale bontà dell’essere umano  e pensiamo di combattere il male facendo appello ai buoni sentimenti. E’ l’effetto liberatorio che deriva dal trovarsi di fronte a crimini aberranti e dalla convinzione illusoria che siano atti lontanissimi dal comune sentire, frutto di menti malate, e che mai più si ripeteranno. Il messaggio rassicurante è che noi non commetteremmo mai simili atrocità; quindi i nazisti sono mostri criminali, un caso eccezionale ed unico nella storia dell’umanità (ma la storia dimostra il contrario), mentre noi siamo buoni, docili e mansueti come innocenti agnellini.

Un esempio di tale atteggiamento ingannevole è questa frase che mi è capitato, tempo fa,  di leggere  fra i commenti in un blog. Diceva, fra l’altro: “Se tutti gli uomini vivessero i loro ideali e le loro fedi con coerenza non ci sarebbero guerre.”. Sembra una bella frase, condivisibile, dettata da una visione ottimistica e positiva del mondo. Ma è anche vera? No, non lo è affatto. Non è vera perché si dà per scontato che tutti gli uomini seguano una fede e perseguano grandi ideali umanitari e che questi siano sempre positivi e portatori di pace, solidarietà e amore universale. Ma anche il male è un ideale; distorto, aberrante, ma un ideale.

Anche Hitler aveva un suo ideale, quello di creare un impero millenario con la Germania dominatrice del mondo, ed ha perseguito questo suo ideale con coerenza, determinazione  e cieca follia, sostenuto dalla “fede” dei suoi seguaci, perché i nazisti erano sicuri di essere dalla parte giusta e  di avere Dio dalla loro parte;  “Gott mit uns“, anche quando sterminavano il popolo eletto di quel Dio il quale, forse, in quella occasione era distratto. Anche i crociati combattevano per un ideale, la riconquista della Terra santa, ed erano convinti di lottare per una causa giusta, anzi santa; “Dio lo vuole“.  Ma anche gli ottomani combatterono per conquistare terre e genti, dalla Spagna alle porte di Vienna, perché dovevano diffondere la parola del profeta e “Allah era con loro”. Anche  i conquistadores spagnoli, che sterminarono le popolazioni indigene, lo facevano con la benedizione della Chiesa e dei frati al seguito, i quali non mancavano di benedire i morti, innalzare croci sui territori conquistati e convertire gli indigeni, volenti o nolenti, perché “Dio era con loro“. Anche i coloni americani che avanzavano verso ovest appropriandosi delle terre e sterminando i pellerossa, avevano Dio dalla loro parte. Lo cantava benissimo già Bob Dylan in un brano del 1964 “With God on our side” (Con Dio dalla nostra parte): “Il mio nome non conta e la mia età nemmeno, il paese da cui vengo è chiamato midwest, là sono cresciuto ed ho imparato a obbedire alle leggi e che il paese in cui vivo ha Dio dalla sua parte. I libri di storia lo dicono e lo dicono così bene, la cavalleria caricava e gli indiani cadevano, la cavalleria caricava e gli indiani morivano, perché il paese era giovane, con Dio dalla sua parte.”.   

Così le guerre del passato erano sempre determinate da qualche “alto ideale“: poteva essere l’indipendenza dai dominatori, la presunta necessità di civilizzare popoli barbari, la necessità di allargare i propri confini, la ricerca della “quarta sponda”,  o il nuovo irrinunciabile “ideale” del terzo millennio, il sacro dovere di esportare la democrazia. Dietro le bombe ci sono sempre “alti ideali” e tutti hanno un Dio dalla loro parte; anche i cannibali del Borneo.  Forse anche gli atei, pur non credendoci, hanno un loro dio: il dio degli atei (che, non essendo abilitato ad esercitare, in quanto non esiste ufficialmente, si scrive minuscolo e non compare nella guida ufficiale degli dei riconosciuti).

