Fisica e sandali

Carlo Rovelli è un fisico, autore di un libro di successo “Sette brevi lezioni di fisica” (Ed. Adelphi). Un libretto che  mantiene la promessa del titolo. Infatti conta solo 88 pagine, scritte in forma semplice e comprensibile a tutti, limitandosi ad esporre il concetto che è alla base di alcune teorie (dalla relatività di Einstein alla meccanica quantistica, dall’ordine del cosmo alla nozione di tempo), senza la pretesa di approfondire o di spiegare formule complesse. Si direbbe un classico libro poco impegnativo da leggere sotto l’ombrellone. Forse per questo ha riscosso molto successo. L’ho letto due anni fa, appena pubblicato, e devo riconoscere che ha una scrittura piacevole, nonostante gli argomenti non siano proprio facilissimi da trattare e spiegare. Ma la semplicità è dovuta perché si rivolge non agli specialisti, ma ad un pubblico di profani,  come dice nella premessa: “Queste lezioni sono state scritte per chi la scienza moderna non la conosce o la conosce poco“.

La bellezza, e l’utilità, di questi libri di divulgazione scientifica è che non hanno la pretesa di spiegare alla casalinga di Voghera la teoria della relatività, con formule allegate. Il loro pregio è quello di stimolare la curiosità ed invogliare allo studio e l’approfondimento di temi scientifici. E non tutti sono capaci di farlo in maniera semplice. Rovelli sa farlo, senza annoiare. Un altro studioso che ha questo dono della semplicità è il biologo genetista Edoardo Boncinelli. Il suo “Noi siamo cultura” edito da Rizzoli nel 2015, è un invito allo studio, alla conoscenza: “Possiamo rinunciare a tutto tranne che alla conoscenza. Perché è la nostra ricchezza più grande, l’unica eredità che conta e non perde mai valore.”.

Ma è al tempo stesso, ecco l’aggancio alla semplicità, un’accusa nei confronti di certo accademismo che, più che invogliare alla conoscenza, scoraggia gli studenti: “E poi ci si lamenta che i giovani non si incamminano verso le carriere scientifiche. Mi è capitato spesso di partecipare a iniziative promosse per invogliare i giovani a indirizzarsi in quella direzione e di uscirne indignato per aver ascoltato niente più che una gragnola di critiche alla scienza stessa. Se fossi stato un giovane, dopo aver assistito a tali fiere della vanità e della banalità, mi sarei certo allontanato per sempre dal pensiero di imboccare questa strada.”. La semplicità è una dote dei grandi. Si attribuisce ad Einstein questa riflessione: “Non puoi dire di aver capito veramente qualcosa finché non riesci a spiegarla con parole semplici a tua nonna“.

Carlo Rovelli Di martedìLa settimana scorsa Rovelli è stato ospite di Floris a “Di martedì“. Già nella precedente stagione del programma Floris ebbe in studio sia Rovelli che Boncinelli.  Ai loro interventi ho dedicato a gennaio scorso il post “La felpa di Boncinelli“. Floris mi stava leggermente sulle scatole a causa della sua faziosità. Ma devo riconoscere che da quando ha lasciato Ballarò e la RAI, ed è passato a La7 col nuovo programma “Di martedì”, che non è solo la pallosissima passerella di politici che si accusano a vicenda dei mali del mondo, è più guardabile. Se non altro perché dà spazio, appunto, a personalità della scienza e della cultura e ad argomenti diversi dalla politica. E questo è già un grande progresso in un panorama televisivo in cui dominano cuochi, delitti e ochette starnazzanti.

Floris continua a starmi un po’ sulle palle e continuo a non guardarlo, se non a brevi tratti secondo l’ospite e l’argomento, però un punto a favore glielo concedo. Ciò che mi ha incuriosito della presenza di Rovelli è, però, un dettaglio che notai già alla precedente partecipazione: i sandali. Sia questa volta che in quella precedente porta ai piedi i classici sandali aperti. Roba che forse non li  usano più nemmeno i frati francescani o i carmelitani scalzi. Glieli fanno apposta su misura? Oppure sono sandali esclusivi per scienziati (forniti dal CNR) che oltre ad avere sempre la mente fresca devono avere freschi ed arieggiati anche i piedi?

