Insulti e par condicio

Più si avvicina la fatidica data del 4 dicembre, quando si voterà per il referendum, e più si accende la battaglia mediatica per il Si o il NO. Gli interventi in televisione dovrebbero essere regolati da norme che garantiscano la famosa “par condicio” ai due schieramenti. Ma, come succede sempre in Italia, le norme e le leggi sono elastiche: per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano.  Così vediamo Renzi (e la sua compagnia di giro con pagliacci e scimmiette ammaestrate) che imperversa su tutti i canali, praticamente lo vediamo a reti unificate; ha il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Manca solo che presenti anche le previsioni del tempo, “Viaggiare informati” e l’oroscopo del giorno. Eppure sono proprio questi “Tipi sinistri”, come li chiamava Pansa, che quando era al governo Berlusconi si lamentavano per l’eccessivo presenza del premier in TV. Poi, andando a verificare, si scopriva che i più presenti erano proprio loro. Come successe nel 2006 quando il Corriere, proprio per far luce sulla polemica delle presenze in TV, pubblicò i dati ufficiali dai quali risultava che in testa alla classifica delle presenze c’era Bertinotti di Rifondazione comunista (42 presenze), seguito da Pecoraro Scanio dei Verdi (40 presenze) e da Piero Fassino dei DS (33 presenze); Berlusconi era solo all’ottavo posto insieme a D’Alema, entrambi con 10 presenze. Dimostrazione pratica del livello stratosferico della malafede e dell’ipocrisia che regna a sinistra. Guardate qui: “Politici in TV“.

La presidente della Camera Boldrini, in occasione della giornata mondiale per la difesa delle donne, ha pubblicato una raccolta di insulti che le vengono rivolti in rete dai cittadini, denunciandoli come gravissimi insulti sessisti e come una forma di violenza verbale contro le donne (Ecco chi mi insulta). Sono in gran parte insulti a sfondo sessuale e Boldrini li ha pubblicati proprio per denunciarne la gravità. Dice: “Ho deciso di farlo perché chi si esprime in modo così squallido e sconcio deve essere noto e deve assumersene la responsabilità.”. Giusto, un conto è la libertà di espressione, altro è l’insulto gratuito e volgare. Però, c’è un però. Non ricordo che Boldrini (o altre donnine dall’indignazione facile) si sia indignata quando Sabina Guzzanti, in occasione di un Girotondo a Piazza Navona, urlò dal palco che Mara Carfagna era diventata ministra perché “succhiava l’uccello a Berlusconi“, o quando insulti simili venivano rivolti a donne del centrodestra.

Normale. A sinistra hanno l’indignazione facile, ma a senso unico. Se Guzzanti allude a servizietti orali in stile Lewinski  è satira; se danno della “pompinara” alla Boldrini è un gravissimo insulto volgare e sessista.  Anche la par condicio la applicano in maniera elastica. A sinistra hanno una visione  double face della realtà; così cambiano visione secondo le circostanze e la convenienza. E’ una caratteristica che ho evidenziato spesso.  Mi viene in mente un post di dieci anni fa: “Gad Lerner e San Faustino“. Calza a pennello, anche perché il nostro ineffabile Lerner sta per tornare in TV, sulla RAI, con un nuovo programma “Islam, Italia” sulla cui imparzialità nutro molti e seri dubbi. Anzi, conoscendo la sfacciata faziosità del nostro ex Lotta continua, immagino che sarà un grande spot a favore dell’islam, dell’accoglienza, dell’integrazione e della società multietnica,  perfettamente omologato al pensiero unico politicamente corretto (ma pagato da tutti gli italiani). Lo riporto, a dimostrazione del fatto  che non solo questo della doppia morale è un vecchio vizio della sinistra, ma che non è cambiato niente fino ad oggi.

Gad Lerner e San Faustino (31 marzo 2006)

Ultima puntata di “L’Infedele” dedicata a Fausto Bertinotti (unico ospite “politico”; senza avversari, senza contradditorio e alla faccia della “Par condicio“). Il tema della serata è un ipotetico “Processo” a Bertinotti. Conoscendo Gad Lerner si può già immaginare, anche senza aver visto la trasmissione, quanto sarà duro questo “processo”. Ciò che continua a sorprendermi in gente come Gad Lerner e simili guru dell’informazione (ma il discorso si potrebbe estendere anche ad altri esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura) è constatare come essi siano, o mostrino di essere, del tutto convinti che i telespettatori siano tutti degli idioti o comunque…essi siano più “furbi” degli altri. Sembra incredibile, ma ne sembrano proprio convinti.

Ne sembra convinto anche Fabio Fazio quando annuncia Cornacchione che presenta Berlusconi come un matto che crede di essere Napoleone. O come quando ospita Gianni Minà che si esibisce in una vera e propria apologia di Che Guevara. Ne è convinta Serena Dandini, la conduttrice di quel programma “Parla con me“, quando con perenne sorrisino fintamente ingenuo ironizza su coloro che la accusano di invitare solo ospiti “comunisti“. Ne è convinto perfino Dario Vergassola, ancora a “Parla con me”, quando chiede ironicamente “E’ meglio un nano in giardino o un nano a palazzo Chigi?”. E ancora “E’ peggio il Mòse di Venezia o il Mosè di Arcore?”. O quando ironizza sulle liste di centro destra notando che hanno lasciato fuori qualche illustre esponente per far posto a Pippo Franco. Ovviamente accompagnando la frase con un tono di voce ed una espressione che significa che Pippo Franco è una specie di imbecillotto qualunque indegno di essere candidato. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che potrebbe fare lo stesso con la parte avversa e chiedersi come mai Bertinotti ha lasciato fuori Ferrando, che rappresenta il 40% del partito, per far posto a Vladimir Luxuria.

Ma si sa, i comici sono fuori dalla par condicio, anche se, stranamente, continuano a fare satira solo ed escusivamente contro una certa parte. Ma non sono solo i comici a fare eccezione. Anche il programma di Lucia Annunziata fa eccezione. O almeno questa è l’opinione di Pierluigi Battista (autorevole vice direttore del Corriere) il quale, di recente a proposito delle polemiche successive all’intervista di Annunziata a Berlusconi, ha affermato che ci sono trasmissioni elettorali, dove i candidati possono illustrare i loro programmi di partito, ma quella di Lucia Annunziata non è una trasmissione elettorale, è una “rubrica giornalistica“. Ah, beh, allora. Abbiamo capito, anche lei è esente da par condicio. Come era esente “Rockpolitick” di Celentano che per quattro puntate, costate circa 20 miliardi a carico dei cittadini, è stato un enorme spot elettorale anti Berlusconi; ma quello è spettacolo, non è mica una trasmissione politica. Quindi è esente da par condicio e da censure perché guai a porre limiti alla satira.

