L’odore della madre

Di mamma ce n’è una sola“, dice un vecchio adagio; intendendo per mamma la donna che partoriva ed allevava un figlio. Oggi, in ossequio al pensiero unico dominante a favore di gay, lesbiche, trans, bisessuali, plurisessuali e sessoconfusi, che tende ad annullare le differenze sessuali e confondere l’appartenenza di genere, anche la figura materna non è più quella di una volta. A sentire i nuovi profeti delle teorie gender, per un bambino  non c’è alcuna differenza tra l’essere allevato da una coppia formata da un padre ed una madre, con tutti gli attributi e accessori di serie, ed una coppia di due donne o due maschi con barba e baffi. Possiamo avere un padre con le tette ed una mamma con i baffi; tutto regolare. Non c’è differenza nemmeno tra coppie eterosessuali ed omosessuali. Dicono che l’importante è che in una coppia ci sia l’amore,  il resto non conta. Sarà vero?

Recentemente in TV, a Tagadà su LA7,  si discuteva delle unioni civili e delle coppie omosessuali. Ospite in studio Mario Capanna, ex leader del Movimento studentesco, il quale forse per fare sfoggio di cultura ha citato una celebre frase di Sant’Agostino: “Ama e fai quello che vuoi“.  Una frase molto sfruttata perché ognuno la usa come gli pare,  specie le adolescenti che la scambiano per  un pensierino da  Baci Perugina. Pensate che brava personcina questo ex sessantottino. Umberto Eco disse che, prima di dormire, leggeva Kant. Capanna, forse,  legge Sant’Agostino; dico forse (non è detto che lo legga davvero, ma soprattutto non è detto che lo capisca).  Infatti quella frase a tutto si può applicare, meno che ai rapporti di tipo sessuale (Guarda video).

Ma Capanna cita una fonte autorevole come Sant’Agostino ed interpreta quella frase come   una esplicita giustificazione di qualunque  forma di accoppiamento, depravazione o perversione sessuale; basta che ci sia l’amore e tutto è lecito.  Cosa che Agostino non si è sognato  di pensare nemmeno per sbaglio. Ma Capanna forse ha letto un bignamino del pensiero di  Sant’Agostino; o forse sono vaghe reminiscenze scolastiche sessantottine, quando si facevano interrogazioni di gruppo e andava di moda il sei politico. Avrebbe fatto meglio a contestare meno e  studiare di più.

Secondo il principio che l’amore giustifica tutto, anche l’incesto e la pedofilia, nel caso il rapporto sia consenziente e ci  sia amore reciproco (può succedere), sarebbero giustificati? Un conto è che queste pratiche sessuali esistano,  altro è ritenerle “normali” e giustificarle come qualcosa di naturale perché “l’amore è un diritto“.  E soprattutto non bisogna mai dimenticare che fra l’uomo e la donna esistono delle differenze fondamentali. Qualcuno lo dimentica spesso.  Si racconta che agli inizi del secolo scorso al Parlamento francese un socialista “progressista” tenesse un accorato discorso a favore del riconoscimento dei diritti alle donne. E concluse dicendo “In fondo tra l’uomo e la donna non c’è che una piccola differenza“. Dal fondo dell’aula si sentì urlare “Viva la differenza“. Ecco, ricordiamoci quella differenza.

In quella stessa puntata si sosteneva la tesi che, in fondo, ciò che conta è allevare un figlio, indipendentemente da come lo si è avuto: sia che la mamma sia quella naturale o no, sia che venga allevato da due donne o da due uomini, l’importante è che lo si allevi con amore.  Infatti, a conferma di questa interpretazione, la conduttrice si chiede: “Ma la mamma è quella che partorisce il bambino o quella che lo alleva?”, dice, lasciando intendere che la domanda è chiaramente retorica e che la mamma reale sia quella che alleva il bambino; anche se la “mamma” è un bracciante calabrese o un idraulico della Garbatella. Chissà perché questi personaggi televisivi, e del mondo dello spettacolo in genere, sono stranamente tutti a favore dei diritti e della cultura LGBT, e sono così sicuri che questo sia il  pensiero comune e più giusto, tanto da darlo per scontato. Mistero.

Eppure la risposta è sì scontata, ma non è quella che pensa la conduttrice. La mamma è sempre e solo quella che partorisce il bambino. Chi lo alleva può essere una persona qualunque, può avere qualunque ruolo, ma non è la mamma; sarà una madre adottiva, sarà la suora che lo alleva in orfanotrofio, sarà una zia o la nonna che lo alleva in mancanza dei genitori. Tutti ruoli che esistono e che suppliscono all’assenza dei genitori, e lo fanno con amore. Ma non sono la mamma. Sono un’altra cosa. E mai e poi mai, comunque la si rigiri, può essere considerato mamma  un gay, barbuto o meno, anche se fa il cantante di successo e chiama il suo amichetto “marito”, lasciando intendere che “lui” sia la moglie. Perché un conto è sentirsi mentalmente di genere femminile, altro è esserlo, dimenticando che, come appena detto, fra l’uomo e  la donna esiste una “piccola” differenza. Quindi sentirsi donna in un corpo maschile, o uomo in un corpo femminile, comunque la si rigiri, è solo un’anomalia mentale: un incidente di percorso, uno dei tanti scherzi che ci gioca il cervello.

