Fiorello e violenza in TV

Se l’ha capito anche Fiorello vuol dire che la questione è seria. Parlo dell’eccesso di violenza in TV. Ieri ha lanciato un appello a RAI e Mediaset: “Basta sangue e violenza in TV“. Chi ha la bontà di dare uno sguardo al mio blog sa che è un argomento che tratto da sempre. Basta dare uno sguardo alla sezione “Mass media, società e violenza” nella colonna a destra, dove sono riportati i link di alcuni dei tanti post dedicati all’argomento “Media e violenza” (nella vecchia piattaforma Tiscali; qui non è visibile).

Forse non ci facciamo più caso perché la cronaca nera è talmente diffusa su stampa e TV che sembra normale. Proprio ieri ho seguito un TG5 che ha dedicato un quarto d’ora abbondante alle notizie di nera accaduti nelle ultime ore: sono almeno 5 i fatti di sangue e violenza, tra genitori ammazzati dai figli, donne bruciate o sfregiate con l’acido o accoltellate. Praticamente metà TG era dedicato a fatti di violenza, con dovizia di dettagli, sangue, inviati davanti ai luoghi della tragedia, interviste volanti ai passanti, ricostruzioni dei delitti. Niente di straordinario, è la solita informazione quotidiana. Ormai i TG sembrano bollettini di guerra.

Ma non basta. Si comincia già al mattino a riprendere i fatti delittuosi e discuterne in TV. L’ho ricordato spesso, anche di recente. E poi si continua per tutta la giornata a parlare degli stessi fatti nei salotti pomeridiani, e poi la sera in programmi espressamente dedicati alla cronaca nera: Quarto grado, Amori criminali, Storie maledette, Chi l’ha visto, Il terzo indizio etc. Basta? No, perché poi ci sono tutta una serie di fiction e  film horror, thrilling, di azione, polizieschi; insomma a base di violenza, sparatorie, sangue e morti ammazzati. Non li cito perché l’elenco è lungo. Fiorello ha ragione, c’è troppa violenza in TV. Sbaglia, però, quando dice che di questi delitti se ne dovrebbe occupare solo la magistratura ed i TG. La magistratura è giusto che se ne occupi, ma perché i TG devono riversare ogni giorno una valanga di notizie violente? Possibile che siano queste le notizie che interessano i cittadini? Io credo di no, da sempre. L’ho detto e scritto ogni volta che ho avuto la possibilità di farlo. E lo sto scrivendo anche in rete fin da quando ho cominciato ad usare internet; lo sto scrivendo da 15 anni. Ma sembra di scontrarsi con un muro di gomma. E nessuno se ne preoccupa, nemmeno coloro che per professione (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri, sociologi, giornalisti ed addetti ai lavori) dovrebbero farlo.

Stavo per scrivere proprio un post sulla follia umana che sembra essere ormai inarrestabile. Ma prima, visto l’intervento di Fiorello, mi fermo a parlare per la millesima volta dell’eccesso di violenza in televisione.  E’ un problema che ho accennato da subito, appena ho cominciato a frequentare la rete e diversi forum di discussione, tra i quali anche la Community RAI che aveva diverse sezioni e forum nei quali si poteva intervenire.  Parlo di 15 anni fa. Allora la connessione era a 56 kb ed il problema più frequente era che cadeva spesso la linea. Il che significava che se stavi scrivendo qualcosa perdevi tutto. Così presi l’abitudine di scrivere i messaggi, commenti ed interventi anche brevi, prima su una pagina word e poi col copia/incolla inviarli nel forum. Molti di quei messaggi si sono salvati e li tengo ancora in una cartella documenti. Così ho rintracciato dei commenti che avevo inserito proprio in un forum della Community RAI riservato proprio al problema della violenza in TV.

Il forum era moderato dal prof. Scandaletti. Pensai subito che un forum sulla violenza in TV all’interno della Community RAI fosse il posto giusto per porre il problema dell’eccesso di violenza in TV (cosa che osservavo già da tempo), e che magari il prof Scandaletti avrebbe potuto darmi una risposta o, comunque, si poteva avviare una discussione. L’illusione è durata poco, nessuna risposta, né dal moderatore, né da altri frequentatori del forum. Così cominci a pensare che, in fondo, se agli altri non interessa, magari sono io ad essere troppo critico.

