Del Debbio flop ed estetica in TV

Del Debbio, con Quinta colonna su Rete 4,  fa meno ascolti di Formigli su La7. Lo riportava avantieri  Libero.it (Del Debbio perde la gara di ascolti). Nemmeno un punto di share di differenza (Del Debbio 4,5%, Formigli 5,3%), ma basta e avanza per stilare classifiche di merito e decretare il successo o il flop di un programma. Ormai non conta più la qualità, ma lo share. Se il Grande fratello fa il 30% di share e milioni di telespettatori che lo seguono, significa che è un ottimo programma (così sostengono gli analisti e tutti quelli che su quel programma ci campano). Ovviamente nessuno si pone il problema della qualità e del fatto che quei milioni di spettatori possono essere (anzi, per me lo sono senza possibilità di errore) degli autentici imbecilli. Ma non si può dire, altrimenti vi accusano di essere degli “hater” o odiatori. Gli “odiatori” o Haters (termini inventati di recente, da usare come infamanti accuse per mettere a tacere tutti gli oppositori non allineati al pensiero politicamente corretto e critici nei confronti della demenzialità mediatica e gossipara), per i detentori della superiorità morale, sono tutti coloro che criticano la scellerata ideologia sinistra e non sono omologati al pensiero unico buonista, terzomondista, multietnico boldrinian-bergoglian-kyengista; quelli, altrimenti detti, populisti, xenofobi, omofobi e fascisti. Ma questa è un’altra storia.

Ma non tutti quelli che esprimono giudizi negativi sono Haters o Odiatori. C’è una differenza sostanziale, che è bene tener presente per evitare complicazioni e querele, che si spiega solo con la doppia morale che la sinistra ha in dotazione di serie. Te la consegnano al momento dell’iscrizione: tessera del partito, patentino di superiorità morale, distintivo di “tuttologo” detentore della verità assoluta e licenza di doppia morale, da usare a piacere. A cosa serve? Facciamo un esempio pratico. Se Calderoli dice che quando vede Cécile Kyenge pensa ad un orango (oltre ad essere subito catalogato come Haters e Odiatore)   è un gravissimo insulto razzista per il quale viene querelato e deve pure pagare i danni. Se invece Nichi Vendola dice che Berlusconi è un cancro della politica, Travaglio dice che è un suo diritto odiarlo e augurarne la morte e Di Pietro dice in Parlamento che è un serpente a sonagli, quella è semplice “dialettica politica“. Chiaro?

 Il fatto che Del Debbio non faccia grandissimi ascolti non è una novità. Dopo aver salutato il suo arrivo con il programma Quinta colonna, e Dalla vostra parte condotto poi da Belpietro, come voci “fuori dal coro” diverse dal pensiero unico dominante in televisione, ho presto cambiato parere vedendo la conduzione apparentemente di denuncia e contrasto al buonismo, al terzomondismo, alla scellerata politica che favorisce l’immigrazione incontrollata della sinistra, ma in pratica quasi assecondando quella visione della realtà, complice la presenza in studio di ospiti più di sinistra che di destra, compresi imam fai da te, mediatori culturali africani ed esponenti islamici ai quali si dava più spazio che alla gente comune.  L’ho anche scritto spesso e volentieri anche sul Giornale.

Ecco cosa commentavo l’anno scorso un articolo su “Renzi sfida l’UE, lamentando l’eccessiva presenza mediatica del ciarlatano di Rignano anche sulle reti Mediaset: “Lo vediamo a reti unificate. Non bastano i servizi dei TG e le reti di regime, che sembrano fatti dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi; non bastano le sue presenze su tutte le reti, intervistato da giornalisti e conduttori compiacenti come la Gruber. Lo dobbiamo vedere anche sulle reti Mediaset, a canale 5 dall’amica Barbara D’Urso che gli dà del tu e, forse è già la terza o quarta volta, da Del Debbio su Rete4, a Quinta colonna, dove fa il suo lungo monologo per cantare le lodi del suo governo dei miracoli. Né va meglio a “Dalla vostra parte”, dove Belpietro dà voce alle proteste di piazza contro l’immigrazione, ma poi in studio ci sono personaggi inguardabili come Karaboue, Librandi, Castaldini, Fiano, Chaouki, Morani, mediatori culturali africani e imam fai da te di quartiere, ai quali viene concesso più spazio e tempo che agli italiani. Infatti non vedo più né Del Debbio, né Belpietro; almeno non mi rovino la digestione.”. Infatti non li guardo più.

Bene, ora qualcuno comincia a rendersi conto di quanto dicevo fin dall’inizio. E se andate a leggere i commenti all’articolo sopra citato di Libero.it, vedrete che i motivi per cui i lettori criticano Del Debbio, sono gli stessi che usavo io criticando la presenza degli ospiti in studio. Vale la pena, per capire qual è l’opinione dei lettori, riportare qualcuno dei commenti:

Poliponero: io sono tra quelli che non seguono piu’ questo programma(e non mi perdevo nessuna puntata)! il perche’ e’ semplice: troppi buonisti e saputelli delle religioni con tendenze anticristiane> (cecchi pavone, carabue, imam, zingari ecc.)

Milibe: bel programma diventato inguardabile con invitati come i perdenti castaldini, liprandi , karabue e simili…

Mingardi: mi sembrava d’aver visto la Castaldini…per questo non lo guardo più.

Tega: I personaggi di Del Debbio sono sempre i soliti, Librandi Castaldini ecc. e la gente è stufa!

VitoLibrandi,Carabue,Castaldini,Romano etc, stimolano il rigurgito !

Sanfilippo:  telespettatori si sono stufati di vedere Librandi e tutta la feccia PD che sbrodola cavolate a gogò.

Marcellini: Troppi personaggi inascoltabili! Ti fa venire la voglia di spaccare il televisore!!!

