Fisica e sandali

Carlo Rovelli è un fisico, autore di un libro di successo “Sette brevi lezioni di fisica” (Ed. Adelphi). Un libretto che  mantiene la promessa del titolo. Infatti conta solo 88 pagine, scritte in forma semplice e comprensibile a tutti, limitandosi ad esporre il concetto che è alla base di alcune teorie (dalla relatività di Einstein alla meccanica quantistica, dall’ordine del cosmo alla nozione di tempo), senza la pretesa di approfondire o di spiegare formule complesse. Si direbbe un classico libro poco impegnativo da leggere sotto l’ombrellone. Forse per questo ha riscosso molto successo. L’ho letto due anni fa, appena pubblicato, e devo riconoscere che ha una scrittura piacevole, nonostante gli argomenti non siano proprio facilissimi da trattare e spiegare. Ma la semplicità è dovuta perché si rivolge non agli specialisti, ma ad un pubblico di profani,  come dice nella premessa: “Queste lezioni sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco“.

La bellezza, e l’utilità, di questi libri di divulgazione scientifica è che non hanno la pretesa di spiegare alla casalinga di Voghera la teoria della relatività, con formule allegate. Il loro pregio è quello di stimolare la curiosità ed invogliare allo studio e l’approfondimento di temi scientifici. E non tutti sono capaci di farlo in maniera semplice. Rovelli sa farlo, senza annoiare. Un altro studioso che ha questo dono della semplicità è il biologo genetista Edoardo Boncinelli. Il suo “Noi siamo cultura” edito da Rizzoli nel 2015, è un invito allo studio, alla conoscenza: “Possiamo rinunciare a tutto tranne che alla conoscenza. Perché è la nostra ricchezza più grande, l’unica eredità che conta e non perde mai valore.”.

Ma è al tempo stesso, ecco l’aggancio alla semplicità, un’accusa nei confronti di certo accademismo che, più che invogliare alla conoscenza, scoraggia gli studenti: “E poi ci si lamenta che i giovani non si incamminano verso le carriere scientifiche. Mi è capitato spesso di partecipare a iniziative promosse per invogliare i giovani a indirizzarsi in quella direzione e di uscirne indignato per aver ascoltato niente più che una gragnola di critiche alla scienza stessa. Se fossi stato un giovane, dopo aver assistito a tali fiere della vanità e della banalità, mi sarei certo allontanato per sempre dal pensiero di imboccare questa strada.”. La semplicità è una dote dei grandi. Si attribuisce ad Einstein questa riflessione: “Non puoi dire di aver capito veramente qualcosa finché non riesci a spiegarla con parole semplici a tua nonna“.

Carlo Rovelli Di martedìLa settimana scorsa Rovelli è stato ospite di Floris a “Di martedì“. Già nella precedente stagione del programma Floris ebbe in studio sia Rovelli che Boncinelli.  Ai loro interventi ho dedicato a gennaio scorso il post “La felpa di Boncinelli“. Floris mi stava leggermente sulle scatole a causa della sua faziosità. Ma devo riconoscere che da quando ha lasciato Ballarò e la RAI, ed è passato a La7 col nuovo programma “Di martedì”, che non è solo la pallosissima passerella di politici che si accusano a vicenda dei mali del mondo, è più guardabile. Se non altro perché dà spazio, appunto, a personalità della scienza e della cultura e ad argomenti diversi dalla politica. E questo è già un grande progresso in un panorama televisivo in cui dominano cuochi, delitti e ochette starnazzanti.

Floris continua a starmi un po’ sulle palle e continuo a non guardarlo, se non a brevi tratti secondo l’ospite e l’argomento, però un punto a favore glielo concedo. Ciò che mi ha incuriosito della presenza di Rovelli è, però, un dettaglio che notai già alla precedente partecipazione: i sandali. Sia questa volta che in quella precedente porta ai piedi i classici sandali aperti. Roba che forse non li  usano più nemmeno i frati francescani o i carmelitani scalzi. Glieli fanno apposta su misura? Oppure sono sandali esclusivi per scienziati (forniti dal CNR) che oltre ad avere sempre la mente fresca devono avere freschi ed arieggiati anche i piedi?

Ora, è vero che gli scienziati notoriamente hanno la testa fra le nuvole e, quindi, non badano a ciò che portano ai piedi. Però mi sembra che Rovelli esageri. Sarà pure un grande fisico, ma ho l’impressione che qualche rotellina fuori posto ce l’abbia. Magari, fra quark, bosoni, fotoni, gluoni, mesoni, muoni, leptoni, minchioni e buffoni (particelle poco note perché scoperte da poco in zona Montecitorio – Palazzo Chigi), dovrebbe trovare il tempo di farsi una controllatina alle sinapsi intasate; un tagliando, come si fa con le vecchie auto. Non vorrei che di questo passo, alla prossima ospitata da Floris, si presenti in pigiama, pantofole, con uno scolapasta in testa e  cantando “Le tagliatelle di nonna Pina…”.

Vedi

La felpa di Boncinelli

Diffidate degli intellettuali

Il pensiero corto

La morale è un optional

In politica la morale è un optional; si può avere o non avere. Anzi, meglio averne due, una di scorta. La doppia morale fa sempre comodo, è come la legge: per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Storia vecchia, non fa più nemmeno notizia. Specialisti in questa sottile arte della morale double face è la sinistra; è una conseguenza della presunta superiorità morale. Siccome sono “superiori” moralmente, anche quando fanno le peggiori porcherie ( e ne fanno a iosa, come e più degli avversari), il partito deve sempre restarne fuori, pulito; chi sbaglia lo fa per responsabilità personale e non tocca il partito che resta sempre pulito. Al contrario se qualche avversario commette reati è perché è il suo partito che è corrotto. L’esempio più tragico fu quello dei brigatisti rossi, che erano rossi, erano comunisti, ma il PCI non c’entrava nulla; erano “compagni che sbagliano“.  Quella curiosa interpretazione delle responsabilità del partito, che deve sempre restare fuori,  non è cambiata nel tempo; è sempre quella, ferma ai “compagni che sbagliano“.

Altro clamoroso esempio di questa doppia morale e dell’estranietà del partito alle malefatte dei suoi dirigenti lo si ebbe in occasione dell’inchiesta “Mani pulite” che, di fatto, decapitò l’intera classe politica dirigente italiana, coinvolgendo tutti i partiti: tutti meno uno, il PCI. In quel caso, il principio applicato dai magistrati e che portò in tribunale decine e decine di dirigenti politici (alcuni finirono direttamente in carcere e qualcuno ci morì) era quello che i dirigenti “non possono non sapere” quello che succede all’interno del partito; specie in merito a finanziamenti illeciti. Così inguaiarono Craxi, Forlani e tutti gli altri. Tutti, eccetto i dirigenti del PCI. Il partito comunista non solo riceveva finanziamenti illeciti come tutti, ma da decenni era abbondantemente finanziato da Mosca (cosa che era risaputa).  In tempi di guerra fredda e di cortina di ferro ricevere finanziamenti da una potenza ostile non era solo finanziamento illecito, ma poteva configurarsi come intelligenza col nemico ed alto tradimento. Ma niente di questo fu contestato al PCI.

Anche quando si scoprì l’esistenza di “fondi neri” in Svizzera, riconducibili al PCI, il compagno Greganti si accollò tutta la responsabilità, escludendo qualunque coinvolgimento del partito e dei dirigenti, dichiarando che si trattava  di un suo conto personale. Ed il bello è che gli credettero (o finsero di credergli). Come credettero anche a chi disse che non sapeva nulla di qualcuno che entrò nella sede romana del PCI, in Via delle Botteghe Oscure, con una valigetta piena di 150 milioni di lire. Era provato che c’era stato un versamento di denaro, ma non si trovava materialmente colui che lo aveva ricevuto. Inspiegabilmente, nel momento della consegna della valigetta, in ufficio non c’era nessuno: forse erano tutti al bar o erano distratti, o dormivano. Ergo, il denaro è stato consegnato, ma nessuno lo ha preso. Sono i bizzarri paradossi giuridici all’italiana. E, stranamente, il principio che il capo “Non poteva non sapere“, in questo caso non si applica. Curioso, vero? Forse anche la magistratura ha una morale ballerina; forse hanno addirittura due codici diversi e separati da usare secondo i casi e le circostanze. Questo è l’andazzo della politica, della magistratura, della sinistra e Così è se vi pare; e anche se non vi pare.

Certo, anche a destra non scherzano, ma a sinistra è proprio una caratteristica innata; forse la doppia morale te la danno con la tessera. Ti iscrivi al PD e ti danno la tessera, il distintivo, la bandierina, il manualetto “La doppia morale: istruzioni per l’uso“, e l’attestato di scienza enciclopedica  infusa che ti autorizza a partecipare a tutti i salotti televisivi e discutere con autorevolezza di tutto lo scibile umano; avendo sempre, ben inteso, la verità in tasca. Le ultime elezioni ne danno ancora una volta la conferma, anche se non abbiamo bisogno di ulteriori prove.

