Geni, cani e ovini estinti

Cosa succede in questo mondo di pazzi.

Ladri e cani da guardia

Tempi duri per i cani. Una volta si tenevano in casa non solo per compagnia, come si usa oggi, ma anche perché facessero la guardia. Oggi  rischiano di andare in pensione, non servono più. Anzi, tenere un cane da guardia è pericoloso. Se dovesse entrare un ladro in casa ed il vostro cane fa quello che da sempre fa un cane da guardia, ovvero spaventare il ladro e, se è il caso, anche azzannarlo, si rischia di dover risarcire il ladro: “Ladro magrebino morso dal cane chiede i danni“.  Sono le conseguenze del nuovo indirizzo giuridico della nostra magistratura progressista, di leggi che sembrano fatte apposta per tutelare i delinquenti (ed i malviventi, capita l’antifona, ne approfittano) e del pensiero unico dominante politicamente corretto che è sempre pronto a correre in difesa dei ladri contro i padroni di casa. Poveri padroni; e poveri anche i cani che rischiano di perdere il lavoro, essere licenziati, pensionati o, peggio, “esodati“: che vita da cani!

Nella vecchia fattoria, quante bestie ha zio Tobia…

C’era una volta. Ora non c’è più lo zio Tobia, non ci sono più le sue bestie e, fra poco, non ci sarà nemmeno la fattoria: al suo posto sorgerà un grande centro commerciale con ampio parcheggio intorno, dove la gente con poca fantasia, per distrarsi,  andrà a passare il tempo, ed i bambini penseranno che i polli crescano dentro le vaschette in polistirolo, abbiano quattro zampe, due lunghe e due corte come i canguri, e nascano già morti. Lo denuncia la Coldiretti (La vecchia fattoria è quasi vuota). Stanno scomparendo, o rischiano di scomparire 130 razze animali: 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. Una strage.

Forse non rendono abbastanza o non sono in linea con i gusti dei consumatori, o con le direttive europee di quelli che stabiliscono la circonferenza dei piselli, la lunghezza delle vongole e la curvatura delle banane. E dire che è grazie a questi animali, utilissimi per il lavoro nei campi, per le varie attività umane e fondamentali ed insostituibili per l’alimentazione, che l’umanità deve la sopravvivenza e l’evoluzione della stessa civiltà. Ma oggi, se non sono in linea con il progresso ed il trend del mercato diventano inutili. Poi, una volta scomparsi, si andrà alla ricerca dei pochi esemplari rimasti per mostrarli come reperti da museo. Come si fa con le vecchie ricette della nonna, quelle che abbiamo dimenticato per sostituirle con i prodotti già pronti, precotti, preconfezionati, predigeriti, prodotti industrialmente a base di additivi, coloranti, conservanti e chissà quali porcherie: quelle che oggi cerchiamo di ritrovare disperatamente alla riscoperta di sapori perduti e antiche tradizioni. Stiamo cominciando a capire, un po’ tardi, quanti errori abbiamo commesso e che li pagheremo molto cari. Idioti; e non aggiungo altro perché se anche glielo spieghi non lo capiscono perché sono idioti. Di quanto sia scellerata, incosciente e criminale la scelta progressista che cancella il passato a favore della tecnologia, ho già parlato in un post del 2008 “Il cappellino di Lianne“.

Evoluzione della specie

Molti anni fa dicevo che in un futuro neanche molto lontano la scienza avrebbe trovato il modo di manipolare i geni umani per modificarli e “creare” una nuova specie umana migliorandone le caratteristiche psicofisiche (quello che poi hanno fatto con gli organismi geneticamente modificati: intanto lo applichiamo al mais, poi…). La chiamavo “ingegneria genetica”, senza sapere che, dopo pochi anni, la scienza avrebbe usato proprio quel termine per definire le ricerche in quel settore. E’ passata solo qualche decina d’anni ed ora ci stiamo arrivando.

 Così come sta mutando l’ambiente naturale (e continuerà a mutare nel tempo) esisterà una nuova razza umana creata in laboratorio. Ormai le conoscenze scientifiche ci mettono in condizioni di manipolare a piacere i geni, ed il futuro, che ci piaccia o no e con tutti i pro ed i contro possibili,  è nell’ingegneria genetica. Il fine della ricerca sarà quello di creare una nuova razza umana, o umanoide (più o meno come quella ipotizzata nei film di fantascienza), con migliori potenzialità psicofisiche e caratteristiche che lo rendano più adattabile a condizioni di vita alterate e precarie (come le missioni spaziali o un ambiente terrestre devastato dall’inquinamento, dalle mutazioni climatiche o scenari da Day after) e dotato di capacità fisiche ed intellettuali predefinite e graduabili, secondo la finalità prevista. Non sembri sconvolgente. Basta pensare che solo 50 anni fa gran parte delle conquiste recenti della scienza, ma anche leggi e norme, che hanno modificato profondamente la società di oggi e che fanno parte integrante della nostra vita quotidiana, erano pura fantasia.