Ecco, questo è il tenore dei commenti. Allora è strano che nessuno si accorga che i telespettatori non gradiscono la presenza di ospiti che ritengono inguardabili, inascoltabili e intollerabili per la loro faziosità. Non mi sorprende; c’è gente che ha bisogno di tempo, spesso di anni, per capire le cose. Per spiegare il concetto, cito spesso il caso della rivoluzione d’ottobre del 1917, quando i bolscevichi presero il potere in Russia e cominciarono a trasformarla in base all’ideologia marxista-leninista, provocando la morte di decine di milioni di persone pur di raggiungere lo scopo. Impiegarono 70 anni per capire che avevano sbagliato tutto. Allora abbatterono un muro a Berlino, smisero di combattere l’Occidente capitalista, rivalutarono la proprietà privata e scoprirono i benefici e le delizie del capitalismo che avevano sempre combattuto. Tanto che oggi alcune delle persone più ricche del mondo sono russe; o cinesi. Lo stesso gravissimo errore stanno commettendo oggi, sempre per aberranti motivazioni ideologiche che non tengono in alcun conto la realtà, in merito al terzomondismo, la società multietnica e l’accoglienza senza limiti degli immigrati. Spero solo che non debbano aspettare 70 anni per capirlo perché è già tardi oggi per rimediare.

Anche Del Debbio cade nell’errore di non tener conto di alcuni dettagli. L’ho scritto spesso, anche in alcuni post. Per esempio qui “Rivalità, xenofobia e diversità“, in cui cercavo di chiarire le differenza fra le parole e l’uso strumentale che ne viene fatto. Ma soprattutto qui “Guelfi e xenofobia” del 2015, in cui riprendevo proprio un’affermazione di Del Debbio, molto discutibile: Ecco l’incipit del post: “Avantieri su Rete4 il conduttore Del Debbio, parlando ancora di problemi legati all’immigrazione, ha detto che gli fanno schifo gli xenofobi. E perché non si pensasse che l’affermazione gli era sfuggita per sbaglio, lo ha ripetuto “Gli xenofobi mi fanno proprio schifo“.  Bene, abbiamo capito. Certo che una simile perentoria affermazione, fatta da un toscano di Lucca, lascia un po’ perplessi. Ricordiamo tutti le rivalità fra i Comuni toscani, tra Firenze e Siena, tra Pisa e Livorno, tra guelfi e ghibellini; un odio che sfociava spesso in contrasti cruenti, come la battaglia di Montaperti tra i guelfi guidati da Firenze contro i ghibellini guidati da Siena. E Lucca, patria di Del Debbio, stava con Firenze.”.

Viene spontaneo ricordare la storica rivalità tra le città toscane. E non solo fra città, ma addirittura tra concittadini divisi dall’eterna rivalità fra rioni, come succede tra le contrade di Siena. E vogliamo dimenticare le rivalità che spesso finiscono tragicamente, tra tifosi di squadre avversarie (Roma – Lazio, Milan – Inter, etc…) che ad ogni occasione scatenano risse, aggressioni e se le danno di santa ragione? O la tradizionale contrapposizione fra polentoni padani e terroni meridionali? Ma se è così difficile accettare  pacificamente la convivenza ed abbracciare i nostri concittadini solo perché vivono in una contrada rivale, tifano per una squadra diversa dalla nostra, vivono in zone diverse d’Italia, perché mai dovremmo accogliere a braccia aperte, con baci e abbracci, gli africani che arrivano da pesi lontani, che non conosciamo, non sappiamo chi siano, cosa vogliono, perché entrano a casa nostra come ospiti non invitati e pure a nostre spese? Ancora nessuno ci ha spiegato questo mistero. Allora sorge qualche dubbio sul fatto che ad un toscano fazioso per natura, facciano schifo gli xenofobi. Verrebbe da chiedersi, con una vecchia battuta: “Del Debbio, ma lei è amico mio o del giaguaro?“. O, ancora meglio: “Ma ci fa o ci è?”.

Ed a conferma del fatto che c’è molta gente che ha difficoltà a capire certe verità, ed ha idee molto vaghe sull’estetica e la sua applicazione nei rapporti sociali (specie mediatici), arriviamo ad un altro mistero esistenziale: Emanuele Fiano. Anche a lui ho dedicato spesso dei commenti, sia sul blog che sulla stampa. Ecco cosa scrivevo un anno fa su Ben ritrovati“: “Credo che i personaggi pubblici, quelli che appaiono quotidianamente in televisione, dovrebbero possedere dei requisiti minimi anche di carattere estetico. Non capisco come uno con la faccia di Fiano possa presentarsi in pubblico. Mistero. Non si può cominciare la giornata con queste visioni inquietanti. Dopo l’orticaria della meteorina che saluta con “Ben ritrovati”, vedendo Fiano ti viene anche il mal di pancia e, sentendolo anche parlare con quella boccuccia a culo di gallina e quella vocina nasale gne gne (e dire le sciocchezze che dice) ti viene anche un improvviso raffreddamento in zona pubica causato dal forte movimento rotatorio delle palle. “. Ed ancora in questo “Facce e facciacce“, dove appare insieme ad un’altra faccia da “censura” come Ivan Scalfarotto. E’ un caso di particolare antipatia personale?  No, è uno dei tanti casi di ingiustificabile e totale assenza di criteri estetici riscontrabili sui media.

Esempio; anche Cristina e Benedetta Parodi, stanno registrando un flop gigantesco con il loro programma domenicale. Si cerca di giustificarle in vari modi, ma nessuno nota una verità evidentissima: Benedetta Parodi, con quel volto spigoloso ed il nasino alla Boldrini, è antipatica. E non sto a spiegare i motivi; non merita tanta attenzione. Così come antipatico ed inguardabile è un altro personaggio TV: Diego Bianchi, in arte Zoro, conduttore di Gazebo (programma che sembra fatto da e per sfigati di periferia da centri sociali Che Guevara), ora passato a La7. Uno con quella faccia, che tutto ricorda meno che un volto umano, non dovrebbe uscire di casa e, ancora meno, presentarsi in televisione. Pensate che l’estetica e la fisiognomica non abbiano importanza e che Lombroso esagerasse? Allora guardate questa faccia: “Trota al Carroccio“. Vi sembra normale? No, non lo è. Ci sono dei primati che hanno un aspetto più umano; e anche più intelligente. Ma non si può dire, altrimenti diventiamo haters o “odiatori“.