Il PD si è lamentato con Giannini, conduttore di Ballarò, perché, a loro dire, ha mostrato dei cartelli con i risultati elettorali, dai quali risultava un forte calo di voti, che sarebbero fuorvianti: “Il PD all’attacco di Ballarò. Cartelli sul voto fuorvianti – Ballarò dimostra (numeri alla mano) il flop elettorale di Renzi. IL PD accusa “E’ fazioso”. E chiama in causa la Bignardi “Chiarisca la violazione”. Il PD ha perso una vagonata di voti, è vero, ma non si può dire; e se lo dici sei fazioso e fuorviante. Ora, la faziosità dei programmi televisivi è risaputa, come pure che quasi tutti i conduttori sono di sinistra e quindi la loro faziosità è ben individuata, scontata, a senso unico; basta saperlo. Fra tanti programmi faziosi, uno dei più faziosi era proprio Ballarò, condotto da Floris; come del resto è sempre stata, ed è tuttora,  faziosa tutta RAI3, da sempre feudo del PCI, PDS, DS, PD. Allora, lamentarsi va bene, denunciare la faziosità di programmi e di conduttori anche, ma dovrebbe esserci un limite, perché se all’improvviso, dopo anni di faziosità sinistra di quel programma, e di tanti altri,  qualcuno si sveglia per accusare Ballarò di faziosità si passa il limite della vergogna.

E’ solo l’ennesima dimostrazione pratica della doppia morale sinistra. Finché la faziosità è a loro favore (come lo è da decenni), la chiamano informazione, giornalismo, inchiesta, o intrattenimento, spettacolo, satira. Se però non gli è favorevole, allora scatta l’allarme; non è informazione corretta, è fuorviante. Non ricordo proteste quando per anni ed anni, su tutti i canali, i “cartelli fuorvianti” erano quelli di Floris, Santoro, Gad Lerner, TeleKabul. Non sento proteste nemmeno per quelli attuali di Iacona, Formigli, Greco e l’allegra brigata dei conduttori militanti, addetti stampa del partito mascherati da opinionisti o giornalisti, giullari e pennivendoli di regime che affollano ogni giorno ed a tutte le ore i salotti televisivi. E nemmeno per le interviste su tutti i canali a Renzi (da Annunziata a D’Urso, Fazio, Del Debbio, Vespa, Gruber), sempre solo e senza contradditorio. E non sento proteste nemmeno per l’atteggiamento sempre aggressivo nei confronti del centrodestra, di Salvini in particolare (fino a raggiungere il vero e proprio insulto) su quasi tutti i talk show, politici e non politici, e programmi vari di militanza politica mascherata da intrattenimento o satira (Crozza e Fazio-Littizzetto fanno scuola; ma per anni in TV hanno imperversato Dandini, Guzzanti e programmi come “Parla con me“, autentico spot militante di sinistra mascherato da satira. Ma nessuno ha mai denunciato la loro faziosità: quella è satira). Ricordiamo ancora “Rockpolitic” di Celentano, un autentico grande spot elettorale a favore della sinistra e di Prodi (si era in prossimità di elezioni). Ma non ricordo lamentele ed accuse di faziosità: quello era spettacolo. I sinistri sono così; se la faziosità è a loro favore è sempre giustificata, la chiamano spettacolo, informazione o satira. Se è sfavorevole, è grave faziosità ed informazione fuorviante. La morale degli ex/post comunisti travestiti da democratici mi ricorda una battuta di Woody Allen sui politici: “L’etica dei politici è una tacca sotto quella dei pedofili.”.

Il mercato dei voti a Napoli

Ricordiamo ancora le scene di rom, cinesi e immigrati di varia provenienza, in fila per votare alle primarie del PD a Napoli, Milano, Roma. E ricordiamo anche che alcuni hanno dichiarato tranquillamente che per andare a votare ricevevano dei soldi. Ma trattandosi di primarie del PD tutto finisce a tarallucci e vino; niente di grave, sono casi isolati e non intaccano l’immagine del partito che è sempre quello dei duri e puri, persone perbene che hanno le mani pulite (rubano come e più degli altri, ma usano i guanti). Bene. La cosa, però, si è ripetuta anche alle ultime elezioni a Napoli (ma non è detto che non avvenga anche in altre città); ci sono testimonianze e video che lo dimostrano. Ma anche in questo caso tentano di minimizzare. Si tratta di candidati nelle liste PD che “comprano” i voti. Ma come sempre finisce che li considerano casi isolati e la responsabilità è personale; il partito deve sempre restare fuori. Sono del PD, ma il Pd non c’entra. Anzi, fanno di più; diventano le vittime, perché questi episodi gettano una luce poco simpatica sul partito che viene danneggiato, quindi…il PD è “parte lesa“.  E non gli scappa nemmeno da ridere. Lo ha dichiarato serenamente al TG,  la vice presidente del PD, Debora (senza la H) Serracchiani: “Il PD è parte lesa“. La foto a lato la mostra in tutto il suo splendore, naturale, senza trucco né inganno. Molto diversa da come appare, carina e sorridente, doverosamente truccata in Tv. E’ l’emblema delle due facce del PD: una pulita, buona rasserenante, perbene, moralmente integra, come si presenta agli elettori; l’altra, senza trucco, al naturale, com’è nella realtà.

Se le porcate le fanno gli avversari è perché sono tutti corrotti, se le fanno loro sono vittime, sono “parte lesa“.   Le magagne del centrodestra sono sempre fatti gravissimi, quelle del PD sono sciocchezze, quisquilie, pinzillacchere, casi isolati, la responsabilità è personale, il PD è pulito, candido e innocente come un angioletto. Da ridere; questa non è politica, è cabaret. Intanto, però, la procura, poco propensa a vedere il lato comico della questione, ha già aperto un’inchiesta; vedremo chi riderà per ultimo. Anche Marrazzo, allora governatore del Lazio, venne scoperto a fare i festini a base di coca con una trans brasiliana. Ma per Santoro e tutta la claque sinistra, non era l’imputato, era la vittima di un complotto; sotto processo erano i carabinieri che l’avevano scoperto. Anche Marrazzo era vittima, era  “parte lesa”. A sinistra ragionano così. Ma guai a farglielo notare; si alterano, si adombrano, si offendono e magari vi accusano di strumentalizzare i fatti per scopi elettorali. Per questa gente dall’ipocrisia congenita e la doppia morale in dotazione di serie, vale sempre un famoso titolo di Cuore:Hanno la faccia come il culo“.

 

Le Pen, democrazia e libertà limitata

Martedì scorso al programma di Giovanni Floris, su La7, era ospite in studio Marine Le Pen, leader del Front national francese. Forse è stata invitata per discutere dei recenti tragici fatti di Parigi. Ho seguito solo qualche minuto, mentre facevo zapping, perché guardare la faccia di Floris e sentire quella sua vocina da gallina ovaiola mi mette tristezza, mi deprime, è urticante. Come del resto lo sono i suoi degni compagni conduttori “imparziali“, Santoro, Formigli, Iacona, Lerner, Annunziata; tutti legati da un tratto comune, la faziosità disgustosa e l’espressione facciale da sciagura imminente. Mi chiedo da sempre perché tutta questa gente di sinistra abbia quelle facce ingrugnite e quelle espressioni  da lupo mannaro. Mah, eppure deve esserci una spiegazione scientifica. Forse Lombroso esagerava, ma ci è andato molto vicino.

Bene, Floris le ha chiesto perché non abbia partecipato alla grande manifestazione, voluta da Hollande, che ha visto sfilare a Parigi milioni di francesi,  contro il terrorismo ed a sostegno della libertà di stampa e di satira.  La risposta di le Pen è stata, cosa che già sapevamo perché riportata da tutti i media, che non è stata invitata, perché sia Hollande, sia gli altri invitati e partecipanti al corteo, hanno ritenuto che la sua presenza fosse inopportuna. Ora resta da chiarire perché tutti possono partecipare ad una manifestazione pubblica contro il terrorismo e per la libertà di espressione eccetto Le Pen. Si manifesta per la libertà di espressione, ma si vieta ad una parte sociale la libertà di partecipare. Ma allora di che libertà parlano, di una libertà vigilata, limitata, riservata a pochi eletti? Roba da “Vengo anch’io…no, tu no. Ma perché? Perché no“.