Ma l’altra faccia della medaglia è che sarà possibile “creare” anche una razza di umanoidi facilmente controllabili, da usare per particolari lavori e attività pericolose o che richiedano speciali attitudini psicofisiche. Sono certo che nei laboratori di ricerca gli studi su questo argomento sono già avanzati. Ma tutto avviene in gran segreto, non se ne può parlare perché potrebbe sconvolgere la società e si scatenerebbe la solita battaglia etica tra i sostenitori della massima libertà di ricerca e quelli contrari alla manipolazione genetica (ma è solo questione di tempo). E siccome non possono dirlo apertamente (o forse per ricevere finanziamenti ed autorizzazioni ufficiali devono giustificare gli studi), fingono di fare esperimenti per scopi terapeutici. Questa ricerca ne è la prova concreta (Sì alla modificazione genetica degli embrioni umani). Al confronto di quello che avverrà nei prossimi decenni, gli esperimenti di eugenetica nazisti saranno giochini da ragazzi, roba da “piccolo chimico”.

Il dramma del bambino dotato

E’ il titolo di un libro di Alice Miller del 1985. Fate una piccola ricerca in rete e scoprirete che l’autrice aveva molte e fondate  riserve sulla psicanalisi, sui metodi terapeutici e pedagogici. Mi viene in mente leggendo questa curiosa notizia: “Bill Gates: sono stato in cura da uno psicologo infantile“.

Bill Gates, il genio informatico che ha fondato Microsoft, quel sistema grazia al quale qualcuno dall’altro capo del mondo può leggere in tempo reale quello che scrivo. Il sistema che ha cambiato radicalmente la società, il lavoro, il gioco, lo studio, la comunicazione, e le relazioni sociali.  Da bambino fu portato in cura da uno psicologo perché era irrequieto ed insofferente alle regole: “Ero davvero indisciplinato. Dovevo rispettare regole severe, ma le respingevo.”. Questo è il problema dei bambini intelligenti, la difficoltà di accettare le regole imposte dagli adulti stupidi. Ma gli adulti, essendo stupidi, non lo capiscono e pensano che quei bambini siano da curare. E purtroppo comandano gli adulti. Vedi “I bambini ad alto potenziale intellettivo“.

Guarda guarda, un altro genio che viene mandato dallo psicologo per curarsi. Viviamo in uno strano mondo. I bambini difficili, quelli che per qualche motivo hanno difficoltà ad apprendere, li facciamo assistere da un insegnante di sostegno (perché, sapete, in ossequio al principio di uguaglianza e delle pari opportunità, tutti devono andare avanti, essere promossi, e diventare dottori, anche gli asini; altrimenti i genitori ci restano male, si risentono e fanno ricorso al TAR). I bambini dotati, invece, i piccoli geni che da grandi faranno invenzioni e scoperte a beneficio dell’umanità e diventeranno protagonisti della cultura, della politica, della scienza, dell’arte, quelli che avrebbero bisogno di un’attenzione particolare perché dotati di una grande sensibilità,  non solo non li facciamo seguire da un insegnante adatto, ma li consideriamo iperattivi, irrequieti, e li mandiamo dallo psicologo per curarsi. Vi sembra che questo sia un mondo normale?

No, non è normale, è un mondo stupido. Bisognerebbe curare il mondo, invece curiamo i bambini. Sarà un caso, ma è esattamente quello che dicevo proprio 15 giorni fa nel post “Psicologia, cani e pulci“.   E per oggi basta e avanza, altrimenti la cronaca di questo mondo di pazzi finisce per essere troppo deprimente. Ma non ci sono molte speranze di vedere un mondo migliore, almeno finché sarà governato da idioti; tutti dottori e sapienti, ma idioti. “Oggi anche il cretino è specializzato“, diceva Ennio Flaiano. Ed il guaio è che la democrazia insegna che tutti gli uomini sono uguali; anche i cretini.

Vedi

What a wonderful world (2003)

Come vivere felici con 5 euro (2006)

La psicoanalisi ed i peni volanti (2006)

Donne, uomini, erotismo ed altro (2009)

Ritorno al passato (2015)

P.S.

A proposito di terapia, l’ultimissima delle ore 21, da L’Unione sarda: “La neuropsicanalisi per curare l’alzheimer: camici bianchi a processo“.

Renzi, il premier con le mani in tasca

Foto dal G7 in Germania. Matteo Renzi chiacchiera con Obama durante una pausa degli incontri ufficiali ad Elmau in Baviera. Il portavoce del governo, Filippo Sensi, forse per lasciare intendere al mondo che esista un particolare rapporto personale fra il presidente Obama e Renzi, scatta questa foto e la diffonde subito in rete.

Corriere Renzi Obama

 

E scoppia il caso. La foto viene ripresa da tutti i media e gli osservatori si chiedono cosa tenga in mano Obama: forse un pacchetto di sigarette? Obama ha ripreso a fumare? Tutti se lo chiedono, si sprecano i commenti e le ipotesi e si riempiono le pagine dei giornali per due giorni. Si crea tanto scalpore  che  il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest,  deve affrettarsi a smentire. E così il Corriere che  aveva sollevato per primo l’ipotesi con questa immagine in prima pagina,  oggi ripubblica la stessa foto con la smentita. Intanto si riempie la pagina, si fa finta di fare informazione, si porta a casa la pagnotta e tira a campare.  Ragazzi, questa è serietà professionale.