Un altro caso emblematico di mancanza di senso estetico, fra i tanti che si possono riscontrare in Tv, è quello che riguarda Eleonora Daniele, conduttrice di un programma del mattino su RAI1, Storie vere o Storie italiane o qualcosa del genere (il tema fisso sono le tragedie familiari, possibilmente col morto ammazzato, l’inviato speciale sotto la casa della tragedia e tutti i dettagli macabri), alla quale già lo scorso anno ho dedicato un post “Cuochi e delitti” per sottolineare l’eccesso di cuochi e di cronaca nera in TV. Ecco, a lato, un’immagine a caso del programma in cui la domanda cruciale del giorno era chiedersi “Come è morto Roberto?”: il tema è sempre quello, la cronaca nera. Ed il programma si basa sempre sul collaudato metodo della chiacchierata in salotto: si invitano in studio i soliti esperti (quelli non ci mancano) che in diretta svolgono le indagini, confrontano gli indizi ed ipotesi, suggeriscono metodi e tattiche investigative, ed esprimono giudizi sul mostro del giorno, dividendosi equamente fra colpevolisti ed innocentisti, sull’ultimo caso di cronaca nera. Che bello cominciare la giornata con queste notizie allegre ed il viso “sorridente” di una conduttrice che, solo a vederla, mette allegria e buon umore! No?

Eppure l’estetica è fondamentale. Quando incontriamo una persona, la prima impressione è determinante e dipende da alcuni fattori: il volto, lo sguardo, l’espressione, il tono di voce, la gestualità, l’atteggiamento. Sono segnali che percepiamo subito e questo determina la nostra risposta positiva o negativa. Basta pochissimo per sentire se quella persona ci è simpatica o antipatica. E’ una reazione spontanea, involontaria e del tutto naturale. E questo condiziona in maniera decisiva le nostre relazioni sociali. Se possibile cerchiamo di frequentare ed avere come amici e compagni di lavoro o di strada, delle persone simpatiche con le quali condividiamo gusti, stile di vita e “affinità elettive”.  Come mai allora pensiamo che questo non sia, non possa e non debba essere importante, se non determinante, nel rapporto con i personaggi pubblici e famosi del mondo della politica, dello spettacolo, quelli che invadono i media ogni giorno?

E se qualcuno si permette di esprimere giudizi poco lusinghieri nei confronti di questi personaggi, viene accusato di essere un “odiatore”, di fare discriminazioni in base al genere, ai gusti sessuali, al colore della pelle, all’etnia, alla fede religiosa, allo stile di vita; tutte cose che, in base alla legge Mancino, sono reato. Alla faccia della libertà di espressione ed al diritto di esprimere un giudizio estetico. Perché devono piacermi per forza i neri, i gay, i fancazzisti dei centri sociali, le femministe, la Kyenge o la Boldrini, il Papa, Fiano, Zoro e altri insulti viventi all’estetica, l’etica o il semplice buongusto? Perché deve piacermi Luxuria se trovo il personaggio, e la sua vista, rivoltante? Deve piacermi per legge, perché così vuole il pensiero politicamente corretto? Perché? Chi ha stabilito questi criteri estetici? Per fare un esempio pratico di cosa fa scattare l’accusa di razzismo in un post del 2013 ho messo a confronto Cécile Kyenge con Vanessa Hessler, così anche i ciechi possono vedere la differenza. Guardatelo:  “Razzismo cromatico“. Notate qualche leggerissima differenza estetica? Oppure il solo affermare che c’è una differenza e che preferiamo una (non dico quale) all’altra è razzismo?

Torniamo al nostro Fiano e vediamo cosa riportava di recente ancora Libero.it: “Fiano basta con la Tv; al suo posto Richetti che piace alle donne“. Il guaio di questo personaggio è che te lo trovi sempre sotto gli occhi in TV dalla mattina alla sera. Se non è ad Agorà su RAI3 al mattino (se non c’è lui c’è Gennaro Migliore; esteticamente non cambia molto), è ad Omnibus o L’Aria che tira su La7, lo ritrovi al pomeriggio a Tagadà. lo vedi su tutti i TG, lo ritrovi da Gruber o in uno dei soliti talk show passerella per politici che passano più tempo in TV che in Parlamento. E, se ci fate caso, le facce di politici, giornalisti ed opinionisti di professione, che vediamo ogni giorno in Tv, sono sempre le stesse. Ne cito alcune a caso, le prime che mi vengono in mente: Travaglio, Padellaro Scanzi, Peter Gomez, tutti del Fatto quotidiano (quasi di casa su La7, insieme a Marco Damilano direttore de L’Espresso), Claudia Fusani ex L’Unità (su qualche rete la trovate ogni giorno), i filosofi Massimo Cacciari e Diego Fusaro (uno post-comunista, l’altro neo marxista; sarà un caso?) ed altri in ordine sparso, presentati come intellettuali o con i titoli accademici (vedi il sociologo De Masi che salta da un canale all’altro e discetta su qualunque argomento), per nascondere la loro appartenenza all’area della sinistra. Un altro caso simile di “trucco” mediatico riguardava lo scomparso Stefano Rodotà (altro guru della sinistra onnipresente nei salotti Tv) che, nonostante la sua militanza politica, in TV veniva presentato come “Università La Sapienza” (sic), per nascondere la fede politica con l’autorevolezza del titolo accademico (un trucco molto usato ed abusato dai conduttori organici alla sinistra; quasi tutti). Ma non dobbiamo pensar male, deve essere solo un caso, una coincidenza, magari lo fanno in buona fede. No?

E come se non bastasse la presenza invasiva ed assillante della compagnia di giro degli opinionisti di professione sulle varie reti, su La7 si verifica una curiosa particolarità; i vari personaggi e volti della rete si ospitano a vicenda. Così vedete Formigli che ospita Mentana, Mentana che ospita Floris il quale poi ospita Damilano (quasi ospite fisso da Gruber e Zoro), poi li trovi all‘Aria che tira di Mirta Merlino, dove passano tutti prima o poi, dove trovi insieme come opinionisti il solito onnipresente Damilano e un’altra conduttrice della rete, Alessandra Sardoni (dalla bruttezza imbarazzante ed insopportabile; c’è un limite a tutto, non basta il trucco, l’estetista o il ritocchino; l’unica soluzione è  Lourdes, un miracolo) che, a sua volta, ospita a turno tutti i volti de La7, o altri personaggi che evidentemente bivaccano negli studi TV. E’ una TV autarchica, fanno tutto in casa.