Ecco, questo è lo strano concetto di libertà sbandierato dalla sinistra. Prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché la libertà di espressione va bene per la sinistra, ma non per la destra e perché se vince la sinistra è una grande vittoria della democrazia e se, invece, dovesse vincere la destra è un grave pericolo. E siccome questa differenza non è scritta in nessun documento ufficiale, men che meno nella Costituzione, da dove arriva questa bizzarra interpretazione autentica del concetto di democrazia? Mi son ricordato che circa dodici anni fa (usavo internet da pochi anni e frequentavo dei forum di discussione), scrissi qualcosa in un forum proprio su questo argomento. E parlavo proprio di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine. Il suo improvviso ed inaspettato successo elettorale in quegli anni e la crescita dei consensi fece scattare l’allarme da parte della sinistra e dei moderati che  consideravano l’avanzata della destra come  un grave pericolo per la libertà e la democrazia. Già, esattamente come oggi, non è cambiato niente. Se vince la sinistra è democrazia, se vince la destra è allarme generale e sono a rischio libertà, democrazia e diritti umani.  Mah, misteri che potrebbero spiegarci solo le menti illuminate, oppure basta avere la tessera di un partito di sinistra, uno qualunque. Ecco cosa scrivevo allora…

Le Pen e lo strano concetto di democrazia

Quasi quasi, sarei tentato di parlar bene di Le Pen. Così, “per vedere l’effetto che fa!”. Ma come, strombazziamo tanto per rivendicare la libertà di opinione e la democrazia, e poi, appena qualcuno ha idee diverse dalle nostre, si organizza e, magari, ottiene consensi, apriti cielo?
Scattano tutti gli allarmi possibili, si accendono tutte le luci rosse di pericolo imminente e visioni catastrofiche turbano il sonno di tutti i ferventi sostenitori della democrazia ad oltranza. Già, perché noi siamo quelli che guai a toccarci la democrazia. La nostra è una democrazia che più democrazia non si può. Una democrazia dove tutti hanno tutte le libertà possibili e immaginabili: libertà di pensiero, di parola, di associazione, di organizzare scioperi, cortei, girotondi; insomma, di fare quello che gli pare. Siamo così democratici che abbiamo eletto “Miss Italia” una ragazza mulatta di Santo Domingo.  Siamo così democratici che siamo riusciti  a mandare in Parlamento perfino un’attrice porno,  Cicciolina.

Sì, perché in democrazia tutti i cittadini sono uguali, ladri e galantuomini, geni e cretini: possono associarsi, organizzare un partito, votare, essere votati, essere eletti, andare in Parlamento e ricoprire le più alte cariche dello Stato. Tutti, ma proprio tutti, possono partecipare attivamente alla vita politica: nullafacenti, sfaticati, incompetenti, incapaci, ruffiani, analfabeti, ladri di polli, ladri specializzati, inetti, truffatori, falsi profeti, pifferai magici, arrivisti, corrotti, puttane, pederasti, porno attrici e scemi del villaggio; lo garantisce la Costituzione, perché questa è la democrazia.

Ma anche la Francia è una nazione democratica in cui sono vigenti gli stessi principi democratici dell’Italia. E allora, perché Cicciolina sì e Le Pen no? In Francia hanno una strana democrazia, diversa dalla nostra, che prevede delle clausole che limitano i diritti di alcune componenti della società? Pare, dicono, che Le Pen sia un pericolo perché è “di destra”. Ma dove è scritto che la democrazia può essere solo di sinistra e chi è di destra è escluso dalle regole democratiche? Ma allora diciamolo. Si abbia il coraggio di ammetterlo e di scriverlo a caratteri cubitali: “In democrazia tutti hanno libertà di pensiero, di parola, di associazione, eccetto Le Pen”. Troppo restrittivo? Allora diciamo “eccetto quelli di destra”. Troppo vago? Diciamo “eccetto i fascisti e i nazisti”? Non è ancora esatto, vero? Già, è sempre difficile dimostrare che qualcuno sia fascista o nazista. Dico dimostrarlo davvero con i fatti e documenti concreti, non solo a parole, giusto per insultare qualcuno (come se, invece, essere comunista sia un titolo onorifico, anche se qualcuno lo crede davvero). Allora diciamo “eccetto  razzisti e xenofobi”. Ci stiamo avvicinando, fuocherello? Bene, l’importante è stabilire esattamente chi e perché sia escluso dai diritti garantiti dalla democrazia.

Siccome il lavoro sarà lungo ed impegnativo, proporrei, secondo la migliore tradizione italica, di costituire una Commissione di esperti ad hoc (con regolare e sostanzioso gettone di presenza per i componenti) che provveda all’uopo! Magari nel giro di qualche anno riusciranno a produrre uno straccio di documento. Tempi lunghi? Beh, ma volete dargli almeno uno o due anni di tempo per provvedere alla nomina dei componenti la commissione, secondo le rigide norme del manuale Cencelli? E almeno uno o due anni per nominare i consulenti ed esperti che collaborano con la Commissione (e individuare con lo stesso manuale gli esperti amici ai quali andranno lauti compensi)? Ogni Commissione che si rispetti ha un pool di consulenti. E una volta insediata, necessita di almeno 2 o 3 anni per acquisire gli atti (ci sono sempre atti da acquisire) e leggerli, farseli spiegare, farseli rispiegare (c’è sempre qualcuno che non capisce bene alla prima lettura) e poi valutare le conclusioni e stilare un documento finale che, ovviamente, deve essere concordato.

E volete che, quando stanno per concludere i lavori, non spunti fuori un documento segreto che rimette tutto in discussione? Questo è il bello dei documenti segreti: spuntano fuori quando meno te lo aspetti. E volete che, alla fine di lunghe e travagliate peripezie, il documento finale non venga sottoposto all’esame del Parlamento? E volete che il Parlamento decida senza aver prima nominato una seconda Commissione parlamentare che valuti il lavoro della prima Commissione di esperti?  Chiaro?   Ustica! Una cosa è certa: la democrazia garantisce a tutti la libertà di pensiero ed il diritto di esprimerlo. Ma, al di là delle dichiarazioni ufficiali,  per evitare complicazioni nell’attuazione pratica di quei principi democratici, qualcuno deve essere escluso da quei diritti.

Mi viene in mente una celebre battuta (chissà perché sto pensando a Stalin, era sua?): “ Potete esprimere liberamente le vostre idee,  purché siate d’accordo con me”. Forse le parole non sono esatte, ma il concetto è quello. La democrazia è una gran bella cosa sulla carta, ma nella realtà c’è sempre qualcuno che deve interpretarla, adattarla e porre dei limiti; per il bene del Paese, s’intende.

E allora sono assalito, ancora una volta, dall’ennesimo dubbio. Visto che si tende, secondo le circostanze e la convenienza,  a porre dei limiti alla libertà di espressione,  siamo proprio sicuri di volere una democrazia in cui a tutti, ma proprio a tutti, siano garantiti gli stessi diritti, come recita la Costituzione? Immagino che qualcuno stia già pensando al famoso detto di Voltaire “Non sono d’accordo con le tue idee, ma mi batterò fino alla morte, perché tu sia libero di esprimerle”. Fatto, così evito che qualcuno lo citi nei commenti, obbligandomi a precisare che non sono d’accordo con Voltaire! Come mi permetto?  Mi permetto proprio in virtù della sua affermazione.

E non solo sono assalito dal dubbio, ma ogni volta che penso alle aberranti conseguenze di una distorta applicazione di certe ideologie politiche, sento che c’è qualcosa che non va, che non quadra, che non torna, che non mi convince, qualcosa che mi procura un senso di leggero fastidio quasi fisico, come una digestione difficile. E mi resta il dubbio che  l’effetto sia dovuto alla democrazia o ai peperoni. Ma soprattutto, mi restano mille dubbi sul concetto di libertà e di democrazia, sulla loro attuazione pratica e sull’onestà intellettuale di chi ne predica i principi, ma li applica a discrezione, secondo le circostanze e la convenienza.

Mi chiedo perché se i comunisti organizzano comizi, feste, sfilate, scioperi e cortei, è una manifestazione di libertà e se, invece, sono movimenti di destra a fare le stesse cose è un grave pericolo per la democrazia.  Perché i comunisti sì e gli anticomunisti no? Perché gli immigrati, extracomunitari etc, possono manifestare per rivendicare dei diritti e non potrebbero farlo coloro che sono contrari all’immigrazione? Perché gli stranieri sì e gli xenofobi no? E perché non i razzisti? E perché i gay, omosessuali, bisessuali, transessuali, travestiti, bohsessuali (quelli che non si capisce bene cosa vogliano) possono rivendicare il diritto e la libertà di praticare ed ostentare le loro bizzarrie sessuali e sbandierarle ai quattro venti, mentre qualunque opinione contraria non è libertà di opinione, ma è un grave atto discriminatorio? Perché gay sì e anti-gay no? Perché sterminare gli ebrei  è genocidio e sterminare i pellerossa  non solo non è genocidio, ma è un atto di civilizzazione del Nuovo mondo di cui vanno tutti fieri e festeggiano facendo strage di tacchini?  Perché da noi basta guardare storto un nero per essere accusati di razzismo e se in Africa i neri si ammazzano fra loro, distruggendo villaggi e sterminando intere etnie, nessuno parla di razzismo?   Perché tutti hanno diritto alla comprensione ed alla tolleranza ed  i cretini no? Perché essere di sinistra è un merito ed essere di destra è una colpa?  Perché Jospin sì e Le Pen no?

