I sardi sono ospitali

Sembra proprio che i sardi siano disposti a sopportare tutto e di più.  Non che gli italiani siano messi molto meglio, ma i sardi hanno qualcosa in più. Basta ricordare che, secondo le statistiche ufficiali, un sardo su 4 è povero (il doppio della media nazionale), la disoccupazione è a livelli record, e che le province di Iglesias Carbonia e Medio Campidano sono le province più povere d’Italia. Ne parlavo qui “I sardi sono poveri“.

Ecco l’ultimo esempio di crisi infinita, riportato oggi da L’Unione sarda (Province: 300 interinali restano a casa): “La promessa era quella di trovare 600mila euro per prorogare i contratti fino al 31 dicembre, ma per ora né in Commissione né in Consiglio si è trovato l’accordo: da oggi rimarranno a casa circa 300 lavoratori interinali delle Province di Cagliari, Oristano, Iglesias e Ogliastra.”. Non entriamo nel merito dell’utilità di questi lavoratori interinali, sulle modalità di assunzione, sui compiti svolti e sulla loro effettiva utilità sociale; sarebbe un altro discorso lungo e complesso. Vediamoli semplicemente come “lavoratori” sardi che rischiano di perdere il posto di lavoro e lo stipendio. E confrontiamo il costo di questi lavoratori con i costi dell’accoglienza dei migranti in Sardegna.

Una bella notizia per quei 300 lavoratori, e le loro famiglie, che da un giorno all’altro restano senza lavoro e senza stipendio e che vanno ad aggiungersi alle  migliaia di disoccupati e cassintegrati sardi. Ma, a quanto sembra, mancano i finanziamenti, siamo in crisi, bisogna ridurre la spesa pubblica, fare sacrifici. Insomma, quei 600.000 euro per garantire il lavoro di quei dipendenti non ci sono. Eppure non si direbbe che l’Italia sia così in crisi. Non siamo la Grecia; almeno fino ad oggi. L’operazione “Mare nostrum“, voluta da quel genio di Enrico Letta, costava (e costa ancora) 300.000 euro al giorno, solo di spese per tenere in mare uomini e navi per assicurare il servizio navetta gratuito Libia-Sicilia. Ora ha cambiato nome, ma il servizio navetta è lo stesso ed il costo pure (se non è addirittura aumentato). Con il costo di soli due giorni di “Mare nostrum” si pagherebbero gli stipendi di 300 lavoratori per sei mesi. Ma per fare i taxi di mare gratis per gli africani i soldi ci sono, per i sardi no.  Questione di priorità.

Come se non bastasse, proprio ieri è partita l’operazione della Marina militare per recuperare il barcone affondato al largo della costa libica ad aprile scorso (Vedi “Italia: azienda recuperi“). Non basta andare fin sulla costa libica per caricare i migranti vivi, ora andiamo a recuperare anche i morti. Ma quanto siamo umanitari e generosi! Non siamo tenuti a farlo, niente e nessuno ci obbliga ad andare a recuperare quel barcone col suo carico di morti. Nessuna norma, nessun accordo europeo o internazionale ci obbliga a farlo. Lo facciamo semplicemente perché il premier Renzi (che, in barba alla spending review, quando vuole lui i soldi li trova sempre; vedi gli 80 euro) vuole farsi bello agli occhi del mondo. L’operazione ci costerà, salvo imprevisti, circa 20 milioni di euro (circa 15 anni abbondanti di stipendio per quei 300 lavoratori). E lo fa, ovviamente, non di tasca propria (a sinistra sono specialisti nel fare beneficenza coi soldi degli altri), ma a spese degli italiani (e dei sardi poveri, disoccupati, cassintegrati e precari). Abbiamo 20 milioni di euro per recuperare barconi africani, carichi di morti africani, in acque africane, ma non abbiamo 600.000 euro per i lavoratori sardi. E’ ancora questione di priorità. Evidentemente tutto viene prima dei lavoratori sardi.

