Insulti e par condicio

Più si avvicina la fatidica data del 4 dicembre, quando si voterà per il referendum, e più si accende la battaglia mediatica per il Si o il NO. Gli interventi in televisione dovrebbero essere regolati da norme che garantiscano la famosa “par condicio” ai due schieramenti. Ma, come succede sempre in Italia, le norme e le leggi sono elastiche: per i nemici si applicano, per gli amici si interpretano.  Così vediamo Renzi (e la sua compagnia di giro con pagliacci e scimmiette ammaestrate) che imperversa su tutti i canali, praticamente lo vediamo a reti unificate; ha il dono dell’ubiquità, come padre Pio. Manca solo che presenti anche le previsioni del tempo, “Viaggiare informati” e l’oroscopo del giorno. Eppure sono proprio questi “Tipi sinistri”, come li chiamava Pansa, che quando era al governo Berlusconi si lamentavano per l’eccessivo presenza del premier in TV. Poi, andando a verificare, si scopriva che i più presenti erano proprio loro. Come successe nel 2006 quando il Corriere, proprio per far luce sulla polemica delle presenze in TV, pubblicò i dati ufficiali dai quali risultava che in testa alla classifica delle presenze c’era Bertinotti di Rifondazione comunista (42 presenze), seguito da Pecoraro Scanio dei Verdi (40 presenze) e da Piero Fassino dei DS (33 presenze); Berlusconi era solo all’ottavo posto insieme a D’Alema, entrambi con 10 presenze. Dimostrazione pratica del livello stratosferico della malafede e dell’ipocrisia che regna a sinistra. Guardate qui: “Politici in TV“.

La presidente della Camera Boldrini, in occasione della giornata mondiale per la difesa delle donne, ha pubblicato una raccolta di insulti che le vengono rivolti in rete dai cittadini, denunciandoli come gravissimi insulti sessisti e come una forma di violenza verbale contro le donne (Ecco chi mi insulta). Sono in gran parte insulti a sfondo sessuale e Boldrini li ha pubblicati proprio per denunciarne la gravità. Dice: “Ho deciso di farlo perché chi si esprime in modo così squallido e sconcio deve essere noto e deve assumersene la responsabilità.”. Giusto, un conto è la libertà di espressione, altro è l’insulto gratuito e volgare. Però, c’è un però. Non ricordo che Boldrini (o altre donnine dall’indignazione facile) si sia indignata quando Sabina Guzzanti, in occasione di un Girotondo a Piazza Navona, urlò dal palco che Mara Carfagna era diventata ministra perché “succhiava l’uccello a Berlusconi“, o quando insulti simili venivano rivolti a donne del centrodestra.

Normale. A sinistra hanno l’indignazione facile, ma a senso unico. Se Guzzanti allude a servizietti orali in stile Lewinski  è satira; se danno della “pompinara” alla Boldrini è un gravissimo insulto volgare e sessista.  Anche la par condicio la applicano in maniera elastica. A sinistra hanno una visione  double face della realtà; così cambiano visione secondo le circostanze e la convenienza. E’ una caratteristica che ho evidenziato spesso.  Mi viene in mente un post di dieci anni fa: “Gad Lerner e San Faustino“. Calza a pennello, anche perché il nostro ineffabile Lerner sta per tornare in TV, sulla RAI, con un nuovo programma “Islam, Italia” sulla cui imparzialità nutro molti e seri dubbi. Anzi, conoscendo la sfacciata faziosità del nostro ex Lotta continua, immagino che sarà un grande spot a favore dell’islam, dell’accoglienza, dell’integrazione e della società multietnica,  perfettamente omologato al pensiero unico politicamente corretto (ma pagato da tutti gli italiani). Lo riporto, a dimostrazione del fatto  che non solo questo della doppia morale è un vecchio vizio della sinistra, ma che non è cambiato niente fino ad oggi.

Gad Lerner e San Faustino (31 marzo 2006)

Ultima puntata di “L’Infedele” dedicata a Fausto Bertinotti (unico ospite “politico”; senza avversari, senza contradditorio e alla faccia della “Par condicio“). Il tema della serata è un ipotetico “Processo” a Bertinotti. Conoscendo Gad Lerner si può già immaginare, anche senza aver visto la trasmissione, quanto sarà duro questo “processo”. Ciò che continua a sorprendermi in gente come Gad Lerner e simili guru dell’informazione (ma il discorso si potrebbe estendere anche ad altri esponenti del mondo dello spettacolo e della cultura) è constatare come essi siano, o mostrino di essere, del tutto convinti che i telespettatori siano tutti degli idioti o comunque…essi siano più “furbi” degli altri. Sembra incredibile, ma ne sembrano proprio convinti.

Ne sembra convinto anche Fabio Fazio quando annuncia Cornacchione che presenta Berlusconi come un matto che crede di essere Napoleone. O come quando ospita Gianni Minà che si esibisce in una vera e propria apologia di Che Guevara. Ne è convinta Serena Dandini, la conduttrice di quel programma “Parla con me“, quando con perenne sorrisino fintamente ingenuo ironizza su coloro che la accusano di invitare solo ospiti “comunisti“. Ne è convinto perfino Dario Vergassola, ancora a “Parla con me”, quando chiede ironicamente “E’ meglio un nano in giardino o un nano a palazzo Chigi?”. E ancora “E’ peggio il Mòse di Venezia o il Mosè di Arcore?”. O quando ironizza sulle liste di centro destra notando che hanno lasciato fuori qualche illustre esponente per far posto a Pippo Franco. Ovviamente accompagnando la frase con un tono di voce ed una espressione che significa che Pippo Franco è una specie di imbecillotto qualunque indegno di essere candidato. Non gli passa nemmeno per l’anticamera del cervello che potrebbe fare lo stesso con la parte avversa e chiedersi come mai Bertinotti ha lasciato fuori Ferrando, che rappresenta il 40% del partito, per far posto a Vladimir Luxuria.