Oggi, per non perdere le buone abitudini ed essere fedeli a qualche ideale, anche i fondamentalisti islamici che predicano la jihad contro l’occidente combattono per una “giusta causa”: la conquista dell’occidente e la sottomissione dei “cani infedeli“. Ed anch’essi compiono stragi in nome di Dio gridando “Allah Akbar“. E stanno attuando il loro piano criminale con la violenza, le armi, il terrorismo, lo sterminio dei cristiani e la conquista di interi territori dove instaurare il califfato e la sharia.  Anche l’ex premier iraniano Ahmadinejad aveva un suo ideale e lo dichiarava continuamente in ogni occasione; cancellare Israele dalle carte geografiche. Anche i militanti di Hamas hanno un ideale, espresso molto chiaramente nel loro statuto e nel loro programma politico: distruggere Israele, cacciare gli ebrei dalle loro case e impadronirsi del loro territorio. Tutti combattono per un “ideale” ed hanno Dio dalla loro parte. Così Dio, invocato a destra e a manca,  sta con tutti, si distrae e si dimentica di stare con  il popolo eletto, quelli che dovrebbero essere i primi ad averlo dalla loro parte: gli ebrei.

La persecuzione degli ebrei non è finita con l’apertura dei cancelli di Auschwitz. Gli ebrei sono ancora oggi al centro di una campagna di odio razziale e sono bersaglio di attentati ovunque si trovino (le ultime vittime del terrorismo islamico sono i quattro morti nel negozio kosher a Parigi). Perfino Israele, che è l’ultimo rifugio dei sopravvissuti alla shoah e degli ebrei che vi sono arrivati provenienti da ogni angolo della terra, per vivere finalmente in pace nella terra dei Padri,  vede costantemente minacciata la propria esistenza; non solo dall’Iran, da Hezbollah e da Hamas, ma dall’opinione quasi unanime del mondo islamico.  Eppure i personaggi, le istituzioni, gli intellettuali, le nazioni che oggi commemorano la Shoah e la criminale violenza nazista contro gli ebrei, quelli che oggi depongono corone di fiori e tengono toccanti discorsi commemorativi, sono gli stessi che, passata la giornata della memoria, ricominceranno a sostenere i regimi islamici, a concludere lucrosi affari con loro, a tollerare, se non addirittura giustificare, l’antisemitismo mascherato da antisionismo in nome della libertà di espressione, aprire le porte all’invasione islamica dell’Europa, a rinnegare le proprie usanze e tradizioni per non urtare la sensibilità dei musulmani.

Ed infine, per dimostrare quanto siamo buoni e caritatevoli (ed “equidistanti”  o “equivicini” fra Israele, Hamas ed Hezbollah, come sosteneva  l’allora ministro degli esteri D’Alema, dichiarando di essere onorato di andare a cena con i capi di Hezbollah) continueranno a finanziare direttamente organizzazioni come Hamas, considerate terroristiche dalla comunità internazionale, con aiuti umanitari e milioni di euro versati dall’Europa a Gaza. Fondi che servono in gran parte a finanziare l’acquisto di armi, munizioni, missili e razzi da sparare contro Israele. Ma noi siamo fatti così, siamo umanitari, non facciamo differenza fra ebrei e tagliagole islamici, sono tutti figli di Dio. E giusto per non destare eccessiva preoccupazione o creare inutili allarmismi, i nostri media di solito usano tacere sugli attentati dei terroristi palestinesi e i razzi sparati verso i villaggi israeliani di confine. Ecco perché raramente le notizie di lanci di razzi verso Sderot trovavano spazio nella nostra stampa. Luoghi lontani, i botti dei razzi non arrivano alle tranquille, calde o fresche (secondo la stagione) ed insonorizzate redazioni romane o milanesi. Salvo svegliarsi improvvisamente, acuire la vista e l’udito e indignarsi appena c’è una qualche reazione israeliana. Allora ci si ricorda del medio oriente, si trova ampio spazio in prima pagina, si condanna l’aggressione,  si denuncia la risposta sempre “esagerata” di Israele, si contano le vittime civili (sono armati fino ai denti, ma risultano sempre civili), meglio se ci sono donne o bambini (fanno più notizia e servono alla causa palestinese) e si chiede l’intervento dell’ONU ed il cessate il fuoco.

