Categorie protette

Devi avere un cancro per lavorare“, dice Rosanna Banfi, come riportato ieri dal Giornale. Un’affermazione forse esagerata, ma mica tanto. Oggi per avere successo e visibilità devi fare scandalo, provocare, insultare, creare polemiche, dichiararsi gay o lesbiche  o…avere un cancro da rivelare al mondo. E’, più o meno, quanto dico da anni sull’informazione mediatica molto disinvolta, spregiudicata e attenta più a proporre in primo piano mostri e richiami morbosi per attirare lettori, invece che notizie serie e utili.

lino-banfi-e-rosanna-banfi

L’ho ripetuto anche di recente nel post “Miss bioniche“, per ribadire come oggi per avere visibilità e successo bisogna essere “strani” (settembre 2018). Ecco un brano del post:

“Oggi per guadagnarsi l’attenzione dei media e qualche forma di aiuto e assistenza, bisogna essere strani, fuori dalla norma, avere qualche deficit, diversità o stranezza di qualche tipo, bisogna appartenere a quelle che chiamo “categorie protette“: zingari, immigrati, neri, musulmani, gay, lesbiche, trans, carcerati, drogati, disagiati fisici e mentali, poveri e ultimi.

C’è uno stuolo di soggetti assistenziali e umanitari (finanziati spesso con fondi pubblici) che si occupano di loro: associazioni umanitarie, gruppi di volontari, enti, Onlus, Ogn, benefattori privati, filantropi, ONU, Unhcr, Unar, Coop, Consulte, Caritas, preti, vescovi e perfino il Papa. E tutto ciò che rientra in queste categorie finisce in prima pagina perché è un richiamo per la curiosità morbosa dei lettori. Ecco un recentissimo esempio di ieri sul Giornale (ma si vede anche di peggio): “Ho rischiato la vita per una infezione“. Se non vi sembra abbastanza schifosa guardate questa: “Gessica Notaro; la prima foto dopo l’aggressione“) Se volete vedere le foto cliccate sul link; qui non le inserisco perché, sinceramente, sono orribili.

Mi è venuto spontaneo inserire un commento su quell’articolo: “Sì, ci dispiace, ma non è il caso di sbattere l’immagine in prima pagina. Ormai siamo all’esaltazione dell’orrido, del ripugnante, dello splatter, delle deformazioni fisiche, di visi sfregiati dall’acido o da malattie, di aspiranti Miss senza braccia o gambe, di tutto ciò che crea ribrezzo e disgusto: fa spettacolo e richiama l’attenzione del pubblico. Questo almeno è ciò che credono gli addetti ai lavori dei media; quelli che soffrono di qualche forma di psicopatologia e farebbero bene a curarsi, invece che scrivere sui giornali.“.

Ormai l’informazione è indigesta; ci vuole uno stomaco molto forte per digerire certe notizie di cronaca quotidiana e certe immagini raccapriccianti.  Giornali e tg sembrano bollettini guerra e riviste per maniaci e amanti dell’orrido. Facciamo qualche esempio recente.

Sophia, la modella orgogliosa del suo “monociglio“. Eccola sotto (ci mancava solo il monociglio):

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Ed ecco altre notiziette edificanti, di quelle che ti infondono serenità, gioia di vivere, fiducia e speranza nel futuro:

Carbonia: allevatore cinquantenne abusa della madre di 80 anni.

Croazia: padre getta i 4 figli dal balcone.

Padre ammazza la figlia di 4 mesi perché piangeva durante la partita di calcio in TV.- 

Melanie, la modella calva e senza denti.

Melanie Gaydos

– Ricordate Conchita Wurst, la drag queen con la barba (a destra nella foto) che nel 2014 vinse il festival europeo della canzone?

Conchita-Wurst-3

Ha avuto una crisi d’identità e ci ha ripensato. Ora si chiama Tom Neuwirth (ha la sessualità e il gender “fluttuante“, come diceva Paola Concia). Non sarà più Conchita Wurst, ma torna al vecchio look da uomo (si fa per dire – a sinistra nella foto). Oggi si usa così; ci si sveglia al mattino e, secondo i ghiribizzi del mattino, come si sceglie la cravatta o la giacca, si sceglie  anche il gender da indossare; si decide se fare il maschio, la femmina, il trans, la drag queen, il bisex, a piacere. Più sei “estroso” e più hai successo. Ecco perché nei vari salotti in Tv stazionano in permanenza vari personaggi stravaganti come Alfonso Signorini, Cecchi Paone, Platinette, Malgioglio, Luxuria; il fior fiore della cultura “estrosa” italica.

Conchita ridiventa Tom (per il momento, poi si vedrà)

E cosa ne dite di questo crocifisso “artistico” di Giuseppe Veneziano, con Cristo in costume leopardato e la scritta Lgbt al posto di Inri? No comment.

crocifisso_lgbt

Ci fermiamo qui, perché l’elenco delle zozzerie umane sarebbe troppo lungo e tutte finiscono in prima pagina.  Bastano queste notizie per capire a quale bombardamento di negatività siamo sottoposti ogni giorno. Queste  non sono notizie, sono spazzatura maleodorante, sono rifiuti indifferenziati; questa quotidiana rassegna di schifezze non è informazione, è merda. E tutti i giorni stampa e Tv ce ne forniscono a tonnellate, in abbondanza, su stampa, TV, internet. Ci forniscono un’immagine della società alterata e tossica, la peggiore possibile,  che nuoce gravemente al nostro già precario equilibrio psichico.

Vedi:

– “In aumento le malattie mentali a livello mondiale“)

Quoziente intellettivo in picchiata; specie umana sempre più stupida. (Appunto, ed io cosa dico da anni?)

.  Poi si sorprendono se la gente impazzisce, ammazza mogli e figli e butta dal balcone i neonati di pochi mesi. E per evitare di chiamare le cose col loro nome, ovvero di dire che la gente sta impazzendo, usano eufemismi e parlano di persone che agiscono in preda a “tempeste emotive“. Non siete solo impazziti, siete proprio completamente rincoglioniti.

Così, le uniche buone notizie, quelle che magari ci strappano un sorriso, sono quelle che riguardano gli animali e le loro prove di affetto per i padroni: “Senzatetto ricoverato; i cani lo aspettano per ore fuori dall’ospedale“. “Più conosco gli uomini, più amo i cani“, diceva Heinrich Heine.

cani aspettano padrone2

Meglio i cani, meglio…

 

Vedi: Miss bioniche e dintorni.