E già, vedendo questo spreco di denaro pubblico alla faccia di chi ha difficoltà a campare, ci sarebbe motivo per incazzarsi di brutto ed andare a Palazzo Chigi a rincorrere con i forconi il fanfarone  toscano che si fa bello con i soldi degli italiani e spreca milioni di euro per inutili operazioni umanitarie in Libia, invece che per aiutare gli italiani in difficoltà. Ma c’è di più. Proprio due giorni fa, a bordo della nave “Rio segura” della Guardia civil spagnola, sono sbarcati a Cagliari 450 migranti, fra i quali sono stati riscontrati 87 casi di scabbia. Ma non dobbiamo preoccuparci, nessun allarme. I buonisti (specie quelli che campano sull’accoglienza) dicono che la scabbia è facilmente curabile. Quindi tranquilli, correte pure ad abbracciare gli africani appena sbarcati, Anche se scoppiasse un’epidemia di scabbia non c’è pericolo; si cura facilmente. Contenti?  Gli ultimi arrivati si aggiungono ai 900 sbarcati giusto un mese fa (“Cagliari, in arrivo nave con 900 migranti“) e che si aggiungono ad altre migliaia di migranti già presenti nei centri di accoglienza dell’isola, in strutture private ed hotel 3 stelle con piscina. Ma non è un problema, i sardi sono ospitali, accolgono tutti;  aggiungi un posto a tavola…che c’è un migrante in più.

In occasione del precedente sbarco il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, accogliendo con grande soddisfazione i nuovi arrivati e convinto di parlare a nome di tutti i sardi e della loro proverbiale ospitalità, disse: “Siamo un’isola al centro del Mediterraneo, il Mediterraneo è il nostro mondo. Mentre qualcuno specula sulla paura per l’arrivo di 800 migranti in fuga dalla fame e dalla guerra. Io so invece che la Sardegna è una terra generosa che, nonostante i suoi molti problemi, è pronta a dare una mano a chi ne ha bisogno, quando ne ha bisogno.“.  Ecco, noi accogliamo tutti perché i sardi sono generosi. Magari sono disoccupati e poveri, ma si tolgono il pane dalla bocca per  aiutare i migranti africani. Prima pensiamo ai migranti, poi, se abbiamo tempo, voglia e avanzano soldi, pensiamo ai sardi.

Siamo così ospitali che, mentre non si hanno 600.000 euro per garantire la sopravvivenza a 300 lavoratori, e loro famiglie, fino a dicembre, abbiamo 372.000 euro, e spiccioli,  da usare per il progetto “Beni benius” finalizzato a finanziare “Percorsi formativi per migranti, con particolare attenzione all’integrazione culturale, lavorativa e all’autoimpiego” (Vedi qui documento originale in formato Pdf).  E non basta, perché questo è solo uno dei tanti progetti “inventati” dalla fervida fantasia delle associazioni umanitarie sarde per intascare lauti contributi pubblici col pretesto delle iniziative umanitarie a favore dei migranti. Buzzi e le sue cooperative hanno fatto scuola.

Stranamente questi buonisti in servizio permanente non inventano nessun progetto per aiutare i disoccupati, cassintegrati, precari e poveri della Sardegna. Per i sardi non ci sono soldi; ci sono solo per gli africani. Ed i soldi non si trovano solo per accogliere i migranti, si trovano per altre iniziative utilissime per superare la crisi economica e garantire un lavoro ai sardi: progetti, manifestazioni varie, festival, attività imprenditoriali, eventi artistici e culturali, sagre paesane, gruppi folk, mostre d’arte, letture pubbliche di poesie, artisti di strada, cantanti, attori, ballerine, buffoni e ciarlatani. Ce n’è per tutti (Vedi qui: Regione Sardegna, finanziamenti). Ci sono soldi per tutti, eccetto per chi rischia di perdere il lavoro.