Ma si sa, i comici sono fuori dalla par condicio, anche se, stranamente, continuano a fare satira solo ed escusivamente contro una certa parte. Ma non sono solo i comici a fare eccezione. Anche il programma di Lucia Annunziata fa eccezione. O almeno questa è l’opinione di Pierluigi Battista (autorevole vice direttore del Corriere) il quale, di recente a proposito delle polemiche successive all’intervista di Annunziata a Berlusconi, ha affermato che ci sono trasmissioni elettorali, dove i candidati possono illustrare i loro programmi di partito, ma quella di Lucia Annunziata non è una trasmissione elettorale, è una “rubrica giornalistica“. Ah, beh, allora. Abbiamo capito, anche lei è esente da par condicio. Come era esente “Rockpolitick” di Celentano che per quattro puntate, costate circa 20 miliardi a carico dei cittadini, è stato un enorme spot elettorale anti Berlusconi; ma quello è spettacolo, non è mica una trasmissione politica. Quindi è esente da par condicio e da censure perché guai a porre limiti alla satira.

E’ esente dalla par condicio anche la stampa. E così un quotidiano che si vanta di essere “indipendente” e che è il più importante d’Italia, il Corriere della sera, può tranquillamente schierarsi invitando i lettori a votare per il centro sinistra. E meno male che è “indipendente”! E’ fuori dalla par condico, ovviamente, anche il cinema. E così Nanni Moretti può permettersi di far uscire il suo “Caimano” contro Berlusconi ad appena 20 giorni dalle elezioni. Lo stesso possono fare Cremonini/Deaglio con un altro film su Berlusconi, ancora in piena campagna elettorale. Ma mica vorremo imporre limiti al cinema, quando mai. E poi, il fatto che escano in piena campagna elettorale è solo un caso, è, per restare in ambito cinematografico, come i riferimenti a persone e fatti della vita reale “puramente casuale“.

E’ curioso constatare come tutto ciò che gioca a favore della sinistra, per qualche strano motivo, sia sempre al di fuori delle regole. Davvero curioso e degno di una attenta analisi socio/culturale/antropologica. A patto, ovviamente, che tale analisi risulti utile e favorevole alla sinistra. Altrimenti non è il caso, zitti e Mosca! A quanto pare l’unico che in Italia deve stare attento a tutto ciò che dice e fa è Emilio Fede ed il suo TG4. Riceve critiche, contestazioni, denunce e multe per non osservanza della par condicio. Gli contestano i servizi, gli contano i secondi dedicati a questo o quel politico,il modo di porgere le notizie, perfino le fotografie che mostra e infine anche le espressioni facciali. E’ l’unico in Italia al quale controllano anche le pause. Neanche fosse Celentano! Tutti gli altri sono esclusi; per qualche strano motivo hanno sempre una giustificazione per eludere la par condicio.

Per esempio, Gad Lerner. Nel giro di una ventina di giorni è riuscito a fare due trasmissioni che sono due capolavori di propaganda. La prima dedicata a Rossana Rossanda, una specie di glorificazione della Rossanda, della sua militanza comunista e del “Manifesto“. La seconda, giusto avantieri, una puntata che, dietro il titolo paraculistico di “processo” si è dimostrata quello che era e che voleva essere: una glorificazione di Fausto Bertinotti, della sua militanza comunista (pura combinazione) e del suo impegno politico. Mancavano solo l’altarino, i ceri, gli ex voto e l’aureola. Il resto c’era tutto, compreso il gran sacerdote officiante: Lerner. Alla faccia della par condicio. E degli italiani che ci credono.

Vedi:

– “La semantica sinistra di Gad Lerner“.

– “I coglioni sono due“.

– “La morale è un optional

– “Sessantotto, ma non li dimostra

– “Politici in TV

– “Doppia morale e meticciato

TeleGay 4

E’ partita lunedì la nuova edizione del TG4 delle ore 19 condotta da Alessandro Cecchi Paone. Ho la netta sensazione che finirà per suscitare molte polemiche. Cecchi Paone, dopo aver apertamente dichiarato molti anni fa di essere omosessuale, è diventato il testimonial più in vista della causa gay e tutti se lo contendono. Negli ultimi tempi sembrava avere il dono dell’ubiquità. Mattino, pomeriggio, sera, in qualche canale TV lo si vedeva come opinionista tuttologo, a discutere di tutto, polemizzare e, soprattutto, difendere tutto ciò che direttamente o indirettamente giova alla causa gay, trans, lesbo, e varie campagne laiciste. Tutti lo vogliono, tutti lo cercano, non per le sue capacità e conoscenze enciclopediche, ma perché è gay e, come tale,  è un personaggio che crea polemiche, contrapposizioni e suscita curiosità morbosa (in questo senso se la gioca a pari merito con Luxuria). E’ pensabile che uno così apertamente schierato, possa poi essere imparziale e fare informazione obiettiva? No, non è pensabile e non è possibile. Questa è la prima considerazione che lascia molti dubbi sulla sua attendibilità come conduttore di un telegiornale e sulla scelta operata dall’azienda.

La seconda considerazione arriva dopo aver visto le prime due edizioni del suo TG4. Lunedì ha fatto almeno due affermazioni che hanno confermato tutte le mie perplessità. Durante un servizio sullo scandalo delle trivelle in Basilicata, in collegamento esterno con un inviato in Basilicata, si è espresso chiaramente a favore delle trivellazioni perché, secondo lui, portano occupazione e ricchezza alla Regione, in contrasto con le affermazioni di chi esprimeva qualche perplessità sui reali benefici.  E per giustificare la sua posizione favorevole all’innovazione, la tecnologia ed il progresso,  ha chiuso affermando che lui è da sempre favorevole alla Tav ed all’alta velocità (non c’entra niente con il servizio, ma serve a dimostrare che lui ci tiene a far sapere qual è la sua opinione sugli argomenti che tratta). Ma un conduttore di un telegiornale è lì per riportare le notizie, non per esprimere la sua opinione personale su fatti, eventi e personaggi. Avete mai sentito un conduttore di un qualunque TG, anche regionale, anche di Tele Pompu libera, schierarsi chiaramente e apertamente durante il TG a favore o contro la Tav, o su uno dei tanti argomenti di attualità? No, non si è mai sentito. Il conduttore deve riferire le notizie ed i fatti, non commentarle secondo i suoi gusti personali. Questo atteggiamento, più da commentatore e “opinionista” che da giornalista, è quello che assumono (sbagliando anch’essi) quasi tutti i conduttori di talk show; ma non i giornalisti che conducono un telegiornale.