Non solo nessuno rispondeva, ma qualche mese dopo addirittura chiusero il forum; così si evitano domande scomode. Pensate quanto gli interessa il parere del pubblico. Riporto quei pochi interventi fatti in quel forum nel 2002 a dimostrazione che quello che lamenta Fiorello oggi, lo denunciavo già 15 anni fa, purtroppo senza ottenere risposta. La “Carta di Treviso” alla quale accenno nei commenti è un protocollo deontologico d’intesa fra Ordine dei giornalisti e TV che risale al 1990 e che dovrebbe tutelare i minori dall’eccesso di scene violente in TV e tutelarne la privacy. La cito perché l’intestazione della sezione faceva riferimento proprio a quella “Carta”.

Su  RAI Community 24/4/2002

Altro che Carta di Treviso; bell’elenco di buone intenzioni. Fossi in voi (intendo nei panni degli addetti ai lavori), comincerei a preoccuparmi seriamente anche dell’informazione per gli adulti. Ma, a quanto vedo, in questo forum non risponde nessuno. Per essere ascoltati, oggi, bisogna parlare di Fiorello o del “Grande fratello” o delle amenità varie del mondo dello spettacolo; insomma, di stupidità e affini. Prova ne sia che, a dieci anni dalla “Carta”, il pericolo della TV violenta, come risulta dai rapporti, è addirittura aumentato. Alla faccia della “Carta”. Ma siamo seri, per favore.”.

Ma, del resto, come si può pensare di essere ascoltati, quando addirittura si sentono certi psicologi (?) affermare candidamente che, in fondo, la violenza non è poi così pericolosa, anzi, contribuisce ad esorcizzare la paura. Ma dove hanno studiato certi personaggi? Nei corsi serali tenuti nella capanne del Burundi? Ma non sarebbe meglio, nell’interesse di tutti, che cambiassero mestiere? O devo credere che, veramente, nelle nostre università si insegna che essere sottoposti quotidianamente a visioni di violenza di ogni genere, e in tutte le salse, contribuisca ad esorcizzare la paura e che, quindi, abbia, addirittura degli effetti positivi? Ma davvero si insegna questo? Chiudete quelle università e ricavateci alloggi per i senzatetto, almeno servirà a qualcosa e non faranno danni.

Su RAI Community (1 maggio 2002)

Adesso capisco perché la “Carta di Treviso” resta carta straccia. E’ la solita trovata all’italiana. In Italia si svolgono ogni anno centinaia, o forse migliaia, di convegni, congressi, seminari, meeting etc. A parte il fatto che il più delle volte, direttamente o indirettamente, vengono organizzati col sostegno di Enti pubblici, quindi, con denaro pubblico, mi chiedo a cosa servano. Il più delle volte il loro scopo (non ufficiale) è il seguente:

– Dare la possibilità ai partecipanti di trascorrere qualche giorno di vacanza in località amene.

– Offrire l’opportunità di instaurare nuovi rapporti personali o professionali (tornano sempre utili).

– Consentire di degustare le varie specialità gastronomiche locali. In alcuni casi è possibile anche acquistare direttamente i vari prodotti locali, che sono sempre graditi, sia per consumo personale, sia come regalini per amici e parenti.

– Stilare un documento finale (ma, spesso, neanche questo) che giustifichi, con pretese scientifiche, quanto detto nei punti precedenti.

 Detto questo, quando sono entrato in questo forum, mi sono sorpreso di scoprire che, finalmente, qualcuno si occupa di un argomento così serio qual è l’informazione, con particolare riferimento all’informazione per i bambini. Ma, a distanza di dieci giorni, mi rendo conto che anche questo forum è “all’italiana”. Nessun commento, nessuna risposta ai vari messaggi. Ma nessuno potrà dire che nulla viene fatto. Vero? La RAI ha perfino aperto un forum ad hoc, dove discutere di informazione. Ed è un forum moderato dall’illustre prof. Scandaletti. Mica scherzi! Classica domanda all’italiana: “Il prof. Scandaletti viene anche pagato, per questo gravoso incarico di moderatore?”.

Ho la vaga impressione che, nonostante le buone intenzioni, non si sia ancora capito se e quanto la televisione possa influire sul comportamento sociale. Anzi, credo proprio che, nonostante lo si sia capito molto bene, non si faccia nulla, perché occorrerebbe adottare dei provvedimenti che, come sempre, sarebbero scomodi per molti. E allora, all’italiana, facciamo finta di occuparci del problema e che tutto resti come prima. Una cosa è certa; tutti gli italiani hanno letto “Il gattopardo“. Concludo, all’italiana, citando un noto ritornello di Sordi: ” Ti ci hanno mai mandato a quel paese?” Statemi bene! E se un domani i vostri figli o nipoti si ammazzano fra loro, o puntano un fucile o una pistola sulla vostra canuta testolina e fanno boom, non preoccupatevi, niente di grave; lo hanno semplicemente visto fare in televisione.