Ora, è vero che gli scienziati notoriamente hanno la testa fra le nuvole e, quindi, non badano a ciò che portano ai piedi. Però mi sembra che Rovelli esageri. Sarà pure un grande fisico, ma ho l’impressione che qualche rotellina fuori posto ce l’abbia. Magari, fra quark, bosoni, fotoni, gluoni, mesoni, muoni, leptoni, minchioni e buffoni (particelle poco note perché scoperte da poco in zona Montecitorio – Palazzo Chigi), dovrebbe trovare il tempo di farsi una controllatina alle sinapsi intasate; un tagliando, come si fa con le vecchie auto. Non vorrei che di questo passo, alla prossima ospitata da Floris, si presenti in pigiama, pantofole, con uno scolapasta in testa e  cantando “Le tagliatelle di nonna Pina…”.

Vedi

La felpa di Boncinelli

Diffidate degli intellettuali

Il pensiero corto

La felpa di Boncinelli

Ieri notte, mentre la Befana post moderna, gettata via la vecchia ed usurata scopa, a bordo del suo nuovissimo aspirapolvere turbo supertecnologico ultimo modello con navigatore satellitare di serie, volava per città e borghi di campagna impegnata a distribuire regali a bambini e adulti, su La7 andava in onda, intorno alla mezzanotte, una replica del programma di Floris “Di martedì”.

Ospiti d’eccezione in studio: il neuroscienziato Giacomo Rizzolatti scopritore dei neuroni specchio, il fisico Carlo Rovelli ed il genetista Edoardo Boncinelli.  Se in televisione si desse più spazio a questi studiosi e meno ai salotti di oche starnazzanti, forse il mondo sarebbe migliore. Il prof.  Boncinelli, fra tante osservazioni interessanti sul funzionamento del cervello e sulle cause del comportamento umano, per dimostrare  che il cervello non sempre ragiona in maniera corretta, ma spesso ci fa compiere errori di valutazione, ha posto questo quesito: “Un tifoso va in un negozio e compra una felpa ed un distintivo con i colori della sua squadra, e spende in tutto 110 euro. Posto che la felpa costa 100 euro più del distintivo, quanto costa il distintivo? Quasi tutti diranno 10, invece la risposta è cinque.”.

Floris resta perplesso, “Non ci ho capito niente…”, afferma ridendo, e a Boncinelli  che ripete l’esempio e ripone la domanda, Floris risponde convinto “Dieci euro“.  “Appunto…”, dice Boncinelli, dimostrando come la risposta di Floris confermi il fatto che il cervello  ci suggerisce la risposta sbagliata. Floris appare in difficoltà, non capisce dove sia l’errore e chiede al pubblico: “Qualcuno l’ha capita”? Risponde un coro di “No“. Non so se in studio al momento l’abbiano capita. Credo, però,  che ripensandoci dopo con calma, sia Floris, sia gli ospiti in studio o i telespettatori, abbiano capito quale fosse l’inganno ed abbiano trovato la spiegazione giusta. Aveva ragione Boncinelli, ovviamente, ma istintivamente, se non si riflette, si è portati a rispondere proprio come ha fatto Floris.

Mi ricorda un altro vecchio indovinello simile che circolava molti anni fa, quando eravamo ragazzi: l’indovinello del mattone. Credo che sia tuttora in voga; l’ho visto citato, fra gli indovinelli più facili, in siti che propongono indovinelli e quiz. L’indovinello è semplice e facilmente risolvibile, se ci si riflette un attimo. Ma se si risponde d’impeto, istintivamente, il più delle volte si sbaglia. Eccolo: “Un mattone pesa un chilo più mezzo mattone. Quanto pesa il mattone?”. Di solito la prima risposta è “Un chilo e mezzo”. Ovviamente la risposta è sbagliata, perché in realtà il mattone pesa 2 chili. Facile rispondere se mentalmente si immagina una bilancia che abbia su un piatto un mattone intero e sull’altro piatto mezzo mattone più un peso di un chilo. Appare subito chiaro che, per equilibrare il peso del mattone intero su un piatto, sull’altro piatto occorrono due mezzi mattoni. E se ad un mezzo mattone sostituiamo il peso di 1 chilo, quello è esattamente il peso di un mezzo mattone. Quindi due mezzi mattoni da un chilo fanno un mattone intero da 2 chili: 1 chilo (peso) + 1 chilo (mezzo mattone) = 2 chili (mattone intero).