Ma la cosa curiosa di questa foto non è il dubbio che Obama abbia fra le mani un pacchetto di sigarette: del fatto che Obama fumi o non fumi non ce ne può fregar di meno, sono affari suoi. La cosa che salta subito agli occhi di chiunque, anche di un lettore superficiale e distratto, è quello che ho già scritto appena tre giorni fa nel post “Stampa casual“, a proposito di questa foto e dell’atteggiamento del nostro premier. Ha sempre quest’aria di superiorità, guarda tutti dall’alto in basso, altezzoso, sprezzante, arrogante, spavaldo, superbo, presuntuoso…si può continuare ad elencare tutti i sinonimi possibili, gli si addicono tutti. Forse da boy scout ha imparato a montare le tende, ad accendere i falò, a costruire trappole, ma forse i lupetti non dedicano abbastanza attenzione al galateo, l’educazione, le buone maniere. Il risultato si vede, il nostro lupetto ha parecchie lacune, anche gravi, per quanto riguarda il suo stare in società.

Una delle prime cose che venivano insegnate una volta ai bambini era quella di non tenere le mani in tasca. Erano regolette elementari, come non ficcarsi le dita nel naso, non giocherellare con le posate a tavola, coprirsi la bocca quando si tossisce etc. Insomma, l’abc delle buone maniere di ogni persona civile. Il nostro Matteo forse ha saltato diverse lezioni. La sua esperienza da boy scout va bene ed è utile se si vive nei boschi, fra  lupi, orsetti e cinghiali, o se partecipa ad un campo con le Giovani marmotte. Ma è del tutto inadeguata se si diventa capo del governo e si incontrano ministri, ambasciatori e capi di Stato.

A vedere questa foto sembrerebbe che il nostro lupetto non stia parlando con il presidente degli Stati Uniti, ma stia chiacchierando di pettegolezzi da comari con l’amico di merende nel circolo  della bocciofila del paesello. Insopportabile e ingiustificabile: è l’unico capo di governo che, anche negli incontri ufficiali, sta in maniche di camicia, tiene le mani in tasca e saluta dando il 5, come si usa fra compagni di squadra del calcetto. Ma nessuno sembra farci caso. Il Corriere ancora meno. E così, mentre pubblica questa foto, invece che notare e stigmatizzare l’atteggiamento irriguardoso e decisamente ineducato di un ragazzotto in maniche di camicia e con le mani in tasca, con atteggiamento cialtronesco da bulletto di periferia, pur di non accennare alla maleducazione di Renzi,  sposta l’attenzione sul dettaglio delle mani di Obama e si pone una domanda cruciale: “Obama fuma“? Da non credere. Ci sarebbe da scompisciarsi dalle risate per questa perla del Corriere. Ma c’è poco da ridere, anzi la faccenda è più seria di quanto sembri, purtroppo, anche se molti non se ne rendono conto (o preferiscono ignorare la realtà)

Questa è la serietà del quotidiano più importante d’Italia. Se fosse un altro personaggio politico a presentarsi così  lo massacrerebbero.  Ma se lo fa Renzi è una cosa simpatica, è il nuovo stile popolare, è un segno di cambiamento, è il nuovo stile presidenziale, il tocco giovanile del nostro premier per caso. Ricorda molto una vecchia barzelletta sull’atteggiamento della stampa nei confronti di Berlusconi. Un giorno Berlusconi per dare prova ai suoi seguaci di possedere doti, capacità e poteri eccezionali, trovandosi in riva ad un lago, comincia a camminare sulle acque. Il giorno dopo, per non dare la notizia del fatto eccezionale,  L’Unità titola “Berlusconi non sa nuotare“. L’atteggiamento della stampa nei confronti del potere è esattamente questo. Non conta tanto il fatto, quanto la maniera di presentarlo secondo il fine che si vuole raggiungere. Se Renzi cammina sulle acque si fanno titoli a 9 colonne “Miracolo: Renzi  cammina sulle acque“. Se lo fa Berlusconi si titola “Berlusconi non sa nuotare“. Quando per decenni questo è il sistema di fare informazione è chiaro che i danni sono gravissimi e l’opinione comune viene sistematicamente condizionata, manipolata ed usata strumentalmente.

Questa è quella che chiamano informazione. Questo è il modo di trattare e manipolare le notizie e le immagini in maniera strumentale per fini non sempre chiari e deontologicamente corretti. E’ la prassi di una stampa ormai del tutto inattendibile, omologata al pensiero unico dominante della sinistra ed asservita ai suoi interessi politici, economici e culturali. Purtroppo non tutti i lettori hanno la capacità di leggere criticamente i media e di individuare i trucchi del mestiere. Chi gestisce l’informazione lo sa bene e ne approfitta. E’ la stampa, bellezza.

 

Diffidare è d’obbligo

Nutro da sempre un po’ di diffidenza nei confronti di certa cultura, arte, intellettualismo da salotto e informazione in offerta speciale. Anzi, ad essere sincero, dovrei dire “sana diffidenza”. E’ l’unica arma di difesa nei confronti di un eccesso di informazioni che ci vengono scaricate addosso quotidianamente dai media sempre più presenti ed ossessivi. Si rischia di andare in tilt. Ecco che allora un po’ di sana diffidenza ci aiuta ad operare delle scelte, un minimo di scrematura, fra ciò che è utile, credibile o verosimile e ciò che non lo è.