Oggi apre con un servizio sulle primarie americane parlando di Donald Trump e del fatto che è molto contestato, non solo dagli avversari democratici, ma anche da quelli repubblicani, per le sue affermazioni spesso esagerate, arroganti, minacciose, sopra le righe; cosa che scatena polemiche ed accuse di machisno, intolleranza e razzismo. La bella e giovane moglie di Trump, l’ex modella Melania, ha deciso di partecipare più attivamente alla campagna elettorale del marito, difendendolo dalle accuse e descrivendolo come una persona che, in privato, è tranquillo e diverso da come appare in pubblico e nei comizi. E Cecchi Paone riferisce la notizia dicendo che questa donna scende in campo per difendere Trump che “ogni volta che apre bocca fa guai“. Una affermazione come questa  basta e avanza per capire quale sarà la linea editoriale del TG di Cecchi Paone, uno che in quanto ad autostima non è secondo a nessuno. Sarà il suo TG personalizzato: il mondo visto da PaVone. Mancano solo le didascalie per classificare i fatti in “Buono – No buono” e la lavagnetta, come si faceva a scuola, per segnare  ogni giorno i nomi dei personaggi “Buoni e cattivi“.

Vi risulta, per ripetere quanto già detto prima, che qualche conduttore di TG, nel corso del telegiornale, abbia mai commentato le notizie esprimendo un giudizio personale sui fatti di cronaca o sulle dichiarazioni di un capo di Stato estero o di un semplice esponente di rilievo della politica nazionale e internazionale? Che abbia detto di essere d’accordo o meno con le dichiarazioni di Bush, Obama, Clinton, Berlusconi, Prodi, Napolitano, Renzi o Papa Bergoglio? No, non si è mai visto. Non commentano nemmeno le sciocchezze di Belen Rodríguez o di Pupo, perché un giornalista deve riferire i fatti, non commentarli (cosa che in molti dimenticano spesso e volentieri.) E’ talmente fuori dalle regole del giornalismo che non è neppure immaginabile. Cecchi Paone è il primo conduttore di un TG a farlo; manda in onda un servizio su un personaggio politico USA, Trump, e su di lui esprime un suo giudizio personale, contravvenendo in tal modo al codice deontologico del giornalismo. Chiunque avesse fatto una cosa simile alla RAI, almeno fino a qualche anno fa, non avrebbe finito neppure la puntata del TG; lo avrebbero buttato fuori a calci nel culo subito, al momento, nel giro di 10 secondi. Ma forse oggi le regole sono cambiate ed al TG4 hanno particolari norme deontologiche.

Per intenderci, non significa che un giornalista non possa esprimere la sua opinione su fatti e personaggi, ma che deve farlo a tempo e luogo e negli spazi opportuni. Può farlo come ospite in un programma, non può farlo se conduce un telegiornale. Montanelli insisteva spesso sulla necessità di tenere ben separati i fatti dai commenti. Ecco perché anche nella carta stampata ci sono gli articoli che riferiscono i fatti di cronaca e ci sono gli editoriali che esprimono il parere dell’editorialista sui fatti. Anche se ultimamente questo confine è sempre più labile e molti cronisti sembrano convinti che il compito del giornalista sia quello di commentare i fatti, invece che limitarsi a riferire cosa è successo, dove, quando e perché. Oggi sono tutti editorialisti “Grandi firme”, anche l’apprendista aspirante cronista precario in prova che scrive dieci righe dieci sulla partitella fra scapoli e ammogliati sul Corrierino della parrocchia di Trescagheras.

Bene, Cecchi Paone, tanto per capire dove andrà a parare e quale sarà il tenore del suo TG, lo dice chiaramente  fin dalla presentazione del nuovo TG; non semplicemente notizie, ma commenti ed approfondimenti (secondo il suo punto di vista; non lo dice chiaramente, ma lo si capisce). Altro che imparzialità dell’informazione, altro che separare i fatti dai commenti. E poi dicevano che Emilio Fede era troppo fazioso e apertamente a favore di Berlusconi. Magari lo era, ma non si sarebbe mai sognato di dire, mandando un servizio su Romano Prodi che “Ogni volta che Prodi parla fa danni“. Magari lo pensava, o lo lasciava intendere con smorfie e atteggiamenti molto espressivi, ma non lo diceva. In confronto a Cecchi PaVone il buon Emilio Fede era il massimo dell’obiettività. E siamo solo all’inizio.

Se queste sono le premesse, temo che questo nuovo TeleGay4 sarà inguardabile. Forse pensano di recuperare ascolti contando sul richiamo dei gusti sessuali del conduttore. Pensano di farne il TG ufficiale di gay, lesbo e trans? Ma allora, le previsioni del tempo le affideranno a Luxuria? Oppure a Malgioglio? E all’interno ci sarà una rubrichetta riservata “Arcigay News“? Non so con quale logica abbiano operato questa scelta, ma temo che abbiano commesso un grosso errore di valutazione. E mi sembra strano che il direttore Mario Giordano abbia accettato una scelta simile. Il difetto peggiore di questo TG gay, credo che sia proprio l’evidente e dichiarata faziosità del conduttore. Il che è un pessimo biglietto da visita. Non avevamo certo bisogno di qualcuno che fornisca il suo particolare punto di vista personale sui fatti del mondo. Ne abbiamo già abbastanza, anche troppi. Per quanto mi riguarda questo Tg4, edizione Gay friendly, potrebbero anche cancellarlo dal telecomando.