E’ esente dalla par condicio anche la stampa. E così un quotidiano che si vanta di essere “indipendente” e che è il più importante d’Italia, il Corriere della sera, può tranquillamente schierarsi invitando i lettori a votare per il centro sinistra. E meno male che è “indipendente”! E’ fuori dalla par condico, ovviamente, anche il cinema. E così Nanni Moretti può permettersi di far uscire il suo “Caimano” contro Berlusconi ad appena 20 giorni dalle elezioni. Lo stesso possono fare Cremonini/Deaglio con un altro film su Berlusconi, ancora in piena campagna elettorale. Ma mica vorremo imporre limiti al cinema, quando mai. E poi, il fatto che escano in piena campagna elettorale è solo un caso, è, per restare in ambito cinematografico, come i riferimenti a persone e fatti della vita reale “puramente casuale“.

E’ curioso constatare come tutto ciò che gioca a favore della sinistra, per qualche strano motivo, sia sempre al di fuori delle regole. Davvero curioso e degno di una attenta analisi socio/culturale/antropologica. A patto, ovviamente, che tale analisi risulti utile e favorevole alla sinistra. Altrimenti non è il caso, zitti e Mosca! A quanto pare l’unico che in Italia deve stare attento a tutto ciò che dice e fa è Emilio Fede ed il suo TG4. Riceve critiche, contestazioni, denunce e multe per non osservanza della par condicio. Gli contestano i servizi, gli contano i secondi dedicati a questo o quel politico,il modo di porgere le notizie, perfino le fotografie che mostra e infine anche le espressioni facciali. E’ l’unico in Italia al quale controllano anche le pause. Neanche fosse Celentano! Tutti gli altri sono esclusi; per qualche strano motivo hanno sempre una giustificazione per eludere la par condicio.

Per esempio, Gad Lerner. Nel giro di una ventina di giorni è riuscito a fare due trasmissioni che sono due capolavori di propaganda. La prima dedicata a Rossana Rossanda, una specie di glorificazione della Rossanda, della sua militanza comunista e del “Manifesto“. La seconda, giusto avantieri, una puntata che, dietro il titolo paraculistico di “processo” si è dimostrata quello che era e che voleva essere: una glorificazione di Fausto Bertinotti, della sua militanza comunista (pura combinazione) e del suo impegno politico. Mancavano solo l’altarino, i ceri, gli ex voto e l’aureola. Il resto c’era tutto, compreso il gran sacerdote officiante: Lerner. Alla faccia della par condicio. E degli italiani che ci credono.

Vedi:

– “La semantica sinistra di Gad Lerner“.

– “I coglioni sono due“.

– “La morale è un optional

– “Sessantotto, ma non li dimostra

– “Politici in TV

– “Doppia morale e meticciato

Crozza, il maiale della RAI

Immancabilmente tutti i siparietti di Crozza finiscono in prima pagina.  Già dopo mezz’ora dalla sua apparizione a Ballarò, il video del suo intervento campeggia nella Home del Corriere. Stesso trattamento dopo le esibizioni del Crozza nazionale nel suo show su LA7. Ormai Crozza è diventato un autorevolissimo commentatore politico (visto che tutto il suo teatrino sempre lì va a parare, sulla politica e sui politici, specie su Berlusconi e gli esponenti di destra. Fateci caso, dei personaggi presi di mira 8 su 10 sono di destra. Sarà un caso?). Ecco perché i suoi interventi sono sempre in prima pagina accanto agli editoriali di Panebianco, Della Loggia, Ostellino. La satira è diventata una modalità di lettura della politica. Anzi, la più amata dal pubblico e, quindi, visto il consenso popolare, bisognerebbe dire che è la più autorevole, la vera interpretazione della politica.

La cosa strana è che gli stessi politici presi di mira, non rendendosi conto di essere presi per i fondelli, si divertono. Questo fatto, apparentemente incomprensibile, crea inquietanti interrogativi sulla statura politica ed intellettuale di certi personaggi della politica. Se un autorevole politico (spesso anche ministri in carica o presidenti di Camera e Senato) consente che un qualunque guitto da avanspettacolo lo sbeffeggi apertamente, pubblicamente ed in diretta televisiva, senza reagire, anzi divertendosi, svilisce il suo ruolo e quello delle istituzioni che rappresenta. Il che dovrebbe farci riflettere sull’infimo livello raggiunto, purtroppo, dalla nostra classe politica. Sono ormai a livello da Bar dello sport o da avanspettacolo da cinemino di periferia degli anni ’50. Ecco perché la “copertina di Crozza” a Ballarò dovrebbe essere oggetto di studio della psicologia e, forse, della psichiatria; potrebbe darci utili spiegazioni sullo stato di salute mentale dei politici.  Crozza satireggia, sbeffeggia, ridicolizza i politici, specie quelli in studio e loro lo trovano divertente. Crozza li umilia e loro si divertono! La scena consueta si è ripetuta anche ieri con in studio Gasparri. Crozza lo prende per il culo e Gasparri ride!

In uno degli ultimi siparietti a Ballarò, forse due settimane fa, il comico Crozza se l’è presa con Brunetta che, ospite a Che tempo che fa, rinfacciava a Fazio il suo contratto da 5 milioni di euro. A causa di queste polemiche sugli stipendi altissimi della RAI, è saltata anche la trattativa per portare Crozza alla RAI per un importo uguale, 5 milioni di euro, a quello di Fazio. La cosa, ovviamente, non è andata giù al nostro comico che, usando una metafora suina, ha detto che il macellaio che acquista un maiale non lo tiene per bellezza, lo paga perché poi lo lavora, lo vende e ci guadagna. Per dire che se la RAI lo avesse anche pagato 5 milioni, poi ne avrebbe incassato molti di più in pubblicità. E’ il classico principio del profitto delle TV commerciali, quelle che tanto schifo fanno ai nostri moralisti sinistri, finché non ci lavorano ed intascano milioni. “Potevo essere il maiale della RAI“, ha affermato il nostro incrocio fra un comico ed un suino.

Stesso discorso che ha fatto Fazio, rispondendo a Brunetta, ricordando che l’azienda paga i costi del programma interamente con gli introiti pubblicitari. Era anche lo stesso discorso che faceva Santoro, quando gli rimproveravano l’eccessiva faziosità del suo “Anno zero”. Invece che rispondere alle accuse di faziosità la buttava sul fatto economico dicendo che il suo programma era pagato dalla pubblicità. Ma questi sono discorsi da TV commerciale, non da RAI servizio pubblico, come amano definirsi. Oppure, si è servizio pubblico o commerciali secondo i casi e la convenienza? Temo di sì, la doppia morale della sinistra vale anche in questo caso, specie se ci sono di mezzo contratti milionari.

Strano che quando si tratta di incassare ingaggi milionari questi militanti della sinistra, che si presentano sempre come difensori dei deboli e fustigatori del capitalismo, della borghesia, dei ricchi brutti, sporchi e cattivi e dei facili guadagni, dimenticano di colpo tanti bei principi e difendono a spada tratta i propri lauti compensi. Ma tant’è, basta saperlo.