Salva-bebè, anti-mamme

Approvato l’obbligo di avere in auto i seggiolini salva-bebè con i sensori anti abbandono (L’obbligo è legge). Funzione molto utile per genitori che fanno i figli e poi si dimenticano di averli. Poi approveremo anche l’obbligo di appositi software che salvino i bambini da mamme distratte e li avvertano quando la mamma è fuori di testa. Magari si dovrà anche scaricare una App con registrazione, nickname, codice di accesso, Pin e password (oggi c’è una app per tutto; anche per ricordarvi di andare in bagno). Se dimenticate la password siete fregati; o cambiate macchina o cambiate bambino, oppure cambiate mamma (versate la vecchia e prendete la nuova, ultimo modello). Scherzo, ma mica tanto.

seggiolino salva bebè

Rendiamoci conto che siamo arrivati ad un tale livello di saturazione e confusione mentale che c’è bisogno di avere in auto dei seggiolini speciali che ricordino a papà e mamme distratti che hanno in macchina figli piccoli; così non li dimenticano, come fossero pacchi della spesa. Nessuna persona normale dimentica un bambino; ancora meno una mamma “normale“. Né in auto, né al parco, né altrove, per nessun valido motivo. Una volta le mamme non perdevano mai di vista i figli; erano sempre controllati a vista. Ora li dimenticano, come gli ombrelli. Allucinante. E se critichi certe mamme che lasciano morire i figli in auto al sole ti accusano di insensibilità; bisogna evitare i commenti e rispettare il dolore, dicono. Il mondo è impazzito, comprese le mamme, ma non si può dire.

Significa che la gente è completamente rimbecillita, a causa della televisione, del gossip, dell’uso eccessivo di smartphone, cellulari e social network. Hanno la testa piena di sciocchezze, cianfrusaglie gossipare, spazzatura mediatica, pettegolezzi ridicoli; a tutto pensano, meno che alle cose davvero importanti. Come dico spesso, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Esagero? No, è il minimo. Se questa non è follia trovate una spiegazione plausibile.

La questione è molto seria. Ne ho parlato spesso. Vedi questi post in cui riporto notizie di cronaca ed articoli scientifici che riguardano l’alterazione delle normali funzionalità mentali e le cause.

Pappagalli molesti, principi e palloni poetici

Notizie dal mondo dei pazzi. Ormai non ci facciamo più caso perché quando la pazzia è diffusa ci si fa l’abitudine, diventa normale. Però ogni tanto è bene fermarsi un attimo a riflettere su alcune notiziette; così, tanto per chiederci se davvero questo è ancora un mondo normale, oppure se abbiamo oltrepassato il limite della follia sostenibile. Ecco alcuni fatti riportati dalla cronaca solo nelle ultime 24 ore.

Pappagalli maleducati

I pappagalli sono belli, ci tengono compagnia e se riescono ad imitare la voce umana e pronunciare qualche parola sono anche un’attrazione curiosa. Ma bisogna stare attenti a ciò che ripetono. Per esempio, a Capoterra, in Sardegna, succede che una signora possieda un pappagallo che, forse, pronuncia qualche parolaccia di troppo. Il vicino di casa, un po’ troppo suscettibile, pensa che quelle parolacce siano rivolte a lui, visto che il pappagallo le pronuncia ogni volta che lo vede passare. Così, per vendicarsi, aspetta che la vicina vada a fare una passeggiata in un parco con un’amica, e l’ammazza con 11 coltellate: “Il tuo pappagallo mi dice le parolacce: e ammazza la vicina.”. Pare che gli attriti fra i vicini di casa andassero avanti da anni. Violenza assurda ed inspiegabile che la cronaca di solito  spiega con “futili motivi“. Non ripeterò cose che dico da anni su questo argomento. Però rendiamoci conto che, grazie a Basaglia, noi abbiamo chiuso i manicomi, e che  ci sono persone come queste, apparentemente normali,  che circolano liberamente e che, per “futili motivi”, all’improvviso possono ammazzare qualcuno per una parolaccia detta da un pappagallo.

Passatempi

Alcuni ragazzini, tra i 12 e i 14 anni (c’è anche una ragazzina), hanno sistemato dei sassi sui binari della linea ferroviaria a Cagliari: “Pietre sui binari; stop al treno” . Così, per vedere l’effetto che fa, per distrarsi, per passatempo, perché si annoiavano., o perché lo hanno visto fare da altri. La stupidità non ha bisogno di particolari motivi per manifestarsi. Proprio recentemente in diverse località della Sardegna si sono verificati casi di lanci di sassi su treni, pullman e auto in corsa sulla superstrada. Anni fa il passatempo  di moda era quello di lanciare sassi sulle auto da un cavalcavia. Ora siamo all’emulazione, ma con variazioni sul tema. La cronaca dice che si tratta di una “bravata“. Ecco ciò che lascia perplessi. Invece che chiamare le cose col loro nome e parlare chiaramente di “delinquenti”, questi fatti gravissimi, che potrebbero avere conseguenze tragiche, vengono considerati delle semplici ragazzate, niente di preoccupante. bravate. “Sono ragazzi…”, direbbe Greggio.

Monopoli col morto

Purtroppo non è quel vecchio gioco da tavolo col quale abbiamo trascorso serate fra amici da ragazzi. Questo è un gioco tragico che vede ancora coinvolti dei ragazzi di 15 e 17 anni che gettano in acqua un anziano di 77 anni che passeggiava lungo la scogliera a Cala Verdegiglio, provocandone la morte. Non è ancora chiaro se si tratti di una semplice “bravata” come la cronaca riportava in un primo momento, oppure di una aggressione a scopo di rapina. Che strani passatempi vanno di moda oggi. Non ricordo che una volta, per passatempo, i ragazzi scagliassero sassi su treni e auto, o gettassero a mare gli anziani. Mah, altri tempi, devono essere gli effetti dell’evoluzione della specie.

Notizie assurde come queste sono ormai all’ordine del giorno. E nessuno si chiede cosa sta succedendo a questa società? Abbiamo uno stuolo di psicologi, sociologi, psichiatri; perché nessuno si chiede cosa sta succedendo e perché la gente sta impazzendo? Perché una cosa è certa ed evidente; il mondo sta impazzendo. La cosa preoccupante è che non solo non ci sono segni di rinsavimento, ma  ormai siamo arrivati all’assuefazione e questi fatti vengono percepiti quasi come normali. Anche questo è un segno della pazzia dilagante. Siamo così distratti da mille informazioni inutili che la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Pensiamo alla Ferrari, ai talent, i reality, sport, gossip, fiction fatte in serie, la posta di De Filippi, ballerini, comici e cantanti. Ci riempiamo la testa di cose superflue e tralasciamo di occuparci delle cose serie ed importanti. Incoscienti, balliamo mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Ultimissime tra principi e palloni

Ma anche se non siamo proprio pazzi, certo almeno un minimo di confusione mentale deve esserci, specie tra gli addetti ai lavori del mondo dell’informazione. Non sono un appassionato di sport, gossip e inutili pettegolezzi da cortile; quindi, non leggo questo tipo di notizie. Ma dando uno sguardo alle pagine dei quotidiani in rete, non si può non leggere almeno i titoli, sia di sport che di gossip. Bene o male, volenti o nolenti, sappiamo chi segna in campionato, cosa fanno le Ferrari e Valentino Rossi, le liti Morgan-De Filippi, Parietti-Lucarelli, con chi scopa Belen Rodríguez, chi vince i reality. Tutte notizie importantissime per l’umanità.