Ed ora facciamo un conticino facile facile. Dicevamo dell’arrivo di 450 migranti che, aggiunti ai 900 di fine maggio, fanno 1.350. Per facilitare il calcolo arrotondiamo a 1.500. Come ormai sanno anche i bambini, ogni migrante ci cosata 35 euro al giorno (ma per i minori il costo è superiore). Questo ci dicono, ma in realtà il costo totale è molto maggiore perché quei 35 euro coprono solo vitto, alloggio, pulizia e paghetta settimanale. A questo costo base vanno aggiunti altri oneri relativi al personale militare e civile impiegato per l’accoglienza, controlli sanitari e assistenza medica al momento dello sbarco e durante il soggiorno nelle varie strutture, ricoveri in ospedale, assistenza legale, sindacale e culturale, progetti specifici destinati all’integrazione (il sopra citato “Beni benius” è uno di questi). E’ tutto un mondo che gira attorno ai migranti e che ha un costo enorme per gli italiani. Ma anche questo è prioritario rispetto ai problemi dei sardi.

Ma i media fanno finta di ignorare questo business e si limitano a quantificare in 35 euro la spesa per ogni migrante. Ed a chi si lamenta per l’eccessivo ed insostenibile costo dell’accoglienza,  rispondono, con la sfacciataggine di chi fa il finto tonto, che quelli sono soldi della Comunità europea. Ma quei soldi vengono dai contributi che i paesi dell’Unione versano alla cassa comune europea. E l’Italia è uno dei maggiori contribuenti. Solo nel 20013 l’Italia ha versato nelle casse europee 15 miliardi di euro. A vario titolo (compresi i fondi per l’accoglienza migranti) ce ne sono statti restituiti solo 9 miliardi. Restiamo in credito di 6 miliardi. Quindi, a chi dice che il costo dell’immigrazione è pagato con fondi europei, bisogna ricordare che quelli sono, comunque, soldi nostri, degli italiani. Chiaro?

Un po’ di conti: l’affare migranti spiegato ai bambini.

Bene, allora facciamo il conticino della serva, di quelli che si facevano alle elementari. Problema: “Se arrivano 1.500 migranti ed ogni migrante ci costa 35 euro al giorno, quanto ci costano ogni giorno 1.500 migranti?”. Soluzione: “Ci costano 52.500 euro al giorno.”.

Secondo problemino facile facile: “Se 1.500 migranti ci costano 52.500 euro al giorno, quanto ci costano al mese?“. Soluzione: “Ci costano 52.500 x 30= 1.575.000 euro al mese“.

Terzo problemino: “Se 1.500 migranti ci costano 1.575.00 euro al mese, quanto ci costano in sei mesi?“. Soluzione: “Ci costano 1.575.000 x 6= 9.450.000 euro

Bene, ora ricordiamo che garantire il lavoro e lo stipendio a 300 lavoratori per 6 mesi costerebbe 600.000 euro. Vitto e alloggio per sei mesi a 1.500 migranti ci costa 9.450.000 euro.  Come mai ci sono quasi 10 milioni di euro per gli africani e non si trovano 600.000 euro per i sardi?  Questo è il vero problema.  Questa è la domanda che bisognerebbe porsi, al di là della retorica buonista e dell’ipocrisia di chi specula sull’immigrazione per guadagnare milioni dietro la facciata dell’opera umanitaria. Bisognerebbe chiederlo a Renzi, alla Boldrini, al Papa, a tutte le belle statuine e scimmiette ammaestrate che ogni giorno in televisione recitano la litania buonista e cercano di convincerci che accogliere tutti i disperati della terra è un nostro obbligo, per le norme internazionali, per solidarietà e perché lo dice la Costituzione e gli accordi europei. Balle. Quando le norme non sono più applicabili perché hanno un costo insostenibile e creano gravi pericoli per la sicurezza nazionale e per la stabilità sociale, quelle norme si cambiano, gli accordi si rivedono e la solidarietà viene momentaneamente sospesa. Non ci si può impiccare ad articoli della Costituzione o Carte dell’ONU, accordi di Dublino o ai messaggi del Papa. In condizioni normali accogliere profughi è giusto. In presenza di una invasione di migranti africani non si può applicare il diritto d’asilo a centinaia di migliaia di persone: è un suicidio.