Top news

Le Top news sono le notizie d’apertura, le più importanti della giornata. Il titolo d’apertura può cambiare, secondo la linea editoriale della testata o le indicazioni del direttore, ma di solito riguarda la politica, l’economia, eventi di rilevanza nazionale ed internazionale o fatti di cronaca particolarmente gravi. Anche l’ambito di diffusione della stampa periodica può influire sulle scelte di un giornale, compresi gli articoli di prima pagina ed i titoli di apertura. Un grande quotidiano nazionale darà più spazio ai temi di interesse generale, un quotidiano regionale sarà impostato in gran parte su notizie di carattere locale. Ma l’apertura, e la prima pagina, generalmente è riservata a notizie di rilevanza nazionale o internazionale, mentre la cronaca regionale è collocata nelle pagine interne.

Bene, fra i siti che seguo regolarmente, c’è quello del quotidiano regionale L’Unione sarda. Contrariamente a quanto fanno altri quotidiani nazionali, L’Unione sarda non riporta gli articoli per intero, ma fa una specie di riassunto in poche righe dell’articolo e rimanda chi volesse leggerlo per intero all’edizione cartacea. E’ una scelta editoriale, avranno le loro buone ragioni. Ma quello che mi incuriosisce è che le notizie di apertura quasi sempre riguardano fatti di cronaca come incidenti stradali, incidenti sul lavoro, morti ammazzati per faide di paese, violenze di vario genere, sesso, droga (e rock’n roll).  Insomma, sembra un bollettino di guerra. Questa, salvo casi particolari, è l’impostazione del quotidiano. Tanto che circa un mese fa mi son preso la briga di prendere nota per qualche giorno di quale fosse la notizia d’apertura che compariva in testa alla pagina, accompagnata sempre da una grande foto, per ricavarne un curioso post in cui mostrare con ironia la linea editoriale del nostro maggior quotidiano regionale. Poi si lascia perdere, un po’ perché non vale la pena di dedicare tempo e pazienza a scrivere delle considerazioni che sono del tutto personali , un po’ perché alla gente, molto probabilmente, poco importa di notare queste curiosità. Eppure bisognerebbe farci caso, perché anche da queste piccolezze si può capire quale sia l’atteggiamento della stampa nei confronti della realtà quotidiana e quale sia il loro indice di priorità nel diffondere le notizie.

Oggi, però, l’eccesso di notizie di incidenti era tale che non si poteva non notarlo. Sembrava davvero un bollettino degli incidenti stradali a cura dell’Anas. Ed allora ho ripreso quel vecchio post, che avevo salvato giusto con i link ai titoli di apertura di una settimana. Li riporto così com’erano.

19 ottobre 2015: Nonnina nel dirupo al rientro dalla festa

20 ottobre 2015: Omicidio a Benetutti, allevatore di 51 anni freddato nelle campagne del paese.

– 21 ottobre 2015: Nuoro, sesso a pagamento nel centro massaggi. Blitz della polizia, 8 indagati.

– 22 ottobre 2015: Scontro frontale fra due auto; donna muore dopo salto di corsia.

– 23 ottobre 2015: Cagliari, violenza sessuale su un trans: due pregiudicati in manette.

– 24 ottobre 2015: Cagliari, scippo davanti all’ospedale; ragazza in cella insieme ai due fratelli.

25 ottobre 2015: Incidente mortale nella notte a Olbia: muore scooterista di 29 anni.

Ecco, queste erano le Top news dell’Unione sarda nella settimana dal 19 ottobre al 24 ottobre. Viene da sorridere notando che la Top news del 19 ottobre, la notizia più importante della giornata, sia quella che riporta la caduta di una vecchietta che rientrava a casa dopo la festa del paesello, a San Vito. Una volta queste erano notizie da riportare con dieci righe in cronaca nelle pagine interne. Oggi diventano “Top news“, la notizia più importante della giornata, titolone d’apertura “La nonnina nel fossato“. All’Unione devono avere una strana idea della rilevanza dei fatti di cronaca. Deve essersi verificato qualche strano incidente di percorso  nell’evoluzione della stampa.

Sarà un caso particolare, una curiosa coincidenza? Sarà che proprio in quei giorni i cronisti erano tutti in ferie e le notizie di prima pagina le scriveva un apprendista aspirante praticante giornalista in prova che aveva seguito un corso accelerato per corrispondenza tenuto da Topo Gigio? No, evidentemente è proprio la linea editoriale del nostro quotidiano. Ecco, infatti, la “Top news” di oggi: “Sestu, auto fuori strada, muore una ragazza“. Fatta salva la pietà ed il rispetto per i morti, sinceramente vi sembra che questa possa essere la notizia più importante della giornata per i sardi e la Sardegna? Posto che familiari, parenti ed amici saranno già informati del tragico incidente, che interesse può avere per un sardo di Alghero, di Olbia, di Tresnuraghes o Noragugume? E’ una notizia di interesse generale? No, non lo è. Punto. Quindi usarla come “Top news” e notizia di apertura è quantomeno anomalo e poco corretto. Ma andiamo oltre, vediamo quali sono le altre notizie di prima pagina di oggi.