Troppe domande, vero? OK, basta! Con questo non voglio assolvere o condannare nessuno.
Voglio semplicemente sollevare qualche dubbio su concetti che diamo per scontati e che, forse, tanto scontati non sono. Ma, chissà perché, mi viene da pensare ai “Corsi e ricorsi storici” e all’alternanza dei governi; dalle monarchie alle democrazie, alle repubbliche, alle oligarchie, alle tirannie e poi  daccapo, dagli albori della civiltà, dall’antica Grecia a Roma, fino ai tempi nostri. E mi chiedo ancora perché la volontà ed il desiderio di libertà, giustizia, democrazia e uguaglianza si tramutano in idee che, a loro volta, partoriscono delle rivoluzioni  che pretendono di attuare quei principi di libertà, uguaglianza, giustizia, seminando morte, terrore e distruzione.

 La rivoluzione d’ottobre ne è la perfetta rappresentazione. Per realizzare il paradiso dei lavoratori hanno fatto fuori tutti gli oppositori: morti ammazzati, incarcerati, internati nei manicomi o semplicemente “ibernati”  nei gulag siberiani (tipici villaggi vacanze sulla neve offerti dal regime; simili alle nostre settimane bianche, ma leggermente più scomodi), tutti immolati alla “causa della rivoluzione”. Ha causato più morti la rivoluzione bolscevica che Hitler nei suoi campi di soggiorno climatico per i discendenti di Abramo (le stime sulle vittime  del bolscevismo variano da 20 a 50 milioni). Ma questo non lo ricorda nessuno. Per scoprire, poi, dopo 70 anni, che quella “rivoluzione” è miseramente fallita, che avevano sbagliato tutto e che lo stesso comunismo è un tragico fallimento che è costato milioni di morti. Ma anche questo lo dimenticano in molti. Per non parlare della rivoluzione francese, che non è stata certo un’allegra scampagnata fuori porta.  Decine di migliaia di francesi persero la testa; e non perché fossero innamorati. E vi pare che dopo oltre due secoli, nel mondo e nella stessa patria di quella rivoluzione, ci sia libertà, uguaglianza e fraternità?

Mi viene da pensare che un calore eccessivo non cuoce la carne, la brucia. Un amore eccessivo, geloso e possessivo, non è amore. Una pioggia eccessiva non nutre i germogli, li distrugge. E che, infine, una libertà eccessiva non è libertà, è anarchia, è caos, è tutto, ma non libertà. Mi viene da pensare che non esiste una libertà di destra, una di centro ed una di sinistra. Una libertà “colorata”, di parte,  che si applica ad alcuni e non ad altri,  non è libertà, è solo una parodia, un falso, una truffa ideologica. Così libertà e  democrazia non possono  essere un’esclusiva della sinistra. Una democrazia che si reputa realizzata solo se trionfa la sinistra, non è democrazia. Ed una libertà che dipinge come “grave pericolo per la democrazia” chi esprime un pensiero diverso o contrario al proprio, è una libertà limitata, non è libertà. Eppure sembra che il concetto dominante sia proprio questo: la sinistra è democrazia, la destra no.

Ed in base a questo assunto la sinistra, nei decenni post bellici, si è appropriata dei principi di libertà, democrazia, uguaglianza, giustizia, diritti umani, vantando una paternità inesistente, grazie alla quale si sentono in diritto di concedere diritti e patenti di democrazia agli amici e negarle agli avversari. Grazie a questo inganno culturale hanno occupato tutti gli spazi possibili del potere, della cultura, dell’informazione, della scuola, della magistratura. Hanno occupato permanentemente le piazze, le fabbriche, si sono appropriati delle celebrazioni del 1° maggio, del 25 aprile, della resistenza, della lotta partigiana, ne hanno fatto patrimonio esclusivo della sinistra, escludendo chi non fa parte del branco, chi è fuori dal coro, chi non è “dei nostri”, perché chi non è con noi è contro di noi ed è un nemico da combattere con tutti i mezzi. E vorrebbero applicare e riconoscere i diritti costituzionali e la libertà solo ai propri militanti.

Ho l’impressione che alcuni, senza avere alcun titolo, si ergano ad interpreti, depositari  e difensori dei principi democratici e pretendano di applicarli a loro piacimento. Stiamo vivendo una specie di perenne ricreazione e  giochiamo una strana partita con dei giocatori che fungono da arbitri e cambiano le regole secondo il proprio tornaconto del momento, una surreale rappresentazione dove tutto è concesso ad alcuni, e vietato ad altri, senza limiti e restrizioni, e dove tutti possono fare tutto, purché siano dalla parte giusta!  E temo che un giorno, all’improvviso, nelle nostre città, nelle campagne, si accendano degli altoparlanti, che nessuno aveva mai notato, e che da quegli altoparlanti, sovrapponendosi ad una strana musica dal timbro tipico ed inquietante delle bande militari, con voce stentorea e per niente rassicurante, qualcuno urli: “ La ricreazione è finita”!

Napolitano e la cresta

Dopo le recenti rivelazioni di Alan Friedman che sollevano molti dubbi sulla correttezza istituzionale del Presidente Napolitano (Hillgate , i misteri del Colle), e confermano con le prove ciò che già si sospettava, ecco un’altra notizietta che riguarda Re Giorgio; quando da europarlamentare faceva la cresta sul rimborso spese. Lo riferiva già un articolo di tre anni fa “Toh, Napolitano…”. citando un video del 2004, di un canale televisivo tedesco, che circolava da tempo su internet. Stranamente quel video oggi non è più disponibile; è stato eliminato da YouTube di recente. Guarda che combinazione! E’ stato, però, ripreso e riproposto l’anno scorso in una puntata di La Gabbia su LA7. Sarà bene rivederlo, tanto per ricordarsi chi sono questi personaggi che si ergono a integerrimi custodi della morale, quelli che hanno la verità in tasca, quelli che sono sempre dalla parte giusta, i “migliori”, quelli che si autodefiniscono “Persone perbene“. Gli stessi che anni fa, ai tempi di Tangentopoli, graziati dalla magistratura amica, proclamavano “Noi abbiamo le mani pulite…”. Ecco, quelli, i compagni di Napolitano…

Stranamente quel video non è mai passato nelle reti televisive italiane. Distratti? Non si sapeva? Non era una notizia importante? Curioso che con tanti giornalisti d’assalto, sempre pronti a denunciare le magagne dei politici, nessuno abbia sentito il dovere di parlarne. Non lo ha fatto Santoro, il tribuno della plebe che da 20 anni usa la televisione per condurre la sua battaglia personale contro Berlusconi. Non ne ha parlato la Gabanelli nelle sue inchieste a Report, dove si denuncia la cattiva amministrazione, la corruzione e gli sprechi della politica. Né lo abbiamo visto a Ballarò di Floris. Nemmeno Fazio ne ha parlato nel suo salottino TV “Che markette che fa…” dove pubblicizza tutto, libri, CD, film in uscita, specie se sono opera di “compagni“.  Non ne hanno parlato i telegiornali, sempre attenti a illuminarci su tutta la spazzatura nazionale ed estera, che chiamano informazione, e sempre pronti a riservare al nostro Presidente Napolitano il suo spazio quotidiano e dove tutti gli starnuti presidenziali diventano notizie di primo piano. “Tutto Napolitano minuto per minuto“; tutto, eccetto questa piccola magagna; non si deve sapere. Eppure tutti sono pronti a scendere in campo per difendere il diritto di cronaca, la libertà d’informazione. Ogni tanto, però, hanno delle amnesie, degli attimi di distrazione; io non c’ero, e se c’ero dormivo.