Ma il 27 gennaio, nel “Giorno della memoria“, dimenticano di essere i finanziatori di Hamas, (quelli che vorrebbero portare a termine il lavoro iniziato da Hitler), e con una improvvisa e repentina metamorfosi da far invidia a Gregor Samsa, si trasformano in ferventi difensori del popolo ebraico. Manca solo che si appendano al collo, come si usa oggi, un bel cartello con la scritta “Siamo tutti ebrei“.  Ma fanno il percorso inverso a quello di Samsa.  Da insetti, blatte, scorpioni,  scarafaggi zecche, quali sono solitamente, assumono di colpo l’aspetto di uomini normali: vestono i panni della penitenza, assumono contrite espressioni, condannano la persecuzione degli ebrei, il razzismo, il nazismo, l’antisemitismo, sfilano in corteo sotto braccio con i pochi sopravvissuti ai campi di sterminio, recitano un tardivo mea culpa, si addossano le responsabilità dei padri, si impegnano solennemente a riaffermare  “Never more“, lanciano in televisione qualche film intonato alla giornata, o qualche programma speciale con filo spinato, camere a gas, forni crematori, scheletriche parvenze umane,  fantasmi con la stella di David, SS in divisa di ordinanza e latrati di cani. Insomma, tutto il repertorio che, per l’occasione, recuperano dagli archivi polverosi dove poi quei documenti giaceranno per il resto dell’anno, per lasciare spazio a reality, fiction, talent, talk show, cuochi, comici, opinionisti tuttologi e  cialtroni assortiti. E così mettono a tacere la coscienza; per un giorno. Poi, passata la “festa“, ripetono la metamorfosi inversa, riacquistano le solite sembianze da coleotteri e affini, si scordano degli ebrei e…ricominciano ad amoreggiare con gli islamici, gli eredi di Arafat e gli arabi in genere; perché gli affari sono affari e “Tengo famiglia…”. Ipocriti, falsi, in malafede e vigliacchi. Se esistesse un Nobel per l’ipocrisia, lo vincerebbero a mani basse.

Il Corriere fra sentenze e compleanni

Oggi il Corriere della sera compie 137 anni. E’ nato il 5/6 marzo 1876, come riporta un box in prima pagina per ricordare l’avvenimento. E’ ancora il quotidiano più diffuso e autorevole. Ecco perché lo prendo come esempio molto spesso per evidenziare la poca attendibilità della stampa. Se il Corriere pecca spesso, troppo spesso, di faziosità e di più o meno evidenti trucchi giornalistici per alterare il significato delle notizie, figuriamoci cosa fanno altri quotidiani apertamente schierati e di parte.

Facciamo due esempi recentissimi; uno addirittura di oggi. Il primo riguarda una notizia di qualche giorno fa: “Gaza, misteriosa moria di razze”. Ed ecco la foto allegata che mostra decine di razze distese sulla spiaggia.

Tutte disposte in perfetta fila. Certo che queste razze hanno un particolare senso dell’ordine se vanno a morire su una spiaggia allineandosi perfettamente. Come se qualcuno le abbia sistemate così apposta. Vederle così può far pensare che si siano “spiaggiate” e questo può giustificare il fatto che si parli di “morte misteriosa“. Certo che anche un cronista sprovveduto non mancherebbe di notare che si tratta di uno spiaggiamento alquanto inusuale, visto il perfetto allineamento. La verità è che nella morte delle razze non c’è niente di misterioso, come annuncia il Corriere. Si tratta di razze pescate dai pescatori di Gaza, adagiate sulla sabbia in attesa di essere trasportate al mercato per la vendita. Lo riferisce un quotidiano israeliano “The Times of Israel“. Insomma, la misteriosa ecatombe di razze è una bufala.

Secondo esempio. Oggi in prima pagina, in bella evidenza, c’è questo box…

Ecco uno splendido esempio di “sentenza mediatica“. Chiunque legga questo titolo non può che giungere ad una sola conclusione: “Berlusconi aveva avviato ad Arcore un traffico di prostituzione”. Non c’è dubbio e non c’è possibilità di sbagliare interpretazione o di avere dubbi; questa è la verità. Evidentemente, si può pensare, si tratta della sentenza definitiva del processo per l’affare Ruby. Sarà vero? No, non è vero, è falso.

E’ solamente un’affermazione della requisitoria del pm  Antonio Sangermano. Ovvero, questa è solo l’opinione dell’accusa, visto che, come noto, il processo è ancora in corso.  Ma estrapolare quella frase e sparare questo titolo in prima pagina è come riportare una sentenza definitiva già emessa. E quel titolo resta nella memoria dei lettori e diventa verità. E’ uno di quei trucchi mediatici che denuncio spesso. La stampa nostrana ci fornisce ogni giorno esempi concreti di questa manipolazione dell’informazione.

Ora, nell’articolo che ricorda l’anniversario della nascita del Corriere, viene riportata questa frase che compariva nell’editoriale del primo numero del quotidiano: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione.”.