Spesso scrivo in maniera piuttosto critica di alcune categorie che ritengo responsabili della formazione dell’opinione pubblica e delle sue conseguenze sociali. Una di queste categorie è composta da persone che, a vario titolo, si occupano proprio di tematiche sociali e che, pertanto, sono sempre pronti a fornire spiegazioni per qualunque problema e proporre soluzioni adeguate. Parlo di psicologi, sociologi, opinionisti, criminologi, massmediologi (si definiscono così), filosofi, editorialisti autorevoli: una schiera di esperti con la risposta pronta ad ogni domanda e quotidiani dispensatori di consigli utili e segreti  della felicità. Ma sono davvero esperti? E sono affidabili? Fra le varie letture in rete, seguo talvolta  la rubrica del sociologo Alberoni, sul Corriere. Ogni lunedì c’è un suo pezzo, una ventina di righe al massimo. Sono certo, fra l’altro, che guadagna più lui per quelle venti righe settimanali che non voi in un mese di lavoro. Non commento, anche se spesso sono tentato di dedicargli un post tutto per lui. Ma non vale la pena. Lo leggo con la stessa curiosità con la quale leggerei una rubrica di umorismo e satira: qualche volta mi fa sorridere.

Oggi, invece, ho letto alcuni articoli di una psicologa, Evi Crotti, sul Giornale. Se verso le altre categorie nutro, come ho detto, una sana diffidenza, nei confronti degli psicologi vado oltre, quasi a rasentare il pregiudizio. Quando mi capita leggo con interese e curiosità anche i loro articoli. Ma ci sono anche dei blog tenuti da psicologi che offrono consulenza e risposte a tutte le domande. Mi ricordano tanto le vecchie rubriche che c’erano in tutte le riviste (e forse ci sono ancora), la classica “Posta del cuore” della contessa Clara. Ma oggi i consulenti ed esperti dilagano. Perfino Maurizio Costanzo ha sul Messaggero una rubrica simile nella quale risponde ai quesiti dei lettori e ne tiene una anche alla radio, sempre su problemi affettivi, familiari, sentimentali. Beh, con tanti specialisti sempre pronti, in radio, stampa, TV a rispondere a tutte le domande e risolvere tutti i problemi, dovremmo essere una società perfetta, tutti felici e contenti. No? No, sembra proprio di no. Allora c’è, evidentemente, qualcosa che non va. E veniamo al dunque.

Scrive Evi Crotti in un articolo di agosto 2008: “E’ difficile essere genitori?”:

Per esempio nell’adolescente è molto importare la valorizzazione del fisico; scatta in questa età la necessità di piacere per cui non importa tanto la resa scolastica, poiché l’importante è che egli si senta accettato e amato dall’altro sesso. In questa fase il narcisismo occupa un ruolo importante e occorre che l’adulto faccia attenzione a non competere fisicamente con i figli. I complessi fisici sono causa di mutamenti d’umore, di incoerenza, di timidezza e di chiusure immotivate. E’ necessario che non si sottovaluti questa necessità poiché, se egli non impara ad amare il proprio corpo, potrà in seguito trovare delle difficoltà di interazione. Se un ragazzo si trova bene nei propri panni, anche gli apprendimenti cognitivi troveranno un terreno fertile per mettere a frutto le proprie risorse interiori e il proprio potenziale.”

Chiarissimo,  non c’è pericolo di fraintendere. Dice chiaramente che l’aspetto fisico è importantissimo ed è essenziale per un corretto ed equilibrato sviluppo generale. Bene, abbiamo capito. Ora vediamo cosa scrive nell’ultimo articolo di 3 giorni fa: “La vera crescita interiore”.

Forse i malesseri e i disagi emotivi che si riscontrano nei ragazzi d’oggi sono dovuti alla dimenticanza della crescita interiore; si dà, infatti, tanta importanza alla crescita fisica e ci si dimentica dell’anima.”.  Chiarissimo anche questo; si dà troppa importanza alla crescita fisica e ci si dimentica dell’anima. Ma nel precedente articolo non aveva detto che l’aspetto fisico è fondamentale? Sì, e allora?

Certo, si dirà, l’una non esclude l’altra. Possiamo dire che sia lo sviluppo fisico, sia la crescita interore siano ugualmente importanti. Ma dalla lettura dei due articoli separati si capisce tutt’altro. Poco male, forse nel prossimo articolo farà una sintesi e sarà più chiara. Intanto, però, fornisce anche degli utili consigli come questo: “I figli sono come carta assorbente per cui, se vogliamo che essi siano pronti ad affrontare la vita dobbiamo educarli alla verità, alla giustizia e all’amore. “. Bella frase e, apparentemente, è del tutto condivisibile. Se non fosse per un piccolo dettaglio. Mettere in pratica quel consiglio significa sapere, preventivamente, quale sia il significato dei termini “verità, giustizia, amore”. Come fa il bracciante analfabeta a educare i figli alla verità se da millenni le più brillanti menti umane si interrogano sul suo significato senza aver ancora trovato una risposta definitiva? Se, invece, i genitori sono colti non va certo meglio. Probabilmente, anzi, va anche peggio, perché in tempi di relativismo imperante, e di “pensiero debole” alla Vattimo, affermare il concetto di “verità” è quasi una bestemmia. E allora come fanno ad insegnare il concetto di verità se per loro la verità non esiste? Non vi basta?