Liberissimi di sentirvi come vi pare e di accoppiarvi con chi vi pare, ma non pretendete che la si consideri una cosa normale, perché non lo è. C’è una differenza tra la realtà com’è e come noi la vediamo. Un’alterazione delle facoltà mentali, per anomalie congenite o traumi, può darci della realtà una visione distorta. Così siamo convinti di vedere qualcosa che in realtà è diversa da come la vediamo, ma non ce ne rendiamo conto. Anche i pazzi che girano con uno scolapasta in testa e sono convinti di essere Napoleone, non ci vedono niente di strano; altrimenti non sarebbero pazzi. E infatti è una cosa “normale”; sì, ma in manicomio. Ma non vanno in televisione ad esibire il loro scolapasta, facendo appelli ai reduci della Campagna di Russia,  pretendendo anche di essere presi sul serio.

Allora bisognerebbe dire onestamente che è giusto che ci sia qualcuno che, in assenza dei genitori, allevi i bambini con tutte le cure e  l’affetto possibile, come già avviene. Ma non per questo si fanno bambini con il preciso scopo di mandarli in orfanotrofio o farli allevare dalle zie. Come pure è del tutto comprensibile che coppie eterosessuali che hanno difficoltà ad avere un bambino ricorrano a tutte le nuove tecniche della medicina moderna per soddisfare il loro desiderio. Anche se è strano che i laicisti evoluzionisti darwinisti non ci trovino niente di strano, visto che una simile pratica va contro le leggi della selezione naturale. Ma sono casi particolari, sono eccezioni, non sono e non possono essere la regola. Ma, soprattutto,  il fatto che scientificamente si possa fare qualcosa non significa che tutti possano e debbano farlo. Tutti possono salire sulla Torre Eiffel e buttarsi di sotto, ma non tutti lo fanno; lo fanno solo i pazzi.

Il fatto che esistano questi nuovi metodi per facilitare la procreazione non significa che tutti possano sfruttarli a piacere e che qualunque mentecatto (purché con un solido conto in banca) che abbia difficoltà ad accoppiarsi con una donna e procreare, possa decidere di avere un figlio, comprando gli spermatozoi  in Svizzera (anche questo oggi è possibile), l’ovulo in Brasile, l’utero in Indonesia e poi far partorire in California (così, viste le leggi vigenti in USA, il bimbo avrà anche la cittadinanza americana, che può sempre far comodo), e poi  dichiararsi felice ed orgoglioso di essere “padre“. Padre di che, di chi, a che titolo?

A parte le aberrazioni insite nelle teorie gender con le quali oggi si tenta di giustificare qualunque ghiribizzo venga in mente alla fervida fantasia dei sessualmente diversi, è strano che si faccia finta di dimenticare alcune caratteristiche naturali,  che accompagnano l’umanità da sempre, sul  rapporto tra bambino e genitori, con particolare riferimento al rapporto ed al legame unico tra il neonato e la mamma ed i fattori che lo determinano e sono insostituibili, almeno nei primi anni di vita e finché i genitori possono occuparsene. E’ una regola naturale che vale per tutte le specie animali. Così si comportano scimmie, asini, elefanti, uccelli, cani, gatti e canarini. Non esiste in natura che una femmina faccia dei figli per conto terzi. Al massimo per istinto materno possono adottare un piccolo rimasto orfano o abbandonato, ma non fanno figli su commissione.

Un’altra caratteristica comune a tutte le specie animali è la presenza e l’uso dei sensi che si sviluppano subito fin dalla nascita e si affinano nel tempo. Uno dei primi ad attivarsi è l’olfatto, prima ancora della vista (pensate ai gattini che nascono con gli occhi chiusi), uno dei sensi più sviluppati e più importanti. E’ con l’olfatto che si gioca nel regno animale la quotidiana battaglia per la sopravvivenza. Prede e predatori sentono la presenza proprio grazie  all’olfatto, prima che con la vista. Anche la mamma ed il bambino si riconoscono a vicenda dall’odore. Il neonato sente l’odore della madre e la madre riconosce l’odore del bambino. L’odore resta fondamentale anche da adulti. Uomini e donne hanno odori diversi e mandano segnali diversi, e questi segnali chimici sono la base dell’attrazione sessuale, dell’accoppiamento e della procreazione. Sono principi ampiamente studiati e dimostrati dalla scienza: basta fare una piccola ricerca in rete sui feromoni, e “l’odore della madre” per capirne l’importanza. Guardate questo video: “Anche bendati i bambini riconoscono la propria madre!”.