Ma su una cosa Crozza ha ragione, sarebbe stato davvero “il maiale della RAI“. E’ un ruolo che nessuno può insidiare, lui ha quel che si dice “le phisique du role“, il fisico adatto, la faccia giusta. Non ha nemmeno bisogno di trucco, la sua è una faccia da maiale naturale. Un vero, autentico suino. Il miglior porco  televisivo. Così,  persa l’occasione RAI, è rimasto a LA7. Tranquillo Crozza, non ha perso granché, ha solo cambiato porcilaia, ma sempre maiale resta!

Satira monotematica

Tempo fa mi è capitato di vedere, facendo zapping, una “comica” (si fa per dire) che, il pomeriggio domenicale, a “Quelli che…”, faceva l’imitazione di Nicole Minetti. L’ho capito perché lo diceva la conduttrice, Victoria Cabello, altrimenti non avrei capito chi stesse imitando. Era talmente brutta, non so se naturalmente o a causa del trucco, che pensai: ma è così brutta la Minetti? Poi mi è capitato di vedere la stessa “comica”, ancora con la Cabello,  che imitava Francesca Pascale, fidanzata di Berlusconi. E di nuovo ho pensato: ma è così brutta la Pascale? Ieri, a Striscia la notizia, nella rubrica “Che satira tira“, ho visto l’ultima performance della nostra “comica”; l’imitazione della deputata del PdL Michaela Biancofiore. Ed ancora ho pensato: ma è così brutta la Biancofiore?  Intanto proprio ieri, leggendo un articolo su Libero, ho scoperto che la nostra “comica” si chiama Virginia Raffaele. Buono a sapersi. Poi, pensandoci bene, e ricordando qualche immagine delle ragazze imitate penso che non sono affatto così brutte come le presenta la nostra “comica”, anzi. Allora l’unica conclusione è questa: non sono Minetti, Pascale e Biancofiore ad essere brutte, è la Raffaele ad essere orribile. Spiegato il mistero.

Ciò che mi ha sorpreso, invece, è che Libero le dedichi un articolone, con tanto di fotografia, e definisca la sua imitazione della Biancofiore “Strepitosa“. Se anche quelli di Libero si sono rincoglioniti significa che davvero per la nostra povera Italia non c’è speranza di salvezza. Ma davvero non si rendono conto di quanto anche questa ennesima “comica” sia perfettamente in linea con la strategia mediatica della sinistra e che sia solo l’ultimo acquisto di quella  banda di comici militanti che hanno capito che per avere successo bisogna stare a sinistra e sparare a zero contro Berlusconi, il PDL e la destra? Davvero non l’hanno capito?

Ora, sorvoliamo sulla qualità artistica delle sue imitazioni che definire “penose” è già un complimento. Facciamo finta di non vedere che i personaggi imitati vengono esasperati in atteggiamenti, tic e discorsi che non hanno alcun riferimento reale, ma sono solo frutto della fantasia della Raffaele e della sua voglia di sbeffeggiare e ridicolizzare i personaggi imitati. Facciamo il caso di Francesca Pascale. Dove l’ha sentita parlare in quel modo sguaiato, come lei la presenta? E’ talmente fuori dal giro del gossip che le sue foto in rete sono pochissime e non è certo un’assidua frequentatrice di salotti televisivi. Anzi, non la si vede mai. E allora come fa la nostra “comica” a dipingerla come una “vaiassa” da quartieri spagnoli?

C’è un’altra considerazione da fare. Nessuno si chiede come mai la Raffaele, imita Minetti (ex consigliere PDL in Lombardia), Francesca Pascale (fidanzata di Berlusconi) e Michaela Biancofiore (deputata PDL), ovvero solo personaggi dell’area PDL e non personaggi della sinistra che pure in fatto di “soggetti” offre un vasto campionario? Sarà un caso? Ecccheccaso…direbbero a Striscia! E quelli di Libero non lo notano? Ed è proprio indispensabile dedicarle un articolone in prima pagina, definendola addirittura “strepitosa“?

Questa promozione mediatica di comici di regime lasciamola fare al Corriere, a Repubblica, a coloro che li usano come strumenti di propaganda. Il Corriere, per esempio, ha un’attenzione particolare per Maurizio Crozza. Tutte le sue imitazioni, gag, battute e siparietti a Ballarò, finiscono in prima pagina, con tanto di video. Lo fa per due buoni motivi. Il primo è che così facendo fanno pubblicità al suo programma “Crozza nel paese delle meraviglie” che va in onda su LA7, rete della Telecom che è anche fra gli azionisti che controllano lo stesso Corriere. Quindi è pubblicità gratuita per la stessa azienda. Il secondo motivo è che anche Crozza fa parte di quella schiera di personaggi dello spettacolo che sono funzionali alla sinistra ed alla strategia politica che usa l’arte, la cultura, il cinema, la canzone, la satira, come arma di propaganda.

Sarà un caso che poi il Corriere venda i DVD di Crozza allegati al quotidiano? Sarà un caso che sempre il Corriere pubblichi articoli (veri e propri spot pubblicitari per il comico e per i suoi DVD) che ne esaltano la bravura “Ci fa ridere fino alle lacrime” (!?) evitando accuratamente di dire che dietro Crozza c’è uno stuolo di autori che scrive battute e monologhi per lui? (Leggete questo illuminante articolo: Il mondo di Crozza, mille facce da ridere). E’ solo un caso? Eccheccaso!

Sembra che a destra non abbiano capito, a parte qualche timida protesta quando certi comici eccedono, che esista una precisa strategia di propaganda camuffata da satira o da eventi culturali, che la sinistra applica scientificamente da decenni. Anche Crozza, per esempio, basa i suoi spettacoli in gran parte sull’imitazione e la parodia di personaggi dell’area di centro destra: da Berlusconi a Bossi, a Formigoni, a Briatore, a Maroni, a Renato Brunetta. Sono i personaggi fissi dei suoi monologhi ai quali aggiunge, di volta in volta, personaggi di secondo piano, ma quasi sempre di area PDL, come Razzi o Nitto Palma. E quando cita personaggi della sinistra, come Bersani, o il Presidente Napolitano, tanto per dire che la sua satira è “super partes” (ma non lo è affatto), lo fa sempre con un atteggiamento benevolo, amichevole, da vecchi compagni. Atteggiamento ben diverso da quello che usa nei confronti di Berlusconi. Anche la satira non è tutta uguale; dipende da chi si vuole prendere di mira e da come lo si fa.