Ecco un altro esempio di “consigli per gli acquisti” esistenziali in offerta speciale, lapidario, quasi un assioma: ” Un rapporto armonico con noi stessi è la premessa per costruire un mondo migliore.“. Stabilire un “rapporto armonico” con noi stessi non è propriamente la cosa più facile di questo mondo, ma questo non lo spiega; magari alla prossima puntata. Però è una bella frase, d’effetto. Altre volte ho detto che non sempre le belle frasi sono anche vere; spesso sono solo belle. In realtà queste frasi hanno lo stesso valore oggettivo di quando voi, preparandovi alla gita fuori porta di fine settimana, esclamate “Speriamo che sia una bella giornata”. Né più, né meno. E’ vero che avete pronunciato quella frase. E’ anche vero che lo sperate veramente. Ma la vostra seperanza non influirà minimamente sulle reali condizioni meteorologiche. E’, quindi, una frase vera, ma inutile. Come certi consigli degli esperti. Appunto.

Ecco cosa intendo quando parlo di “sana diffidenza”. Non prendiamo tutto per oro colato perché lo scrive l’eminente sociologo o l’autorevole psicologa. Diffidate, diffidate. (27 febbraio 2009)

Vedi:-

L’esperto risponde”

– “Cazzate d’autore

Scalfari e la mosca

Giochi d’infanzia e matrimoni marziani

Sembrano notizie da un altro mondo. Invece, purtroppo, sono di questa terra. Ieri è comparsa la notizia allucinante di un nuovo programma didattico a Trieste. Non parliamo di scuole superiori, dove ormai le lezioni di sesso sono normali, dove si insegna la masturbazione e  Luxuria va ad illustrare, con cognizione di causa,  le delizie dell’amore gay trans. Ora partiamo già dagli asili, dalle scuole materne, cioè parliamo di bambini dai 3 ai 5 o 6 anni. Bisogna cominciare presto a confondere le idee ai bambini, così sarà più facile abituarli a non fare più distinzioni fra maschi, femmine e generi vari. E’ la nuova frontiera della pedagogia. Forse rientra nella riforma della scuola sbandierata da Renzi. Forse per questo la governatrice renziana del PD, Debora Serracchiani, ne consente l’adozione negli asili di Trieste e poi, c’è da aspettarselo, in tutto il Friuli Venezia Giulia. Se questa è la “nuova scuola” andiamo bene.

In pratica si tratta di stimolare la curiosità dei bambini a conoscersi e scoprire le differenze fra maschietti e femminucce e scambiarsi i ruoli, così, come cantava Iannacci, “per vedere l’effetto che fa“. Stiamo parlando, meglio ripeterlo, di bambini di 3 o 4 anni, ai quali si propongono dei giochi di “genere“, li si invita a travestirsi ed a toccarsi nelle parti intime, anche con la partecipazione degli insegnanti, per capire bene le differenze degli organi genitali. Se qualcuno “normale” si azzardasse a dire o proporre queste cose a dei bambini, verrebbe denunciato all’istante e sbattuto in galera con l’accusa di una serie di gravissimi reati di carattere sessuale. Invece se queste cose le propongono insegnanti, educatori e direttori didattici progressisti “de sinistra“, è tutto normale, è la nuova frontiera della pedagogia politicamente corretta ispirata alla cultura di genere. E’ esattamente quanto propongono a Trieste. Qui i dettagli ed i documenti che illustrano i “giochi gender“: “Bambini travestiti da bambine; il gioco gender che invita a toccarsi i genitali“.

E non finisce qui. Ecco a lato la foto di un trio di “sposini” felici. Eravate fermi alle unioni di fatto, ai matrimoni fra due gay o lesbiche? Roba superata, anticaglie del passato. Siamo già oltre. Questi tre si sono sposati di recente in Thailandia, con una cerimonia privata. Del resto, dicono “L’amore è amore, dopotutto“. Appunto, questa è la giustificazione che sentiamo più spesso, quando si parla di amori non proprio convenzionali. L’amore è amore; fra due uomini, fra due donne, fra bisex, fra trans. Certo, l’amore è amore, non si discute e tutti hanno diritto di amare chi gli pare, anche il gatto di casa, il canarino o la capretta di montagna. La cosa aberrante è che queste “relazioni” (guai a chiamarle perversioni, vizi,  depravazioni,  devianze, o altri termini che non siano approvati da Luxuria e dall’Arci gay) vengano considerate “normali”.  Ecco la notizia: “Thailandia; arriva il matrimonio a tre“.  Ora non resta che dare tempo al tempo e ne vedremo delle belle. Arriveranno i matrimoni a 4 o 5 (perché al cuore non si comanda e si possono amare contemporaneamente diverse persone), quelli di gruppo misti fra gay, lesbiche e trans, si fa una bella ammucchiata tutti insieme, chi c’è c’è,  così si rinsaldano i legami affettivi. Poi torneremo all’harem (così ci adeguiamo all’islam che avanza), con decine di donne ed eunuchi, danze sensuali, Scheherazade, le Mille e una notte, Aladino e la sua lampada. E poi non mettiamo limiti alla fantasia: tutte le combinazioni sono possibili quando c’è l’amore. Questo è il nuovo mondo. Ma non sono cose marziane, purtroppo sono cose terrestri. Del resto “L’amore è amore, dopotutto“. No?

