El Gallo Rojo

El gallo rojo (Il gallo rosso) è una canzone popolare della guerra civile spagnola. La cantavano anarchici, socialisti e comunisti repubblicani. Potete ascoltarla qui: El gallo rojo. Mi viene in mente pensando alla morte di don Andrea Gallo, “prete dei deboli“, come titola l’ANSA. Perfetto esempio di quei “preti di strada“, come li chiamano oggi,  che vanno a braccetto con comunisti e rivoluzionari, fanno i cortei con i No global ed in chiesa, invece del brano evangelico, leggono gli articoli de L’Unità e dopo la messa di Natale cantano “Bella ciao“, agitando un drappo rosso, come un qualsiasi Santoro in TV.  Insomma, un Gallo rosso. L’ho citato spesso, proprio per le sue idee e le sue amicizie. Ecco l’ultimo post del gennaio scorso. Lo riporto integralmente.

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

 

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato; sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia di Rosi Bindi! Forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Nel 2005 scrissi una breve filastrocca su un Gallo giallo di Rapallo. Non è rosso e non è proprio di Genova, ma siamo lì (Il gallo di Rapallo).

Visto che il nostro Gallo rosso amava cantare, possiamo ricordarlo alla sua maniera, in musica, con questo “Il Gallo è morto“.

 

Misteri semantici

Sono anni che continuo a pormi questa domanda: perché tutto quello che fa la sinistra è bene, lecito, sacrosanto, legittimo e normale e se le stesse cose sono fatte dalla destra diventano fatti gravissimi? Il costante uso del doppiopesismo, in tutte le sue applicazioni, è talmente usuale a sinistra che ormai quasi quasi non ci si fa più caso. E’ in atto da quasi 20 anni, da parte della stampa  (a parole indipendente, ma in pratica, come possiamo verificare ogni giorno, quasi tutta schierata a sinistra) una campagna denigratoria e delegittimante nei confronti di Berlusconi. Perfino le battute hanno un diverso rilievo ed una diversa lettura. Le battute della sinistra sono sempre fini, argute e simpatiche, le battute di destra sono sempre offensive e deplorevoli. Misteri semantici.

A proposito, non dite che la stampa è di sinistra. Non si può dire. Anzi, bisogna credere a quello che dicono da anni, che è Berlusconi a controllare l’informazione. Poi scopri che Massimo Mucchetti, vice direttore del Corriere della sera e Beppe Severgnini, sempre del Corriere, si candidano nel PD. Ed il Corriere è un quotidiano serio che si dichiara indipendente. Quello, per intenderci, che in passato, direttore Paolo Mieli, si schierò apertamente a favore di Prodi. Ma al Corriere dicono di essere liberi ed indipendenti. E se lo dicono loro bisogna crederci, perché un   giornalista del Corriere è intoccabile, è  come Bruto; è un uomo d’onore.

Anche il direttore di RAI News24, quella specie di dependance di RAI3, una sorta di TG3 in versione 24 ore, Corradino Mineo, si candida nel PD. Ma non vi venga in mente di dire che RAI News24 sia una rete di sinistra. E’ vero, ma non si può dire, perché  anche Mineo è  un uomo d’onore. Perfino il baffo inviato speciale di Santoro, Sandro Ruotolo, si è candidato con Ingroia, insieme ai compagni di Rifondazione comunista di Ferrero e Comunisti italiani di Diliberto. Ma non azzardatevi a dire che Ruotolo fosse fazioso o che il programma di Santoro fosse di sinistra, perché si offendono. Loro ci tengono a mostrarsi come giornalisti che fanno informazione libera ed imparziale. E se lo dice Ruotolo bisogna credergli, perché anche Ruotolo è  un uomo d’onore.

Anche Ingroia, il magistrato “senza macchia e senza paura“, ha deciso di scendere in campo con un suo movimento sostenuto, come già detto, dai comunisti duri e puri, ma non vi venga in mente di parlare di “Toghe rosse“. Lo stesso Ingroia, di recente, ha confessato l’uso politico delle intercettazioni. Ma guai a parlare di magistratura politicizzata. E’ vero, ma non si può dire, perché Ingroia nega, si dichiara obiettivo e se si parla di toghe rosse lui si offende, perché anche Ingroia è come Bruto; è un uomo d’onore. Abbiamo stampa e giustizia dominati dalla sinistra, ma non si può dire. Anzi, bisogna far credere il contrario. E qualcuno ci crede davvero.

Canta il Gallo

Niente di nuovo, normale, notoriamente il gallo canta. Ma canta nel pollaio. Non va a cantare a Sanremo, alla Scala o nei talent show televisivi. Esisteva un cantante napoletano, Nunzio Gallo, che cantava ai festival, ma da tempo ha abbandonato la scena. Questo Gallo, invece, non conosce la buona creanza, l’educazione e la deontologia gallinacea; canta in chiesa. Già, ma non è un gallo normale, è il famoso don Gallo, più conosciuto come “prete di strada“. Sarebbe facile ironizzare su questo prete d’assalto, ma per rispetto alla tonaca ed all’età avanzata, evitiamo considerazioni sarcastiche sui preti di strada.