Oggi, per esempio, la notizia del giorno è quella che il principe Filippo va in pensione. Per renderlo noto è stata convocata d’urgenza una conferenza stampa con tutti i maggiori rappresentanti dei media. Così oggi è questa la notizia di apertura di tutti i TG e quotidiani, servizi e commenti dei corrispondenti esteri, degli inviati speciali e dei soliti opinionisti tuttologi che, a tutte le ore del giorno su tutti i canali, parlano di tutto, dalla minaccia nucleare alle previsioni del tempo, dalla Brexit agli amori di Belen Rodriguez, dai buchi neri alla dieta mediterranea. Ed in tutti i salotti TV sarà l’argomento del giorno. Ho sentito una giornalista dire che questa era “una notizia choc“. In effetti una notizia come questa getta nello sconforto interi popoli. Come faremo adesso se Filippo va in pensione e si ritira a vita privata? Se lo chiederanno angosciosamente i bracciati calabresi, i cassintegrati del Sulcis, i precari, gli esodati, perfino la casalinga di Voghera, signora Gavina di Tergu e pure tziu Nassiu di Masullas. Sì, sono notizie che segnano una vita.

Questa poi è una vera perla. “I gol di Gonzalo Higuain sono un romanzo. Ma il colpo di tacco e i passi di danza di Paulo Dybala sono poesia.”, scrive oggi Tony Damascelli sul Giornale.  Ora, d’accordo che ognuno fa quello che gli pare e che, come suol dirsi “Il mondo è bello perché è vario“. Nella vita, quindi,  si possono avere diversi interessi e  passioni: sport, musica, spettacolo, cinema, narrativa, poesia, numismatica, filatelia, cinema, teatro Kabuki, origami, collezionare farfalle o stampe cinesi, e qualunque cosa. Ed ognuno ha il diritto di seguire la propria passione, di parlarne e perfino di scriverne sui giornali (specie se ti pagano per farlo).

Capisco che la deformazione professionale porti ad enfatizzare gli eventi e trovare delle espressioni forti ed iperboli  per richiamare l’attenzione del lettore. Capisco pure che si ricorra a figure retoriche e fantasiose immagini per nobilitare un’attività ludica come il calcio o altri sport. Ma se dare calci ad un pallone diventa addirittura alta letteratura e per esaltare le gesta dei pallonari si ricorre ad azzardate similitudini ed accostamenti letterari con poeti e romanzieri, e  paragonando dei calciatori  a Manzoni o Dostoevskij, Leopardi o Baudelaire, allora c’è qualcosa che non va, si sta passando il limite del lecito. Le spiegazioni di questi strampalati paragoni giornalistici possono essere diverse. Ma sinceramente, stringi stringi, la spiegazione più plausibile è quella che sostengo da tempo: la gente è rincoglionita. Punto.

 

 

Follia 3 (futili motivi)

Perché il mondo sta impazzendo? Forse per le cause accennate nel post “Follia umana 1“, in cui si riportano i risultati di ricerche scientifiche che dimostrerebbero una stretta relazione causale fra inquinamento e alterazione delle funzioni cerebrali. Anche oggi i TG hanno riportato la notizia che il livello delle polveri sottili in diverse città continua da tempo a mantenersi su livelli molto superiori al limite massimo consentito; ma il problema continua da tempo ad essere oltre i limiti di guardia (Smog, Italia avvolta nelle polveri sottili: PM10 oltre 3 volte i limiti di legge). Ma poi ci distraggono con giochini scemi, fiction e Isole dei famosi (nel senso che hanno fame). Polveri a parte, i sintomi di questa follia collettiva sono diversi e tutti gravi e preoccupanti. Alcuni li abbiamo riportati nel post “Follia 2; mamme, figli e ombrelli“. Ne esistono altri che possiamo rilevare dalla lettura dei casi di cronaca nera riportati dai media. Ormai questi casi di violenza sono così frequenti che stiamo arrivando all’assuefazione. Quasi non ci sorprendono più. Li consideriamo piccoli incidenti in una realtà normale di gente normale, come incidenti stradali o sul lavoro, come infortuni domestici, come la tegola che sfortunatamente e per puro caso vi cade in testa. Così, quando si registra l’ennesimo caso di omicidio, sentiamo spesso la testimonianza di vicini di casa o conoscenti che descrivono l’assassino come una persona “normale”. O sono cambiati i pazzi, oppure è cambiato il concetto di normalità.

Ma allora, se sono persone normali, o almeno sembravano normali fino al giorno prima, cosa scatena la follia? Non sempre ci poniamo il problema e quando ce lo chiediamo, lo facciamo in maniera superficiale. Cerchiamo spesso la spiegazione più ovvia e scontata.  La nostra attenzione si ferma sulla causa apparente: screzi familiari o incompatibilità fra coniugi, liti e risse occasionali per insulti e offese subite in passato, vecchi rancori tra familiari, parenti, vicini di casa o soci in affari, gelosia e tradimenti, liti fra automobilisti, e mille altri “futili motivi per morire“. In realtà, però, quella non è la vera causa che scatena la violenza; è solo l’atto finale di uno stato di latente aggressività che magari ci si tiene dentro per anni. Così il pretesto che scatena la violenza è solo la goccia che fa traboccare il vaso, la scintilla che dà fuoco alle polveri. Ma la vera causa è lo stato mentale di sofferenza che cova e alimenta l’aggressività e consente e provoca lo scoccare della scintilla.

Se si riceve un’offesa o un’ingiustizia è naturale che si abbia una reazione d’ira più o meno forte. Se quella ingiustizia viene sanata non lascia traccia significativa nella memoria. Ma se non trova soddisfazione genera uno stato di tensione  che cresce nel tempo, assume forme di aggressività latente sempre più accentuata e scatta all’improvviso per dei pretesti banali che chiamiamo “futili motivi“. A parte casi molto evidenti di alterazione comportamentale, questa aggressività latente non viene percepita nella sua pericolosità.  E’ come una mina celata sotto la terra, come una bomba innescata di cui non ci rendiamo conto se non quando qualcuno fa scattare il congegno. Il guaio è che non sempre a far scattare quel congegno è il responsabile dell’offesa o dell’ingiustizia, colui che di fatto ha innescato la bomba. Spesso è un malcapitato sconosciuto che, per una pura e sfortunata coincidenza, un certo momento di un certo giorno si trova sul vostro cammino e vi offre il pretesto per scaricare la rabbia e l’aggressività repressa per anni. Ed ecco che quello che tutti hanno sempre visto come una persona normale può diventare di colpo all’improvviso un violento assassino.

Tuttavia la gravità della violenza non è commisurata all’offesa, l’insulto, la provocazione, il pretesto casuale del momento, ma è determinata dal tipo di reazione a quegli stimoli. A uguale stimolo non corrisponde uguale reazione. E ciascun individuo può avere reazioni diverse dagli altri. Un bel paesaggio è uguale per tutti coloro che lo ammirano; ma le reazioni di chi guarda sono tutte differenti e cambiano da individuo a individuo, secondo la personalità, la cultura, il gusto estetico. Lo stesso tipo di reazione avviene nei confronti di quei fattori scatenanti che riteniamo siano la causa della violenza. Allo stesso stimolo una persona calma reagisce con calma, una persona aggressiva reagisce con violenza. Questo è sotto gli occhi di tutti. Allora, se la vera causa della violenza non è l’atto provocatorio, l’offesa, ma è il tipo di reazione che segue all’offesa  vuol dire che la causa scatenante va ricercata nella mente umana, ovvero in quello stato mentale che è già predisposto ad avere reazioni violente anche a stimoli banali. La notizia a lato, riportata oggi dalla cronaca,  è solo l’ultima di una lunga serie di tragedie simili e  ne è l’ennesima conferma.