Rimsky Korsakov: “Scheherazade“, pas de deux.

 

Scheherazade” ( Svetlana Zakharova – Farukh Ruzimatov )

 

 

 

Scuola e residui tossici

Rifiuti, scorie, residui tossici, possono avere diversa origine e provenienza; scarti di lavorazione, scarichi fognari, residui industriali e ospedalieri, prodotti non biodegradabili, fumi e ceneri inquinanti, rifiuti urbani, acidi, detersivi, veleni di ogni genere. Siamo sommersi dai rifiuti e da prodotti nocivi. Ma non esiste solo un problema di rifiuti materiali. Esiste anche un inquinamento di tipo culturale, meno appariscente, anzi quasi invisibile, ma altrettanto pericoloso. Potremmo addirittura parlare di inquinamento ideologico e di “rifiuti tossici culturali“. Sono tutti quei concetti, slogan, idee, miti e ideali,  nati sull’onda dei movimenti di protesta degli anni ’60/’70 e che per decenni hanno caratterizzato e dominato l’opinione pubblica con effetti pesanti sulla cultura, la scuola, l’informazione, la società, l’etica e la politica. Gli effetti di questa ubriacatura ideologica si fanno sentire ancora oggi.

Molti di quegli ideali rivoluzionari si sono persi per strada nel corso degli anni. Sono come l’acne giovanile, i brufoli e le malattie esantematiche; ci passano quasi tutti, poi si guarisce.  Ma qualche traccia è rimasta in alcuni personaggi che sembrano rimpiangere le assemblee studentesche, occupazioni, autogesione, comuni, collettivi e “sesso, droga e rock’n roll“. I residui tossici sessantottini sono peggio dell’amianto; hanno effetti mortali ancora a distanza di decenni.

Qualche giorno fa ha fatto scalpore la dichiarazione del sottosegretario all’istruzione Davide Faraone che elogiava le occupazioni studentesche. Dice che sono formative ed aiutano a crescere. E ricorda con nostalgia i bei tempi del ’68 quando “nei sacchi a pelo si faceva sesso“. Sono i nostalgici dell’amore libero, della promiscuità delle comuni, di Marcuse, del 6 politico, dello spinello, delle occupazioni e dell’autogestione che sono “esperienze di grande partecipazione democratica“. Dice Faraone che “le occupazioni sono illegali“, ma sono necessarie per la crescita degli studenti. Un rappresentante dello Stato, delle istituzioni, che ricopre un importante incarico di governo e che dovrebbe educare i ragazzi al rispetto della legalità, sta legittimando l’illegalità ed invita esplicitamente gli studenti a compiere atti illegali. E per rispondere alle polemiche suscitate dalle sue dichiarazioni, oggi ha ribadito il concetto (Vedi ANSA “Faraone ribadisce difesa occupazioni; servono a crescere“).

Poi ci meravigliamo che l’Italia sia in piena decadenza e che i giovani non abbiano più valori. Ecco, non tutti i ragazzi di quegli anni ’60 sono maturati ed hanno superato senza traumi la patologia sessantottina. Alcuni ne portano ancora i segni, rimpiangono le occupazioni, il sacco a pelo, la contestazione della scuola e dell’autorità, il “Vietato vietare“.  Ma siccome bisogna pur campare, poi si danno alla politica, fanno carriera e possono diventare anche sottosegretari all’istruzione; ovvero impersonano e rappresentano quell’autorità e quelle istituzioni che hanno sempre combattuto. Alla faccia della coerenza.

Ma non è un caso anomalo vedere un ex sessantottino che dovrebbe occuparsi della scuola. Nel governo dell’ammucchiata ulivista di Prodi era sottosegretario all’economia Paolo Cento il quale, da buon rappresentante dei Verdi, esaltava i No global, le barricate, le proteste di piazza, la contestazione giovanile, la lotta alla globalizzazione, alle multinazionali ed al capitalismo. Così non deve destare stupore che oggi la formazione e l’educazione dei ragazzi e la funzionalità della scuola sia nelle mani di gente che nel passato ha contribuito a   distruggerla e che oggi, invece che insegnare il rispetto della legalità e  dell’autorità, invita gli studenti ad occupare le scuole; e magari a bivaccare con il sacco a pelo. E’ l’effetto dei residui tossici culturali non ancora smaltiti.

Cafoni di Stato

Ovvero, il premier con le mani in tasca. Anzi, è l’unico premier mondiale che usa  presentarsi in pubblico con le mani in tasca, in atteggiamento da bulletto o da cafoncello di periferia. Era una delle cose che si imparavano fin da piccoli; quelle norme di  buona educazione che, in una società civile, ci differenziavano dai trogloditi, dai maleducati e dai cafoni. Regolette comportamentali indispensabili per essere e sentirsi parte integrante di una società civile, in cui regnava ancora il rispetto per la comunità e per gli individui che la componevano. Si imparavano subito, fin da bambini, grazie ai consigli ed all’esempio degli adulti ed agli insegnamenti a scuola.