Ma forse non tutti hanno capito quale sia l’importanza dei media e dello spettacolo ai fini della propaganda e della creazione del consenso. Ho paura che molti ne sottovalutino la portata. Prendiamo il caso del “Salone del libro” di Torino. Un importante evento culturale che si potrebbe chiamare più propriamente “Salone del…libretto rosso“, vista la larga partecipazione di autori illustri, tutti rigorosamente di area sinistra. E’ un’occasione non solo per far conoscere le ultime novità editoriali, ma anche per organizzare convegni, incontri e dibattiti pubblici. Ma, per gli stessi motivi ai quali ho già accennato, diventa l’occasione per far sfilare la solita compagnia di giro dell’intellighenzia di sinistra.

Sono quei personaggi che monopolizzano la cultura ed i media, quelli che saltano da un salotto televisivo all’altro, e devono farsi in quattro per essere presenti a tutti i convegni, seminari, incontri, premi letterari, manifestazioni culturali di ogni genere. Sono ancora quelli che tengono conferenze, lezioni pubbliche, rilasciano interviste, scrivono su vari quotidiani e ogni tanto si beccano anche una laurea honoris causa. Ormai l’hanno data a Zoff, a Valentino Rossi, ad Andrea Camilleri; una laurea honoris causa non si nega a nessuno. Sono sempre loro, sempre gli stessi. Li trovi dappertutto ci sia un palco, un premio da ritirare, una telecamera che li riprende, dai più prestigiosi premi letterari alla sagra della porchetta.

Così sul palco di questo “Salone del libretto rosso“, vediamo Roberto Saviano, Matteo Renzi, Daria Bignardi, Serena Dandini, che vanno a presentare la loro ultima fatica letteraria. Il caro sindaco di Firenze lo stesso giorno era ospite in TV a “In mezz’ora” da Lucia Annunziata.  Ormai lo si vede ovunque, ai convegni, ai congressi, alle assemblee, in televisione a reti unificate, deve avere il dono dell’ubiquità, come Padre Pio. Fra poco lo faranno santo. Ed ancora Umberto Eco, Eugenio Scalfari che approfitta del palco e del pubblico per dire che chi vota PDL è un idiota. E ancora Massimo Gramellini il quale, non soddisfatto di essere vice direttore de La Stampa, ha il suo spazio televisivo da Fabio Fazio dove gioca a fare il Travaglio di RAI3, leggendo il suo “Vangelo“, a metà strada fra giornalismo e cabaret (come si usa oggi) naturalmente senza contradditorio (Santoro, Travaglio, Saviano hanno fatto scuola), ma con una spalla preziosa, Fazio,  che lo asseconda. Poteva mancare alla rassegna del libro di Torino? Certo che no, visto che gioca in casa.

E ancora Gianni Riotta, Asor Rosa, Flores d’Arcais, Vito Mancuso e tanti altri più o meno noti o in cerca di gloria, sempre pronti ad occupare una poltrona, a maneggiare un microfono, a firmare autografi, a regalare consigli non richiesti, a dispensare massime e minime al popolo che li ascolta in estasi, come i pastorelli a Fatima. Ecco una buona rappresentanza di questa strana specie di “animali da palcoscenico“…

Grillo e le urinarie

Ma Grillo ce l’ha il porto d’armi? E’ probabile, visto che continua a sparare cazzate. Se ne inventa una al giorno. Quando appare in pubblico bisognerebbe gridargli “A Beppe, facce ride…”, come dicevano gli spettatori del vecchio avanspettacolo al temerario comico che si avventurava sul palco, ben sapendo di andare incontro a reazioni non sempre benevole. Ecco perché Grillo e Di Pietro una volta erano in sintonia, avevano lo stesso hobby; inventare epiteti ed insulti.  Anche l’ex pm aveva un solo pensiero fisso. Ogni giorno si alzava dal letto e cominciava a pensare ad inventarsi un nuovo insulto per Berlusconi. E poi lo spiattellava davanti a qualunque telecamera lo riprendesse. Creatività sprecata.

Grillo usa la stessa strategia. Va avanti a forza di epiteti ed insulti con i quali ama riferirsi agli esponenti politici. Ecco l’insulto di giornata riportato dall’’ANSA “‘Berlusconi è una salma riportata in vita e Roma è il cimitero della democrazia’‘. Ma allora, visto che Roma è un cimitero, che ci fanno 170 grillini in Parlamento? Fanno i becchini? Portano i fiori sulle tombe? Si stanno scavando la fossa? Questi politicanti della domenica non hanno ancora capito che ora fanno parte integrante, con tutti gli annessi e connessi, di quella casta che sbeffeggiano, insultano ed offendono quotidianamente. Prima lo capiranno e meglio sarà per tutti; anche per loro.

Prima, per scegliere i candidati al Parlamento, hanno fatto le “Parlamentarie“. Ora, per designare il candidato al Quirinale,  hanno fatto le “Quirinarie”.  Grillo dice che hanno votato, via web, i 50.000 iscritti al movimento. E poche decine di migliaia di italiani, su decine di milioni di aventi diritto al voto,  hanno la presunzione di voler decidere chi debba andare al Colle. Ma siccome i voti sono stati attribuiti e suddivisi fra una decina di candidati, da Gabanelli a Rodotà, da Prodi a Dario Fo e Gino Strada, ogni candidato ha preso al massimo qualche migliaio di voti. E questo li autorizza a sentirsi designati dal popolo? Ho paura che abbiano uno strano concetto della democrazia. Forse hanno studiato per corrispondenza ed il fascicolo sulla democrazia non è mai pervenuto, si è perso per strada.

Pare che la più votata sia stata Milena Gabanelli che, dopo aver superato la prima selezione  delle “Primarie delle Quirinarie” (una sorta di “Nomination” tipo Grande fratello o L’isola dei famosi),  ha vinto anche le “Secondarie”, ovvero le “Finali delle Quirinarie”.  Lo dice Grillo e dobbiamo fidarci. La cosa che lascia perplessi è che questi candidati hanno preso questa farsa delle Quirinarie molto seriamente, invece che farsi una risata; ci credono. La Gabanelli, dopo essersi dichiarata sorpresa per la scelta, si è schernita dicendo di non avere la necessaria preparazione (bontà sua). Ma, subito dopo, ha detto che ci avrebbe pensato la notte. Vuoi vedere che pensa davvero di poter fare il Presidente della Repubblica? Il secondo classificato, Gino Strada, persona apparentemente seria,  non declina l’invito. Anzi, dice che, se la Gabanelli dovesse rinunciare, sarà il Movimento a decidere: “Strada: dopo la Gabanelli? Decide il M5S“.  Un altro che, di colpo, ha perso il senso della realtà e della misura.

E cosa faranno i grillini se rinuncia la prima classificata Gabanelli? Faranno un’altra selezione per designare il sostituto? Dopo le Primarie e le Secondarie faranno le “Terziarie Quirinarie“? E se rinunciasse anche Strada? Faranno  le “Terziarie” francescane, ritirandosi in convento e meditare in silenzio sulla caducità delle umane cose? Se poi, come è molto probabile, la loro permanenza in Parlamento si rivelasse precaria e si tornasse a votare, come designeranno i nuovi candidati per un posto che si è rivelato poco sicuro ed a termine?  Ovvio, voteranno e faranno le “Precarie“. Ma per il momento ci sono ancora e, siccome  votano su tutto, quando dovessero di nuovo occupare Camera e Senato (come hanno già fatto, avendo qualche problema a rientrare in aula dopo essere usciti per andare in bagno), per decidere, a maggioranza, quando, dove e chi possa andare a fare la pipì, faranno anche le “Urinarie“.