Tutti, anche le persone più calme e normali di questo mondo, di fronte ad una provocazione o un’ingiustizia possono avere reazioni anche piuttosto violente; ma sempre nei limiti della norma. Così anche la persona più educata, occasionalmente, può rispondere ad un insulto con un insulto, ad un pugno con un pugno, ma non si trascende. Se però  si fracassa la testa con un cric ad un automobilista, o lo si accoltella, solo perché ti ha sorpassato, non ti ha dato la precedenza o ti ruba il parcheggio, non è più normale; rientra nei casi di follia.

Ma quello stato mentale che determina il tipo di reazione non è una specie di dotazione di seria, fissa, immutabile; è invece facilmente influenzabile e modificabile da diversi fattori. Mentre però accettiamo facilmente il fatto che un trauma possa modificare la funzionalità cerebrale, non altrettanto facilmente siamo disposti ad accettare il fatto che il cervello possa subire dei condizionamenti di tipo culturale. O meglio, lo accettiamo come naturale e scontato solo se l’effetto è quello positivo conseguente allo studio, l’istruzione e l’affinamento del gusto estetico. Ovvero, riconosciamo che l’istruzione e la cultura migliorano il nostro livello intellettuale. Quindi la cultura agisce sulla mente e ne provoca una mutazione che influisce sul comportamento.  Se questo è vero, bisogna però anche tener presente che l’effetto dipende dal contenuto di ciò che leggiamo, vediamo o ascoltiamo. Leggere la Divina Commedia non è come leggere il Mein Kampf di Hitler. Ascoltare una sonata di Mozart non è come sentire il rumore assordante di un martello pneumatico. Ammirare un prato fiorito con in sottofondo le note di una barcarola, non è come vedere raccapriccianti immagini splatter con schizzi di sangue e corpi fatti a brandelli. Le informazioni, gli stimoli, i messaggi esterni che percepiamo ed assimiliamo generano nella mente reazioni diverse che possono essere piacevoli e infondere serenità o terrificanti e generare paure e incubi; quindi, positive o negative.

Ma allora perché riconosciamo facilmente che un messaggio positivo abbia effetti positivi  e troviamo difficile riconoscere che un messaggio negativo abbia o possa avere effetti negativi? Perché la persuasione occulta della pubblicità funziona così bene sulla nostra mente tanto da indurci ad acquistare quel tale prodotto reclamizzato, e non dovrebbe funzionare altrettanto bene se ci martellano quotidianamente con scene di violenza? Eppure entrambi i messaggi funzionano nello stesso identico modo. Ma noi non ce ne rendiamo conto, oppure fingiamo di non saperlo. (continua)

 

Follia umana (1)

La gente sta impazzendo, non c’è più dubbio. Ma non nel senso bonario come quando sorridendo diciamo ad un amico “Ma sei matto?”, perché fa o dice qualcosa di strano e bizzarro.  No, dico nel senso letterale del termine, come patologia mentale. Lo ripeto da sempre e purtroppo, arrivano puntuali le conferme. Ho sempre detto che non so quale sia la causa che genera questa follia; forse l’inquinamento ambientale, gli additivi tossici, coloranti, conservanti, aromi “naturali” chimici, che ingurgitiamo con i prodotti alimentari industriali, con frutta e verdura avvelenata da pesticidi, l’inquinamento elettromagnetico, lo stress di uno stile di vita nevrotico, l’informazione che ci fornisce ogni giorno la nostra razione quotidiana di violenze assortite, come una droga, e che crea uno stato mentale di tensione costante, di aggressività repressa che esplode alla prima occasione, modelli di vita imposti da una società che ha perso tutti i riferimenti, mutazioni genetiche. Non so cosa sia esattamente; forse un micidiale mixer di questi fattori ambientali, biologici, chimici, culturali. Quello di cui sono sempre più convinto, però, è che qualcosa ci sta mandando in pappa il cervello.

Lo constatiamo leggendo le notizie che ci vengono fornite ogni giorno dai media. Non solo quelle tragiche dei conflitti e guerre in corso e di attentati terroristici. Non passa giorno che non ci siano notizie di cronaca nera che vengono dalla quotidianità: donne ammazzate, bambini abbandonati, risse, violenze, aggressioni e morti per cause che la stampa definisce “futili motivi“. Come se morire per futili motivi sia meno grave o più grave che morire per motivi importanti. Qualcuno, per cercare di minimizzare la gravità di questa violenza crescente dice che non è vero che sono aumentati i crimini, ed invitano a non creare allarmismi perché questi fatti sono sempre successi, solo che prima non si conoscevano, oggi invece trovano più spazio nell’informazione. Non è vero: è del tutto falso. La crescita della violenza è reale ed è dovuta a nuovi fattori scatenanti che prima erano sconosciuti o avevano una minima influenza. Ora sono accresciuti i fattori che generano aggressività e violenza e sono di diversa natura, genetica, ambientale, culturale. Dell’l’influenza negativa dei media ho parlato spesso. Ma i fattori ambientali sono sempre più determinanti, a causa dell’inquinamento che  induce mutazioni genetiche e alterazioni ormonali e neuronali. Sono i danni provocati da inquinanti di varia natura: pesticidi, scarichi industriali, smog, polveri sottili e additivi alimentari specie dei prodotti industriali.

Ho sempre avuto il sospetto che questi fattori ambientali, oltre a quelli culturali derivanti dall’educazione, lo stile di vita, l’influenza dei media, potessero avere degli effetti negativi sulla mente umana; e quindi sul comportamento, lo sviluppo del carattere e della personalità e sui rapporti sociali. Ormai non sono una mia ipotesi campata per aria, lo dimostrano le ultime ricerche scientifiche. Ecco alcuni articoli apparsi di recente sulla stampa in merito agli effetti dell’inquinamento sul cervello umano.

Il quoziente intellettivo dell’uomo occidentale? Nell’ultimo secolo è crollato. Calo di circa 14 punti in poco più di cento anni.

Chi vive in città ha il cervello infestato da nanomagneti. Causa, l’eccessivo inquinamento atmosferico industriale.

Smog nel cervello. Così l’inquinamento contamina i neuroni. Possibili cause dell’Alzheimer.

Lo smog fa male al cervello; soprattutto a quello dei neonati. Gli inquinanti penetrano nel circolo sanguigno e da lì nel cervello, diventando tossici anche per i neuroni. Potrebbero avere una parte anche in psicosi e demenze precoci.

L’inquinamento riduce il quoziente intellettivo. La “pandemia silenziosa”, ovvero il dilagare nell’infanzia, a livello globale, di disturbi del neurosviluppo che vanno dall’autismo al deficit di attenzione ed iperattività ed al ritardo mentale.