Vivere in società significa accettarne le regole fondamentali. Significa porre dei limiti alla libertà individuale, adottare dei comportamenti consoni al sentire comune, adeguarsi all’imprinting sociale costituito da usi e costumi, tradizioni secolari, cultura, arte, lingua, etica; pena, l’esclusione dal consesso sociale. Sono tutte quelle norme che consentono di instaurare con gli altri componenti della società un rapporto di quieto vivere, di empatia, di armonia, di rispetto reciproco e di pacifica convivenza. Non parlo di grandi principi etici o politici, ma di semplici regolette di educazione quotidiana: non mettersi le dita nel naso, non sputare per terra, coprirsi la bocca con la mano quando si tossisce, cedere il posto alle donne ed agli anziani, non giocare con le posate a tavola o agitarle come armi improprie, non alzare la voce o urlare (a meno che non stiate sprofondando nelle sabbie mobili e gridiate aiuto), non risucchiare rumorosamente mangiando brodini o minestre, e tante altre simili piccole norme di buona educazione e galateo. Una delle tante era questa: non tenere le mani in tasca.

Capisco che accennare oggi a queste  normali regolette possa sembrare anacronistico, vista la maleducazione dilagante. Parlare di educazione, bon ton, buone maniere, galateo, è come parlare di “archeologia del comportamento“. Eppure, non dico di insegnare nelle scuole il galateo di monsignor Della Casa (quella che una volta era una specie di Bibbia delle buone maniere, ormai del tutto dimenticato), ma almeno di conservare alcune norme elementari di buona creanza e di rispetto reciproco. Una di queste è l’evitare di tenere le mani in tasca. E’ un atteggiamento cafone, da bulletti, denota mancanza di rispetto  o scarsa attenzione e  considerazione nei confronti degli altri  e può essere considerato addirittura offensivo.

Da evitare sempre, quindi, ma soprattutto quando si è in pubblico.  Ancor più da evitare quando si ricoprono cariche pubbliche e istituzionali. Mai e poi mai durante incontri ufficiali, convegni internazionali o cerimonie pubbliche. L’unico che  non rispetta questa regoletta è il nostro premier sbruffone cresciuto fra i boy scout. Forse fra i lupetti si imparava a costruire capanne di frasche, ad accendere un fuocherello nel bosco, e non si aveva tempo di imparare le buone maniere. Al massimo leggevano il manuale delle Giovani marmotte.

Così vediamo il nostro borioso, egocentrico, vanitoso, superbo, arrogante, saccente, spocchioso (l’elenco degli aggettivi potrebbe continuare a lungo, ma sempre su questo tono) Matteo I da Pontassieve che ha sempre in viso e nello sguardo quell’aria di superiorità nei confronti del mondo ed anche in consessi internazionali saluta porgendo il cinque, come fra compagni di calcetto, e tiene regolarmente le mani in tasca, come se si trovasse in un bar dello sport  di periferia fra bulletti alla Gioventù bruciata. Lo abbiamo visto tante volte in questi atteggiamenti; una specie di Ciro ‘o guappo a Palazzo Chigi.

Questo ragazzotto toscano, che fino a pochi mesi fa si occupava di raccolta differenziata, della riparazione delle buche stradali  e del menu delle mense scolastiche a Firenze, oggi lo vediamo volare da Roma a Berlino, da Pechino a Parigi, da Londra a Washington, a confronto con i capi di Stato mondiali e discutere di politica internazionale con Obama e Putin. Poi non lamentiamoci se il mondo va a rotoli, come la carta igienica. Ma ormai nessuno ci fa caso. In tempi in cui tutto è lecito e consentito e qualunque rimprovero viene subito come un gravissimo atto di limitazione della libertà personale, anche la cafonaggine diventa normale. E se la maleducazione viene dal  capo del Governo, non solo diventa lecita, ma viene addirittura nobilitata: diventa cafonaggine di Stato.

Amore paterno

”Mio padre mi passò il primo spinello quando avevo otto anni, mentre stavo suonando Thelonious Monk al pianoforte.”. E’ la confessione di tale Robert Downey Jr. che non so chi sia e cosa faccia, ma se finisce in prima pagina deve essere il solito VIP, uno di quelli il cui apporto al progresso umano è fondamentale. Non contento di rivelarci che, a otto anni, il padre gli passava lo spinello,  prosegue: “Ci facevamo insieme, era il suo modo per volermi bene, per dimostrarmi amore nell’unica maniera che conosceva”.

Certo che il padre non scherza in quanto a idee chiare sull’educazione dei figli e sull’amore paterno. Far fumare uno spinello al bambino è l’unica maniera di dimostrare amore?  Si resta allibiti davanti a queste notizie. E si ha la conferma, sempre di più, di quello che ripeto spesso: la gente ormai è completamente rincoglionita, ma non se ne rende conto. Anzi, considera la cosa del tutto normale, tanto da confessare pubblicamente, senza vergognarsi, che drogare un bambino sia una  prova d’amore. Chissà cosa gli dava, quando il bambino è cresciuto, per dimostragli amore. Gli preparava la colazione a base di LSD o cocaina?