Belle parole, non c’è che dire, e lodevoli intendimenti. Dice l’articolista, Greta Sclaunich, che “a distanza di poco meno di un secolo e mezzo valgono ancora i principi del primo editoriale...”. Ne è proprio sicura? Basterebbero i due esempi riportati sopra (due fra centinaia di casi che ho segnalato in questi anni), per lasciare molti dubbi sull’attualità delle parole di quell’editoriale. Ho la sensazione, visto che seguo ogni giorno la versione on line, che il Corriere, strada facendo, abbia tradito i buoni propositi iniziali e si sia adeguato all’andazzo generale, quello di usare l’informazione come arma mediatica di condizionamento delle masse. In perfetto stile propagandistico in uso nelle dittature.

L’apparente indipendenza della linea editoriale e la sbandierata imparzialità di gran parte della stampa è solo un paravento per celare l’uso spregiudicato dell’informazione. E non ci si lasci ingannare dal fatto che viviamo in un sistema cosiddetto “democratico“. A ben guardare, la democrazia non è altro che un sistema “diversamente dittatoriale“.

Chi vuole intendere in tenda, gli altri in sacco a pelo!

Sotto shock

Ti svegli, ti alzi e pensi che sia una giornata normale, come tante altre. Ma ti sbagli, non sai cosa ti aspetta. Lo scopri subito leggendo le prime news. A proposito della morte di Arrigoni a Gaza ecco un titolo allarmante: “L’Italia sotto shock“. Oh, cavolo, sono sotto shock e non lo sapevo. Meno male che c’è internet e ti informa su tutto. Oggi i media sono il nostro manuale quotidiano, le “Istruzioni per l’uso” da consultare ogni giorno. Ti dicono cosa pensare, cosa mangiare, come vestirti, cosa vedere in TV, ti propongono gli argomenti di cui parlare. Insomma, ti programmano la giornata e la vita. E ti dicono anche se stai bene di salute, oppure sei “sotto shock“. E’ una bella fortuna, perché se qualcuno non ti avvisasse potresti essere sotto shock senza saperlo.

E adesso che si fa per rimediare? Basterà prendere un’aspirina oppure bisognerà mettersi tutti in fila alla ASL e fare una specie di vaccinazione di massa? Aspettiamo, magari ci forniranno le istruzioni in giornata. Vuoi che Napolitano, che ogni giorno interviene su tutto e tutti,  sapendo che l’Italia è sotto shock, non rilasci una dichiarazione per tranquillizzarci? Ma certo che lo farà. Già, ma se l’Italia è sotto shock, anche il presidente Napolitano è sotto shock. Il che è un altro shock per gli italiani. Abbiamo lo shock doppio.

Già, pensi che sia una giornata tranquilla e invece scopri di essere sotto shock. E questo, ragazzi, è un vero shock…

Gaza News

Gli americani hanno gli aerei invisibili, a Gaza hanno i razzi silenziosi. Lo dicevo giusto avantieri in “Taroc news from Gaza“. Non c’è altra spiegazione. Non fanno rumore, ecco perché nessuno se ne accorge e nessuno ne parla. E quando anche gli si dedicano due righe finiscono in quelle Flash news che scorrono veloci e dopo pochi minuti sono già scomparse.

Ieri, per fare un esempio fresco fresco, potevate leggere tutte le Home di tutti i siti di informazione, ma nessuno riportava la notizia del quotidiano bombardamento da Gaza verso Israele. Solo una striminzita Flash news ANSA di poche righe riportava il fatto. E poiché finiscono subito archiviate e sostituite da altre news, probabilmente nessuno l’ha letta. Eccola: “Gaza, missile colpisce area Ashdod“. Quanti l’hanno letta? Credo davvero pochissimi. Poche righe per dire che in una sola mattinata sono stati sparati da Gaza vesro Israele quattro razzi Grad.  E la cosa è all’ordine del giorno.

Come vi sentireste voi se ogni santo giorno doveste vivere con il pensiero che da un momento all’altro possa cadervi in testa un razzo e che questo continuo ed assillante pericolo va avanti da anni? E siamo sicuri che la cosa non ci riguardi? Credo che, invece, ci riguardi più di quanto immaginiamo. E lo scopriremo molto presto, quando, superati gli sconvolgimenti in atto nel nord Africa e in altri paesi come Somalia, Yemen, Bahrein, Siria, Giordania, nuovi equilibri verranno stabiliti nell’area mediterranea ed in medio oriente. Equilibri molto instabili mesi a dura prova dal fondamentalismo islamico che sposterà l’attenzione ancora una volta sull’obiettivo storico: Israele.