Ieri, a conferma di quanto dico, nel nuovo programma di Giletti “Non è l’Arena” c’erano quattro ospiti in studio: Matteo Salvini, un imprenditore e…Enrico Mentana e Gennaro Migliore. Che caso, che combinazione, che coincidenza. “Eccheccasoooo”, direbbe Greggio! Tranquilli, alla prima occasione, magari l’ennesima “Maratona” elettorale, Mentana ricambierà il favore ed ospiterà Massimo Giletti. Ora chiedetevi perché in Tv vediamo sempre le stesse facce (che sono quelle dei personaggi della cultura e della politica che sembrano essere gli unici autorizzati ad esprimere la personale opinione su tutto lo scibile umano e che, a lungo andare, condizionano l’opinione pubblica) e provate a darvi una risposta.

Ma torniamo al nostro Fiano. Cosa riferisce Libero? Sembra che in seno al PD non tutti apprezzino questa eccessiva presenza mediatica di Fiano e che non solo dia fastidio, ma ci sia proprio una petizione sottoscritta da diversi esponenti dem che chiedono proprio una sua minore presenza in TV a favore di Richetti “più simpatico“. Anche questi hanno impiegato un po’ di tempo a capire che questo Fiano non è proprio il massimo della simpatia e che, forse, bisognerebbe dargli meno spazio. Forse, dico forse, non mi sbagliavo. Ma questa non è discriminazione per motivi estetici? No, perché ricordate che se questo lo facesse la destra sarebbe un gravissimo atto di discriminazione, ma se lo fanno i compagni del PD è semplice dialettica interna. Bene, anche oggi mi sono sfogato; ogni tanto ci vuole, anche se lo leggeranno in pochissimi. I dati del contatore visite sono talmente sballati che, come ho già detto in passato, non ci credo nemmeno se me lo mette per iscritto un notaio. Ma c’è chi è convinto che migliaia di utenti leggano ogni giorno quello che scrivono. L’importante è crederci. Chi vuole intendere in tenda; gli altri in sacco a pelo.

Facce e facciacce

Certe persone non dovrebbero uscire di casa. Se solo avessero un minimo senso estetico dovrebbero farsi un esame di coscienza e, quando al mattino si guardano allo specchio, per onestà e rispetto per il prossimo, dovrebbero decidere di non uscire di casa ed evitare di mostrarsi in pubblico. Come minimo, per evitare traumi psichici, dovrebbe esserne vietata la vista ai minori ed alle persone particolarmente sensibili, come si fa per i film o per spettacoli riservati agli adulti in cui compaiono scene violente o porno. Esistono dei parametri che, per garantire la salute pubblica, pongono un limite al livello dello smog, all’inquinamento acustico, alla concentrazione delle polveri sottili nell’aria, agli additivi e coloranti presenti negli alimenti, alla presenza di elementi potenzialmente pericolosi  nell’acqua e nella composizione di vari prodotti in commercio. Allo stesso modo dovrebbero esistere dei parametri minimi di livello estetico per poter condurre una normale vita sociale, e soprattutto quando, a vario titolo e in diversi campi, si diventa personaggi pubblici. Superati quei limiti dovrebbero applicarsi delle sanzioni o, nei casi più gravi, l’interdizione dai pubblici uffici, o almeno forti limitazioni alle relazioni ed alla vita pubblica.

Lombroso mi fa un baffo. Lo ammetto, è una proposta esagerata, volutamente troppo esagerata, “lombrosiana“. Però serve almeno a sollevare il dubbio che l’aspetto fisico, l’apparenza, la tanto vituperata e screditata fisiognomica, qualche importanza nelle relazioni sociali possa averla; perché ce l’ha, eccome se ce l’ha. Forse la fisiognomica non può stabilire dalla faccia se un individuo è o non è un potenziale criminale, ma di sicuro è dalla faccia che capiamo subito se una persona ci è simpatica e ci ispira fiducia. Anche se non vogliamo ammetterlo. Ma oggi l’uguaglianza è il principio cardine della democrazia, e si condanna qualunque minimo accenno di possibile discriminazione in base al sesso, età, etnia, religione, appartenenza politica, colore della pelle e qualunque altro motivo possa determinare una valutazione negativa di una persona. In questa situazione anche solo il pensare di valutare le persone in base all’aspetto estetico sarebbe follia.

In ogni caso, i personaggi pubblici nostrani che vediamo quotidianamente su stampa, web, televisione, non corrono alcun rischio, sono tutti esteticamente inattaccabili, anzi simboli e modelli di bellezza classica, simpatia ed acuto ingegno. Per esempio questi personaggi nelle foto, Ivan Scalfarotto ed Emanuele Fiano, parlamentari ed esponenti di primo piano del Partito democratico, non avrebbero niente da temere. L’aspetto deciso ed autorevole, i lineamenti delicati, fini, armoniosi, quasi aristocratici del volto, lo sguardo particolarmente sveglio, la fronte spaziosa, sono tutte caratteristiche che indicano forte personalità, ispirano istintiva simpatia a prima vista e denotano una grande e brillante intelligenza.

Ma non sempre è così. E bisognerebbe tenerne conto perché, specie quando si svolge un ruolo pubblico, l’aspetto fisico ha la sua importanza; conta la faccia. Anni fa, la giornalista Maria Latella intervistò l’allora presidente dell’ANM Luca Palamara e, in collegamento telefonico,  Francesco Cossiga.  Il Presidente Cossiga, che evidentemente non aveva grande stima e simpatia per Palamara (ed ancora meno per l’associazione che rappresentava), cominciò col dire “Questo magistrato la faccia da intelligente non ce l’ha assolutamente…”. E continuò su questo tono paragonando il cognome del magistrato con quello di una nota marca di tonno: “Come si chiama, Palamara, come il tonno...”. E, rivolto alla giornalista che si mostrava sorpresa per il giudizio poco lusinghiero, aggiunge:  “Io ho fatto politica per cinquant’anni e vuole che non riconosca uno dalla faccia?”. Poco dopo conferma il suo giudizio: “Io con uno che ha quella faccia, che ha detto quella serie di cazzate, non parlo.”. In quanto alla ANM, ecco il suo giudizio: “Quella associazione sovversiva e di stampo mafioso che è l’Associazione nazionale magistrati“. Non c’è che dire, il picconatore non le mandava a dire.