Ma, dicono, al di là degli accordi, dobbiamo accogliere i migranti perché “scappano dalla fame, dalla guerra“. Questo è il mantra che ripetono quotidianamente giornali, telegiornali, opinionisti, politici e giullari di regime. Balle, ancora belle. Quelli che arrivano da paesi in guerra sono una minima parte degli stranieri che arrivano in Italia, via mare o via terra dall’est. Ai primi di maggio in Sardegna arrivò un carico di marocchini e senegalesi, salvati da una nave mercantile ed accompagnati a Cagliari. In Marocco e Senegal non ci sono guerre. Negli stessi giorni arrivò sulla costa di Teulada un barcone con venti migranti: tutti algerini. Nemmeno in Algeria ci sono guerre. E nemmeno fame. E noi accogliamo tutti, a spese nostre. Ecco perché poi non ci sono soldi per i sardi.

Ma quei “Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti… di fame” dovrebbero chiedere spiegazioni al Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, così entusiasta di accogliere gli africani in Sardegna; sono certo che troverebbe una spiegazione plausibile ed esauriente in linea con lo spirito umanitario della sinistra e con la proverbiale ospitalità sarda. Ma sono certo che quei 300 lavoratori interinali quella risposta non la capirebbero. Ma non succederà niente. Nessuno prenderà i forconi, nessuno oserà contestare l’accoglienza dei migranti. I sardi ancora una volta, resteranno senza lavoro, senza stipendio, senza futuro, ma saranno felicissimi di sopportare crisi, privazioni e perfino la fame, pur di non venir meno al dovere di ospitalità. Perché i sardi sono poveri, sono ospitali e, soprattutto, sono pazienti. Sono molto pazienti; troppo pazienti. Troppo…

Vedi

Adotta un immigrato

Medio Campidano, la provincia più povera d’Italia

I sardi sono poveri

Cose di Sardegna

Sardegna, meloni, tartufi ed auto blu

– Cagliari, la città più felice d’Italia

Tutto va ben, madama la marchesa (#sardistatesereni)

Sardi e cataclismi

Parassiti e culi

Morti, Presidenti e Papi

I sardi sono poveri

Secondo i dati pubblicati dall’ultimo dossier 2014 della Caritas, in Sardegna 1 sardo su 4 è povero, il doppio della media nazionale che è del 12,6%. Se poi si aggiungono anche le persone “a rischio povertà“. la percentuale sale ancora fino al 31,7%, circa 520.000 persone, un terzo dell’intera popolazione dell’isola.

Un bel primato, no? Una volta tanto siamo in testa alla classifica. Non che le altre regioni stiano molto meglio. Ormai la crisi economica di cui non si vede la fine è aggravata anche  dai costi dell’invasione di disperati africani e asiatici (per la gioia dei buonisti d’Italia e delle Coop che li assistono  spese nostre) e sta mettendo in ginocchio l’intera economia italiana, creando gravi rischi di conflitti sociali e disordini, nonché un aumento esponenziale della criminalità. Ma queste cose non si dovrebbero dire; scatta subito l’accusa di razzismo e xenofobia. Ma noi le diciamo lo stesso, anche se le anime belle ed i media nazionali fanno di tutto per nascondere il problema, negare che l’immigrazione sia un problema e facendo appello al dovere di accogliere i migranti ed assisterli amorevolmente a nostre spese.