Eccole qui, esattamente sotto la Top news di apertura questo è l’elenco delle notizie di “Primo piano“. Stiamo parlando sempre di notizie che dovrebbero essere quelle più importanti della giornata: 1) Pedone travolto alla Caletta. 2) Scontro frontale a Muravera. 3) Coniugi morti in auto a Ussana. 4) Moto fuori strada a Lanusei. 5) Villacidro, incidente all’ippodromo. A noi sardi il terrorismo dell’Isis, gli attentati di Parigi, l’invasione degli immigrati, la disoccupazione e la povertà in crescita ci fanno un baffo. Quello che ci interessa sono gli incidenti stradali. O almeno, da quello che si vede, questo è ciò che pensano all’Unione sarda. Che interesse possono avere queste notizie per il 99,9% dei sardi? Qualcuno all’Unione se lo chiede? Non è un quotidiano d’informazione, è un bollettino stilato dalla Polizia stradale. A chi può interessare? Direi soprattutto alle Agenzie di pompe funebri, alle ditte di soccorso stradale e, se le auto non sono troppo malridotte, ai carrozzieri. Non sono cinico, sto giusto facendo una considerazione logica e razionale. Eppure questa è quella che spacciano per informazione, per servizio pubblico. E guai a criticarli, vi accusano subito di attentare alla libertà di stampa ed alla libera informazione.

Continuo ad avere molte perplessità su ciò che intendono oggi per informazione e servizio pubblico. Ed ogni giorno ho la conferma che ciò che penso da sempre sulla stampa e sui media non è una mia fissazione, ma è la pura e semplice verità riscontrabile quotidianamente. Riempiono le pagine di notizie inutili per evitare di parlare di cose serie che interessano davvero i cittadini. Mi viene in mente un vecchio post di 12 anni fa (ottobre 2003). Avevo aperto da poco questo blog e, a dimostrazione che questo argomento lo sento particolarmente, dedicai un post “Notizie inutili” ad una frase di Emilio Fede, direttore del TG4. Dopo una serie di notizie varie, disse chiaramente “Ed ora una notizia di utilità collettiva“. La notizia riguardava uno sciopero del personale delle Ferrovie che, quindi, interessava tutti gli italiani. E concludevo amaramente: “Se ha sentito la necessità di specificare che quella è una notizia di utilità collettiva significa, pari pari, che tutte le notizie date precedentemente…non sono di utilità collettiva. Altrimenti non avrebbe avuto senso specificare. Giusto? Ma se le altre notizie non sono utili…sono inutili. E se sono inutili…perché le dicono?“.  Già, perché?

Dicevo anche che bisognerebbe chiedersi quale sia il vero interesse pubblico delle notizie che ci propinano ogni giorno e spacciano per informazione. Scrivevo: “Facciamo una semplice prova. Quando ascoltiamo i TG o leggiamo i quotidiani, proviamo a chiederci “Mi interessa? E quanto?” Ma non intendo la partecipazione emotiva alla notizia. Intendo dire proprio se quella certa notizia è di qualche interesse per me, se ha una qualche utilità pratica immediata o nel futuro. Se siamo onesti ci renderemo conto che la stragrande maggioranza delle notizie che ci propinano stampa e TV non sono di alcun interesse per noi.”. E allora che senso ha questo gigantesco apparato mediatico che sulla stampa, radio e televisione, internet,  ci inonda di milioni di notizie da tutto il mondo in tempo reale? A chi giova veramente? Certo giova molto a chi ci lavora e ci campa; molto meno ai cittadini.

Ecco, bisognerebbe fare questo piccolo esperimento, ogni volta che leggiamo un quotidiano, una rivista o seguiamo in televisione un telegiornale o un talk show. Forse la gente non si rende conto di quanto sia importante un’informazione seria, corretta e di vera utilità per i cittadini. I media formano l’opinione pubblica che è quella che poi opera le scelte politiche, etiche, sociali, culturali e condiziona perfino i consumi. Chi ne conosce il potere lo usa a proprio beneficio; i cittadini che non ne conoscono i meccanismi non hanno difese nei confronti dell’informazione (e della pubblicità) e sono alla mercé di operatori senza scrupoli che manipolano l’informazione a proprio vantaggio. I cittadini dovrebbero essere informati di questo pericolo. Ma chi dovrebbe informarli? Ovvio, i mezzi d’informazione che, però, non lo faranno mai perché sarebbe contro il loro interesse. Cari cittadini, mi sa che siete fregati, comunque, senza scampo.

Decine di post dedicati a questo argomento sono riportati nella colonna a lato sotto la voce “Mass media, società e violenza“, “E’ la stampa, bellezza”, e “Stampa, TV, Web“.

 Vedi

Pane, sesso e violenza

Mondiali e delitti

Il Papa ha ragione

Quei farabutti della stampa

Libertà di stampa, per chi?

La stampa (e la rincorsa verso il basso)

Guardi siti porno?

Stampa copia/incolla

Stampa di regime

Cronisti copia/incolla

Ma soprattutto, a conferma del fatto che non sono io ad avere la fissazione di prendermela con la stampa,  vale la pena di leggere questo articolo che ho citato spesso in passato e che spiega molto meglio di quanto possa fare io la deriva della stampa di oggi:” Troppe tette e culi.  Nell’Occidente i mass media  rinunciano a informare e criticare: preferiscono divertire con il gossip“. E’ un articolo pubblicato anni fa sul quotidiano spagnolo El Pais, poi tradotto e pubblicato su La Stampa nel 2007. L’autore è il premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa. Prende spunto per l’articolo dal dilagare del gossip su tutti i mezzi d’informazione. Ecco cosa scrive: “…da cinque giorni, non riesco a evitare d’imbattermi, qualsiasi giornale apra e qualsiasi programma di notizie ascolti o veda, nel corpo nudo della signora Cecilia Bolocco Menem.”.

La signora alla quale si riferisce è questa a lato, Cecilia Bolocco, Miss Cile 1987 e poi, nello stesso anno, anche Miss universo. Sposata poi dal 2001 al 2007 con l’ex presidente argentino Carlos Menem. E questa foto è una di quelle che riempivano tutte le riviste spagnole in quel periodo. La nostra stampa non è certo da meno di quella spagnola.  In quanto a gossipate non ci batte nessuno.

 

Razzismo, ebrei e censura.