Forse Lombroso esagerava nelle sue conclusioni; non si può identificare un delinquente misurando la lunghezza del naso o la conformazione del cranio. Ma, se non siamo ipocriti, dobbiamo riconoscere che è dall’aspetto fisico, dai lineamenti del volto, dall’espressione, dai gesti, dal portamento, dal tono e timbro di voce, dallo sguardo, dal sorriso, dall’insieme di questi segnali corporali, che riceviamo la prima impressione di una persona e, istintivamente, la valutiamo. Forse ci si può sbagliare, ma molte volte la prima impressione è quella giusta. Cossiga aveva imparato a fidarsi della prima impressione e riconoscere le persone dalla faccia. Gli italiani no, purtroppo.

Calendari horror

Il calendario Pirelli è sempre stato simbolo di bellezza, eleganza, raffinatezza. O almeno così si usa dire; personalmente ho qualche riserva. Quello che lo distingue è che quasi sempre è stato realizzato da grandi fotografi. Va da sé che un grande fotografo dovrebbe produrre un eccellente lavoro. Ma così non è, non necessariamente. Anzi non sempre il livello estetico corrisponde al livello tecnico. Una foto può essere perfetta sotto l’aspetto della realizzazione tecnica, ma il soggetto (e quindi il risultato finale) può essere brutto esteticamente. Cosa che succede assai spesso, perché una merda fotografata dal più grande fotografo del mondo, resta sempre una merda. Ed oggi, per darsi un tono da innovatori, anti conformisti e di creatività artistica, non si cerca più di mostrare e valorizzare la bellezza; no, si preferisce mostrare ciò che magari è orribile e ripugnante, ma che fa scalpore, scandalo, che provoca indignazione e polemiche (se poi si riesce anche a venderlo ancora meglio).

Così, a furia di propinarci orribili sconcezze spacciandole per arte, il gusto estetico sembra scomparso. E si può tranquillamente proporre come arte la sua negazione, come bellezza la negazione della bellezza stessa, e come sperimentazione e ricerca di nuovi linguaggi artistici qualunque bizzarria venga in mente ad uno sfigato ubriaco con velleità artistiche (specie se si abita a New York  o si  frequentava la “Factory” di Andy Warhol). Ecco perché, quando si perde ogni riferimento estetico, anche i “4 minuti e 33 secondi di silenzio” del pianista compositore John Cage, diventano  evento musicale, provocazione, ricerca, spettacolo, invece che semplice stronzata. Dall’orinatoio di Duchamp in poi, passando per i sacchi di Burri, i tagli di Fontana, la merda d’artista di Piero Manzoni, fino all’arte concettuale contemporanea, tutto è possibile, tutto è arte: anche il silenzio, un rutto o un calendario.

Una volta c’erano i calendarietti profumati con le donnine in abbigliamento succinto che venivano regalati dai barbieri. Oggi non solo sono scomparsi i calendarietti, ma sono scomparsi anche i barbieri; sono diventati tutti parrucchieri o hair stylist. Dice il protagonista di “This must be the place” di Sorrentino: “Qui nessuno lavora più, tutti fanno qualcosa di artistico.“. Già, oggi sono tutti artisti; o filosofi.

Nelle case era quasi immancabile il calendario di Frate Indovino che dispensava utili consigli per tutte le occasioni e le attività, dalle ricette di cucina ai consigli per la semina, o il classico calendario da cucina che riportava semplicemente i giorni del mese, segnalando le festività in rosso e con lo spazio a lato per segnare ricorrenze o il cambio della bombola. Bei tempi quando in ogni cucina c’era sempre una pentola in ebollizione con dentro la gallina ripiena (la domenica) o profumi di minestre campagnole, di stufati e ragù. Oggi in cucina basta un frigo, un congelatore ed un forno a microonde. E’ il progresso.

Poi, oltre alla cucina,  anche il calendario si è evoluto, è diventato oggetto da collezione, sempre più elegante, patinato e sexy. Per le nostre attricette ed aspiranti show girl spogliarsi e “fare il calendario” è quasi un obbligo, una tappa importante del curriculum artistico. Quindi il calendario ha quasi perso il suo significato e la sua utilità originaria per diventare una semplice esposizione di forme femminili più o meno nude in pose che si usa definire “artistiche”. Ed il calendario per antonomasia è il calendario Pirelli. Il calendario 2016, appena presentato alla stampa (Le star del calendario Pirelli 2016), è dedicato sempre alla donna, ma non al nudo artistico, alla bellezza e la perfezione delle forme. La donna celebrata in questa edizione è la donna che ha raggiunto il  successo in campo professionale, artistico, culturale, sportivo; la donna che, secondo Pirelli,  acquista fascino e seduce non grazie alla bellezza, ma in virtù del successo. Vediamo.

Questa a lato non è la sorella gemella di Mike Tyson. E neppure  la ricostruzione di un esemplare femminile della specie   Neandertal. E’ la campionessa di tennis Serena Williams. Se a prima vista vi sfugge il fascino della Williams, osservatela meglio: se i curatori del calendario, che di bellezza femminile se ne intendono, dicono che il successo conferisce fascino e seduzione, non possono sbagliare. Se proprio non vi convince, provate a dare uno sguardo a Yoko Ono; quella che era bruttina anche da giovane, ma visto che anche lei è una donna di successo, ora  ultraottantenne diventa sexy e seducente (sempre secondo il Pirelli 2016). Se così è, anche noi abbiamo tante donne di successo con le quali potremmo ricavare un bel calendario. Susanna Camusso, Rosi Bindi, Rosa Russo Iervolino, Emma Marcegaglia; donne che nel loro campo hanno raggiunto il successo. Per non dimenticare, anche se scomparse, l’astrofisica Margherita Hack o addirittura un premio Nobel come Rita Levi Montalcini. Chi è che non vorrebbe avere in casa un bel calendario con la Hack o Rosi Bindi?