Anche il cervello si ammala di smog. Vivere in strade molto trafficate aumenta il rischio di demenza senile, Alzheimer compresa.

Sono solo alcuni degli articoli che riprendono studi scientifici sugli effetti dello smog e dell’inquinamento atmosferico sul cervello umano. E non solo sul cervello. Una recente puntata di “Sfera” su La7 riprendeva l’allarme sulla moria delle api e lo spopolamento degli alveari, dovuta proprio ad inquinamento da pesticidi. Un allarme che è stato lanciato già diversi anni fa. Secondo gli ultimi studi, i pesticidi usati in agricoltura, specie i cosiddetti “neonicotinoidi“, oltre a provocare disorientamento e morte delle api, influenzano anche l’apparato sessuale generando mutazioni genetiche che riducono la fertilità dei maschi che acquistano caratteristiche sempre più femminili, fino al comparire di veri episodi di omosessualità.

Gli stessi neonicotinoidi li ritroviamo su tutti i prodotti dell’agricoltura che consumiamo regolarmente e che, penetrando nel terreno, vengono assorbiti dalle piante. Ciò significa che, anche dopo il lavaggio di frutta e ortaggi, permangono nei cibi tracce dei pesticidi che noi inconsapevolmente ingeriamo. Insomma, anche noi consumiamo la nostra brava dose di pesticidi, come le api. E come le api andiamo incontro a gravi pericoli per la salute, compresa la mutazione delle caratteristiche sessuali. Sarà un caso che negli ultimi decenni  le caratteristiche proprie del genere maschile e femminile siano sempre più confuse, che si vada verso un modello unisex, che si diffondano le teorie gender, e siano in crescita i casi di omosessualità? E perché mai dovremmo pensare che se questi pesticidi hanno effetti così devastanti per la sessualità delle api, non abbiano alcun effetto sull’uomo?

Purtroppo il video di quella puntata di Sfera non è disponibile. Ma questo breve servizio andato in onda su La7 illustra benissimo le cause dello spopolamento degli alveari. Ma le testimonianze della gravità del problema sono numerose, anche in video. Basta andare a vedere “Moria delle api“. Io stesso ho visto negli ultimi anni api morenti nel mio piccolo giardino dove vengono attratte da fiori ed alberi da frutto. Restano a terra, incapaci di volare, si muovono a stento come stordite, confuse, e muoiono. Ma io non uso nessun tipo di pesticida, né diserbanti, e nemmeno concimi; niente di niente. Evidentemente vengono avvelenate altrove. Troppo allarmistico? Avete ragione, non esageriamo, non preoccupatevi di queste sciocchezzuole, continuate pure a seguire il calcio, Sanremo, i salotti Tv per casalinghe disperate, cuochi e oroscopanti. (continua)

 

Futili motivi per morire

Si può morire per una mancata precedenza? Evidentemente sì. E, purtroppo, non è nemmeno il primo caso. E’ solo l’ultima pazzia in ordine di tempo: “Mamma uccisa perché non ha dato la precedenza“. E’ successo domenica scorsa a Independence nel Missouri. Una donna, ad un incrocio non ha rispettato la precedenza rischiando di provocare un incidente. Non c’è nemmeno stato l’incidente, ha solo rischiato di provocarlo. Per questo il conducente dell’altra auto è sceso ed ha sparato un colpo di pistola che ha colpito mortalmente la donna.

Oggi si muore così, senza una ragione valida. Ci si ammazza per una precedenza, un parcheggio, uno sguardo non gradito, una parola di troppo; per “futili motivi”, dicono le cronache. Ma non è niente di grave, quasi non fa più notizia, sta diventando normale. Si può morire per malattia, per un incidente stradale o sul lavoro, per le bombe e le cannonate, per un naufragio, per un terremoto o un uragano, oppure si può  morire “per futili motivi”. Esci a fare una passeggiata in auto con i bambini, ti distrai un attimo, sfiori l’incidente e qualcuno ti spara addosso. Fine della passeggiata. Perché? Perché ci sono troppi pazzi in circolazione. Stiamo diventando una società di aspiranti assassini che hanno accumulato tanta aggressività repressa che, se non sono proprio pazzi, sono sulla buona strada per diventarlo. E’ solo questione di tempo e di trovare l’occasione giusta; basta un niente, bastano “futili motivi” per scatenare la follia. Lo ripeto da anni. Forse a causa dell’inquinamento, dei veleni che assorbiamo con gli alimenti, o della nefasta influenza dei media che ogni giorno ci scaricano addosso tonnellate di violenza, il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Nessuno ci fa caso perché siamo distratti, impegnati a seguire un maleodorante e nefasto Blob televisivo, o seguire le avventure amorose dei Vip, l’ultimo reality, le passerelle di politici, opinionisti e intellettuali della domenica,  o l’ultimo caso di morti ammazzati con servizio esclusivo dell’inviato sul luogo del delitto, con intervista ai passanti e dolore dei familiari in primo piano. Stiamo scivolando verso il baratro morale, il precoce degrado mentale e l’atrofia cerebrale per mancato uso dell’organo. Ma non lo sappiamo. Anzi, siamo convinti che quello che facciamo ogni giorno sia normale, anzi sia l’unico modo possibile di vivere perché “Così fan tutte“. Basta leggere ciò che passa in rete per capire che la gente pensa ad altro, a divertirsi, a scambiarsi pettegolezzi da cortile, ad inventarsi maschere ed avatar da proporre sui social, a immedesimarsi nella realtà virtuale, ad imitare idoli e modelli proposti dal mondo dello spettacolo, a  scoprire chi scopa con chi, a cantare e ballare mentre la nave affonda; come sul Titanic.

Eppure abbiamo stuoli di psicologi, sociologi, psichiatri, scienziati, che studiano la psiche umana e dovrebbero non solo spiegarci le ragioni della follia dilagante, ma anche trovare i rimedi. Invece, al massimo, si occupano di problemi affettivi e sentimentali, di crisi adolescenziali, di problemi della coppia, di amori e tradimenti, di narcisismo, di depressione, di come superare lo stress della vita quotidiana e il dramma esistenziale. Curano i sintomi della malattia, invece che la causa.  Ma nessuno si chiede cosa sta succedendo all’uomo. Ci preoccupiamo di salvare il panda, di tutelare orsi e foche, leoni ed elefanti, e nessuno si rende conto che la specie più a rischio è quella umana che finirà per autodistruggersi. Ma forse è meglio così; sfiorire piano piano, giorno dopo giorno, senza rendercene conto, appassire lentamente e poi, di colpo all’improvviso, cadere a terra, morti: “Come d’autunno sugli alberi le foglie”. Del resto gli idioti non hanno problemi. La persona più felice di questa terra sembra proprio lo scemo del villaggio: sereno, tranquillo, ride ed è felice come un bambino col suo giocattolo nuovo; perché è idiota, ma non sa di esserlo.

Vedi: “Ballando mentre la nave affonda” (2007)

Cose da pazzi

Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto: proprio perché è impazzito.