Proprio in questi giorni l’Iran ha dichiarato ufficialmente che sostiene e sosterrà tutte le rivolte nei paesi arabi. Così come sostiene da anni, con aiuti economici e forniture di armi, Hamas ed Hezbollah, punte avanzate del progetto iraniano che prevede la scomparsa di Israele dalla carta geografica. Un bel programmino pacifista che lascia immaginare un futuro di tutta tranquillità. Già, perché le rivolte in Tunisia, Egitto e Libia, non sono che l’inizio di una lunga catena di stravolgimenti totali degli equilibri internazionali. Ed uno dei punti cruciali di questi traballanti equilibri è sempre uno: Israele.

Ecco perché quei razzi che quotidianamente cadono su Ashdod o Sderot dovrebbero preoccuparci. Ci ricordano che, nonostante tutti i paraventi possibili usati per nascondere la verità, esiste un unico progetto terroristico perseguito costantemente: la distruzione di Israele. E prima o poi si arriverà allo scontro finale. E ci coinvolgerà tutti, volenti o nolenti, distratti, pacifisti, buonisti. Già, perché nella battaglia finale moriranno anche i pacifisti. E’ dimostrato, infatti, che partecipare ad una marcia per la pace di Assisi non renda immuni dalle bombe.

P.S.

Leggo in questo momento un’altra Flash News Ansa che conferma quanto dicevo: “Barhein: Manama protesta con Beirut”. Motivo della protesta? Eccolo. “Il movimento sciita libanese Hezbollah ”e’ un’organizzazione terroristica” che sostiene ”gli agitatori” in Bahrein:lo ha detto stamani intervistato dalla tv panaraba al Arabiya il ministro degli esteri del Bahrein, lo sheikh Khaled al Khalifa,annunciando di aver inviato una protesta formale al governo di Beirut.Il ministro degli esteri di Manama ha esplicitamente accusato il movimento filo-iraniano di ”addestrare e organizzare” sciiti presenti in Bahrein ”con scopi sovversivi”.”

Ma guarda guarda, quando si dice le coincidenze…

Taroc News from Gaza

La manipolazione dell’informazione è uno dei problemi più seri in un mondo dominato dall’influenza crescente e assillante dei media. Con l’uso spregiudicato ed incontrollato dei media si condiziona l’opinione pubblica, si impongono modelli e stili di vita, consumi, scelte politiche e culturali, si creano o si distruggono idoli e leader, personaggi pubblici della cultura e dello spettacolo. E si possono anche scatenare guerre.

Non necessariamente manipolare l’informazione significa fornire notizie false. Il meccanismo è più sottile e subdolo. E non sempre è evidente ad una prima lettura. Del resto la comunicazione è ormai una scienza. Chi ne conosce le regole le sfrutta a suo piacimento. Chi non le conosce, la maggior parte del pubblico, ne subisce l’influenza, inconsciamente. Per fare un esempio facile, i pubblicitari conoscono le regole, i consumatori no. I pubblicitari  impongono le scelte, i consumatori le subiscono.

Purtroppo questo meccanismo non vale solo in pubblicità. Lo possiamo riscontrare ovunque, in qualunque settore, in TV, sulla stampa, si internet. Il fatto che non sempre ci facciamo caso, significa esattamente che l’applicazione dei trucchi della comunicazione è così perfezionata che non ce ne rendiamo nemmeno conto. Ormai i manipolatori sono diventati bravissimi, sono come quegli illusionisti capaci di stupire il pubblico con effetti incredibili. La loro bravura consiste proprio nel far apparire come magia ciò che è frutto di esercizio e di trucchi. Così nell’informazione, come nella magia, il trucco c’è, ma non si vede.

