Regine, campane e mutande.

Dio salvi la Regina.

Il principe Carlo d’Inghilterra ha affermato che “Camilla potrebbe diventare regina“. I sudditi, allarmati, si chiedono: “E’ una promessa o una minaccia?”.  Intanto, pare che stiano sorgendo dei comitati spontanei che, nel caso Camilla diventasse regina, intenderebbero proporre di modificare il celebre Inno nazionale “God save the Queen” in un più appropriato “Dio salvi gli inglesi“.

Campane d’Italia.

Le campane in questione sono Mara Carfagna, ministro per le pari opportunità, e la deputata Alessandra Mussolini, entrambe originarie della Campania. Fra le due sono volate accuse ed insulti. La Carfagna ha detto, riferita alla Mussolini: “Quelle come lei a Napoli le chiamano Vajasse“. E non sembra essere un gran complimento. Così mentre in Italia le campane suonano e basta, a Montecitorio le campane se le suonano…a vicenda.

Eh, signora mia, non ci sono più gli uomini politici di una volta. Che dice, che queste non sono uomini, sono donne? Appunto, pari opportunità. Del resto, non andrebbe meglio anche con le categorie intermedie, quelle degli indecisi fra un genere e l’altro, alla Vendola, per intenderci. Anche loro si intendono di campane. Ma, più che suonarle, hanno una particolare passione per maneggiare il battaglio. Ma è una passione che richiede molta pratica. Il battaglio è una delle cose più furbe al mondo. Difficile fregare un battaglio: sta sempre in campana.

Aggiungi un posto a tavola.

Pier Ferdinando Casini apre alla collaborazione con la maggioranza di Governo. Dice che è disposto a “sedersi al tavolo” in un “Governo di armistizio“. Niente di straordinario. In zona Montecitorio, nel più grande ristorante d’Italia, le tavole sono sempre apparecchiate.  Un posto a sedere lo trovi sempre. Ieri, ospite nel programma pomeridiano della D’Urso, ha lanciato un preciso messaggio politico (in codice, ma chiarissimo), a Berlusconi. Ha raccontato, in diretta, che lui a casa ama darsi da fare; apparecchia la tavola, sparecchia, prepara la lavastoviglie. Un bravo ometto di casa. Ma, soprattutto, ama lavarsi da sé la biancheria intima; calzini, mutande, canottiere, magliette. Dov’è il messaggio politico? Chiaro, sta dicendo a Berlusconi che non farà come quelli che frequentano case, ville e feste del premier e poi vanno a spifferare ai quattro venti le sue faccende private. No, Silvio può fidarsi di Casini: è uno che i panni sporchi li lava in famiglia.

Che bella la TV…

Che bella la televisione! Ti tiene compagnia, ti distrae, ti aiuta a dimenticare i problemi quotidiani, insomma, ti rilassa.
Infatti, la domenica pomeriggio, subito dopo i TG, te ne stai a casa, magari hai appena finito di mangiare, sorseggi il tuo caffè e ti godi un po’ di televisione distensiva.
RAI1 – Parte l’Arena di Giletti. E di cosa parlano oggi? Dell’assassinio di Sara Scazzi, tanto per cambiare. Ma annnucia che dopo questo argomento, tanto per rilassarsi e trattare un argomento più leggero, si parlerà della spazzatura e degli scontri di Terzigno.
Allora, per curiosità, vai a vedere cosa si dice su Canale 5. Magari c’è qualcosa di divertente. Infatti, La D’Urso sta parlando di…di…della morte della ragazza romena colpita da Alessio alla stazione Anagnina di Roma. In studio la madre e l’avvocato di Alessio. Però anche lei preannuncia che subito dopo, tanto per alleggerire, si parlerà di…di…del taxista ancora in coma, dopo essere stato aggredito a Torino per aver investito un cane.
Che dire, proprio un pomeriggio rilassante. Ovvio che chiudo tutto e li mando velocemente a vaffanTV.
Ora, è probabile che questi programmi, sulle reti ammiraglie di RAI e Mediaset, in orario di massimo ascolto, facciano ottimi risultati, magari raggiungano share intorno al 30%. Quindi, secondo i criteri di giudizio ormai consolidati (vedi Santoro che del suo share al 20% ne fa un titolo di merito)…sono ottimi programmi di intrattenimento. O no? Resta solo da stabilire il momento in cui raggiungono il picco di ascolti. Oh, il picco! C’è gente che tutta la settimana esamina dati, grafici e fa comparazioni, giusto per rivelarvi il momento del “Picco” di ascolti. E sapere se li guardano più al nord oppure al sud, il livello culturale, il titolo di studio, la fascia sociale di appartenenza, l’abbigliamento pomeridiano (stanno in pigiama, in vestaglia, in mutande?) e se, durante l’ascolto, bevono il caffè, la sambuchina, il limonello, la grappa o un marsala. Beh, sono dati essenziali per lo spettatore medio. Ci sono programmi TV che parlano proprio di questo e vanno in estasi quando comunicano questi dati importantissimi.