Il razzismo sta diventando come il prezzemolo; lo mettono dappertutto. Basta uno sguardo infastidito verso l’ambulante troppo insistente o verso la centesima zingarella che ti chiede l’elemosina in strada, basta un accenno di protesta o semplice preoccupazione per la presenza sempre più numerosa di immigrati sul territorio, basta una semplice allusione a banane e oranghi, e sei marchiato a fuoco: razzista. Pochi giorni fa il solito Tavecchio è finito di nuovo in prima pagina perché avrebbe espresso un gravissimo insulto razzista verso gli ebrei: (Tavecchio nella bufera; insulti a ebrei e omosessuali).

Ecco la frase incriminata: “La sede della Lega Nazionale Dilettanti? Comprata da quell’ebreaccio di Anticoli.”. Ebreaccio è un insulto? Lo è per quella desinenza in “accio” che di solito ha un significato spregiativo? Quindi anche toscanaccio e romanaccio, termini usati normalmente senza alcun intento offensivo, sono insulti razzisti? Allora perché nessuno denuncia come razzista chi li usa? Ma allora “polpaccio” è un grave insulto ai cefalopodi? E brogliaccio, carpaccio, Ajaccio, poveraccio, ghiaccio, laccio, braccio, castagnaccio, pagliaccio, sono tutti insulti? Chiamare Boccaccio e Masaccio per nome era un’offesa?

Anche il grande Gino Bartali veniva chiamato non solo “toscanaccio” per le sue vena polemica, ma era soprannominato “Ginettaccio” (doppio insulto, quindi), e così lo chiamavano tutti anche sulla stampa (La Gazzetta dello sport: “Ginettaccio, l’uomo di ferro che spianava le montagne“). Era un gravissimo insulto razzista? E se così era perché  né Bartali, né altri, hanno mai denunciato la Gazzetta e tutti gli altri giornali che usavano quell’insulto razzista?  Ed il quartiere romano di Testaccio è un insulto alle teste di…? Sì, forse alle teste di certi giornalisti e moralisti di borgata.

A proposito di teste ecco un altro titolo, nello stesso quotidiano, nel quale compare proprio il termine “toscanacci“: “Una testa di legno, ma di buon senso.”. A rigore, se “ebreaccio” è un insulto agli ebrei, questo dovrebbe essere  un insulto ai toscani.  Ma nessuno ha accusato Mascheroni di insulto razzista per quell’articolo. Infatti, nell’uso comune del termine, non è un epiteto offensivo, anzi è un’espressione gergale usata bonariamente quasi con simpatia nei confronti della  gente toscana per indicare il loro spirito polemico e  la battuta sempre pronta, caustica, salace, arguta e spesso sarcastica. Tanto è vero che, mentre i media accusano Tavecchio per il suo “ebreaccio”, nessuno crocifigge Mascheroni o altri per l’uso di “toscanacci”.

Non sono questi gli insulti verso gli ebrei, e non sono nemmeno razzismo, che è tutt’altra cosa. Insulto agli ebrei è quello di chi brucia le bandiere di Israele durante i cortei “pacifisti”. Insulto è quello di chi, qualche anno fa, contestava ed organizzava la protesta in piazza contro la presenza di Israele al Salone del libro di Torino. Insulto è aver venduto gli ebrei in cambio dell’assicurazione da parte del terrorismo palestinese dell’OLP di Arafat che non ci sarebbero stati attentati in Italia (Vedi “Venduti gli ebrei, ora vendiamo gli italiani” – “Vi abbiamo venduti” –  “Mani libere a noi palestinesi“, e “Cossiga, Moro e i misteri d’Italia“). Insulto è aver spedito in Libano la missione Unifil che parteggiava spudoratamente per Hezbollah a danno di Israele (vedi “Amenità libanesi“) Insulto è quello di chi, come la COOP, boicottava i prodotti israeliani, col pretesto che provenissero dai territori occupati dai coloni. Insulto è quello dell’Unione europea che, col pretesto di fornire aiuti per lo sviluppo di Gaza, versa miliardi di euro (450 milioni solo per il 2015) ad una organizzazione terroristica come Hamas,  che nel proprio statuto afferma esplicitamente di avere come fine la distruzione totale di Israele, che poi usa quei fondi per acquistare armi, esplosivi e razzi da lanciare verso Israele.

Insulto agli ebrei è quello di D’Alema il quale, arrivando in Israele in visita ufficiale come ministro degli esteri, a chi lo riceveva all’aeroporto salutandolo con “Benvenuto in Israele“, rispose correggendolo “In Palestina…”. Lo stesso D’Alema che non perde occasione per dichiarare la sua simpatia e vicinanza alla causa palestinese (vedi “Il baffetto velista ha strambato“). Insulto agli ebrei è ancora quello dello stesso D’Alema che, sempre in qualità di ministro degli esteri, volava in Libano e  dichiarava di essere orgoglioso di andare a passeggio a Beirut tenendosi a braccetto con i capi di Hezbollah e di andare a cena con loro, e subito dopo andava ad abbracciare i capi di Hamas a Gaza; tutta gente che ha come scopo dichiarato la distruzione di Israele. (vedi “L’equivicinanza secondo D’Alemhamas“)  Insulto agli ebrei è quello di Prodi, allora capo del governo, che al palazzo dell’Onu correva ad abbracciare affettuosamente Ahmadinejad, lo scravattato capo dell’Iran, il quale dichiarava un giorno sì e l’altro pure che avrebbe cambiato la carta geografica, facendo scomparire Israele dalla faccia della Terra. Insulto è la politica della sinistra italiana, sempre spudoratamente a favore della Palestina, contro Israele (vedi “Mi ricordo, sì, io mi ricordo“). Quelli sono i veri insulti, e non chiamare qualcuno ironicamente “ebreaccio”; quelli sono insulti che fanno davvero male agli ebrei ed all’intelligenza umana.