Ormai queste notizie sono così frequenti che non ci si meraviglia più. E’ lungo l’elenco di bambini lasciati in auto sotto il sole (spesso con conseguenze tragiche), o dimenticati all’autogrill, oppure lasciati soli in auto per andare a fare la spesa, al lavoro, a giocare alle slot machines,  per andare in discoteca, o per i motivi più assurdi. Questa di oggi è solo una delle vittime dell’incoscienza di genitori distratti: “Dimenticata per ore in auto: muore bimba di 18 mesi“. E purtroppo non sarà l’ultima; sta diventando “normale” dimenticare bambini di pochi mesi in auto, come oggetti qualunque di poco conto, come ombrelli. Solo qualche decennio fa non sarebbe successo; impensabile. Non perché non ci fossero auto, bambini, autogrill, discoteche o slot machines, ma perché non c’erano mamme fuori di testa. Oppure, se qualcuna c’era, finiva  in manicomio, prima di Basaglia, invece che in libera uscita. Poi hanno chiuso anche i manicomi e tutti i pazzi sono liberi di circolare. Ma questa è un’altra storia di “buonismo” fatale. Una volta nessuna mamma si dimenticava dei figli, li aveva sempre, costantemente,  sotto controllo, non li perdeva un attimo di vista; era la loro prima preoccupazione. Non si sognavano, specie se molto piccoli, di lasciarli andare da soli in riva al mare, o di lasciarli soli in piscina o, com’è successo di recente a Disneyland, di lasciarli soli in riva ad una laguna infestata da coccodrilli. Non succedeva.

Oggi la gente è distratta da mille motivi, dai media, dalla TV, dalla pubblicità, dalle mille incombenze quotidiane, da mutui da pagare, bollette, lavoro che non c’è, affetti, famiglie allargate, divorzi, amanti, palestre, diete, prova costume, TG, politica, bond, referendum, immigrati, banche fallite, lavoro precario, Fornero, la pensione come un miraggio. E quando potrebbero rilassarsi riescono a complicarsi la vita con lo sguardo e la mente sempre occupati a seguire i social, Facebook, Twitter, inviare e ricevere sms, vivere una seconda vita parallela, una vita virtuale. E così, distratti da tante sciocchezze, ci si dimentica delle cose importanti; perché anche la nostra mente ha dei limiti e quando la carichiamo eccessivamente va in tilt. Ma stranamente nessuno sembra rendersene conto. Una volta i figli erano la cosa più importante per i genitori. Ricordiamo tutti la celebra frase di Cornelia, la mamma dei Gracchi, indicando i figli: “Questi sono i miei gioielli“. Oggi i figli non sono la cosa più preziosa per i genitori, non sono  più gioielli, sono  bigiotteria scadente da bancarella, sono come buste della spesa, si dimenticano nel bagagliaio. Lo dico da anni e lo ripeto: la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto.

Papa Bergoglio è a Cracovia. E naturalmente non perde occasione per deliziarci con le sue dichiarazioni. Purtroppo più parla e più sciocchezze dice. L’unica soluzione sarebbe che tacesse. Da quando si è insediato a San Pietro non ne ha detta una giusta; fin dall’inizio, a partire dalla sua frase sui gay “Chi sono io per giudicare?”. Le sue dichiarazioni sono una serie di strampalate affermazioni, spesso contradditorie, senza capo né coda, né fondamento; roba da meditazione settimanale delle “pie donne” al circolo parrocchiale. Comincio ad avere seri dubbi anche sulla sua competenza teologica e, di conseguenza, sulla sua autorevolezza come guida spirituale della Chiesa. Fa gli stessi ragionamenti ed usa le stesse argomentazioni banali e prive di fondamento che avrebbe fatto la vecchia Perpetua di Don Abbondio. Mi ricorda “La professione di fede del vicario savoiardo” di J.J.  Rousseau. Solo che quel vicario cercava di spiegare la fede in Dio semplicemente perché lo sentiva con il cuore; e ciò gli bastava. Nella sua semplicità era molto più sincero di Bergoglio: il che è tutto dire.

Fra le tante sciocchezze papali, le più frequenti e più discutibili, che suscitano polemiche, critiche e stanno provocando l’allontanamento dei fedeli dalla Chiesa,  sono quelle relative al rapporto con i musulmani (“Sono nostri fratelli“, dice), il terrorismo islamico (condanna il terrorismo, ma non cita mai l’islam, nemmeno oggi che hanno ammazzato un prete in chiesa in nome di Allah), all’accoglienza degli immigrati e il dovere di aprire le porte a tutti, buoni e cattivi (tanto paghiamo noi, mica lui). Si potrebbe proseguire a lungo con le sue dichiarazioni che lasciano sempre più perplessi. La sua visione del mondo è un miscuglio di Vangelo e Manifesto del partito comunista. Più che la guida spirituale della Chiesa sembra un sindacalista sessantottino o un seguace di Fidel Castro; magari ha nella stanza il manifesto di Che Guevara.  Ma quando glielo fanno notare e gli rimproverano una eccessiva attenzione ai problemi del lavoro, dei poveri, delle disuguaglianze sociali, dei diritti dei lavoratori, dice che non è marxismo, è Vangelo. Peccato che molti, compresi studiosi e teologi, non siano proprio d’accordo.

Oggi, per esempio, dice che il mondo è in guerra. Questo lo abbiamo capito anche noi e già da parecchio tempo. E’ il fanatismo islamico che ha dichiarato il jihad, la guerra santa al mondo occidentale, agli infedeli. Dice Bergoglio che bisogna difendersi, ma “non con le bombe” (parole sue). E come Santità?  Porgendo l’altra guancia? Amando il prossimo come se stessi? Perdonando chi ci offende e ci minaccia di morte? Accogliendo in casa i potenziali terroristi? Oppure cercando di non dare troppo peso alle minacce, giusto per non alimentare la paura? Anche il presidente Mattarella oggi, a proposito degli attentati terroristici, ha detto: “Dobbiamo impedire che la paura ci vinca, non possiamo consentire che il nostro Paese e l’Europa entrino nell’età dell’ansia.”.

Ecco, il vero pericolo non è il terrorismo, non sono le bombe che rischiamo di trovarci sotto il culo. No, il pericolo è “l’ansia“. Non dobbiamo cedere all’ansia: magari  ci sgozzano come agnelli sacrificali, ci bucherellano con i kalashnikov, ci spiaccicano sull’asfalto con un Tir da 20 tonnellate, o ci fanno a brandelli con le bombe, ma non dobbiamo aver paura, non dobbiamo cedere all’ansia: crepiamo, ma crepiamo sereni. Enrico Mentana ieri diceva (anticipando Mattarella) che c’è gente che pensa di combattere il terrorismo con il Prozac. Ottima soluzione. Ci penseranno le Asl a distribuire gratuitamente ai cittadini tonnellate di Prozac per combattere l’ansia e la depressione. Begoglio vuole combattere il terrorismo, ma non con le armi, Mattarella, invece che preoccuparsi per il pericolo del terrorismo,  è preoccupato che non ci venga l’ansia. Ma c’è qualcuno in circolazione che sembri normale? Non dico che lo sia, ma almeno che lo sembri.