Questo passa la televisione. E lo fa perché, a quanto dicono gli esperti, segue il gusto del pubblico. E siccome la maggioranza gradisce questo tipo di programmi, questo fanno. Assecondano i gusti del telespettatore medio. Se poi io non sono un telespettatore medio, evidentemente sono cavoli miei.  Già, devo rassegnarmi, sono un telespettatore atipico. Mi mancava solo questo; sentirmi atipico…

E che scazzi!

Credo che davanti alle tragedie umane, al dolore, alla morte, ci sia una sola risposta: il rispetto ed il silenzio. Ma oggi sembra che tutto sia diventato spettacolo. E così ai funerali si applaude, come fossero a Zelig. L’ultima tragedia, la morte di Sara Scazzi, è diventata una telenovela che riempie ogni giorno le prime pagine dei giornali, i TG, gli approfondimenti, i servizi speciali, gli scoop in diretta. Un esercizio mediatico in cui si cimentano giornalisti, inviati speciali, opinionisti, esperti, criminologi, psichiatri, avvocati di parte, testimoni, parenti, amici e conoscenti. E tutto finisce in prima pagina.

Non c’è scampo. I quotidiani fanno i titoloni di prima pagina con Scazzi, I TG  danno come notizia di apertura Scazzi. I programmi Tv pomeridiani parlano di Scazzi. Porta a porta fa puntate speciali su Scazzi. Matrix risponde parlando di Scazzi. Domenica su RAI1  Giletti comincia l’arena parlando di Scazzi. Su canale 5 la D’Urso parla di Scazzi. Scazzi su, scazzi giù, scazzi sopra e scazzi sotto. Ecchescazzi!

Diventerà una specie di Cogne bis. Vespa mostrerà orgogliosamente il plastico della casa e tutti gli ospiti giocheranno a fare gli investigatori, gli avvocati ed i giudici. Ad Avetrana, intanto è già scoppiata l’epidemia del turismo idiota delle comitive che vanno a vedere la casa degli orrori, fanno le foto, si soffermano davanti alla casa del mostro (o dei mostri, tutto da verificare) e poi torneranno a casa felici e contenti e racconteranno la loro splendida giornata trascorsa sul luogo del delitto. Forse anche quelli che organizzano gite a prezzi stracciati, per poi vendervi le pentoe, organizzeranno gite turistiche ad Avetrana; visita al garage, passeggiata per le vie del centro, pranzo al sacco e pentolino antiaderente in omaggio.

C’è tanto traffico che i carabinieri hanno dovuto, come abbiamo visto in TV, transennare la casa per evitare affollamenti di curiosi. Sembra di essere in piena fiera paesana. Turisti, curiosi e branchi (mi sembra il termine adatto) di inviati speciali di giornali e TV, tutti microfonati di serie, con relativa telecamera al seguito, che ficcano il microfono in bocca a chiunque passi per strada, compresi cani e gatti, per registrare una dichiarazione, un sospetto, una battuta, un’espressione di dolore, meglio se con lacrima in primo piano.

E tutti fanno la foto ricordo. Ora bisognerebbe che qualcuno fotografasse quelli che fotografano, così, per avere una visione di gruppo ed una catalogazione dei vari tipi umani dediti al turismo macabro. Possiamo chiederci cosa scatti nella mente di un uomo per portarlo ad ammazzare una ragazzina. Ma dovremmo chiederci anche cosa scatti nella mente umana per portare tanta gente sul luogo del delitto, in un delirio collettivo di curiosità morbosa. Dovremmo chiederci cosa passa per la mente dei giornalisti che frugano ovunque, senza alcun rispetto per il dolore di familiari e parenti, alla ricerca dello scoop più intrigante e morboso. Il tutto per vendere qualche copia in più, o per far crescere l’audience del programma TV. Dovremmo chiederci anche perché le persone coinvolte in qualche modo con la vicenda sembrano fare a gara per apparire in televisione, rilasciare dichiarazioni, mostrarsi più o meno addolorate.