 Questa specie di votazione da reality show la chiamano democrazia. E’ una nuova forma di democrazia “virtuale” on line, riservata a chi naviga in rete ed è pratico di informatica. Gli altri sono esclusi. Per loro scegliere i candidati ed i programmi per governare l’Italia è un po’ come fare acquisti su E-Bay, fare trading on line o giocare con i videogames, sparando agli omini verdi. Chi ne ammazza di più vince e va in Parlamento.  La politica sta diventando un mix fra reality show, videogames, follower alla Facebook e Zelig Circus. Ma Grillo dice che questa è la vera democrazia. E Grillo è un uomo d’onore.

La prescelta dai grillini per il Quirinale è, quindi,  Milena Gabanelli, la giornalista di Report. Già, una giornalista, quella categoria tanto odiata dai grillini che si ostinano a non voler concedere interviste, né presentarsi in TV, perché odiano i giornalisti. Li odiano tanto che ora propongono una giornalista come Presidente della Repubblica. Questa è coerenza, ragazzi! In verità denota uno stato confusionale diffuso e preoccupante. Fra poco, per stabilire il grado di confusione del Movimento, faranno le “Confusionarie“.

Se qualche anno fa qualcuno avesse detto che proponeva la Gabanelli come Presidente della Repubblica, avrebbe suscitato l’ilarità generale. Sarebbe come proporre Lucia Annunziata, Fabio Fazio, Littizzetto, Crozza, Guzzanti, Santoro, Floris di Ballarò, la Clerici della Prova del cuoco o, perché no, il mago “Otelma for President“. In effetti sarebbe stata nient’altro che una battuta, roba da Zelig. Oggi, invece è una cosa seria. Significa che ormai è del tutto scomparso anche quel sottile confine fra  la politica e la satira, fra il serio ed il faceto, fra il Parlamento ed il cabaret. Politici e comici sono interscambiabili. Si fa politica scambiandola per satira e si sparano battute comiche pensando di fare dichiarazioni politiche. Ecco perché, più che eleggere il Presidente della Repubblica, sembra che stiano eleggendo il capo condominio del residence virtuale “Il Grillo parlante”.

 Succede questo quando per anni si dà eccessivo spazio e credito a comici, vignettisti e satirici in cerca di gloria e giornalisti e conduttori televisivi d’assalto, in servizio permanente effettivo sul fronte della più sfacciata propaganda. Fanno comodo alla sinistra perché, essendo tutti sinistrorsi, da anni montano una campagna denigratoria, offensiva e delegittimante nei confronti del nemico storico, Berlusconi. E’ un tipo di propaganda vigliacca e subdola, perché è mascherata da satira o da “Informazione“. Ma a forza di essere protetti, corteggiati ed osannati, questi battutari da bar dello sport ed illustri “Penne all’arrabbiata” dell’informazione nostrana si montano la testa e pensano davvero di essere intelligenti, simpatici, divertenti, acuti osservatori dei vizi umani, fustigatori dei costumi travestiti da Catone o Savonarola, dei puri di cuore legittimati a porsi come depositari della morale: la “parte migliore del Paese“, come amano ripetere a sinistra. Il bello è che ci credono!

L’esito di questa strana commistione fra politica e satira è che troppo spesso la satira diventa propaganda ed i comici diventano idoli, modelli da imitare e giudici di parte. Per tanto tempo sulle prime pagine dei quotidiani, come ho notato spesso, compaiono in testa alla pagina, con grande evidenza, le notizie sui fatti più importanti della giornata, i commenti politici di noti editorialisti,  le “Edicole” di Fiorello ed i siparietti di Crozza. Ormai sono sullo stesso piano, hanno la stessa visibilità e la stessa autorevolezza. Ecco perché un tale Grillo, giorno dopo giorno, forse inconsciamente, o forse volutamente, ha modificato i contenuti dei suoi spettacolini in piazza, passando quasi inavvertitamente dalle battute comiche alla contestazione politica.

E siccome il mondo, come suol dirsi,  è bello perché è vario ed è pieno di creduloni pronti a prestar fede al Dulcamara di turno che offre il suo miracoloso specifico agli ingenui, ecco che, da un giorno all’altro, Grillo da comico in crisi d’identità, è diventato un leader politico. Ma, non essendo un politico, continua ad infarcire i suoi discorsi e le sue dichiarazioni quotidiane, di frasi e concetti che sono a metà strada fra la politica e le battute comiche. E così facendo, fra il serio ed il faceto, si arriva a designare come Presidente della Repubblica una giornalista come Milena Gabanelli. Roba che solo qualche anno fa sarebbe stata una battuta da Zelig. Ma questa non è politica, è cabaret. E se questa parodia della politica è, invece, cabaret, allora a Grillo,  grillini e grilletti bisognerebbe rispondere come gli spettatori dell’avanspettacolo: “Grillo, lascia perdere la politica, facce ride…”.

Canzoni e gay

Oggi è la giornata di Sanremo, bisogna rassegnarsi. Ecco un’altra notizia fresca fresca che vedo in rete: “Fazio: doveroso portare sul palco la coppia gay“. Cosa non si stanno inventando ogni giorno per creare quel clima di attesa che poi fa crescere l’audience. Ogni giorno sparano qualche provocazione o lasciano intendere che succederà chissà cosa, che ci sarà Crozza e chissà cosa dirà, che si parlerà di politica e chissà cosa diranno, che La Littizzetto è libera di fare quel che vuole e chissà cosa farà. E molti ci cascheranno, si lasceranno contagiare da questo clima e dalla suspense, si piazzeranno davanti alla TV con frittatona di cipolle, birra ghiacciata e rutto libero alla Fantozzi, in attesa di scoprire…chissà cosa faranno!

Bene, così già da tempo hanno confermato che fra le canzoni in gara c’è un testo che parla di amore omosessuale. E ti pareva che si lasciassero sfuggire l’occasione. Oggi il gay va come il pane, te lo ritrovi dappertutto. I media ci campano: pane e gay. Non c’è programma televisivo che non abbia in studio il proprio gay in dotazione; come ospite, come opinionista, come esperto, come partecipante ai giochini scemi in TV, come membro di giuria. Alcuni programmi, più all’avanguardia, possono permettersi anche l’abbinata gay/trans nella stessa puntata; il massimo.