Eppure una volta esisteva quello che si chiamava senso estetico, gusto del bello. C’era, non c’è più; scomparso. Col pretesto che bisogna cambiare, modificare, evolversi, adeguare i canoni estetici ai nostri tempi, sperimentare, proporre nuove idee e nuove visioni del mondo e dell’arte, si sta dimenticando ciò che ha accompagnato l’umanità per millenni. In nome del nuovo si getta via l’arte, la cultura, il pensiero, la storia. Oggi vanno di moda ed hanno successo i “rottamatori” (specie se toscani e con la S sibilante).  Ma la bellezza ha dei canoni che sono immutabili da sempre. Possono esserci delle piccole variazioni, secondo il tempo ed i luoghi, ma il criterio fondamentale è universale. Il fascino del corpo femminile è dato dalla sua sinuosità, dall’eleganza della forma, dall’andamento curvilineo della figura e del corpo. Possono esserci delle piccole variazioni nei criteri comuni, passando dalle forme più o meno prosperose dell’antichità, e di certe popolazioni, a quelle meno abbondanti di oggi. Ma l’essenza della bellezza è sempre la stessa. Il rapporto perfetto della sezione aurea è sempre valido. La spirale di certe conchiglie che si sviluppano secondo la successione di Fibonacci è sempre quella da milioni di anni. E la bellezza femminile è sempre quella. Checché ne dicano i relativisti ad oltranza, la bellezza è bellezza e la si riconosce a prima vista. Ecco perché la gente continua ad ammirare la Pietà o il Mosè di Michelangelo, le opere di Bernini o Canova, con lo stesso stupore con cui ammira i capolavori dell’arte antica. La Venere di Milo, Afrodite di Cnido, la Venere Callipigia (dalle belle natiche), hanno più di 2.000 anni, ma la bellezza, la perfezione e l’armonia delle forme restano immutate nel tempo. Non so se fra mille anni ci sarà qualcuno che ammirerà con lo stesso stupore le opere della cosiddetta “arte concettuale”; ho molti dubbi.

Non si può prendere un’orribile vecchia baldracca e dire che è sexy, affascinante e seducente solo perché è ricca e potente. E’ una stronzata colossale, buona solo per deliranti pseudo esteti della domenica. Non si può affermare, come fece Paolo Limiti in televisione molti anni fa, guardando in estasi Whoopi Goldberg ospite in studio: “Sei bellissima“. Limiti, o stai mentendo spudoratamente, oppure hai urgente bisogno di una visita dall’oculista. Certe disquisizioni sull’arte contemporanea (calendari artistici compresi) hanno tutta l’aria di essere le solite elucubrazioni, anzi proprio seghe mentali per intellettuali annoiati e mercanti d’arte che ci campano. Il risultato è questo calendario, studiato da e per radical chic, che nessuna persona normale che abbia un minimo di senso estetico, e non soffra di qualche forma di perversione, si metterebbe in casa. Come dubito che siano in molti ad essere convinti del fascino della Williams o di Yoko Ono e sognino di avere ogni giorno sotto gli occhi quella immagine sopra riportata. E non sono per niente convinto che le donne diventino seducenti, sexy e affascinanti grazie al successo. Se sono un cesso restano un cesso; donne di successo, ma cessi di donna. E la Pirelli farebbe bene a lasciar perdere i calendari e pensare a far bene le gomme, se ci riesce, perché in fatto di donne mi sa che hanno le idee un po’ confuse.

De gustibus

I gusti sono gusti…anche quelli barbari (aggiunge qualcuno). Persi tutti i riferimenti classici di carattere estetico, oggi, in tempi di pensiero debole e relativismo dilagante, l’unico criterio valido è che non esistono criteri. Ognuno ha la propria visione della realtà, la considera come unica verità universale e, come concludeva, con grande sforzo mentale,  una conduttrice TV anni fa …”è bello ciò che piace”.  (Vedi “Non è bello ciò che è bello, ma…”).  

Questo stravolgimento dei canoni estetici e l’acquisizione del gusto personale come unico criterio valido ed accettabile è la perfetta applicazione moderna (riveduta, corretta e stravolta) del vecchio motto di Protagora: “L’uomo è misura di tutte le cose; di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“. Chiaro?

Oggi questo concetto si applica anche ai gusti in fatto di donne. Una volta era scontato che agli uomini piacessero le donne e viceversa. Ora non più. Ogni giorno si scoprono  nuove varianti sul tema dei gusti sessuali ed i generi si intrecciano secondo le combinazioni più fantasiose che nemmeno il Kamasutra aveva immaginato. Ma non entriamo nel merito, argomento scabroso. Oggi mi ha fatto sorridere, invece, questa notizia in prima pagina sul Giornale “Vorrei vestire Miley Cyrus“.

La prima osservazione è che questo articolo è, con grande evidenza, il pezzo d’apertura in testa alla sezione “Cultura“.  Come dire che anche il concetto di cultura oggi è aleatorio; ognuno la cucina come vuole, secondo i propri gusti e la convenienza. Così sotto la voce “cultura” passa di tutto; cantanti pop, stilisti,  Jovanotti, sfilate di moda, nudi “artistici” da copertina, lookmaker, megastore alimentari (uno a caso “Eataly di Farinetti“. Vedi “L’asparago col trucco” e “Cena a Istanbul“), cuochi, giardinieri, Luxuria, Platinette e Marta sui tubi. La seconda considerazione è che una volta i maschietti, riferendosi ad una bella donna, pensavano che avrebbero voluto “spogliarla“.  Oggi, mutatis mutandis, molti preferiscono vestirla; abitudine particolarmente diffusa nel mondo della moda. Ecco, leggere che Scognamiglio vorrebbe vestire Miley Cyrus, mi ha fatto sorridere perché mi è venuta in mente una mia vecchia battuta: “Certi stilisti amano vestire le donne perché non amano spogliarle“.