Spiegare un indovinello è un po’ come spiegare le barzellette o le battute di spirito, ma bisogna farlo per capire il meccanismo mentale che può condurci in errore. L’indovinello di Boncinelli è molto simile a quello del mattone: è solo una versione più recente, ma il meccanismo mentale che induce in errore è lo stesso, e la risposta istintiva, quella che darebbero in molti, è quella di Floris. Ma basta riflettere un po’ per rendersi conto che la risposta giusta è un’altra, esattamente quella data da Boncinelli. Infatti si dice che la felpa costa 100 euro “più” del distintivo. Quindi, se il distintivo costasse 10 euro, la felpa dovrebbe costare 10 euro + 100, ovvero 110 euro, che sommati ai dieci euro del distintivo, farebbe 120 euro, e non 110. L’inganno è dare per scontato che  i 100 euro siano il costo della felpa, e considerare il costo del distintivo come differenza fra 110 e 100, ovvero 10 euro. Questa è l’operazione mentale che viene spontanea, e che ci inganna; mentre la prima cosa da tenere ben chiara è che il costo della felpa è dato dal “costo del distintivo più 100”. E’ quel “più” che ci sfugge e ci inganna. Quindi se il distintivo costasse 1 euro, la felpa costerebbe 1 + 100 = 101; così il costo totale, felpa più distintivo, sarebbe 101 + 1 = 102.  Se il distintivo costasse 9 euro la felpa costerebbe 9 + 100 = 109: ed il costo totale sarebbe 109 + 9 = 118. E non 110 euro. La risposta giusta, quindi, non può che essere 5 + 105 = 110. Quindi il distintivo costa 5 euro; ha ragione Boncinelli.

Abbastanza facile risolverlo, anche istintivamente, se si ragiona per immagini, come nell’indovinello del mattone. Un po’ più difficile è dare subito la risposta giusta se si ragiona con le parole, perché restiamo ingannati da quel “100” che identifichiamo come costo della felpa. C’è una differenza sostanziale nei due modi di procedere; ragionare per immagini (ma non è da tutti) è un procedimento molto più veloce e, quasi sempre (diciamo “quasi”, giusto per scrupolo e per lasciare un minimo spazio al dubbio), anche più corretto. Giusto per fare un nome, uno a caso, Einstein ragionava per immagini: lo ricorda proprio Boncinelli, citandolo nel suo ultimo libro, che Floris presenta all’inizio dell’intervista, “Noi siamo cultura” (Ed. Rizzoli, 18 euro). Questo è il vero mistero della mente e la bellezza di indovinelli e quiz; ci permette di scoprire i meccanismi del pensiero umano ed i tranelli insiti nella elaborazione delle informazioni sensoriali che arrivano al cervello; un esempio classico sono le illusioni ottiche. Che poi è lo stesso meccanismo che può trarre in inganno anche in merito a problemi ben più seri e complessi. Basta saperlo e regolarsi. E ricordare che le parole, ed il cervello, spesso ci ingannano.

A proposito di inganni mentali, vedi:

Come nasce il pensiero? (giugno 2003)

Scherzi della mente ( ottobre 2004)

E la volontà? (marzo 2005)

Pensiero e volontà (settembre 2006)

P.S. Oggi, su Youtube ho trovato il video dell’intervista. Eccolo

 

 

Vedi anche i video:

Intervista al fisico Carlo Rovelli

Intervista al neuroscienziato Giacomo Rizzolatti