Affronto spesso questo argomento perché lo ritengo fondamentale. Ed anche perché spesso proprio coloro che ogni giorno parlano e straparlano di libertà di stampa, di bavagli, di censure, di manipolazione, sono i primi a fare largo uso di tutti i trucchi possibili. Vediamo, giusto per fare degli esempi pratici ed attuali, una notizia che arriva dal medio oriente, da quella striscia di terra in continua tensione fra Israele e Gaza. Ecco il titolo che già ieri compariva sul Corriere

Corriere Gaza

Questa notizia compare in prima pagina, con tutta l’evidenza di un titolo chiarissimo: tank israeliano colpisce casa. Nel sottotitolo si specifica che l’attacco arriva in risposta al lancio di razzi. Ma si lascia il dubbio, espresso da quell’avverbio “Apparentemente“. Che significa apparentemente? Sì o no?.  Sembra una sciocchezza, ma se teniamo conto che molti non leggono poi l’articolo, ma si limitano a leggere i titoli, si capisce che quel “Apparentemente” non è casuale. E’ voluto, perché resta nella mente di chi legge il dubbio che, forse, l’attacco dei tank può essere ingiustificato e non in relazione a precedenti lanci di razzi. Eppure se si clicca e si legge la pagina, già nel nuovo titolo è detto chiaramente “Aperto il fuoco contro un’abitazione in risposta al lancio di razzi Qassam“.  Quindi è certo che l’attacco dei tank è una risposta al lancio di razzi. Ma allora perché nel titolo in prima pagina si aggiunge quel “Apparentemente“?

Ma c’è di peggio. C’è che il lancio di razzi da Gaza verso Israele non è mai cessato, non c’è tregua, è una continua pioggia di qassam, ma ultimamente di razzi Grad più precisi e potenti.  Eppure stranamente, queste notizie non finiscono mai in prima pagina. Le potete beccare al volo giusto fra le “Flash News“,  quelle notizie che scorrono in elenco sempre aggiornato, minuto per minuto; spesso sono comunicati di due o tre righe e, siccome vengono continuamente sostituite da nuove News, scompaiono presto. Quindi se le beccate al volo nel momento in cui passano nell’elenco bene, altrimenti si perdono in archivio.

Ecco un esempio di Flash News di oggi, ore 9.32: “Netanyahu convoca consultazione“.  Il premier israeliano ha convocato una riunione per valutare la grave situazione creatasi nel sud di Israele, costantemente sotto tiro di razzi e mortai palestinesi. La situazione, come suol dirsi, è seria, ma non grave! Infatti non finisce in prima pagina. Nella stessa breve nota è detto anche “Nel frattempo Beer Sheba, la principale citta’ del Neghev, e’ stata attaccata stamane per la seconda volta in poche ore con un razzo Grad sparato da Gaza.”. Beh, ma neanche questa è notizia da prima pagina.  Ecco, queste sono le flash news che spariscono subito. E solo se si seguono con attenzione si sa che quasi quotidianamente vengono effettuati lanci di razzi da Gaza verso Israele, ma al massimo, passano fra le brevi in un piccolo box di news che subito scompaiono.  Curioso, i razzi palestinesi devono essere silenziosi, perché nessuno se ne accorge, non fanno rumore. I tank israeliani, invece, quando sparano fanno un fracasso terribile. Ecco perché tutti lo sentono, si spaventano e la notizia finisce in prima pagina.

Questo è solo un esempio di quella subdola arte di manipolare le notizie. Posso dirlo? Fate schifo! Certo, si può dire in maniera più elegante, ma così è più chiaro; fate proprio schifo!!!

Che bella la tregua…

La settimana scorsa è stata firmata una tregua fra Israele ed Hamas. Sospiro di sollievo generale e "buone prospettive per il futuro". Però, come succede spesso ultimamente, bisogna stare attenti alle parole ed al loro significato. Bisogna intendersi: di cosa stiamo parlando? Già negli ultimi giorni, per esempio, da Gaza sono stati sparati sulla striscia israeliana lungo il confine, colpi di mortaio e qualche qassam, così, tanto per tenersi in esercizio. Non c’è scappato il morto, ma l’intenzione e la buona volontà dei "qassamisti" c’era. Oggi, a Gerusalemme, un pazzo criminale terrorista, forse non a conoscenza della "tregua", ha rubato un bulldozer, si è lanciato a tutta velocità in una delle strade principali, ha travolto passanti, auto, rovesciato un pullman, provocando tre morti ed una cinquantina di feriti (bilancio provvisorio).