Non ne sapevano nulla nemmeno i tanti buffoni e giullari di regime sempre pronti a sbeffeggiare i politici (meglio se sono di destra) con qualunque pretesto. Quelli che da anni sono militanti politici mascherati da comici e fanno propaganda mascherandola da satira. Sono un esercito agguerrito, hanno i loro spazi  in televisione, sui giornali, alla radio. Ma nessuno ha mai visto quel video che da anni era su internet, visto da centinaia di migliaia di persone. Lo hanno visto tutti eccetto i nostri comici ed i nostri giornalisti d’assalto. Curioso, vero? Già, è uno dei tanti misteri d’Italia…

Ultimissime

Box in primo piano sul Corriere.it mostra Prodi appisolato mentre parla Letta (Guarda il video). Dice la didascalia “Letta fra Expo e governo. Ma Prodi si appisola“. Ma il Corriere sbaglia. Quando Prodi dorme, o sembra che dorma, in realtà…sta pensando! Lo aveva rivelato anni fa l’allora ministro Santagata in risposta a Beppe Grillo il quale dichiarò che quando andò a trovare il premier, mentre parlava, Prodi chiuse gli occhi e dormiva: “Prodi-valium che quando sono andato a trovarlo per suggerirgli delle nostre proposte, dopo un po’ dormiva“.  Ne parlavo in questo post del 2007: “Chi è il comico?”.  E c’è ancora chi lo tira in ballo e lo propone come nuovo Presidente della Repubblica. Uno che pensa quando dorme e dorme quando dovrebbe pensare, ma che sarebbe meglio per tutti che continuasse a dormire…farebbe meno danni. Boh…

Tiscali e la par condicio

Anche oggi nella mia casella di posta c’è una sorpresa. Non è la solita donnina mezzo nuda. C’è anche quella, immancabile (Sesso: dose quotidiana), la bellona del giorno, della quale non ricordo il nome, che annuncia con grande soddisfazione ed orgoglio che lei a letto “ama fare scintille“. Bene, ora che lo sappiamo, ne siamo felici per il suo partner, ma non ce ne può fregar di meno! Ma la sorpresa è un’altra. C’è un banner che rimanda al blog di Oliviero Beha e che riporta un articolo che esalta Ingroia e la sua salita/discesa in politica. “E’ l’uomo giusto per la nuova resistenza“, dice Beha che definisce il pm di Palermo come magistrato senza macchia e senza paura…”. Come gli antichi cavalieri delle favole. Gli manca solo la spada,  l’elmo dorato con le piume di struzzo, lo scudo, il cavallo bianco e la Tavola rotonda. Ma col tempo il nostro novello Ivanhoe, versione 2000, si farà.

Due notazioni. La prima riguarda Beha il quale, qualche tempo fa, nella sua rubrichetta sul portale Tiscali,  si lamentava del fatto che la televisione non gli desse abbastanza spazio. Non è chiaro a che titolo Beha rivendicasse il suo spazio in TV e perché lui debba avere dello spazio ed altri mille giornalisti, invece, non debbano averlo. Mi ricorda Santoro il quale, ospite da Celentano a Rockpolitik, rivendicava a gran voce “Voglio il mio microfono“. Al che viene spontaneo chiedersi perché Santoro debba avere, quasi per diritto divino, il suo microfono e tantissimi suoi colleghi no. Ma, come ho ripetuto spesso, a proposito di questo curioso doppiopesismo della sinistra, si potrebbe dire, parafrasando Pascal, che la sinistra ha una strana logica che la logica non conosce.

Sarà vero che Beha non ha lo spazio e la visibilità che gli competono? Se non ricordo male, ha o aveva una sua rubrica in radio. Ha o aveva uno spazio in televisione su RAI3. Di recente quello spazietto si è allargato ed è diventato un programma tutto suo, al mattino, sempre su RAI3. Scrive sui quotidiani, ha un suo blog, ha una rubrica fissa sul portale Tiscali e chissà cos’altro ancora che mi sfugge. Ma si sa, quando si ha tanto da dire lo spazio non basta mai. L’importante, però, è lamentarsi ed assumere sempre l’atteggiamento della vittima (Santoro docet). E siccome Beha ha tantissimo da dire e si tratta di pensieri cruciali per il futuro dell’umanità, ecco che, nel caso ti fosse sfuggito il suo blog, ti fanno arrivare i suoi messaggi direttamente nella tua casella di posta. Olè.

La seconda riflessione riguarda il patron Tiscali, Renato Soru, nonché editore de L’Unità. Uomo di punta della sinistra isolana, già Governatore della Sardegna e quasi candidato PD alle prossime elezioni. Dico “quasi“, perché dopo un primo annuncio che lo dava per candidato sicuro, a seguito delle recenti vicissitudini, le dure proteste e la ribellione del PD sardo nei confronti della direzione nazionale in merito alle candidature al Parlamento (cosa di cui non c’è il minimo accenno nella stampa nazionale), non si hanno più notizie certe. Bene, immagino che Soru, in qualità di esponente del PD, sia un sostenitore della par condicio, uno di quelli che magari sbraitano contro l’eccessiva presenza in TV di Berlusconi, uno di quelli che, appena Silvio appare in TV,  si appellano alla Commissione di vigilanza per controllare, cronometro alla mano, quanto tempo occupi il Cavaliere.

A proposito, qualcuno ha controllato, subito dopo l’uscita di Fini dal PDL, quanto tempo passava un tale “Bocchino” in TV? Lo si vedeva ovunque, a reti unificate, a qualunque ora del giorno, dal mattino, al pomeriggio, alla sera; Tutto Bocchino, minuto per minuto. Sembrava possedere il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Magari, per non perdere tempo, dormiva in uno stanzino della RAI. Qualcuno, allora, ha protestato? E’ intervenuta la Commissione di vigilanza? No, perché siccome sparava a zero su Berlusconi, era funzionale alla causa, la “buona causa” della sinistra, s’intende. Di recente, in occasione delle Primarie del PD, abbiamo assistito ad una presenza continua di Bersani, Renzi & C. in tutte le reti ed ovunque ci fosse un microfono ed una poltrona. Qualcuno ha protestato? La Commissione di vigilanza è intervenuta? No. Anche questo dilagare televisivo, col pretesto delle primarie, era funzionale alla causa ed ha fatto guadagnare qualche punto nei sondaggi al PD. Quindi…tutto va ben, madama la marchesa. Compagni, zitti e Mosca!

Eppure, ancora oggi, il ritornello della sinistra è che Berlusconi sia troppo presente in TV. A pensarci bene, nell’ultimo anno, Berlusconi, a parte i servizi dei telegiornali,  non ha partecipato a nessuno dei talk show politici. Non lo abbiamo visto a Ballarò di Floris, né ad Annozero di Santoro, né a L’Infedele di Gad Lerner (Oh,Lerner. Vedi “La semantica sinistra di Gad Lerner”), né ad Omnibus, né ad Otto e mezzo della Gruber, né in alcuna di quelle passerelle per politici momentaneamente sfaccendati. Passano più tempo in televisione che in Parlamento.  Abbiamo visto, invece, sempre e solo le solite facce di rappresentanza mediatica (strano che, come per i calciatori, non abbiano ancora fatto le “Figurine Panini” dei politici); quelle facce che preferiscono la telecamera alla Camera e si sentono più a loro agio davanti ai microfoni televisivi, piuttosto che a quelli del Parlamento.

Ma appena Berlusconi decide di mostrarsi in TV, apriti cielo, scatta l’allarme generale e perfino la Commissione di vigilanza, che dormiva beatamente, improvvisamente si sveglia e comincia a cronometrare gli interventi in TV. Miracolo, quella Commissione non interviene mai; forse dormono o sono in ferie, o magari sono in missione speciale  all’estero, per studiare come funziona la Vigilanza nel Burkina Faso. Hanno mai verificato, per esempio, la par condicio e la presenza dei politici in quella specie di TG3 allungato che è RAI News24, appendice informativa di RAI3 (da sempre controllata dal PCI-PDS-DS-PD) e diretto fino a pochi giorni fa da Corradino Mineo che, guarda caso, si è candidato con il PD? Ne dubito. Insomma, sono assenti. Ma se riappare Berlusconi, allora sono di punto in bianco svegli come grilli in una notte d’estate.

A proposito di presenze mediatiche, anni fa ci fu la solita levata di scudi, proteste ed accuse contro Berlusconi per la sua presenza in TV. I quotidiani erano scatenati, l’ineffabile Gad Lerner dedicò addirittura una puntata speciale alla eccessiva presenza mediatica di Berlusconi. Anche allora tutta la sinistra compatta, come sono al solito in occasione di battaglie decisive, si scagliò contro l’odiato Cavaliere. Bene, successe allora che il Corriere della sera fece un’indagine e pubblicò i dati delle presenze dei vari politici in TV. E quale fu il risultato? La risposta, sorprendente,  è in questo post del 2006: “Politici in TV“.

Ma torniamo al messaggio di Beha. Mi viene da ridere a pensare cosa sarebbe successo se, invece di un pezzo di Beha, nella casella di posta, fosse stato inviato un pezzo di Sallusti o Feltri, o un articolo di Ferrara, di Facci, di Porro. O un articolo di Mario Sechi che promuove l’Agenda  Monti. Apriti cielo, si sarebbe scatenata ancora una volta la santa crociata contro la destra che occupa tutti gli spazi e controlla l’informazione. Avrebbero richiesto a gran voce l’intervento degli organi di vigilanza e proposto chissà quali sanzioni pecuniarie o, forse, anche corporali, a base di frustate nella pubblica piazza.

Per fortuna questo non succede, e non può succedere, perché Tiscali è del patron Soru il quale è in prima linea, come esponente della sinistra, nel rispettare tutte le opinioni e garantire a tutti pari opportunità, par condicio e spazio al pluralismo. Ecco perché sono convinto che, nei prossimi giorni, per garantire questo pluralismo, dopo l’articolo di Beha a favore di Ingroia, troveremo nella casella di posta, altri articoli a favore di Bersani, Casini, Berlusconi, Vendola e perfino, per le pari opportunità uomo/donna, messaggi propagandistici a favore delle liste e dei movimenti di Cicciolina e Flavia Vento. Ne sono certo.