E così anche oggi Bergoglio ha detto la sua. Ammazzano la gente al grido di “Allah Akbar”, ma il Papa dice che la religione non c’entra. Sgozzano un prete in chiesa mentre celebra la messa, ma Bergoglio dice che la religione non c’entra. A Dacca in Bangladesh, hanno fatto una strage, però salvavano quelli che conoscevano il Corano; ma il Papa dice che la religione non c’entra. In tutti gli attentati messi in atto degli ultimi tempi, sia da singoli o da gruppi di terroristi, il loro grido di battaglia con il quale accompagnano le stragi è sempre lo stesso “Allah Akbar“, ma il Papa dice che la religione non c’entra. “E il Papa è un uomo d’onore…”, direbbe Marco Antonio. Comincio a pensare che il Papa o ci è o ci fa; oppure quello che non c’entra con la religione è proprio lui, il Papa

Bambini al sole

Il sole ha effetti benefici sul nostro corpo, ma bisogna stare attenti a non esagerare; altrimenti sono guai seri. Ecco due notiziette che confermano i pericoli di una lunga esposizione alla luce ed al calore solare. Ma purtroppo non parliamo di prendere il sole su una spiaggia o proteggersi con le creme solari.  Sono notizie tragiche. Una è di oggi, l’altra di due giorni fa. E sono solo le ultime di una lunga serie di notizie simili concluse in tragedia. In verità, più che con gli effetti del sole, hanno a che vedere con la stupidità e la follia umana.

La prima, di mercoledì 22 giugno: “Tragedia in Israele“. Il solito padre distratto, a Beer Sheva, in pieno deserto del Neghev (dove le temperature raggiungono normalmente i 40°), lascia in auto i bambini, uno di 3 anni, l’altro di appena 18 mesi e va a scuola ad insegnare. Ultimamente c’è troppa gente distratta. Scordarsi in auto l’ombrello è un conto, scordarsi un bambino di 18 mesi sotto il sole è segno di follia pura. Il mondo sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Tutti si preoccupano della salute del pianeta, di salvare il panda e le foreste, ma nessuno si preoccupa della salute mentale degli abitanti del pianeta. Errore tragico. E le notizie di questa follia dilagante le troviamo ogni giorno nella cronaca; sono quelle notizie che fanno scalpore per un giorno, ma poi vengono presto dimenticate e sostituite con le ultime follie di giornata. Così la gente non si rende conto di un fenomeno preoccupante che meriterebbe ben maggiore attenzione.

Seconda notizia, di oggi: “Scorda la figlia in auto sotto il sole“. Questa volta il padre distratto è a Melissa, Texas. Lascia in auto la bambina di 6 mesi e quando, dopo ore, si ricorda della piccola, torna e la trova esanime: forse era ancora viva e si poteva ancora salvare. E cosa fa? Come si rianima una bambina moribonda per il caldo? Ovvio, con la “terapia d’urto“: la mette in frigorifero. Vi sembra che questa sia gente normale? Ecco l’ennesima conferma di quello che ripeto da anni; la gente sta impazzendo, ma non se ne rende conto. Qualcuno pensa che sia una battuta, ma non lo è. Solo qualche decennio fa, una persona che avesse fatto una cosa simile sarebbe finito in manicomio. Non da noi, perché grazie alla legge Basaglia abbiamo chiuso i manicomi col risultato che i matti sono tutti in libera circolazione.

Oggi, però, lasciare una bambina di 6 mesi in auto per delle ore sembra quasi normale; semplice dimenticanza momentanea. Succede, no? I casi simili ormai sono quasi all’ordine del giorno. Padri e madri che lasciano i bambini, spesso di pochi mesi, in auto sotto il sole e vanno al lavoro o a fare la spesa, o vanno a giocare al Bingo o alle slot machine, oppure a ballare o in palestra. E ancora genitori che dimenticano i bambini all’autogrill e se ne ricordano solo  quando arrivano a casa o li lasciano andare da soli nel bosco. Oppure, è notizia recente, lasciano un bambino di 2 anni a passeggio da solo ai bordi di una laguna infestata da coccodrilli con questo risultato: “Florida, bimbo trascinato via e ucciso da alligatore vicino a Disney World“. Abbiamo letto di tutto in questi anni. E’ normale? No, è segno di follia in forma epidemica.

Questa follia non si manifesta solo in questi casi di abbandono dei bambini. E’ un fenomeno che possiamo riscontrare  in tutte le manifestazioni di vita sociale. Vi sembra, giusto per fare un esempio pratico, che nel mondo della politica o dello spettacolo (specie in televisione) circoli gente proprio normale normale? Ho molti dubbi. Solo che non ci facciamo caso e quelli che sono segni inequivocabili di follia incipiente li scambiamo per bizzarrie, simpatiche curiosità o normali comportamenti umani. Ma non lo sono; sono qualcosa di  ben  più pericoloso. E’ in atto un’alterazione delle facoltà mentali degli esseri umani; ma è un processo lento e progressivo, quindi il fenomeno non viene percepito. Le cause sono varie, l’inquinamento del pianeta, i veleni che assorbiamo quotidianamente attraverso l’aria, l’acqua, gli alimenti adulterati o trattati con additivi dannosi, lo stress esistenziale, l’eccessivo carico di informazioni, la tecnologia,  sempre più avanzata ed in continuo aggiornamento, alla  quale non riusciamo a stare appresso e che crea inconsciamente stati ansiosi e senso di inadeguatezza perché cambiano continuamenti i riferimenti della vita quotidiana nel lavoro, nella famiglia e perfino nelle relazioni sociali.  Questo eccessivo carico di stimoli esterni, unito ai danni causati da fattori ambientali nocivi,  giorno per giorno, lentamente, in maniera quasi impercettibile, altera la struttura cerebrale e ne compromette le facoltà. Il risultato è che, senza che ce ne rendiamo conto, stiamo impazzendo. Punto.

Vi sembra che stia esagerando? Allora leggete questo articolo apparso giusto un anno fa sul Corriere: “Lo smog fa male al cervello“.

Droghe e metronomi

Leggere le notizie del giorno è sempre interessante. I fatti di cronaca ci inducono a riflessioni serie, meno serie, ironiche e divertenti. Prendiamo, per esempio, questo titolo che riguarda quel tale Giustini che, una settimana fa,  ha ammazzato a coltellate la figlia di 18 mesi: “L’avvocato: non era sotto effetto di droga quando ha ammazzato la figlia“.  Ormai le notizie di tragedie in famiglia si susseguono con cadenza giornaliera. Ma nessuno sembra preoccuparsene. Si sbatte il mostro in prima pagina, resta lì per qualche giorno, finché la notizia non viene sostituita da altra notizia di altri morti ammazzati e vai con l’informazione del morto di giornata.