Su RAI Community 26/5/02 

Perché in questo forum non risponde nessuno? “In tutt’altre faccende affaccendati?”. Eh sì. E’ di ieri la notizia che un ragazzo ha ammazzato il padre e la madre. La sorella l’ha scampata per miracolo. Beh, normale no? Ormai questi delitti in ambito familiare si susseguono con un ritmo così frequente che è tutto normale. Pensiamo piuttosto ad altro; ai mondiali di calcio, e chissà se Carlo sposerà Camilla, e chi vincerà a “Saranno famosi”? In attesa del prossimo delitto. Sperando che non sia il nostro. Così, giusto perché da morti non potremmo vedere che anche noi abbiamo avuto i 5 minuti di celebrità in TV. Sì, vero, da morti, ma comunque siamo apparsi in TV.

Ma, visto che ormai vanno di moda, a nessuno viene in mente di fare un bel “Girotondo” contro la violenza in TV? No, vero? I girotondi si fanno per rivendicare la libertà d’informazione. O meglio, quella che si ritiene sia libertà di informazione. Ovvero la libertà di riversare quotidianamente sui cittadini montagne di residui digestivi e violenza, in tutte le salse. Questa è libertà di informazione. Meglio che i bambini imparino presto che ammazzare il padre o la madre è una cosa del tutto naturale, visto che succede così spesso. O no? Così, se ne avranno voglia, magari perché non gli comprano il motorino, potranno farlo senza eccessivi scrupoli, tanto è normale. Ma perché preoccuparci di queste cose? Pensiamo ai mondiali di calcio ed al giro d’Italia. A proposito, visto come procede…l’ultima tappa si correrà a S. Vittore? Ma l’atroce dubbio che tiene il mondo in ansia è: Carlo sposerà Camilla? Albertone…com’era quella canzoncina? Ah, sì: “Ti ci hanno mai mandato a quel paese?“.

Questi furono i soli commenti inviati, perché visto che regnava il silenzio totale, rinunciai a perdere tempo. Stesso esito su altri forum tra i quali quello del programma TV “Il Grande talk” divenuto poi “TV talk” (programma che, con l’intervento di analisti ed ospiti in studio analizza i programmi televisivi della settimana) che prima andava in onda il sabato mattina ed ora il sabato pomeriggio alle ore 15. Risposte zero, anzi qualche frequentatore  si lamentava delle mie segnalazioni con la solita idiota giustificazione che se un programma non ti piace sei libero di non guardarlo, c’è il telecomando; classica risposta da imbecille della comitiva. Anche quel forum è stato chiuso già da alcuni anni. Sembra che gli addetti ai lavori non gradiscano parlare di ciò che li riguarda. Possono parlarne solo gli interessati e, naturalmente, bene.

Popper Big

Allora ci si chiede perché nessuno si occupi di un problema così importante com’è la programmazione televisiva e degli effetti che può avere sul pubblico. La risposta può essere quella di Popper, riportata a lato, che cito spesso. E’ triste doverlo riconoscere, ma la spiegazione è proprio quella. La televisione ormai è diventata uno strumento il cui scopo principale è quello di creare programmi di successo in cui inserire messaggi pubblicitari a pagamento. Il che significa che, per venire incontro ai gusti del pubblico e aumentare i dati di ascolto che significano maggior valore commerciale delle inserzioni, si abbassa il livello dei programmi per assecondare i gusti della maggioranza della popolazione.  Senza mai chiedersi quali possono essere gli effetti di programmi basati su cronaca nera e violenza.

Abbiamo il più potente mezzo di comunicazione che l’umanità abbia mai avuto nella storia e, invece che usarlo per diffondere conoscenza ed aumentare il livello  culturale del pubblico, lo usiamo per aumentare il livello di aggressività della gente e per fare pubblicità a detersivi, pannolini e porcherie alimentari industriali.  E non si può nemmeno lamentarsi, altrimenti il solito idiota vi dirà che basta cambiare canale. Sì, ma se cambi canale e vedi la solita spazzatura, stai cambiando solo la discarica, ma sempre spazzatura è. E fa anche molto male. Ma tutti fanno finta di non accorgersene, perché ciò che conta è lo share, l’auditel, i dati di ascolto. Una volta gli idioti erano solo idioti, oggi sono evoluti tecnologicamente, sono Teleidioti.