Nota

Ecco un buon esempio di cosa intende la sinistra per pluralismo e par condicio: “Gad Lerner e San Faustino”.

Ed ecco un altro esempio del classico doppiopesismo sinistro in questo vecchio post del 2006: “I coglioni sono due“.

Quelli che…(Fazio, Saviano & C.)

A proposito di “Vieni via con me” scrivevo, fra l’altro: “Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitik in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi.“. Mi fa piacere constatare che anche altri abbiano notato questo particolare. Non solo lo hanno notato, ma si son presi la briga di fare, a loro volta, un ennesimo elenco che compare oggi sul Giornale. Ne riporto uno stralcio…

Quelli che soffrono della vertigine della lista.
Già da prima che partisse la nuova trasmissione di Fabio Fazio e Roberto Saviano, e tanto più ora che è iniziata, l’Italia è in preda al furore dell’elenco, del catalogo, dell’inventario. Liste stese per il gusto stesso dell’enumerazione, per la cantabilità dell’elenco o, ancora, per il piacere vertiginoso di riunire tra loro elementi privi di rapporto specifico, come accade nelle enumerazioni caotiche. Stendere liste è un’arte. Anche quando la rappresentazione è severamente limitata dalla cornice del quadro, come insegna Umberto Eco.

Quella della lista è una vertigine, ma pure un diritto – ci auguriamo bipartisan. Ecco perché ci permettiamo di stilarne una anche noi, di lista. La lista di tutti quelli che non sopportiamo più.

– Quelli che continuano a ripetere di voler andarsene dall’Italia e poi continuano a rimanerci.
– Quelli che hanno scritto per anni sui giornali berlusconiani e adesso scrivono sui giornali anti-berlusconiani per dire “Che schifo quei giornalisti che scrivono pagati da Berlusconi”.

– Quelli che quando per la pioggia crolla una casa a Pompei chiedono le dimissioni di Bondi, ma quando nel 2001 per un’infiltrazione crollò un pezzo delle Mura Aureliane si dimenticarono di chiedere quelle della Melandri.

– Quelli che «la macchina del fango» è solo quella che lo getta da destra verso sinistra, mentre quella che lo getta da sinistra verso destra produce un vero giornalismo imparziale e indipendente.
– Quelli che credono davvero al giornalismo imparziale e indipendente.
– Quelli che sostengono che «destra» e «sinistra» non significano più nulla, che sono solo scatole vuote dove chiunque ci mette dentro quello che gli conviene in quel momento. E però gli stronzi sono sempre a destra, mentre gli intelligenti sempre a sinistra.
– Quelli che vedono al lunedì Fazio, al martedì Floris, al giovedì Santoro, alla domenica la Gabanelli, quattro sere alla settimana la Dandini, e al mattino dopo, ogni giorno, dicono che in Italia tutta l’informazione è controllata da Berlusconi.

–  Quelli che continuano a dire che in Italia la democrazia è in pericolo. E poi fanno sempre il cazzo che gli pare, dove gli pare, come gli pare, quando gli pare.”  (Luigi Mascheroni: Gli insopportabili)

Niente da aggiungere, anche perché sono cose che ripeto da anni. Però ogni tanto è bene avere delle conferme. Aggiungo solo alcune interessanti informazioni sul programma. Giusto per far notare un piccolo dettaglio. In tempi di crisi, quando tutti chiedono più fondi per la cultura, l’ambiente, la scuola, l’economia, a parte i costi generali del programma, già al centro di polemiche, sarà bene sapere che…solo la scenografia dello studio costa 500.000 euro, un miliardo di vecchie care lirette; solo la scenografia. Alla faccia degli alluvionati veneti, dei terremotati, dei cassintegrati e dei precari.

Fra gli autori del programma ci sono Michele Serra, già noto fin dai tempi del “Male”, punta di diamante dell’umorismo sinistro, che oggi scrive su “Repubblica” e Francesco Piccolo che, invece, scrive su L’Unità. Insomma, sembra un programma televisivo, ma è come leggere Repubblica o L’Unità. Però il presidente della RAI, Garimberti (anche lui ex giornalista di Repubblica, sarà bene ricordarlo), dice che questo è un “Esercizio di libertà“. Loro la chiamano così.

Ultima noticina di colore. Quelli di Repubblica e L’Unità, che sono gli unici giornalisti “indipendenti” in Italia (lo dicono loro), in ogni occasione, sui giornali e nelle comparsate TV, accusano i colleghi del Giornale di essere “Servi del padrone“, perché sono pagati da Berlusconi. Bene, allora sarà opportuno ricordare che “Vieni via con me” va in onda su RAI3, rete storicamente controllata dal PCI ed ora PD, ma che il programma è prodotto dalla Endemol, ovvero da Mediaset, ovvero da…Berlusconi. Il che significa che Berlusconi sarebbe così masochista da produrre un programma per farsi insultare e sbeffeggiare in diretta TV, su una rete comunista (o ex, post, ma è lo stesso). Ma significa anche (strano, ma vero) che Fazio, Saviano, Benigni, sono pagati da Berlusconi per attaccare lui, il suo Governo ed il suo Giornale. Allora, se essere pagati da Berlusconi, lo dicono loro, significa essere servi, bisogna concludere che…Fazio, Saviano e Benigni sono servi di Berlusconi. Beh, ragazzi, sto applicando esattamente la vostra logica. Ops…dimenticavo che loro hanno la logica “Double face”. Vuoi vedere che in questo caso non si applica?

 

Esercizio di libertà.

Ieri, nel commentare a caldo la prima puntata di “Vieni via con me“, dicevo che a sinistra hanno una strana concezione della libertà. Ciò che fanno, dicono o scrivono gli avversari politici è sempre spregevole, è dossieraggio, è sciacallaggio, è “macchina del fango“, come l’ha definita Saviano, alludendo al Giornale. Se le stesse cose, però, le fanno loro, e anche peggio, allora le chiamano “libertà di espressione“. Sono anni che ribadisco questa strana doppia morale sinistra.

Ancora una volta arriva la conferma ufficiale da parte di un autorevole esponente di quella stessa sinistra, il presidente della RAI Paolo Garimberti. Ecco cosa ha dichiarato oggi, commentando il successo del duo delle meraviglie Fazio/Saviano: “’Vieni via con me è andato oltre le aspettative realizzando il più alto share per RaiTre degli ultimi dieci anni. Il programma è stato dunque un grande esercizio di libertà sia da parte degli autori sia da quella dei telespettatori.”

Appunto. Ed io che dicevo? S’intende che questo “grande esercizio di libertà” è quello che fanno, sulla nostra TV pubblica, gli specialisti del genere: Santoro, Fazio, Saviano, Floris, Gabanelli, Annunziata, Dandini, Iacona. Tutti quelli, insomma, che occupano le prime e seconde serate TV, fanno e dicono quello che vogliono, ma continuano a lamentare pressioni, minacce e bavagli. Così il loro “esercizio di libertà” sembra più rischioso e, quindi, viene remunerato meglio. Ma non è roba per tutti. Richiede una continua applicazione ed allenamenti quotidiani.

Al mattino la gente normale si alza e va al lavoro. I forzati della libertà, invece, no. Loro si alzano, con calma, magari a fine mattinata, fanno colazione, danno uno sguardo ai giornali per conoscere i dati auditel e share, poi cominciano i quotidiani “esercizi di libertà”. Bisogna tenersi in forma. Certo, tutti possono fare gli esercizi, ma non con lo stesso risultato. Voi potete fare esercizio di libertà al parco, sull’autobus, mentre fate la fila alla posta, al bar. Ma non ci ricavate niente. Al massimo vi offrono un caffè o un aperitivo. Loro, invece, che sono specialisti e “professionisti” vanno a fare gli esercizi in televisione dove vengono retribuiti anche con centinaia di migliaia di euro. Lo stesso Saviano lo ha rimarcato con forza, recentemente, dichiarando che lui è un professionista e che i professionisti devono essere pagati secondo le regole del mercato. Lo stesso concetto lo aveva espresso, qualche tempo fa, rispondendo alle polemiche sui suoi compensi, anche Santoro. 

Ora, i più maliziosi potrebbero osservare che richiamare le regole del mercato per stabilire i compensi è esattamente uno dei criteri che sono alla base del capitalismo; quel capitalismo che questa gente ha sempre combattuto e che maledice come il peggiore dei mali. Sì, ma il capitalismo malvagio, selvaggio, spregevole è quello degli altri. Se invece si applica a loro, calma compagni, allora è la giusta ricompensa per dei professionisti. Hanno il capitalismo double face; il loro è buono, quello degli altri è no buono! Ma anche questo, forse, rientra nella categoria dell’esercizio di libertà; la libertà di essere ipocriti: E pure ben pagati.