A nessuno sembra venire il sospetto che la gente, per qualche strano motivo o per un virus ancora sconosciuto stia perdendo il ben dell’intelletto, stia impazzendo, senza rendersene conto. E’ una epidemia che sta dilagando nel mondo. Basta leggere le news quotidiane per rendersene conto. Ma noi siamo in tutt’altre faccende affaccendati. Dedichiamo spazio e attenzione alle fesserie che ci propina la stampa e la TV. Ci preoccupiamo della salute del pianeta, di salvare le specie a rischio, di salvare le foreste, di tutelare il panda e l’orso del Trentino, ci preoccupiamo dello scioglimento dei ghiacci polari e della desertificazione di intere aree della Terra. Di tutto ci preoccupiamo, meno che della salute mentale dell’umanità. Così la gente sta lentamente impazzendo, ma nessuno ci fa caso.

E veniamo alla notizia già riportata. Dice l’avvocato che Giustini non era sotto effetto di droga. Uno che ammazza a coltellate la figlia di 18 mesi non ha bisogno di drogarsi, è già grave di suo, naturalmente. Questa è la verità che continuo a ripetere da anni e che tutti sembrano ignorare. Oggi non c’è bisogno di drogarsi, la gente è già drogata dalla nascita. Si nasce già con una buona dose di droghe varie nelle vene. Oggi i bambini nascono con la droga incorporata come dotazione di serie.  Già nel grembo materno il feto assimila sostanze dannose e tossiche, volontariamente o meno, ingerite dalla madre. Così, fin dalla sua formazione, comincia a fare il pieno di residui di droghe, fumo, alcol, smog, inquinamento atmosferico, scarichi di auto e ciminiere, prodotti nocivi e additivi chimici usati nella preparazione degli alimenti industriali, tracce di diserbanti e pesticidi (Pesticidi nell’insalata) presenti su frutta e verdura. Insomma, un cocktail micidiale di sostanze tossiche che il feto assorbe ed assimila durante nove mesi. Logico che quando nasce, abbia già un buon livello di “inquinamento di serie“.

Non c’è alcun bisogno, quindi, che assuma ulteriori dosi di droga; si nasce già tarati, fisicamente e mentalmente. Altri fattori possono, in seguito,  far esplodere in maniera tragica il già precario equilibrio psicofisico. Lo studio e il controllo costante della salute mentale dell’umanità dovrebbe essere uno dei compiti primari della nostra società. Ma, stranamente, nessuno se ne occupa, se non per fini statistici. Il fatto che la società non si renda conto di questo pericolo per la salute mentale  è la prova più evidente che la gente stia impazzendo. I pazzi non si rendono conto di essere pazzi; per questo sono pazzi. Appunto.

Ecco, invece, una notizia più leggera, legata al tempo, a questa estate folle che, specie al nord, ha portato pioggia, temporali, alluvioni, frane e allagamenti, come se fossimo in pieno inverno. Ed ecco le ultime previsioni per il fine agosto fatte da un “esperto”, Antonio Sanò: “L’anticiclone delle Azzorre porta il bel tempo…”. La notizia in sé non è niente di speciale, salvo considerare che le previsioni meteo sono spesso sballate. Però, talvolta, i commenti lasciati dai lettori sono più interessanti dell’articolo stesso. Ecco perché mi piace leggerli e lo faccio sempre con interesse. Talvolta, quando le notizie sono del tutto inutili, come succede spesso, tralascio il pezzo e leggo direttamente i commenti per cercare di capire la reazione dei lettori alla notizia. In questo caso il commento lasciato dal lettore Giovanni Bravin è una piccola perla. Commentando le previsioni del meteorologo Sanò, scrive: “Non ne azzeccano una previsione. Abito a Conegliano (Nord-Est) come mai il cielo è nuvoloso? Il mio metronomo, che ha oltre TRENTA anni è più preciso ed affidabile…”.

Ohibò, che strano metronomo possiede il signor Bravin. Se tiene in casa un metronomo deve essere un musicista, ma forse fa un po’ di confusione fra il tempo musicale e quello atmosferico ed i relativi strumenti di misurazione.  Che tempi, signora mia; una volta i metronomi si limitavano a scandire il tempo musicale, ora fanno le previsioni del tempo.  Avviserà che è in arrivo un andantino nuvoloso, un allegro piovoso, un presto temporalesco o un grave bufera? Mah, misteri di suonatori e di suonati.

A proposito di previsioni meteorologiche e di strani strumenti di misurazione, vedi “Domani è un altro giorno”.

A proposito, invece, della follia dilagante nel mondo, vedi…

Colpi di sole

Adolescemenza

Polli e saune

Il Papa ha ragione

Cattivi maestri e alunni distratti

Follie di giornata

Come le uova della vecchia fattoria, Ia, Ia, oh! La prima riguarda quel pazzo coreano che ha messo in allarme il mondo dichiarando che a breve darà il via ad un attacco nucleare contro Corea del sud, Giappone e Sati Uniti; per il momento. Poi si vedrà, magari bombarderà anche la Patagonia, San Marino e le Isole Vergini che, essendo vergini, sono illibate, quindi senza macchia e peccato e, dunque, che colpa ne hanno, poverine? Boh.

Ma la pazzia di questo figuro è talmente grande che è difficile vederne i confini.  Ecco una foto che lo ritrae mentre scruta l’orizzonte. Cosa guarda? Forse sta cercando di vedere fin dove arriva la sua pazzia che si estende a perdita d’occhio. Ecco perché, per vederla tutta deve usare i binocoli. In realtà Kim Jong Un è un’abbreviazione. Il nome completo è Kim Jong Un Po’ Stronz.

Altra notizia, altra foto, ma sempre di follia si tratta. Il Giappone, per predisporre una difesa  contro il pazzo coreano, non si sa mai, ha schierato batterie di missili Patriot. Ed ecco come, stamattina, l’ANSA riporta la notizia.

Oddio, la nazionale di calcio giapponese, invece che limitarsi ai normali moduli difensivi, schiera una batteria di Patriot contro gli attaccanti avversari? Per quanto oggi succeda di tutto ed il calcio sia spesso terreno di scontri fisici anche violenti, non siamo ancora arrivati a tanto. Ma oggi siamo così calcio-dipendenti che se si parla di “Difesa” pensiamo subito al modulo difensivo di una squadra di calcio; a due, tre o quattro difensori in linea, più il portiere.  Ecco perché, forse, per la nostra agenzia di stampa il fatto che il Giappone prepari la “difesa“, è un argomento che riguarda il “Calcio“.

In realtà, però, non hanno tutti i torti, perché ormai gli stadi di calcio stanno diventando il luogo in cui si scatenano i peggiori istinti e si dà libero sfogo alla violenza. Ecco un titolo che si riferisce al derby giocato ieri fra Roma e Lazio…

Per il momento ci si limita alle coltellate, ma non è detto che in futuro non si passi ai lanciafiamme, bazooka, bombe a mano e, perché no, una batteria di Patriot schierata contro la tifoseria nemica. Da questo mondo di pazzi è tutto, termina il collegamento satellitare,  vi saluta il vostro Min Caz Un Po’, inviato speciale in Asia Argento (sembra argento, ma è taroccato Made in China),  linea alla regia, restate con noi, pubblicità…