Ma è roba per pochi privilegiati come quella “signora” (!?)  della televisione che è Mara Venier, quella che, per paura di sbagliare la dizione, pronuncia tutte le vocali molto chiuse, anche quando dovrebbero essere aperte; parla come Berlusconi. Quella che contende a Raffaella Carrà il primato della risata più sguaiata e volgare. Quella che conduce un programma pomeridiano di chiacchiere che è a metà strada fra un pollaio ed un’osteria.

A proposito, pensate ad una donna bella, giovane, fine, elegante, colta, raffinata, dotata di stile e di classe.  L’avete pensata? Bene, ora pensate ad una donna che sia esattamente il contrario. Ecco, il contrario è Mara Venier.

Ma torniamo al nostro Fazio, quello con l’eterna risatina scema stampata sul viso, ed alla sua coppia gay sul palco. Sfido io che ride sempre. Sembra che sia il più pagato in RAI, circa due milioni di euro a stagione. Solo? No, bisogna aggiungere ancora circa 600.000 euro per la conduzione del festival. Grazie al piffero, così riderei anch’io, alla faccia di chi paga il canone.

Dice il nostro “bravo conduttore” che portare i gay sul palco è doveroso perché, lo specifica, il “matrimonio omosessuale è un tema internazionale“. Bene, allora, siccome la logica è logica, se sul palco di un festival della canzone bisogna portare i temi internazionali, bisogna prima stabilire quali siano questi temi. Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta, i tempi di interesse internazionale sono tantissimi; dalla salvaguardia delle foreste amazzoniche alla tutela del panda, dal surriscaldamento della Terra alla fame nel mondo, dallo smaltimento dei rifiuti del pianeta alla  tutela delle tradizioni e della cultura delle minoranze etniche.

Allora, visto che in questa manifestazione, che è, ricordiamolo, un festival della canzone italiana, è più importante trattare temi sociali ed internazionali, lasciamo perdere la musica e mandiamo a casa cantanti, canzoni e direttori d’orchestra. Fazio, stando così le cose, perché insieme ai gay non porta sul palco anche un panda, un esemplare di flora amazzonica, due bambini africani denutriti, un campionario di rifiuti tossici, quattro palestinesi di Gaza, una rappresentanza dei ribelli siriani e un gruppo tribale di tagliatori di teste del Borneo? Eh, Fazio, perché non porta sul palco questi esempi di temi internazionali? Magari non sanno cantare, però diventa un evento, un festival nuovo, d’avanguardia, impegnato, di denuncia, di rottura. Ecco, più rottura che altro.

Ma non sarebbe più onesto dire che la lobby gay/lesbo/trans, ormai potentissima nel campo dello spettacolo, ha fatto qualche pressione per sfruttare un evento di grande interesse mediatico come il festival,  per portare ancora in primo piano i gay e le loro battaglie? L’occasione sarà lo spunto per polemiche, dibattiti e discussioni sulle coppie di fatto, il matrimonio e le adozioni gay. E più se ne parla, più la questione viene “normalizzata“, digerita, assimilata, fino a farla diventare “normale“. Così la Concia sarà liberissima di gestire al meglio e senza problemi di sorta la sua “sessualità fluttuante” ed  il caro Nichi potrà coronare il suo sogno d’amore e sposare il suo adorato Eddy. No? Oppure non si può dire? In compenso, però, visto che i gay vanno a Sanremo, per ricambiare il favore, alla prossima assemblea dell’Arcigay inviteranno un coro di voci bianche, della vicina parrocchia, che interpreterà canti liturgici.

Già, meglio e più facile inventarsi pretesti come il “tema internazionale” che non stanno né in cielo, né in terra. Ci vuole una buona dose di ipocrisia per giustificare certe scelte con pretesti così ridicoli. E da quelle parti l’ipocrisia abbonda. Ma, per favore, nessuno pensi che questo, come lo ha definito Berlusconi (a ragione), sarà un festival de L’Unità. Lo è e lo sarà, ma non si può dire. E se non sarà il festival de L’Unità, sarà il festival dell’ipocrisia. Più o meno è lo stesso, cambia poco; manca solo la salamella.

A proposito di festival e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle! (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: un rospo in carrozza

Ci siamo, dopo tanta attesa, oggi comincia il festival. Non lo guarderò, come non lo guardo ormai da decenni. Ma sarà quasi impossibile non vedere almeno qualche scena facendo zapping. La cosa preoccupante è che, anche non volendo, può succedere di vedere la faccia di Fabio Fazio o della Littizzetto. Qualunque termine volessi usare per descrivere le loro facce sarebbe da censura. Quindi evito. Ma non si può nemmeno evitare di leggere, come succede da almeno una settimana, sui vari siti on line, le polemiche sul festival, e le immagini dei due conduttori impegnati a promuovere la manifestazione canora. Almeno i titoli devi leggere, per forza. C’è anche oggi un box in prima pagina sul Corriere.

Il video mostra le “prove” dell’arrivo della Littizzetto, una specie di Cenerentola degli sfigati, all’Ariston, su una carrozza da favola trainata da quattro cavalli bianchi. Mettere la Littizzetto su una carrozza come quella è come appendere un carciofo, come ciondolo, ad una collana di perle. Ma ormai questa ragazzina (si fa per dire) si è messa in testa di essere davvero brava e di meritare simili attenzioni. Niente di strano. Anche gli scarafaggi, fra loro, hanno una grande stima reciproca.

Certo, queste sono notizie fondamentali. Immagino che milioni di italiani oggi si siano svegliati con questo interrogativo in testa: “Come entrerà la Littizzetto a Sanremo?”. Beh, meno male che la nostra stampa, prevedendo queste angoscianti domande degli italiani, ci fornisce la risposta. Così milioni di pensionati al minimo, precari, disoccupati, gente che vende la fede nuziale per comprare il pane, quelli che “non arrivano a fine mese“…quelli sapranno finalmente come quella ragazzina arriverà all’Ariston. E saranno tutti felici e contenti. A digiuno, ma contenti. Con un solo dubbio: “Ma cosa ci fa un rospo sulla carrozza di Cenerentola?“.

E’ contenta anche la Littizzetto che, da brava “comunista” ( l’ha detto Elio delle Storie tese), è sempre preoccupata di difendere i deboli, i poveri, i diseredati. Specie in questi tempi di crisi profonda, mai si sognerebbe di fare sfoggio di ricchezza, di lusso e di carrozze da favola che suonano come un insulto ai milioni di poveri. No, lei sarebbe arrivata volentieri  a piedi o con un bus di linea; al massimo in taxi. Ma deve piegarsi alle regole dello spettacolo; controvoglia, a malincuore, anche perché è pagata profumatamente per salire sul palco di Sanremo. E’ pagata tanto (pare che il suo cachet sia oltre i 300.000 euro!) che un lavoratore normale dovrebbe lavorare una vita per guadagnare quello che lei guadagna per pochi giorni di lavoro (lavoro…si fa per dire).