Ma, se questo rapporto “speciale” tra mamma e bambino è fondamentale, perché nessuno ne parla? Perché nei dibattiti televisivi, di tutto si parla meno che di questo rapporto madre/bambino? Si parla del diritto del bambino ad essere amato, dimenticando che il suo primo diritto fondamentale è proprio quello di essere allevato dalla sua madre biologica. Ma, per assecondare il desiderio di maternità di personaggi grotteschi, per non dire patetici, si giustifica tutto dicendo che l’importante è che ci sia l’amore, e che per il bambino è indifferente essere allevato dalla madre naturale o da una coppia di boscaioli del Kentucky (vedi BJ Barone e Frank Nelson). Togliere il bambino alla madre, al momento della nascita è una forma di violenza, una barbarie che non si fa nemmeno con gli animali. I cuccioli non vanno mai levati alla madre prima di un certo tempo. Lo sanno benissimo gli allevatori, zoologi, veterinari, e chiunque abbia avuto anche solo cani o gatti. Come mai lo si fa con i bambini? Un bambino conta meno di un gatto o una scimmia? Ha meno diritti di un cucciolo di panda?

Si dice che anche due uomini possono allevare un bambino senza problemi, basta che ci sia l’amore. Ma è falso. L’istinto materno è fisiologico in una donna, non nell’uomo. E quando si altera questa condizione naturale si va incontro a situazioni anomale, con tutte le conseguenze. Siamo sicuri che per il neonato stare in braccio alla  mamma naturale che lo ha partorito, sia lo stesso che stare in braccio ad Elton John, a Eddy o a “zio Nichi” il pugliese (Figli, uteri in affitto e “zio Nichi“)? E quando il bambino cercherà di rintracciare l’odore della mamma, come rimedieranno? Con una colonia speciale al profumo di puerpera? Non vi fa venire qualche dubbio? Se non altro, non date per scontata la visione del mondo di Luxuria, perché non è detto che sia quella giusta; anzi!

Chi dice che per un bambino l’importante è essere amato, a prescindere che siano i genitori naturali o meno, che sia allevato dalla madre naturale oppure da coppie di due donne o due uomini, dice una bestialità. Se pensate che per un bambino sia lo stesso e non faccia alcuna differenza, essere in braccio alla propria madre o ad una persona estranea, succhiare il seno materno o cercare disperatamente, senza trovarlo, un capezzolo gonfio di latte sul petto villoso di un uomo barbuto che puzza di sudore e di nafta agricola, ci sono tre possibili spiegazioni: 1) siete ipocriti in perfetta e consapevole malafede 2) siete mezzo idioti 3) siete idioti del tutto. In verità c’è anche un’altra possibilità; che siate degli squallidi sciacalli che in qualche modo ricavano profitti dal mercato dei bimbi su ordinazione (un po’ come quelli che si arricchiscono con i migranti e dicono di farlo per spirito umanitario). Punto

 

Figli, uteri in affitto e zio Nichi

Come avere un figlio in tempi di globalizzazione e mercato mondiale.  Semplice: prendi degli spermatozoi lavorati a mano, un ovulo fresco di giornata (in campagna si trovano facilmente), cerca fra gli annunci in rete  un utero da affittare (possibilmente equo canone), unisci tutti gli ingredienti, agita un po’ e aspetta 9 mesi. Amazon garantisce anche la consegna del pupo, tramite drone, direttamente a casa. La notizia di oggi è questa: “E’ nato il figlio di Nichi Vendola”. Difficile commentare l’evento, un po’ perché scappa da ridere, un po’ perché è sempre più difficile restare seri in un mondo in cui ormai non ci sono più limiti alla follia umana; tutto è possibile, tutto è permesso, tutto è lecito e tutto è “normale“. Ci stiamo facendo l’abitudine: l’eccezione è diventata la regola. Dopo il voto favorevole al Senato (grazie a Verdini & C.) sulle unioni civili, ora ringalluzziti dal successo, Renzi e le sue ancelle stanno già pensando a nuove grandi riforme. Maria Elena Boschi già promette nuove concessioni alle associazioni gay “Farò la legge sulle adozioni“. La Serracchiani, per non essere da meno, rilancia un’altra riforma per garantire la cittadinanza a favore dei migranti: “Ora ci impegniamo per lo ius soli“.  In futuro non si sa cos’altro potranno partorire le fervide menti di questa sgangherata classe politica. Non resta che confidare nell’aiuto della Divina Provvidenza. Ma anche su quella, con un Papa  cattocomunista che confonde il Vangelo con il Capitale di Marx, non c’è da fare troppo affidamento. Niente di strano che anche lo Spirito santo si sia iscritto all’Arcigay.