Ennesima dimostrazione (come sostengo da anni) del fatto che, specie sui mass media, i concetti di etica, estetica, giustizia, deontologia professionale, sono molto elastici e variano secondo le circostanze e la convenienza (di chi scrive). Ecco perché un’affermazione o una battuta che in altri tempi sarebbe stata del tutto normale e sarebbe passata inosservata, e sulla quale lo stesso Anticoli avrebbe sorriso, oggi diventa un insulto razzista. E ci si chiede perché “ebreaccio” sia un insulto e “toscanaccio” non lo sia. Perché? Semplice, è la quotidiana dimostrazione che esiste una doppia morale; quella ormai consolidata dei sinistri detentori della “superiorità morale” che hanno l’esclusiva di questa sorta di morale a tempo e che  la tirano fuori e la usano a loro piacimento e la applicano secondo la convenienza per condannare gli avversari, delegittimare chi  non la pensa come loro ed emarginare, bollando pretestuosamente con l’infamia del “razzista”, chi  non è allineato al pensiero unico dominante. E’ lo stesso principio caro a certa magistratura per cui la legge per i nemici si applica, per gli amici si interpreta. Per questi ipocriti moralisti col timer, morale e giustizia diventano micidiali armi improprie da usare per demolire gli avversari.

Censura (attenzione, post scurrile)

Ora vediamo un altro esempio di criteri molto elastici, applicati alla censura dei commenti sui forum e quotidiani.

Di recente, commentando un pezzo sulla revoca delle dimissioni del sindaco di Roma, Ignazio Marino, e l’immediata reazione di 26 consiglieri che, dimettendosi, lo hanno mandato a casa, (Per Marino è finita: 26 consiglieri si dimettono) scrissi questo breve commento: “Avrebbe fatto meglio a mantenere le dimissioni. E’ stata proprio una sceneggiata ridicola che conferma la pochezza di quest’uomo. Come direbbero a Striscia citando la famosa espressione del direttore Fede. “Marino, che figura di merda!”.  Ma quando il commento viene pubblicato quel termine finale diventa “mxxxa“.  Non so dire con certezza se la correzione sia opera di un solerte censore, oppure di un correttore automatico che non gradisce certi termini e sostituisce alcune lettere con delle X o degli asterischi. I termini più censurati, oltre a merda, sono culo, stronzo e stronzate, cazzate, cazzo, fica, etc…

Non dico che il turpiloquio debba essere libero, e nemmeno che debba essere censurato. Dico che ancora una volta di applicano due pesi e due misure; è questo che è incomprensibile ed intollerabile. Ciò che lascia perplessi è che quei termini vengono usati tranquillamente in televisione, a tutte le ore del giorno, senza che nessuno intervenga o si scandalizzi. Per esempio, quella espressione ormai mitica di Emilio Fede, la sentiamo e risentiamo a Striscia la notizia, ogni volta che c’è qualche figuraccia da evidenziare; invariabilmente, a chiusura del servizio,  parte il video originale con l’esclamazione “Che figura di merda…”. Ormai è un classico, come la mitica  “La Corazzata Potemkin è una cagata pazzesca…” del ragionier Fantozzi..

Basta poi sentire il linguaggio di certi personaggi in televisione, con Maurizio Crozza in testa seguito da uno stuolo di comici, meno comici e personaggi assortiti anche tragici, e si sentono “cazzi e culi” volare come farfalle. Allora è ovvio chiedersi come mai certe parole si possono usare tranquillamente in televisione, davanti a milioni di spettatori, in prima serata, in fascia protetta e in orari di massimo ascolto, e se invece  vengono scritte in un commento che leggono in pochissimi, all’interno di un articolo di un quotidiano in rete, viene censurato. Perché? Non sto dicendo che il linguaggio scurrile sia o non sia consentito in pubblico. Mi chiedo solo perché si applica la solita doppia morale; questo è insopportabile. E’ il sintomo della completa confusione culturale e morale di una società che ha smarrito tutti i riferimenti e, in mancanza di criteri precisi, decide di volta in volta e secondo le circostanze, ciò che è o non è permesso, ciò che è o non è consentito e legittimo. E con lo stesso principio molto elastico decide anche ciò che è vero o falso, giusto o sbagliato, bene o male.  Abbiamo adottato una nuova morale; usa e getta, come la carta igienica.

Ma torniamo al commento censurato. Visto che la parola “merda” viene sostituita con le X, se ne deduce che sul Giornale, attentissimo a non usare termini scurrili, quella parolina non si possa usare. Giusto? No, sbagliato. Infatti, negli stessi giorni, leggendo la stessa prima pagina, bastava spostare lo sguardo sulla colonna laterale riservata ai blog dei giornalisti, per vedere in bella evidenza (è rimasto lì per almeno 15 giorni) questo titolo a lato in cui figura proprio la parolina proibita (vedi “Troppo merda, Caritas“).  Ed ecco che ci troviamo di fronte, per l’ennesima volta, ad un principio ballerino. Si può usare la parola “merda” sul Giornale? Dipende; i giornalisti sì, i lettori no.  Perché Enrico Galletti può scriverlo in prima pagina ed io non posso farlo in un commento? Perché? Come James Bond aveva la licenza di uccidere, Galletti ha una speciale “licenza di merda” negata ai comuni mortali?

Questa strana applicazione dei criteri di ciò che è corretto o non lo è, di ciò che si può o non si può dire o scrivere, è un dilemma che pongo da anni in rete ed al quale nessuno ancora ha risposto. Ed ogni volta che mi ritrovo di fronte a simili casi di morale ballerina e ipocrisia mediatica (il che, leggendo le notizie sui vari quotidiani, capita tutti i giorni) è come un pugno nello stomaco. Ne parlavo anche sei anni fa nel post “Si può dire culo?”. Sono le cose incomprensibili della vita; come i balletti di Don Lurio o gli occhiali neri a mezzanotte. Sono quelle incongruenze e contraddizioni di una strana morale elastica che si applica secondo criteri che non hanno alcuna spiegazione logica e razionale. Eppure, prima o poi, qualcuno dovrebbe spiegarci la ragione di questa curiosa doppia morale. Perché Crozza può parlare tranquillamente di cazzi in prima serata TV e noi no?  Spiegatecelo, cazzo!