Già, la “compagna” Littizzetto non ha il problema di arrivare a fine mese. Però ha sempre quell’atteggiamento insopportabile e ipocrita, così diffuso fra i “ricchi compagni“, di chi sta dalla parte dei poveri e lotta per difenderli contro i soprusi dei ricchi. E lei di ricchezza se ne intende. Fa parte di quello stuolo di personaggi dello spettacolo e della cultura (l’elenco sarebbe troppo lungo) che diventano ricchi parlando dei poveri. I poveri li vedono come loro difensori, li seguono e li sostengono. E più i poveri li ascoltano e più questi tribuni per caso diventano ricchi. E, cosa strana, più diventano ricchi, più parlano male dei ricchi. Misteri proletari.

La nostra ragazzina attempata (ha quasi 50 anni, ma si comporta come una quindicenne impertinente e volgare) che continua a scosciarsi sul tavolo di Fazio, ansiosa di mostrarci la “Iolanda“, come la chiama lei, e che è specializzata in un umorismo (?!) che si sviluppa sostanzialmente a livello di genitali (ma ai compagni piace da morire), non ha problemi di sopravvivenza. Pare che possieda, fra Milano e Torino, una dozzina di immobili, oltre ad un consistente conto in banca, come è lecito supporre. Basta cercare su Google e ve ne accertate. Vedi, per esempio, questo: “Littizzetto, che soldi che fa…”.

Sfido io che appare sempre così allegra e pronta a sbeffeggiare tutto e tutti, con particolare riguardo al solito Berlusconi ed alla Chiesa. Ma i compagni sono così; proletari in pubblico e milionari in privato.

La didascalia sotto il video dice: “L’ingresso trionfale a Sanremo“. Non è ancora iniziato, ma i nostri cronisti, dotati evidentemente di grandi poteri di chiaroveggenza, sanno già che sarà un “Ingresso trionfale“. Ora, per spiegare questa ubriacatura generale dei media e di chi segue queste baggianate mediatiche, ci sono due possibilità: o siete mezzo scemi, oppure… siete scemi del tutto. Tertium non datur!

 A proposito di Sanremo e compensi, ecco cosa scrivevo anni fa:

Sanremo, Bonolis e la crisi (2009)

Bonolis, la fatina bionda e du’ palle (2005)

E io pago…(direbbe Totò) (2004)

Sanremo: polemiche (2004)

 

Sanremo: Big e tubi

Che ci frega della crisi?  L’importante è che arrivi il festival, puntuale, immancabile, angosciante, come la dichiarazione dei redditi; perché Sanremo è Sanremo! E pazienza se ci costerà milioni di euro; tanto sempre noi paghiamo. Ed ecco che già il conduttore designato, Fabio Fazio, ci crea qualche piccola sensazione di fastidio, come un leggero prurito alle parti basse. Sembra, fateci caso, la controfigura del presidente siriano Assad. Si somigliano come due gocce d’acqua. Solo che Assad è uno spilungone di due metri, il nostro piccolo Fabio, invece, è una versione ridotta, in miniatura. Così, invece che sparare missili sui dimostranti, come Assad, Fabietto spara cazzate in TV. Se in compagnia di un certo Saviano le spara ancora più grosse, doppie. Ma tant’è, a quanto pare è il meglio sulla piazza: il classico “Bravo conduttore“, direbbe Nino Frassica. Quello che ha sempre stampato sul volto un sorrisino da ebete e che fa finta, ipocritamente,  di scandalizzarsi per le battute della Littizzetto.

Così il nostro Fabietto, fresco fresco di nomina, ha annunciato due giorni fa, in diretta al TG1 (Festival di Sanremo: annunciati i BIG“), l’elenco dei 14 cantanti che parteciperanno al festival 2013. Eccoli: Raphael Gualazzi, Elio e le Storie Tese, Chiara, Almamegretta, Malika Ayane, Daniele Silvestri, i Modà, Simona Molinari con Peter Cincotti, Marco Mengoni, Marta sui Tubi, Simone Cristicchi, Annalisa, Max Gazzè e Maria Nazionale.

Questa è la squadra dei “Big“, ovvero i grandi artisti della musica italiana. Se questi sono i grandi, figuriamoci i piccoli. Una volta i Big, i grandi della canzone erano personaggi che avevano anni ed anni di carriera alle spalle. Grandi artisti, nomi conosciuti da tutti; ragazzi, adulti, anziani. Perfino mia nonna conosceva i cantanti di una volta. Ora i Big sono questi: Gualazzi, Chiara, Molinari e Cincotti ed altri. Ma quella che mi incuriosisce di più è “Marta sui Tubi“. Magari dopo mi informo (ma non è detto) su questa Marta “Big“. Ma a prima vista mi fa pensare ad una specie di carpentiere che ama fare l’equilibrista sui ponteggi di un cantiere edile. Forse sul palco, invece che cantare, farà acrobazie sui tubi Innocenti. Boh! Ma forse mi sbaglio.

Dice Fabietto che quest’anno ha voluto puntare sulla qualità:  “Vogliamo che al centro del Festival ci siano qualità e contemporaneità“. Beh, certo, ha ragione. E’ più facile far cantare dei cantanti contemporanei, che siano vivi e vegeti. Molto più difficile sarebbe stato portare a Sanremo cantanti non contemporanei, morti e sepolti ed in avanzato stato di decomposizione. Ma Fabio è un furbacchione ed ha scelto la via più facile. Ecco perché gli hanno affidato Sanremo. Per giocare sul sicuro si porta dietro anche la sua amata Lucianina Littizzetto. Quella che, in TV a “Che tempo che fa“, davanti ad un Fazio fintamente scandalizzato, ma complice, a quasi 50 anni  continua a dimenarsi come una bambina dispettosa e scosciarsi sul tavolo, ansiosa di farci scoprire il colore delle mutandine e, prima o poi, anche la “Iolanda“, come lei chiama affettuosamente la passerina.

Anche perché, gira e rigira, il suo umorismo ed il suo linguaggio da osteria, sempre lì va a finire, sulle parti basse. Forse per adeguarsi all’altezza, si fa per dire, dell’amico Fazio. Emblematica la sua battuta nell’ultima puntata: “Berlusconi ha rotto il cazzo“. Molto fine, vero? Da notare che se voi usate un’espressione simile in un forum, o commentando un pezzo sui quotidiani, vi censurano perché è un linguaggio scurrile ed offensivo. Ma se lo dice Littizzetto, o Crozza (un altro che usa spesso quel termine nei suoi siparietti a Ballarò), in televisione, in prima serata, allora è satira!  E specie se è contro Berlusconi (come fanno da 20 anni) tutto è concesso. I comici, ormai, sono diventati intoccabili, come i magistrati. Possono dire di tutto e di più, insultare, offendere,  calunniare, ridicolizzare. E tutto diventa lecito e divertente: è satira. Basta intendersi.