Ma torniamo ai nostri fidanzatini anticonformisti: Nichi è pugliese, mentre il suo amichetto Ed Testa è canadese.  Oggi anche le coppie sono “global“. Così, sulla strada tracciata da Elton John,  hanno deciso di avere un figlio. Avevano già espresso il desiderio anni fa (Vedi “Saldi estivi“). Ma non avendo troppa dimestichezza con il genere femminile, l’accoppiamento lo faranno a distanza; gli spermatozoi li mandano per posta aerea.  E siccome oggi il mercato globale ha abbattuto tutte le barriere e su internet si trova tutto, ecco che si danno da fare per realizzare il loro sogno, avere un bambino. A quanto pare la strada seguita è un po’ tortuosa, ma il risultato è garantito. Hanno prenotato l’ovulo di una donna americana, l’hanno fecondato con gli spermatozoi italo-canadesi di Ed,  hanno preso in affitto l’utero di una donna indonesiana che ha fatto da incubatrice e  dopo i tempi regolamentari, ha partorito in California. Poi il pupo lo registreranno  in Canada, dove riconosceranno a Nichi la paternità.  Ed il gioco è fatto, perfetto esempio di un figlio “global”, fatto un po’ qui, un po’ là. Poi non resta che aspettare fiduciosi perché , come dicevo sopra, la Boschi ha assicurato che questo sarà il prossimo impegno del governo. Chiaro il procedimento? Volete un bambino? Facile, cercate su e-bay, lì si trova tutto, anche in offerta. Magari ci sono i cataloghi dove scegliere ovuli, uteri  e spermatozoi di prima qualità. Vedi “Mi presta l’utero?“.

Resta un dubbio. Nichi non può essere o considerarsi il padre, perché  il padre biologico è il fidanzatino Ed. Ma allora se Nichi non è né padre, ed ancor meno è la madre, con  quel bambino non ha nessun rapporto o legame di sangue. Quindi quei titoli di stampa che annunciano che Vendola è diventato padre sono falsi, sotto tutti i profili. Incredibilmente, però, lo fa anche il Giornale che, nonostante sia schierato contro le unioni civili e le adozioni gay, titola “Vendola diventa papà“, e nel sottotitolo insiste “Il figlio avuto da Vendola con l’utero in affitto…”. Anche il Giornale, senza rendersene conto, ha finito per omologarsi al pensiero unico politicamente corretto. Su gay, rom, migranti, coppie omosessuali, ed argomenti correlati, già da tempo usano lo stesso linguaggio e la stessa terminologia della sinistra, di Boldrini, Kyenge, Concia, Scalfarotto, l’Arcigay e Luxuria.

Solo pochi anni fa, in un’Italia non ancora rimbambita dalla propaganda gay e dalle teorie gender, nessuno si sarebbe sognato di fare un titolo simile. Vendola non è padre e non ha avuto nessun figlio; il padre biologico è Testa. Vendola, al massimo, e solo come segno di rispetto all’amico del padre, può essere chiamato “zio Nichi”.

P.S.

Giusto per la cronaca sarà bene sapere che  soddisfare l’istinto materno dei nostri fidanzatini è costato una cifra che oscilla tra 135.000 e 170.000 euro: “Quanto ha pagato il figlio Tobia“. Anche Libero casca nell’errore di parlare di “figlio” di Vendola. A dimostrazione di quanto dicevo; ovvero che ormai tutti si adeguano al lessico dell’Arcigay. Ora finalmente il nostro “Zio Nichi” potrà dedicarsi completamente ad accudire il pargoletto del suo amico, visto che da poco tempo, come ex deputato ed ex presidente della regione Puglia, è a tutti gli effetti un Baby pensionato, a soli 57 anni e con ricco vitalizio di 5.600 euro al mese (Vedi “Nichi, il baby pensionato; alla faccia vostra“).

Piccola osservazione per quelli che credono davvero che quando questa gente si batte per le unioni omosessuali e per i diritti delle coppie gay, (compresa l’adozione o l’utero in affitto, perché tanto, prima o poi, ci si arriva) stia lottando per il diritto della gente comune. Sì, se per gente comune si intende chi può spendere 150.000 euro per affittare un utero. Ma del resto oggi chi è che non ha 150.000 euro a disposizione per togliersi qualche sfizio? Oppure, come faceva Elton John nel 2011, far arrivare dall’America ogni giorno il latte della mamma biologica per il bimbo (Elton John, il latte materno via Fedex: spedizioni quotidiane per allattare il piccolo Zachary). Ma per un figlio si fa questo ed altro. Già, basta avere i soldi per farlo.