A proposito di cultura, vedi “Cultura pop e asini saggi“.

Facce di governo

Ecco la faccia di un sottosegretario del governo Renzi (vedi servizio fotografico su Corriere.it).

Per non abbassare drasticamente il livello estetico del blog e non correre il rischio che, a causa di una prolungata esposizione, la foto venga accidentalmente vista da bambini, donne in gravidanza  o persone particolarmente sensibili, che potrebbero riportare conseguenze traumatiche, l’immagine si autodistruggerà entro le prossime 24 ore.

Aggiornamento

Come preannunciato, la foto inserita in precedenza è stata eliminata. Per fortuna non si hanno notizie di danni psichici riportati a causa della visione di quella immagine. Questa a lato, invece, è l’espressione sorpresa, stupita ed incredula di un simpatico bonobo che, dopo aver visto quella foto, ancora non crede che quella sia la faccia di un sottosegretario della Repubblica italiana (invece, purtroppo, è vero). Profondamente turbato da quella visione, il nostro bonobo, in qualità di portavoce dei primati, ha subito convocato una conferenza stampa per smentire qualunque ipotesi scientifica di somiglianza, parentela, comune discendenza o legame evolutivo con l’homo sapiens.

Razzismo cromatico

E’ facile essere accusati di razzismo. Basta esprimere dei giudizi poco lusinghieri sul colore della pelle o sulle caratteristiche somatiche di una persona o di un popolo. Basta mostrarsi infastiditi davanti all’insistenza di chi in spiaggia vi offre cianfrusaglie varie. Basta avere delle riserve ad accettare culture diverse dalla nostra. Basta anche semplicemente sollevare il sospetto che la nostra cultura sia “superiore” a quella dei tagliatori di teste del Borneo e, immancabilmente, scatta l’accusa di razzismo.

L’accettazione o meno di usanze, tradizioni, abitudini, consuetudini sociali distanti dalle nostre, o addirittura in contrasto,  è un fatto culturale; non c’entra niente il razzismo. Il gradimento o meno delle persone sulla base del colore della pelle, o fare degli apprezzamenti sulla “bellezza” o meno delle diverse etnie,  è  una questione che riguarda più l’estetica che il razzismo. Eppure si cerca di diffondere l’idea che non debbano esserci differenze e che tutte le variabili etniche, culturali e di colore della pelle, siano da considerare sullo stesso piano, senza differenziazioni o discriminazioni di alcun genere. Si vuol perseguire la realizzazione di un mondo indistinto, omologato, una specie di blob di popoli, razze, culture, religioni. “Tutto fa brodo“, come diceva lo slogan di un vecchio Carosello.

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La ministra Kyenge, per esempio, ogni giorno suscita critiche e polemiche, non solo per le sue proposte discutibili, ma anche perché è la prima ministra nera della Repubblica. Ma guai ad avere dei dubbi sulla sua bravura, cultura, capacità e bellezza. Qualunque giudizio meno che entusiasta sarebbe considerato “razzismo”. Secondo questa nuova ideologia dell’uguaglianza totale, qualunque paragone fra bianchi e neri è già “razzismo“, a prescindere.  Ne consegue che se la paragoniamo con una donna bianca, a parte le sfumature cromatiche della pelle, non ci sono altre grandi differenze. Perché mai dovremmo preferire le donne bianche a quelle nere? Entrambe hanno una bocca, un naso, due occhi, due orecchie, i capelli.  Una vale l’altra. No? (Post del 2013)

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Spesso sentiamo notizie di episodi di razzismo. Si parla di razzismo, in maniera impropria, ogni volta che qualcuno compie un’azione che in qualche modo offende, discrimina o reca danno ad una persona di colore. E diamo per scontato che quello sia razzismo e ci indignamo. Ma cos’è che determina il fatto che si parli di razzismo? L’azione in sé o il colore della pelle di chi subisce una certa azione? Esempio pratico. Se un bianco aggredisce un bianco è solo violenza. Se un bianco aggredisce un nero è razzismo. E se è un nero ad ad aggredire un nero? In sintesi: “I negri che ammazzano i negri sono negri razzisti?”. E’ solo una domanda. Semplice curiosità… (Da “Razzismo? Si, no, forse, dipende… del 2003)

Vedi:

 – Razzismo e razzisti (2004)

I sardi sono razzisti? (2010)

Brutta negra

Chi l’avrà detto e rivolto a chi? Calderoli dice che quando vede la Kyenge pensa ad un orango. E suscita l’indignazione generale bipartisan. I più indignati chiedono le sue dimissioni da vice presidente del Senato e la zelante  procura di Bergamo apre un’ inchiesta per “diffamazione ed istigazione all’odio razziale”.  Ma l’indignato speciale d’Italia, che più indignato non si può, è sempre lui, il Presidente Napolitano (Scimmie, serpenti e presidenti).

Bene, e adesso, vista l’indignazione generale, vediamo chi ha esclamato “Brutta negra” rivolgendosi ad una ragazza nera (Naomi Campbell). Riporto il brano tratto dall’articolo comparso oggi su Libero, che riprende un vecchio articolo del 2006: “Quando Clio urlava a Naomi: “Sporca negra” e Napolitano non diceva nulla“.

Noi eravamo in terrazzo dopo pranzo. Alle tre di pomeriggio, eravamo in quindici, si ascoltava un po’ di musica. A un certo punto vediamo questa specie di spettro che esce da una finestra…. Questa signora anziana e scompigliata esce dicendo che eravamo dei delinquenti, disgraziati, farabutti. Con noi c’era Naomi Campbell e lei dice “quella brutta negra”.