Anche i comici non se la passano male, anch’essi sono esperti di “esercizio di libertà“. Anzi, sono i più acclamati rappresentanti della categoria. Presenti ovunque, sono una categoria in espansione, non conoscono crisi. E guai a criticarli, loro sono liberissimi di dire tutto, ma proprio tutto quello che gli passa per la testa, perché fanno satira e la satira, si sa, deve essere libera e contro il potere. Sì, purché sia contro Berlusconi, perché altrimenti fare satira sulla sinistra è difficile, è pericoloso, la gente non la capirebbe, quindi è meglio non farla. Lo ha detto un premio Nobel, Dario Fo. A sinistra anche la satira è double face: contro Berlusconi è buona, contro la sinistra è no buona. Hanno la risata a senso unico.

Oggi, per esempio, parte Ballarò di Floris ed il solito siparietto penoso del comico, si fa per dire, Crozza. Ho già detto altre volte che non capisco come sia possibile che ministri della Repubblica si lascino tranquillamente sbeffeggiare da un qualunque comico in diretta TV e come un comico possa rivolgersi ad un ministro come se fossero compagni di bagordi e di sbronze all’osteria.  Mistero. Lo ha fatto anche oggi, rivolgendosi al ministro Bondi e dicendo che le sue poesie fanno cadere le palline ed anche…i muri di Pompei. Ma il meglio, anzi il peggio, viene quando, dovendo ridicolizzare Berlusconi sempre e comunque, prende spunto dalla visita del premier in Veneto per fare della spregevole ironia sull’alluvione.

Ora ricorderete senza dubbio cosa successe quando pubblicarono un’intercettazione nella quale un imprenditore disse che mentre apprendeva del terremoto a L’Aquila, lui rideva. Si scatenò la giusta indignazione e per mesi questa telefonata fu condannata da tutti. C’era ben poco da ridere. Però, quando Vauro fece una vignetta con le bare dei morti richiamando l’aumento della cubatura, qualcuno protestò, ma la sinistra lo giustificò, perché quella è satira. Allora dovremmo chiederci perché ridere del terremoto in Abruzzo è spregevole e ridere dell’alluvione in Veneto e della popolazione che ha perso tutto, è lecito. E la cosa incredibile è che anche in studio ridevano. Anche questo è esercizio di libertà? E nessuno dei presenti ha sentito il dovere di richiamare Crozza ad un minimo di rispetto per la popolazione del Veneto? Nessuno ha il coraggio, una volta tanto, di mandare questi comici, si fa sempre per dire, a quel paese? No, evidentemente non si può, perché quella è satira, la satira è libera ed è un “esercizio di libertà“. E così tutti si divertono, ride Crozza, ride Floris e ridono tutti; come le iene…

 

Vieni via con me…

Concludono, Cric e Croc, con un lungo elenco di “Vado via perché…”. Tranquilli, non c’è bisogno di giustificarvi o di farla tanto lunga elencando motivazioni fasulle. L’importante è che andiate via. Qualunque ragione è valida. Ma una ragione, cari Fazio e Saviano, le sintetizza tutte: siete così faziosi, ipocriti, falsi e retorici che fate schifo! E lo fate in prima serata TV, a spese degli italiani. Vergognatevi…

Parlo della prima puntata di “Vieni via con me”. Il bello è che ci saranno altre tre puntate. E sono anche certo che avrà avuto un alto numero di spettatori. Domani i giornali metteranno in prima pagina titoloni annunciando il grande successo. Per completare degnamente la serata segue una puntata di “Correva l’anno” in cui, tanto per cambiare, si parla del ventennio fascista. Ma guarda tu che sorpresa e che novità. E si parla dell’organizzazione del tempo libero, una creazione del fascismo. Lo stesso Paolo Mieli, uomo di sinistra ed antifascista, in conclusione della puntata, afferma che la creazione dei Dopolavoro e tutte le attività collegate, contribuì a migliorare le condizioni dei lavoratori, mettendoli in condizione di godere di svaghi, passatempi e attività sportive e culturali che prima erano sconosciuti, specie nelle località di provincia, nelle campagne e nei piccoli centri. Una vera rivoluzione, così la chiama, come è stata poi la televisione. Ma in apertura della puntata si ribadisce che questa innovazione è voluta dal fascismo…per tenere occupata la gente ed evitare che si occupi di politica. In pratica, per “controllare” il popolo. Fate ancora più schifo di Fazio…

Ma due considerazioni su questa prima puntata di “Vieni via con me” bisogna pure farle. Tutto come previsto. Non bisognava essere dei maghi per prevedere che sarebbe stata l’ennesimo programma che, spacciandosi per intrattenimento e informazione, sarebbe stato un pretesto per attaccare Berlusconi ed il Governo in carica, ricorrendo a tutti i mezzi ormai collaudati da conduttori, comici ed ospiti “prestigiosi” scelti in funzione della tesi precostituita.

Il leit motiv della puntata è l’uso degli “elenchi” che ricordano molto quelli di Celentano in Rockpolitic in cui, a modo suo, divideva l’umanità in rock e lenti. Di qua i buoni, di là i cattivi, secondo i personalissimi criteri celentaneschi. Si comincia con una suora che elenca i motivi per cui è giusto costruire la moschea a Torino. Ecco, cominciamo bene. Poverina la nostra “sorella”, chissà se è informata di come trattano i cristiani, comprese suore e preti, nei paesi islamici. Dovrebbe informarsi, prima di impegnarsi tanto a favore delle moschee. Ma, si sa, i cristiani sono buoni, amano anche i loro carnefici ed hanno una fortissima predisposizione al martirio. Come gli islamici. Solo che gli islamici, quando scelgono di diventare martiri, sperano almeno di trovare nel loro paradiso 72 vergini che li aspettano. I cristiani nemmeno quello, perché sono casti e puri.

Ed ecco apparire il messia, il clou della serata, lui, Saviano. Con quella faccia un po’ così, quella espressione un po’ così, che… se lo incontri la notte in un vicolo al buio ti viene un infarto. Ed inizia il suo monologo, lento, ripetitivo, scontato, farcito di luoghi comuni e retorica in offerta speciale. E attacca il Giornale, la macchina del fango. Già, perché se il Giornale fa un’inchiesta per dimostrare le responsabilità di Fini nell’affare Montecarlo quello è fango. Se invece Repubblica, L’Unità e stampa collegata, spargono fango per mesi e mesi contro Berlusconi, rovistando nella sua vita privata, quelle sono “inchieste giornalistiche”. Mah, valli a capire questi intellettuali, hanno una logica tutta speciale. Ovviamente Saviano  può andare in TV, in prima serata, ed accusare il Giornale senza che nessuno possa ribattere alle accuse. Ma questa, per loro, si chiama informazione e libertà di espressione. Se qualcuno facesse lo stesso, parlando di Repubblica, lo accuserebbero di diffamazione, di abuso del mezzo pubblico, di mancanza di contradditorio, invocherebbero la par condicio ed il pluralismo.  E forse organizzerebbero una manifestazione in piazza del Popolo per condannare il tentativo di mettere il bavaglio all’informazione. Ma se lo fanno loro…è libertà di espressione!

Arriva l’altro ospite illustre, Nichi Vendola, il quale ci illumina su un argomento di fondamentale importanza per gli italiani; fa l’elenco di tutti gli appellativi usati, nelle varie regioni, per definire i gay. Beh, ora lo sappiamo. Non so se Vendola goda di particolari permessi o ferie, ma è strano che, essendo Governatore della Puglia, sia sempre in TV, intervistato, ospite nei vari salotti o sia presente a manifestazioni, cortei e scioperi. Lui c’è sempre. Ma non è pagato per fare il Governatore? E allora, quando è fuori sede è in ferie? E’ in permesso sindacale? Mistero. Si potrebbe pensare che è giusto, visto che è un Governatore. Ma allora bisognerebbe dedicare lo stesso spazio a tutti gli altri Governatori regionali. Li avete mai vistiin televisione, ospiti da Santoro, da Floris, nei TG, i governatori della Basilicata, della Sardegna, dell’Umbria, etc…? No, si vede solo lui, Vendola. Si dirà che, però, Vendola è leader di un partito. Ma allora bisognerebbe invitare ed intervistare anche tutti gli altri leader di partito; sono almeno una ventina, tutti piccoli, ma comunque sono dei partiti. Perchè non si vedono mai? Ancora mistero. Si dirà che, però, è vero che non tutti i governatori e leader di partito sono presenti, ma Vendola è gay e gli altri no!. Ah, ecco, ora ci siamo. Infatti è vero, i gay sono di casa in TV, insieme a trans ed escort: onnipresenti ovunque ci sia un salotto TV ed una sedia libera; Grillini, Malgioglio, Cecchi Paone, Alfonso Signorini, Busi, Luxuria, Platinette, D’Addario e, fra poco alla prima occasione, Ruby. Sono ospiti contesi da tutti i conduttori. Sì, deve essere questo il motivo. Oggi essere gay costituisce titolo preferenziale. Ma non tutti hanno successo, Per emergere ci vuole culo…pardon, fortuna!