Ecco, oltre a chiederci chi è l’assassino, dovremmo porci anche queste domande. E possibilmente fornire una risposta. Perché non c’è dubbio che questa società stia andando fuori dalle righe, anzi, fuori di testa. Non c’è dubbio che si stia perdendo il senso della misura, della decenza, del rispetto, del pudore, di quel minimo di buon senso che una volta regolava i rapporti umani. Bisognerebbe che Vespa facesse una puntata speciale, con tanto di plastico del cervello, per tentare di capire perché la gente sta impazzendo. E perché, in questa tragica corsa verso la follia, i giornalisti siano sempre in prima fila. Ma temo che questa puntata non la faranno mai. Meglio e più facile pensare agli scazzi altrui…

Colpa di Berlusconi!

Diceva Petrolini, nel suo celebre “Nerone”: “Quando il popolo si abitua a dire che sei bravo, pure che non fai niente, sei sempre bravo“. Parafrasando la sua celebre battuta, si potrebbe dire che quando i media si abituano a dire che sei un pericolo pubblico, anche se facessi i miracoli, sei sempre un criminale. E’ quanto succede a Berlusconi. Da quando è sceso in campo c’è stata una continua campagna mediatica tesa a screditarlo e delegittimarlo, con tutti i mezzi. Qualunque cosa faccia, dica o proponga, è oggetto di critiche, sberleffi, satira ed insulti. Beh, fa parte della battaglia politica, si dirà. Però quando si esagera, e la cosa diventa troppo evidente, può rivelarsi un boomerang ed avere un effetto contrario a quello che si vorrebbe. E la cosa è talmente evidente che la si potrebbe dare per scontata.

Ecco l’ultimo esempio, preso dalla Home del Corriere.it. C’è, a metà pagina, un box che propone un’intervista a Barbara D’Urso. E’ un breve video in cui la conduttrice TV parla del suo lavoro, dei programmi, della sua vita quotidiana, della casa. Solite interviste la cui utilità mi sfugge, ma…E’ la stampa bellezza! Alla fine dell’intervista, forse rispondendo ad una domanda sugli inizi della carriera, afferma che deve “Ringraziare” Berlusconi per aver dato la possibilità, a lei, ad Abatantuono, a Teocoli ed altri, di fare televisione. Giusto una battuta, ma questa diventa il clou dell’intervista. Ed a conferma di quanto dicevo prima sulla necessità di demonizzare Berlusconi e di considerarlo colpevole sempre e comunque, qualunque cosa faccia, anche se facesse la moltiplicazioni dei pani e dei pesci, ecco che quel “Ringraziare” della D’Urso, nel titolo diventa “Colpa di Berlusconi“. Olè, anche questa è fatta!

barbara D'Urso

Ora, potrebbe sembrare una sottigliezza, un caso particolare, una svista, un’esagerazione del titolista, un richiamo forte, lasciando intendere chissà quali colpe. Ma non è così. Questa è la prassi quotidiana di certo giornalismo (ma lo stesso vale per la TV e per la rete) il cui scopo è esattamente quello espresso in apertura; trovare ogni giorno un qualche pretesto per tirare in ballo Berlusconi e fornire la quotidiana dose di antiberlusconismo congenito, accusandolo di qualche “Colpa“. Ecco perché quella che  segnalo non è una sottigliezza, ma ha una sua precisa motivazione e risponde a specifiche regole, ma sarebbe più corretto chiamarli “Trucchi“, di carattere semantico, applicate benissimo dalla comunicazione di massa. C’è una bella differenza, nel riferire un fatto, tra definirlo e considerarlo un merito o una colpa. Nel caso di Berlusconi si tratta sempre, immancabilmente, di colpe. E così si porta a casa la pagnotta, il companatico e, forse, anche lo champagne. Cosa si deve fare per campare! Si vede che non hanno mai letto la favoletta di quel tale che gridava ogni giorno “Al lupo, al lupo…”, ma era una bugia. Poi, quando il lupo arrivò davvero, sentendo il pastorello gridare aiuto, nessuno gli diede ascolto. O non l’hanno letta, o non l’hanno capita. Il risultato è lo stesso.