Vedi

Cuochi e delitti

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco.

Donne da macello

Gli italiani sono scemi

Pane, sesso e violenza

Follie di giornata e futili motivi (2004)

Ipocriti (2004)

Mille volte ipocriti (2004)

. Quando i bambini fanno “Ahi” (2005)

Lo stupro quotidiano (2006)

AdolesceMenza (2006)

Cara sorellina ti ammazzo, per gioco (2007)

Il mondo visto dalle mutande (2007)

Manicomio Italia (2009)

Mamma, sono incinta (2009)

Cani e bestie (209)

Il Papa ha ragione (2009)

Luna nel Pozzo (2010)

Pane, sesso e violenza (2014)

E se non basta ecco cosa dice qualcuno molto più autorevole in una intervista TV:

– “K. R. Popper, la TV e la violenza”.

Razzismo, ebrei e censura.

Il razzismo sta diventando come il prezzemolo; lo mettono dappertutto. Basta uno sguardo infastidito verso l’ambulante troppo insistente o verso la centesima zingarella che ti chiede l’elemosina in strada, basta un accenno di protesta o semplice preoccupazione per la presenza sempre più numerosa di immigrati sul territorio, basta una semplice allusione a banane e oranghi, e sei marchiato a fuoco: razzista. Pochi giorni fa il solito Tavecchio è finito di nuovo in prima pagina perché avrebbe espresso un gravissimo insulto razzista verso gli ebrei: (Tavecchio nella bufera; insulti a ebrei e omosessuali).

Ecco la frase incriminata: “La sede della Lega Nazionale Dilettanti? Comprata da quell’ebreaccio di Anticoli.”. Ebreaccio è un insulto? Lo è per quella desinenza in “accio” che di solito ha un significato spregiativo? Quindi anche toscanaccio e romanaccio, termini usati normalmente senza alcun intento offensivo, sono insulti razzisti? Allora perché nessuno denuncia come razzista chi li usa? Ma allora “polpaccio” è un grave insulto ai cefalopodi? E brogliaccio, carpaccio, Ajaccio, poveraccio, ghiaccio, laccio, braccio, castagnaccio, pagliaccio, sono tutti insulti? Chiamare Boccaccio e Masaccio per nome era un’offesa?

Anche il grande Gino Bartali veniva chiamato non solo “toscanaccio” per le sue vena polemica, ma era soprannominato “Ginettaccio” (doppio insulto, quindi), e così lo chiamavano tutti anche sulla stampa (La Gazzetta dello sport: “Ginettaccio, l’uomo di ferro che spianava le montagne“). Era un gravissimo insulto razzista? E se così era perché  né Bartali, né altri, hanno mai denunciato la Gazzetta e tutti gli altri giornali che usavano quell’insulto razzista?  Ed il quartiere romano di Testaccio è un insulto alle teste di…? Sì, forse alle teste di certi giornalisti e moralisti di borgata.

A proposito di teste ecco un altro titolo, nello stesso quotidiano, nel quale compare proprio il termine “toscanacci“: “Una testa di legno, ma di buon senso.”. A rigore, se “ebreaccio” è un insulto agli ebrei, questo dovrebbe essere  un insulto ai toscani.  Ma nessuno ha accusato Mascheroni di insulto razzista per quell’articolo. Infatti, nell’uso comune del termine, non è un epiteto offensivo, anzi è un’espressione gergale usata bonariamente quasi con simpatia nei confronti della  gente toscana per indicare il loro spirito polemico e  la battuta sempre pronta, caustica, salace, arguta e spesso sarcastica. Tanto è vero che, mentre i media accusano Tavecchio per il suo “ebreaccio”, nessuno crocifigge Mascheroni o altri per l’uso di “toscanacci”.