La notizia viene riportata oggi dalla stampa: “Bella ciao in chiesa“. Pare che, alla fine della cerimonia religiosa, il nostro Gallo stradaiolo, invece che esibirsi nel più classico “Chicchirichì”, abbia intonato, agitando un drappo rosso,  il famoso canto dei partigiani; come un qualunque Santoro.  Noto per le sue simpatie di sinistra, non è nuovo a simili esternazioni di militanza politica attiva. Non ci troverei niente di strano se facesse un pubblico appello per sostenere Vendola o Ingroia. Altri lo hanno già fatto: “Preti e religiosi per Ingroia“.

Già in passato, qualche anno fa, salì su un palco dove l’amico Sanguineti, “poeta” momentaneamente in aspettativa poetica (nel suo caso si dovrebbe parlare di “licenza poetica“) per motivi politici, aveva appena concluso un comizio, come candidato al Comune di Genova (trombato, sì, anche i poeti vengono trombati), incitando a riscoprire l’odio e la lotta di classe. Lo abbracciò fraternamente in segno di stima e di solidarietà. Beh i poeti moderni sono così, eternamente incazzati come l’automobilista di Gioele Dix.  Sono finiti i tempi del Dolce stil novo, di “Passero solitario“, di “Cavallina storna“, del “Sabato del villaggio“; da “Rosa fresca aulentissima…” a Bella ciao. Come le stagioni; non ci sono più i poeti di una volta.

Ho ricordato spesso come ultimamente in ambiente cattolico regni un po’ di confusione. Fra cattocomunisti e cattolici confusi, c’è uno sbandamento pericoloso. Compresi preti come don Gallo che canta Bella ciao sventolando un drappo rosso, o il prete No-global don Vitaliano Della Sala  (quello che fa le barricate con gli antagonisti), o don Giorgio Morlin che in chiesa, invece che leggere il Vangelo, legge L’Unità. O quell’altro prete d’assalto, don Giorgio De Capitani  che invoca il Signore perché colpisca con maledizioni divine e piaghe bibliche l’odiato Cavaliere, augurando che gli venga un ictus.

Ecco perché poi i cattoconfusi si uniscono in matrimonio contro natura con gli ex/post comunisti, dichiarando di avere “radici comuni” (!?) e di volere le stesse cose (!?). Una confusione totale che si legge facilmente anche nei loro volti; basta guardare in faccia Rosi Bindi! Mah,  forse non si avverano le antiche profezie che paventavano la minaccia del comunismo contro il Papa ed i cattolici, immaginando i cosacchi a cavallo in piazza San Pietro. Ma anche vedere un Gallo che canta Bella ciao e fa il comunista in chiesa non è proprio normale e rassicurante. Eh, signora mia, non ci sono più i galli di una volta.

Preti, Vangelo e Concita

Non c’è più religione

Media: arma letale

L’affare Murdoch dovrebbe farci riflettere. I media hanno intrapreso una pericolosissima deriva, senza freni e senza regole, in cui tutto è concesso al fine di garantirsi lo scoop, il servizio esclusivo, lo scandalo del giorno. Etica e deontologia professionale sono solo pallidi ricordi del passato. La manipolazione delle notizie, a fini non sempre chiari ed evidenti, è diventata la regola. Le intercettazioni, legali o illegali, sono solo uno dei mezzi usati dai venditori di fumo e dagli sciacalli dell’informazione.

Stampa e TV oggi hanno un potere enorme. Condizionano l’opinione pubblica, plagiano le menti, modificano usi, costumi, abitudini. Impongono consumi e scelte di vita, influenzano l’economia, la finanza, la politica. Creano eroi e mostri secondo criteri dettati dalla convenienza di lobbies di riferimento. Impongono miti, idoli e modelli da imitare. Inconsapevolmente, giorno dopo giorno, si opera una profonda mutazione sociale. L’individuo cessa di essere persona pensante, perde la capacità critica e la sua peculiarità individuale per diventare massa amorfa, omologata al pensiero dominante; diventa branco.

I mass media, spesso in mano a personaggi senza scrupoli che usano tutti i mezzi, leciti e meno leciti, per aumentare le vendite, incrementare gli ascolti e raggiungere fama, notorietà e ricchi compensi, sono diventati così un’arma letale; una vera arma di distruzione di massa. Ecco perché i giornalisti e gli addetti ai lavori, più che avere il tesserino stampa, dovrebbero avere anche un regolare porto d’armi. I più bravi, come 007, anche la licenza di uccidere. Mediaticamente, s’intende.