Mea culpa…

Devo riconoscerlo; ho sbagliato. Chiedo venia, mi cospargo il capo di cenere e vagherò per le contrade vestito con un vecchio saio di seconda mano comprato dai cinesi (con lo sconto), elemosinando un tozzo di pane ed una ciotola d’acqua, in segno di penitenza. Ho scritto spesso, anche ieri, che tutti parlano della crisi, ma nessuno sa cosa fare per risolverla e nessuno fa proposte serie, concrete e realizzabili. Mi sbagliavo.

Ecco una notizia appena battuta dall’ANSA che smentisce le mie affermazioni: “Fisco: Lupi, a studio bonus cucine“. Finalmente una proposta seria che risolverà definitivamente la gravissima crisi economica. Le aziende riapriranno i battenti, milioni di lavoratori riprenderanno il lavoro, nessuno dovrà più suicidarsi, lo spread calerà drasticamente, le banche regaleranno mutui ai cittadini a tasso zero, produzione industriale ed esportazioni cresceranno in maniera inarrestabile, il debito pubblico sarà quasi azzerato, i pensionati avranno l’assegno raddoppiato e, per fare dispetto all’INPS,  vivranno a lungo felici e contenti, come nelle favole. Tutto grazie a questa geniale proposta del ministro Lupi: un bonus per l’acquisto delle cucine. Magari ti aggiungono anche, oltre al bonus, una scatola di stuzzicadenti ed una confezione famiglia di cotton fioc. Come mai nessuno ci aveva pensato prima?  Geniale Lupi!

Altre misure decisive seguiranno. Un bonus per l’acquisto del mocio vileda.  Un bonus per l’acquisto delle crocchette per il cane, con collare in omaggio.  L’estrazione a sorte di una dentiera nuova. Un bonus per l’acquisto di una edizione speciale, con copertina in pelle di zanzara tigre con decorazioni e fregi  in oro zecchino, dell’Enciclopedia britannica. L’edizione, in numero limitato,  sarà riservata in particolare ai cassintegrati calabresi ed ai minatori del Sulcis. Insomma, si annunciano grandi novità che faranno dell’Italia un nuovo paradiso terrestre.

E dire che anche Lupi, a prima vista, sembrava una persona seria ed intelligente.

Scienza da ridere.

La scienza è una cosa seria, ma non sempre. Specie negli ultimi tempi si spacciano per  “ricerca scientifica” delle strampalate conclusioni che dovrebbero figurare degnamente in una speciale rubrica “La scoperta dell’acqua calda ed il calzascarpe dei pinguini imperatore“. Ovvero, o sono ricerche inutili, oppure i risultati sono talmente scontati ed evidenti che, senza alcuna ricerca specifica, lo sanno anche i pisquani della val Brembana. Ne ho parlato, di recente, in “Ricercatori ricercati”  e “La gaia scienza“. La conferma di quanto dicevo è data dalla incredibile quantità di ricerche di ogni tipo e dalla frequenza quasi quotidiana con cui i media ci informano dei risultati ottenuti. L’ultimissima grande scoperta, riportata oggi dall’ANSA, arriva dall’università scozzese di Glamorgan:”Il senso dell’umorismo muore a 52 anni“. Ecco un esempio, è proprio il caso di dirlo, di una ricerca che fa ridere. 

Già il titolo suscita ilarità. Intanto per la “morte prematura” del senso dell’umorismo (chissà se hanno avvertito i parenti!). E poi per il fatto che se avete 51 anni e sei mesi, vi restano solo sei mesi per farvi raccontare le ultime barzellette e farvi quattro risate. Perché al compimento dei 52 anni, inesorabilmente, il vostro senso dell’umorismo…Puff, scompare in una nuvoletta. Lo dice la scienza. Mah, o questi scozzesi bevono troppo whisky, oppure hanno uno strano concetto del senso dell’umorismo.

La grande scoperta di questi ricercatori, oltre a fissare la data di scadenza dell’umorismo (come i surgelati), è stata che, udite udite, i bambini ridono più degli adulti. Ma guarda tu, chi l’avrebbe mai immaginato, nessuno ci aveva fatto caso. Meno male che ci sono gli scienziati scozzesi a rivelarcelo. Ora, è piuttosto evidente che risata e senso dell’umorismo hanno delle attinenze, ma sono cose diverse. La risata implica il possesso di un sia pur minimo senso dell’umorismo. Ma non necessariamente chi ha il senso dell’umorismo passa la giornata a sbellicarsi dalle risate. Lo sanno anche i pisquani della Val Brembana, bastava chiederglielo. Una minore disponibilità alla risata non significa che sia venuto meno il senso dell’umorismo. Bastava uscire dall’aula universitaria e guardarsi intorno per capirlo.

Questa “morte prematura” dell’umorismo a 52 anni è talmente campata per aria  che basta pensare ai grandi maestri dell’umorismo e della comicità. Pensiamo a Totò, Charlie Chaplin, Stanlio e Ollio, o a quella maschera muta e mai sorridente di Buster Keaton, il comico dalla faccia triste. O pensiamo a quella grande coppia di ottantenni, Vianello e Mondaini, scomparsi recentemente, che fino alla fine ci hanno deliziato con le loro scenette familiari. O pensiamo a quel genio indiscusso dell’umorismo che è Woody Allen, vivo e vegeto e che, sia pure ormai attempato, non mi risulta che abbia perso il senso dell’umorismo. L’elenco potrebbe continuare a lungo con altri personaggi, magari non di prima grandezza, ma che hanno continuato anche in tarda età ad esercitare, per nostra fortuna e piacere, il loro senso dell’umorismo. Allora che senso ha questa grande scoperta scozzese? Giudicate voi.

In verità, a leggere queste notizie quotidiane, che passano per ricerca scientifica e informazione, ci sarebbe davvero poco da ridere. Anzi, c’è da piangere. A proposito, avete notato che i bambini piangono molto più frequentemente degli adulti? Sì? Bravi, ma non ditelo agli scienziati scozzesi, lasciamogli il piacere di scoprirlo da soli. Così, forse, fra qualche tempo e dopo lunghe e faticose ricerche, ci comunicheranno che hanno fatto una clamorosa scoperta: i bambini piangono più degli adulti. Sì, è proprio vero, questa scienza è tutta da ridere…