In verità la Sardegna non ha solo questo triste primato della più alta percentuale di poveri. Da anni, anzi bisognerebbe dire da decenni, vanta anche il primato della disoccupazione e dell’area più povera d’Italia, quella del Sulcis-Iglesiente. Ma la gente ormai ci ha fatto l’abitudine, convive con la precarietà del lavoro e la povertà come una volta si conviveva con pulci, pidocchi e malaria. Ma i sardi sono gente forte, austera, orgogliosa; ogni tanto, è vero, protestano, ma di solito preferiscono sopportare in silenzio, “pan’e casu e binu arrasu” e si tira a campare. Anzi, quando giunge nell’isola qualche grosso esponente del potere dal “Continente“, lo ricevono con tutti gli onori e, per dare prova della leggendaria ospitalità sarda, sono tutti lì, intorno, ad ossequiarlo, omaggiarlo, ringraziarlo per la visita, ricoprendo il percorso di fiori ed erbe aromatiche, “sa romadura“, come si usa fare per la processione di S. Efisio. Così Presidenti, esponenti politici, segretari sindacali, Papi, sembrano tanti santi scesi dal cielo per aiutare i sardi.

Li riempiono di doni, li sorprendono con effetti speciali: l’esplosione di colori e ricchezza dei costumi tradizionali adornati con preziosi monili d’oro, argento  e corallo, si esibiscono in balli popolari, da “su ballu tundu” a “su passu torrau“, cori e canti a tenore, culurgionis, malloreddus, porceddu, casu marzu, cannonau, vernaccia e pistoccus, sperando così di toccare il cuore degli illustri ospiti che ringraziano commossi, elogiano la bellezza della Sardegna, baciano qualche bambino, accarezzano un disabile in carrozzina, stringono mani di minatori disperati, assicurano la vicinanza, il sostegno e promettono di tutto e di più. Poi i “grandi” tornano nei loro palazzi (siano Presidenti, Papi o sindacalisti), si riposano, ritemprano le forze e ripartono per altre regioni e città dove riceveranno altre festose accoglienze e dove faranno le stesse promesse.

Il fatto è che, dicono, non ci sono le risorse per affrontare seriamente la situazione lavorativa. Sarà vero? Forse, ma solo in parte. In realtà i soldi ci sono, anzi c’è un mare di denaro pubblico che viene elargito regolarmente a soggetti pubblici e privati, sotto diverse voci e con diverse destinazioni d’uso. Un flusso enorme di denaro che la Regione versa annualmente a questi soggetti. Soldi che, spesso, si aggiungono ad altri contributi da parte dello Stato e dei Comuni per le più svariate attività; sport, editoria, associazioni culturali, sagre e feste paesane, gruppi teatrali e musicali, danza, mostre…insomma ce n’è per tutti. Mamma Regione finanzia tutti, dalla filodrammatica di Trescagheras alla sagra delle lumache della Marmilla.  Chi ha un po’ di pazienza, e di curiosità, potrebbe dare uno sguardo a questo sito (Regione Sardegna: finanziamenti) dove scoprirà tutti i finanziamenti, agevolazioni e contributi concessi.

Ecco un esempio concreto. Riguarda i finanziamenti del progetto “Beni benius” (benvenuti) per favorire l’integrazione culturale e  lavorativa dei migranti (vedi qui documento completo in formato pdf).

Se ne sentiva il bisogno, vero? Bisognerebbe chiederlo ai minatori del Sulcis.  Ma noi, è risaputo, siamo ospitali. Quindi non solo accogliamo tutti con un abbraccio fraterno, offriamo doni, orniamo il percorso con “sa romadura“, perché “sono nostri fratelli” (dice il Papa), sono “preziose risorse” (come dicono Boldrini e Kyenge), ma siamo disposti anche a rinunciare a dei soldini della Regione in loro favore. Così, non solo i migranti vengono ospitati (sempre a spese nostre, ovvio), ci costano un sacco di soldi e fanno la fortuna delle associazioni e Coop che li assistono (Mafia Capitale docet), ma ci aggiungiamo anche del nostro, soldini che potrebbero essere usati per alleviare i problemi di quel quarto della popolazione sarda che secondo la Caritas è in povertà. Siamo disperati, non riusciamo ad arrivare a fine mese, abbiamo sempre qualche balzello da pagare, facciamo i salti mortali per sopravvivere, ma poi abbiamo soldini da destinare ai migranti; ce li togliamo praticamente di tasca, ci tassiamo, rinunciamo anche al companatico e mangiamo solo pane, per tenere alto l’onore e la fama di sardi ospitali.  Ed ecco quanto mamma Regione ha stanziato per questo progetto umanitario: 372.562.08 euro.

