Renzi, il premier con le mani in tasca

Foto dal G7 in Germania. Matteo Renzi chiacchiera con Obama durante una pausa degli incontri ufficiali ad Elmau in Baviera. Il portavoce del governo, Filippo Sensi, forse per lasciare intendere al mondo che esista un particolare rapporto personale fra il presidente Obama e Renzi, scatta questa foto e la diffonde subito in rete.

Corriere Renzi Obama

 

E scoppia il caso. La foto viene ripresa da tutti i media e gli osservatori si chiedono cosa tenga in mano Obama: forse un pacchetto di sigarette? Obama ha ripreso a fumare? Tutti se lo chiedono, si sprecano i commenti e le ipotesi e si riempiono le pagine dei giornali per due giorni. Si crea tanto scalpore  che  il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest,  deve affrettarsi a smentire. E così il Corriere che  aveva sollevato per primo l’ipotesi con questa immagine in prima pagina,  oggi ripubblica la stessa foto con la smentita. Intanto si riempie la pagina, si fa finta di fare informazione, si porta a casa la pagnotta e tira a campare.  Ragazzi, questa è serietà professionale.

Ma la cosa curiosa di questa foto non è il dubbio che Obama abbia fra le mani un pacchetto di sigarette: del fatto che Obama fumi o non fumi non ce ne può fregar di meno, sono affari suoi. La cosa che salta subito agli occhi di chiunque, anche di un lettore superficiale e distratto, è quello che ho già scritto appena tre giorni fa nel post “Stampa casual“, a proposito di questa foto e dell’atteggiamento del nostro premier. Ha sempre quest’aria di superiorità, guarda tutti dall’alto in basso, altezzoso, sprezzante, arrogante, spavaldo, superbo, presuntuoso…si può continuare ad elencare tutti i sinonimi possibili, gli si addicono tutti. Forse da boy scout ha imparato a montare le tende, ad accendere i falò, a costruire trappole, ma forse i lupetti non dedicano abbastanza attenzione al galateo, l’educazione, le buone maniere. Il risultato si vede, il nostro lupetto ha parecchie lacune, anche gravi, per quanto riguarda il suo stare in società.

Una delle prime cose che venivano insegnate una volta ai bambini era quella di non tenere le mani in tasca. Erano regolette elementari, come non ficcarsi le dita nel naso, non giocherellare con le posate a tavola, coprirsi la bocca quando si tossisce etc. Insomma, l’abc delle buone maniere di ogni persona civile. Il nostro Matteo forse ha saltato diverse lezioni. La sua esperienza da boy scout va bene ed è utile se si vive nei boschi, fra  lupi, orsetti e cinghiali, o se partecipa ad un campo con le Giovani marmotte. Ma è del tutto inadeguata se si diventa capo del governo e si incontrano ministri, ambasciatori e capi di Stato.

A vedere questa foto sembrerebbe che il nostro lupetto non stia parlando con il presidente degli Stati Uniti, ma stia chiacchierando di pettegolezzi da comari con l’amico di merende nel circolo  della bocciofila del paesello. Insopportabile e ingiustificabile: è l’unico capo di governo che, anche negli incontri ufficiali, sta in maniche di camicia, tiene le mani in tasca e saluta dando il 5, come si usa fra compagni di squadra del calcetto. Ma nessuno sembra farci caso. Il Corriere ancora meno. E così, mentre pubblica questa foto, invece che notare e stigmatizzare l’atteggiamento irriguardoso e decisamente ineducato di un ragazzotto in maniche di camicia e con le mani in tasca, con atteggiamento cialtronesco da bulletto di periferia, pur di non accennare alla maleducazione di Renzi,  sposta l’attenzione sul dettaglio delle mani di Obama e si pone una domanda cruciale: “Obama fuma“? Da non credere. Ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate per questa perla del Corriere. Ma c’è poco da ridere, anzi la faccenda è più seria di quanto sembri, purtroppo, anche se molti non se ne rendono conto (o preferiscono ignorare la realtà)

Questa è la serietà del quotidiano più importante d’Italia. Se fosse un altro personaggio politico a presentarsi così  lo massacrerebbero.  Ma se lo fa Renzi è una cosa simpatica, è il nuovo stile popolare, è un segno di cambiamento, è il nuovo stile presidenziale, il tocco giovanile del nostro premier per caso. Ricorda molto una vecchia barzelletta sull’atteggiamento della stampa nei confronti di Berlusconi. Un giorno Berlusconi per dare prova ai suoi seguaci di possedere doti, capacità e poteri eccezionali, trovandosi in riva ad un lago, comincia a camminare sulle acque. Il giorno dopo, per non dare la notizia del fatto eccezionale,  L’Unità titola “Berlusconi non sa nuotare“. L’atteggiamento della stampa nei confronti del potere è esattamente questo. Non conta tanto il fatto, quanto la maniera di presentarlo secondo il fine che si vuole raggiungere. Se Renzi cammina sulle acque si fanno titoli a 9 colonne “Miracolo: Renzi  cammina sulle acque“. Se lo fa Berlusconi si titola “Berlusconi non sa nuotare“. Quando per decenni questo è il sistema di fare informazione è chiaro che i danni sono gravissimi e l’opinione comune viene sistematicamente condizionata, manipolata ed usata strumentalmente.