Ovviamente, i media che riprendono queste aberranti dichiarazioni non si pongono nemmeno il dubbio che leggere queste “prove d’amore paterno” possa creare emulazione e indurre qualche mente turbata ad imitare i metodi educativi di Downey padre. Non li sfiora nemmeno l’idea. L’importante è riempire le pagine dei giornali o i siti in rete; qualunque schifezza va bene. E infatti ogni giorno vediamo sui media vagonate di spazzatura maleodorante e tossica che chiamano “informazione” e che è diventata essa stessa una forma di droga: mediatica, ma pur sempre droga che dà assuefazione e, a lungo andare,  altera le capacità intellettuali. E’ la stampa, bellezza!

P.S.

Incredibile. Scrivevo ieri in questo post: “Chissà cosa gli dava, quando il bambino è cresciuto, per dimostragli amore. Gli preparava la colazione a base di LSD o cocaina?”. Voleva essere solo una battuta. Invece, sorpresa, ecco oggi questa bella notizia riportata su Libero: “Napoli, per i 18 anni il padre gli regala 32 grammi di cocaina e tre minorenni”.  “Per il compleanno del figlio un papà organizza un festino a base di droga e belle ragazze. Arrestato dalla polizia si è giustificato così: “Regalo per il mio ragazzo che festeggia i 18 anni” .

Quando la realtà supera la fantasia e le battute diventano realtà. A questo punto cosa si può dire ancora? Niente, no comment!

Le belle famiglie.

Quando si parla di famiglia, forse più che su altri argomenti, si ricorre al solito consolidato repertorio di frasi fatte, luoghi comuni e facile retorica intrisa di buoni sentimenti. Dimenticando che essa è solo uno degli archetipi, sui quali si è fondata la società umana per millenni, che vanno scomparendo, stravolti e sostituiti da nuovi codici spesso aberranti. Non dico che la famiglia stia scomparendo o che non assolva più ai suoi compiti. Per fortuna esistono ancora famiglie sane. Ma sono sempre più rare, sono una specie in via di estinzione. Finiranno nelle antologie scolastiche, nei musei, fra le cose buone di una volta, come i merletti ricamati della nonna e le vecchie foto di famiglia che sbiadiscono sempre più, fino a scomparire. Basta guardarsi intorno o leggere le edificanti notizie quotidiane per capirlo. Per esempio, quando si parla di “Famiglia” si intende anche questa?

ANSA) – TARANTO, 3 NOV – Da anni violentava la figlia, oggi sedicenne, con il benestare della moglie. Padre e madre, di origine albanese, sono stati arrestati dopo la denuncia della giovane. I due, di 53 e 50 anni, sono accusati di violenza sessuale aggravata, maltrattamenti e lesioni. La ragazzina ha raccontato che la madre, il piu’ delle volte testimone delle violenze, non solo non e’ mai intervenuta per proteggerla, ma rideva e incitava il marito.”

Certo, un caso limite. Ma mica tanto, se pensiamo che proprio ultimamente le cronache sono occupatissime a riferirci tutti i dettagli della scomparsa di una ragazzina di 15 anni ammazzata dallo zio. Non deve essere poi così raro questo caso riportato oggi dall’Ansa, se, come ripetono spesso gli addetti ai lavori, la maggior parte delle violenze si consumano in famiglia. E se pensiamo alla quotidiana rassegna degli orrori che ci racconta di mariti che ammazzano le mogli, figli che ammazzano i genitori, mamme che ammazzano i figli appena nati, gettandoli dalla finestra o nei cassonetti o nella lavatrice, come stracci vecchi. Ma allora cosa intendiamo dire quando parliamo di “famiglia”?

Educazione e creatività.

Educazione ed apprendimento si basano sostanzialmente su due cardini: curiosità ed emulazione. Diceva Albert Schweitzer: "Ci sono tre modi per educare: l’esempio, l’esempio e l’esempio". Esempio che, ovviamente, stimola l’emulazione, istinto naturale dell’uomo. L’altro cardine è la curiosità che stimola l’osservazione e la ricerca della spiegazione razionale della realtà. Ho sempre pensato, come la maggior parte degli alunni, che le lezioni a scuola fossero in gran parte noiose. Pensavo che, per favorire una maggiore attenzione da parte degli alunni, occorresse stimolare la loro curiosità e, quindi, la diretta partecipazione alla scoperta di ciò che veniva loro insegnato.

Continua a leggere “Educazione e creatività.”

Educazione e creatività…

Educazione ed apprendimento si basano sostanzialmente su due cardini: curiosità ed emulazione. Diceva Albert Schweitzer: "Ci sono tre modi per educare: l’esempio, l’esempio e l’esempio". Esempio che, ovviamente, stimola l’emulazione, istinto naturale dell’uomo. L’altro cardine è la curiosità che stimola l’osservazione e la ricerca della spiegazione razionale della realtà. Ho sempre pensato, come la maggior parte degli alunni, che le lezioni a scuola fossero in gran parte noiose. Pensavo che, per favorire una maggiore attenzione da parte degli alunni, occorresse stimolare la loro curiosità e, quindi, la diretta partecipazione alla scoperta di ciò che veniva loro insegnato.

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