Non sono questi gli insulti verso gli ebrei, e non sono nemmeno razzismo, che è tutt’altra cosa. Insulto agli ebrei è quello di chi brucia le bandiere di Israele durante i cortei “pacifisti”. Insulto è quello di chi, qualche anno fa, contestava ed organizzava la protesta in piazza contro la presenza di Israele al Salone del libro di Torino. Insulto è aver venduto gli ebrei in cambio dell’assicurazione da parte del terrorismo palestinese dell’OLP di Arafat che non ci sarebbero stati attentati in Italia (Vedi “Venduti gli ebrei, ora vendiamo gli italiani” – “Vi abbiamo venduti” –  “Mani libere a noi palestinesi“, e “Cossiga, Moro e i misteri d’Italia“). Insulto è aver spedito in Libano la missione Unifil che parteggiava spudoratamente per Hezbollah a danno di Israele (vedi “Amenità libanesi“) Insulto è quello di chi, come la COOP, boicottava i prodotti israeliani, col pretesto che provenissero dai territori occupati dai coloni. Insulto è quello dell’Unione europea che, col pretesto di fornire aiuti per lo sviluppo di Gaza, versa miliardi di euro (450 milioni solo per il 2015) ad una organizzazione terroristica come Hamas,  che nel proprio statuto afferma esplicitamente di avere come fine la distruzione totale di Israele, che poi usa quei fondi per acquistare armi, esplosivi e razzi da lanciare verso Israele.

Insulto agli ebrei è quello di D’Alema il quale, arrivando in Israele in visita ufficiale come ministro degli esteri, a chi lo riceveva all’aeroporto salutandolo con “Benvenuto in Israele“, rispose correggendolo “In Palestina…”. Lo stesso D’Alema che non perde occasione per dichiarare la sua simpatia e vicinanza alla causa palestinese (vedi “Il baffetto velista ha strambato“). Insulto agli ebrei è ancora quello dello stesso D’Alema che, sempre in qualità di ministro degli esteri, volava in Libano e  dichiarava di essere orgoglioso di andare a passeggio a Beirut tenendosi a braccetto con i capi di Hezbollah e di andare a cena con loro, e subito dopo andava ad abbracciare i capi di Hamas a Gaza; tutta gente che ha come scopo dichiarato la distruzione di Israele. (vedi “L’equivicinanza secondo D’Alemhamas“)  Insulto agli ebrei è quello di Prodi, allora capo del governo, che al palazzo dell’Onu correva ad abbracciare affettuosamente Ahmadinejad, lo scravattato capo dell’Iran, il quale dichiarava un giorno sì e l’altro pure che avrebbe cambiato la carta geografica, facendo scomparire Israele dalla faccia della Terra. Insulto è la politica della sinistra italiana, sempre spudoratamente a favore della Palestina, contro Israele (vedi “Mi ricordo, sì, io mi ricordo“). Quelli sono i veri insulti, e non chiamare qualcuno ironicamente “ebreaccio”; quelli sono insulti che fanno davvero male agli ebrei ed all’intelligenza umana.

Ennesima dimostrazione (come sostengo da anni) del fatto che, specie sui mass media, i concetti di etica, estetica, giustizia, deontologia professionale, sono molto elastici e variano secondo le circostanze e la convenienza (di chi scrive). Ecco perché un’affermazione o una battuta che in altri tempi sarebbe stata del tutto normale e sarebbe passata inosservata, e sulla quale lo stesso Anticoli avrebbe sorriso, oggi diventa un insulto razzista. E ci si chiede perché “ebreaccio” sia un insulto e “toscanaccio” non lo sia. Perché? Semplice, è la quotidiana dimostrazione che esiste una doppia morale; quella ormai consolidata dei sinistri detentori della “superiorità morale” che hanno l’esclusiva di questa sorta di morale a tempo e che  la tirano fuori e la usano a loro piacimento e la applicano secondo la convenienza per condannare gli avversari, delegittimare chi  non la pensa come loro ed emarginare, bollando pretestuosamente con l’infamia del “razzista”, chi  non è allineato al pensiero unico dominante. E’ lo stesso principio caro a certa magistratura per cui la legge per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Per questi ipocriti moralisti col timer, morale e giustizia diventano micidiali armi improprie da usare per demolire gli avversari.

Censura (attenzione, post scurrile)

Ora vediamo un altro esempio di criteri molto elastici, applicati alla censura dei commenti sui forum e quotidiani.