Questa è quella che chiamano informazione. Questo è il modo di trattare e manipolare le notizie e le immagini in maniera strumentale per fini non sempre chiari e deontologicamente corretti. E’ la prassi di una stampa ormai del tutto inattendibile, omologata al pensiero unico dominante della sinistra ed asservita ai suoi interessi politici, economici e culturali. Purtroppo non tutti i lettori hanno la capacità di leggere criticamente i media e di individuare i trucchi del mestiere. Chi gestisce l’informazione lo sa bene e ne approfitta. E’ la stampa, bellezza.

 

Cafoni di Stato

Ovvero, il premier con le mani in tasca. Anzi, è l’unico premier mondiale che usa  presentarsi in pubblico con le mani in tasca, in atteggiamento da bulletto o da cafoncello di periferia. Era una delle cose che si imparavano fin da piccoli; quelle norme di  buona educazione che, in una società civile, ci differenziavano dai trogloditi, dai maleducati e dai cafoni. Regolette comportamentali indispensabili per essere e sentirsi parte integrante di una società civile, in cui regnava ancora il rispetto per la comunità e per gli individui che la componevano. Si imparavano subito, fin da bambini, grazie ai consigli ed all’esempio degli adulti ed agli insegnamenti a scuola.

Vivere in società significa accettarne le regole fondamentali. Significa porre dei limiti alla libertà individuale, adottare dei comportamenti consoni al sentire comune, adeguarsi all’imprinting sociale costituito da usi e costumi, tradizioni secolari, cultura, arte, lingua, etica; pena, l’esclusione dal consesso sociale. Sono tutte quelle norme che consentono di instaurare con gli altri componenti della società un rapporto di quieto vivere, di empatia, di armonia, di rispetto reciproco e di pacifica convivenza. Non parlo di grandi principi etici o politici, ma di semplici regolette di educazione quotidiana: non mettersi le dita nel naso, non sputare per terra, coprirsi la bocca con la mano quando si tossisce, cedere il posto alle donne ed agli anziani, non giocare con le posate a tavola o agitarle come armi improprie, non alzare la voce o urlare (a meno che non stiate sprofondando nelle sabbie mobili e gridiate aiuto), non risucchiare rumorosamente mangiando brodini o minestre, e tante altre simili piccole norme di buona educazione e galateo. Una delle tante era questa: non tenere le mani in tasca.

Capisco che accennare oggi a queste  normali regolette possa sembrare anacronistico, vista la maleducazione dilagante. Parlare di educazione, bon ton, buone maniere, galateo, è come parlare di “archeologia del comportamento“. Eppure, non dico di insegnare nelle scuole il galateo di monsignor Della Casa (quella che una volta era una specie di Bibbia delle buone maniere, ormai del tutto dimenticato), ma almeno di conservare alcune norme elementari di buona creanza e di rispetto reciproco. Una di queste è l’evitare di tenere le mani in tasca. E’ un atteggiamento cafone, da bulletti, denota mancanza di rispetto  o scarsa attenzione e  considerazione nei confronti degli altri  e può essere considerato addirittura offensivo.

Da evitare sempre, quindi, ma soprattutto quando si è in pubblico.  Ancor più da evitare quando si ricoprono cariche pubbliche e istituzionali. Mai e poi mai durante incontri ufficiali, convegni internazionali o cerimonie pubbliche. L’unico che  non rispetta questa regoletta è il nostro premier sbruffone cresciuto fra i boy scout. Forse fra i lupetti si imparava a costruire capanne di frasche, ad accendere un fuocherello nel bosco, e non si aveva tempo di imparare le buone maniere. Al massimo leggevano il manuale delle Giovani marmotte.

Così vediamo il nostro borioso, egocentrico, vanitoso, superbo, arrogante, saccente, spocchioso (l’elenco degli aggettivi potrebbe continuare a lungo, ma sempre su questo tono) Matteo I da Pontassieve che ha sempre in viso e nello sguardo quell’aria di superiorità nei confronti del mondo ed anche in consessi internazionali saluta porgendo il cinque, come fra compagni di calcetto, e tiene regolarmente le mani in tasca, come se si trovasse in un bar dello sport  di periferia fra bulletti alla Gioventù bruciata. Lo abbiamo visto tante volte in questi atteggiamenti; una specie di Ciro ‘o guappo a Palazzo Chigi.

Questo ragazzotto toscano, che fino a pochi mesi fa si occupava di raccolta differenziata, della riparazione delle buche stradali  e del menu delle mense scolastiche a Firenze, oggi lo vediamo volare da Roma a Berlino, da Pechino a Parigi, da Londra a Washington, a confronto con i capi di Stato mondiali e discutere di politica internazionale con Obama e Putin. Poi non lamentiamoci se il mondo va a rotoli, come la carta igienica. Ma ormai nessuno ci fa caso. In tempi in cui tutto è lecito e consentito e qualunque rimprovero viene subito come un gravissimo atto di limitazione della libertà personale, anche la cafonaggine diventa normale. E se la maleducazione viene dal  capo del Governo, non solo diventa lecita, ma viene addirittura nobilitata: diventa cafonaggine di Stato.