L’aneddoto è riferito da Dolce e Gabbana, intervistati da Daria Bignardi, rievocando un episodio avvenuto durante una vacanza a Stromboli. Lo “spettro” che esce dalla finestra è la signora Clio, moglie di Napolitano. E adesso che succede? Presidente Napolitano, che dice, quel giorno era rimasto colpito e indignato dalle parole della sua Clio? Che fa, ha l’indignazione retroattiva o quella postuma? Oppure, il fatto bisogna inquadrarlo nel suo contesto, valutare le attenuanti, cogliere l’aspetto semantico, la non volontà razzista, l’influenza del clima, della temperatura, della marea, del brontolio del vulcano, l’effetto della brezza marina, l’esclamazione giustificata perché “popolare” e dovuta ad un momento di collera perché la disturbavano durante la meritata pennichella?

Insomma, la frase di Calderoli è gravissima, mentre quella di Clio è una semplice ed innocua espressione gergale senza peso? Niente di grave? Solito doppiopesismo congenito alla sinistra, per cui tutto ciò che fanno i compagni è giusto e lecito e tutto ciò che fanno  gli avversari (meglio, i nemici), fossero anche le stesse cose, è sempre sbagliato e gravissimo? Eppure, vista la sua facilità ad indignarsi, se non si indigna per le parole della dolce consorte, dovremmo indignarci noi per la sua “non indignazione“. Oppure archiviamo tutta la storia sotto la voce “Ipocrisia di Stato“?

Sì, visti i tempi, mi sa che questa è l’unica soluzione. Tanto, in questo caso, nessuna procura aprirà un’inchiesta. Quindi lei Presidente, insieme alla sua gentile consorte dal sonno leggero,  potrà dormire sonni tranquilli e fare la sacrosanta pennichella senza paura di essere disturbati (al Quirinale, per fortuna,  non circolano “Brutte negre“).  Fino alla prossima indignazione.

Ecco le due protagoniste dell’episodio alle pendici del vulcano: Clio Napolitano e Naomi Campbell. Certo, dire “Brutta negra” riferito a Naomi è un’affermazione senza senso.  Forse bisognerebbe dotarsi di un buon paio di occhiali, oppure fare una leggera messa a punto ai propri criteri estetici.

In verità il problema è un altro. Se dire “Brutta negra” è considerato un gravissimo insulto, bisognerebbe specificare. L’insulto è dire “Brutta” o dire “Negra“? Guardando le due foto possiamo dire che c’è una brutta ed una negra e non sono la stessa persona. Chi sia bella e chi sia brutta, al di là di ogni possibile dubbio o strano gusto estetico, mi pare evidente.  Ma allora dire “Brutta bianca” è un insulto? Oppure dire “Bella nera” è un’affermazione razzista? Oppure? Boh…

Jennifer Lopez ?

Ieri sera, facendo il solito zapping Tv, sono capitato su “Shall we dance”. Ne ho seguito qualche scena, era proprio il pezzo con il celebre tango, e mentre guardavo la Lopez pensavo “Però, bruttina, tratti del viso grossolani e irregolari, un nasino schiacciato a patatina…sì bruttina”. Eppure viene tanto osannata e celebrata. Mah, misteri della moderna estetica.

Oggi, dando uno sguardo ai quotidiani on line, arrivo su La Stampa e, guarda che coincidenza, c’è un box in cui si riferisce che la rivista americana People ha dedicato la copertina proprio alla nostra Jennifer Lopez, avendola designata come “donna più bella del mondo“.  Che? Sarebbe questa la donna più bella del mondo?

Jennifer lopez

Ora, i gusti son gusti e va bene. De gustibus non est disputandum e va bene anche questo. Però non esageriamo. Come possiamo pretendere di migliorare il mondo, di pontificare di politica, cultura, etica ed estetica, se non siamo più in grado nemmeno di riconoscere una bella donna? Altro che massimi sistemi, qui mi sa che bisogna tornare a livelli primitivi di pensiero e discutere. al massimo, del costo delle zucchine al mercato.

Forse a People non lo sanno, ma la ragazza che mi serve salumi al market, e non ha una copertina sulle riviste, è molto, ma molto più bella di Jennifer. E se fate quattro passi in giro per la città, di ragazze più belle della Lopez ne trovate a migliaia. Il che significa che, ancora una volta, saltati tutti i criteri di giudizio, non siamo più nemmeno capaci di giudicare la bellezza. Abbiamo bisogno che ce lo dica People. Ma mi faccia il piacere..direbbe Totò!

Scena da Shall we dance

 

Mi regali le tette nuove?

E’ diventata ormai una mania, una corsa al ritocco. E coinvolge sempre più soprattutto le adolescenti, smaniose di avere un fisico come le modelle proposte dai media. Già l’anno scorso scrissi un post "Mi regali le tette nuove?", con alcune riflessioni su questa moda dilagante. Sembra che proprio sotto Natale sia molto frequente che le ragazze chiedano come regalo, non più bambole o doni tradizionali, ma un intervento di chirurgia estetica.

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Non è bello ciò che è bello, ma…

Ieri, o forse avantieri, accendo la TV, alle 7 del mattino, mentre preparo il caffè. Capisco che si parla di bellezza e si tenta di definire il concetto di "bello". Dall’osservazione degli ospiti in studio immagino che la discussione non debba essere propriamente ad altissimi livelli. A proposito, dove reclutano il pubblico delle trasmissioni televisive? C’è forse una ditta specializzata nel selezionare gli spettatori in qualche centro per minorati mentali? Per fortuna la discussione è quasi al termine e la conduttrice, per chiudere in "bellezza", e quasi a confermare la mia idea circa il livello della discussione, conclude esclamando, con evidente soddisfazione e convinzione: " Bello è ciò che piace". E tanti saluti all’estetica! E felice di averci fatto questa sconvolgente rivelazione, che ridicolizza secoli e secoli di studi estetici, e di aver dimostrato di quali profondità di pensiero sia capace, passa la linea al TG. Ed ecco che già dal mattino, tanto per non distrarci, si comincia a martellare la mente degli spettatori con i fondamentali concetti del relativismo dilagante e tanto di moda. E questa è una perla, uno dei pilastri di questo relativismo da fiera paesana. Per dirla alla Lubrano, la domanda sorge spontanea. Se già alle 7 del mattino la TV comincia a sparare cazzate, quante cazzate riuscirà a dire la TV in una intera giornata? Ah, saperlo! Bel problemino, vero?
Riferimenti: ( Torre di Babele)