Di recente, commentando un pezzo sulla revoca delle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e l’immediata reazione di 26 consiglieri che, dimettendosi, lo hanno mandato a casa, (Per Marino è finita: 26 consiglieri si dimettono) scrissi questo breve commento: “Avrebbe fatto meglio a mantenere le dimissioni. E’ stata proprio una sceneggiata ridicola che conferma la pochezza di quest’uomo. Come direbbero a Striscia citando la famosa espressione del direttore Fede. “Marino, che figura di merda!”.  Ma quando il commento viene pubblicato quel termine finale diventa “mxxxa“.  Non so dire con certezza se la correzione sia opera di un solerte censore, oppure di un correttore automatico che non gradisce certi termini e sostituisce alcune lettere con delle X o degli asterischi. I termini più censurati, oltre a merda, sono culo, stronzo e stronzate, cazzate, cazzo, fica, etc…

Non dico che il turpiloquio debba essere libero, e nemmeno che debba essere censurato. Dico che ancora una volta di applicano due pesi e due misure; è questo che è incomprensibile ed intollerabile. Ciò che lascia perplessi è che quei termini vengono usati tranquillamente in televisione, a tutte le ore del giorno, senza che nessuno intervenga o si scandalizzi. Per esempio, quella espressione ormai mitica di Emilio Fede, la sentiamo e risentiamo a Striscia la notizia, ogni volta che c’è qualche figuraccia da evidenziare; invariabilmente, a chiusura del servizio,  parte il video originale con l’esclamazione “Che figura di merda…”. Ormai è un classico, come la mitica  “La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca…” del ragionier Fantozzi..

Basta poi sentire il linguaggio di certi personaggi in televisione, con Maurizio Crozza in testa seguito da uno stuolo di comici, meno comici e personaggi assortiti anche tragici, e si sentono “cazzi e culi” volare come farfalle. Allora è ovvio chiedersi come mai certe parole si possono usare tranquillamente in televisione, davanti a milioni di spettatori, in prima serata, in fascia protetta e in orari di massimo ascolto, e se invece  vengono scritte in un commento che leggono in pochissimi, all’interno di un articolo di un quotidiano in rete, viene censurato. Perché? Non sto dicendo che il linguaggio scurrile sia o non sia consentito in pubblico. Mi chiedo solo perché si applica la solita doppia morale; questo è insopportabile. E’ il sintomo della completa confusione culturale e morale di una società che ha smarrito tutti i riferimenti e, in mancanza di criteri precisi, decide di volta in volta e secondo le circostanze, ciò che è o non è permesso, ciò che è o non è consentito e legittimo. E con lo stesso principio molto elastico decide anche ciò che è vero o falso, giusto o sbagliato, bene o male.  Abbiamo adottato una nuova morale; usa e getta, come la carta igienica.

Ma torniamo al commento censurato. Visto che la parola “merda” viene sostituita con le X, se ne deduce che sul Giornale, attentissimo a non usare termini scurrili, quella parolina non si possa usare. Giusto? No, sbagliato. Infatti, negli stessi giorni, leggendo la stessa prima pagina, bastava spostare lo sguardo sulla colonna laterale riservata ai blog dei giornalisti, per vedere in bella evidenza (è rimasto lì per almeno 15 giorni) questo titolo a lato in cui figura proprio la parolina proibita (vedi “Troppo merda, Caritas“).  Ed ecco che ci troviamo di fronte, per l’ennesima volta, ad un principio ballerino. Si può usare la parola “merda” sul Giornale? Dipende; i giornalisti sì, i lettori no.  Perché Enrico Galletti può scriverlo in prima pagina ed io non posso farlo in un commento? Perché? Come James Bond aveva la licenza di uccidere, Galletti ha una speciale “licenza di merda” negata ai comuni mortali?

Questa strana applicazione dei criteri di ciò che è corretto o non lo è, di ciò che si può o non si può dire o scrivere, è un dilemma che pongo da anni in rete ed al quale nessuno ancora ha risposto. Ed ogni volta che mi ritrovo di fronte a simili casi di morale ballerina e ipocrisia mediatica (il che, leggendo le notizie sui vari quotidiani, capita tutti i giorni) è come un pugno nello stomaco. Ne parlavo anche sei anni fa nel post “Si può dire culo?”. Sono le cose incomprensibili della vita; come i balletti di Don Lurio o gli occhiali neri a mezzanotte. Sono quelle incongruenze e contraddizioni di una strana morale elastica che si applica secondo criteri che non hanno alcuna spiegazione logica e razionale. Eppure, prima o poi, qualcuno dovrebbe spiegarci la ragione di questa curiosa doppia morale. Perché Crozza può parlare tranquillamente di cazzi in prima serata TV e noi no?  Spiegatecelo, cazzo!

Vedi:

Si può dire culo?

Bavagli e querele

Satira libera: dipende

Cossiga e il tonno

Vedi qui altri post su “Censura, trucchi e inganni mediatici e morale ballerina“.