Ho l’impressione che quest’anno, vista anche la crisi,  conduttori e cantanti faranno una cosetta in famiglia, alla buona. Una cosa intima, per pochi amici: se la suonano e se la cantano. Sì, pochi, ma…Big!

Hanno rotto

Estate, tempo di rotture. Sarà il cambio di stagione, sarà il caldo, saranno le radiazioni solari, ma in questo periodo c’è un sacco di gente che rompe. Hanno rotto George Clooney e la Canalis. Pare che lei abbia avuto un ritorno di fiamma per Vieri, quello con cui aveva già rotto. Certo che questi VIP sono una rottura, cambiano partner come cambiano gli abiti secondo le stagioni. Hanno il partner stagionale, col timer, a rottura programmata.

Anche Charlene e Alberto di Monaco erano sul punto di rompere, a pochi giorni dalle nozze. A quanto riferiscono le cronache, lei era già con la valigia all’aeroporto, pronta a tornarsene a casa. L’hanno bloccata “al volo“, è proprio il caso di dirlo. Rottura evitata in extremis.

Ma la rottura che ha fatto più clamore, e che ieri campeggiava su tutte le prime pagine, è questa: “Santoro ha rotto con La7“. Beh, non è mica una novità, è da una vita che Santoro rompe a destra e a manca. Così, dopo aver rotto con la RAI, si diceva che sarebbe andato a rompere a La7. Ma il nostro “Michele chi?”, dopo essersi esercitato per anni a rompere, è diventato così bravo ed ha acquisito una tale perfezione che ora riesce a rompere ancora prima di cominciare. Un capolavoro.

Anche Simona Ventura, dopo Quelli che il calcio e Quelli che aspettano, ha fatto Quelli che rompono. Così rompe con la RAI e passa a Sky. Anche le rotture si evolvono e si adeguano alla nuova tecnologia. Così la nostra Simo dalle braccia rotanti come le pale di Mazinka, dopo avere rotto in analogico ed in digitale terrestre, ora proverà a rompere via satellite. E’ il progresso…

Rompe anche Lucia Annunziata che, dopo una litigata col suo direttore di rete Ruffini, lascia la RAI e non farà più “In mezz’ora“. Anzi, forse, andrà a farla da un’altra parte. Non è certo che la farà in mezz’ora, o se riuscirà a farla in dieci minuti, oppure abbia bisogno di più tempo. E’ risaputo che un brusco cambiamento di località, di orari e abitudini può compromettere la regolarità e creare qualche problema.

E infine, rompono anche Fazio e Saviano che tanto ci tenevano a rifare la loro “Vieni via con me“. Ma visto che la RAI non gliela lascia fare, Cip e Ciop hanno rotto con la RAI ed andranno a farla altrove. La faranno a La7, che sembra stia diventando il rifugio di tutte le rotture. Così Fazio ha preso per mano Roberto e, invitandolo a seguirlo, gli ha sussurrato: “Vieni via con me, Roberto…andiamo a farla a La7. Ci sono dei bagni favolosi!”.

Ora una domanda attraversa l’Italia intera: adesso, Santoro e Annunziata, dove andranno a farla…la trasmissione? Mah, mistero. Lo saprete alla prossima rottura. Non cambiate canale, restate con noi, linea alla regia, pubblicità…

Fazio e la pubblicità occulta a L'Unità

Puntata di Che tempo che fa di sabato 5 febbraio. Facendo zapping arrivo sul programma di Fazio a fine puntata. C’è seduto sul divano Massimo Gramellini, vice direttore della Stampa, che legge il suo pezzo; una sintesi di notizie della settimana. Lo stile è quello ormai collaudato da Travaglio; un mix di notizie, accuratamente scelte allo scopo (indovinate quale) e monologo da cabaret con battutine e allusioni da avanspettacolo. Sono comici mancati e diventati giornalisti per caso, oppure giornalisti che aspirano a diventare comici? Resta il dubbio e, nell’attesa, come umoristi fanno piangere e come giornalisti fanno ridere. In ogni caso, però, l’importante è andare in TV; sempre meglio che lavorare.

Di solito la telecamera inquadra in primo piano il volto di Gramellini, o di Fazio, ma ogni tanto stacca e fa un’inquadratura lunga, riprendendo entrambi, Fazio e Gramellini. Ripete questa inquadratura almeno 5 o 6 volte. E qui mi colpisce un particolare: lo sfondo. Per essere in tema con l’argomento, lo sfondo è costituito da pagine di quotidiani, ripresi in lontananza, confusi e indistinguibili. Ma non tutti. Esattamente al centro dell’inquadratura, fra la poltrona di Gramellini e la scrivania di Fazio appare in tutta evdenza, chiarissimo ed in formato doppio rispetto alle altre pagine, la prima pagina de L’Unità. Enorme, rispetto alle altre, nitida e non puoi non vederla perché risulta esattamente al centro dell’inquadratura. Eccola, in due momenti diversi.

fazio gramellini unità

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Come è facile notare, quella pagina è l’unica leggibile, tutte le altre sono di dimensioni ridotte e indistinguibili. Ma L’Unità si vede benissimo. L’unica altra testata che si legge è quella di “Repubblica” che figura due volte, una proprio accanto a quella de L’Unità (per puro caso) e l’altra poco sopra sulla destra (ancora per caso). Ma guarda che combinazione! Sono certo, però, che se si chiedessero spiegazioni a Fazio, alla regia ed agli autori, sarebbero pronti a giurare che la cosa è del tutto casuale. Già, per puro caso, mentre le altre pagine sono in formato ridotto e confuse, L’Unità è in formato manifesto, quasi più grande della figura di Gramellini in primmo piano, ed al centro dell’inquadratura. Un caso. Ecchecasoooo…direbbero quelli di Striscia. Chissà se i vertici della RAI l’hanno notato. Chissà cosa ne pensa il presidente Garimberti, il direttore Masi o la Commissione di vigilanza. Dormivano tutti? O non hanno visto la puntata, per puro caso? Eppure dovrebbero darci uno sguardo. Perché se questa non è pubblicità occulta, cos’è?

Ma non è la prima volta che usano questi trucchetti. A sinistra, a parte altre rogne, hanno anche il vizietto della “Pubblicità occulta“. Ma stranamente nessuno ci fa caso.  Leggete, per esempio, cosa succedeva nel lontano 2006, quando il prode Prodi, allora premier, andò in vacanza al mare: “Prodi e la pubblicità progresso…pardon,occulta!”.

Scalfari e la mosca

Ho appena seguito, su La7, la puntata di Otto e mezzo dedicata ad un tema sempre attuale “Religione e politica“. Unico ospite in studio l’ex direttore di Repubblica Eugenio Scalfari. L’argomento trattato prende spunto proprio da un editoriale nel quale Scalfari  chiede espressamente alla senatrice Binetti di rivelare se abbia avuto delle comunicazioni telefoniche con un alto prelato che avrebbe condizionato il suo voto negativo al Senato.

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