Ma l’ospite più atteso è Roberto Benigni. E di cosa parlerà Benigni? Ovvio, di Berlusconi, per una mezzoretta buona. Come fece da Celentano. Cita tutto il repertorio possibile, da Ruby alle ville ad Antigua. Potrebbe andare avanti per due ore, purché parli di Berlusconi. Caro Benigni, alla fine cominci a stancare anche tu. Sarà anche bravo, ma qualche volta potrebbe anche cambiare repertorio. Sapete, anche l’aragosta è buona. Ma se vi offrono aragosta a pranzo, aragosta a cena, per un mese di seguito, alla fine vi viene voglia di un panino con mortadella.

Si continua con un ospite prestigioso, il direttore d’orchestra Claudio Abbado. Anche lui fa il suo elenco di motivi per cui è bene sostenere la cultura e la musica. Nessuno lo ha mai messo in dubbio. Ma diventa un pretesto per attaccare i ministri Bondi e Tremonti i quali non essendo presenti non possono ribattere, chiarire e contestare. Ma a Fazio tutto è concesso; è libertà di espressione. Tanto per non perdere l’abitudine. Saviano lo definisce “il più grande direttore del mondo“. Beh, non so a che titolo Saviano esprima questo giudizio e quali siano le sue competenze in campo musicale, ma sono certo che ci sono moltissimi direttori che non condividono il parere di Saviano. Ma Saviano è Saviano, quindi…ha sempre ragione. Forse ieri, mi è capitato di vedere l’inizio di un programma “E se domani” condotto da Alex Zanardi. Non so chi sia, ma se non sbaglio è stato un pilota automobilistico di formula 1. Bene, all’inizio della puntata introduce l’ospite, Massimo Cacciari, presentandolo come “il più grande filosofo italiano“.  Anche in questo caso resto perplesso per questa affermazione. Chissà cosa ne penserebbe Severino! Ma può succedere, quando cronisti di camorra parlano di direttori d’orchestra e piloti di formula 1 parlano di filosofia.

Conclude la puntata, finalmente, ancora Saviano con un lungo comizietto sull’unità d’Italia, che gli serve come spunto per attaccare la Lega e le sue posizioni federaliste che tendono a spaccare la nazione. Senza che nessuno possa, naturalmente, ribattere. Ma ormai siamo abituati, è lo stesso sistema usato da Fazio nell’altro suo progranmma, da Santoro, da Travaglio, dalla Gabanelli. Bisogna prendere per buono ciò che dicono. Ma i monologhi alla Saviano, attaccando certa stampa e certi partiti, ed esponendo la loro personale visione del mondo, non sono intrattenimento, né spettacolo, né informazione; sono veri e propri comizi e si chiama propaganda politica. Cosa che è del tutto lecita e consentita, ma nei luoghi, nei tempi e secondo le modalità previste dalla legge sulla propaganda politica. Non in televisione, in prima serata, a spese dei telespettatori e senza contradditorio. E’ questo piccolo dettaglio che vi sfugge.

La prima cosa che mi è passata per la mente, però, è che questi programmi sono una specie di evoluzione mediatica delle vecchie feste dell’Unità. Si organizza una serata mettendo insieme qualche tematica sociale, la musica, i comici, il comizio del compagno segretario, birra e salsiccia, bandiere, slogan e via…il popolo gode. Ecco, questa è una specie di festa dell’Unità fatta in televisione. E’ vero, non c’era la birra e mancava anche la salsiccia. In compenso c’era il culatello…

 

Ballarò: istruzioni per l'uso.

Martedì scorso capito, facendo il solito zapping, su Ballarò. Proprio mentre Floris sta comunicando la recente valutazione di S&P sull’economia italiana: “Voto fermo ad A+ con prospettive stabili“. Questo dichiara l’agenzia di rating, come riportato nei giorni scorsi dalla stampa. Vista la crisi globale, diciamo che è una valutazione positiva. Ma siccome in Italia, anche quando le cose vanno bene, devono andare per forza male, si continua a dipingere l’Italia come un Paese ormai al tracollo. Questa almeno è la normale tattica di certa stampa. Resto sorpreso, quindi, che Floris citi questa valutazione di S&P. Ma la sorpresa dura poco.

Infatti, continua leggendo le considerazioni generali dell’agenzia sulle prospettive future. In sintesi, si dice che la valutazione è positiva, ma è legata al mantenimento degli equilibri politici e purché non ci siano sconvolgimenti tali che possano influenzare negativamente l’economia. Ed il dibattito continua non sulla valutazione attuale, ma sulle “prospettive future“, con tutti gli scenari negativi possibili. Ecco, mi pareva strano. Il trucco di questo modo di dare le notizie è che nella mente degli ascoltatori non resta il fatto che S&P abbiano dato una valutazione positiva (che viene subito dimenticata), ma resta il fatto che, in futuro, le cose potrebbero peggiorare. E chi segue questi programmi in maniera superficiale, senza porsi troppi problemi, finisce per pensare esattamente ciò che il conduttore vuole trasmettere al pubblico. Non è faziosità, è qualcosa di molto peggio.

Floris, per intenderci è quello che, dovendo parlare dell’attività del Governo, non si chiede cosa abbia fatto e perché. No, pone direttamente agli opiti la domanda “Dove ha sbagliato il Governo?”. S’intende, ovviamente, che resta da accertare solo dove, perché, come e quando il Governo abbia sbagliato. Perché è scontato, la risposta è già implicita nella domanda, che il Governo sbagli, sempre e comunque. A patto che al governo ci sia Berlusconi. Altrimenti la domanda non si pone o si pone in termini diversi. Sembrano sottigliezze, ma non lo sono. Sono trucchi mediatici. Ecco, questo è Floris.

Ora, per cercare di capire quali siano i meccanismi sottili e subdoli di questa manipolazione della realtà, facciamo un esempio facile facile. Supponiamo che vogliate accertare il vostro stato di salute. Andate in un centro medico, vi sottoponete ad una visita generale, con tutti gli accertamenti del caso ed, alla fine, il medico vi comunica che siete in buona salute. Rassicurati, ringraziate e vi avviate all’uscita. Ma il medico vi ferma, confermando che è vero che siete in buona salute, ma a patto che, domani o fra una settimana, non vi venga un ictus, un cancro, che non finiate sotto un tram o che, mentre rientrate a casa, dal quinto piano non vi caschi un vaso di fiori direttamente sulla testa. Vi verrebbe spontaneo dire: “Dottore, ma lei è scemo?”.

Appunto, e ne avreste tutte le ragioni. Eppure è esattamente ciò che ha fatto, e che fa solitamente, il nostro “bravo conduttore” Floris. Allora anche Floris è scemo? No, è furbo. O meglio, è convinto di essere furbo. E forse ha ragione, perché sa bene che in molti cascheranno in questo tranello. Ci cascano tutti quelli che sono convinti che Floris, Santoro, Gad Lerner, Iacona, Gabanelli e compagnia cantante facciano informazione pura e semplice. Ma del resto, ognuno è libero di essere convinto di quel che gli pare. C’è gente che è convinta perfino che Dandini e Vergassola facciano satira e che Sabina Guzzanti sia un’attrice comica.

P.S.

Qualcuno potrebbe dire che è normale che si attacchi il governo in carica e, quindi, Berlusconi. E che si faccia satira contro Berlusconi proprio perché è al potere. Sarà così? Allora bisognerebbe vedere cosa succedeva quando al Governo c’era Prodi. Ecco cosa succedeva, ho rintracciato uno dei tanti post dedicati all’argomento, è del 1 febbraio 2007: “A proposito di informazione in TV”. Buona lettura e meditate gente, meditate…

E la satira? Com’era la satira ai tempi di Prodi? Ecco com’era, leggete questo, 28 ottobre 2006: “Si può ridere dei musulmani?”

Ballarò e la Par condicio secondo D’Alema…

Chi ha visto ieri la puntata di Ballarò sa che fra gli ospiti doveva esserci Berlusconi e che la sua presenza è stata bloccata da D’Alema. Il retroscena lo trovate in questa pagina del TGCOM "Massimo D’Alema rifiuta il confronto con Berlusconi a Ballarò. Il premier aveva chiesto di intervenire al posto di Adornato ma il presidente Ds si è opposto, spiegando che la decisione è la linea concordata tra Prodi, Ds e Margherita: nessun dialogo con chi aggredisce e insulta. "Voglio ricordare che Berlusconi – commenta il portavoce del premier Bonaiuti – in vita sua è stato una sola volta a Ballarò.

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