Razzismo cromatico

E’ facile essere accusati di razzismo. Basta esprimere dei giudizi poco lusinghieri sul colore della pelle o sulle caratteristiche somatiche di una persona o di un popolo. Basta mostrarsi infastiditi davanti all’insistenza di chi in spiaggia vi offre cianfrusaglie varie. Basta avere delle riserve ad accettare culture diverse dalla nostra. Basta anche semplicemente sollevare il sospetto che la nostra cultura sia “superiore” a quella dei tagliatori di teste del Borneo e, immancabilmente, scatta l’accusa di razzismo.

L’accettazione o meno di usanze, tradizioni, abitudini, consuetudini sociali distanti dalle nostre, o addirittura in contrasto,  è un fatto culturale; non c’entra niente il razzismo. Il gradimento o meno delle persone sulla base del colore della pelle, o fare degli apprezzamenti sulla “bellezza” o meno delle diverse etnie,  è  una questione che riguarda più l’estetica che il razzismo. Eppure si cerca di diffondere l’idea che non debbano esserci differenze e che tutte le variabili etniche, culturali e di colore della pelle, siano da considerare sullo stesso piano, senza differenziazioni o discriminazioni di alcun genere. Si vuol perseguire la realizzazione di un mondo indistinto, omologato, una specie di blob di popoli, razze, culture, religioni. “Tutto fa brodo“, come diceva lo slogan di un vecchio Carosello.

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La ministra Kyenge, per esempio, ogni giorno suscita critiche e polemiche, non solo per le sue proposte discutibili, ma anche perché è la prima ministra nera della Repubblica. Ma guai ad avere dei dubbi sulla sua bravura, cultura, capacità e bellezza. Qualunque giudizio meno che entusiasta sarebbe considerato “razzismo”. Secondo questa nuova ideologia dell’uguaglianza totale, qualunque paragone fra bianchi e neri è già “razzismo“, a prescindere.  Ne consegue che se la paragoniamo con una donna bianca, a parte le sfumature cromatiche della pelle, non ci sono altre grandi differenze. Perché mai dovremmo preferire le donne bianche a quelle nere? Entrambe hanno una bocca, un naso, due occhi, due orecchie, i capelli.  Una vale l’altra. No? (Post del 2013)

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Spesso sentiamo notizie di episodi di razzismo. Si parla di razzismo, in maniera impropria, ogni volta che qualcuno compie un’azione che in qualche modo offende, discrimina o reca danno ad una persona di colore. E diamo per scontato che quello sia razzismo e ci indignamo. Ma cos’è che determina il fatto che si parli di razzismo? L’azione in sé o il colore della pelle di chi subisce una certa azione? Esempio pratico. Se un bianco aggredisce un bianco è solo violenza. Se un bianco aggredisce un nero è razzismo. E se è un nero ad ad aggredire un nero? In sintesi: “I negri che ammazzano i negri sono negri razzisti?”. E’ solo una domanda. Semplice curiosità… (Da “Razzismo? Si, no, forse, dipende… del 2003)

Vedi:

 – Razzismo e razzisti (2004)

I sardi sono razzisti? (2010)