Contenti? Già, i sardi sono buoni, accoglienti, ospitali. Forse un po’ rudi, burberi, taciturni e di poche parole, ma sono gente tutto cuore, si tolgono il pane dalla bocca per aiutare gli africani che poi, riconoscenti, troviamo in tutte le spiagge dell’isola, ad offrirci cianfrusaglie di ogni genere, e nei parcheggi della città e dintorni, ospedali, cimiteri, centri commerciali. Ci indicano il parcheggio vuoto, che noi abbiamo già visto da lontano, ma loro sentono il dovere di indicarcelo con precisione. E’ il loro modo di ringraziarci per l’accoglienza (dietro versamento dell’obolo, ovvio, altrimenti vi rigano l’auto).

Per fortuna, di recente i sardi hanno eletto un loro rappresentante al Parlamento europeo, Renato Soru, che era già stato presidente della regione per 5 anni e che, dunque, conosce molto bene i problemi dell’isola. Siamo certi che, forte della sua esperienza da governatore, opererà bene nell’interesse dei sardi. Infatti, appena insediato, ha fatto subito una proposta, favorevolmente accolta da Bruxelles. Ovviamente si tratterà di una proposta che interessi la Sardegna, penserete voi. Peccato, vi sbagliate. Ecco la notizia riportata dal quotidiano locale L’Unione sarda circa un mese fa: “L’Unione europea dice sì a Renato Soru: a Lampedusa il premio per la Cittadinanza europea“.

Eccolo che posa, per la classica foto ricordo, con il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz ed il deputato del PD Khalid Chaouki, originario marocchino, uno dei tanti che ultimamente hanno trovato l’America in Italia. Dice Soru, felicissimo di questa sua prima vittoria: “E’ con grande soddisfazione che ricevo la notizia che il Premio per la Cittadinanza Europea è stato assegnato agli abitanti di Lampedusa. E’ per me motivo di grande gioia sapere che la proposta da me inoltrata l’11 settembre ha trovato l’unanime riconoscimento del Parlamento Europeo che così rende merito all’enorme sforzo di solidarietà compiuto dai lampedusani in questi anni terribili di tragedie sulle loro coste“. Ci comunica la sua vittoria  “con viva e vibrante soddisfazione…”; sembra di sentire Crozza quando imita Napolitano. Sardo, eletto dai sardi, va a Bruxelles ed invece che pensare ai sardi pensa ai migranti africani e a  Lampedusa. No comment; si commenta da solo. Punto.

Bene, bene, la Sardegna può aspettare, prima viene Lampedusa ed i migranti. Poi, se abbiamo tempo, soldi ed energie residue proveremo anche a pensare alla Sardegna ed ai sardi. Ma con calma, non c’è fretta. I sardi sono pazienti, hanno sopportato tante invasioni nel corso della loro storia, fenici, cartaginesi, romani, vandali (sì, ci sono passati anche quelli), pisani, genovesi, spagnoli, piemontesi; sopporteremo e sopravvivremo anche a questa nuova invasione (speriamo). Intanto pensiamo a spendere bene quei 372.000 euro per aiutare i poveri immigrati ad integrarsi e trovare un lavoro. Sì, è vero che il lavoro non c’è nemmeno per i sardi, ma prima pensiamo agli africani; altrimenti dove va a finire la nostra proverbiale ospitalità? I sardi poveri e senza lavoro,  invece,  se non hanno di che sfamarsi, possono sempre andare a mangiare alla Caritas. No?

A proposito di Sardegna, vedi anche…

Cose di Sardegna

Tutto va ben, madama la marchesa (#sardistatesereni)

Sardi e cataclismi

Gigi Riva e Van Persie

Parassiti e culi

Festa di popolo e riti collettivi

Morti , Presidenti e Papi