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Mi ricordo, sì, io mi ricordo…

In questa giornata di festa per l’anniversario della nascita di Israele mi vengono in mente alcuni ricordi del nostro recente passato. Ricordo che, in occasione di una assemblea generale dell’ONU, il nostro premier Prodi fu il primo (e, in verità, uno dei pochi) a correre a stringere la mano, con baci, abbracci e sorrisi di circostanza, al premier iraniano Ahmadinejad, quello che, come impegno prioritario, ha la scomparsa di Israele dalle carte geografiche. Ricordo che il Presidente della Camera, Bertinotti, in occasione di una giornata che avrebbe dovuto celebrare la pace, concesse una sala di Montecitorio per una manifestazione. organizzata da varie sigle di sinistra, che si rivelò, com’era prevedibile, una giornata di propaganda a favore della Palestina e di odio contro Israele. E non in piazza o in una sede comunista o dei centri sociali, ma in un’aula del nostro Parlamento. Ricordo cortei, organizzati da quella sinistra che dice di essere pacifista, in cui si bruciavano le bandiere di Israele. Ricordo la contestazione di gruppi di facinorosi, ma sempre “pacifisti” e sempre “sinistri”, che cercavano di impedire di parlare, in convegni ai quali erano stati espressamente invitati, ai rappresentanti di Israele, compreso l’ambasciatore in Italia. E’ successo a Roma, a Perugia, a Firenze, a Torino. Ricordo anche i documenti di solidarietà e di sostegno a questi gruppi scritti direttamente dai loro docenti universitari i quali li sostenevano e li giustificavano.

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I fratelli dei terroristi sono terroristi?

 

fratelli hamas

Il prossimo 9 giugno il presidente Bush sarà in Italia, per una visita ufficiale e, secondo il protocollo, il nostro premier Prodi lo riceverà con tutti gli onori dovuti ad un capo di Stato straniero. Ora, c’è un problema. Nello stesso giorno si terrà la solita e scontata manifestazione “pacifiNta” organizzata dai soliti e scontati “pacifiNti” a senso unico, contro il guerrafondaio Bush. Non ci sarebbe niente di strano, una più una meno, se non per il fatto che la manifestazione viene sponsorizzata e promossa non dai soliti ragazzotti no global, ma anche dal quotidiano “Liberazione”, organo del Partito di Rifondazione comunista del presidente della Camera Bertinotti e di vari ministri di questo Governo. L’appello ad una partecipazione massiccia alla manifestazione compare nella prima pagina del quotidiano on line: “Appello per una manifestazione unitaria contro Bush” Per leggere il testo completo dell’appello basta cliccare sul titolo che compare sulla destra della pagina.

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L’Equivicinanza secondo D’Alemhamas…

E’ risaputo, detto, ridetto e ribadito che L’Italia ha una posizione di "equivicinanza" fra Israele ed i "resistenti" di Hamas ed Hezbollah. E per dimostrarlo chiaramente il nostro baffuto ministro degli Esteri vola a Beirut e se ne va in giro fra le macerie affettuosamente a braccetto (più equivicini di così!?) con un tale Hussein Haji Hassan, deputato di Hezbollah (organizzazione terroristica, tanto per ricordarlo ai distratti) al Parlamento libanese. Don Abbondio oggi si chiederebbe: "Hussein Haji Hassan? Chi era costui?" Ecco chi è.

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Dalle convergenze parallele all’equivicinanza…

Sono quelle formulette lessicali che si inventano quando non si vuol dire chiaramente quello che si pensa. Successe con Moro che si inventò le "Convergenze parallele" per non dire chiaro e tondo che voleva formare un governo con i comunisti. Succede oggi che la sinistra non vuole e non può dire, per ragioni di consenso elettorale, che sostiene la Palestina contro Israele, ed allora si inventa la "equivicinanza". E sono convinti che la gente se la beva e la prenda per buona. Ne è convinto anche il nostro Prodi ridens il quale è intervenuto al congresso dell’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche italiane), come riferisce questa notizia: "Premier, la "Stella di David è un simbolo europeo" (ANSA) – ROMA, 3 LUG – Prodi assicura "l’impegno dell’Italia e del mio governo a contribuire all’indispensabile anche se lontana pace in Medio Oriente". Il presidente del Consiglio lo ha garantito alla Comunità Ebraica intervenendo a un congresso dell’Ucei. Il premier ha anche sottolineato che "la stella di David è un simbolo europeo" ed "è alla radice di un’identità che ci accomuna". Prodi ha, quindi, sostenuto che la Comunità Ebraica è una "componente fondamentale dell’identità nazionale".

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