Vedi:

Si può dire culo?

Bavagli e querele

Satira libera: dipende

Cossiga e il tonno

Vedi qui altri post su “Censura, trucchi e inganni mediatici e morale ballerina“.

Berlusconi, il bunga bunga e la mer…

Diceva bene Feltri: “Il problema di Silvio è la gnocca“. Una cosa è ormai chiara: a Berlusconi piace circondarsi di belle donne. Già, come qualunque maschietto italico in attività di servizio vorrebbe fare e farebbe se ne avesse la possibilità. Ci sono le eccezioni, certo. Per esempio Vendola, quello tutto rosario e orecchino, preferisce gli aitanti canadesi; ha gusti difficili, non ha trovato nemmeno un pugliese di suo gradimento. Marrazzo, invece,  preferiva le trans brasiliane. Questione di gusti.

A Silvio però questa passione continua a creargli guai e problemi. Da Noemi alla escort D’Addario, Ed ecco l’ultima: Ruby, una ragazza marocchina che dichiara di aver partecipato a delle cene a villa S.Martino e, dopo cena, di aver fatto “Bunga bunga“. Cosa sia esattamente questo bunga bunga ce lo riferiranno prossimamente autorevolissimi organi di stampa. Tutti i particolari in cronaca. Se ne parlerà ancora a lungo e conosceremo tutti i dettagli. Ma la notizia, oggi riportata da tutti i quotidiani, è che per questa storia sono indagati Emilio Fede e Lele Mora, per favoreggiamento della prostituzione.
Ora, credo che qualunque persona in possesso delle normali capacità di intendere e di volere, abbia serie difficoltà ad immaginare Emilio Fede responsabile di favoreggiamento della prostituzione. Ma la cosa assurda è che, prima ancora di essere informato dagli inquirenti, deve apprendere dai giornali del mattino di essere indagato. Vi sembra normale un Paese in cui un qualunque cittadino si sveglia e legge sui giornali del mattino di essere indagato? No, non è normale. Evidentemente le notizie passano direttamente dalle procure alla stampa.

Ora, proprio oggi apprendiamo che in merito alla morte di Sara Scazzi, ed al grande risalto mediatico, con dettagli, divulgazione di verbali, intercettazioni telefoniche e processi in diretta televisiva, la procura di Taranto ha aperto un’inchiesta per accertare responsabilità in merito alla divulgazione di notizie coperte dal segreto istruttorio. Bene, mi sembra legittimo ed opportuno. Non solo, anche il Garante della privacy è intervenuto per denunciare la violazione delle norme sulla tutela dei dati personali e riservati. Bene, è suo dovere intervenire. Anche l’ordine degli avvocati ha avviato un’inchiesta per accertare se i vari legali di Michele e Sabrina Misseri, ospiti in tutti i salotti TV e sempre pronti a rilasciare interviste, non abbiano violato le regole della deontologia professionale. Perfetto, anche questo mi sembra giusto. Ora, però, sorge una domanda.

Come mai nel caso Scazzi si muovono tutti, avvocati, garanti e magistrati, pronti a denunciare fughe di notizie e rispetto della privacy, e nel caso di Ruby tutto viene spiattellato in prima pagina senza che nessuno intervenga? E come mai la stessa indifferenza è stata mostrata in tutti i casi in cui è stato coinvolto Berlusconi? Eppure ricordiamo che per mesi e mesi, su certa stampa, si è pubblicato di tutto; verbali delle inchieste, telefonate private, particolari e dettagli privati. Dov’erano i magistrati? Ed il Garante della privacy? Tutti in ferie? No, più semplicemente, in Italia, esistono delle strane toghe; sono rosse e su misura, come le polo. Esistono le toghe small e quelle extra large, si adattano alla taglia. Ma non alla taglia dei magistrati, a quella degli indagati. Per i nemici si usano toghe molto strette, per gli amici si usano quelle extra large, di manica molto larga.

Ecco perché quando le notizie, le indagini, anche se riservate e protette dal segreto istruttorio, riguardano Berlusconi, esponenti del centrodestra, o giornalisti del Giornale, finiscono direttamente in prima pagina. Ecco perché oggi i quotidiani aprivano con notizie a tutta pagina su Emilio Fede “indagato” per favoreggiamento della prostituzione. Il discorso sarebbe molto lungo, ma oggi voglio solo riportare le aperture di alcuni quotidiani on line, perché resti traccia di come vengono date le notizie, ancora prima che i diretti interessati ne siano informati e suilla base di dichiarazioni di una ragazza, Ruby, che gli stessi inquirenti, ed anche i quotidiani, definiscono contrastanti e poco attendibili. Ma basta per sbattere il mostro, Fede, in prima pagina.

Titolo del Corriere.it.

Corriere Fede 28 ottobre

Titolo della Stampa.

Stampa Fede

Titolo di Repubblica.

Repubblica Fede

Titolo del Fatto quotidiano, a tutta pagina (se avessero potuto l’avrebbero anche allargata) che preferisce dedicare la foto al solito Berlusconi, tanto per cambiare.

Fatto Fede

Titolo de L’Unità che, tatnto per creare l’atmosfera giusta, inserisce anche una foto con belle ragazze in abbigliamento succinto.

L'Unià Fede

Ecco, così oggi viene presentata la notizia. E volete che stasera Santoro non ne parli ad Annozero, anche in assenza di prove certe? Volete che Travaglio, leggendo il breviario ed illustrando la parabola del giorno dal vangelo secondo Marco (il suo) non parli di Berlusconi, Fede, Ruby e del Bunga bunga? Sarà bene ricordarsene quando anche questa inchiesta, sull’ultimo “scandalo” berlusconiano, come la telenovela Noemi e l’affaire D’Addario, finiranno in fumo. Ma intanto la stampa continua, come fa ormai da molto tempo, a spargere palate di fango su Berlusconi e su chiunque gli sia vicino. Ma ormai questo non è più nemmeno fango; è proprio merda!